Autore: Franz Russo

  • Renault Talisman, la nuova berlina di precisione

    Renault Talisman, la nuova berlina di precisione

    Renault Talisman è la nuova berlina della casa francese che è stata protagonista di un test davvero particolare: #TheCONTROLTest. Grazie all’innovativo sistema 4CONTROL con quattro ruote sterzanti, l’auto supera il test tra bicchieri di cristallo. Il sistema può essere gestito anche da mobile.

    Renault Talisman è la nuova e affascinante berlina della casa francese lanciata al Salone di Francoforte 2015 e da poco disponibile nel nostro paese, e strizza l’occhio alla tecnologia. E’ l’erede della Laguna, ma le grandi dimensioni di quest’auto non sono un problema, grazie sopratutto al nuovo sistema 4CONTROL che presenta quattro ruote sterzanti, con le ruote posteriori che presentano un angolo di sterzata di 3,5°, che permettono di massimizzare la precisione ed il comfort di guida praticamente in ogni contesto. Con questo sistema la Renault Talisman garantisce una grande maneggevolezza anche a basse velocità, quindi nei centri urbani, ma allo stesso tempo permette grande stabilità nelle curve a lunga percorrenza.

    E oggi vi parliamo di questa grande auto, tecnologica e anche molto elegante, perchè è stata protagonista di un test davvero molto particolare, anzi un test che possiamo definire unico nel suo genere. Stiamo parlando del #TheCONTROLTest che ha visto la partecipazione di 100 invitati che, in uno scenario esclusivo all’interno di Cinecittà, hanno avuto la possibilità di provare in anteprima la nuova berlina Renault all’interno di un percorso del tutto originale: una vera e propria città di cristallo. Grazie al sistema 4CONTROL con quattro ruote sterzanti, Renault Talisman supera la prova con la massima precisione sfilando tra il cristallo di 156 calici, 12 vasi e 20 chandelier.

    Il test, e vi invitiamo a guardare il video qui sopra, ha evidenziato le caratteristiche dell’auto grazie proprio al sistema 4CONTROL, e quindi:

    • Maggiore maneggevolezza a basse velocità
    • Maggiore stabilità nelle curve a lunga percorrenza
    • Angolo di sterzata delle ruote posteriori di 3,5°
    • Integrazione attiva con tecnologia Multi-Sense®
    • Diametro di sterzata di 10,8 metri.

    Renault Talisman

    Il sistema è anche gestibile da mobile, infatti grazie all’app per iOS e Android sarà possibile visualizzare sullo schermo del proprio dispositivo il funzionamento del sistema 4CONTROL.

    Il nuovo sistema 4CONTROL è sinonimo di precisione ma è anche sinonimo di sicurezza proprio per il fatto che permette una maggiore reattività in caso di pericolo, permette agevolmente di correggere la traiettoria e permette maggiore stabilità dell’auto in caso di vento laterale.

    Renault Talisman è dunque un capolavoro di precisione, tanto nei percorsi urbani e quanto in quelli extra-urbani. Un nuovo livello di sicurezza grazie all’avviso di distanza di sicurezza e al sistema di rilevamento di punti ciechi.

    A questo proposito, sicuri di avervi incuriosito, vi invitiamo a provare con mano le straordinarie caratteristiche di Renault Talisman in occasione dei weekend a porte aperte presso i concessionari Renault che saranno il 30 e 31 gennaio e il 13 e 14 febbraio 2016.

  • Contactless, come funziona e alcuni dati per l’Italia

    Contactless, come funziona e alcuni dati per l’Italia

    Il sistema di pagamento Contactless si sta ormai diffondendo sempre di più, anche nel nostro paese. Le previsioni di crescita in Italia delle “smart card” sono positive.

    Sul nostro blog raccontiamo ormai ogni giorno quella che viene definita “rivoluzione digitale“, riportandovi storie, fatti ed esempi di come il digitale stia cambiando la nostra vita e il nostro modo di vivere anche il quotidiano. Per questo motivo oggi vogliamo osservare più da vicino un fenomeno di cui spesso si parla poco, ma che sempre di più sta entrando, ed entrerà, nella nostra vita di tutti i giorni. Stiamo parlando del fenomeno che va sotto il nome di Contactless, che indica il sistema di pagamento “senza contatto” e cioè quelle carte di credito, o debito, che permettono il compimento dell’operazione senza che la carta venga inserita nel POS (point-of-sale). Queste carte sfruttano la tecnologia RFID, cioè la Radio-Frequency IDentification, quella tecnologia per l’identificazione e/o memorizzazione automatica di informazioni, basata sulla capacità di memorizzazione di dati da parte di particolari etichette elettroniche.

    contactless carte pagamento franzrusso.it 2016

    Il grande vantaggio che offrono questo tipo di carte è che per compiere l’operazione di pagamento è sufficiente avvicinare la carta al POS, quando è presente sul lettore il simbolo Contactless e subito dopo viene emesso un segnale acustico che indica l’avvenuto pagamento. L’operazione è quindi resa più veloce e agevole e fino a 25 € di spesa non è necessario firmare lo scontrino o digitare il codice PIN, un gran bel vantaggio.

    Quindi i consumatori, con la tecnologia Contactless, possono decidere di pagare tramite qualunque dispositivo, dovunque e in qualunque momento, potendo contare su sicurezza e convenienza. E il vantaggio è anche per gli esercenti che possono incoraggiare un aumento di fiducia da parte dei loro clienti. I vantaggi che offre il sistema Contactless dunque sono davvero per tutti.

    Ma a che punto è la diffusione del Contacless in Europa e in Italia?

    Secondo alcuni dati che abbiamo reperito, nel secondo trimestre del 2015, quindi nella prima metà dello scorso anno, le transazioni Contactless in Europa sono cresciute del 170% e la quantità di spesa è triplicata. Nell’ultimo anno il 43% dei terminali installati nel mondo sono stati Contactless con una crescita annua del 21% rispetto al 2014. Qualsiasi sia l’attività, piccoli negozi, grandi magazzini, taxi e altro, i consumatori, in Europa, scelgono sempre di più la comodità e la sicurezza del Contactless, con una crescita annua del 20%.

    Per esempio, a Londra, grazie al Contactless è possibile acquistare anche i biglietti per i mezzi pubblici, tanto è vero che i trasporti di Londra sono il più grande merchant Contactless nel mondo: il 10% delle transazioni nel network della metropolitana di Londra è Contactless oggi e si tratta sicuramente di uno dei traguardi più rilevanti sui trasporti. A giugno del 2015, 100 milioni di viaggi sono stati pagati tramite tecnologia Contactless. Per restare in UK, solo nei primi tre mesi del 2015 le transazioni Contactless erano 52,6 milioni.

    Anche il nostro paese mostra di apprezzare il Contactless, ponendosi all’avanguardia per soluzioni di Contactless e proximity payments. Secondo i dati del Politecnico di Milano, le carte Contactless in Italia sono 12 milioni alla fine del 2014 e dal 2009, anno in cui si è cominciato ad introdurre questo sistema di pagamento, tutti i principali gruppi bancari italiani hanno messo a disposizione dei loro clienti carte dotate di questa tecnologia. Anche in Italia i grandi retailer hanno deciso di investire in innovazione accettando pagamenti con carte Contactless e smartphone NFC e tra questi vanno citati McDonald’s, IKEA, Media World, Auchan, Carrefour,  Esselunga, Eni, Eataly, Cisalfa, Chef Express e My Chef.

    Altro grande tema che introduce il sistema Contactless è quello della sicurezza, ma questo lo affronteremo più avanti, vista la sua enorme rilevanza.

  • Social Network e Web: benvenuta Autostima!

    Social Network e Web: benvenuta Autostima!

    L’Autostima è fondamentale sul Web e sui Social Network perché dà vita alla creatività, all’Innovazione e a una comunicazione efficace. E’ quel sentimento di adeguatezza interiore che ci fa sentire felici per quello che siamo. L’Autostima non si impara: dobbiamo soltanto permetterci di essere noi stessi.

    Quando pensiamo alle conseguenze negative di lavorare sul Web o di stare ore e ore sui Social Network, ci viene subito in mente la tanto citata FOMO, la Dipendenza, i Disturbi Depressivi che si creano soprattutto negli adolescenti. Ne abbiamo parlato recentemente qui: I Come e i Perché della vera Dipendenza da Internet – Adolescenti e Social Network, sempre più dipendenti – FOMO, più aumenta l’uso di Internet e più cresce il fenomeno.
    La depressione che può farsi strada dipende dal nostro sentirci inadeguati soprattutto a causa della quantità di Like, Condivisioni, Follower, Retweet.
    Crediamo di non essere all’altezza di chi fa il nostro stesso lavoro, ma lo fa con successo.
    Noi non valiamo così tanto. Nonostante ogni sforzo, anche dando il meglio di noi, non raggiungeremo mai il successo e i traguardi degli altri.
    Non saremo mai abbastanza bravi.

    social media autostima web franzrusso.it 2016

    Naturalmente, si tratta di un senso di inadeguatezza del tutto interiore.
    Non sono i nostri risultati a non valere, ma la percezione che noi stessi abbiamo di ciò che facciamo e di ciò che siamo.
    Chi decide l’altezza dell’ “asticella” del successo? L’altezza superata la quale finalmente possiamo essere soddisfatti e fieri di noi, sentirci vincenti?

    Possiamo nasconderci dietro a una risposta parzialmente vera: la società.
    Sì, è vero che la società – ancora nel terzo millennio – detta regole più o meno scritte su cosa sia vincere e su chi sia una persona vincente. Quel modello da imitare che non raggiungeremo mai.
    Tuttavia – al di fuori dei campi della Moda e del Business – cosa c’entriamo Noi, la nostra personalità, le nostre emozioni e aspirazioni con queste regole per ottenere il successo?

    La sfida, in altre parole, è quella di spostare l’asticella del valore in un campo di analisi diverso: quello di essere soddisfatti per quello che siamo.
    Sentirci all’altezza comunque. Godere di Autostima.
    L’Autostima è quel sentimento di adeguatezza interiore che trascende il giudizio altrui, le aspettative degli altri, le regole sociali dominanti. Ci fa stare bene così come siamo. Esattamente dove e come siamo e per quello che sappiamo fare.

    Si vive e si lavora al meglio di noi, se godiamo di Autostima.
    In particolare sul Web e sui Social Network, dove la Creatività è fondamentale, dove l’Innovazione nasce spesso dalla mente di un singolo per diventare progetto comune, dove la Comunicazione più efficace è quella in cui il lettore respira la sicurezza di chi scrive.
    Non si tratta di una sicurezza sempre dovuta a competenza.
    Molto più spesso chi scrive con successo – e ci porta a leggere il post fino alla fine – è chi riesce a catturare la nostra attenzione perché sa raggiungere e toccare le nostre emozioni.
    Comprendendo le nostre esigenze e provando empatia per le nostre esperienze.
    Non a caso, si tratta sempre di una persona che, a sua volta, è a proprio agio con se stessa e con le proprie emozioni, una persona che non ha paura di mettersi in gioco e ha una sicurezza emotiva sufficientemente forte da venirci incontro.

    L’Autostima non ha bisogno di discutere di adeguatezza o meno.
    E’ un fortino in cui i nostri ragionamenti e i nostri sentimenti si scambiano di ruolo e giocano senza timore di fallire.
    Non esiste un valore o un modello di successo: ci fortifica e ci rende felici di essere sempre e comunque all’altezza per quello che siamo.

    Felici. Ma che cosa vuol dire?
    La felicità è un’emozione che per lo più ci spaventa, perché abbiamo il timore di doverla pagare.
    Difficile che si parli di felicità, difficile soprattutto saperla definire.
    Si può essere felici per un attimo soltanto o si può intendere la felicità come soddisfazione di se stessi.
    Dunque, un sinonimo di Autostima.
    Descritta così, sembra un traguardo possibile. Più semplice di quello che si pensi.

    Sicuramente il primo passo sta nel non averne paura.
    La maggior parte degli esseri umani, paradossalmente, è invece spaventata dalla felicità.
    E poi?
    C’è un’altra parola che ricorre frequentemente quando si parla di Autostima: Aspettativa.
    Chi soffre di mancanza di Autostima è sempre il peggior giudice di se stesso.
    Duro, severo.
    Irrigidito da aspirazioni che si auto impone, che sono talmente vicine a quella Perfezione che blocca ogni movimento, ogni cenno di creatività, ogni gesto spontaneo.

    Facciamo insieme un esercizio molto pratico.
    Proviamo a sostituire nel nostro linguaggio comune – parlato e scritto – la parola “dovere” con le parole “volere, scegliere, potere“.
    Chi gode di Autostima decide di sé e della propria vita e ne è per lo più soddisfatto.
    Sceglie lui quello che vuole.
    Sembra un esercizio sciocco, ma ci accorgeremo subito che non è per nulla facile.
    Il senso del dovere uccide il carattere spontaneo.
    E col tempo ce ne siamo anche fatti una ragione.
    O meglio, una giustificazione.
    Perché se dobbiamo comportarci in un determinato modo e dobbiamo rispettare regole e retaggi del passato, è molto più facile vivere la quotidianità.
    In fondo, basta fare il proprio dovere e saremo appagati.

    Ben altra responsabilità e ben altro coraggio sono necessari se decidiamo di ascoltare e mettere in gioco le nostre emozioni, la nostra creatività, il nostro istinto.
    Scegliere una strada piuttosto che un’altra implica una presa di coscienza del tutto diversa, dettata dalla nostra pura volontà, soggetta a possibili errori, fallimenti e giudizi esterni.
    Per poterlo fare occorre aver maturato un’Intelligenza Emotiva sufficiente ad essere profondamente convinti che sono le aspettative che si devono adeguare a noi, e non il contrario.

    E’ un esercizio di sentimenti: in realtà, non esiste forza senza debolezza.
    Così come non potremo mai essere soddisfatti di noi e felici se lasceremo le redini della nostra vita agli altri.
    Non serve affatto sforzarsi di essere più forti per provare Autostima.
    E’ tutto molto più conciliante, più realizzabile.
    Più facile.
    L’Autostima si basa sul nostro mondo interiore e su quello che vogliamo veramente.
    Non si impara.
    Non si adegua.
    Nasce da aspettative autentiche, che corrispondono alle nostre reali capacità e ai nostri sentimenti.
    Siamo unici al mondo proprio per quello che siamo.
    Dovremmo soltanto imparare a concederci di esserlo.

  • Social Media e Aziende, manca l’approccio alla Relazione

    Social Media e Aziende, manca l’approccio alla Relazione

    Sono stati presentati oggi i risultati della quarta edizione della SocialMediAbility 2016,  condotta dall’Osservatorio IULM sui Social Media. Dai risultati viene fuori che le aziende italiane migliorano dal punto di vista dell’utilizzo ma meno nell’uso di strumenti per le relazioni come Content e Social Caring.

    Sono stati presentati oggi i risultati della quarta edizione della SocialMediAbility 2016, l’interessante indagine condotta dall’Osservatorio IULM sui Social Media. Seguiamo la SocialMediAbility dal 2011 e grazie a questa ricerca abbiamo conosciuto l’evoluzione dell’utilizzo dei Social Media da parte delle aziende italiane. L’indagine di quest’anno evidenzia il fatto che le aziende ormai utilizzano questi strumenti in larga parte, parliamo di una percentuale che supera il 70%. Un risultato che se paragonato a quello del 2011, quando era del 10%, dimostra il grande percorso fatto in questi ultimi 5 anni. Certo un percorso che molti di voi noteranno essere stato lento, a volte anche macchinoso, ma è comunque da considerarsi un primo risultato importante.

    social media marketing socialmediability 2016

    Siamo passati da Pmi e Social Media ancora lontani del 2011 a Social Media e aziende, rapporto ancora da costruire, poi a Cresce ma a rilento l’uso dei Social Media nelle aziende italiane del 2013. Fino ad arrivare ad oggi, con i dati dell’ultima ricerca che ci dicono che migliora ancora l’utilizzo, ma è carente ancora a livello qualitativo. E’ ancora un utilizzo non troppo orientato alla costruzione di una relazione con gli utenti, ma è ancora troppo auto-promozionale, quindi una comunicazione che non tiene conto dell’enorme potenzialità dei Social Media. Ed è proprio su questo aspetto che ci si aspettava di più ed ancora una volta si deve rimandare. Per non palare del Social Caring, altra grande opportunità che le aziende hanno per costruire una relazione forte basata sulla fiducia.

    La percentuale di utilizzo non è certamente indice della qualità dell’utilizzo stesso, stiamo parlando di un dato numerico che ci da la dimensione del numero delle aziende che utilizza questi strumenti tecnologici. E in effetti quello che interessa è proprio sapere come queste aziende li utilizzano e con quali risultati. Ecco che il livello di SocialMediAbility assume una certa importanza, utile da conoscere.

    social media aziende socialmediability 2016

    Prima di dare qualche dettaglio, ricordiamo che l’indagine è promossa e realizzata dall’Executive Master in Social Media Marketing & Digital Communication, e ha continuato il monitoraggio avviato nel 2010 del panel di 720 aziende italiane, appartenenti a 6 diversi settori: Alimentare, Arredamento, Banche, Hospitality, Moda. Novità di questa edizione 2016 sono le  aziende che, pur operando in settori diversi (manifattura, legno, gomma e plastica, metallurgia), sono accomunate da un modello di business di tipo B2B.

    Nel misurare l’effettivo utilizzo del Social Media Marketing da parte delle aziende italiane, per ciascun settore sono state valutate, attraverso diversi strumenti e approcci di analisi, 120 aziende casualmente estratte dall’universo di riferimento, ulteriormente segmentate per dimensioni: 40 grandi, 40 medie e 40 piccole. L’indagine è stata condotta in collaborazione con Blogmeter.

    Bene, fatte le doverose premesse, passiamo a vedere i punti salienti, gli highlights, della ricerca.

    Dalla SocialMediAbility 2016 emerge che:

    • Aumenta la percentuale di aziende che utilizza un social media per attività di comunicazione e marketing: si passa dal 64% del 2013 al 73% del 2015 (nel 2011 la percentuale era del 10%).
    • Cresce in maniera sensibile la presenza sui social media delle PMI e diminuisce il divario registrato negli anni precedenti con le grandi aziende (l’87% di quelle esaminate ne ha attivato almeno uno, con un aumento di 6 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente). Dal 2013 l’uso di tali canali è passato dal 50% al 62% per le piccole, e dal 53% al 67% per le medie. Ovviamente, Facebook si conferma il canale più utilizzato, attivato dal 79% delle aziende comprese nel campione che hanno aperto almeno un social media, rispetto al 75% del 2013 (nel 2011 era del 71%).
    • Si rileva comunque una crescita di YouTube, Twitter e LinkedIn, utilizzati rispettivamente dal 55%, dal 48% e dal 45% delle aziende presenti sui social media, rispetto al 51%, al 45% e al 44% del 2013 (nel 2011 erano 32%, 39,8% e 35,7%). Dato interessante da segnalare è che la ricerca rileva deciso aumento nell’uso di Instagram, presidiato dal 34% delle aziende con almeno un canale social,rispetto al solo 4% rilevato nell’edizione precedente. Nell’edizione 2011 ancora non esisteva.
    • La maggiore diffusione di tali canali a livello aziendale è stata accompagnata anche da una modesta crescita dell’indice medio complessivo di SocialMediAbility (SMA) che, su una scala di range “0-10”, passa dai 3,6 punti del 2013 ai 4,2 punti dell’ultima rilevazione (valore relativo alle sole aziende B2C che hanno aperto almeno un canale social).
    • Tra le dimensioni monitorate e ricomposte nel nuovo indice di SMA, quella su cui le aziende incontrano maggiori difficoltà è quella relativa al Social Caring.

    Come ha osservato il prof. Guido Di Fraia, Direttore Scientifico della ricerca:

    I risultati ottenuti mostrano un costante incremento nell’adozione e nell’utilizzo dei canali social. L’indice SMA è in aumento, in particolare se confrontato con gli indici rilevati nelle precedenti edizioni. Non si può dire lo stesso per l’evoluzione dei contenuti che vi si trovano all’interno e questo si ricollega anche alla situazione riscontrata per quanto riguarda l’asse del caring. Mentre tutti gli assi riportano valori sempre più positivi, la dimensione relazionale rimane indietro e i canali sono sotto-utilizzati per prendersi cura del rapporto con i clienti. Essi si concentrano prettamente su attività di corporate branding (awareness) e social media marketing (di prodotto), sviluppando una comunicazione che è per lo più auto-referenziale e centrata sul brand, sui prodotti o sui servizi offerti, e non presta attenzione all’ascolto o al costumer care”.

    Ecco perchè all’inizio facevamo riferimento alla qualità dell’utilizzo e la ricerca evidenzia bene che proprio su questo c’è ancora molto da lavorare.

    Concepire l’uso dei Social Media come un qualsiasi strumento di comunicazione allo scopo solo ed esclusivamente di promuovere servizi/prodotti, allora si fa un utilizzo sterile, che non porta alcun risultato. Serve invece un utilizzo aperto al dialogo con i propri utenti, il che significa instaurare relazioni dirette con gli stessi utenti. Come spesso ripetiamo su questo blog, le aziende che riescono a costruire relazioni con i propri utenti, accettando anche le critiche che si avanzano (che sono poi quelle che fanno crescere), sono quelle che migliorano i propri prodotti/servizi, coltivano e migliorano relazioni, sono quelle più aperte al confronto. Ma per fare tutto questo serve una strategia che preveda contenuti adeguati, non solo auto-promozionali, e proprio su questo punto sorgono le difficoltà maggiori.

    E voi che ne pensate di questi risultati? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Twitter nomina Leslie Berland come nuovo CMO

    Twitter nomina Leslie Berland come nuovo CMO

    A pochi giorni dalle dimissioni di 4 top manager, Twitter annuncia di aver nominato come nuova responsabile Marketing Leslie Berland, ex responsabile Marketing di American Express. E ora gli occhi sono puntati sull’esperta Natalie Kerris, ex responsabile comunicazione di Apple.

    E’ forse il caso di dire che Twitter, dopo il terremoto di qualche giorno fa che ha visto la fuga (se così possiamo definirla) di ben 4 top manager, non ha perso molto tempo. E in effetti non aveva poi tanto tempo e tante opzioni di scelta. Essere veloci in questi casi è la regola, per evitare ripercussioni sul piattaforma stessa (il prodotto) e sul titolo il borsa (il giorno dopo l’addio dei 4 manager il titolo è sceso di nuovo sotto i 17 dollari).

    leslie berland twitter

    Il primo vero rinforzo che va a coprire un ruolo importante come nuovo responsabile Marketing si chiama Leslie Berland, ex responsabile Marketing e Digital Partnership di American Express quindi proveniente dal mondo finanziario, ma è sicuramente una manager che ha dimestichezza  a lavorare in un team globale e sa come muoversi nel promuovere un prodotto a livello mondiale. E forse la sua esperienza proprio nel mondo finanziario potrebbe rivelarsi di aiuto per Twitter in questo preciso momento. E’ chiaro che siamo nell’orbita delle ipotesi e che questo tipo di nomine devono poi essere vagliate e apprezzate dai mercati e quindi dagli investitori.

    Tanto per citare qualche di esperienza della Berland, è lei ad aver creato collaborazioni che si sono rivelate poi di successo con aziende come Apple, McDonald’s, Uber, TripAdvisor, VeriFone, Samsung, Foursquare, Facebook, Jawbone e anche Google. Background di tutto rispetto ma è chiaro che arrivare in un’azienda come Twitter in questo momento è senza dubbio arduo, servirà davvero un gran lavoro.

    L’annuncio dell’arrivo di Leslie Berland in Twitter è stato dato da Jack Dorsey con un tweet (e non poteva essere diversamente) con cui ha dato il benvenuto alla nuova CMO (Chief Marketing Officer):

    A seguire anche Adam Bain, attuale COO di Twitter e gestore ad interim di due dei ruoli lasciati vacanti qualche giorno fa, non ha voluto far mancare il suo saluto alla Berland, sempre con un tweet, sottolineando che la Berland era la prima della lista dei CMO presi in considerazione:

    E anche la stessa Berland dal suo account Twitter si adegua ad utilizzare lo strumento, rispondendo al tweet di Dorsey:

    E nel cercare di dare risposte pronte al mercato, agli investitori e anche agli utenti, Twitter starebbe per convincere anche Natalie Kerris, veterana di Apple con un passato di 14 anni a Cupertino come responsabile Comunicazione, ad assumere il ruolo di nuova responsabile Comunicazione dell’azienda di San Francisco. La Kerris è un personaggio molto conosciuto nella Silicon Valley e la sua grande esperienza potrebbe rivelarsi un’arma vincente per Twitter. Lavorerebbe a stretto contatto con Leslie Berland portando avanti il compito di comunicare il prodotto nella maniera corretta, cosa che fino ad ora non è stata fatta nella maniera giusta.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi, intanto, notizia molto fresca è che uno dei 4 top manager che aveva lasciato Twitter un paio di giorni fa, Kevin Weil (ex responsabile di prodotto) è il nuovo responsabile di prodotto di Instagram. Quindi il suo abbandono era motivato.

  • Il doodle di Google è per i 90 anni della Televisione di Baird

    Il doodle di Google è per i 90 anni della Televisione di Baird

    Il doodle che vediamo da oggi online sulla home di Google rappresenta l’omaggio ai 90 dalla Prima apparizione della Televisione. Il 26 gennaio del 1926 l’ingegner John Logie Baird sperimentò con successo quello che ad oggi è considerato il primo esempio di TV.

    Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google è l’omaggio ai 90 anni dalla prima apparizione della televisione. Il doodle che vediamo rappresenta fedelmente quello che era il primo esempio di TV realizzato dall’ingegnere scozzese John Logie Baird che realizzò nel 1925. La sperimentazione vera e proprio avvenne poi il 26 gennaio del 1926, quando venne effettuata la prima vera dimostrazione pubblica di trasmissione televisiva senza fili, di fronte a qualche decina di scienziati del Royal Institution e giornalisti invitati per l’occasione.

    google doodle prima televisione baird

    In quella che sembrava una “scatola”, le immagini in movimento rappresentavano solo delle silhouette, avevano quindi solo la doppia tonalità di grigio. Successivamente Baird riuscì a trasmettere a distanza immagini in movimento in bianco e nero. La trasmissione avvenne dal suo laboratorio alla stanza a fianco e rappresentava la ripresa del viso di William Taynton, un suo giovane collaboratore. La risoluzione verticale dell’immagine televisiva era di 30 linee e la frequenza delle immagini era di 5 immagini al secondo.

    Baird Televisione

    L’anno successivo alla sperimentazione, nel 1927, Baird con la sua “scatola” trasmise la televisione da Londra a Glasgow, quindi a 700 chilometri di distanza, attraverso una normale linea telefonica in cavo. Nel 1928, si tentò il passo più lungo realizzando la prima trasmissione televisiva transoceanica da Londra a New York. E sempre nel 1928 riuscì a trasmettere le prime immagini a colori.

    Quella di Baird è chiamata “televisione elettromeccanica”, l’apparecchio di ripresa delle immagini e quello di visione si basavano su un dispositivo elettromeccanico inventato il 24 dicembre 1883 da Paul Gottlieb Nipkow, detto appunto il “disco di Nipkow”. Il modello di Baird fu in seguito sostituito dalla televisione elettronica, commercializzata a partire dagli anni Trenta. Ma questo di Baird resta il primo vero esempio di televisione e Google, giustamente, lo celebra.

  • Twitter perde pezzi, 4 top manager lasciano la società

    Twitter perde pezzi, 4 top manager lasciano la società

    In un contesto normale un ricambio potrebbe essere interpretato in altro modo, ma se si parla di Twitter in questo periodo ecco che proprio di ricambio “normale” non si può parlare. La notizia è che 4 top manager lasciano Twitter e sono altri guai per Jack Dorsey che ha confermato le voci con un tweet.

    La modalità con cui si sono seguite le notizie e le successive conferme ricorda molto la modalità vista quando si era diffusa la notizia che Twitter sarebbe ormai pronta ad eliminare il limite dei 140 caratteri. In quel caso dai “rumors” sollevati da Re/code si arrivò poi alla (quasi) conferma da parte di Jack Dorsey. Stessa modalità anche in relazione alla notizia che 4 top manager lasciano la società, prima “rumors” sollevati sempre da Re/code, poi confermati dal CEO e co-fondatore, Jack Dorsey.

    twitter perde pezzi

    In un contesto normale la notizia che 4 manager lasciano la società potrebbe essere interpretata in un altro modo, o quasi, ma il contesto in cui Twitter vive in queste ultime settimane è tutt’altro che tranquillo. I manager che lasciano la società di Dorsey ricoprono ruoli importanti e sono: Alex Roetter, capo ingegneri; Katie Stanton, responsabile global Media, che in un post conferma di essersi dimessa per stare di più con la sua famiglia; Brian Schipper, responsabile risorse umane; e Kevin Weil, VP e responsabile di prodotto. Figure importanti per un’azienda come Twitter che vive proprio una crisi di prodotto che poi si riversa in tutti gli altri ambiti, e una notizia come questa non può essere non interpretata come nuovi guai per Dorsey.

    E lo stesso Dorsey, poco dopo, conferma la notizia con un tweet, stessa modalità vista quando intervenne sui “rumors” a proposito dell’addio al limite dei 140 caratteri, con l’immagine del suo comunicato ufficiale:

    Nel comunicato Dorsey si dice triste dell’addio dei top manager: “Alex e Kevin sono stati qui più di cinque anni e con i loro team sono passati da 0 a 2 miliardi di dollari di oggi”. E poi aggiunge anche che i ruoli verranno coperti da Adam Bain, COO, e da Adam Messinger, CTO.

    A questi si aggiunge anche l’addio del general manager di Vine, Alex Toaff, che va a lavorare in Google sulla Realtà Virtuale, come da lui stesso confermato in un tweet:

    Si può dire che Twitter perde pezzi? Si, si può dire e non è un bel segnale, specie se si considera come Twitter ha chiuso la settimana. Il pesante #TwitterDown della settimana scorsa ha poi provocato un pesante tonfo a Wall Street, arrivando a toccare una quotazione per azione di 17,48 dollari con un valore complessivo che era sceso addirittura al di sotto degli 11 miliardi di dollari.

    Il problema che questa filone di addii non tranquillizza gli azionisti sulla situazione attuale di Twitter e sarà davvero difficile convincerli che è tutto sotto controllo.

    Insomma, altri guai per Dorsey e il 10 febbraio ci sono i dati finanziari sull’ultimo trimestre del 2015, quello in cui lui ha operato.

    [immagine di copertina di TechCrunch]

  • Coca-Cola, al via la campagna marketing Taste The Feeling

    Coca-Cola, al via la campagna marketing Taste The Feeling

    Coca-Cola, tra i brand più amati al modo, ha annunciato nei giorni scorsi l’avvio di una nuova campagna marketing che vale per tutti i marchi, è la prima volta che che accade. E per l’occasione è stato creato un’unica tag line: Taste The Feeling.

    Coca-Cola, nome completo The Coca-Cola Company, è da sempre uno dei brand più amati e seguiti al mondo. Nel 2015 Interbrand ha riportato il colosso americano al terzo posto nel suo global ranking, dietro ad Apple e Google. L’azienda fondata nel 1892 ad Atalanta è stata poi sempre molto apprezzata per le sue campagne marketing e ce ne sono alcune che hanno davvero fatto la storia. Ma oggi per Coca-Cola inizia un nuovo corso. Per la prima volta il brand avvia una campagna marketing unica per tutti i marchi e per l’occasione lancia un’unica tag line: Taste The Feeling.

    taste the feeling coca-cola

    Nei giorni scorsi a Parigi, dove è stata presentata la campagna a livello mondiale, Marcos De Quinto, direttore marketing, ha spiegato il nuovo approccio “one brand” che ha lo scopo di estendere anche ai marchi Coca-Cola Light, Coca-Cola Zero e Coca-Cola Life “il patrimonio e il fascino iconico del marchio di bevande numero uno al mondo”.

    La campagna Taste The Feeling, #TasteTheFeeling, trasmetterà quindi l’idea, una di quelle disponibili, che è “sempre un piacere semplice”. La nuova campagna mette dunque il prodotto al centro di tutto.

    Col passare del tempo abbiamo scoperto che più presentiamo Coca-Cola come un’icona, più diventiamo piccoli” ha detto De Quinto. “La grandezza di Coca-Cola risiede tutta nel fatto di essere un piacere semplice. Di conseguenza, quanto più umili saremo, tanto più grandi diventeremo. Vogliamo aiutare la gente a ricordare il motivo per il quale ama il prodotto tanto quanto ama il marchio”.

    La nuova campagna integrata, che sarà lanciata lungo tutto il 2016, usa uno “storytelling unico“, raccontando l’esperienza unica del prodotto.

    Sono quattro le agenzie al lavoro per lo sviluppo dei contenuti di Taste The Feeling, e sono Mercado-McCann, Santo, Sra. Rushmore e Ogilvy & Mather le quali hanno già realizzato e prodotto una prima serie di 10 spot televisivi, oltre a materiali digitali, cartacei, out-of-home e shopper. E poi altri sei studi forniranno materiale creativo ulteriore, a mano a mano che la campagna evolverà.

    Gli spot per la televisione offrono uno sguardo ravvicinato a storie, sentimenti e momenti universali che la gente condivide quando si gusta una Coca-Cola. E nel finale di ogni spot, tutta la famiglia dei prodotti di The Coca-Cola Company converge riunita sotto l’iconico disco rosso di Coca-Cola.

    https://www.youtube.com/watch?v=A3ez5Ck4fm4

    Il primo spot è Anthem e la canzone originale è interpretata da Conrad Sewell che farà da colonna sonora dell’intero spot e da colonna distintiva della campagna Taste the Feeling, confermando così la tradizione di The Coca-Cola Company di utilizzare nelle sue pubblicità una musica iconica e distintiva. E confermando il legame forte tra musica e Coca-Cola, infatti in questa nuova campagna di Taste The Feeling ci sarà anche Avicii, che da tempo collabora con The Coca-Cola Company, che ha avuto un ruolo importante nello sviluppo del brano di riferimento Taste the Feeling. Produrrà infatti ulteriori versioni per le campagne di Coca-Cola per la Coppa UEFATM EURO 2016 e i Giochi Olimpici di Rio del 2016TM.

  • Il doodle di Google di oggi è per i peperoncini di Wilbur Scoville

    Il doodle di Google di oggi è per i peperoncini di Wilbur Scoville

    Il doodle di oggi che ci propone Google in realtà potrebbe essere inserito nella categoria dei “doodle-game”. E’ dedicato ai 151 anni dalla nascita del chimico americano Wilbur Scoville, colui che ha creato il test per misurare la piccantezza dei peperoncini, chiamato poi “Scoville Organoleptic Test”.

    Solo un doodle di Google poteva regalarci un doodle del genere per far conoscere davvero a tutti (anche a coloro che non lo avevano mai sentito nominare) chi ha misurato la piccantezza dei peperoncini. Ecco spiegato il doodle di oggi sul Google che ancora una volta, con una metodologia assolutamente originale ed imprevedibile, ci propone un momento interessante legato alla conoscenza associandolo anche ad un momento di divertimento/intrattenimento.

    google doodle scoville

    Ebbene, il doodle è dedicato al chimico americano Wilbur Scoville, in occasione dei 151 anni dalla sua nascita. E Scoville è un personaggio importante perchè a lui dobbiamo il modo per misurare quanto siano piccanti i peperoncini, grazie al suo test approntato nel 1912, il Scoville Organoleptic Test (SOT), conosciuto anche come la Scala di Scoville.

    In pratica, i peperoncini contengono una sostanza chiamata “capsaicina“, quella che ci trasmette il senso di bruciore, e dalla concentrazione di questa sostanza dipende il senso di piccantezza tipico dei peperoncini. Scoville aveva approntato un sistema per la misurazione della concentrazione della capsaicina basandosi sull’assaggio diretto dei frutti con un gruppo di assaggiatori. E quindi il peperone indica un livello di SHU (l’unità di misurazione di Scoville) pari a zero, mentre il Carolina Reaper, il più piccante al mondo, può arrivare fino a oltre i 2 milioni di SHU. Capite bene cosa significhi mangiare questo peperoncino della Carolina del Sud (Usa). Anche il Bhut Jolokia è molto piccante, poco meno del Carolina Reaper, con oltre 1 milione di SHU.

    E nel doodle trovate un simpatico giochino per neutralizzare la piccantezza dei peperoncini che consiste nel coplire i peperoncini con palline di gelato. Infatti per neutralizzare il senso di bruciore che rilascia la capsaicina basta del latte oppure acqua e zucchero. E il gelato è è fatto proprio con questi ingredienti.

    Wilbur Scoville nacque il 22 gennaio del 1865 a Bridgeport, nel Connecticut (Usa).

    Ma a voi piacciono i peperoncini?

    peperoncini scoville piccantezza

  • Social TV, Nielsen da oggi monitora anche Facebook

    Social TV, Nielsen da oggi monitora anche Facebook

    A proposito di Social TV da oggi Nielsen comincerà a monitorare anche le conversazioni su Facebook all’interno della “Social Content Ratings”. Le nuove metriche forniranno, dunque, al mercato dati omogenei e indipendenti. Le nuove misurazioni saranno  disponibili  anche nel nostro paese entro la prima metà di quest’anno.

    Il fenomeno della Social TV nasce e si sviluppa essenzialmente su Twitter, proprio perchè è una piattaforma che per le sue caratteristiche è quella che ha agevolato meglio lo sviluppo del fenomeno. E la gran parte delle misurazioni trovava fondamento proprio si questo canale. Non che non venissero considerate anche altre piattaforme, ma Twitter è sempre che ha restituito i risultati più importanti, sia in termini quantitativi che qualitativi. Ma lo scenario sta cambiando e ce lo conferma la notizia di oggi. Infatti, Nielsen, una delle società più importanti al mondo nella ricerca e analisi di mercato, comincerà a considerare anche le conversazioni, relative a contenuti televisivi, che si sviluppano su Facebook. Quindi verrà arricchita la Nielsen Twitter TV Ratings che da oggi si chiamerà Social Content Ratings e sarà  disponibile  in  Italia  entro  la  prima  metà del 2016 come in tutti i mercati in cui è già presente Nielsen Twitter TV Ratings (USA, Australia e Messico). Successivamente le misurazioni di Nielsen Social Content Ratings saranno ampliate anche alle interazioni su Instagram.

    social tv nielsen social content

    La nuova piattaforma  fornirà una misurazione standardizzata e indipendente delle metriche disponibili per i diversi social media e includerà:

    • Social Media Authorship (post e tweet);
    • Engagement (commenti, like, risposte, retweet, condivisioni);
    • Reach (audience e impression);
    • Demographics (sesso  ed  età).

    Nielsen Social Content Ratings è stato progettato secondo le indicazioni in materia di social media del Media Rating Council (MRC), in collaborazione con IAB, WOMMA e l’American Association of Advertising Agencies (4As).

    Le nuove metriche si baseranno sull’impianto metodologico di rilevazione che Nielsen ha sviluppato negli ultimi tre anni, a partire dall’iniziale accordo con Twitter. E poi, con Nielsen Social Content Ratings saranno disponibili, per la prima volta, metriche aggregate e anonime relative alle conversazioni sui programmi TV che si svolgono su Facebook, inclusi i post condivisi solo con gli amici oltre a quelli postati pubblicamente, nel pieno rispetto della privacy.

    Quindi, con Social Content Ratings, da una parte i broadcaster potranno valutare in maniera ancora più completa l’efficacia delle strategie di coinvolgimento e cogliere al meglio la relazione tra attività sui social e fruizione televisiva, e dall’altra le agenzie e advertiser avranno a disposizione un nuovo strumento per implementare le proprie strategie di planning e buying.

    Grande novità dunque, ma voi commentate i programmai tv anche via Facebook? Fateci sapere cosa ne pensate.

    [l’immagine è stata elaborata liberamente da @franzrusso, qualora i marchi la ritenessero non adeguata sarà rimossa immediatamente]