Autore: Franz Russo

  • Su Instagram si può impedire di espandere l’immagine profilo

    Su Instagram si può impedire di espandere l’immagine profilo

    Instagram introduce una funzione per bloccare l’ingrandimento dell’immagine profilo. Aumenta la privacy degli utenti, riducendo il rischio di comportamenti inappropriati e impersonificazione.

    Nell’era dei social media sappiamo bene tutti quanto sia rilevante il valore della privacy. Un aspetto su cui proprio Instagram ha dimostrato qualche mancanza negli ultimi anni.

    Con oltre 2 miliardi di utenti attivi, Instagram non è solo una piattaforma di condivisione. È anche un luogo dove la privacy è messa a dura prova. L’ultima novità, però, segna una piccola svolta significativa.

    Chissà quante volte vi sarete chiesti se qualcuno si sofferma a ingrandire la vostra immagine profilo. E se lo fa con insistenza. Nel momento in cui lo pensate, ecco che sale un po’ di preoccupazione. È un fatto logico.

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    Ecco, arriviamo quindi al dunque. Quello che apparentemente sembra una opzione poco interessante, invece può rivelarsi assolutamente utile. E parliamo dell’ultima opzione attivata da Instagram che consente agli utenti di impedire ai visitatori di ingrandire l’immagine del profilo. Questa funzionalità, apparentemente poco utile, riflette però una crescente consapevolezza riguardo la privacy e la sicurezza online.

    La novità inizialmente è circolata grazie ad attenti osservatori sui social media. Ma adesso è disponibile per tutti gli utenti. Per attivarla, o meno, è sufficiente andare nelle impostazioni dell’app, alla voce: Impostazione e privacy> Privacy dell’account> Consenti espansione dell’immagine profilo.

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    La novità su Instagram per la privacy

    Oltre all’aspetto pratico, questa nuova opzione introdotta da Instagram può essere vista come una misura preventiva contro quello che comunemente viene definito “creeper behavior”. Ossia comportamenti indiscreti o inappropriati. Limitare l’ingrandimento delle immagini impedisce a terzi di osservare eccessivamente da vicino i dettagli delle foto. Un aspetto che può avere implicazioni significative per la sicurezza personale.

    Inoltre, questa funzionalità può contribuire a ridurre i rischi di impersonificazione. Spesso vengono utilizzate immagini del profilo rubate per creare account falsi. Limitando la possibilità di ottenere una versione ingrandita e chiara dell’immagine, Instagram rende più difficile per questi soggetti copiare le foto in modo convincente, contribuendo così a combattere la diffusione di account fasulli.

    Cosa si intende per creeper behavior

    Il termine “creeper behavior” si riferisce a comportamenti online che sono considerati inappropriati, indiscreti o invasivi. In particolare, nel contesto dei social media, questo comportamento include azioni come osservare eccessivamente da vicino o analizzare dettagliatamente le immagini e le informazioni di altri utenti senza il loro consenso.

    Elementi che caratterizzano il creeper behavior

    Ecco alcuni aspetti chiave del “creeper behavior”:

    • Osservazione eccessiva: un aspetto del creeper behavior include l’osservazione prolungata o eccessiva delle informazioni personali o delle immagini di un utente. Questo può includere l’ingrandimento ripetuto di foto per esaminare dettagli intimi o personali.
    • Violazione della Privacy: questo comportamento viola spesso la privacy personale, poiché implica un livello di attenzione o di interesse che va oltre la normale interazione sociale. Può creare disagio e sensazione di insicurezza nella persona che si sente osservata.
    • Intenti non espliciti: spesso, il creeper behavior non è accompagnato da interazioni dirette, come messaggi o commenti, il che lo rende più subdolo e difficile da identificare o affrontare.
    • Creazione di disagio: questo tipo di comportamento può causare ansia o disagio nella vittima, soprattutto se si sente che la propria immagine o informazioni vengono esaminate con intenti inappropriati o senza il proprio consenso.
    • Anonimato: nel contesto dei social media, il creeper behavior è facilitato dall’anonimato e dalla facilità di accesso alle informazioni personali che queste piattaforme offrono. Gli utenti possono esplorare profili e foto senza necessariamente rivelare la propria identità o intenzioni.

    Con l’introduzione di questa opzione, Instagram mostra una sensibilità maggiore verso le esigenze in fatto di privacy dei suoi utenti. Questi aggiornamenti hanno come obiettivo quello dare agli utenti il controllo sul modo in cui le loro informazioni personali vengono visualizzate e condivise. In un’era digitale dove la privacy è spesso in bilico, iniziative di questo tipo sono un passo importante verso la creazione di un ambiente online più sicuro e rispettoso per tutti.

  • Charity washing e il caso Chiara Ferragni-Balocco

    Charity washing e il caso Chiara Ferragni-Balocco

    Il caso “Chiara Ferragni-Balocco” può essere indicato come un esempio di charity washing. E le sue ripercussioni nelle PR e nella gestione delle crisi, evidenziano l’importanza della Trasparenza e della Responsabilità.

    Ormai da qualche giorno nel nostro paese non si parla d’altro che del caso Chiara Ferragni-Balocco. E questo è dovuto al fatto che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) in Italia ha inflitto una pesante multa, sia a lei che alla Balocco, per pratica commerciale scorretta. E anche perché domenica la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è scagliata contro la Ferragni additandola, sostanzialmente, come modello da non seguire.

    Questo caso ha dentro di sè tanti aspetti che vanno dalla comunicazione, alla gestione della reputazione, alla gestione della crisi che ne è generata. Un caso che ha mostrato come un caso come questo, di cui Selvaggia Lucarelli si era occupata già lo scorso anno, in realtà evidenzia un fenomeno che sta prendendo sempre più piede nell’era dei social media. Ed è il charity washing.

    E prima di passare a vedere meglio il caso “Chiara Ferragni-Balocco”, è opportuno soffermarsi sul sgnificato di charity washing.

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    Cosa significa “charity washing”

    Con il termine “charity washing” ci si riferisce a una pratica adottata da alcune aziende, organizzazioni o celebrità che consiste nell’utilizzare attività caritatevoli o donazioni a scopi benefici per deviare l’attenzione da pratiche eticamente discutibili o per migliorare la propria immagine pubblica, senza un effettivo impegno verso cause sociali o ambientali.

    Questo fenomeno è simile al più noto “greenwashing“, dove le aziende cercano di apparire più ecologiche di quanto non siano realmente.

    Nel contesto del charity washing, un’azienda potrebbe, ad esempio, donare una piccola parte dei propri profitti a enti benefici, promuovendo ampiamente queste azioni attraverso campagne di marketing, mentre contemporaneamente mantiene pratiche lavorative o di produzione dannose, come sfruttamento del lavoro, inquinamento o comportamenti non etici.

    O, ancora, un’azienda potrebbe far credere di effettuare una donazione attraverso operazioni di marketing mirate, mentre, al contrario, tiene per sè l’intero guadagno generato dalla operazione stessa, devolvendo solo una piccolissima parte in beneficenza.

    Questa pratica può essere considerata problematica perché può trarre in inganno i consumatori o il pubblico, facendo loro credere che l’azienda sia più impegnata socialmente o eticamente di quanto non sia in realtà. Inoltre, può anche distogliere l’attenzione da questioni importanti che richiedono un’azione più sostanziale e concreta.

    Il caso Chiara Ferragni-Balocco, primo grande caso di charity washing

    E, quindi, un caso emblematico di charity washing è quello che coinvolge Chiara Ferragni e l’azienda Balocco. Da notare che si tratta di fenomeni ancora molto esigui ma in grande crescita. Questo di Chiara Ferragni-Balocco diventa un caso, al momento unico per la sua risonanza e rischia, proprio perché primo grande caso, di essere ricordato negli anni a venire. Segno che ci vorranno azioni concrete e costanti per riuscire a riabilitare l’immagine della celebrità coinvolta e dell’azienda stessa.

    Per fare un esempio, anche se non si tratta di charity washing, in Italia come gestione della crisi di comunicazione nell’era dei social media resta ancora vivo il ricordo del caso “Patrizia Pepe”.

    Nel 2022, l’influencer Chiara Ferragni e l’azienda Balocco lanciarono una campagna per la vendita di un pandoro di Natale brandizzato. L’iniziativa suggeriva che parte del ricavato sarebbe stata donata a un ospedale pediatrico per la ricerca sul cancro, il Regina Margherita di Torino. Ma si è scoperto poi che nessun contributo diretto derivava dalle vendite​​​​.

    Il video di scuse e gli errori

    Il video di scuse pubblicato da Chiara Ferragni su Instagram – a distanza di due giorni dalla mula comminata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) – è stato molto criticato per il suo approccio. L’aspetto trasandato e i riferimenti alla famiglia sono stati interpretati come tentativi di guadagnare empatia e legittimazione, piuttosto che come una sincera ammissione di errore​.

    Ora, questo caso delinea alcuni elementi che val la pena citare.

    1. Mancanza di trasparenza: se non viene chiaramente comunicato quanto della somma raccolta sarà effettivamente donato alla beneficenza, il pubblico può essere indotto a credere che la maggior parte o tutti i proventi vadano a sostegno della causa.
    2. Promozione personale vs supporto effettivo alla causa: se l’iniziativa viene utilizzata principalmente come strumento di marketing o per migliorare l’immagine pubblica dell’individuo, piuttosto che per fare una differenza significativa per la causa supportata, ciò può essere visto come un esempio di charity washing.
    3. Disallineamento tra dichiarazioni e azioni: se viene promessa una certa percentuale di donazione e poi non viene rispettata, ciò solleva questioni di fiducia e integrità.

    Tutti e tre questi elementi sono presenti nel caso “Chiara Ferragni-Balocco”.

    Dal punto di vista degli errori commessi in questo caso, sicuramente è mancata la Trasparenza. Un aspetto fondamentale che deve animare sempre qualsiasi tipo di comunicazione intenda portare avanti.

    Caso Chiara Ferragni-Balocco, beneficenza e guadagni

    E poi, Balocco ha effettuato un unico pagamento di 50.000 euro all’ospedale mesi prima del lancio del pandoro Ferragni, rendendo quindi le vendite del prodotto irrilevanti per ulteriori donazioni. Balocco, come noto, ha ricevuto una multa di 420.000 euro per questa pratica ingannevole.

    Chiara Ferragni e le sue società hanno ricevuto 1 milione di euro dalla Balocco per l’iniziativa di branding e le attività promozionali, senza effettuare pagamenti personali all’ospedale.

    Il video di scuse – arrivato comunque troppo tardi – contiene in realtà diversi elementi che vanno rilevati.

    Nel video Chiara Ferragni appare con un aspetto trasandato, un chiaro tentativo di suscitare empatia, in netto contrasto con la sua immagine pubblica solitamente molto più curata.

    Inizialmente, Chiara Ferragni si era limitata a protestare contro la multa, affermando che avrebbe fatto appello. La decisione di pubblicare un video di scuse dopo alcuni giorni rappresenta un cambiamento significativo nel suo approccio, suggerendo una strategia comunicativa pianificata.

    Il tono del video ha mostrato un tentativo di posizionarsi come vittima, una tattica spesso usata per ottenere simpatia e comprensione. Ma anche questo aspetto è stato molto criticato per la sua mancanza di autenticità.

    Strategia di Crisis Management

    Ora, di fronte a questo caso, che continuerà ad animare le conversazioni sui social media e che sarà citato in molte lezioni di comunicazione per i prossimi anni, possiamo provare ad indicare alcuni accorgimenti da adottare sempre in casi come questi e non solo.

    Si parla quindi di dotarsi di una strategia di comunicazione che possa affrontare eventuali momenti di crisi, quella che viene definita come PR Crisis Management.

    • Trasparenza: essere chiari su come e in che misura le iniziative benefiche sono sostenute finanziariamente.
    • Separazione tra attività commerciale e scopo benefico: distinguere nettamente le attività commerciali da quelle benefiche.
    • Verifica delle Informazioni: Assicurarsi che le informazioni promosse siano accurate e verificabili.
    • Evitare manipolazione emotiva: non usare tattiche che possano essere percepite come manipolatorie o insincere.
    • Rispetto della Privacy: essere cauti nel coinvolgere familiari, in particolare i minori, nelle comunicazioni pubbliche.
    • Coerenza dell’Immagine: mantenere un’immagine coerente che non contrasti drasticamente con la realtà.
    • Monitoraggio dei Media e dei Social Media: monitorare attentamente i media tradizionali e i social media per comprendere la percezione pubblica e rispondere in modo appropriato.
    • Responsabilità: assumersi la responsabilità delle proprie azioni – e delle proprie parole – senza scaricarle su altri.
    • Comunicazione Tempestiva: rispondere prontamente alle critiche o ai problemi, evitando ritardi.
    • Valutazione Post-Crisi: dopo la crisi, valutare l’efficacia della risposta e apportare miglioramenti al piano di crisis management.
    • Ricostruzione della Reputazione: lavorare a lungo termine per ricostruire la reputazione attraverso azioni coerenti e comunicazioni positive.

    Il caso “Chiara Ferragni-Balocco” evidenzia le sfide etiche e comunicative che le aziende, così come le celebrità e gli influencer e le figure pubbliche affrontano nell’era dei social media. È un monito per tutte le organizzazioni sulla necessità di un impegno autentico nelle iniziative di beneficenza e sulla gestione chiara e onesta delle crisi.

  • Indagine formale UE su X per disinformazione

    Indagine formale UE su X per disinformazione

    La Commissione UE indaga su X (ex Twitter) per potenziali violazioni del Digital Services Act, esaminando la diffusione di contenuti illegali e disinformazione.

    La settimana che riguarda il mondo dei social media, ancora coinvolto dall’approdo di Threads in UE, si apre proprio all’insegna dell’UE. Nello specifico, si apre all’insegna della commissione UE che apre la sua prima indagine formale sulla base del DSA – Digital Services Acts.

    E l’apertura dell’indagine formale vede coinvolta la piattaforma di Elon Musk, X (conosciuta prima come Twitter). Come scritto nel comunicato, la commissione ha avviato “procedimenti formali per valutare se X possa aver violato il Digital Services Act (DSA) in aree collegate alla gestione del rischio, moderazione dei contenuti, schemi occulti, trasparenza pubblicitaria e accesso ai dati per i ricercatori“.

    L’apertura del procedimento formale contro X

    L’apertura del procedimento formale segue l’indagine preliminare dalla quale, tra l’altro, emerge la grande preoccupazione. E cioè che X abbia contribuito alla “diffusione di contenuti illegali nel contesto degli attacchi terroristici di Hamas contro Israele”.

    indagine ue X disinformazione franzrusso.it

     

    La commissione fa sapere che esaminerà tentativi di X nel contrastare la diffusione di contenuti illegali sulla sua piattaforma. Ed esaminerà gli sforzi della stessa piattaforma atti a fermare la “manipolazione delle informazioni” tramite il suo sistema di “Note della Comunità” e altre politiche.

    Inoltre, la commissione passerà ad esaminare altre questioni che comprendono “design ingannevole” relativi ai cosiddetti “segni di spunta Blu“; la trasparenza pubblicitaria e l’accesso ai dati per i ricercatori.

    Il DSA e la posizione di X

    Il DSA ha previsto la definizione dei VLOPS, i cosiddetti “Very Large Online Platforms”. E tra questi soggetti figura anche la piattaforma di Elon Musk. Oltre a X, la lista include altre 16 piattaforme e due motori di ricerca. Tra cui Facebook e Instagram di Meta, TikTok, Snapchat, LinkedIn, Amazon, Google Search e l’App Store di Apple.

    L’annuncio dell’indagine formale arriva poco più di due mesi dopo che Breton ha sollevato preoccupazioni iniziali sulla diffusione di “contenuti illegali e disinformazione” su X.

    La società aveva risposto a Breton confermando i suoi sforzi di moderazione. In quella occasione fece notare la rimozione di “centinaia” di account affiliati a Hamas. E di aver rimosso o etichettato “decine di migliaia di pezzi di contenuto“. Va ricordato che richieste simili sono state inviate anche a Meta e TikTok.

    Dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas, ci sono state numerose segnalazioni di disinformazione/misininformazione diffusa su X sul conflitto. Tra cui video e immagini condivise fuori contesto; una rete di propaganda di dozzine di account che condividono contenuti falsi e infiammatori. Di fronte a tutto questo, non sono mancate le segnalazioni riguardo il mancato intervento di X nella rimozione di post che violano le sue stesse regole.

    La risposta di X alla commissione UE

    In risposta alla commissione UE, X ha pubblicato una dichiarazione tramite il suo account ufficiale di Sicurezza, chiedendo che il processo segua la legge e sia “libero da influenze politiche”.

    X rimane impegnata a rispettare il Digital Services Act e sta collaborando con il processo normativo“, si legge nella dichiarazione. “X è focalizzata sulla creazione di un ambiente sicuro e inclusivo per tutti gli utenti sulla nostra piattaforma, proteggendo al contempo la libertà di espressione, e continueremo a lavorare instancabilmente verso questo obiettivo.

    La Commissione afferma che i suoi prossimi passi saranno raccogliere prove e che potrebbe intraprendere anche sanzioni nei confronti X. Non esiste una scadenza legale entro cui procedimenti formali come questo devono essere conclusi.

    Vedremo nelle prossime settimane come evolverà questa situazione.

  • Threads in UE, prime impressioni e come usarlo

    Threads in UE, prime impressioni e come usarlo

    Threads di Meta sbarca in UE, accolto con un certo entusiasmo. Questo per il fatto che l’atmosfera è più rilassata, dove conoscersi e riconoscersi. Ecco una piccola guida all’uso e alcune caratteristiche. Vedremo quanto durerà.

    Alla fine Threads è sbarcato in UE e, da quello che si vede, è stato accolto con grande entusiasmo dagli utenti italiani. Questo perché conserva ancora, nonostante il lancio avvenuto a luglio in 100 paesi, quell’atmosfera pulita dove tutti cercano tutti per capire come muovere i primi passi.

    Prima di fare qualche considerazione, veniamo alle notizie da rilevare.

    Alla fine Threads arriva in UE

    C’era molta attesa su questo lancio in UE per tutto quello che abbiamo raccontato in questi ultimi giorni qui. Attesa e curiosità, ovviamente. Ma c’era l’incognita su come gli utenti UE avessero potuto usare la nuova piattaforma.

    thread in ue 2023 impressioni uso franzrusso

    Questo perché, essendo di fatto un’app che nasce su Instagram, l’app condivide molti dati degli utenti in maniera nativa. Situazione che andava a confliggere con il DMA, Digital Markets Act, il regolamento UE che sarà pienamente in vigore dal prossimo mese di marzo. E questo conflitto è il motivo per cui Meta aveva deciso a luglio di evitare il lancio di Threads in UE. Evitando così di esporre l’app a sospensione e infrazione.

    Threads e la possibilità di usarlo senza iscriversi

    Da ieri si è compreso l’escamotage che ha permesso a Threads di affacciarsi in altri 27 paesi (arrivando così ad essere disponibile in 127 paesi). E consiste nella possibilità di poter usare l’app senza essere scritto. Quindi visionando i contenuti ma senza poterne creare di nuovi.

    L’altra modalità di accesso è quella che permette l’iscrizione, è il caso di dire, automatica attraverso Instagram. In questo modo Meta è al sicuro di poter agire in regola, lasciando la scelta agli utenti.

    https://www.threads.net/@zuck/post/C01LXhDrCAM/?igshid=NTc4MTIwNjQ2YQ%3D%3D

    Val la pena ricordare che Threads da ieri è disponibile in UE per circa 485 milioni di utenti. Significa poter raggiungere in poche settimane il traguardo di 150 milioni già forse entro la fine di questo mese.

    Però, c’è un però. Perché se è vero che al momento su Threads si respira un’aria sana, senza forzature, urla. Senza quella tossicità che sembra ormai aver preso piede su X. È anche vero che dal giorno del suo lancio l’app, con una partenza a razzo, perse l’80% degli utenti e engagement.

    Al momento è forse bene adottare un atteggiamento prudente e provare a godere della bellezza dei social media. Che è quella di connettere le persone che condividono contenuti, aperti alla conversazione e al confronto.

    https://www.threads.net/@franzrusso/post/C01wwSzx2fG

    Perché alla fine questo è il vero motivo per cui sono nati (originariamente social network). Credo che molto poi dipenda da noi. Dal modo in cui vogliamo porci e dal modo in cui vogliamo usare questi strumenti. Strumenti e non contenitori di esistenze.

    Threads: guida veloce all’uso

    Ora, detto questo, vediamo un po’ di riassumere, a beneficio di tutti, come funziona e quali le ultime novità di Threads.

    Threads, feed diviso in due: Per te e Segui già

    La piattaforma offre due modalità di visualizzazione dei contenuti, con due timeline differenti.

    • Per te: dove sono selezionati i post degli account che segui e di quelli consigliati in base ai tuoi interessi e alle persone che si seguono.
    • Segui già: qui sei vedono i contenuti degli account che si seguono, in ordine cronologico da quando sono stati pubblicati.

    Threads, che ricordiamo è l’app testuale di Meta, ha introdotto diverse funzionalità. Passiamo ad una breve guida su come muoversi su questa nuova piattaforma.

    Threads, primi passi da seguire

    • Creazione dell’Account: Per creare un account su Threads, è necessario utilizzare il proprio profilo Instagram e il numero di telefono. Si accede al sito ufficiale di Threads, si clicca su “Continua con Instagram”, si effettua il login e si autorizza la creazione del profilo​​. Come dicevamo in apertura di questo articolo, è possibile usare Threads senza registrarsi, quindi senza avere la possibilità di creare contenuti.
    • Personalizzazione del Profilo: Si può personalizzare il profilo Threads aggiungendo una breve biografia e un link. È possibile importare la biografia e i link direttamente da Instagram. Inoltre, si può scegliere tra un profilo pubblico, visibile a tutti, o un profilo privato, accessibile solo ai follower approvati​​.
    • Seguire account Instagram su Threads: È possibile seguire gli stessi account di Instagram su Threads. Durante la configurazione, si può scegliere di seguire tutti gli account Instagram esistenti o selezionare specifici profili da seguire​​.
    • Funzionalità dei Post: Ogni post su Threads può contenere fino a 500 caratteri, includendo testo, immagini, link e video fino a 5 minuti. È possibile condividere i post di Threads nelle storie di Instagram. Gli utenti hanno anche strumenti per personalizzare la visualizzazione dei contenuti, come aggiungere parole nascoste per filtrare risposte specifiche o bloccare, non seguire, o segnalare profili. Se si blocca un utente su Instagram, sarà automaticamente bloccato anche su Threads​​. È possibile, come accade su Instagram, nascondere il numero dei “mi piace” dai post.

    Su Threads si possono modificare i post

    • Modifica dei post: è possibile modificare i contenuti, anche senza pagare. Una volta pubblicato il contenuto scatta un countdown alla rovescia della durata di 5 minuti. In quel lasso di tempo è possibile modificare il contenuto.
    • Interfaccia Utente: L’app è suddivisa in cinque sezioni principali:
      • Home: Visualizza i post degli utenti seguiti e suggeriti dalla piattaforma.
      • Scrivi: Permette di scrivere nuovi thread, con la possibilità di aggiungere foto o video.
      • Cerca: Per cercare nuovi utenti in base agli interessi.
      • Profilo: Dedicato al profilo personale e alle impostazioni di privacy.
      • Attività: Mostra la propria attività, inclusi Tutto, Risposte, Verificati e Menzioni​​.
    • Cancellazione Account: tema, questo della cancellazione dell’account, che ha molto diviso gli utenti. Infatti, in prima battuta, la cancellazione dell’account Threads comportava anche la cancellazione dell’account Instagram. Ora, dopo mesi, si è arrivati alla conclusione che l‘account Threads può essere cancellato, senza per questo cancellare anche quello Instagram. Quindi, da questo punto di vista, gli utenti posso stare tranquilli.

    Threads, caratteristiche e novità

    Ecco un breve dettaglio delle sue caratteristiche principali:

    • Integrazione con ActivityPub: questa è una delle novità più significative. L’integrazione con il protocollo ActivityPub permette agli utenti di Threads di condividere i propri post su piattaforme abilitate a ActivityPub, come Mastodon. Questo passo rappresenta un importante avanzamento verso l’integrazione e l’apertura nel fediverso, una rete decentralizzata di servizi di social media​​.
    • Funzionalità Tags: simili agli hashtag di Instagram, i tags in Threads sono utilizzati per facilitare la discussione su argomenti specifici. A differenza di Instagram, però, possono essere utilizzati una sola volta per post, e sono inseriti direttamente nel post o nelle parole in modo simile a un hyperlink. Questo sistema mira a semplificare l’aggiunta di argomenti specifici ai post e a facilitare la connessione con altri utenti interessati agli stessi argomenti​​. Non esiste ancora un elenco di tag emergenti o più usati.
    • Condivisione del contenuto su più Piattaforme: Threads è stata concepita come un’app decentralizzata o federata, che consente agli utenti di postare contenuti visualizzabili da chiunque su altre app social e viceversa​​.

    Threads è integrata a Instagram

    • Integrazione con l’account Instagram: utilizzando lo stesso backend di Instagram (Python Django), gli utenti possono accedere a Threads con il proprio account Instagram, semplificando il processo di configurazione e onboarding​​.
    • Sviluppo su iOS e Android: Le app mobile di Threads sono state sviluppate principalmente con Swift su iOS e Jetpack Compose su Android. Alcune funzionalità come la ricerca per parole chiave e la messaggistica privata sono state inizialmente messe in attesa per aggiornamenti futuri​​.
    • Obiettivo di Interoperabilità: l’obiettivo di Meta con Threads è rendere i contenuti sociali interoperabili come le email. Lavorando sull’integrazione con ActivityPub, Threads permetterà agli utenti di distribuire i loro post su altre app social e di visualizzare contenuti di creator presenti su altre piattaforme​​.
    • Nuove funzionalità e miglioramenti: Threads ha recentemente introdotto diverse nuove funzionalità e aggiornamenti, tra cui un feed per gli utenti seguiti, la possibilità di modificare l’alt-text e la condivisione di un Thread tramite direct message su Instagram. Inoltre, Meta ha iniziato a testare la ricerca per parole chiave, che verrà presto implementata in più lingue e paesi​​.

    Questo è il primo, veloce, resoconto sul primo giorno di Threads in UE e alcuni veloci veloci accorgimenti. Come detto, al momento è forse bene lasciarsi coinvolgere da questa atmosfera rilassata. E sperare che duri ancora per un bel po’.

  • Threads il lancio in UE è previsto il 14 dicembre

    Threads il lancio in UE è previsto il 14 dicembre

    Threads di Meta sarà lanciato in UE il 14 dicembre. Nonostante manchi l’annuncio ufficiale, si può ipotizzare una versione ridotta a causa del DMA.

    A fine novembre avevamo riportato l’indiscrezione, lanciata dal Wall Street Journal. Si trattava del lancio di Threads in UE che sarebbe avvenuto entro il mese di dicembre 2023. E così sarà. Anzi, più precisamente lo sbarco è previsto per giovedì 14 dicembre alle ore 12, a ora di pranzo quindi.

    Non c’è un annuncio ufficiale da parte di Meta, ma i “biglietti” sono disponibili. Già, perché è possibile prenotare il “biglietto” nelle Impostazioni di Instagram. Una trovata per confermare che lo sbarco avverrà per davvero. E poi sul sito Threads.net è attivo il conto alla rovescia. Ormai manca più o meno 1 giorno.

    E così, dopo il lancio avvenuto lo scorso luglio in 100 paesi (Stati Uniti e altri 99 paesi, esclusi, appunto, Unione Europea, Cina, Iran, Russia e altri 63 paesi), Threads si appresta ad approdare anche in UE. Con un carico di oltre 100 milioni di utenti attivi.

    Ma in che versione la potranno usare gli utenti dei 27 paesi che aderiscono alla UE?

    Threads lancio in UE 14 dicembre 2023 franzrusso

    Threads, lancio in Ue in versione ridotta

    E questa è la domanda che tutti si stanno ponendo in queste ore. Come detto, non vi è ancora l’annuncio ufficiale da parte di Meta. E, quindi, non è spiegato come Threads sarà disponibile.

    Come si scriveva in paio di settimane fa, riportando i rumors (poi verificati) del WSJ, Threads dovrebbe essere disponibile in UE in una versione aderente a ciò che richiede il DMA, il Digital Markets Act. Questo potrebbe comportare che Meta offrirà agli utenti dell’UE la possibilità di utilizzare Threads esclusivamente per il consumo senza un profilo che consenta loro di creare i propri post. Significa che gli utenti non dovranno necessariamente creare un profilo per visualizzare i post. Ma potrebbero doverne creare uno per la pubblicazione.

    Siamo nell’ordine delle ipotesi. Molto probabili, ma sempre ipotesi.

    Val la pena di sottolineare che Meta, insieme ad altri giganti tecnologici come Microsoft e Apple, sono stati formalmente designati come “gatekeeper” ai sensi della legge a luglio. Sottoponendoli a nuove regole relative al consenso dell’utente e alla protezione dei dati. Fino ad oggi, non è chiaro se sono state apportate modifiche all’esperienza di Threads nella UE in seguito all’osservazione di queste regole.

    Per chi non fosse particolarmente informato sul significato di “gatekeeper” ecco una breve spiegazione.

    Cosa significa “gatekeeper”

    Il termine “gatekeeper”, nel contesto del Digital Markets Act (DMA) dell’UE, si riferisce a grandi piattaforme tecnologiche che hanno un ruolo dominante nel mercato digitale e che possono controllare l’accesso a determinati mercati o servizi online.

    Queste piattaforme agiscono come “custodi del cancello” (ecco da dove nasce il termine gatekeeper), determinando quali aziende e servizi possono raggiungere i consumatori e come.

    Questo ruolo di gatekeeper può portare a pratiche anticoncorrenziali, come favorire i propri servizi a discapito di quelli dei concorrenti o imporre condizioni ingiuste agli sviluppatori di app e ad altri operatori del mercato.

    La normativa DMA mira a regolamentare queste grandi piattaforme. Stabilendo regole eque per garantire la concorrenza. Al fine di proteggere i consumatori e le piccole imprese dall’abuso di posizione dominante da parte dei gatekeeper.

  • AI Act: l’UE pioniera nella regolamentazione della IA

    AI Act: l’UE pioniera nella regolamentazione della IA

    L’Unione Europea stabilisce un precedente globale con l’AI Act, un accordo rivoluzionario per regolamentare l’intelligenza artificiale. Protezione dei diritti di tutti e promozione dell’innovazione si uniscono in un quadro normativo equilibrato.

    L’intelligenza artificiale (AI) sta rivoluzionando il mondo in cui viviamo, offrendo soluzioni innovative e migliorando l’efficienza in vari settori. Va sottolineato, però, che questa rapida evoluzione pone questioni significative riguardanti la privacy, la sicurezza e l’etica.

    Secondo un rapporto di McKinsey del 2021, il valore economico generato dall’AI è stimato in trilioni di dollari. E con esso arrivano sfide senza precedenti in termini di responsabilità e regolamentazione.

    In questo contesto, l’Unione Europea ha preso un passo decisivo con l’accordo provvisorio sull’AI Act. Un atto normativo che punta a regolamentare l’uso dell’AI, proteggendo i diritti fondamentali e promuovendo l’innovazione. Questa iniziativa posiziona l’Europa come leader globale nella creazione di un quadro normativo per l’AI, che potrebbe servire da modello per altre nazioni.

    L’accordo a livello UE raggiunto ieri é un accordo provvisorio sull’AI Act, che mira a proteggere i diritti fondamentali, la democrazia, lo stato di diritto e la sostenibilità ambientale da AI ad alto rischio, promuovendo l’innovazione e posizionando l’Europa come leader in questo campo.

    AI Act, cosa prevede l’accordo UE

    L’accordo prevede la proibizione di sistemi che:

    • Categorizzano biometricamente in base a caratteristiche sensibili (come convinzioni politiche, religiose, orientamento sessuale, razza).
    • Raccolgono senza un obiettivo preciso immagini facciali da internet o da telecamere CCTV.
    • Riconoscono emozioni in contesti lavorativi ed educativi.
    • Effettuano “social scoring” basato su comportamenti sociali o caratteristiche personali.
    • Manipolano il comportamento umano o sfruttano vulnerabilità.

    L’accordo AI Act interviene sulla Sicurezza con eccezioni per l’Identificazione Biometrica. Quindi: verranno applicate misure di sicurezza e eccezioni strette per l’utilizzo di sistemi di identificazione biometrica in spazi pubblici a fini di legge, soggetti ad autorizzazione giudiziaria previa e per crimini specificamente definiti.

    L’AI Act e obblighi per AI ad Alto Rischio.

    Sono stati concordati obblighi chiari per sistemi AI classificati come ad alto rischio. Inclusa una valutazione obbligatoria dell’impatto sui diritti fondamentali.

    Questi i requisiti per AI di Uso Generale (GPAI).

    I sistemi GPAI dovranno aderire a requisiti di trasparenza, come documentazione tecnica e rispetto della legge sul copyright dell’UE. I modelli GPAI ad alto impatto dovranno effettuare valutazioni del modello, testare i rischi sistematici, assicurare la cybersicurezza e riferire sulla loro efficienza energetica.

    L’AI Act e supporto alle Piccole e Medie Imprese (PMI)

    L’accordo promuove “sandbox regolatori” e test reali, istituiti dalle autorità nazionali, per sviluppare e addestrare soluzioni AI innovative prima di immetterle sul mercato.

    AI Act dell’UE, le sanzioni

    E poi c’è l’aspetto delle Sanzioni per la Non Conformità.

    Le violazioni possono portare a multe che vanno da 35 milioni di euro o il 7% del fatturato globale a 7,5 milioni o l’1,5% del fatturato. Dipende dall’infrazione e dalla dimensione dell’azienda.

    AI Act e prossimi passi

    Il testo concordato dovrà essere formalmente adottato dal Parlamento e dal Consiglio per diventare legge dell’UE. I comitati del Mercato Interno e delle Libertà Civili del Parlamento voteranno sull’accordo in una prossima riunione. In ogni caso, si prevede una entrata in vigore dell’accordo come legge UE non prima di due anni.

    Come già accaduto rispetto ad altri provvedimenti, AI Act dell’UE potrebbe diventare un modello per altri governi. Offrendo così un’alternativa all’approccio, sin qui, tenuto da altri stati.

    L’AI Act dell’UE, come già ricordato all’inizio, rappresenta un importante traguardo nella storia della regolamentazione tecnologica. Con questo accordo, l’UE non solo dimostra il suo impegno a proteggere i propri cittadini e le loro libertà, ma stabilisce anche un precedente a livello mondiale per il trattamento etico e responsabile dell’AI.

    Impatto e Futuro dell’AI Act

    Questo sforzo di regolamentazione prova ad offrire un equilibrio tra la promozione dell’innovazione e la salvaguardia della sicurezza e dei diritti di tutti. Questa legislazione, al momento unica nel suo genere, potrebbe servire da faro per altri paesi nel loro cammino verso una regolamentazione equilibrata e orientata al futuro dell’intelligenza artificiale, assicurando che il suo sviluppo vada di pari passo con i principi etici e di sostenibilità.

    Come sempre, un compromesso lascia tanti contenti e molti scontenti. Vedremo nel suo percorso, tra Commissione e Parlamento, come AI Act manterrà la sua struttura integra o se verranno apportati cambiamenti.

  • IA, la sfida delle aziende è sull’energia e sui dati

    IA, la sfida delle aziende è sull’energia e sui dati

    Un report di Pure Storage evidenzia le sfide nell’adozione dell’IA nelle aziende. Sottolinea l’importanza di infrastrutture IT sostenibili e l’impatto sui consumi energetici.

    L’avvento dell’intelligenza artificiale (IA) ha aperto nuove frontiere nel mondo tecnologico, ma non senza sfide. Un recente report di Pure Storage, intitolato “Drivers of Change: Meeting the Energy and Data Challenges of AI Adoption“, mette in evidenza le difficoltà che le aziende stanno incontrando nell’adottare l’AI, in particolare per quanto riguarda la gestione dei consumi energetici e dei dati. 

    Le aziende, sempre più spinte verso l’innovazione digitale, stanno scoprendo che l’adozione dell’IA non è priva di ostacoli. L’infrastruttura IT esistente, spesso inadeguata, richiede significativi aggiornamenti per supportare le esigenze di calcolo e di storage richieste dall’IA. 

    IA e aziende, le sfide sono su energia e Dati 

    Il report di Pure Storage, elaborato con la collaborazione di Wakefield Research, sottolinea che l’88% delle aziende che hanno adottato l’AI ha visto aumentare notevolmente la necessità di potenza di calcolo, con quasi la metà (47%) di esse che ha dovuto almeno raddoppiare la potenza di calcolo da quando ha introdotto l’IA. Ad ogni modo, il 73% delle aziende non era completamente preparato per i livelli di consumo energetico richiesti dall’AI.

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    IA e impatto sugli obiettivi ESG 

    Uno degli aspetti più critici rilevati è l’impatto che l’aggiornamento dell’infrastruttura IT per l’AI ha sugli obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG) delle aziende. L’89% degli intervistati ha incontrato difficoltà nel raggiungere gli obiettivi ESG a causa di questi aggiornamenti. Ciò mette in luce la necessità di un bilanciamento tra innovazione tecnologica e sostenibilità. 

    Infrastruttura IT e IA 

    L’adozione dell’IA richiede aggiornamenti infrastrutturali significativi. Il 96% degli intervistati ha già aggiornato o si prepara ad aggiornare l’infrastruttura IT, con il 29% che prevede una revisione completa dell’ambiente IT. Questi dati evidenziano l’importanza di un’infrastruttura IT adeguata per il successo nell’implementazione dell’IA. 

    Il Futuro dell’IA nelle Aziende 

    Le aziende stanno riconoscendo la necessità di infrastrutture più efficienti e smart. L’IA offre opportunità immense ma richiede che le infrastrutture IT siano all’altezza della sfida. Il 60% delle aziende che hanno già adottato l’AI sta investendo in hardware più efficiente dal punto di vista dei consumi per allinearsi agli obiettivi ESG. Questo riflette una crescente consapevolezza che l’efficienza energetica e la gestione dei dati sono cruciali per un’implementazione sostenibile dell’AI. 

    IA, aziende ed emissioni

    Quasi tutti i buyer IT, secondo il report, si trovano sotto pressione per ridurre la propria impronta di emissioni. Questa sfida si intensifica con la necessità di aggiornare le infrastrutture IT per supportare l’IA. La maggior parte riconosce che rispettare gli obiettivi IT è impossibile senza adeguare l’infrastruttura all’IA. 

    La crescita dell’IA in tutti i settori 

    L’AI sta trovando applicazioni in tutti i settori, ma le aziende spesso non possiedono l’infrastruttura necessaria per gestire le richieste di energia e dati ad alte prestazioni. Questa limitazione rappresenta una sfida significativa per coloro che desiderano implementare l’AI con successo in iniziative aziendali critiche. 

    IA e aziende, l’importanza dell’infrastruttura smart 

    L’esigenza di un’infrastruttura più smart è urgente. I sistemi legacy spesso non possono supportare le pipeline di dati AI necessarie per sfruttare al meglio il machine learning. La diffusione continua dell’AI richiede infrastrutture IT efficienti e affidabili per garantire un efficace deployment di questa tecnologia. 

    Il punto di vista di Pure Storage 

    Rob Lee, Chief Technology Officer di Pure Storage, sottolinea l’importanza di pianificare il cambiamento e garantire la flessibilità per adottare l’AI. “Con la crescita esponenziale dei requisiti di dati e di energia nell’era della AI, investire in un’infrastruttura dati AI-ready è essenziale per un deployment efficiente e per massimizzare il valore dei progetti IA“, afferma Lee. 

    Oltre la IA: un approccio olistico 

    La sfida di adottare l’IA non si limita alla sola tecnologia. Richiede un approccio olistico che consideri l’interazione tra le infrastrutture IT, le esigenze energetiche e gli obiettivi aziendali più ampi. Le aziende devono quindi considerare attentamente l’impatto ambientale delle loro scelte tecnologiche, soprattutto quando si tratta di innovazioni come l’IA, che possono avere un impatto significativo sui consumi energetici. 

    Un futuro AI-Ready 

    Il report evidenzia una tendenza chiara: l’era dell’IA è qui e sta crescendo rapidamente. Per rimanere competitivi e responsabili, le aziende devono non solo abbracciare l’IA, ma anche essere pronte ad affrontare e superare le sfide che essa comporta. Ciò implica investire in infrastrutture IT aggiornate, efficienti e sostenibili che possano supportare efficacemente le esigenze dell’AI. 

    Implicazioni per i leader IT 

    Per i leader IT, questo report fornisce un campanello d’allarme. Non basta semplicemente adottare l’AI; è essenziale comprendere e prepararsi per le sue implicazioni a tutto tondo. Da una parte, ci sono le promesse di efficienza e innovazione, ma dall’altra, ci sono importanti considerazioni infrastrutturali e ambientali che non possono essere ignorate. 

    Il report di Pure Storage offre una panoramica essenziale per i responsabili IT, evidenziando le conseguenze di una mancata pianificazione nell’implementazione dell’IA, così come i vantaggi di una preparazione adeguata.  

    In conclusione, l’adozione dell’AI sta trasformando rapidamente il panorama aziendale. Le imprese devono navigare in questo nuovo mondo con una strategia chiara e una visione olistica che tenga conto dell’impatto energetico, dei requisiti infrastrutturali e degli obiettivi di sostenibilità. Solo così potranno sfruttare appieno i benefici dell’AI, garantendo al contempo un futuro sostenibile e responsabile. 

  • Meta prevede il lancio di Threads in UE a dicembre

    Meta prevede il lancio di Threads in UE a dicembre

    Meta si prepara a lanciare Threads in UE a dicembre, secondo quanto riporta il Wall Street Journal. Threads è quindi alla prova delle regole e del mercato UE, per nulla facile. Sarà anche il modo per capire se davvero Meta ha le idee chiare.

    Avevamo scritto, appena 20 giorni fa, che il lancio di Thread di UE si sta avvicinando. E così sembra per davvero.

    Di Threads, sin dall’inizio, abbiamo detto tante cose. Dal lancio, avvenuto lo scorso luglio col blotto, la piattaforma di Meta ha introdotto diverse novità, tra cui anche gli hashtag. Ma abbiamo sempre sottolineato che per una migliore riuscita della piattaforma, soprattutto dopo l’avvio altalenante, e poi decadente, sarebbe servito estendere l’app in UE.

    Ora, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, sembra che Meta abbia in programma di lanciare Thread in UE nel mese di dicembre. A conferma del fatto che, come abbiamo riportato, il lancio sarebbe avvenuto entro la fine dell’anno.

    Threads pronto per l’UE

    Come sappiamo, Meta sin dal lancio ha preferito fa slittare lo sbarco in UE per il fatto che le regole comunitarie sono molto rigide. L’app che si poggia a Instagram richiede la condivisione di una serie di dati sensibili. Per questo motivo Meta aveva deciso di non lanciare subito l’app in UE.

    Infatti, il DSA dell’UE stabilisce una serie di nuovi requisiti per le grandi piattaforme tecnologiche. Riguardo termini di segnalazione, controllo dei dati degli utenti, normative sulla privacy, e altro ancora. Senza dimenticare il DMA.

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    Per essere in regola con i regolamenti dell’UE, Meta offrirà agli utenti dell’UE la possibilità di utilizzare Threads esclusivamente per il consumo senza un profilo che consenta loro di creare i propri post. Questo significa che gli utenti non dovranno necessariamente creare un profilo per visualizzare i post. Ma potrebbero doverne creare uno per la pubblicazione.

    Threads alla prova del mercato UE, reggerà?

    Tra le tante novità lanciate in questi mesi, nelle scorse settimane Meta ha dato la possibilità di cancellare il proprio account su Thread senza per forza cancellare anche quello Instagram. Su cui inizialmente era poggiato.

    Questa parrebbe, dunque, la soluzione trovata per poter portare Threads in UE. Anche se sarebbe interessante vedere come Meta intende realizzare un feed algoritmico per un utente senza alcun profilo. Inoltre, non è chiaro se saranno in grado di seguire altri profili.

    Vedremo come andrà.

    Restiamo dunque in attesa, anche se al momento si può fare una veloce considerazione. Lo sbarco in UE porterebbe sicuramente nuovi utenti, a fronte degli appena 100 milioni di oggi. Permetterebbe a Threads di attrarre qualcosa come 40 milioni di nuovi utenti. E sicuramente si troverebbe ad affrontare un banco di prova non da poco.

    Sarebbe l’occasione per capire se davvero Threads può sostituire Twitter, nel momento in cui X di Elon Musk deve far fronte ai continui sbalzi di umore del miliardario. E nel momento in cui le grandi aziende fuggono da X per portare gli investimenti pubblicitari altrove.

    Il problema però è che cosa vuole fare Meta di Threads . Questa è la vera domanda. E alla vigilia dello sbarco in un mercato così complesso e difficile, come quello UE, è doveroso avere le idee chiare.

    Il rischio è quello di perdere una grande occasione. E, purtroppo, non è un rischio ipotetico.

     

  • Come affrontano la IA le aziende e gli utenti italiani

    Come affrontano la IA le aziende e gli utenti italiani

     

    Una ricerca di Deloitte esplora il crescente fenomeno dell’Intelligenza Artificiale in Italia. I dati raccolti ci offrono uno sguardo su come utenti e aziende vedono questa tecnologia rivoluzionaria.

    Il tema dell’intelligenza artificiale si sta estendendo sempre di più in qualsiasi ambito. Sia personale che professionale. E parliamo soprattutto di IA generativa, dopo il boom di ChatGPT, esattamente un anno fa.

    Ed è proprio a distanza di un anno dalla IA di OpenAI che vale la pena dare un’occhiata alla ricerca di Deloitte sull’Intelligenza Artificiale in Italia. Ricerca che getta luce su un panorama in costante mutamento anche nel nostro paese. La gestione e l’implementazione dell’AI stanno diventando sempre più cruciali per le imprese e la società.

    Panorama sulla IA in Italia nel 2023

    Ma cosa ne pensano gli italiani?

    Le opinioni si dividono tra curiosità e timore. Gli italiani sperano che l’IA trovi applicazione soprattutto in campo medico (38%) e nella semplificazione burocratica (31%). C’è anche chi non esclude di “fare amicizia” con un’intelligenza artificiale (41%), mentre molti lo troverebbero “inquietante” (28%).

    Secondo il report, ben il 59% delle imprese italiane ha già sperimentato con l’IA. Il 40% prevede di aumentare gli investimenti nei prossimi tre anni. Questa crescita è spinta dall’esigenza di ottimizzare i processi, analizzare dati e gestire i rischi.

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    Il 35% delle aziende è pronto per l’implementazione dell’AI, mentre il 53% guarda al medio termine. Si punta alla riduzione dei costi di questa tecnologia, che attualmente rappresenta un ostacolo per la maggior parte delle imprese italiane (66%).

    L’IA e le aziende italiane

    Tra le soluzioni più comuni vi sono quelle per l’automazione, l’ottimizzazione e la gestione di processi (38%), l’analisi dei dati (16%), l’analisi e la gestione dei rischi (15%). Meno frequenti l’uso di chatbot (13%), l’impiego per la formazione dei dipendenti (8%) e le applicazioni per la produzione di testo e/o immagini, usate solo dal 3% delle aziende nonostante il grande clamore mediatico di cui sono state protagoniste negli ultimi mesi.

    Solo nel 41% dei casi le aziende non hanno mai fatto alcun utilizzo di applicazioni IA.

    Il fenomeno della Intelligenza Artificiale va guidato e gestito nel migliore dei modi, affinché si creino le opportunità e si riducano i rischi. E per fare questo c’è bisogno di competenze.

    La ricerca evidenzia quelle che sono le barriere che ostacolano l’implementazione aziendale di tecnologie AI. E sono: la mancanza di conoscenze e competenze tecniche (40%); l’incompatibilità tecnologica con i sistemi attuali (37%); la carenza di adeguate risorse finanziarie (31%), che nel caso delle aziende del Sud arriva al 47%.

    Aziende e IA, non senza difficoltà

    Altri ostacoli che vengono segnalati dalle aziende sono la difficoltà nella raccolta e gestione dei dati (27%); il grado di maturità del mercato/settore di riferimento (17%).

    E poi, il 71% delle aziende ritiene che l’orizzonte temporale per la diffusione dell’IA sia di lungo periodo. Il 66% fa notare come nel breve periodo la maggior parte delle tecnologie e innovazioni IA abbia un costo proibitivo. Come si ricordava all’inizio.

    7 aziende su 10 concordano sul fatto che la collaborazione fra pubblico e privato sarà imprescindibile per delineare un quadro normativo equo ed efficace sull’AI.

    Il 68% conviene che per garantire uno sviluppo etico e responsabile sarà fondamentale regolamentare la tecnologia AI fin dalle prime fasi della progettazione.

    Come poter garantire uno sviluppo etico dell’AI? Il 59% sottolinea l’importanza delle competenze delle persone all’interno delle imprese. Un 33% indica come prioritaria la formazione di ricercatori e sviluppatori di algoritmi AI su problematiche etiche. Il 31%, invece, pone l’accento sull’importanza di una maggiore trasparenza sui meccanismi di funzionamento dell’AI.

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    AI e Sostenibilità Ambientale

    Le aziende vedono nell’IA un potenziale enorme per la sostenibilità ambientale. In particolare, per l’efficienza energetica (70%); la riduzione dell’inquinamento (57%) e l’economia circolare. L’impiego dell’AI, invece, secondo il 20% potrebbe servire allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. L’8% ne sottolinea il potenziale nella protezione della biodiversità.

    Cosa pensano gli italiani della IA

    Circa un quarto dei cittadini italiani ha già sperimentato applicazioni per la generazione di testi come ChatGPT e Bard. La traduzione simultanea, gli assistenti vocali e le previsioni del traffico in tempo reale emergono come le applicazioni di AI più utilizzate nella vita quotidiana.

    Molto utili anche le previsioni del traffico in tempo reale, che sono adottate dal 37% e continueranno a essere usate da un cittadino su tre.

    Come dicevamo, il 25% ha provato applicazioni per la generazione di testo, come ChatGPT e Bard, e il 15% continuerà a usarle. Tra le applicazioni ancora di “nicchia” la guida autonoma di veicoli (il 13% l’ha provata, il 4% continuerà), la creazione di contenuti artistici e multimediali (l’11% ha provato, il 5% continuerà) e quelle per i servizi finanziari (provati dal 10%, continueranno a essere usati dal 5%).

    Sorprendentemente, il 41% degli intervistati è aperto all’idea di fare amicizia con un’intelligenza artificiale (il 22% “possibilista se avesse connotati umani”; il 19% risponde di sì con entusiasmo); mentre il 28% lo trova “impossibile” e “inquietante”.

    Gli altri settori che gli italiani ritengono prioritari per lo sviluppo della IA siano in ambito medico (38%). E tra chi scommette sull’IA per il settore salute, il 57% immagina di utilizzarla per monitoraggio dello stato di salute e rilevamento di segnali di attenzione; il 52% pensa che sarà utile alla ricerca farmaceutica-sanitaria; il 47% ipotizza un miglior accesso a servizi di prevenzione o assistenza sanitaria personalizzata; mentre il 41% spera in un supporto alla diagnosi attraverso l’analisi di dati.

    Significativa anche l’indicazione sul settore dei servizi pubblici e l’interazione con la PA (31%), che grazie all’AI potrebbe essere migliorata tramite l’automazione e semplificazione burocratica. Segue l’indicazione di un possibile utilizzo applicato a “telecomunicazioni, media e intrattenimento” (30%).

    “Quanto conosci l’IA?”

    Ma gli italiani quanto ne sanno di IA? Allora, dalla ricerca emerge che gli italiani si suddividono in quattro categorie: i “grandi conoscitori” (17%) sono coloro che affermano di conoscere bene le applicazioni e i prodotti AI, nonché la tecnologia sottostante; il 19% si definirebbe come “grande utilizzatore”, cioè utilizza frequentemente prodotti e servizi AI nella vita quotidiana ed è interessato all’utilizzo di futuri sviluppi nel settore; i “non utilizzatori” sono il 22% e dichiarano uno scarso uso e interesse verso l’AI; il 42%, invece, esprime timore o preoccupazione per i futuri rischi che questa tecnologia pone.

  • Data Economy: la Data Governance come fattore di business

    Data Economy: la Data Governance come fattore di business

    Ecco un’analisi dettagliata sul valore della Data Governance. Dalla gestione dei dati come leva di business, all’importanza dei ruoli chiave e strumenti innovativi per il futuro del settore.

    La gestione dei dati è diventata un elemento chiave nel panorama attuale della data economy. Come illustrato da Giovanna Fazio, Project Manager di Information Management presso Kirey Group, la corretta gestione dei dati trascende la semplice conformità normativa. Diventa così un fattore cruciale per differenziare le strategie di business.

    Un mare di Dati: opportunità e sfide

    Con un previsto volume globale di 175 zetabyte entro il 2025, mentre il valore della data economy nell’Unione Europea ha raggiunto i 73 miliardi, il trattamento e l’utilizzo dei dati stanno diventando sempre più complessi e fondamentali. Il Data Governance Act dell’Unione Europea rappresenta un passo avanti per aumentare la fiducia e facilitare la condivisione e il riutilizzo dei dati. Questo contesto normativo stimola le aziende ad adottare una Data Governance efficace, per sfruttare al meglio questa risorsa preziosa.

    I Pilastri della Data Governance

    Giovanna Fazio sottolinea l’importanza di quattro fasi chiave nella Data Governance: pianificazione, definizione dei metadati, manutenzione e monitoraggio. Queste fasi sono essenziali per garantire che i dati siano qualitativamente rilevanti e sempre disponibili. In questo ecosistema, ruoli come Data User, Data Owner, System Owner e il Chief Data Officer assumono un’importanza cruciale nel garantire un processo di governance efficace.

    Data governance franzrusso

     

    Oltre la conformità: Data Governance come leva di Business

    L’adozione di una Data Governance non deve essere vista solo come un obbligo normativo. È anche come un’opportunità per stimolare la crescita e innovare.

    Uno studio di Precisely e la Drexel University’s LeBow Center for Business Analytics evidenzia come la maggior parte degli intervistati consideri il miglioramento della qualità e dell’integrità dei dati l’obiettivo principale dei loro programmi di governance.

    La Data Governance è fondamentale per ottimizzare l’efficienza operativa, promuovere nuovi modelli di business, mitigare i rischi e ridurre i costi.

    Giovanna Fazio pm Kirey Group
    Giovanna Fazio –
    Project manager, Kirey Group

    Strumenti innovativi per una Data Governance avanzata

    Per soddisfare le esigenze di una Data Governance efficiente, è necessario adottare soluzioni software flessibili e adattabili. Questi strumenti devono supportare funzionalità come la Data Quality, la gestione dei processi di Remediation e l’integrazione con altri servizi, coprendo così efficacemente i processi di Data Governance e Data Quality.

    Verso un futuro consapevole

    La Data Governance non è solo una questione tecnica, ma anche di consapevolezza da parte della leadership aziendale. Molti programmi siano ancora in una fase iniziale di maturità. Ma esiste un ampio margine di miglioramento che deve coinvolgere sia l’organizzazione sia la consapevolezza aziendale.

    Conclusione: il Leader Virtuoso

    Il futuro della Data Governance dipenderà dai leader. Dovranno rinnovarsi e integrare soluzioni innovative, non limitandosi a seguire le tendenze del mercato, ma anticipandole.

    La Data Governance, elemento chiave nella data economy, può diventare strategica. Guidando le aziende verso nuovi successi fatti di innovazione.