Autore: Franz Russo

  • Il traffico da Twitter/X è in continuo calo per gli editori

    Il traffico da Twitter/X è in continuo calo per gli editori

    Il nuovo Twitter/X di Elon Musk sta cambiando in maniera radicale la piattaforma con evidenti conseguenze per l’esperienza utente. E gli editori non ne sono immuni visto che il traffico in entrata dalla piattaforma vero i loro siti è in continuo calo.

    Il traffico verso gli editori che arriva da Twitter/X, oggi la piattaforma appunto X acquisita da Elon Musk, è in continuo calo. Un dato che viene rilevato in maggiore evidenza proprio in questo ultimo e, evidentemente, ha molto a che fare con il nuovo algoritmo che gestisce i contenuti sulla piattaforma.

    A rilevare questo calo è stata Automattic, l’azienda fondata da Matt Mullenweg e proprietaria, tra le altre, della piattaforma di blogging WordPress. L’azienda ha analizzato un insieme di 25 editori, tra grandi e piccoli, rilevando che il traffico proveniente da Twitter/X è diminuito, in media, del 24% dalla prima metà del 2022 alla prima metà del 2023.

    Ricorderete, qualche giorno fa, quando il Washington Post con un suo report scoprì quello che stava accadendo ormai da giorni, ossia che il traffico verso siti come il New York Times, su tutti, e di altre testate giornalistiche poco simpatiche a Musk, veniva rallentato di 5 secondi. Si tratta di un lasso di tempo enorme che può provocare danni economici rilevanti per il mancato traffico.

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    E, nonostante quanto successo, il New York Times, pur non avendo ricevuto alcuna informazione ufficiale da parte della società di Musk che è oggi proprietaria della piattaforma, X Corp., non ha nessuna intenzione di lasciare la piattaforma.

    Ma torniamo ai dati rilevati dall’indagine di Automattic.

    Il 75% degli editori presi in esame dall’indagine ha registrato un calo del traffico proveniente da X. L’intervallo della diminuzione di traffico per gli editori andava dall’1% fino al 60%.

    Un’analisi di Similarweb rileva che il traffico organico globale da Twitter/X è diminuito in maniera rilevante per 10 grandi editori, da mese di luglio 2022 al luglio 2023:

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    • BBC in calo del 20%
    • BuzzFeed in calo del 70%
    • CNN in calo del 41%
    • Fox News in calo del 39%
    • Il Guardian in calo del 29%
    • NBC News in calo del 38%
    • New York Times in calo del 35%
    • Reuters in calo del 67%
    • Wall Street Journal in calo del 42%
    • Washington Post in calo del 48%

    Ecco, questi sono numeri che spiegano che il problema tra la piattaforma e gli editori esiste.

    Ma, come qualcuno ha fatto notare, non si tratta solo di un fenomeno nato con la gestione di Elon Musk, che certamente ha contribuito ad acuire. Il fenomeno si è presentato già nel 2018.


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    Chartbeat, società molto attenta ad analisi dedicate agli editori, aveva rilevato che il traffico referral da Twitter, che rappresentava l’1,9% del traffico complessivo verso i 1.350 siti di editori analizzati nell’aprile 2018, era sceso all’1,2% nell’aprile di quest’anno. Un dato che comunque rileva una flessione verso il basso che, con la gestione di Elon Musk della piattaforma si è acuita.

    È quindi del tutto evidente che le continue modifiche alla piattaforma, volute da Musk, come quella di eliminare i titoli dai link condivisi nei tweet, rischiano di cambiare in maniera significativa l’esperienza degli utenti che sono sempre più portati, dall’algoritmo, a mantenere l’interazione dentro la piattaforma.

    Così come è evidente, alla luce di questi dati, che gli editori devono rivedere con attenzione le proprie strategie di diffusione dei contenuti. Valutare con attenzione Twitter/X certamente, anche solo per il fatto di non perdere quando realizzato in questi anni e per considerare il fatto che, comunque, secondo gli ultimi dati pubblici della fine del 2022, sulla piattaforma ci sono ancora 280 milioni di utenti giornalieri. E secondo Musk sarebbero addirittura 541,5 milioni di utenti.

    E gli editori devono prestare anche molta attenzione verso le altre piattaforme, specie in un momento di continuo cambiamento. Bisogna valutare bene questa fase per garantire da un lato la propria presenza online e la propria reputazione e, dall’altro, fare in modo che nuove strategie possa rendere stabile il traffico in entrata.

    Per gli editori è un momento non facile, senza dubbio, ma è anche un momento per cambiare e affrontare le sfide/opportunità che si presenteranno.

  • LinkedIn, la piattaforma social media più equilibrata nel 2023

    LinkedIn, la piattaforma social media più equilibrata nel 2023

    All’interno di un panorama social media in continuo cambiamento c’è una piattaforma che, nonostante tutto, riesce a mantenere equilibrio, a crescere e ad essere attraente: è LinkedIn.

    Fino a qualche anno fa, diciamo in maniera più netta, fino alla pandemia, eravamo abituati a considerare il panorama dei social media costituito da piattaforma che, più o meno – al netto del famigerato copia-incolla di alcune funzionalità – era costituito da piattaforme con caratteristiche ben definite.

    Abbiamo sempre considerato Twitter la piattaforma per eccellenza dove tenersi informati, e informare; abbiamo sempre considerato Instagram la piattaforma del visual, delle immagini e dei video, associandola spesso al crescente fenomeno dell’influencer marketing; abbiamo sempre considerato Facebook una piattaforma generalista, nata con l’idea di mettere in contatto ex-amici, poi diventata una piattaforma globale. E poi c’era LinkedIn e c’è ancora oggi, con i suoi 20 anni compiuti da poco.

    LinkedIn fino a poco tempo fa, era considerata il luogo dedito ai professionisti per eccellenza, il luogo dove spesso il contenuto erano le esperienze professionali degli utenti, spesso percepito come un mondo lontano dalle dinamiche mutevoli degli altri social media.

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    Infatti, mentre le altre piattaforme sperimentavano cambiamenti nei loro algoritmi o addirittura venivano ridimensionate, LinkedIn stava subendo una trasformazione. E c’è un momento in cui questa trasformazione avviene ed è nel 2026, con l’acquisizione della piattaforma da parte di Microsoft per 26,2 miliardi di dollari nel 2016. Da quel momento in poi LinkedIn ha cambiato volto ed è diventata la vera piattaforma social business media del panorama.

    Chi scrive non è mai stato tanto affascinato, in passato dalla piattaforma. Sono stato sempre dell’idea, forse un po’ passata oggi, che ognuno dovesse usare la piattaforma che più rispecchiasse le proprie di caratteristiche. Questo per meglio sviluppare il proprio spazio digitale e per comunicare al meglio. Non lo nascondo, il mio spazio digitale, negli anni, partendo da questo blog, che è la mia casa, ha potuto esprimersi al meglio grazie anche a Twitter, in tutti i sensi. E LinkedIn rimaneva sempre un po’ ai margini tra le piattaforme che usavo per comunicare al meglio.

    Ma oggi, all’interno di questo panorama dei social media che subisce, quasi quotidianamente trasformazioni importanti, va dato atto a LinkedIn (e a Microsoft) di aver saputo intraprendere una strada stabile, di aver saputo mantenere l’equilibrio, senza lasciarsi trascinare troppo dalle mode.

    Certo, Microsoft ha agito in modo intelligente –  a differenza di altri – valorizzando la piattaforma, secondo i propri piani di sviluppo, e facendola diventare, a tutto tondo, una piattaforma social media, senza snaturarla. E questo si vede nei dati di crescita della piattaforma.

    Microsoft ha affermato che gli utenti LinkedIn, nella primavera di quest’anno, hanno condiviso il 41% in più di contenuti rispetto allo stesso periodo nel 2021. Si tratta di una crescita sorprendente per una piattaforma, come dicevamo prima, con vent’anni di storia, ed è un segnale di quanto il panorama dei social media si trovi in un grande momento di turbolenza.

    E così, all’interno di un panorama social media che cambia, gli utenti per potersi costruire il proprio spazio ed emergere si trovano di fronte a Twitter, che oggi si chiama X, che vive una fase, controversa, di grande transizione ma che fa leva su X Premium, la versione a pagamento; si trovano di fronte Facebook e Instagram che, per rincorrere TikTok sono cambiate moltissimo, rischiando di snaturarsi; si trovano di fronte a TikTok, la vera piattaforma che tutti temono, che poggia tutto sui video e che ha caratteristiche ben definite.

    Insomma, coloro che desiderassero autopromuoversi in stile classico sui social media, quasi non resta che LinkedIn, come ultima spiaggia. E questo accade anche considerando il fatto che molti di quelli che hanno abbandonato Twitter, sperando di trovare di meglio su Mastodon o su Bluesky, restano delusi per lo più, guardano LinkedIn sotto altri punti di vista, iniziando a rivalutarlo.

    Per chiarezza, il tema del lavoro, della professionalità su LinkedIn resta centrale. Ma, per il fatto che è diventata una piattaforma social media, implementando le caratteristiche di base come testo-video-immagini, riesce pian piano a soddisfare le esigenze di chi vuole una piattaforma per costruire il proprio spazio.

    Negli ultimi anni, LinkedIn ha introdotto strumenti per newsletter, podcasting, video e audio, rendendoli disponibili a tutti gli utenti, non solo agli influencer. A differenza di Instagram e Facebook, che cambiano spesso i loro algoritmi con l’introduzione di nuovi prodotti, LinkedIn, da questo punto di vista, mantiene una certa continuità.

    E poi, mentre Meta e Twitter/X si allontanano dal mondo delle notizie e riducono i collegamenti agli articoli, LinkedIn sta rafforzando i suoi sforzi nella cura dei contenuti e collabora con creatori ed editori. L’azienda sostiene che agli utenti piaccia vedere contenuti “basati sulla conoscenza”, registrando un notevole calo nell’anno precedente nel numero di utenti che desiderano visualizzare post diversi.


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    LinkedIn sta diventando molto più di una piattaforma per la ricerca di lavoro; è diventato il luogo dove la professionalità si fonde con la condivisione personale, permettendo di costruire un’identità digitale autentica e coerente. La sua crescita straordinaria e la sua stabilità stanno attirando sempre più utenti in cerca di un ambiente in cui possono esprimersi e sviluppare la propria presenza online in modo professionale e significativo.

    Va aggiunto poi che la condivisione personale su altre piattaforme è in calo un po’ ovunque. La paura di Meta nei confronti di TikTok ha finito per modificare non solo il tipo di contenuto che promuove, ma anche le priorità del suo feed principale: ora contano di più gli interessi, non gli amici, come accadeva un tempo. La condivisione personale si è spostata verso spazi più effimeri o quasi privati, come appunto le “Storie” o i messaggi diretti.

    Twitter/X, nel frattempo, è diventato imprevedibile, con regole che cambiano ogni giorno, spesso a seconda del capriccio del suo nuovo proprietario Elon Musk.

    Il modello di business di LinkedIn, basato sulla vendita di abbonamenti a venditori e reclutatori, conferisce alla piattaforma una buona stabilità. In questo modo, non è dipendente dalla pubblicità, come invece lo sono molte altre piattaforme, e lo rende meno sensibile alle fluttuazioni dell’attenzione degli utenti.


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    Inoltre, su LinkedIn, esiste un dato che non è di poco conto. La maggior parte delle persone preferisce certamente la noia aziendale alla diffusione di odio, razzismo e molestie, un problema che sta aumentando a dismisura su altre piattaforme. Su LinkedIn, le persone tendono a esprimere le loro opinioni con maggiore attenzione, sapendo che anche il datore di lavoro, o il reclutatore – a seconda dei casi – potrebbe leggerle.

    E quindi, LinkedIn sta vivendo una sorta di rinascita, sta diventando un luogo dove la professionalità si sposa con la condivisione personale. È un ambiente che attrae sempre più utenti in cerca di stabilità, crescita professionale e l’opportunità di costruire un presenza digitale autentica. La sua evoluzione sta ridefinendo il modo in cui le persone concepiscono e utilizzano i social media, rendendolo una piattaforma ormai unica nel suo genere nel panorama dei social media.

    LinkedIn si sta affermando come una sorta di rifugio in termini di stabilità e professionalità online. La sua forte connessione con il mondo del lavoro lo rende una scelta affidabile per coloro che cercano di condividere contenuti in modo costruttivo e di costruire la propria reputazione in un ambiente online in continua evoluzione. Con una crescente attenzione ai contenuti informativi e alla collaborazione con creatori di contenuti.

    LinkedIn sembra quasi indicare la strada giusta per mantenere il suo status di piattaforma social media sempre più rilevante nel futuro.

    I numeri di LinkedIn nel 2023

    Alcuni numeri su LinkedIn oggi.

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    Gli utenti a livello globale sono oltre 930 milioni; in Italia sono 18 milioni e il nostro paese è il terzo in Europa per numeri di utenti, dietro Uk (36 milioni di utenti) e Francia (27 milioni di utenti).

    Dato interessante è che oggi il 16,4% delle persone superiore ai 18 anni in tutto il mondo ha un account LinkedIn.

    Solo negli Usa gli utenti registrati solo oltre 200 milioni; in India oltre 100 milioni.

    E, infine, il 43,2% degli utenti globali di LinkedIn sono donne; il 56,8% degli utenti globali di LinkedIn sono uomini.

  • Twitter/X cambia ancora, via i titoli dalle anteprime con link

    Twitter/X cambia ancora, via i titoli dalle anteprime con link

    Musk procede nella sua opera di smantellamento di Twitter che oggi si chiama X. Adesso vuole eliminare i titoli dalle anteprime dei contenuti con link, sperando che i giornalisti arrivino a pubblicare articoli direttamente sulla piattaforma. Gli stessi giornalisti che critica ogni giorno.

    Musk continua la sua opera di smantellamento di Twitter, che oggi si chiama X. E dopo una settimana in cui si è parlato di rimuovere la funzionalità del blocco, che potrà essere sostituita da una sorta di silenziamento potenziato, il vero cruccio di Musk è il mondo del giornalismo.

    Qualche giorno fa ha fatto molto discutere il ritardo di 5 secondi imposto (a questo punto) all’apertura del link da notizie condivise sulla piattaforma da testate poco simpatiche al capo della Tesla. Un ritardo che ha riguardato testate giornalistiche criticate da Musk proprio su Twitter/X. Tra tutte il New York Times. E ha fatto discutere anche la temporanea scomparsa dei link, e delle immagini, da contenuti condivisi tra il 2011 e il 2014. Tutto risolto poi come un bug che aveva generato la temporanea cancellazione.

    E poi, tra le testate criticate, nelle ultime ore Elon Musk ha aggiunto anche Mashable, rea di essere critica verso la gestione odierna della piattaforma, generando critiche da parte dei suoi utenti più vicini che hanno preso di mira Mashable e facendo anche altri nomi.

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    Il vero cruccio di Musk è proprio il giornalismo che ha sempre visto Twitter come piattaforma ideale per condividere notizie e informazioni, sfruttando le caratteristiche della dinamicità e del tempo reale. Caratteristiche che, a seguito delle continue modifiche che Musk sta apportando, sono sempre più messe a serio rischio.

    L’ultima, in ordine di tempo, è quella di eliminare i titoli dalle anteprime dei contenuti condivisi con link. Sapete che condividendo un articolo da un sito di informazioni o da un blog la piattaforma genera, automaticamente, una card (una scheda riassuntiva), dove si vede il link del sito, il titolo e la descrizione.

    Ora Musk vuole eliminare il titolo e incorporare il link nell’immagine, in modo da lasciare spazio all’utente per inserire contenuto al tweet, nel momento della condivisione. L’utente, o comunque il giornalista stesso, dovrà scrivere necessariamente qualcosa per rendere il tweet interessante. Ed è anche questo un passaggio che rischia di cambiare notevolmente l’esperienza.

    twitter x senza titoli esempio

    Il problema è che così facendo, eliminando il titolo, ossia la prima parte che si vede all’interno del contenuto condiviso, si rende più difficile per l’utente l’intenzione di cliccare per leggere l’articolo. Link che si trova incorporato nell’immagine.

    Chiaro, l’immagine che si vede resta comunque cliccabile, ma resta molto meno probabile che l’utente vada a cliccare.

    L’idea di Musk, e lo sta raccontando ormai da giorni, è quella di portare i giornalisti, i blogger, a condividere i propri articoli direttamente sulla piattaforma. Riportando sempre il tema alla possibilità di poter guadagnare.

    Musk si riferisce sempre alla condivisione dei guadagni dell’advertising con gli utenti. Al momento il sistema prevede che si inizia a guadagnare partendo da 5 milioni di visualizzazioni realizzate nell’arco di 90 giorni. Un parametro che diventa molto complicato, non impossibile certo, da realizzare il lingua italiana, dove non è ancora disponibile (per completezza di informazione è disponibile solo negli Usa).

    Nonostante tutto questo, e nonostante la grande propaganda generata sui pagamenti dagli utenti a lui vicino, Musk non ha realizzato nulla per incentivare gli utenti a creare direttamente contenuti sulla piattaforma.

    In primo luogo, Musk omette di dire che la possibilità di generare contenuti più lunghi al momento è limitata solo agli utenti abbonati a Twitter Blue, oggi X Premium e sull’incentivare i giornalisti a creare articoli direttamente su Twitter/X non è prevista alcuna renumerazione.

    E poi, dopo aver sistematicamente criticato i giornalisti e le testate stesse, come spera Musk di vedere giornalisti intenzionati a scrivere direttamente sulla sua piattaforma? Impostando incentivi economici? E siamo sicuri che questi stessi giornalisti criticati da Musk sarebbero disposti ad accettare?

    Il dato di fondo che rimane è che Elon Musk sta continuamente smantellando la piattaforma, la sta modificando a tal punto da cambiare profondamente l’esperienza per gli utenti. E questo rischia di essere un grande problema, che al momento lui finge di non considerare, che potrebbe mettere a repentaglio tutte queste sue iniziative.

    E poi, qualche giorno fa, lo ha ricordato lui stesso che la sua piattaforma potrebbe anche fallire, anche se ha aggiunto che farà di tutto per evitarlo. Intanto, continuando di questo passo non sta certo aiutando la piattaforma a restare a galla, ma la sta affossando ogni giorno di più.

  • Meta pronta a lanciare la versione web di Threads

    Meta pronta a lanciare la versione web di Threads

    Meta è pronta a lanciare la versione web di Threads. L’app di testo, presentata come la vera alternativa a Twitter/X, dopo la partenza a razzo, viene usata sempre di meno dagli utenti. E resta ancora non disponibile nella UE.

    Meta ha annunciato il lancio della versione web/desktop di Threads, l’applicazione di testo di Menlo Park, già all’inizio di questa settimana, secondo quanto riporta il Wall Street Journal. Si tratta di una delle novità più significative tra le funzionalità richieste dagli utenti di Threads che ormai da settimane chiedono l’implementazione di nuove funzionalità. L’app, lanciata agli inizi dello scorso mese di lugli, è stata inizialmente ben accolta anche se, col passare delle settimane, il suo utilizzo è diminuito progressivamente.

    Sebbene fosse possibile visualizzare i post specifici dei thread sul web, l’accesso era limitato, poiché l’app era principalmente concepita per i dispositivi mobili.

    Adam Mosseri, il capo di Instagram, ha annunciato che una versione web di Threads è in fase di test interni e sarà presto disponibile al pubblico. Anche se la data di lancio definitiva potrebbe subire delle variazioni, sembra probabile che l’annuncio ufficiale avverrà entro l’inizio della settimana.

    Mosseri ha chiarito che la versione attuale della versione web potrebbe presentare alcune imperfezioni, ma l’azienda sta lavorando per renderla completamente funzionale prima del rilascio ufficiale.

    threads versione web franzrusso.it

    Evidentemente, questa mossa è un tentativo da parte di Meta di rilanciare Threads e di provare ancora ad imporsi come vera alternativa a Twitter/X.

    Ricorderete tutti che quando è stata lanciata, Threads è diventata l’app più veloce a raggiungere i 100 milioni di download, raggiungendo questo traguardo in soli cinque giorni. Ma, nonostante la partenza a razzo, il suo utilizzo è diminuito rapidamente, soprattutto a causa delle notevoli carenze di alcune funzionalità, tra cui l’assenza di una versione web completa.

    Meta, di recente, ha cercato di migliorare l’app introducendo alcune nuove funzionalità, tra cui la possibilità di impostare le notifiche per i post degli account e la visualizzazione dei post in un feed cronologico. Sono state aggiunte etichette per i media controllati dallo stato in risposta a segnalazioni di episodi di propaganda.

    Eppure, nonostante tutti questi sforzi, l’utilizzo di Threads è diminuito drasticamente, con un calo dell’85% rispetto al mese successivo al suo lancio. Da un picco di quasi 50 milioni di utenti attivi giornalieri in tutto il mondo, il numero è sceso a meno di 10 milioni.

    In confronto, X Corp., precedentemente conosciuta come Twitter, conta circa 363,7 milioni di utenti attivi mensili. Twitter/X ha riportato 238 milioni di utenti attivi giornalieri nel luglio 2022.

    L’introduzione di una versione web di Threads potrebbe essere fondamentale per Meta per aumentare la popolarità dell’app anche su Internet, contribuendo così a contrastare la concorrenza con Twitter/X.

    Oltre alla versione web, il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, ha annunciato che l’azienda sta pianificando di migliorare la funzione di ricerca nell’app Threads nelle prossime settimane. Attualmente, gli utenti possono cercare profili utente ma non possono effettuare ricerche di post utilizzando parole chiave. Uno sforzo che mira a potenziare ulteriormente l’app e a soddisfare le esigenze degli utenti.

    Vale la pena ricordare che, come tutti già sanno, Threads non è disponibile all’interno della UE. Un dato questo rilevante anche in termini numeri, ma che è reso necessario dal fatto che l’app non è ancora in grado di soddisfare i requisiti delle norme UE in fatto di privacy.

    In queste settimane Meta, così come altre società proprietarie di piattaforme social media e servizi digitali, è sottoposta ad una ulteriore prova di conformità al Digital Services Act. La data del 25 agosto si avvicina e a quella data le società devono adempiere agli obblighi richiesti, pena una severa mula che potrebbe arrivare anche al 10% del fatturato realizzato a livello globale.

    Ma su questo torneremo più avanti.

  • Ecco come funziona il nuovo algoritmo di Twitter/X

    Ecco come funziona il nuovo algoritmo di Twitter/X

    Il nuovo algoritmo di Twitter/X cambia radicalmente la piattaforma. Innesca nuove strategie per la visibilità, affidando un ruolo più evidente alle risposte, generando un nuovo impatto sui contenuti. Ecco come funziona.

    Sin dall’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk nell’ottobre del 2022, ho sempre ritenuto che il destino della piattaforma fosse strettamente legato al destino stesso di Musk. Ed è proprio così che le cose si sono sviluppate.

    L’obiettivo del capo di Tesla era chiaro fin dall’inizio: trasformare Twitter in un ricordo del passato. Cancellando ogni traccia di ciò che era prima per fare spazio alla sua creazione, “X”. Una piattaforma che, prima o poi, potrebbe evolversi in una sorta di WeChat.

    E, in tutta sincerità, nessuna di queste mosse ha sorpreso.

    Al di là di tutte le considerazioni che si possono fare, c’è un aspetto che ha radicalmente riscritto le regole del gioco. E dimostra inequivocabilmente che ciò che oggi continuiamo a chiamare “Twitter” non è più tale. È qualcosa di completamente differente.

    Il nuovo algoritmo di X

    Questo drastico cambiamento è divenuto visibile soltanto attraverso una rielaborazione dell’algoritmo. Solo immergendosi nella comprensione del nuovo algoritmo di “raccomandazione”, è possibile cogliere ciò che è effettivamente mutato. E ciò che invece è rimasto invariato di Twitter.

    twitter X algoritmo franzrusso.it

    Di fronte a questo cambiamento, una cosa va affermata senza alcun indugio: di Twitter resta ben poco, o quasi nulla. Pur mantenendo il suo nome in alcune pagine, il funzionamento della piattaforma è stato completamente rivoluzionato.

    Questa metamorfosi è stata chiaramente percepita anche dagli utenti stessi.  I quali hanno visto progressivamente svanire tutto ciò che aveva caratterizzato l’esperienza precedente.
    Per cercare di spiegare il nuovo algoritmo, mi sono impegnato nell’analizzarlo. Benché non sia un esperto, un nerd per intenderci, ho cercato di focalizzare gli aspetti che sono rilevanti per gli utenti. Al fine di spiegare perché adesso la sezione “Per te” mostra contenuti e utenti diversi rispetto a prima.

    L’algoritmo di Twitter/X, noto come “raccomandazione”, opera ora in maniera completamente diversa per mettere in evidenza i contenuti.

    L’algoritmo di X, alcuni suggerimenti

    Basandomi su quanto ho potuto comprendere del suo funzionamento, desidero condividere alcuni suggerimenti chiave:

    • È preferibile condividere tweet senza includere link esterni, poiché la piattaforma tende a favorire contenuti “interni”;
    Le risposte ai tweet hanno un peso considerevole, equivalente a 27 tweet, rendendole particolarmente influenti;
    I reply dell’autore a una risposta in un tweet hanno un valore ancor più elevato. Pari addirittura a 75 tweet.

    Fatte queste premesse in merito al nuovo algoritmo, è consigliabile optare per tweet che stimolino conversazioni attive. E rispondere prontamente nelle prime ore dalla pubblicazione. Inoltre, privilegiare tweet contenenti immagini o video senza link esterni, che possono invece penalizzare la visibilità.

    Algoritmo di X e nuove strategie

    Una strategia alternativa all’inclusione di link nei contenuti potrebbe essere adottare l’approccio di qualche tempo fa su Instagram, suggerendo “Link in bio”. Anche se è tutta da valutare. Questa visione può offrire un’idea del funzionamento attuale dell’algoritmo di Twitter/X.

    Con riferimento al nuovo algoritmo di raccomandazione di Twitter/X, il quale determina quali contenuti catturano l’interesse degli utenti, è opportuno, prima di esplorare ulteriori aspetti, fare un breve riassunto.

    È ormai chiaro che l’algoritmo:

    Non predilige contenuti contenenti link esterni;
    • Considera maggiormente testi corredati da immagini e, ancor più, da video;
    • Valorizza le risposte ai post.

    Se un utente ha precedentemente interagito con i tuoi tweet attraverso RT, like o risposte, è probabile che l’algoritmo spinga in maniera significativa i tuoi contenuti.

    Una strategia per aumentare la visibilità potrebbe essere la diversificazione dei temi trattati. Tuttavia, tale approccio potrebbe compromettere la specificità dei contenuti.

    Contrariamente alla prassi precedente, rimanere fedeli a un tema specifico potrebbe comunque indurre l’algoritmo a promuovere i tuoi contenuti tra coloro che interagiscono maggiormente, all’interno di una specifica nicchia.

    In un tweet precedente sulla stessa tematica, all’interno della discussione generata (rintracciabile nel mio profilo tra gli highlights), avevo accennato all’importanza che l’algoritmo attribuisce alla reputazione. Ciò implica che l’algoritmo valuti i contenuti anche in base alle reazioni che suscitano.

    Qualora i contenuti vengano frequentemente segnalati o le conversazioni degenerino in controversie da te generate, l’algoritmo potrebbe penalizzarli. Tutto ciò supponendo che sia effettivamente così…

    Altri elementi da considerare

    Altri elementi che emergono dall’algoritmo di Twitter/X riguardano anche il rapporto follower-following. Se seguite più persone di quante vi seguono, allora l’algoritmo tenderà a limitare la visibilità dei contenuti. Viceversa, se il numero di follower è più alto, con un rapporto tra i due valori molto alto, questo sarà valutato in modo molto positivo all’algoritmo.

    E poi, fatte salve queste considerazioni, sembra che l’algoritmo, stiamo parlando sempre della sezione “Per te”, abbia esteso la visibilità di un contenuto, ritenuto valido dal sistema, in quanto soddisfa i requisiti richiesti, dalle 24 alle 48 ore. Un dato assolutamente nuovo per una piattaforma, come era Twitter, che poggiava tutto sul tempo reale.

    Se così dovesse confermarsi – e così sembra essere per davvero – la modalità del tempo reale verrebbe dunque penalizzata a vantaggio di una modalità (anche questa) che porta la piattaforma a essere più simile alle altre. Ad una in particolare: TikTok. Infatti, buona parte degli elementi della piattaforma di Musk riprendono quelli dell’app cinese.

    Algoritmo di X e gli hashtag

    Un’altra caratteristica storica di Twitter che sta progressivamente perdendo importanza è rappresentata dagli “hashtag”. Questi simboli hanno scritto pagine importanti nella storia della piattaforma, ma ora stanno gradualmente scemando nell’attenzione del nuovo algoritmo di raccomandazione. La regola sembra essere quella di utilizzarne al massimo uno. Ciò che è certo è che le parole introdotte dall’hashtag hanno ora meno rilevanza.

    E poi, giungiamo all’ultimo tassello del puzzle: la piattaforma restringe la visibilità di tutti i contenuti che contengono il nome della nuova app di Meta. Questo divieto è palese e inequivocabile. Oltre a penalizzare i link diretti alla piattaforma, l’app di Musk si adopera per cancellare e non far apparire il suo nome neppure nelle ricerche interne.

    E per restare sulla cronaca, come ha scoperto di recente il Washington Post, di recente la piattaforma di Musk ha aggiunto 5 secondi di ritardo all’apertura di link che dirottassero gli utenti verso siti e piattaforma social media a lui antipatiche.

    Certo, pochi secondi se si prendono in assoluto, ma possiamo garantire che si tratta di un tempo necessario a disincentivare la visita al sito. Questo crea un calo significativo nel traffico verso il sito/piattaforma e un conseguente calo in pubblicità.

    Questo atteggiamento riporta i social media indietro di quasi vent’anni, a quando pratiche simili erano adottate più o meno universalmente.

    Per concludere, con la speranza di aver contribuito a comprendere in maniera più approfondita il funzionamento del nuovo algoritmo di Twitter/X, è innegabile constatare che l’opera di smantellamento di ciò che esisteva in precedenza è stata compiuta in tutta la sua interezza. Il nuovo volto di Twitter è qui, e le regole del gioco sono cambiate radicalmente.

  • Meta, i feed cronologici non risolvono la polarizzazione

    Meta, i feed cronologici non risolvono la polarizzazione

    La polarizzazione sui social media è un aspetto ormai persistente. La ricerca Meta su Facebook e Instagram mostra come i feed cronologici in realtà non risolvono il problema.

    I social media, in questo momento alla ricerca di una nuova identità, restano comunque un luogo dove avvengono conversazioni. Gli utenti, specie in questo momento, sono sempre più alla ricerca di luoghi sani, ricerca quanto mai difficile in questo momento per tanti motivi.

    Ma è vero che negli anni recenti i social media sono diventati luoghi di forte discussione, di accesi dibattiti che, in più occasioni, hanno portato ad una evidente polarizzazione delle conversazioni e delle opinioni. E questo avviene perché, alla base di tutto esistono algoritmi che decidono in che modo le conversazioni devono orientarsi. E, spesso, verso una accesa polarizzazione.

    Per comprendere meglio questo aspetto, Meta, la società madre di Facebook e Instagram, e non solo, insieme ad un gruppo di accademici esterni, ha indagato l’impatto di Facebook e Instagram, sul comportamento politico degli utenti durante le elezioni presidenziali del 2020.

    Sono stati prodotti quattro documenti di ricerca che hanno analizzato la polarizzazione all’interno delle piattaforme. Compresa la possibilità di ridurla attraverso l’uso di feed cronologici.

    meta social media polarizzazione 2023 franzrusso.it

    I risultati, molto interessanti, hanno dimostrato che, in realtà, i feed cronologici non risolvono completamente il problema della polarizzazione. E questo è un dato di fatto.

    Meta e i feed coronologici

    Gli studi hanno coinvolto circa 208 milioni di utenti attivi con sede negli Usa, quasi la totalità dei 231 milioni di utenti di Facebook e Instagram a livello nazionale al momento della ricerca. Una delle scoperte più rilevanti è stata che gli utenti con diverse convinzioni politiche hanno visualizzato notizie politiche completamente diverse.

    Il 97% di tutte le notizie politiche classificate come “false” dai verificatori di fatti di terze parti di Meta è stato visto principalmente da utenti conservatori piuttosto che da utenti liberali.

    Per comprendere se i feed cronologici avessero avuto un impatto sulla polarizzazione, i ricercatori hanno sostituito i feed algoritmici di alcuni partecipanti con quelli cronologici per tre mesi tra settembre e dicembre 2020. Un gruppo ha continuato a utilizzare i feed algoritmici come di consueto.

    I feed cronologici non risolvono la polarizzazione sui social media

    In ogni caso, i risultati hanno mostrato che i feed cronologici non hanno affatto risolto il problema della polarizzazione. Dallo studio emerge infatti che i feed cronologici hanno presentato contenuti più “moderati”, ma hanno anche portato a un aumento dei contenuti politici (+15,2%) e delle notizie “inaffidabili” (+68,8%) rispetto ai feed algoritmici.

    Inoltre, la rimozione dei contenuti ricondivisi da Facebook ha portato a una significativa riduzione delle fonti di notizie politiche e inaffidabili nei feed degli utenti. Questa modifica non ha influito sulla polarizzazione, ma ha ridotto la conoscenza complessiva delle notizie degli utenti partecipanti.

    I ricercatori hanno intervistato i partecipanti alla fine dell’esperimento per valutare se i cambiamenti avessero avuto un impatto sulla partecipazione politica degli utenti. Si è constatato che non sono state riscontrate “differenze statisticamente significative” tra gli utenti con feed cronologici e quelli con feed algoritmici.

    Questi risultati hanno importanti implicazioni per il dibattito sulla polarizzazione sui social media.

    I Social Media possono acuire divisioni esistenti

    Da un alto si dimostra che la polarizzazione non ha origine sui social media, dall’altro si nota che i dati suggeriscono che i social media possono contribuire ad acuire le divisioni esistenti. La ricerca in questione evidenzia, dunque, in maniera lampante, la complessità della questione e la necessità di effettuare ulteriori studi per comprendere appieno il ruolo dei social media nella polarizzazione.

    Il presidente degli affari globali di Meta, Nick Clegg, ha accolto i risultati dei ricercatori e ha sostenuto che le piattaforme di Meta svolgono un ruolo minore nella divisione politica. Nonostante tutto, gli accademici che hanno preso parte alla partnership hanno suggerito che la durata degli studi potrebbe essere stata troppo breve per rilevare cambiamenti significativi nel comportamento degli utenti.

    Inoltre, altri fattori esterni, come i media tradizionali, potrebbero influenzare in modo significativo le convinzioni degli utenti.

    Cercando di arrivare alla conclusione, la ricerca evidenzia che i feed cronologici non risolveranno completamente il problema della polarizzazione sulle piattaforme di social media. Un dato che in parte sorprende per il fatto che in tanti ritenevano essere il contrario.

    La questione è complessa, come dicevamo prima, e richiede ulteriori indagini per comprendere appieno come le piattaforme social media contribuiscono ad alimentare il fenomeno della polarizzazione e come affrontare questa problematica in modo efficace e responsabile.

    Anche perché, da qui in avanti, nei prossimi mesi ci si prepara ad eventi di portata politica notevole. Uno su tutti è rappresentato dalle elezioni presidenziali Usa del 2024. Un nuovo, importante, banco di prova per le piattaforme social media, anche se in un momento di particolarmente fluido.

  • Twitter, addio a nome e logo. In arrivo la X

    Twitter, addio a nome e logo. In arrivo la X

    Come al suo solito, Elon Musk annuncia quello che ormai è inevitabile che accadesse. Tra oggi e domani il logo di Twitter verrà rimpiazzato da una X. Addio all’uccellino e a Twitter per come l’abbiamo conosciuto.

    Domenica movimentata dalla notizia del giorno, almeno per quanto riguarda le vicende che riguardano Twitter e il suo proprietario Elon Musk.

    Dopo tutto quanto fatto da Musk in questi mesi, ci si attendeva il cambio definitivo.

    E infatti, Elon Musk ha annunciato di voler cambiare il logo di Twitter. In un tweet, Musk ha scritto: “E presto daremo l’addio al marchio Twitter e, gradualmente, a tutti gli uccelli“.

    Il proprietario di Twitter ha poi pubblicato un’immagine di una “X” tremolante e ha aggiunto che “se stasera (mattina presto in Italia) verrà realizzato un logo X abbastanza buono”, domani lo renderà operativo sull’app e sulla piattaforma a livello globale.

    twitter x nuovo logo musk franzrusso.it

    Twitter addio, ecco X

    Il logo attuale di Twitter è un uccello blu con le ali spiegate, denominato Larry. È stato creato nel 2006 e da allora rappresenta uno dei simboli più riconoscibili del Twitter.

    Musk non ha spiegato molto del perché vuole cambiare il logo di Twitter. Anche se ormai la società che guida la piattaforma ha cambiato nome in aprile, chiamandosi proprio X Corp.

    Il cambio di logo è l’ultimo di una serie di cambiamenti di Musk. Il nuovo proprietario ha già annunciato che vuole rendere Twitter una “super app”. L’idea è che offrire una varietà di servizi, tra cui messaggistica, videochiamate e commercio elettronico.

    In pratica, si tratta di un ritorno a X che Musk aveva lanciato qualche anno fa e che poi è diventata PayPal.

    Il suo intento è quindi quello di dare vita ad una app versione WeChat, l’app più usata dai cinesi, in grado di offrire molte più funzionalità. Molto probabile che Twitter di oggi diventerà parte di una società madre che comprenda tutte le attività di Musk, accomunate dalla X.


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    La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso


    In buona sostanza, Musk con questo passaggio, decide di dissipare tutto ciò che è stato fatto con Twitter e, sfruttando la sua realtà, con centinaia di milioni di utenti, decide di dare vita ad un’altra realtà, sempre più distante da Twitter.

    Ecco perché da oggi si può dire, per davvero e a malincuore, addio Twitter.

    AGGIORNAMENTO

    La X è cominciata ad apparire nella mattinata di lunedì 24 luglio a livello globale, ma solo sulla versione desktop della piattaforma. Si prevede che sulle app arrivi verso fine giornata sempre di lunedì.

  • Threads, l′app di Meta inizia già a perdere fascino

    Threads, l′app di Meta inizia già a perdere fascino

    Threads inizia a perdere fascino tra gli utenti dopo il fulminante successo. I dati mostrano che l’engagement degli utenti è diminuito del 70% e il numero degli utenti è calato a 13 milioni. Meta cerca di correre ai ripari.

    E siamo qui a scrivere nuovamente di Threads, l’app di Meta presentata al globo social media come la vera novità capace di attrarre anche gli utenti delusi di Twitter ma che, invece, a distanza di pochi giorni dal lancio, sta riscontrando qualche problema.

    Come sappiamo, il lancio di Threads ha ottenuto un successo iniziale che ha portato l’app a segnare un record difficilmente ripetibile, e cioè oltre 100 milioni di utenti registrati nel giro di 5 giorni.

    Solo che l’engagement degli utenti è calato rapidamente e ora Meta sta accelerando l’introduzione di nuove funzionalità per cercare di invertire la tendenza. E chissà se ci riuscirà.

    Tutto questo perché si torna a parlare, a distanza di pochi giorni in cui si era giù rilevata la tendenza calante, dei numeri che sono ormai inflessione.

    Secondo le stime di Sensor Tower, che si occupa di ricerche di mercato e di social intelligence, il numero di utenti attivi giornalieri su Threads è diminuito a 13 milioni, in calo di circa il 70% rispetto al picco del 7 luglio (erano 23,5 milioni una settimana dopo). Anche il tempo medio di permanenza degli utenti sulle app iOS e Android è diminuito da 19 minuti a 4 minuti.

    threads calo utenti engagement 2023 franzrusso.it

    Posto tutto questo, e sappiamo quanto davvero sia difficile oggi fare breccia nel panorama dei social media anche per una realtà come Meta, ci sono diversi motivi per cui Threads sta perdendo interesse tra gli utenti.

    Prima di tutto, secondo quanto riportano gli utenti che la stanno usando (ricordando sempre che l’app non è ancora stata lanciata in UE) l’app è molto simile a Instagram e molti utenti non riescono a vedere il bisogno di dotarsi di due app simili.

    Poi, Threads non offre ancora molte funzionalità che sono disponibili su altre app, come Twitter, ad esempio, o Reddit per restare in tema Usa. Infine, Threads è ancora in fase di sviluppo e gli utenti si lamentano dei diversi bug e problemi tecnici, del tutto inevitabili in questa fase.

    threads utenti in calo sensor tower

    Ma come dicevamo prima, per cercare di di invertire la tendenza, Meta sta accelerando l’introduzione di nuove funzionalità per Threads. E tra queste ci sono la possibilità di modificare i post e la possibilità di avere un feed cronologico come quelli di Instagram e Facebook.

    Meta sta anche lavorando per migliorare la sicurezza e la privacy di Threads. La società di Mark Zuckerberg ha annunciato che sta introducendo nuove funzionalità per impedire agli utenti di essere molestati o perseguitati.

    Lo scrivevamo qualche giorno fa, proprio per questo motivo Meta ha iniziato a limitare i post che si possono visualizzare, come fece Twitter qualche settimana fa.

    Resta da vedere se le nuove funzionalità di Threads saranno sufficienti per invertire la tendenza.

    Meta, ovviamente, è determinata a fare in modo che Threads abbia successo, e sta investendo molto in questa direzione. La verità, lo ricordavamo proprio qui sul nostro blog, è che il successo di una app o di una piattaforma social media lo definiscono gli utenti. Solo loro.

  • Se anche i rilevatori di scrittura AI fanno confusione

    Se anche i rilevatori di scrittura AI fanno confusione

    I rilevatori di scrittura AI sono strumenti promettenti per identificare il testo generato da AI, ma presentano ancora sfide significative. Possono produrre falsi positivi e possono essere influenzati dai pregiudizi degli esseri umani.

    Nell’era della intelligenza artificiale generativa, scatenata dall’arrivo, a fine 2022, di ChatGPT, il sistema AI ideato da OpneAI, il tema centrale resta la generazione dei testi e come usare questi strumenti nella maniera più efficace possibile.

    Si tratta di un tema non da poco, ma va detto che questi strumenti possono essere molto utili, se maneggiati con cura e attenzione, evitando di affidarsi completamente a ciò che realizzano. Infatti, è molto facile incorrere in situazioni imprecise, non corrette che rischiano di alimentare false notizie, disinformazione.

    Tutto questo lo si può evitare se si accorda un livello di attenzione molto alto e un’attività adeguata di verifica delle informazioni, per evitare, come dicevamo prima, di essere diffusori di notizie non vere.

    Ma come? Stiamo parlando di intelligenza artificiale, sistemi molto complessi e precisi, perché bisogna apprestare attenzione ulteriore? Domande lecite, ma fino ad un certo punto. E questo perché questi sistemi, molto spesso, non sono aggiornatissimi e non sono precisi nel rilasciare testi.

    Apparentemente sembrano esaustivi, ma con un po’ di attenzione ci si accorge che le informazioni contenute nel testo possono essere imprecise.

    rilevatori scrittura AI confusione franzrusso.it

    E questo dipende dai sistemi non aggiornati, appunto, e anche dalle richieste (prompt) che vengono rivolte alla AI. Una domanda o una richiesta posta male, porta la AI a rilasciare una informazione non corretta.

    Il tema che vogliamo trattare adesso riguarda quelli che si chiamano rilevatori di scrittura AI, ossia dei sistemi, a loro volta costituiti da sistemi AI, che aiutano a comprendere se il testo che state leggendo da un sito, un blog o un giornale online è stato redatto da un umano o da una intelligenza artificiale.

    Stiamo parlando quindi di sistemi che possono sbagliare, non sono infallibili infatti e, anche questi, sono da usare con molta cautela.

    I rilevatori di scrittura AI rappresentano strumenti interessanti per identificare il testo generato da una AI, ma presentano ancora sfide significative. I rilevatori esistenti sono ancora per lo più inaffidabili e possono essere facilmente superati nel parafrasare un testo o altri situazioni.

    Come funzionano i rilevatori di scrittura AI?

    I rilevatori di scrittura AI funzionano identificando caratteristiche linguistiche che sono più comuni nel testo generato da AI rispetto al testo scritto dagli umani. Ad esempio, i rilevatori di scrittura AI possono cercare parole o frasi comuni nel testo generato da AI, come “Questo articolo è stato generato da AI” o “Questo articolo è stato scritto da un modello di linguaggio“. Questi strumenti possono anche cercare strutture di frasi o modelli di punteggiatura che sono più comuni nel testo generato da AI rispetto al testo scritto dagli umani.

    Quali sono i limiti dei rilevatori di scrittura AI?

    Questi strumenti, come dicevamo prima, presentano una serie di limiti. Innanzitutto, i rilevatori esistenti sono poco affidabili.

    Ad esempio, se un essere umano parafrasasse il testo generato da AI, il rilevatore di scrittura AI potrebbe non riuscire a rilevare che il testo è stato generato da AI. In secondo luogo, i rilevatori di scrittura AI sono stati messi sotto accusa mostrando pregiudizi contro i non madrelingua inglesi.


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    Su Internet si parla per lo più Inglese, un rischio per l′AI


     

    Questo perché i rilevatori di scrittura AI sono addestrati su set di dati di testo che sono in gran parte composti da testo scritto da madrelingua inglesi. Di conseguenza, i rilevatori di scrittura AI possono essere più propensi a identificare il testo scritto da non madrelingua inglesi come generato da AI, anche se non lo è.

    A proposito della lingua inglese molto presente vi invitiamo a leggere anche questo articolo proprio su questo tema.

    Come dicevamo, i rilevatori di scrittura AI sono uno strumento promettente per identificare il testo generato da AI, ma presentano ancora sfide significative. Uno dei problemi che si sta presentando, di frequente, è che possono produrre dei “falsi positivi”, ciò significa che possono identificare il testo scritto da esseri umani come scritto da AI.

    Si tratta di una situazione che può accadere per una serie di motivi, tra cui la somiglianza tra il testo scritto da esseri umani e il testo scritto da AI, e il fatto che i rilevatori di scrittura AI possono essere addestrati su set di dati di testo che non sono rappresentativi di tutti i tipi di testo scritto da esseri umani.

    Un recente esempio di un “falso positivo”, di cui negli Usa si è molto parlato, si è verificato quando un rilevatore di scrittura AI – GPTZero – ha definito il testo della Costituzione degli Stati Uniti come se fosse stato scritto da una intelligenza artificiale generativa.

    Un caso impossibile, ovviamente, per il fatto che, come tutti sappiamo, la Costituzione degli Stati Uniti è stata scritta da esseri umani nel 1787. Da gente come Benjamin Franklin, per intenderci. Pare che casi simili abbiano riguardato anche porzioni di testo presi dalla Bibbia a fatti analizzare da questi rilevatori.

    In ogni caso, per provare a capire meglio cosa può succedere in casi come questi, il rilevatore di scrittura AI è stato in grado di generare un falso positivo perché il testo della Costituzione degli Stati Uniti è scritto in un linguaggio chiaro e conciso, che è simile al linguaggio che viene spesso utilizzato dai modelli di apprendimento automatico.

    Questo esempio, come tanti altri, dimostra che i rilevatori di scrittura AI non sono perfetti e che dovrebbero essere utilizzati con estrema cautela. Non dovrebbero essere utilizzati come sostituti del giudizio umano e non dovrebbero essere utilizzati per prendere decisioni importanti senza effettuare, opportunamente, ulteriori verifiche.

    Migliorare i rilevatori di scrittura AI

    C’è una serie di cose che può essere fatta per migliorare i rilevatori di scrittura AI. Prima di tutto, i rilevatori di scrittura AI possono essere addestrati su set di dati di testo più grandi e diversificati. Questo potrebbe aiutare a ridurre i pregiudizi nei rilevatori di scrittura AI.

    In secondo luogo, possono essere sviluppati nuovi metodi per rilevare il testo generato da AI che non si basa esclusivamente sulle caratteristiche linguistiche. Ad esempio, i rilevatori di scrittura AI possono essere addestrati a rilevare modelli di comportamento degli utenti che sono più comuni quando gli utenti interagiscono con testi generati da AI rispetto ai testi scritti dagli umani.

    Infine, i rilevatori di scrittura AI possono essere adattati per tenere conto dei pregiudizi esistenti. Ad esempio, possono essere addestrati a dare un peso inferiore al testo scritto da non madrelingua inglesi.

    Il futuro dei rilevatori di scrittura AI

    I rilevatori di scrittura AI hanno il potenziale per migliorare l’affidabilità e l’efficienza di una varietà di attività, tra cui la verifica di fatto, la valutazione dell’originalità e il rilevamento della disinformazione. Continuando a sviluppare e migliorare questi strumenti, possiamo sfruttare il potere dell’IA per rendere l’attività generativa sicuramente più affidabile e sicura. Vedremo se davvero sarà così.

  • Meta regala la sua tecnologia AI per battere ChatGPT

    Meta regala la sua tecnologia AI per battere ChatGPT

    Meta ha reso open-source il suo grande modello linguistico LLaMA 2 ed entra in competizione con ChatGPT. LLaMA 2 è stato addestrato su un dataset di testo e codice molto più grande di ChatGPT.

    Meta ha reso open-source il suo modello linguistico in collaborazione con Microsoft. La società di Mark Zuckerberg ha annunciato che sta rendendo libero il suo modello linguistico chiamato LLaMA 2, rendendolo gratuito per l’uso commerciale e di ricerca e puntando ad entrare in sfida con GPT-4 di OpenAI, che alimenta strumenti come ChatGPT e Microsoft Bing.

    Meta ha annunciato questo momento molto importante per l’azienda in occasione dell’evento Microsoft Inspire, il grande evento di Microsoft dedicato ai partner, sottolineando il suo supporto per Azure e Windows e una “crescente” collaborazione tra le due società.

    Allo stesso tempo, Microsoft ha rivelato maggiori dettagli sugli strumenti AI integrati nella sua piattaforma 360 e quanto costeranno.

    Qualcomm ha anche annunciato che sta lavorando con Meta per portare LLaMA su laptop, telefoni e visori a partire dal 2024 in poi per le app alimentate dall’intelligenza artificiale che funzionano senza fare affidamento sui servizi cloud.

    Meta AI LLaMA 2 open source franzrusso.it

    Il comunicato di Meta spiega la decisione di aprire LLaMA come un modo per dare alle imprese, alle startup e ai ricercatori accesso a più strumenti di intelligenza artificiale, consentendo l’esperimento come comunità. Secondo Meta, LLaMa 2 è stato addestrato su un 40% di dati in più rispetto a LLaMa 1, che include informazioni da “fonti online pubblicamente disponibili“. Dice anche che “supera” altri LLM come Falcon e MPT per quanto riguarda ragionamento, codifica, competenza e test di conoscenza.

    Aprendo LLaMA, Meta ha dichiarato che vuole migliorare la sicurezza e la trasparenza. La società ha affermato che il modello LLaMA 2 è stato “red-teamed”, o testato per la sicurezza generando “richiami ad avversari per facilitare la messa a punto del modello“, sia internamente che esternamente. Meta divulga anche come vengono valutati e modificati i modelli e ha detto anche che il modello LLaMA 2 open-source sarà disponibile tramite la piattaforma Azure di Microsoft.

    La società madre di Facebook ha detto che LLaMA sarà disponibile anche tramite AWS, Hugging Face e altri provider. “Crediamo che un approccio aperto sia quello giusto per lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale odierni, specialmente in quello generativo in cui la tecnologia sta progredendo rapidamente“, ha affermato Meta in una dichiarazione. “L’apertura all’accesso ai modelli di intelligenza artificiale odierni significa che una generazione di sviluppatori e ricercatori può stressarli, identificando e risolvendo i problemi rapidamente, come comunità“.

    Dopo questo annuncio, è naturale aspettarsi che più persone abbiano accesso a LLaMA 2, siamo quindi destinati a vedere nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale costruiti su questo modello. Meta afferma di aver ricevuto già oltre 100.000 richieste da parte di ricercatori per utilizzare il suo primo modello, ma la LLaMA 2 open-source avrà probabilmente una portata ben più alta.

    Meta ha rilasciato LLaMa 2 per la ricerca e l’uso commerciale, in un tentativo di battere ChatGPT, un modello linguistico simile realizzato da OpenAI.

    LLaMa 2 è stato addestrato su un dataset di testo e codice molto più grande di ChatGPT, il che gli conferisce una maggiore capacità di generare testo di qualità umana. Inoltre, LLaMa 2 è stato progettato per essere più sicuro e trasparente di ChatGPT.

    Meta spera che LLaMa 2 diventerà lo standard di fatto per i modelli linguistici, sostituendo ChatGPT e altri modelli simili. Il rilascio di LLaMa 2 è un significativo passo avanti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, e segnerà probabilmente l’inizio di un’era di modelli linguistici più potenti e sofisticati.