Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Il ruolo degli analytics tra fake news e sentiment analysis

    Il ruolo degli analytics tra fake news e sentiment analysis

    I dati oggi hanno acquisito un ruolo sempre più importante in qualsiasi settore. Federico Alberto Pozzi di SAS ci parla del crescente ruolo degli analytics per contrastare il fenomeno delle fake news e per migliorare la sentiment analysis.

    I dati oggi hanno acquisito un ruolo sempre più importante in qualsiasi settore. L’evento SAS, Analytics Experience 2017 ad Amsterdam, ne ha dato un’ampia dimostrazione, mettendo in evidenza come l’analisi dei dati non abbia più confini e che anche le associazioni benefiche ed umanitarie possono utilizzarla per conoscere fino in fondo i settori che fanno parte del loro raggio di azione o per sperimentare una modalità di raccolta dei dati più dinamica e mobile. In questo contesto, anche di fronte all’emergere di Intelligenza Artificiale e Machine Learning, il tocco umano, o meglio “il giudizio umano” come lo ha definito Ajay Agrawal dell’Università di Toronto, avrà ancora il suo ruolo fondamentale.

    E, a proposito di Intelligenza Artificiale e di Machine Learning, si parla sempre più spesso di sentiment analysis, quasi a voler rendere più automatizzata l’analisi dei testi che è diventata sempre più importante proprio nell’era dei Social Media. Per certi versi, la sentiment analysis si lega anche ad un altro grande tema delle fake news, delle “bufale” che tanto hanno caratterizzato questo ultimo anno. Il proliferare di contenuti sul web e sui social media impone oggi un nuovo modo di analizzare i dati per offrire quell’accuratezza che oggi è necessaria per dare una migliore comprensione dei testi. Comprensione che, anche in un contesto di business, diventa fondamentale per prevedere fenomeni che possono coinvolgere la propria azienda.

    fake news sentiment analysis

    In occasione di Analytics Experience 2017 ad Amsterdam abbiamo avuto il piacere di incontrare Federico Alberto Pozzi di SAS che su sentiment analysis, analytics e social network ha scritto anche un libro “Sentiment Analysis in Social Networks” e ci aiuta a capirne di più in questa intervista.

    Fake News e business. In che modo le aziende possono difendersi dalla Fake News?

    Esiste una forte relazione tra Fake News e mondo del business. Un esempio può essere quello di British Petroleum ha disperso in mare milioni di litri di carburante, di conseguenza, di fronte ad una notizia come questa, chiunque, considerando modelli finanziari, si attenderebbe che i prezzi scendano. Se il modello finanziario riesce a prevedere ad esempio il prezzo delle azioni di domani anche in situazione di news negative si dovrebbe riuscire ad attutire eventuali conseguenze negative in poco tempo e fare una previsione di prezzo più corretta. La finanza ha ormai iniziato tenere in forte considerazione le news certificate, quelle diffuse da organi e agenzie di stampa riconosciute. Però hanno anche capito che se si fossero spostate sui social media, nel momento in cui si diffondevano notizie sulla propria azienda, avrebbero avuto accesso alle news ancora prima, solo che questo passaggio può creare effetti disastrosi. Per questo motivo bisogna combattere in tutti i modi il fenomeno delle fake news, in grado anche di mettere in difficoltà i modelli finanziari.

    E in che modo SAS può essere utile alle aziende per difendersi da questo tipo di fenomeno?

    Le fake news sono solitamente un testo e SAS ha tutta una serie di capabilities e di strumenti per gestire il testo, come la tesxt analytics. Attraverso questo modello, SAS è in grado di analizzare il testo con la sentiment analysis e quindi capire se il testo è positivo o negativo e di cosa si sta parlando. Il modello alla base è quindi sempre quello di text analytics con obiettivi differenti: riuscire a capire di cosa si sta parlando, se si tratta di un testo fake. Prova a pensare una sentiment analysis sul tema iPhone, si osserverebbe sempre un aspetto positivo sul dispositivo (è bello) e sempre un aspetto negativo (costa troppo).

    E come lavora il sistema?

    Il primo passaggio è quello di basarsi su regole semantiche, il secondo passaggio si basa invece sugli analytics e machine learning. Per comprendere meglio che cosa significa tutto questo faccio sempre l’esempio del bambino. Un bambino, infatti, non sa nulla del mondo, impara a conoscere il mondo osservandolo. Ma ipotizziamo un giorno che tu gli faccia vedere una penna, dicendogli “questa è una penna”, bene. Il giorno dopo gli fai vedere un’altra penna, dicendogli sempre “questa è una penna”; il giorno successivo gli fai vedere una stilografica e gli dici sempre “questa è una penna”. In questo modo non stai spiegando al bambino le differenze tra le diverse penne, ma lui stesso, osservandole, impara a coglierle. Nel momento in cui gli fai vedere una matita, e mai prima di quel momento ne ha vista una, lui molto probabilmente ti dirà che quella è una penna ma un po’ diversa dalle altre. E allora cominci a fargli vedere tutte le matite e lui inizia a comprendere la differenza tra le penne e le matite. Ma se lui non avesse mai visto prima una penna, non sarebbe in grado di capirne le differenze.

    Questo esempio è utile per comprendere il machine learning. Quindi tu dai alla macchina (il bambino) una serie di osservazioni dicendogli che cosa sono, senza dirgli quali sono le differenze, la macchina impara a distinguerle. E quando poi tu in futuro gli mostrerai una penna, ma un po’ diversa da quelle che gli hai mostrato prima, lui non avrà difficoltà a dirti che quella è una penna. Lo comprende anche senza che tu gli dica che quella è una penna. Questo è il paradigma del machine learning analytics. Il paradigma invece delle regole semantiche prevede, restando sempre sull’esempio della penna che se tu dici alla macchina che quella a forma cilindrica, con un cappuccio e inchiostro nero è una penna, il sistema lo memorizza come penna; ma se tu gliela mostri poi, ad esempio, con inchiostro rosso, il sistema non capisce più che è una penna, perchè la regola diceva che per essere una penna deve essere nera. Questo è un esempio di regola molto restrittiva e costituisce uno svantaggio delle regole semantiche rispetto al machine learning, nel senso che, con regole molto precise, il rischio è che il sistema non riesca a riconoscere un oggetto nel suo insieme.

    Il text analytics è la stessa cosa. Nel senso che tu puoi dare una serie di testi in pasto alla macchina (al bambino) e dargli tutte le indicazioni se “questo è positivo, negativo, neutrale” e così via. Il sistema analizzando le parole inizierà a comprendere, ad esempio, che le parolacce compaiono più spesso nei documenti negativi, è una cosa che lui impara osservando i testi. E quindi, rendendo tutto più semplice, quando si troverà di fronte ad un testo con tante parolacce, dirà che quello è un testo negativo. Dal punto di vista, invece, del paradigma delle regole il discorso cambia. Nel senso che al sistema darai tutta una serie di parole, specificando anche che se prima di quella parola vi è una negazione allora va considerato in un certo modo. Si tratta quindi di un sistema più articolato e difficile, perchè si deve costruire un motore per ogni idioma, che ha, a sua volta, un suo sistema di regole che non valgono per le altre.

    Dal lato del machine learning, sempre con l’obiettivo di sapere se un testo è negativo, neutro o positivo parlando di politica o di sport, si dovrebbe dare in pasto alla macchina una grande mole di testi e nel momento in cui la macchina dovesse trovarsi di fronte ad un testo che non comprende gli argomenti che tu gli hai segnalato in precedenza, non saprà distinguerlo.

    E i social media in tutto questo?

    Sui social media sai bene che si parla di qualsiasi cosa. Prova ad immaginare un analista che deve scrivere delle regole semantiche per quei canali, praticamente non finirebbe mai, perchè ne esistono tante e cambiano anche di continuo. Sono sistemi complessi, dei sistemi aperti. E’ un continuo procedere con regole complesse e non finite che non rispondo ad un idioma preciso. Pensa, ad esempio, all’uso delle emoticon.

    Immaginando un sistema di sentiment analysis sui social media, il cui obiettivo è quello di determinare se un testo è positivo, neutro o negativo, il lavoro da fare sarebbe complesso. E’ difficile stabilire se ci si trova di fronte ad un post o ad un tweet ironico o sarcastico, molto difficile. Come sai sui social media sono molto utilizzate le emoticon, anche in situazioni di sarcasmo, questi potrebbero rivelarsire di aiuto a comprendere un contenuto, mettendo insieme tutta una serie di elementi.

    Dalla tua spiegazione ci si rende conto che effettivamente è molto difficile fare sentiment analysis sui social media, anche se sono sempre di più le aziende che adottano questi canali per comunicare in modo diretto con i propri clienti. In questo ultimo periodo ci sono modelli di sentiment analysis che utilizzano l’Intelligenza Artificiale, come vedi tu questo approccio?

    E’ vero, siamo di fronte ad uno scenario in cui aumentano le conversazioni sui social media, di conseguenza aumenta il volume dei contenuti da analizzare. Al momento l’approccio di sentiment analysis attraverso l’Intelligenza Artificiale non è detto che sia il solo o il più affidabile. C’è da tener presente anche che tutte le analisi si basano sullo studio dei testi e sullo studio sui grafi, come quello di Facebook e di Twitter, per esempio. Su Facebook l’amicizia instaura un rapporto bi-direzionale, mentre su Twitter in genere ha un’unica direzione, nel senso che io posso seguire un utente ma questi non necessariamente deve seguirmi. Possiamo analizzare la qualità delle relazioni in base alle condivisioni che un utente fa dei contenuti di un altro. Immaginiamo che un utente condivida molti contenuti di un altro, questi automaticamente fa scattare una relazione di condivisione del contenuto stesso. Se si condividono tanti contenuti su un dato argomento, con un’opinione positiva, la stessa condivisione di quei contenuti significa anche che quell’utente la pensa allo stesso modo. Anche senza analizzare la relazione, è facile rilevare, proprio dal grafo, che quell’utente sta condividendo, quindi approvando, l’ opinione positiva su quel dato tema. Quello che voglio dire è che si sta cercando di arricchire lo studio del text analytics con lo studio della rete sociale, nel tentativo di aggiungere tanti elementi per ottimizzare il modello di text analytics.

    Va detto che il modello più semplice di sentiment analysis è quello “dictionary based”, con il quale si fa un’analisi basata proprio sul dizionario, si va a verificare quindi il significato di ciascuna parola così come riportata all’interno del dizionario. Facciamo un esempio: se in una frase abbiamo tre parole da analizzare, una volta eliminate tutte quelle che non danno significato alla sentiment, come gli articoli, compariamo il loro significato: se due sono positive e una negativa, il valore sentiment sarà positivo; se una è positiva e due sono negative, allora sarà negativo. Anche se spesso vediamo che molte piattaformr individuano per buona parte contenuti neutrali, significa che l’analisi sentiment non è stata fatta fino in fondo.

    SAS da questo punto di vista, grazie agli analytics, elabora un modello di sentiment analysis che garantisce una maggiore accuratezza. Come dicevamo prima, una delle maggiori difficoltà del machine learning è che devi scrivere regole per tutto, diventa quindi un lavoro enorme. Il modello elaborato da SAS invece è più avanzato ed è in grado i comprendere da solo anche situazioni particolari, gli analytics aiutano tantissimo.

    L’intervista a Federico Alberto Pozzi, che ringraziamo ancora una volta per la sua disponibilità, ci mostra la complessità nel fare sentiment analysis, specie se questa viene messa in relazione ai social media. La sentiment analysis avrà sempre più un ruolo decisivo nella comprensione dei testi creati e condivisi sui social media, di certo, ed è quello che ci diceva Pozzi, serve un modello più articolato, fatto di tanti elementi. La stessa Intelligenza Artificiale non sarebbe esaustiva fino in fondo presa in assoluto. Ecco, questo è sicuramente un aspetto che fa un po’ di chiarezza, di cui avevamo in effetti bisogno.

  • Facebook porta Messenger anche sui siti web con Customer Chat

    Facebook porta Messenger anche sui siti web con Customer Chat

    Facebook ha annunciato oggi al Web Summit di Lisbona che da oggi Messenger sarà utilizzabile anche sui siti web attraverso il plugin Customer Chat. La chat diventa quindi un modo per le aziende per interagire con i propri utenti che ormai familiarizzano molto con Messenger.

    Come già ricordato, Facebook ha via via trasformato Messenger in una applicazione di utilità. Ha quindi esteso ancora di più il ruolo che gli competeva, portandolo da semplice chat a strumento di interazione a tutti i livelli. Nello specifico, Messenger è diventato uno strumento con cui sperimentare le chatbot che molte aziende ora utilizzano per interagire e tenere informati i propri utenti. Basti pensare a KLM, la compagni aerea olandese, una delle prime aziende ad adottare Messenger come strumento di customer care con cui informa gli utenti circa il proprio volo.

    Ma tutto questo sta per spostarsi anche sul sito web delle aziende stesse. Già, perchè Facebook ha annunciato oggi al Web Summit incorso a Lisbona il rilascio di Customer Chat, un plugin che permette alle aziende di utilizzare la chat sul proprio sito. Customer Chat sarà disponibile per desktop e per dispositivi mobili ed ora è in versione beta chiusa. E indovinate chi saranno le prime aziende ad usare questo nuovo plugin? Bravi, avete indovinato, saranno proprio le compagnie aeree e, nello specifico, proprio KLM, di cui parlavamo prima, Air France e Volaris, la compagnia aerea messicana low cost.

    Qui in basso vedete l’esempio sul sito Bodeaz Fitness.

    bodeaz messenger chat siti web

    Customer Chat, che fa parte della Messenger Platform, un toolkit pensato per le aziende, sarà quindi uno strumento per le aziende interessante che permetterà di implementare sul proprio sito web tutte le funzionalità dell’app di messaggistica istantanea, inclusa la sincronizzazione delle conversazione da mobile app verso desktop e viceversa. Inoltre, elemento da non sottovalutare, Messenger è ormai diventato uno strumento molto familiare per gli utenti (lo usano più di 1 miliardo) e quindi sarà molto più facile usarlo per chiedere informazioni su prodotti o servizi di interesse. Inoltre, con Messenger Platform 2.2 possono aggiungere un bottone CTA (call-to-action) ai video, alle immagini ed ad altri contenuti per agganciare l’attenzione degli utenti. E poi, Broadcast API permetterà alle aziende di fornire contenuti e informazioni personalizzate per gli utenti.

  • Instagram Stories ha 300 milioni di utenti, quasi il doppio di Snapchat

    Instagram Stories ha 300 milioni di utenti, quasi il doppio di Snapchat

    Instagram Stories, la funzionalità aggiunta nel 2016 su Instagram, raggiunge il traguardo dei 300 milioni di utenti. Un risultato che è pari al doppio degli utenti di Snapchat che ha 173 milioni di utenti al giorno. E intanto Instagram continua ad arricchire le Stories con nuove opzioni, come il Superzoom, lo Stop Motion e un nuovo formato sul news feed.

    Avreste mai pensato, un anno fa, che Instagram Stories sarebbe stato un successo? Per la verità non sono tanti quelli che lo credevano, proprio per il fatto che era palese che Instagram (leggi Facebook) aveva copiato la funzionalità da Snapchat. Era sembrato un colpo basso, una mossa non chiara al momento. E invece non è stato così, qui sul blog avevamo spiegato subito che quella sarebbe stata, nel tempo, una bella mossa. E infatti.

    In occasione della terza trimestrale del 2017 Facebook ha fatto sapere, dalla diretta voce del suo CEO e fondatore, Mark Zuckerberg, che Instagram Stories ha raggiunto il traguardo di 300 milioni di utenti. Quindi, la funzionalità cresce, erano 250 milioni ad agosto di quest’anno, quando Instagram Stories ha compiuto un anno, e mette in ulteriore difficoltà proprio Snapchat.

    instagram stories 300 milioni utenti

    Andando a paragonare gli utenti che usano le Stories e gli utenti (giornalieri) di Snapchat, si nota che quelli di Instagram Stories sono quasi il doppio dell’app di Evan Spiegel: 300 milioni contro 173 milioni.

    E Instagram, proprio in relazione a questo dato e con l’obiettivo di aumentare il numero degli utenti e anche il coinvolgimento degli stessi, continua ad introdurre nuove opzioni. Ultime, in ordine di tempo, sono il Superzoom, che permette di usare le Stories con un tocco ancora più divertente, e lo Stop Motion, una funzione che permette di realizzare un gif mettendo insieme più scatti. E poi, novità che è ancora allo studio e che ancora non è neanche in fase di test, ma lo sarà presto, presto le Instagram Stories compariranno sul news feed dell’app con una scheda/anteprima della storia, con all’interno la foto dell’account dell’autore. Una modalità che accrescerà senz’altro l’attenzione verso le Stories.

    Il traguardo dei 300 milioni poi non riguarda solo Instagram Stories, ma anche WhatsApp Status, l’equivalente delle Stories per l’app di instant messaging sempre di proprietà di Facebook, tocca i 300 milioni di utenti. Un dato, questo sì, sorprendente.

  • Facebook, continua la crescita degli utenti e dei ricavi nonostante la Russia

    Facebook, continua la crescita degli utenti e dei ricavi nonostante la Russia

    Facebook in questi giorni sta affrontando un momento delicato a causa delle interferenze della Russia nelle ultime elezioni presidenziali. Un momento che però non ha interferito sulla crescita dell’azienda e della piattaforma. Nel terzo trimestre i ricavi sono cresciuti del 47% su base annua e il numero degli utenti complessivo è di 2,07 miliardi. Mentre il 10% sono utenti duplicati e 2-3% sono utenti fake.

    Facebook in queste ultime settimane, e in questi ultimi giorni, sta affrontando un momento delicato, è coinvolta anche Twitter, a proposito delle interferenze della Russia nelle ultime elezioni presidenziali. Un momento che, a quanto pare dagli ultimi dati della terza trimestrale di quest’anno, non ha scalfito le dinamiche di crescita che riguardano l’azienda e quindi la piattaforma. Facebook, ancora una volta, dimostra di crescere e questo grazie all’ecosistema che è stata in grado di costruire nel corso degli ultimi 5 anni. Un ecosistema che ha come obiettivo quello di essere un moltiplicatore di esperienze, tutte all’interno della stessa piattaforma.

    I numeri diffusi con l’ultima trimestrale ci dicono che Facebook ha realizzato profitti per 10,3 miliardi di dollari facendo registrare una crescita del 47% rispetto allo stesso trimestre del 2016. Si sale al 59% invece se questi numeri vengono paragonati all’ultimo trimestre. Numeri che battono anche le stime che gli analisti avevano avanzato per questa trimestrale, gli esperti si attendevano infatti profitti pari a 9,8 miliardi di dollari.

    facebook crescita q3 2017

    Crescono i ricavi pubblicitari di Facebook da Mobile, passano infatti dall’84% del 2016 all’88%, un successo strategico non indifferente.

    Dal punto di vista degli utenti, come detto prima, Facebook continua a crescere. Gli utenti complessivi sono ad oggi 2,07 miliardi con una crescita del 16% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e una crescita del 3,9% rispetto al secondo trimestre. Sempre del 16% crescono anche gli utenti attivi al giorno rispetto ad un anno, sono ad oggi 1,37 miliardi.

    facebook utenti totali q3 2017

    facebook utenti attivi giorno q3 2017

    Un dato, comunque rilevante e su cui vale la pena soffermarsi, proprio in relazione ai fatti che stanno riguardando Facebook e le interferenze dalla Russia, riguarda gli utenti duplicati e gli utenti fake. Mettendoli insieme viene fuori un numero rilevante. Dall’ultima trimestrale viene fuori che su Facebook gli account duplicati sono circa il 10% del totale, in crescita dal 6%. Mentre il totale degli account fake si aggira attorno al 2-3%, in crescita dall’1%. Tradotto in numeri, gli account duplicati sono ad oggi 207 milioni e gli account fake sono circa 60 milioni.

  • Su WhatsApp adesso è possibile eliminare i messaggi inviati per errore

    Su WhatsApp adesso è possibile eliminare i messaggi inviati per errore

    WhatsApp ha rilasciato una funzionalità di cui si parlava ormai da tempo, cioè la possibilità di cancellare messaggi inviati per errore. La funzionalità permette quindi di cancellare messaggi imbarazzanti prima ancora che l’utente li legga, entro sette minuti. E’ disponibile per Android, iOS e Windows Phone e il rilascio sta avvenendo in maniera graduale.

    Chissà quante volte avete mandato via WhatsApp un messaggio alla persona sbagliata e di esservi accorti tardi di cancellarlo, quando ormai la persona stessa aveva già visionato il messaggio. Troppo tardi per riparare il danno. Ma oggi c’è una possibilità per evitare situazioni, evidentemente, molto imbarazzanti.

    Infatti, dopo quasi un anno che se parlava, WhatsApp ha rilasciato una funzionalità che permette di eliminare messaggi, prima ancora che la persona a cui è stato inviato per errore li legga. Una bella mano per evitare situazioni imbarazzanti. Il messaggio viene quindi cancellato anche sul dispositivo del destinatario.

    La funzionalità viene rilasciata con l’ultima versione di WhatsApp ed è disponibile per Android, iOS e Windows Phone. Solo che al momento sono davvero pochi gli utenti che stanno in questo momento visualizzando la funzionalità sul proprio dispositivo, si tratta quindi di un rilascio, globale, che va molto a rilento.

    La funzionalità si chiama “Elimina per tutti” e dovrebbe essere utilizzabile sia nelle chat individuali, sia in quelle di gruppo. Una volta che il messaggio è cancellato, comparirà, anche sul dispositivo del destinatario, la dicitura “Questo messaggio è stato cancellato“. Per cancellare è molto semplice, anzi la funzionalità è identica a quella in funzione ora, solo che adesso aumentano le opzioni a disposizione.

    Quindi, una volta che vi siete accorti di aver spedito un messaggio alla persona sbagliata, individuate il messaggio, selezionatelo e fate tap sull’icona del cestino. A quel punto vi comparirà una finestra con la possibilità “Cancella per tutti”. Su dispositivi Android e iOS è possibile cancellare più messaggi.

    WhatsApp fa sapere che dal momento in cui si è inviato, la funzionalità potrà essere utilizzata entro sette minuti, trascorsi i quali non sarà più possibile cancellare il messaggio anche per il destinatario.

    Altro accorgimento è che per cancellare i messaggi su entrambi i dispositivi, la funzionalità deve quindi essere presente anche sul dispositivo del ricevente. Se, ad esempio, il destinatario del messaggio per errore non dovesse avere una versione dell’app aggiornata, la funzionalità non potrà essere utilizzata.

    Ergo, il consiglio è sempre quello di fare la massima attenzione per evitare di incorrere in situazioni non gradite e ricordarsi, comunque, che la funzionalità è limitata nel tempo (7 minuti) e che dovete sperare che anche il destinatario abbia l’app aggiornata. E questo non è sempre scontato.

  • Wall Street premia Twitter che ammette l’errore sul totale degli utenti

    Wall Street premia Twitter che ammette l’errore sul totale degli utenti

    La terza trimestrale di Twitter alla fine è stata premiata da Wall Street: il titolo TWTR ha chiuso ieri con +18,49%. Nonostante i ricavi siano in calo, su base annua, del 4% e nonostante l’ammissione di aver “gonfiato” i numeri della base utenti dal 2014 ad oggi. Piccoli segnali, ma ancora niente di concreto.

    Periodo di trimestrale questo, le aziende pubblicano i risultati del terzo trimestre e, come ormai accade da qualche anno, c’era molta attenzione sul Q3 di Twitter. Nel fare una considerazione generale, alla fine tutta l’attenzione si è spostata sull’aspetto finanziario e, da questo punto di vista, l’azienda guidata da Jack Dorsey viene premiata. A fine giornata, ieri, il titolo ha chiuso a Wall Street con +18,49%. Un segnale positivo, i mercati mostrano ancora fiducia su Twitter. Ma in realtà si tratta di una piccola goccia.

    Ma vediamo i dati.

    Twitter chiude il terzo trimestre con i ricavi in calo del 4%, su base annua, a 590 milioni di dollari. Tutto sommato, si tratta di un dato leggermente positivo in quanto gli analisti finanziari avevano previsto ricavi, relativi al Q3 2017, per 587 milioni di dollari. Dato certamente positivo, invece, è quello relativo alle perdite che, in questo ultimo trimestre, si riducono arrivando fino a 21,1 milioni di dollari dai 103 milioni registrati nello stesso periodo del 2016. A questo punto, vista che è la prima volta che Twitter fa registrare una livello di perdite così basso, è lecito aspettarsi un utile (utile di bilancio) nell’ultimo trimestre di quest’anno. Vedremo se sarà così.

    twitter terza trimestrale 2017-utenti

    Il tema centrale però, ormai da tempo, l’evoluzione della base utenti sulla piattaforma, il vero “tallone d’achille” di Twitter. Se guardiamo ai dati positivi, da questo punto di vista, c’è da registrare un +14% degli utenti attivi giornalieri, anche se, come noto, Twitter non rilascia (e non lo ha mai fatto prima) il numero preciso degli utenti attivi giornalieri. Ma la piattaforma di Jack Dorsey avrebbe potuto sorridere meglio perchè la crescita complessiva ha fatto segnare + 4 milioni di nuovi utenti. Un dato però che va rivisto al ribasso, ossia con almeno 2 milioni di utenti in meno. Questo perchè Twitter dal 2014 ad oggi ha sovrastimato il numero degli utenti complessivi, un errore dovuto al conteggio di utenti che usavano Digits. Un errore che, alla fine, Wall Street ha perdonato a Dorsey & Co. facendo registrare, a chiusura delle contrattazioni, +18,49%, con il titolo sopra i 20 dollari per azione.

    Ma, in realtà, alla luce di tutto, il problema della base utenti resta, nella stessa maniera di come veniva visto prima. Se Twitter arriva oggi a 330 milioni di utenti complessivi non c’è da gioire.

    Lasciando stare lo scenario, per una volta, fatto ormai di piattaforme che hanno raggiunto e superato Twitter, resta un problema irrisolto. E cioè che Twitter ha un grosso problema di prodotto. Twitter Momenti è stato gestito male (non si capisce ancora come mai in Italia non sia attiva la modalità estesa); i video live, come si vede dai risultati non hanno inciso più di tanto. Per non parlare dei 280 caratteri che non risolveranno i problemi di Twitter.

    Problema irrisolto è la sicurezza sulla piattaforma, vera spina nel fianco. Twitter non è in grado di proteggere i propri utenti in maniera adeguata e le regole attualmente in vigore non tengono conto della violenza dei contenuti, lasciando che utenti possano nascondersi dietro falsi nick e andare in giro per la piattaforma a diffondere offese, ingiurie e contenuti di pesanti senza che Twitter muova un dito. Immaginatevi questo problema in relazione alle celebrità, quegli utenti che avrebbero potuto portare nuovi utenti su Twitter grazie al loro vasto seguito.

    In ultimo, su questo problema, provate a pensare un tweet offensivo con all’interno il vostro handle (@user). Oltre che segnalarlo, con scarsi risultati, non potete fare nulla nell’immediato. Certo, risponderete voi, posso bloccare o silenziare l’utente o segnalare il contenuto. Ma il tweet rimarrà online ed altri potranno vederlo in qualche modo. A meno che non intervenga Twitter. E qui sta il problema, perchè Twitter interviene molto di rado, lasciando l’utente esposto. Stiamo parlando di esempi vicini alla vita di un utente su Twitter, senza toccare i ben più gravi problemi, sempre relativi alla sicurezza, che vengono trattati con un’attenzione maggiore e differente. Era per fare un esempio in cui qualsiasi utente può riconoscersi.

  • Tranquilli, Facebook sta ‘sperimentando’ solo un doppio news feed

    Tranquilli, Facebook sta ‘sperimentando’ solo un doppio news feed

    E’ bastato solo che si leggesse, tra le tante notizie diffuse oggi, che Facebook è pronto ad eliminare dal news feed i contenuti non sponsorizzati (quelli organici) per mandare tutti nel panico. E non solo in Italia. Adam Mosseri ha poi specificato che si tratta solo di un test per creare un doppio news feed.

    E’ bastato solo che si leggesse, tra le tante notizie diffuse oggi, che Facebook è pronto ad eliminare dal news feed i contenuti non sponsorizzati (quelli organici) per mandare tutti nel panico. Peccato che molti si siano fermati solo a questo senza leggere, e quindi specificare, che si tratta di un test, di un esperimento che Facebook ha avviato in sei paesi: Bolivia, Guatemala, Cambogia, Slovacchia, Serbia e Sri Lanka.

    Una volta erano i cambiamenti di Google a mandare tutti nel panico, adesso è sufficiente che sia Facebook ad annunciare una novità che tutti si affrettano a darne notizia, e a diffondere il panico (scusate la ripetizione di questa parola) senza motivo. Segno dei tempi che cambiano. Eppure bastava specificare, come quasi sempre accade, che si trattava solo di un esperimento molto circoscritto, per provare a ragionarci meglio. E non è solo un caso italiano, anzi. A livello globale si è ottenuto lo stesso effetto, al punto che Adam Mosseri, responsabile News Feed di Facebook è dovuto intervenire per chiarire meglio di cosa si tratta. Anche perchè, per chi mastica le vicende di Facebook, da Menlo Park le novità vengono sempre annunciate in modalità test, un modo per coinvolgere gli utenti su una nuova feature e esprimere un parere. Ed è questo il pensiero di Mosseri:

    Stiamo testando uno spazio dedicato alle persone, in modo da stare in contatto con i loro amici e familiari, e un altro spazio separato, chiamato Esplora, con i post dalle pagine. L’ obiettivo di questo test è capire se le persone preferiscono avere luoghi separati per i contenuti personali e pubblici.

    E Mosseri continua:

    Non c’è attualmente nessun piano per introdurre questo esperimento al di là di questi paesi coinvolti nella prova o di caricare pagine a pagamento su Facebook per poi distribuirle sul News Feed o Explore. Purtroppo, alcuni hanno erroneamente fornito tale interpretazione, ma non era questa la nostra intenzione.

    Questo per fare un po’ di chiarezza sulla vicenda che voleva portare ad un altro significato, e cioè che Facebook avesse intenzione di “eliminare dal news feed i contenuti non a pagamento”.

    In realtà, Facebook sta sperimentando una modalità separata di news feed, senza per questo penalizzare gli altri contenuti non a pagamento. L’idea di un doppio news feed forse, al momento non è il massimo, ma è diverso che diffondere una notizia non vera.

    facebook news feed esplora

    E poi se Facebook ha individuato quei sei paesi è perchè in quelle zone si è manifestata di più la richiesta di avere una sorta di doppio news feed.

    Certo se fosse stata vera quella notizia molti piccoli editori, che fanno affidamento proprio sulla distribuzione delle notizie su Facebook sarebbero stati davvero in grosse difficoltà. Ma non è così la notizia. E’ anche vero che il tema è molto sentito, nel senso che la visibilità che si ottiene attraverso un post organico è diversa da quello sponsorizzato. Ma prima di esprimere pareri definitivi è meglio, in certi casi, leggere con attenzione e attendere con pazienza.

    E poi, come già accadeva con Google, è sempre Facebook che decide.

     

  • Twitter introduce le Video Webiste Cards per tutti gli inserzionisti

    Twitter introduce le Video Webiste Cards per tutti gli inserzionisti

    Twitter introduce le Video Website Cards, un formato creativo, che si aggiunge alle altre Cards, che combina le potenzialità dei video con la possibilità di indirizzare gli utenti al proprio sito per saperne di più o per interagire in maniera immediata.

    Twitter introduce una nuova Card, il formato creativo che rende il contenuto più coinvolgente e diretto per l’utente. Si tratta delle Video Website Cards, un formato che punta sulle potenzialità dei video, come sappiamo contenuto molto coinvolgente, con la possibilità di offrire agli utenti una modalità più interessante per invitarli a visitare il proprio sito e per interagire in modo più immediato.

    Perchè usare le Video Website Cards?

    Prima di tutto questa modalità sfrutta il grande potenziale dei video, contenuto molto coinvolgente. Quindi, per annunciare il lancio di un prodotto, per invitare i viaggiatori a cliccare per scoprire di più sulla destinazione descritta, o per mostrare in anteprima il gameplay per incentivare le vendite di un nuovo videogioco, la Video Website Card può risultare una forma di contenuto utile all’utente per interagire subito con l’iniziativa.

    twitter video website cards

    Cosa possono fare le aziende con le Video Website Cards?

    Con le Video Website Cards le aziende possono:

    Attirare i consumatori qualificati con un auto-play immersivo che mostra i valori, il prodotto o il servizio di un marchio ancor prima che una persona clicchi. Complessivamente nella versione beta, la Video Website Card ha raggiunto una percentuale di clic 2 volte più elevata rispetto al benchmark del settore per gli annunci adv nel video mobile. Gupta Media (@GuptaMedia) ha collaborato per diversi clienti beta, tra cui Republic Records (@RepublicRecords), che ha utilizzato la Video Website Card per incentivare lo stream digitale dell’album di debutto della cantante hip-hop Aminé (@heyamine), “Good for You”.

    Estendere l’engagement col brand con una creatività pensata per indirizzare i consumatori al sito per scoprire di più o interagire col marchio. Per esempio, la Bank of America (@BofA) ha utilizzato vignette divertenti per mostrare le caratteristiche della sua app per il servizio di mobile banking e ha indirizzato direttamente al proprio sito tutti coloro che volevano maggiori dettagli.

    Mantenere alta l’attenzione dei consumatori. Sul cellulare, il video è fissato nella parte superiore dello schermo e continua la riproduzione anche mentre il sito web è in fase di caricamento. Riempendo anche questo momento dell’esperienza, si è notato una significativa riduzione del numero di utenti che abbandonano rapidamente il sito mentre sta ancora caricando. I brand che hanno partecipato alla beta, infatti, hanno visto un aumento medio del 60% nel mantenimento dell’utente rispetto alle medie del mercato.

    Jaguar USA (@JaguarUSA) ha utilizzato questo format per attrarre gli utenti con un video che mostra l’elegante design della F-TYPE, e che invitava i consumatori ad andare sul sito per saperne di più.

    https://twitter.com/JaguarUSA/status/879338463551795202?ref_src=twsrc%5Etfw&ref_url=https%3A%2F%2Fblog.twitter.com%2Fmarketing%2Fen_us%2Ftopics%2Fproduct-news%2F2017%2FMake-your-videos-work-harder-with-the-Video-Website-Card.html

    La Video Website Card dispone di un video a riproduzione automatica, un titolo personalizzabile e un URL di destinazione associato a un ampio target. Gli inserzionisti possono scegliere di implementare questa funzionalità creativa nelle visualizzazioni video, nei click del sito web o negli obiettivi di awareness, in modo da ottimizzare e pagare solo per le attività più rilevanti per loro. Per esempio, uno studio cinematografico che vuole lanciare un nuovo film potrebbe utilizzare la Video Website Card per ottimizzare le visualizzazioni video del trailer nella fase iniziale della campagna, quando l’obiettivo primario è quello di incrementare l’awareness e, successivamente, ottimizzare i clic al sito quando il film è nelle sale e lo scopo principale diventa quello di vendere i biglietti.

    La creatività  Video Website Card è ora disponibile per tutti gli inserzionisti a livello globale.

     

  • Ecco Innovation Park, il parco dove nasce l’assicurazione del futuro

    Ecco Innovation Park, il parco dove nasce l’assicurazione del futuro

    Generali Italia ha aperto, all’interno della sede di Mogliano Veneto, l’Innovation Park, uno spazio di 5 mila metri quadri all’interno del quale sviluppare idee, progetti e tecnologie digitali e disegnare la migliore esperienza clienti e agenti del mercato. Innovare per Generali significa infondere cultura dell’innovazione, una fase fatta di condivisione, conoscenza, competenza e sperimentazione. Una vera e propria cultura dell’innovazione che non può prescindere dalle persone.

    Generali Italia ha aperto, all’interno della sede di Mogliano Veneto, l’Innovation Park, uno spazio di 5 mila metri quadri all’interno del quale sviluppare idee, progetti e tecnologie digitali e disegnare la migliore esperienza clienti e agenti del mercato. Innovare per Generali significa infondere cultura dell’innovazione, una fase fatta di condivisione, conoscenza, competenza e sperimentazione. Una vera e propria cultura dell’innovazione che non può prescindere dalle persone. Ecco perchè Innovation Park diventa un luogo dove i dipendenti possono sperimentare e innovare all’interno di quella che è l’agenzia del futuro, proponendo idee che si basano su Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale, chatbot, Big Data, con l’obiettivo di semplificare e rendere l’esperienza del cliente sempre più innovativa e sempre più coinvolgente.

    L’Innovation Park è uno spazio di oltre 5.000 mq con 6 casette tematiche dove si testano sul campo, in modalità start up, i nuovi prototipi e le nuove tecnologie digitali (device e software) per lo sviluppo di nuove soluzioni assicurative. Ed è proprio nelle casette che si ridisegnano tutte le fasi del business assicurativo, dalla progettazione delle nuove polizze, ai servizi, ai nuovi spazi delle Agenzie e alle modalità di relazione con i clienti.

    Le sei casette, che abbiamo avuto modo di vedere durante l’inaugurazione sono nate come spazi per Condividere, Conoscere e Semplificare, sono:

    I 2 G-Innovation lab, due casette per testare i nuovi “prototipi” e investigare le potenzialità delle nuove tecnologie per lo sviluppo dell’offerta e servizi assicurativi: Intelligenza artificiale, nuovi canali di interazione come chatbot, device evoluti di connettività, realtà virtuale.

    Il Simplification lab dove si lavorerà, seguendo il  programma di semplificazione, per definire e gestire la migliore custumer experience e custumer journey. Lo spazio ospiterà anche focus group e workshop con clienti e agenti. Questa casetta mi ha colpito in maniera particolare perché nasce con l’idea di avvicinarsi di più ai clienti che necessitano sempre di più di relazione e di meno burocrazia.

    Il G-Hall: l’Agenzia del futuro è lo spazio, dove con gli agenti, verranno ridefiniti gli spazi d’agenzia, dei supporti e delle soluzioni dedicate alla comunicazione dell’offerta e alla relazione con il cliente. Qui ho avuto modo di percepire come le persone si sentiranno sempre più partecipi e coinvolte negli spazi dell’Agenzia grazie a soluzioni innovative tecnologiche e di design che rendono l’Agenzia del futuro uno spazio in cui si ha voglia di passare del tempo.

    L’Innovation park ha inoltre due spazi dedicati ai 15 mila dipendenti e collaboratori: Energy lab, la casetta del welfare aziendale, che è lo spazio dedicato a benessere e salute dove si potrà monitorare il proprio stato di salute, con visite specialistiche e attività sportive pesate ad hoc e il Pop-up Store, un temporary shop dedicato ai dipendenti.

    Le casette dell’Innovation Park rappresentano per Generali luoghi che abilitano quei processi che danno vita all’agenzia del futuro. E’ il proseguimento di un percorso iniziato negli ultimi due anni e che ha portato Generali a cambiare non solo il linguaggio che utilizza con i propri clienti, ma anche il modo con cui si relaziona con gli stessi. Il percorso è sempre più digitale e sempre più mobile, basti pensare che ad oggi il 60% delle polizze di Generali vengono erogate da dispositivi mobili e presto verrà rilasciata un nuova app per migliorare l’interazione e l’esperienza del cliente.

    In occasione dell’inaugurazione dell’Innovation Park abbiamo avuto anche il piacere di intervistare Marco Sesana, Country Manager e AD di Generali Italia. Potete vedere l’intervista completa nel video qui in basso, ma a Marco Sesana abbiamo anche chiesto:

    Qual è la chiave del successo di un’assicurazione?

    Oggi credo che stia diventando sempre più importante essere presenti quando i clienti hanno bisogno di te, quindi quando i clienti hanno un problema, hanno un’esigenza o una copertura del rischio, nel modo più naturale possibile nell’interazione quotidiana con le persone.

    Come sarà l’agenzia e l’assicurazione del futuro?

    L’agenzia del futuro per noi è un luogo dove i clienti parlano con dei professionisti che sono i loro riferimenti nella gestione del rischio, devono quindi avere tutti i supporti necessari per sviluppare una discussione e una comprensione dei bisogni adatta al momento specifico del cliente. L’agenzia è uno dei luoghi, perché con le nuove tecnologie la mobilità diventerà molto importante. Però l’agenzia resta un luogo fondamentale perché un cliente sa di poter incontrare un professionista che risponde alle esigenze del momento.

    Restando nel tema Innovazione, come mai avete deciso di fare un hackathon per comprendere e tastare il polso delle soluzioni oggi disponibili?

    Noi abbiamo iniziato con un hackathon due anni fa e ne abbiamo fatti due, e abbiamo verificato che è un modo fantastico per far emergere l’energia delle persone. Vengono nuove idee, si parla in modo più snello e diciamo che, man mano che le ore vanno avanti, si va sempre di più al punto. E’ un modo per far stare insieme le persone in modo diverso e per sviluppare qualche idea innovativa che nei nostri luoghi di lavoro non si avrebbe.

    Che cosa ho percepito da questa giornata a Innovation Park?

    Generali con Innovation Park sta portando avanti il suo progetto d’innovazione, sta sperimentando soluzioni nuove per semplificare la vita di dipendenti e clienti. Quest’ultimi chiedono ormai meno burocrazia e più relazione, più attenzione, ma anche trasparenza, velocità e semplicità, valori che sono sempre più importanti e che Generali sta cogliendo.

  • Cresce il fenomeno smart working in Italia: aumenta del 14 percento in un anno

    Cresce il fenomeno smart working in Italia: aumenta del 14 percento in un anno

    Cresce anche in Italia il fenomeno dello smart working. Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, lo smart working cresce del 14% in un anno e del 60% rispetto al 2013. Gli Smart Worker nel nostro paese sono ormai 305 mila, ossia l’8% del totale dei lavoratori.

    Nell’era delle nuove tecnologie, del digitale e dei social media, in un momento in cui tutto cambia, ecco anche anche il mondo del lavoro non può restare immune dalla trasformazione digitale in atto. Una conseguenza diretta di tutto questo è senza dubbio l’emergere, in questi ultimi anni, del fenomeno dello smart working, termine con cui si indica, per renderla più semplice possibile, la possibilità di poter espletare il proprio lavoro anche il luoghi diversi dal classico ufficio, come ad esempio può essere lavorare da casa. Si tratta di una forma di lavoro flessibile che cresce anche nel nostro paese e che lascia al lavoratore maggiore autonomia nella scelta delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati

    I dati diffusi oggi dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano infatti testimonia questa crescita. Nell’ultimo anno il fenomeno è cresciuto in Italia del 14%, dal 2013 poi è cresciuto di ben il 60%. Gli Smart Worker sono ormai 305 mila, ossia l’8% del totale dei lavoratori, e si distinguono per maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e maggiore padronanza di competenze digitali rispetto agli altri lavoratori.

    smart working italia

    Il fenomeno dello smart working cresce anche nelle grandi imprese, il 36% ha già lanciato progetti strutturati (il 30% nel 2016), ben una su due ha avviato o sta per avviare un progetto, ma le iniziative che hanno portato veramente a un ripensamento complessivo dell’organizzazione del lavoro sono ancora limitate e riguardano circa il 9% delle grandi aziende. Cresce l’interesse anche tra le PMI verso questa nuova modalità di lavoro, sebbene a prevalere siano approcci informali: il 22% ha progetti di Smart Working, ma di queste solo il 7% lo ha fatto con iniziative strutturate; un altro 7% di PMI non conosce il fenomeno e ben il 40% si dichiara “non interessato” in particolare per la limitata applicabilità nella propria realtà aziendale.

    Nella Pubblica Amministrazione solo il 5% degli enti ha attivi progetti strutturati e un altro 4% pratica lo Smart Working informalmente, ma a fronte di una limita applicazione c’è un notevole fermento, con il 48% che ritiene l’approccio interessante, un ulteriore 8% che ha già pianificato iniziative per il prossimo anno e solo il 12% che si dichiara non interessato.

    Dalla ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano emerge che lo smart working è una realtà, ma quel che si vede è solo la punta dell’iceberg: sono ancora pochi i progetti di sistema che ripensano i modelli di organizzazione del lavoro e estendono a tutti i lavoratori flessibilità, autonomia e responsabilizzazione. Eppure, i benefici economico-sociali potenziali sono enormi: l’adozione di un modello “maturo” di smart working per le imprese può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di sistema Paese significano 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi. Per i lavoratori, anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti; per l’ambiente, invece, determina una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno.

    La ricerca evidenzia ancora che il 31% degli smart worker dichiara di lavorare in un’organizzazione che ha progetti strutturati di Smart Working; la restante parte in contesti in cui non è formalizzato oppure gode di forme di flessibilità legate al proprio ruolo. Rispetto agli altri lavoratori, gli smart worker sono caratterizzati da un’elevata mobilità nei luoghi di lavoro: trascorrono mediamente solo il 67% del tempo lavorativo in azienda, contro l’86% degli altri. Inoltre sono sempre meno legati a una singola postazione: diminuisce rispetto l’anno passato il tempo dedicato al lavoro fisso alla propria postazione (39%) a favore di quello svolto da altre postazioni all’interno delle sedi di lavoro (15%) o in altre sedi della propria azienda (13%), per la restante parte del tempo gli Smart Worker lavorano in luoghi esterni alla propria azienda (presso clienti o fornitori, a casa o in spazi di coworking).

    Rispetto alla media dei lavoratori, gli smart worker sono più soddisfatti del proprio lavoro: soltanto l’1% degli smart sorker si ritiene insoddisfatto nel complesso (contro il 17% degli altri lavoratori), il 50% è pienamente soddisfatto delle modalità di organizzare il proprio lavoro (22% per gli altri), il 34% ha un buon rapporto con i colleghi e con il capo (16% per gli altri). Inoltre, gli smart sorker ritengono di avere una più adeguata padronanza di competenze soft relazionali e comportamentali legate al digitale (Digital Soft Skills), che consentono alle persone di utilizzare efficacemente i nuovi strumenti digitali per migliorare produttività e qualità delle attività lavorative.

    smart working italia 2017

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