Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Italiani e Mobile, il tempo online lo si trascorre sulle (poche) app

    Italiani e Mobile, il tempo online lo si trascorre sulle (poche) app

    Secondo gli ultimi dati diffusi da comScore, gli italiani confermano di preferire sempre di più il Mobile, ma il loro tempo online avviene sempre più via app e meno da navigazione in Internet. L’87% del tempo trascorso online avviene via mobile e sono 46 le ore trascorse mediamente, ogni mese, attraverso le applicazioni.

    Come abbiamo imparato a vedere nel corso degli 2/3 anni, gli italiani confermano di apprezzare sempre di più il mobile. Ad oggi il 69% degli italiani usa lo smartphone per comunicare, percentuale, secondo gli ultimi dati Censis, che sale fino all’89% tra i più giovani. Ma i dispositivi mobili sono praticamente usati per accedere alla rete, dati già rilevati nel 2015 e che hanno trovato conferma anche nel 2016. Gli ultimi dati di comScore, che derivano dalle piattaforme MMX Multi-Platform e Mobile Metrix confermano non solo questa tendenza, ma ci offrono qualche dettaglio in più per comprendere meglio come gli italiani si relazionano al mobile e al Web.

    mobile apps italiani online comscore franrusso.it 2017

    Il dato rilevante è che, ad ottobre 2016, gli italiani trascorrono metà del proprio tempo online sulle varie app, rispetto all’87% del tempo che gli italiani trascorrono via Mobile. Dall’indagine mensile, in pratica, emerge che, su un campione di utenti con più di 18 anni d’età, con dispositivi Android e iOS, gli italiani passano più di 46 ore al mese su applicazioni, contro poco più di 7 ore di navigazione diretta sul “mobile web”. Complessivamente, i minuti che gli italiani hanno trascorso su app a ottobre 2016 sono 49 milioni di giorni, vale a dire circa 134 mila anni, il tempo che occorrerebbe per tornare nel Paleolitico. I minuti trascorsi sul web da desktop diminuiscono del 21% rispetto al 2015, mentre quelli passati sulle applicazioni per smartphone e tablet crescono fino a rappresentare, come dicevamo prima, l’87% del totale del tempo online su mobile.

    comscore applicazioni mobile italiani online

    Tra le applicazioni più usate ci sono quelle che fanno riferimento a Google e Facebook. A ottobre su smartphone Android oltre il 70% dei minuti trascorsi sulle 100 app più usate, per tempo speso, appartiene alle prime cinque della lista. Un dato che dimostra una forte concentrazione sul mercato delle app, e di quanto sia difficile emergere per le concorrenti. La dimostrazione la si trova anche nei dati sui download: a ottobre 2016 più del 56% degli italiani non ha scaricato nemmeno un’app e di quelli che lo hanno fatto più del 57% ne ha scaricate solamente una o due. Solo pochi utenti hanno scaricato più di sei applicazioni durante il mese e rappresentano meno del 9% dell’audience totale.

    Alla fine, trascorriamo molto tempo da Mobile attraverso 2 o 3 applicazioni che usiamo di più, nonostante una vasta offerta che proviene dal mercato delle app.

    E voi come vi comportate? Quante app scaricate al mese e quale usate di più? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Twitter: Jack Dorsey comincia a considerare il modifica tweet per il 2017

    Twitter: Jack Dorsey comincia a considerare il modifica tweet per il 2017

    Jack Dorsey starebbe seriamente pensando di introdurre il tasto modifica tweet per il 2017. La conferma la offre proprio il CEO di Twitter che ieri si è rivolto direttamente agli utenti chiedendo quale fosse la cosa da sviluppare o da creare per il prossimo anno. A gran voce gli utenti hanno risposto chiedendo l’introduzione di modificare i tweet, con diverse proposte.

    Il 2017 potrebbe essere, finalmente l’anno del “modifica tweet”. Si, proprio così e la conferma ce la offre proprio il CEO di Twitter, oltre che co-fondatore, Jack Dorsey, il quale ieri (imitando Brian Chesky, CEO di Airbnb, che a Natale aveva fatto una cosa simile), con una mossa intelligente, ha chiesto agli utenti di dirgli quale funzionalità volessero che fosse implementata o creata ex novo nel prossimo anno. E a gran voce gli utenti hanno rilanciato l’idea di introdurre il tasto per modificare i tweet. Un’idea su cui noi siamo d’accordo ormai da tempo, anzi l’avevamo già proposta nel 2014 insieme all’amico Salvatore Russo, quando avevamo provveduto a dare qualche consiglio. L’avevamo rilanciata anche in occasione dell’estensione dei caratteri a 10 mila per ogni tweet idea che non ha mai trovato applicazione essendo poi intervenuta l’estensione dei tweet semplicemente non centeggiando più nei tweet contenuti multimediali.

    jack dorsey modifica tweet twitter

    Già due anni fa c’era questa esigenza di poter modificare o correggere i tweet, e l’avevamo proposta anche ipotizzando un tempo massimo, di 15 minuti, entro il quale effettuare la modifica dopo la pubblicazione del tweet. Infatti, come noto, vuoi per la velocità a cui Twitter di abitua, vuoi anche per il fatto che non è facile scrivere di getto un pensiero in 140 caratteri, l’errore si insidia sempre ed è molto facile quindi che si verifichi. Il tempo di 15 minuti potrebbe essere adeguato e non snaturerebbe il senso del tweet stesso.

    E quali sono stati gli argomenti collegati all’idea di introdurre un eventuale tasto di modifica tweet? Proprio il tempo entro il quale effettuare la modifica e se, una volta effettuata la stessa, il senso del contenuto non venisse snaturato.

    Le conversazioni che si sono generate, e che vi invitiamo a leggere e a seguire, erano tutte molto interessanti, ed è ormai palese che un tasto di modifica sia quanto mai necessario, opportunamente regolato, sia chiaro. Il problema è che Twitter, ad oggi, non sarebbe attrezzato ad introdurre una funzionalità di questo tipo, altrimenti lo avrebbe già fatto, perchè non è la prima volta che se ne parla. Nel 2015 lo aveva chiesto Kim Kardashian in una mail a Dorsey il quale aveva poi risposto via tweet sostenendo che ci avrebbe pensato e definendo che quella fosse una “grande idea”. Ma anche di recente se ne è parlato, lo ha fatto qualche settimana fa anche Edward Snowden.

    twitter modifica tweet-dorsey

    Ora, è evidente che un tasto di modifica renderebbe più facile l’uso di Twitter e quindi potrebbe avvicinare anche quegli utenti che solitamente non lo usano, se non addirittura indurre nuovi utenti ad iscriversi. Perchè no. Sarebbe una funzionalità molto apprezzata, specie se venisse resa in modo tale da non modificare del tutto il senso del tweet. Un problema che potrebbe essere risolto offrendo un tempo massimo di 15 minuti (?), o anche di meno, entro il quale effettuare la modifica, altrimenti resta così com’è, oppure lo si cancella, come si fa oggi. Anche se l’idea di cancellare un tweet che, sebbene con qualche errore, comincia ad essere condiviso, non è il massimo.

    Altre indicazioni che sono emerse dagli utenti sono: la possibilità di avere una sorta di segnalibro (idea molto simile a quella che avevamo proposto nel 2014); migliori opzioni in tema di sicurezza; e anche il tema legato alle Liste, anche su questo siamo d’accordo e ne avevamo parlato sempre nel 2014.

    Insomma, se Dorsey aveva qualche dubbio allora la sua idea di chiedere agli utenti dovrebbe averlo aiutato definitivamente. Sarebbe quindi plausibile attendersi, nel 2017, l’introduzione del tasto modifica tweet. Sempre che si risolva il grande problema legato alla gestione dell’azienda con l’introduzione di un management più adeguato. Altrimenti il tutto verrebbe vanificato e si ripiomberebbe nei medesimi problemi che Twitter ha sofferto in questo 2016.

    E allora, voi che ne pensate? Qual è la funzionalità che secondo voi sarebbe più necessaria su Twitter? Scrivetecela tra i commenti e allarghiamo il dibattito.

    [l’immagine con il logo di Twitter è stata creata da @franzrusso; chiunque volesse condividerla e riutilizzarla è pregato di citare l’autore e linkare l’articolo; nel caso in cui il proprietario del logo la ritenesse inopportuna, verrebbe rimossa immediatamente]

  • Twitter, ecco i video live 360 in streaming da Periscope

    Twitter, ecco i video live 360 in streaming da Periscope

    Twitter introduce da oggi lo streaming dei video live 360 da Periscope, l’app di live broadcasting. Sarà quindi possibile osservare i video con modalità panoramica dal vivo anche sulla timeline della piattaforma a 140 caratteri, ma per ora sono solo pochi partners in grado di trasmettere con la nuova modalità. In attesa che venga resa disponibile per tutti.

    Novità di fine anno da Twitter, sperando che questo possa servire a rilanciare la piattaforma, soprattutto in termini di utilizzo e coinvolgimento. Da oggi sono disponibili i video live 360, quelli in modalità panoramica, visibili da tutti, ma solo in pochi, per ora, possono realizzarli da Periscope. Il lancio della nuova modalità di video dal vivo prevede un utilizzo ristretto solo a pochi partners, in attesa che presto possa essere disponibile per tutti gli utenti dell’app di live broadcasting. Potrebbe anche essere poi resa disponibile anche da Twitter, e non sarebbe male come idea.

    twitter periscope video live360

    Visualizzare i video live 360 su Twitter è molto semplice: da desktop è possibile usare il mouse sull’immagine per osservarla in panoramica, mentre da mobile è sufficiente ruotare il proprio dispositivo per la visualizzazione dell’immagine per intero. I video live 360 saranno riconoscibili da un badge sul contenuto, in modo da riconoscerlo subito. Periscope spiega che al momento per creare video in panoramica si dovrebbe usare la camera Insta360 Nano, anche se è possibile sperimentare anche con altre camere.

    Al momento non si conoscono chi sono i partner, Periscope da questo punto di vista non ha fornito informazioni precise, anche se è possibile inserirsi in una lista d’attesa. E per il momento non si conoscono neanche i tempi di rilascio della funzionalità per tutti gli utenti, sarebbe prima utile capire come gli stessi utenti possano creare i nuovi video, senza per forza doversi dotare di una camera apposita.

    Il lancio della nuova modalità annunciato da Twitter segue di pochi giorni quello di Facebook che all’inizio di questo mese ha annunciato l’arrivo dei Live Video 360, una estensione della funzionalità in modalità dal vivo. Per ora limitato, anche in questo caso, a pochi partner come il National Geographic, ma con la previsione di un lancio più ampio a partire dal prossimo anno.

    twitter periscope video live 360 dispositivo

    Per Twitter il 2016 non è stato certamente un anno facile e quindi il lancio dei video live 360 rientra perfettamente in una strategia orientata ad un maggiore coinvolgimento (quindi utilizzo) della piattaforma, allo scopo di rilanciare la crescita della base utenti, ancora ferma. Twitter deve continuare a scommettere e, se possibile, agganciare tutti i trend che possono aiutare a rendere la piattaforma più facile da usare. Ma per fare questo, per condurre questa strategia, non facile, è necessario che alla base ci sia un management adeguato, capace di comunicare e sostenere al meglio il prodotto. Tutto quello che è mancato in questo 2016.

  • Ecco come gli italiani hanno vissuto il 2016 su Twitter

    Ecco come gli italiani hanno vissuto il 2016 su Twitter

    Per sapere se Twitter piace ancora agli italiani e per sapere cosa twittano, allora le risposte sono tutte in questo interessante report di  THE FOOL, realizzato per AGI, con la tecnologia di Crimson Hexagon. Su un campione di oltre 238 milioni di tweet, il più condiviso dell’anno è quello della Croce Rossa Italiana con oltre 22 mila interazioni.

    Dopo aver visto come è stato l’anno su Facebook e su Instagram, è arrivato il momento di vedere come è stato, per gli italiani, l’anno su Twitter. Certo, se vogliamo dirla proprio tutta, per la piattaforma a 140 caratteri il 2016 non è stato proprio un anno esaltante. Tanti, purtroppo, i momenti di difficoltà vissuti in questi dodici mesi, dalla scarsa crescita della base utenti, alle difficoltà riscontare sul prodotto (che è quello poi il vero problema da risolvere) fino alle voci di un possibile acquisto, senza dimenticare la chiusura della sede milanese. Ma Twitter, nonostante il sorpasso subito da Instagram in termini di utenti (9 milioni per la piattaforma di condivisione di immagini e 8 milioni per Twitter) agli italiani piace ancora. E la dimostrazione l’abbiamo con questo interessante studio che THE FOOL ha realizzato per AGI, con la tecnologia di Crimson Hexagon. Un viaggio lungo 12 mesi, tra oltre 238 milioni di tweet, tanti sono stati quelli condivisi nel nostro paese nel 2016, alla scoperta di cosa hanno scritto, rigorosamente in 140 caratteri, gli italiani in questi mesi.

    Per l’esattezza, il campione analizzato da THE FOOL è di 238.275.138, tra tweet e retweet, poco meno di 20 milioni di contenuti condivisi al mese.

    Il tweet più condiviso in Italia nel 2016 è della Croce Rossa Italiana

    E il tweet con il maggior numero di condivisioni è quello della Croce Rossa, postato all’alba del 24 agosto scorso, il giorno del terribile terremoto che ha colpito Amatrice e i comuni limitrofi. Le interazioni totali, tra RTs e preferiti, sono state oltre 22 mila:

    E’ la dimostrazione che Twitter per gli italiani è, sì fonte di informazione, come vedremo più avanti, ma è anche uno strumento utile, e questo tweet ne è la chiara dimostrazione.

    Gli hashtag più utilizzati in Italia su Twitter nel 2016

    Non è un caso che l’hashtag più utilizzato dagli italiani, con oltre 1,6 milioni di citazioni, è proprio #news. Segue poi #Sanremo2016 (oltre 1,1 milioni di citazioni), un dato questo che corrisponde all dato che qualche giorno fa Twitter aveva diffuso, alla voce “hashtag più usati in Italia nel 2016”. Sempre tra gli hashtag più usati, troviamo anche #Roma (oltre 1,1 milioni di citazioni).

    twitter italia 2016 the fool tweet hashtag

    Gli account più citati su Twitter in Italia nel 2016

    L’account più citato in assoluto dagli italiani su Twitter, nel 2016, secondo il rapporto di THE FOOL, è @YouTube con più di 2,7 milioni di citazioni, segno che la piattaforma in Italia è molto amata, sia per fatto che sono ormai tantissime le star della piattaforma video seguite su Twitter e sia perchè sono tantissimi i video condivisi a 140 caratteri. Segue poi @Benji_Mascolo (oltre 1,1 milioni di citazioni), del duo Benji&Fede, vedi idoli per i giovanissimi. Tant’è che il secondo del duo, @fedefederossi, è il quarto più citato con oltre 830 mila citazioni e l’account @BenjieFede, con più di 300 mila citazioni, è sesto. Matteo Renzi, oggi ex presidente del consiglio, è invece il terzo account più citato nel 2016 con più di 840 mila citazioni. Nella top ten figurano poi gli account di Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, anche questo è un segno che si lega alle #news che abbiamo visto poco fa.

    twitter italia 2016 the fool tweet account

    Il rapporto di THE FOOL, realizzato per Agi, ci dimostra che gli italiani usano Twitter prima di tutto per informarsi, ma esiste poi una grossa fetta di utenti fatta di giovanissimi che seguono i propri idoli, come appunto il duo Benji&Fede, un fenomeno musicale nato grazie a YouTube e sviluppatosi essenzialmente in rete, grazie anche a Twitter.

    Dai tweet che abbiamo visto in evidenza anche il fenomeno della social tv, con programmi molto seguiti sulla piattaforma come #GFVip (più di 970 mila citazioni), #Amici15 (oltre 870 mila citazioni), #uominiedonne (oltre 790 mila citazioni). Un fenomeno che è destinato ad aumentare insieme a quello del second screen.

    Twitter non è un social network “normale”, è molto di più

    E quindi, Twitter piace ancora agli italiani? La risposta è sì, anche se sono ancora pochi quelli che usano la piattaforma, un problema, questo, legato alla difficoltà nell’usare la piattaforma. Questo deriva anche da fatto che spesso, ed è questo l’errore che si commette di più, Twitter viene visto come un normale social network. Ma, come già sottolineato in altre occasioni, Twitter NON è un “normale” social network, è molto di più. E’ una finestra sul mondo dalla quale osservare tutto ciò che accade, è la piattaforma con cui costruire RELAZIONI, che nascono grazie ai vostri contenuti e, soprattutto, alla qualità dei contenuti stessi. Ma su questo torneremo ancora.

    Intanto Twitter non è finito, anzi, speriamo che il 2017 sia il suo anno. Cominciando con un bel rinnovamento nel management.

  • La morte di George Michael raccontata sui Social Media

    La morte di George Michael raccontata sui Social Media

    La morte di George Michael è stata molto sentita sui Social Media e con la nostra analisi abbiamo osservato come gli utenti hanno raccontato le proprie emozioni e i propri ricordi legati all’artista. Sono stati 3,1 milioni le conversazioni globali e oltre 80 mila quelle in Italia.

    Il 2016 sta per chiudersi così come è iniziato. Pochi giorni dopo l’inizio dell’anno ci aveva lasciati David Bowie, il Duca Bianco, e ora, a pochi giorni dalla fine del 2016, nel giorno di Natale, se ne va un altro grande artista come George Michael. Per non dire di tutte le altre stelle del mondo della musica, dell’arte, dello spettacolo che proprio in questo anno sono scomparse, come Prince, Alan Rickman, Ettore Scola, Bud Spencer, Umberto Eco, Dario Fo. E la lista continua.

    george michael social media

    Ma, come quasi sempre facciamo, con l’aiuto di Talkwalker, abbiamo voluto osservare come gli utenti, i fan e gli appassionati, hanno voluto ricordare e celebrare sui Social Media l’artista britannico, celebre soprattutto negli anni ’80, con gli Wham, e negli anni ’90 con una brillanta carriera solista. Quello che ha sicuramente impressionato gli utenti è che George Michael sia morto il giorno di Natale, associando a questo triste evento una delle sue più celebri canzoni “Last Christmas“. Sono stati tantissimi, infatti, che hanno letto questa canzone come “ultimo Natale”, ma la traduzione corretta è “scorso Natale”. Comunque sia, se ne va un altro grande artista con una voce straordinaria, uno dei pochi a poter cantare una canzone dei Queen, ad esempio, senza rovinarla.

    Ma torniamo alla nostra analisi e a i risultati che abbiamo raccolto, dalle 22 del 25 dicembre fino alle 24 del 26 dicembre. In poco più di 24 ore le conversazioni sono state, a livello globale, 3,1 milioni (per David Bowie erano state quasi 4 milioni). Nella nostra analisi abbiamo considerato come chiavi di ricerca: “George Michael” (2,1 milioni); #georgemichael (336 mila); #RIPGeorgeMichael (171 mila); #RIPGeorge (92.400); #georgemicheal (con il cognome sbagliato, 11.800); “Last Christmas” (341.600); #LastChristmas (41.100).

    george michael LC media

    Come si può notare, Twitter (come sempre accade in questi casi) è il canale più usato con il 95,2%. Oltre ad essere il canale che offre la possibilità di reperire più risultati rispetto ad altri.

    La reach potenziale totale (quindi il totale di tutte le persone che hanno visto i messaggi condivisi e di quelle potenzialmente raggiunte senza che abbiano espresso un’azione) è di 547 miliardi; mentre quelle che di fatto hanno espresso un’azione, attraverso una reazione o un messaggio, sono state a livello globale 18,2 milioni.

    In Italia abbiamo notato che, sulle chiavi che abbiamo monitorato, si sono totalizzati 83.523 risultati, di cui oltre 70 solo su Twitter.

    george michael total LC italy twitter

    La reach potenziale in Italia è stata di 518 milioni con una coinvolgimento totale di 118 mila utenti.

    Da notare che a livello globale gli utenti che hanno condiviso di più sono per il 51,1% uomini e per il 48,9% donne; mentre in Italia le donne sono 53,7% rispetto al 46,3% degli uomini.

    george michael genere total george michael genere twitter italy genere

    E ora vediamo quali sono stati gli account più influenti sia a livello globale che in Italia. A livello globale, abbiamo sia il dato totale che quello su Twitter.

    george michael influencer global

    george michael influencer global twitter

    In Italia, su Twitter notiamo che Repubblica risulta il più coinvolgente, seguito da Rudy Zerbi e da Laura Pausini.

    george michael influencer italy

    E ora vediamo i contenuti più condivisi sulle varie piattaforme, a livello globale e in Italia.

    Su Facebook, a livello globale, i più coinvolgenti sono i contenuti dei media:

    Su Instagram:

    https://www.instagram.com/p/BOdsYRMg3Ix/

    https://www.instagram.com/p/BOd6RcEBLID/

    https://www.instagram.com/p/BOdVu3WDAwQ/

    https://www.instagram.com/p/BOdWQqdghOu/

    E questi i contenuti più condivisi su Twitter a livello globale:

    https://twitter.com/Goldni/status/813172476418998276

    https://twitter.com/radiantgIow/status/813165219602202624

    https://twitter.com/EmilyneMondo/status/813319244242817025

    https://twitter.com/girlposts/status/813164749106085888

    https://twitter.com/Truman_Black/status/813163231351046144

    https://twitter.com/HistoricalPics/status/813158956457717760

    https://twitter.com/salihughes/status/813348024063852544

    E questi, invece, alcuni tra i contenuti più condivisi su Twitter in Italia:

    https://twitter.com/marionecomix/status/813289316780752896

    https://twitter.com/ArsenaleKappa/status/813181980812726272

    https://twitter.com/Iddio/status/813292965875564544

    Ecco, questo il nostro resoconto per ricordare un grande artista come George Michael. E voi come lo avete ricordato?

     

  • Digitale e Tecnologia, ecco le prime 10 aziende in Italia nel 2016

    Digitale e Tecnologia, ecco le prime 10 aziende in Italia nel 2016

    La “Technology Fast 500 EMEA” di Deloitte è una delle classifiche europee più autorevoli che ogni anno individua le aziende che sono cresciute di più in termini di ricavi negli ultimi 4 anni. E tra esse ci sono 10 aziende italiane: Beintoo, Marketing Arena, Caffeina, Afinna One, FiloBlu, MotorK Italia, Sardex, EiS, 01s e Crestoptics.

    Questo è un periodo dell’anno in cui si tirano, inevitabilmente le somme e, in tema di digitale e tecnologia, gli argomenti che solitamente trattiamo, è il caso di segnalarvi la “Technology Fast 500 EMEA” di Deloitte, una delle classifiche europee più autorevoli che ogni anno individua le aziende che sono cresciute di più in termini di ricavi negli ultimi 4 anni. E ci fa piacere sapere che all’interno di questa classifica ci sono 10 aziende italiane, quelle che a tutti gli effetti possiamo dire che sono la top ten delle aziende italiane che più di altre sono cresciute in questi ultimi anni. E quattro di queste sono nelle prime 100 posizioni.

    L’edizione 2016 si caratterizza per una crescita media delle aziende appartenenti all’area EMEA pari a 967 punti percentuali, in lieve calo rispetto all’edizione precedente (1.012 %). Le aziende in classifica rappresentano 28 Paesi europei e il ranking di quest’anno è dominato dal settore Software con 271 aziende. Le società con la percentuale di crescita cumulativa più alta appartengono ai settori Hardware (962%), Media (644%) e Clean Technology (471%).

    deloitte 500 emea

    Le aziende italiane presenti nella Technology Fast 500 EMEA di Deloitte sono

    1. Beintoo – con un tasso di crescita in 4 anni del 2.068%, si piazza al 45° posto, prima tra le italiane. Nata nel 2011, Beintoo è una mobile company che opera a livello globale specialmente in digital advertising.
    2. Marketing Arena – con un tasso di crescita del 1.088%, si piazza al 90° posto, la seconda in Italia. Fondata da Giorgio Soffiato nel 2007, oggi l’agenzia di Rovigo specializzata in digital marketing conta su un gruppo affiatato di 20 persone. L’azienda è cresciuta molto sul piano nazionale in questi anni, e l’obiettivo resta quello di provare ad andare oltre i confini.
    3. Caffeina – con un tasso di crescita del 1.083%, si piazza al 92° posto, la terza in Italia. E’ una delle agenzie creative più dinamiche sul panorama italiano.
    4. Afinna One –  con un tasso di crescita pari al 1.008%, si piazza al 100° posto, ed è la quarta a livello nazionale. Fondata nel 2010, è attiva a livello globale nel settore delle telecomunicazioni.
    5. FiloBlu – con un tasso di crescita del 977%, si piazza al 103° posto, la quinta a livello nazionale. L’azienda con sede a Santa Maria di Sala (Ve) crea e sviluppa canali di e-commerce con un approccio modulare e sartoriale per il comparto fashion, sportswear, design e beauty.
    6. MotorK Italia – con un tasso di crescita dell’858%, si piazza al 117° posto, la sesta a livello nazionale. Opera nel settore digital automotive. Ha sede a Milano, Londra, Madrid e Parigi.
    7. Sardex –  con un tasso di crescita del 333%, si piazza al 349° posto, la settima a livello nazionale. Nata nel 2009, è la società che ha dato vita al Circuito di Credito Commerciale Sardex.net.
    8. EiS – con un tasso di crescita del 291%, si piazza al 398° posto, l’ottava a livvelo italiano. L’azienda, nata nel 2011,  opera in ambito ICT come System Integrator.
    9. 01s – con un tasso di crescita del 244%, si piazza al 455° posto, la nona a livello nazionale. La Community Company fa dell’innovazione e della tecnologia la propria ragion d’essere.
    10. Crestoptics – con un tasso di crescita del 229%, si piazza la 477° posto, la decima in Italia. L’azienda ha creato un brevetto innovativo che permette di trasformare a basso costo un microscopio standard in uno confocale.

    A livello europeo è la Francia a dominare di nuovo la classifica dei paesi con il maggiore posizionamento tra i Top 500 per il sesto anno consecutivo; gli altri Paesi maggiormente rappresentati sono UK, Norvegia, Israele e Svezia. L’Italia si posiziona al 12° posto.

    L’intera classifica è consultabile a questo link  www.deloitte.com/fast500emea.

    Nel congratularci con tutte le aziende che sono riuscite a raggiungere questo importante risultato, lasciateci fare un grande complimento a Marketing Arena, azienda con cui ormai collaboriamo da anni, avendo la certezza che questo raggiunto non è altro che uno dei tanti successi che raccoglierà nel suo ambizioso progetto di crescita. E noi glielo auguriamo davvero.

    [l’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, chiunque volesse riutilizzarla è pregato di menzionare l’autore; nel caso in cui i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna, l’immagine verrà rimossa immediatamente]

  • L’evoluzione del Live Streaming e le soluzioni di oggi

    L’evoluzione del Live Streaming e le soluzioni di oggi

    Il fenomeno del live streaming non nasce certamente oggi, ma l’evolversi delle tecnologie e delle piattaforme ha contribuito ad alimentarlo trasformandolo in una realtà che sta cambiando il modo di fruire i media, in particolar modo sta modificando il concetto di “guardare la televisione“. Vediamo insieme l’evoluzione e anche qualche soluzione interessante.

    Il fenomeno del live streaming non nasce certamente oggi, ma l’evolversi delle tecnologie e delle piattaforme ha contribuito ad alimentarlo trasformandolo in una realtà che sta cambiando il modo di fruire i media, in particolar modo sta modificando il concetto di “guardare la televisione“.

    Oggi tutto questo è cambiato e le tante piattaforme che esistono permettono agli utenti di seguire le informazioni in tempo reale e, al contempo, di costruirsi un proprio palinsesto, un vero e proprio live broadcasting. E da questo punto di vista si parla ormai di applicazioni come Periscope, nato nel 2015, e Facebook Live, servizio offerto dal 2016, che permettono agli utenti di essere nello stesso tempo creatori e spettatori di eventi, coinvolgendo anche tutto il proprio network.

    Quello che ci interessa oggi è il fenomeno Live Streaming come strumento, la piattaforma dalla quale trasmettere eventi di ogni tipo, dall’evento sportivo, all’evento musicale, dai corsi online, agli eventi aziendali. Sta cambiando lo scenario e nasce sempre di più l’esigenza di avere piattaforme che garantiscano la trasmissione e, soprattutto, l’interattività con gli utenti, valore, oggi, di fondamentale importanza.

    live streaming franzrusso.it 2016

    Live Streaming, alcuni cenni storici

    Il live streaming, dal punto di vista concettuale, prende vita con la radio. Siamo verso la fine degli anni ’90 quando il canale sportivo ESPN trasmette per la prima volta un evento live in audio sulla rete e un anno dopo, sempre la stessa rete, trasmette il primo evento live in video. Sono anni in cui la velocità della rete non era ai livelli di oggi e, nonostante la compressione delle immagini, il risultato non era il massimo.

    Sapete qual è ad oggi l’evento più seguito in live streaming? E’ il concerto del 25 ottobre 2009 degli U2 su YouTube da Pasadena, in California, U2 360° at the Rose Bowl, che fece registrare ben 2,5 milioni di utenti unici e quasi 10 milioni di connessioni al flusso della diretta.

    u2 360 live-streaming

    Se guardiamo il nostro paese, l’evento più seguito in live streaming è “Rai per una notte”, del 25 marzo 2010, di Michele Santoro con 400 mila utenti contemporanei, seguito dalla trasmissione “Servizio pubblico”, sempre di Santoro, che ha avuto una media 100 mila utenti contemporanei, nella puntata del 10 gennaio 2013 con la partecipazione di Silvio Berlusconi.

    Live streaming, l’evoluzione del fenomeno nel futuro e soluzioni

    Il fenomeno del live streaming è destinato ad aumentare e questa affermazione è stata confermata anche da Cisco che ha fatto qualche mese fa, prevedendo che entro il 2020 il contenuto online sarà composto per l’80% da video. Il valore del “live” è destinato quindi ad avere sempre più importanza nella comunicazione.

    Per questo motivo, guardando alle possibili soluzioni che si possono fornire in questo ambito, oggi vogliamo segnalarvene una in particolare che ci piace molto. Si tratta della soluzione che propone SHAA, azienda milanese fondata nel 2011 da Luca Sepe, oggi CEO dell’azienda, molto intuitiva e veloce.

    Come funziona? Una volta pronto il codice embed, sarà sufficiente inserirlo sul proprio sito, iniziare a trasmettere sull’entry point di SHAA e si è automaticamente live, il tutto in un solo giorno grazie ad un’infrastruttura dedicata e scalabile in grado di sostenere fino a 1 milione di utenti contemporanei e un’alta qualità garantita da best in class partner (Rackspace, Wonza e Akamai). Da non sottovalutare, un supporto dedicato sempre al suo fianco.

    Gli input da inviare sono i più diffusi protocolli inbound: RTMP – RTSP/RTP MPEG-TS – ICY e la gestione del servizio avviene attraverso un’infrastruttura dedicata Cloud con uno o più canali playlist. La delivery del servizio viene applicata su RTMP/RTSP/RTP HDS (Adobe Flash HTTP Dynamic Streaming), HLS (Apple® HTTP Live Streaming) o MPEG-DASH Microsoft® Smooth Streaming. Inoltre, è possibile aggiungere le funzionalità di nDVR per un’esperienza televisiva completa e di DRM & AES 128 encryption per proteggere i propri contenuti live.

    Questo servizio proposto da SHAA è altamente interattivo, una caratteristica che come dicevamo prima avrà sempre più importanza, e rende possibile l’attivazione di “social wall live” dove tweet e post degli spettatori appaiono in diretta e permettono agli utenti di interagire direttamente con il video.

    La soluzione offerta da SHAA ci sembra quella più idonea e più innovativa, riuscendo ad offrire, in un colpo solo, alta qualità del servizio, supporto adeguato e, ovviamente, elevato livello di interazione con i contenuti video. In un’unica soluzione sono presenti tutte le caratteristiche all’avanguardia.

  • SAS University Edition, la community per il lavoro del futuro

    SAS University Edition, la community per il lavoro del futuro

    SAS University Edition è il software che SAS ha realizzato per tutti coloro che desiderano imparare ad usare gli strumenti dell’ analisi dati per meglio prepararsi al futuro. Lo abbiamo conosciuto meglio grazie a professor Simone Borra, dell’Università Tor Vergata di Roma, che lo ha inserito nel suo metodo didattico, e a Sara Facchi, studentessa della Bocconi, che lo usa per i suoi studi e per prepararsi al lavoro del futuro.

    SAS University Edition è il software che SAS ha realizzato per tutti coloro che desiderano imparare ad usare gli strumenti dell’analisi dei dati per meglio prepararsi al futuro. E’ quindi una soluzione che segue la direzione che il colosso americano sta intraprendendo ormai da qualche anno, ossia quella che porta a formare i giovani mettendoli in condizione di saper sfruttare al meglio le occasioni del futuro. E, come abbiamo raccontato spesso anche qui sul nostro blog, il futuro è nei Big Data e, soprattutto, nell’analisi Dati. Grazie a questa tecnica è possibile estrarre tutta una serie di elementi che permette alle aziende di meglio interpretare i dati, vera miniera di informazioni per il business. E per fare questo, occorre che ci siano figure che sappiano maneggiare i dati. In questo contesto, si parla di figure emergenti come i Data Scientist, veri professionisti del  dato, che sono in grado di estrarli ed elaborarli al meglio per cogliere tutte le preziose informazioni che essi contengono al loro interno.

    Questa era una premessa dovuta per meglio inquadrare SAS University Edition, un software di analisi che prepara i giovani studenti universitari, a prepararsi verso il futuro, neanche tanto lontano, che abbiamo appena descritto. Questo strumento, in realtà, non è solo da avviare, va davvero oltre questa logica ormai non più moderna del semplice software da avviare per eseguire. No, SAS University Edition è una vera e propria palestra per la conoscenza della statistica e dell’analisi, ma è anche di più. E’ una vera e propria community, ed è questo uno degli elementi che ci ha incuriosito. SAS University Edition mette insieme il meglio che uno studente può attendere oggi dall’utilizzo di un software, quindi:

    • facilità d’uso;
    • possibilità di sperimentare soluzioni ad-hoc.

    Oltre a questi due elementi c’è poi la community a cui potersi rivolgere per confrontarsi con altri utenti e per meglio conoscere la piattaforma. Nel nostro modo di vedere le cose, sempre attenti a parlare di social media, di condivisione, di interazioni, SAS University Edition è una vera e propria community, un “social network del dato”, definizione data per rendere l’idea di quello che vi stiamo presentando oggi.

    sas university edition

    Per meglio conoscere il software abbiamo avuto modo di confrontarci con Simone Borra, professore associato in Statistica presso l’Università Tor Vergata di Roma, e anche con Sara Facchi, studentessa dell’Università Bocconi di Milano che utilizza già SAS University Edition. Obiettivo di questo confronto era capire come questo strumento può essere utile nella didattica universitaria, tradizionalmente lontana o comunque, per tanti motivi, ancora non pronta ad un’impostazione nuova come quella che propone SAS University Edition. E invece, il professor Borra, pur ammettendo i limiti didattici universitari, ha inserito gli strumenti SAS e in particolare SAS University Edition all’interno dei suoi programmi riuscendo nell’intento “insegnare la statistica in un modo moderno“, come ci dice. Con questo strumento oggi gli studenti “hanno più voglia di imparare, grazie al fatto che hanno un proprio device che gli permette di apprendere e di personalizzare anche lo studio“.

    Il crescente fenomeno dell’analisi sui social media, della sentiment analysis, ha sicuramente contribuito a far crescere l’interesse dei ragazzi verso i numeri, verso l’analisi e verso la statistica”.

    Ma come funziona Sas University Edition? Il professor Borra ci spiega che in realtà è uno strumento semplice all’uso ma che permette di realizzare analisi anche di livello avanzato, perché montato sull’impianto base dei software SAS:

    E’ sufficiente caricare dati di diverso formato e in pochi passi si possono effettuare analisi avanzate: è un giusto compromesso tra una console che prevede già analisi di base ma che dà anche la possibilità di programmare, quindi fare codice. Questo è un elemento molto importante per gli studenti che possono dare spazio alla loro creatività”.

    La grande forza di questo software è proprio quella di dare la possibilità agli studenti di passare dalla teoria alla pratica velocemente, potendo da subito creare codici per personalizzare al meglio lo studio. E’ quindi uno strumento che si adatta a chi vuole iniziare questo tipo di studi ma anche ai più esperti.

    Il concetto che mette in evidenza l’uso di SAS University Edition, che apprezziamo molto, è quello di portare lo studente, in maniera più veloce e agevole, “dalla teoria alla pratica”. Uno strumento come questo mette nelle condizioni gli studenti, sin da subito, di mettere in pratica ciò che apprendono e di provare a creare. Un aspetto non di poco conto in un contesto universitario, che per fortuna comincia a cambiare, quasi sempre concentrato sulla teoria e poco sulla pratica. E su questa scia ci piace l’impostazione che il professor Borra dà rispetto a questo nuovo modo di insegnare la statistica e questo nuovo modo di avvicinare gli studenti ai dati e alla loro analisi. Un modo, come dice il professor Borra, che “prepara gli studenti a diventare cittadini del futuro“. Cresce l’interesse degli studenti verso i dati per il fatto che oggi l’analisi dei dati invade tutti gli aspetti della nostra vita.

    Sotto l’aspetto della community, elemento portante di SAS University Edition, abbiamo chiesto al professor Borra come introduce questo elemento all’interno delle sue lezioni, sapendo bene che oggi i ragazzi hanno bene in mente questo concetto.

    “Oggi i ragazzi sono molto più imbevuti di statistica, più di quanto non lo fossero qualche anno fa“, ci risponde il professor Borra.

    La statistica oggi è un elemento che appare in ogni ambiente e quindi questo aiuta sicuramente i ragazzi ad interessarsi alla materia. Basti pensare a come è cambiato anche il linguaggio dei giornali che oggi propongono spesso analisi ed infografiche. Oggi non è più possibile pensare di insegnare la statistica in modo tradizionale, è necessario che il modulo didattico sia agganciato alla realtà, perché questo aiuta gli stessi ragazzi ad interessarsi alla materia. L’elemento della community è sicuramente importante perché i ragazzi già condividono tra di loro soluzioni ai problemi, modi di presentazione, valutazioni. La community internazionale di SAS University Edition serve proprio per avere informazioni, pareri e opinioni sull’utilizzo del programma. Da questi punti di vista, poi, i ragazzi hanno tantissimi stimoli. Vedo la community come una sorta di apprendimento vivo, attivo, dove il modello di apprendimento tradizionale, quello che vede il docente che spiega e i ragazzi ascoltano, viene ribaltato. Ed è interessante, poi, vedere come loro già con pochi elementi sono in grado di tirar fuori valutazioni e analisi interessanti. Un grande risultato per loro. Questo si inserisce nell’antico tema su quanto siano informatizzati i ragazzi che si affacciano per la prima volta ad un software statistico. Sono ancora pochi quelli che usano software da ufficio e molti quelli che usano social media e chat. In questa fase si avvicinano per la prima volta a questo tipo di software, ed è un grande risultato, quindi, quello che si riesce ad ottenete con SAS University Edition”.

    Come detto all’inizio abbiamo avuto l’occasione di conoscere anche l’opinione di una studentessa, Sara Facchi, che utilizza SAS University Edition, e che lo ritiene uno strumento essenziale per lo studio e per prepararsi al mondo del lavoro. Anche a Sara abbiamo chiesto il valore della community all’interno di uno strumento come SAS University Edition e ci ha risposto sottolineando come questo sia un mezzo per apprendere l’utilizzo del software, anche per chi non si è mai avvicinato a soluzioni come queste. “I corsi all’interno della piattaforma sono esaustivi per chiunque volesse approcciare questo software“.

    A proposito del mondo del lavoro, a cui inevitabilmente Sara ha fatto riferimento, ci ha colpito il suo pensiero, focalizzato sul fatto che oggi è importante riuscire a sviluppare qualche competenza in più, che vada quindi oltre lo stesso piano di studi. E’ necessario coltivare quell’elemento “extra”, come lo ha chiamato Sara, per entrare nel mondo del lavoro sapendo bene che nel proprio background formativo questo tipo di competenze saranno sempre più ricercate.

    SAS University Edition si presenta come uno strumento capace di andare incontro alle esigenze didattiche delle Università, che devono sempre di più garantire ai propri studenti strumenti per guardare al mondo del lavoro, quanto agli stessi studenti che possono in questo modo cominciare da subito ad essere operativi.

  • Year in Review 2016, i temi e i Live Video dell’anno su Facebook in Italia

    Year in Review 2016, i temi e i Live Video dell’anno su Facebook in Italia

    Come ogni anno Facebook traccia Year in Review, passando in rassegna tutti gli argomenti più discussi sul social network durante l’anno. Europei, Olimpiadi e Terremoto sono i temi più discussi negli ultimi dodici mesi in Italia. Il Live Video più visto in Italia è quello di Rieti Life su Amatrice, nelle prime ore dopo la terribile scossa del 24 agosto, con quasi 4 milioni di visualizzazioni.

    Facebook è un luogo dove si condivide e si discute molto e per questo che Year in Review è una bella occasione per avere un quadro su tutti quelli che sono stati i temi più discussi negli ultimi 12 mesi. E dopo tutto quello che è successo in questo 2016, non poteva certo mancare il Terremoto che ha colpito il Centro Italia, il 24 agosto e il 26 ottobre, con la scossa più forte registrata negli ultimi 36 anni. Va detto che nei primi due posti troviamo due eventi sportivi che hanno molto appassionato gli italiani, e sono gli Europei di Calcio e le Olimpiadi di Rio 2016. Da notare, la quarta posizione (terzo a livello globale) di Pokémon Go, il fenomeno di realtà aumentata che ha appassionato milioni di utenti durante l’estate.

    In quinta posizione ci sono le Elezioni Presidenziali Usa (l’argomento più discusso a livello globale), in sesta posizione ci sono le Elezioni Amministrative che si sono tenute nel giugno scorso, molto seguite anche per via del fatto che erano coinvolte molte grandi città italiane come Roma, Milano, Torino e Napoli. Noterete anche voi che dai temi più discussi manca il referendum costituzionale, che si è tenuto lo scorso 4 dicembre e che ha portato alle dimissioni del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Eppure, come abbiamo sottolineato nel nostro racconto sui social media della notte del referendum, i social media avevano previsto che sarebbe andata così, risultato numerico compreso, e Facebook era risultato il luogo più coinvolgente.

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    I temi più discussi in Italia su Facebook nel 2016

    1. Europei
    2. Olimpiadi
    3. Terremoto in centro Italia
    4. Pokemon Go
    5. Elezioni americane
    6. Elezioni Amministrative
    7. San Valentino
    8. David Bowie
    9. Morte di Bud Spencer
    10. Brexit

    Year in Review 2016 ci offre anche un quadro su quelli che sono stai i Live Video più visti in Italia durante questo ultimo anno. E anche in questa classifica il Terremoto è l’argomento più visto, infatti il video con più visualizzazioni è quello di Rieti Life che riprende Amatrice nelle prime ore dopo la scossa del 24 agosto, con 3,9 milioni di visualizzazioni. In seconda posizione troviamo un altro video di Rieti Life, questa volta sugli scavi di Amatrice con 3,7 milioni di visualizzazioni. In terza posizione il video di Virgina Raggi, sindaco di Roma, che mostra il suo ingresso in Campidoglio, con 3,1 milioni di visualizzazioni.

    I Live Video più visti in Italia nel 2016

    1. RietiLife, Amatrice dopo il terremoto
    2. RietiLife, Scavi ad Amatrice
    3. Virginia Raggi in Campidoglio
    4. Padre Pio Tv, Chiesa di San Pio
    5. Juventus, L’arrivo di Gonzalo Higuain alla Juve

    Il video che ha collezionato più visualizzazioni a livello globale è quello di Candace Payne con la maschera di Chewbacca, comprata per sè stessa e non per suo figlio, con 164 milioni di visualizzazioni. Video esilarante.

    [l’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, chiunque volesse utilizzarla è pregato di citare l’autore; nel caso i legittimi proprietari ritenessero l’immagine inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • WhatsApp: ecco i dispositivi su cui dal 2017 smetterà di funzionare

    WhatsApp: ecco i dispositivi su cui dal 2017 smetterà di funzionare

    WhatsApp all’inizio di quest’anno aveva fatto sapere che entro fine anno l’app non sarebbe stata più utilizzabile su alcuni dispositivi. Ora, visto che la fine del 2016 si avvicina, la notizia è che per i sistemi operativi BlackBerry, BlackBerry 10, Nokia S40 e Nokia Symbian S60, l’app potrà essere utilizzata fino al 30 giugno 2017.

    Come ormai sappiamo bene, WhatsApp è una delle applicazioni mobili più utilizzate, è quella che, come ci ha ricordato di recente anche il Censis, gli italiani amano, e usano, di più (nel 2016 è usato dal 61,3% degli italiani, l’89,4% dei giovani). A inizio di quest’anno, WhatsApp aveva fatto sapere che entro la fine del 2016 alcuni dispositivi, con sistemi operativi mobili ormai obsoleti, non avrebbero più supportato l’app, rendendola quindi inutilizzabile per quegli utenti che ancora possiedono dispositivi un po’ datati. Ebbene, qualche giorno fa WhatsApp ha rilasciato un aggiornamento sulla notizia, e cioè che per i sistemi operativi BlackBerry, BlackBerry 10, Nokia S40 e Nokia Symbian S60, l’app potrà essere utilizzata fino al 30 giugno 2017.

    whatsapp blackberry dispositivi 2017

    Quindi, dalla lista dei dispositivi iniziali che avrebbero visto cessare l’utilizzo di WhatsApp, restano:

    • Android 2.1 e Android 2.2
    • Windows Phone 7
    • iPhone 3GS/iOS 6

    Quindi se avete dispositivi che usano questi sistemi operativi, sappiate che non potrete più utilizzare WhatsApp dal 1° gennaio 2017. Tutti gli altri, come abbiamo visto, potranno continuare per altri 6 mesi, Blackberry e Nokia.

    WhatsApp aveva motivato questa scelta dovuta ad una visione strategica e di come il mercato degli smartphone sta evolvendo, con dispositivi sempre all’avanguardia:

    Nel guardare avanti verso i nostri prossimi sette anni, vogliamo concentrare i nostri sforzi sulle piattaforme mobili che la stragrande maggioranza delle persone usa.”

    “Anche se questi dispositivi fanno parte della nostra storia, non offrono più quelle funzionalità di cui abbiamo bisogno per continuare a tenere attiva l’app, viste le sue caratteristiche“, ha dichiarato nei giorni scorsi un portavoce dell’azienda, oggi di prorietà di Facebook.

    Ricordiamo che ad oggi WhatsApp è disponibile in 187 paesi, in 109 di essi è l’app più usata, e ha oltre 1 miliardo di utenti attivi al mese.

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