Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Twitter, al via la ristrutturazione e chiude la sede di Milano

    Twitter, al via la ristrutturazione e chiude la sede di Milano

    Twitter nei giorni scorsi ha annunciato un piano di ristrutturazione che porterà alla riduzione del 9% della forza lavoro. Un piano che investirà anche le sedi locali dell’azienda. Questo comporterà la chiusura della sede di Milano, la sede di Twitter Italia srl nata nel 2014 con la nomina di Salvatore Ippolito come country manager. E ora che succederà?

    La notizia era cominciata a circolare già qualche giorno prima della presentazione della terza trimestrale del 2016, Bloomberg aveva infatti dato la notizia che Twitter avrebbe dato il via, nei giorni successivi, ad un piano di ristrutturazione. Piano che comporterà la riduzione del 9% della forza lavoro dell’azienda, ossia circa 300 dipendenti. Non è la prima volta che Twitter si trova di fronte all’adozione di un piano del genere, già esattamente lo scorso anno Jack Dorsey come prima azione del suo mandato aveva dato il via ad un piano di licenziamenti, soprattutto ingegneri. In questo caso, il piano di ristrutturazione riguarderà anche le sedi locali dell’azienda di San Francisco.

    twitter chiude sede milano

    E di conseguenza questo piano di ristrutturazione riguarderà anche il nostro paese. La notizia quindi è che dopo due anni chiuderà la sede di Milano, quella che era stata avviata con la nomina di Salvatore Ippolito come country manager di Twitter Italia.

    Il comunicato ufficiale di Twitter

    La chiusura della sede italiana riguarderà i 16 dipendenti della sede che vedranno la propria posizione regolata dalle trattative sindacali che hanno iniziato il proprio iter. A conferma di questa notizia, c’è un comunicato ufficiale di Twitter che riportiamo per intero:

    Twitter ha recentemente annunciato una riduzione del 9% della forza lavoro. L’annuncio, e la modalità in cui potrà impattare gli uffici locali, sono soggetti alle leggi dei singoli Paesi, così come ai processi regolatori e di consultazione con Sindacati, autorità e altre strutture rappresentative a livello locale. Il nostro scopo è di assicurare che qualsiasi proposta riguardante il futuro dell’ufficio italiano sia pienamente discussa come parte essenziale dei processi di consultazione previsti”.

    E’ dunque la conferma di tutto, ossia delle difficoltà in cui riversa l’azienda, costretta a rivedere il suo piano di sviluppo locale con l’obiettivo di risparmiare nei costi.

    Twitter Italia, il lavoro di due anni

    Ma la chiusura di Twitter in Italia ha un significato più ampio. In questi due anni Twitter in Italia, attraverso la sede italiana, ha conosciuto un momento di riconoscibilità locale assolutamente da non sottovalutare. Il lavoro fatto dalla sede italiana è stato enorme, nonostante tutte le difficoltà del caso. Molte aziende, e anche molti utenti, si sono avvicinati alla piattaforma proprio perchè vedevano una presenza fisica anche in Italia. Tante iniziative belle e interessanti sono state fatte in Italia, da ultima proprio quella dedicata al nostro paese come #ItalyFoodWeek con oltre 7 milioni di tweet, un risultato che ha visto una grande partecipazione di aziende e utenti. E tantissime le iniziative che Twitter Italia ha contribuito a fare crescere in questi due anni, inclusa una grande attività di divulgazione su come usare la piattaforma in vari settori.

    Insomma, la chiusura della sede di Milano non porta nulla di buono, questo è inutile negarlo, e sarà per Twitter ancora più difficile gestire questo bacino di utenti, soprattutto dal lato business, che è poi quello più importante per attirare nuovi clienti. Sarà molto diverso gestire il mercato italiano dall’estero.

    Non sarà sfuggito a molti di voi il ritorno in voga dell’hashtag #quandotwitterchidera, dove molti utenti nei giorni scorsi hanno riversato tutti i propri pensieri nell’eventualità che Twitter dovesse mai chiudere, cosa che non succederà.

    Tutte le 17 persone che sono in Twitter Italia sono dei talenti che non troveranno difficoltà a ricollocarsi, ed è questo il nostro augurio per loro, ma per Twitter questa chiusura non ci voleva. Speriamo che un giorno possa riaprire presto, perchè significherà che le cose hanno ripreso ad andare per il verso giusto.

    #LoveTwitter.

    [l’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, nel caso i proprietari dei loghi lo richiedessero verrà rimossa immediatamente; chiunque volesse condividerla, è pregato di citare l’autore dell’immagine]

  • Sui Social Media (per ora) vince il NO al Referendum

    Sui Social Media (per ora) vince il NO al Referendum

    Blogmeter ha realizzato un’analisi sui social media dalla quale emerge che la grande maggioranza degli utenti che si esprimono online, il 63%, boccia la riforma costituzionale proposta dal Premier Renzi. Ad un mese dal voto sul Referendum, il dibattito entra nel vivo anche in rete.

    Manca esattamente un mese al voto del 4 dicembre 2016 per il Referendum Costituzionale per approvare, o rigettare, le modifiche della Costituzione. L’analisi condotta da Blogmeter, dal 24 settembre al 2 novembre 2016, dimostra quale sia l’orientamento degli italiani che usano il web e i social media riguardo al quesito referendario. Dalla partecipazione che si sta formando in queste settimane, visto che ormai ci si avvia sempre più verso la data del voto, emergono delle indicazioni interessanti.

    blogmeter referendum social media 2016

    L’analisi di Blogmeter, durante il periodo di monitoraggio, ha raccolto oltre 1,6 milioni di messaggi pubblici lasciati da più di 373.000 utenti, che hanno generato 8,1 milioni di interazioni sui social media (like, retweet, commenti, visualizzazioni, ecc…) e 218 milioni di visualizzazioni uniche. Il 56% dei messaggi è stato condiviso su Twitter, il 34% su Facebook, il 6,6% dai siti di notizie e il restante è frammentato tra altre piattaforme. Se invece si guarda alle interazioni generate si scopre  una maggiore polarizzazione: infatti il 74% di esse è avvenuto su Facebook, il 12% su Twitter, il 10% su YouTube, il 4% su Instagram. Facebook ancora una volta dimostra di essere una piattaforma dove approfondire, mentre Twitter è il luogo dove diffondere e condividere.

    Blogmeter è stata anche in grado di indagare le opinioni di voto chiaramente espresse dagli italiani, contenute in oltre 700.000 messaggi. Ebbene, il 63,7% degli utenti che parlano del referendum hanno espresso la volontà di votare NO, mentre il 34% ha dichiarato la propria preferenza di voto per il SI, a fronte di un 2,4% di astenuti. Per quanto riguarda il fronte del SI, il 73% dei votanti è di sesso maschile, mentre il 27% è donna. Proporzioni simili si riscontrano anche nel campo avverso: il 70% dei votanti NO è uomo e il 30% è donna.

    Questi i leader politici, appartenenti ai due schieramenti, che hanno ottenuto più interazioni. Per il NO sono Matteo Salvini e Alessandro Di Battista, che producono molti post sul tema referendario. Mentre le interazioni a favore sono stimolate soprattutto dalla pagina Facebook del Comitato per il SI e da quella di Matteo Renzi. Per quanto riguarda i contenuti più virali in rete, da segnalare quello del deputato del Movimento 5 Stelle Giorgio Sorial, che raccoglie oltre 1,3 milioni di visualizzazioni, e l’appello di Silvio Berlusconi con oltre 900.000 visualizzazioni.

    Su YouTube, territorio dei più giovani, spopola  il video “Il referendum costituzionale riassunto e spiegato semplicemente” dello “youtuber” Alessandro Masala, che ha generato oltre 300.000 visualizzazioni. Una dimostrazione di come le persone sentano il bisogno di spiegazioni chiare e non partigiane.

    E voi vi siete fatti un’opinione sul Referendum? Qual è il vostro orientamento, per il SI o per il NO?

  • Facebook, sono più di 1 miliardo al giorno gli utenti da Mobile

    Facebook, sono più di 1 miliardo al giorno gli utenti da Mobile

    Facebook continua a crescere e il Mobile ormai fa da traino. I dati relativi alla nuova trimestrale evidenziano la crescita della base utenti, ora di 1,8 miliardi, e della base di utenti che accede alla piattaforma da dispositivi mobili: 1,09 miliardi ogni giorno, in crescita del 22% in un anno. Bene i ricavi: 7,01 miliardi di dollari, +55,8% in un anno.

    Facebook non sembra conoscere rallentamenti di sorta. I dati dell’ultima trimestrale, Q3 2016, evidenziano l’ottimo stato di salute della piattaforma e dell’azienda fondata e guidata da Mark Zuckerberg. A fare da traino alla crescita è sicuramente il Mobile che ormai risulta essere, da quattro anni a questa parte, l’asse su cui Facebook ha organizzato tutta la strategia. E i frutti si vedono. I ricavi crescono del 55,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, arrivando ad essere 7,01 miliardi di dollari (erano 6,4 miliardi di dollari nella scorsa trimestrale, Q2 2016). I ricavi dall’advertising sono 6,8 miliardi di dollari (+59% in un anno) e il Mobile Advertising equivale all’84% sul totale, in crescita rispetto al 78% dello scorso anno.

    facebook mobile logo

    Un ottimo stato di forma quindi che si riflette anche sui dati che riguardano la base utenti, ora arrivata ad essere 1,8 miliardi di persone. Il traguardo dei 2 miliardi è sempre più vicino. Per quanto riguarda gli utenti che accedono sulla piattaforma ogni giorno, complessivamente sono 1,18 miliardi con una crescita del 17% rispetto allo stesso periodo del 2015. Ma i dati più significativi di questa nuova trimestrale riguardano la base utenti che usa Facebook da Mobile.

    Ebbene, viene superato la soglia del miliardo di utenti che usano la piattaforma ogni giorno da dispositivi mobili, sono oggi 1,09 miliardi di utenti: +22% in un anno. Gli utenti attivi al mese da mobile sono 1,66 miliardi, in crescita del 20% rispetto al 2015. Sono poi 1,05 miliardi gli utenti che usano Facebook esclusivamente da Mobile.

    facebook utenti mobile q3 2016

    facebook utenti mobile q3 2016

    Quindi Facebook supera il muro del miliardo di utenti da Mobile e i ricavi da mobile riflettono questo dato. Vuol dire che cresce il numero di inserzionisti che vuole investire sul Mobile, e Facebook, ovviamente, ringrazia. In questo modo l’azienda di Zuckerberg si trova, sul mercato, in una posizione quasi privilegiata. “Quasi” è d’obbligo, essendo Google l’altra azienda sul mercato. Come già detto in altre occasioni, si sta sempre di più profilando uno scontro a due.

    E i dati positivi sono stati salutati con favore anche da Zuckerberg che ha espresso la sua soddisfazione in un post su Facebook (e dove se no?):

    I dati che snocciola Zuckerberg riguardano poi Facebook Live, sui cui Facebook ha investito molto, gli utenti sono cresciuti di 4 volte rispetto al maggio scorso. E a tre mesi dal lancio di Instagram Stories sono 100 milioni gli utenti che utilizzano la nuova feature che tanto ha fatto discutere, soprattutto per la somiglianza con la stessa modalità in uso già su Snapchat. Inoltre, Zuckerberg annuncia il prossimo lancio di una nuova macchina fotografica, staremo a vedere.

  • Internet, il Mobile supera il desktop per la prima volta a livello globale

    Internet, il Mobile supera il desktop per la prima volta a livello globale

    Quello che forse immaginavamo succedesse primo o poi è effettivamente accaduto. StatCounter rileva che per la prima volta l’accesso a Internet da Mobile supera il desktop: 51,3% contro il 48,7% a livello globale. Un dato che riflette il crescente uso dei dispositivi mobili e alcune scelte strategiche come quella impressa da Google. Da oggi cambierà l’approccio ai contenuti web.

    Tutti attendevano questo momento e, forse tutti, ci aspettavamo che accadesse un po’ più avanti. Invece è accaduto nel mese di ottobre 2016. StatCounter ha infatti rilevato che per la prima volta l’accesso a Internet da Mobile supera il desktop: 51,3% contro il 48,7% a livello globale. Un dato che segna un momento storico certamente, perchè da qui deve nascere un nuovo modo di approcciare ai contenuti web. Solitamente si è sempre portati a pensare che l’ottimizzazione dei contenuti web e social media dovesse essere privilegiata per il desktop e poi per il Mobile. Ebbene, di fronte a questi dati, l’approccio oggi si inverte. Aziende e produttori di contenuti devono cominciare a pensare di ottimizzare prima per il Mobile e poi per il desktop.

    accesso internet mobile desktop sorpasso 2016

    Il grafico diffuso da StatCounter è inequivocabile: si è passati da una percentuale di accesso a Internet da desktop di poco meno del 100% a meno del 50% in soli 7 anni. E l’accelerazione di questo passaggio cresce dal 2012 in poi, un dato che riflette un crescente aumento dell’accesso a Internet da Mobile. Il 2012 è lo spartiacque per Internet, è l’anno in cui cresce il numero di dispositivi in circolazione, come mai prima, ma è l’anno in cui le aziende cominciano ad investire di più sul Mobile. Un esempio su tutti. Il 2012 è l’anno in cui Facebook si quota a Wall Street e dopo un primo momento di entusiasmo il titolo comincia ad andare in crisi, fino a scendere a 17 dollari per azione. Il tracollo sembrava vicino, ma Zuckerberg trovò il modo per rilanciare il titolo e tranquillizzare gli investitori e la strategia era “semplice”: puntare tutto sul Mobile. Da lì l’acquisizione di Instagram e tutto quello che sappiamo oggi. Una scelta che si è rivelata assolutamente vincente.

    internet statcounter ottobre 2016 mobile desktop

    L’accesso a Internet da Mobile a livello globale sale quindi al 51,3% segnando un sorpasso storico. Un dato che è figlio, per certi versi, della decisione recente di Google (la ricorderete certamente) quando decise di spingere il posizionamento verso l’alto delle pagine web che fossero “mobile-friendly“. Ecco, da qui bisogna interpretare cosa si intende per nuovo approccio verso i contenuti web, privilegiando l’ottimizzazione per i dispositivi mobili. Ci sono ancora aziende (tante tra l’altro) che non sono ancora dotate, nel 2016, di siti web mobile friendly o responsive.

    E l’Italia da questo punto di vista non è da meno, anche nel nostro paese si è registrato negli ultimi anni un crescente accesso a Internet da Mobile. Gli ultimi dati di Audiweb ci dicono che sono 25 milioni gli italiani che accedono a Internet da Mobile e 18,5 milioni sono gli italiani che accedono a Internet da Mobile nel giorno medio, contro i 9 milioni da desktop.

    Questi i dati relativi al nostro paese rilevati da StatCounter: 64,3% accesso da desktop e 35,7 da Mobile (30,03% da smartphone e 5,65% da tablet).

    statcounter internet mobile desktop italia franzrusso-it-2016

    StatCounter riporta anche i dati relativi ad altri paesi, ad esempio negli Usa si arriva al 42% di accesso a Internet da Mobile contro il 58% da Mobile; mentre in Uk si registra il 44,6% da Mobile e il 55,6% da desktop. L’India è uno dei paesi con il dato più alto: 75% accede da Mobile. Un dato che riflette anche la scarsa infrastruttura di banda larga nel paese ed è questo uno dei motivi per cui il progetto Internet.org di Zuckerberg ha puntato proprio sull’India per garantire accesso a Internet gratuito (con login da Facebook).

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    Leggi anche:

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  • Twitter, ecco i messaggi di benvenuto e le risposte rapide per le aziende

    Twitter, ecco i messaggi di benvenuto e le risposte rapide per le aziende

    Twitter, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, continua a potenziare il servizio di DM in ottica di social caring. Per questo oggi annuncia l’introduzione dei messaggi di benvenuto e delle risposte rapide. Un modo per rendere ancora più immediato il rapporto tra azienda e cliente.

    Nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, specialmente dopo quelle che hanno coinvolto l’azienda con una possibile acquisizione, Twitter continua ad operare e decide di rafforzare il servizio di DM in ottica di social caring, uno dei punti di forza della piattaforma. E infatti, oggi Twitter annuncia l’introduzione dei messaggi di benvenuto e delle risposte rapide, un modo per rendere ancora più diretto e immediato il rapporto con i clienti,  e per rendere ancora più efficace l’assistenza clienti sulla piattaforma.

    twitter risposte rapide messaggi benvenuto social carring frnazrusso-it

    I messaggi di benvenuto

    Per migliorare la relazione con i clienti e per garantire un primo approccio in ottica di assistenza, le aziende da oggi posso impostare dei messaggi di benvenuto. Un esempio è quello che si vede nel video che introduce la funzionalità, il cliente entra in contatto via DM con l’azienda e compare un messaggio del tipo che vediamo in basso: “Bevenuto @handle, grazie per averci contattato attraverso Twitter. Seleziona una delle opzioni in basso…”. Questo è un esempio di messaggio per fare in modo che il cliente abbia da subito la possibilità di entrare in contatto con l’azienda, senza dover attendere troppo tempo che qualcuno risponda, e prima che un agente possa intervenire. Il tipo di opzione che il cliente sceglierà sarà poi utile per l’azienda per comprendere come intervenire subito.

    twitter messaggio benvenuto risposta diretta

    Le risposte rapide

    Anche questo è una opzione che può aiutare il cliente a formulare meglio al propria richiesta e all’azienda l’occasione di seguire un flusso di risposte grazie alle possibilità offerte al cliente stesso. Mettendo insieme tutti i punti viene più facile individuare la risposta più efficace, e quindi più rapida. Al cliente viene presentato una lista di opzioni dalla quale scaturirà la risposta rapida. Avete presente quando usate un bancomat? Ecco, il servizio si presenta molto simile a quello.

    Come sapete, Facebook Messenger da qualche mese rende possibile l’invio di messaggi automatici, il servizio attraverso i bot, quindi una gestione delle richieste automatica. Ecco, quello che cerca di fare Twitter oggi, con l’introduzione di queste due nuove funzionalità, è quello di rendere il servizio una via di mezzo tra automatismo e intervento umano. Una considerazione che certamente darà modo a Twitter di porsi come piattaforma sempre più adatta all’attività di social caring.

  • E Giphy corre in aiuto degli utenti di Vine per salvare i Video loop

    E Giphy corre in aiuto degli utenti di Vine per salvare i Video loop

    Come sapete, Twitter ha deciso che nei prossimi mesi provvederà a chiudere Vine, l’app acquisita nel 2012. E mentre i tanti utenti utenti (un po’ meno in Italia) chiedono che non venga chiusa, arriva in loro soccorso Giphy offrendo uno strumento per trasferire i video sulla piattaforma di GIF animate.

    Twitter ha deciso che nei prossimi mesi procederà alla chiusura di Vine, l’app dei video della durata di 6 secondi acquisita nel 2012 (quando il CEO era Dick Costolo). Una decisione che ha sorpreso la base utenti che ormai da due giorni sta chiedendo di rivedere questa decisione. Vine non ha mai avuto un grande successo nel nostro paese, dove non ha neanche un grande seguito. Ma in altri paesi risulta molto usata e per questo, dal giorno in cui è stata resa ufficiale la notizia, sono nati due capitoli sulla piattaforma, al momento i più condivisi, cioè #ripVine e #saveVine, con gli utenti che manifestano la loro delusione.

    giphy vine

    A differenza di quello che è stato il primo annuncio di Twitter, il sito non verrà completamente chiuso, ma resterà come una forma di archivio in cui gli utenti potranno comunque conservare i propri contenuti video. Ma agli utenti potrebbe non bastare. Ed ecco che in soccorso arriva Giphy, la piattaforma di GIF che sta ottenendo un grande successo. E’ di un paio di giorni fa la pubblicazione del report “The State of the GIF 2016” dove si scopre che gli utenti attivi sulla piattaforma sono 100 milioni (1 miliardo sono le GIF create sulla piattaforma) e che il sito oggi (fonte WSJ) vale ben 600 milioni di dollari. Uno degli investitori che ha provveduto ad un nuovo investimento, insieme ad altri, da 72 milioni di dollari, è Alphabet, l’azienda proprietaria di Google.

    Come importare i video Vine su Giphy

    Ebbene, Giphy mette a disposizione degli utenti Vine la possibilità di importare i propri contenuti sulla piattaforma. Per fare questo è necessario creare un account su Giphy. Sarà poi sufficiente incollare il link Vine su Giphy per importare i video, una mail confermerà poi l’avvenuto trasferimento. In video loop da quel momento vivranno come GIF. I suoni saranno comunque salvati, separatamente, assicura Giphy in un breve comunicato, per non perdere i dati del video. E’ comunque possibile si studi una possibilità per permettere la condivisione della GIF insieme all’audio originale.

    Questo significa per Giphy poter estendere ancora di più il proprio servizio con la possibilità di allargare ancora la base utenti. Da tenere presente che le ultime stime dicono che gli utenti complessivi su Vine sono più di 200 milioni, un bacino molto interessante per una piattaforma che sta conoscendo un momento di grande crescita.

  • YouTube Pulse 2016, Youtube è oggi una piattaforma matura

    YouTube Pulse 2016, Youtube è oggi una piattaforma matura

    YouTube Pulse 2016 è l’evento più importante che Google organizza in Italia per mostrare il meglio della piattaforma. Nella cornice dello Spazio Antologico di Milano sono stati assegnati i Gold Play Button. Per l’occasione abbiamo intervistato Paola Marazzini, Director of Agency and Strategic Clients Google Italia: “YouTube è un piattaforma matura”.

    YouTube Pulse 2016 è l’evento più importante che la piattaforma dedica ai suoi protagonisti in Italia e ieri sera, presso lo Spazio Antologico di Milano, è stata l’occasione per fare una grande festa con gli yuoutubers che hanno raccontato un po’ la loro esperienza. A condurre la serata c’erano Willwoosh (Guglielmo Scilla) e DanieleDoesn’tMatter (Daniele Sempitella), affiancati per l’occasione dalla cantante Noemi che ha deliziato il pubblico la sua sua stupenda voce.

    youtube pulse 2016

    youtube pulse 2016 presentatori

    Durante la serata sono stati assegnati 5 nuovi Gold Play Button, il riconoscimento con cui YouTube premia i canali che hanno raggiunto il milione di iscritti. A ricevere il premio sono stati il canale YouTube di Warner Music Italia, la prima etichetta musicale ad ricevere il Gold Play Button; il duo The Show, all’anagrafe Alessandro Tenace e Alessio Stigliano; il canale di fumetti Scottecs (Sio); il duo Matteo Pelusi e Valentino Bisegna, in arte Matt&Bise; J0k3r, youtuber romano con una grande passione per i videogiochi. Nomi quindi che si aggiungono agli youtubers che già hanno raggiunto l’ambito traguardo, come CutiePieMarzia, Pulcinio Pio, FavijTV, I Pantellas, Frank Matano, Dexter, St3pny, Cicciogamer89, Anima, SurrealPower e YoTobi.

    Ma YouTube Pulse 2016 è anche l’occasione per sapere come la piattaforma è utilizzata in Italia. A questo proposito abbiamo anche avuto modo di poter fare qualche domanda a Paola Marazzini, Director of Agency and Strategic Clients Google Italia, che gentilmente ci ha risposto:

    Paola Marazzini, ci può presentare la serata? Qual è lo stato dell’arte oggi di YouTube?

    paola marazzini youtube pulse 2016La serata è uno show ma è l’occasione per fare il punto sulla piattaforma. Google acquisisce YouTube nel 2006 (un anno dopo essere stata fondata da Steve Chen, Jawed Karim e da Chad Hurley), dal 2008 abbiamo cominciato a lavorarci e da allora è stato un crescendo fino a diventare la piattaforma di riferimento per quanto riguarda i video.. E’ cresciuta a tal punto che possiamo oggi considerarla come una piattaforma adulta che ospita sia contenuti e video di tipo istituzionali, sapete tutti che viene utilizzata dal presidente USA, dalla Regina Elisabetta II, dal Papa. Ma soprattutto ci sono contenuti di qualità come i Giochi Olimpici, per esempio, che hanno conosciuto una seconda vita sulla piattaforma, con una declinazione in 79 lingue per 88 paesi, ma anche lo sport con il calcio. In questi anni sono cresciuti tantissimi, parlando proprio dell’Italia, gli youtubers che sono i protagonisti di questo evento.

    Quanto sono gli utenti italiani sulla piattaforma e quale la fascia di età più presente?

    La piattaforma ormai vede stabilmente, secondo gli ultimi dati, 19 milioni di utenti unici in Italia. Il dato a mio parere interessante è che il 39% dei fruitori della piattaforma ha più di 45 anni. YouTube è quindi una piattaforma che risulta essere attualmente interessante per gli investitori che hanno a disposizione un valore in pià, cioè un pubblico complementare al target commerciale, quindi di persone che guardano poca tv. Ma YouTube è una piattaforma che riesce a creare un ponte con il pubblico che è necessario per far passare i messaggi i messaggi dei brand. Viviamo in un’epoca affollata di messaggi e i brand devono creare una modalità per esaltarli e il modo migliore è quello di incontrare gli interessi delle persone. YouTube questo lo riesce a fare molto bene, grazie agli utenti e all’interazione con gli stessi, e anche alla possibilità di fare spettacolo, uno show come quello che vediamo stasera. 

    Cisco di recente ha rilevato che entro il 2020 l’80% dei contenuti, come vede il ruolo di YouTube in questo contesto?

    Si, confermo sono dati che conosciamo anche noi. Già oggi la fruizione dei video è la terza attività dopo il dormire e lavorare a livello globale. La previsione che entro il 2020 la principale forma di intrattenimento video sarà sull’online. Questo è il trend che YouTube ha cavalcato in questi anni ed è un trend che è destinato a crescere, è quindi una grande opportunità ma anche una grande sfida. E’ evidente che stiamo parlando di un panorama che negli ultimi tempi si è affollato di competitor in maniera molto importante, con competitor molto qualitativi. Quindi quello che YouTube ha fatto in questi anni, se ci pensate, è di cavalcare le innovazioni che la Tecnologia ha messo a disposizione, per evolvere. Penso si alle innovazioni per caricare contenuti: se prima era soprattutto webcam, poi diventata digital camera, poi smartphone che ha dato opportunità a tanti di produrre contenuti, ora parliamo di VR a 360° e di contenuto sempre più professionale. E’ cambiato anche il modo di costruire il contenuto, pensiamo che agli inizi veniva usato soprattutto il desktop come modalità privilegiata, per poi passare alla mobilità, quindi tablet e, soprattutto, smartphone. Infatti è il dispositivo che registra il maggior tasso di crescita con un 200%. 

    Paola Marazzini in questa intervista ci ha anticipato qualche dato della ricerca “Gli italiani e YouTube – Studio sul profilo e il comportamento degli utenti“, commissionata da Google a Kantar TNS. Dalla ricerca emerge che YouTube si afferma sempre più come un punto di contatto importante per la relazione con i brand, per la ricerca di prodotti e per le scelte d’acquisto. Come anticipato da Paola Marazzini, YouTube è ormai una piattaforma matura. Livelli di coinvolgimento alto si riscontrano in tutte le fasce di età e in persone con ambiti di interesse diversi: il 42% degli utenti ha tra i 24 e i 44 anni, mentre il 39% ha più di 45 anni. Di questi ultimi, nella fascia 45-55, 1 su 3 va su YouTube quotidianamente, mentre nella fascia 55+ è 1 su 4 ad accedere alla piattaforma almeno una volta al giorno.

    Dato assolutamente interessante è che il 63% degli utenti accede a YouTube da smartphone e il 32% lo utilizza anche fuori casa in assenza di wi-fi. A spingere gli italiani su YouTube sono prevalentemente la musica (58%), la cucina (27%), lo sport (22%), i tutorial e fai-da-te (21%), la tecnologia e i gadget (19%).

    Guardano YouTube in rapporto alla televisione, la ricerca rileva che, se è vero che una persona su due accede a YouTube tutti i giorni, questa percentuale cresce per i light TV viewers, ossia coloro che guardano meno di 3 ore di televisione al giorno, arrivando a 2 persone su 3 che usano quotidianamente la piattaforma. Il 63% degli intervistati dichiara poi di guardare YouTube mentre è davanti alla TV e, in questo caso, nel 77% dei casi l’utilizzo non ha correlazioni con il programma trasmesso. Il 23% degli utenti nella fascia 25-44, infine, afferma di guardare YouTube più spesso della televisione.

    YouTube si conferma anche una vetrina di eccellenza per i brand, che grazie a YouTube possono stabilire una connessione autentica e di valore con gli utenti. Secondo la ricerca, infatti, la piattaforma è ampiamente utilizzata come punto di riferimento prima di un acquisto: il 45% degli utenti ha guardato un video prima di comprare un prodotto, sia online che offline. I settori principalmente impattati da questo momento decisionale sono: prodotti tecnologici, beauty, retail, auto e viaggi. YouTube inoltre facilita il word of mouth. Il 34% delle persone che usano YouTube ogni giorno parla abitualmente dei brand preferiti che vede sulla piattaforma.

    [Grazie a Seidigitale per il video, un grazie speciale ad Andrea Tadioli e all’amico Claudio Gagliardini]

  • Destinazione Lavoro, quando la formazione è fatta da professionisti

    Destinazione Lavoro, quando la formazione è fatta da professionisti

    “Destinazione Lavoro” è il progetto di Gi Group che replica il successo dell’anno scorso con oltre 1.600 partecipanti e circa 300 professionisti di Gi Group. Workshop, consigli, colloqui individuali, perché cambiare lavoro significa prima di tutto cambiare vita.

    Un’iniziativa più che preziosa quella che Gi Group – la prima multinazionale italiana del lavoro, nonché una delle principali realtà a livello mondiale nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro – ha realizzato sabato 22 ottobre in circa 40 filiali dislocate su tutto il territorio nazionale.
    E non solo: numerose altre sedi scolastiche hanno aderito aprendo le porte dalle 9.00 alle 13.00 di sabato scorso, proprio per parlare di lavoro.
    “Destinazione Lavoro”, il progetto che replica il successo dell’anno scorso con oltre 1.600 partecipanti e circa 300 professionisti di Gi Group.

    destination work Destinazione Lavoro

    Workshop e consigli: un dialogo libero tra gli esperti aziendali e gli studenti che si affacciano al mercato del lavoro, per lo più giovani che stanno concludendo il loro percorso universitario. Ma non solo.
    Colloqui individuali anche per chi il lavoro lo ha già, ma vuole cambiarlo.
    Perché cambiare lavoro significa prima di tutto cambiare vita, e di questo tutti noi dobbiamo essere pienamente coscienti.
    Non solo cambiano le mansioni, non solo cambiano gli orari, ma cambia la modalità di esprimere professionalmente se stessi, quindi una realizzazione che può avvenire più facilmente se si è accompagnati nel cambiamento.

    L’iniziativa di Corporate Social Responsability di Gi Group, completamente gratuita, ha permesso a quasi 2000 iscritti – tra studenti e lavoratori – di spaziare in tutto il settore del mercato del lavoro, approfondendo temi anche completamente differenti tra loro.
    Si è parlato, ad esempio, di come rendere più efficace il proprio CV.
    Ecco: i dati personali devono essere scritti con precisione e prima di ogni altra cosa.
    La foto? Non è detto che serva.

    Un CV efficace si deve poter adattare al tipo di lavoro ambito, alla candidatura.
    Se si sono fatte esperienze lavorative contemporaneamente, più spesso in gioventù, non è buona pratica confondere le date di inizio e fine del rapporto lavorativo.
    Meglio non essere troppo “creativi”.

    Si ci pone, però, poi una domanda chiave: è ancora utile il CV cartaceo al giorno d’oggi?
    In un’Era del tutto Digitale lentamente si sono imposti altri canali sia per la ricerca che per l’offerta del lavoro. In primo luogo l’utilizzo dei Social Network e in particolare di LinkedIn.
    Anche se ormai LinkedIn non è più soltanto un Curriculum Vitae, ma una vera e propria piattaforma di pubblicazione di post e di discussione tra i gruppi – quindi ha finalmente acquisito un carattere molto meno statico – il recruiter ha la possibilità come e quando vuole di reperire notizie sulla formazione del candidato, sui suoi interessi, sui gruppi cui aderisce.
    Così come, d’altro canto, il candidato può usare al meglio questa piattaforma per esprimere al meglio tutte le sue potenzialità.
    Un campo sottovalutato, per lo più, è quello delle cause sociali d’interesse e soprattutto delle attività di Volontariato svolte.
    Un dato, questo, che parla e dice molto della persona che si cerca di assumere.

    E naturalmente non esiste solo LinkedIn: pensiamo a qualsiasi cosa scriviamo sui nostri account in rete. La maggior parte delle cose che pubblichiamo è leggibile anche dai recruiter e ne consegue un dato fondamentale.
    Nell’Era Digitale, a contare più di ogni altra cosa non sono più le “raccomandazioni” di una volta, o il “passaparola”, ma la credibilità che costruiamo di noi nel tempo: la coerenza o meno della nostra immagine, la cura del nostro Personal Branding – ovvero come ci mostriamo agli occhi pubblici della Rete in quanto professionisti.
    Un consiglio utile: parlare delle attività extralavorative che più ci appassionano, degli hobby cui dedichiamo il nostro tempo. Sono anche queste informazioni che arricchiscono la nostra immagine, ci rendono più genuini e incuriosiscono i recruiter.
    Stiamo parlando, quindi, della Web Reputation che oggi è forse il dato più rilevante per il successo di un colloquio di lavoro.

    Già, perché il colloquio di lavoro comunque arriva. Arriva il giorno in cui ci si incontra davanti ad un tavolo, con o senza CV cartaceo.
    E allora. Come vincere l’ansia?
    L’ansia è una molla efficacissima per farci parlare al meglio davanti ad un recruiter, purché sia controllata e non diventi eccessiva.
    E il segreto perché questo non avvenga è, semplicemente, nel dire la verità.
    Un esempio: il livello di conoscenza delle lingue straniere. Inutile barare: la domanda del recruiter sarà in lingua straniera e non capiremmo niente.
    Un sano “Non lo so” o “Questo non lo so fare, ma posso impararlo” risultano molto più utili di trucchetti che finiscono per danneggiarci gravemente.

    C’è, tuttavia, qualcosa di più importante, anzi di essenziale che porta il candidato facilmente ad ottenere il posto di lavoro.
    Si sta parlando della Motivazione. Quel motore essenziale che scalda qualsiasi nostra facoltà intellettiva e che può conquistare qualsiasi persona ci ascolta o ci guarda.
    Possiamo anche non aver fatto gli studi consoni alla posizione di lavoro richiesta, possiamo anche dovercela mettere tutta per imparare nuove mansioni e assumerci la sfida di cambiare vita, ma non possiamo assumerci la responsabilità di un lavoro se non ne siamo motivati.
    Motivati a migliorarci, motivati a crescere, motivati a dare ogni giorni di più, motivati perfino a realizzare le ambizioni più alte: è la nostra Auto-Realizzazione che conta davvero.

  • Attacco hacker negli Usa, colpiti anche Twitter e Spotify

    Attacco hacker negli Usa, colpiti anche Twitter e Spotify

    Un vasto attacco hacker ha colpito negli Usa diversi siti tra cui Twitter, al momento non utilizzabile in Italia, e anche Spotify, i siti di Vox Media di cui fa parte The Verge, Amazon. Si tratta di un attacco DDoS alla internet company Dyn e ha colpito la parte Est degli Stati Uniti.

    Pesante attacco hacker negli Usa oggi, un nuovo attacco di tipo DDoS ha colpito la società Dyn con la conseguente messa fuori uso di decine di siti web. Tra questi anche Twitter, infatti gli effetti dell’attacco si stanno propagando proprio adesso anche in Italia con problemi ad usare la piattaforma da 140 caratteri, sia da desktop che da mobile. L’attacco ha colpito la parte Est degli Usa.

    Le notizie che si hanno fino a questo momento dicono che l’attacco è durato circa due ore e che sarebbe già risolto, ma al momento per quanto riguarda Twitter la soluzione resta problematica. Ad essere stati danneggiati anche i siti di Spotify, CNN, eBay, AirBnb, Financial Times, New York Times, Reddit, Netflix, Vox Media di cui fa parte anche The Verge.

    twitter attacco hacker

    L’attacco ha quindi provocato un sovraccarico di traffico, come spesso accade in situazioni simili, rendendo impossibile l’utilizzo dei siti. Un’operazione che viene portata avanti da un ingente gruppo di persone con il preciso scopo di mettere fuori uso il servizio.

    E’ quindi molto probabile che nel nostro paese gli effetti si propagheranno ancora per qualche ora, specie per quel che riguarda Twitter.

    In caso di altre notizie vi aggiorneremo.

    #Update

    Questa la lista dei siti colpiti dall’attacco alla Dyn negli Usa:

    • ActBlue
    • Basecamp
    • Big cartel
    • Box
    • Business Insider
    • CNN
    • Cleveland.com
    • Esty
    • Github
    • Grubhub
    • Guardian.co.uk
    • HBO Now
    • Iheart.com (iHeartRadio)
    • Imgur
    • Intercom
    • Intercom.com
    • Okta
    • PayPal
    • People.com
    • Pinterest
    • Playstation Network
    • Recode
    • Reddit
    • Spotify
    • Squarespace Customer Sites
    • Starbucks rewards/gift cards
    • Storify.com
    • The Verge
    • Twillo
    • Twitter
    • Urbandictionary.com (lol)
    • Weebly
    • Wired.com
    • Wix Customer Sites
    • Yammer
    • Yelp
    • Zendesk.com
    • Zoho CRM
    • Credit Karma
    • Eventbrite
    • Netflix
    • NHL.com
    • Fox News
    • Disqus
    • Shopify
    • Soundcloud
    • Atom.io
    • Ancersty.com
    • ConstantContact
    • Indeed.com
    • New York Times
    • Weather.com
    • Mashable
    • WSJ.com
    • time.com
    • xbox.com
    • dailynews.com
    • Wikia
    • donorschoose.org
    • Wufoo.com

    #Update 1

    Twitter sta cominciando lentamente a tornare alla normalità in Italia, sia da mobile che da desktop.

  • L’innovazione del futuro secondo Eni alla Maker Faire 2016

    L’innovazione del futuro secondo Eni alla Maker Faire 2016

    La Maker Faire 2016 di Roma, che cresce di anno in anno, è stata l’occasione per vedere da vicino come anche le grandi aziende sono sempre più convinte che l’approccio da “makers” sia fondamentale nella fase che stiamo vivendo. E’ il caso di Eni che ha portato 3 progetti “concept” molto interessanti.

    La Maker Faire cresce anche nelle dimensioni, infatti la quarta edizione si è tenuta presso la Nuova Fiera di Roma, una location adatta ad un appuntamento europeo che accoglie makers dall’Italia e dall’estero. Cresce quindi la manifestazione, cresce l’interesse verso questo tipo di manifestazione, da parte della gente comune, desiderosa di scoprire e, soprattutto, da parte della grandi aziende, sempre più convinte che il legame, o comunque l’approccio da makers, sia fondamentale nella fase che stiamo vivendo.

    La tecnologia oggi mette a disposizione di tutti strumenti per ideare e progettare, quello che invece hanno le grandi aziende è la possibilità di realizzare idee e progetti che siano davvero utili e utilizzabili da tutti. Quindi progetti in grado di essere pronti all’uso, ma allo stesso tempo in grado di risolvere o soddisfare esigenze che prima non conoscevamo.

    eni maker faire 2016

    In questo contesto Eni ha voluto partecipare attivamente alla Maker Faire 2016 di Roma, con il suo spazio “Innovation for Energy”, presentando 3 nuovi progetti concepiti con lo spirito dei makers, offrendo soluzioni concrete a problemi ed esigenze che oggi tutti conosciamo. E parliamo di progetti che si rifanno all’idea che Eni ha lanciato sotto il nome di Digital Energy Life.

    I progetti che abbiamo avuto modo di conoscere sono “Digital Employee“, “Digital Home” e “Digital Earth“, tre innovazioni che puntano a dare una risposta a esigenze concrete e ai bisogni di oggi.

    eni maker faire digital employee

    Digital Employee è un progetto pensato per i lavoratori, specialmente a quanti svolgono le loro mansioni al di fuori del proprio paese. Il progetto vede la realizzazione di un braccialetto elettronico con identificativo personale che ha lo scopo di consentire ai soccorritori, in caso di incidente, di conoscere tutte le informazioni sull’identità del lavoratore. Il dispositivo al suo interno contiene un chip NFC che contiene il link con tutte le informazioni sotto forma di QR code. Una volta che uno smartphone legge il codice, ecco che compaiono tutte le informazioni mediche del lavoratore con la possibilità di poter contattare subito l’assistenza.

    Con Digital Earth Eni vuole consolidare il suo impegno nei paesi dove opera, mettendo in pratica quelli che sono i principi dell’Internet delle Cose. Il progetto presentato alla Maker Faire 2016 dimostra che alcuni problemi complessi, in paesi dove sono evidenti le difficoltà, possono essere risolti grazie ai dispositivi connessi. Come il dispositivo a tre (o più) sensori, in grado di fare una prima analisi dell’acqua dal punto di vista della purezza. Un progetto che potrebbe tornare molto utile per migliorare le condizioni di vita dei residenti nei paesi africani dove opera l’azienda italiana. I dati raccolti permettono di dare alle popolazioni un primo riscontro delle condizioni dell’acqua, comprese le informazioni di geolocalizzazione. Un’idea che potrebbe essere utilizzata in luoghi dove é difficile anche controllare i pozzi per via della distanza. Molto interessante.

    E poi Digital Home, il progetto che rappresenta al meglio cosa si intende oggi per Internet delle Cose e la voglia degli italiani di avere una casa sempre più “smart”. Si tratta infatti di un progetto che permette di digitalizzare alcune operazioni che porteranno un grande vantaggio in termini di risparmio energetico. Altra caratteristica importante, rispetto a soluzioni simili sul mercato, è che questa soluzione può essere usata con tutti gli elettrodomestici che si hanno in casa. Il sistema riconosce la persona che entra in casa, attraverso il riconoscimento con delle telecamere e permette quindi la personalizzazione dell’accensione degli apparecchi. Nel momento in cui si esce da casa il sistema li spegne. Nel caso in cui ci dovessero essere situazioni particolari, come l’allagamento del bagno o il superamento dell’energia a disposizione, un segnale acustico e visivo farà in modo che il sistema intervenga subito. Digital Home è un sistema a basso costo ma con un elevato livello di efficienza e non è difficile prevedere che, una volta realizzato nella sua pienezza, riscontrerà grande successo.

    Eni con queste soluzioni, e con tutto il suo progetto Innovation for Energy, prova ad interpretare le esigenze del futuro con un approccio da makers. E poi si tratta di un futuro non troppo lontano.

     

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