Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Twitter, è giunta l’ora di puntare su un nuovo management

    Twitter, è giunta l’ora di puntare su un nuovo management

    Un paio di settimane fa, quando si concretizzò la voce che Twitter fosse in vendita, tre grandi aziende avevano manifestato interesse ad una possibile acquisizione. Solo che dopo la rinuncia di Google e Disney, oggi anche Salesforce, l’unica azienda rimasta, non presenterà un’offerta di acquisto. E il titolo vede un nuovo tracollo a Wall Street. E’ il momento di puntare su un nuovo management.

    La vicenda di Twitter e di una possibile acquisizione sembra oggi arenarsi definitivamente e quindi, nel giro di pochi giorni, lo scenario si capovolge nuovamente, ponendo, a questo punto, un un problema serio. In realtà le voci di una possibile vendita dell’azienda co-fondata da Jack Dorsey, oggi CEO di Twitter, si rincorrono ormai da mesi e che oggi sembra chiudere un capitolo (un primo capitolo, forse).

    Twitter e le pretendenti

    Nei giorni scorsi, dopo il concretizzarsi delle voci di vendita, si erano manifestati gli interessi di alcune aziende, tra queste le più interessate erano sembrate Google e Salesforce, in un secondo momento si era aggiunta anche Disney (Dorsey è consigliere di amministrazione della The Walt Disney Company e amico di Bob Iger, attuale CEO). Qualche giorno fa, lo scorso giovedì, è bastato che Google, prima, e Disney, dopo, annunciassero di non voler procedere alla presentazione di una possibile offerta di acquisizione, per vedere il titolo TWTR perdere oltre il 20% a Wall Street. Restava ancora in corsa Salesforce, azienda che qualche mese fa si era vista soffiare sotto il naso LinkedIn (tra l’altro si è anche opposta in seguito).

    twitter nuovo management franzrusso.it 2016

    Twitter, si ritira anche Salesforce

    Ma ieri è avvenuto un altro episodio. E cioè che Salesforce non presenterà alcuna offerta di acquisto e tale decisione sarebbe stata presa proprio dagli azionisti di CRM che avrebbero fatto pressione affinché l’azienda non acquisisse Twitter. Al momento questo stop verrebbe ad essere visto come una “sospensione”, nel senso che per ora Salesforce non considera un’acquisizione di questo tipo. E quindi, così come accaduto con Google, è bastato che sui mercati si diffondesse la notizia per far perdere al titolo TWTR un altro 11,5% portando il presso per azione a 17,5 dollari. Per Salesforce invece è stato il contrario, il titolo CRM ha guadagnato ieri a Wall Street quasi il 6%.

    Insomma, Twitter adesso si trova a dover trovare presto una soluzione che faccia uscire la società da un possibile pantano, una situazione che non potrebbe essere che dannosa. Adesso serve ben altro. Ma cosa?

    Twitter deve puntare su sè stessa, con un nuovo management

    Twitter deve puntare proprio su Twitter stessa, su una piattaforma a 140 caratteri che ha ancora tutte le potenzialità intatte. In questi ultimi due anni sono stati fatti diversi passi avanti per rendere l’utilizzo dell strumento più semplice e di facile intuizione. Sono stati introdotti nuovi strumenti e nuove funzionalità per consentire un maggiore utilizzo dei 140 caratteri per raccontare cosa succede nel mondo in tempo reale, per costruire relazioni mirate in maniera dinamica e diretta. Twitter è tutto questo e non solo.

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    Jack Dorsey, CEO di Twitter

    Negli ultimi mesi Twitter ha scommesso molto sui video, ha potenziato la relazione con Periscope, ma, soprattutto, sta puntando molto sui live video, sulle dirette di eventi che è possibile seguire direttamente sulla piattaforma. Basti pensare all’investimento fatto per le 10 partite della NFL e per i risultati che sta raccogliendo con oltre 2 milioni di utenti per il primo match. Questo genera coinvolgimento degli utenti, visualizzazioni maggiori e, perchè no, anche la crescita della base utenti. La strada è segnata, ma ancora una volta manca qualcosa che purtroppo, con la mancata possibilità di essere acquisita da un’altra grande azienda, non si è verificata. E che cosa manca?

    Manca un management competente e capace di condurre Twitter verso la strada dei live video e verso nuovi traguardi. In poche parole, tutto il management, a partire da Jack Dorsey, attuale CEO e co-fondatore di Twitter (insieme a Evan Williams e Biz Stone), deve cambiare. Serve nuova linfa per traghettare l’azienda verso questa situazione che rischia di diventare sempre più pesante.

    Del resto, l’idea di un nuovo management è quello che da due anni chiedono gli investitori. Adesso è giunta l’ora di agire perchè Twitter è ancora vivo.

  • Facebook lancia Events, l’app specifica per seguire gli eventi da mobile

    Facebook lancia Events, l’app specifica per seguire gli eventi da mobile

    Facebook lancia Events, un’applicazione dedicata agli eventi per ora solo disponibile per iOS, in seguito sarà rilasciata anche la versione per Android. Ogni giorno 100 milioni di utenti consultano l’app Eventi con centinaia di milioni di feste, incontri e altro condivisi. Motivo per cui viene rilasciata un’app stand-alone, ossia una nuova opportunità di business.

    Facebook con oltre 1,7 miliardi di utenti è capace di raccogliere e creare esperienze verso molteplici interessi. Uno di questi riguarda proprio gli eventi. Come sapete esiste un’app interna a Facebook che permette agli utenti di condividere eventi di ogni tipo con i propri contatti. Facebook fa sapere che questa app vede coinvolti ogni giorno 100 milioni di utenti e centinaia di milioni sono gli eventi condivisi. Tutto questo spiega la scelta di lanciare una applicazione stand-alone, quindi dedicata, per ora solo su iOS (presto ci sarà il lancio della versione per Android), che permetterà di navigare direttamente dal proprio dispositivo mobile tutti gli eventi che si svolgono nella propria città.

    facebook events eventi ios app mobile

    L’app permette di visualizzare in un feed gli eventi che avvengono nella città in cui ci si trova mostrando anche le persone che parteciperanno e anche quelle interessate. Nello stesso feed compariranno anche gli eventi che condivideranno i brand. Facebook Events segnala eventi anche in base ai propri interessi attraverso una ricerca e la mappa interattiva. Potete anche segnarvi gli eventi in anticipo che avverranno nella città che visiterete per un breve soggiorno.

    All’interno dell’app esiste anche un calendario in cui potete importare anche gli eventi che vi siete segnati sul vostro Google Calendar o sul vostro iCloud.

    Ovviamente dietro questo lancio risiede una precisa strategia che è quella di far crescere applicazioni interne per poi lanciarle in modalità stand-alone una volta che si sono i numeri per farlo. Da qui la possibilità di fare crescere nuove opportunità di business per il social network. Una strategia che abbiamo visto proprio con il lancio di Messenger, oggi diventata un’applicazone di utilità in grado di fornire molteplici servizi agli utenti, con la possibilità di acquistarli direttamente in-app.

    Questo significa che Facebook Events potrebbe sviluppare servizi specifici per gli eventi, come la possibilità di vendere anche i biglietti dei singoli eventi. Significa quindi creare partership specifiche con vendor specializzati, come TicketOne, ad esempio.

    Immaginate, riferendoci a quanto accaduto in questi giorni, se i biglietti dei Coldplay fossero stati venduti proprio attraverso questa app. Uno scenario non proprio lontano.

  • Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    L’indagine di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, svolta su 70.000 consumatori a livello globale, evidenzia che il 26 % degli utenti dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dai brand; in Italia la percentuale è del 24%. Lo studio certifica la crescita di Snapchat e Instagram, sottolineando il valore degli influencer nel veicolare la percezione del brand.

    La ricerca globale di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, sulla base di 70 mila consumatori di 57 paesi (età compresa tra i 16 e i 65 anni) mette in fila tutta una serie di dati molto attuali, di quelli che vengono discussi molto in questo periodo. E cioè come i brand possano sfruttare al meglio i Social Media per creare coinvolgimento, come sfruttare piattaforme in crescita come Instagram e Snapchat (in un’altra ricerca si era evidenziato proprio il ruolo di Instagram come punto di riferimento) e come creare una relazione con influencer e celebrità vista la loro capacità nel veicolare i messaggi e contribuire ad una migliore percezione del brand da parte degli utenti e consumatori. Temi di cui si parla molto oggi e di conseguenza i dati di questa ricerca, che si riferiscono anche al nostro paese, assumono una valore importante.

    L’indagine di KANTAR TNS evidenzia che il 26% dei consumatori dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dalle marche, un dato significativo, cioè: 1 utente su 4. Il dato peggiore, da questo punto di vista, lo si riscontra nei paesi scandinavi, dove il 57%  dei rispondenti, sia in Svezia che in Danimarca, aveva dichiarato di ignorare i contenuti condivisi dalle marche. All’estremità opposta della scala solo il 15% dei rispondenti in Arabia Saudita e il 19% in Brasile avevano dichiarato di non essere interessati a contenuti brandizzati. In Italia, così come in Cina, il dato rilevato è molto vicino alla media globale con il 24%.

    Un dato, questo rilevato, che viene a confrontarsi con un altro dato interessante. E cioè che crescono ancora le piattaforme come Snapchat e Instagram, un dato che si conosceva certo, ma che vale la pena di verificare anche con questi numeri. La popolarità delle due piattaforme è cresciuta negli ultimi due anni in risposta alla richiesta di contenuti veri, personali, e istantanei, “in the moment” secondo lo studio dell’istituto globale di ricerca KANTAR TNS. Quasi un quarto degli utenti (23%) internet è ora su Snapchat, un grande salto rispetto al 12 % di due anni fa. Una situazione che si risconta anche nel nostro paese: in Italia il 25% degli utenti internet ora attivi sulla piattaforma, rispetto al 15% del 2015. In altre zone, come l’America Latina assistiamo ad un balzo dal 12 (2014) al 38% (2016).

    social media influencer brand infografica

    Anche Instagram ha acquisito popolarità, con un livello di utilizzo globale che oggi è al 42% dal 24% del 2014. In Italia, è sulla piattaforma il 51%, con una crescita del 15% negli ultimi due anni.

    Le marche, dunque, dovranno affrontare non poche difficoltà nel tentativo di coinvolgere i consumatori, dal momento che questi ultimi si sentono bombardati dalla presenza dei brands sulle piattaforme social, con il 34% in Italia (in linea con il dato Global, mentre a livello Europa, siamo addirittura al 39%) che dichiara addirittura di sentirsi “costantemente seguito” dalla comunicazione online.

    E tornando a quanto dicevamo all’inizio di questo post, uno dei temi che si affronta ogni giorno, all’interno della sfera del Social Media Marketing, è il ruolo che giocano, in maniera sempre più crescente, gli influencer e le celebrità. Da questo punto di vista, la ricerca KANTAR TNS ha evidenziato come gli influencer e le celebrità abbiano un ruolo chiave nell’influenzare la percezione sulle marche da parte delle persone. In pratica, 2 utenti su 5 (40 % nel mondo – il 32% in Italia) di età compresa tra i 16 e i 24 anni, dichiarano di avere più fiducia in quello che le persone dicono online a proposito del brand che sulle informazioni trovate sui canali ufficiali come giornali, siti o pubblicità TV.

    Come si sa, e come evidenzia anche la ricerca, giovani sono i più grandi utilizzatori dei social media, su tutte le piattaforme, ma è da notare che anche i più adulti si stanno aprendo alle novità del momento: 1 utente su 5, di età compresa tra i 55 e i 65 anni ora utilizza Instagram (un aumento del 47 % rispetto all’anno scorso nello stesso periodo). L’Italia sembra in linea con il dato globale, mentre per esempio nei Paesi del Sud America un 35% degli utenti in questa fascia accede alla piattaforma e ad Hong Kong addirittura il 44%. Anche su Snapchat in queste fasce d’età, la tendenza a condividere foto istantanee sta crescendo: il 9 % degli user globali è di età compresa tra i 55-65 anni ( era il 3 % nel 2015).

    E’ evidente che l’aumento degli user in tutte le fasce d’età rappresenta un’opportunità per i brand che possono creare contenuti condivisibili e coinvolgenti. Peraltro, con il 30 % dei rispondenti (il 35% in Italia) che ha dichiarato di essere contrario all’idea di vedere i propri comportamenti online tracciati dalla pubblicità, emerge la necessità di muoversi con attenzione.

    Di fronte a questi dati, forse sarebbe utile per le aziende qualche consiglio, e cioè:

    • concentrarsi e migliorare la creazione di contenuti che possano essere utilizzati su diversi canali, valutandone le specificità;
    • cercare di coinvolgere gli influencer coinvolgendoli nella creazione di contenuti, considerandoli come fonti attendibili di informazioni e consigli. Le partnership sono un’ottima opportunità per generare un genuino e autentico contenuto, che è quello che le persone vogliono;
    • puntare su ciò che in effetti emoziona i consumatori. La realtà oggi è che non sono più solo i teenagers coloro che utilizzano questi canali.

    Allora, che ne pensate di questi dati e se pensate che ci sia bisogno di qualche altro consiglio?

  • WhatsApp, nuove funzionalità della fotocamera e emoji su foto e video

    WhatsApp, nuove funzionalità della fotocamera e emoji su foto e video

    WhatsApp ha annunciato nuove funzionalità che riguardano l’uso della fotocamera sull’app. In particolare, da oggi sarà possibile disegnare, scrivere e aggiungere emoji alle foto e ai video. Viene anche aggiunto uno zoom per la registrazione dei video.

    WhatsApp annuncia novità per quel che riguarda l’uso della fotocamera sull’app. Niente di non già visto, ma evidentemente, forte del grande potenziale che arriva dalla base utenti di oltre 1 miliardo, WhatsApp non vuole certo restare indietro rispetto a quanto già mettono a disposizione app come Snapchat, permettendo di personalizzare le foto e i video che gli utenti condividono.

    Da oggi sarà quindi possibile disegnare, scrivere e aggiungere emoji alle foto e ai video che realizzeremo attivando la fotocamera dall’app. Gli strumenti di modifica compariranno in maniera automatica ogni qual volta scatterete una nuova foto o farete un video, oppure quando condividerete uno contenuto già presente sul vostro telefono. Inoltre, la fotocamera frontale adesso supporta anche il flash, quindi c’è tutto per il selfie perfetto.

    whatsapp fotocamera emoji

    Viene anche aggiunto zoom per la registrazione dei video, sarà sufficiente far scorrere il dito verso l’alto e verso il basso per ingrandire e rimpicciolire.

    Le nuove funzionalità saranno già disponibili da oggi su Android, mentre per iPhone saranno attive a breve.

    Dopo Messenger, che supporta queste funzionalità ormai da un paio d’anni, dopo le Stories attive su Instagram, Facebook adesso spinge anche WhatsApp verso questo tipo di comunicazione che effettivamente riscuote molto successo, soprattutto tra i giovanissimi. Anche Twitter permette l’aggiunta di emoji sulle immagini e le foto che si condividono in 140 caratteri.

    whatsapp fotocamera emoji android

    Una scelte che però sorprende, soprattutto per il fatto che negli anni (e questa è stata la chiave del suo successo) WhatsApp è sempre stata vista come un’applicazione per comunicare in maniera diretta, senza fronzoli. Esattamente, come abbiamo più volte dimostrato, in sostituzione degli SMS.

    Forse con queste funzionalità ci vuole dotare l’app di più strumenti per non essere da mento rispetto alla concorrenza. Sapendo però la caratteristica di WhatsApp è diversa. Questi sono strumenti che hanno ragione di esistere su altre app, dove in effetti riscuotono più successo.

    E voi che ne pensate?

    [l’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso. Qualora il legittimo proprietario del logo visibile la ritenesse inoppportuna, verrà immediatamente rimossa]

  • Facebook at Work, il lancio è previsto per il 10 ottobre a Londra

    Facebook at Work, il lancio è previsto per il 10 ottobre a Londra

    Facebook prova ad estendere il suo raggio d’azione preparandosi a lanciare una piattaforma rivolta a business dal nome Facebook at Work. E oggi si sa che il lancio ufficiale avverrà il prossimo 10 ottobre 2016 a Londra. Zuckerberg lancia la sfida a piattaforme come LinkedIn o Slack e non sarà certo facile.

    Facebook sta per concretizzare un progetto che in realtà porta avanti da un po’ di tempo, e cioè quello di realizzare un servizio che possa permettere alle aziende di usare le dinamiche del social network in chiave business, con funzionalità mirate. Il servizio si chiama “Facebook at Work” ed è in fase di test dal 2014 in alcune aziende come la Royal Bank of Scotland. E oggi si sa che il lancio ufficiale del nuovo servizio business di Facebook è fissato per il 10 ottobre a Londra, come riporta TechCrunch. E è la prima volta in assoluto che Facebook presenta un nuovo servizio al di fuori degli Stati Uniti.

    Si tratta di una svolta importante per Facebook che prova ad inserirsi in un settore, come quelle delle piattaforme business, di certo non facile, ma visti i grandi numeri che ha dalla sua parte è una carta assolutamente da giocare.

    facebook at work

    Si è detto da subito che Facebook at Work sarà un servizio che andrà direttamente in competizione con LinkedIn, ma forse i diretti competitor sono servizi come Slack, servizi di comunicazione e collaborazione prettamente aziendale. Ci sono, in questa sfera anche Yammer di Microsoft e anche Salesforce. Tra l’altro ieri proprio Slack e Salesforce hanno annunciato una maggiore integrazione tra i loro servizi. Queste piattaforme vengono usate superando l’utilizzo di email e altri strumenti di lavoro, puntando molto sulle applicazioni mobili.

    Facebook at Work funzionerà in maniera molto simile alle piattaforme appena citate, offrendo alle aziende un servizio a pagamento che verrà misurato in base al numero di dipendenti effettivamente attivi sulla piattaforma, quindi una formula diversa alle piattaforme che presentano una tariffa mensile per l’utilizzo dei servizi. Comunque da ieri si parla di cifre che vanno da 1 a 5 dollari al mese per utente.

    facebook at work

    Le cifre e tutti gli altri dettagli verranno presentati quindi a Londra il prossimo 10 ottobre 2016 e a presentare l’evento ci sarà Nicola Mendelsohn, vice presidente EMEA di Facebook, insieme ad altri dirigenti. Non è chiaro se ci sarà anche il CEO e fondatore Mark Zuckerberg.

    Facebook si prepara ad una nuova sfida, una sfida che è maturata nel tempo e che per certi versi è anche naturale. Come detto all’inizio, Facebook at Work si inserisce in un settore molto difficile, ma del resto Facebook ha tutta una serie di tool e funzionalità che altri non hanno. E questo può fare davvero la differenza.

  • Italiani sempre più connessi grazie a smartphone, Facebook e WhatsApp

    Italiani sempre più connessi grazie a smartphone, Facebook e WhatsApp

    Il 13° Rapporto Censis sulla Comunicazione conferma che gli italiani sono sempre più digitali e connessi. Il 73,7% accede a Internet, il 65% degli italiani possiede uno smartphone e il 56,2% degli italiani usa Facebook. Boom di WhatsApp usato oggi dal 61,3% degli italiani.

    Il 13° Rapporto Censis sulla Comunicazione fotografa un’Italia sempre più digitale e connessa. Una conferma del racconto che cerchiamo di fare qui sul nostro blog e che quindi non sorprende. Come non sorprende il dato relativo agli smartphone, gli italiani sono da sempre grande estimatori ed utilizzatori di dispositivi mobili, lo sono stati con i telefoni cellulari e lo sono ancora, più di ieri, con gli smartphone. Una dato questo che è strettamente collegato al fatto che gli italiani sono sempre più connessi grazie proprio agli smartphone che, in alcuni casi, sono il modo più veloce (se non l’unico) e diretto per accedere alla rete. Tutto questo porta dietro di sè i dati che stiamo per vedere, sempre interessanti, che testimoniano come oggi gli italiani siano sempre più digitali anche nel modo di comunicare. I social network sono oggi strumenti di comunicazione alla portata di tutti e quindi molto usati, proprio grazie (anche) alla diffusione degli smartphone. Non sorprende che WhatsApp sia molto usato dagli italiani, soprattutto dai più giovani. Ma, detto questo, vediamo insieme i dati più interessanti del 13° Rapporto Censis.

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    Aumentano gli italiani connessi, oggi il 73,7%

    Uno dei dati più rilevanti è che crescono gli utenti che accedono alla Rete, oggi il dato è che il 73,7% degli italiani accede a Internet con un aumento di quasi il 3% in un anno. E sono più le donne che gli uomini: 74,1% contro il 73,2% degli uomini. La totalità degli italiani sotto i 30 anni accede a Internet, sono infatti il 95,9%. La crescita complessiva dell’utenza del web nel periodo 2007-2016 è stata pari a +28,4%: nel corso degli ultimi dieci anni gli utenti di internet sono passati da meno della metà a quasi tre quarti degli italiani, infatti erano il 45,3% nel 2007.

    Continua la crescita degli smartphone

    E a fronte di una diminuzione degli utenti di telefoni cellulari basic (-5,1% nell’ultimo anno), cioè quelli in grado solo di telefonare e inviare sms, continua la crescita impetuosa degli smartphone, utilizzati dal 64,8% degli italiani (e dall’89,4% dei giovani di 14-29 anni). Si registra dunque una crescita di utenza complessiva in un anno pari al 12%, una crescita superiore a quella di qualsiasi altro mezzo.

    Gli italiani nell’ultimo decennio, contrassegnato da una crisi economica e da una rivoluzione digitale sempre più forte, non hanno smentito il loro amore per il digitale e la tecnologia che oggi invade anche aspetti più comuni della vita di tutti i giorni. Infatti questo amore si evidenzia negli acquisti tecnologici che crescono del 190% tra il 2007 e il 2015. Un periodo in cui i consumi generali calavano del 5,7%. E’ quindi decollata la spesa per acquistare apparecchi telefonici (+191,6%, per un valore di 5,9 miliardi di euro nell’ultimo anno) e computer (+41,4%), seppure i servizi di telefonia si riassestavano verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-16,5% negli otto anni, per un valore però superiore a 16,6 miliardi di euro), e infine la spesa per libri e giornali si riduceva del 38,7%.

    Tra i social network, Facebook è il più usato; boom di WhatsApp

    Ultimo (ma certamente non ultimo) aspetto che ci riguarda da vicino è quello dei social network. La ricerca del Censis rileva che Facebook è il social network più popolare: è usato dal 56,2% degli italiani (il 44,3% nel 2013), raggiunge l’89,4% di utenza tra i giovani under 30 e il 72,8% tra le persone più istruite, diplomate e laureate. L’utenza di YouTube è passata dal 38,7% del 2013 al 46,8% del 2016 (fino al 73,9% tra i giovani). Instagram è salito dal 4,3% di utenti del 2013 al 16,8% del 2016 (e il 39,6% dei giovani). E WhatsApp, acquisito nel 2014 da Facebook, è quello che ha conosciuto un vero e proprio boom: nel 2016 è usato dal 61,3% degli italiani (l’89,4% dei giovani).

    Allora, che ne pensate di questi dati?

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    Leggi anche:

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  • Tanti Auguri a Google che compie oggi 18 anni

    Tanti Auguri a Google che compie oggi 18 anni

    Oggi, 27 settembre 2016, Google diventa maggiorenne. Il motore di ricerca più utilizzato del web compie oggi 18 anni. Larry Page e Sergey Brin fondarono Google il 4 settembre del 1998, ma dal 2005 si celebra la data del 27 settembre per ricordare il record di pagine indicizzate.

    Quando oggi accederete sulla home del vostro motore di ricerca che più usate, come fate più o meno ogni giorno, troverete un doodle animato a festa. Eh sì, stavolta Google celebra se stessa, perchè oggi compie 18 anni e diventa dunque maggiorenne. L’azienda fu fondata da Larry Page e Sergey Brin il 4 settembre del 1998, quando erano due studenti della Stanford University. Ma poi dal 2005 si decise di celebrare il 27 settembre, una data convenzionale per ricordare il record di pagine indicizzate toccato proprio nel 1998.

    Anche se sulle date i fondatori di Google hanno giocato parecchio al punto da creare quasi un mistero su quale fosse la vera data da tenere di riferimento per la sua fondazione. Prima era il 4 settembre, giorno in cui fu inoltrata la richiesta; poi divenne il 7 settembre, il giorno in cui venne effettivamente fondata; poi ancora il 15 settembre, giorno in cui venne registrato il dominio; e poi si arriva al 27 settembre, la data che da undici anni indica la nascita di Google.

    google 18 anni

    L’origine del nome Google

    Sapete perchè si chiama Google? Il termine venne coniato da Milton Sirotta, nipote di Edward Kasner, noto matematico americano. La storia narra che Kasner avesse chiesto a suo nipote di dare un nome ad un numero molto grande, ossia 1 seguito da 100 zeri. Durante una passeggiata quando lo zio Kasner chiese al nipotino Milton se avesse qualche idea, il bimbo suggerì “googol”. Il termine comparve in un libro divulgativo di Kasner, “Mathematics and the Imagination”, del 1940. Divenne poi Google, come lo conosciamo tutti oggi, quando nel 1998 Larry Page e Sergey Brin decisero di dare questo nome al loro progetto, con l’intenzione che stesse ad indicare le infinite possibilità di ricerca.

    E in effetti e così. Sono passati 18 anni e Google, oggi parte di una grande galassia di nome Alphabet, ha cambiato radicalmente la rete e il modo con cui oggi ci interfacciamo con Internet. E’ un progetto che col tempo è cresciuto, si è evoluto e oggi Google è una delle aziende più potenti del mondo.

    Allora buon compleanno Google!

  • Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    I rumors si rincorrono ormai da mesi, in estate c’era stata una continua fuga di notizie, ma ieri si è verificata un’improvvisa accelerazione. Twitter è in vendita e in pole position, per acquisire l’azienda guidata dal CEO e co-fondatore Jack Dorsey, ci sono Google e Salesforce. Ma cosa comporterebbe per questi colossi acquisire una piattaforma come Twitter?

    Sono mesi che si parla di Twitter in vendita, anzi un anno almeno, ossia da quando la crescita della base utenti ha cominciato a stagnare sempre di più. La conseguenza diretta è stata che gli investitori di Twitter hanno cominciato a lamentare che la piattaforma non avesse il giusto appeal per competere sul mercato. Le performance comunque non sono mai state in grado di tranquillizzarli, una base utenti più ampia degli attuali 320 milioni di utenti attivi (nonostante siano 800 milioni gli utenti che gravitano attorno alla piattaforma ogni mese) permetterebbe a Twitter di dormire sonni più tranquilli. Ma non è stato così, fino ad ora.

    In questi mesi Twitter ha introdotto tutta una serie di novità e strumenti per rendere la piattaforma più facile da utilizzare, già perché un problema sentito dagli utenti, e anche dagli inserzionisti stessi, è che Twitter a 140 caratteri è difficile da usare come un qualsiasi social network. Ma, come sappiamo e come abbiamo imparato in questi anni, Twitter non è un social network qualsiasi, Dorsey lo ha sottolineato spesso in queste settimane. E da poco è stata anche organizzata una campagna video per sottolineare proprio questo aspetto: Twitter è una finestra sul mondo, dalla quale osservare tutto ciò che accade nel mondo.

    twitter vendita salesforce

    Twitter in vendita, lo scenario possibile

    Nel mese di agosto i due maggiori azionisti, cioè il principe saudita Alwaleed bin Talal e Steve Ballmer (ex CEO di Microsoft) si erano uniti nell’intento di vendere l’azienda. La loro posizione era condivisa da buona parte del consiglio di amministrazione, meno che da Dorsey stesso e dagli altri co-fondatori. Nelle scorse settimana una riunione avrebbe in effetti dato il via libera alla vendita, anche se il CEO e tutto il management fosse contrario.

    Ieri CNBC annuncia che Twitter è in vendita (il titolo TWTR a Wall Street ha chiuso a +21% ieri) e che in pole per l’acquisizione ci sono due colossi come Google e Salesforce. Due nomi non certamente nuovi per chi segue questa vicenda da mesi, ne avevo parlato anche al DigitalicX del dicembre 2015 sostenendo che entro l’anno (questo) Twitter sarebbe stata acquisita dal colosso di Mountain View (qui il video).

    Ci sarebbero altre aziende interessate, come Verizon, al momento “scottata” dalla vicenda Yahoo! per via dei 500 milioni di utenti violati e starebbe rivedendo al ribasso la prima offerta di quasi 5 miliardi di euro per acquisire ll’azienda di Sunnyvale; ma ci sarebbe anche Microsoft, guidata oggi da Satya Nadella, che di recente ha acquisito anche LinkedIn.

    Lo scenario che si starebbe paventando sarebbe questo, più o meno. Come riportavano i media Usa ieri, si è in attesa di offerte formali (si vocifera di un’offerta da parte di Google vicina ai 30 miliardi di dollari). Ma quali vantaggi potrebbe portare Twitter per queste due aziende? Proviamo a vederne solo alcuni.

    I vantaggi per Google nell’acquisire Twitter

    E cominciamo da Google. Al netto del grande desiderio di Google di riuscire ad entrare in maniera forte e solida sul mercato dei social media (cosa non riuscita con G+, progetto azzeccato comunque in chiave business), Google, in sintesi, avrebbe un grande vantaggio ad acquisire Twitter per meglio integrare all’interno dei motori di ricerca i tweet; potrebbe in questo modo migliorare il motore di ricerca interno alla piattaforma di 140 caratteri (un sogno!) e, di conseguenza, incrementare le possibilità di advertising per gli inserzionisti. Ma c’è anche un altro grosso vantaggio che potrebbe prevalere su tutti, e cioè le news. Se è vero che Google ha puntato molto in questi anni su Google News, è anche vero che Google ha realizzato soluzioni orientate ai publisher e al mondo dei media proprio per avere il predominio di un settore che coinvolge sempre più gli utenti. Basti pensare al Google News Lab, al potenziamento di Google Trends. Immaginate allora cosa sarebbe tutto questo con la possibilità di integrare in questi servizi anche la potenza di Twitter, vero strumento per essere informati in tempo reale e in modo assolutamente dinamico. Le soluzioni editoriali che potrebbero scaturire da questa acquisizione permetterebbero a Google di mettersi in seria competizione con Facebook.

    I vantaggi per Salesforce nell’acquisire Twitter

    In vantaggi per Salesforce non sarebbero meno evidenti. Azienda fondata nel 1999 da Marc Benioff, oggi anche CEO e chairman dell’azienda di San Francisco, nata come cloud company, con un fatturato dal oltre 6 miliardi di dollari generato soprattutto dal suo potente software CRM (Customer Relationship Manager). L’azienda quindi potrebbe integrare (cosa che per altro già fa) Twitter all’interno della sua piattaforma, sfruttando i 140 caratteri anche in chiave CRM. Va detto che Salesforce era inizialmente l’azienda che aveva mostrato più interesse ad acquisire LinkedIn, poi finita nelle mani di Microsoft. L’interesse per Twitter nasce dall’idea di estendere il raggio d’azione dell’azienda, avendo a disposizione la liquidità necessaria per affrontare questo investimento.

    Questo il tweet di Vala Afshar, Chief Digital Evangelist di Salesforce, ieri, solito a manifestare il suo amore per Twitter, ma ieri questo tweet a molti è sembrato voler dire altro, oltre a confermare l’interesse di Salesforce.

    Resta da capire come si svolgeranno le cose e, soprattutto, bisogna attendere la presentazione formale delle proposte. dal nostro punto di vista, Google appare più avanti. Sarebbe un’occasione da non perdere dopo aver perso per poche migliaia di euro Instagram.

    E voi che ne pensate?

  • Immagino, il servizio di GS1 che digitalizza le immagini e le informazioni dei prodotti

    Immagino, il servizio di GS1 che digitalizza le immagini e le informazioni dei prodotti

    Immagino è il servizio di GS1 che digitalizza le immagini e le informazioni dei prodotti, proprio quelle che si vedono sui volantini o sugli scaffali digitali dei siti e-commerce. Sono ormai oltre 65 mila i prodotti fotografati e sono oltre 1.000 i produttori utilizzano questo servizio. Tra i rivenditori online figura anche Amazon. Siamo andati a vedere come funziona e questo è il nostro racconto.

    Chissà quante volte vi sarete chiesti guardano l’immagine di un prodotto su un volantino di quelli dei supermercati o su un sito di e-commerce: “ma come le fanno?”. Una domanda che mi sono posto tante volte anch’io. E armato di curiosità ho voluto, come qualche volta faccio, “vederci chiaro”, nel senso di cercare di scoprire e vedere da vicino come questo processo avviene e, soprattutto, chi lo fa. Le aziende stesse? Qualcuno per loro?

    Nel tentativo di saperne di più, scopro che oggi esiste un metodo, abbastanza recente, è stato infatti lanciato nel 2014, di digitalizzare le immagini e le informazioni di un prodotto, tutto italiano, ed è, tra l’altro, unico al mondo. Ecco, questo è un esempio di quelli che vanno sotto la categoria “lo facciamo solo noi” e di cui si dovrebbe andare fieri. Siamo primi con un servizio così importante e necessario, e forse lo sanno ancora in pochi.

    immagino studio fotografico

    Il servizio di cui vi parlo si chiama Immagino ed è un progetto di GS1 Italy, l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo e che si occupa della definizione degli standard per l’etichettatura dei prodotti. Immagino è un servizio di “digital brand content management” che ha come obiettivo quello di semplificare, tra produttori e distributori, il processo di realizzazione, digitalizzazione delle immagini e allineamento delle informazioni che riguardano i prodotti stessi. Un servizio essenziale per le aziende che vogliono illustrare i propri prodotti nella maniera più adeguata, con le informazioni in linea e strutturate, affinché il consumatore, da supporto cartaceo o da supporto digitale, possa accedervi e procedere così con il suo acquisto.

    E sono già tantissime le aziende che hanno avuto modo di servirsi di questo servizio, tra cui si annoverano grandi player del mondo della GDO, come Esselunga, Carrefour, Conad, Coop Italia, Coralis, Despar (sono 21 le catene che hanno aderito) e poi ci sono oltre 1.000 produttori di beni di consumo. Ma ci sono anche i rivenditori online dei quali non si può non citare Amazon. Ecco, le foto dei prodotti che voi acquistate da Amazon (forse lo state facendo anche adesso mentre state leggendo) sono realizzate proprio attraverso Immagino di GS1 Italy.

    E come funziona Immagino?

    Per sapere come funziona Immagino di GS1 Italy la cosa migliore da fare era quella di andare a vederlo da vicino, in questo modo si comprende come funziona il servizio. La sede di GS1 Italy dedica a questo servizio due piani della propria sede a Milano, un servizio dunque in cui si crede molto.

    Tutto parte dal piano inferiore dove arrivano campioni di prodotti. Qui i prodotti vengono misurati, pesati, catalogati, insomma viene tracciata una prima raccolta di informazioni su ognuno di essi. I prodotti possono essere di varia natura e siccome ci sono prodotti di consumo freschi, in questo spazio allestito per la raccolta di informazioni sono presenti anche dei frigoriferi. Subito dopo gli stessi prodotti vengono inseriti in apposite ceste, pronti per essere fotografati. Non è esagerato definirlo come un vero e proprio set di photo shooting: il servizio Immagino ha, tra gli altri, questo come punto di forza. Un servizio che viene molto apprezzato dalle aziende.

    Saliti al piano superiore si arriva in una grande sala con tanti piccoli set fotografici: le postazioni sono 14, all’interno dei quali vengono posizionati i prodotti per essere fotografati in ogni angolazione; per le bottiglie esiste una posizione specifica. All’interno di questo ampio spazio vi lavorano 7 fotografi che scattano immagini con apparecchiature all’avanguardia.

    Di fianco a questo spazio esiste un ufficio dove ci sono 5 persone che lavorano al controllo qualità. Si occupano del controllo delle immagini precedentemente scattate e di tutte le informazioni contenute sulle etichette dei prodotti inserite da una dozzina di persone che, in un laboratorio in Bosnia, si occupano del data entry. In questa fase di controllo qualità, avviene lo scambio di informazioni con i produttori attraverso un sistema interno (a cui si accede con credenziali) nel quale i produttori possono visionare il risultato del processo e, eventualmente, fare qualche osservazione.

    Ecco questo è il riassunto di un percorso davvero straordinario che ci spiega come queste informazioni vengono concepite e realizzate. Sono appunto informazioni con cui noi consumatori ci troviamo ad essere in diretto contatto tutti i giorni, sia nel momento in cui sfogliamo un volantino per la scelta dei prodotti da acquistare, sia nel caso in cui stiamo selezionando dal sito dove siamo soliti acquistare i prodotti per la nostra spesa online.

    Qualche dato per farvi comprendere delle dimensioni delle informazioni che Immagino tratta fino a questo momento. Ad oggi sono stati fotografati oltre 65 mila prodotti, con un ritmo di 700/1.200 referenze alla settimana.
    Ma alla fine di questo percorso, vi starete chiedendo: “ma quei prodotti alimentari di cui parlavamo prima, freschi e no, che fine fanno alla fine di questo processo?”. Semplice! Vengono consegnati direttamente al Banco Alimentare, la onlus che si occupa della raccolta di generi alimentari e del recupero delle eccedenze alimentari. Questi prodotti (ne sono stati consegnati ad oggi oltre 25 mila), grazie alla collaborazione tra GS1 Italy e Banco Alimentare vengono poi distribuiti alle mense caritatevoli. Un esempio di come abbattere lo spreco alimentare, assolutamente da seguire.

  • Twitter conferma, da oggi i tweet sono più lunghi di 140 caratteri

    Twitter conferma, da oggi i tweet sono più lunghi di 140 caratteri

    Come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, Twitter conferma che da oggi sarà possibile scrivere di più in 140 caratteri per il fatto che foto, video, GIF, sondaggi e citazioni non saranno più conteggiati. Resta quindi il limite testuale, ma sarà più facile allegare immagini ai video per renderli più coinvolgenti, senza perdere spazio.

    Molti da oggi stanno attendendo questa notizia, anche noi per la verità. Così come anticipato qualche giorno fa qui sul nostro blog, abbiamo la conferma che da oggi foto, video, GIF, sondaggi e citazioni non saranno più conteggiati. Quindi sarà più facile esprimersi in 140 caratteri allegando immagini o video, o anche gif oppure sondaggi e citazione, senza però, come appunto accadeva fino ad oggi, perdere spazio in caratteri.

    Resta quindi il limite dei 140 caratteri, ma allegando un contenuto multimediale o citando, in risposta gli @handle, si avrà qualche carattere in più da usare per scrivere.

    twitter 140 caratteri

    Si tratta per la piattaforma a 140 caratteri di una vera e proprio svolta, è la prima modifica sostanziale da quando venne fondata nel 2006.

    Così come ricordato nel momento in cui anticipavamo la notizia, da oggi sarà più facile allegare immagini o video per rendere il nostro contenuto più coinvolgente. Pensiamo a chi lavora in modalità live, ad esempio, da oggi allegare immagini o video non ruberà più spazio. Pensiamo a tutte quelle aziende che vogliono sfruttare questa possibilità per lanciare campagne video con qualche carattere in più da utilizzare.

    https://twitter.com/TwitterItalia/status/777916740789497856

    Ci sarà in questo modo un fiorire di tweet con allegate immagini? Probabile, non lo si può escludere. Certamente ci sarà la possibilità di essere un po’ più esaustivi.

    Questa novità chiude (almeno per ora) il discorso sull’estensione del limite dei 140 caratteri iniziato proprio con l’iniziare del 2016. Più volte Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha escluso che questo possa avvenire, escludendo un nuovo limite a 10 mila caratteri. Ma sarà davvero molto interessante vedere che tipo di conseguenza apporterà alla piattaforma questa novità. Dal nostro punto di vista rappresenta un giusto compromesso nel mantenere fede al limite dei 140 caratteri e dare il giusto spazio ai contenuti allegati.

    E voi che ne pensate?

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