Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Snapchat, Stories porta a 10 miliardi le visualizzazioni giornaliere

    Snapchat, Stories porta a 10 miliardi le visualizzazioni giornaliere

    Snapchat, l’applicazione per lo scambio di video messaggi che si cancellano in pochi secondi, raggiunge un traguardo importante: 10 miliardi di visualizzazioni giornaliere. Il boom di visualizzazioni avviene grazie alla funzionalità “Stories” che permette agli utenti di condividere immagini e video nell’arco di 24 ore.

    Snapchat è ormai un fenomeno in crescita, consolidato, e comincia a prendere anche piede nel nostro paese, sebbene i numeri non siano lontanamente paragonabili agli Usa. Ma Snapchat sta dimostrando che è in grado di fare grandi numeri e di ottenere grandi risultati. Dopo aver pubblicato i dati di una ricerca che metteva a confronto Instagram e Snapchat, specie in relazione all’uso che ne fanno i brand, torniamo a parlare dell’app di messaggistica in video perchè Bloomberg ha diffuso nei giorni scorsi un dato rilevante. Ad oggi Snapchat ha superato il traguardo di 10 miliardi di visualizzazioni al giorno, dato confermato proprio da Snapchat.

    Un dato rilevante che è sicuramente il risultato di una funzionalità chiamata “Stories”, una opzione che permette agli utenti di condividere immagini e video, quindi momenti della propria vita, nell’arco di 24 ore. E’ evidente che questo arco di tempo più lungo del solito permette agli utenti di poter accedere anche più volte ai video, ed ecco spiegato il risultato che resta comunque eccezionale. Solo nel febbraio scorso le visualizzazioni era 8 miliardi.

    snapchat visualizzazioni video

    Per chi non sapesse ancora come funziona Snapchat, l’app si presenta da subito con una macchina fotografica proprio per indurre l’utente a condividere quello che stanno facendo. A questo punto la modalità di creazione di video è o quella standard, quindi la possibilità di inviare video ai propri amici che si cancellano dopo pochi secondi, o, appunto “Stories” che permette la condivisione di immagini e video della durata di 24 ore.

    La caratteristica principale di Snapchat, ed è quella che lo distingue dagli altri social network, è che le conversazioni si attivano proprio con la condivisione di video, non sono parte di essa come accade ad esempio su Facebook o Twitter.

    Questo dato rilevante sulle visualizzazioni serve a Snapchat per informare gli investitori sui risultati raggiunti dall’app. Ricordiamo che di recente la startup, fondata nel 2011 da Bobby Murphy e Evan Spiegel, ha ricevuto un nuovo finanziamento da 175 milioni di dollari e il valore è di 16 miliardi di dollari.

    E questi sono dati che di fatto pongono Snapchat in competizione con Facebook che, grazie al lancio dei Live Video, sta facendo si che questa modalità di contenuti sia sempre più rilevante all’interno del social network. Il dato relativo alle visualizzazioni su Facebook a novembre scorso erano di 8 miliardi, anche se c’è da dire che la visualizzazione dei video su Facebook (in auto play di default, disattivabile) inizia dopo 3 secondi. Su Snapchat il conteggio parte nel momento in cui un utente visualizza uno “snap”, un video.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi anche se al momento Snapchat conta circa 200 milioni di utenti e Facebok 1,7 miliardi.

  • Foursquare dimostra che il futuro è nei Big Data

    Foursquare dimostra che il futuro è nei Big Data

    Solo all’inizio di quest’anno Dennis Crowley, fondatore di Foursquare, aveva annunciato di far un passo indietro e che al suo posto veniva nominato come nuovo CEO Jeff Glueck. E a quanto pare la mano del nuovo CEO comincia a farsi sentire. Foursquare dimostra che il futuro è nei Big Data, in maniera concreta con il caso Chipotle.

    Facili allarmismi a parte, a fine Aprile è successo qualcosa che, francamente, non si può definire diversamente da… straordinario.

    Per bocca del suo nuovo CEO, Jeff Glueck [in Tedesco Glueck significa “fortuna”, ndr] un software (Foursquare) è riuscito a prevedere – con uno scarto minimo – il risultato economico di una Società commerciale (Chipotle), basandosi esclusivamente sul traffico pedestre dei suoi clienti!

    foursquare big data

    Premesso un doveroso “nerd-alert”, trattando qui un argomento, un po’ tecnico, andiamo con ordine.

    In Italia il marchio di fast food messicano “Chipotle” non è assolutamente conosciuto, ma in USA è una sorta di MacDonald’s dei burritos.
    Lì ne conoscono bene la vicissitudini culminate nello “scandalo Eschirichia Coli”, che colpì la famosa catena il 31 Ottobre 2015, costringendola l’8 Febbraio scorso persino a chiudere tutti i 19.000 punti vendita, per far partecipare i dipendenti ad un Meeting di emergenza sulla sicurezza alimentare.

    Che le sue azioni sarebbero scese ed il risultato operativo del primo quadrimestre 2016 (il famoso “First Quarter”) ne avrebbe risentito era evidente a tutti, ma Foursquare era convinta di saper indicare, in anticipo… pure precisamente anche di quanto… e con lo scarto di pochi punti percentuali!

    foursquare jeff glueck CEO

     

    Il 12 Aprile, nella striscia mattutina dell’emittente americana CNBC, Jeff Glueck ha dichiarato con largo anticipo la previsione “ufficiale” del risultato dei primi 4 mesi: -29% (e NON un “generico” -30%!).

    “Come faccio a dire -29%?” spiega sicuro ma senza alcuna boria

    Vede, Chipotle ha distribuito circa 26 Milioni di coupon per ritirare un burrito gratis a testa, il che secondo noi ridurrà il crollo del traffico pedestre (foot traffic) dei suoi clienti rispetto al 2015 di solo il 23% [rispetto al disastroso -50% dell’estate scorsa, ndr] verso gli stessi punti vendita; questo però si tradurrà in incassi inferiori (-29%, appunto) proprio a causa del fatto che sono stati emessi così tanti coupon gratis, che naturalmente non generano incassi. Tutto qui.”

     

    foursquare chipotleL’intervistatore si dimostra evidentemente sorpreso dalla capacità di una previsione del genere e chiede a Glueck quale tecnologia gli consente di ostentare pubblicamente una precisione del genere.
    Jeff, sorridendo evidentemente orgoglioso, risponde così.

    Foursquare è una comunità di circa 50 Milioni di persone che OGNI MESE nel mondo interagisce con 85 milioni di luoghi censiti [e manutentuti gratis da centinaia di SuperUsers* volontari, ndr].
    Di questi, 65 Milioni sono locali commerciali come ad esempio il Chipotle di Downton Portland” (sullo schermo appare questa simulazione del traffico effettivamente registrato nella venue).

    foursquare chipotle data

    Noi siamo in grado di rilevare quando i loro telefoni georeferenziati [con Foursquare installato ndr] collocati anche solo all’interno di una borsa o nello zaino, “si fermano” presso il luogo. Questo ci permette di creare dei “pattern di visita” virtualmente per ogni venue nell’economia reale.
    A questo punto possiamo analizzarli come trend anno su anno e questo ci permette di prevedere il traffico reale, come già fatto in passato, ad esempio nei punti vendita Mac Donald’s in una data occasione o il numero di telefoni [da 13 a 15 Milioni] sarebbero venduti nei negozi Apple, nel week-end di lancio degli ultimi i-Phone [6S e 6SPlus, rivelatesi poi 13 Milioni].”

    L’intervista si conclude con la precisazione che i dati previsti nelle settimane precedenti da Chipotle (-14%) saranno smentiti dai valori “effettivi” previsti dagli algoritmi di Foursquare che [a differenza delle proiezioni statistiche, ndr] si basano, banalmente, sul fatto che per riscuotere un voucher per il burrito gratis, bisognerà effettivamente recarsi di persona presso il punto vendita“.
    Infatti gli utenti sono costantemente tracciati dall’app – come riportato nel grafico composto – ed i loro spostamenti vanno ad alimentare quotidianamente i Big Data della Società di New York e San Francisco.

    In conclusione… che lo vogliamo o no, ormai siamo entrati non già nell’era del Grande Fratello – che tutto vede e tutto sa – bensì in quella dei Big Data… che – quasi – tutto prevede o prevederà.

    Buon futuro a tutti e mi raccomando… happy check-in!

  • InTime è media partner del Mashable Social Media Day Italy

    InTime è media partner del Mashable Social Media Day Italy

    Siamo lieti di annunciare che InTime è media partner del Mashable Social Media Day Italy, uno degli eventi più attesi dell’anno per fare il punto su Innovazione, Tecnologia e Social Media. Tanti e importanti i relatori di questa edizione che si terrà il 21 e 22 ottobre 2016 a Milano. Una edizione assolutamente da non perdere.

    Siamo davvero felici di annunciare che InTime sarà media partner della terza edizione del Mashable Social Media Day Italy, uno degli eventi più attesi dell’anno per fare il punto su Innovazione, Tecnologia e Social Media. Visto il grande successo dello scorso anno di #SMDAYIT (questo l’hashtag ufficiale della manifestazione), che ha ottenuto 5.500 contatti sul sito e ha registrato oltre più di 600 partecipanti in sala, con più di 4.500 connessi live in streaming, l’edizione 2016 si preannuncia davvero molto interessante. Le scorse edizioni hanno visto la partecipazione di 3.500 partecipanti, sono state mostrate 4.600 slides, hanno visto la partecipazione di 110 relatori e si sono tenuti 160 talk.

    Il Mashable Social Media Day Italy si terrà a Milano il 21 e 22 ottobre 2016, la location è ancora in fase di definizione, e noi ve la comunicheremo appena ci sarà possibile, e tanti e importanti saranno i relatori che interverranno nelle due giornate che, con la loro competenze ed esperienza, arricchiranno le due giornate di formazione e informazione su tutto quello che riguarda l’Innovazione e la grande spinta che oggi possono dare i social media.

    InTime Mashable Social Media Day Italy

    I nomi che hanno aderito sono davvero di primo livello, e sono:

    • Marco Montemagno
    • Carlo Rinaldi
    • Massimo Temporelli
    • Dario Vignali
    • Luca La Mesa
    • Emanuela Zaccone
    • Federico Mauro
    • Fjona Cakalli
    • Simone Tornabene
    • Tiziano Tassi
    • Orazio Spoto
    • Raffaele Gaito

    E altri ancora ce ne saranno per rendere ancora più speciali le due giornate.

    Una mention special per gli organizzatori di quest’anno che hanno finora allestito una delle più interessanti edizioni, e sono:

    • Andrea Romoli – Social Solution Manager,
    • Eleonora Rocca – Consulente di Marketing e Social Media, Blogger e Imprenditrice
    • Giuliano Ambrosio – Noto Blogger e Creative Strategist @AQuest
    • Roberta Pinna – Digital & Social Media Specialist.

    InTime seguirà le due giornate, vi faremo conoscere meglio i relatori dell’evento e vi terremo informati su tutte le novità che si avvicenderanno nelle prossime settimane.

    Vi invitiamo a consultare il sito ufficiale dell’edizione e di cominciare ad approfittare delle proposte early bird. Il programma è in fase di definizione e anche su questo vi terremo informati.

  • Instagram vs Snapchat: alcuni dati e come li usano i brand

    Instagram vs Snapchat: alcuni dati e come li usano i brand

    Un’interessante rapporto di L2, mettendo a confronto Instagram e Snapchat, rileva come sia proprio Instagram ad essere ancora un punto di riferimento per i brand. I contenuti dei brand su Instagram sono per il 59% immagini. Ma Snapchat ha di fronte a sè una crescita ancora più forte nei prossimi anni.

    Ultimamente si parla sempre più spesso di Snapchat, a ragione, e altrettanto spesso viene paragonato o confrontato con Instagram. Le due app in realtà si muovono con caratteristiche diverse, come sappiamo, ma sono le due realtà, nel contesto dei social media, che negli ultimi mesi hanno fatto registrare tassi di crescita notevoli, specialmente per quanto riguarda fascia di età di utenti molto giovani. Sono infatti le due app che crescono di più tra i 18-34 anni. Di recente, un nuovo sondaggio negli Usa confermava, ancora una volta, che Snapchat è il social network più importante per la fascia di età 14-19 anni e che su 6.350 adolescenti, il 28% preferisce Snapchat mentre il 27% preferisce Instagram.

    instagram snapchat

    A questo proposito, anche per capire come i brand si relazionano con queste due realtà, vogliamo presentarvi i dati di questo report realizzato da L2 che mette a confronto le due app, evidenziando alcune caratteristiche e quali sono i settori che preferiscono l’una o l’altra. Sulla base di 280 brand monitorati tra luglio 2015 e aprile 2016, appartenenti a 9 categorie, emerge che le due piattaforme sono tra le più coinvolgenti con tassi di crescita elevati. I Millennials sono quelli che apprezzano molto le due app, un dato che alla fine anche le aziende devono cominciare a considerare, anche se è importante che le aziende comincino a usare il giusto mix di creatività e contenuti su entrambi le app per riuscire ad agganciare sia il pubblico dei giovanissimi che dei meno giovani.

    Parliamo quindi di app, o social network, che appartengono al settore visual, un settore che è ancora di nicchia all’interno del grande movimento che fanno le condivisioni di contenuti. Il rapporto rileva che, a dicembre del 2015, il 77% dei post delle aziende sui social media era condiviso attraverso Twitter, solo il 10% attraverso Instagram e il 2% attraverso Snapchat. Ma questo è dimostrato dal fatto che le aziende non sono ancora del tutto pronte di fronte ad una tipologia che si basa tutto sul visual, quindi serve molta creatività. E la creatività è impegno, costante.

    Ma guardando i dati rilevati dalla ricerca, si nota che:

    • Instagram è una piattaforma per contenuti curati, studiati, mentre Snapchat lascia spazio anche alla casualità;
    • Oltre il 50% dei contenuti delle aziende su Snapchat sono video, mentre su Instagram il video sono appena il 10%;
    • Le possibilità legate all’ecommerce sulle due piattaforme sono ancora molto limitate, i brand usano le due piattaforme per fare ancora brand equity e brand awarness;
    • Guardando al futuro, Chat 2.0 di Snapchat, la funzionalità che offre la possibilità di condividere messaggi anche in video e audio, potrà competere anche con app di messaggistica istantanea più evoluti; mentre Instagram sembra aver intrapreso la strada di Facebook, apportando le modifiche sulla timeline.

    Su Snapchat il 37% ha un’età compresa tra i 18-24 anni; la fascia di età più rilevante su Instagram è quella 25-34 anni al 26% (poco staccata al 24% quella 35-54 anni). Se invece guardiamo i settori dei brand più presenti, allora notiamo davvero che Instagram è quello più presidiato. Per esempio, il 100% dei brand del settore automotive è su Instagram, su Snapchat è presente solo il 25%; e ancora, il 95% dei brand che fa riferimento al settore alberghiero è su Instagram, solo il 13% è su Snapchat. Il settore più presente su Snapchat è quello dell’abbigliamento sportivo (71%), segue poi il beauty (57%) e il fashion (54%). Gli ultimi due settori sono quelli più performanti proprio su Instagram.

    instagram snapchat contenuti

    Instagram Snapchat età

    Instagram Snapchat settori brand

    Se guardiamo a quanto pubblicano i brand sulle due piattaforme, notiamo che da questo punto di vista su Snapchat i brand pubblicano, alla settimana, di più che su Instagram: per fare un esempio i brand dell’elettronica di consumo pubblica 39 volte su Snapchat contro le 9 su Instagram. Ma se guardiamo i giorni di attività, allora in questo caso i brand sono più attivi su Instagram che su Snapchat.

    In sintesi, i brand stanno cominciando a comprendere che il visual è una forma di contenuto altamente coinvolgente e che necessita di impegno e tanta creatività. Nella situazione attuale Instagram ha un vantaggio su Snapchat da questo punto di vista, vuoi anche perché le aziende ancora non si sentono prontissime per una piattaforma come Snapchat. Di certo, sarò necessario essere presenti pur tenendo ben distinte le modalità di ingaggio, in termini di contenuti e creatività se vi suole entrare in contatto con utenti giovani e molto giovani, ossia quelli che maggiormente frequentano le due piattaforme.

  • Widiba rivoluziona la banca del futuro con un motore di ricerca

    Widiba rivoluziona la banca del futuro con un motore di ricerca

    Widiba, la prima banca social nata un anno e mezzo fa, continua il suo percorso di innovazione all’interno del mondo delle banche. E la novità presentata nei giorni scorsi ne è una ulteriore conferma. Se vi state chiedendo come sarà il futuro delle banche nei prossimi anni, Widiba lo sta già anticipando.

    Di solito quando si pensa al mondo delle banche si pensa sempre ad un mondo statico che basa il suo modello di relazione col cliente nella maniera classica, ossia centrata sullo sportello. Ma nell’era del digitale, dei social media, un momento in cui lo stesso concetto di relazione viene rivoluzionato, e semplificato, anche quel modello classico comincia a diventare obsoleto. E se a rivoluzionare questa relazione ci pensa Widiba, ossia la prima banca social in Italia, allora il risultato è quanto mai sorprendente, spiazzante per certi versi.

    Per chi non la conoscesse ancora, Widiba è la prima banca social in Italia, nata un anno e mezzo fa, concepita con un modello di partecipazione diretta degli utenti, il nome è stato scelto con questa modalità, e oggi conta già 150 mila clienti con quasi 7 miliardi di masse gestite e circa 10 milioni di accessi annuali alla banca. E Widiba ha deciso di andare oltre quel modello di banca online che tutti conosciamo, che spesso ripropone quel modello di complessità che caratterizza più o meno tutte le banche. Oggi i clienti che accedono ad una banca online vanno alla ricerca di soluzioni immediate, di facile intuizione e spesso non è così. Partendo quindi dal concetto di immediato e di facile intuizione Widiba ha realizzato un nuovo modo di fare banking online oggi, diciamo più esattamente che lo ha rivoluzionato, introducendo infatti un elemento che non c’era prima in questo contesto. E qual è questo nuovo elemento? Un motore di ricerca.

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    Avete letto bene: un motore di ricerca all’interno di un sito di una banca online. Questa è la grande rivoluzione di Widiba che ancora una volta si conferma capofila del processo di innovazione non solo del modo di fare banking online, ma anche del modo di relazionarsi con i clienti.

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    Da qualche giorno, la lancio ufficiale del 19 aprile scorso, accedendo alla home di Widiba ci si trova di fronte una bella immagine con una striscia posta al centro che chiede all’utente “Cosa vuoi fare?“, tutto qua. Mai una home di una banca online fu così pulita e semplice da consultare, via tutte quelle informazioni che spesso non sono di facile comprensione e spazio alle richieste del cliente con la più semplice delle domande che si può rivolgere ad un cliente di una banca online. Il motore è stato concepito e sviluppato da Widiba con tecnologie open source e mira ad un linguaggio assolutamente innovativo. E’ comprensibile, appena giunti sulla nuova home, una prima bella sensazione di spaesamento, una sensazione mai provata prima su un sito di una banca online, ma la consultazione del motore è semplice, anzi semplicissima.

    Per consultare il motore di ricerca, quindi per iniziare le operazioni che si è soliti fare, basta utilizzare tre semplici segni:

    “?” per farsi una domanda;

    “:” per accedere alle informazioni;

    “#”, si proprio il simbolo che caratterizza gli hashtag, per fare disposizioni.

    Non si tratta quindi solo di un motore di ricerca, ma della banca nel suo insieme. L’utente all’interno trova tutto quello che ha fatto e anche quello che vuole fare. Quello che si ha di fronte è un vero e proprio motore di ricerca, una sorte di Google bancario. Le funzioni che esso contiene sono 1.100 per oltre 15 milioni di dati ed è in grado di ricercare in meno di 300 millisecondi per offrire istantaneamente la risposta giusta al cliente.

    Un’operazione che, come ha spiegato Andrea Cardamone, CEO di Widiba, si ispira ad un’idea di banca senza istruzioni d’uso, spesso complesse, che non facilitano lo sviluppo di un nuovo modello di banking online. Quello che propone Widiba ancora una volta sfrutta il digitale e in questo caso la convergenza verso nuovi modelli e, come già dimostrato nel momento in cui è stata concepita, anticipa i tempi e rivoluziona un intero mondo. E’ un modello a cui tutti sapranno adattarsi e ritrovarsi, anche i “boomers”, gli over 55 anni: “Abbiamo avuto riscontri molto positivi anche da quella fascia d’eta” – ci ha risposto Andrea Cardamone – “siamo più che sicuri che questo nuovo modello di consultazione troverà anche il loro favore”.

    In altre parole, il futuro per Widiba è già qui.

  • Google celebra William Shakespeare con un doodle

    Google celebra William Shakespeare con un doodle

    Google con il doodle che vediamo oggi in homepage celebra una tra le più importanti figure culturali a livello globale in occasione dei 452 anni dalla nascita: William Shakespeare. E dopo sette anni, Google decide di celebrare il poeta e drammaturgo inglese da solo, infatti l’ultima volta, nel 2009, venne celebrato con un doodle insieme a San Giorgio, patrono d’Inghilterra.

    Quello che vediamo oggi il homepage, a 24 ore da quello dedicato alla Giornata della Terra, è un doodle eccezionale. Prima di tutto lo è perchè è dedicato a una delle più importanti figure culturali a livello globale, come appunto è William Shakespeare. In occasione dei 452 anni dalla nascita del Bardo (così veniva soprannominato) il doodle è interamente dedicato al celebre drammaturgo, cosa che finora non era accaduta. L’ultima volta che Google aveva celebrato Shakespeare era stata nel 2009, ma insieme a San Giorgio, santo patrono d’Inghilterra molto amato. Nel 2013 infatti celebrò solo il popolare santo e non, appunto, il Bardo.

    google doodle William Shakespeare

    Il doodle che vediamo oggi invece è visibile a livello globale, a differenza degli altri che erano visibili solo in Uk.

    William Shakespeare nasce a Stratford-upon-Avon il 23 aprile 1564 e muore, sempre nella città marittima, il 23 aprile del 1616, lo stesso giorno della nascita. E quindi oggi si celebrano anche i 400 anni dalla morte, e Twitter dedica alla giornata un emoji con l’hashtag #Shakespeare400.

    Nei suoi 52 anni di vita ha dato vita a 37 opere teatrali, per la maggior parte scritti per il The Globe Theatre di Londra. Ma ha scritto anche 154 sonetti e tanti poemi. Un genio, un genio vulcanico vista la sua intensa attività creativa.

    google doodle William Shakespeare 2009
    Doodle di Google per William Shakespeare, 2009

    Le sue opere sono celebri e conosciute in tutto il mondo, basta citare come Amleto, Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezza estate, Il mercante di Venezia, Molto rumore per nulla, ci sono poi anche Otello e Re Lear. Insomma, tutta una produzione teatrale e letteraria che ha appassionato e formato tutti noi.

    Il doodle che vediamo oggi è molto semplice, vediamo infatti al centro William Shakespeare e intorno otto immagini che rappresentano momenti riconoscibili di altrettanti celebri opere.

    Una delle più belle frasi, delle tanto in cui ognuno di noi può riconoscersi, è certamente quella tratta da “La Tempesta”, atto IV:

    Siamo fatti della stessa sostanza dei Sogni

    E riportiamo qui di seguito quello che, forse, è uno dei brani più celebri delle opere di Shakespeare, ossia la scena I, atto III dell’Amleto:

    “Essere o non essere, questo è il problema. È forse più nobile soffrire, nell’intimo del proprio spirito, le pietre e i dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna, o imbracciar l’armi, invece, contro il mare delle afflizioni, e combattendo contro di esse metter loro una fine? Morire per dormire. Nient’altro. E con quel sonno poter calmare i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede la carne! Quest’è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire per dormire. Dormire, forse sognare. È proprio qui l’ostacolo; perché in quel sonno di morte, tutti i sogni che possan sopraggiungere quando noi ci siamo liberati dal tumulto, dal viluppo di questa vita mortale, dovranno indurci a riflettere. È proprio questo scrupolo a dare alla sventura una vita così lunga! Perché, chi sarebbe capace di sopportare le frustate e le irrisioni del secolo, i torti dell’oppressore, gli oltraggi dei superbi, le sofferenze dell’amore non corrisposto, gli indugi della legge, l’insolenza dei potenti e lo scherno che il merito paziente riceve dagli indegni, se potesse egli stesso dare a se stesso la propria quietanza con un nudo pugnale? chi s’adatterebbe a portar cariche, a gèmere e sudare sotto il peso d’una vita grama, se non fosse che la paura di qualcosa dopo la morte – quel territorio inesplorato dal cui confine non torna indietro nessun viaggiatore – confonde e rende perplessa la volontà, e ci persuade a sopportare i malanni che già soffriamo piuttosto che accorrere verso altri dei quali ancor non sappiamo nulla. A questo modo, tutti ci rende vili la coscienza, e l’incarnato naturale della risoluzione è reso malsano dalla pallida tinta del pensiero, e imprese di gran momento e conseguenza, devìano per questo scrupolo le loro correnti, e perdono il nome d’azione.”

  • Internet delle Cose, il valore in Italia è di 2 miliardi di euro

    L’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha reso noti i dati riferiti all’Internet delle Cose in Italia nel 2015. Il valore è di 2 miliardi di euro, in crescita del 30% rispetto al 2014. Il mercato è trainato da contatori gas (25%) e dalle auto connesse (24%) che da soli sfiorano il miliardo di euro di valore.

    L’Internet delle Cose è ormai anche in Italia un fenomeno consolidato e conferma sene ha dai nuovi dati diffusi dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Il valore del mercato IoT nel 2015 in Italia è di 2 miliardi di euro, in crescita del 30% rispetto all’anno precedente, trainato in particolare dai contatori gas (25%) e dalle auto connesse (24%) che da soli sfiorano il miliardo di euro di valore. Lo Smart Metering è infatti uno dei settori più avanzati nel nostro paese e sono 350.000 contatori gas già installati per le utenze industriali e 1,2 milioni per quelle residenziali. Avanzato è anche il settore delle Smart Car con 5,3 milioni di auto connesse in Italia, cioè un settimo del totale delle auto in circolazione.

    Vanno bene anche le soluzioni di Smart Building (18%), in particolare per la videosorveglianza e la gestione degli impianti fotovoltaici, quelle di Smart Logistics (11%) per la gestione di flotte aziendali e antifurti satellitari, con 700.000 automezzi connessi tramite SIM, quelle di Smart City & Smart Environment (9%), tra cui si segnalano 200.000 mezzi di trasporto pubblico monitorati da remoto e 600.000 pali di illuminazione intelligente. Bene anche il settore delle Smart Home (7%), soprattutto con applicazioni di antintrusione e termostati controllati a distanza, e lo Smart Asset Management (5%) per gestire da remoto 340.000 gambling machine, 300.000 ascensori e 80.000 distributori automatici.

    Se nel 2014 gli oggetti connessi erano 8 milioni, nel 2015 il numero cresce fino ad arrivare a 10,3 milioni quelli connessi in Italia tramite rete cellulare (+29%), a cui si aggiungono quelli che sfruttano altre tecnologie di comunicazione: oltre ai 36 milioni di contatori elettrici connessi da tempo tramite PLC, ci sono in particolare i 500.000 contatori gas tramite radiofrequenza Wireless M-Bus 169 MHz e i 600.000 lampioni connessi tramite PLC o radiofrequenza.

    IoT e Smart Home in Italia

    Per quanto riguarda la Smart Home, la casa intelligente, il 79% dei consumatori italiani è disposto ad acquistare prodotti relativi a questo settore, il 33% in più rispetto all’anno precedente (46% nel 2014). Anche se solo un consumatore su cinque dispone già di almeno un oggetto intelligente nella propria abitazione e le intenzioni di acquisto sono lontane nel tempo: solo il 25% di chi dichiara di voler comprare un prodotto lo farà entro 12 mesi. L’indagine dell’Osservatorio ha poi rilevato 3 cluster di utenti che differiscono per familiarità verso la tecnologia, profilo sociodemografico e conoscenza della Smart Home: i Conservatori (il 45% ne ha già sentito parlare), i Fruitori (60%) e i Tecnofili (75%), con profonde differenze tra priorità, canali e soluzioni. Conservatori e Fruitori si orientano verso soluzioni consolidate e prediligono funzionalità di risparmio energetico e antintrusione, i Tecnofili sperimentano installando in autonomia i prodotti e sono interessati principalmente al comfort e al benessere.

    IoT e Smart City in Italia

    Per quel che riguarda le Smart City, il 60% dei comuni italiani con popolazione superiore a 20.000 abitanti ha avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni e il 75% sta programmando iniziative per il 2016. Ma le città italiane sono ancora lontane dal poter essere definite realmente “smart”. I progetti infatti consistono spesso in piccole sperimentazioni e meno di un comune su tre li ha avviati all’interno di un programma strutturato per migliorare vivibilità, sostenibilità e dinamismo economico. In questo scenario, l’Internet of Things è, in grado di accelerare lo sviluppo della città intelligente: già oggi il 75% dei progetti avviati dai comuni utilizza tecnologie IoT e questi cresceranno nel 2016, grazie alle iniziative multi-servizio per l’obbligo normativo sullo Smart Metering gas e alla nascita di reti di comunicazione dedicate all’IoT, già presenti nelle prime città italiane. Nel 2015 aumentano i progetti di Illuminazione intelligente, con una riduzione dei consumi energetici di oltre il 40% e dei costi di manutenzione di circa il 25% per chi li installa.

    Aumentano anche i progetti per migliorare i servizi turistici che utilizzano soprattutto tag NFC o QR Code per informazioni su monumenti e opere artistiche, anche se bisogna lavorare di più per ripensare in profondità l’esperienza del visitatore. Sono nati inoltre i primi progetti pilota in musei, fiere e manifestazioni basati su iBeacon o Eddystone. Per il futuro, oltre a Illuminazione intelligente e Gestione del traffico cresce l’interesse verso la Raccolta rifiuti, prevalentemente con soluzioni per l’identificazione dei sacchetti per il ritiro porta a porta del rifiuto non riciclabile (tramite tecnologie RFId), con l’obiettivo di favorire la tariffazione puntuale.

  • Gli italiani sempre più online da smartphone e da tablet

    Gli italiani sempre più online da smartphone e da tablet

    In occasione dello Iab Seminar, “People are Mobile”, Audiweb ha presentato come gli italiani hanno modificato le loro abitudini di accesso alla rete in due anni. In calo del 2,5% gli italiani che si connettono dal pc, ma aumentano del 45,3% gli italiani che si connettono da smartphone e dell’83,6% quelli che si connettono da tablet.

    Qui su InTime seguiamo sempre con particolare interesse i temi legati alla connessione a Internet in Italia, con l’obiettivo di comprendere come gli italiani, nel corso del tempo, modificano le proprie abitudini. E sappiamo bene quanto gli italiani amano i dispositivi mobili e soprattutto amano connettersi a Internet da mobile. Lo smartphone è ormai uno strumento indispensabile per la vita di tutti i giorni, che si tratti di lavoro o di vita personale, e forse una delle caratteristiche peculiari è proprio quella di aver sdoganato la possibilità di accedere a Internet in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Una caratteristica che abbiamo imparato a conoscere in questi anni.

    italiani online mobile smartphone

    Oggi torniamo sull’argomento perchè Audiweb, in occasione dello Iab Seminar, “People are Mobile“, ha presentato come gli italiani hanno modificato le loro abitudini di accesso alla rete in due anni, dal dicembre 2013 al dicembre 2015.

    Ebbene, in linea con quello che abbiamo già detto, e cioè che gli italiani amano connettersi a Internet da Mobile, in due anni gli italiani che si connettono da pc sono in calo del 2,5% (erano il 75,1% a dicembre 2013, sono 73,2% a dicembre 2015), mentre aumentano in maniera piuttosto evidente gli italiani che si connettono da smartphone con +45,3% (erano il 46,8% al dicembre 2013, sono il 68% al dicembre 2015) e anche gli italiani che si connettono alla rete da tablet con +83,6% (erano 14,6% al dicembre 2013, sono 26,8% al dicembre 2015). Quindi, sono 32.7 milioni gli italiani che accedono a internet da smartphone, ossia il 68% della popolazione di età compresa tra 11-74 anni, e 12.9 milioni gli italiani che si connettono da tablet, il 26,8% della popolazione 11-74 anni.

    italiani consumo mobile smartphone

    Guardando i dati sulla fruizione di internet questa evoluzione, quindi questo cambiamento nelle abitudini degli italiani, è ancora più evidente, sottolineando lo spostamento delle abitudini verso il mobile. L’audience online da mobile (cioè smartphone e tablet) registra una crescita del 26,4% negli due anni considerati, con 18.2 milioni di utenti nel giorno medio (tra i 18 e i 74 anni), a fronte di una continua flessione dell’audience online da pc che, con 11.5 milioni di italiani (2+ anni), registra il -12,7% negli ultimi due anni.

    italiani audience smartphone tablet pc

    Ma cosa fanno gli italiani quando si connettono da mobile? L’analisi di Audiweb evidenzia che, in effetti, l’84,5% del tempo trascorso online da mobile deriva dalle applicazioni e solo il 15,5% da browser.

    italiani smartphone mobile classe età

    I Millennials, la fascia di età 18-34 anni, sono quelli che si distinguono per il consumo di internet da mobile, preferendo in modo particolare il mobile commerce (51,2%) e i video (61%). La Generazione X, la fascia di età 35-54 anni, spende 58 minuti al mese sui portali generalisti e 1 ora e 28 minuti per e-commerce. Il Mobile non risulta ancora molto diffuso tra i Boomers, fascia di età 55-74 anni.

    Allora, che ne pensate? Siete anche voi tra coloro che accedono a Internet di più da mobile che da pc? E cosa fate? Raccontateci la vostra esperienza.

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Potrebbero interessare anche:

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  • Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    In occasione dell’annuale conferenza per gli sviluppatori di Facebook, F8 2016, il fondatore e CEO Mark Zuckerberg ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Facebook oggi non è più “solo” un social network, è un Ecosistema. E crescerà ancora puntando alla realtà virtuale e all’intelligenza artificiale.

    Quella di ieri è stata sicuramente una delle più attese, ma soprattutto una delle più interessanti, conferenze per gli sviluppatori di Facebook, F8, degli ultimi anni. In occasione appunto della F8 2016, Mark Zuckerberg, fondatore e CEO del social network, oggi un’azienda quotata in borsa e tra le più importanti aziende in termini valore (oltre 300 miliardi di dollari), ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Un piano di sviluppo che rivela a chiare lettere gran parte di azioni che già si conoscevano, ma che trovano un altro significato presentate come traccia per i prossimi anni a venire.

    facebook ecosistema

    La prima cosa, il primo concetto che appare ormai chiaro a tutti, ma che Zuckerberg ha, giustamente tenuto a sottolineare, è che Facebook è un Ecosistema, il complesso più grande dentro al quale esistono e si formano realtà più o meno grandi, ma tutte all’interno dello stesso contenitore. Facebook dunque non è più “solo e soltanto” un social network, ma è molto di più. E le dimensioni di questo ecosistema che continuerà a svilupparsi le ha tracciate ieri proprio il suo fondatore, perseguendo l’obiettivo di connetter tutti nel mondo e aggiungendo anche la possibilità di condividere qualsiasi cosa con tutti. Questi due concetti sono alla base del prossimo sviluppo dell’Ecosistema Facebook.

    [Qui trovate un resoconto completo di tutte le novità presentate ieri]

    E lo sviluppo passa attraverso delle fasi già prestabilite che spiegano molte delle novità lanciate in queste ultime settimane. Quindi consolidamento dei prodotti come WhastApp e Messenger che insieme veicolano 60 miliardi di messaggi al giorno, il triplo degli SMS.

    Puntare sui Video, cosa che abbiamo già sottolineato in queste settimane come contenuto, che sarà aperto anche alle API, che dovrà fare da traino per i prossimi 5 anni.

    Lo sviluppo passa anche attraverso la Search, forse ancora poco considerato, ma obiettivo di Facebook è competere in questo ambito anche con Google, fino il motore di ricerca per eccellenza.

    L’Ecosistema Facebook farà perno anche su questo elemento per fare in modo che tutta l’esperienza dell’utente rimanga all’interno del social network, ma che arrivi anche verso il social network.

    Interessante il pulsante Save che permetterà di salvare qualsiasi contenuto per poi fruirne su Facebook. La piattaforma che punta a contenere qualsiasi tipo di esperienza.

    facebook ecosistema save tasto

    Per non parlare di Messenger che avevamo definito di recente piattaforma di utilità, per via dei tanto strumenti attivati dalla piattaforma, che verrà potenziata con l’intelligenza artificiale.

    Ieri è stato annunciato infatti la disponibilità di attivare chatbot su Messenger, una possibilità che va nella direzione di rendere sempre più immediata la relazione tra utente e azienda.

    Ma lo sviluppo trova il suo core entro i 10 anni quando sarà a pieno regime il disegno che ha in mente Zuckerberg, ossia quello della realtà virtuale. La possibilità di condividere “esperienze social”, come ha detto ieri Zuckerberg, da qualsiasi luogo ci troviamo.

    È questo il prossimo futuro di Facebook. E sorge spontanea una considerazione da fare, dal punto di vista del business. È opportuno che le aziende comincino a rendersi conto di questo cambiamento, di questo sviluppo. Se proprio non strettamente legato a Facebook, è bene cominciare a prendere dimestichezza con questo tipo di novità perchè il futuro è già arrivato ed è altrove, non certamente solo nell’utilizzo della mail.

    E voi che ne pensate?

  • Dropbox: da oggi è possibile la condivisione di file via Facebook Messenger

    Dropbox: da oggi è possibile la condivisione di file via Facebook Messenger

    Dropbox ha annunciato una nuova funzionalità che permette l’integrazione con Facebook Messenger. Da oggi, in maniera progressiva, sarà possibile condividere dall’app i file da e verso Dropobox. Quindi mentre si sta chiacchierando con un amico si possono condividere immagini, foto o video direttamente da Dropbox.

    Facebook Messenger sta diventando sempre più una piattaforma di utilità, lo abbiamo ricordato anche in occasione del traguardo dei 900 milioni di utenti raggiunto al mese di marzo di quest’anno. Piattaforma di utilità, e non solo esclusivamente di chat, in virtù dei tanti strumenti che ha via via aggiunto nel corso degli ultimi mesi, specie quelli annunciati la scorsa settimana che puntano molto sul social caring, quindi sull’assistenza diretta al cliente, e più in generale a creare una relazione diretta tra cliente e azienda.

    E questa trasformazione ed evoluzione l’ha compresa anche Dropobox che infatti annuncia una nuova funzionalità che è la conseguenza di questa stessa evoluzione di Facebook Messenger, ossia della previsione che l’app cresce e ci sarà bisogno anche di condividere, in maniera piuttosto veloce, dei documenti. Ed è per questo che da oggi, e in via progressiva, sarà possibile condividere da e verso Dropobox file da Facebook Messenger. La condivisione sarà possibile dall’app per iOS e Android oppure direttamente dalla piattaforma di Dropbox. E’ la prima volta che Messenger integra un’app di condivisione di file.

    L’annuncio è stato dato dal blog di Dropbox ed è stato poi dall’account Messenger su Facebook.

    facebook messenger dropbox

    Come condividere i file di Dropobox da Facebook Messenger

    L’operazione di condivisione dei file di Dropbox da Facebook Messenger è semplicissima. Prima di tutto dovete avere un account su Dropobox e di avere l’app sul vostro dipositivo, così come l’app di Messenger. Una volta che vi trovate all’interno dell’app di Facebook Messenger basta toccare il tasto “More” (quello con i puntini i sospensione) come si vede nello screenshot all’interno di una conversazione per iniziare a condividere immagini, foto e documenti direttamente dal vostro account Dropobox. Tutto questo senza mai uscire da Messenger.

    La funzionalità sarà presto attiva per tutti gli utenti. Ovviamente ricordatevi che dovete avere un account di Dropbox attivo.

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