Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Il doodle di Google oggi è per la Versiera di Maria Gaetana Agnesi

    Il doodle di Google oggi è per la Versiera di Maria Gaetana Agnesi

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    Il doodle che troviamo sulla home di Google oggi è dedicato alla matematica Maria Gaetana Agnesi, di cui ricorrono i 296 anni dalla nascita. Il doodle rappresenta la “Versiera di Agnesi”, conosciuta nel mondo come “Witch of Agnesi”

    Oggi Google ci propone un doodle, dinamico, che celebra la matematica italiana Maria Gaetana Agnesi, di cui oggi ricorrono i 296 dalla nascita, nacque infatti il 16 Maggio del 1718.

    Quello che vediamo sulla homepage del motore di ricerca è la “Versiera di Agnesi”, una curva geometrica caratterizzata da una forma a campana, simile a quella della distribuzione gaussiana. Questa curva si incontra nelle “Istituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana” di Maria Gaetana Agnesi, pubblicate nel 1748, dove essa viene designata col nome di versiera. In realtà l’equazione comparve già in un passo di Fermat (1666) che si occupò di quadrarla; ma il nome ora riferito alla curva, si trova per la prima volta nelle note al “Trattato del Galileo del moto naturalmente accelerato” (1718) di Guido Grandi, il quale fa riferimento al fatto che la curva fu ottenuta da lui stesso nell’opera “Quadratura circuli et hyperbolae” e dove si legge che il nome versiera deriva dal latino sinus versus, ovvero curva con seno verso, cioè contrario, nemico. Da qui versiera, “avversaria”, che al tempo era il nome attribuito alle streghe. Questo spiega il fatto che la curva sia nota agli anglofoni come “Witch of Agnesi, cioè la strega di Agnesi).

    agnesi versiera

    La costruzione della curva è abbastanza complessa e se volete maggiori istruzioni vi basta dare un’occhiata qui.

    Se volete approfondire notizie biografiche su Maria Gaetana Agnesi, potete consultare sulla pagina dedicata su Wikipedia.

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  • Le interazioni su Twitter sono più positive di quelle su Facebook

    Le interazioni su Twitter sono più positive di quelle su Facebook

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    Un recente studio condotto da Converseon, social media agency statunitense, ha rivelato che i Social Media consentono ai brand di avere con i propri utenti di riferimento interazioni più positive. Tra i social media, Twitter è quello che permette ai brand di avere conversazioni più positive di quelle che avvengono invece su Facebook

    Di fronte a questo recente studio di Converseon, social media agency statunitense, non si può non fare riferimento ad uno dei capisaldi del marketing contemporaneo che caratterizza il Social Media Marketing. E cioè che

    I Mercati sono Conversazioni (Cluetrain Manifesto, 1-6, ed. 1999)

    Un assioma che si ritrova pienamente in questa ricerca che ha analizzato, nei primi tre mesi di quest’anno, 2.500 interazioni con 20 brands leader di mercato a livello globale. Abbiamo sempre sostenuto che le conversazioni, il modo di entrare in contatto coi i propri utenti di riferimento, sia sui Social Media il passaggio fondamentale sui cui poggia l’intera strategia. Certo, non è facile e conosciamo bene quali siano le difficoltà che le aziende incontrano nell’aprirsi al proprio pubblico di riferimento, e sappiamo anche che spesso sono i grandi marchi che meglio riescono da questo punto di vista. Ma, detto questo, lo studio si rivela comunque interessante e offre spunti e indicazioni importanti, per i marketers, ossia coloro i quali sono chiamati a organizzare e a mettere in pratica le strategie, e anche per i brand stessi, grandi e piccoli che siano.

    Lo studio, in sostanza, rivela che il 55% delle interazioni su Twitter hanno un carattere positivo, mentre il 25% è neutro e il 20% sono negative. Mentre su Facebook le interazioni positive sono di meno, cioè il 49%, quelle neutre sono il 32% e quelle negative sono, anche qui, il 20%. Google+ si piazza nel mezzo, infatti le interazioni positive sono il 53%, quindi 2 punti percentuali in meno da Twitter, quelle neutre sono il 29% e quelle negative sono il 18%, il dato più basso tra i tre principali social network. In basso il grafico realizzato da eMarketer e dedicato alla ricerca.

    social media interazioni eMarketer

    Da notare che le conversazioni tendono ad essere positive o neutrali e solo un quinto di esse tende ad essere negativo.

    Quindi questo studio ci rivela un dato importante e cioè che i brand sui Social Media devono aprirsi alle conversazioni con i propri utenti, affrontare i dibattiti sulle varie piattaforme, senza mai snobbarli, anzi. Questi stessi momenti di conversazioni sono per definizione, momenti di crescita e di miglioramento per le aziende. E i dati positivi sulle interazioni ne sono la chiara dimostrazione. Certo, di errori se ne commettono e sono sotto gli occhi di tutti, ma se non ci si apre fino in fondo, allora il rischio di sbagliare è sempre dietro l’angolo.

    Allora, che ne pensate di questa ricerca? Quali sono state le vostre esperienze in questi senso? Raccontatecelo!

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  • Facebook è la prima fonte di traffico mobile per i siti di notizie

    Facebook è la prima fonte di traffico mobile per i siti di notizie

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    Da una prossima ricerca di Quantcast, specializzata in misurazione dei dati digitali, è venuto fuori che sulla base di 250 siti di notizie monitorati, Facebook si impone come la principale fonte di traffico, battendo Twitter che si piazza al secondo posto e molto distaccato

    Proprio un po’ di tempo fa analizzando con voi i dati di Shareaholic che davano Facebook come principale fonte di traffico tra i social media, notavamo come questo traffico di fatto arrivasse proprio da Mobile, cioè il 51%. Una conferma della diretta strategia che Facebook ha intrapreso proprio due anni fa, nel tentativo, riuscito a questo punto, di affermarsi anche via Mobile. E oggi, a conferma di tutto questo, vi parliamo della prossima ricerca di Quantcast, leader nella misurazione di dati digitali e nel real time advertising, dal titolo “How Mobile is changing content discovery”, con qualche anticipazione. In pratica Facebook è la principale fonte di traffico mobile per i siti di news e informazione. Gli utenti che vogliono tenersi informati e aggiornati quando usano il proprio dispositivo mobile, lo fanno proprio via Facebook.

    La ricerca ha esaminato le fonti di traffico mobile di 250 siti di informazione, e che ovviamente usano Quantcast come strumento di misurazione, nel corso dell’ultimo anno, fino a Gennaio 2014. La scoperta è stata quella di verificare che da Facebook provenivano la maggior parte dei rinvii, più di tutte le altre piattaforme social media.

    facebook-fonte

    Come potete vedere dal grafico in alto, il 24% del traffico referral mobile arriva da Facebook. Twitter è secondo con il 7%, quindi molto distaccato. Pinterest è al 2% e da notare, lo certifica la ricerca, che Google+ è praticamente assente.

    Insomma Facebook si è affermato sul Mobile e questo è ormai un dato acquisito, ma ora si impone anche come fonte di traffico rilevante per i siti di informazione e i recenti progetti come Paper o come anche FB Newswire, vanno proprio in questa direzione.

    Sarà interessante vedere il contenuto dell’intera ricerca, ma ci sembrava già molto interessante condividere con voi queste anticipazioni. Allora, che ne pensate? Facebook diventerà una sorta di Google Reader?

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  • Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

    Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

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    Un articolo apparso su The Atlantic “A Eulogy for Twitter”, “Encomio per Twitter”, sta facendo molto discutere su quale sarà il futuro della piattaforma a 140 caratteri, in evidenti difficoltà. Twitter non sparirà, ma dovrà certamente rivedere subito il suo modello, per non smarrirsi.

    Quando si parla di “encomio” di fatto si narrano e si esaltano le gesta di personalità di fronte ad un vasto pubblico. Ecco, The Atlantic ha fatto l’encomio di Twitter di fronte al grande pubblico che è la Rete con il post “A Eulogy for Twitter“, elencando le gesta, le caratteristiche che hanno reso celebre la piattaforma da 140 caratteri, ma sostanzialmente sostenendo la tesi che Twitter non sia più la piattaforma che tutti abbiamo conosciuto, sta cambiando e rischia di sparire, per come lo abbiamo appunto conosciuto e apprezzato fino ad oggi. Per quello che ci riguarda, non siamo molto d’accordo con questa idea. Twitter non è morto, anzi, come si direbbe in questi casi, “è vivo e lotta insieme a noi!”.

    Tutto il dibattito sul futuro di Twitter, val la pena di riepilogarlo, è nato con lo sbarco della società a Wall Street e con i primi numeri finanziari che si sono succeduti. Numeri che evidenziavano un calo nella crescita degli utenti e un aumento delle perdite, nonostante i ricavi si siano sempre dimostrati superiori alle attese.

    Twitter, è abbastanza evidente, ma anche questo va più volte sottolineato, non è Facebook e, forse non lo sarà mai, nel senso che non riuscirà mai ad emulare la forza del più grande social network che si manifesta in tanti modi. Ma ha comunque una sua forza, una sua specificità che ha reso possibile che un piattaforma basta su 140 caratteri riuscisse addirittura ad arrivare a Wall Street. E il vero problema sta proprio in questo passaggio.

    lead encomio twitter

    Tutti voi ricorderete lo sbarco in borsa di Facebook, grande entusiasmo al debutto, ma nel giro di poche settimane il titolo crollò vistosamente arrivando a toccare anche i 17 dollari per azione, di fatto un fallimento. Inoltre, man mano che si sbloccavano stock di azioni, anche gli stessi manager di Facebook vendevano le proprie azioni. Sembrava una sorta “salviamoci prima che la barca affondi!”. Ma non era così, in effetti.

    Facebook si era messa sul mercato, aveva degli investitori che chiedevano cambio di strategia, di seguire una strada che fosse orientata a marginalizzare prima possibile, senza aspettare troppo. E chiedere questo ad una società che sbarca in Borsa senza un vero modello di business, ma sostanzialmente con un’operazione esclusivamente finanziaria, è al quanto rischioso, quindi suscettibile di variazioni repentine. A quel punto Zuckerberg e i suoi danno ascolto agli investitori, cambiano strategia e i risultati ce li abbiamo di fronte ai nostri occhi, oggi. Titolo oltre il 67 dollari e una capitalizzazione forte da mettere Facebook tra le aziende più potenti del mondo.

    Più o meno la stessa cosa sta succedendo a Twitter. Necessita e subito di una strategia che soddisfi le richieste degli investitori, per chiarirci, sono quelli che ci mettono i soldi, e quindi vogliono vedere i frutti e subito, perchè loro sono abituato così.

    Ma, tornando a quanto si diceva prima, Twitter non è Facebook. Negli ultimi mesi, nel tentativo di rincorrere la strategia ottimale e soddisfare gli investitori, Twitter ha adottato misure che hanno quasi disorientato la (piccola) community, andando verso modelli già visti. Già piccola community, perchè Twitter non ha gli utenti di Twitter. Dagli ultimi dati sono “solo” 255 milioni gli utenti attivi e le visualizzazioni sulla timeline stanno calando.

    Secondo Dick Costolo, CEO di Twitter, “le visualizzazioni risentono delle recenti modifiche“. Bene, allora caleranno di più perché di altre modifiche ci sarà bisogno per cercare di trattenere più a lungo gli utenti sulla piattaforma e invitarli ad essere più attivi, se è vero come è vero che il 44% degli utenti non ha scritto neanche un tweet!

    Per non parlare, anche se di fondamentale importanza, della strategia da sviluppare, e che sta partendo, per aumentare i profitti via advertising. MoPub sarà molto utile via mobile per aumentare le entrate, anche se bisogna davvero vedere se i numeri saranno quelli di cui si parla.

    Twitter è una piattaforma complessa ad un primo sguardo, non è facile orientarsi subito, questo è evidente. non è una piattaforma “generalista”. Ed evidente che, sempre ad un primo sguardo non è facile orientarsi in un fiume in piena come è la timeline, con un flusso di messaggi in 140 caratteri che ti investe e ti trascina via, se non hai un minimo di nozioni su come funzione e su cosa bisogna fare appena arrivati. Molti vedono Twitter come fosse un “notiziario”, arrivano e si limitano solo a leggere le notizie, e poi vanno via. Vanno alla ricerca di piattaforme “più coinvolgenti”.

    È questo che dovrà fare Twitter: essere più coinvolgente, per usare una parola che piace molto ai marketers “be more engaging“, da engagement, la parola d’ordine per eccellenza.

    E come fa una piattaforma come Twitter che ha puntato molto (anche in modo inconsapevole) sulla immediatezza e sulla velocità, a conciliare i tempi per un maggiore engagement? Semplice, rallentando, modificando e adattando tutta la piattaforma a dinamiche più adatte a trattenete gli utenti. Non c’è altra soluzione. Se non quella che vogliono Twitter come già morto! Niente di più falso.

    The Atlantic sostiene che “Twitter ha cambiato il social pubblishing come Aol ha cambiato il modo delle email, solo che ora nessuno ha più un account su Aol”. Di fatto lo ritiene spacciato, ma Twitter non sparirà, anzi, riuscirà a trovare un nuovo modello e saprà rialzarsi. Forse, ne siamo certi, scontenterà qualcuno, ma ricordiamoci che stiamo parlando di aziende che devono fare profitti. Ora più di prima.

  • Ecco come si forma un contenuto virale sui Social Media [Ricerca]

    Un recente studio condotto da alcuni ricercatori della Yale University e della Università di Madrid ha scoperto il modo attraverso il quale un contenuto, un’informazione, diventa virale sui Social Media. Il metodo addirittura permette di prevedere un contenuto di tendenza fino a due mesi prima

    Come si fa a rendere un contenuto virale? Come fa un’informazione ad essere condivisa da migliaia di utenti sui social media, al punto da diventare argomento di tendenza globale? e soprattutto, come si fa ca capirlo prima? Sicuramente questo è uno di quegli argomenti che tutti, siano essi semplici utenti o aziende, vorrebbero sapere per far girare il più possibile le proprie informazioni e raggiungere quindi un elevato numero di persone. Alle volte un contenuto diventa virale perchè ha la suo interno degli elementi i quali purtroppo non sono spesso replicabili e soprattutto non vi è mai l’assoluta certezza che quel contenuto possa davvero poi raggiungere davvero tutti. E allora vale la pena scoprire il metodo elaborato dai ricercatori della Yale University insieme a quelli della Università di Madrid attraverso il quale è possibile anche prevedere fino a due mesi prima la viralità di un dato contenuto. Il metodo può essere davvero utile per comprendere avvenimenti politici, i comportamenti dei consumatori, addirittura potrebbe rivelarsi utile anche in un contesto sanitario.

    Come sappiamo bene, data la grossa mole di informazioni che ad oggi circola sui Social Media ad una velocità sostenuta, è dunque ben difficile riuscire a fare qualche previsione sulla effettiva viralità di un contenuto. I ricercatori hanno concentrato le loro ricerche su un ristretto campione di utenti servendosi di Twitter per meglio individuare quegli utenti, meglio, gruppi di utenti, che fungessero da “sensori”, ossia quegli utenti che sono in grado poi di avviare alla diffusione globale del contenuto. I ricercatori volevano comprendere come il contenuto si sviluppasse verso il centro e come poi lo stesso si diffondesse verso gli altri utenti. Quindi una volta individuati gli utenti, definiti “sensori”, sarebbe poi stato utile monitorare come essi twittavano o conversavano con altri utenti, un procedimento che i ricercatori definiscono “sensor hypothesis“.

    Allora, per sei mesi, nel 2009,  sono stati monitorati contenuti e conversazioni su Twitter. Si è partiti con una rete di utenti di 40 milioni connessa con 1,5 miliardi di “follows”, poi in maniera casuale da questi hanno selezionato piccoli gruppi di utenti centrali, con almeno una persona che li seguisse, e sono stati creati quindi i gruppi di monitoraggio. In sostanza lo studio dimostra il modello dei “piccoli gruppi di amici” è la chiave per l’effettiva diffusione esplosiva di un contenuto e che quindi permette di prevedere la viralità di hashtag, almeno 9 giorni prima. Quindi sono gli individui “sensori” la chiave di tutto. Il modello permette quindi di rilevare che ogni utente ha in media 25 followers che a loro volta hanno 422 followers.

    La ricerca fornisce anche alcuni “prove” a sostegno della effettiva validità di questo modello. Ad esempio, attraverso questo metodo i ricercatori sono stati in grado di prevedere fino a due mesi prima l’effettiva viralità di #Obamacare come tendenza globale su Twitter, e tre mesi prima che diventasse la keyword più ricercata su Google. Il metodo può essere utilizzato anche in tempo reale e implementato anche su diverse aree geografiche.

    Questo metodo a questo punto può risultare di importanza rilevante in una prima analisi degli umori sui social media rispetto ad argomenti di natura politica, economica, sociale, come dicevamo prima utile anche a capire l’atteggiamento dei consumatori. Ma sarebbe utile anche in un contesto sanitario, come per esempio dare delle risposte immediate rispetto a epidemie o altre malattie.

    Insomma, il metodo dei “sensori” ci darà modo di capire l’effettiva portata virale dei contenuti. E voi cosa ne pensate di questa ricerca?

  • L’ora di punta in cui si fanno acquisti online in Italia e in Europa [Infografica]

    L’ora di punta in cui si fanno acquisti online in Italia e in Europa [Infografica]

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    Idealo, comparatore di prezzi online da alcuni anni presente anche nel nostro paese, ha da poco realizzato uno studio che ci mostra quale sia l’ora di punta in cui gli e-shoppers italiani ed europei si dedicano agli acquisti online. Ebbene, gli italiani amano fare acquisti via web alla sera. Ma vediamo cosa accade negli altri paesi

    Gli italiani amano l’Ecommerce, quindi fare acquisti online e qui sul nostro blog vi raccontiamo spesso di come il fenomeno in Italia, e non solo, sia in forte e costante crescita. Un po’ di tempo fa con una ricerca Ipsos – Webloyalty avevamo visto che il 75,9% degli italiani che utilizzano l’e-commerce è classificabile nella categoria degli “heavy buyer”, cioè tra coloro che hanno effettuato più di 4 acquisti su canali online negli ultimi 6 mesi. E avevamo anche visto che gli umbri erano quelli che più di tutti in Italia facevano più acquisti di tutti. Ma oggi, grazie allo studio effettuato da Idealo, comparatore di prezzi online tedesco ma da qualche anno presente anche in Italia, vediamo quale sia l’ora punta in cui gli italiani e i cittadini di Germania, Francia e Regno Unito fanno i loro acquisti online.

    E si scopre, sulla base dei dati raccolti che fanno riferimento solo alla modalità desktop (ricordiamo che gli acquisti online in Italia sono effettuati per l’89% dei casi da desktop) e al periodo dell’ultimo trimestre del 2013, gli italiani amano dedicarsi ai loro acquisti via web nelle ore pre serali, precisamente l’ora di punta è intorno alle 18, 7,2% di click, (come potete vedere anche dall’infografica in basso) con una buona attività anche verso le 15. Mentre le ore in cui gli italiani vi si dedicano meno sono proprio le ora dei pasti, quindi a pranzo (alle 13) e a cena (alle 20). Situazione simile la si verifica in Francia dove anche gli e-shopper transalpini fanno registrare l’ora di massima attività alle 18 e vi si dedicano meno proprio nelle ore dei pasti (alle 12 e alle 20).

    Ma se guardiamo cosa accade in Germania e in Regno Unito, scopriamo che gli utenti di questi paesi effettuano i loro acquisti proprio nelle ora in cui gli italiani e i francesi li fanno di meno. E quindi, i tedeschi fanno registrare l’ora di punta alle 20 e come potete vedere dal grafico in basso, l’ora di attività minima è tra le 15 e le 16. Anche gli e-shoppers del Regno Unito fanno registrare l’ora di massima attività alle 20 (quando gli italiani sono a cena, appunto).

    Insomma, anche l’attività di ecommerce riesce a darci delle informazioni che solo apparentemente sono banali, ma che possono essere davvero utili in chiave di offerta e di modalità per i retailers online e di conseguenza interpretare bene anche gli atteggiamenti degli utenti nei diversi paesi.

    Ma voi anche voi preferite fare acquisti nelle ore pre e post pasti? Raccontateci se vi va le vostre esperienze di acquisti online.

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  • La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sui Social Media

    La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sui Social Media

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    La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II è stato un evento straordinario per il fatto di avere due papi santi nello stesso giorno canonizzati dai due papi viventi, Papa Francesco e Papa Benedetto XVI. Ma è stata anche la prima canonizzazione raccontata sui Social Media e vediamo insieme qualche dato

    Due papi santi nella stessa giornata è un fatto straordinario, non era infatti mai accaduto. Come non era mai accaduto che a canonizzarli fossero due papi viventi come Papa Francesco e Papa Benedetto XVI. Un evento che da qualsiasi punto di vista lo si guardi è eccezionale. Si stima che oggi in Piazza San Pietro ad assistere alla Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II ci fossero poco meno di 1 milione di persone, una marea di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo arrivata in parte già nei giorni precedenti. Ma quello che vogliamo fare oggi e provare a vedere, come di solito facciamo di fronte a grandi eventi come questi, come sono stati raccontati e visti attraverso i Social Media. A vedere l’esito di questa nostra piccola ricerca e di come ci si è arrivati, non si esagera a dire che questa è stata la prima vera Canonizzazione raccontata anche attraverso i Social Media. Quindi la tecnologia anche in una circostanza come questa è stata utile per permettere ai tanti che volessero raccontare e condividere i momenti più intensi di questa giornata. E lo abbiano in effetti verificato usando la piattaforma Keyhole che ci ha permesso di seguire le conversazioni. Va anche detto che la Diocesi di Roma ha messo in piedi una vero piano di comunicazione sui Social Media usando in particolar modo Twitter, Facebook e Instagram e lanciando l’hashtag ufficiale #2popesaints che farà da colante a tutti gli altri che poi hanno preso coro durante queste giornate, in particolar modo oggi.

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    Per l’evento abbiamo preso in considerazione due tipologie di ricerca la prima vedeva gli hashtag #2popesaints #2papisanti #papisanti (nato nel corso della giornata di oggi), e poi dall’altra abbiamo preso in considerazione #canonizzazione #canonization #canonisation. Da quello che ne è venuto fuori la ricerca guidata da #2popesaints è quella che ha visto  il maggior numeri di tweets e di contenuti condivisi quindi tra Twitter, per la maggior parte dei casi, Instagram, abbastanza, e Facebook, molto poco. Anche per la seconda valgono le stesse proporzioni. Stiamo parlando di un evento che si è prolungato per la maggior parte su due giornate, vissuto e condiviso interamente dalle persone che erano a Roma, quindi questo spiega come il Mobile superi il desktop, ma lo vediamo meglio più avanti.

    Le ricerche le abbiamo avviate nella mattina di ieri e abbiamo visto come con il passare delle ore sui social media aumentava progressivamente il numero dei messaggi e dei contenuti condivisi, un flusso crescente che non si è fermato neanche durante la notte. La prima ricerca ha totalizzato 85.332 tweets (numero che sarà suscettibile di variazioni a seconda dell’inizio della ricerca), da 18.700 utenti, con un reach (il numero di utenti effettivamente raggiunti) di 56.346.000 e con Impressions (il numero di volte in cui il messaggio viene propagato) di 573.863.300. Il picco di tweet lo si è registrato alle 10, precisamente tra le 10 e le 11, proprio nel momento in cui Papa Francesco ha recitato la formula con cui dichiarava santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, momento in cui si sono totalizzati 19.417 tweets. Stesso momento di picco anche per l’altro monitoraggio, quello guidato da #canonizzazione, con 3.852 tweets.

    2popesaints Keyhole picco tweets

    L’altra ricerca ha totalizzato 18.500 tweets da 10,752 utenti con un reach di 45.831.000 e 147.354.000 di impressions. Possiamo pensare di unire i due risultati? La risposta sarebbe sì, in pratica la ricerca è stata divisa anche per il numero limitato a disposizione. Quindi se proviamo a sommare i due ceppi di ricerca il risultato è di 103.832 tweets.

    Dai dati estrapolati, il 51% degli utenti è uomo e il 49% è donna e hanno twittato da Mobile per la maggior parte. Nello specifico, Android 29%, iPhone 26,8% (che insieme fanno già il 55,8%) e 26,3 da desktop.

    Gli account @PCCS_VA (Consiglio Pontificio per la Comunicazione Sociale) e @vaticano_news (Sala Stampa del Vaticano) sono stati molto attivi e piazzano i tweet più condivisi:

    Questo, sempre tra i più condivisi, è quello dell’agenzia AP:

    E ancora:

    Molto attivo anche Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà cattolica”, scrive anche si Wired, che ha raccontato anche la veglia che si è tenuta nella notte tra sabato e domenica nelle chiese di Roma, iniziando con questo tweet:

    Tra i vari tweets non manca certo l’ironia. Eccone alcuni:


    A fine giornata:

    Come abbiamo detto all’inizio, Facebook non produce risultati soddisfacenti e come se non bastasse, nella mattinata di oggi si verifica un nuovo #FacebookDown che blocca le attività sul social network per diverse ore.

    Su Instagram i post sono 3.400 da 1.800 utenti, con 295.000 il reach e 1 milione di impressions. Tra i più condivisi:

    Questo è quanto abbiamo cercato di raccogliere, grazie ancora alla piattaforma Keyhole che ce lo ha permesso, a sottolineare che i Social Media hanno giocato un ruolo importante in questo evento straordinario, di portata storica, comunque la si pensi. Volevamo dare una misura di questa grande portata sui Social Media e di certo questo evento va annoverato tra quelli in cui le nuove tecnologie hanno giocato un ruolo fondamentale. Ovviamente siamo aperti a qualsiasi critica, puntualizzazione  e richiesta su questi dati, ma ci piacerebbe sapere cosa ne pensate voi di questo evento.

    (image cover credits: ansa.it)

  • Il nuovo profilo di Twitter da oggi disponibile per tutti, ma sa di già visto

    Il nuovo profilo di Twitter da oggi disponibile per tutti, ma sa di già visto

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    E finalmente da oggi è disponibile il nuovo profilo di Twitter per tutti gli utenti. Quello che nelle scorse settimane era solo per pochi, da oggi gli utenti Twitter hanno la possibilità di toccare con mano il nuovo layout. Twitter punta dunque a coinvolgere di più i propri utenti, visto che da una recente ricerca il 44% non scrive neanche un tweet

    Il nuovo layout grafico dei profili di Twitter era molto atteso e da oggi, dopo una fase di test condotta su pochi utenti, è disponibile davvero per tutti gli utenti. Quindi quella che era un’idea di cui vi abbiamo parlato appena un paio di mesi fa era davvero la nuova veste grafica dei profili di Twitter. E quindi buona parte di quelle impressioni avute ad un primo sguardo, rimangono anche adesso toccandole con mano. E cioè che la prima sensazione è di avere davanti un qualcosa di già visto da qualche altra parte. Certo la somiglianza con Facebook è molto evidente, ma la vera sensazione è quella di avere davanti niente di particolarmente innovativo, sono state inglobate idee già usate, senza introdurre qualcosa di originale.

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    Adesso si ha la possibilità di personalizzare l’immagine dell’intestazione che fa da copertina al nuovo stile grafico del profilo, niente di nuovo insomma. L’immagine profilo viene spostata in basso a sinistra per metà incastonata nell’immagine di intestazione e di fianco a questa si ha il menù con tutte le informazioni: tweet complessivi, immagini e video caricati, following, followers, preferiti e liste. A sinistra del menù si trovano i suggerimenti su chi seguire. Nella parte immediatamente sotto all’immagine profilo ci sono le informazioni dell’utente, dove viene aggiunto stavolta anche il mese e anno in cui ci si è iscritti. La sezione centrale, la propria timeline dalla quale è possibile monitorare i propri tweet e le risposte, vede come novità quella di poter mettere in evidenza nella parte superiore un tweet, quello che ritenete sia per voi importante, lo potrete poi sostituire quando volete. Alta novità è che adesso i tweet che ricevono un engagement superiore risulteranno facilmente individuabili, più grandi rispetto agli altri. E infine, da oggi è possibili filtrare i tweet con queste opzioni: tweets, weets con foto/video, tweets e risposte.

    Anche lo schema grafico dei singoli menù ricorda molto qualcosa di già visto, ma al di là di queste veloci impressioni, resta il fatto che Twitter ha bisogno di coinvolgere di più i propri utenti, mantenendoli sulla piattaforma e soprattutto fare in modo che siano più attivi nella creazione di contenuti, viso che un recente studio ha rivelato che il 44% degli utenti non ha scritto neanche un tweet. Sarà interessante vedere quali effetti, se li avrà, provocherà il nuovo layout grafico.

    Intanto, voi che ne pensate? Vi piace il nuovo stile?

  • Sono Facebook e Pinterest i leader Social Referral, bene Google+

    Sono Facebook e Pinterest i leader Social Referral, bene Google+

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    Shareaholic ha diffuso i dati relativi alle principali fonti di traffico nel primo trimestre del 2014. E si evince che Facebook è saldamente la prima fonte di traffico e Pinterest si conferma al secondo posto e in gran forma. Buone notizie per Google+ che cresce e supera LinkedIn. Timida crescita quella di Twitter

    Come ben sapete, questo è un periodo in cui si tracciano i primi bilanci di questo 2014 in termini finanziari, importanti per sapere l’andamento delle compagnie quotate in borsa. Ma Shareaholic, seguendo questa stregua, ci fornisce i dati relativi alle principali fonti di traffico in questi primi tre mesi dell’anno per capire effettivamente quali e quanto incidono sul traffico di un sito web. Shareaholic aggiorna il suo studio periodicamente e si basa su dati raccolti da oltre 300 mila siti, di diverse tipologie, che raggiungono ogni mese più di 400 milioni di utenti complessivi.

    Ebbene tra gli otto esaminati, Facebook rimane leader ormai incontrastato, Pinterest si conferma seconda fonte di traffico e continua a crescere, e Google+ comincia a dare qualche segnale importante. Questo in sintesi il resoconto della studio, ma vediamo qualche dettaglio.

    social-media-report-Apr-14-stats1 - social referral

    Facebook

    Il social network per eccellenza continua a confermarsi leader in fatto di social referral, quindi come principale fonte di traffico. Nel periodo Dicembre 2013 – Marzo 2014 fa registrare una crescita del 37,65%, passando dal 15,44% al 21,25%. Un risultato che nonostante i problemi legati ai recenti, e continui, cambiamenti dell’algoritmo con il conseguente calo di visibilità delle pagine su Facebook, questa è la conferma che Facebook è ancora forte.

    Pinterest

    Pinterest non è più una sorpresa, ma è una realtà solida e lo confermano questi dati che lo vedono in crescita nell’ultimo trimestre come fonte di traffico. Negli ultimi tre mesi è passato da 4,8% al 7,1% facendo registrate il secondo tasso di crescita tra tutti gli altri: +48,36%.

    social-media-traffic-report-Apr-14-graph1

    Twitter

    Twitter ormai da tempo è in calo o comunque fa registrare risultati molto timidi come quelli visti in questo ultimo trimestre. Negli ultimi 90 giorni è passato da 1,12% al 1,14, complessivamente la crescita è del 1,6%. Numeri comunque molto piccoli e che lo vedono adesso tallonato anche da StumbleUpon che invece cresce del 15%, portandosi molto vicino a Twitter.

    Google+

    Google+ fa finalmente registrare numeri positivi e riesce addirittura a superare LinkedIn in questa classifica. La sua crescita in questi ultimi tre mesi è quantificabile in +52,4%. Un numero importante ma la quota rimane ancora molto bassa, infatti G+ è passato da 0,05% di Dicembre 2013, al 0,08 di Marzo 2014. Ma è comunque un risultato positivo che potrebbe segnare un inizio di crescita costante e magari già nei prossimi mesi si potrebbero vedere numeri più consistenti.

    Male LinkedIn e YouTube

    E sono LinkedIn e YouTube quelli che fanno registrare le peggiori performance del periodo. Il social business network, che ha da poco raggiunto i 300 milioni di utenti, perde il 20,8% di traffico referral in soli tre mesi, adesso ha una quota pari allo 0,04% ed è ultimo di questa classifica. Peggio fa YouTube che in tre mesi perde il 52,4% e la sua quota adesso è dello 0,09%.

    Insomma, questi dati ci danno comunque un quadro di ciò che riguarda il traffico referral e bisogna dire che poi vale anche verificare caso per caso. Ma complessivamente questa è la situazione e ci piacerebbe sapere cosa ne pensate e se anche voi riscontrare almeno quest proporzioni. Fateci sapere il vostro parere.

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  • Google dedica un doodle animato alla Giornata della Terra 2014

    Google dedica un doodle animato alla Giornata della Terra 2014

    google doodle giornata della terra 2014

    Oggi 22 Aprile 2014 si celebra la Giornata della Terra, giornata dedicata alla salvaguardia dell’ambiente istituita nel 1970. E come di consueto anche Google vuole celebrare l’evento e lo fa con un doodle animato dove si vedono alcune specie animali cole il Colibrì, il Macaco, lo Scarabeo, la Medusa Quadrifoglio e il Camaleonte

    Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata della Terra, nata nel 1970 e adottata dalle Nazioni Unite nel 1971, giornata dedicata ai temi dell’ambiente e alla salvaguardia del pianeta. E anche Google, come ormai accade da qualche anno, non ha voluto mancare l’appuntamento e dedica a questo evento un doodle animato in cui si vedono, sotto forma di “scarabocchio”, alcune specie animali che ci augurano una buona Giornata della Terra. La serie inizia con il Colibrì, la specie di uccelli più piccola del mondo, poi prosegue, non in sequenza però, con il Macaco, scimmia per lo più diffusa in Giappone, il Camaleonte, il Pesce Palla, la Medusa Quadrifoglio (Aurelia Aurita) e lo Scarabeo. Quello che certamente non si comprende, ma Google in fatto di misteri è maestra, la scelta di questi animali per l’occasione.

    Sebbene possa sembrare che i teni legati all’ambiente e alla salvaguardia del pianeta possano sembrare temi recenti, ecco che proprio la Giornata della Terra ci sta ad indicare che già nel 1970, quindi 44 anni, di parlava di inquinamento ambientale, di desertificazione crescente e di estinzione di specie animali. Temi che ancora oggi sono più che attuali, purtroppo, anzi, la situazione da allora, dal punto di vista della salute del nostro pianeta è anche peggiorata. Quel 22 Aprile del 1970 si manifestava proprio per il crescente inquinamento ad opera delle compagnie petrolifere.

    nasa-globalselfie giornata della terra

    Oggi l’evento coinvolge 175 paesi e coinvolge almeno 2 miliardi di persone. E alla diffusione dell’evento negli ultimi anni ha contribuito di certo la Rete e di recente i Social Network che hanno ampliato la portata del messaggio e hanno permesso di raggiungere una moltitudine sempre più ampia di persone. E la rete non solo diffonde ma genera nuove iniziative e da questo punto di vista non sorprende la scelta della NASA di lanciare #GlobalSelfie, invitando chiunque nella giornata di oggi a scattarsi un selfie e scrivere dome meglio si crede il luogo in cui lo scattate. Per l’occasione è stato creato un volantino che facilita l’operazione.

    In Italia tanti gli eventi dedicati alla giornata e vi segnaliamo il sito di Earth Day Italia dove potrete trovare maggiori informazioni a riguardo. La7 dedicherà uno speciale alla Giornata della Terra a partire dalle 12.30 e verrà trasmesso anche il Concerto della Terra che quest’anno ha avuto come testimonial Arisa.

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