Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Mark Zuckerberg: ‘No, non vendo Instagram e WhatsApp’

    Mark Zuckerberg: ‘No, non vendo Instagram e WhatsApp’

    Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Facebook, è stato ricevuto alla Casa Bianca dal presidente Donald Trump e ha anche incontrato alcuni deputati del Congresso. Ma, alla richiesta del  senatore repubblicano Josh Hawley di vendere Instagram e WhatsApp, Zuckerberg ha risposto fermamente di no.

    No, Mark Zuckerberg non venderà Instagram e WhatsApp e, forse, non lo farà mai. Circola con insistenza questa notizia, a ragione, per il fatto che per la prima volta al Congresso americano qualche deputato stia pensando in maniera seria di sciogliere Facebook. Fino ad ora era stato solo un pensiero in reazione a quanto successo negli ultimi mesi, soprattutto in relazione allo scandalo Cambridge Analytica, per cui Facebook è stata multata per 5 miliardi di dollari. Ma ora c’è qualcuno, qualche deputato del Congresso, che prende in considerazione questa idea, del tutto lontana dalla realtà, almeno per ora.

    Tutto ha inizio con la visita di Mark Zuckerberg alla Casa Bianca, dove ha incontrato il presidente Donald Trump, incontro definito da Trump “nice meeting“, come ha scritto su Twitter e su Facebook, senza dare ulteriori dettagli su quello che si sono detti. Molto probabilmente hanno parlato anche di Libra, la valuta digitale di Facebook. E su questo punto, incontrando diversi deputati in forma privata a Capitol Hill (il Campidoglio, sede dei due rami del Congresso americano), Zuckerberg ha voluto tranquillizzare tutti sostenendo che Libra non verrà lanciata senza il placet delle autorità. Un elemento che ha sicuramente remato a favore del fondatore di Facebook.

    Fino a quando, proseguendo i suoi incontri privati, Mark Zuckerberg non si è imbattuto con il senatore repubblicano Josh Hawley, uno dei deputati più critici verso Facebook, e nel suo incontro privato ha avuto modo di dimostrarlo. Infatti, senza tanti giri di parole, Hawley ha chiesto a Zuckerberg due cose, in particolare: “L’ho sfidato a fare due cose per dimostrare che Facebook è serio sull’imparzialità, la privacy e la concorrenza: (1) Vendere Whatsapp e Instagram; (2) Sottoporre Facebook ad un audit esterno, indipendente, per quanto riguarda il tema della censura. Ha detto di no a entrambi“.

    L’idea del senatore Hawley è quella di costringere Facebook ad evitare che i dati degli utenti passino da Instagram e WhatsApp alla piattaforma madre, per impedire una sempre più estesa concentrazione di interessi.

    Una impostazione di pensiero che trova spazio in quella parte di deputati che vogliono “costringere” Facebook a gestire meglio i dati degli utenti, per impedire un nuovo scandalo Cambridge. Oltre a questo, poi, c’è da considerare che al Congresso si sta lavorando su una legge sulla privacy che potrebbe limitare drasticamente la capacità di aziende come Facebook, Google, Amazon e Apple di raccogliere e fare business con i dati personali degli utenti. Si tratta di una legge che potrebbe consentire agli utenti di vedere o vietare l’uso dei loro dati.

    Insomma, la situazione per Facebook, e non solo, da questo punto di vista, si fa sempre più difficile.

  • Nasce illimitybank.com, la banca diretta del Gruppo illimity

    Nasce illimitybank.com, la banca diretta del Gruppo illimity

    illimitybank.com è la banca diretta del Gruppo illimity, la banca totalmente digitale che mira a semplificare la vita delle persone. illimity, dopo 12 mesi, lancia la sua banca diretta pensata per le persone, le famiglie e le imprese, offrendo loro strumenti e una piattaforma per soddisfare tutte le esigenze.

    Dopo 12 mesi dalla sua fondazione, illimity lancia la sua banca diretta, illimitybank.com, una banca completamente digitale che mira a semplificare la vita delle persone. E’ una banca, completamente digitale, che mira a soddisfare le esigenze delle persone delle famiglie e delle imprese. Si tratta di una banca completamente in cloud, in collaborazione con Microsoft, un progetto davvero unico nel panorama italiano. #illimitybank è una piattaforma di ultima generazione che unisce competenze specialistiche e tecnologia all’avanguardia, in grado di offrire ai clienti i prodotti e i servizi di una banca completa, con l’immediatezza e la naturalezza garantite da una user experience davvero notevole.

    illimity sede

    Corrado Passera, CEO di illimity, ha spiegato come “oggi il concetto di banca tradizionale in un contesto digitale come quello che stiamo vivendo va in difficoltà. Per questo ci siamo messi insieme per dare vita ad una banca chiamata illimity, perché potesse guardare oltre“. In effetti, nel panorama italiano illimity si è presentata con tutta la sua unicità, riuscendo, in soli 12 mesi, a entrare sul mercato con un progetto altamente innovativo e competitivo. illimity è quotata sull’MTA di Borsa Italiana e opera in specifici segmenti molto importanti, ma non sufficientemente serviti dagli operatori tradizionali. Fornisce infatti credito a imprese ad alto potenziale senza escludere a priori anche quelle con rating basso o addirittura in situazione di difficoltà (Unlikely-To-Pay).

    corrado passera illimity
    Corrado Passera, CEO di illimity

    Per il Gruppo il lancio della banca diretta, illimitybank.com, costituisce quel passo in più in grado di fornire a tutti le caratteristiche della banca tradizionale, completamente digitale. L’offerta della banca comprende conti correnti, conti deposito, pagamenti – dai bonifici agli instant payments, carte di credito e di debito – sviluppate con Nexi e abilitate ai mobile payments grazie ad Apple Pay e Google Pay, e utilizzabili anche per gli acquisti online -, assicurazioni e prestiti personali. L’offerta di illimitybank.com, sviluppata anche con altri primari partner, continuerà a evolversi e ad arricchirsi nel tempo.

    La user experience del sito, che si completa con la validissima app per iOS e Android, è davvero immediata, pulita, l’apertura del conto è facilissima. Un’esperienza digitale disegnata e implementata dal team illimity insieme ad Accenture, società leader nel mondo dell’innovazione. Tutte le operazioni possono essere svolte con estrema facilità e naturalezza.

    isabella falautano illimity
    Isabella Falautano, Chief Communication & Stakeholder Engagement Officer

    illimitybank.com va oltre i tradizionali prodotti bancari e propone una gamma di servizi pensati per facilitare la vita quotidiana. Le tecnologie più avanzate basate su intelligenza artificiale, machine learning e data analytics – integrate grazie alla collaborazione con iGenius ed altri partner – supportano servizi pensati per semplificare la vita dei clienti. Sarà per esempio possibile avere una comprensione chiara e immediata delle proprie abitudini di acquisto grazie alla categorizzazione e all’analisi evoluta delle spese.

    illimitybank.com rende inoltre gli obiettivi di risparmio più facilmente raggiungibili grazie alla possibilità di definire limiti di spesa, oltre i quali possono partire degli “alert” (se il cliente lo desidera) e a sistemi di accumulo basati su trasferimenti quotidiani di piccole cifre.

    carlo panella illimity 2019
    Carlo Panella, Head of Direct Banking di illimity

    Inoltre, in ottica open e in conformità alle previsioni della PSD2 (la nuova direttiva europea relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno), illimity metterà a disposizione sulla piattaforma il servizio di aggregazione dei conti che consente di visualizzare in un unico punto, l’home banking di illimity, il saldo e i movimenti di tutti i conti correnti posseduti anche presso altri intermediari per avere una visione ordinata e completa delle proprie finanze.

    illimity conta oggi oltre 300 dipendenti e una community di oltre 40 mila persone. Un progetto unico nel nostro paese e in Europa, che oggi si pone come elemento di semplificazione nel rapporto tra cliente e banca. Un progetto innovativo che merita di essere seguito.

  • IoT e Nuovo Marketing, la persona al centro della trasformazione

    IoT e Nuovo Marketing, la persona al centro della trasformazione

    Il Marketing, nell’era della trasformazione digitale, sta cambiando, e questo sembra ormai chiaro. Ma come sta cambiando e come le aziende stanno affrontando questo cambiamento? Il libro “IoT e Nuovo Marketing” prova a tracciare uno scenario e con il contributo di Massimo Savazzi, si va della direzione della persona e dell’esperienza. Qui il video integrale.

    Il Marketing sta cambiando, anzi è giù cambiato. Nell’era della trasformazione digitale cambia soprattutto il modo in cui si crea, e avviene, la relazione tra utente e azienda. Ed è proprio su questi spetto, fondamentale, che, all’interno del libro scritto insieme a Claudio Gagliardini, “IoT e Nuovo Marketing” (edito da Flaccovio Editore, 2019), abbiamo avuto il piacere di avere il contributo di Massimo Savazzi, Sales Development & eXperience Strategist di Oracle Italia che ci ha scritto un bellissimo capitolo sull’importanza oggi della Persona al centro di tutto e di come l’IoT oggi sia l’elemento abilitante per cui oggi l’esperienza non sia più riferito al prodotto, ma al modo in cui l’utente fruisce del prodotto stesso.

    Insieme a lui abbiamo realizzato un video, una bella conversazione in cui abbiamo toccato tutti i punti principali di questo nuovo modo di fare marketing, nuovo modo di relazionarsi tra utente e azienda.

    Nel nostro libro, assolutamente divulgativo, abbiamo voluto mettere al centro di tutto il fatto che oggi le aziende devono assumere una maggiore consapevolezza, tanto verso la trasformazione in atto, quanto verso un nuovo modo di fare marketing. Più attento all’esperienza, più veloce, anzi immediato.

    Tutto questo è possibile riuscendo a gestire al meglio il fenomeno dell’IoT, l’Internet delle Cose, il passo successivo che ci permette di poter dire che dopo l’era dell’iperconnessione tra le persone, siamo passati all’era dell’iperconnessione con gli oggetti.

    Altro elemento fondamentale in tutta questa trasformazione sono i dati, la rivoluzione in tutto questo è data proprio dai dati che permettono alle aziende di acquisire informazioni, inaccessibili e indisponibili solo qualche anno fa.

    Ecco, per tutti questi motivi, vi invitiamo a vedere e ascoltare il video che abbiamo realizzato preso la sede di Oracle Italia, che ringraziamo ancora una volta. E per qualsiasi chiarimento e informazione siamo qua.

    Potete acquistare il libro su Amazon e sul sito di Flaccovio Editore.

  • Gli italiani scelgono sempre più la TV in streaming

    Gli italiani scelgono sempre più la TV in streaming

    Gli italiani si spostano sempre di più verso la TV in streaming. In un anno, gli utenti online che scelgono i servizi SVOD sono passati dall’8% al 19%, circa 7,6 milioni di utenti. Sono questi i dati evidenziati dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

    Gli italiani scelgono sempre di più Netflix, Amazon Prime Video e non solo. I dati che l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano ha messo in evidenza in questi giorni, mostrano chiaramente come gli utenti italiani scelgano sempre di più la TV in streaming. Dai dati emerge che in un anno gli utenti italiani online che scelgono i servizi SVOD (Subscription video on demand) sono passati dall’8% al 19%, un dato che è, quindi, più che raddoppiato. Volessimo dare qualche numero più concreto, considerando la popolazione online italiana di circa 40 milioni (una media tra i dati di We Are Sociale e Audiweb), possiamo dire che si tratta di circa 7,6 milioni di utenti. Si tratta di numeri che cominciano ad avere una certa consistenza.

    Nel 2018, il valore del mercato in Italia è stato pari a 177 milioni di euro, in crescita del 46% rispetto all’anno precedente. Nonostante una diffusione di questi servizi più lenta rispetto agli altri grandi paesi europei, soprattutto a causa del digital divide e di un’ampia offerta televisiva “tradizionale”, ora anche in Italia il mercato comincia ad interessare una massa importante di pubblico. Da sottolineare che l’ingresso di DAZN (e poi di Eurosport) ha portato l’interesse anche a target di utenti che non erano, se si può dire, “preparati” nell’utilizzo di questa tipologia di piattaforme, coinvolgendo in particolare l’audience degli appassionati sportivi di ogni età.

    italiani tv streaming svod

    Nel 2019 il numero di sottoscrizioni in Italia agli abbonamenti SVOD potrebbe superare quello degli abbonamenti a pay-tv. Infatti, sono sempre di più che accedono ai servizi online: se, da una parte, gli utenti delle PayTv sono piuttosto stabili, dall’altra parte il numero degli utenti dei servizi SVOD è in forte crescita, raggiungendo, come dicevamo prima quasi il 19% della popolazione italiana online. Questi abbonamenti vengono fruiti su tutti i device connessi, soprattutto sulle smart tv. Anche per questo la loro crescente diffusione mette sempre più in confronto diretto la proposta online con quella del classico palinsesto televisivo. E’ ormai un dato assodato che gli utenti oggi scelgono cosa guardare indipendentemente dalle modalità con cui viene trasmesso.

    utenti italiani tv-streaming

    Il grafico in alto spiega bene lo spostamento verso la tv in streaming in base all’età. Lo spostamento più forte si ha tra nella Generazione X (+10%); poi tra i Millennials (+6%) e, infine, tra i baby boomers (+5%).

    tvstreaming-paytv

    tempi visione streaming tv

    Questo passaggio ha conseguenze anche dal punto di vista pubblicitario. Il settore infatti si sta attrezzando con diverse tecnologie che permettono agli investitori pubblicitari di selezionare una determinata audience televisiva a cui offrire (sulla base delle informazioni in possesso) spot e contenuti personalizzati. Questa tipologia di pubblicità, chiamata “addressable Tv”, è fruibile solo all’interno di smart tv e televisori connessi alla rete. È atteso nei prossimi anni, ovviamente, un deciso incremento di tutti questi fenomeni, non solo per la naturale crescita di iniziative e di interesse da parte degli utenti, ma anche per lo switch verso la tecnologia DVB-T2 che, entro il 2022, comporterà la sostituzione di molti televisori nelle case degli italiani facilitando quindi la diffusione di smart tv.

  • Ecco Facebook Dating, il servizio di incontri di Facebook arriverà in Europa il prossimo anno

    Ecco Facebook Dating, il servizio di incontri di Facebook arriverà in Europa il prossimo anno

    Facebook, dopo un anno dai primi test in Colombia, lancia ufficialmente Facebook Dating, il servizio di incontri per coloro che cercano l’anima gemella. Lanciato oggi in 20 paesi, in Europa arriverà il prossimo anno. Vediamo come funziona.

    Dopo un anno dai primi test, Facebook lancia negli Usa, e in altri 19 paesi, Facebook Dating, il servizio di incontri della piattaforma per chi cerca l’anima gemella. Prima di vedere come funziona, è opportuno dire che questo è uno dei primi esempi di vera integrazione con Instagram. Infatti, all’interno dell’account su Facebook Dating (in italiano diventerà “Facebook Incontri”?) sarà possibile integrare i messaggi da Instagram e, entro l’anno, sarà possibile anche aggiungere le stories, sia da Facebook che, appunto, da Instagram. Avrete notato che parliamo di Facebook come se fosse una piattaforma a parte, e infatti lo è.

    Facebook Dating è come se fosse una piattaforma a parte, specificatamente dedicata a chi è in cerca dell’anima gemella. Si tratta di un servizio gratuito e, per usarlo, bisogna avere più di 18 anni. Diciamo subito, per essere ancora più chiari, che, una volta creato il profilo, all’interno di Facebook Dating, non vedrete i vostri amici, quello sarà possibile solo utilizzando la funzione “secret crush” (cotta segreta). Tutta l’attività che si svilupperà su Facebook Dating resterà lì circoscritta e non verrà condivisa con Facebook.

    facebook dating incontri

    Quindi, una volta creato il profilo, l’utente verrà suggerito ad altri utenti sulla base degli interessi indicati al momento dell’iscrizione. Se un utente è interessato a qualcuno, per farglielo sapere basta commentare direttamente sul suo profilo oppure mettere un Like.

    L’aspetto potenzialmente interessante è quello di poter aggiungere al proprio profilo amici anche da Instagram, sempre attraverso la funzionalità “secret crush”. Infatti, è possibile selezionare fino a nove di Facebook o di Instagram che interessano, in questo caso è necessario collegare il proprio account Instagram a quello di Facebook Incontri.

    Leggi anche:

    Lo stato del dating online a livello globale, e anche in Italia, nel 2018

    Altro aspetto interessante di Facebook Incontri è quello legato alla sicurezza, da sempre anello debole di Facebook. Un aspetto in particolare è quello che si attiva toccando l’icona a forma di scudo per condividere i dettagli di un appuntamento imminente con un amico o un membro della famiglia utilizzando Facebook Messenger, oltre alla possibilità di condividere temporaneamente la tua posizione live. Un modo per informare gli altri sui propri spostamenti, utile nel caso ci fosse bisogno.

    facebook dating incontri profilo

    Facebook Dating è attivo da oggi negli Usa e anche in Brasile, Canada, Cile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Laos, Malesia, Messico, Paraguay, Perù, Filippine, Singapore, Suriname, Thailandia, Uruguay e Vietnam. Facebook fa sapere che in Europa arriverà il prossimo anno.

    Sarà interessante verificare come gli utenti di quei paesi utilizzeranno questo nuovo servizio e, soprattutto, se si fideranno di affidare i propri dati a Facebook anche per cercare l’anima gemella. Facbook è ottimista riguardo al successo del suo nuovo servizio, in un settore dove la concorrenza è agguerrita, sostenendo che il 40% degli utenti sarebbe deluso delle app di incontri attualmente in circolazione. Un dato che però ci sembra nettamente al ribasso.

  • Facebook, il riconoscimento facciale non è più predefinito

    Facebook, il riconoscimento facciale non è più predefinito

    Facebook ha annunciato che il riconoscimento facciale non sarà più una impostazione predefinita, ma diventerà una scelta. Un passaggio obbligato per la società di Mark Zuckerberg in chiave privacy.

    Il Riconoscimento Facciale, come certamente ricorderete, era stato attivato da Facebook nel 2017. In pratica, gli utenti che avevano attivato questa funzionalità, permettevano a Facebook di attivare il riconoscimento facciale automatico in foto postate da altri. Quindi tutte le volte che un amico postava una foto in cui compariva un amico, che a sua volta aveva attivato la funzionalità, ecco che la piattaforma taggava in automatico. Un procedimento che per i nuovi utenti era diventato di default, ossia, si impostava in automatico senza che ci fosse l’intervento dell’utente.

    Tutta questa premessa per dire che Facebook da oggi permetterà agli utenti di scegliere, rimuovendo l’impostazione di default che caratterizzava il riconoscimento facciale. Si tratta di un passaggio importante per Facebook, soprattutto nel momento in cui l’azienda si trova coinvolta in un nuovo caso legale, proprio a causa del riconoscimento facciale automatico. Di questo parleremo più avanti.

    facebook riconoscimentofacciale

    Facebook fa sapere che da oggi gli utenti potranno scegliere se attivare, o meno, il Riconoscimento Facciale. Gli utenti che hanno disattivato la funzionalità non riceveranno alcuna informazione in merito, non cambierà nulla. Invece, quelli che avevano i “suggerimenti per tag“, riceveranno un messaggio sul proprio news feed in cui verrà mostrata la funzionalità del Riconoscimento Facciale e di come attivarla, vi sarà un pulsante che permetterà l’attivazione immediata. Importante sapere che, nel caso in cui non si farà alcuna scelta, il Riconoscimento Facciale non si attiverà automaticamente. E i “suggerimenti per tag” non funzioneranno più. 

    facebook riconoscimentofacciale

    Tutti gli utenti che accetteranno di attivare la funzionalità, permetteranno a Facebook di attivare l’intelligenza artificiale, alla base della funzionalità stessa, che avviserà l’utente ogni qual volta verrà inserito in qualche immagine postata direttamente sulla piattaforma. Si riceveranno avvisi anche quando sarà lo stesso utente a postare foto in cui compariranno amici che hanno attivato il Riconoscimento Facciale, in questo caso la piattaforma suggerirà di taggarli. E qualora l’utente non volesse procedere al tag, l’amico riceverà, a sua volta, una notifica dell’esistenza di una immagine su Facebook in cui compare.

    facebook riconoscimento facciale consenso

    Facebook ha da sempre sostenuto che il Riconoscimento Facciale potesse essere uno strumento per difendere l’identità degli utenti. Solo che, e veniamo al discorso iniziato poco più sopra, negli Usa la società di Zuckerberg si trova coinvolta in una nuova causa legale per aver raccolto dati biometrici degli utenti, senza che vi fosse l’esplicito consenso degli stessi. Una situazione pesante, la società ha perso in appello, che, nel caso in cui dovesse perdere, potrebbe trasformarsi in una nuova pesante multa miliardaria.

    E dopo la multa di 5 miliardi di dollari dello scorso luglio a seguito dello scandalo Cambridge Analytica, non è il massimo.

  • Anche in Italia cala il tempo trascorso sui social media, nel 2019

    Anche in Italia cala il tempo trascorso sui social media, nel 2019

    In un recente report, GlobalWebIndex mette in evidenza come il tempo trascorso sui social media, negli ultimi anni, sia in calo o sia rimato invariato. Un dato che potrebbe essere la conseguenza dell’attenzione delle varie piattaforme riposta proprio sul tempo che gli utenti vi trascorrono. In calo anche nel nostro paese.

    Negli ultimi anni, più precisamente negli ultimi due, tutte le piattaforme social media hanno cominciato a porre maggiore attenzione sul tempo che gli utenti trascorrono sui social media. Questo perché, proprio negli ultimi anni, si è registrato un aumento deciso del tempo trascorso. Un aumento che ha suscitato non poche preoccupazioni. Ricorderete quando anche Tim Cook, CEO della Apple, a gennaio del 2018, diceva, in occasione di un incontro all’Harlow college in Essex, “non voglio che mio nipote stia tanto tempo sui social media“. Aggiungendo, qualche mese dopo, sempre nello stesso anno, che l’intenzione della Apple non era quello di far trascorrere così tanto tempo sullo smartphone ai loro utenti.

    Il crescente tempo sui social media va insieme con quello crescente anche sullo smartphone, anche perché esistono tanti paesi nel mondo dove l’accesso ai social media avviene in prevalenza da dispositivi mobili.

    tempo speso social media 2019

    Tutto questo per parlare di un recente report di GlobalWebIndex che, tra le altre cose, mette in risalto come, negli ultimi due anni, il tempo sui social media, a livello globale, sia in realtà in calo. E questo può essere interpretato, e sicuramente è così, come da parte delle piattaforme, sempre negli ultimi due anni, ci sia stata una maggiore attenzione sul tempo trascorso sui social media dagli utenti. Al punto da introdurre strumenti per dare modo agli utenti di monitorare il tempo che viene impiegato sui social media. Ma soprattutto per rendere più consapevoli gli utenti verso un utilizzo più sano dei social media e delle nuove tecnologie in generale.

    Dal report si evince chiaramente come questo andamento sia calante.

    Le persone che utilizzano i social media solo il 98% della popolazione online, nell’ultimo mese, e la media del tempo trascorso si attesta, sempre a livello globale, sulle 2 ore e 23 minuti al giorno.

    tempo speso social media

    Il paese in cui si registra il dato più alto è le Filippine con 4 ore e 1 minuto al giorno; dato in calo rispetto al 2018 quando il tempo era di 4 ore e 8 minuti. Nel 2012 il dato del tempo era di 2 ore e 49 minuti. Anche nei paesi che seguono questa classifica di registra un calo o un assestamento, oppure, come in Nigeria, che si affaccia sulla scena mondiale, in Colombia e in Argentina dove si resta su un tempo compreso tra 3 ore e 45 minuti e poco sotto le 3 ore e mezza. Anche in Indonesia, paese molto importante per la sua conformazione basata su infrastrutture mobile, il tempo cala e passa da 3 ore e 23 al giorno del 2018 alle 3 ore e 15 minuti del 2019. Il tempo trascorso è in calo in altri paesi asiatici come India e Vietnam

    E in Italia?

    Il nostro paese si attesta a 1 ora e 46 minuti,  un dato in calo di 2 minuti rispetto allo scorso anno. In dettaglio:

    • 2012 – 1:33
    • 2013 – 1:49
    • 2014 – 1:47
    • 2015 – 1:58
    • 2016 – 2:02
    • 2017 – 1:53
    • 2018 – 1:48
    • 2019 – 1:46

    Sono dati interessanti e aggiungiamo che, nei primi tre mesi dell’anno, la media di account sui social media, per utente è di 7,3. Il dato più alto si registra in India con oltre 10 account per utente, e anche lì il dato relativo al tempo trascorso sui social media è in leggero calo, lo stesso del dato del 2017, 2 ore e 25 minuti.

    Nel nostro paese, a fronte di un dato di utilizzo dei social media del 98% da parte degli utenti, il 77% li usa da pc/laptop e l’89% li usa da mobile.

    Da punto di vista delle attività che gli italiani fanno sui social media, il report evidenzia, dal punto di viste delle attitudini quindi, come il 42% dichiari di usare questi canali per restare aggiornati; il 36% per seguire i brand preferiti; il 30% per scoprire nuovi prodotti e brand che usano i social media il 18% per scoprire brand attraverso i commenti.

    Il report è molto interessante e vi consigliamo di consultarlo perché contiene molti elementi che caratterizzano l’uso dei social media nel 2019. Ci sembrava interessante mettere in evidenza il calo del tempo di utilizzo di questi strumenti, per il fatto che siamo di fronte all’inizio di una fase nuova, per una crescente saturazione e per una frammentazione sempre più ampia. Una chiave di lettura che diventa oltre modo interessante se la osserviamo da come si sta muovendo Facebook che tende alla centralità della piattaforma, in modo che tutte le direttrici possano congiungersi in una sola piattaforma.

    Sullo sfondo, ed è poi l’aspetto più importante, c’è una maggiore attenzione sulla privacy che arriva dagli utenti, e, forse, il calo del tempo d’uso è anche un po’ il riflesso dei recenti scandali, leggi Cambridge Analytica, che hanno caratterizzato lo scorso anno.

    Insomma, un report che ci porta a fare diverse considerazioni. E voi che ne pensate?

  • Anche Facebook sta pensando di abbandonare i Like

    Anche Facebook sta pensando di abbandonare i Like

    Da quanto riportato da TechCrunch, Facebook starebbe pensando di abbandonare i Like e alla base di questo ci sarebbe l’intenzione di partire con un test. A scoprire questa intenzione è stata Jane Manchun Wong, non nuova a scoperte di questo tipo.

    Dopo l’annuncio, qualche mese fa da parte di Twitter di eliminare i conteggio dei retweet, cosa che dovrebbe concretizzarsi a breve, e dopo il test avviato su Instagram per eliminare i Like, adesso sembra arrivato il turno di Facebook. A rivelarlo è TechCrunch, basandosi su una “soffiata” di Jane Manchun Wong, non nuova a scoperte di questo tipo. La ricercatrice ha scoperto un codice all’interno dell’app di Facebook per Android che nasconderebbe il numero dei Like dai post. Come già visto per Instagram, gli altri utenti non vedranno più il numero totale delle interazioni al post attraverso i Like, il dato sarà visibile solo dal post originale.

    Facebook conferma questa intenzione di lavorare sull’eliminare del tutto il numero dei Like, anche se non conferma l’andamento del test relativo a Instagram, test, come già sapete, attivo anche in Italia e in altri sei paesi.

    facebook rimozione like

    Anche se, da quel poco che si sa, pare che, almeno per quello che riguarda Instagram, il test sia molto apprezzato dagli utenti, liberi adesso di postare foto e immagini, senza l’ansia dei like. In ogni caso, qui potete leggere il parere di sei esperti a cui ci siamo rivolti per sapere come affrontare questo cambiamento.

    In che direzione sta andando l’influencer marketing dopo le scelte di Instagram? La parola a 6 esperti

    Lo stesso può dirsi per Facebook, anzi, forse in questo contesto l’eliminazione dei Like potrebbe rivelarsi una mossa molto più positiva con effetti più evidenti. 

    Da sempre, i Like su Facebook sono quasi sinonimo di approvazione, indipendentemente dal contenuto. Una considerazione che spesso si è rivelata fuorviante per gli utenti, perché, spesso, un elevato numero di Like non è associabile ad una maggiore affidabilità del contenuto e, tantomeno, di chi lo diffonde.

    Quelle interazioni sono alla base di quello che ormai si definisce “l’economia dei Like”, ossia di una forma di pensiero per cui il Like diventa l’unica forma di approvazione possibile, da ottenere per essere considerati. Niente di più sbagliato.

    L’eliminazione dei Like potrebbe far cessare quella eccessiva pressione che spesso accompagna gli utenti, liberi, se mai fosse così, di mettere online anche cose che non necessitano di una approvazione obbligatoria attraverso un Like.

    Si tratta di un situazione in divenire, vi terremo comunque informati.

  • Facebook abbandona la parola ‘gratis’ dal vecchio slogan. Ecco perché

    Facebook abbandona la parola ‘gratis’ dal vecchio slogan. Ecco perché

    “E’ gratis e lo sarà sempre”, era questo lo slogan che gli utenti hanno sempre trovato sulla pagina di accesso di Facebook. Solo che, come segnalato da Business Insider, qualche giorno fa la parola ‘gratis’ è sparita. Potrebbe essere che Facebook si sia adeguata ad una direttiva europea che riconosce lo scambio di dati come una forma di pagamento.

    “E’ gratis e lo sarà sempre“, questo lo slogan che abbiamo imparato a conoscere e che era la frase che caratterizzava la piattaforma. Ed era proprio quella parola, “gratis”, a segnare il fatto che la piattaforma per tutti sarebbe stata gratuita, libera, senza che vi fosse mai una richiesta di denaro per aderire alla piattaforma. Ma, da qualche giorno, la parola “gratis” è sparita e il nuovo sloga è diventato “E’ veloce e semplice”.

    Il primo a segnalare questo cambiamento, non da poco, è stato Business Insider che, grazie allo strumento online Wayback Machine, sito che permette di fare una sorta di viaggio nel tempo del web, è riuscito a risalire al giorno in cui la parola gratis è sparita dalla home di Facebook. Il cambio dello slogan è avvenuto tra il 6 e il 7 agosto, nel silenzio più totale. Infatti, Facebook non ha fatto alcun annuncio ufficiale e nè, tantomeno, ha pensato di fare una comunicazione diretta agli utenti.

    Da qui la sorpresa e lo sconcerto, per il fatto che sparisce quella parola che, nel corso degli anni, tante polemiche ha generato. Soprattutto alla luce degli ultimi scandali che hanno riguardato sul come Facebook ha avuto curo dei dati degli utenti. Cambridge Analytica è lo scandalo per antonomasia da questo punto di vista.

    C’e da fare una puntualizzazione, anche in mancanza di informazioni ufficiali, Facebook non ha confermato nulla anche se tanti portavoce di Menlo Park hanno sottolineato come la parola “gratis” figuri nelle condizioni di utilizzo, anche se su questo ci sono informazioni contrastanti. E la puntualizzazione è questa.

    facebook non gratis 2019
    Facebook, la nuova pagina login

    Non è come sembra. Nel senso che non è che, magicamente, Facebook abbia preso coscienza del fatto che quella parola, ad oggi, fosse quasi un contro senso, visto che, come gli scandali hanno evidenziato benissimo, in realtà sono sempre i dati degli utenti la vera moneta con cui si paga l’ingresso della piattaforma.

    A quanto pare, secondo il parere di alcuni esperti interpellati, il cambio dello slogan e il conseguente addio alla parola “gratis” sarebbe un modo per adeguarsi ad una direttiva europea, del maggio scorso, a 2019/770 “relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali”, che riconosce lo scambio di dati come una forma di pagamento. Ecco perché quella parola, in un contesto come quello di oggi e a fronte di quella direttiva, sembrava una stonatura pesante.

    facebook vecchio gratis
    Facebook, la vecchia pagina di login

    E’ un passaggio non da poco questo e c’è da aggiungere anche che all’interno della policy per gli sviluppatori, al punto 11, c’è scritto chiaramente: “Non garantiamo che la Piattaforma resterà gratuita per sempre“.

    Insomma, Facebook è, in qualche modo, costretto a cambiare, non lo avrebbe fatto in assenza di quella direttiva, questo è un punto.

  • Instagram potrebbe lanciare Threads, l’app di condivisione intima istantanea

    Instagram potrebbe lanciare Threads, l’app di condivisione intima istantanea

    Secondo quando riportato da The Verge, Facebook sta sviluppando una nuova app di messaggistica chiamata Threads, fortemente legata a Instagram. L’app potrebbe permettere la condivisione immediata della posizione dell’utente e anche della durata della batteria. Sembra un nuovo attacco a Snapchat.

    In molti avevano previsto che il pensionamento anticipato dell’app Direct, quell’app stand-alone che avrebbe dovuto fungere da costola per la messaggistica di Instagram, potesse dare seguito a qualche altra soluzione. E, in effetti, da quello che riporta The Verge, che ha dato per primo la notizia, sembra essere così. Facebook avrebbe avviato un test su una nuova app chiamata Threads, si tratterebbe di una app di messaggistica istantanea, quasi in tempo reale, con cui condividere, oltre alla possibilità di contenuti come video e immagini, anche la posizione, velocità e, addirittura, l’autonomia della batteria. Proprio quest’ultimo elemento è caratteristico di un’app che vuole essere uno strumento di comunicazione più intimo, più circoscritto e meno generale. Attenzione, usiamo il condizionale perché nè Facebook, il dominus di Instagram, e nè Instagram hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali.

    Quindi, restiamo su quanto riportato da The Verge sapendo che non ci sono conferme ufficiali, anche se, a ben vedere, questa è un’app, per come si presenta, che risponde a quanto Zuckerberg diceva qualche mese fa, e cioè che Facebook, intendendo tutto la galassia intorno, dovesse diventare uno spazio più intimo per il futuro. Si riferiva ad un luogo in cui la persona che deve comunicare, appunto, restando sull’app Threads, di avere lo smartphone scarico, lo possa fare a quel ristretto gruppo di persone che devono saperlo. E non, come accade oggi, direttamente su Facebook, intesa come piattaforma adesso, facendolo sapere, più o meno, al mondo intero.

    threads app facebook

    Attenzione, perché quando Zuckerberg, sempre qualche mese fa, parlava di rendere Facebook uno spazio più intimo, lo intendeva anche più sicuro, più attento alla privacy. E’ chiaro che alcune informazioni come la posizione, una di quelle che sarebbe immediatamente condivisa attraverso Threads con un ristretto numero di persone, deve essere fatta in un luogo ristretto, e non in luogo generalista aperto a tutti.

    Anche la condivisione di immagini e video, l’app supporta la fotocamera sarà più “intima” e immediata. E su questo aspetto ci sarà molto da discutere.

    Prima di trarre una considerazione conclusiva su Threads, è utile ricordare che questa è l’evoluzione di quella che doveva essere Direct, ricordate, l’app stand-alone che avrebbe dovuto essere l’app di messaggistica istantanea di Instagram che poi, dopo un periodo di test infinito, è stata mandata letteralmente in pensione e i messaggi sono stati convogliati all’interno dell’app Instagram, come accadeva un tempo. Già, Direct era stata progettata dal vecchio team di Instagram, quello che faceva capo ai due co-fondatori, Kevin Systrom e Mike Krieger, quindi doveva essere riprogettata una nuova app che rispondesse al nuovo filone di pensiero voluto dal dominus.

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    E non sono mancati i tanti, come ha fatto inizialmente un altro blog tech, molto seguito come 9to5, nella versione 9to5Mac, che praticamente dice che questo è un nuovo tentativo di Instagram (leggi Facebook) di “copiare” (senza mezzi termini) Snapchat, già a sua volta copiato quando furono lanciate le Instagram Stories nell’agosto di tre anni fa. E’ chiaro che Facebook guarda ad altra situazioni per cercare di intercettare segmenti di pubblico dove è meno presente, come appunto i giovanissimi, cercando di carpire quanto di buono fanno altri. E’ un dato di fatto.

    A proposito, le Instagram Stories saranno visibili anche da questa nuova app Threads.

    Ora, cerchiamo di arrivare ad un conclusione, pur consapevoli di ragionare su una ipotetica app, nel senso che non esiste e non ci sono commenti ufficiali. Ma una considerazione finale va fatta, ed è questa.

    E’ vero che, forse, l’evoluzione dei social media, dei social network per usare la definizione originale, siano verso una dimensione più intima, più privata, e su questo non ci sono molti dubbi. Una sorta di “fase 2” è alle porte. Ma è anche vero che chi propone una migliore gestione delle conversazioni, nel senso di più private, più circoscritte, più sicure, è sempre quello che ha dato vita a uno dei più grandi scandali legati alla privacy come è stato lo scandalo Cambridge Analytica. Tutto molto bello, ma ci deve essere davvero un segnale concreto di cambiamento.

    Infine, non essendoci conferme ufficiali, non si sa neanche quando questa app verrà rilasciata ufficialmente.

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