Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Enel punta alla finanza sostenibile per soddisfare i SDGs

    Enel punta alla finanza sostenibile per soddisfare i SDGs

    La Sostenibilità è un valore oggi, per fare business in maniera più attenta e consapevole. Anche la finanza sta diventando sempre più sostenibile e un esempio di cui vogliamo parlarvi oggi è quello di Enel, che nelle scorse settimane ha lanciato il suo primo “General Purpose SDG Linked Bond”.

    La Sostenibilità è un valore oggi, un punto di forza per le aziende oggi, per fare business in maniera più attenta e consapevole. Ma anche la finanza sta diventando sempre più sostenibile e un esempio di cui vogliamo parlarvi oggi è quello di Enel, una delle più grandi aziende a livello globale del settore energia, che nelle scorse settimane ha lanciato il suo primo “General Purpose SDG Linked Bond” nel mercato europeo, un’obbligazione che costituisce il primo esempio al mondo nel suo genere. Per il colosso dell’energia italiano è un modo per rafforzare l’impegno al raggiungimento degli obiettivi SDGs (Sustainable Development Goals), delle Nazioni Unite.

    Se è vero, come è vero, che la Sostenibilità è un valore che permette alle aziende di fare Innovazione, di attivare quel cambiamento necessario per affrontare l’era della trasformazione digitale, di essere sempre più competitive, è altrettanto vero che anche la finanza, in questo scenario, gioca un ruolo fondamentale, specie se legata ad una complessiva strategia sostenibile Ecco perché l’iniziativa di Enel, da sempre azienda molto attenta a valori come questi, assume un significato particolare, a testimonianza che c’è sempre più bisogno di una finanza attenta ai bisogni di oggi.

    finanza sostenibile enel franzrusso.it-2019

    L’emissione del bond sostenibile da parte di Enel è legata al raggiungimento da parte di quest’ultima di due importanti obiettivi:

    • SGD 7 (Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni), con il raggiungimento, al 31 dicembre 2021, di una percentuale di capacità installata da fonti rinnovabili (su base consolidata) pari o superiore al 55% della capacità installata totale consolidata (al 30 giugno 2019 già pari al 45,9%);
    • SGD 13 (Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico), con l’impegno a ridurre le emissioni di anidride carbonica al di sotto di 125 g/kWh entro il 2030 e la completa decarbonizzazione entro il 2050.

    L’emissione del “General Purpose SDG Linked Bond” consolida il percorso di Enel verso una finanza sempre più sostenibile e ne rafforza l’impegno al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo connessi. Enel infatti, sta introducendo nella strategia di finanziamento del Gruppo, strumenti finanziari che premiano comportamenti responsabili dal punto di vista della sostenibilità. Quali sono le principali caratteristiche di questo SDG Linked Bond?

    Le prime due tranche sono legate all’obiettivo Enel di raggiungere, al 31 dicembre 2021, una percentuale di capacità installata da fonti rinnovabili su base consolidata pari o superiore al 55% della capacità installata totale consolidata (al 30 giugno 2019 era pari al 45,9%), in linea con l’obiettivo emissioni zero entro il 2050.

    La sua terza tranche a lungo termine è invece legata all’obiettivo di riduzione del 70% delle emissioni dirette di gas effetto serra per kWh al 2030 rispetto al 2017 (125g di emissioni CO2 al 2030 per kWh rispetto ai 411g del 2017).

    Tale obiettivo è stato certificato dall’SBTi – Science Based Target Initiative. In caso di mancato raggiungimento di tale obiettivo, verrà applicato un meccanismo di step up con un incremento di del tasso di interesse a carico del Gruppo Enel.

    Science Based Target Initiative provides companies with a clearly defined pathway to future-proof growth by specifying how much and how quickly they need to reduce their greenhouse gas emissions.

    La Science Based Target Initiative è un’iniziativa congiunta del Climate Disclosure Project, il Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC), il World Resources Institute (WRI) e il WWF.

    Gli obiettivi basati sulla scienza (“Science Based Target”) forniscono alle aziende un percorso chiaramente definito per una crescita a prova di futuro specificando quando e quanto velocemente devono ridurre le proprie emissioni di gas serra. L’Accordo di Parigi del 2015 ha visto 195 governi del mondo impegnarsi a contrastare i cambiamenti climatici. Ciò ha segnalato un’accelerazione nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Gli obiettivi adottati dalle aziende per ridurre le emissioni di gas a effetto serra sono considerati “basati sulla scienza” se sono in linea con ciò che l’ultima scienza del clima ritiene necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi – limitare il riscaldamento globale a valori ben al di sotto 2°C sopra i livelli preindustriali e proseguire gli sforzi per limitare il riscaldamento a 1,5°C.
    Enel lega uno strumento finanziario, e il relativo costo agli obiettivi ambientali e, in particolare, al raggiungimento di un target di riduzione delle emissioni di gas serra in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi.

    enel finanza sostenibile

    L’operazione di lancio del bond sostenibile è stata un grande successo, infatti gli ordini, per circa 10 miliardi di euro, sono stati quattro volte superiori all’emissione, confermando l’apprezzamento dei mercati per la solidità della strategia sostenibile del Gruppo Enel e dei conseguenti risultati finanziari.
    Enel è quindi focalizzata sulla creazione di valore attraverso decisioni di business che supportano il perseguimento di quattro SDGs nel piano 2019-2021, e cioè, oltre ai due già citati prima, si aggiungono:

    • SDG 9 “Industria, innovazione e infrastrutture”, con oltre 46,9 milioni di contatori intelligenti installati e 5,4 miliardi di euro di investimenti in innovazione e digitalizzazione;
    • SDG 11 “Città e comunità sostenibili”, con investimenti retail e nuovi servizi energetici orientati all’elettrificazione per raggiungere, tra gli altri, 9,9 GW di capacità di risposta alla domanda e 455.000 punti di ricarica per la mobilità elettrica.

    Questo di Enel è un bell’esempio di finanza sostenibile che ci piace raccontare e siamo sicuri, come ha sostenuto Alberto De Paoli, CFO di Enel, che “le aziende abbracceranno sempre più questo modello, orientando il loro business verso una strategia globale che pone la sostenibilità al centro delle loro decisioni di investimento e di finanziamento“.

    [In collaborazione con Enel]

  • Instagram starebbe lavorando per gestire meglio gli account che si seguono

    Instagram starebbe lavorando per gestire meglio gli account che si seguono

    Secondo quanto rilevato dall’esperta Jane Manchun Wong, Instagram starebbe lavorando su due nuovi strumenti per aiutare gli utenti a gestire meglio gli account che si seguono.

    Ultimamente si parla spesso di Instagram, è vero, vuoi per i nuovi tool ufficialmente lanciati e vuoi anche per il fatto che la piattaforma è sempre più legata alla piattaforma madre, ossia Facebook. Ma se ne torna a parlare anche perché la solita Jane Manchun Wong, super esperta di reverse engineering, sempre a caccia di nuovi tool tra le app, ha scoperto, curiosando nell’app Android di Instagram, che la piattaforma starebbe lavorando per rendere più gestibile il follow degli account. Per inciso, si parla di una rivelazione che, al momento, non viene confermata da Instagram in modo ufficiale, ma si tratta comunque di una novità che andrebbe a sopperire una lacuna che la piattaforma presenta da quel punto di vista.

    Jane Manchun Wong ha scoperto che Instagram starebbe lavorando su nuovi tool che permetterebbero all’utente di catalogare gli utenti seguiti in base a delle categorie di appartenenza. Si potrebbe quindi catalogare gli account seguiti sotto diverse etichette come “quelli con meno interazioni“, “i più mostrati nel feed“. E ancora “sport“, “design“, “fashion” e così via. Insomma, si potrebbe replicare quello che già accade su Twitter con le Liste, il modo che permette di seguire gli utenti sulla base di un argomento.

    instagram strumenti tool follow

    Se questo fosse possibile anche su Instagram, sarebbe un grande aiuto per gli utenti che potrebbe, a quel punto, anche ripulire la lista di account seguiti, eliminando quelli, ad esempio, con cui si interagisce di meno. In pratica, anche in questo caso si potrebbero creare dei feed alternativi e seguirli quando non si ha voglia di seguire sempre le solite immagini dal proprio feed.

    Se venisse confermata, questa sarebbe davvero una bella novità per Instagram che diventerebbe più gestibile e aiuterebbe gli utenti a creare una griglia di interessi in base agli account con cui si interagisce.

    Instagram al momento non ha voluto commentare queste indiscrezioni, ma pensiamo che questa novità sarebbe molto utile. E voi che ne pensate?

  • Sono Facebook e Instagram le due piattaforme preferite dagli italiani

    Sono Facebook e Instagram le due piattaforme preferite dagli italiani

    La nuova edizione del report dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom fa il punto anche sui social media più usati dagli italiani. Facebook e Instagram restano le due piattaforme preferite.

    La nuova edizione del report dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre uno spaccato diverso rispetto a quelle che sono le piattaforme social media più usate dagli italiani, in termini di utenti unici. Non che sia cambiato qualcosa rispetto al report precedente, ma i dati del nostro paese vengono messi in relazioni ai principali paesi europei, quindi Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Lo scenario che ne viene fuori, rispetto al nostro paese è quello a cui ormai siamo abituati da anni, con il consolidamento crescente di Instagram come seconda piattaforma più usata dagli utenti italiani.

    Dai dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni Agcom, dati riferiti a giugno 2019, emerge che Facebook e Instagram, che fanno parte della stessa casa di Menlo Park, sono le prime due piattaforme per utenti unici sono particolarmente utilizzati in Spagna, Italia e Regno Unito, da almeno il 58% dei navigatori. Nel dettaglio, in Italia Facebook conta l’88% degli utenti, dato analogo a quello registrato in Spagna. Il dato più basso lo si registra in Germania con il 66%, mentre in Francia è del 75%. In Germania si registra il dato più basso, caratteristica che si registra anche sulle altre piattaforme, come vedremo più avanti.

    facebook osservatorio comunicazioni 2019

    Instagram in Italia quindi si piazza dietro Facebook con il 63% degli utenti, confermandosi come piattaforma sempre più preferita dagli italiani, anche se gli spagnoli ci battono. Sì perché in Spagna Instagram conta il 79% degli utenti, il dato più alto tra i principali paesi europei. In Germania, ancora una volta, la piattaforma di Facebook conta solo il 35%, va un po’ meglio in Francia con il 40%, e si arriva poi al 58% in Francia. La Germania, possiamo dirlo, al momento è davvero poco social.

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    Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    A seguire, dato che ci interessa e sorprende allo stesso tempo, troviamo Twitter. La piattaforma di Jack Dorsey in Italia conta il 31% degli utenti, un dato tutto sommato positivo che dimostra come le innovazioni recenti sulla piattaforma stiano facendo prendere quota alla piattaforma oggi da 280 caratteri. In Spagna, sempre più social, Twitter registra il 59% degli utenti, mentre in Germania solo 17%, in Francia il 27% e in Regni Unito si arriva al 51%, il secondo dato più alto.

    A seguire le altre piattaforma come LinkedIn, con il 31% degli utenti, Pinterest con il 15%. I dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom prendono ancora in considerazione Google +, piattaforma che è andata in pensione, lato utente, definitivamente.

    audience tempo medio mensile osservatorio comunicazioni

    Altro elemento, e spunto di riflessione che ci offre questo report, è che in termini di utilizzo cresce il tempo di navigazione del 3% con Google che è alla vetta del ranking con il 98% della popolazione digitale europea (cresce su base annua del 9%), segue Facebook con l’85%  di utilizzo da parte degli utenti in Europa (+5% su base annua) e poi Microsoft con il 74%. Amazon è quella che cresce di più con il 34% su base annua.

  • Twitter limiterà le interazioni con tweet di leader politici che infrangono le regole

    Twitter limiterà le interazioni con tweet di leader politici che infrangono le regole

    Lo scorso mese di giugno Twitter aveva reso noto che i tweet di leader politici che vìolano le regole della piattaforma sarebbero stati segnalati e nascosti. A distanza di pochi mesi, Twitter informa che le interazioni con quei tweet saranno limitate.

    L’uso di Twitter da parte di leader politici è sempre più ampio, basta solo citare Donald Trump come esempio per rendere chiaro a tutti il fenomeno. Però, nei mesi scorsi, in molti si sono lamentati del fatto che tweet pubblicati da leader politici, n evidente violazione delle condizioni d’uso della piattaforma, non venissero cancellati. Twitter da questo punto di vista ha cercato di spiegare quale fosse la sua posizione nel corso degli ultimi mesi, e cioè che i tweet da parte di personalità pubbliche, come leader politici, non dovessero essere cancellati. Una posizione poi rivista lo scorso mese di giugno, quando la società guidata da Jack Dorsey, decise di intervenire su un tema molto sentito dagli utenti, decidendo di segnalare e nascondere i tweet in netta violazione delle condizioni di utilizzo.

    Questo breve preambolo per dire che Twitter, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali in vari paesi, Usa su tutti, ha deciso di intervenire nuovamente per chiarire il fatto che, dopo quella segnalazione dei tweet, l’interazione da parte degli utenti, quindi retweet, like e ripsoste, sarà limitata.

    tweet politici interazioni

    Una decisione che soddisfa a metà, nel senso che il tweet, come già ricordato, che vìola le regole perché incita all’odio, alla violenza o perché è particolarmente offensivo, viene segnalato e nascosto, ma poi basta cliccare su “visualizza” per vederlo per intero. Twitter ha deciso questo intervento, quindi limitando le interazioni, per permettere che ci sia sempre la possibilità di discutere circa il contenuto di quel tweet, ma non vuole che quel contenuto poi possa essere condiviso e diffuso.

    Per essere più chiari, non sarà possibile fare retweet o like, ma sarà possibile comunque citarlo. Una posizione, se vogliamo, più chiara rispetto a quella di qualche mese fa, solo che non soddisfa poi tanto.

    Tanto per fare un esempio, lo scorso anno Twitter decise di non cancellare i tweet di Trump che, in maniera esplicita, in cui il presidente degli Usa dichiarava guerra alla Corea del Nord, mentre, invece, ha fatto cancellare un tweet del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei.

    Twitter, da oggi nasconderà i tweet di personaggi pubblici che vìolano le regole

    In un post Twitter specifica che le personalità politiche non sono considerate super partes, anche i loro account devono rispettare le regole come tutti gli altri utenti, solo che Twitter, in alcuni casi, vuole preservare “l’interesse pubblico” che non deve mai essere negato.

    E questi sono gli ambiti in cui Twitter interviene in maniera coercitiva:

    • Promozione del terrorismo;
    • Minacce chiare e dirette di violenza contro un individuo;
    • Pubblicare informazioni private, come l’indirizzo di casa o un numero di telefono personale non pubblico;
    • Pubblicare o condividere foto o video intimi di qualcuno che sono stati prodotti o distribuiti senza il loro consenso;
    • Impegnarsi in comportamenti relativi allo sfruttamento sessuale dei bambini;
    • Incoraggiare o promuovere l’autolesionismo.

    Insomma, staremo a vedere.

    E voi che ne pensate?

  • Tokyo 2020, Twitter stringe una partnership con Eurosport per contenuti esclusivi

    Tokyo 2020, Twitter stringe una partnership con Eurosport per contenuti esclusivi

    Twitter e Eurosport stringono una partnership per la pubblicazione di contenuti e la vendita di spazi pubblicitari dei Giochi Olimpici Tokyo 2020. Una collaborazione che amplifica la copertura digital delle Olimpiadi su Eurosport in 16 mercati europei.

    I Giochi Olimpici di Tokyo 2020 sbarcano anche su Twitter. E’ stata annunciata oggi la partnership tra Twitter e Eurosport che avrà come focus la pubblicazione di contenuti e la vendita di spazi pubblicitari dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Una collaborazione che amplifica la copertura digital delle Olimpiadi su Eurosport in 16 mercati europei.

    L’accordo consentirà agli utenti di Twitter di vivere, a 280 caratteri, le fasi salienti dei Giochi Olimpici grazie agli highlights pubblicati da Eurosport, comprese le emozioni delle Cerimonie di apertura e chiusura e il countdown verso Tokyo 2020 con tutti i contenuti digital dedicati all’evento dell’anno.

    Grazie a questo accordo con Twitter, Eurosport e Discovery offriranno inoltre ai TOP partner dell’International Olympic Committee soluzioni di content marketing per la promozione dei propri brand globali durante i Giochi Olimpici in Europa. Twitter, a sua volta, offrirà agli inserzionisti un altro canale di contatto per la copertura dei Giochi Olimpici. Tutti i contenuti saranno supportati dal profilo Twitter di Eurosport e venduti come “in-stream sponsorship” di Twitter dai team commerciali di Discovery, Eurosport e Twitter.

    tokyo 2020 twitter eurosport

    La partnership permetterà a Eurosport di coinvolgere l’audience di Twitter in Europa con i contenuti dei migliori atleti del mondo, di quelli italiani, oltre ai momenti più iconici della città ospitante dei Giochi Olimpici. Attraverso i profili Twitter paneuropei, Eurosport amplierà la copertura digital di Tokyo 2020, già garantita dal sito di eurosport.com e dalle app di Eurosport, gli unici mezzi dove vedere ogni istante delle Olimpiadi, con 321 medaglie d’oro da assegnare e 3500 ore live anche in 4k ultra-high definition.

    Paul Rehrig, General Manager, Eurosport Digital: “Siamo entusiasti di questa partnership con Twitter, che permetterà a Eurosport di offire le emozioni olimpiche ad ancora più persone in tutto il continente. Twitter è la piattaforma leader dei contenuti live e il luogo perfetto per estendere la nostra copertura di Tokyo 2020”.

    “Il pubblico sceglierà Twitter per scoprire e commentare cosa succede durante i Giochi Olimpici, l’evento sportivo dell’anno. Siamo orgogliosi di condividere su Twitter, in tutta Europa, gli highlights in tempo reale delle Olimpiadi e le Cerimonie di apertura e chiusura, alimentando la più grande “conversazione” olimpica mai realizzata prima», afferma Kay Madati, Global Vice President and Head of Content Partnerships di Twitter.

    Mike Rich, Head of Sports Marketing Solutions di Discovery: “Questa partnership offrirà ai brand una grande chance di connessione fra la comunity di Twitter e l’evento sportivo dell’anno, quando tutti gli occhi del mondo saranno puntati su Tokyo 2020. Questo accordo dimostra come Discovery ed Eurosport siano gli unici partner in grado di offrire ai brand un mercato di milioni di appassionati olimpici in tutta Europa“.

    Dopo il successo di Eurosport alle Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018, Discovery alimenterà più che mai la passione del pubblico per Tokyo 2020 con la più completa copertura digitale di un’edizione estiva dei Giochi Olimpici. Eurosport sarà l’unica multipiattaforma sportiva dove seguire ogni minuto di ogni singolo evento dei Giochi Olimpici, dal 24 luglio al 9 agosto live e on-demand su TV, mobile, social e web.

  • Generali Italia e FCA Group, quando la mobilità viaggia in partnership

    Generali Italia e FCA Group, quando la mobilità viaggia in partnership

    Generali Italia e FCA Group, a distanza di un anno dalla partnership, hanno presentato i nuovi servizi digitali assicurativi e IoT per una nuova esperienza personalizzata ai clienti auto connesse.

    Se è vero che viviamo nell’era della “collaboration”, allora un esempio in questa direzione è quello tra Generali Italia e FCA Group che si sono messi in partnership per sviluppare nuovi servizi, in chiave IoT (Internet Of Things), per offrire ai propri clienti una esperienza sempre più coinvolgente. Dal real time coaching, che migliora lo stile di guida, all’instant insurance, che permetterà nel corso del 2020 di attivare servizi istantanei in base all’esigenza del cliente: a meno di un anno dall’annuncio dell’accordo Generali Country Italia, Fiat Chrysler Automobiles Italy e FCA Bank hanno presentato oggi, alla torre Hadid, a Citylife, i nuovi servizi digitali IoT (Internet of Things) per i clienti delle auto connesse, che saranno pronti già entro l’anno, e rafforzato la propria partnership strategica e commerciale in Italia e nei principali mercati europei.

    Alla conferenza di presentazione dei nuovi servizi erano presenti Marco Sesana, Country Manager & Ceo di Generali Italia e Global Business Lines, Pietro Gorlier, Chief Operating Officer FCA per la regione Emea & Global Head of Mopar, Giacomo Carelli, Chief Executive Officer & General Manager di FCA Bank Group, e Francesco Bardelli, Ceo Generali Jeniot and Chief Business Transformation Officer di Generali Italia, che hanno siglato gli accordi attuativi della partnership strategica e commerciale e hanno presentato i nuovi servizi.

    La partnership si estende alle soluzioni assicurative per le auto della flotta di Leasys (società di mobilità del Gruppo FCA Bank specializzata nel noleggio a breve, medio e lungo termine e nel car sharing peer to peer) ed anche alla distribuzione di polizze auto da parte di FCA Bank presso la rete dei concessionari FCA, non solo per le connected cars, ma per tutte le altre tipologie di auto ed interesserà i seguenti mercati europei:

    • Per quanto riguarda Leasys, in Italia saranno oltre 90.000 i veicoli FCA assicurati Generali.
    • In Germania, Francia, e Polonia, la partnership tra Generali e FCA Bank offrirà soluzioni assicurative per le auto dei clienti retail.

    È stato anche avviato un nuovo cantiere con l’obiettivo di sviluppare nel 2020 prodotti e servizi specifici legati all’auto elettrica: come, ad esempio, coperture assicurative dedicate e servizi per facilitare la ricarica della batteria dell’auto.

    Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines ha dichiarato: “Meno di un anno fa abbiamo dato vita con FCA ad un asse italiano per il primo Ecosistema di mobilità connessa e per sviluppare soluzioni e servizi innovativi per le nuove forme di mobilità. Il nostro obiettivo è assicurare lo spostamento delle persone e non solo le auto. Già oggi, grazie all’intenso lavoro con FCA, possiamo presentare ai clienti in Italia e nei principali mercati europei un’offerta di prodotti e servizi capace di garantire una nuova esperienza personalizzata in base allo stile di guida e di vita. Con questo nuovo approccio alla mobilità puntiamo a superare l’obiettivo di 2,5 milioni di clienti connessi entro il 2021”.

    Pietro Gorlier, Chief Operating Officer FCA per la regione Emea & Global Head of Mopar ha commentato: “Per FCA l’iniziativa annunciata oggi rientra nell’ambito del nuovo “ecosistema” globale per veicoli connessi, annunciato lo scorso mese di aprile, che migliorerà le funzionalità online dei propri veicoli in tutto il mondo. La piattaforma, infatti, oltre ad offrire un ambiente tecnico ideale per i veicoli elettrici, supporterà anche la gamma di servizi per la mobilità di FCA, fra cui appunto le opzioni di tariffe al chilometraggio, polizze assicurative basate sull’utilizzo effettivo del veicolo, distribuite da FCA Bank presso la rete dei concessionari del Gruppo”.

    I nuovi servizi di Generali Italia e FCA Group

    Le nuove soluzioni e servizi nati dalla condivisione dell’esperienza e del know-how delle società rispondono alle esigenze in continua evoluzione dei clienti, sempre più predisposti a modelli di consumo di beni e servizi basati sull’utilizzo.

    Soluzioni assicurative innovative

    FCA Bank distribuirà presso la rete di concessionari del gruppo FCA le soluzioni assicurative di Genertel legate alla responsabilità civile, con tariffe basate sullo stile di guida del cliente e sul reale utilizzo del veicolo.

    Servizi digitali IoT

    I servizi saranno collegati ai comportamenti e alle abitudini di utilizzo dell’auto attivabili tramite l’App FCA. Ad esempio:

    • Stile di guida, che aiuta a migliorare il proprio stile di guida per diventare un autista più responsabile;
    • Certificato uso veicolo che attesta lo stato di usura del proprio veicolo per documentare il valore dell’auto in caso di vendita;
    • Servizio infrazioni per sapere ad esempio la velocità esatta in un preciso momento;
    • Segnalazioni Real Time che avvisano se il veicolo si allontana da un’area preimpostata: ad es. auto usata dai figli o in caso di parcheggio in zone con limitazioni e restrizioni ad es. lavaggio strade/mercato;
    • Controllo Remoto che invia un promemoria ogni volta che si parcheggia, con il percorso per ritrovare la propria auto;
    • La mia auto per tenere il proprio veicolo sempre in perfette condizioni controllando il consumo del carburante e la pressione dei pneumatici da remoto;
    • I miei viaggi, per gestire gli spostamenti tramite app arricchendo ogni itinerario con note personali.

    Instant Insurance

    Nel corso del 2020 l’offerta si arricchirà ulteriormente con servizi innovativi legati all’instant insurance per offrire da parte di FCA Bank soluzioni assicurative istantanee calibrate sulle precise esigenze del cliente, dedotte da connessione in tempo reale. I principali casi d’uso sono: polizze viaggio attivabili in prossimità di stazioni/aeroporti, polizze per la protezione delle attività sportive in caso di arrivo in località sciistiche, oppure traino d’emergenza in caso di transito in autostrade.

    Servizi integrati per clienti Generali e FCA

    La possibilità da parte delle agenzie di Generali Italia di proporre offerte di noleggio a lungo termine di veicoli FCA tramite Leasys, la società di mobilità e noleggio di FCA Bank, oltre a diversi servizi dedicati, come ad esempio manutenzione ed estensione di garanzia FCA ai clienti di Generali. Inoltre grazie a sinergie tra i network di carrozzerie convenzionate di Generali Country Italia e FCA si promuoverà l’utilizzo delle officine autorizzate FCA per riparazioni nonché l’utilizzo di ricambi originali FCA.

  • Google si conferma essere il brand più influente in Italia

    Google si conferma essere il brand più influente in Italia

    Ipsos ha pubblicato la sua interessante ricerca “The Most Influential Brands 2019”, dalla quale emerge che il brand più influente in Italia si conferma essere Google. Al secondo posto troviamo Amazon e poi, terzo, WhatsApp.

    Ipsos ha pubblicato l’edizione 2019 dell’interessante ricerca “The Most Influential Brands 2019“, #IpsosMIB2019, una ricerca che, attraverso le opinioni di 4550 italiani, offre un affresco su quali siano i brand in grado di influenzare maggiormente la nostra vita quotidiana. L’edizione di quest’anno si è avvalsa della preziosa esperienza e competenza di Paolo Iabichino, una delle figure più autorevoli nel panorama della comunicazione e della brand strategy a livello internazionale con cui Ipsos ha intrapreso una collaborazione continuativa al fine di offrire ai brand una consulenza strategica a 360°.

    I fattori presi in esame da Ipsos per individuare i brand più influenti sono: Trustworthy (fiducia, affidabilità), Engagement (coinvolgimento), Leading Edge (innovazione, capacità di far tendenza), Corporate Citizenship (impegno e ruolo sociale), Presence (presenza).

    google brand influente italia 2019

    Sulla base di questi cinque fattori, viene fuori questa classifica:

    1. Google
    2. Amazon
    3. Whatsapp
    4. PayPal
    5. Microsoft
    6. YouTube
    7. Samsung
    8. Facebook
    9. Mulino Bianco
    10. Visa

    Google si conferma quindi essere il brand più influente nel nostro paese, e le tre posizioni al vertice restano invariate rispetto allo scorso anno (qui la ricerca del 2016). Ma quello che è interessante notare è che Facebook è in calo di tre posizioni, posizionandosi in ottava posizione. Un calo che sicuramente è il riflesso di quanto accaduto negli ultimi mesi, lo scandalo Cambridge Analytica ha sicuramente influito.

    brand influenti italia Ipsos 209

    Esce dalla classifica Ikea, lo scorso anno era ottava, lasciando spazio a Mulino Bianco, uno brand italiano in classifica.

    Osservando i dati dal punto di vista generazionale, emerge con forza l’importanza di Instagram per la Generazione Z (15- 21 anni), che arriva alla quarta posizione. Tale realtà permea la vita dei più giovani ma non compare in nessun’altra Top Ten per fasce di età. Fa poi la sua comparsa Netflix, rispettivamente al decimo posto per la Generazione Z e alla sesta posizione per i Millennial (22-35). Una nota a parte, infine, per Nutella che pur non comparendo nel ranking generale, si presenta tra i primi dieci: 6° per la GenZ, 9° per i Millennial e 10° per i Boomers, cioè color di età compresa tra i 53 e i 71 anni.

    Ipsos, leader mondiale nel settore delle ricerche di mercato. per questa edizione ha realizzato un focus sulla Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR). Se dallo studio emerge come il fattore Corporate Citizenship pesi ancora solo mediamente il 12% nel determinare l’influenza sulla marca, interessante è notare come il 68% degli intervistati ritenga che in futuro le marche più di successo saranno quelle che contribuiranno in modo positivo alla società.

    Cresce il desiderio delle persone di ritrovare nelle scelte e nelle strategie dell’azienda i valori universali con i quali immedesimarsi. Un cambiamento radicale di prospettiva, questo, che vede al centro i brand ai quali viene chiesto un impegno sociale crescente. Il 60% degli italiani afferma infatti di sentire il bisogno di aziende che svolgano un ruolo attivo in ambito sociale, culturale e politico. Ai brand si chiede di prendere posizione senza temere le conseguenze: lo pensa il 62% degli intervistati d’accordo nell’affermare che se un’azienda sceglie di prendere una posizione forte su un tema sociale o politico non deve temere di perdere consenso o parte della clientela. Il 79% crede che sia possibile per una marca sostenere una buona causa e guadagnare allo stesso tempo.

    La quasi totalità delle aziende dichiara poi di aver già sviluppato o sta pensando di sviluppare iniziative di responsabilità sociale e brand purpose (91%). Gli scopi a cui prevalentemente le aziende si dedicano riguardano molto spesso temi universali come la sostenibilità dei processi produttivi ed ecologia (75%), il sostegno ad associazioni no profit ed istituzioni (51%) o la salute e ricerca scientifica (38%). Meno affrontati sono invece gli argomenti su cui la società rischia di dividersi come le pari opportunità e i diritti umani (34%).

    “Quello che stiamo attraversando” – dichiara Paolo Iabichino – “è un momento epocale per la comunicazione di marca. Possiamo finalmente fare in modo che le nostre idee generino cambiamento e che le strategie di brand si occupino anche della vita delle persone. È un modo per rendere più virtuoso il nostro mestiere, rivolgendoci alla collettività e non a singoli cluster di target.”

  • Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Se ne parlava ormai da qualche giorno, ma ora è ufficialmente partito il test per eliminare i Like da Facebook, in Australia. Il test segue quello avviato anche nel nostro paese su Instagram e se avrà successo verrà esteso anche ad altri paesi.

    Se ricordate, ne avevamo già parlato qualche settimana fa, quando avevamo parlato della “soffiata” della solita Jane Manchun Wong, quando aveva scoperto un codice all’interno dell’app di Facebook per Android che nascondeva il numero dei Like dai post. Ebbene, quella soffiata era vera e ieri TechCrunch ha dato notizia dell’avvio del test da part di Facebook per eliminare i Like dai post, con l’intento di verificare la reazione degli utenti. Al momento il test è programmato per la sola Australia, ma, se avrà successo, come sperano in tanti, verrà poi esteso anche ad altri paesi.

    La notizia arriva a due giorni dall’avvio del test dieliminare i Like da Instagram anche nel nostro paese e la modalità che Facebook avvierà è la medesima. Infatti, il test farà in modo che gli utenti non vedano più il numero di like totale ma solo una dicitura del tipo “(un amico) e altri…“, più o meno quello che si vede in questi giorni su Instagram, appunto. E una volta cliccato su “altri”, viene fuori l’elenco delle persone che hanno espresso un apprezzamento. Ora, se davvero qualcuno vuole conoscere quanti sono, allora non deve fare altro che contarli manualmente (lo stesso vale per Instagram).

    test facebook like australia

    Da quello che si sa, anche se era logico, Facebook vuole verificare la reazione degli utenti, vuole quindi sapere se questa modalità risulta più “rilassante” rispetto all’opprimente ricerca dei Like. Il fatto di non vedere più comparire quel numero sui post, potrebbe aiutare gli utenti a vivere meglio la condivisione, senza essere rapiti da una compulsiva ricerca di Like che non fa altro che rovinare la qualità delle condivisioni.

    Come già detto in altre occasioni, ormai si era creata la convinzione che i Like fossero sinonimo di approvazione, indipendentemente dal contenuto. Spesso si è portati a pensare, sbagliando, che un maggiore numero di Like significa maggiore approvazione. Invece non è così. La ricerca spasmodica del Like ha portato solo ad un approccio ai social media sempre più ansioso, trasformando la condivisione in una “lotta” a chi ottiene più like. Conseguenza ne è stata una qualità sempre più bassa dei contenuti condivisi.

    Questo test, per ora solo in Australia, otterrà l’approvazione che merita e presto lo vedremo anche nel nostro paese. Perché è da qui che passa la “fase 2” di queste piattaforme, sempre più appiattite verso una unica direzione, “avere più like”. E’ il momento di voltare pagina e di pensare queste piattaforme come strumenti di comunicazione e di condivisione. Una riflessione che riguarda tanto gli utenti, quanto le aziende che dovranno necessariamente puntare sulla qualità.

  • Glassdoor da oggi arriva anche in Italia

    Glassdoor da oggi arriva anche in Italia

    Glassdoor, la piattaforma che offre recensioni, valutazioni, indicazioni sugli stipendi e molte altre informazioni sui datori di lavoro fornite direttamente dai dipendenti, insieme alle offerte di impiego più aggiornate, arriva in Italia. La piattaforma oggi accoglie a livello globale circa 67 milioni di visitatori unici mensili e offre siti ad hoc in 20 mercati mondiali.

    Glassdoor arriva in Italia. La piattaforma è ormai nota in tutto il mondo e offre recensioni, valutazioni, indicazioni sugli stipendi e molte altre informazioni sui datori di lavoro fornite direttamente dai dipendenti, insieme alle offerte di impiego più aggiornate. L’obiettivo di Glassdoor è quello di offrire a chi è in cerca di impiego una maggiore conoscenza delle opportunità professionali e degli ambienti di lavoro attraverso recensioni e informazioni condivise da coloro che conoscono di più un’azienda, ovvero i suoi dipendenti. La piattaforma unisce queste informazioni con l’accesso alle offerte di lavoro più aggiornate. Glassdoor accoglie a livello globale circa 67 milioni di visitatori unici mensili e offre siti ad hoc in 20 mercati mondiali.

    Lo scopo di Glassdoor è quello di aiutare le persone a trovare il lavoro e l’azienda che amano: sia il sito che la app rappresentano una risorsa gratuita per chi è in cerca di lavoro. Da oggi, prima di candidarsi o di accettare una proposta, gli utenti potranno utilizzare Glassdoor per farsi un’idea più precisa di come sia realmente lavorare presso quel datore di lavoro. La piattaforma offre oltre 50 milioni fra recensioni, valutazioni, informazioni sugli stipendi e molti altri dettagli, il tutto condiviso dai dipendenti stessi. Nessun’altra piattaforma di lavoro unisce la disponibilità di posizioni aperte con questo livello di dettaglio e informazioni su specifiche professioni e aziende.

    glassdoor in italia

    Con Glassdoor è poi possibile personalizzare le proprie ricerche di lavoro in base a titolo, posizione, distanza, settore, dimensioni e valutazioni dell’azienda e molto altro ancora. È possibile anche impostare degli avvisi che allertano l’utente qualora nuove offerte in linea con la propria ricerca compaiono online.

    Glassdoor utilizza un modello “dare-avere”, offrendo accesso gratuito a tutti i dati di Glassdoor una volta che si contribuisce alla piattaforma con i propri contenuti, fornendo ad esempio recensioni su una società o informazioni sui salari. Questo modello aiuta a ridurre la probabilità di recensioni troppo positive o negative, incoraggiando invece valutazioni aziendali più neutre ed equilibrate. La valutazione media delle aziende su Glassdoor è di 3,4 su 5.

    La piattaforma, lanciata nel 2008, aiuta anche i datori di lavoro a selezionare e assumere candidati di qualità e ben informati. Attualmente collabora con un numero crescente e diversificato di 16.000 datori di lavoro. Inoltre, ci sono 200.000 aziende che utilizzano un account Glassdoor gratuito, che consente ai rappresentanti delle aziende di rispondere alle recensioni, pubblicare aggiornamenti aziendali e accedere agli analytics di base che possono aiutare a prendere decisioni più informate in merito alle assunzioni.

    glassdoor italia

    Ideata da Tim Besse, Robert Hohman, attuale CEO dell’azienda, e dal fondatore di Expedia Rich Barton, Glassdoor è una piattaforma sempre più importante e utile per trovare e candidarsi per posizioni aperte e ricercare datori di lavoro – quasi quattro utenti di Glassdoor su cinque (79%) sono più propensi a candidarsi per una posizione aperta se l’azienda è attiva sulla piattaforma (ad esempio, risponde alle recensioni, aggiorna il suo profilo, condivide gli aggiornamenti sulla cultura aziendale e l’ambiente di lavoro). Inoltre, assumere personale attraverso Glassdoor consente alle aziende di ottenere un retention rate più alto del 30%.

    In occasione del lancio della piattaforma in Italia, Glassdoor ha condotto una ricerca online tra oltre 750 persone occupate e in cerca di lavoro nel mercato italiano. Questi i risultati principali:

      • l’85% delle persone in cerca di lavoro e dei dipendenti afferma che la realtà lavorativa tende a differire rispetto alle aspettative generate in fase di colloquio;
      • l’84% dei dipendenti afferma di voler essere meglio informato su quale sia un salario in linea con la propria posizione e le proprie competenze, tanto all’interno dell’azienda in cui si lavora che nel proprio settore di lavoro di riferimento;
      • il 77% delle persone in cerca di lavoro e degli occupati dichiara di trovare utile leggere le recensioni dei dipendenti attuali o precedenti di un’azienda quando deve decidere dove andare a lavorare;
      • il 77% delle persone in cerca di lavoro e dei dipendenti afferma che trovare la giusta cultura aziendale è più importante che guadagnare di più;
      • il 63% delle persone in cerca di lavoro e dei dipendenti, in riferimento al lavoro attuale o al più recente, di non aver negoziato il proprio stipendio e di aver accettato il salario offerto nella proposta d’impiego;
      • il 51% delle persone in cerca di lavoro e degli occupati sta attualmente cercando o prevede di cercare un nuovo lavoro nel corso del prossimo anno.

    Da oggi è quindi disponibile la piattaforma Glassdoor anche nel nostro paese a questo link: glassdoor.it.

  • Il negozio fisico deve essere ecologico, umano e con strumenti digitali

    Il negozio fisico deve essere ecologico, umano e con strumenti digitali

    Il negozio fisico ha ancora un ruolo centrale per le persone. La ricerca di Axis Communications, realizzata da Ipsos, ci mostra che oggi le persone preferiscono un negozio che sia ecologico, umano e con strumenti digitali.

    Se qualcuno pensava che il negozio fisico, nell’era del digitale e degli acquisti online, fosse destinato al definitivo tramonto, allora deve ricredersi, perché le persone cercano ancora un luogo fisico dove fare i propri acquisti. E l’interessante ricerca di Axis Communications, realizzata da Ipsos, ce lo dimostra chiaramente. I negozi oggi devono adeguarsi ai tempi e offrire un’esperienza sempre più coinvolgente e piacevole per le persone che sono comunque alla ricerca di un contatto fisico per fare acquisti. Non devono mancare attenzione per l’ambiente e strumenti digitali.

    negozio futuro franzrusso.it 2019

    Axis Communication è leader mondiale nella produzione di videocamere di rete e con questa ricerca vuole offrire agli store manager tutta una serie di dati, che fa capo alla business intelligenze, in modo tale che da quei dati si possano ricavare indicazioni interessanti per migliorare il coinvolgimento delle persone all’interno del negozio fisico. Il negozio del domani dovrà anche offrire alcuni dei vantaggi tipici del canale online. Ad esempio, la possibilità di risparmiare tempo attraverso aree di ritiro degli ordini online (priorità per il 19% dei clienti) o la presenza di casse mobili (17%), ma sempre mantenendo la dimensione umana e un’atmosfera piacevole, in particolare grazie alla musica che migliora l’esperienza di acquisto per il 75% degli intervistati.

    Dalla ricerca emerge comunque l’elemento della multicanalità come modalità di scelta e acquisto, ma con una preferenza ancora marcata per il punto vendita fisico. Ben il 57% degli intervistati ha dichiarato che il negozio fisico e il sito internet sono complementari, quasi un italiano su tre (33%) preferisce invece il negozio fisico. Poi, un 10% che predilige fare acquisti online.

    ricerca axis ipsos

    Il negozio fisico viene apprezzato per l’immediatezza della fruizione del bene (86%), per la possibilità di vedere, toccare e provare il prodotto (85%), per la consulenza fornita dal personale di vendita (79%), con il quale si possono stabilire relazioni, e per l’assenza di costi di spedizione. Il canale online viene invece più spesso utilizzato da chi non ha necessità/voglia di stabilire contatti umani (70%). All’online viene poi attribuita una più ampia offerta (62%), la disponibilità di informazioni e la possibilità di risparmiare tempo (62%).

    Ma cosa spinge le persone a recarsi in negozio?

    Il 71% degli intervistati a questa domanda ha risposto con la motivazione più che ovvia di effettuare l’acquisto, interessante è soffermarsi sulle percentuali di altri rispondenti. Il 36% considera la visita in negozio un’occasione per raccogliere informazioni, facendo un sopralluogo, il 18% lo ritiene invece un momento di svago. Ed è proprio anche sul concetto di divertimento che si possono aprire nuovi scenari per il retail nazionale. Il cosiddetto showrooming è vissuto anche come attività di intrattenimento, soprattutto tra le generazioni più giovani.

    Prendendo in esame lo spaccato generazionale infatti, sale al 27% la percentuale degli intervistati appartenenti alla Generazione Z (18-24 anni) per i quali il tempo trascorso in negozio è soprattutto un momento di piacere e divertimento. Tale percezione rappresenta un’opportunità per i retailer di attrarre gli acquirenti e indurli all’acquisto, capitalizzando sul ruolo del personale di vendita e individuando nuove dinamiche di interazione per la prova di prodotto.

    ricerca axis ipsos

    “Il punto vendita fisico è in costante evoluzione, raccogliere informazioni per comprendere i trend e le esigenze dei consumatori in anticipo diventa vitale per essere competitivi sul mercato. Con le nostre telecamere di rete, grazie alle applicazioni retail, siamo già in grado di fornire ai retailer dati fondamentali per migliorare la propria offerta, nel rispetto della privacy dei clienti“. – ha spiegato Pietro Tonussi, Business Development Manager di Axis Communications – “La tecnologia deve però essere guidata dalle persone. Con questo nuovo studio abbiamo quindi voluto offrire al mondo retail un’analisi di scenario, con l’obiettivo di dare spunti di riflessione da cui partire per l’ottimizzazione dei risultati sul punto vendita e di porci come partner strategici di consulenza a supporto dei nostri clienti“.

    ricerca axis ipsos

    Il negozio fisico del domani

    Gli acquirenti del futuro cercheranno nello shopping il divertimento ma con un’attenzione importante per il rispetto dell’ambiente, della natura e per l’origine del prodotto. Il 78%, infatti, ha dichiarato di essere preoccupato per la questione ambientale e il 73% afferma di fare attenzione alla provenienza dei prodotti. Cresce inoltre, sempre di più, la voglia di non omologarsi grazie ad articoli personalizzati e originali. Il 74% dei clienti retail coinvolti nell’indagine ha dichiarato di voler avere uno stile del tutto personale senza assomigliare agli altri. Un desiderio molto diffuso soprattutto fra i più giovani che apprezzano la possibilità di essere coinvolti in prima persona nella creazione di un articolo, addirittura attraverso concorsi indetti da designer e stilisti o con l’ausilio di stampanti 3D.

    L’aspettativa principale del cliente è quella di vivere il momento della visita e dell’acquisto sul punto vendita in maniera più rilassata e personale: da shopping experience a human experience. L’82% degli intervistati considera l’atmosfera generale un elemento importante sentirsi in totale comfort all’interno del punto vendita. Un ambiente accogliente che vede nella musica un asset decisivo: ben 3 intervistati su 4 dichiarano che una musica adatta ai propri gusti contribuisca a rendere l’esperienza nel negozio positiva. Lo store del futuro non potrà, ovviamente, prescindere dall’innovazione tecnologica: strumenti per prove prodotto più immersive, soluzioni di gestione dei momenti di picco dell’affluenza e opzioni di check-out intelligenti rappresenteranno certamente fattori importanti su cui costruire un’accoglienza e consulenza personalizzata, in cui l’armonia degli spazi e il contatto umano rivestono un ruolo fondamentale.

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