Categoria: Digital Food

Questa è la rubrica di InTime interamente dedicata a tutto ciò che riguarda il mondo digital e il mondo del food, che diventa Digital Food.

  • Con Biorfarm adotti un albero e la frutta la ricevi a casa

    Con Biorfarm adotti un albero e la frutta la ricevi a casa

    Biorfarm è una startup italiana che ha concretizzato un servizio tanto utile quanto semplice: adottare con un click un albero da frutto, vederlo crescere online e ricevere a casa il raccolto biologico a un prezzo giusto, sia per il consumatore sia per l’agricoltore.

    La bellezza dei tempi moderni è avere quasi tutto a portata di click, inclusa la frutta gustosa, genuina, coltivata secondo le regole dell’agricoltura biologica e pagata un prezzo equo. Lo ha reso possibile Biorfarm (che è stata premiata all’Officina MPS 2019), una startup nata dall’intuizione di due ragazzi calabresi, Osvaldo De Falco e Giuseppe Cannavale, che nel 2015 hanno smesso di fare i consulenti aziendali per tornare alla terra, ma mixando tradizione e innovazione. Come? Attraverso la piattaforma digitale gli utenti adottano o regalano un albero da frutto (possono anche dargli un nome e sceglierne la collocazione nel campo), la cui crescita viene seguita online, e quando i frutti arrivano a maturazione possono essere raccolti di persona oppure chiedere che vengano spediti direttamente a casa propria in 24/48 ore. Una filiera cortissima – dalla campagna alla tavola – sinonimo di maggiore freschezza rispetto alla filiera tradizionale, che, al contrario, non può fare a meno di molti passaggi intermedi.

    biorfarn

    Ad aggiungere valore al servizio c’è l’aspetto della conoscenza diretta: Biorfarm seleziona personalmente gli agricoltori, sono uomini e donne che amano e rispettano la terra e che ogni giorno dedicano le loro energie a coltivare alberi da frutto bio, in sintonia con la natura e lontani dalle logiche di produzione di massa.
    Si tratta di piccoli agricoltori italiani, dislocati per lo più al sud del Paese, che vivono del proprio lavoro e a cui viene riconosciuto un compenso equo. Un aspetto non marginale, considerando che solo in Italia ammontano a circa 20mila i piccoli agricoltori che ogni anno abbandonano i campi a causa di costi insostenibili oppure che non raccolgo la frutta perché la grande distribuzione vuole remunerarli pochi centesimi a chilo.

    biorfarn startup

    Ad oggi Biorfarm ha fatto adottare più di 12mila alberi e spedito oltre 70 tonnellate di frutta bio in tutta Italia a più di 10mila famiglie, a ciò vanno aggiunte le adozioni dei campi da parte delle aziende, che li regalano come benefit ai dipendenti o ai clienti.
    Negli ultimi anni, spinto forse da un’evoluzione generale del nostro mercato di riferimento, abbiamo assistito a diversi cambiamenti di comportamento e di pensiero del consumatore medio. Gli utenti di Biorfarm si muovono verso un archetipo di cliente ancora più coscienzioso e sensibile verso temi legati alla sicurezza alimentare e alla sostenibilità ambientale e sociale”, spiegano dalla startup. Di fatto grazie al rapporto diretto con l’agricoltore, si garantisce la possibilità di una maggiore conoscenza al consumatore finale di tutto quello che c’è dietro il prodotto portato sulla propria tavola.
    Basti pensare alla scorsa estate, dove davanti un box di polistirolo (riciclabile) utilizzato per spedire la frutta estiva abbiamo ricevuto tante chiamate che ci invitavano all’eliminazione della plastica. E quest’anno anche il box estivo, come l’invernale, può dirsi plastic free”, aggiungono.

    Il servizio è molto apprezzato in contesti altamente urbanizzati, che trovandosi lontani dalla campagna o dai campi non offrono ai residenti prodotti freschi di alta qualità. “Milano, Torino, Firenze, Roma fanno da capofila per le adozioni con Biorfarm, ma anche in città più piccole esiste una domanda in crescita. A volte infatti, nonostante il contesto che circonda la città agreste o comunque caratterizzato da una maggiore facilità di reperire frutta e verdura prodotta naturalmente, non garantisce la produzione di determinate culture. Ad esempio, in Pianura Padana non si avranno mai gli agrumi Siciliani, invece adottabili su Biorfarm.com con pochi click”, osservano dalla startup.

    biorfarn proposta

    Del resto il mercato è in cambiamento e la tecnologia aiuterà a trovare eccellenze culinarie prima inaccessibili perché nascoste o semplicemente non promosse nei canali di vendita tradizionali. “Questo aspetto plasmerà anche i comportamenti e i bisogni del consumatore medio e non solo per motivi anagrafici. La penetrazione dell’e-commerce nelle nostre vite, il concetto di “convenienza” inteso come facilità di reperimento e comodità, combinato all’inclusione tra i criteri di selezione di concetti come sostenibilità ed ecologia, guideranno il cambiamento dell’ egrocery, un mercato sempre più forte”, concludono da BiorFarm.

  • Ecco quanto vale il Food Delivery in Italia

    Ecco quanto vale il Food Delivery in Italia

    Gli acquisti online dei consumatori italiani evolvono mese dopo mese. Nell’alimentare, il food delivery si conferma il primo comparto, con 566 milioni di euro e una crescita del +56% rispetto al 2018: un boom, dai dati che emergono dall’ultimo report dell’Osservatorio eCommerce B2c.

    Dicono tutto i numeri: il comparto del Food Delivery online è super frizzate, grazie a una crescita del +56% rispetto al 2018 e ai 566 milioni di euro raggiunti, si conferma il primo segmento alimentare, cui seguono il Grocery Alimentare (prodotti da supermercato) che vale 476 milioni (+45%) e l’Enogastronomia con 383 milioni (+24%). A scattare la fotografia è l’ultima ricerca sul Food&Grocery a firma dell’Osservatorio eCommerce B2c – promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, e di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico italiano – secondo cui nel 2019 il mercato online del Food&Grocery è dinamico perché sfiora gli 1,6 miliardi di euro, +39% rispetto al 2018, ma con un’incidenza sul totale dell’e-commerce B2c italiano ancora marginale, pari al 5%.

    food delivery italia

    Il food nell’eCommerce

     Il Food&Grocery online è il settore che nel 2019 cresce con il ritmo più sostenuto: +39% a fronte del +15% dell’e-commerce nel suo complesso. Gli acquisti online dei consumatori italiani (sia su siti italiani sia stranieri) in questo settore incidono però ancora poco sul totale degli acquisti retail, considerando che la penetrazione supera di poco l’1% ed è pari a circa un sesto di quella media dei prodotti”, commenta Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm.ù

    A dare la soddisfazione più grande è il food delivery (piatti pronti), che è il primo comparto del mercato online, con un fatturato di 566 milioni di euro. Uno sviluppo importante dovuto alla crescita della copertura nei centri di dimensioni medio-grandi. “In questi anni gli operatori del settore hanno investito per attivare il servizio del food delivery in nuove città e per rafforzare l’offerta disponibile. Oggi infatti il 93% delle città italiane con popolazione superiore ai 50mila abitanti è coperto da servizi di consegna a domicilio (era solo il 74% nel 2017) e circa un abitante su due (47%) può ordinare online piatti pronti, mentre nel 2017 questo   servizio era accessibile solo a un terzo della popolazione italiana”, osserva Samuele Fraternali, senior advisor dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm.

    food delivery italia

    I numerosi progetti, avviati e consolidati negli ultimi anni, hanno sì potenziato un’offerta online fino a qualche tempo fa futuristica, però c’è ancora molto da fare.
    Solo poco più di due terzi degli italiani possono fare online la spesa da supermercato, con un livello di servizio non sempre adeguato, e quasi la metà degli abitanti è coperta potenzialmente dal servizio di consegna a domicilio di cibo pronto.

    L’attivazione di un’iniziativa eCommerce rappresenta l’inizio di un processo di integrazione tra canali, che richiede scelte con lo sguardo volto al lungo periodo, continui investimenti (in tecnologia e non solo) e sviluppo di competenze. Solo così è possibile superare i connotati ancora sperimentali di alcune iniziative, garantire una copertura territoriale più estesa e offrire un livello di servizio idoneo. Ed è proprio nello sviluppo di questo settore – il primo nel paniere degli acquisti degli italiani – che si gioca il futuro dell’eCommerce nel nostro Paese”, sottolinea Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm.

    [row]Leggi anche[/row]

    Food delivery online: ecco i trend nel Belpaese

    Innovazione nella consegna della spesa

    Nel mondo food cambiano i gusti, cambiano le esigenze, mutano i consumi e si trasformano anche i modi di fare la spesa. Oltre all’online si fanno largo le consegne innovative (come il click&collect in store o il drive-in) e con formule di abbonamento o tramite di liste della spesa pre-impostate. Un esempio su tutti sono i contemporanei servizi di meal-kit: viene consegnato un box completo degli ingredienti necessari per realizzare una cena a casa un servizio che va oltre la mera consegna dei prodotti e che aggiunge un forte elemento esperienziale.

    Il digitale sta permettendo di sperimentare nuovi modelli di business e l’evoluzione del Food&Grocery è appena iniziata, ma i dati fanno immaginare i profondi cambiamenti che arriveranno in questo settore che vanta uno dei maggiori tassi di evoluzione. Solo le imprese in grado di coniugare le nuove esigenze dei consumatori con le nuove tecnologie, creando modelli di business adattivi e innovativi, potranno essere vincenti”, conclude Roberto Liscia, presidente di Netcomm.

  • Ristoranti digitali: il format rivoluzionario di Foorban

    Ristoranti digitali: il format rivoluzionario di Foorban

    Foorban è una giovane startup in ambito food che ha sia il primato di essere l’unico ristorante digitale, quindi senza sala, nato direttamente per consegnare piatti sani e golosi a domicilio, sia di aver saputo unire l’online e l’offline aprendosi anche alle esigenze delle pause pranzo in azienda, con un’offerta B2B che mira a rivoluzionare la ristorazione aziendale.

    Foorban è un ristorante che non può essere definito con un solo slogan. Alla partenza ha puntato sul digitale, con pranzi salutari e accattivanti ordinabili online – cucinati per essere consegnati express a domicilio – oggi propone anche un’offerta retail rivolta alle aziende, ampliando il servizio in ottica omnichannel.

    La filosofia

    La ricetta è un nuovo modello di ristorante online che permette di ordinare via app o sul sito di Foorban un pasto fresco, sano, completo ed equilibrato, pensato e preparato dallo chef per essere consegnato, in tutto il suo gusto, in meno di 30 minuti. Vengono controllate direttamente le varie fasi del processo, dall’ordine alla preparazione, dal confezionamento alla consegna, così da garantire la qualità e la bontà di piatti che arrivano fumanti e senza alterazioni di cottura a destinazione, con bici cargo, Vespa o Ape.

    Foorban startup digital food

    La varietà non rimane a guardare, anzi. Dal 2016 il team di chef e nutrizionisti ha creato un menù diverso ogni settimana, superando le 1430 ricette. Si tratta di piatti con ingredienti freschi e di stagione che vanno incontro a tutti gli stili di vita e alle esigenze alimentari: dalle proposte più leggere a quelle gourmet, da quelle adatte per chi fa sport alle opzioni vegetariane e senza glutine.

    Come funziona Foorban

    Dall’app o dal sito Foorban in tre rapidi step si ordina il pranzo: se la prenotazione avviene prima di mezzogiorno, la consegna è gratuita (scegliendo lo slot orario che si preferisce), dalle 12.00 alle 14.30 il costo della consegna di 2,90€. Per ora il servizio è attivo a Milano, ma a breve coprirà ulteriori zone.
    Ogni settimana la scelta è tra una decina di piatti e per ciascuna proposta è indicata la categoria: balanced, punta sull’equilibrio di carboidrati, proteine e vegetali per un piatto completo dal punto di vista nutrizionale; detox, dove prevalgono gli alimenti di origine vegetale contenenti antiossidanti e fibra, che contribuiscono ad alleggerire la funzione degli organi; healthy, la selezione di ingredienti ricchi di vitamine, fibre e sali minerali, fornisce il giusto apporto di nutrienti senza appesantire l’organismo; energy, l’elevata percentuale di carboidrati complessi, fornisce l’energia utile per affrontare le giornate più impegnative; sport, il bilanciamento dei nutrienti, con prevalenza di proteine animali, è pensato per soddisfare l’aumento delle richieste energetiche; gourmet, la scelta degli ingredienti, la lavorazione e il loro abbinamento puntano ad avere un piatto dal gusto ricercato ed esclusivo.

    Foorban food

    Foorban, nuovi servizi

    Vogliamo dare al cittadino moderno un servizio di healthy-food smart, di qualità e responsabile, che lo segua ovunque, online e offline, a casa e in ufficio. Il prodotto resta al centro; se con il delivery abbiamo voluto alzare l’asticella della qualità disponibile sul mercato delle consegne a domicilio, elaborando piatti bilanciati cucinati per essere consegnati, con l’offerta B2B vogliamo rivoluzionare la ristorazione aziendale, portando anche all’interno delle aziende alcuni dei valori che hanno fatto il successo del servizio B2C: personalizzazione dei menù, ricercatezza delle materie prime e attenzione agli aspetti nutrizionali da un lato, comodità, velocità e modernità del servizio dall’altro”, spiegano Stefano Cavaleri, Marco Mottolese e Riccardo Pozzoli, fondatori di Foorban.

    fondatori foorban
    Stefano Cavaleri, Marco Mottolese e Riccardo Pozzoli – fondatori di Foorban

    A fine 2017 c’è stata l’apertura del primo punto fisico negli uffici supermoderni del nuovo quartier generale di Amazon a Milano, dove Foorban ha allestito uno spazio dedicato agli oltre 500 dipendenti del colosso dell’ecommerce, che per la loro pausa pranzo prendono – direttamente dai frigoriferi a vista – i piatti del giorno cucinati freschi dagli chef Foorban, facendosi guidare nella scelta del pasto dalle informazioni nutrizionali indicate sugli schermi distribuiti lungo le pareti del locale. Ad oggi, oltre 300 aziende hanno scelto Foorban per la pausa pranzo.

    Con lo sviluppo omnichannel, quindi, questa startup diventa il primo food delivery a portare anche offline il suo servizio, una novità in un settore – come quello delle consegne a domicilio – che nel Belpaese vale più di 400 milioni di euro. “Non abbandoneremo il delivery. Grazie alle consegne cresciamo del 15% mese su mese e nei prossimi mesi estenderemo il servizio anche alle cene, e il delivery sarà la prima linea di business coinvolta nel processo di internazionalizzazione”, concludono i tre founder di Foorban.

  • Frutta e verdura a domicilio online: una via semplice per mangiare sano

    Frutta e verdura a domicilio online: una via semplice per mangiare sano

    Le consegne a domicilio di frutta e verdura sono sempre più popolari tra i consumatori, attratti dall’avere sulla tavola prodotti sani, coltivati in modo biologico e ordinabili online. La qualità dell’offerta è molto importante, ma non basta: deve sposarsi con un basso impatto ambientale e un alto contenuto di servizio.

    In pochi ci avrebbero scommesso, eppure l’ortofrutta consegnata a casa, non solo ha preso piede, ma sta conquistando sempre più i consumatori. Merito sia degli operatori del settore che hanno intercettato specifiche esigenze di acquisto proponendo un’offerta in grado di soddisfarle sia della richiesta di mangiare cibo sano e genuino.
    La ricetta del successo è semplice e prevede prodotti più naturali possibili, recapitati direttamente a casa; le quantità si ordinano online, scegliendo tra una rosa di produttori selezionati che producono, nella maggior parte dei casi, seguendo metodi di agricoltura biologica.

    Il trend della naturalità è in linea con quello generale dei consumi, considerando che prima di mettere il cibo nel carrello un pensiero va anche alla salvaguardia ambientale, come evidenziato da una recente indagine dedicata agli italiani e all’ambiente condotta da Swg. Tra i comportamenti concreti che le persone sono disposte a mettere in pratica spiccano: non sprecare cibo (92%), acquistare prodotti senza packaging (54%) e acquistare sempre cibo biologico (52%); non a caso l’e-commerce di frutta e verdura è capace di soddisfare tutti questi desiderata.
    Per saperne di più, abbiamo approfondito l’argomento con alcune aziende attive nel servizio di consegna a domicilio dell’ortofrutta.

    frutta verdura domicilio online

    Cosa è cambiato

    Dal 2008, anno di inizio della nostra attività, ad oggi i clienti sono diventati più attenti alla qualità del cibo che acquistano. Per molti la certificazione biologica non è più il solo e unico criterio da valutare. Ce ne sono di altrettanto importanti, come il luogo di produzione, la struttura aziendale, la rete commerciale in cui è inserito chi produce”, spiegano da Zolle, realtà imprenditoriale che opera nella zona di Roma.
    I consumatori sono alla ricerca di prodotti validi, con un valore aggiunto rispetto a quelli che si trovano nei supermercati tradizionali.

    Ha una certa importanza l’origine del prodotto, infatti abbiamo dovuto modificare l’e-commerce in modo da rendere l’etichetta di provenienza immediata e trasparente. Notiamo anche un’attenzione particolare all’imballaggio, che deve essere il più sostenibile possibile per quei prodotti che devono essere confezionati per forza”, commentano da PaniereBio, attivi nelle consegne in tutta Italia dalla Sicilia.
    La qualità quindi va pagata, ma non ci si accontenta e si richiede un alto contenuto di servizi.

    Abbiamo iniziato nel 2005 con le prime consegne nella zona di Milano, da allora l’atteggiamento dei clienti è cambiato, ad esempio sono aumentate le esigenze della gestione online degli ordini, della puntualità delle consegne, della velocità nelle nostre risposte e reazioni, insomma si richiede velocità. I principali clienti sono i privati, anche se ultimamente ci stanno scoprendo uffici e strutture aziendali per un servizio di frutta fresca bio sul posto di lavoro”, osservano da BioExpress, gruppo di produttori dell’Alto Agide con consegne nel nord Italia e a Roma.

    Cosa riserva il futuro

    Come si evolverà il mercato delle consegne di frutta a verdura a domicilio?
    Dalle nostre statistiche emerge un aumento incrementale delle vendite, continueremo ad andare incontro alle esigenze dei consumatori adattando l’offerta. Ad esempio, abbiamo lanciato la linea di prodotti “brutti ma buoni”, ossia prodotti che per forma o grammatura vengono solitamente scartati, proponendoli a un costo nettamente più basso. I nostri clienti sanno che l’estetica non conta, a fare la differenza sono i metodi di coltivazione”, commentano da PaniereBio.
    Se da un lato, l’ortofrutta rimarrà nell’immediato futuro per buona parte un prodotto che molti preferiscono vedere e toccare prima di acquistare, dall’altro l’evoluzione farà leva sulla qualità. “Si tratta di prodotti non perfettamente standardizzati, differenti fra di loro per gusto, aspetto, sistema di coltivazione, provenienza, stagionalità e così via. Standard qualitativi garantiti comportano una maggiore affidabilità e questo favorisce poi anche uno sviluppo interessante degli acquisti online”, rilevano da BioExpress.

    Probabilmente nei prossimi anni sarà sempre più facile ordinare ortofrutta online e l’offerta sarà indirizzata verso prodotti lavorati (tagliati, capati, porzionati, cucinati), non cambierà il rapporto che fa leva sull’aspetto umano.
    “Siamo online fin dall’inizio con un sito in cui è possibile trovare tutte le informazioni che riguardano il servizio: criteri di scelta delle aziende con cui collaboriamo, modalità per attivare le consegne, informazioni sui cibi che consegniamo. Per scelta, però, chi decide di iniziare a ricevere le Zolle, non può farlo automaticamente attraverso il sito, ma viene contattato telefonicamente. Questo passaggio è per noi fondamentale e ci permette sia di comunicare meglio la nostra attività sia di non perdere la parte umana, di non essere virtuali ma reali”, concludono da Zolle.

  • EcoFood Prime, l’app che aiuta a ridurre lo spreco di cibo

    EcoFood Prime, l’app che aiuta a ridurre lo spreco di cibo

    L’app segnala le scontistiche sui prodotti alimentari che rischiano di essere invenduti nei punti vendita più vicini agli utilizzatori di EcoFood Prime. Il negoziante riesce a recuperare il costo d’acquisto, mentre l’acquirente risparmia, a vantaggio dell’ambiente e del portafoglio.

    Da oggi c’è una via in più per combattere lo spreco di cibo, si chiama EcoFood Prime ed è un’app che mette insieme consumatori, esercenti e associazioni solidali per contrastare lo spreco alimentare a partire da semplici scelte quotidiane di acquisto, di vendita di prodotti e di condivisione di ciò che non si mangia.

    Ogni volta che buttiamo nel cestino dell’umido della frutta andata a male, del pane raffermo, della pasta scaduta e così via, magari ci dispiace, ma ci consoliamo pensando alle piccole quantità.

    Eppure, questo gesto replicato in 25 milioni di famiglie italiane, a livello nazionale produce una perdita economica di 12 miliardi di euro, a cui ne vanno aggiunti altri 3 derivanti dallo spreco alimentare di filiera, cioè dalla produzione alla distribuzione (dati Rapporto Waste Watcher 2019).

    Che fare? EcoFood Prime propone un meccanismo semplice: sullo smartphone l’utente riceve, dai punti vendita più vicini, le offerte di cibi che rischiano di rimanere invenduti e può acquistarli a un prezzo scontato con vantaggi per entrambe le parti, da un lato il consumatore risparmia sull’acquisto, di contro il punto vendita recupera il costo d’acquisto ed evita lo smaltimento dell’invenduto.

    ecofood prime

    Come funziona l’app EcoFood Prime

    EcoFood Prime è un’applicazione gratuita disponibile per smartphone iOS e Android, dopo averla scaricata ed essersi registrati si può iniziare a usare.

    Al momento è attiva su Palermo, ma a breve sanno coinvolte altre città. L’utente riceve dai negozi di distribuzione e somministrazione di alimenti, come supermercati, botteghe, rosticcerie, pasticcerie, ristoranti e così via gli annunci sui prodotti scontati, che possono essere acquistati fisicamente in negozio – fino a esaurimento scorte – nelle apposite aree antispreco e mostrando l’annuncio al negoziante.

    Si tratta di prodotti prossimi alla scadenza, o che sono in eccedenza oppure hanno dei difetti estetici/di confezionamento, ma sono idonei a esser consumanti.

    Il tutto si basa su un algoritmo di matching utente/categoria di prodotto, che permette di offrire un’elevata esperienza d’acquisto al consumatore, al quale saranno proposti con maggiore frequenza gli alimenti che consulta di più.

    L’app ha anche altre funzioni antispreco.

    • Dona, con cui si individuano le Onlus più vicine per donare cibo ai più bisognosi;
    • EcoFrigo, che permette di comporre una sorta di frigo virtuale, con illustrazioni degli alimenti che si vogliono regalare ai propri contatti, invitandoli a concordare un incontro per il ritiro;
    • Memo, per impostare dei promemoria che aiutano a ricordare la scadenza dei propri prodotti grazie alle notifiche che evitano le classiche dimenticanze all’ordine del giorno.

    ecofood prime app

    Obiettivi di EcoFood Prime

    L’app è nata per produrre meno sprechi possibili e favorire il modello dell’economia circolare e positiva dove a vincere sono tutti i destinatari dell’iniziativa: gli imprenditori, i consumatori e l’ambiente.

    Davanti a un problema di proporzioni planetarie come lo spreco alimentare, crediamo che il cambiamento possa arrivare da semplici gesti che compiamo ogni giorno. Basta averne consapevolezza. Per questo, EcoFood Prime, ha l’obiettivo di educare le persone a un consumo più sostenibile, ma anche a uno stile di vita rispettoso del nostro ambiente che consenta di distribuire al meglio le risorse”, spiegano Martina Emanuele e Giuseppe Blanca, giovani ideatori di EcoFood Prime.

  • Dishcovery, il menù digitale via QRcode che racconta i piatti del ristorante

    Dishcovery, il menù digitale via QRcode che racconta i piatti del ristorante

    Dishcovery è una giovane startup modenese che sta divulgando la bontà dei piatti della miglior tradizione gastronomica in modo innovativo. L’idea imprenditoriale è un menù digitale via QRcode che traduce le portate proposte nella lingua desiderata. E i risultati ottenuti in pochi mesi sono molto interessanti.

    C’è una cosa che mette d’accordo italiani e stranieri: l’eccezionalità della cucina del Belpaese. Ma il buono bisogna anche saperlo comunicare. E Dishcovery lo sta facendo. Questa startup innovativa – fondata a Modena un anno fa e di recente premiata dal Politecnico di Milano come migliore Travel Startup 2018 – traduce i menù dei ristoranti in qualsiasi lingua, li digitalizza in formato mobile e li collega a dei codici QR.
    Al ristoratore non rimane che dare il codice QR all’ospite straniero, che con lo smartphone accede alle informazioni del menù nella sua lingua: la preparazione del piatto, la storia degli ingredienti, la presenza di eventuali allergeni e quali sono i migliori abbinamenti di vino e birra, il tutto accompagnato da foto, che per quanto possano sembrare una caratteristica dei menù turistici, sono considerate normali negli altri Paesi.

    Si fa l’errore di dare per scontato che la sola traduzione basti a far comprendere tutte le informazioni sul piatto e sugli ingredienti”, spiegano Giuliano Vita e Marco Simonini, fondatori di Dishcovery. “Dire, ad esempio, a un turista cinese che come ingrediente è presente la mozzarella è poco utile in quanto non è nient’altro che la traslitterazione della parola italiana. È come se noi italiani in viaggio in Cina leggessimo la traduzione del famoso piatto  “狮子头” come “testa di leone”, che non è una testa di leone ma una polpetta di carne in zuppa, che ricorda la testa delle statue dei guardiani leoni cinesi”.

    digital food dishcovery startup

    Dishcovery quindi da un lato aiuta il ristoratore a migliorare la comunicazione all’interno della sala, evitando problemi legati barriere linguistiche e culturali, dall’altro fornisce al turista la traduzione e mostra le informazioni sulla cultura culinaria proposta. I vantaggi? Questo servizio valorizza la cucina del locale, contribuisce all’aumento del numero di recensioni positive sui siti internazionali, quindi si attirano più turisti e aumenta il numero di scontrini.

    dishcovery menu

    Al momento sono coperte le città di Roma, Milano, Venezia e Firenze, con oltre 100 ristoranti, inclusi alcuni punti vendita del gruppo Autogrill, Motta, Bistrot, mentre nuove collaborazioni partiranno a breve. In pochi mesi, nei ristoranti prova, il 76% ha registrato un considerevole aumento della spesa media per cliente, il 74% ha avuto un miglioramento della comunicazione con gli ospiti stranieri e il 67% ha ottenuto più recensioni positive da parte di turisti stranieri.

    Visioni future

    L’intento è sviluppare nuove funzionalità dedicate ai turisti, così da permettergli di pagare il conto direttamente tramite smartphone (ApplePay e Alipay), di prenotare in anticipo il tavolo, di acquistare set menu ed esperienze agro alimentari, ma anche di portare la realtà aumentata sui tavoli dei ristoranti italiani e vedere proiettati attraverso lo smartphone i piatti della nostra cucina. Infine, c’è l’obiettivo di esportare l’idea al di fuori dei confini nazionali, a partire da Spagna e Francia.

  • Ecco come si discute di yogurt sui social media

    Ecco come si discute di yogurt sui social media

    Lo yogurt spopola su Instagram ed è amato a colazione, soprattutto dalle donne che sono attratte da questo alimento sano e genuino, meglio se al naturale e biologico. A dirlo l’indagine dell’Osservatorio Digitale di Soluzione Group che, analizzando lo yogurt sui social per 10 giorni, ha registrato 46.500 utenti coinvolti e il trionfo dei brand Fage, Mila e Müller come i più citati.

    Partiamo dai dati. Il 2018 ha visto scendere la crescita dello yogurt (meno 1,2% a volume rispetto all’anno precedente), in tutti i canali di distribuzione, dai negozi piccoli ai grandi ipermercati. In controtendenza c’è quello intero biologico che è cresciuto di circa il 12% secondo le elaborazioni di Nomisma-Assobio. E in futuro? Il New York Times ha grandi aspettative sullo yogurt, infatti lo inserisce tra gli alimenti trendy che andranno per la maggiore durante il 2019.
    Di sicuro c’è che lo yogurt è molto popolare sui social media e Soluzione Group non ha dubbi. L’agenzia, specializzata in comunicazione digitale – grazie alle piattaforme di social listening Talkwalker e Fanpage Karma – dal 19 al 29 gennaio 2019 ha portato avanti una ricerca, registrando 2.500 mention inerenti a keyword legate al mondo dello yogurt e 46.500 persone coinvolte.

    [pinterest-image message=”Lo yogurt sui social media” align=”center” image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2019/02/yogurt-digitale.jpg”]

    Su Instagram è amore

    Il sito più attivo è il blog di cucina e ricette Giallo Zafferano, con 115 post pubblicati sul tema, mentre quello più influente è Repubblica.it, con 476 utenti coinvolti. Le autrici dei contenuti sono per lo più donne (63,3%), attente al mondo della cucina e della sana alimentazione.
    Su Instagram gli utenti condividono con i propri follower immagini di ricette realizzate con lo yogurt (54,3%), ma anche momenti di pausa in compagnia di questo alleato della flora intestinale. Il secondo gradino del podio per i canali più utilizzati va ai blog (34,3%), dove tutti i giorni compaiono suggerimenti di preparazione e consigli d’uso che hanno lo yogurt come protagonista, mentre in terza posizione si piazzano le notizie online (9,7%), che con meno frequenza pubblicano news sul vasetto più trendy del momento.

    Hashtag

    #colazione, #breakfast, #healthyfood, #healthybreakfast sono gli hashtag più utilizzati per il mondo social dello yogurt, legato quindi al generale trend dei cibi salutari e sani, e collegato alla colazione come momento preferito dagli utenti per gustare il proprio vasetto.

    yogurt digitale hashtag

    Occasioni di consumo e gusti preferiti

    Il momento della colazione e lo yogurt greco vincono. Su un totale di 1.400 mention, il 70,4% degli utenti gusta il proprio yogurt durante la colazione, al naturale oppure all’interno di torte e altre ricette, mentre il restante (29,6%) lo mangia nelle pause di metà mattina o pomeriggio.
    Lo yogurt greco, su un totale di 657 mention, è il prodotto preferito dal 65,7%, cui segue lo yogurt magro, che ha meno gusto, ma ha dalla sua il vantaggio di apportare meno calorie.

    yogurt digitale

    Top brand

    Tra i brand più citati durante l’indagine dell’Osservatorio Digitale di Soluzione Group spiccano Fage, lo yogurt colato secondo la ricetta greca, segue Mila, il sapore dell’Alto Adige da gustare in tante declinazioni anche a base di latte di capra, mentre in terza posizione troviamo Müller, il brand del “fate l’amore con il sapore” noto per i suoi mix di yogurt e praline di cereali. Presenti in classifica anche i marchi lanciati da Danone (Activia e Vitasnella per citare i primi due), Yomo e Granarolo, Parmalat e Zymil. Scala la vetta dei più chiacchierati dagli utenti anche Arborea, nonostante sia un marchio sardo meno noto rispetto ai grandi colossi del mondo latticini.

    yogurt digitale brand

    Strategie e risultati su Facebook e Instagram

    Parmalat – stando a quanto emerso dalla piattaforma Fanpage Karma – è il brand che domina il palcoscenico di Facebook: con tutti i suoi brand raggiunge quota 665 mila seguaci; al secondo posto c’è Müller Italia, con 381 mila follower, cui seguono Granarolo con 340 mila like alla pagina e Fage Italia con 248 mila.
    La situazione cambia se si analizzano le interazioni degli utenti con i post: primo della classe è Latte Arborea, grazie a una strategia social focalizzata sulla propria pagina Facebook, seconda Activia (brand Danone), grazie a un piano editoriale Facebook ricco di contenuti, inoltre, buoni risultati emergono dalla pagella di Latteria Merano, che da un paio d’anni ha deciso di investire anche nei social e nel digital.

    yogurt digitale facebook instagram
    Su Instagram il brand di yogurt più seguito è Fage con 31 mila follower, seguito da Yomo (brand del gruppo Granarolo) con 24 mila e poi Granarolo con 22 mila. Parmalat è assente, perché per presidiare il canale Instagram usa il brand Zymil, che è in quarta posizione.
    Anche in questo caso lo scenario cambia se si considerano i post più attivi: protagonista è Actimel Italia che raggiunge il 6,9% di interazioni, seguito da Meggle Italia con il 6,8% e Mila Südtirol-Alto Adige con il 4,6%.

  • Food delivery online: ecco i trend nel Belpaese

    Food delivery online: ecco i trend nel Belpaese

    Il mercato del digital food delivery ha un potenziale di oltre 10 milioni di italiani e rappresenta ad oggi l’11% del mercato del domicilio. I dati provengono da Just Eat che, nell’Osservatorio “Mappa del Cibo a Domicilio in Italia”, ha analizzato i trend protagonisti degli ordini. A far la parte del leone ci sono i piatti della tradizione italiana con gastronomia e rosticceria, ma anche noodles, healthy food, nippo-mania e richieste di cucina libanese.

    Agli italiani piace mangiare a casa, piace sperimentare piatti di cucine Oltreoceano senza rinnegare quelli della tradizione gastronomica nazionale e piace sfruttare i vantaggi del food delivery: a dirlo è l’Osservatorio “Mappa del Cibo a Domicilio in Italia” di Just Eat, l’app leader per ordinare pranzo e cena a domicilio.
    Dallo studio, condotto analizzando 20 città della Penisola, emerge che, rispetto allo scorso anno, cresce l’utilizzo del servizio da parte dei cittadini e il numero dei ristoranti affiliati (+ 40%), per un valore approssimativo di 3,2 miliardi di euro: circa 30 milioni di italiani utilizzano gli ordini per via tradizionale, ovvero telefono o direttamente al ristorante, ma c’è un potenziale ancora maggiore perché si assiste a una crescita progressiva, anche per quanto riguarda gli ordini da parte di utenti digitali, che al momento rappresentano l’11%.

    Cosa si ordina

    Nella top 10 delle cucine più ordinate spiccano gli hamburger, la cucina giapponese e cinese, seguite da panini e piadine, cucina italiana, pollo, cucina indiana, dolci e cucina messicana, quest’ultima, in decima posizione, sostituisce quella greca.
    I tempi contemporanei sono capaci di mixare novità e tradizione: i sapori tipici del made in Italy tornano sulle tavole grazie a un’esplosione degli ordini di gastronomia (+446%) e rosticceria (+429%) con piatti come arancini, mozzarella in carrozza, lasagne, pasta al forno e altre ricette delle tradizioni regionali, a ciò si aggiungono i noodles (+258%), la cucina healthy (+163%), sempre più richiesta, e il gelato che con +115% rappresenta una richiesta sempre più ricorrente a domicilio. Al sesto posto per l’incremento di ordini, debutta la cucina libanese (+112%), seguita da trend che crescono in modo costante, come la passione per l’hamburger (+81%), la nippo-mania (+73%), il pollo (+71%) e panini e piadine (+69%).

    Nord e sud dello Stivale

    Iniziando dal nord, a Milano c’è super richiesta per l’healthy food, la cucina gourmet (+780%) e il pokè, piatto a base di pesce crudo molto in voga; a Torino appassionano la gastronomia (+1223%) e i nigiri al salmone; a Brescia hanno successo i panini (+360%), in particolare quello con la cotoletta. Spostandosi più a sud, a Bologna vanno prodotti di rosticceria (+292%), in particolare gli arancini al ragù, mentre a Roma il gelato (+296%), ma con un’impennata di panzerotti, mentre a Napoli c’è una predilezione per il tradizionale panuozzo (+473%) e un incremento di piatti cinesi con i famosi spaghetti alla piastra e a base di pollo. Ancora più a sud, a sorpresa i baresi ordinano pollo e fritti (+417%) e crescono gli uramaki in tutte le loro varianti, invece i catanesi preferiscono la cucina italiana (+213%), con piatti come le casarecce alla Norma, super richieste, e con un balzo in avanti degli involtini primavera e delle brioche con gelato.

    mappa food delivery in Italia
    La mappa del food delivery in Italia

    I profili dei mangiatori di cibo a domicilio

    Ogni momento è buono per il food delivery: a casa come in ufficio, per un break, una pausa pranzo o una cena speciale, ce n’è per tutte le occasioni e tutti i gusti. Dallo studio emerge che nell’ultimo anno hanno ordinato più gli uomini (55%) delle donne (44%), con i primi propensi alla sperimentazione di cucine e ristoranti diversi (13%) e le seconde appassionate soprattutto di sushi (15%) e fedeli agli stessi locali. Per quanto riguarda età e professioni, i millennials (60%) rappresentano la generazione più affezionata, seguita da adulti e famiglie (35%), mentre sul fronte delle professioni a essere più attivi sono gli impiegati (39%), seguiti dagli studenti (33%) e dai liberi professionisti (14%), che mediamente spendono di più per ogni ordine effettuato.

     Quali sono i punti di forza del cibo a domicilio oggi e quali le potenzialità per il futuro?

    “I punti di forza sono molti: il cibo a domicilio offre la comodità, ma anche un modo efficiente di sperimentare le specialità culinarie locali, tradizionali e internazionali”, fanno sapere da Just Eat. Ci sono infinite possibilità che hanno bisogno di sempre maggior copertura nelle città, nelle province e nei piccoli centri. “Non si tratta solo di un alto numero di potenziali clienti, ma anche di una richiesta di maggiore varietà nelle cucine e nei piatti disponibili. A questo si unisce la comodità, la velocità e la convenienza, grazie a promozioni e offerte, oltre alla possibilità di scegliere il metodo di pagamento, che vanno da contanti, a carta di credito a PayPal”, concludono dall’azienda.

  • Su Instagram adesso si può prenotare direttamente il ristorante

    Su Instagram adesso si può prenotare direttamente il ristorante

    “Prenota” è il nuovo pulsante sul profilo Instagram dei ristoranti che permette di prenotare immediatamente dalla app. Il servizio è attivo per i locali che fanno parte del circuito di TheFork, che da qualche mese ha stipulato un accordo col social network. I vantaggi? Per i ristoratori l’opportunità gratuita di migliorare la presenza online con potenziale incremento del fatturato e per gli utenti la facilità di prenotazione.

    Semplificazione e immediatezza sono le parole chiave della funzione che su Instagram fa prenotare direttamente il ristorante in cui si vuole andare a mangiare. Fateci caso: per alcuni account attivi nel mondo della ristorazione compare il pulsante “prenota”, accanto a “chiama”.
    Da qualche mese, infatti, è partita una partnership tra TheFork, piattaforma leader a livello europeo per la ricerca e la prenotazione online dei ristoranti, e Instagram, piattaforma social dove la condivisione di immagini e video di cibi e bevande è sempre più intensa.
    Grazie a questo accordo, i ristoranti possono aggiungere al proprio profilo un pulsante che permettere la prenotazione direttamente con TheFork, raggiungendo nuovi clienti online senza costi aggiuntivi; gli utenti possono prenotare il ristorante prescelto con rapidità senza chiudere l’applicazione di Instagram. Specifichiamo che il servizio è disponibile tramite le app iOS e Android del social network, ma non nella versione desktop.
    Si tratta di un’innovazione non trascurabile, considerando che Instagram ha una delle più numerose e attive community di foodies online, con oltre 200 milioni di Instagrammer che visitano un profilo aziendale ogni giorno.

    prenota ristorante instagram the fork

    Nel momento in cui è stato lanciato il progetto, 80mila tra i 50mila ristoranti partner di TheFork di diversi Paesi (Italia, Belgio, Danimarca, Francia, Portogallo, Svezia, Svizzera, Spagna e Brasile) erano prenotabili attraverso questa funzione (2.200 lungo lo Stivale), ma il numero è destinato ad aumentare nei prossimi mesi, poiché i ristoratori saranno progressivamente incoraggiati ad aggiungere l’opzione di prenotazione sul proprio profilo aziendale Instagram.

    “Siamo orgogliosi della collaborazione, tra le prime con il più importante social network per i foodie. È un’opportunità per promuovere la prenotazione dei ristoranti online in Europa, dando slancio alla digitalizzazione del mercato. Grazie a questa partnership, TheFork aiuta i ristoranti a incrementare la presenza online e dà agli utilizzatori la possibilità di prenotare direttamente su Instagram. Questa alleanza rafforza la nostra leadership in Europa e Brasile, aumentando la visibilità dei ristoranti partner in una delle community più popolari tra gli amanti della gastronomia”, commenta Bertrand Jelensperger, Ceo e fondatore di TheFork.

    I trend attuali

    “I trend dai pulsanti di prenotazione non si discostano molto dalle tendenze generali in termini di preferenze di cucina, scontrino medio e numero di coperti: la cena è sempre il servizio preferito, lo scontrino medio viaggia sempre dai 20 ai 30 euro e il numero di coperti medio resta 3”, commenta Almir Ambeskovic, Regional Manager e membro del board di TheFork.
    Guardando alle tipologie di cucina, nella top 5 basata su tutte le prenotazioni della piattaforma e il numero di ristoranti prenotabili nel 2018, spiccano mediterranea, di pesce, toscana, romana e giapponese. “In base alla media di prenotazioni per tipologia di ristorante, invece, abbiamo un quadro diverso che mette ai primi posti cucine etniche meno diffuse tra cui l’eritrea, la vietnamita, la thailandese e l’iraniana. Ci sono ancora pochi ristoranti che offrono questi tipi di cucina, ma riscuotono un discreto successo forse proprio per la particolarità dei piatti”, conclude Ambeskovic.