Il doodle che vediamo oggi su Google è dedicato ai 107 anni dalla nascita del compositore giapponese Akira Ifukube, autore delle musiche della saga di “Godzilla”.
Il doodle che vediamo oggi su Google è dedicato ai 107 anni dalla nascita del compositore giapponese Akira Ifukube. Forse il suo nome non vi dirà molto, ma Iukube ha legato la sua carriera alla saga “Godzilla“, la serie di film, iniziata nel 1954, dedicata al mostro kaijū. Forse non molti sanno che il famoso ruggito del mostro era una sua creazione, ottenuto dallo sfregamento di un guanto in pelle ricoperto di resina lungo le corde allentate di un contrabbasso.
Akira Ifukube nacque il 31 maggio del 1914 a Kushiro, Hokkaido, Giappone, da un’illustre stirpe che risale al VII secolo. Sin da subito si appassionò alla musica europea, perseguendo da subito il suo scopo di unire quello stile con la sua musica molto radicata alle tradizioni giapponesi. La folgorazione avvenne ascoltando il brano orchestrale del compositore russo Stravinsky del 1913 “La Sagra della Primavera“, quando aveva 14 anni.
Nel 1935 ottenne un primo riconoscimento grazie alla sua prima composizione per orchestra, Rapsodia in Giappone, vincendo il primo premio in un concorso internazionale per giovani compositori organizzato da Alexander Tcherepnin. Tre anni dopo, nel 1938, una sua suite per pianoforte ottenne una menzione d’onore al Festival di Venezia.
Nel 1947, pubblicò la prima delle sue oltre 250 colonne sonore che produsse nel corso del successivo mezzo secolo. Ma, come già ricordato, l’apice della sua carriera cinematografica arrivò nel 1954 quando scrisse la colonna sonora di “Godzilla“.
Akira Ifukube, morto l’8 febbraio del 2006, è stato onorato dal governo giapponese con l’Ordine della Cultura. In seguito, gli è stata attribuita l’onorificenza dell’Ordine del Sacro Tesoro.
Il doodle che vediamo oggi su Google è dedicato a Laura Bassi, fisica e accademica bolognese, che il 17 aprile del 1732 ottenne, una delle prime donne in Europa, il dottorato di ricerca.
A proposito di grandi donne che hanno fatto grande il nostro paese, oggi Google omaggia una delle prime scienziate italiane, tra le prime in Europa ad ottenere un dottorato di ricerca. Stiamo parlando di Laura Bassi, fisica e accademica bolognese che in questo giorno, 17 aprile, del 1732, a soli vent’anni, la Bassi difese con successo 49 tesi per diventare una delle prime donne in Europa a ricevere, in età moderna, un titolo dottorale.
Laura Bassi nasce a Bologna il 29 ottobre del 1711 e venne avviata subito agli studi scientifici, vista la sua grande propensione per queste materie.
Il momento che ha cambiato la sua vita è stato proprio quello di trovarsi di fronte, in quel famoso 17 aprile, una delle prime donne, ad affrontare una commissione tutta al maschile, e riuscire ad ottenere un risultato straordinario per quel tempo. Ma, proprio perché a quei tempi la disparità di genere a livello accademico era molto marcata, la sua carriera accademica venne molto limitata.
Grazie alla sua caparbietà, riuscì a diffondere in tutto il paese la fisica newtoniana, materia a cui lei dedicò tutta la sua carriera accademica.
Laura Bassi dedicò tutta la sua vita affinché la parità di genere fosse raggiunta all’interno di un settore prettamente maschile. E nel 1776, dopo anni di battaglie e di lotte, riuscì ad ottenere la cattedra di professore di fisica sperimentale nell’Istituto delle Scienze, finalmente senza alcuna limitazione dovuta al sesso. Era la prima donna in Europa ad ottenere una cattedra di quel livello.
Laura Bassi oggi rappresenta un modello da seguire, a cui ispirarsi, in un momento in cui il tema della parità di genere è ancora molto attuale.
Bellissima la dedica di Google che rende visibile il doodle, oltre che nel nostro paese, anche negli Usa, Perù, Cile, Argentina, Trinidad e Tobago, Islanda, Bulgaria, Ucraina, Israele, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda.
Il doodle che oggi ci propone Google è per celebrare i 100 anni di Astor Piazzolla, colui che ha dato vita al Nuevo Tango.
Il doodle che oggi ci propone Google è per celebrare i 100 anni di uno dei musicisti più famosi e iconici al mondo. Stiamo parlando di Astor Piazzolla, colui che ha “rivisitato” il Tango, una danza che oggi è ormai vera attrazione culturale in Argentina, luogo dove è nato, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900.
A realizzare l’iconico doodle è il disegnatore José Saccone, argentino anche lui, che ha messo al centro della sua opera l’artista argentino e il bandonéon, la fisarmonica inventata dal musicista tedesco Heinrich Band, che tra i tangueros prende il nome di fuelle. Ed è proprio grazie a questo strumento che Astor Piazzolla ha dato vita ad una versione ibrida del Tango argentino, definito Nuevo Tango.
Astor Piazzolla, conosciuto anche come El Gato, nasce l’11 marzo del 1921 a Mar del Plata, da genitori di origine italiana, papà pugliese e mamma toscana. Si trasferì a New York con la famiglia, visse negli Usa fino all’età di 16 anni, quando cominciò a dedicarsi allo studio della musica, alla musica classica in particolare. Studiò anche in Europa, a Parigi arrivò, grazie ad una borsa di studio, a fare apprendistato con compositrice francese Nadia Boulanger.
Ritornato in patria, cominciò a lavorare su questo nuovo stile, “Nuevo Tango”. La differenza con il Tango tradizionale stava nel fatto che Piazzolla inseriva all’interno di questo stile anche elementi jazz e anche strumenti come l’organo Hammond, il flauto, la marimba, il basso elettrico, la batteria, le percussioni, la chitarra elettrica.
Con questo organico, integrato dalla sezione d’archi, nel maggio 1974, ralizzò a Milano l’album Libertango, uno dei suoi dischi più noti. L’orchestra, formata da musicisti italiani, comprendeva due tra i più apprezzati esecutori del periodo, che l’avrebbero in seguito accompagnato in altre significative avventure musicali: Pino Presti al basso elettrico e Tullio De Piscopo alla batteria.
Astor Piazzolla fu un musicista molto prolifico, si stima infatti che abbia scritto circa 3.000 brani e ne abbia registrati circa 500.
Morì a Buenos Aires nel 1992 e oggi l’aeroporto di Mar del Plata, sua città natale, porta il suo nome.
In onore del suo centesimo compleanno, la Fondazione Astor Piazzolla ha recentemente annunciato il concorso Piazzolla Music per solisti ed ensemble.
Il doodle che vediamo oggi è quanto mai vicino a quello che stiamo vivendo. Infatti, è dedicato a Wu Lien-teh, il medico malese di origini cinesi che inventò la mascherina chirurgica N95.
Il doodle che vediamo oggi è uno di quelli che, per ironia della storia, sono significativi per quello che stiamo vivendo ormai da più di un anno a questa parte. Infatti, il doodle celebra i 142 anni dalla nascita di Wu Lien-teh, il medico che fu l’inventore della protezione chirurgica per il viso, quella che oggi conosciamo come mascherina chirurgica N95. Da quello che si legge, in realtà Wu Lien-teh non fu l’inventore della mascherina per uso medico in generale, ma progettò e realizzò la mascherina facciale in cotone idrofilo.
Nato il 10 marzo del 1879 a Penang, in Malesia, da una famiglia di origini cinesi, è stato il primo studente di origini cinesi a laurearsi in Medicina a Cambridge. Verso la fine del 1910, il governo cinese gli diede l’incarico di investigare sull’epidemia che aveva colpito la Cina nord occidentale, in Manciuria, presto identificata come peste pneumonica che si diffondeva velocemente attraverso la trasmissione respiratoria.
A quel punto, per contrastare la malattia, il dottor Wu Lien-teh progettò e produsse una speciale maschera chirurgica con cotone e garza, aggiungendo diversi strati di tessuto per filtrare le inalazioni. Da quel momento, consigliò a tutti di indossarla, stabilendo zone di quarantena e consigliando la costruzione di nuove ospedali, invitando a ridurre al minimo gli spostamenti. Quella strategia portò alla fine dell’epidemia nell’aprile del 1911, appena quattro mesi dopo la sua nomina da parte del governo cinese.
Nel 1915, Wu Lien-teh fondò la” Chinese Medical Association”, la più grande e antica organizzazione medica non governativa in Cina. E, nel 1935, fu il primo malese, di origine cinese, ad essere nominato per il premio Nobel, in fisiologia o medicina per il suo lavoro di controllo della peste pneumonica.
Possiamo certamente dire che il dottor Wu Lien-teh, grazie alla sua storia e alla sua intuizione, è una di quelle figure storiche che ricorderemo sempre.
Il doodle di Google per la Giornata Internazionale della Donna è un omaggio a tutte le Donne che nella storia sono state pioniere ed un esempio per tutti.
Non poteva mancare il doodle di Google per la Festa della Donna 2021, uno dei più belli degli ultimi anni, realizzato dalla doodler Helene Leroux, già autrice del bellissimo doodle in onore di Artemisia Gentileschi.
Si tratta di un doodle che vuole celebrare tutte le “prime volte” delle Donne, un video doodle che riprende i momenti in cui nella storia di ricordano donne pioniere in diversi ambiti. Un omaggio alle tante donne che sono state da esempio per tante altre, definite (S)heroes.
Sono ritratte e celebrate le donne che per la prima volta hanno avuto il diritto di voto, in Italia il suffragio femminile fu introdotto con la legge Bonomi nel 1945, le donne che hanno eccelso nel mondo accademico, nello sport, nell’imprenditoria, nella politica.
Sono tutte donne che con i loro esempio hanno gettato le basi per aprire le porte davvero a tutte e per infrangere tanti “soffitti di vetro”.
La Giornata Internazionale della Donna
La Giornata Internazionale della Donna (comunemente definita Festa della Donna) ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.
Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911, come Austria, Danimarca, Germania e Svizzera, e in Italia nel 1922. Le Nazioni Unite hanno iniziato ufficialmente sostenere e sponsorizzare l’evento dal 1975, anno in cui è stato designato come Anno internazionale della donna.
Il 21 dicembre 2020 è il giorno del solstizio d’inverno che segna l’inizio della stagione più fredda. Ma verrà ricordato per un evento che non accade da 800 anni: la grande congiunzione tra Saturno e Giove. E a questo evento Google dedica un doodle animato.
Ricorderemo il 21 dicembre, giorno che segna l’inizio dell’inverno (dalle ore 11), la stagione più fredda dell’anno. Si tratta del giorno in cui vivremo la notte più lunga, quindi del mattino più breve. Ma questa giornata la ricorderemo per un altro grande evento, storico, visto che non avviene da 800 anni. E parliamo della grande congiunzione tra Saturno e Giove. Proprio a questo evento Google dedica un doodle animato che vediamo oggi in tutto il mondo in due versione. nell’emisfero nord lo vediamo innevato e si vede anche nell’emisfero sud, dove da oggi, invece, inizia l’estate con il solstizio d’estate.
L’evento astronomico che si verificherà oggi, dalle 17.30 alle 18.30 il clou del fenomeno, è davvero un evento straordinario perchè i due più grandi pianeti della nostra galassia, Saturno e Giove appunto, si uniscono quasi a sembrare un grande unico pianeta, oppure una grande stella. Infatti, come suggeriva Giovanni Keplero, grande astronomo contemporaneo di Galileo, potrebbe essere stata proprio la grande congiunzione tra questi due pianeti a guidare i Re Magi verso Gesù bambino, appena nato.
In effetti quella che si vedrà oggi nel cielo è una grande stella (fu Giotto a creare l’immaginario della “cometa”), sarà la più luminosa dopo la luna, e la si vedrà verso sud-ovest da dopo il tramonto sopra l’orizzonte, ripetiamo, per la durata di circa un’ora. Un appuntamento quindi da non perdere, visibile ad occhio nudo, ma sarebbe meglio approfittare di un telescopio.
Per essere precisi, Saturno e Giove si avvicinano ogni 20 anni, ma la grande congiunzione come quella odierna è tale per cui l’avvicinamento farà sembrare i due pianeti come un copro unico, dalla Terra ovviamente.
Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google è dedicato ai 100 anni dalla nascita di Gianni Rodari, celebre e indimenticato autore di libri per bambini.
Oggi 23 ottobre 2020 Gianni Rodariavrebbe compiuto 100 anni e Google ha avuto omaggiare il celebre ed indimenticato autore di libri per l’infanzia, conosciuto in tutto il mondo, con un doodle. Un omaggio che celebra la grandezza di questo autore, e giornalista, ancora oggi sempre molto letto. Il doodle raffigura l’autore e un libro con una cipolla, chiaro riferimento a “Le avventure di cipollino“, romanzo scritto nel 1951. Il doodle è visibile in Italia, in Russia, in Ucraina, in Lituania, in Bulgaria e in Grecia. Peccato che non sia visibile in America, che lo ha accolto solo di recente con grande elogio sul New York Times, e in Europa in particolare.
Gianni Francesco Rodari, come dicevamo, nacque ad Omegna il 23 ottobre del 1920, è stato un è stato uno scrittore, pedagogista, giornalista, poeta e partigiano italiano. Da tutti conosciuto come il più importante scrittore per l’infanzia. Come ricorda anche Google, Gianni Rodari è stato l’unico scrittore italiano ad aver vinto il prestigioso Premio Hans Christian Andersen nel 1970. Fu uno fra i maggiori interpreti del tema “fantastico” nonché, grazie alla Grammatica della fantasia del 1973, sua opera principale, uno fra i principali teorici dell’arte di inventare storie. E di storie ne ha davvero scritte tante.
Rodari è stato anche un giornalista, ha lavorato per Paese Sera dove, con lo pseudonimo “Benelux” teneva una sua rubrica che ottenne un gran seguito.
Ma sentire il nome di Gianni Rodari rimanda subito al suo mondo di racconti, di favole che ha caratterizzato l’infanzia di molti italiani. Ed ancora oggi Rodari è molto letto, in Italia e non solo.
Tra le sue opere principali ricordiamo Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, Favole al telefono, Il gioco dei quattro cantoni, C’era due volte il barone Lamberto.
Gianni Rodari in una scuola
Gianni Rodari suonava il violino, avrebbe voluto fare il burattinaio, aveva una passione per i treni (Il trenino Freccia Azzurra), amava i gatti ma soprattutto, amava raccontare storie, perché diceva: “La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo“.
Se ne andò forse troppo presto, all’età di 59 anni nel 1980, dopo 4 giorni dal ricovero per una operazione alla gamba.
Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google, in occasione dei 427 anni dalla nascita, è un vero omaggio ad Artemisia Gentileschi, la “pittora”, e alle sue opere.
Chissà quante volte vi siete fatti questa domanda, “ma esistono nella storia dell’arte donne che hanno avuto successo nella pittura?“.
Sì esistono, solo che essendo la pittura un mondo tipicamente maschile, le prime artiste dell’epoca barocca sono state riscoperte solo molto tempo dopo.
E tra queste, una delle prime artiste italiane di successo, conosciuta in tutto il mondo, vi è Artemisia Gentileschi, pittrice romana di cui oggi Google ricorda con un doodle i 427 anni dalla nascita.
Come sempre abbiamo scritto qui sul nostro blog, lo scopo dei doodle, che ormai ci piace raccontarvi da un po’ di anni, è quello di ricordare dei personaggi, o anche eventi, storici che hanno segnato la storia.
E, proprio perché non vi è una logica precisa con cui questi vengono selezionati (perché celebrare i 427 anni dalla nascita e non i 450, cifra più tonda?), spesso li rende ancora più memorabili, specialmente quando si tratta di personaggi che, per quanto fatto e rappresentato, meriterebbero di più dalla storia.
Ecco perché il doodle dedicato ad Artemisia Gentileschi, disegnato da Helene Leroux, oggi acquista un significato ancora maggiore.
Non vogliamo qui fare la storia di questo personaggio straordinario, un vero talento dell’arte, su questo potete trovare articoli più esaustivi e precisi.
Quello che vogliamo fare però è celebrare Artemisia, la sua arte e ricordare che questa pittrice è riuscita ad imporsi in un settore che allora era solo maschile, dove la presenza femminile era molto scarsa e, anche poco considerata.
Artemisia Gentileschi era figlia d’arte, nacque l’8 luglio del 1593 a Roma, suo padre era il pittore toscano Orazio Gentileschi che poi si trasferì nella capitale. Per lei fu naturale avvicinarsi all’attività del padre, la sua bottega era il luogo ideale dove coltivare il suo talento sotto la guida del padre.
Fu la prima donna ad essere ammessa all’Accademia di Disegno di Firenze, prima donna della storia.
Artemisia Gentileschi, autoritratto come martireArtemisia Gentileschi, autoritratto
Ma all’età di 18 anni, nel 1611, Artemisia venne stuprata da quello che doveva essere il suo mentore, una persona di fiducia scelta proprio dal padre, Agostino Tassi. Un tragico evento che influì sulla vita e sull’arte della pittrice. Artemisia avvisò subito il padre di quanto accaduto, ma il violentatore avanzò la proposta di sposarla, il cosiddetto “matrimonio riparatore” che allora veniva considerato.
Si arrivò comunque ad un processo perché poi Artemisia scoprì che Tassi era già sposato e il padre lo denunciò. Fu un processo però che alla fine, nonostante la condanna dello stupratore (che non scontò mai del tutto), segnò una macchia sulla carriera romana della Gentileschi. In molti non le credevano, anzi spuntarono molti sonetti che la dileggiavano.
Fu questo episodio, secondo molti critici, a tenere nascosto il talento e le opera dell’artista per molti anni.
Nonostante i suoi dipinti, primo tra tutti “Susanna e i Vecchioni” (1610), di Artemisia si sentì parlare pochissimo, la “pittora”, come veniva chiamata, sembrava condannata all’oblìo, almeno fino al 1916, quando venne citata dallo storico dell’arte Roberto Longi in un articolo “Gentileschi padre e figlia“. Da quel momento il talento di Artemisia venne rivelato al mondo, mostrando come lei fu una delle prima grandi pittrici della storia.
A fine giugno ha riaperto, uno dei primi a farlo, il National Gallery di Londra, uno dei musei più importanti al mondo, includendo all’interno della restaurata “Room 32” anche un altro autoritratto di Artemisia, “Artemisia Gentileschi nel ruolo di Santa Caterina d’Alessandria” (1615-1617).
Il doodle di Google di oggi 20 marzo 2020 è dedicato al medico Ignaz Semmelweis, il primo a scoprire i benefici dal lavarsi le mani. Un doodle che segue la raccomandazione dell’OMS di lavarsi la mani come prima forma di difesa da Coronavirus.
Il doodle di Google che vediamo oggi online è molto attuale, è infatti dedicato al medico ungherese Ignaz Semmelweis, il medico che per primo scoprì i benefici dal lavarsi le mani. Detto così potrebbe sembrare strano, ma visto il contesto che stiamo vivendo di questi tempi il tema è molto attuale. In questi giorni Google è stata molto criticata per non aver mostrato la solita sensibilità attraverso i doodle. E invece questo di oggi è molto attuale e segue le raccomandazioni dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità che indica il lavarsi le mani come la prima forma di difesa da Coronavirus.
Prima di passare a conoscere meglio il doodle e lo stesso Semmelweis, è utile sottolineare come questo doodle sia uno di quelli reso pubblico davvero in tutto il mondo, come mai era successo prima. E poi, è uno dei rari di casi di omaggio ad un personaggio non legato alla data di nascita.
Forse non tutti lo conoscevano già, ma il primo medico della storia a scoprire i benefici dal lavarsi le mani è stato Ignaz Semmelweis, medico ungherese che nel 1847 scoprì che, nelle cliniche ostetriche, l’alta incidenza di febbre puerperale (uccideva fino anche al 40% delle donne che partorivano in ospedale) poteva essere drasticamente ridotta mediante la disinfezione delle mani. La sua scoperta derivò da un periodo di analisi e osservazioni durato un anno su 4 mila puerpere, in quell’anno ne morirono 459. La regola era semplice, tutti coloro che entravano nel Padiglione I, dove operava Semmelweis, sarebbero stati obbligati a lavarsi le mani con una soluzione di cloruro di calce (ipoclorito di calcio).
Nel 1847, dopo l’adozione del lavaggio delle mani con cloruro di calce, su 3.490 pazienti ne morirono 176 (pari al 5%) e l’anno successivo la percentuale si attesterà intorno all’1%. L’intuizione del medico fu quella di limitare le autopsie sulle puerpere decedute, il contagio avveniva spesso dai corpi verso i medici che praticavano l’esame autoptico.
Ma, nonostante questa ricerca che era semplice e straordinaria al tempo stesso, Ignaz Semmelweis venne screditato dalla stessa comunità medico scientifica, venne anche licenziato per aver adottato misure nell’Ospedale senza autorizzazioni. Tutto questo ebbe delle gravi ricadute sul medico e addirittura venne rinchiuso in manicomio nel 1861. Viene ricordato come uno dei più gravi pregiudizi nei confronti di un medico.
Il riconoscimento della sua intuizione e della validità medico scientifica avvenne postumo. A sostegno della sua tesi si schierarono nel 1879 Louis Pasteur e nel 1883 Joseph Lister che dimostrarono benefici del semplice gesto di lavarsi le mani.
E mai come oggi quel semplice gesto va ricordato sempre e con forza: lavarsi le mani è la prima forma di difesa da Coronavirus, non dimentichiamolo.
Il doodle di Google oggi è dedicato ai 127 anni dalla nascita di Vicente Huidobro, poeta cileno, innovatore e creatore del “Creacionismo”.
Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google è dedicato ai 127 anni dalla nascita di Vicente Huidobro, nacque proprio il 10 gennaio del 1893 a Santiago del Cile. Il doodle è opera della doodler cilena Luisa Rivera, che oggi vive e lavora a Londra, la quale dice di aver trovato ispirazione per la sua creazione nelle diverse immagini che compaiono all’interno della produzione poetica di Huidobro e, in particolar modo, l’ispirazione principale l’ha trovata in questa celebre frase del poeta cileno: “Che il verso sia come una chiave che apre mille porte“, “Que el verso sea como una llave, Que abra mil puertas” (Arte poetica, da El espejo de Agua, 1916).
Vicente Huidobro, nome esteso Vicente García-Huidobro Fernández, è cosiderato ad oggi uno dei quattro grandi poeti cileni, insieme a Pablo Neruda, Pablo de Rokha e Gabriela Mistral. Il suo nome è più conosciuto per il fatto di essere stato il fondatore del fenomeno letterario il “Creaciosnismo”, movimento d’avanguardia del primo terzo del secolo XX. La sua manifestazione più importante si produsse nella poesia lirica e si basa sull’idea di una poesia come una cosa veramente nuova, creata dall’autore per il gusto di sè stessa, non per lodare un’altra cosa, o per piacere al lettore, e nemmeno per essere compreso dal suo stesso autore (fonte: wikipedia). Un fenomeno che fa di Vicente Huidobro un poeta innovatore.
Vicente Huidobro
Infatti, in un’altra frase celebre del poeta, che suona un po’ come il manifesto del Creacionismo, Huidobro fa esplicito riferimento all’innovazione, come creazione del nuovo, dal quale prende vita qualcosa di originale, mettendo da parte il vecchio. Da questo punto di vista, Vicente Huidobro è un poeta del futuro, un grande innovatore:
Lasciamo il vecchio una volta per tutte… In letteratura, mi piace tutto ciò che è innovazione. Tutto ciò che è originale. (Pasando y Pasando: crónicas y Comentarios, 1914)
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