Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Commissione UE: X viola il DSA con le spunte blu

    Commissione UE: X viola il DSA con le spunte blu

    L’UE ha formalmente avvisato X, la società di Elon Musk, che il sistema di verifica della spunta blu viola il DSA. La società rischia una multa fino la 6% del fatturato globale annuale. Intanto il numero degli account abbonati è davvero esiguo, ma molto spinto dall’algoritmo.

    L’UE ha informato, in maniera formale, X, la società di Elon Musk, che il sistema di verifica in atto su X vìola il DSA (Digital Services Act). Il commissario europeo, Thierry Breton, con un post su X, ha precisato che le “spunte blu”, un tempo utili per indicare l’affidabilità delle informazioni condivise, siano sempre più “ingannevoli” per gli utenti.

    In aggiunta a questo, l’attuale sistema che permette di ottenere la spunta blu, aderendo ad una delle versioni Premium, rappresenta una violazione delle norme del DSA.

    A seguito dell’indagine portata avanti dalla Commissione UE, è emerso che X non sta rispettando gli obblighi di trasparenza in materia di pubblicità e di fornitura di dati pubblici ai ricercatori.

    Come sappiamo bene, una delle prime mosse che Musk ha portato avanti da nuovo proprietario di Twitter è stata quella di stravolgere il senso della spunta blu.

    La spunta blu indicava autorevolezza

    Come scritto da Breton, prima era utilizzata come modalità per rendere gli account di personalità pubbliche e rilevanti. Come personalità politiche, imprenditori, giornalisti, personaggi del mondo dello sport, delle arti e dello spettacolo. Autentici e quindi affidabili.

    Un sistema che, allo stesso tempo, rendeva autentico e genuino l’account di una personalità. Per dire, era una sorta di bollino di affidabilità. Questo era il messaggio che trasmetteva.

    x spunta blu violazione dsa commissione ue franz russo

    Abbiamo poi raccontato qui su InTime quali sono state le vicissitudini. E come è cambiato anche il sistema di assegnazione delle spunte blu nel tempo.

    Fatto sta che Musk, appena arrivato, ha cominciato ad instillare il pensiero che quel sistema fosse “corrotto” e non affidabile.

    La spunta blu e lo stravolgimento di X

    Da quel momento la spunta blu veniva assegnata attraverso l’abbonamento alla versione Premium. Senza presentare alcun documento di riconoscimento, cosa necessaria nel vecchio sistema. Quello che Musk aveva bollato come “corrotto”.

    Associare la spunta blu alla versione a pagamento voleva dire una sola cosa. Fare in modo che chiunque potesse abbonarsi e fare cassa.

    Tutto questo senza alcun tipo di controllo.

    Ricorderete il caso di Lilly, quando un account con spunta blu si spacciò per l’azienda americana sostenendo che l’insulina sarebbe diventata gratis per tutti producendo un danno enorme in termini finanziari.

    Il sistema quindi è cambiato, chiunque può ottenere la spunta blu con requisiti di accesso minimi. E i risultati sono questi che in tanti avevamo già notato ma che ora la Commissione UE mette in evidenza. In quanto questo sistema ha provocato un numero di account verificati, senza alcun controllo, che spesso diffondono disinformazione.

    UE: spunta blu ingannevole

    Nel suo richiamo formale, la Commissione rileva che il sistema attuale è ingannevole per gli utenti.

    Poiché chiunque può abbonarsi per ottenere tale status “verificato”, ciò incide negativamente sulla capacità degli utenti di prendere decisioni libere e informate in merito all’autenticità degli account e ai contenuti con cui interagiscono. Vi sono prove di attori malevoli motivati che abusano dell’ “account verificato” per ingannare gli utenti.

    Si tratta della prima volta che un’azienda viene richiamata formalmente per una violazione del DSA. E non è un caso che questa azienda sia proprio X.

    Solo meno di una settimana fa la stessa Commissione UE aveva già avvisato la piattaforma di Musk del rischio di una multa in seguito all’apertura dell’indagine sulla gestione dei contenuti dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.

    Il rischio della multa fino al 6%

    Il rischio per X è quello di vedersi comminata una multa fino al 6% del fatturato globale annuo.

    Ovviamente X non è la sola ad essere stata messa sotto inchiesta dalla Commissione europea. Ci sono anche TikTok e Meta. Ma, come ricordato prima, è la prima volta che una società viene richiamata in maniera formale di fronte ad una violazione del DSA.

    A questo punto gli scenari prevedono che, nel caso in cui il parere della Commissione venisse confermato, X si uniformi con il pagamento della multa e l’adozione di misure di correzione del sistema di assegnazione della spunta blu.

    Una decisione di non conformità può anche far scattare un periodo di vigilanza rafforzato per garantire il rispetto delle misure che il fornitore intende adottare per porre rimedio alla violazione. La Commissione può inoltre imporre penalità di mora per costringere una piattaforma a conformarsi.

    Quante sono le spunte blu su X

    Immagino che a questo punto vi stiate chiedendo “ma quante saranno mai queste spunte blu su X?”. La domanda è lecita e pertinente.

    In pratica, per il fatto di essere diventata una società privata X non rilascia mai un dettaglio sul numero di utenti. Spesso su questo viene intavolata una narrazione, da Musk e dal suo entourage, che risulta abbastanza lontana dalla realtà.

    Ma ammettiamo che i risultati diffusi qualche giorno fa siano veritieri, e cioè che gli utenti registrati sono ad oggi 570 milioni, purtroppo non è dato sapere il dettaglio sugli utenti abbonati a Premium.

    Attenzione, con il sistema attuale per avere la spunta blu ci si deve abbonare almeno a Premium.

    Ebbene, qualcuno ha comunque provato a verificare che a fine anno scorso gli abbonati Premium erano 650 mila. Questo quando la piattaforma aveva 540 milioni di utenti.

    Ora, provando ad applicare l’incremento registrato per arrivare a 570 milioni attuali, si potrebbe ipotizzare che gli abbonati siano circa 690 mila. Vale a dire, lo 0,12% sul totale.

    Una percentuale bassissima. E lo sarebbe anche se questi dati avessero un coefficiente di errore molto ampio.

    Un sistema non sostenibile per X

    Un sistema che difficilmente può rendere sostenibile la piattaforma dopo che gli investitori, quelli grandi e importanti, hanno abbandonato la piattaforma.

    E allora, come si spiega che una percentuale così piccola risulta, in pratica, così rilevante.

    Semplice, l’algoritmo tende a spingere verso l’alto gli account Premium (non tutti!) e, di conseguenza, risulta facile intercettarli. Specie se questi account diffondono disinformazione che, nella maggior parte dei casi, si presentano come contenuti polarizzanti. E, per questo motivo, molto visibili.

    Al momento nè Musk e nè X ha risposto ufficialmente al richiamo della Commissione UE. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni.

    UPDATE – La risposta di Musk

    In realtà la risposta è arrivata quando l’articolo stava per essere pubblicato.

    E il proprietario dimostra che non l’ha presa bene e neanche di fronte ad una situazione come questa decide di mantenere un profilo collaborativo. Tutt’altro.

    In risposta a Margrethe Vestager scrive: “Il DSA è disinformazione”.

    Ma non è tutto. Citando lo stesso post della Vestager fa un’affermazione che avrà sicuramente un seguito.

    Musk infatti sostiene che la Commissione avrebbe proposto a X un accordo “segreto illegale”. In pratica, censurare i contenuti senza dirlo a nessuno per evitare la multa.

    “Le altre piattaforme hanno accettato l’accordo”, chiude Musk.

    La decisione della Commissione UE di richiamare formalmente X per violazione del DSA segna un punto di svolta importante nella regolamentazione delle piattaforme digitali.

    Il sistema di verifica di X, nato dalle modifiche introdotte da Elon Musk, si trova ora al centro di un dibattito che va oltre la semplice assegnazione di una spunta blu.

    Piattaforme digitali e regole, adesso tutto è cambiato

    Questa situazione solleva importanti questioni sulla trasparenza, l’affidabilità delle informazioni online e la responsabilità delle grandi piattaforme tecnologiche. Il caso di X potrebbe diventare un precedente cruciale per il futuro della moderazione dei contenuti e della verifica dell’identità sui social media.

    La palla ora passa a X: saprà adeguarsi alle richieste dell’UE mantenendo allo stesso tempo il suo modello di business? O assisteremo a un nuovo capitolo nella sempre più complessa relazione tra i giganti tech e i regolatori?

    Una cosa è certa. Il mondo dei social media sta cambiando, e con esso le regole del gioco.

  • Su Threads gli utenti sono 175 milioni, dopo un anno

    Su Threads gli utenti sono 175 milioni, dopo un anno

    Gli utenti attivi, al mese, su Threads sono 175 milioni. L’annuncio lo ha fatto Mark Zuckerberg proprio sulla piattaforma di Meta lanciata esattamente un anno fa. Un successo o ci si aspettava qualcosa di più?

    Esattamente ad un anno dal suo lancio, Mark Zuckerberg, CEO di Meta, annuncia che su Threads gli utenti attivi mensili sono 175 milioni. Un dato interessante, senza dubbio, e molto atteso.

    Come si può interpretare questo risultato? Come un successo o come un insuccesso?

    Intanto diciamo che questo risultato è frutto anche dell’arrivo di Threads in UE, avvenuto lo scorso dicembre. Quindi un incremento c’è stato.

    E, soprattutto, si tratta ancora di un dato che è frutto del traino di Instagram. Senza il quale, forse, o probabilmente, questi dati non ci sarebbero stati ancora.

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    Threads, dopo un anno ci si aspettava di più

    Forse ci si aspettava qualcosa di più. Soprattutto dopo la partenza a razzo, è il caso di dire. Ricorderete tutti che Threads in pochi giorni raggiunse i 100 milioni di utenti, graie anche al fatto di accedere alla piattaforma usando Instagram.

    Solo che subito dopo la crescita si arrestò bruscamente. Nel giro di poche settimane cominciò già a perdere il suo fascino.

    A dicembre dello scorso anno gli utenti erano circa 130 milioni. E oggi si scopre che, a distanza di 6 mesi, l’app è cresciuta di altri 45 milioni di utenti.

    Threads è stata lanciata da Meta con un obiettivo molto chiaro. E cioè quello di provare a dare una nuova casa ai tanti utenti che, da ottobre 2022 con l’inizio dell’era Elon Musk, abbandonavano Twitter.

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    Threads, il sorpasso su X non c’è stato

    Ora, se guardiamo questo dato in relazione a questo obiettivo, allora possiamo dire che in effetti il sorpasso su X (come si chiama oggi) non c’è stato. Anche se non si conoscono dati certi, e anche se la narrazione che fa Musk e il suo entourage appare esagerata (si narra di 600 milioni di utenti), di certo l’obiettivo di porsi come alternativa, numerica, a quella piattaforma, non è stato raggiunto.

    E forse non lo sarà ancora per molto tempo.

    Questo perché Threads si pone come una piattaforma, fatta di parole, dove non c’è spazio per la politica e per le notizie. Si tratta di un intento chiarito più volte da Adam Mosseri, il capo di Instagram.

    Meta sta abbandonando le news

    Ed è un intento messo in atto anche da Meta. Non è un caso che l’azienda di Zuckerberg sta progressivamente abbandonando il mondo delle notizie dando più spazio agli aggiornamenti personali.

    Anche Facebook non va più visto come un luogo di condivisione di notizie. La stessa azienda sta adottando iniziative che allontana le sue piattaforme da ciò che per lungo tempo è stato invece redditizio.

    Ed era redditizio anche per Twitter, che sulle notizie ha costruito tutta la propria esistenza.

    Ma Threads, per bocca di Mosseri, spiega che la decisione di non considerare la politica e le notizie al centro della piattaforma è per preservare la salute della piattaforme stessa. Per preservare conversazioni sane all’interno di Threads.

    Vero. Su questo Twitter ha pagato un duro prezzo, non riuscendo ad monitorare e a controllare con una struttura forte.

    Mosseri punta sulle celebrities

    Mosseri vuole puntare quindi sulle celebrities, sugli influencer. Sono questi gli ambiti che riguarderanno le news che gli utenti condivideranno. Supportati dall’algoritmo. E forse neanche questo basta.

    Ad aprile c’è stato il grande arrivo di Taylor Swift, che è approdata su Threads per lanciare il nuovo album. Tante energie per cercare di attrarre l’attenzione degli utenti. Solo che da aprile l’account della star planetaria, con 10 milioni di follower, non condivide più nulla.

    Meno attenzione alla politica nell’anno delle elezioni presidenziali Usa rischia di frenare la crescita delle conversazioni. Pur riconoscendo che il rischio che tutto diventi difficile da gestire esiste.

    Comunque sia, Threads ha superato l’anno di vita ed è già un grande risultato per Meta. Specie dopo i diversi progetti che non sono riusciti a proseguire la loro strada.

    Rumors danno per certo l’approdo degli annunci pubblicitari su Threads all’inizio del prossimo anno. E questo sarebbe un bel banco di prova.

    Vedremo come Threads supererà questi messi che ci dividono dalle elezioni presidenziali. E se qualcosa cambierà in corsa.

     

  • In Italia tra le app scaricate spiccano ChatGPT e Threads

    In Italia tra le app scaricate spiccano ChatGPT e Threads

    Gli ultimi dati di Sensor Tower ci mostrano che il mercato delle app cresce del 19,4% nel Q1 2024. In Italia, spiccano le app di produttività e IA. Ecco quali sono le app più scaricate e le tendenze emergenti nel nostro paese.

    Il mercato delle app, a livello globale, fa registrare nel primo trimestre del 2024 un balzo del 19,4%. Questo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Con una spesa di 15,6 miliardi di dollari. Mentre dal punto di vista dei download, il mercato resta sostanzialmente stabile, con 21,2 miliardi di download. C’è da registrare un calo dell’1,3% rispetto al 2023, anche se si osserva una crescita modesta rispetto al trimestre precedente.

    Questi numeri fanno parte del nuovo Digital Market Index Apps Report di Sensor Tower del primo trimestre del 2024, che ci offre uno scenario interessante.

    Tutte le categorie prese in esame dal rapporto fanno registrare segni di crescita. E, ovviamente, non poteva mancare qui il fenomeno della IA generativa. La IA si fa sempre più spazio anche all’interno della dieta di app da mobile di ciascun utente.

    Crescono le app di Produttività, quindi IA

    La categoria Produttività a livello globale cresce del 37% rispetto allo scorso anno, in termini di spesa. Ma il dato diventa ancora più interessante se riferito all’Italia. Infatti, la percentuale di crescita riferita alla categoria Produttività del mercato italiano fa segnare, nel primo trimestre del 2024, +112%.

    La stessa categoria, dal punto di vista dei download, fa segnare +16%. In calo le utilities (-8%), intrattenimento (-18%), foto e video (-7%). La categoria social networking solo +4%.

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    Un dato che può essere spiegato con il boom delle app di IA Generativa che cominciano ad essere usate molto anche via mobile.

    Altra categoria che fa segnare una performance più alta della media globale è quella Foto e Video. In Italia questa categoria fa segnare, sempre nel primo trimestre del 2024, +45%. A livello globale è +30%.

    Anche la categoria più “visual” cresce. E, anche in questo caso, il balzo può essere spiegato con la crescita dell’uso della IA Generativa. Ormai presente in tante app come opzione e strumento aggiuntivo.

    Panoramica app social media

    Ma passiamo a vedere cosa succede alle piattaforme social media. Se “social media” può essere ancora una categoria a cui queste piattaforme appartengono.

    Il dato rilevante, a livello globale, è che il blocco di app di Meta risulta essere al vertice della classifica per download. Nelle prime 4 posizioni troviamo infatti: Instagram, TikTok, Facebook e WhatsApp. In quinta posizione c’è CapCut, l’app di editing di ByteDance, la stessa società che detiene TikTok.

    app scaricate mondo 2024 franz russo

    Il dato di Threads

    Da segnalare, sempre a livello globale, l’ottimo posto di Threads. L’app si piazza in undicesima posizione, appena fuori dalla top ten.

    L’app di Meta però si fa vedere in sesta posizione tra le app che sono cresciute di più, sempre a livello globale, in termini di download. Le prime tre posizioni sono sempre occupate da Meta con in prima posizione addirittura Facebook.

    E da segnalare ancora come nelle prime 10, e neanche nelle prime 20, non figura X, l’app di Elon Musk che prima era Twitter. X infatti, in questa classifica, si piazza al 25° posto.

    Threads in Italia

    In Italia, tra le app più scaricate, al terzo posto troviamo proprio Threads, dietro Temu (1) e Shein (2). In quarta posizione troviamo l’app di OpenAI, ChatGPT. A conferma di quello che è il titolo di questo articolo. La IA è ormai, e sempre più, a portata di smartphone.

    In quinta posizione troviamo Facebook. Nonostante tutto, l’app di Meta che quest’anno ha compiuto 20 anni, risulta essere ancora molto scaricata nel nostro paese.

    TikTok invece si trova in nona posizione, perdendo tre posizioni rispetto all’ultima rilevazione.

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    Ma TikTok recupera poi nella classifica che elenca le app rispetto alla spesa degli utenti. Infatti, l’app di ByteDance si trova in terza posizione, subito dietro Google One e Dazn.

    E tra le app che hanno fatto segnare un momento esplosivo nei primi tre mesi del 2024, al primo posto troviamo proprio Threads. A conferma del grande interesse che gli utenti italiani stanno riservando all’app di Meta.

    Nella stessa classifica si affaccia anche Copilot di Microsoft con un balzo di ben 910 posizioni. Sempre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Il balzo di ChatGPT

    Sempre tra le breakout app, ma nella sezione che riguarda la spesa degli utenti, da segnalare il balzo di ChatGPT che con un salto di 28 posizioni si piazza in terza posizione.

    Il panorama delle app nel primo trimestre del 2024 rivela un mercato in continua evoluzione, con l’intelligenza artificiale che si afferma come la “nuova” protagonista. L’incremento significativo nella categoria Produttività, specialmente in Italia, sottolinea come gli utenti stiano integrando sempre più strumenti basati sull’IA nella loro routine quotidiana.

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    App per la creazione di contenuti

    Il successo di app come ChatGPT e Copilot di Microsoft, insieme alla crescita esplosiva di Threads, evidenzia una nuova tendenza verso piattaforme che offrono modalità di interazione innovative e creazione di contenuti. Questa tendenza segna l’inizio di una nuova era per le piattaforme digitali, dove l’engagement degli utenti è guidato non solo dalla connessione sociale, ma anche dalle capacità creative potenziate dall’IA.

    Interessante notare come, nonostante la maturità del mercato, app “tradizionali” come Facebook continuino a mantenere una forte presenza, specialmente in Italia. Questo suggerisce che gli utenti italiani, pur abbracciando le novità tecnologiche, mantengono un legame con piattaforme consolidate.

    Cresce l’integrazione della IA

    Guardando al futuro, possiamo aspettarci una crescente integrazione dell’IA in diverse categorie di app, non solo quelle legate alla produttività. Il settore dell’e-commerce, come dimostrato dal successo di Temu e Shein in Italia, potrebbe essere il prossimo a beneficiare significativamente dell’implementazione di funzionalità basate sull’IA, migliorando l’esperienza di shopping personalizzata.

    Infine, il declino relativo di alcune categorie come utilities e intrattenimento potrebbe indicare una saturazione del mercato o un cambio nelle preferenze degli utenti. Sarà cruciale per gli sviluppatori innovare continuamente e adattarsi rapidamente alle nuove tecnologie per rimanere competitivi in un ecosistema sempre più dominato dall’intelligenza artificiale.

    In definitiva, il mercato delle app nel 2024 si conferma dinamico e in rapida trasformazione, con l’IA che si pone come il motore principale di innovazione e crescita. Le aziende e gli sviluppatori che sapranno sfruttare al meglio questa tecnologia, integrandola in modo significativo nelle loro offerte, saranno probabilmente quelli destinati a guidare il mercato negli prossimi anni.

     

     

  • Meta avvia la versione di Threads per il Fediverso

    Meta avvia la versione di Threads per il Fediverso

    Dopo la fase di test nel mese di marzo di quest’anno, così come comunicato dal CEO Mark Zuckerberg, Threads inizia ad essere operativa nel Fediverso. Ecco come funziona.

    Dopo aver lanciato una fase di test nel mese di marzo di quest’anno, ecco che si entra, quindi a distanza di qualche settimana, nel vivo. Meta da oggi, così come comunicato dal CEO Mark Zuckerberg, ha avviato la fase che tutti aspettavano. Threads comincia ad essere operativa nel Fediverso.

    Gli utenti, in oltre 100 paesi, per il momento potranno vedere le risposte ai propri post Threads che arrivano da altre piattaforme del fediverso e mettere anche like.

    In pratica con questo nuovo aggiornamento sarà possibile visualizzare queste informazioni relative ad un post che arrivano da un’altra piattaforma federata, come Mastodon. Significa meno passaggi da una piattaforma all’altra, anche se la risposta poi bisognerà scriverla sulla piattaforma dove è stata richiesta.

    Two phones showing how to access fediverse replies on Threads.

    Per attivare questa possibilità, basta andare nelle Impostazioni del proprio account Threads e selezionare “Condivisione Fediverso”. E poi, da lì, seguire le istruzioni.

    Come detto, questa estensione coinvolge da oggi oltre 100 paesi. Non esiste una lista ufficiale, si sta commentando ciò che ha scritto Zuckerberg nel suo post. Ma è lecito pensare che questo riguarderà anche il nostro paese e altri all’interno della UE.

    Probabile che maggiori informazioni su questo verranno diffuse più avanti.

    Meta avvia la versione di Thread per il Fediverso

    Si tratta quindi di un passaggio importante, sa sottolineare. Non fosse altro per il fatto che questa caratteristica di Threads, quella di operare all’interno di piattaforme digitali operanti nel Fediverso, quindi decentralizzate, era stata la caratteristica più innovativa e apprezzata, a priori.

    zuckerberg threads fediverso franz russo

    Sappiamo bene quanto Threads sia stata presentata come la vera alternativa a ciò che era Twitter, e che oggi non è più. Ma Meta ha sempre tenuto a precisare che questa piattaforma avrebbe via via incorporato il protocollo ActivityPub, quello di Mastodon.

    Siamo ancora nella fase iniziale di questa operazione. Ma il fatto di estenderla come avviene oggi vuol dire che quella promessa è stata, in effetti, mantenuta.

  • Instagram, le live disponibili anche per amici più stretti

    Instagram, le live disponibili anche per amici più stretti

    Instagram introduce la possibilità di fare dirette live anche per amici più stretti. In favore di spazi digitali più intimi e sicuri, adeguandosi alle esigenze degli utenti e al cambiamento in atto nel panorama delle piattaforme digitali.

    Il cambiamento in atto del panorama dei social media passa anche da queste modifiche. Da una grande platea, ad una cerchia di amici sempre più ristretta.

    Questo perché in questi anni non abbiamo, noi utenti, saputo gestire i nostri spazi al meglio. Per non parlare poi delle piattaforme che hanno sempre mancato di occuparsi della salute degli spazi digitali messi a disposizione.

    Detto questo, altrimenti poi il discorso diventa più complesso e lungo. E le piattaforme digitali cominciano a prendere coscienza del cambiamento in atto.

    L’ultima novità, in ordine di tempo, riguarda la possibilità di poter avviare delle live su Instagram. Anche per una ristretta cerchia di amici.

    Le dirette IG per amici più stretti

    In sostanza, l’app di Meta prosegue con il suo progetto di attivare modalità di condivisione dei propri tool sempre più ristretti.

    Instagram, le live disponibili anche per amici più stretti - franz russo

    Quindi sarà, anche se la modalità è già attiva, possibile limitare la visualizzazione delle dirette per un gruppo di follower/amici più ristretto. E poi, si potrà invitare a partecipare alla diretta fino ad altre 3 persone.

    Si tratta di una modalità che mira a preservare una dimensione più intima dell’utilizzo degli strumenti. In questo modo, si evita di esporsi a situazioni che potrebbero risultare di difficile gestione, optando per una dimensione più ristrette. E, quindi, più gestibile.

    Da un pubblico vasto ad uno più ristretto. E sicuro

    Sapete, attivare una diretta significa parlare, potenzialmente, con un pubblico molto ampio e questa modalità funziona quando effettivamente si affrontano temi per un pubblico più vasto.

    Ma alle volte si può sentire il bisogno di usare lo strumento per una situazione più ristretta. Ad esempio, pensando ai più giovani, un piccolo gruppo di studio; o ancora un piccolo gruppo di lavoro che discute di alcune questioni. O, ancora, semplicemente delle chiacchiere in video con pochi amici.

    Instagram, le live disponibili anche per amici più stretti - franz russo

    Instagram spinge sempre di più verso dimensioni più ristrette. E questa strategia è confermata dal potenziamento dello strumento dei messaggi privati, i DM, della possibilità di condividere le stories con un ristretto gruppo di amici. Così come è possibile condividere contenuti sottraendoli alla condivisione sul classico feed aperto a tutti e indirizzandoli verso pochi amici.

    Instagram, e i social media, più vicini agli utenti

    Insomma. Le piattaforme digitali come Instagram stanno cercando di avvicinarsi sempre di più alle esigenze degli utenti, spesso sono quelli più giovani, che chiedono situazioni più protette e sono meno interessati a parlare e a guardare a pubblici vasti.

    Si è alla ricerca di spazi sempre più ristretti, condivisi con amici, mettendosi al riparo dei giudizi, affrettati e spesso pericolosi, di gente sconosciuta. E questo è sicuramente un bene.

    Non sono sicuro che questa modalità verrà scelta effettivamente. Di possibilità come queste ne è pieno il panorama delle piattaforme digitali, offrendo anche opzioni migliori.

    Di certo, va registrato comunque questa tendenza.

     

  • Threads finalmente rilascia le API aperte a tutti

    Threads finalmente rilascia le API aperte a tutti

    Threads di Meta rilascia le API, aprendo nuove possibilità per sviluppatori e puntando a diventare una vera alternativa a X (Twitter). Anche se la strada è ancora lunga.

    Threads, l’app di Meta nata dall’idea di presentarsi come vera alternativa a ciò che fu Twitter, continua il suo percorso di crescita.

    Sebbene non si conoscano nel dettaglio il numero di utenti approdati dall’UE (dopo il lancio del dicembre dello scorso anno), possiamo comunque rilevare che il numero di utenti a livello globale si aggiri intorno ai 150 milioni.

    Statista aggiunge anche che gli utenti giornalieri sarebbero circa 13 milioni. Alcuni potrebbero pensare che siano ancora numeri molto piccoli. Ma intanto la piattaforma regge.

    Di recente è stata anche migliorata la versione desktop dell’app che ricorda molto Tweetdeck. E non è un caso che la ricordi.

    threads api tutti franz russo

    Threads e il rilascio delle API

    Detto questo, spieghiamo perché si torna a parlare di Threads in queste ore.

    Per il semplice fatto che, finalmente, e dopo una fase di test ristretta, Threads ha rilasciato le API (Application Programming Interface) e saranno disponibili per tutti entro la fine di questo mese.

    Le persone ora possono pubblicare post tramite l’API, recuperare i propri contenuti e sfruttare le nostre capacità di gestione delle risposte per impostare controlli di risposta e citazione, recuperare risposte ai propri post, nascondere, mostrare o rispondere a risposte specifiche“. Sono le parole di Jesse Chen che spiega cosa significa questo rilascio.

    Inoltre Chen chiarisce che la richiesta di maggiori dettagli sui post da parte degli utenti sviluppatori è quella più richiesta.

    Threads e le API, cosa si potrà fare

    La piattaforma consentirà agli sviluppatori, tramite API, di creare le proprie app per pubblicare immagini, video, testo o post carosello personalizzati, analizzare le metriche delle prestazioni, accedere ai follower dati demografici e automatizzare gli strumenti di risposta sui thread.

    Tutte attività che un tempo completavano l’utilizzo di Twitter.

    Meta ha fornito documentazione agli sviluppatori e anche un esempio open source.

    E dunque, dopo i primi accenni dei mesi scorsi e l’avvio del test ad ottobre 2023, Threads rilascia questo importante tassello che potrebbe aiutare a rendere più esteso e interessante l’uso dell’app.

    Threads, le API e il Fediverso

    Da non disdegnare anche l’utilizzo, in questa ottica, della versione dell’app per il Fediverso. Attraverso le API si potrebbe accedere ai post tramite client Mastodon e condividere contenuti sui server di Mastodon. Applicazione pratica che è ancora lontana dall’essere ottimale, ma è comunque un segnale.

    Insomma, Threads si avvia a fare sul serio, in attesa che l’integrazione con il Fediverso sia sempre più concreto.

    Threads e la vera concorrenza con X (Twitter)

    C’è ancora molta strada da fare, e non è una frase fatta. Threads è ancora lontana dall’affermarsi come vera alternativa a Twitter.

    E questo si scontra un po’ con X. Nel senso che fino a quando la piattaforma cavalcherà la vecchia natura della piattaforma, e fino a quando gli utenti la useranno ancora, per Threads sarà sempre più difficile.

    Da quello che sembra, Musk vuole ancora approfittare del fatto che molti utenti usano X come se fosse Twitter. E questo, comunque sia, non potrà durare per sempre.

    E forse, ma forse, a quel punto Threads si troverà a fare i conti con la realtà.

     

  • Il Deplatforming come barriera alla disinformazione

    Il Deplatforming come barriera alla disinformazione

    Un nuovo studio su Twitter, pubblicato su Nature, mostra che il deplatforming dopo i fatti di Capitol Hill ha ridotto drasticamente la diffusione di disinformazione.

    L’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 ha scosso il mondo. Un evento di cui si parla ancora oggi, per la sua imprevedibilità e per il ruolo che i social media hanno giocato in quell’occasione. Un evento che ha messo in luce il pericoloso potere della disinformazione diffusa proprio attraverso i social media.

    In risposta a quegli eventi, molte piattaforme intrapresero azioni senza precedenti per rimuovere account associati a queste attività. Lo stesso account di Donald Trump venne sospeso da Twitter. E anche dalle piattaforme di Meta.

    Capitol Hill, Trump e i social media

    Torniamo a parlare di questo argomento non solo perché Donald Trump è di nuovo candidato alla presidenza degli Stati Uniti e ha recentemente subito una condanna penale, ma anche perché un recente studio ha evidenziato come il deplatforming può essere una barriera solida alla diffusione di disinformazione.

    Il rischio di una situazione simile a quella di Capitol Hill nel caso in cui Trump non fosse più candidabile ha riacceso il dibattito.

    deplatforming disinformazione social media franz russo

    Uno studio pubblicato su Nature ha esaminato l’impatto delle azioni di deplatforming, in particolare su Twitter, e ha analizzato le conseguenze sulla diffusione della disinformazione. L’obiettivo principale dello studio era valutare l’efficacia della pratica di deplatforming nel tentativo di ridurre la diffusione della disinformazione.

    Lo studio pubblicato su Nature sul deplatforming

    I ricercatori, guidati dal professor David Lazer, docente di scienze politiche e informatica alla Northeastern University di Boston, si sono concentrati su Twitter, una delle piattaforme più colpite da questa problematica, analizzando i dati prima e dopo la rimozione degli account.

    Gli autori hanno utilizzato un approccio quantitativo per raccogliere e analizzare i dati, esaminando il volume e la portata della disinformazione su Twitter in due periodi distinti: prima e dopo il deplatforming.

    Le metriche analizzate includevano il numero di tweet contenenti disinformazione, il livello di interazione con questi tweet e la velocità con cui si diffondevano.

    Lo studio ha preso in esame un campione di circa 500.000 utenti di Twitter attivi al momento delle rilevazioni, concentrandosi in particolare su 44.734 di questi utenti che avevano condiviso almeno un link a un sito web incluso nelle liste di fonti di notizie false o a bassa credibilità.

    Tra questi utenti, quelli che seguivano account messi al bando dalla eliminazione di QAnon erano meno propensi a condividere tali link dopo la deplatforming rispetto a quelli che non seguivano tali account.

    I risultati dello studio

    Questi i risultati più significativi dello studio:

    • Riduzione del volume di disinformazione: dopo la rimozione di circa 70.000 account legati al movimento radicale di destra QAnon, il numero di tweet contenenti disinformazione è diminuito drasticamente. Questo suggerisce che gli account rimossi erano tra i principali diffusori di tali contenuti.
    • Calo delle interazioni: anche le interazioni con i contenuti che contenevano disinformazione sono diminuite, indicando una minore esposizione del pubblico a questo tipo di messaggi.
    • Effetto spillover: non solo la disinformazione è diminuita tra gli utenti direttamente colpiti dal deplatforming, ma anche tra gli altri utenti di Twitter, provocando un effetto a catena sulla riduzione della disinformazione.
    • Durata dell’effetto: nel tempo, la presenza complessiva di disinformazione su Twitter è continuata a diminuire, mostrando un effetto duraturo del deplatforming.

    I risultati dello studio evidenziano quindi l’importanza delle politiche di moderazione delle piattaforme social.


    Cos’è il Deplatforming

    Deplatforming è il termine utilizzato per descrivere la rimozione o il ban di un individuo o di un gruppo da una piattaforma di social media o da un servizio online. Questo viene fatto generalmente per impedire a queste persone di diffondere disinformazione, incitare all’odio, promuovere violenza o violare altre linee guida della piattaforma.

    Una delle principali critiche al deplatforming riguarda la libertà di espressione. Alcuni che sostengono che bandire account possa limitare il dibattito pubblico e la diversità di opinioni.

    Rispetto poi all’efficacia della pratica, alcuni sostengono che sul lungo periodo gli utenti trovano nuovi modi per aggirare i ban o spostano la loro attività su altre piattaforme.

    DEPLATFORMING franz russo 2024


    La pratica del deplatforming, sebbene controversa, si è dimostrata un metodo efficace per contenere la disinformazione e proteggere l’integrità dei contenuti e delle informazioni condivise.

    Deplatforming e libertà di espressione

    Questo pone una domanda cruciale su come le piattaforme possano bilanciare la libertà di espressione con la necessità di prevenire la diffusione di disinformazione che possono avere conseguenze gravi.

    Kevin M. Esterling, professore di scienze politiche e politiche pubbliche presso l’Università della California a Riverside e coautore dello studio, ha sottolineato che l’effetto spillover ha ridotto la circolazione della disinformazione su tutta la piattaforma.

    David Lazer ha aggiunto che i risultati dello studio rimangono validi anche se si escludono gli effetti della sospensione dell’account di Donald Trump.

    Un nuovo Capitol Hill oggi?

    Ma se oggi si verificasse un evento simile a quello di Capitol Hill, come si comporterebbero le piattaforme? Come si comporterebbe X di Elon Musk?

    Da quando Elon Musk è diventato il proprietario della piattaforma, molti account precedentemente banditi sono stati riabilitati. Inclusi quelli di Donald Trump e Alex Jones.

    Oggi la piattaforma è molto diversa e implementa una policy molto diversa da Twitter. Una pratica di deplatforming come quella del passato sarebbe quasi irripetibile. La disinformazione su X è aumentata, il team di sicurezza precedente è stato smantellato e quasi tutto viene demandato alle “Note della Collettività“.

    Inoltre, non sarebbe più possibile effettuare una ricerca simile a quella di cui stiamo parlando, almeno non nelle stesse modalità.

    X non fornisce più accesso gratuito alla sua interfaccia di programmazione delle applicazioni (API), rendendo l’accesso ai dati molto costoso.

    La ricerca, pur con i suoi diversi limiti, è molto interessante. Fornisce una evidenza del fatto che la rimozione di account dediti alla condivisione di notizie false può significativamente ridurre la diffusione della disinformazione.

    Alla luce di questi dati sarebbe opportuno sviluppare una riflessione più profonda rispetto alle responsabilità delle piattaforme digitali. Riflessione che riguardi anche la loro forza nel proteggere gli utenti dal proliferare di contenuti con informazioni fuorvianti e dannose.

  • Il down della IA generativa e i problemi energetici e infrastrutturali

    Il down della IA generativa e i problemi energetici e infrastrutturali

    Il grande disservizio della IA Generativa a livello globale mette al centro alcune considerazioni. Intanto, la IA sta per cambiare radicalmente Internet. Ma i problemi energetici e infrastrutturali ci sono, e si vedono.

    Nel momento in cui si registra il primo grande black-out dell’intelligenza artificiale generativa, forse è utile fare qualche breve considerazione.

    Intanto, dopo una breve ripartenza ChatGPT di OpenAI è tornato di nuovo fuori servizio (down). Adesso, accedendo, viene visualizzata una pagina vuota. Oppure, in alcuni momenti compare la pagine che avverte che ChatGPT ha raggiunto la sua capacità massima.

    In realtà, il problema sembra essere più grande di quello che sembra.

    Questo perché nello stesso tempo altri servizi di IA Generativa sono stati fuori servizio. Come Perplexity AI e Claude di Anthropic. Entrambi si sono poi risolti.

    Anche Gemini di Google ha subito un momento fuori servizio, seppur breve.

    Ai generativa problemi energia disservizi franz russo 2024

    Vista la situazione insolita, e del tutto inedita, è possibile che la causa sia più infrastrutturale. Le richieste aumentano vertiginosamente e l’attuale struttura rischia di non essere più adeguata.

    Ma oggi si sono registrati anche problemi che hanno riguardato Internet più in generale.

    Il tema è quindi affrontare, con consapevolezza, cha stiamo andando incontro ad una nuova era e ci stiamo andando a velocità spedita.

    Si tratta dell’era all’insegna della IA che cambierà radicalmente Internet.

    chatgpt down 2024 franzrusso

    Ma per fare in modo che tutto questo abbia senso dobbiamo mettere al centro il tema infrastrutturale e il tema energetico. Due temi che vanno di pari passo.

    La corsa alla costruzione di nuovi data center è partita, ovunque. Così come la corsa ai chip per fare in modo che i servizi di IA, generativa e non, siano sempre più preformanti.

    Ma serve adeguarsi nel migliore dei modi.

    Quando si parla di ChatGPT, di Claude, di IA generativa, bisogna sempre entrare nella logica che stiamo parlando di servizi che richiedono energia in quantità enormi. Più sono intelligenti e più richiedono energia.

    Si stima che ad oggi questi servizi riescono ad assorbile circa il 4% del fabbisogno energetico degli Usa. Ma c’è che prefigura che questo possa salire addirittura al 25% entro i prossimi 5 anni.

    AI generativa down

    Per fare un esempio. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha dichiarato che una richiesta a ChatGPT richiede in media 2,9 wattora di elettricità. Equivalenti all’accensione di una lampadina da 60 watt per poco meno di tre minuti. Vale a dire quasi 10 volte superiore alla ricerca media di Google.

    Sempre l’Agenzia afferma che la domanda di energia da parte del settore della IA dovrebbe crescerà di almeno 10 volte tra il 2023 e il 2026.

    Ecco. Tutto questo pone una domanda seria. Dove prendiamo tutta questa energia per alimentare questi servizi?

    E poi, siamo davvero pronti a vedere una nuova Internet nell’era della IA?

    Queste sono solo alcune domande che attendono risposta. Infatti ci vorrà tempo.

    Ma intanto voi che ne pensate?

  • X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    Le trasformazioni su X, quella che prima era Twitter, continuano. Presto i Like saranno privati per tutti gli utenti; al momento lo sono solo per gli utenti Premium. E, in tutto questo, cambiano le regole rispetto alla condivisione di contenuti pornografici.

    Le trasformazioni della piattaforma che una volta si chiamava Twitter, e oggi si chiama X, proseguono ormai senza sosta. Questa di cui stiamo per parlare si presta a più di una considerazione. Di base, si tratta di una funzionalità che interessa in maniera diretta il nuovo proprietario Elon Musk. E questo è un dato, neanche tanto celato.

    Iniziamo col dire che si tratta di una funzionalità che è già presente tra le opzioni per gli utenti abbonati Premium. E che presto sarà disponibile per tutti.

    Si tratta della possibilità di rendere i “Like” privati, quindi non più visibili.

    X e i like privati

    Parliamo di quei contenuti a cui spesso mettiamo “Like” e che possono, in alcuni casi, essere lontani da ciò che ci interessa abitualmente, al punto da suscitare perplessità e critiche, anche feroci.

    A dare conferma di questa nuova modifica è l’ingegnere di X, Haofei, in un post: “Sì, stiamo rendendo i ‘Mi piace’ privati.

    I ‘Mi piace’ pubblici stanno incentivando un comportamento sbagliato. Ad esempio, molte persone si sentono scoraggiate dal mettere ‘like’ a contenuti che potrebbero essere ‘taglienti’ per paura di ritorsioni da parte dei troll o per proteggere la propria immagine pubblica.

    Presto potrai mettere ‘Like’ senza preoccuparti di chi potrebbe vederlo. Ti ricordiamo inoltre che più post ti piacciono, migliore sarà il tuo algoritmo ‘Per te’.

    x like privati contenuti per adulti 2024 franz russo

    Per X la privacy è al centro di tutto

    Quindi questa modifica è parte di un’operazione di X che mette al centro la privacy degli utenti, garantendo la sicurezza di potersi muovere sulla piattaforma senza dover subire ritorsioni, che possono derivare dai contenuti apprezzati.

    Di questa modifica si è parlato dopo che era stata scoperta sull’app iOS. E presto sarà disponibile per tutti gli utenti, quindi non solo per gli utenti abbonati.

    Cosa comporta rendere i Like privati

    Nel tentativo di chiarire meglio cosa comporterà questa modifica, sull’argomento è intervenuto anche Enrique Barragan, ingegnere di X, il quale ha chiarito che:

    • si potrà vedere a chi sono piaciuti i propri post;
    • si potrà vedere il numero di “Like” per tutti i post/risposte/commenti;
    • non si vedranno le persone a cui è piaciuto il post di qualcun altro;
    • scomparirà la scheda “Mi piace” degli altri sul loro profilo.

    La sezione “Mi piace” sul proprio profilo ci sarà ancora, ma in alto apparirà una scritta: “I tuoi Mi piace sono privati. Solo tu puoi vederli”. Quindi, come ricordato prima, non sarà più visibile la sezione “Mi piace” all’interno dei profili altrui.

    Sono tantissimi i casi in cui i “Like” hanno destato stupore e perplessità.

    X e alcuni casi di “Mi piace” ad insaputa

    Negli USA, a questo proposito, si ricorda il caso del senatore Ted Cruz che mise “Mi piace” su un video pornografico. In quel caso, il senatore disse che era stato uno dei suoi collaboratori.

    Anche Samuel L. Jackson fu sorpreso ad apprezzare video pornografici. Ammi poi tutti una volta che i suoi follower lo avvertirono che i suoi “Like” erano pubblici.

    E anche lo stesso Musk è stato “sorpreso”. Infatti, il proprietario di X nel 2022 mise “like” a un tweet (allora si potevano chiamare ancora così) ostinatamente transfobico.

    Ora, chiunque si è trovato, in molte situazioni, nella condizione di limitare una sua azione rispetto a un contenuto. Sarà capitato almeno una volta, anche solo per evitare di accendere polemiche o discussioni che, purtroppo, spesso finiscono per aumentare le distanze.

    Ma se davvero qualcuno ha bisogno di sentirsi al riparo con una funzionalità del genere, allora, forse, X non è la piattaforma giusta. O, comunque, non è questo il modo di usare questi strumenti.

    Un’altra considerazione da fare è che questa funzionalità rischia di invalidare lo stesso utilizzo della piattaforma.

    X, i Like e le conseguenze sull’algoritmo

    Non dobbiamo mai dimenticare che l’algoritmo enfatizza anche i contenuti sui quali mettiamo il nostro “like”. Di conseguenza, la sezione “Per te” presenterà contenuti che ci piacciono man mano che aumenta la nostra reazione verso quel tipo di contenuti.

    Se si è alla ricerca di un modo per mettersi al riparo e sentirsi liberi di mettere “like” su contenuti che possono intaccare anche la vostra reputazione, sappiate che poi tutta la vostra timeline sarà piena proprio di quei contenuti.

    Questo per mettere le cose in chiaro.

    X, nuove regole per la condivisione di contenuti pornografici

    E a proposito di questo tema, c’è da rilevare che da poco X permette di pubblicare contenuti per adulti, a “condizione che siano adeguatamente etichettati e non visualizzati in maniera chiara”.

    Secondo le nuove regole di X, gli utenti potranno creare e distribuire materiale relativo a temi sessuali purché sia prodotto e distribuito consensualmente.

    Secondo X, è contenuto per adulti:

    qualsiasi materiale prodotto e distribuito consensualmente che raffigura nudità o comportamenti sessuali di adulti che siano pornografici o destinati a provocare eccitazione sessuale. Ciò vale anche per contenuti generati dall’intelligenza artificiale, fotografici o animati come cartoni animati, hentai o anime. Gli esempi includono raffigurazioni di:

    nudità totale o parziale, compresi primi piani di genitali, glutei o seni;
    comportamento sessuale esplicito o implicito o atti simulati come rapporti sessuali e altri atti sessuali“.

    Tutto questo nonostante le crescenti preoccupazioni riguardo al proliferare di contenuti pornografici sulla piattaforma.

    Contenuti per adulti destinati ad aumentare

    Secondo Reuters, nel 2022 i contenuti a sfondo sessuale sulla piattaforma rappresentavano il 22%. Adesso la percentuale è sicuramente più alta. E, di fronte alle nuove regole, c’è da attendersi che crescerà ancora.

    Ricorderete tutti quando, ad ottobre 2023, l’Australia multò X per non aver fornito informazioni sui contenuti pedopornografici. Più o meno in quello stesso periodo, l’India notificò a diversi social media, incluso X, di rimuovere materiale pedopornografico dalle loro piattaforme.

    Ah, bei tempi quelli in cui al posto del cuore c’era la stella e “stellinare” era sinonimo di segnalibro. Un modo per dire “me lo segno per leggerlo più avanti”. Quello era il vero valore di quell’azione.

    Dimenticavo, il prossimo passaggio è quello di mandare in soffitta i conteggi delle interazioni.

  • Social Media e Elezioni Europee 2024, la Generazione Z al voto

    Social Media e Elezioni Europee 2024, la Generazione Z al voto

    Le Elezioni Europee 2024 vedranno la partecipazione dei nativi digitali. Stiamo parlando di persone che si informano sui social media. Mai come adesso le piattaforme digitali giocano in questa occasione un ruolo cruciale per quanto riguarda l’informazione e l’affluenza.

    Le prossime elezioni europee, 8-9 giugno 2024, saranno comunque un evento storico. Per il periodo che stiamo vivendo, ovviamente, e per il fatto che per la prima volta partecipa una generazione di persone definite “nativi digitali“.

    La Generazione Z al voto europeo

    Stiamo parlando delle persone che appartengono alla “generazione Z“, giovani che spesso vengono erroneamente dipinti come disinteressati alla politica. Affermazione, questa, non del tutto vera.

    Già nel 2019 si era registrato un segnale importante di interessamento e avvicinamento dei giovani alla vita politica dell’UE. Infatti, cinque anni, per la prima volta dal 1979 di registrò un’affluenza alle urne che tornò ad essere sopra il 50%. Per la precisione 50,6%.

    E parte di questo aumento di persone alle urne era dato proprio dal voto dei più giovani, under 25 anni, che pesò il 14% sul totale.

    Le iniziative europee puntano a coinvolgere maggiormente i giovani che credono nei principi di libertà e democrazia.

    Ma, a fronte di tutto questo, c’è un tema importante da considerare.

    generazione z social media elezioni europee 2024 franz russo

    I giovani e l’uso delle piattaforme digitali

    Se è vero che i più giovani potranno contribuire ad aumentare ancora l’affluenza alle urne (si spera), è anche vero sottolineare che stiamo parlando di una generazione di persone che si informa per lo più sulla rete e, in particolare, sui social media.

    Da considerare ancora che sono ben 4 i paesi dove quest’anno votano i sedicenni (nati nel 2008), ossia Belgio, Germania, Malta e Austria. Mentre in Grecia voteranno di diciassettenni (nati nel 2007).

    In Italia restano le regole comuni e quindi possono votare tutte le persone dai 18 anni (nati nel 2006) in su.

    I giovani elettori utilizzano principalmente le piattaforme digitali per informarsi. Nel 2021, metà della Generazione Z si affidava ai social media, mentre l’altra metà preferiva i media tradizionali, con la TV in primo piano. Oggi, l’uso delle piattaforme digitali è ancora più predominante.

    Ora il dato relative alle piattaforme digitali è più altri di tre anni, e di 5 anni fa.

    Questi giovani, anzi giovanissimi, si informano per lo più attraverso le piattaforme digitali.

    La Generazione Z si informa sui social media

    Il 65% dei 18-24 anni sceglie le piattaforme social media per informarsi. In aggiunta a questo anche il 61% dei 25-34 anni si informa sulle piattaforme digitali.

    E tra le piattaforme che usano di più per informarsi, quelli della generazione Z, figura TikTok. La piattaforma social media cinese che negli Usa rischia il divieto se non venisse ceduta a qualche compratore americano. Ipotesi, quest’ultima, ormai sempre più lontana.

    Cinque anni fa, lo scenario digitale vedeva TikTok come una presenza marginale per informarsi, dominato da piattaforme come Facebook e Twitter. Oggi, TikTok ha assunto un ruolo centrale, andando ben oltre il semplice intrattenimento.

    Adesso sulla scena TikTok conta molto. E va ben oltre il semplice intrattenimento.

    TikTok per informarsi, oltre l’intrattenimento

    Sono oltre 150 milioni gli utenti europei ed è proprio la piattaforma cinese che potrebbe tirare la volata alla affluenza, soprattutto quella dei più giovani. E questo è un dato di fatto, difficilmente controvertibile.

    Dando un’occhiata al dato relativo al tempo di utilizzo di TikTok, rispetto alle altre piattaforme, allora ci rendiamo conto del ruolo che questa piattaforma può avere in questo contesto.

    Se gli utenti trascorrono, al giorno, mediamente 70 minuti su YouTube; se il tempo medio trascorso su Instagram è di circa 45 minuti; se quello su Facebook è circa 50 minuti. Allora su TikTok il tempo trascorso è di ben 100 minuti. Vale a dire 1 ora e 40 minuti al giorno.

    A tutto questo dobbiamo aggiungere anche la grande preoccupazione relativamente all’Intelligenza Artificiale legata proprio alle piattaforme digitali.

    Il ruolo della Commissione Europea

    Come ricorderete, qualche settimana fa la commissione europea ha comunicato delle regole ben precise, mettendo l’accento sulla moderazione dei contenuti. Attività questa che vede anche l’impiego della IA. Con risultati, come stiamo vedendo, che preoccupano non poco.

    E sappiamo che l’UE è stata la prima a dotarsi di una serie di regole che hanno come fine quello di proteggere i cittadini europei dalla disinformazione e dall’enorme potere che le big tech esercitano.

    Tra queste figurano l’AI Act che sancisce importanti limiti alla IA Generativa, soprattutto in fatto di trasparenza delle informazioni. Ma c’è anche il DSA, il Digital Services Act.

    Elezioni Europee 2024 e il DSA

    Ai sensi del Digital Services Act (DSA), proposto dalla Commissione europea nel 2020, le piattaforme online con oltre 45 milioni di utenti medi mensili, tra le quali figurano Facebook, TikTok e altre, sono obbligate ad adottare misure contro la disinformazione e la manipolazione elettorale.

    Le regole fissate dal DSA hanno cominciato a trovare applicazione, nei confronti delle grandi aziende big tech, a partire dall’agosto dello scorso anno.

    Le aziende devono inoltre predisporre di strumenti di moderazione dei contenuti, che includano la possibilità di contestare le decisioni quando i contenuti degli utenti vengono rimossi o limitati. Nonché elevare il livello di trasparenza verso gli utenti riguardo a termini e condizioni e al modo in cui gli algoritmi consigliano i contenuti.

    La vicepresidente della Commissione europea Margarethe Vestager di recente ha affermato che molti dibattiti elettorali si svolgeranno online e che le regole del DSA forniscono strumenti per collaborare con le piattaforme online. “Possiamo affrontare i rischi emergenti online per i processi elettorali, come i deep fake. In questo modo possiamo consentire alle persone, in modo sicuro, di impegnarsi, discutere e prendere una decisione senza interferenze illegali”, ha affermato.

    Rapporto TikTok UE
    Rapporto TikTok UE

    Questo che vedete qui in alto fa parte del Rapporto di TikTok per l’UE, un documento necessario per la conformità della piattaforma proprio al DSA.

    L’Italia è il terzo paese su TikTok

    Come si vede, l’Italia è il terzo paese con il più alto numero di utenti in UE: 20,7 milioni. Dopo la Francia con 22,7 milioni e la Germania con 21,7 milioni.

    TikTok riferisce di avere 6.287 persone dedite alla moderazione dei contenuti nell’Unione Europea, alla fine di dicembre 2023. Rispetto al suo primo rapporto, questo numero è aumentato di altri 162 moderatori.

    Questo documento è obbligatorio per tutte le altre piattaforme indicate come gatekeeper.  Quindi scopriamo che X, la piattaforma di Elon Musk (il passaggio da Twitter si è ormai completato) ha un numero di moderatori molto più basso, come si vede nei dati riportati qui in basso:

    Nome piattaforma Utenti nell’UE Moderatori
    X 111.400.000 1849
    TikTok 142.000.000 6287
    LinkedIn 47.900.000 1150
    Meta 264.000.000 15.000

     

    Il ruolo ridotto della moderazione su X

    Sono infatti 1.849. Vale a dire che X ha il peggior rapporto tra persone addette alla moderazione e utenti, pari a 1/60.249. LinkedIn al secondo posto (1/41.652), poi TikTok (1/22.586) e Meta (1/17.600).

    Questo è lo stato degli utenti in UE fornito da LinkedIn:

    linkedin ue utenti franz russo
    LinkedIn EU Report 2024

    Un altro aspetto è quello della pubblicità politica e della comunicazione che riguarda da vicino i social media. In particolare, Meta e TikTok.

    L’indagine UE che riguarda Meta

    Meta aveva maggiore promesso attenzione sui contenuti politici, salvo poi essere al centro di una indagine della Commissione UE, aperta proprio nell’ambito del Digital Services Act.

    L’indagine sta prendendo in esame le politiche e le pratiche che Meta prevede in relazione alla pubblicità ingannevole e ai contenuti politici sui suoi servizi.

    Le potenziali violazioni oggetto di indagine riguardano proprio l’approccio della società di Mark Zuckerberg nell’affrontare le campagne di disinformazione e il “comportamento coordinato non autentico” nell’UE.

    Unitamente alla mancanza di strumenti di terze parti efficaci per monitorare l’andamento delle elezioni.

    Dal punto di vista della pubblicità, c’è da registrare le forti preoccupazioni mosse da organizzazioni come Access Now che lamenta il ritardo con cui la Commissione UE si è mossa. Un ritardo che potrebbe vanificare gli sforzi fatti.

    Elezioni Europee 2024 e la IA

    Tra gli obblighi imposti alle piattaforme vi è anche la necessità di dichiarare se i contenuti politici sono generati da IA, sebbene ciò sia gestito tramite autodichiarazione. Questo solleva preoccupazioni sulla trasparenza e sull’efficacia delle misure adottate.

    Insomma il panorama delle prossime elezioni europee è profondamente influenzato dalla presenza della Generazione Z e dall’uso delle piattaforme digitali.

    Con un numero sempre maggiore di giovani che si informa e partecipa attraverso i social media, il ruolo di queste piattaforme diventa cruciale non solo per provare a garantire un’affluenza maggiore. Ma anche per assicurare che le informazioni siano corrette e trasparenti.

    La sfida, quindi, non è solo nel coinvolgere i giovani, ma anche nel proteggere la loro esperienza democratica dalle insidie della disinformazione e delle manipolazioni elettorali.

    Le nuove normative europee, come il Digital Services Act e l’AI Act, rappresentano passi importanti in questa direzione, imponendo regole più stringenti alle big tech per una moderazione dei contenuti più efficace e trasparente.

    Resta da vedere se queste misure saranno sufficienti a garantire un processo elettorale libero e sicuro in un contesto digitale sempre più dominante.

    La partecipazione attiva dei giovani e la loro fiducia nelle istituzioni dipenderanno molto da come queste piattaforme sapranno rispondere alle nuove sfide poste dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale.

    Le elezioni del 2024 potrebbero quindi segnare un punto di svolta non solo per la partecipazione politica dei giovani, ma anche per la maturazione di un ambiente digitale più sicuro e affidabile.

    Un’opportunità che non possiamo permetterci di sprecare.

     

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