Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • I Reels su Instagram non funzionano, TikTok è sempre avanti

    I Reels su Instagram non funzionano, TikTok è sempre avanti

    Il formato Reels non coinvolge gli utenti e la strategia su Instagram e Facebook di imitare TikTok al momento non paga, anzi. Questo è quanto contenuto all’interno di un documento di Meta, di cui alcuni dati sono stati pubblicati sul WSJ.

    Instagram dovrà per forza rivedere la sua strategia, anche quella più recente viste le reazioni. Quello che è apparso come un tentativo, spuntato, di provare a rincorrere formati e modalità molto coinvolgenti altrove, alla fine per Meta, e per Instagram in particolare, si sta trasformando in un grande sforzo che, probabilmente non porterà al risultato sperato.

    Perché sosteniamo questo? A parte il fatto di aver rilevato subito che questo tentativo risultava una forzatura per tutti gli utenti, affezionati o meno di Instagram, ricorderete certamente la raccolta firme per cercare di fermare questa strategia. Ma adesso ci sono anche i numeri, e sono numeri di Meta.

    In pratica, il Wall Street Journal è entrato in possesso si dati interni di Meta che fotografano, in termini più analitici, la situazione fin qui riassunta.

    TikTok Instagram reels

    Secondo i dati raccolti in un documento di Meta, gli utenti di Instagram trascorrono 17,6 milioni di ore al giorno a guardare Reels, vale a meno di un decimo dei 197,8 milioni di ore che gli utenti di TikTok trascorrono ogni giorno sulla piattaforma di ByteDance. “Creators x Reels State of the Union 2022“, questo il titolo del documento, è stato pubblicato ad agosto di quest’anno e ha rilevato che l’engagement dei Reels è sceso del 13,6% nelle quattro settimane precedenti, quindi nel mese di luglio.

    Se ne deduce, guardando questi dati, una considerazione di massima molto semplice, e cioè che la maggior parte degli utenti Instagram non è coinvolta dal formato dei Reels. Li vede, per forza di cose, ma scorre avanti senza soffermarsi.

    Ma non è tutto.

    I dati, sempre interni di Meta, rilevano che i Reels per lo più non sono contenuti originali, ma provengono da altre piattaforme.

    Dal documento si evince che quasi un terzo dei video è stato realizzato su altre piattaforme, spesso si nota un watermark sopra di essi. Il tema dei contenuti video “riciclati” da Reels è stato già affrontato da Instagram, al punto da rigettare i contenuti ripostati. Proprio per evitare quello che poi è accaduto.

    E per incentivare gli utenti a creare contenuti per Instagram e Facebook, Meta ha stanziato, nei mesi scorsi, la cifra di 1 miliardo di dollari per i creator fino alla fine dell’anno. Sempre secondo il WSJ, i creator di Reels hanno ricevuto già 120 milioni di dollari fino ad oggi.

    Dato interessante, sempre contenuto all’interno del documento interno di Meta, è che sono 11 milioni i creator su Instagram negli Stati Uniti, ma solo circa 2,3 milioni di loro, cioè il 20,7%, mantengono il ritmo di una pubblicazione al mese.

    Insomma, quella tregua che Adam Mosseri aveva annunciato, a seguito delle proteste di luglio, quando le sorelle Kardashian protestarono al grido di “smettete di cercare di essere TikTok“, non avrà molto seguito.

    Nonostante questi numeri, e soprattutto se li guardiamo dal punto di vista di Meta, Instagram e Facebook assomiglieranno sempre di più a TikTok e continueremo a vedere contenuti realizzati da creator che non seguiamo, solo perché l’algoritmo ritiene che ci possano interessare.

    Si continuerà su questa strada, pur sapendo che sarà fallimentare in relazione all’obiettivo.

  • Politica e diritti digitali, ecco cosa ne pensano i partiti

    Politica e diritti digitali, ecco cosa ne pensano i partiti

    Partiti e diritti digitali. In vista delle prossime Elezioni Politiche 2022, l’analisi di Privacy Network ci permette di vedere cosa ne pensano i partiti di temi come identità digitale e privacy. Il quadro che ne viene fuori è abbastanza deludente.

    In questi ultimi anni abbiamo sviluppato l’opinione secondo cui la politica si interessa poco, e con molta sufficienza, di Innovazione, Digitale e Privacy. Si tratta di una opinione che si basa su come la politica ha trattato questi temi e, quindi, qualche base di verità esiste. Opinione che spesso viene messa in relazione, come è ovvio, con quello che si aspettano i cittadini e che spesso manca.

    Ma, anche in vista delle prossime Elezioni Politiche 2022, che avranno luogo il prossimo 25 settembre, da più parti ci si chiede come i partiti intendono affrontare questi temi, partendo proprio dai loro programmi.

    Ora, nei giorni scorsi vi è stato qualcuno che ha espresso qualche giudizio a riguardo, anche se non in maniera precisa.

    Quello che vogliamo fare invece, in questa occasione, è farvi conoscere cosa davvero ne pensano i partiti politici italiani di Innovazione e Digitale e vedere che spazio questi temi occupano all’interno dei loro programmi.

    Programmi politici diritti digitali

    Per raggiungere questo intento, ci serviamo di una bella analisi che sul tema ha condotto Privacy Network, un team di persone che cerca di attirare l’attenzione del grande pubblico proprio sui diritti digitali. E lo fa con diverse iniziative, una di queste l’analisi di cui vi mostreremo alcuni aspetti salienti.

    È vero, ci sono temi e problemi più urgenti, visto il momento particolare che stiamo vivendo, che il nuovo esecutivo si troverà ad affrontare, ma riteniamo che sia comunque utile affrontare temi legati all’identità digitale, al diritto all’uso delle nuove tecnologie, alla tutela dei diritti delle persone nei confronti delle piattaforme social media e anche nei confronti dell’uso di sistemi di Intelligenza Artificiale (AI).

    Come dicevamo, nella sua analisi Privacy Network ha voluto verificare quanto spazio i partiti politici italiani dedicano a questi temi all’interno dei propri programmi, in vista delle prossime Elezioni Politiche. Poi è stato usato come indicatore oggettivo il numero di volte in cui vengono citate parole come privacy, cybersecurity, intelligenza artificiale, blockchain e altre. Infine, si è e cercato di capire in modo neutrale l’intento di ogni partito e coalizione in questi ambiti.

    Dall’analisi emerge, in generale, che quasi tutti i programmi elettorali parlano diritti digitali e privacy, ma non in modo approfondito.

    Ed ecco una sintesi dei singoli programmi dei partiti su questi temi:

    Il centrodestra (FdI, FI, Lega, NM) si approccia alle nuove tecnologie come a degli strumenti utili a raggiungere gli obiettivi di programma, non a caso vi si fa riferimento in numerosi ambiti. Il difetto principale rilevato è l’eccessiva genericità e residualità dei punti programmatici che parlano di digitalizzazione. Assenti i riferimenti alla privacy e alla tutela dei diritti umani in ambito digitale. In sostanza, ci sono riferimenti al digitale ma restano, appunto, molto generici. Una genericità imputabile anche al fatto che si tratta di programma elettorale molto breve.

    Il programma del PD parla del mondo digitale guardando tanto alla sua funzione strumentale, allo scopo di raggiungere obiettivi programmatici, quanto alle sue possibili derive negative. Il Partito Democratico dedica ampio spazio al tema della tutela dei diritti delle persone nei confronti delle “Big Tech”, ma anche nei confronti dell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale. La considerazione che se ne trae è che il programma appare poco leggibile a chi è dotato di una conoscenza approfondita dei temi. E poi, alcuni propositi risultano una ripetizione di quanto già previsto da norme Europee presenti e future.

    Il Movimento 5 Stelle nel suo programma mette in risalto il valore dei dati ancor prima che quello delle tecnologie. I dati sono utili per agevolare la conoscenza e la partecipazione dei cittadini. Le informazioni, secondo il M5S, devono essere accessibili per consentire un miglioramento della ricerca, ma anche dell’informazione in ottica di lotta alle fake news. Non vi è alcun cenno sulla tutela della privacy o dei diritti fondamentali nei confronti, ad esempio, delle piattaforme americane.

    Programmi politici diritti digitali

    Alleanza Verdi Sinistra evidenzia l’importanza dei dati e suggerisce di utilizzarli in diversi settori. Occorre evidenziare che si si riferisce però non ai dati personali ma a informazioni utili al perseguimento delle ricerche e dello sviluppo, senza porre attenzione al tema dei dati personali. Non solo, il programma di Alleanza Verdi Sinistra dichiara apertamente di voler tracciare i dati dei conti correnti dei cittadini al fine di verificare i casi di evasione. Non è da escludere che anche altre forze politiche abbiano simili mire, ma Alleanza Verdi Sinistra lo scrive nero su bianco.

    Le nuove tecnologie vengono viste da Azione Italia Viva e Calenda non come una panacea dai non chiari poteri, ma come un set di strumenti concreti e utili a semplificare e migliorare alcuni settori dell’economia del Paese. In questo programma manca completamente il riferimento ai diritti dei cittadini e alla tutela della loro privacy contro le Big Tech.

    Nel programma portato avanti da Possibile di Civati viene riservato ampio spazio ai temi digitali e, in particolare, al tema della privacy che viene presa in considerazione anche con riferimento al miglioramento della disciplina dello smart working, nonché con riferimento all’ambito della didattica online. Viene citato espressamente il Digital Market Act, normativa in fase di discussione in UE e relativa alla regolamentazione del ruolo delle Big Tech nei mercati on line. Il programma risulta però carente sotto il punto di vista delle soluzioni tecnico/pratiche. Enuncia i temi ma non le modalità in cui verrebbero affrontati e risolti. Alcune soluzioni proposte (come il diritto alla disconnessione) risultano ridondanti rispetto a quelle già presenti nel nostro ordinamento e/o in quello europeo.

    Nel programma elettorale di Unione Popolare manca praticamente del tutto il riferimento alle nuove tecnologie.

    Guardando poi il grafico in alto ci si accorge come i partiti considerano all’interno dei programma alcuni punti specifici. Il tema importante della Privacy, come abbiamo visto, non coinvolge la destra e il centro-destra. Per quasi tutti i partiti il Digitale è uno strumento, meno per Alleanza Sinistra Verdi, partito che in generale mostra poca attenzione su questi temi. Gli altri dati si commentano da soli.

    Insomma, questa analisi ci offre un quadro abbastanza chiaro di come, ancora, la politica continui a considerare poco i temi e i diritti legati all’Innovazione e al Digitale. L’analisi ci mostra come anche in presenza di alcuni punti programmatici interessanti, manca sempre un supporto concreto e l’intenzione reale di portare il paese ad investire di più in questo senso, al fine di sviluppare un solido sistema di diritti.

    Il quadro che ne viene fuori, quindi, è abbastanza deludente e non ci aiuta a smuovere quell’opinione che tutti abbiamo in testa, l’opinione di cui parlavamo all’inizio di questo articolo.

    Speriamo tutto questo possa essere utile ad aprire un dibattito serio in modo da contribuire a formulare una opinione più chiara.

    A questo link potete consultare l’intero report.

    Di questo e dei temi più efferenti alla Privacy si parlerà dal 26 al 30 settembre alla Privacy Week presso gli spazi di Cariplo Factory Milano a Milano.

  • Twitter conferma, il modifica tweet sarà a pagamento

    Twitter conferma, il modifica tweet sarà a pagamento

    Twitter, dopo anni di tira e molla, conferma l’introduzione del modifica tweet. Per ora in fase di test, sarà disponibile entro poche settimane all’interno dell’app a pagamento Twitter Blue.

    Non era mai successo che Twitter confermasse quella che è, a tutti gli effetti da sempre, la funzionalità più richiesta dagli utenti. Dopo tante false partenze, corredate da risolini, meme e quant’altro, Twitter conferma l’avvio di un test, per ora interno, sul modifica tweet.

    E, come già trapelato negli scorsi mesi, si tratterà di una funzionalità a pagamento. Infatti, dopo questa fase di test interno, il modifica tweet verrà reso disponibile su Twitter Blue, entro la fine di questo mese, e solo in un paese, per iniziare.

    In un primo momento, alla vista del tweet con cui Twitter, dal suo account ufficiale, dava notizia dell’avvio del test, sembrava l’ennesimo scherzo, l’ennesimo tira e molla già visto in questi anni. Ma poi il tutto veniva confermato anche sul blog di Twitter, cosa mai successa prima.

    modifica tweet 2022 pagamento

    Nel dettaglio, il modifica tweet di Twitter permetterà la modifica del testo entro i 30 minuti dalla pubblicazione. La società non stabilisce quante volte, ma sostiene che il tweet potrà essere modificato “alcune volte” all’interno dei 30 minuti.

    La modifica del testo sarà evidente a tutti con una icona e la data dell’ultima modifica. Toccando sull’etichetta che appare sarà poi possibile accedere alla cronologia delle modifiche apportate al testo.

    Come sapete, si è molto discusso in questi anni sulla possibilità di modificare il contenuto di un tweet e su come poi preservare l’integrità dello stesso, per evitare modifiche fuorvianti.

    https://twitter.com/Twitter/status/1565318587736285184

    A fronte di questo test, forse si è arrivati ad un periodo di modifica congruo, i 30 minuti sono più che sufficienti, e, soprattutto, non lasciano il contenuto modificabile in qualsiasi momento, come invece avviene su altre piattaforme.

    Prima di qualsiasi altra considerazione, val la pensa specificare che non è corretto dire che il modifica tweet arriva su Twitter Blue grazie a Elon Musk. Il fondatore della Tesla in questa scelta non c’entra praticamente nulla, anzi. Nella sua scalata per arrivare all’acquisizione ha cercato di intestarsi la paternità di questa scelta. Ma le cose stanno diversamente. Twitter già ad inizio anno aveva deciso di rendere disponibile il modifica tweet all’interno dell’app a pagamento. A gennaio, quando ancora Elon Musk non pensava ai 280 caratteri.

    Sosteniamo la possibilità del modifica tweet dal 2015 e da questo blog venne lanciato l’hashtag #modificatweet per attirare l’attenzione di Twitter su questo tema e sensibilizzare tutti gli utenti sulla necessità di arrivare ad un compromesso.

    Il risultato oggi viene ottenuto ma a metà.

    Già, perché come già anticipato ad aprile di quest’anno, il modifica tweet sarà a pagamento.

    Forse sarà sfuggito a molti, ma Twitter nelle scorse settimane ha portato a 4,99 dollari il costo mensile per l’abbonamento a Twitter Blue, dai 2,99 iniziali.

    Al momento l’app che offre agli utenti funzionalità aggiuntive, quindi anche la possibilità di modificare il tweet a breve, è disponibile in pochissimi paesi e non è ancora chiaro quando arriverà in Europa e quindi in Italia.

    Ma quei 4,99 dollari al mese si trasformeranno, forse, in 4,99 euro al mese. Stiamo parlando di circa 60 euro all’anno per avere, in più, anche la possibilità di modificare il tweet.

    Twitter in questo modo garantisce una entrata sicura e alternativa, provando a staccarsi, per quanto possibile, dall’advertising. E, anche se fosse una piccola parte dei 239 milioni di utenti giornalieri, attuali, ad abbonarsi, il ritorno sarebbe comunque considerevole. Ma non per tutti.

    Ecco, il rammarico è che per il momento questa funzionalità non sarà per tutti, anche se questa notizia mette fine ad una richiesta durata sette anni.

    E voi che farete, pagherete per avere il modifica tweet?

  • Twitter, contenuti verificati ed emoji in vista delle Elezioni Politiche

    Twitter, contenuti verificati ed emoji in vista delle Elezioni Politiche

    Twitter, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, attiva da oggi una pagina evento in vista delle prossime Elezioni Politiche 2022 e iniziative per assicurare notizie e informazioni verificate. E vi è anche una emoji per l’occasione.

    Come forse vi sarete già accorti, accedendo a Twitter dalla vostra app, nella sezione Esplora, nella parte in alto, appare un focus sulle Elezioni Politiche 2022, con notizie e aggiornamenti. Per intenderci, quella sezione è stata dedicata, fino ad oggi, ad approfondire informazioni e notizie verificate sulla pandemia in collaborazione con il Ministero della Salute.

    Da oggi, appunto, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, Twitter dedica una sezione speciale alle prossime elezioni, con diverse iniziative.

    Twitter in questo momento sta giocando, come spesso accade in situazioni come queste, un ruolo importante nella diffusione e condivisione di informazioni e notizie che riguardano questo importante evento politico per il nostro paese, come è appunto quello delle Elezioni Politiche. E, proprio in questo momento, servono informazioni e notizie verificate e affidabili.

    twitter elezioni politiche 2022

    Prima di tutto, viene attivato un avviso di ricerca. Quindi, ogni qual volta verranno ricercati, all’interno del motore di ricerca interno di Twitter (forse non troppo sfruttato come strumento) termini relativi alle elezioni, il primo risultato che troveranno sarà un avviso di ricerca che li reindirizzerà a una pagina dedicata sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno. L’iniziativa aiuterà gli utenti italiani, come dicevamo prima, ad accedere a informazioni verificate sulle elezioni quando cercheranno delle parole chiave associate su Twitter.

    twitter elezioni politiche 2022

    Siamo lieti di collaborare con Twitter al lancio di un messaggio d’informazione sulle prossime elezioni. Quando i cittadini italiani cercheranno notizie relative al voto del 25 settembre su Twitter verranno indirizzati alla pagina dedicata sul sito del Ministero dell’Interno. Ci auguriamo di portare avanti ulteriori analoghe iniziative per fornire ai cittadini un’adeguata informazione in tempo reale sui canali digitali“, ha affermato il Ministero dell’Interno.

    Per favorire al diffusione di informazioni verificate, Twitter, come ricordavamo all’inizio, ha lanciato per l’Italia una pagina evento con tutte le notizie e istruzioni su come votare.

    Inoltre, Twitter ha lanciato oggi un emoji dedicata alle elezioni politiche. Lo strumento aiuterà gli utenti a trovare i Tweet sulle elezioni in modo da stimolare la partecipazione alla conversazione. L’emoji raffigura un’urna elettorale ricoperta dalla bandiera tricolore italiana, e comparirà sulla piattaforma ogni volta che si utilizzerà l’hashtag #ElezioniPolitiche2022.

    twitter elezioni politiche 2022 emoji

    Twitter è il luogo dove le persone si ritrovano per informarsi, partecipare alla conversazione e seguire la campagna elettorale in vista delle elezioni. In preparazione al voto, gli italiani utilizzano Twitter per seguire e discutere i principali temi della campagna elettorale e cercare informazioni sulle elezioni. Iniziative come l’avviso di ricerca e l’emoji sono parte del nostro continuo lavoro per rendere Twitter una piattaforma accogliente e sicura anche per parlare di politica, e siamo grati al Ministero dell’Interno per la collaborazione“, ha affermato Silvia Caneva, Public Policy Manager di Twitter.

  • Snap pronta a licenziare il 20% dei dipendenti

    Snap pronta a licenziare il 20% dei dipendenti

    Snap ha comunicato che a partire da oggi, e per i prossimi giorni, è pronta a licenziare il 20% dei suoi dipendenti. Si tratta di 1.280 dipendenti su 6.400 di diversi reparti, tra cui una parte del team di sviluppo degli Spectacles.

    La notizia sta facendo molto discutere e, ovviamente, risolleva il grande tema della recessione all’interno del panorama dei social media, una situazione ormai non tanto celata.

    Snap ha comunicato che nei prossimi giorni, a partire da oggi, licenzierà il 20% dei suoi dipendenti. Stiamo parlando di 1.280 dipendenti su 6.400, un numero considerevole. Si tratta di un piano di ridimensionamento dell’azienda programmato ormai da settimane, visto che i problemi dell’azienda di Evan Spiegel non iniziato certo oggi.

    Saranno diversi i reparti ad essere colpiti da questo forte ridimensionamento, primo tra tutti il team di sviluppo delle mini applicazioni di giochi. Ad essere colpito sarà anche Zenly, l’app di social mapping che Snap ha acquisito cinque anni fa e che da allora gestisce separatamente.

    Snap licenziamenti

    Verrà fortemente ridimensionato anche tutto il reparto che lavora all’hardware di Spanchat, vale a dire il gruppo di lavoro che sviluppa gli occhiali in realtà aumentata, Spectacles, e il drone con fotocamera Pixy, da poco cancellato dopo essere stato in vendita solo per pochi mesi.

    Non verrà risparmiato neanche il team di vendita degli annunci pubblicitari dell’azienda che è in fase di grande ristrutturazione. Stiamo parlando di un team che lavoro in uno dei reparti più problematici dell’azienda e questo dell’advertising non è solo un problema di Snapchat.

    È poi notizia delle ultime ore il passaggio di Jeremi Gorman, chief business officer di Snap, e Peter Naylor, vice president Ad Sales di Snapchat, verso Netflix dove andranno a sviluppare il nuovo team per la vendita di pubblicità e il relativo team di vendite.

    Possiamo dire che tutta questa vicenda, per certi versi non sorprende. L’azienda di Spiegel negli ultimi mesi ha perso in borsa l’80% del suo valore e proprio la società a maggio aveva annunciato un rallentamento sulle assunzioni.

    Va detto che proprio durante la pandemia Snapchat ha avviato un programma di assunzioni massiccio, un programma che viste le condizioni di due anni fa poteva reggere. Ma poi, alla prova nella fase post-pandemia, quel progetto di espansione si è ridimensionato, scontrandosi con un’altra realtà.

    A marzo 2020 l’azienda contava 3.427 dipendenti, arrivando ai 6.446 dello scorso trimestre, questa è la situazione.

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    Snapchat, come altre aziende del settore, non è uscita bene dal periodo della pandemia e, sicuramente, tra i vari fattori ha pesato anche la stretta di Apple sul tracciamento degli annunci pubblicitari nelle app iOS, stretta che ha colpito pesantemente anche Facebook.

    In tutto questo, la base utenti giornaliera della piattaforma ha continuato a crescere arrivando a 347 milioni di utenti, più di quanto ne abbia Twitter.

    Ma, al di là di tutto, ci sarebbe da fare qualche considerazione in più a questo punto, specie se consideriamo il fatto che Snapchat, da quando è quotata in borsa, dal 2017, ha realizzato profitti soltanto una volta. Forse su questo si dovrebbe riflettere, visto che il problema non riguarda soltanto Snapchat e che il fenomeno potrebbe essere molto più vasto.

  • Elon Musk e i problemi di Twitter sulla sicurezza, facciamo il punto

    Elon Musk e i problemi di Twitter sulla sicurezza, facciamo il punto

    I problemi sulla sicurezza di Twitter, dopo l’eclatante denuncia di Peiter Zatko, detto “Mudge”, potrebbero fornire una grande occasione di rivalsa per Elon Musk. E comunque le cose restano complicate, anche per lo stesso fondatore della Tesla.

    La vicenda che riguarda Elon Musk e Twitter si arricchisce di un nuovo, ed imprevisto, episodio e, questa volta, il fondatore della Tesla potrebbe addirittura spuntarla. Forse.

    Come sappiamo, Elon Musk da maggio ha iniziato ad insinuare che il fenomeno spam/bot su Twitter fosse ben più alto del 5% rilevato dalla società di San Francisco. A nulla sono valse i report forniti, al punto che a luglio il fondatore della Tesla decide di abbandonare l’accordo di acquisizione della società, quello siglato ad un prezzo di 44 miliardi di dollari, lamentando di non aver avuto accesso ai dati e di essere convinto che Twitter stesse mentendo sugli stessi dati.

    Ne è conseguito una prima citazione da parte di Twitter verso Elon Musk, il caso verrà discusso presso la Corte del Delaware dal prossimo 17 ottobre, e poi una successivo contro citazione da parte di Elon Musk verso Twitter.

    elon musk twitter sicurezza

    Insomma, quando tutto si preparava ad essere discusso nelle aule dei tribunali, con avvocati pronti ad addentrarsi nei dati e nelle carte processuali per cercare di escogitare la propria linea a difesa della propria strategia, ecco che arriva l’imprevisto, quello che nessuno si aspettava.

    Qualche giorno fa Peiter Zatko, noto con il suo nome di hacker “Mudge”, assunto nel novembre del 2020 da Jack Dorsey, co-fondatore ed ex CEO di Twitter, presenta una denuncia formale, depositata presso la SEC, in cui, in sostanza, sostiene che Twitter ha mentito sui dati.

    E poi, in aggiunta, sostiene che Twitter in realtà non ha mai fatto nulla per risolvere il problema, molto più esteso secondo “Mudge” di quanto Twitter si ostini ad affermare. E, inoltre, che Twitter non fosse sufficientemente attrezzata per affrontare questo problema  con software e server obsoleti.

    Insomma, una denuncia che mette a nudo una situazione che potrebbe compromettere seriamente la reputazione di Twitter, proprio in vista delle prossime audizioni in tribunale, e mettere la società in una situazione difficile nei confronti di Musk.

    Infatti, il fondatore della Tesla non ha perso l’occasione per ritornare alla carica e sfruttare il momento a suo favore.

    Intanto non ha perso tempo a usare Twitter. Per primo ha twittato uno screenshot del Washington Post con scritto: “Quindi la prevalenza dello spam *è stata* condivisa con il consiglio, ma il consiglio ha scelto di non rivelarlo al pubblico…“.

    Poco prima aveva twittato un meme del Grillo Parlante, in riferimento a quanto ha denunciato da Peiter Zatko.

    Come dicevamo, il team di legali non si è fatto sfuggire l’occasione e ha subito presentato istanza presso la Corte del Delaware per richiedere di nuovo la possibilità di poter vedere i dati e confutare la loro tesi. In precedenza la giudice Kathaleen St. J. McCormick aveva rifiutato qualsiasi richiesta, ma alla luce di quanto successo, le cose sono cambiate.

    Vista la richiesta di Musk di analizzare miliardi di dati, richiesta che la giudice ha ritenuto assurda, la stessa giudice ha però imposto a Twitter di fornire a Musk i dati di 9 mila account che risultano come stima dal report di fine anno scorso. E sempre la giudice McCormick ha imposto a Twitter di fornire ulteriori dati che possano essere utili.

    Se fossimo ad un incontro di pugilato, questa per Musk è una ripresa da mille punti, si potrebbe dire che ha il match ormai alla portata. Ma le cose potrebbero complicarsi anche per lo stesso fondatore della Tesla.

    Ne abbiamo parlato nello spazio su Twitter (e dove, se no?) insieme a Luca Alagna con il prezioso contributo di Matteo Flora, esperto e docente di cyber security, che ci ha aiutato a comprendere meglio il quadro proprio da questo punto di vista. Qui sotto il link per poter riascoltare lo spazio:

    Twitter, dal canto suo, cerca di difendersi come può. Parag Agrawal cerca di far sentire la sua voce, sostenendo che tutta questa narrazione è pretestuosa. Ricordiamo che a licenziare Peiter “Mudge” Zatko fu proprio lui. Rebecca Hahn, portavoce di Twitter, prova ad allontanare i dubbi, confermando la veridicità dei dati diffusi da Twitter, e cioè che il fenomeno spam/bot sulla piattaforma è quantificabile al 5%.

    Per ora sembrerebbe, condizionale d’obbligo, che la situazione stia avvantaggiando Musk e forse neanche si aspettava tutto questo. O forse sì.

    Di certo, affronterà il processo di ottobre con un altro animo e intanto ha citato in giudizio Jack Dorsey e altri manager di Twitter per aver fornito informazioni fallaci.

    Staremo a vedere cosa succedere, in attesa del prossimo episodio di questa vicenda che quanto a colpi di scena non si è ancora esaurita.

  • Italiani e messaggistica, 33 milioni di utenti usano WhatsApp

    Italiani e messaggistica, 33 milioni di utenti usano WhatsApp

    Gli italiani continuano a preferire WhatsApp. L’app di Meta è usata da 33,1 milioni di italiani per 10 ore e 50 minuti al mese. Telegram diventa la terza app di messaggistica più usata con 15,5 milioni di utenti.

    Agli italiani piacciono le app di messaggistica, da sempre. Già nel 2013 il 56% degli utenti dichiarava di mandare oltre 5 messaggi al giorno, eleggendo poi WhatsApp come l’app preferita. Negli anni l’apprezzamento degli italiani verso le app di messaggistica è cresciuto costantemente e l’app di Meta è saldamente l’app più usata, anche se, nel frattempo, si sono affacciate altre app che hanno fatto breccia tra gli utenti italiani, soprattutto per quanto riguarda il tema della privacy.

    Tutta questa considerazione per arrivare a fare il punto di quale siano le app di messaggistica più usate dagli italiani nel 2022 e lo facciamo grazie ai dati pubblicati di recente da Vincenzo Cosenza. WhatsApp sarà ancora la più usata e amata? Di sicuro, come avevamo visto qualche mese fa, risulta ad essere ancora molto scaricata. Ma vediamo insieme i dati raccolti da Vincos.

    Italiani messaggistica 2022 franzrusso.it intime blog

    Iniziamo subito col dire, senza grandi sorprese, che sì WhatsApp è ancora l’app di messaggistica più amata dagli italiani. Nella prima metà di quest’anno gli utenti che l’ano usata sono stati 33,1 milioni, toccando il livello di 35 milioni di utenti nel mese di giugno, Ma se confrontiamo questi dati rispetto allo stesso periodo del 2021 allora notiamo che WhatsApp, come dato generale, perde appena l’1,4%. Da notare che tre anni fa la media era di 31,8 milioni di utenti.

    Dal punto di vista del tempo impiegato sull’app da parte degli utenti, i dati ci dicono che questo si attesta alle 10 ore e 50 minuti, con un picco di alle 11 ore e 29 minuti ad inizio di quest’anno. Sono dati che restano sostanzialmente uguali allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’app che sicuramente continua a perdere terreno è l’alta app di messaggistica di casa Meta e cioè Facebook Messenger. Destinata a diventare un’app di utilità, in realtà non è mai riuscita del tutto a far innamorare gli utenti italiani. Gli italiani che l’usano sono 17,3 milioni ma il calo che si registra rispetto allo scorso anno è davvero pesante: -21%, ossia 4,5 milioni di utenti in meno. Il tempo di utilizzo di Messenger nei primi sei mesi dell’anno è stato di 50 minuti, in calo del 34% se paragonato a quello registrato nel 2021.

    app messaggistica italia 2022

    E veniamo a Telegram.

    L’applicazione di Pavel Durov conta in Italia 15,5 milioni di utenti e di fatto diventa la terza applicazione di messaggistica più usata dagli italiani. C’è da rilevare che, nonostante la grande crescita degli ultimi due anni, se paragonati allo stesso periodo dello scorso anno, la ricerca di Cosenza ci dice che Telegram ha perso il 7% degli utenti.

    Dal punto di vista del tempo trascorso sull’app, gli utenti italiani usano Telegram per 2 ore e 9 minuti al mese, un dato in crescita del 16% rispetto al 2021.

    Telegram, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Da annotare la crescita di Discord che nella prima parte dell’anno conta 1,9 milioni di utenti al mese con una crescita del 29% rispetto all’anno scorso e un tempo di utilizzo pari a 1 ora e 20 minuti per utente.

    Tutte le altre applicazioni rilevate dalla ricerca di Vincenzo Cosenza segnano un netto calo, segno che il settore va ormai uniformandosi attorno alle app che abbiamo fin qui citato. Una menzione particolare merita Skype, che per anni è stata una delle app più usate, che ormai è sempre più sulla via del tramonto. I dati dicono che in un anno l’app ha perso il 14% degli utenti, pure mantenendo 3,1 milioni di utenti al mese. In netto calo il tempo di utilizzo: -40% e soli 27 minuti per utente.

    Altra app che merita una menzione particolare è Signal. L’app di cui molto si è parlato e che sembrava dovesse decollare anche nel nostro paese invece non fa registrare numeri brillanti, anzi. Gli utenti sono poco più di mezzo milione in calo del 48% in un anno, con appena 1 ora di tempo di utilizzo.

  • TikTok, le stories si potranno condividere anche su Instagram

    TikTok, le stories si potranno condividere anche su Instagram

    Le TikTok stories si potranno condividere anche su Instagram e su Facebook. Il formato dei video effimeri, non ancora disponibile per tutti, potrà così essere condiviso sulle app di Meta.

    Mentre Meta si avvia, anche se con qualche malumore da parte degli utenti, a “clonare” la visualizzazione dei contenuti nello stile di TikTok, sia su Facebook, con il doppio feed, che su Instagram, dall’altra parte TikTok si appresta a rendere possibile la condivisione delle stories proprio sulle app di Meta. E quindi anche su Instagram.

    È quanto riporta TechCrunch che ha ricevuto conferma proprio da TikTok, confermando che il test che permetterà la condivisione di contenuti verso Facebook e Instagram è in test da circa un anno.

    Come certamente saprete, la società di Zuckerberg ha lavorato in questi ultimi due anni per limitare la condivisione di contenuti video da TikTok verso Instagram, sotto forma di Reel. Questo per incentivare l’utilizzo organico della funzionalità e disincentivando la condivisione da TikTok. In pratica l’algoritmo aumenta la visibilità dei contenuti video originali e abbassa quella dei video condivisi da TikTok, individuabili facilmente dal watermark con il logo della piattaforma.

    Ma in questo caso stiamo parlando di Tik Tok stories, formato ancora in test.

    tiktok stories instagran

    Da quanto rilevato dai Watchful.ai dall’app si nota la nuova interfaccia di condivisione per le TikTok stories che renderà possibile, appunto, la condivisione verso Reddit, Facebook, Instagram e Instagram Stories. Non sarà possibile condividere le TikTok stories verso Facebook Reels o Instagram Reels, per chiarezza.

    Pur non essendo adatte per i Reels, la condivisione di TikTok stories verso altre app potrebbe permettere ai creator di estendere la visibilità dei propri contenuti, verso followers che sono soliti usare le app di Meta, ad esempio.

    Per essere sempre più chiari, bisogna dire che le TikTok stories sono ancora in fase di test, non essendo ancora un prodotto ben definito. Quello che sta cercando di fare TikTok attraverso questa operazione è di provare a superare quel limite di cui parlavamo permettendo agli utenti la condivisione verso l’esterno di un contenuto più adatto alle app di Meta, quelle su cui si registra un pubblico più elevato rispetto ad altre app.

    E, proprio perché si tratta ancora di un prodotto non definito, non è chiaro quando TikTok renderà possibile tutto questo a livello globale.

    Se le intenzioni  dovessero trovare conferma nel lancio finale del formato, allora sì che questa funzionalità potrebbe essere davvero rilevante per i creator.

    Cosa sono le TikTok stories

    Ma cosa sono le TikTok Stories?

    Di TikTok stories di parla da almeno un anno e, come dice la definizione stessa, si tratta di un formato effimero, come abbiamo imparato a conoscere in questi anni. E sempre come abbiamo imparato in questi anni, la prima piattaforma a lanciare il formato effimero è stata Snapchat, formato che poi ha fatto la fortuna di Instagram quando lo ha implementato nel 2016.

    Nel 2022 ci prova anche TikTok a misurarsi con il contenuto effimero, anche se ancora il cantiere non è stato chiuso e quindi la funzionalità non è disponibile per tutti. Per il momento si parla di Brasile e Usa.

    I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    Le storie di TikTok sono dei video brevi, della durata massina di 15 secondi, visibili nel feed dell’app, ma che scompaiono dopo 24 ore. Ecco, se si può cogliere una differenza con Instagram è che le stories su TikTok vengono rese disponibili in mezzo ai video del feed, mentre sull’app di Meta esiste una sezione ad esse dedicata.

    Se state pensando, lecitamente, che TikTok adesso copia le altre app quando, per la verità, è stata TikTok stessa ad essere copiata da chiunque, allora è vero. Sì anche TikTok sta copiando un formato che ha segnato la fortuna di app come Instagram ma è stato un esperimento incompreso su app come Twitter e LinkedIn.

    Ma a dire il vero, per essere corretti, nessuno copia nessuno e tutti copiano tutti. Sembra una sciocchezza, ma la verità è che nel momento in cui una piattaforma ha tra le mani una funzionalità che diventa virale, ecco che le piattaforme “avversarie” proveranno in tutti i modi ad implementarla. È sempre stato così e continuerà ad essere così.

    Intanto, vedremo se e quanto arriveranno per tutti le TikTok Stories e che futuro avranno.

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