Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Ecco com’è andato il 2018 su Twitter, in Italia e nel mondo

    Ecco com’è andato il 2018 su Twitter, in Italia e nel mondo

    Twitter, nell’avvicinarsi della fine dell’anno, fa un po’ il resoconto di quello che è accaduto sulla piattaforma in questo 2018. Sono stati 125 milioni gli hashtag condivisi ogni giorno; il 25 febbraio è stato il giorno in cui si è twittato di più con la chiusura dei Giochi Olimpici Invernali e le GIF pubblicate sono state più di 500 milioni. In Italia, Matteo Salvini è l’account più citato, dopo YouTube. Tra gli hashtag, primo #amici17 e poi #salvini.

    Si avvicina la fine dell’anno ed è il momento di fare il sunto di quello che è stato questo 2018, a cominciare da Twitter. Per la piattaforma di Jack Dorsey è stato un anno importante, sotto certi punti di vista, nel senso che la società ha comunque agito in qualche modo per cercare di rilanciare la piattaforma. E tutti gli sforzi di si sono concentrati nel tentativo, adesso quasi riuscito, di rendere la piattaforma un luogo pi sicuro. Anche se questo ha comportato il calo di 10 milioni di utenti, frutti di una massiccia operazione di pulizia di account fake e bot inattivi.

    Ma come dicevamo, è il momento di vedere gli account, gli hashtag e i personaggi più twittati durante l’anno, dando uno sguardo a livello globale con un piccolo focus sul nostro paese, sperando che il 2019 sia davvero l’anno del rilancio di Twitter, augurandoci che sia l’anno delle innovazioni sulla piattaforma. Augurandoci che arrivi davvero quel modifica tweet che iniziammo a chiedere dal 2014 ormai.

    twitter 2018 italia mondo

    Intanto, il giorno con più tweet dell’anno è stato il 25 febbraio, ​in occasione della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali​. Le ​GIF pubblicate nel 2018 sono state quasi più di 500 milioni, con una media di 1,6 milioni al giorni vale a dire 100 gif al minuto. E poi, sono stati ben 125 milioni gli hashtag condivisi ogni giorno nel 2018. Sono numeri, questi, che ci indicano che Twitter non è una piattaforma finita, anzi, spesso lo pensa chi non la usa come dovrebbe, anche se va riconosciuto il fatto che Twitter un po’ complica un effettivo coinvolgimento tra la piattaforma e l’utente. E’ su questo che Twitter dovrebbe lavorare di più.

    Twitter offre anche la possibilità agli utenti di condividere i più bei momenti, ricordi e conversazioni del 2018 utilizzando l’hashtag speciale ​#ThisHappened.

    Questi sono i tre hashtag più popolari nel 2018 su Twitter:

    • #nowplaying
    • #newprofilepic
    • #bbb18 (Big Brother TV show Brasil)

    Tra i tweet più retwittati dell’anno troviamo quello dello youtuber spagnolo @Rubiu5:

    Questo dei BTS è il tweet con più like in assoluto:

    https://twitter.com/BTS_twt/status/1021325648659296256

    E questo tweet di Summer Jeanne è quello con il più alto numero di quote dell’anno:

    Il 2018 su Twitter in Italia

    In Italia Twitter è ancora indietro tra le piattaforme più amate dagli italiani, ma risulta essere ancora molto usata dai circa 9 milioni di utenti. Questi sono gli account più menzionati durante il 2018:

    • @YouTube
    • @matteosalvinimi
    • @onedirection
    • @repubblica
    • @luigidimaio
    • @matteorenzi
    • @pdnetwork
    • @juventusfc
    • @fattoquotidiano
    • @ArianaGrande  

    Si vede benissimo che la politica, con 4 account, sia un argomento molto discusso su Twitter, soprattutto nell’anno delle elezioni politiche.

    Di seguito gli account più citati per Sport, Politica e Intrattenimento

    Sport Politica Intrattenimento
    @juventusfc @matteosalvinimi @BTS_twt
    @Inter @luigidimaio @YouTube
    @acmilan @matteorenzi @onedirection
    @pisto_gol @pdnetwork @ArianaGrande
    @sscnapoli @CarloCalenda @MetaErmal
    @Cristiano @borghi_claudio @Benji_Mascolo
    @OfficialASRoma @Rinaldi_euro @fedefederossi
    @SkySport @a_meluzzi @Harry_Styles
    @zazzatweet @AlbertoBagnai @BTS_ITALIA
    @DiMarzio @GiorgiaMeloni @Louis_Tomlinson

    Passiamo a vedere gli hashtag più twittati in Italia:

    • #amici17
    • #salvini
    • #directioners
    • #m5s
    • #sanremo2018
    • #gf15
    • #news
    • #selenagomez
    • #pd
    • #clario
    • #uominiedonne

    E questi invece per Sport, Politica e Intrattenimento:

    Sport Politica Intrattenimento
    #milan #salvini #amici17
    #finoallafine #m5s #directioners
    #juventus #pd #sanremo2018
    #inter #dimaio #gf15
    #asroma #renzi #selenagomez
    #f1 #mattarella #clario
    #forzajuve #lega #uominiedonne
    #calciomercato #conte #gfvip
    #juve #migranti #isola
    #forzanapolisempre #berlusconi #temptationisland

    Guardando al tweet più condiviso dell’anno, questo non poteva non essere quello di Cristiano Ronaldo:

    Altro tweet molto condiviso è stato poi quello dei Negramaro, a settembre, invitando tutti i propri fan ad raccogliersi attorno al chitarrista del gruppo Lele Spedicato, colpito da un’emorragia celebrale, adesso sta meglio ed fuori dall’ospedale in via di riabilitazione:

    Ecco, questo è stato Twitter in Italia e nel mondo, sperando che il prossimo anno sia un anno ancora più ricco per questa piattaforma che ha ancora molto da dare.

  • Ecco i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Ecco i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Ecco un’altra interessante analisi di Blogmeter che stavolta prende in esame il fenomeno del food blogging in Italia, mostrandoci la classifica dei 10 food blogger più coinvolgenti. Al primo posto, con un ampio margine, troviamo Benedetta Rossi, con oltre 9 mln di interazioni sui social media, seguita da Valeria Ciccotti e dal trio gli “Chef in camicia”.

    Dopo aver conosciuto la classifica dei 10 youtuber più coinvolgenti in Italia, oggi, sempre grazie a Blogmeter, conosciamo i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia. L’analisi, che fa leva sugli strumenti messi a disposizione della Blogmeter Suite, come già la volta scorsa, prende in esame i principali profili social su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube (ove presenti), prendendo come riferimento temporale il periodo dall’1/9 al 1/11 2018. Un tempo di sessanta giorni per definire chi tra questi food blogger molto conosciuti in Italia riesce meglio a generare interazioni, quindi like, commenti, visualizzazioni. E poi si parla di food blogging, un fenomeno che in Italia è molto seguito e grazie al quale tanti blogger sono riusciti ad affermarsi.

    Ma passiamo a conoscere meglio questi 10 food blogger e, così come la volta scorsa, anche in questo caso vale sempre la regola che non serve avere un grande seguito, la differenza la fa la capacità di coinvolgimento. Non serve basarsi solo e soltanto sulla quantità, serve a ben poco. Meglio concentrarsi sula qualità, e questo vale ormai in qualsiasi ambito.

    food blogger italia 2018

    Al primo posto della classifica troviamo Benedetta Rossi, la fondatrice e il volto di Fatto in casa da Benedetta con un coinvolgimento netto di oltre 9 milioni di interazioni e 5,6 milioni di follower totali. Si può ben affermare quindi che Benedetta è la Food Blogger d’Italia. Le interazioni totalizzate sui canali social targati “Fatto in casa da Benedetta” si distribuiscono in modo piuttosto equo: il 43% proviene da Facebook (dove sono stati pubblicati la maggioranza dei contenuti), il 34% proviene da YouTube e il 23% da Instagram.

    Al secondo posto si attesta Valeria Ciccotti, meglio conosciuta come Vale cucina e fantasia che, con la pubblicazione di oltre 4 mila post sui suoi profili social durante i due mesi analizzati, raccoglie quasi 1 milione di interazioni totali.

    Al terzo posto, con un total engagement che supera le 950 mila interazioni, si piazzano gli Chef in camicia, ovvero i tre fondatori del format omonimo, Nicolò, Lello e Andrea. Nonostante la maggior parte dei fan degli Chef in camicia si concentrino sul canale Facebook, è su Instagram che viene raccolto oltre l’85% delle interazioni totali del periodo di riferimento.

    Al quarto e al quinto posto si classificano rispettivamente Valentina Boccia, fondatrice del blog Ho voglia di dolce, e Antonia Distasi, conosciuta sui social come uccia3000. Valentina, specializzata in ricette dolci, vanta oltre 1,7 milioni di fan sui suoi canali social e grazie a loro guadagna un total engagement pari a 941 mila interazioni. Antonia, invece, grazie soprattutto alle video-ricette pubblicate sul suo canale YouTube, ottiene 919 mila interazioni totali.

    Sesto posto per la celebre food blogger, Chiara Maci, che tra foto di deliziose ricette e ritratti dei suoi splendidi bambini conquista i social e guadagna oltre 762 mila interazioni totali. Oltre il 96% dell’engagement di Chiara in pentola proviene dal suo canale Instagram, dove gli hashtag #vitamia e #neverstop e #family sono diventati la firma della giudice di Cuochi e Fiamme.  Al settimo e ottavo posto si classificano rispettivamente Enrica Panariello, alias Chiarapassion, e Marco Bianchi. La prima totalizza oltre 714 mila interazioni, grazie principalmente al suo canale Instagram, dove si concentra la maggior parte del suo seguito social (ben il 76% dei suoi fan); il secondo, invece, grazie alla sua esperienza condivisa da divulgatore scientifico e food mentor, guadagna 672 mila interazioni totali sui suoi canali social, prevalentemente tramite Instagram che raccoglie l’85% del total engagement.

    Sonia Peronaci, fondatrice del blog Giallo Zafferano, si attesta al nono posto con un engagement pari a 614 mila interazioni, per il 98% provenienti dal solo canale Instagram. Tra i contenuti più engaging a sorpresa non compaiono ricette golose ma post intimi, dedicati ad esperienze della vita privata di Sonia, a dimostrazione del fatto che sui social la genuinità e la normalità premiano sempre.  Decimo posto per 55Winston55, ovvero i foodblogger siciliani Mauro e Antonio, che conquistano i loro fan con il loro bellissimo vlog di ricette su YouTube, canale su cui si raccoglie il 64% delle 526 mila interazioni totali.

    Bene, trovate la classifica completa qui in basso. Come dicevamo prima, al di là di quello che può essere il seguito, quello che conta è il reale coinvolgimento che si riesce a creare con i proprio follower. E avrete certamente notato come questo passi anche da Instagram, canale che si sposa benissimo con il tema del food e, infatti, i food blogger di questa classifica ci danno una chiara dimostrazione.

    food blogger coinvolgenti italia 2018

  • Favij denuncia un calo di visualizzazioni su YouTube, ma il problema è l’algoritmo

    Favij denuncia un calo di visualizzazioni su YouTube, ma il problema è l’algoritmo

    Il popolare youtuber Favij in un recente video denuncia un calo delle visualizzazioni dei suoi contenuti sulla piattaforma del 30-40%. Secondo la sua valutazione, questa sarebbe una delle conseguenze del progressivo chiusura di Google +. In realtà, come sollevato anche dai suoi colleghi stranieri, il vero problema è l’algoritmo.

    Come sapete, YouTube è una delle prime piattaforme video nel panorama web ed è la più usata dai creatori di video, meglio riconosciuti come youtuber. Col passare del tempo, YouTube ha dovuto affrontare l’emergere della concorrenza, specie negli ultimi 4-5 anni, da quando Facebook ha deciso di puntare sulla forma di contenuto video, molto più coinvolgente.

    Di conseguenza, per contrastare quindi questa concorrenza, anche YouTube ha dovuto modulare meglio il suo algoritmo, per meglio distribuire le visualizzazioni dei contenuti video contenuti sulla piattaforma e, quindi, per attirare più visualizzazioni.

    L’ultima modifica dell’algoritmo è avvenuta lo scorso mese di giugno, una modifica che ha costretto i creatori di video a modificare in maniera considerevole la pubblicazione dei contenuti, soprattutto da un punto di vista dei contenuti da trattare.

    youtube visualizzazioni algoritmo

    Fatta questa doverosa premessa per meglio centrare il tema della notizia, il popolare youtuber italiano Favij, (vero nome Lorenzo Ostuni) che vanta un seguito sulla piattaforma di quasi 5 milioni di followers (4,9 per la precisione), il quale in un suo video recente, “YouTube sta morendo?“, denuncia un calo delle visualizzazioni dei suoi video del 30-40%. Un calo considerevole evidentemente per chi vive di quella piattaforma.

    Dopo esseri interrogato molto sulle possibili cause, tra le quali anche quella di cambiare un po’ il format dei propri video, Favij avanza la tesi che questo calo delle visualizzazioni, dopo averlo verificato anche con suoi colleghi italiani e non solo, sarebbe dovuto alla progressiva chiusura di Google+.

    Come molti di voi sapranno, e ne abbiamo dato notizia anche sul nostro blog, Google+ è ormai destinato a chiusura definitiva nel 2019, ed essendo molto legata a YouTube, per generare interazioni con gli utenti, secondo Favij questo avrebbe finito per avere conseguenze sulle visualizzazioni.

    favij youtube visualizzazioni algoritmo
    Favij

    Ma in realtà le cose non stanno così. E’ vero che molti youtubers stanno denunciando un forte calo delle visualizzazioni, ma non è per Google+, anche perchè nessuno forse si sognerebbe di dare tutta questa responsabilità ad un piattaforma social che in realtà non è mai partita.

    Il vero problema, se così lo si vuol definire, per rispondere a Favij, è proprio l’algoritmo.

    YouTube ha rimodulato in maniera considerevole la spinta dei video degli yuoutuber più blasonati per redistribuire meglio le visualizzazioni. In questo modo, la piattaforma ha attivato una sorta di competizione tra tutti gli yuotuber per riuscire ad ottenere lo stesso livello di visualizzazioni.

    Come quasi sempre succede, ad essere colpiti da un cambio di algoritmo sono sempre quelli che vantavano visualizzazioni e interazioni molto alte con il precedente. Ma un altro problema, sollevato poi da molti youtubers, è che non si ancora ben compreso quale sia la vera discriminante attraverso cui l’algoritmo seleziona i video.

    Alcuni yuoutuber americani hanno cominciato a costruire video più lunghi del solito. Molti creatori stanno allungando la durata dei video, ad esempio dai 12 ai 16 minuti secondo l’esperienza di Cody Ko, con l’obiettivo di intrattenere di più il proprio pubblico e quindi di essere promossi dall’algoritmo.

    Leggi anche:

    Addio Google+, anche i grandi a volte sbagliano

    Questo tema si lega, ovviamente, all’altro grande tema che è quello dell’advertising e della monetizzazione degli yuotubers. YouTube potrebbe aver spinto i creatori ad allungare la durata dei propri video anche per usare il formato “mid-roll”, ossia l’inserimento di annunci pubblicitari nel mezzo del video, quindi non solo annunci “pre-roll” prima della visione del video. Questo potrebbe spiegare molte cose.

    La denuncia di Favij ha quindi un riscontro oggettivo, del resto qualche giorno fa sul sito di CbC Radio Canada è stato pubblicato un interessante articolo su quella che è l’ansia degli yuotuber, di quelli che sono delle vere e proprie star e che adesso devono riconsiderare la loro presenza sulla piattaforma.

    Il calo delle visualizzazioni, la continua rincorsa alle visualizzazioni per mantenerle sempre alte ha finito per generare, in alcuni, una vera e propria ansia.

    Sul tema degli algoritmi e di come questi sia ormai l’unica discriminante delle piattaforme ci sarebbe molto da scrivere, ma, per ora, ci fermiamo qui dopo aver cercato di offrire una risposta al problema sollevato da Favij.

    Restiamo a disposizione di tutti coloro che volessero contribuire a chiarire la questione, rivolgiamo quindi un invito a YouTube a offrire una sua visione e a Favij, e a tutti gli altri youtubers, che volessero confrontarsi per meglio comprendere il problema.

  • Social Media e genitori: il 30% pubblica foto o video dei figli ogni giorno

    Social Media e genitori: il 30% pubblica foto o video dei figli ogni giorno

    Un’indagine di McAfee, “The Age of Consent”, dedicata alle problematiche relative alla pubblicazione online delle foto di bambini, ha rilevato che il 30% dei genitori pubblica sui social media una foto o un video del proprio bambino almeno una volta al giorno.

    L’indagine di McAfee, nota azienda specializzata nella sicurezza informatica, tocca un tema spesso al centro del dibattito sui social media, sulla opportunità o meno di pubblicare foto o video dei propri figli e delle conseguenze che ne conseguono. Dal titolo The Age of Consent, l’indagine è stata pubblicata qualche giorno fa, quando ormai manca pochissimo alle riaperture delle scuole per il nuovo anno scolastico nel nostro paese, proprio per sensibilizzare i genitori, e l’opinione pubblica, su quelli che possono essere i rischi che comporta la scelta di pubblicare liberamente foto e video dei propri figli. E’ anche utile per conoscere quale sia, ad oggi, l’atteggiamento dei genitori riguardo a questo tema. Nonostante l’indagine sia stata condotta negli Usa, crediamo che sia molto utile per i contenuti e i dati che sono emersi.

    Prima di tutto, crediamo che vada sottolineato il dato che dice che il 30% dei genitori pubblica sui social media una foto o un video del proprio bambino almeno una volta al giorno. Esiste poi un 12% di essi che pubblica addirittura più volte al giorno. Sono dati, questi ultimi che preoccupano circa la eccessiva esposizione di minori sui social media, mettendoli a grave rischio.

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    La maggior parte dei genitori ha identificato i seguenti problemi associati alla condivisione di immagini online, tra cui pedofilia (49%), stalking (48%), rapimento (45%) e cyberbullismo (31%). Ma molti genitori (58%) non considerano nemmeno se il figlio è d’accordo sulla pubblicazione online della propria immagine, altro tema molto importante. Infatti, il 22% dei genitori ritiene che il figlio sia troppo giovane per decidere se la propria immagine debba essere condivisa online, un altro 19% ritiene che debba sempre essere il genitore a decidere.

    Al di là di queste che sono le preoccupazioni che affliggono, in ogni caso i genitori, la ricerca evidenzia anche come le stesse preoccupazioni non portano i genitori ad agire di conseguenza, anzi. Molti, infatti, ammettono di includere ancora le informazioni personali e i dati personali dei bambini nelle immagini online.

    Ad esempio, la metà dei genitori intervistati ammette di avere o di voler condividere una foto del proprio figlio sui banchi di scuola, nonostante il rischio di esporre le informazioni personali. Conforta, però, vedere che la maggior parte dei genitori, il 70%, condivida foto di bambini solo su account di social media privati. Si tratta certamente di un buon primo passo, ma c’è ancora molto da fare affinché i genitori proteggano l’identità dei loro figli.

    La ricerca mette in rilievo come i genitori ritengano che le pubblicazioni di foto e video sui social media non comportino disagi emotivi per i propri figli. Solo il 23% dei genitori teme che la pubblicazione di un’immagine del proprio figlio online possa turbare o suscitare ansia nel minore, e solo il 30% ritiene che il proprio figlio possa essere imbarazzato dall’immagine. Gli effetti collaterali sull’emotività dei bambini non devono essere sottovalutati. Un sondaggio condotto da ComRes ha rilevato che più di un bambino su quattro tra i 10 e i 12 anni si sente imbarazzato, ansioso o preoccupato quando i genitori pubblicano le loro foto online. È interessante notare che le mamme sembrano considerare la possibilità di imbarazzare i bambini più dei papà, con il 45% di papà che ritiene che i loro figli passeranno sopra qualsiasi contenuto imbarazzante rispetto a solo il 14% delle mamme.

    Sono dati che destano una certa preoccupazione e che è necessario che si parli sempre di più dei rischi che questo tipo di pubblicazioni possa comportare per i nostri figli. Bisogna che siano proprio i genitori i primi a proteggerli e che siano ben consapevoli delle conseguenze. Ecco perchè abbiamo ritenuto necessario condividere con voi questa ricerca.

    The Age of Consent offre anche qualche suggerimento utile, come questi, che dovrebbero già essere applicati:

    Attenzione alla geolocalizzazione. Molti social network taggano la posizione di un utente quando viene caricata una foto. I genitori devono assicurarsi che questa funzione sia disattivata per evitare di rivelare la propria posizione. Questo è particolarmente importante quando si pubblicano le foto fuori casa.

    Impostare regole di riservatezza. I genitori devono condividere le foto e gli altri post sui social media solo con il pubblico a cui sono destinate. Anche se servizi come Facebook e Instagram hanno caratteristiche che permettono di condividere i messaggi solo con connessioni confermate, tutto ciò che viene postato su un social network deve essere trattato come se fosse pubblico.

    Stabilire regole di base con amici, familiari e bambini. Essere chiari con amici e familiari sulle linee guida quando si pubblicano le immagini dei minori. Queste regole possono aiutare a evitare situazioni indesiderate come se un parente che condivide le foto senza autorizzazione esplicita. Non dimenticate che queste regole di base dovrebbero applicarsi anche ai genitori per proteggere i bambini ritratti nelle immagini da imbarazzo, ansia e anche cyberbullismo.

    Prendere il controllo delle proprie informazioni personali. Il numero di violazioni dei dati segnalate continua ad aumentare, così come la possibilità di furto di identità. Per i bambini che sono troppo piccoli per una carta di credito, i genitori dovrebbero bloccare il proprio accesso al conto per evitare qualsiasi uso non autorizzato. Una soluzione di protezione contro il furto d’identità come McAfee Identity Theft Protection può aiutare a proteggere in modo proattivo l’identità e i dati personali da un uso improprio.

    E voi che ne pensate di questa indagine? Siete anche voi tra quelli che pubblicano foto e video dei propri figli? Che regole vi siete dati? Raccontateci la vostra esperienza.

    social media genitori foto video figli mcafee franzrusso.it

  • Instagram ha 1 miliardo di utenti a livello globale

    Instagram ha 1 miliardo di utenti a livello globale

    Instagram ha raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti, raggiungendo quindi tutte le altre app di casa Facebook che hanno già raggiunto, e superato, il medesimo traguardo. L’app fondata da Kevin Systrom nel 2010 impiega quindi impiega poco più di 8 anni e mezzo per entrare del club da 1 miliardo di utenti.

    Forse qualcuno riteneva che lo potesse raggiungere prima, ma resta il fatto che fa oggi anche Instagram fa parte del ristretto club di app e piattaforme digitali da 1 miliardo di utenti. Instagram era quindi l’ultima app di casa Facebook che ancora non aveva raggiunto l’ambito traguardo, ma adesso può unirsi a Facebook stessa, che fa 1 miliardo di utenti al giorno, Messenger e WhatsApp che hanno già superato il miliardo.

    L’app fondata da Kevin Systrom, oggi anche CEO, e da Mike Krieger nel 2010, impiega quindi 8 anni e 8 mesi nel raggiungere questo obiettivo, crescendo ad un ritmo di 200 milioni l’anno, se si paragona questo a quello di settembre 2017, quando gli utenti erano 800 milioni.

    instagram 1 miliardo utenti

    Si può dure che Instagram ha conosciuto due momenti che hanno spinto molto l’app dal punto di vista degli utenti. Il primo è stato nel 2012, quando l’app venne resa disponibile anche per Android (ricordiamo che Instagram era nata solo per iOS), facendo registrare il record di 1 milione di nuovi utenti in 24 ore. E l’altro, sempre nel 2012, quando Facebook acquisì l’app per 1 miliardo di dollari, un investimento strategico per Menlo Park che decise in quello stesso anno di puntare dritto sul mobile per rilanciare Facebook, strategia che si è poi rivelata vincente.

    Instagram lancia IGTV, l’app che permette di caricare video di lunga durata

    Ma a questi due momenti se ne deve aggiungere anche un terzo che, indirettamente se vogliamo, ha contribuito al raggiungimento di questo traguardo, ed è il momento del lancio di Instagram Stories, anche questa rivelatasi poi una scelta vincente.

    Nel commentare questo risultato raggiunto da Instagram, volevamo riportarvi questi dati che ci dicono quante siano le app e le piattaforme digitali che oggi hanno raggiunto e superato il traguardo del miliardo di utenti.

    app 1 miliardo di utenti

    Come potete notare, viene evidenziato anche in quanto tempo (espresso in numeri di anni) è stato raggiunto il traguardo. Guardate lo scarto enorme tra il sistema operativo Windows e le app social, enorme. Il sistema operativo di Bill Gates ha impiegato quasi 26 anni per raggiungere il miliardo di utenti, a differenza di Facebook, ad esempio, che ha impiegato meno di 9 anni. Android, il sistema operativo mobile di Google, è quello che ha impiegato di meno con 5,8 anni. Ma, se guardiamo le app e le piattaforme strettamente social, va detto che la più veloce è stata WhatsApp, con 6,8 anni, seguita da WeChat, l’app di messaging cinese, che ha impiegato poco più di 7 anni per raggiungere il traguardo del miliardo di utenti.

  • I musei italiani sono sempre più sui social media ma pochi hanno progetti innovativi

    I musei italiani sono sempre più sui social media ma pochi hanno progetti innovativi

    L’indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali di qualche giorno fa ci dice che i musei italiani investono sempre di più sui social media, con risultati evidenti, ma investono meno in innovazione digitale. Il 57% dei musei italiani è presente sui social media, cresce in particolare la presenza su Instagram.

    L’ultima indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali ci riserva dei risultati molto soddisfacenti per quello che è l’uso dei social media, per comunicare e creare coinvolgimento con gli utenti, dei musei italiani. Sono risultati in crescita se li paragoniamo a quelli della ricerca dello scorso anno, infatti la percentuale dei musei che usa questi canali digitale per comunicare direttamente con gli utenti passa dal 52% del 2016 al 57% del 2017. Questi dati fanno parte di un processo, per certi versi lento, di innovazione dei musei, nel tentativo di sfruttare le nuove tecnologie, in tutti i sensi, per rendere ancora più interessante e coinvolgente l’offerta museale del nostro paese tra le più ricche al mondo.

    Ma se da un lato i musei stanno investendo in comunicazione, la ricerca rileva però che sono ancora pochi i musei italiani che adottano piani di innovazione digitale per migliorare le strutture e i servizi: solo 4 musei su 10 lo fanno. Una percentuale ancora molto bassa. Offrire modalità di acquisto dei biglietti online, offrire un servizio di wi-fi, ma anche offrire un’esperienza culturale che possa essere arricchita dalle nuove tecnologie, diventa ormai necessario.

    musei social media italia 2018

    Ma passiamo a vedere più da vicino i dati della ricerca.

    Dal punto di vista dei social media, come detto all’inizio di questo post, c’è un miglioramento dal punto di vista della presenza dei musei italiani su questi canali. Una presenza che è cresciuta nel tempo, lentamente, ma è cresciuta e questo è un dato che va evidenziato. Il 57% dei musei italiani oggi usa questi canali per comunicare e creare coinvolgimento, engagement.

    musei social media 2017

    Se diamo un’occhiata a quelli che sono i canali che vengono usati maggiormente, notiamo che Facebook resta il canale più usato, in un anno passa dal 51% al 54%; seguito da Twitter, altro canale molto amato dai musei italiani, soprattutto da quelli più grandi, che passa dal 30% al 33%, quindi una crescita del 3% analoga a quella registrata da Facebook. Ma il canale che fa registrare il livello di utilizzo più alto in un anno è Instagram che passa dal 15% al 23%, con una crescita dell’8%.

    Sul tema delle figure legate alle attività sui social media, la ricerca rileva che il Social Media Manager è presente nel 59% delle istituzioni con una figura interna e nel 26% con personale esterno.

    Per quanto riguarda la presenza online di circa 500 musei italiani, si può notare una leggera crescita del numero di istituzioni culturali con un sito web proprietario (43% rispetto al 42% dello scorso anno) e passi avanti si registrano anche sul fronte dei servizi che mettono a disposizione: la biglietteria online è presente nel 23% di questi (+3% rispetto allo scorso anno), il 67% ha in homepage icone per l’accesso facilitato alle pagine social dell’istituzione (+4%) e il 55% consente l’accesso alla collezione virtuale (+3%). A crescere con tasso più sostenuto è invece la presenza sui canali non proprietari: il 75% dei musei è presente su Tripadvisor (+20% rispetto a fine 2016).

    Dal punto di vista dell’innovazione e dei progetti attivati, la ricerca rileva che solo il 39% delle istituzioni partecipanti alla Community ha un piano strategico formalizzato e il 19% un piano di innovazione digitale. La Comunicazione è il settore che più di altri è al centro dell’Innovazione nei musei italiani (72%), seguito dalla Fruizione (64%). Per quanto riguarda la Comunicazione e il Customer Care, le attività, come già detto, su cui le istituzioni hanno manifestato il maggior interesse nello sviluppo di progetti digitali lo sviluppo di un sistema di CRM (Customer Relationship Management) è progetto prioritario per il 43% delle Istituzioni, che lo hanno indicato come progetto di digitalizzazione futura per una migliore conoscenza del proprio bacino di utenti. Il rinnovo di sito web e canali social è il secondo ambito più indicato tra le azioni future (38%), seguito dal completamento della catalogazione della collezione per poi procedere alla sua digitalizzazione (29%), a pari merito con l’adozione di un software per una conservazione programmata di beni mobili e immobili (29%).

    Le attività di monitoraggio sulla conservazione del patrimonio digitale sono assenti nel 56% delle istituzioni culturali e solo un 8% conduce attività di monitoraggio costante. Manca un orientamento strategico al tema della Conservazione digitale di lungo periodo e al Digital asset management, approcci che invece vengono descritti come i trend del futuro dagli esperti del settore, anche ricorrendo a tecnologie emergenti quali ad esempio la blockchain.

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    [L’immagine di copertina appartiene all’autore @franzrusso, proprietario dello scatto; i loghi appartengono ai legittimi proprietari che, qualora li ritenessero inopportuni, verranno rimossi immediatamente]

  • LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie oggi 15 anni, era infatti il 3 maggio del 2003 quando venne lanciato online da Reid Hoffman e da Allen Blue. Nata come piattaforma rivolta ai professionisti e alle aziende, nel corso degli ultimi tempi sta invece diventando sempre più “social media”. In Italia gli utenti sono 11 milioni, ma solo il 23% di questi la usa tutti i giorni.

    LinkedIn compie il 5 maggio 15 anni, è tra le piattaforme più longeve tra quelle oggi esistenti e che possono essere catalogate tra i social media. Già perché LinkedIn nata con l’obiettivo di diventare una piattaforma orientata ai professionisti e alle aziende con il claim “Relationships Matter“, Le Relazioni contano, distinguendosi come “social business network“, negli ultimi tempi, in particolare da quando la società è stata acquisita da Microsoft nel 2016, LinkedIn sta diventando sempre più una piattaforma social media. Un elemento non da poco che, per certi versi, ha finito per scontentare gli utenti più affezionati.

    Nata il 5 maggio del 2003, appunto, LinkedIn raggiunse 2,708 utenti nella sua prima settimana e due anni dopo questo numero si è trasformato in 2 milioni di lavoratori iscritti al network. Nel giugno 2016 è stata rilevata da Microsoft per oltre 26 miliardi di dollari. 

    La piattaforma oggi conta 562 milioni di utenti globali ma LinkedIn ha mantenuto costante nel tempo il dato relativo all’uso effettivo che ne fanno gli utenti. Il dato è che solo un quarto, o poco meno, degli utenti la usa tutti i giorni, dato riscontrabile a livello globale.

    linkedin 15 anni

    In Italia, la community che si è sviluppata attorno alla piattaforma conta oggi 11 milioni di utenti, diventando la terza community più grande d’Europa,dopo Inghilterra e Francia che contano rispettivamente, 25 milioni e 16 milioni di iscritti. La Spagna conta invece 10 milioni di utenti.

    Ma anche per quanto riguarda l’Italia il dato del 25% degli utenti attivi è sempre valido. Anzi, secondo la recente analisi di Blogmeter, la percentuale degli utenti che dichiara di usare LinkedIn ogni giorno o in modo casuale è la medesima: 23%. Un dato che vede LinkedIn in sesta posizione tra le piattaforme con la percentuale di utenti attivi in Italia, dopo Twitter (28%) e Trip Advisor (24%).

    All’interno del post celebrativo dei 15 anni di attività della piattaforma, Allen Blue, co-fondatore della piattaforma, ha elencato anche quelli che sono stati i lavori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni. Ecco i primi 10:

    1. Commerciale
    2. Assistente amministrativo
    3. Consulente
    4. Responsabile di progetto
    5. Supervisore
    6. CEO
    7. Tecnico
    8. Responsabile vendite
    9. Ingegnere programmatore
    10. Ingegnere

    Questi, invece i settori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni:

    1. Internet
    2. Computer games
    3. Outsourcing/offshoring
    4. Media online
    5. Selezione del personale
    6. Rinnovabili e ambiente
    7. E-Learning
    8. Sviluppo programmi
    9. Salute, benessere e fitness
    10. Servizi per eventi

    Di recente ha fatto molto discutere l’introduzione sulla piattaforma delle GIF, sfruttando il motore di ricerca di Tenor, azienda acquisita da Google poche settimane fa.

  • Anche Twitter aggiorna le regole della Privacy per uniformarsi alla GDPR

    Anche Twitter aggiorna le regole della Privacy per uniformarsi alla GDPR

    Anche Twitter, come tutti i colossi tech, si uniforma al nuovo regolamento europeo sulla privacy, GDPR, aggiornando i propri termini di servizio e l’Informativa sulla Privacy. Obiettivo è quello di rendere più semplice e chiara la gestione delle informazioni personali.

    Anche Twitter si prepara per uniformarsi alla GDPR e, in vista dell’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulla Privacy per visto per il 25 maggio, la società guidata da Jack Dorsey aggiorna i Termini di Servizio e l’Informativa sulla Privacy. Obiettivo è quello di rendere più semplice e chiara la gestione delle informazioni personali, mettendo in evidenza le informazioni che Twitter condivide.

    Tutti gli utenti che oggi effettueranno l’accesso sulla piattaforma vedranno comparire una finestra con scritto “Aggiornamenti importanti” annunciando la modifica dei termini e della privacy.

    twitter privacy gdpr

    In un post sul blog di Twitter, Damien Kieran, Data Protection Officer di Twitter, spiega che da questo mese verranno introdotte nuove modalità per permettere agli utenti una migliore gestione dei propri dati personali. La nuova versione dell’Informativa sulla Privacy è anche scaricabile in pdf, trovate il bottone in alto a destra.

    L’aggiornamento rende possibile all’utente la presa di coscienza di quali siano le informazioni che Twitter gestisce e, soprattutto, decidere se renderle ancora disponibili o meno. Il 25 maggio gli utenti residenti in Europa vedranno una richiesta a prendere visione delle informazioni riguardanti l’aggiornamento, invitando tutti gli utenti a prenderne visione, e un grafico che spiegherà come vengono trattati i dati degli utenti. Da quel momento darà possibile visualizzare le informazioni e, se si vuole, modificarle.

    aggiornamento gdpr twitter privacy

    Twitter si uniforma dunque alla nuova GDPR, General Data Protection Regulation- Regolamento UE 2016/679, che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio e ha come obiettivo quello di dare ai cittadini europei un maggiore controllo sui propri dai in possesso delle aziende che li gestiscono. Negli ultimi giorni si è generata, come al solito, un po’ di confusione sull’entrata in vigore delle nuove norme annunciando una proroga in Italia di qualche mese. Ebbene, non ci sarà nessuna proroga per il fatto che questa, dopo essere stata adottata nel 2016, e dopo un periodo di transizione di due anni, non prevede alcuna forma di legislazione applicativa da parte degli stati membri. Per le aziende che non si uniformeranno alle nuove regole, le mule sono molto salate. Si può arrivare a 10 milioni di euro, o fino al 2% del volume d’affari globale, per i casi previsti dall’articolo 83, paragrafo 4, o fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del volume d’affari nei casi previsti dai Paragrafi 5 e 6.

  • Entrano in vigore le nuove regole su Twitter: si rischia la sospensione per Spam

    Entrano in vigore le nuove regole su Twitter: si rischia la sospensione per Spam

    Da oggi entrano in vigore le nuove regole su Twitter e quindi bisognerà prestare molta attenzione su alcuni aspetti. In particolare, bisognerà fare molta attenzione a non pubblicare più contenuti duplicati, menzioni, risposte “su un unico account” oppure creare account duplicati o molto simili. E’ forte il rischio di sospensione per Spam.

    E’ bene che tutti coloro che operano su Twitter, in particolar modo blogger, social media manager, influencer e altri si segnino la data del 23 marzo, perchè da oggi su Twitter le regole cambiano drasticamente. Come sappiamo bene, uno dei grandi vantaggi di Twitter è quello di poter veicolare i propri contenuti in momenti diversi, un modo per agganciare un pubblico sempre più esteso che possa essere interessato a ciò che condividiamo. Un lavoro che farlo manualmente è davvero faticoso. Allora, nella gran parte dei casi, di passa all’operazione di “scheduling“, quindi di programmazione della pubblicazione dei contenuti, facendoci aiutare da app che rendono il tutto molto più semplice.

    Questa è un’operazione che adottano in tanti, blogger e social media manager in primis. In alcuni casi, per rendere il messaggio più condiviso possibile, si passati ad utilizzare lo stesso contenuto, o comunque molto simile, utilizzando uno o più account. Quindi lo stesso contenuto che veniva condiviso da account diversi, in orari e giorni diversi. Utilizzando proprio le app di gestione e programmazione dei contenuti.

    twitter nuove regole account spam

    Bene, fatta questa premessa, doverosa, da oggi tutto questo su Twitter non sarà più possibile, il rischio è la sospensione dell’account per Spam. La regola adesso parla chiaro, infatti nella sezione dedicata proprio allo Spam c’è un punto molto chiaro, questo:

    Ecco alcuni fattori che prendiamo in considerazione per determinare se il comportamento attuato è considerato spam: (…)

    – pubblichi risposte, menzioni o contenuti duplicati (o molto simili) su più account o più aggiornamenti duplicati su un unico account oppure crei account duplicati o molto simili;

    Sembra molto chiaro, se prima Twitter chiudeva un occhio quando si condividevano contenuti anche duplicati sullo stesso account o da account duplicati, da oggi non sarà più possibile. Il rischio di vedersi sospeso l’account per Spam è molto alto. Tra l’altro, qualche giorno fa, il 10 marzo, Twitter ha sospeso per questo motivo decine e decine di account, anche in Italia, anche fino a 48 ore. Badate che stiamo parlando di account che non sono soliti condividere spam, tutt’altro. Il fatto era che l’algoritmo, aggiornato alle nuove regole, “leggeva” e interpretava quel modo di condividere come Spam e, quindi, procedeva alla sospensione.

    Vi è poi un altro punto critico da tenere in considerazione, questo:

    pubblichi più aggiornamenti su un argomento popolare o di tendenza con l’intenzione di sovvertire o manipolare l’argomento per dirottare il traffico o l’attenzione verso account, iniziative, prodotti o servizi non correlati;

    E non manca anche una regole più ferrea per quelli che sono soliti seguire o smettere di seguire account in maniera quasi maniacale, spesso appoggiandosi ad app di terze parti:

    hai seguito e/o smesso di seguire un gran numero di account in un breve lasso di tempo, in particolare avvalendoti di mezzi automatizzati (following o abbandono di follower aggressivo);

    E sono proprio le app di terze parti che in questi giorni stanno allertando gli utenti visto l’importante aggiornamento che da oggi entra in vigore. Parliamo di app come Crowdfire App e simili, come Hooutsuite ad esempio, TweetDeck (l’app di Twitter), ma ci sono anche app che permettono di condividere tweet programmati dal proprio blog (su WordPress) che invitano a fare attenzione, aggiornando l’app alle nuove regole di Twitter.

    Allora, ricapitolando, da oggi, in seguito alle nuove regole di Twitter, non è più consentito pubblicare contenuti identici o sostanzialmente simili su più account. Di conseguenza, tutti i tutti per la gestione dei contenuti non permettono più agli utenti di inviare lo stesso messaggio da più account Twitter.

    Il consiglio, se avete programmato dei contenuti per i prossimi giorni, è quello di cancellare tutti i contenuti identici e tutti i contenuti duplicati da condividere da più account. Fatelo per non rischiare di sospendere l’account Twitter vostro o quello dell’azienda che state seguendo.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte; qualora i leggimi proprietari dei loghi la reputassero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • Facebook sfida LinkedIn, il lavoro lo si potrà cercare anche sul social network

    Facebook sfida LinkedIn, il lavoro lo si potrà cercare anche sul social network

    Facebook ha ormai deciso di sfidare LinkedIn per quanto riguarda gli annunci di lavoro. Dopo aver avviato Facebook Jobs in Usa e Canada più di un anno fa, da oggi sarà possibile inserire e consultare annunci di lavoro in altri 40 paesi, Italia compresa.

    Facebook è diventato ormai non solo un grande social network con più di 2 miliardi di utenti, ma, come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, è diventato un moltiplicatore di esperienze, sempre con l’obiettivo di intrattenere l’utente all’interno del social network. E oggi si aggiunge un nuovo tassello che renderà Facebook un luogo sempre più completo, dove l’utente può davvero cercare tutto, anche il lavoro.

    E’ infatti di oggi la notizia che Facebook ha esteso ad altri 40 paesi il servizio Facebook Jobs, facebook.com/jobs, attivato verso la fine del 2016 solo in Usa e in Canada. E tra questi 40 paesi vi è anche l’Italia. Si tratta di una vera sfida a LinkedIn, il social business network per antonomasia, da sempre luogo dove aziende, professionisti e utenti postano e consultano annunci di lavoro.

    facebook jobs annunci lavoro-italia

    Il servizio è quindi di interesse per tutti coloro che cercano lavoro, potranno infatti consultare gli annunci dalla sezione “Esplora” alla voce “Jobs” anche dal proprio smartphone (il servizio è anche disponibile per Android e iOS). Una volta trovate l’annuncio di interesse, si potrà compilare una scheda, sempre su Facebook, per candidarsi e, successivamente, sarà possibile avere un contatto diretto con l’azienda che sta cercando, direttamente su Messenger. Le aziende vedranno le informazioni che il candidato ha indicato e tutto ciò che è reso pubblico sul proprio profilo.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10157147675716729/

    Le aziende possono poi creare annunci direttamente sulla pagina aziendale con tutti i dettagli e gli annunci appariranno su Jobs, sul Marketplace e anche sul news feed. Avranno anche la possibilità di intervenire sulle modalità con cui entrare in contatto con i candidati, sempre attraverso Messenger.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10157147673511729/

    Presto anche nel nostro paese potremo quindi consultare annunci di lavoro dalla barra laterale di Facebook oppure dall’applicazione mobile, cercando il luogo di lavoro, il tipo di contratto ecc…

    Facebook quindi decide di sfidare LinkedIn sul suo campo e su larga scala, prima o poi doveva accadere. Sarà interessante vedere come questo servizio evolverà anche nel nostro paese. Certo che il fatto che ci siano aziende e agenzie di lavoro che “indagano” anche i profili Facebook dei candidati è cosa nota. Ma ora Facebook offre un servizio completo, dando la possibilità agli utenti di trovare lavoro direttamente sulla piattaforma che usano tutti i giorni (già 1 utente su 4 negli Usa lo fa) e dando la possibilità ad aziende e agenzie di poter cercare candidati anche guardando il proprio profilo pubblico.

    E voi che ne pensate?

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