La Commissione UE accusa TikTok di violare il DSA. Scroll infinito, autoplay e algoritmo creano dipendenza nei minori. ByteDance respinge le accuse e annuncia battaglia legale. Rischio multa miliardaria.
La Commissione UE ha formalizzato le contestazioni a TikTok per violazione del Digital Services Act. Al centro della contestazione c’è l’architettura stessa della piattaforma di ByteDance, progettata secondo Bruxelles per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti attraverso meccanismi che sfruttano le vulnerabilità psicologiche.
Non si tratta di una multa, almeno non ancora. Ma le conclusioni preliminari della Commissione aprono una fase decisiva del procedimento formale avviato il 19 febbraio 2024, quasi due anni fa.
La vicenda si inserisce in un contesto europeo sempre più deciso a intervenire sulla regolamentazione delle piattaforme social, con particolare attenzione alla tutela dei minori.
Una accelerazione che arriva pochi giorni dopo l’annuncio della Spagna di voler vietare i social ai minori di 16 anni, seguendo l’esempio dell’Australia che dal 10 dicembre 2025 ha introdotto il divieto più stringente al mondo in questo contesto.
Cosa contesta la Commissione UE a TikTok
Le funzionalità sotto accusa sono quattro e rappresentano i pilastri dell’esperienza utente su TikTok. E cioè: lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push e il sistema di raccomandazione altamente personalizzato.
Secondo l’indagine della Commissione, TikTok non ha valutato adeguatamente come queste caratteristiche possano danneggiare il benessere fisico e mentale degli utenti, inclusi minori e adulti vulnerabili.
La commissione, nel dare notizia delle contestazioni, utilizza un’espressione efficace per descrivere il meccanismo: queste funzionalità “premiano” costantemente gli utenti con nuovi contenuti, alimentando l’urgenza di continuare a scorrere e spostando il cervello in “modalità pilota automatico”.
Ricerche scientifiche recenti dimostrano che questo può portare a comportamenti compulsivi e ridurre l’autocontrollo degli utenti. Non si tratta un’accusa generica, la Commissione cita dati specifici che TikTok avrebbe ignorato nella propria valutazione dei rischi, come il tempo che i minori trascorrono sulla piattaforma di notte e la frequenza con cui gli utenti aprono l’app.

Gli strumenti di protezione di TikTok non funzionano
Un punto centrale delle contestazioni riguarda l’inefficacia delle misure di mitigazione già presenti sulla piattaforma. Gli strumenti di gestione del tempo sullo schermo, secondo la Commissione, sono facili da aggirare e introducono frizioni limitate.
I controlli parentali richiedono tempo e competenze da parte dei genitori per essere attivati, risultando nella pratica poco efficaci. In sintesi, TikTok “sembra non attuare misure ragionevoli, proporzionate ed efficaci per attenuare i rischi derivanti dalla sua progettazione che crea dipendenza“.
La Commissione ritiene che TikTok debba “modificare la struttura di base del suo servizio“. Le soluzioni indicate sono radicali: disabilitare nel tempo le funzionalità che creano dipendenza come lo scroll infinito; attuare interruzioni temporali dello schermo efficaci anche durante la notte; e adattare il sistema di raccomandazione.
Si tratta di interventi che toccherebbero il cuore stesso dell’app, ossia quelle caratteristiche che hanno reso TikTok un fenomeno globale con oltre 200 milioni di utenti solo in Europa.
La risposta di TikTok e i prossimi passi
TikTok ha respinto le contestazioni con toni decisi.
“Le indagini preliminari della Commissione descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento“, ha dichiarato un portavoce, annunciando che l’azienda “adotterà tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a disposizione“. Una posizione di scontro frontale che anticipa una battaglia legale.
TikTok ha ora la possibilità di esercitare il proprio diritto alla difesa, esaminando i documenti del fascicolo e rispondendo per iscritto alle constatazioni preliminari.
Parallelamente sarà consultato il Comitato UE per i servizi digitali. Se le violazioni venissero confermate, la Commissione potrebbe infliggere un’ammenda fino al 6% del fatturato mondiale annuo di ByteDance.
Considerando che nel 2024 il gruppo ha registrato ricavi per 155 miliardi di dollari, si tratterebbe potenzialmente di una cifra che potrebbe superare i 9 miliardi di euro.
Il contesto: due anni di indagini su più fronti
Le contestazioni odierne fanno parte di un procedimento più ampio avviato nel febbraio 2024. L’indagine copre diversi aspetti della piattaforma: oltre al design che crea dipendenza, la Commissione sta esaminando l’”effetto coniglio” (rabbit hole) dei sistemi di raccomandazione, il rischio che i minori abbiano esperienze inadeguate all’età a causa di una falsa rappresentazione della loro età, e gli obblighi delle piattaforme di garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione per i minori.
Non tutto il procedimento è ancora aperto. La parte sulla trasparenza pubblicitaria è stata chiusa nel dicembre 2025 mediante impegni vincolanti accettati dalla Commissione, permettendo a TikTok di evitare una sanzione su quel fronte.
Nell’ottobre 2025 erano già state adottate conclusioni preliminari sull’accesso ai dati pubblici per i ricercatori, contestando alla piattaforma scarsa trasparenza.
Il procedimento odierno rappresenta quindi il tassello più significativo di un puzzle normativo che si sta componendo da quasi due anni.
I Paesi UE accelerano sulla protezione dei minori
Le contestazioni a TikTok si inseriscono in un contesto europeo in rapida evoluzione sulla tutela dei minori online. L’Australia ha fatto da apripista mondiale introducendo il 10 dicembre 2025 il divieto di accesso ai social per gli under 16, con risultati che i regolatori definiscono “incoraggianti”: le piattaforme hanno eliminato circa 4,7 milioni di account di minori in un solo mese.
In Europa, la Francia ha approvato il 27 gennaio il divieto per i minori di 15 anni. La Spagna ha annunciato martedì scorso, per voce del premier Pedro Sanchez, l’intenzione di vietare i social ai minori di 16 anni, definendo le piattaforme “uno Stato fallito dove si ignorano le leggi e si tollerano i reati”.
Si muovono anche Danimarca, Austria, Grecia e Portogallo, creando quella che Sanchez ha definito una “coalizione dei volenterosi digitali”. La Commissione UE sta sviluppando un’applicazione per la verifica dell’età online, in sperimentazione in Italia, Francia, Spagna, Grecia e Danimarca, che dovrebbe essere disponibile negli app store entro marzo.
Il senso di questa decisione, Henna Virkkunen

La dichiarazione della vicepresidente Henna Virkkunen, responsabile per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, sintetizza la filosofia dietro questa azione:
“La dipendenza dai social media può avere effetti dannosi sulle menti in via di sviluppo di bambini e adolescenti. La legge sui servizi digitali rende le piattaforme responsabili degli effetti che possono avere sui loro utenti. In Europa applichiamo la nostra legislazione per proteggere i nostri figli e i nostri cittadini online“.
Un messaggio chiaro che si inserisce nel solco della multa da 120 milioni di euro inflitta a X (ex Twitter) nel dicembre scorso, la prima sanzione nella storia del DSA.
La differenza è che qui la Commissione non contesta solo violazioni di trasparenza, ma mette in discussione l’architettura stessa di una piattaforma.
La domanda di fondo è se questo modello sia compatibile con la tutela della salute mentale degli utenti, in particolare dei più giovani. La Commissione UE con questo provvedimento sembra aver preso una posizione chiara.
Il dibattito è destinato a proseguire ben oltre i confini di questo singolo caso, perché le funzionalità contestate non sono esclusive solo di TikTok. Come abbiamo raccontato più volte qui su questo blog, il processo di tiktokizzazione ha influenzato ormai tutto lo scenario dei social media.
Instagram Reels, YouTube Shorts, e altre piattaforme utilizzano meccanismi simili. Se le violazioni venissero confermate, potrebbe crearsi un precedente normativo che potrebbe applicarsi all’intero settore.























