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  • Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Il Natale è anche il momento in cui il consumatore è assalito da annunci pubblicitari di ogni tipo. Ma come dimostra lo studio di Kantar, oggi vince il brand che sa comunicare emozionando con una storia.

    Il Natale è sempre un momento di grande coinvolgimento, ma è anche un momento in cui il consumatore è letteralmente assalito da annunci pubblicitari di ogni tipo. Una massa di pubblicità che inonda qualsiasi media allo scopo, ovviamente, di attirare attenzione sui prodotti nel momento dell’anno in cui le persone, tendenzialmente, sono portate a fare più acquisti.

    Ma c’è da fare una considerazione a proposito ed è quella che ormai l’utente, il consumatore, è sempre più attento alle emozioni, ad una storia. La sua propensione è rivolta al brand che riesce a suscitare un’emozione, al brand che sa associare una storia e sa raccontarla.

    Brand, suscitare emozioni

    Una considerazione, questa, che trova conferma nell’ultimo studio di Kantar che ha evidenziato che le marche per distinguersi devono essere in grado di suscitare emozioni, differenziarsi e rimanere coerenti alla propria identità. Una modalità che i brand potrebbero adottare anche in qualsiasi periodo dell’anno.

    Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Secondo lo studio, che ha analizzato i copy natalizi attualmente in onda in Italia, Nutella è la top performer. Lo storico vasetto del brand di Alba, nella sua versione natalizia, ispira la giovane protagonista dello spot a passare un momento di condivisione con la nonna, come citato dal payoff “L’amore è il regalo più prezioso”. Tutti gli elementi più tradizionali che contraddistinguono il Natale, come la famiglia, l’inclusione, la condivisione e la convivialità, sono raccontati attraverso una storia che riesce ad emozionare.

    Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Al secondo posto si piazza Pan di Stelle che “Risveglia il sogno di Natale” attraverso la voce narrante della giovane protagonista che ci guida nella riscoperta della magia della festività all’interno di un mondo Pan di Stelle già riconosciuto.

    Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Terzo posto per Pringles spicca con l’originale copy “Pop play it” utilizzando l’ironia tipica dell’umorismo anglosassone e del brand: risulta vincente la trovata di usare il prodotto nel contesto natalizio.

    Il Brand e i valori: inclusione e diversità

    La centralità del brand/prodotto all’interno della storia è un fattore essenziale soprattutto in un contesto natalizio che per sua natura è poco differenziabile. E i winner in questo ambito sono ancora i copy Pan Di Stelle e Nutella, seguiti da Disney che tratta il Natale con valori legati ai temi di Inclusion & Diversity in pieno stile disneyano.

    Alla luce di questi studio, si può ben affermare che l’assenza di un ruolo di marca chiaro e coerente nel racconto, si riscontrano performance negative.

    Tratto comune a molte comunicazioni di successo è anche la presenza di un forte brand purpose associato al tema natalizio all’interno di storie fortemente apprezzate anche grazie ad elementi creativi come la musica, i personaggi, il ritmo e lo stile.

    In questa selezione emergono quelle comunicazione che evidenziano i Valori che un brand abbraccia e che appartengono alla sua storia, facilmente riconoscibili dal consumatore.

    Oltre a Pan di Stelle e Nutella, fin qui già citati, si distinguono anche gli spot di Coca Cola, OVS per Save the Children, Dr Schär e Amazon.

    La grande sfida per i brand

    La grande sfida per i brand, specie in un periodo molto affollato come quello del Natale, è quella di  emergere e distinguersi per catturare in modo positivo l’attenzione dei consumatori e creare predisposizione verso la marca. Il segreto è quindi quello di emozionare con una storia.

    Analizzando le pubblicità natalizie, è evidente – e questo vale per tutti i copy a prescindere dal momento natalizio – come non sia sufficiente generare emozioni all’interno di un piacevole narrative: è fondamentale che i consumatori siano in grado di ricollegare la storia al brand“, afferma Stéphanie Leix, Head of Media and Creative di Kantar. “Alcuni risultati del nostro studio potrebbero sorprendere: dietro un’apparenza di un copy wow, possono comparire delle criticità che solo il confronto con il consumatore può far emergere”.

    Per realizzare questo studio, Kantar ha intervistato 3.000 consumatori italiani (18-65 anni, 50% donne e 50% uomini) attraverso la soluzione Link Now di Ad Testing di Kantar Marketplace.

  • Torna il B2B Day, il Brand di nuovo al centro

    Torna il B2B Day, il Brand di nuovo al centro

    Torna il B2B Day 2021, l’evento più importante dedicato al mondo B2B in Italia, organizzato da Marketing Arena, con una modalità digitale “faccia a faccia” tutta nuova, il 16-18-23-25 febbraio 2021.

    Torna il B2B Day 2021, l’evento più importante dedicato al mondo B2B in Italia, organizzato come sempre dall’agenzia Marketing Arena. E quest’anno si presenta con un format tutto nuovo, “Anti-conference“. L’idea è quella di rivoluzionare le regole che sono alla base dei tanti webinar online, proponendo un confronto faccia a faccia. Una modalità che si presenta sicuramente molto interessante e coinvolgente.

    La modalità prevede che gli speaker, esponenti di eccellenza nel mondo del marketing ma non solo, daranno il loro punto di vista in 15 minuti ad alta intensità. Monologhi registrati e confronti live tra due ospiti alla volta si alterneranno durante ogni evento, questo per permettere al pubblico di poter intervenire con le domande.

    b2b day 2021 intime blog

    L’anno appena trascorso ha messo in evidenza quanto fosse complicato per le aziende riscoprire la proprie identità, i propri valor, il proprio linguaggio. Il più delle volte ci è assistito rincorrere linguaggi e temi diversi, rischiando di perdersi e di non saper più ritrovare la propria strada. Gli speaker che interverranno negli incontri previsti al B2B Day 2021 avranno il compito di indicare nuove strade per ritrovare i propri valori e, soprattutto, la propria identità di Brand.

    Per arrivare ad organizzare la nuove edizione del B2B Day, Marketing Arena è partita dall’ascolto del mercato, costruendo un Osservatorio insieme all’Università Ca’ Foscari di Venezia, per indagare lo stato del marketing nelle imprese B2B. I dati raccolti durante questo studio avranno uno spazio dedicato nel prossimo B2B Day.

    Il B2B Day si svolgerà su quattro giornate: quattro appuntamenti da un’ora ciascuno pervisti per il 16, 18, 23 e 25 febbraio 2021. L’apertura di tutti gli appuntamenti è prevista nel tardo pomeriggio ed sarà affidata ad Alberto Casna, Client Director di Marketing Arena.

    Seguiranno degli scambi di battute tra due speaker per volta, in una modalità presa in prestito dal mondo della musica e chiamata “back to back”.

    Tra gli speaker, ci saranno anche:

    b2b day 2021 soffiato instagram

    • Giorgio Soffiato, Managing Director Marketing Arena e Francesco Guidara, Marketing and Business Development Director – sul tema: Prospettive. Dati, scenari e visioni sul futuro del marketing B2B.

    b2b day 2021 iabichino instagram

    • Paolo Iabichino, Creative Director e Daniele Francescon, Co-founder NeN  – sul tema: Contaminazioni. Cosa il B2B può imparare dal B2C.

    Questo il link per iscrivervi a tutti gli eventi del B2B Day 2021.

  • Back To Brand, è tempo di tornare a parlare di Brand

    Back To Brand, è tempo di tornare a parlare di Brand

    In uno scenario del tutto inedito, è necessario concentrarsi sul brand. Prende il via oggi, con il primo di cinque incontri organizzati da Marketing Arena, “Back to Brand, Digital Branding Room”.

    Viviamo un momento di grande incertezza, ci troviamo in uno scenario del tutto inedito ed è necessario trovare la chiave per tarare su nuovi elementi il marketing e il business B2B. Nasce da questa esigenza “Back to Brand, Digital Branding Room” il ciclo di incontri organizzati da Marketing Arena che prende il va oggi con il primo dei cinque previsti, a partire dalle ore 17.

    In un momento in cui tutto sembra incerto, la corsa alla lead generation subisce un stop imprevisto. Di fronte a questa situazione, è il momento di tornare a parlare di Brand, di valori che si riflettono sul modo di comunicare e di fare business.

    back to brand b2b day 2020

    Da queste basi nasce “Digital Branding Room”, cinque incontri che prendono il via oggi, 23 aprile 2020, alle 17, e questo è il link per iscrivervi.

    Tema del primo incontro è:

    BACK TO BRAND. LO STORYTELLING HA I GIORNI CONTATI: IL BRAND ALLA PROVA DEL MERCATO

    Anche nel B2B ha senso cambiare l’approccio del marketing quando si parla di brand: meno storytelling e legami più forti con le necessità di business.
    Con la moderazione di Giorgio Soffiato, founder di Marketing Arena, ci saranno:
    • Paolo Bergamo, SVP & GM, Field Service Lightning – Salesforce
    • Giulio Bugiuni, Lecturer in Entrepreneurship – Trinity College Dublin
    • Vladi Finotto, Professore associato – Università Ca’ Foscari di Venezia

    Prossimi appuntamenti:

    24 aprile 2020, alle 17,30:

    È ORA DI LICENZIARE IL DIRETTORE MARKETING ED IL DIRETTORE VENDITE?

    Nell’altalena tra e-commerce e consulenza serve sempre di più un nuovo patto tra marketing e vendite per una gestione strategica dei clienti che sia veramente di valore: chi dice sono tutti uguali mente.

    Con la moderazione di Alberto Casna, ci saranno:

    • Giacomo Mapelli, B2B Director EMEA – Moleskine
    • Raphaël Prati, Marketing & Communications Director – Biesse Group

    27 aprile 2020, ore 17,30:

    NON C’È AZIENDA SENZA CULTURA

    Non esiste brand che si possa permettere di raccontarsi se prima non sono chiari i valori che lo caratterizzano, soprattutto verso l’interno. Tutti vanno portati a bordo prima che la nave salpi.
    Con la moderazione di Alberto Casna, ci sarà:
    Alessandro Mininno, CEO – Gummy Industries

    29 aprile 2020, ore 18:

    DA COMMODITY A BRAND: SCAPPARE DALLA GUERRA DEI PREZZI

    È possibile creare dei veri e propri brand anche in mercati in cui la tensione sul prezzo regna sovrana? Si, ma troppo spesso ci diamo delle scuse per non farlo.
    Con la moderazione di Alberto Casna, ci saranno:
    • Romano Cappellari, Professore di marketing e retailing. Università di Padova e CUOA Business School
    • Andrea Grigolon, Digital Marketing Specialist – Fisher

    30 aprile 2020, ore 17,30:

    BRAND E TECNOLOGIA: CREARE VANTAGGIO COMPETITIVO PARTENDO DAI DATI

    Ancora prima che tecnologico, quello relativo ai dati è tema legato al mindset dell’azienda e del reparto marketing.
    Con la moderazione di Alberto Casna, ci sarà:

    Tomas Barazza, Digital and innovation culture – H-Farm

    Ecco, questi tutti gli appuntamenti che si presentano davvero molto interessanti e che vi consigliamo di seguire per avere una prospettiva nuova con cui affrontare questa fase storica.

  • COVID-19, Spotify è il brand con cui gli utenti sono più in sintonia

    COVID-19, Spotify è il brand con cui gli utenti sono più in sintonia

    La distanza sociale e il lockdown da Coronavirus possono avere delle conseguenze anche per ciò che riguarda l’intimità col brand. È quello che viene fuori dalla nuova edizione del Brand Intimacy Study di MBLM, al primo posto tra i brand “App & Social Platforms” troviamo Spotify.

    La distanza sociale e il lockdown, esperienze che abbiamo imparato a conoscere con la diffusione del Coronavirus possono avere conseguenze anche sulla relazione con brand, sulla familiarità e, quindi, sulla intimità. Sta avvenendo un cambiamento a livello generale, ci troviamo di fronte ad una situazione mai vissuta prima e, come tale, capace di cambiare e influenzare la nostra vita più di quanto si potesse immaginare.

    Un chiaro esempio lo possiamo vedere con il nuovo Brand Intimacy Study 2020 di MBLM (Emblem), agenzia che analizza la relazione brand/consumatore dal punto di vista delle emozioni. E, in effetti, i risultati che emergono nella sezione “App & Social Platforms“, sebbene riferiti agli Usa, ci danno la dimensione che qualcosa sta in effetti cambiando.

    spotify sintonia brand franzrusso.it 2020

    È evidente che le applicazioni e i social media stanno giocando un ruolo fondamentale in questa fase storica. Lo hanno sempre avuto da quando esistono, ma in questa fase questo ruolo di relazione è fondamentale, al punto da modificare i comportamenti dei consumatori.

    Ed ecco che in prima posizione, in questa sezione, troviamo Spotify al primo posto (era secondo lo scorso anno), seguito da Pinterest (che era primo lo scorso anno) e da Apple Music. Nel cercare di interpretare questo podio, si potrebbe dire che in effetti queste tre aziende rispecchiano il ruolo dei brand in questa fase, ruolo che viene premiato dai consumatori, alla ricerca di marchi che aiutino ad affrontare questa fase nel modo più congeniale.

    spotify brand intimacy 2020

    L’intimità e la familiarità è quindi data dal fatto che i consumatori si “affidano” a marchi verso i quali sentono più vicinanza in questo momento. Spotify,in questa fase, riesce ad esprimere al meglio il suo valore e ad intercettare meglio di altri l’esigenza degli utenti, sapendo che in questo momento il consumo di musica aumenta in modo esponenziale. Gli utenti vogliono restare impegnati e la musica è un modo ideale per farlo.

    Pinterest, altro brand molto amato, in questo periodo, considerato il momento, ha lanciato un nuovo programma per vendere online chiamato Verified Merchant che rende possibile la possibilità di realizzare delle Boards con la possibilità di acquistare direttamente.

    Apple Music ha realizzato un fondo di garanzia di 50 milioni di dollari da destinare a tutti i musicisti “indie”, in modo da permettergli di non perdere guadagni durante questa fase difficile.

    Ecco, in questo momento il brand comunica non tanto il proprio prodotto, quanto i propri valori e il proprio modo di affrontare questa crisi da Coronavirus. Il consumatore si sente più legato quindi su una scala di valori emozionali. Da qui nasce una relazione ancora più diretta e ancora più intima.

    Qualche considerazione che ci offre MLBM a corollario di quanto evidenziato fino ad ora:

    • Apple Music è preferito dagli uomini, mentre le donne, i Millennials e coloro che guadagnano intorno ai 100 mila dollari l’anno preferiscono Spotify.
    • Gli intervistati di età superiore ai 35 anni e coloro che guadagnano più di 100 mila dollari l’anno indicano Pinterest come loro brand preferito.
    • Anche Facebook ha guadagnato preferenze in questo anno, nonostante sia lontana dal podio (lo scorso anno era in sesta posizione).
    • Il miglioramento attraverso l’udo del marchio è un valore molto sentito e anche quest’anno Pinterest vene premiato da questo punto di vista.

    Ecco, questo il nostro resoconto su questo interessante report che potete trovare, completo, a questo indirizzo: mblm.com/lab/brandintimacy-study.

  • Google si conferma essere il brand più influente in Italia

    Google si conferma essere il brand più influente in Italia

    Ipsos ha pubblicato la sua interessante ricerca “The Most Influential Brands 2019”, dalla quale emerge che il brand più influente in Italia si conferma essere Google. Al secondo posto troviamo Amazon e poi, terzo, WhatsApp.

    Ipsos ha pubblicato l’edizione 2019 dell’interessante ricerca “The Most Influential Brands 2019“, #IpsosMIB2019, una ricerca che, attraverso le opinioni di 4550 italiani, offre un affresco su quali siano i brand in grado di influenzare maggiormente la nostra vita quotidiana. L’edizione di quest’anno si è avvalsa della preziosa esperienza e competenza di Paolo Iabichino, una delle figure più autorevoli nel panorama della comunicazione e della brand strategy a livello internazionale con cui Ipsos ha intrapreso una collaborazione continuativa al fine di offrire ai brand una consulenza strategica a 360°.

    I fattori presi in esame da Ipsos per individuare i brand più influenti sono: Trustworthy (fiducia, affidabilità), Engagement (coinvolgimento), Leading Edge (innovazione, capacità di far tendenza), Corporate Citizenship (impegno e ruolo sociale), Presence (presenza).

    google brand influente italia 2019

    Sulla base di questi cinque fattori, viene fuori questa classifica:

    1. Google
    2. Amazon
    3. Whatsapp
    4. PayPal
    5. Microsoft
    6. YouTube
    7. Samsung
    8. Facebook
    9. Mulino Bianco
    10. Visa

    Google si conferma quindi essere il brand più influente nel nostro paese, e le tre posizioni al vertice restano invariate rispetto allo scorso anno (qui la ricerca del 2016). Ma quello che è interessante notare è che Facebook è in calo di tre posizioni, posizionandosi in ottava posizione. Un calo che sicuramente è il riflesso di quanto accaduto negli ultimi mesi, lo scandalo Cambridge Analytica ha sicuramente influito.

    brand influenti italia Ipsos 209

    Esce dalla classifica Ikea, lo scorso anno era ottava, lasciando spazio a Mulino Bianco, uno brand italiano in classifica.

    Osservando i dati dal punto di vista generazionale, emerge con forza l’importanza di Instagram per la Generazione Z (15- 21 anni), che arriva alla quarta posizione. Tale realtà permea la vita dei più giovani ma non compare in nessun’altra Top Ten per fasce di età. Fa poi la sua comparsa Netflix, rispettivamente al decimo posto per la Generazione Z e alla sesta posizione per i Millennial (22-35). Una nota a parte, infine, per Nutella che pur non comparendo nel ranking generale, si presenta tra i primi dieci: 6° per la GenZ, 9° per i Millennial e 10° per i Boomers, cioè color di età compresa tra i 53 e i 71 anni.

    Ipsos, leader mondiale nel settore delle ricerche di mercato. per questa edizione ha realizzato un focus sulla Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR). Se dallo studio emerge come il fattore Corporate Citizenship pesi ancora solo mediamente il 12% nel determinare l’influenza sulla marca, interessante è notare come il 68% degli intervistati ritenga che in futuro le marche più di successo saranno quelle che contribuiranno in modo positivo alla società.

    Cresce il desiderio delle persone di ritrovare nelle scelte e nelle strategie dell’azienda i valori universali con i quali immedesimarsi. Un cambiamento radicale di prospettiva, questo, che vede al centro i brand ai quali viene chiesto un impegno sociale crescente. Il 60% degli italiani afferma infatti di sentire il bisogno di aziende che svolgano un ruolo attivo in ambito sociale, culturale e politico. Ai brand si chiede di prendere posizione senza temere le conseguenze: lo pensa il 62% degli intervistati d’accordo nell’affermare che se un’azienda sceglie di prendere una posizione forte su un tema sociale o politico non deve temere di perdere consenso o parte della clientela. Il 79% crede che sia possibile per una marca sostenere una buona causa e guadagnare allo stesso tempo.

    La quasi totalità delle aziende dichiara poi di aver già sviluppato o sta pensando di sviluppare iniziative di responsabilità sociale e brand purpose (91%). Gli scopi a cui prevalentemente le aziende si dedicano riguardano molto spesso temi universali come la sostenibilità dei processi produttivi ed ecologia (75%), il sostegno ad associazioni no profit ed istituzioni (51%) o la salute e ricerca scientifica (38%). Meno affrontati sono invece gli argomenti su cui la società rischia di dividersi come le pari opportunità e i diritti umani (34%).

    Quello che stiamo attraversando” – dichiara Paolo Iabichino – “è un momento epocale per la comunicazione di marca. Possiamo finalmente fare in modo che le nostre idee generino cambiamento e che le strategie di brand si occupino anche della vita delle persone. È un modo per rendere più virtuoso il nostro mestiere, rivolgendoci alla collettività e non a singoli cluster di target.

  • Il futuro del Retail passa dalla social advocacy e dagli influencers

    Il futuro del Retail passa dalla social advocacy e dagli influencers

    Un recente studio di Oracle, “Retail 2018: The Loyalty Divide”, ha messo in evidenza che i retailer sottovalutano la social advocacy e la possibilità di offrire esperienze personalizzate agli utenti. La ricerca mette in risalto che il 53% degli utenti ricercherà i prodotti sui social media prima di acquistarli e il 37% si fida dei brand e dei marchi suggeriti dagli influencers.

    Il mondo del Retail, della vendita al dettaglio, stiamo parlando di un settore molto grande quindi che ingloba diverse categorie di prodotti, è in profonda trasformazione. D’altronde, chi no lo è? La digitalizzazione, i social media e tutti i meccanismi e le opportunità che essi generano stanno cambiando il modo in cui ci relazioniamo con le marche. La ricerca di Oracle, “Retail 2018: The Loyalty Divide“, condotta a febbraio di quest’anno, ascoltando 13 mila consumatori e 500 operatori del commercio al dettaglio in Francia, Germania, Regno Unito e India, USA, Brasile, Messico, Australia e Cina, ci offre uno spaccato molto reale. La fidelizzazione del cliente non passa più dalla raccolta punti, dalle carte, non funziona più.

    La velocità delle relazioni oggi cambia anche il modo di vivere l’esperienza, i vantaggi adesso devono essere immediati e non più differiti. E, soprattutto, è bene che i brand costruiscano una presenza sui social media autorevole e affidabile, perchè dalla ricerca emerge il fatto che prima dell’acquisto gli utenti cercano il brand sui social media e cercano proprio quell’affidabilità a cui sono abituati o che si attendono, ma che, in alcuni casi, non trovano.

    social media advocacy influencers retail

    Altro elemento che evidenzia la ricerca è costituito dal ruolo sempre più crescente degli influencers, ormai sempre più seguiti dagli utenti che ritengono sempre più affidabili. Quindi, migliore presenza sui social media e una maggiore apertura verso la social advocacy sembra siano gli elementi che oggi fanno la differenza per il Retail, elementi ancora troppo sottovalutati.

    Se il 58% dei retailers ritiene ancora che gli utenti siano desiderosi di prendere parte ai loro programmi di fidelizzazione, la ricerca evidenzia che solo il 32% degli utenti li prende in considerazione. Inoltre, solo il 45% dei retailers collabora con gli influencers mentre invece il 48% dei consumatori ritiene che i marchi recensiti di YouTubers siano più affidabili e che il 45% si fida dei social media.

    social media retail influencers

    Qualche dato più nel dettaglio per ciò che riguarda la social advocacy, l’aspetto della ricerca che più ci interessa:

    • il 53% dei consumatori, come detto all’inizio, ricerca i prodotti sui social media prima di acquistarli;
    • il 46% usa i social media per farsi un’idea dei prodotti dei brands
    • il 43% dei consumatori condividerà sui social media l’esperienza attraverso foto
    • il 43% dei consumatori è più portato a seguire influencers che postano contenuti dei marchi preferiti
    • il 41% ritiene che le recensioni su YouTube siano più affidabili delle pubblicità dei marchi o delle loro comunicazioni
    • il 37% ritiene più affidabili i marchi e i retailers raccomandati dagli influencers, piuttosto che quelli raccomandati dalle celebrità.

    Nonostante questo scenario, dove si evidenzia una relazione sempre più diretta, basata sul ruolo dell’influencer come elemento legato all’affidabilità del marchio, esiste ancora quasi un terzo dei retailers, il 28% per la precisione, che sostiene che prenderà in considerazione solo attività legate alle carte fedeltà.

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    Altro elemento che emerge dalla ricerca, che potete scaricare da questo link, è che mentre il 91% dei retailers ritiene che l’Intelligenza Artificiale sia attraente e utile per i consumatori, c’è da rilevare che solo il 26% dei consumatori la pensa in questo modo, non vale lo stesso per il restante 74%.

  • Le aziende oggi lo spazio sui Social Media se lo devono guadagnare

    Le aziende oggi lo spazio sui Social Media se lo devono guadagnare

    Del fatto che le aziende hanno bisogno dei Social Media si è detto, e si continuerà a farlo come è giusto che sia, molto. Ma forse, in questo contesto, vale mettere in evidenza un principio troppe volte dato per scontato, ma mai chiarito del tutto. E cioè che oggi le aziende lo spazio sui Social Media se lo devono guadagnare.

    L’era dei Social Media che stiamo vivendo ha di fatto ribaltato il paradigma della comunicazione, da verticale a orizzontale, nel senso che oggi gli utenti possono partecipare ad una conversazione diretta, come mai prima. Se guardiamo il fenomeno dei Social Media in relazione alle aziende, è proprio questo quello che risalta prima di tutto. Le aziende hanno la possibilità di creare un coinvolgimento diretto con i propri utenti e, di conseguenza, gli utenti possono entrare in relazione diretta con i brand di riferimento. E’ sufficiente dare un’occhiata ad una recente analisi su come gli utenti usano i social media oggi per accorgervi che una delle principali attività è proprio quella di usare questi strumenti per entrare in contatto con in brand che piacciono si più. Un elemento nuovo questo, nella relazione tra utente e azienda/brand.

    Fin qui abbiamo parlato di concetti che sono, bene o male, noti a tutti. Non c’è nulla di nuovo in tutto questo. Vero?

    aziende social media guadagnare spazio

    Ma forse c’è qualcosa che spesso, e volentieri, la si dà come scontata, sbagliando. Nel considerare la costruzione di una presenza sui social media per un’azienda, impostando una strategia, pianificando tutti i passaggi che occorrono, è facile che ad un certo punto l’azienda stessa cominci ad usare un approccio non proprio in linea con quanto pianificato. Succede ancora troppo spesso. Allora, si lavora riesaminando la strategia, mettendo in evidenza tutte le esigenze, verificandole di nuovo, con l’obiettivo di renderla più chiara. Con l’obiettivo, come abbiamo più volte evidenziato, di puntare ad una strategia volta alla costruzione di una Relazione con gli utenti, l’aspetto che spesso manca. Manca perchè non viene percepito ancora come il vero obiettivo su cui puntare attraverso i Social Media.

    E allora, perchè parlare di cose forse sono già note a tutti. Per il semplice motivo che forse quel principio che spesso viene dato come scontato vale la pena di evidenziarlo, di metterlo come primo punto. E cioè che oggi le aziende lo spazio sui Social Media se lo devono guadagnare, non comprare. 

    Le aziende hanno da subito approcciato ai Social Media nella maniera sbagliata, pensando di usarli come avevano usato prima i giornali, la radio, la televisione. Strumenti dove compravano i propri spazi, di conseguenza la comunicazione attraverso questi media avveniva con dei filtri, gli strumenti stessi.

    Con i Social media tutto questo decade, non ci sono più i filtri che mettono “a riparo l’azienda” che a fanno sentire più al sicuro. No, non più. I Social Media non sono dei luoghi dove comprare lo spazio e attendere che accada qualcosa. Tutt’altro. Con questo non si vuole instaurare un clima di terrore, sia chiaro. Ma per le aziende l’idea di comunicare “senza un filtro”, spesso diventa elemento di distrazione.

    Il principio basilare è che stavolta le aziende lo spazio se lo devono guadagnare. E come? Condividendo contenuto, originale, che sia capace di trasmettere Valore agli utenti, al fine di costruire una Relazione.

    Condividere, Contenuto, Valore, Relazione – sono queste le parole chiavi.

    E voi che ne pensate?

  • iAdvize integra WhatsApp agevolando la relazione tra brand e clienti

    iAdvize integra WhatsApp agevolando la relazione tra brand e clienti

    iAdvize integra da oggi WhatsApp alla sua piattaforma, permettendo così ai brand di comunicare con i propri clienti attraverso l’applicazione di messaggistica più utilizzata al mondo. Una integrazione che agevola senza dubbio la relazione tra aziende e clienti.

    iAdvize, piattaforma conversazionale leader in Europa della relazione clienti online, annuncia oggi l’integrazione dell’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp all’interno della sua piattaforma. Da oggi, i marchi possono comunicare con i loro clienti e prospetti direttamente su WhatsApp.

    whatsapp iadvize

    L’integrazione di WhatsApp alla piattaforma iAdvize permette agli utenti di contattare il servizio clienti di un marchio facendo le domande attraverso i messaggi privati dell’applicazione. Tutte le informazioni scambiate potranno essere ritrovate in un unico posto e la conversazione con il brand risulta più semplice, rapida e gradevole. Un esempio in Italia è l’azienda Fontanot, leader nella produzione di scale, che permette già ai suoi clienti di comunicare con il customer service su WhatsApp attraverso la piattaforma iAdvize.

    whatsapp iadvize piattaforma

    Come funziona l’integrazione tra iAdvize e WhatsApp

    Quando un visitatore ha bisogno di un consiglio, il marchio, da qualsiasi dispositivo fisso o mobile, gli propone di contattare il servizio clienti tramite WhatsApp. Il visitatore aggiunge il numero nei suoi contatti e potrà così interagire via messaging con un consulente del customer service. I consulenti ricevono le domande direttamente nella finestra delle chat e, come per qualsiasi discussione su WhatsApp, possono inviare immagini, emoticon e allegati.

    E’ una grande opportunità per i brand per stringere una relazione più stretta coi clienti, anche per il fatto che, come spesso ricordiamo anche qui sul nostro blog, WhatsApp è l’app di messaggistica istantanea più usata in Italia e in altri paesi come Germania, Spagna e Regno Unito.

    L’integrazione di WhatsApp a iAdvize consente alle imprese di gestire tutti i messaggi provenienti da questa applicazione dalla stessa piattaforma utilizzata per la chat, i social network e le altre applicazioni di messaging come Messenger. In questo modo, i consulenti possono gestire contemporaneamente più discussioni provenienti da WhatsApp o da altri canali. Attraverso l’interfaccia di reporting, il customer service può seguire le performance legate all’utilizzo di WhatsApp grazie ai 150 indicatori che misurano il tasso di soddisfazione dei clienti. Ma grazie a questi indicatori si può vedere molto di più, come il tasso di occupazione dei consulenti, la loro reattività, la durata media di gestione di una conversazione, ecc.

  • Coca-Cola, dalla Visibilità alla Relazione con il Cliente al centro

    Coca-Cola, dalla Visibilità alla Relazione con il Cliente al centro

    Coca-Cola inizia una nuova era in termini di Comunicazione e Marketing, ma soprattutto una nuova era che mette al centro il Cliente. Di conseguenza, i prodotti sono sempre più in linea con le esigenze del Cliente stesso. E lo dimostrano i nuovi prodotti lanciati sul mercato, sempre più a basso contenuto di zuccheri.

    Coca-Cola è un brand che tutti conosciamo, un brand con 130 anni di storia che Interbrand rileva essere nel 2015 il terzo “best brand” al mondo, dopo Apple e Google. Per la sua caratteristica, Coca-Cola nella sua storia ha mostrato sempre di poter interpretare le diverse epoche vissute, e lo fa ancora oggi. In un momento in cui la comunicazione si fa sempre più diretta con il consumatore, ecco che Coca-Cola decide di cambiare il suo paradigma comunicativo, passando da una comunicazione orientata alla Visibilità, ad una comunicazione orientata alla Relazione. E i social media in questo nuovo paradigma per l’azienda giocano un ruolo fondamentale.

    Un passaggio epocale per Coca-Cola che si rifletterà ovviamente sui prodotti che saranno lanciato nel prossimo futuro, ma anche nei prodotti che saranno lanciati prossimamente. E gli asset su cui il brand di Atlanta lavorerà sono:

    • riduzione dello zucchero;
    • ampliamento della gamma di prodotti;
    • confezioni di formato ridotto;
    • una comunicazione fatta di informazioni sempre più chiare e accessibili.

    La riduzione degli zuccheri nelle bevande è un tema che sta a cuore a Coca-Cola e nel pieno rispetto dei consumatori e delle loro esigenze, e in appoggio alle raccomandazioni delle istituzioni sanitarie mondiali tra cui l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), Coca-Cola sta mettendo in atto interventi in questa direzione realizzando azioni concrete per incoraggiare i consumatori a controllare l’assunzione di zuccheri: perché se assumere un po’ di zucchero va bene, una quantità eccessiva di zucchero non fa bene a nessuno. In Italia, come a livello globale, Coca-Cola sta quindi puntando su versioni di prodotto a ridotto, basso e nullo contenuto calorico e sta espandendo la sua gamma di prodotti con queste caratteristiche

    conferenza stampa coca-cola italia

    Coca-Cola Life ne è un esempio: lanciata sul mercato italiano nel 2016, quest’anno viene rilanciata con il 50% di calorie in meno con zucchero ed estratto di stevia (grazie al 50% di zuccheri in meno rispetto alla maggior parte delle bevande cole zuccherate in Italia). Ma Coca-Cola Italia non si ferma qui e, a fianco della nuova Coca-Cola Life, presenta Coca-Cola Zero Zuccheri Zero Calorie, Coca-Cola Gusto Limone Zero Zuccheri Zero Calorie e Sprite.

    coca-cola novità 2017

    Evguenia Stoitchkova coca-cola italiaA conferma di tutto questo, come dichiarato da Evguenia Stoitchkova, direttore generale di Coca-Cola Italia, nel 2016 Coca-Cola ha investito il 60% in più in prodotti a basso contenuto di zuccheri e oltre un terzo dei prodotti commercializzati in Italia nel 2016 erano basso contenuto di zuccheri. Il 15% delle Coca-Cola vendute nel nostro paese è rappresentato da varianti a contenuto calorico ridotto, basso o nullo, una tendenza in crescita anno su anno.

    annalisa fabbri coca-cola italiaCon l’introduzione nel 2016 di ‘Taste the feeling‘, la campagna marketing a supporto della strategia ‘One Brand’, abbiamo investito il 60% in più in pubblicità nelle varianti a ridotto, basso o nullo contenuto calorico” dichiara Annalisa Fabbri – Direttore Marketing di Coca-Cola Italia. “L’introduzione di Taste the Feeling ha reso possibile l’estensione del valore globale e il fascino iconico di Coca-Cola a tutti gli altri marchi, così da unire la grande famiglia Coca-Cola sotto il brand della bevanda numero uno al mondo”.

    Sempre per offrire ai consumatori ulteriore possibilità di scelta, Coca-Cola Italia è stata una delle prime aziende a investire nei formati più piccoli, e continuerà a farlo negli anni a venire con una strategia di business e commerciale che punta su mini lattine e confezioni di formato ridotto che forniscano la giusta quantità di bevanda e che aiutino i consumatori a gestire l’assunzione giornaliera di zucchero: Coca-Cola Original Taste, Coca-Cola Zero Zuccheri Zero Calorie, Coca-Cola Life, Fanta e Sprite saranno infatti disponibili in formati più piccoli (da 150, 200 e 250 ml). Scopo di questa operazione è fornire un ulteriore strumento ai consumatori per tenere d’occhio la quantità di calorie assunte quotidianamente e scegliere il formato e il gusto che più si adatta a ogni momento della giornata.

    E per onorare l’autenticità che contraddistingue da sempre Coca-Cola, l’azienda conferma il suo impegno a informare correttamente i suoi consumatori, anche grazie a una politica di etichettatura trasparente.

    E proprio in tema di trasparenza:

    Crediamo che siano i genitori a dover scegliere l’alimentazione dei propri figli, educandoli a conoscere gli alimenti e operare delle scelte sulla base delle proprie necessità” continua Annalisa Fabbri. “Per questo non indirizziamo campagne di comunicazione ai bambini al di sotto dei 12 anni di età, non comprando spazi pubblicitari nelle fasce orarie e sui mezzi di comunicazione in cui il pubblico minore di 12 anni di età costituisce più del 35%, in linea con il codice di Assobibe – la nostra associazione di categoria – e secondo le indicazioni di Unesda”.

    Insomma, Coca-Cola da il via ad una nuova era, più attenta ai consumatori e ai suoi prodotti. Un grande cambio di strategia che dimostra grande attenzione ai propri consumatori, oggi sempre più soggetti attivi.

  • Olympiads, come i brand comunicano e pianificano i grandi eventi

    Olympiads, come i brand comunicano e pianificano i grandi eventi

    Ipsos ha presentato i risultati di una ricerca, “OlympiADS”, condotta in Italia per misurare la performance delle pubblicità televisive trasmesse durante le Olimpiadi di Rio 2016. Ne è venuto fuori uno spaccato interessante su come i brand comunicano e pianificano i grandi eventi.

    Come comunicano i brand durante i grandi eventi? E come li pianificano dal punto di vista dell’advertising? A queste domande ha dato risposte molto esaustive una interessante ricerca di Ipsos, leader mondiale nel settore delle ricerche di mercato, presentata nei giorni scorsi a Milano, Olympiads, una ricerca per osservare come le aziende ha approfittato di un grande evento come le ultime Olimpiadi di Rio 2016, tra l’altro uno degli eventi sportivi più social di sempre. Da questo punto di vista in Italia ha totalizzato sui social media 1 milione di commenti e 16 milioni di interazioni.

    olympiads ipsos 2016

    La ricerca ha preso in esame, durante le due settimane di programmazione dei giochi olimpici, 48 comunicazioni televisive di 28 marche ottenendo più di 4.000 valutazioni singole su un campione di oltre 1.400 persone.  Dalla ricerca Ipsos emerge che le marche che hanno scelto di sviluppare delle creatività attorno agli atleti olimpici hanno ottenuto un potenziale di successo significativamente superiore rispetto alle altre comunicazioni. Allo stesso tempo però le creatività che hanno sviluppato temi sportivi, alcune direttamente collegate alle olimpiadi altre invece che parlano dei valori legati allo sport che non mostrano gli atleti, hanno ottenuto una performance simile alla media.

    olympiads ipsos 2016 atleti

    olympiads ipsos 2016 creatività

    L’utilizzo di atleti olimpionici è stato un modo per ottenere più potenzialità di successo ma non è una garanzia. Infatti, tra tutte le comunicazioni testate, nelle prime 10 posizioni per indice di performance ci sono 4 comunicazioni con atleti olimpionici ma anche 3 comunicazioni che non fanno riferimento né alle olimpiadi né allo sport.

    Le comunicazioni che giocano sulla leva del coinvolgimento e delle emozioni mostrano delle performance significativamente superiori.

    Le olimpiadi sono un evento che genera un forte coinvolgimento e dove viene posta una grande attenzione alle emozioni. Per questo motivo i grandi brand attraverso le loro campagne di comunicazione cercano di associare il proprio brand con i valori di globalità, sportività, uguaglianza e solidarietà”, commenta Jennifer Hubber, CEO Ipsos, che continua:” In un contesto del genere, è evidente che le comunicazioni che giocano sulla leva del coinvolgimento e delle emozioni mostrino delle performance significativamente superiori, come ad esempio la pubblicità di P&G #GrazieDiCuoreMamma o quella di Samsung in cui si racconta il viaggio verso Rio 2016 di Margret Rumat Rumat Hassan, prima atleta sud sudanese a partecipare alle olimpiadi.”

    Anche le comunicazioni che hanno utilizzato gli atleti olimpionici in modo sinergico alla marca hanno ottenuto un’ottima performance in termini di rilevanza e differenziazione. Un esempio, è la comunicazione di Omega, in cui si vedono vari campioni che diventano gli ambasciatori della marca.

    olympiads ipsos 2016 performance

    Tuttavia, la scelta di creare una comunicazione utilizzando atleti olimpionici può essere rischiosa se il ruolo che gli viene dato non è sinergico e strettamente legato a quello della marca. In questo senso, il brand linkage diventa un’area a cui prestare grande attenzione.

    Notare che comunque l’evento ha realizzato una performance anche più alta di quella realizzata per i mondiali di calcio.

    Da questa ricerca nascono quindi dei suggerimenti importanti che i brand devono tener presente in presenza di grandi eventi.

    E voi che ne pensate?