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  • Guerra Ucraina Russia, il racconto su Internet e social media

    Guerra Ucraina Russia, il racconto su Internet e social media

    La guerra Ucraina Russia continua ed è giunta alla quinta settimana. È arrivato il momento di guardare cosa è stato condiviso nelle quattro settimane di conflitto, sui social media e su Internet con il report “La Guerra e la Rete”.

    La guerra Ucraina Russia purtroppo continua, dal 24 febbraio, giorno dell’aggressione militare sferrata dalla Russia contro l’Ucraina. E siamo intanto entrati nella quinta settimana.

    Come già ricordato qui sul nostro blog, si tratta della prima guerra dell’era dei social media, un triste prima purtroppo. E proprio i social media, e Internet in generale, in queste settimane hanno aiutato le persone ad informarsi e anche a condividere informazioni. Ma, come abbiamo rilevato qui sul nostro blog, i social media in questo contesto hanno costituito un nuovo terreno di scontro. Luoghi in cui si è combattuta, e ancora si combatte, un’altra guerra a suon di propaganda e disinformazione.

    È arrivato il momento di fare un po’ un resoconto di tutto il racconto fatto sui social media e su Internet. A distanza di oltre un mese da questa guerra che ancora non accenna a finire. E, per fare questo, ci serviamo di un report molto interessante, e dettagliato, elaborato da dentsu italia – The Story Lab dal titolo “La Guerra e la Rete”.

    Guerra Ucraina Russia, il racconto su Internet e social media

    Guerra Ucraina-Russia, il paper su web e social media

    Si tratta di un paper che passa in rassegna i contenuti condivisi in queste settimane su: siti di news; Blog; Forum. E canali Social come: Twitter; YouTube; Facebook; Instagram. Con al loro interno almeno una keyword o un hashtag relativi alla guerra Ucraina Russia.

    Nel mese preso in considerazione, dal 24 febbraio al 24 marzo, in lingua italiana, sono state tracciate 102 keyword e sono 10 gli hashtag più ricorrenti. Alcuni anche in inglese, a denotare il desiderio di prender parte ad un flusso di informazioni più ampio.

    Lo scenario che viene fuori da questa indagine è che sono 8,7 milioni i contenuti pubblicati in rete in un mese, da parte di oltre 400 mila utenti unici: il 72% di questi di questi su Twitter che si conferma essere canale di informazione immediata. Il restante 17% su Facebook e solo l’8% sui siti di notizie.

    the story lab la guerra e la rete

    Nelle ultime 4 settimane sono stati diversi i picchi di maggiore condivisione di informazioni. A parte quello iniziale del 24 febbraio, con oltre 473 mila contenuti condivisi, c’è da registrare un calo fisiologico naturale. Il picco più alto degli ultimi giorni del periodo monitorato è quello relativo al giorno in cui il presidente dell’Ucraina. Volodymyr Zelensky, interviene in videoconferenza al Parlamento italiano, con oltre 300 mila contenuti condivisi.

    Guerra Ucraina-Russia, il sentiment

    Il sentiment che viene fuori è negativo, nel senso che per il 55% prevale il no alla guerra. La negatività rilevata dagli algoritmi, in realtà, denota una positività nelle conversazioni che manifestano contrarietà alla guerra e all’aggressione russa. Solo il 4% appoggia Putin e questa guerra folle. Anche se in alcuni casi questa minoranza sembra prendere il sopravvento alimentata fin troppo dai media e non solo.

    La ricerca poi rileva come i media e i siti di notizie abbiano giocato un ruolo fondamentale nel racconto. Grazie a propri inviati sul campo, poi esteso anche ai social media, su Twitter in particolare. Meno rilevante la posizione di influencer nel nostro paese. A differenza invece di quello che si è visto in altri paesi.

    Guerra Ucraina Russia racconto sui social media

    Ora, se guardiamo a cosa hanno cercato gli italiani su Google, il 24 febbraio, giorno in cui la guerra su larga scala è iniziata, le tre keyword, vale a dire “Ucraina“, “Russia Ucraina” e “ANSA” hanno totalizzato 8 milioni di ricerche. Tra le query, quindi le richieste espresse dagli utenti sul motore di ricerca, troviamo “guerra ucraina ansa”, “guerra ucraina aggiornamenti”, “guerra ucraina bambini”.

    Guerra Ucraina-Russia, migliaia di citazioni sui social

    Come dicevamo, tra gli hashtag più usati dagli italiani nelle conversazioni segnaliamo #Ucraina con oltre 790 mila citazioni, poi #Putin con oltre 425 mila citazioni, #Russia con oltre 384 mila citazioni, #Guerra con più di 193 mila citazioni. Da evidenziare #Zelenesky con più di 167 mila citazioni e #UkraineRussiaWar, tra i più usati a livello globale, con oltre 163 mila citazioni.

    Il report poi mette a confronto Putin e Zelensky dal punto di vista delle citazioni e del sentiment generato in rete e non trascura l’avvento di Anonymous in questa guerra.

    E mette in evidenza i casi di social resposibility, dove forse il caso che ha colpito di più, tra i tanti, è quello di Airbnb che ha aiutato la popolazione ucraina incentivando finte prenotazioni di abitazioni/appartamenti colpite dalla guerra.

    In 48 ore sono state più di 61 mila le richieste di prenotazioni arrivate in Ucraina. Significa 1,9 milioni di dollari che arriveranno agli Host in questo momento di necessità“, scriveva su Twitter Brian Chesky, cofondatore e Ceo di Airbnb il 4 marzo scorso. Cifra che poi ha continuato a salire nei giorni successivi.

    Guerra Ucraina-Russia, le iniziative

    Ma il report cita anche Fastweb he ha azzerato il roaming sms e chiamate da e verso l’Ucraina e la donazione del Gruppo Armani di 500 mila euro alle associazioni umanitarie per l’Ucraina.

    A un mese dall’inizio del conflitto, le discussioni in rete ci mostrano l’oscillazione dello stato d’animo (e dell’interesse) degli italiani. Per le persone, ricostruire una visione d’insieme chiara e univoca sembra impossibile” ci dice Samanta Giuliani, Executive Strategy Director di The Story Lab.Tra le altre cose, i dati che abbiamo raccolto ci ricordano il pericolo di arrivare troppo velocemente a una saturazione di informazioni e stimoli su un argomento. L’essere umano non riesce a rimanere in uno stato di ansia o paura troppo a lungo: fisiologicamente, più un fenomeno si dilata nel tempo, più siamo programmati per perdere interesse”.

    Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    Insomma, il report The Story Lab: la Guerra e la Rete merita davvero di essere consultato, in quanto diventa uno strumento prezioso per tenere traccia di tutto quello che è successo in queste 4 settimane di guerra da poco passate.

    Intanto si è arrivati alla quinta settimana in cui si registra un significativo passo verso i negoziati da poco avviati a Istanbul, sperando che sia davvero la volta buona.

  • Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    I Social Media nella guerra Ucraina-Russia sono, a tutti gli effetti, un nuovo terreno di scontro. Ecco tutte le iniziative messe in atto dalle diverse piattaforme, come conseguenze delle sanzioni adottate contro la Russia.

    [Ultimo aggiornamento: 30 marzo]

    Sin dall’inizio della guerra Ucraina Russia, abbiamo cercato di raccontare come, in realtà, i social media siano oggi un terreno di scontro all’interno di questa crisi. Parliamo della prima guerra nell’era dei social media, un triste primato, che ci mostra come questi oggi giocano un ruolo fondamentale, per informare e informarsi.

    Giunti ormai a oltre due settimane dall’inizio delle ostilità, iniziate il 24 febbraio scorso, giorno in cui è iniziato l’attacco su larga scala da parte della Russia in Ucraina, cerchiamo di fare un po’ il punto della situazione rispetto alle iniziative che le piattaforme social media, o meglio le aziende che le guidano, hanno preso come conseguenza delle sanzioni che buona parte del mondo ha messo in atto.

    Come abbiamo detto, in questi giorni di angoscia globale, i social media sono stati usati per offrire un racconto, quasi in tempo reale, di ciò che accade sul campo (qui gli account che suggeriamo di seguire su Twitter), un filo diretto ininterrotto con la guerra, una condizione mai vista prima. Ma, allo stesso tempo, i social media sono stati il mezzo attraverso il quale condividere propaganda, fake news, disinformazione. In situazione di guerra, la propaganda gioca sempre un ruolo, nell’era dei social media tutto questo viaggia a velocità più sostenuta.

    Ma vediamo di fare il punto su come i social media si sono comportati, e continuano a farlo, dall’inizio della guerra ad oggi.

    Come agiscono i social media nel conflitto Ucraina Russia

    Meta, Facebook, Instagram

    E partiamo da Meta, la società che vede al suo interno le piattaforme social media come Facebook, Instagram, Messenger. Stiamo parlando delle piattaforme tra le più usate al mondo che superano, singolarmente, il traguardo di 1 miliardo di utenti. Facebook da sola ne fa ormai 3 miliardi.

    Ebbene, Facebook tra Russia e Ucraina contava circa 100 milioni di utenti (70 milioni in Russia e 25 milioni in Ucraina). Come sappiamo, alla fine della prima settimana della guerra, Facebook è stata bloccata in Russia, dopo essersi rifiutata di rimuovere le etichette che indicavano i contenuti di disinformazione dagli account delle emittenti televisive russe di stato, come RT e Sputnik. Il passo successivo di Meta è stato quello di sospendere iniziative di advertising da parte di queste emittenti, impedendo loro di usare Facebook come veicolo di informazione.

    Meta e l’appello a bloccare gli account

    La scorsa settimana Facebook ha risposto all’appello Uk che chiedeva di bloccare gli account di RT e Sputnik. Su Instagram, Meta ha poi criptato tutte le conversazioni private, questo sia in Russia che in Ucraina.

    Ed è di oggi la notizia che su Facebook e su Instagram sarà possibile pubblicare contenuti che in altre situazioni sarebbero vietate. Compresi gli inviti a danneggiare o addirittura la morte di soldati o politici russi. Andy Stone, portavoce di Meta, in merito ha detto: “Come conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina, abbiamo temporaneamente fatto delle concessioni verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole, come discorsi violenti tipo ‘morte agli invasori russi’. Non permetteremo appelli credibili alla violenza contro i civili russi“. Non si tratta di permettere la possibilità di minacciare liberamente, ma Meta permetterà l’uso di dichiarazioni di difesa nel contesto della guerra.

    E sempre per quanto riguarda Meta, arriva un nuovo aggiornamento. I procuratori russi si sarebbero rivolti ad un tribunale russo chiedendo che Facebook e Instagram vengano dichiarate “piattaforme estremiste”. Se venisse approvata questa richiesta, si tratterebbe di un ulteriore “giro di vite” rispetto a quello che è la guerra sui social media.

    Instagram messa al bando in Russia

    [Aggiornamento/12 marzo] Come conseguenza della messa al bando di Instagram il prossimo lunedì 14 marzo 2022, in Russia, Nick Clegg su Twitter pubblica un comunicato in cui spiega, in via eccezionale, che sulle sue piattaforme, modificando in via eccezionale e temporaneamente le regole d’uso, sarà consentito utilizzare “appelli alla violenza contro i soldati russi”, solo in Ucraina. Anche se Clegg aggiunge che non sarà tollerata alcuna forma di “russofobia”.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    “Meta è una organizzazione estremista”

    [Aggiornamento/ 21 marzo]

    Come anticipato qualche giorno fa, la richiesta di etichettare Facebook e Instagram come organizzazioni estremiste ha trovato conferma in una sentenza di una Corte russa che ha definito Meta, appunto, una organizzazioni estremiste mettendo al bando tutte le attività sul suolo russo.

    Twitter

    Passiamo a vedere adesso cosa ha fatto e cosa sta facendo Twitter, la piattaforma guidata oggi da Parag Agrawal.

    Sempre nella prima settimana della guerra, Twitter ha sospeso temporaneamente tutti gli annunci pubblicitari che provengono dagli account delle emittenti televisive di stato russe, in Russia e in Ucraina. Nei primissimi giorni, Twitter ha apposto etichette indicanti contenuti di disinformazione agli account delle Tv di stato russe, riducendo le impressions e il downraniking dei contenuti pubblicati.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1497353976588689411

    Come anche per Facebook, anche Twitter, sempre alla fine della prima settimana di guerra, è stata messa al bando in Russia. In risposta a questo, Twitter ha rimosso un centinaio di account sulla piattaforma che pubblicavano contenuti a sostengo della Russia con l’hashtag #IStandWithPutin.

    Sempre nell’ordine delle iniziative, e proprio in conseguenza del ban in Russia, qualche giorno fa Twitter ha lanciato la versione TOR della piattaforma, sfruttando appunto il sistema che protegge la privacy e aggira la censura, proprio per permettere agli utenti russi di continuare ad usare la piattaforma.

    E, notizia di ieri, Twitter, come anche Facebook, ha rimosso il tweet dell’ambasciata russa in Uk, per le false affermazioni riguardanti il bombardamento di un ospedale pediatrico nella città ucraina di Mariupol.

    Google e YouTube

    YouTube, di proprietà di Google, ha negato l’accesso ai media russi statali per gli utenti in Ucraina e ha sospeso le iniziative pubblicitarie per diversi canali russi. I contenuti video delle emittenti tv statali russe sono stati anche rimossi dai contenuti raccomandati.

    Come sappiamo, anche Google ha cessato tutte le sue iniziative pubblicitarie dopo che l’autorità delle comunicazioni russa aveva ordinato al colosso di Mountain View di cessare la diffusione di disinformazione su YouTube.

    [Aggiornamento/ 24 marzo] 

    Il regolatore per le comunicazione russo ha bloccato Google News in Russia, con l’accusa di aver contribuito a diffondere disinformazione. Allo stesso tempo Google non passerà più annunci su YouTube che ignorino la guerra in Ucraina.

    TikTok

    TikTok, come abbiamo anche riportato qui sul nostro blog, a inizio di questa settimana ha fatto sapere chein Russia non è più possibile caricare nuovi contenuti video e fare nuove dirette. Un provvedimento, ricordiamolo, reso necessario dopo l’approvazione della nuova legge russa sulle fake news che prevede anche fino a 15 anni di carcere. La piattaforma, nei primi giorni della guerra è stata usata spesso, anche da militari, per mostrare scene di guerra, ma anche per diffondere propaganda e disinformazione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Nei giorni scorsi, la piattaforma della società cinese ByteDance ha etichettato come fake news i contenuti video degli account appartenenti alle tv russe di stato.

    [Aggiornamento/ 18 marzo]

    L’app di proprietà della cinese ByteDance ha donato 5 milioni di dollari per sostenere tutte le attività umanitarie che si stanno adoperando per l’Ucraina, tra le quali Unicef e Unhcr.

    Reddit e Snapchat

    Anche Reddit ha assunto iniziative in questo contesto. La piattaforma molto usata negli Usa ha vietato la condivisione dei link che facessero riferimento alle emittenti di stato russe.

    Snapchat ha sospeso tutte le attività di advertising in Russia, Bielorussia e Ucraina e mettendo in pausa tutte le attività pubblicitarie di entità russe e bielorusse. Snapchat ha anche temporaneamente sospeso la funzione “Snap Map” per l’Ucraina, si tratta della funzione mostra quanti “snap” sono stati creati in luoghi particolari.

    Ecco, queste tutte le iniziative messe in atto finora dalle principali piattaforme social media, tenuto conto che tutte hanno preso parte, o organizzato, attività benefiche per l’Ucraina. E in questo contesto va citata anche Pinterest.

    Ovviamente, siamo qui ad aggiornare questo articolo man mano che nuove iniziative saranno annunciate.

  • TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok, dopo essersi allineata con altre piattaforme social media nel sospendere gli account delle reti tv statali russe, sospende il caricamento di nuovi video e le dirette in Russia. Provvedimento necessario dopo l’approvazione della legge sulle fake news russa.

    Gli ultimi giorni, praticamente lo scorso fine settimana, sono stati scanditi da diverse iniziative in relazione al “conflitto Ucraina Russia“. Come vi abbiamo raccontato, ormai quasi tutte le aziende che gestiscono piattaforme social media hanno preso posizione, dando seguito, quindi, alle sanzioni già messe in atto contro la Russia.

    E mentre proprio la Russia ha messo al bando piattaforme come Facebook e Twitter, ultima, in ordine di tempo, è TikTok. La piattaforma di proprietà della cinese ByteDance (particolare rilevante in questo contesto) ha annunciato di sospendere il caricamento di nuovi contenuti video e le dirette streaming in Russia. Da questo provvedimento resta fuori il servizio di messaggistica all’interno dell’app.

    TikTok si allinea con le altre piattaforme

    Il provvedimento si è reso necessario, fa sapere TikTok su Twitter, in seguito all’approvazione della legge russa sulle fake news, approvata la scorsa settimana su precisa richiesta di Putin. Tale legge, infatti, prende di mira tutti i media che tentino di raccontare il conflitto Ucraina Russia come una “aggressione”. E se ci fosse qualche media, piattaforma social, che la raccontasse da questo punto di vista, o desse spazio a questa narrazione, rischierebbe pesanti sanzioni come multe e fino a 15 anni di reclusione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Alla luce della nuova legge russa sulle ‘fake news’, non abbiamo altra scelta che sospendere il livestreaming e i nuovi contenuti del nostro servizio video, mentre prendiamo in considerazione le implicazioni di questa legge sulla sicurezza“, si legge nel secondo dei tre tweet con cui TikTok ha dato l’annuncio su Twitter.

    Nei giorni scorsi, TikTok si era unita a Meta, Twitter e YouTube nel vietare i media di stato russi all’interno dell’Unione europea e nell’etichettare tali media nel resto del mondo. Le piattaforme social media, come abbiamo già sottolineato, si sono trovate nel mezzo di una guerra d’informazione sull’invasione, con i leader ucraini, americani ed europei che chiedono loro di tagliare fuori la Russia. E allo stesso tempo, la Russia fa pressione sulle aziende per censurare i loro contenuti.

    Come scrivevamo qualche giorno fa, i social media costituiscono quindi un verso e proprio terreno di scontro.

    Val la pena di ricordare anche che TikTok nei giorni scorsi ha visto lievitare contenuti video, e dirette, che pretendevano di mostrare le azioni sul campo di guerra, contenuti che spesso non sono verificati, rischiando quindi di diffondere propaganda e disinformazione.

    Quasi 500 milioni di video con #Ukrainewar

    Secondo alcune informazioni, sula piattaforma si sono registrati quasi 500 milioni di contenuti video con l’hashtag #Ukrainewar e spesso alcuni di questi hanno ottenuto centinaia di migliaia di like. Su Instagram, sempre con lo stesso hashtag si sono registrati 125 mila video e i più popolari hanno ottenuto qualche migliaio di like.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    Questa misura non è che una dimostrazione di quanto la situazione sia grave, dal punto di vista dell’informazione, a testimonianza che in Russia non si può dare vita ad una informazione indipendente. Questo riguarda TikTok e tutte le altre piattaforme che in questo momento non hanno la possibilità di continuare ad operare liberamente.

  • Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Il conflitto Ucraina-Russia vede un altro terreno di scontro, ed è quello dei social media. Tra disinformazione, fake news e paesi che cercano di controllare questi strumenti, alla fine Internet potrebbe cambiare definitivamente.

    Il conflitto Ucraina-Russia è il primo vero conflitto che si combatte nell’era dei social media, un primato che avremmo voluto non segnalare. Come stiamo vedendo in questi giorni, di fianco al terreno di scontro, quello cruento che provoca vittime innocenti, ne esiste un altro: quello dei social media.

    Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad uno scontro sulle diverse piattaforme social media che, come abbiamo già sottolineato, diventano luoghi fondamentali dove informarsi e dove informare chi vuole capirne di più. In mezzo a tutto questo, le stesse piattaforme vengono usate per diffondere disinformazione e fake news, con grande difficoltà, da parte degli utenti, di riuscire a distinguere le informazioni vere da quelle false.

    Per questo motivo, nei giorni scorsi abbiamo suggerito una serie di account da seguire su Twitter, dai quali attingere informazioni verificate e veritiere. Un suggerimento che nasce anche dalla difficoltà degli utenti di riuscire ad individuarli.

    Il conflitto Ucraina-Russia e il nuovo terreno di scontro

    Ma, oltre a questo elemento che caratterizza queste piattaforme come nuovo terreno di scontro nel conflitto, c’è da registrare anche la presa di posizione da parte delle aziende che gestiscono queste piattaforme social media.

    E nei giorni scorsi abbiamo visto come Meta, Twitter e anche Google (la casa madre di YouTube) sono intervenute con misure precise.

    Google ha sospeso tutte le forme di monetizzazione che i media di stato russi stavano usando e misura analoga è stata adottata anche da YouTube. Sabato l’autorità russa sui media ha chiesto a Google di rimuovere questa restrizione.

    Meta, l’azienda che controlla Facebook, ha adottato una misura simile indirizzata sempre ai media russi statali.

    Sulla falsariga delle aziende competitor, anche Twitter si è mossa in questa direzione, adottando una misura che mette in pausa tutte le iniziative di advertising che provengono dall’Ucraina e dalla Russia, allo scopo di “garantire che le informazioni critiche sulla sicurezza pubblica siano elevate e che gli annunci non le sminuiscano“.

    Le restrizioni da parte dei social media

    E la Russia, proprio di fronte a queste posizioni, è intervenuta duramente, attivando provvedimenti di restrizione che riguardano l’uso di Facebook e Twitter sul territorio russo. Provvedimento che ha trovato conferma nelle dichiarazioni di Nick Clegg, responsabile Meta per le attività globali:

    Il provvedimento di restrizione, da parte del governo russo, ha preso di mira Facebook per esseri rifiutata di cessare l’attività di fact-checking e di eliminare le etichette di avviso di disinformazione apparse all’interno dei contenuti pubblicati da quattro media russi statali.

    La risposta di Meta, attraverso appunto Nick Clegg, è abbastanza eloquente.

    Ma perché avviene questo?

    La Russia punta al controllo dei social media

    La risposta è semplice, forse anche scontata. Come anche altri paesi (tra cui la Cina), la Russia mira a controllare l’uso dei social media, così come Internet. Va precisato che questo desiderio della Russia non si manifesta oggi, ma è ormai palese da un po’ di anni a questa parte.

    Surfshark nelle scorse settimane, quando ancora cominciava a parlarsi di una nuova situazione di crisi, dopo quella del 2014, in Ucraina, ha stilato un report rilevando come siano decine i paesi nel mondo che vogliono controllare l’uso dei social media, limitando la libertà di parola e di espressione.

    Un’analisi interessante, pubblicata all’inizio di quest’anno, dalla quale si evince che nel mondo sono ben 72 i paesi, su 193, che hanno applicato restrizioni all’accesso sui social media negli ultimi sette anni.

    Social Media nuovo terreno scontro mondo 2022

    E in Europa i paesi che applicano restrizioni sono soprattutto quelli dell’est. Come la Russia, la Bielorussia che ha bloccato Twitter e altre piattaforme nell’agosto del 2020, il Montenegro che ha bloccato WhatsApp e Viber in occasione delle elezioni del 2016, e anche in Ucraina che ha provveduto a bloccare la piattaforma social media russa dopo l’annessione della Crimea avvenuta nel 2017.

    Social Media terreno di scontro bloccati 2022

    La frammentazione di Internet

    La situazione attuale che si è creata porta al centro, ancora una volta, il tema della frammentazione di Internet. Quello che doveva essere uno strumento libero, democratico per alcuni paesi di venta quasi una minaccia da controllare.

    Un’idea per la quale non esisterebbe più una sola Internet, ma ne esisteranno tante altre, chiuse e, quasi impenetrabili, se non con strumenti di identificazione, controllati ovviamente.

    Ogni paese (o insieme di paesi) avrà la sua rete e controllerà idee e opinioni, facendo venire meno il motivo per cui Internet è stata creata.

    Questo conflitto nell’era dei social media, come dicevamo all’inizio, mette al centro in maniera prepotente questo tema. Anche perché, vada come vada, è probabile che una volta finita questa emergenza, Internet, come il mondo, potrebbe non essere più come quello che abbiamo imparato a usare in questi anni.