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  • Coronavirus e Videoconferenze, in Italia spopola Houseparty

    Coronavirus e Videoconferenze, in Italia spopola Houseparty

    La pandemia da Coronavirus sta cambiando il modo di lavorare e non solo quello. La modalità smart working si è resa necessaria e quindi è aumentato l’uso di app di videoconferenze, anche per l’uso privato. App Annie ha rilevato che in Italia i download di Houseparty sono cresciuti di 423 volte.

    Con la pandemia da Coronavirus inevitabilmente è cambiato il modo di lavorare e non solo. Sono cambiate le modalità di contatto tra amici, parenti e colleghi di lavoro. Non avendo più la possibilità di vedersi di persona, causa lockdown che continuerà ancora per altre settimane, gli italiani hanno riscoperto il valore delle videoconferenze. Una modalità questa molto usata dal punto di vista del business, specie quando c’erano sono riunioni da fare e qualcuno, non potendo essere fisicamente sul posto, si collegava con una app, web o mobile.

    Ma, di quest tempi, l‘uso della videoconferenza si è diffuso anche per le semplici chiamate tra amici e parenti. Basti pensare al fenomeno degli aperitivi e delle cene in video, specie nelle prime settimane del lockdown, un po’ per stemperare la tensione. Oggi, forse, a distanza di diverse settimane, si fanno un po’ meno.

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    L’utilizzo è stato massiccio al punto che in tanti hanno cominciato a chiedersi se la rete fosse abbastanza forte da reggere questa flusso enorme di videochiamate e videoconferenze, praticamente ininterrotto e a tutte le ore. E adesso, con i dati pubblicati ieri da App Annie, società di analisi di dati web e mobile, possiamo avere un’idea di quali app sono state più scaricate.

    Prima di passare a vedere qualche dato riferto al nostro paese, è bene ricordare che App Anni ha rilevato che nella settimana 15-21 marzo 2020 sono stati ben più 62 milioni i download di app di videoconferenze, il 45% in più rispetto alla settimana precedente. E si arriva al 90% in più rispetto alla media settimanale dei download del 2019. Un numero decisamente enorme.

    Coronavirus, in Italia aumenta l’uso dei social media del 30 percento

    Ora, buona parte de numeri che abbiamo visto sopra dipendono dalla crescita esponenziale dei download di alcune app in particolare, quelle che abbiamo visto usare in questi giorni per videoconferenze, videochiamate e webinar, e cioè: Zoom, Google Meet e Teams di Microsoft.

    ZOOM

    Partendo da Zoom, app esplosa proprio giorni, con annesse polemiche per la condivisione dei dati con Facebook (poi smentite, ma comunque sono stati ravvisati problemi di sicurezza), in Italia ha fatto registrare un tasso d download pari a 55 volte in più rispetto alla media dell’ultimo trimestre del 2019, il dato più alto di quello registrato altrove. Infatti, in Spagna 27 volte di più, in Uk 20 volte di più, in Francia 22 volte di più, in Germania 17 volte di più. Relativamente a Zoom, Sensor Tower fa sapere che i dati possono essere anche più alti perché molti hanno ricevuto inviti a partecipare a videoconferenze/webinar via email, dato che poi non viene tracciato.

    coronavirus videoconferenze app annie italia

    Google Meet

    Dati molto alti anche per Meet di Google, molto usato in questi giorni per videoconferenze, videochiamate e webinar, senza dimenticare che questa modalità rientra anche nei tools dii Google Classroom molto scaricato e usato in questi giorni nelle scuole italiane di ogni grado. In Italia l’app di Google è stata scaricata 140 volte di più, anche in questo caso il dato del nostro paese è il più alto. Infatti, in Un è di 24 volte di più, negli Usa 30 volte e in Spagna 34 volte

    Microsoft Teams

    E poi numeri anche per Teams. In Italia l’app di Microsoft è stata scaricata 30 volte di più, il doppio di quanto registrato da App Annie in Francia e in Spagna, con 15 volte di più.

    Houseparty, l’app di videoconferenze che piace ai giovani

    Ma la vera sorpresa è il dato riferito a Houseparty, forse non nota a tutti, ma molto diffusa tra gli utenti della “generazione Z“, che ha fatto registrare numeri altissimi, specialmente nel nostro paese. Ebbene in Italia questa app ha fatto registrare un tasso di download di 423 volte. L’app è molto usata da più giovani per “incontrarsi” e perché permette proprio gli incontri di gruppo, fino a 8 persone per “stanza”, ma è possible partecipare a più incontri in contemporanea. L’elemento che forse attrae di più i giovani è proprio il fatto di avere l’idea di partecipare ad una festa tra amici, di ritrovarsi a chiacchierare del più e del meno proprio in un momento, come quello del lockdown, in cui non è permesso.

    houseparty app

    Houseparty è stata lanciata ufficialmente nel 2017 da Life On Air Inc. In pratica si tratta dell’evoluzione di Meerkat, app video che forse qualcuno di voi ricorderà, nata nel 2015 è possiamo dire che ha un po’ dato il via ad app come Periscope o Facebook Live. Successivamente, l’app nata dall’intuizione di Ben Rubin e Sima Sistani, Houseparty è stata poi acquisita, nel giugno dello scorso anno, dalla Epic Games, la casa produttrice di giochi come Fortnite.

    A seguito di questi risultati, è spuntata fuori la notizia, diffusa da molti quotidiani inglesi, che l’app sarebbe stata hackerata. Houseparty, che nel frattempo ha smentito qualsiasi violazione, in risposta a queste notizie, ha deciso di offrire 1 milione di dollari a chi sia in grado di dimostrare l’effettiva violazione. Insomma, sembrano essere abbastanza sicuri di quanto affermano.

  • Facebook, in Italia crescono del 1000% le chiamate di gruppo

    Facebook, in Italia crescono del 1000% le chiamate di gruppo

    Facebook ha comunicato che da quando è iniziata la pandemia da Coronavirus è cresciuto del 50% il tempo trascorso sulle app, come Messenger o WhatsApp. In Italia è addirittura cresciuto del 70% e le chiamate di gruppo del 1000%. Un incremento che non apporta nulla in termini di business.

    Da quando è iniziata la pandemia da Coronavirus Facebook ha notato che ovunque il tempo trascorso sulle app, in special modo su Messenger e su WhatsApp, è cresciuto del 50%. La maggior parte dell’incremento è tutta concentrata sulle app di messaggistica e sulle videochiamate, ossia due tipologie di prodotti su cui il colosso di Menlo Park non realizza alcun margine di profitto. Una situazione che alla lunga, scrivono in un post Alex Schultz e Jay Parikh, rispettivamente responsabile degli analisti e responsabile ingegneri di Facebook, potrebbe creare non poche difficoltà al business dell’azienda.

    Un incremento più alto lo si registra poi nel nostro paese. Infatti, dall’inizio della crisi generata dal Coronavirus, con la conseguente richiesta di non uscire di casa ormai estesa a tutto il paese, l’utilizzo delle app è cresciuto del 70%, più alto della media degli altri paesi, concentrata soprattutto, come dicevamo, su Messenger e su WhatsApp.

    Sempre riferito al nostro paese, nell’arco di una settimana, sono raddoppiate le visualizzazioni su Instagram e su Facebook Live.

    facebook coronavirus chiamate gruppo italia

     

    E poi, il dato forse più eclatante, ma atteso, è che il tempo trascorso a fare chiamate di gruppo, con 3 o più partecipanti, sulle app di Facebook è cresciuto del 1000%.

    Una situazione che, come detto, per Facebook rischia di tradursi in un vero problema economico. È questo il senso del post.

    Insomma, da Menlo Park lanciano l’allarme sugli effetti che il Coronavirus potrebbe avere sul business in generale in quanto quelle app su cui si sta concentrando la maggior parte dell’utilizzo non generano profitti. Difficoltà che incontrano anche altre aziende del settore tech. Twitter ieri ha fatto sapere di aver ritirato tutte le previsioni sul prossimo trimestre in quanto teme un calo sostanziale in termini di business.

    In ogni caso, Facebook mantiene il suo impegno a far funzionare la piattaforma e tutte le app per permettere agli utenti di restare connessi. Un esempio è anche l’abbassamento del bitrate che si estende anche su Instagram per quanto riguarda lo streaming dei video.

    Il Coronavirus avrà conseguenze su tante cose, lo si ripete ormai da giorni, e sarà così. Ma avrà conseguenze anche sul modo in cui le aziende tech, appunto come Facebook, Twitter, LinkedIn, porteranno avanti il proprio business. È forse arrivato il momento, anche per loro, di ripensare il tutto, anche la propria missione. Già, gli utenti in questo momento vedono come unico modo per restare in contatto con i propri amici e familiari quello di usare queste app per parlarsi e, soprattutto, per vedersi.

    L’incremento di utilizzo di queste app non deve essere però penalizzante per gli utenti in questo momento, non devono pagare loro questa situazione già pesante. Questo deve essere chiaro.

  • Instagram e Coronavirus, ecco Co-Watching e altre iniziative

    Instagram e Coronavirus, ecco Co-Watching e altre iniziative

    Instagram, tra le altre, lancia una nuova funzionalità chiamata “Co-Watching” che permette agli utenti di visualizzare i post condivisi sulla piattaforma attraverso una video chat.

    Instagram in quest giorni si è attivata molto per fare in modo che le persone costrette a restare a casa, per via della pandemia da Coronavirus, potessero comunque restare in contatto attraverso l’app e contribuire a raccogliere fondi. E all’interno di questo grande sforzo, Instagram lancia oggi una nuova funzionalità chiamata Co-Watching.

    Avviando una video chat, da Direct, la sezione di messaggistica dell’app, sarà possibile visualizzare le foto, mostrare i contenuti su cui si è fatto “like” e anche quelli suggeriti proprio durante una video chat con gli amici. Per attivarla, basterà avviare una video chat da Direct e poi cliccando sull’icona delle foto in basso a sinistra, a quel punto scegliete ii contenuti che volete visualizzare insieme i vostri amici.

    instagram co-watching coronavirus

    Oltre a questa funzionalità, Instagram in questi giorni, da sabato 21 marzo per la precisione, ha lanciato a livello globale, lo sticker per le Instagram Stories “IoRestoACasa”, “StayAtHome”, un modo per motivare e condividere con gli altri questa esperienza che costringe tutti a restare a casa e per promuovere il distanziamento sociale (social distancing).

    E ancora, all’interno della sezione “Esplora” scrivendo nella barra di ricerca “coronavirus” si viene immediatamente collegati a contenuti condivisi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), iniziativa simile a quella che Twitter ha lanciato in Italia a inizio febbraio in collaborazione con il Ministero della Salute, per contrastare la disinformazione sul Coronavirus. entro i prossimi giorni verrà visualizzato un messaggio più specifico.

    Instagram sta rimuovendo tutti quei contenuti, legati al Covid-19, che sono dichiaratamente falsi e che diffondono disinformazione, dopo un controllo che vene effettuato “da terze parti”. Sono rimosse “le false affermazioni o le teorie di cospirazione che sono state segnalate dalle principali organizzazioni sanitarie a livello globale e dalle autorità sanitarie locali, perché in grado di provocare danni alle persone“.

    instagram coronavirus donazioni

    Sono state rimosse tutte le pubblicità legate a dispositivi di protezione da Coronavirus, incluse quelle legate alle mascherine, di cui tanto si è discusso in quest giorni. Nella maggioranza dei casi si trattava di pubblicità fraudolenti.

    Le iniziative di Instagram sono rivolte anche a stimolare le donazioni ed è per questo che lo sticker “donazioni” delle Instagram Stories prevede una sezione dedicata al Covid-19, individuando le associazioni a cui poter donare.

  • L’Italia Chiamò, in live streaming il paese che resiste

    L’Italia Chiamò, in live streaming il paese che resiste

    L’Italia Chiamò, l’iniziativa che vede tra i promotori Riccardo Luna, Ernesto Belisario, Giampaolo Colletti e molti altri, si terrà venerdì 13, dalle 6 alle 24 in live streaming. La diretta sarà trasmessa sul canale YouTube del MiBACT e racconterà l’Italia che resiste insieme a tanti ospiti.

    Il nostro paese sta attraversando uno dei periodi più difficili dal dopoguerra a oggi, una condizione che per molti viene vissuta con incredulità, sorpresa, difficoltà. I sentimenti che attraversano gli italiani sono tanti e vari, non manca di certo la rabbia e l’impotenza di poter fare di più. Ecco che ci piace segnalarvi questa bella iniziativa, L’Italia Chiamò, nata da un’idea corale che vede tra i promotori Riccardo Luna, Ernesto Belisario, Giampaolo Colletti, e molti altri, che ha come obiettivo quello di raccontare l’Italia che resiste, quell’Italia che anche di fronte alla diffusione del coronavirus, pur restando in casa, non si dà per vinta, anzi.

    l'italia chiamò 2020

    L’Italia Chiamò avrà venerdì 13 dalle 6 del mattino fino a mezzanotte, una diretta in live streaming, sul canale YouTube del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT), che porterà gli utenti dalla visita agli scavi di Pompei con il direttore Massimo Osanna, alla lezione dal ponteggio di restauro delle Sibille di Raffaello con il restauratore Antonio Forcellino, al racconto del dietro le quinte della mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale con Il direttore Mario De Simoni, a una passeggiata nella Sala di Raffaello e Michelangelo degli Uffizi con il direttore Eike Schmidt, alla scoperta dei segreti del Museo Egizio con il direttore Christian Greco.

    La diretta sarà una lunga staffetta a cui parteciperanno Ernesto Assante (la Repubblica), Barbara Carfagna (Rai1), Massimo Cerofolini (Rai Radio 1), Helga Cossu (SkyTg24), Laura Delli Colli, Linus ( Dj Chiama Italia), Pierluigi Diaco (Rai1), Enrico Galletti (RTL), Barbara Gasperini (The New’s Room), Massimo Giannini (Radio Capital), Stefano Mannucci (RTL), Anna Pettinelli (RDS), Andrea Pezzi, Barbara Sala (RTL), Nicola Savino ( Dj Chiama Italia), Marino Sinibaldi (Rai Radio3), Simone Spetia (Radio 24), Luca Sofri (ilPost.it) e Andrea Vianello (Rai1).

    Qui la diretta:

    L’Italia Chiamò sara una bella occasione per raccontare e condividere le storie di chi sta tenendo aperte le scuole attraverso la tecnologia, assicurando a migliaia di ragazzi la continuità didattica. Sarà l’occasione per conoscere quegli imprenditori che stanno ripensando il lavoro delle proprie aziende grazie allo smart working.

    Ci saranno collegamenti con i tanti artigeni e wwworkers distribuiti in ogni angolo d’Italia che continuano ad animare le loro piccole imprese artigiane sfruttando le leve del digitale. Inoltre sarà possible assistere alla messa in scena di momenti di festival culturali, produzioni teatrali, concerti e mostre sospese o cancellate: performance, interviste, canzoni, poesie, tutte in streaming dalle case degli artisti.

    Tutti possono raccontare come stanno affrontando questo periodo scrivendo a partecipa@litaliachiamo2020.it e poi potete seguire e interagire con in canali dell’iniziativa su Facebook, Twitter e Instagram. Hashtag da usare per interagire con la diretta sono #litaliachiamo e #iorestoacasa.

    Durante la diretta sarà possibile anche fare una donazione per sostenere il grande sforzo dei medici, degli infermieri e di tutti gli addetti del sistema sanitario nazionale e per la creazione di nuove postazioni presso i reparti di terapia intensiva su tutto il territorio nazionale. Tutte le info le trovate su www.litaliachiamo2020.it.

  • Coronavirus, le aziende italiane alle prese con lo Smart Working

    Coronavirus, le aziende italiane alle prese con lo Smart Working

    Il decreto legge emanato dal Consiglio dei Ministri due giorni fa, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per affrontare le conseguenze del Coronavirus, apre la strada, su larga scala, al fenomeno dello Smart Working. Ma le aziende sono pronte?

    La veloce, e improvvisa, diffusione del Coronavirus in Italia sta mettendo alla prova il nostro paese su più fronti. L’emergenza sanitaria, gestita dal governo, e la conseguente messa in quarantena di diversi paesi, tutti localizzati nel “lodigiano”, considerato ad oggi il “focolaio italiano” da dove tutto sarebbe partito, hanno messo in evidenza un grande problema, che è quello legato alla impossibilità di recarsi sul posto di lavoro in periodo di quarantena. Si tratta di un periodo obbligatorio in cui i residenti dei paesi in cui vige il provvedimento (iniziato oggi nella zona di Codogno) non possono uscire di casa, neanche per andare a lavorare.

    Una condizione questa che è oggi, nel 2020, superabile grazie al fenomeno dello Smart Working, o Lavoro Agile, ossia un particolare approccio al modo di lavorare che è più focalizzato sull’efficienza e l’efficacia della prestazione lavorativa e non più solo sulla postazione fisica come condizione imprescindibile. Si tratta d una modalità “agile”, appunto, che permette al lavoratore di poter organizzare autonomamente il proprio lavoro, lavorando anche da casa, e permette all’organizzazione di essere più focalizzata sui risultati, mettendo insieme flessibilità dell’orario di lavoro, collaborazione, condivisione.

    smart working coronavirus 2020 franzrusso.it

    Si tratta di una modalità, di un approccio, come abbiamo detto, che in questo momento specifico sta emergendo come grande esigenza, che mette a nudo, per certi versi, le difficoltà che le aziende incontrano oggi, per non aver creduto abbastanza in questa modalità, per tanti motivi. Tra questi, sicuramente emerge il fatto di non aver investito abbastanza per permettere ai lavoratori di poter lavorare anche senza essere fisicamente in azienda, è quindi un problema di strumenti ed è un problema infrastrutturale, legato alla ottimizzazione della connessione (quindi server da potenziare, sistemi cloud da adottare e così via).

    Come sapete, il 22 febbraio scorso il governo ha emanato un decreto legge per affrontare subito l’emergenza Coronavirus nelle zone più colpite, decreto già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e quindi operativo da oggi, 24 febbraio. Tra i provvedimenti c’è quello di consentire alla popolazione dei paesi sottoposti a quarantena di avvalersi della possibilità di lavorare da casa, quindi dello smart working.

    Al comma N dell’articolo 1, si legge della “sospensione  delle  attività  lavorative  per  le  imprese,  a esclusione di quelle che erogano servizi  essenziali  e  di  pubblica utilità  e  di  quelle  che possono  essere  svolte  in   modalità domiciliare”.

    Si tratta quindi di una condizione che può essere attivata subito, a patto che le aziende siano pronte. E qui arrivano i problemi. Tenuto conto dei pochi giorni a disposizione per rendere lo smart working operativo, c’è da dire che ad oggi solo le grandi aziende sono in grado di garantire questa modalità ai propri lavoratori e, forse, non avverrà anche da noi quello che è già successo in Cina, proprio per affrontare il Coronavirus, dove si sta registrando una enorme sperimentazione di smart working e di smart e-learning che non ha precedenti, con aziende che in poco tempo hanno potenziato le proprie infrastrutture, i propri server per permettere ai lavoratori di essere operativi anche da casa.

    In Italia non tutte le aziende sono pronte allo smart working, sarebbe interessante anche sapere come si sta affrontando il problema nelle zone interessate. Le organizzazioni non sono pronte anche per via di non elevati investimenti infrastrutturali, tenuto conto che il nostro paese, in una classifica di 50 paesi per velocità di connessone si piazza al 47° posto, non il massimo.

    smart working coronavirus

    Per avere un quadro più completo del fenomeno smart working in Italia, facciamo affidamento agli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano che ci dice che nel nostro paese lo Smart Working è al 58% nel 2019, in crescita lieve dal 56% del 2018, nelle grandi aziende. Va aggiunto poi un 7% di imprese che aveva già attivato iniziative informali e di un 5% che prevedeva di farlo nel corso dei prossimi dodici mesi. L’indagine evidenziava poi un 22% di imprese che avrebbe considerato la modalità smart working nel prossimo futuro e l’8% che non aveva ancora deciso oppure che non mostrava interesse.

    L’indagine dell’Osservatorio metteva in evidenza la crescita del fenomeno presso le PMI con la crescita di progetti dall’8% al 12%, mentre i progetti informali passavano dal 16% al 18%. Ma, dato assolutamente rilevante che un po’ offusca tutto questo, le aziende che non hanno mostrato interesse verso lo smart working sono cresciute dal 38% al 51%.

    Sono raddoppiati anche i progetti presso la Pubblica Amministrazione, dall’8% al 16%, di cui 7% delle PA ha attivato iniziative informali (erano l’1% del 2018), il 6% le avrebbe avviate nei successivi dodici mesi. Le PA che mostrano segnali più evidenti sono quelle di grandi dimensioni, nel 42% de casi hanno già attivato progetti strutturati.

    Ma quanti sono gli smart workers ad oggi?

    Sempre tenendo conto dell’ultima indagine dell’Osservatorio, i lavoratori che sfruttano la modalità smart working sono 570 mila, un numero di crescita del 20% rispetto al 2018. Si tratta di un numero che sarà sicuramente in crescita già a partire dai prossimi giorni, perché se è vero, come è vero, che il virus continuerà la sua diffusone lungo lo stivale, probabilmente saranno sempre di più le persone che saranno costrette a restare a casa.

    Di conseguenza, per le aziende italiane questo è il momento di accettare anche questa sfida e cogliere questa opportunità che potrebbe dare grandi vantaggi a tutta l’organizzazione.

  • Twitter contro le fake news sul coronavirus insieme al Ministero della Salute

    Twitter contro le fake news sul coronavirus insieme al Ministero della Salute

    Twitter lancia anche in Italia un’iniziativa contro le fake news sul coronavirus, in collaborazione con il Ministero della Salute. Cercando la parola “coronavirus” nella piattaforma, comparirà un messaggio che rimanderà sul sito del ministero per accedere a notizie verificate.

    Il coronavirus continua ad espandersi, sono ormai oltre 20 mila i casi accertati nel mondo (la gran parte, ricordiamolo, localizzata in Cina), 427 i morti, e continuano ad espandersi, quasi di pari passo, anche le fake news, le notizie false che rischiamo di diffondere inutile allarmismo. A questo proposito, visto che la gran parte delle notizie false viene veicolata attraverso web e social media, vi vogliamo segnalare questa importante iniziativa che Twitter lancia anche in Italia, in collaborazione con il Ministero della Salute.

    Si tratta di un lavoro contro la disinformazione, allo scopo di fare emergere contenuti corretti e attendibili, e promuovere un coinvolgimento costruttivo su quello che è un tema ancora in via di sviluppo. Nel corso delle ultime quattro settimane su Twitter sono stati pubblicati oltre 15 milioni di tweet sull’argomento #coronavirus. Un trend che non accenna a diminuire.

    twitter coronavirus ministero salute

    In pratica, tutte le volte che cercherete, attraverso il motore di ricerca interno, su Twitter la parola “coronavirus”, o altri termini ad essa collegati, comparirà un messaggio che rimanda alla pagina internet dedicata del Ministero della Salute. L’iniziativa è stata introdotta in diversi paesi in Europa e nel resto del mondo, e da oggi è attiva anche in Italia.

    Siamo al lavoro ogni giorno sul coronavirus.” – commenta il ministro della Salute, Roberto Speranza – “Anche per offrire notizie accurate e tempestive ai cittadini. Da oggi lo facciamo anche in collaborazione con Twitter che metterà in evidenza nelle ricerche il nostro link ufficiale. Un aiuto in più contro un pericoloso virus… le false notizie”.

    Considerata la rapida evoluzione del fenomeno e la crescente attenzione a livello internazionale, Twitter ha deciso di lanciare un’importante iniziativa per garantire a chiunque cerchi #coronavirus sulla piattaforma di ricevere in prima posizione nell’homepage informazioni verificate e da fonti autorevoli.

    Inoltre, Twitter bloccherà qualsiasi suggerimento automatico che potrebbe indirizzare le persone verso contenuti non credibili su Twitter. Si tratta di un’estensione della ricerca #KnowTheFacts, che Twitter ha messo in atto per offrire al pubblico informazioni sempre aggiornate, chiare e affidabili sui temi legati all’ immunizzazione e ai vaccini.

    Le collaborazioni ufficiali relative alle informazioni sul #coronavirus sono attive in Italia, Australia, Brasile, Canada, Hong Kong, Giappone, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Thailandia, USA, Regno Unito, Danimarca, Germania, Francia, Spagna e Vietnam. L’iniziativa continuerà ad essere ampliata anche in altri paesi dove verrà ritenuto utile l’intervento di Twitter.

    twitter coronavirus fake news

    Al momento Twitter non ha rilevato tentativi rilevanti di diffusione sistematica di informazioni fuorvianti sul tema #coronavirus. L’attenzione della piattaforma resterà in ogni caso molto alta e Twitter si è impegnata per agire proattivamente per assicurarsi che i trending topic, la sezione di ricerca e gli altri spazi comuni vengano tutelati da qualsiasi azione malevola che possa danneggiare la veridicità delle informazioni pubblicate sulla piattaforma. Come sempre, chiunque venga sorpreso in tale attività sarà escluso dalla piattaforma. Twitter non consentirà alcuna manipolazione e invita le persone a riflettere prima di condividere o prendere parte a tentativi deliberati di danneggiare la conversazione pubblica.

    Il team Global Public Policy di Twitter sta lavorando per individuare la soluzione migliore per coinvolgere direttamente i soggetti impegnati in questa battaglia contro la disinformazione. Gli esperti, le ONG e i governi giocano un ruolo pubblico di fondamentale importanza nell’utilizzare Twitter per fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali. La piattafprma guidata da Jack Dorsey si sta impegnando, in questa fase molto delicata, per amplificare la diffusione di  contenuti ufficiali e autorevoli in tutto il mondo.

    Per maggiori informazioni è possibile seguire @TwitterGov e @Policy.

  • Douyin, l’app cinese gemella di TikTok, si attiva per il coronavirus

    Douyin, l’app cinese gemella di TikTok, si attiva per il coronavirus

    La versione cinese di TikTok, Douyin, si mobilita lanciando una pagina #FightPneumonia con cui vengono forniti aggiornamenti sulla diffusione del coronavirus, il virus che ha infettato 1.300 persone provocando 41 vittime, anche se c’è il rischio che il numero possa crescere ancora.

    Come tutti voi già sapete il coronavirus sta spaventando il mondo, per la velocità con cui si sta propagando e per i rischi di un contagio a livello globale. E come spesso accade, anche il mondo dei social e digital si attiva per creare maggiore consapevolezza attorno al fenomeno e per informare tutti. Da questo punto di vista, vogliamo segnalarvi quello che sta portando avanti in questi giorni l’app Douyin, ossia l’applicazione gemella di TikTok, che ha lanciato una iniziativa, denominata #FightPneumonia, attraverso la quale fornire aggiornamenti sulla diffusione di questo terribile virus. Al momento il coronavirus ha provocato 41 vittime, anche se pare sia un numero destinato a crescere, e ha infettato più di 1.300 persone. Al momento in cina sono praticamente isolate 56 milioni di persone, un numero di abitanti quasi pari a quello dell’intera popolazione italiana.

    coronavirus Douyin getty images

    Ma, come dicevamo, il nostro intento era quello di portare alla vostra attenzione questa iniziativa, già bollata come “tragicomica” da un giornale italiano, ma che in realtà dimostra quanto sia importante fare divulgazione e informazione, quindi creare maggiore consapevolezza, andando in tutti i luoghi in cui le persone si incontrano. Ecco che quindi l’app Douyin ha pensato che fosse il caso di render più consapevoli gli utenti lanciando #FightPneumonia. A lanciare la notizia è stato TMT Post, poi ripreso da pochi altri media americani.

    https://twitter.com/tmtpostenglish/status/1220330751356366849

    Pochi sanno che Douyin è un’app in cui esiste un effetto video chiamato “Jiayou”, un effetto che gli utenti utilizzano per incoraggiare i medici che stanno operando per contrastare al diffusione del virus, e per curare i malati, e anche per le stesse vittime del coronavirus. Corrisponde all’equivalente in italiano “Dai! Dai!“. L’espressione “Jiayou”, in “chinglish”, che significa “aggiungere olio” è stata inserita nell’Oxford English Dictionary.

    Pare che molti influencer e molte celebrities stanno manifestando il loro sostegno con semplici video in cui appaiono con il pollice alzato, una situazione che da un lato sta creando molto coinvolgimento e dall’altro anche molte critiche.

    https://twitter.com/ForeverWithFOX_/status/1219966468042850304?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1219966468042850304&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.businessinsider.com%2Fwuhan-coronavirus-douyin-tiktok-launches-feature-to-help-fight-virus-2020-1

    Dal nostro punto di vista, ci sembra che questa di Douyin sia una iniziativa molto utile in questo momento, per, lo diciamo ancora una volta, creare ancora maggiore consapevolezza attorno al coronavirus e per dare supporto ai medici. Tr al’altro la categoria dei medici e dei paramedici è molto presente sull’app, proprio per dare informazioni utili ad un pubblico molto giovane. Da considerare che l’app conta più di 400 milioni di utenti al giorno e riesce a registrare 1 miliardo di visualizzazioni, sempre al giorno.

    Esiste però un problema non da poco in Cina, relativamente ai social media. E come segnalato su Twitter, sembrerebbe che il governo cinese abbia censurato i tweet riguardanti la diffusione del coronavirus. Anche se Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese, ha detto proprio oggi che “la situazione è grave”.

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