Tag: coronavirus

  • SapereSalute compie 10 anni e lancia un chatbot sul Covid-19

    SapereSalute compie 10 anni e lancia un chatbot sul Covid-19

    SapereSalute.it è il portale di Bayer che ha da poco compiuto 10 e in questi anni è riuscito a diventare un punto di riferimento per gli italiani che vogliono tenersi informati sul tema Salute. E per l’anniversario, il portale ha lanciato anche un chatbot per avere informazioni sul Covid-19.

    Il tema Salute per gli italiani è sempre stato di grande interesse, soprattutto in questo periodo. E, sicuramente, uno dei punti di riferimento online è da considerarsi SapereSalute.it, il portale di Bayer, lanciato nel 2010, che ha da poco, infatti, compiuto 10 anni. Nato inizialmente come rivista nel 1994, SapereSalute ha sicuramente saputo affrontare, con competenza e autorevolezza, il crescente interesse da parte degli italiani verso il tema della Salute. Il fatto che sia arrivato a spegnere le prime 10 candeline è un segnale di quanto gli italiani abbiano continuato in questi anni a ritenere il sito un punto di riferimento.

    E, oggi, quasi un milione e mezzo di persone visitano ogni mese il portale d’informazione, che per l’occasione si è trasformato in vero e proprio ecosistema di servizi digitali per gli utenti.

    SapereSalute.it 10 anni

    A conferma di quanto sia sempre molto alto l’interesse degli italiani verso la propria salute e il proprio benessere, c’è da registrare che il 79% si informa in rete sui corretti stili di vita, il 74% sulle malattie e il 73% sui farmaci. E il periodo del lockdown della scorsa primavera, e si prevede che lo stesso capiterà in questo periodo con i lockdown regionali di questi giorni, fatto registrare un boom di interesse per la telemedicina (fonte: Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità – Politecnico di Milano).

    Per rispondere alla grande esigenza di informazione da parte degli italiani, SapereSalute deciso di aggiungere una serie di servizi, con un accesso semplice e unico. Tra quelli già attivi, lanciati per questo primo grande traguardo, ci sono un chatbot per i sintomi da Coronavius, “Chiedi all’esperto”, “Prenota una visita” e la più recente “Video visita”.

    Il nostro obiettivo è garantire un’offerta sempre più completa per aiutare i nostri utenti nella gestione della propria salute. Abbiamo in piano di integrare ancora più servizi con interessanti novità, grazie a partnership con startup e aziende innovative che operano nel settore healthcare. Un’ulteriore occasione per festeggiare insieme questo traguardo guardando al futuro e alla trasformazione digitale della salute, iniziata già da tempo” ha commentato Mariarosaria Colazzo, Head of Trade, Bayer Consumer Health.

    Il chatbot per informare sul Covid-19

    Il chatbot per informare sul Covid-19 è stato possibile grazie alla collaborazione con Paginemediche, già pensata prima che scoppiasse la pandemia, allo scopo di sviluppare nuovi servizi per gli utenti. E in piena emergenza sanitaria il chatbot ha fornito informazioni in oltre 25 mila chat. Sicuramente, anche in questa nuova fase dell’emergenza sanitaria in Italia, con l’avvio di lockdown regionali (dal 6 novembre in Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta), il chatbot si dimostrerà ancora una volta utile per dare il supporto necessario.

    Il consiglio che vi diamo è quello di visitare il portare SapereSalute.it, dove in unico luogo potrete ottenere tutte le risposte che cercate.

  • Coronavirus e ripartenza, ecco il progetto Corus Lab

    Coronavirus e ripartenza, ecco il progetto Corus Lab

    Nel giorno in cui in Italia inizia la Fase 2, dopo il lockdown da Coronavirus, il tema è ovviamente quello della ripartenza. Ne abbiamo parlato con Maurizio Galluzzo nel nostro InTime Podcast che ci ha presentato il nuovo progetto Corus Lab.

    Nel giorno in cui inizia la tanto attesa, e altrettanto discussa, Fase 2, dopo il lockdown da Coronavirus, oggi 4 maggio 2020, il tema è ovviamente quello della ripartenza. Dopo due mesi riapre una parte delle aziende, oltre 4 milioni di persone tornano al lavoro, ma c’è da riavviare l’economia di un paese. I dati alla mano ci dicono che sono tantissime le aziende che rischiano la propria esistenza.

    Ecco, quello che volevamo fare, invece, è raccontare proprio come queste aziende possono in realtà fare affidamento a progetti concreti. Allora ecco che il progetto che Maurizio Galluzzo ha da poco lanciato arriva proprio nel momento giusto. Si chiama Corus Lab e ne abbiamo parlato, con una chiacchierata, all’interno del nostro InTime Podcast. Qui una breve anteprima e vi invitiamo ad ascoltare tutta l’intervista che è davvero molto interessante.

    corus lab maurizio galluzzo intime podcast

    Maurizio, come nasce il progetto Corus?

    La nostra vuole essere una risposta a quello che sarà il tema principale delle prossime settimane e dei prossimi mesi. Sin dall’inizio, come Emergenza 24, abbiamo seguito l’espandersi del Coronavirus, dalla Cina, fino a poi diventare un problema planetario. Alla prima chiusura abbiamo pensato che dovevamo essere più utili, e da qui abbiamo lanciato un progetto, “Cancelliamo il Coronavirus”, e lo abbiamo chiamato “Corus”, ossia le prime tre lettere e le ultime due del Coronavirus.

    Ci siamo posti subito l’obiettivo che attraverso questo progetto le persone fossero utili e vicine. Ma il nostro intento era quello d affrontare da subito quello che sarebbe poi successo, ossia un’emorragia di posti di lavoro, la probabile chiusura di molte aziende, con un generale atteggiamento di demoralizzazione e di perdita di fiducia.

    Quando viene colpito il lavoro è chiaro che tutto questo impatta sulle famiglie, e su tanti altri aspetti della vita di ciascuno.

    Ecco questo era solo un assaggio della nostra intervista con Maurizio Galluzzo, che ringraziamo ancora una volta. L’invito è quindi quello di asclotare l’intervsta per intero, su Spreaker e o Spotify, in basso trovate i link, e, ovviamente quello di consultare il sito del progetto coruslab.it/progetto/.

     

  • COVID-19, le aziende non erano preparate allo smart working

    COVID-19, le aziende non erano preparate allo smart working

    Una recente analisi di Check Point Software ha rivelato che le aziende non erano preparate alla modalità smart working e che per il 95% di esse questo potrebbe comportare una “pandemia digitale”.

    Come abbiamo visto in questi ultimi due mesi, a causa della pandemia da Covid-19, la modalità smart working è quella che si è resa necessaria, ovunque, per permettere alle persone di poter comunque continuare a lavorare. Un tema, quello dello smart working, che in queste settimane abbiamo toccato, e approfondito, qui sul nostro blog, proprio per cercare di raccontare come le aziende italiane hanno affrontato questo momento.

    Come già detto, le aziende italiane si sono trovate da un giorno all’altro a dover considerare in maniera decisa questa modalità. Era il 24 febbraio quando il governo, a seguito della creazione di due “zone rosse”, nel lodigiano e in Veneto, indicava nel primo dpcm la modalità del lavoro da remoto. Tutti lo abbiamo definito “smart working”, anche se, come ci ha spiegato Stefano Epifani nel nostro InTime Podcast, si tratta per lo più di telelavoro.

    Ecco, da quel momento, molte aziende si sono trovate in difficoltà, soprattutto quelle medio-piccole che non avevano mai considerato prima quella modalità.

    smart working aziende non preparate franzrusso.it 2020

    Ebbene, oggi Check Point Software certifica che quel livello di difficoltà, quel livello di impreparazione ha riguardato la stragrande maggioranza delle aziende è reale. Una difficoltà di gestione che può diventare una seria minaccia per la sicurezza delle aziende.

    L’azienda, fornitore leader mondiale specializzato nella sicurezza informatica, ha analizzato i dati e gli eventi di sicurezza informatica relativi a questa pandemia e, secondo una ricerca condotta con Dimensional Research, emerge che il 95% delle aziende ha sperimentato problemi di sicurezza legati allo smart working. La ricerca rivela anche che il 61% delle aziende si preoccupa dei rischi per la sicurezza e dei cambiamenti necessari per facilitare lo smart working, il 55% cerca come migliorare la sicurezza dell’accesso da remoto e il 49% richiede più sicurezza anche per gli endpoint.

    Smart Working o Telelavoro? Intervista a Stefano Epifani

    La situazione rischia anche di complicarsi se l’accesso ai file avviene da infrastrutture personali, proprio perchè si lavora da casa, magari non aggiornate all’ultima release o non protette adeguatamente tramite sistemi antivirus completi. Oltre a queste minacce legate all’hardware, in queste settimane sono aumentati notevolmente i rischi legati all’interazione umana e a phishing.

    Come visto in tante situazioni purtroppo, gli hacker sanno riposizionarsi molto in fretta e hanno cominciato prima a creare siti legati al Coronavirus, con oltre 4.000 domini nuovi riconducibili al virus in poche settimane, l’8% di cui è sospetto o malevolo, poi hanno iniziato ad attaccare direttamente le persone inviando un’enorme mole di e-mail phishing a tema Covid-19.

    Il picco è stato raggiunto il 28 marzo con 5.000 attacchi riconducibili al virus. Un’analisi di Check Point svolta in Italia ha dimostrato che più di un sito su dieci registrato negli ultimi 30 giorni e legato ai temi della “salute” è malevolo. Ora che si sta parlando della Fase 2, e dell’attivazione degli aiuti di Stato, gli hacker stanno diffondendo domini ingannevoli e inviando e-mail che diffondono malware per approfittare di questo nuovo tema d’interesse.

    Coronavirus, le aziende italiane alle prese con lo Smart Working

    Nel solo mese di nel marzo 2020 sono stati registrati 2.081 nuovi domini legati a sussidi, fondi e supporti statali (di cui 38 malevoli e 583 sospetti).

    Insomma, anche questo è un tema che va considerato. Lo smart working deve essere applicato tenendo a mente tutte quelle che sono le implicazioni, incluse quelle legate alla sicurezza che, come abbiamo visto, se trascurate, posso generare problemi gravi.

  • Coronavirus e l’impatto sulle ricerche online degli italiani

    Coronavirus e l’impatto sulle ricerche online degli italiani

    Il Coronavirus ha avuto un evidente impatto su molti aspetti, incluso il modo in cui gli italiani hanno effettuato ricerche online durante la pandemia da Covid-19. Il motore di ricerca per gli utenti è una fonte di informazione fondamentale. Guardiamoli insieme con il report di Seo Tester Online.

    Il Coronavirus ha avuto un evidente impatto su molti aspetti delle nostre vite. Come detto già in altre occasioni, il Covid-19 ha messo in evidenza a tutti quanto sia necessario essere digitalmente abili anche per lavorare, cosa a cui, i fatti lo hanno dimostrato, non eravamo pronti. Qui sul nostro blog stiamo cercando di raccontare i diversi aspetti che anno visto un cambiamento evidente in seguito alla pandemia da Coronavirus. E oggi vogliamo segnalarvi un report molto interessante, realizzato da Seo Tester Online, che ci mostra come il virus abbia avuto un impatto anche sul modo di effettuare ricerche online degli utenti italiani.

    Coronavirus seo tester online

    Piccola premessa che ci introduce ai dati che stiamo per vedere insieme. C’è stato un periodo, intorno al 2013-2014, i social media stavano consolidandosi come fonte di informazione primaria, superando i motori di ricerca. Poi dopo il 2016, con lo scandalo “Russia gate” e, soprattutto, con lo scandalo Cambridge Analytica del 2017, che ha travolto Facebook, la tendenza si è invertita. I motori di ricerca sono ad oggi, per gli italiani, e non solo, una fonte di informazione importante, la più facile e la più rapida da consultare. Ecco perché i risultati di questa indagine di Seo Tester Online sono importanti in questa fase storica.

    Intanto c’è da dire che i motori di ricerca sono stati presi d’assalto per capire qualcosa di più sul Coronavirus, non sorprende quindi che tra le domande  effettuate ci siano “Che cos’è il coronavirus?“, “Quali sono i sintomi del coronavirus?” e altre come queste. Infatti, la ricerca di sintomi del virus sfiora le 100.000 ricerche/mese, mentre la ricerca delle origini del virus “coronavirus Cina” segna 25 mila ricerche/mese e “coronavirus Napoli” con 27 mila ricerche/mese.

    coronavirus ricerche italia

    Interessante è poi notare l’impatto anche su vari settori, come quello della GDO, ad esempio. Gli italiani in questo periodo hanno scoperto la spesa online e, di conseguenza, i siti e-commerce di tutte le grandi catene della Grande Distribuzione Organizzata sono stati presi d’assalto, Esselunga in modo particolare a partire dalla fine di febbraio, seguita da Conad e Carrefour.

    coronavirus gdo italia

    Notevole l’impatto poi sul settore travel, le aziende più consultate hanno via via visto calare il trend delle ricerche a partire dalla fine di febbraio, fino ad un calo evidente dall’inizio del lockdown sancito l’8 marzo 2020.

    coronavirus travel italia

     

    Le ricerche online degli utenti sono un indicatore importante per capire le tendenze e i comportamenti degli utenti in questa fase delicata e di emergenza Coronavirus, e possono essere fondamentali per tutti quei decision maker che devono prendere decisioni rapide ed efficaci basandosi su un approccio realmente data driven“, ci dice Jacopo Paoletti, Partner & Advisor in Quarzio.

    Un altro settore che ci mostra come il coronavirus abbia avuto un forte impatto è quello delle videoconferenze, tema che abbiamo affrontato anche qui sul nostro blog. I dati raccolti da Seo Tester Online ci mostrano in maniera chiara come Skype abbia prevalso alla fine di febbraio, per poi essere superato da Zoom. Più staccato Google Hangouts che da poco ha effettuato un rebranding con Google Meet.

    coronavirus smart working videoconferenze italia

    Qui trovate il report per intero con altri dati molto interssanti che vi consigliamo di consultare: https://go.seotesteronline.com/covid19-report.

  • COVID-19, Spotify è il brand con cui gli utenti sono più in sintonia

    COVID-19, Spotify è il brand con cui gli utenti sono più in sintonia

    La distanza sociale e il lockdown da Coronavirus possono avere delle conseguenze anche per ciò che riguarda l’intimità col brand. È quello che viene fuori dalla nuova edizione del Brand Intimacy Study di MBLM, al primo posto tra i brand “App & Social Platforms” troviamo Spotify.

    La distanza sociale e il lockdown, esperienze che abbiamo imparato a conoscere con la diffusione del Coronavirus possono avere conseguenze anche sulla relazione con brand, sulla familiarità e, quindi, sulla intimità. Sta avvenendo un cambiamento a livello generale, ci troviamo di fronte ad una situazione mai vissuta prima e, come tale, capace di cambiare e influenzare la nostra vita più di quanto si potesse immaginare.

    Un chiaro esempio lo possiamo vedere con il nuovo Brand Intimacy Study 2020 di MBLM (Emblem), agenzia che analizza la relazione brand/consumatore dal punto di vista delle emozioni. E, in effetti, i risultati che emergono nella sezione “App & Social Platforms“, sebbene riferiti agli Usa, ci danno la dimensione che qualcosa sta in effetti cambiando.

    spotify sintonia brand franzrusso.it 2020

    È evidente che le applicazioni e i social media stanno giocando un ruolo fondamentale in questa fase storica. Lo hanno sempre avuto da quando esistono, ma in questa fase questo ruolo di relazione è fondamentale, al punto da modificare i comportamenti dei consumatori.

    Ed ecco che in prima posizione, in questa sezione, troviamo Spotify al primo posto (era secondo lo scorso anno), seguito da Pinterest (che era primo lo scorso anno) e da Apple Music. Nel cercare di interpretare questo podio, si potrebbe dire che in effetti queste tre aziende rispecchiano il ruolo dei brand in questa fase, ruolo che viene premiato dai consumatori, alla ricerca di marchi che aiutino ad affrontare questa fase nel modo più congeniale.

    spotify brand intimacy 2020

    L’intimità e la familiarità è quindi data dal fatto che i consumatori si “affidano” a marchi verso i quali sentono più vicinanza in questo momento. Spotify,in questa fase, riesce ad esprimere al meglio il suo valore e ad intercettare meglio di altri l’esigenza degli utenti, sapendo che in questo momento il consumo di musica aumenta in modo esponenziale. Gli utenti vogliono restare impegnati e la musica è un modo ideale per farlo.

    Pinterest, altro brand molto amato, in questo periodo, considerato il momento, ha lanciato un nuovo programma per vendere online chiamato Verified Merchant che rende possibile la possibilità di realizzare delle Boards con la possibilità di acquistare direttamente.

    Apple Music ha realizzato un fondo di garanzia di 50 milioni di dollari da destinare a tutti i musicisti “indie”, in modo da permettergli di non perdere guadagni durante questa fase difficile.

    Ecco, in questo momento il brand comunica non tanto il proprio prodotto, quanto i propri valori e il proprio modo di affrontare questa crisi da Coronavirus. Il consumatore si sente più legato quindi su una scala di valori emozionali. Da qui nasce una relazione ancora più diretta e ancora più intima.

    Qualche considerazione che ci offre MLBM a corollario di quanto evidenziato fino ad ora:

    • Apple Music è preferito dagli uomini, mentre le donne, i Millennials e coloro che guadagnano intorno ai 100 mila dollari l’anno preferiscono Spotify.
    • Gli intervistati di età superiore ai 35 anni e coloro che guadagnano più di 100 mila dollari l’anno indicano Pinterest come loro brand preferito.
    • Anche Facebook ha guadagnato preferenze in questo anno, nonostante sia lontana dal podio (lo scorso anno era in sesta posizione).
    • Il miglioramento attraverso l’udo del marchio è un valore molto sentito e anche quest’anno Pinterest vene premiato da questo punto di vista.

    Ecco, questo il nostro resoconto su questo interessante report che potete trovare, completo, a questo indirizzo: mblm.com/lab/brandintimacy-study.

  • COVID-19, i fondatori di Instagram lanciano il loro sito web di monitoraggio

    COVID-19, i fondatori di Instagram lanciano il loro sito web di monitoraggio

    Si chiama Rt.live ed è un sito web per monitorare la diffusione del Covid-19 negli Usa. A lanciarlo sono i fondatori di Instagram, Mike Krieger e Kevin Systrom.

    Il Coronavirus, quello che ormai conosciamo tutti come COVID-19, sta allentando la sua morsa un po’ ovunque, nel nostro paese, uno dei primi in Europa ad essere colpito, e nel resto del mondo. Negli ultimi due mesi, tra i vari numeri che ci sono stati raccontati in merito alla diffusione del virus, abbiamo sentito parlare spesso di sigle come R0 (R con zero), ossia il dato relativo alla capacità del virus di diffondersi in assenza di misure di contenimento, e forse meno di RT (R con t), cioè il parametro che indica l’indice di riproducibilità del virus in un dato momento in presenza di misure (fonte: Ministero della Salute). Mentre ci stiamo avviando sempre più, ogni giorno che passa, verso una diffusione del virus sempre più tendente allo zero (anche se ci vorrà ancora qualche settimana) è forse utile concentrarsi sul dato Rt, quello che fotografa meglio la situazione.

    coronavirus app covid 19 rt live

    Tutta questa premessa, doverosa vista anche la complessità dell’argomento, per segnalarvi la nascita, negli Usa, del sito Rt.live, un sito che si propone di offrire il monitoraggio live della diffusione del virus tenendo conto proprio del dato Rt.

    La notizia diventa ancora più interessante per il fatto che a lanciare questo sito sono i due fondatori di Instagram, ossia Mike Krieger e Kevin Systrom, che si imbattono in una nuova iniziativa per la prima volta dopo aver abbandonato Instagram nel settembre del 2018.

    I dati che vengono mostrati su Rt.live si basano su quelli elaborati dal COVID Tracking Project, lanciato nel mese di marzo su The Atlantic, che si propone di offrire dati un po’ diversi da quelli elaborati dalla Johns Hopkins University, che abbiamo imparato a conoscere bene in questi ultimi mesi. Infatti, il progetto vuole colmare le lacune dei dati considerando il numero di persone infette, testate e identificate, aggiungendo anche quando e dove sono stati effettuati i test.

    rt live app coivid 19 coronavirus

    Ecco, sulla base di questi dati, Kevin Systrom dal 19 marzo ha cominciato a studiare i dati e a studiare come calcolare l’Rt su base giornaliera. Obiettivo era quello di realizzare un lavoro che permettesse la visualizzazione grafica della diffusione del virus, stato per stato.

    Il sito, secondo Mike Krieger e Kevin Systrom, permetterà alle autorità governative che stanno gestendo l’emergenza, di prendere decisioni più puntuali circa la ripartenza delle città e dei vari stati. I dati possono aiutare le autorità a convincere le persone a stare in casa, shelter-in-place, dimostrando coi numeri l’efficacia di questa strategia che, insieme alla distanza sociale, sembra essere quella più adatta ad affrontare questa emergenza. E potrebbe anche tornare utile per stabilire dove e quando iniziare la riapertura delle aziende in sicurezza.

    Dal sito si accede alle informazioni stato per stato, come dicevamo, dalle quali si evince che in Georgia è ancora alto con Rt 1,1, mentre a New York è a 1, dopo che il 13 aprile era arrivata a 0,77. E ancora, il Texas è a Rt 1,2 e la California 1,3, il Nord Dakota invece è a 1,7, quindi molto alto.

    Caso di studio è la Louisiana. Nel giro di una settimana, dal 4 all’11 aprile, è passata da Rt 1,1 a Rt 0,045, quasi zero. Salvo poi ricominciare a salire, arrivando alla data del 17 aprile con Rt 0,90.

    Il grafico che mostra l’andamento del dato Rt, stato per stato, negli Usa ci illustra una situazione, seppur in miglioramento, lo si vede dal dato temporale, ancora in emergenza.

    Il progetto in effetti aiuta molto a capire come sta evolvendo il virus dal punto di vista dei contagi, negli Usa. In attesa che si faccia un progetto simile anche in Italia.

    E voi che ne pensate?

  • Coronavirus, ecco la reaction ‘care’ per Facebook e Messenger

    Coronavirus, ecco la reaction ‘care’ per Facebook e Messenger

    Facebook ha fatto sapere che nei prossimi giorni verrà rilasciata una nuova reaction “care” che apparirà sulla piattaforma e anche su Messenger. Un modo per far sentire più unite le persone in questa pandemia da Covid-19.

    Come certamente ricorderete, i tasti reactions sono apparsi per la prima volta nel 2016, poco più di 4 anni fa, e hanno aiutato gli utenti ad andare oltre il semplice “like”. A questi tasti si aggiungerà il tasto “care” che comparirà sia su Facebook che su Messenger. Sicuramente un modo per far sentire più unite le persone costrette al lockdown durante questa pandemia da Coronavirus.

    La reaction “care” sarà lanciata a livello globale e verrà visualizzata anche in Italia. Sarà interessante anche capire come verrà tradotta in italiano.

    facebook care reaction

    A darne notizia è stato Alexandru Voica, tech communications manager EMEA di Facebook, che su Twitter ha mostrato le due reaction: un omino che abbraccia un cuore, per Facebook, e un cuore pulsante per Messenger.

    Si tratta della settima reaction e, come dice Voica in un tweet successivo, verrà rilasciata nella prossima settimana.

    Facebook in questo modo vuol far sapere di comprendere bene quale sia lo stato d’animo degli utenti che comunque non hanno mai abbandonato la piattaforma in questo periodo, anzi.

    Facebook, in Italia crescono del 1000% le chiamate di gruppo

    La società di Zuckerberg ha comunicato nei giorni scorsi di quanto sia cresciuto l’utilizzo della piattaforma, anche se a lievitare, soprattutto in Italia, sono le videochiamate, servizi sui quali Facebook non può monetizzare. Significa quindi che l’utilizzo della piattaforma aumenta, ma non crescono di pari passo i fatturati.

  • Ecco TechForCare, la piattaforma innovativa per affrontare l’emergenza sanitaria

    Ecco TechForCare, la piattaforma innovativa per affrontare l’emergenza sanitaria

    TechForCare è la piattaforma innovativa che nasce per provare ad offrire soluzioni per affrontare l’emergenza sanitaria in seguito alla pandemia da Coronavirus. Una iniziativa di I-Rim, Istituto per la Robotica e le Macchine Intelligenti, e Maker Faire Rome- The European Edition.

    Le iniziative nate per affrontare la pandemia da Coronavirus in Itala sono tantissime. Qualche giorno fa vi avevamo segnalato anche Solidarietà Digitale, il portale ideato dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione che ha come obiettivo quello di offrire servizi digitali agli italiani per cercare di mantenere vive le solite abitudini durante il lockdown.

    Oggi vogliamo segnalarvi un’iniziativa che ci sembra davvero molto importante e che siamo sicuri incontrerà anche il vostro interesse, chiedendovi di segnalarla a tutte quelle persone potenzialmente interessate. Stiamo parlando di TechForCare, una piattaforma open source, nata su iniziativa di I-Rim, l’Istituto per la Robotica e le Macchine Intelligenti che riunisce la ricerca accademica più visionaria e l’industria più aperta alle tecnologie avanzate e Maker Faire Rome- The European Edition punto di incontro della community dei makers e degli innovatori in generale.

    techforcare

    Negli ultimi giorni, e nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad un gran fermento di idee, di soluzioni creative che hanno aiutato le strutture sanitarie a fronteggiare problemi apparentemente insormontabili. Ecco, TechForCare vuole essere una piattaforma all’interno della quale si possano raccogliere soluzioni applicabili e idee concrete per aiutare le strutture sanitarie, i medici e tutto il personale medico ad affrontare questa grande emergenza sanitaria.

    La piattaforma conterrà una selezione di risorse, tecnologie, macchine intelligenti e robot per contrastare la pandemia da Covid-19 e contenere i suoi effetti pesanti sulle strutture sanitarie e su quelle a supporto. Il focus non è su quanto “si potrebbe fare”, ma su ciò che si può fare, oggi e qui, e che si può replicare ovunque serva.

    Tutti i progetti saranno accessibili e disponibili a tutti: gli operatori potranno segnalare le loro esigenze e, di conseguenza, i centri di ricerca, i maker, gli sviluppatori, gli ingegneri e i professori che vorranno contribuire potranno caricare i progetti. Sarà poi possibile, grazie alla piattaforma, realizzare il matchmaking con i produttori e i fablab nei diversi territori per la realizzazione dei prototipi e la successiva stampa e produzione. Il tutto all’insegna della sussidiarietà.

    TechForCare può contare da subito su comunità di maker e ricercatori e si avvale della collaborazione attiva del fablab di Milano Opendot coordinato da Enrico Bassi; del fablab Medaarch di Cava de’ Tirreni (Sa) guidato da Amleto Picerno; del fablab Napoli coordinato da Antonio Grillo; delle realtà Graphid3a e DroniLab srl di Cosenza che fanno capo a Paolo Mirabelli; della piattaforma di sviluppo di dispositivi medici open source Ubora che consente di progettare dispositivi medici open source conformi agli standard di sicurezza ed efficacia; della piattaforma Careables, nata da un progetto H2020, che raccoglie soluzioni open per la cura e la salute realizzate da makers, utenti e medici, e dell’associazione Make in Italy, che sta lavorando in questo periodo proprio per coordinare gli sforzi di makers e laboratori.

    Dal punto di vista accademico, la piattaforma vede anche il coinvolgimento di realtà di punta della ricerca robotica italiana, come l’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT, l’Università di Pisa, il Politecnico di Milano, l’Università Politecnica delle Marche, l’Università di Padova,  la Scuola S. Anna e l’Università di Roma-Tre.

    TechForCare è una piattaforma che offre soluzioni per affrontare l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Le strutture sanitarie, le Ong, le associazioni che hanno bisogno di soluzioni, oggi hanno a disposizione un luogo dove far presente la loro esigenza e avere la soluzione a tutto.

    Anche TechForCare è su Solidarietà Digitale.

  • WhatsApp nuovi limiti all’Inoltro per contrastare le fake news

    WhatsApp nuovi limiti all’Inoltro per contrastare le fake news

    WhatsApp annuncia che da oggi la funzione di inoltro subirà nuovi limiti. Per contrastare il fenomeno delle fake news sull’app, specialmente durante questa pandemia da Coronavirus, i messaggi inoltrati individuati dalla “doppia freccia” potranno essere inoltrati solo una volta.

    Il fenomeno delle fake news può e deve essere contrastato anche con piccoli gesti, come quello di cui stiamo per parlarvi. Sapete che WhatsApp è da un po’ di tempo invasa da bufale, notizie false, fatte girare ad arte per alimentare tensioni, specie anche in una situazione di pandemia da Coronavirus come quella che stiamo vivendo. Allora, per contrastare il fenomeno, per cercare di limitarlo, l’app di proprietà di Facebook ha annunciato, attraverso il blog ufficiale, che da oggi tutti quei messaggi contrassegnati dalla doppia freccia, ossia quelli che vengono inoltrati più e più volte, potranno essere inoltrati solo una volta.

    Solo lo scorso anno WhatsApp aveva reso riconoscibili i messaggi inoltrati molte volte proprio dall’indicazione della doppia freccia. Evidentemente, quella sorta di etichette funzionava come un modo per far girare ancora di più quelle notizie di dubbia provenienza.

    whatsapp limite inoltro franzrusso.it 2020

    L’idea di limitare ancora di più l’inoltro dei messaggi era nata da un test avviato nell’estate del 2018 in India, paese in cui l’app viene usata come veicolo di disinformazione, e poi estesa ovunque all’inizio del 2019. Quel limite imponeva che il messaggio potesse essere inoltrato solo in un massimo di 5 chat. Una operazione che ha permesso di ridurre del 25% l’inoltre dei messaggi a livello globale.

    Sicuramente ricorderete che, prima di quella misura, gli utenti potevano far arrivare un messaggio, senza alcuna etichetta, in modo semplice e immediato, a 256 utenti (numero massimo di componenti ad un gruppo) con un inoltro. Da qui nacque la diffusione massiccia di disinformazione.

    Ora, si spera che questa ulteriore stretta possa contribuire a limitare ulteriormente la diffusione di fake news all’interno dell’app.

    Inoltre, WhatsApp, in linea con le altre app della famiglia Facebook, fa sapere di collaborare “direttamente con ONG ed enti governativi, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità e oltre 20 ministeri della salute nazionali, per contribuire a fornire informazioni affidabili alla popolazione“.

  • Coronavirus, ecco quali sono le emoji più usate sui Social Media

    Coronavirus, ecco quali sono le emoji più usate sui Social Media

    Un’indagine di Emojipedia ci mostra quali sono le emoji più usate sui social media per comunicare la pandemia da Coronavirus. Tra quelle più a tema, le emoji con la mascherina e il microbo sono più usate. Ma, estendendo l’indagine, la più usata risulta la faccina che ride. Tra le più usate anche quella con la bandiera italiana.

    Una delle cose che abbiamo imparato sui social media è che spesso, per velocità e brevità, si usa spesso una emoji per un pensiero o stato d’animo. Un trend che è sempre in crescita e le stesse piattaforme sono sempre molto attente ad aggiornare il proprio parco emoji, proprio per dare agli utenti di esprimersi usando quella più adatta. Pensate che emoji è stata inserita nel 2015 dall’Oxford Dictionaries come parole dell’anno.

    Per capre come gli utenti usano le emoji durante la pandemia da Coronavirus, visto il momento molto delicato, Emojipedia ha condotto una ricerca per scoprire quelle più usate sui social media, e su Twitter in particolare.

    Prima di tutto, sono state prese in considerazione, e monitorate, quelle più a tema:

    😷 Faccia con la mascherina
    🤢 Faccia nauseata
    🤮 Vomito
    🤧 Starnuto
    🤒 Faccia con termometro
    🤕 Faccia con fascia sulla testa
    🚑 Ambulanza
    💊 Pillola
    💉 Siringa
    🦠 Microbo
    🧼 Sapone
    🧽 Spugna

    Da notare che in relazione a “Coronavirus” o “Covid-19“, le emoji più usate sono state quella con la mascherina e quella del microbo. L’indagine è stata effettuata un mese fa, tra il 7 e 8 marzo a livello globale, prendendo in considerazione 49.621 tweet che contenevano almeno una delle 12 emoji a tema. I dati hanno messo in evidenza come la faccia con la mascherina 😷 (35,8%) e il microbo 🦠 (42,09%) fossero le due più usate nel contesto Coronavirus.

    coronavirus emoji usate

    Risultato interessante, anche se per certi versi potrebbe apparire anche scontato. Ma, visto il tema, si è voluta estendere l’indagine, per verificare se quest dati corrispondessero considerando tutte le emoji.

    Ebbene, considerando 205.576 tweet in tutte le lingue, sempre tenendo a riferimento “Coronavirus” o “COVID-19“, il discorso cambia. Infatti, al primo poso compare la faccina che ride fino alle lacrime 😂, seguita dall’altra faccia che ride roteando 🤣, in terza posizione troviamo quella con la mascherina. Qui di seguito la classifica delle 15 emoji più usate, ad ampio raggio:

    😂 Faccia che ride fino alle lacrime
    🤣 Faccia che ride roteando
    😷 Faccia con mascherina
    🤔 Faccia pensante
    🦠 Microbo
    🔴 Cerchio rosso
    😭 Faccia che piange forte
    🙄 Faccia con gli occhi che rotolano
    👇 Indice che punta verso il basso
    😳 Faccia sorpresa
    🚨 Fanale dell’auto della polizia
    ⚠️ Attenzione
    🇮🇹 Bandiera: Italia
    😱 Faccia che urla di paura
    🙏 Mani giunte

    Ora, sicuramente anche voi vi starete chiedendo come mai dalle conversazioni su Twitter su Coronavirus e Covid-19 risultino così usate delle emoji che ridono. In effetti, una considerazione, che è quella che fa anche Emojipedia, è che non vi è differenza tra le conversazioni generiche e quelle su Coronavirus, gli utenti continuano a fare comunque uso di due emoji che sono usate costantemente in tutte le conversazioni.

    15 emoji coronavirus

    Potrebbe anche essere che, in quella fase temporale, stiamo parlando della settimana in cui in Italia, ad esempio, ci si avviava al lockdown totale, dopo la costituzione delle due zone rosse nel lodigiano e in Veneto, c’era voglia di sdrammatizzare. Intendiamoci che questa è un’analisi a livello globale, è evidente che in altri paesi la situazione non veniva vissuta allo stesso modo, e questo si riflette anche nelle conversazioni e nell’uso di quelle emoji.

    Da notare che tra quelle più usate c’è l’emoji della bandiera italiana che, nella tipologia, risulta essere la più usata, anche più di quella cinese. L’utilizzo si spiega perché, come dicevamo, in quei giorni l’Italia diventava l’epicentro mondiale dell’epidemia.

    Insomma, alla fine anche dalla analisi delle emoji si possono trarre delle conclusioni interessanti.

    E voi che ne pensate?

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