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  • Ecco quanto è digitale il Vino italiano [Infografica]

    Ecco quanto è digitale il Vino italiano [Infografica]

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    Oggi, grazie alla ricerca di FleishmanHillard Italia, una delle più importanti società di comunicazione, conosciamo la classifica riguardo alla presenza online delle prime 25 aziende vinicole selezionate per fatturato. Si evidenzia più quantità che qualità sui social network; ancora poco sfruttato l’e-commerce

    L’ultima volta che ci siamo occupati di vino e digital è stato un paio di anni fa con una ricerca che mirava a scoprire quali fossero i luoghi digitali che più parlavano di vino, scoprendo che sui social network se ne parlava poco. Oggi ritorniamo sull’argomento, con dati aggiornati, grazie alla ricerca di FleishmanHillard Italia, una delle più importanti società di comunicazione a livello mondiale, che ha analizzato, fino al novembre 2013, la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato, secondo l’ultima indagine annuale condotta da Mediobanca (aprile 2013). Stiamo parlando di un settore strategico per l’economia del nostro paese e vale quasi 9 miliardi di fatturato annuo.

    Le caratteristiche che sono subito risultate evidenti è che, rispetto alla ricerca a cui facevamo riferimento prima, sui social network si registra molta più quantità che qualità, infatti la maggior parte delle aziende vinicole usa i social media ma poche badano alla cura dei contenuti; e che in questa ricerca le aziende vinicole prese in esame devono ancora lavorare molto in ottica storytelling, attività necessaria per raccontarsi e farsi conoscere meglio, e resta molto da fare in ottica e-commerce, ancora poco sfruttato. Buono invece l’approccio al Mobile. Va detto che non mancano casi di eccellenza, ma l’impressione è che ancora molto si deve fare per “digitalizzare” al meglio il settore del vino.

    [dropcap]Q[/dropcap]uesta ricerca evidenzia il dinamismo e la capacità di cambiamento del settore vinicolo italiano. Tuttavia il processo di digitalizzazione è ancora di fase di consolidamento e per ora il comparto sembra essere più caratterizzato dalla quantità che dalla qualità, pur non mancando casi di eccellenza”, ha commentato Alessandra Fremondi, Senior Consultant e responsabile dell’area Food&Beverage di FleishmanHillard Italia. “Le principali opportunità che vediamo sono rappresentate da strategie di comunicazione basate su un adeguato storytelling, dall’e-commerce e, soprattutto in ottica esportazione, dalla capacità di rispondere alle peculiarità digital dei diversi mercati, inclusi motori di ricerca e social network”.

    L’analisi, svolta sia su parametri qualitativi che quantitativi delle principali società del settore del vino Made in Italy, ha messo in luce il primato online della Compagnia De’ Frescobaldi, seguita da Masi Agricola, Mezzacorona, Gruppo Santa Margherita e P. Antinori.

    In basso potete vedere la classifica completa delle 25 aziende vinicole analizzate, mentre in basso potrete consultare l’infografica con tutti gli altri dati.

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    Altri caratteri salienti che la ricerca ha evidenziato riguardano i siti aziendali e da questo punto di vista si è notato che:

    • quasi tutte le aziende hanno compreso l’importanza della fruizione del sito da dispositivi mobili, non dimenticando che, secondo i più recenti dati rilasciati da Iab Italia, oggi il 41% della popolazione attiva su Internet accede non solo da pc ma anche da terminali diversi, smartphone e tablet;
    • l’ottimizzazione dei siti (Search Engine Optimization), che consente di comparire tra le prime pagine nei motori di ricerca, è un elemento che ad oggi resta solo parzialmente sviluppato dalle aziende. Infatti, solo la metà dei siti analizzati ha un Google PageRank soddisfacente, e il numero di link-in che rimandano ai siti è ancora piuttosto esiguo;
    • resta invece quasi del tutto non presidiata, con solo 1 azienda sulle 25 considerate, la disponibilità sul sito corporate di un servizio di e-commerce direttamente gestito dalla società.

    Per quanto riguarda l’approccio ai Social Media, l’indagine evidenzia che:

    • le aziende vinicole prese in esame hanno in buona parte mosso i primi passi verso il mondo social, mostrando in generale una buona presenza sulle principali piattaforme. Dal punto di vista quantitativo, in testa alla classifica dei social network è presente Facebook, utilizzato da 17 aziende su 25, seguito subito dopo da YouTube con 15 aziende e solo in terza posizione da Twitter, usato da 11 aziende;
    • l’analisi quantitativa ha inoltre dimostrato che le potenzialità di Pinterest e Instagram, i due social network più giovani e dove l’immagine ha un ruolo fondamentale, vengono sfruttate in minima parte, essendo canali ad ora presidiati soltanto dal 28% del campione preso in esame (7 aziende su 25);
    • l’analisi qualitativa focalizzata sulla frequenza di aggiornamento ha invece evidenziato che solo il 64% delle aziende analizzate ha pubblicato un post sulla propria pagina Facebook nell’ultima settimana presa in considerazione; in Twitter, nel 99% dei casi l’ultimo tweet è invece avvenuto negli ultimi sette giorni. Infine, nel canale YouTube del 34% delle aziende vinicole l’ultimo video risale agli ultimi 6 mesi presi in esame.

    Volendo fare qualche considerazione conclusiva, abbiamo già evidenziato la poca qualità dell’uso dei social media da parte delle aziende vinicole e di conseguenza è necessario rivolgere maggiore attenzione ai contenuti, quindi è necessario pianificare una strategia adeguata che dia modo di aprire alla conversazione con gli utenti, dando spazio al coinvolgimento. Non basta soltanto esserci, come più volte vogliamo ricordare, ma è necessario saper usare i social media, alimentando la conversazione e l’engagement avendo cura dei contenuti. Meglio cominciare a considerare le grandi opportunità che possono offrire al settore social network come Pinterest e anche Instagram, sfruttando le caratteristiche del “visual storytelling”. Le immagini oggi giocano un ruolo importante e le aziende che producono vino da questo punto di vista hanno molto da raccontare. E sarebbe opportuno cominciare a considerare la presenza anche su social network come QZone (Cina) e VKontakte (Russia), per aprirsi ad un pubblico sempre più internazionale.

    E’ opportuno anche ottimizzare la propria presenza sul web, in ottica di ottimizzazione sui motori di ricerca. Da questo punto di vista è necessario dedicarsi alla creazione di contenuti che siano ottimizzati e, se possibile, meglio cominciare a considerare l’ottimizzazione in ottica di internazionalizzazione, guardando a motori di ricerca come Yandex, definito il Google russo, e anche a Baidu (Cina).

    Infine, l’e-commerce è un fattore altamente strategico per un settore come quello del vino. Di conseguenza, detto anche banalmente, è opportuno che i siti aziendali delle aziende vinicole abbiano al loro interno un’implementazione che consenta agli utenti di poter acquistare online. Al di là di tutte le considerazioni che si possono fare, giuste e opportune, mettere in pratica una prima soluzione come quella delineata migliorerebbe di molto la situazione offrendo alle aziende nuove opportunità di crescita, senza trascurare l’alto ritorno in termini di immagine.

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  • Natale 2013, cresce il numero di italiani che acquista online i regali

    Natale 2013, cresce il numero di italiani che acquista online i regali

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    Aumentano gli italiani che fanno acquisti online anche durante questo Natale 2013. Secondo una ricerca condotta da Netcomm – Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, in collaborazione con Human Highway, sono più di 7 milioni gli utenti che quest’anno compreranno almeno un regalo di Natale sul web: quasi 2 milioni in più rispetto all’anno scorso

    Come abbiamo più volte sottolineato durante questo 2013, riportando dati e numeri del fenomeno, l’E-commerce piace sempre di più agli italiani e anche durante questo Natale 2013 il fenomeno di crescita non si arresta, anzi. Vale la pena ricordare però, prima di procedere con i risultati della ricerca di Netcomm – Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, in collaborazione con Human Highway, che la penetrazione dell’E-commerce in Italia è pari al 3% anche se il nostro paese in questo contesto è quello che cresce di più se lo confrontiamo con latri paese. Insomma, ci sono ampi ed evidenti margini di crescita anche se la strada è ancora molto lunga.

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    Sono 7,2 milioni gli italiani che a Natale 2013 faranno almeno un acquisto online, in aumento di 1 milione e 800 mila rispetto al 2012: gli acquirenti online abituali, infatti, coloro che compreranno i propri regali di Natale su Internet salgono dal 37% del 2011 al 50% del 2013 (erano il 44% nel 2012). E a sostegno di questo dato di crescita, va sottolineato anche il numero di coloro che comprano esclusivamente, o quasi, i loro regali online: il 20% degli intenzionati ad acquistare almeno un regalo di Natale online dichiara che li acquisterà tutti o in maggioranza attraverso Internet. Si tratta di un segmento molto particolare, formato da quasi un milione e mezzo di individui, più che doppio rispetto allo scorso anno. Sono persone che si rivolgono in prima istanza alla Rete per una buona parte dei loro acquisti abituali, dai libri all’elettronica, dai viaggi ai contenuti digitali.

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    La spesa online per questo Natale 2013 si aggira attorno ad una cifra superiore ai 2 miliardi di euro con un incremento del 20/25% rispetto all’anno scorso.

    In sintesi, alcuni dati rilevanti della ricerca:

    • il 50,4% degli acquirenti online (almeno una volta nella vita) cioè 7,2 milioni di persone ritiene molto probabile il ricorso a Internet come canale di acquisto dei regali di Natale: si tratta di 2 milioni di nuovi individui pronti ad acquistare regali online nella prossima stagione natalizia.
    • Il 25,5% degli acquirenti online di regali di Natale dichiara che farà meno acquisti rispetto all’anno scorso, ma il 29,3% degli acquirenti online di regali di Natale dichiara che farà più acquisti rispetto all’anno scorso.
    • Il 19,7% degli acquirenti online prevede quest’anno di acquistare la gran parte dei propri regali di Natale online. Si tratta di un numero più che doppio di quello stimato l’anno scorso (1,4 milioni vs 600mila): sono persone che faranno del Web il canale preferenziale di ricerca e acquisto dei regali di Natale nel 2013.

    Allora che ne pensate di questa ricerca? Siete anche voi tra quelli che per questo Natale faranno acquisti online? Raccontateci la vostra esperienza con gli acquisti online.

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  • Come trasformare in acquirenti gli utenti che abbandonano il carrello

    Come trasformare in acquirenti gli utenti che abbandonano il carrello

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    Per chi vende online questo è uno dei temi che più interessa e vediamo oggi quali consigli ci dà Webtrends su come trasformare in acquirenti gli utenti che abbandonano il carrello. Intanto sono tre i fattori forte impatto sulla conversione dei carrelli abbandonati e vediamo insieme quali sono

    Accade spesso che i visitatori online trascorrano del tempo su un sito, guardino diverse pagine di prodotto, scelgano gli articoli e li mettano nel carrello. Ma subito dopo spariscono. Perchè? Secondo Forrester Research, l’87% dei consumatori abbandona il carrello e il 70% lo fa subito prima del check-out. L’abbandono del carrello è una fase che lascia i retailer perplessi, in quanto questa si traduca in una perdita di opportunità di fatturato pari 18 miliardi di dollari l’anno.

    Online Shopping Customer Experience Study, un’indagine comScore del 2012, condotta da eMarketer su 2.625 acquirenti online negli Stati Uniti, rivela diverse ragioni per le quali gli utenti abbandonano il carrello. In primis:

    • l’intenzione di farsi solo un’idea dei costi (57%);
    • la volontà di salvare il carrello per un acquisto futuro (56%);
    • i costi di spedizione troppo alti (55%);
    • l’importo insufficiente per la spedizione gratuita (51%);
    • i costi di spedizione comunicati solo alla fine (40%).

    Ci sono, tra queste, anche ragioni di tipo comportamentale. I potenziali acquirenti potrebbero usare il carrello come lista della spesa, decidendo poi di acquistare nello store. Potrebbero non aver voglia di registrarsi sul sito per procedere con l’acquisto e quindi decidere per il checkout. Potrebbero anche utilizzare il carrello per confrontare i prezzi con quelli di un sito concorrente, o come wish list in attesa di eventuali offerte e ribassi. Inoltre, l’utilizzo crescente di smartphone sta determinando un aumento del tasso di abbandono: secondo eMarketer, chi riempie il carrello da smartphone spesso preferisce completare l’acquisto dal PC o dal portatile.

    L’email remarketing offre un’enorme opportunità di conversione. Tuttavia, solo il 20% delle aziende Fortune 500 fa qualcosa per coinvolgere i potenziali acquirenti e il retargeting di coloro che abbandonano il carrello conta solo per il 2% delle azioni via email.

    Ma attenzione, perchè quando gli acquirenti tornano al carrello, accade quello che non ti aspetteresti, ossia oltre la metà degli utenti spende di più. Il tasso di “add-to-cart”, la percentuale dei visitatori che aggiunge prodotti al carrello, non solo permette una maggiore comprensione del comportamento durante lo shopping, ma dovrebbe anche essere presa in considerazione come metrica importante per le azioni di remarketing.

    Ma vediamo allora quali sono i tre fattori che hanno un impatto sulla conversione dei carrelli abbandonati:

    1. Tempistica

    Due diversi studi condotti dal Massachusetts Institute of Technology hanno dimostrato che il 90% dei lead si “raffredda” nel giro di un’ora; nell’arco di 12 ore, la maggior parte dei clienti che ha intenzione di comprare lo farà. Le azioni di remarketing hanno il maggior impatto nelle prime 12 ore; una finestra temporale che offre l’opportunità di raggiungere l’audience che ha riempito e poi abbandonato il carrello. 

    2. Frequenza

    Ugualmente importante, è la frequenza con la quale le email vengono inviate. Listrak ha condotto un’indagine su gli Internet Retailer (IR) 1000 a proposito delle azioni da loro intraprese a seguito dell’abbandono del carrello e ha rilevato una crescente tendenza da parte dei retailer a effettuare azioni di remarketing sugli acquirenti che abbandonano il carrello. Lo studio ha dimostrato che il 19% degli IR 1000 invia almeno un’email (14,6% nel 2011, con un aumento del 30%). Inoltre, un numero sempre maggiore di retailer opta per l’invio di una serie di messaggi, anziché di un’unica email.

    3. Personalizzazione

    Il remarketing non riguarda solo ciò che era nel carrello quando è stato abbandonato, ma anche tutto quello che l’acquirente ha visualizzato durante la sessione. Se, ad esempio, un cliente si sofferma su tre articoli, ne mette uno nel carrello e poi abbandona il sito, dopo pochi secondi riceverà un’email con l’offerta di spedizione gratuita per l’acquisto del prodotto nel carrello. Se nessun acquisto viene effettuato, riceverà una seconda offerta via email: uno sconto del 25% se acquista due prodotti.

    In conclusione, alla luce di queste considerazioni, è necessario tenere presente che oggi le analisi web sul comportamento dei visitatori devono soddisfare esigenze molto differenti rispetto a soli pochi anni fa. Sono gli strumenti di analisi che forniscono tutte le informazioni che servono per l’email retargeting. I nuovi scenari impongono agli strumenti di analisi un’evoluzione e richiedono la capacità di rivelare il comportamento del singolo visitatore mentre si trova sul sito o immediatamente dopo l’abbandono e di fornire informazioni dettagliate sul livello di interazione dell’utente, al fine di classificarlo come candidato per il retargeting.

    E’ necessario, quindi, non solo misurare le azioni specifiche di conversione, ma anche il coinvolgimento del visitatore durante la sessione, analizzando il comportamento nelle visite precedenti. In buona sostanza, le web analytics devono fornire dati immediatamente utilizzabili, frutto di analisi scientifiche sul comportamento dei visitatori, andando oltre la semplice attività di reporting.

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  • Italiani e E-commerce. Gli Heavy Buyers italiani sono gli umbri

    Italiani e E-commerce. Gli Heavy Buyers italiani sono gli umbri

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    Sappiamo bene quanto il binomio Italiani e E-commerce stia dando vita ad un rapporto sempre più in crescita. E oggi, grazie sempre alla ricerca che Ipsos ha condotto per Webloyalty, possiamo tracciare la mappa dell’acquirente italiano online e scoprire che gli heavy buyers italiani sono gli umbri

    Dopo aver visto alcuni utili dettagli sulla ricerca “E-commerce in Italia: motivazioni e trend degli acquirenti online”, con un focus specifico sul fenomeno in crescita del cashback, ossia il meccanismo che prevede il rimborso per il consumatore di una parte della cifra spesa per ogni acquisto effettuato online, passiamo oggi a conoscere meglio chi sono gli acquirenti online in Italia, o meglio, conosciamo chi in Italia sono gli heavy buyers. E lo facciamo sempre grazie alla ricerca condotta da Ipsos per Webloyalty, azienda specializzata in programmi di sconti e nella generazione di reddito supplementare per aziende che fanno commercio online.

    Come sappiamo il nostro paese vive una condizione sicuramente non facile per quanto riguarda le connessioni alla rete e pensate che solo il 14% delle abitazioni è connessa tramite fibra ottica e a questo va anche associato il dato per cui ancora il 37% degli adulti in Italia non ha mai usato Internet. Ma nonostante tutto questo, i risultati di una ricerca condotta su quasi 5000 consumatori europei emerge la forte propensione all’acquisto dimostrata dagli utenti e-commerce italiani: quasi tre italiani su quattro tra quelli che si affidano al commercio digitale, infatti, hanno effettuato almeno cinque acquisti negli ultimi sei mesi.

    Dall’E-commerce  emerge, quindi, una tendenza che può permettere di colmare, almeno parzialmente, il gap nei confronti degli altri paesi europei in fatto di uso delle tecnologie digitali. In particolare, secondo la ricerca Ipsos – Webloyalty condotta su più di 1500 acquirenti nostrani,  ben il 75,9% degli italiani che utilizzano l’e-commerce è classificabile nella categoria degli “heavy buyer (in contrapposizione ai cosiddetti “occasional buyer”), cioè tra coloro che hanno effettuato più di 4 acquisti su canali online negli ultimi 6 mesi. Addirittura il 69% ha superato i 5 acquisti. C’è una stretta connessione, inoltre, tra chi si affida in maniera massiccia all’e-commerce e la persona che all’interno della famiglia è responsabile della maggior parte degli acquisti nel loro insieme (il 76,6% si classifica tra gli heavy buyer).

    Interessante appare lo spaccato che riguarda le singole regioni italiane e la suddivisione tra “grandi compratori” e “acquirenti occasionali”, con dati che per alcuni versi appaiono inaspettati: tra gli Heavy Buyers, a cui spetta la leadership dei grandi clienti dell’e-commerce in Italia, troviamo gli utenti dell’Umbria (89,5% di “grandi compratori” contro il 10,5 di “acquirenti occasionali” ), seguita nella top ten dagli utenti della Liguria (87,2% vs. 12,8%), da quelli della Toscana (83,6% contro 16,4%), da quelli della Basilicata (rispettivamente 80% e 20%), da quelli della Lombardia (79,4% vs. 20,6%), da quelli della Sardegna (78,9% contro 21,1% ), da quelli del Piemonte (rispettivamente 77,8% e 22,2%), da quelli dell’Emilia Romagna (77,2% vs. 22,8%), da quelli del Lazio (76,5% contro 23,5%) e e infine da quelli Veneto (75,9% a fronte del 24,1%).

    Al contrario, le regioni dove si concentrano maggiormente gli “acquirenti occasionali” sono il Trentino Alto Adige (50% di acquirenti occasionali e di grandi compratori), il Friuli Venezia Giulia (36,4% di occasionali contro 63,6% di clienti abituali dell’e-commerce) la Calabria (33,3% di occasionali vs 66,7% di abituali), la Campania  (29,1% occasionali e 70,9% abituali) e l’Abruzzo (rispettivamente 27% e 73%). Percentuali che solo in alcuni casi rispecchiano quelle relative all’utilizzo di Internet e all’accesso alla banda larga nelle varie zone del nostro Paese.

    I dati della ricerca dimostrano come l’e-commerce, una volta conosciuto, sia molto apprezzato dagli utenti e rappresenti una via privilegiata per stimolare i consumi, oltre a incrementare  la capacità di spesa degli acquirenti”, ha dichiarato Alexandre Cotigny, Direttore Generale Sud Europa di Webloyalty. “L’obiettivo dei player del settore deve essere quello di accrescere la conoscenza del commercio digitale, sia mediante forme di education per vincere residue resistenze culturali, sia tramite la proposta di programmi di promozione e scontistica specifici – come “Acquisti e Risparmi” di Webloyalty – e l’utilizzo del cashback, il meccanismo di rimborso parziale della spesa effettuata online, capace di garantire un incremento della domanda per le imprese e un risparmio concreto per gli utenti.”

    Allora, che ne pensate di questi dati? Siete anche voi tra gli heavy buyers di cui si parla nella ricerca? Raccontateci la vostra esperienza con l’E-commerce.

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  • Nuove opportunità per aziende B2B da E-commerce e Mobile [Studio]

    Nuove opportunità per aziende B2B da E-commerce e Mobile [Studio]

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    Interessante studio quello che hybris ha commissionato a Forrester Consulting, dal titolo “Online and Mobile are Transforming B2B Commerce”, in occasione del “Game Plan B2B E-Commerce Forum” di Berlino. La ricerca rivela che per le aziende B2B risulta più semplice fidelizzare il consumatore online rispetto a quello offline

    hybris, azienda SAP fornitrice della piattaforma a supporto del commercio a più rapida crescita a livello globale, ha presentato uno studio esclusivo a cura di Forrester Consulting durante “Game Plan B2B E-Commerce Forum”, tenutosi a Berlino  il 28/29 ottobre. Denominata “Online and Mobile are Transforming B2B Commerce”, la ricerca costituisce il più ampio studio globale sull’e-commerce B2B realizzato ad oggi (è possibile richiederne una copia a questo link: http://www.hybris.com/en/b2b-forrester-paper).

    Realizzata con l’obiettivo di indagare l’impatto dell’e-commerce sulla vendita di prodotti e servizi in ambito B2B, la ricerca ha messo in evidenza la fondamentale trasformazione del processo di acquisizione e mantenimento dei clienti. Non solo: la ricerca mostra che le aziende B2B che non scelgono l’online e il mobile come canali principali rischiano di perdere quote di mercato a breve e medio termine, oltre a un significativo vantaggio competitivo sul lungo periodo. Solo negli Stati Uniti, il fatturato proveniente dall’e-commerce B2B è ormai il doppio di quello B2C e genera vendite annuali pari a 559 miliardi di dollari (fonte: Key Trends In BtoB eCommerce For 2013, Forrester Research, Inc., 18 ottobre 2012).

    Presto o tardi, tutte le aziende B2B dovranno implementare strategie di e-commerce efficaci: il rischio è che i loro clienti si rivolgano a quei concorrenti che, invece, lo hanno già fatto”, dichiara Brian Walker, senior vice president, strategy, di hybris. “Una volta riconosciuto il potenziale e il valore del mercato online, risulterà evidente alle aziende anche il ruolo che l’e-commerce gioca nel mantenimento e nella fidelizzazione dei clienti esistenti.”

    Più in generale, dalla ricerca “Online and Mobile are Transforming B2B Commerce” sono emersi tre assunti principali:

    • Vendere online e su dispositivi mobile rappresenta un’opportunità senza precedenti per le aziende B2B.
    • Le aziende B2B che attendono troppo tempo prima di sviluppare una strategia eCommerce corrono un rischio sia a breve sia a lungo termine.
    • Gli strumenti di self-service stanno cambiando il modo in cui i clienti B2B interagiscono con le aziende.

    I clienti B2B sono, allo stesso tempo, anche acquirenti B2C: ciascuno di essi è dunque abituato a dinamiche di ricerca e acquisto dei prodotti proprie del mondo consumer, le quali hanno trasformato, di conseguenza, modalità e aspettative legate a ricerca e acquisto dei prodotti B2B. Per sottolineare questo punto, la ricerca mostra infatti che ‘il 50% delle aziende B2B che vendono online direttamente ai propri business partner ha indicato che i propri utenti finali si rivolgono a siti web consumer o versioni B2B dei siti consumer per l’acquisto di prodotti e servizi business”. Questo trend di crescita degli acquisti online è stato anche ripreso in un’altra sezione dello studio, che ha evidenziato come ‘il 69% delle aziende oggetto d’indagine pensa di sospendere definitivamente la pubblicazione dei cataloghi cartacei nei prossimi 5 anni”.

    Lo studio ha inoltre dimostrato che i clienti B2B ricorrono sempre più ai dispositivi mobili per acquistare online: le aziende B2B intervistate già attive sul web hanno infatti dichiarato che più della metà dei loro clienti utilizza smartphone e tablet per ricercare e acquistare a livello di business.

    Il mobile si sta affermando come canale primario per il commercio B2B. Le aziende devono sviluppare strategie che consentano ai loro clienti di vivere esperienze d’acquisto ineccepibili e coerenti, siano esse online, su smartphone o tablet”, aggiunge Walker.

    Secondo Forrester, chi acquista solo online è più propenso ad aggiungere articoli al carrello e tornare nuovamente a far shopping presso lo stesso rivenditore rispetto ai clienti che, invece, acquistano solo offline. Le aziende B2B intervistate hanno inoltre rivelato che le strategie di upselling e cross selling, così come quelle di fidelizzazione, sono molto più efficaci sul web che non nei negozi fisici.

    La ricerca mostra inoltre che i clienti B2B hanno elevato le proprie aspettative relative all’esperienza di shopping. In particolare, desiderano maggior flessibilità in fase d’acquisto online e un accesso al customer service online e mobile 24 ore al giorno.

    L’e-commerce B2B offre ai clienti pieno controllo sulla loro shopping experience: i clienti richiedono tecnologie a supporto di funzioni di ricerca, acquisto e customer service ma, naturalmente, alle loro condizioni”, dichiara Walker. “Le aziende B2B devono dunque garantire un’esperienza molto simile a quella tipica del mondo B2C durante tutto il ciclo di vita del cliente: solo così potranno primeggiare sulla concorrenza sia in termini di vendite sia in quanto a fidelizzazione.”

    Gli acquirenti B2B ricercano e acquistano prodotti online più di quanto abbiano mai fatto in passato.  Per beneficiare delle opportunità dell’e-commerce, queste aziende devono però investire nelle tecnologie a supporto dell’e-commerce nel momento in cui questo cresce ed evolve, concentrandosi sui canali online e mobile – i più critici per il futuro – e prepararsi ad affrontare concorrenti tanto in ambito B2B quanto in ambito B2C.

    Metodologia della ricerca

    Lo studio Forrester ha esaminato 717 aziende B2B distribuite in tre macro regioni (Nord America, EMEA e area Asia/Pacific), con una media di 240 intervistati ciascuna. Circa la metà dei soggetti – ossia, 353 aziende con un minimo di 100 soggetti in ciascuna delle tre aree esaminate – ha dichiarato di “vendere online direttamente ai loro business partner (B2B)”. Tutti gli intervistati appartengono ad aziende che hanno prodotto almeno 250 milioni di dollari in vendite annuali e sono personalmente responsabili (o, comunque, coinvolti in prima persona) nella vendita di prodotti e servizi online. Forrester ha inoltre intervistato 7 professionisti dell’e-commerce B2B, responsabili del mantenimento delle rispettive attività di vendita online. Infine, la ricerca ha indagato il comportamento d’acquisto in ambito eCommerce e multicanale, considerando anche l’integrazione di strumenti e tecnologie e identificando i dettagli della strutture organizzative internazionali necessari all’erogazione di un e-commerce B2B ineccepibile. Lo studio è stato realizzato tra maggio e luglio 2013.

  • E’ il cashback la chiave per il successo dell’E-commerce in Italia

    E’ il cashback la chiave per il successo dell’E-commerce in Italia

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    Interessante ricerca, condotta da Ipsos per Webloyalty, quella di cui vi proponiamo oggi, che rileva come il 26,4% dei consumatori italiani online sia stato spinto ad effettuare acquisti su siti di e-commerce beneficiando di buoni sconto e altre formule di risparmio, contro il 25,8% della Spagna e il 24% in Francia

    Abbiamo già altre volte visto quanto l’E-commerce sia un fenomeno in costante crescita nel nostro paese. Lo abbiamo notato anche con una recente ricerca che sottolineava quanto l’integrazione con Mobile e Social Media fosse importante, ma ci siamo tornati anche ieri con i risultati di un’altra ricerca, ad opera di comScore, che sottolineava di nuovo quanto il mobile stia dando una grossa mano alla crescita dell’E-commerce. La ricerca che vi proponiamo oggi, condotta da Ipsos per Webloyalty, azienda specializzata in programmi di sconti e nella generazione di reddito supplementare per aziende che fanno commercio online, non solo ci dà nuovi spunti di riflessione, ma ci dà uno spaccato più aggiornato di quale siano i siti online più frequentati dagli italiani per fare acquisti o anche quali siano i dispositivi più usati per effettuare acquisti. Vediamo allora la ricerca in dettaglio.

    Intanto per i consumatori italiani la voce “risparmio” costituisce il principale incentivo allo shopping online. Risparmio che è rappresentato non solo dai prezzi interessanti che un sito di e-commerce è in grado di garantire, ma anche dalla possibilità di usufruire di offerte speciali, buoni sconto e altre formule come il cosiddetto cashback, ovvero il meccanismo che prevede il rimborso per il consumatore di una parte della cifra spesa per ogni acquisto effettuato online.

    Tra i motivi che che spingono a scegliere un sito per lo shopping online la prima volta, al primo posto c’è sicuramente il prezzo vantaggioso  (45,2%, 51,6% in Spagna), seguito dalla comodità rispetto al negozio tradizionale (35,8%, in Spagna è il 38,4%) e dalla facilità nel trovare il prodotto desiderato (22,3%, in Spagna è il 25,7%). Mentre le prime 3 ragioni che spingono a ripetere l’acquisto sono l’esperienza positiva vissuta con il primo acquisto (28,6%), un sito user-friendly (26,9%) e l’ampiezza dell’offerta che il sito propone; per i francesi la principale ragione rimane rappresentata dai prezzi (72%, contro il 32,9% di Spagna e il 21,7% Italia).

    Un focus particolare, come già detto, è posto sulle dinamiche del cashback che in Italia sono ancora poco note rispetto ad altri paesi europei (29% in Italia  contro il 44% della Francia) e meno sfruttate che altrove, considerando che solo il 9% degli italiani è iscritto a un programma di cashback. Numeri che ci collocano dietro Francia (18%) e Spagna (11%), ma che sono in parte compensati dall’interesse che questo meccanismo, che prevede il rimborso di una parte della cifra spesa per ogni acquisto effettuato su un sito di e-commerce, suscita: infatti ben il  79% degli italiani ad oggi non iscritti a programmi di cashback, dopo aver ricevuto informazioni in proposito, si dichiara potenzialmente intenzionato a utilizzarlo. Il 60% è interessato a programmi di cashback grazie  alla combinazione virtuosa tra convenienza del prezzo praticato online e del rimborso, oltre alla possibilità di scelta tra svariati store online (36%). High tech (50%), turismo (43,5%), accessori moda e per la casa (36,2%) sono gli ambiti in cui gli italiani – e spagnolisfruttano i vantaggi del cashback, laddove i consumatori francesi privilegiano prodotti culturali come libri e DVD (36%).

    Il panorama dell’e-commerce in Italia si caratterizza come dinamico e in continua evoluzione” – afferma Alexandre Cotigny, Direttore Generale Sud Europa di Webloyalty – “grazie anche ad alcune peculiarità del mercato: la diffusione di smartphone e tablet, la propensione alla multicanalità da parte dei player e la soddisfazione per gli acquisti online. Ora un’adozione massiccia del cashback promette, come dimostrano le risposte date dagli utenti italiani, di fornire ulteriore impulso alla diffusione del commercio elettronico, permettendo di colmare almeno in parte il gap tuttora esistente con le economie più avanzate. Webloyalty opera da tempo in questo senso, e il portale “Acquisti e Risparmi” è nato specificamente per incentivare l’e-commerce e promuovere l’iscrizione a programmi che garantiscono sconti su ogni acquisto online”.

    Nel complesso, per i consumatori italiani l’esperienza di e-commerce è molto soddisfacente, solo per il 17% è negativa a causa della qualità del prodotto ricevuto (4,6%), del prodotto che non soddisfa le aspettative (3,8%) o dei lunghi tempi di attesa per ricevere il prodotto (3,5%).

    Il profilo dell’acquirente online in Italia: mediamente su base mensile si affida a quattro siti (in linea con Spagna e Francia) ed effettua almeno un’operazione. I cosiddetti heavy buyer, cioè i più attivi, sono fortemente presenti in Umbria (89,5%), Liguria (87,2%) e Toscana (83,6%). Mentre gli acquirenti occasionali si concentrano in Friuli (36,4%), Calabria (33,3%) e Marche (32,1%).

    Alcune differenze tra i consumatori dei paesi latini si notano rispetto alla stagionalità degli acquisti: se il 22% degli spagnoli, infatti, incrementa il numero delle proprie spese online durante i saldi invernali, solo il 16% di italiani e francesi lo fa.  Minore discrepanze si hanno invece per il periodo natalizio, con un terzo di francesi e spagnoli che compera più prodotti e servizi (il 28% in Italia).

    Lo studio dedica naturalmente un’ampia sezione al mobile commerce, con dati che sottolineano ancora una volta la vasta diffusione e il massiccio utilizzo di smartphone e tablet da parte degli italiani: il 17,9% dei  nostri connazionali usa uno smartphone per fare acquisti online, inferiore al 20,2% degli spagnoli ma ben al di sopra del 12% dei francesi, mentre il 13,3% utilizza un tablet (superiamo il 12,8% degli spagnoli e distanziamo i francesi fermi al 9%).

    Insomma, questa ricerca ci delle conferme su dati e rilevazioni già note e che quindi trovano ulteriore conferma. E ci riferiamo nello specifico al mobile commerce. Ma introduce quella che potrebbe essere davvero la chiave per accrescere il successo dell’E-commerce nel nostro paese, ossia il cahback. Vedremo se e come questi dati verranno confermati continuando a seguire l’argomento.

    Intanto, voi conoscevate già il cashback? Siete iscritti a programmi del genere? Raccontateci le vostre esperienze con l’E-commerce.

    cashback E-commerce_Infografica

  • Big Data, quali sono le implicazioni per l’E-commerce

    Big Data, quali sono le implicazioni per l’E-commerce

    L’E-commerce è un degli ambiti in cui i Big Data risultano essere più strumentali allo sviluppo del business. Perché sono importanti e come stanno rimodellando il settore? Ce ne parla Luca Collacciani, Regional Manager di Akamai

    Nei prossimi anni, è lecito pensare che il cittadino medio sarà dotato di almeno 5 dispositivi connessi: Smartphone, PC, tablet, console portatili e persino elettrodomestici. Mentre aumentano le possibilità di connessione alla rete, aumenta anche l’orda di dati generati dai molteplici comportamenti dei consumatori. Saranno proprio i Big Data a influenzare e definire le modalità con cui l’azienda sceglierà di interagire con il suo pubblico.

    Obiettivo di ciascun brand sarà quello di essere rintracciabile sempre e ovunque e far vivere ai propri clienti e un’esperienza online ineccepibile, tagliata sulle esigenze dettate dal dispositivo utilizzato, dalla location, dal tipo di browser e dai bisogni stessi del consumatore.  Questo è ciò che, in Akamai, si definisce Situational Performance, e rappresenta una vera svolta nella fruizione del web: ciò che si offre non è un semplice sito ma una vera e propria esperienza.

    Big-Data

    Qualunque sia la circostanza, requisito fondamentale per l’utente è un accesso veloce e senza problemi che consenta la navigazione di un sito dove, come e quando lo si desideri, nella cucina di casa propria così come all’interno di uno store: in un futuro non troppo lontano, non è da escludere che gli acquirenti potranno ricevere sul loro cellulare un coupon digitale personalizzato a seconda del reparto in cui si trovano, ad esempio.

    Ad oggi, perseguire una strategia che raggiunga un target preciso al momento giusto e attraverso il canale più appropriato diventa imprescindibile per ogni business. Per non essere travolte dalle impressionanti quantità di dati generate dai consumatori, le aziende non solo devono comprendere il potenziale che i Big Data dimostrano di avere su più fronti ma devono saperlo sfruttare per processi di decision-making più informati e accurati che permetteranno loro di trarre il massimo vantaggio da un mondo sempre più iperconnesso.

    (l’immagine è di Ben Chams su fotolia.com)

  • Gli Italiani e l’E-commerce, crescono gli acquisti via Mobile

    Gli Italiani e l’E-commerce, crescono gli acquisti via Mobile

    Avevamo dato qualche anticipazione proprio in occasione del Netcomm eCommerce Forum 2013, tenutosi a Milano qualche giorno fa. Ma oggi vi presentiamo la ricerca di ContactLab e Netcomm, “European Digital Behaviour Study”, con focus sull’E-commerce. Negli ultimi 3 mesi il 20% degli utenti italiani connessi via Mobile, ha effettuato acquisti. Un dato non molto distante da quello di altri paesi e certamente significativo

    In occasione del Netcomm eCommerce Forum vi avevamo dato una piccola anticipazione della ricerca che ContactLab e Netcomm hanno condotto insieme, prendendo in considerazione le abitudini digitali degli utenti di 5 paesi europei, ossia Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Oggi vi presentiamo il focus dedicato all’E-commerce dove si evidenzia, per quel che riguarda il nostro paese, una crescente attitudine a fare acquisti online, ormai molto consolidata, ma cresce anche il numero degli italiani che fanno acquisti via mobile. Ma vediamo un po’ meglio i dati di questa ricerca.

    Intanto, lo European Digital Behaviour Study presenta un impianto completamente rinnovato rispetto al passato: è infatti un’indagine completa che analizza i comportamenti digitali degli utenti Internet non solo in relazione all’e-commerce, ma a tutte le occasioni di utilizzo del web, mettendo a confronto le abitudini degli utenti Internet di 5 paesi europei che abbiamo indicato all’inizio. L’indagine è stata condotta su un campione internazionale di 61.000 utenti Internet, tra quelli intervistati nella fase campionaria e quelli raggiunti grazie all’adesione al progetto di oltre 50 merchant, che hanno veicolato ai propri database l’invito a partecipare alla ricerca. Il campione è rappresentativo dell’utenza Internet dei cinque Paesi tra i 16 e i 65 anni, che si connette ad Internet almeno una volta alla settimana indipendentemente dal device e dall’occasione d’uso.

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    Il primo capitolo dello studio si pone come l’ideale evoluzione dell’E-Commerce Consumer Behaviour Report che già abbiamo imparato a conoscere (qui quello del 2012). Anche quest’anno si consolida la collaborazione tra ContactLab e Netcomm rinnovando l’ormai consueto appuntamento con la ricerca dedicata all’e-commerce, ma si è deciso di allargare il campo di indagine costruendo uno studio inedito la cui pubblicazione avverrà durante il corso dell’anno.

    Ecco di seguito le evidenze emerse da questa prima fetta dell’indagine.

    I trend nell’uso del mobile?

    In Italia un utente su due ha in famiglia uno smartphone, uno su quattro un tablet: il mobile è diffuso capillarmente nelle case degli italiani, tuttavia il possesso non necessariamente ne comporta l’utilizzo. Secondo il dato ContactLab/Netcomm, infatti, solo un utente Internet su tre (34%) lo ha utilizzato realmente per connettersi in rete.

    Per svolgere quali attività?

    • Consultare la propria casella di posta (82%);
    • postare sui social network;
    • ricercare informazioni su brand e prodotti (61%),  ma anche
    • acquistare online.

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    Tra questi utenti connessi via mobile, chi ha utilizzato smartphone o tablet per acquistare online negli ultimi 3 mesi è per ora il 20%. Un dato già estremamente significativo per i merchant, soprattutto considerando che chi ha fatto m-commerce negli ultimi 3 mesi corrisponde al 6,7% del totale degli utenti Internet italiani.

    Se è vero che il dato italiano è molto più basso di quello inglese – in UK tre utenti mobile su cinque fanno m-commerce – non è poi così distante da quello di altri paesi come Spagna o Francia. Il motivo di questo utilizzo ancora limitato – almeno per quelle che sono le aspettative del mercato – è legato al fatto che mancano ancora opportunità per il consumatore di vivere un’esperienza di acquisto ottimale da mobile.

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    Infine, diamo uno sguardo ai comportamenti degli online shopper e quelli degli utenti “regolari” di internet che acquistano solo nei punti di vendita fisici. Differenze sostanziali tra le due tipologie di utenti stanno nel fatto che il 91% degli online shopper si informano online per effettuare un acquisto off-line, mentre il 70% degli utenti “regolari” arrivano in negozio con le informazioni reperite online. Il 34% degli online shopper si iscrive a newsletter all’interno dei negozi fisici, fa più o meno la stessa cosa il 40% degli utenti “regolari”. Il 12% degli online shopper preferisce accertarsi della qualità del prodotto che vorrebbe acquistare, il dato evidenzia una forte vocazione all’acquisto online; mentre il 55% degli utenti “regolari” il punto vendita può trasformarsi anche in un’occasione per avvicinarsi di più all’e-commerce, riuscendo ad attivare le adeguate sinergie tra i due canali.

    A questo link potete scaricare il report completo.

    E voi fate acquisti online? Siete più “online shopper” o “utenti regolari”? Raccontateci la vostra esperienza.

     

  • Showrooming, quando smartphone e tablet orientano gli acquisti

    Showrooming, quando smartphone e tablet orientano gli acquisti

    Un’indagine di SaldiPrivati ed ePRICE evidenzia come siano sempre più gli utenti che si affidano al mobile anche nei punti vendita. Il 44% degli utenti intervistati usa il proprio device mobile, smartphone o tablet, non solo per scegliere il prodotto giusto, ma per valutarlo in un negozio. E il 37% conclude l’acquisto online

    Utilizzare lo smartphone è una tendenza sempre più diffusa anche tra gli e-shopper italiani, e il mobile si conferma non solo uno strumento ideale per acquistare online, ma anche come supporto nei negozi fisici per approfondire le informazioni sul prodotto, o confrontare prezzi e offerte. E’ il fenomeno dello showrooming che sta prendendo sempre più piede anche in Italia: il cliente entra in un negozio, guarda i modelli che gli interessano e poi verifica il prezzo online. Questo quanto emerge da un’indagine condotta tra i propri utenti da SaldiPrivati ed ePRICE, i due portali e-commerce del gruppo Banzai con oltre 800.000 clienti e 2,4 milioni di visite ogni mese, in occasione del Netcomm E-commerce Forum 2013 di oggi.



    Primo dato da evidenziare è che l’88% degli intervistati utilizza regolarmente lo smartphone e che una percentuale sempre maggiore di utenti si avvale di questo strumento anche per acquistare. Questo trend è confermato anche dai dati interni di Banzai Commerce, dai quali emerge che il mobile commerce è cresciuto del 500% negli ultimi 12 mesi sia organicamente, che per effetto del lancio di nuovi device. In SaldiPrivati l’incidenza del fatturato da mobile sul totale è in continua crescita con picchi che, in estate e nei weekend,arrivano al 30%; mentre in ePRICE è intorno al 10%, ma è in forte crescita anche grazie all’aumento della quota di utenti che utilizzano Android.

    Per fare acquisti online il 51% dei clienti SaldiPrivati dichiara di privilegiare i device mobili rispetto al PC, mentre per i clienti ePRICE questa percentuale scende al 35%: quest’ultimo dato si comprende meglio considerando il diverso modello di vendita fra ePRICE (vendita a catalogo) e SaldiPrivati(vendite-evento dove il fattore velocità e rapidità gioca un ruolo essenziale).

    Ma cos’è che piace tanto del mobile? Banzai ha chiesto di comparare l’acquisto fatto da mobile o da PC su alcuni aspetti; per quanto riguarda la comodità e praticità d’uso, il mobile è meglio del PC per il 69% degli utenti. Sulla rapidità e velocità d’uso, il mobile è considerato migliore dal 67% degli utenti. E anche dal punto di vista dell’engagement, il 72% dei clienti dichiara che un acquisto fatto da mobile sia un’esperienza più divertente.

    Secondo il 44% degli utenti lo smartphone è uno strumento che non solo aiuta a scegliere il prodotto giusto, ma che permette anche di valutarlo in un negozio e, per il 37%, di compralo successivamente online. Gli intervistati da Banzai Commerce infatti sostengono di utilizzare gli smartphone prima e durante lo shopping nei punti vendita: prima di andare nel punto vendita lo consultano per confrontare i prezzi dei prodotti (58%), cercare informazioni sul prodotto (60%) o offerte promozionali (53%). Ma non solo: anche per informarsi sugli orari di apertura (41%), o per individuare dati più pratici come l’indirizzo del negozio (53%). Infine, il 41% degli utenti dichiara che qualche volta trova offerte talmente vantaggiose online che decide di risparmiarsi la strada per il negozio, e di procedere immediatamente all’acquisto. All’interno del punto vendita,invece, si ricorre allo smartphone per confrontare prezzi online (35%), per cercare recensioni sul prodotto in vendita (27%) e il 7% lo utilizza per finalizzare l’acquisto direttamente online.

    Il mobile rappresenta un cambio di paradigma, non solo un’innovazione tecnologica. Sta già modificando le abitudini di milioni diconsumatori: nè è un esempio proprio lo showrooming. E per servire clienti sempre più mobili, dovremo evolvere tutti rapidamente”, dichiara Edoardo GiorgettiCEO Banzai Commerce, “Banzai è ben posizionata per catturare il potenziale del nuovo paradigma, grazie anche ad un approccio multicanale che integra web, mobile e territorialità con i Pick & Pay.”

    Aumenta il grado di fiducia anche per le transazioni finanziare eseguite da mobile: l’80% degli utenti SaldiPrivati ed ePRICE dichiara di temere poco, o per nulla, frodi nei pagamenti. Il 62% degli utenti non crede che il mobile sia uno strumento più lento del computer; e, secondo il 75%degli utenti, nemmeno la possibile difficoltà delle connessioni è un deterrente all’utilizzo di un dispositivo mobile.

    Attraverso quali vie gli utenti fanno le loro ricerche dai loro smartphone? Dall’indagine di Banzai è emerso che il 75% degli intervistati come prima scelta consulta il motore di ricerca Google, che è un punto costante di riferimento. Interessante notare anche che se gli utenti di ePRICE si rivolgono soprattutto ai siti e-commerce (37%) o ai portali che permettono di comparare i prezzi (33%), gli acquirenti di SaldiPrivati preferiscono questi ultimi (32%) e i siti dedicati a promozioni e offerte (24%).

    La categoria merceologica che si preferisce acquistare via smartphone rimane quella dell’elettronica (52%), seguita da abbigliamento (36%) e elettrodomestici (33%).

  • La ripresa del Made in Italy passa dall’E-commerce

    La ripresa del Made in Italy passa dall’E-commerce

    Ottava edizione oggi a Milano del Netcomm eCommerce Forum 2013 dalla quale viene fuori che l’E-commerce nel nostro paese continua a crescere. Negli ultimi 12 mesi gli acquirenti online attivi sono aumentati di oltre il 50% raggiungendo il numero di 13,6 milioni. Presentata anche l’indagine Netcomm-ContactLab la quale evidenzia che su 89% degli utenti che si informa per acquisti, di questi solo il 34% effettivamente compra

    Continua la crescita dell’E-commerce nel nostro Paese e si rivela confermato un trend positivo di incremento a doppia cifra dal 2010. Crescono del 50% rispetto all’aprile del 2012 gli utenti attivi online, con un picco di quasi 14 milioni di e-Shopper nel periodo natalizio. La grande propensione all’uso smartphone fa crescere del 160% il valore del Mobile Commerce, raggiungendo la quota di 427 milioni di euro. Questo sono solo alcuni dei dati salienti presentati nel corso dell’ottava edizione del Netcomm eCommerce Forum 2013, alla presenza di oltre 4.000 invitati, tra aziende, professionisti e giornalisti, “un’adesione che dimostra come l’eCommerce sia una grande opportunità per le nostre aziende, soprattutto nella difficile congiuntura economica”, come sottolineato da Roberto Liscia, Presidente di Netcomm- Consorzio del Commercio Elettronico Italiano.

    Tutti i segnali e gli indicatori che definiscono l’eCommerce in numeri descrivono un settore in salute e crescita. Nessun comparto economico in questa fase di crisi profonda è stato in grado di correre con tale entusiasmo, anche e soprattutto grazie ad una crescita molto importante dei consumatori” – continua Roberto Liscia – “Le stime che mensilmente rileviamo come Netcomm insieme a Human Highway parlano di circa 14 milioni di individui che hanno acquistato online nei mesi scorsi. Stiamo parlando di popolazione di utenti cresciuta del 50% nel giro di 12 mesi! Ma abbiamo ancora grandi margini e potenzialità, come rileva un’indagine condotta con ContactLab su un panel di 61mila consumatori italiani e di altri Paesi Europei che ci mostra come solo il 34% di chi naviga online poi acquista (in UK e Germania siamo nell’ordine del 90%).

    Il Presidente di Netcomm poi sottolinea l’impegno del Consorzio per far emergere ancora di più il commercio elettronico, lavorando sui temi come trasparenza, codici di condotta e progetti di formazione, partecipando alle iniziative dell’Associazione Europea, lanciando un’evoluzione del Sigillo Netcomm, promuovendo il progetto “MyBank”, organizzando missioni in Cina per favorire i nostri imprenditori, facendo parte della cabina dell’Agenda Digitale Italiana. L’E-commerce può davvero rappresentare il riscatto per le nostre imprese e un vero volano per competere sui mercati internazionali.

    Non mi stancherò mai di sollecitare le nostre istituzioni, e soprattutto il Governo in carica, a continuare sulla via tracciata in tema di pagamenti elettronici, quali l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di rendere disponibili i pagamenti con carte e home banking, così da accelerare i comportamenti digitali degli italiani” – afferma Roberto Liscia – “La moneta elettronica rappresenta la vera frontiera che permetterà alle piccole imprese di superare gli ultimi tabù per l’ingresso in questo nuovo e promettente mercato globale dell’eCommerce. Un settore che ormai sta raggiungendo un’età e un’esperienza ragguardevole, al punto da essere la vetrina più efficace per presentare il nostro Made in Italy in tutto il mondo.”

    netcomm-2013

    Secondo le stime di Netcomm, la crescita del commercio elettronico italiano per il 2013 sarà intorno al 17%, un valore di poco inferiore a quello dello scorso anno, per un fatturato previsto di circa 11,2 miliardi di euro. A trainare la crescita sono i settori Abbigliamento, Informatica ed elettronica di consumo che peseranno nel 2013 quasi il 40% del totale vendite.