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  • Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo

    Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo

    Instagram continua a potenziare i Reel, ma la visibilità resta legata a regole che cambiano di continuo. Creator e brand devono inseguire l’algoritmo del proprietario per restare rilevanti.

    In attesa di capire quale sarà il futuro di TikTok negli Usa, i diretti competitor non stanno certo a guardare, anzi. Mentre si attende un segnale dall’amministrazione Trump, e mentre proseguono le trattative con diversi compratori che si sono fatti avanti, Instagram potenzia la sua strategia sui reel.

    Infatti, Instagram sta cambiando continuamente il modo in cui rende visibili i reel, cercando di riuscire a realizzare le condizioni ideali qualora gli utenti di TikTok si trovassero sprovvisti della loro app preferita.

    Una scelta che, se da un lato conferma l’importanza crescente dei contenuti video brevi sulla piattaforma, dall’altro pone nuove sfide per creator e brand che vogliono raggiungere un pubblico sempre più ampio e profilato.

    Già un anno fa, Instagram ha iniziato a fornire indicazioni precise sul funzionamento del proprio algoritmo. L’obiettivo dichiarato è permettere ai creator di comprendere meglio cosa favorisce (o penalizza) la visibilità dei loro contenuti. E, soprattutto, come migliorare la performance dei reel, il formato oggi più utilizzato e in costante crescita.

    Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo
    Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo

    Come funziona l’algoritmo dei reel su Instagram

    Innanzitutto, Instagram chiarisce che la visibilità dei reel è determinata principalmente dall’engagement. Quindi, quanto più un contenuto genera interazioni (visualizzazioni complete, like, commenti, condivisioni e salvataggi), tanto più l’algoritmo ne aumenterà la diffusione.

    Ma non solo. La piattaforma valuta anche altri fattori come l’originalità del contenuto, la coerenza tematica, e la qualità complessiva del video (risoluzione, audio, editing).

    Inoltre, recentemente è stato confermato che Instagram analizza con particolare attenzione la capacità di un reel di trattenere l’utente per tutta la durata del video. Quindi, i contenuti che riescono a catturare immediatamente l’attenzione e mantenerla alta dall’inizio alla fine sono premiati con una distribuzione maggiore.

    Da cosa dipende la visibilità di un reel

    In occasione di un evento per i creator a New York, Instagram ha praticamente evidenziato che adesso la lunghezza massima per i reel è di 3 minuti.

    Se ricordate, l’anno scorso Instagram continuava a ripetere che i video dovessero mantenersi tra i 30 e i 90 secondi come lunghezza massima. Questo per essere più performanti.

    E infatti, creator e brand si sono adeguati a questo standard, impostando tutte le loro strategie di contenuti video su questa lunghezza.

    Ma adesso tutto cambia. Infatti se l’algoritmo oggi considera una durata più lunga significa rivedere tutta la strategia per poter essere considerati dall’algoritmo. Una modifica che in realtà non risponde ad una diretta esigenza di creator o brand. No, risponde solo ad una diretta strategia commerciale di Meta che con Instagram vuole competere con TikTok.

    Cosa cambia nel dettaglio e cosa considera l’algoritmo:

    • Durata massima: i Reel adesso possono arrivare fino a 3 minuti, non c’è una indicazione precisa su una durata ideale.

    • Originalità: Instagram penalizza i Reel che mostrano chiaramente loghi o watermark provenienti da altre piattaforme, come TikTok.

    • Autenticità: sono penalizzati i Reel non realizzati direttamente da chi li condivide. Instagram favorisce contenuti creati in prima persona dall’autore.

    • Qualità video: è fondamentale pubblicare video con risoluzione alta per ottenere la massima visibilità; contenuti di bassa qualità visiva vengono penalizzati.

    Instagram e la logica dell’algoritmo del proprietario

    Questi continui cambiamenti introdotti da Instagram sono una chiara espressione di ciò che ormai definisco da un po’ di tempo come algoritmo del proprietario.

    Intendo dire, un algoritmo che riflette direttamente le decisioni strategiche e commerciali della piattaforma. Come è appunto questo caso.


    Algoritmo del proprietario e SNARF: la via di BuzzFeed per i social media


    Creator e brand si trovano così costretti ad adattarsi continuamente a regole mutevoli, che spesso non rispecchiano necessariamente gli interessi degli utenti, ma piuttosto quelli della piattaforma stessa.

    Un esempio pratico riguarda la durata ideale dei reel, che è stata modificata più volte nel corso dell’ultimo anno, costringendo gli utenti a ripensare continuamente le proprie strategie di contenuto.

    Questo sistema crea una dipendenza quasi assoluta dalla piattaforma, rendendo sempre più difficile costruire strategie di lungo periodo e ottenere una visibilità stabile e duratura.

    Oltre che contribuire ad abbassare la qualità dei contenuti.

    La durata dei reel, dai 15 secondi ai 3 minuti

    I Reels sono stati lanciati nel 2020 come risposta alla popolarità di TikTok, inizialmente con una durata massima di 15 secondi.

    Modifica che coincide con la competizione con TikTok, che già permetteva video di 3 minuti dal 2021.

    200 miliardi di reel visualizzati ogni giorno

    Nonostante il 70% dei contenuti su Instagram sia costituito da foto e immagini, il formato reel è comunque in grande crescita.

    Sono più di 200 miliardi i reel che vengono visualizzati ogni giorno su Instagram e Facebook.

    Si calcola che, in media, gli account Instagram con più di 50.000 follower caricano un reel ogni due giorni. E si prevede che i reel su Instagram saranno 1 miliardo entro il 2025.

    L’India è il mercato più grande per i reel di  Instagram, complice anche il divieto di TikTok. In Europa l’Italia è il terzo paese, dopo Germania e Uk.



    Meglio puntare sulla qualità dei contenuti

    Dopo questi numeri, è necessario concentrarsi su che tipo di messaggio e di contenuti video vogliamo condividere. Questo per evitare di restare troppo legati ai capricci degli algoritmi e finire per abbassare la qualità dei contenuti stessi.

    È sempre utile ricordare che la finalità principale delle condivisione di contenuti è quella di instaurare Relazioni. E questo vale ancora di più quando si parla dell’algoritmo del proprietario.

    Facciamo sempre in modo che a guidarci sia la qualità del contenuto e la qualità di ciò che davvero vogliamo comunicare.

     

  • X pagherà i Creator in base alle interazioni Premium

    X pagherà i Creator in base alle interazioni Premium

    Come anticipato, X da oggi rivoluziona i pagamenti ai creator, puntando sull’engagement degli utenti Premium. Una mossa che potrebbe portare ad un notevole abbassamento della qualità dei contenuti. Oltre a scontentare i creator.

    Come avevamo già scritto qualche settimana fa, X, da oggi, 8 novembre 2024, cambia notevolmente il modo di remunerare i creator.

    I pagamenti su X verranno riconosciuti sulla base delle interazioni che i creator riusciranno ad attrarre. Non si conosce il numero esatto di interazioni necessarie per ottenere i pagamenti, ma è noto che le condizioni di accesso devono essere sempre soddisfatte, come l’obbligo di essere abbonati a Premium.

    È importante notare che l’engagement (risposte, repost e “like”) deve essere registrato nei 3 mesi e vale solo quello realizzato tra account Premium. Le interazioni tra account non abbonati non sono conteggiate.

    Questa modifica avrà due conseguenze principali:

    • Riduzione del pubblico di riferimento: solo le interazioni da parte degli utenti Premium vengono considerate valide per il pagamento, restringendo così la platea potenziale dei creator.
    • Incentivo all’engagement di qualità: i creator sono spinti a pubblicare contenuti che stimolino discussioni attive anziché semplici visualizzazioni. Resta incerto se questo apporterà benefici alla qualità dei contenuti; molto probabilmente, la qualità potrebbe risultare inferiore.

    È confermata la soglia minima di pagamento di 50 dollari.

    X pagherà i Creator in base alle interazioni Premium

    Con questo aggiornamento del programma Creator Revenue Sharing, X sposta l’attenzione verso i contenuti. In passato, l’obiettivo era semplicemente ottenere visualizzazioni, trasformando ogni post in una sorta di annuncio. Ma con i cambiamenti attuali, questo potrebbe non bastare per migliorare la qualità dei contenuti.

    Il rischio è che, per attrarre interazioni, si creino contenuti divisivi e polarizzanti. Infatti, l’algoritmo sembra sempre più orientato a incentivare questa direzione.

    Inoltre, ricevere pagamenti sarà ora più complicato, poiché la platea su cui fare affidamento si restringe notevolmente. Parliamo infatti di engagement limitato agli account abbonati a Premium, che rappresentano appena lo 0,25% degli utenti totali, Vale a dire circa 1,4 milioni di utenti a livello globale.

    X sembra quindi costretta a cambiare rotta per ridurre i pagamenti. La piattaforma è in difficoltà finanziaria, poiché molti inserzionisti rilevanti si sono allontanati da un anno.

    Al contrario, tutte le altre piattaforme, come TikTok e quelle del gruppo Meta, continuano a remunerare i propri creator tenendo in considerazione le visualizzazioni.

    Questa modifica rischia di scontentare molti creator, che speravano in un modello diverso. Il pericolo concreto è che la qualità dei contenuti diventi ancora più polarizzante.

    Staremo a vedere.

  • Capire l’algoritmo di Threads, le indicazioni da parte di Meta

    Capire l’algoritmo di Threads, le indicazioni da parte di Meta

    Threads continua la sua evoluzione, non senza intoppi. Scopriamo di più sul suo algoritmo con le considerazioni di Emily Dalton Smith di Meta.

    Threads, la piattaforma lanciata da Meta per sostituire Twitter, è ancora alla ricerca di una propria identità. Lo scrivevo qualche settimana fa in questo articolo.

    La piattaforma in poco tempo ha attirato l’attenzione di tutti. Ma, col passare del tempo, l’algoritmo che ne regola i contenuti ha generato sia interesse che preoccupazioni. Soprattutto per quanto riguarda la promozione di contenuti polarizzanti, quello che viene definito “engagement bait”.

    Emily Dalton Smith, VP di Product Management di Meta, su Business Insider ha fornito alcuni spunti per aiutare i creator a sfruttare al meglio la piattaforma, senza cadere nei meccanismi manipolativi dell’algoritmo. Vediamo insieme di cosa si tratta.

    Come funziona l’algoritmo di Threads

    Simile a molte altre piattaforme social, l’algoritmo di Threads, come già spiegato qui su InTime Blog, si basa su una serie di segnali che influenzano la visibilità dei contenuti nei feed degli utenti.

    Alcuni di questi segnali includono il numero di like ricevuti da un post, le interazioni (come risposte e condivisioni). E anche il tempo trascorso dagli utenti su un particolare contenuto.

    Uno dei problemi principali emersi su Threads è la tendenza dell’algoritmo a premiare contenuti che hanno come scopo quello di molte risposte. Indipendentemente dalla loro qualità o valore.

    Capire l’algoritmo di Threads, le indicazioni da parte di Meta

    Nei giorni scorsi Adam Mosseri, CEO di Instagram, ha riconosciuto questa problematica e ha annunciato che Meta sta lavorando per migliorare il sistema di raccomandazione. I miglioramenti si indirizzeranno sul favorire la diffusione di contenuti autentici e rilevanti, piuttosto che quelli mirati solo a generare engagement superficiale.

    Questo problema del “bait” è già emerso su altre piattaforme. Come Instagram e Facebook, ed è diventato una questione centrale anche su Threads.

    Le considerazioni di Emily Dalton Smith

    Emily Dalton Smith ha condiviso in una conversazione con Business Insider una serie di spunti su come i creatori possono migliorare la loro visibilità e interazione su Threads. Ma prima val la pena di riportare che: “La maggior parte dei contenuti verrà distribuita in poche ore nel corso della giornata“, ha detto Dalton Smith a BI. “Assicurarsi di parlare di cose che stanno accadendo ora e che sono davvero tempestive e rilevanti porterà lontano“.

    Vuol dire che Threads tende al racconto di fatti ed eventi che accadono in tempo reale. Bisogna vedere però di che fatti ed eventi si parla.

    Ecco i punti principali emersi dalla conversazione.

    Coinvolgimento significa conversazioni attive

    Meta incoraggia i creator a guidare le conversazioni nei loro thread. “I post che guidano le conversazioni hanno più probabilità di essere consigliati“, ha affermato Dalton Smith. La chiave del successo, secondo il suo punto di vista, è rispondere attivamente ai propri follower, ad altri creator e utenti occasionali. Questo per far sì che i post ricevano maggiore attenzione e attività. Rispondere alle interazioni non solo aumenta il coinvolgimento, ma è anche un segnale importante per l’algoritmo, che potrebbe dare priorità a tali contenuti.

    Niente messaggi diretti, per ora

    Un altro punto cruciale riguarda la messaggistica. Dalton Smith ha chiarito che Meta non ha attualmente in programma di introdurre una funzionalità di messaggistica nativa su Threads. “Non abbiamo in programma di offrire messaggistica nativa in Threads al momento“, ha dichiarato. Tuttavia, Meta sta esplorando modi per facilitare le connessioni tra le persone. Attualmente, gli utenti possono condividere contenuti tramite i messaggi diretti di Instagram. Ma non ci sono funzionalità di chat integrata in Threads.

    Etichettare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale

    Un altro aspetto interessante riguarda i contenuti generati dall’intelligenza artificiale (IA). Smith ha spiegato che Meta incoraggia i creatori a etichettare i contenuti creati con l’ausilio dell’IA. La cosa importante da notare è che etichettare i post come generati dall’IA “non cambierà la distribuzione” di tali contenuti. Questo significa che, anche se i post sono creati con strumenti di IA, non saranno penalizzati dall’algoritmo, ma verranno trattati come qualsiasi altro contenuto.

    Monetizzazione ancora in fase di sperimentazione

    La monetizzazione su Threads è un tema su cui molti creatori si interrogano. Dalton Smith ha chiarito che, nonostante siano iniziati i primi test per la monetizzazione dei creatori, al momento Threads non sta “facendo nulla sugli annunci. Questo significa che gli utenti non vedranno ancora pubblicità sulla piattaforma. Meta sta valutando attentamente come supportare i creatori a lungo termine, ma l’attuale focus è sul miglioramento dell’app stessa.

    Pubblicare nei weekend per massimizzare l’engagement

    Infine, uno dei consigli più pratici riguarda la frequenza e i tempi di pubblicazione. Secondo Dalton Smith, i contenuti pubblicati nei fine settimana tendono a generare maggiore coinvolgimento. “Scopriamo che i contenuti pubblicati nei weekend possono aiutare a generare un maggiore coinvolgimento, il che ha senso perché Threads è un’app in tempo reale“, ha affermato. Meta suggerisce ai creator di pubblicare regolarmente, idealmente tra le due e le cinque volte a settimana. Significa che la frequenza è correlata a una maggiore visibilità dei post.

    Algoritmo e “engagement bait”: un equilibrio delicato

    Il problema dell’engagement bait non è nuovo sui social media. Instagram, X (prima Twitter) e Facebook hanno già dovuto affrontare questo fenomeno, in cui i creator cercano di massimizzare l’interazione con contenuti polarizzanti che suscitano forti reazioni emotive.

    Questo approccio, sebbene possa portare a una crescita rapida del coinvolgimento, rischia di compromettere la qualità generale delle conversazioni sulla piattaforma.

    Dalton Smith ha riconosciuto che, attualmente, l’algoritmo di Threads premia in modo sproporzionato i post che ottengono molte risposte.

    Ma, a fronte di tutto questo, Meta sta lavorando per migliorare la qualità delle raccomandazioni, in modo da dare più spazio ai contenuti di valore.

    Fino a quando questi cambiamenti non verranno implementati, i creator dovranno trovare un equilibrio tra il generare engagement e l’evitare tattiche che potrebbero risultare chiaramente manipolative.

    Personalizzare l’esperienza su Threads

    Un aspetto interessante di Threads è la possibilità per gli utenti di personalizzare il proprio feed. Gli utenti possono silenziare, nascondere o segnalare post e account, influenzando in piccola parte i contenuti che vedranno in futuro.

    Questo livello di controllo può aiutare a filtrare contenuti indesiderati e a migliorare l’esperienza generale.

    Per i creator, è fondamentale capire come queste interazioni influiscano sulla visibilità dei contenuti. Essere troppo insistenti o invadenti con tattiche di “engagement bait” potrebbe portare a silenziamenti o segnalazioni da parte degli utenti, riducendo la portata dei propri post.

    In chiusura, Threads si trova adesso ad un bivio nel suo percorso di crescita. L’algoritmo è ancora in fase di perfezionamento e Meta è impegnata a migliorare l’esperienza generale. Nel tentativo di bilanciare il desiderio di engagement con la qualità delle conversazioni..

    Le considerazioni di Emily Dalton Smith offrono spunti preziosi per i creator e gli utenti in generale. Ma è sempre importante ricordare che queste strategie dovranno essere testate e verificate nel tempo.

    Intanto che tutto questo entri in circolo, sarebbe opportuno concentrarsi su contenuti di qualità evitando di trasformare la piattaforma in un luogo banale. Come spesso appare, purtroppo.

     

  • X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X cambia il modo di riconoscere i pagamenti ai Creator. Il nuovo metodo, annunciato da poco, si baserà sull’engagement, e solo quello generato tra gli account abbonati a Premium. Un cambiamento che potrà avere effetti, al ribasso, sulla qualità dei contenuti condivisi.

    X, la piattaforma di cui Elon Musk è proprietario, ha da poco annunciato un notevole cambiamento nel modo in cui i creator saranno pagati sulla piattaforma.

    A partire dall’8 novembre 2024, i pagamenti non si baseranno più sulle visualizzazioni pubblicitarie, come è accaduto fino ad ora.

    I pagamenti si baseranno sull’engagement generato dai contenuti, in particolare da parte degli utenti Premium. Un cambiamento notevole, appunto, che sta suscitando molte discussioni tra i creator. Una situazione che di fatto rivede al ribasso le aspettative di guadagni maggiori e preoccupazioni sulla qualità dei contenuti e sul futuro del programma di monetizzazione.

    Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questo nuovo sistema e come potrebbe impattare i creator.

    Come funziona il nuovo sistema di pagamento

    Il cambiamento chiave introdotto da X riguarda il passaggio da un modello di guadagno basato sulle visualizzazioni degli annunci a uno che si concentra sulle interazioni con i contenuti da parte degli utenti Premium.

    Questo significa che i creator guadagneranno in base al numero di risposte, repost e “like” che i loro post ricevono. Ma solo se queste interazioni provengono da utenti abbonati a X Premium.

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull'engagement invece che sulle visualizzazioni

    X Premium è il livello di abbonamento più alto della piattaforma, che offre vari vantaggi, tra cui un miglior posizionamento dei contenuti nelle risposte e altre funzionalità esclusive.

    Gli utenti che sottoscrivono X Premium costituiscono, però, solo una parte della base utenti complessiva della piattaforma. Per i creator, ciò significa che il potenziale pubblico da cui possono generare ricavi è ridotto, poiché solo le interazioni provenienti dagli abbonati Premium saranno considerate valide per il pagamento.

    Inoltre, per ricevere il pagamento, i creator dovranno accumulare almeno 50 dollari di guadagni. Questo rappresenta la soglia minima prima che X proceda con l’accredito, che potrebbe richiedere fino a 90 giorni.

    Per inciso, ad oggi, da quello che si riesce a capire sulla base delle fonti in circolazione, la percentuale degli abbonati su X è pari allo 0,2% sul totale degli iscritti alla piattaforma.

    Si sta parlando di una porzione di utenti abbonati pari a 1 milioni di utenti circa.

    Cosa cambia rispetto al passato

    Il sistema precedente era più semplice (si fa per dire) e si basava su un modello di guadagno legato alle visualizzazioni degli annunci pubblicitari.

    Quando un utente visualizzava un annuncio nelle risposte a un post di un creator, parte dei ricavi pubblicitari generati da quell’annuncio veniva distribuita ai creator. Per poter accedere a questo sistema, i creator dovevano superare le 5 milioni di impressioni a trimestre.

    Questo significava che anche con una base di utenti ampia, i creator potevano ottenere guadagni grazie alle visualizzazioni, indipendentemente dall’effettivo engagement dei contenuti.

    Il nuovo modello, invece, abbandona del tutto la dipendenza dalle visualizzazioni degli annunci, concentrandosi esclusivamente sulle interazioni degli utenti Premium.

    In cambiamento radicale della dinamica dei guadagni sulla piattaforma, che sposta l’attenzione dalla quantità alla qualità (ove ce ne fosse) dell’interazione, ma solo per una fascia ristretta di utenti.

    Cosa comporta questo cambiamento

    Con il nuovo sistema, i creator potrebbero trovarsi nella posizione di dover modificare la loro strategia di creazione di contenuti per massimizzare l’engagement e ottenere guadagni.

    Un approccio che potrebbe incentivare la pubblicazione di contenuti polarizzanti, provocatori o sensazionalistici, che sono notoriamente più efficaci nel generare interazioni. Specie su una piattaforma come è oggi X.

    Tutto ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla qualità complessiva dei contenuti sulla piattaforma.

    Il rischio è che i creator, nel tentativo di ottenere più risposte e “like”, si allontanino dalla produzione di contenuti di valore o riflessivi. Inoltre, poiché il pubblico da cui possono generare guadagni è limitato agli abbonati Premium, potrebbe esserci una corsa a soddisfare le aspettative di questa fascia specifica di utenti, escludendo la maggioranza della base utenti di X.

    Questa situazione favorisce i creator che già dispongono di un vasto seguito di utenti Premium, mentre coloro che non hanno accesso a questo pubblico potrebbero trovare più difficile ottenere ricavi sostanziali.

    In altre parole, i grandi creator, che già possiedono un numero significativo di abbonati Premium, potrebbero trarre maggiori vantaggi dal nuovo sistema, mentre i creator più piccoli o emergenti potrebbero vedere una diminuzione dei loro guadagni complessivi.

    Le motivazioni che hanno portato al nuovo sistema

    Dietro questa decisione c’è probabilmente l’intento di X di ridurre la dipendenza dalla pubblicità, che ha subito un forte calo negli ultimi anni. I ricavi pubblicitari di X sono diminuiti drasticamente, con un calo previsto del 40% su base annua.

    Molte aziende stanno riducendo le loro spese pubblicitarie sulla piattaforma a causa delle crescenti preoccupazioni legate a contenuti problematici e all’aumento dell’hate speech.

    In questo contesto, X sta cercando di spostare la sua attenzione verso gli abbonamenti Premium come fonte principale di entrate.

    Eliminare la dipendenza dagli annunci pubblicitari potrebbe anche permettere a X di offrire un’esperienza utente più pulita e meno invasa da contenuti sponsorizzati. Ma questo potrebbe non essere sufficiente per garantire una base di utenti Premium sufficientemente ampia da sostenere i creator in modo equo e significativo.

    C’è da aggiungere anche il fatto che di recente la società di investimenti Fidelity ha dichiarato che il valore della piattaforma è calato dell’80%.

    In soldoni, si sarebbe passato dai 44 miliardi di dollari, la cifra pagata da Musk per acquisire Twitter, ai 9,4 miliardi di dollari attuali.

    Un sistema di pagamento che solleva dubbi

    Questo cambiamento solleva alcune preoccupazioni, come abbiamo visto sinora.

    Innanzitutto, ci si chiede se il nuovo sistema di pagamento possa davvero essere sostenibile per la maggior parte dei creator. Poiché i guadagni saranno limitati alle interazioni provenienti dagli utenti Premium, che sono una piccola frazione degli iscritti totali, molti creator – come si diceva prima – potrebbero vedere una diminuzione dei ricavi complessivi.

    Inoltre, c’è il rischio di un aumento significativo di contenuti di bassa qualità o polarizzanti. Aspetto, questo, molto preoccupante. Se i creator sono spinti a creare contenuti che generano interazioni a tutti i costi, la piattaforma potrebbe diventare un ambiente meno sano e più conflittuale.

    Significa, in parole povere, traghettare la piattaforma verso a una perdita di valore percepito della piattaforma stessa. Con il risultato di allontanare sia gli utenti che i creator che cercano un’esperienza di qualità.

    Infine, resta da vedere se X riuscirà a far crescere il numero di abbonati Premium abbastanza da rendere il sistema remunerativo per un’ampia gamma di creator. Senza una base di utenti Premium sostanziale, il rischio è che solo pochi creator riescano a trarre vantaggio dal nuovo modello, mentre la maggior parte faticherà a raggiungere la soglia di pagamento.

    A fronte di tutto questo, questo cambiamento dimostra la seria difficoltà in cui versa X.

    Ultima annotazione, tutto questo avviene a poche settimane dalle elezioni presidenziali americane.

    Sebbene l’intento sia quello di incentivare un maggiore engagement e ridurre la dipendenza dalla pubblicità, restano dubbi sull’efficacia e l’equità di questo modello. Con una base di utenti Premium ridotta e il rischio di un calo della qualità dei contenuti, il futuro del programma di monetizzazione di X appare incerto. Sarà interessante vedere come, e se, i creator adatteranno le loro strategie e come la piattaforma affronterà le sfide che emergeranno da queste nuove dinamiche.

  • Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads è ancora alla ricerca di una sua identità chiara. La piattaforma con 175 milioni di utenti, al momento sembra quasi una sorta di Quora o Yahoo Answers. Ecco alcune considerazioni.

    Threads, l’app di Meta che da dicembre dello scorso anno è anche in UE, è ancora alla ricerca della sua identità. Pur avendo da poco raggiunto i 175 milioni di utenti, ancora è da comprendere se davvero questa piattaforma può competere, o sostituire, quella che una volta era Twitter, oggi X.

    Come sapete già, l’app inizialmente è stata proposta come vera alternativa, in mezzo alle altre, a Twitter nel momento in cui Elon Musk concludeva il passaggio a X.

    Solo che, a distanza di mesi, e con le dichiarazioni di Mark Zuckerberg riguardo a Threads, non si è ancora compreso fino in fondo quale sentiero social voglia intraprendere l’app. Senza dimenticare il percorso, già iniziato, verso il Fediverso. Uno degli elementi più interessanti che riguardano la piattaforma.

    Di seguito alcune considerazioni – magari potrebbero rivelarsi errate – per spiegare quale sia la percezione attuale che trasmette Threads e quale possa essere la motivazione.

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads tra algoritmo e IA

    Threads, come tutte le piattaforme digitali, viene gestita da un algoritmo. Il quale entra in gioco soprattutto nella sezione “Per te”, quella dove lo stesso algoritmo propone, o meglio spinge, contenuti da account che non si seguono.

    Per inciso, non sarebbe del tutto corretto parlare di algoritmo, poiché i contenuti sono gestiti da un complesso sistema di Intelligenza Artificiale. Vi ricorda qualcosa? Sì, esattamente: ricorda proprio TikTok.

    La proposta dei contenuti da account che non si seguono avviene attraverso diversi elementi che la IA tiene a considerare.

    Come lavora la IA su Threads

    L’IA considera quanto un contenuto possa piacere a un utente, in quanto l’obiettivo rimane (o dovrebbe rimanere) quello di proporre contenuti di suo interesse

    A seguire, la IA considera anche la probabilità che un utente clicchi su un contenuto per visualizzare le risposte.

    Attenzione, teniamo a mente le risposte perché è questo l’elemento davvero discriminante per il posizionamento di un contenuto su Threads. Questo ci sarà più seguendo queste considerazioni.

    Gli elementi considerati alla IA su Threads

    Dicevamo. L’IA di Threads considera anche la probabilità che un account possa seguire l’autore di un post. Questo sulla base di quante volte un utente abbia visto i contenuti di quel dato autore che comunque non si segue. Questo viene interpretato dalla IA come una forma di interesse.

    E restando sulla scia dell’ultima considerazione, la IA calcola anche la probabilità che un utente possa visualizzare il profilo di quell’autore.

    Altri segnali che la IA considera, quindi è quante volte un utente si sofferma su un contenuto, ci clicca sopra, anche se condiviso da un utente che non si segue, e considera anche quante volte l’utente invece decida di passare oltre, quindi di fare scrolling.

    Ora questi sono, in sintesi, i segnali che la IA considera per discernere e proporre i contenuti all’interno del feed “Per te”. L’altra sezione, “Seguiti”, si muove attraverso dinamiche più classiche in modalità cronologica.

    Ma quali sono i contenuti che possono essere più considerati dalla IA?

    I contenuti favoriti dalla IA su Threads

    Certamente quei contenuti che raccolgono più coinvolgimento, engagement. So bene che questa risposta possa sembrare banale e scontata, ma in realtà va considerata all’interno del contesto Threads.

    É vero che la IA ha come obiettivo quello di proporre contenuti che trasmettano valore agli utenti, anche da account che non si seguono. E questo accade perché diversi utenti, che seguiamo, interagiscono con quei contenuti.

    E di quali contenuti stiamo parlando?

    Ecco, questa è la domanda delle domande.

    Perché guardando Threads allo stato dei fatti, si potrebbe pensare che di qualità e valore dei contenuti proposti ce ne sia ben poca. Mentre, invece, viene premiata soltanto la variabile coinvolgimento. E per coinvolgimento intendo, nella maniera più esclusiva, le risposte ad un dato contenuto condiviso.

    Il valore delle risposte su Threads

    Sono le risposte ad un post che portano i contenuti ad essere meglio considerati dalla IA di Threads. E questo, spesso, senza trasmettere alcun valore e alcuna qualità all’utente.

    In effetti, seguendo questa logica, possiamo dire che attualmente Threads somigli molto a Quora o a Yahoo Answers dei vecchi tempi. Attraverso questa logica, Threads è diventato un luogo dove si è inondati di contenuti che altro non sono che domande, spesso banali (senza offesa eh!), condivisi con il solo scopo di raccogliere risposte e quindi collezionare coinvolgimento.

    Senza trasmettere valore.

    Sembra quasi che attraverso questa modalità l’algoritmo, anzi la IA, dimostri di considerare soltanto gli impulsi che arrivano dai post, senza badare al valore e alla qualità.

    Sono infatti molti utenti che hanno capito questa modalità e la sfruttano. Non è una colpa, è solo una constatazione.

    Cosa caratterizza i contenuti su Threads

    Infatti, se andiamo a vedere cosa poi considera la IA per meglio spingere verso l’alto i contenuti, troviamo:

    • suggerire o insegnare qualcosa di nuovo all’interno della propria area di competenza. Questa modalità viene spesso usata iniziando con una domanda con qualche considerazione. O anche, il contrario, breve considerazione e poi domanda aperta del tipo “e tu come faresti?”;
    • aiutare a risolvere un problema. Questa è una modalità che viene completamente ribaltata. Il problema viene proposto agli utenti attraverso esempi banali e semplici, ponendo domande altrettanto semplici. Da qui si scatena la ridda di risposte;
    • iniziare una conversazione di temi molto semplici, in stile Yahoo Answers, appunto, e poi condividere la propria esperienza. Si chiude con la classica domanda “io ho fatto così, ma al posto mio come vi comportereste?”;
    • iniziare una conversazione con il solo scopo di generare like e risposte. Questa è la modalità classica che vede la condivisione di temi più disparati del tipo “sono di Milano ma mi piace la cucina romana, e a voi?”. E via di seguito con risposte che arrivano a misurare anche chilometri.

    Il rischio di rimanere spiazzati

    Tutto questo finisce per spiazzare chi ha sperato che Threads potesse nel tempo diventare in realtà un vero luogo di approfondimento, di condivisione di notizie e di informazioni. E perchè no, anche di considerazioni più vaste, ma che avessero alla base la condivisione di contenuti che portassero alla costruzione di Relazioni.

    Per non parlare della scarsa considerazione dei link. Anche Threads, come tutte le piattaforme Meta, tende a mortificare la condivisione con lo scopo di mantenere all’interno le conversazioni con le considerazioni trattare poco sopra.

    Threads, opportunità ancora inespressa

    Threads resta ancora una grande opportunità, mostra di avere, nonostante tutto, un potenziale enorme ancora del tutto inespresso.

    Al momento, però, Threads appare privo di un’identità chiara, dimostrando come l’IA che regola queste piattaforme non sia necessariamente sinonimo di qualità condivisa.

    Mi rendo conto benissimo che queste mie considerazioni possano non trovare d’accordo molti ed è questo il bello del confronto. Se avete considerazioni da aggiungere o se avete voglia di dire che queste considerazioni sono tutte sballate, potete scrivere nei commenti qui sotto o sui miei canali social dove rispondo sempre molto volentieri.

     

  • Threads, l′app di Meta inizia già a perdere fascino

    Threads, l′app di Meta inizia già a perdere fascino

    Threads inizia a perdere fascino tra gli utenti dopo il fulminante successo. I dati mostrano che l’engagement degli utenti è diminuito del 70% e il numero degli utenti è calato a 13 milioni. Meta cerca di correre ai ripari.

    E siamo qui a scrivere nuovamente di Threads, l’app di Meta presentata al globo social media come la vera novità capace di attrarre anche gli utenti delusi di Twitter ma che, invece, a distanza di pochi giorni dal lancio, sta riscontrando qualche problema.

    Come sappiamo, il lancio di Threads ha ottenuto un successo iniziale che ha portato l’app a segnare un record difficilmente ripetibile, e cioè oltre 100 milioni di utenti registrati nel giro di 5 giorni.

    Solo che l’engagement degli utenti è calato rapidamente e ora Meta sta accelerando l’introduzione di nuove funzionalità per cercare di invertire la tendenza. E chissà se ci riuscirà.

    Tutto questo perché si torna a parlare, a distanza di pochi giorni in cui si era giù rilevata la tendenza calante, dei numeri che sono ormai inflessione.

    Secondo le stime di Sensor Tower, che si occupa di ricerche di mercato e di social intelligence, il numero di utenti attivi giornalieri su Threads è diminuito a 13 milioni, in calo di circa il 70% rispetto al picco del 7 luglio (erano 23,5 milioni una settimana dopo). Anche il tempo medio di permanenza degli utenti sulle app iOS e Android è diminuito da 19 minuti a 4 minuti.

    threads calo utenti engagement 2023 franzrusso.it

    Posto tutto questo, e sappiamo quanto davvero sia difficile oggi fare breccia nel panorama dei social media anche per una realtà come Meta, ci sono diversi motivi per cui Threads sta perdendo interesse tra gli utenti.

    Prima di tutto, secondo quanto riportano gli utenti che la stanno usando (ricordando sempre che l’app non è ancora stata lanciata in UE) l’app è molto simile a Instagram e molti utenti non riescono a vedere il bisogno di dotarsi di due app simili.

    Poi, Threads non offre ancora molte funzionalità che sono disponibili su altre app, come Twitter, ad esempio, o Reddit per restare in tema Usa. Infine, Threads è ancora in fase di sviluppo e gli utenti si lamentano dei diversi bug e problemi tecnici, del tutto inevitabili in questa fase.

    threads utenti in calo sensor tower

    Ma come dicevamo prima, per cercare di di invertire la tendenza, Meta sta accelerando l’introduzione di nuove funzionalità per Threads. E tra queste ci sono la possibilità di modificare i post e la possibilità di avere un feed cronologico come quelli di Instagram e Facebook.

    Meta sta anche lavorando per migliorare la sicurezza e la privacy di Threads. La società di Mark Zuckerberg ha annunciato che sta introducendo nuove funzionalità per impedire agli utenti di essere molestati o perseguitati.

    Lo scrivevamo qualche giorno fa, proprio per questo motivo Meta ha iniziato a limitare i post che si possono visualizzare, come fece Twitter qualche settimana fa.

    Resta da vedere se le nuove funzionalità di Threads saranno sufficienti per invertire la tendenza.

    Meta, ovviamente, è determinata a fare in modo che Threads abbia successo, e sta investendo molto in questa direzione. La verità, lo ricordavamo proprio qui sul nostro blog, è che il successo di una app o di una piattaforma social media lo definiscono gli utenti. Solo loro.

  • Loyalty e Engagement Rewarding, l’idea di Oracle

    Loyalty e Engagement Rewarding, l’idea di Oracle

    Costruire una relazione duratura col cliente è difficile. Una strategia di Loyalty e Engagement Rewarding aiuta a sviluppare un’esperienza sempre più coinvolgente. Ecco l’idea di Oracle, perché i dati sono sempre importanti.

    Costruire una relazione duratura con il proprio cliente è il sogno di tutte le aziende. Un sogno che in realtà è realizzabile, ma servono pazienza, strumenti e… anche creatività. E poi, come accade in tutte le relazioni, ci vuole impegno.

    Se è vero, come è vero, che dopo due anni di pandemia abbiamo registrato un aumento dell’utilizzo del digitale e di tutte le sue manifestazioni.

    È anche vero che l’Esperienza (sì, con la E maiuscola!) ha assunto un valore ancora più grande.

    Oggi l’utente è sempre più informato. Grazie alla moltitudine di accessi all’informazione, che riguardano le aziende e i prodotti/servizi a disposizione.

    Quello che manca, ed è il Valore aggiunto in assoluto, è appunto l’Esperienza.

    L’Esperienza è sempre più personalizzata

    Un’Esperienza che può diventare sempre più diretta e personalizzata, grazie ai dati che oggi le aziende hanno a disposizione. I vari punti di contatto digitali, “touch-point“, sono luoghi che permettono all’azienda di costruire un legame di fedeltà. Quindi una Relazione, restituendo Esperienze di Valore.

    Loyalty e Engagement Rewarding, l’idea di Oracle

    Loyalty tradizionale

    Tutto questo lo possiamo tradurre in quella che è una vera e propria evoluzione da un paradigma di Loyalty tradizionale. Ossia la fidelizzazione del cliente all’interno di un programma che ricompensa gli acquisti fatti.

    Engagement Rewarding

    Engagement Rewarding, ossia l’interazione, il coinvolgimento, che diventa “un premio”; il premio dell’interazione stessa e il coinvolgimento del cliente nel digitale. Grazie a tecniche di gamification.

    Loyalty ed Engagement Rewarding non sono in contrapposizione. In realtà, e l’una non sostituisce l’altra: i due programmi possono convivere in perfetta complementarietà. E oggi, nell’era del digitale, tutto questo – come dicevamo – può assumere un significato enorme per le aziende.

    E, quando si parla di dati e di analisi degli stessi, non si può non parlare di Oracle, azienda leader del settore che ha oggi al suo attivo uno strumento specifico in cloud nell’ambito della “modern Loyalty”- cioè della fidelizzazione ma non intesa in modo tradizionale – chiamata Oracle CrowdTwist.

    Uno strumento prezioso che permette di elaborare attività diverse con l’obiettivo di coinvolgere il cliente. I dati raccolti permettono un’esperienza sempre più profonda e premiante per il cliente.

    Per spiegare meglio, si tratta di una piattaforma per costruire vere e proprie “missioni digitali” basate sulla gamification, che consente ai Brand di coinvolgere i propri clienti in modo innovativo, acquisendo nuovi dati in base ai quali i responsabili marketing possono raccogliere nuovi attributi per conoscere meglio i propri clienti e poter disegnare campagne più mirate e personalizzate.

    A tale proposito vogliamo segnalarvi un webcast on-demand, Dalla Loyalty tradizionale all’Engagement Rewarding, che Oracle Italia ha presentato recentemente. Un evento digitale che potete rivedere e vivere a questo link. Un progetto, una piazza di incontro davvero molto interessante per inquadrare l’evoluzione dalla Loyalty all’Engagement Rewarding.

    Come spiega nel video Paolo Massimiliano Sivo, Cloud CX Country Leader di Oracle Italia, il mondo sta cambiando e cambia anche il modo in cui le aziende instaurano relazioni con i propri clienti. A livello strategico, sottolinea Sivo, oggi servirebbe forse utilizzare più humour, provare a creare divertimento (…e di questi tempi ce n’è davvero bisogno). Ma serve anche provare a tenere d’occhio quelle che sono le ultime tendenze.

    Tra queste la gamification, che possiamo considerare un po’ il sale dell’Engagement Rewarding, abilitando la partecipazione diretta del cliente tramite “missioni”, precisa Sivo, raccorda anche altri paradigmi di grande innovazione. Un esempio è quello del FantaSanremo, un fenomeno di cui si è parlato molto e che ha permesso a un’audience, principalmente composta di millennial e gen-z, di avvicinarsi al Festival e partecipare alla competizione con un’esperienza totalmente digitale. Serve anche dare attenzione al fenomeno NFT (Non Fungible Token), nonché riconoscere che i sistemi aziendali di front-end verso il cliente stanno cambiando, basti pensare alle ultime tendenze quali Metaverso, Web Experience 3d e Advergame.

    Questo è solo un assaggio: all’interno del video trovate un puntuale approfondimento dello strumento Oracle CrowdTwist, di cui parlavamo prima, con gli interventi di Mauro Oldani, CX Master Principal Sales Consultant, Mattia Cattini, CX Marketing Sales Representative, Andrea Fedeli, Director Insight & Customer Strategy e Michael Harris, Principal CX Consultant & Loyalty Manager.

  • Twitter, crescono gli utenti globali: adesso sono 328 milioni

    Twitter, crescono gli utenti globali: adesso sono 328 milioni

    I dati relativi al primo trimestre del 2017 di Twitter fanno effettivamente tirare un po’ di respiro. Dal punto di vista finanziario, la società guidata da Dorsey riduce le perdite fino a 61,6 milioni di dollari. Ma dal lato utenti, Twitter cresce del 6% fino a 328 milioni totali. Crescono gli utenti attivi al giorno: +14% in un anno. E il titolo vola a Wall Street.

    Twitter, dopo diversi mesi, realizza un quarter decisamente più positivo rispetto a quanto ci aveva abituati, di sicuro uno dei migliori dal 2015. Se ricordate, avevamo dato notizia dei dati dell’ultimo trimestre del 2016 con una previsione in negativo, e dal punto di vista finanziario che dal punto di vista della crescita della base utenti. Ebbene, i dati del primo trimestre del 2017 fanno ritornare il sorriso a San Francisco. Certo, non sono dati che fanno saltare dalla sedia per la gioia, ma sono comunque dati positivi, nel loro complesso, dati positivi che mancavano da troppo tempo. Ma il sorriso dura poco, purtroppo, perché la crescita della base utenti è sicuramente figlia della iniziativa che Twitter aveva lanciato insieme alla NFL per la trasmissione live di alcune partite del campionato, una bella occasione e una giusta intuizione. Peccato che adesso la NFL abbia raggiunto l’accordo con Amazon.

    twitter utenti globali primo trimestre 2017

    Dal punto di vista finanziario, Twitter registra nei primi tre mesi del 2017 un abbassamento delle perdita netta a 61,6 milioni di dollari, (-9 centesimi per azione), erano 80 milioni di dollari (-12 centesimi per azione) nello stesso periodo del 2016. Questi dati vedono però annullati dal fatto che nei primi tre mesi dell’anno Twitter ha visto ridursi il fatturato dell’8% su base annua, adesso è di 584 milioni di dollari, comunque superiore alle attese. L’utile risulta pari a 11 centesimi di dollaro per azione, superando le stime degli analisti che non andavano oltre 2 centesimi di dollaro. Dati che in effetti non risollevano di molto la situazione finanziaria, nonostante la riduzione delle perdite.

    twitter ricavi calo primo trimestre 2017

    Dal punto di vista della base utenti, Twitter vede finalmente apparire il segno più in maniera più decisa facendo degnare una crescita del 6% in un anno, arrivando a 328 milioni di utenti totali, i dati degli analisti prevedevano una crescita fino a 321 milioni di utenti. Il dato forse più significativo di questi dati è che cresce il numero degli utenti attivi al giorno: +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una crescita che è dell’11% rispetto agli ultimi dati, quelli dell’ultimo quarter del 2016.

     

    Sono numeri che fanno sperare, certo, ma serve adesso passare ad una fase più consolidata e concreta. La chiave sta nel coinvolgimento degli utenti, e la crescita del 14% degli utenti giornalieri ne è la prova. Serve di più, come abbiamo sempre sostenuto, e speriamo che questi dati continuino nei mesi a seguire.

    E intanto il titolo vola a Wall Street, adesso con +9,3% a 16 dollari per azione, un po’ di respiro dopo il continuo crollo delle scorse settimane.

  • Twitter, addio alle Stelline e spazio ai Cuoricini

    Twitter, addio alle Stelline e spazio ai Cuoricini

    Se ne parlava da un po’ per la verità, ma da oggi Twitter dice addio alle stelline, i Preferiti, per fare spazio ai Like, ai Cuoricini. Quindi anche Twitter si uniforma ai Like, seguendo Facebook. La stessa novità riguarda anche Vine. Ma era davvero necessario?

    Da mesi vi raccontiamo che Twitter ha dei problemi non solo dal punto di vista degli utenti, ma anche di coinvolgimento, quindi di utilizzo. Twitter ha un potenziale che vale forse tre volte l’ammontare dei suoi utenti attivi, che oggi sono 320 milioni. Vuol dire che in effetti tanti utenti preferiscono non usarlo perchè risulta ancora complicato. E sulla complessità della piattaforma si trova d’accordo anche il nuovo CEO Jack Dorsey che in occasione della presentazione dei dati del secondo trimestre di quest’anno aveva dichiarato che Twitter in effetti risulta ancora complicato da usare.

    twitter-cuoricini

    E mentre tutti si attendevano l’avvio di Moments in Europa, quindi anche in Italia, Twitter decidere di avviare un aggiornamento di cui da mesi si parla, in verità. Infatti da oggi Twitter dice addio alle stelline dei Preferiti per fare spazio ai Cuoricini dei Like. Una mossa che ovviamente sta facendo molto discutere gli utenti, soprattutto per il fatto che ora l’apprezzamento del contenuto, quando non è RT (che appunto non sempre sta ad indicare apprezzamento) passa per un Cuoricino, ossia un Like. Proprio come succede per Facebook, il primo a lanciare i Like.

    Che le stelline avessero forse compiuto il loro corso era praticamente chiaro a tutti. Nell’introdurre questa novità Twitter spiega che il Cuoricino adesso appare come un simbolo “gratificante”. Con questa novità Twitter vuole davvero rendere più chiaro il concetto di ciò che ci piace, a differenza delle stelline. A giustificazione di tutto, Twitter fa sapere anche che i test fatti in precedenza evidenziano che il Cuoricino è piaciuto agli utenti.

    twitter cuoricino italiano

    Come certamente saprete, non è la prima volta che Twitter si misura con i Cuoricini, basta vedere Periscope per verificarlo. Lo scopo, fa sapere sempre Twitter, è quello di rendere il Cuoricino un simbolo che accomuni tutte le piattaforme, quindi anche Twitter e Vine.

    Sinceramente, ci si sarebbe aspettati qualcos’altro rispetto al Cuoricino, che certamente diventerà uno strumento in più per Twitter al fine di misurare l’interazione sui contenuti condivisi. Dopo gli RT, praticamente anche su Twitter parleremo di Like, come accade, di nuovo, su Facebook.

    Si poteva fare altro? Si, per esempio si poteva, per ottimizzare l’uso della piattaforma, introdurre la possibilità di modificare i tweet, proprio come succede su Facebook. Avrebbe aiutato di a dal punto di vista del coinvolgimento, quindi utilizzo, sia dal punto di vista dell’apprezzamento stesso della piattaforma, già limitati dai 140 caratteri che inducono in errore.

    Si poteva rilasciare prima Moments per provare a vedere se effettivamente la base utenti apprezzava e di conseguenza partecipava attivamente. Ma si è voluto passare per la via più facile.

    E ora cosa ci attenderemo? L’addio al limite dei 140 caratteri per i tweet? Ormai niente appare più sacro, quindi un cambiamento del genere è assolutamente da mettere in conto.

    Il rilascio dei cuoricini sarà anche per mobile e tutte le altre piattaforme, oltre che su desktop.

    E voi che ne pensate? Stelline o Cuoricini?