Tag: infografica

  • Anatomia dello spettatore Tv nell’era dei Social Media [Infografica]

    Anatomia dello spettatore Tv nell’era dei Social Media [Infografica]

    anatomia-spettatore-tv

    Oggi vi proponiamo questa interessante infografica realizzata da Videology che ci mostra come si è evoluto lo spettatore Tv italiano in questi ultimi due anni e come si evolverà nei prossimi tre anni. Sono 12 milioni gli italiani che oggi sono sui social network mentre guardano la Tv

    L’infografica che vi proponiamo oggi è il sunto di un interessante ricerca di Videology, piattaforma di video advertising leader sul mercato rivolta a editori, che ci mostra come si è evoluto lo spettatore Tv italiano in questi ultimi due anni e come si evolverà nei prossimi tre anni, tenendo conto del ruolo della Tv che è cambiato molto nell’era dei social media e delle nuove tecnologie.

    La ricerca ci offre dati basilari come ad esempio quello che ci dice cha ad oggi sono 35 milioni gli italiani che navigano regolarmente in Internet, un dato però che dal punto di vista della penetrazione di Internet nel nostro paese, il 58%, ci vede un po’ indietro rispetto alla media europea che è del 68%. A questo va aggiunto anche che sono 26 milioni gli italiani che accedono ai social media, con il 42% di questi che li usa regolarmente. E sono poi 20 milioni gli italiani che vi accedono da Mobile, di cui il 73% da smartphone e il 27% da tablet. Senza dimenticare che trascorriamo su Internet mediamente 4,7 ore, come ricordavamo qualche giorno fa riportando alcuni dati del 48° Rapporto Censis

    Ma lo spettatore Tv oggi è cambiato anche per i dati che abbiamo appena visto. Sono infatti ben 12 milioni gli italiani che guardano la Tv mentre navigano sui social network. Un dato che rispecchia la forte ascesa in Italia del fenomeno della Social Tv. Si guarda un programma in Tv e nel frattempo si condividono pareri ed opinioni con i propri amici e contatti. E questo dato ci dice anche che gli italiani sono sempre più utenti multiscreen, sono infatti quasi 18 milioni gli italiani che usano distintamente due dispositivi in maniera attiva.

    Il 59% dei consumatori italiani sarebbe disposto a pagare per un canale premium su YouTube in grado di offrire loro programmi di interesse. E nel corso del 2013 il consumo di video online è cresciuto del 19% da pc e del 30% da smartphone. Un dato che ci dice quanto il Mobile stia sempre più prendendo piede nella vita degli italiani. Ad oggi sono 28 milioni gli italiani che guardano video online da pc e 12 milioni sono gli utenti che li guardano da smartphone.

    E aumenta lo streaming online. Il 73% degli advertiser, il 79% delle agenzie e il 66% delle media company ritengono che nei prossimi tre anni in Italia aumenterà lo streaming dei programmi Tv dai siti web delle varie reti televisive. Di conseguenza, il fenomeno del second screen offrirà nuove opportunità di engagement pubblicitario, sempre nei prossimi tre anni. Senza dimenticare l’aumento nei prossimi anni di dispositivi di IoT (Internet of Things) e di wearable technologies che offriranno nuove opportunità di fruizione e anche nuove opportunità per gli stessi advertiser.

    Ecco questo è quanto riportato nella ricerca e nell’infografica che vedete in basso.

    E voi che ne pensate? Anche le vostre abitudini di fruizione di video sono cambiate in questi ultimi anni? Raccontateci la vostra esperienza.

    anatomia-spettatore-tv-italia-infografica

     

  • Ecco le origini del Black Friday in un’infografica

    Ecco le origini del Black Friday in un’infografica

    black-friday

    Oggi è il venerdì del Black Friday, il giorno dopo la festa del Giorno del Ringraziamento negli Usa che di fatto apre la stagione degli acquisti natalizi, a livello globale ormai. In questa giornata saranno tante le occasioni da non farsi scappare. Proviamo a vedere insieme allora le origini del Black Friday con l’aiuto di questa interessante infografica

    Ormai siamo in quello che si attende da qualche anno con ansia in questo periodo. E’ infatti arrivato il Black Friday, il fenomeno che negli Usa è molto popolare ma che negli ultimi anni si sta diffondendo a livello globale, Italia compresa. Per chi ancora non lo conoscesse e si sta chiedendo “Ma che cos’è questo famigerato Black Friday?” proviamo a dare una risposta guardano un po’ quelle che sono le origini del fenomeno anche con l’aiuto di questa interessante infografica che oggi vi proponiamo.

    Il Black Friday è l’evento che da alcuni anni da il via ufficiale alla stagione dello shopping natalizio, è quindi il momento che sdogana la voglia di acquisti proprio nell’avvicinarsi delle periodo natalizio. Ogni anno questa giornata cade nell’ultimo venerdì del mese di novembre e nel corso di questa giornata, migliaia di negozi e catene commerciali s’impegnano a offrire sconti e promozioni di portata eccezionale. Tant’è vero che sono in milioni le persone negli Stati Uniti e nel mondo ad appostarsi fuori dai negozi già prima del loro orario di apertura e ad assalirli letteralmente per accaparrarsi le occasioni migliori. Giusto per dare qualche dato, nel 2013 sono stati più di 140 milioni gli americani hanno approfittato di queste imperdibili offerte, arrivando a spendere fino a un totale di 57,4 miliardi di dollari (1,2 miliardi solo di vendite online). Una somma con cui si potrebbero acquistare qualcosa come 40 mila Ferrari oppure 100 Gulfstream.

    Il Black Friday non è una festa, ma ci sono stati negli Usa, come la California e altri che osservano “The Day after the Thanksgiving Day” come una festività, infatti gli uffici pubblici restano chiusi. Sapete perchè si chiama proprio Black Friday?

    Black Friday è un nome con cui si indicava del 19° secolo negli Usa veniva associato alla crisi economica del 1869. Il nome comincia a comparire poi nel 1961 a Philadelphia e stava ad indicare il pesante traffico di auto e pedonale che caratterizzava il giorno dopo la festa del Giorno del Ringraziamento. Dal 1975 in poi questa definizione comincia ad essere usata al di fuori di Philadelphia. Un’altra versione dell’origine di questa definizione si riferiva al ricavato dei commercianti che da gennaio a novembre era “rosso”, nel senso che si guadagnava poco, e in quel venerdì dell’anno invece cominciavano a guadagnare, in “nero”. Molti negozi agli inzi aprivano alle sei di mattina, poi qualcuno cominciò ad aprirli anche alle 5. Fino a quando nel 2011 si arrivò ad aprirli a mezzanotte.

    Il paese che cerca più di tutti il Black Friday online, su Google, è il Brasile con quasi 3 milioni di ricerche (riferite al 2013), segue poi, a sorpresa, gli Usa con 2,57 milioni di ricerche; a seguire la Germania, primo paese europeo, Spagna, Francia e infine l’Italia con 95 mila ricerche.

    In Italia, negli ultimi due anni l’interesse al Black Friday si è diffuso esponenzialmente soprattutto sul web, grazie, in particolare, a grandi aziende quali Apple e Amazon che già a partire dal 2011 hanno lanciato le prime iniziative promozionali associate a quest’evento. E anche quest’anno sono numerosi i negozi online e i portali web dedicati ai codici sconto che si sono fortemente attivati per offrire occasioni imperdibili agli utenti della rete. Tra questi, ci piace segnalarvi CupoNation, autore tra l’altro dell’infografica che vedete in basso, che ha dedicato un’intera pagina agli sconti del Black Friday: tra le tante opportunità di risparmio dedicate all’evento, segnaliamo il codice sconto Amazon del 50% dedicato a Dvd e Blu-ray, e quello del 20% sugli accessori per tablet.

    Tra i prodotti più ricercati in questo Black Friday saranno in televisori 4k, gli iPhone 5c e 5s, Kindle Fire HD, le cuffie Beats (ormai di proprietà di Apple).

    Quindi per tutti gli amanti dello shopping, in vista delle prossime feste natalizie, non lasciatevi perdere le occasioni che questa giornata vi offrirà e fate buoni acquisti.

    E voi cosa comprerete in questa giornata? Raccontateci la vostra esperienza di Black Friday.

    Black-Friday-Italia-infografica

  • Le Organizzazioni Non-Profit sui Social Media, ecco le più influenti [Infografica]

    Le Organizzazioni Non-Profit sui Social Media, ecco le più influenti [Infografica]

    organizzazioni non-profit

    Interessante indagine quella che vi proponiamo oggi ad opera di Blogmeter che ci mostra come usano i Social Media le Organizzazioni Non-Profit e quali sono le più influenti. Si distinguono Legambiente, ENPA, Greenpeace ed Emergency e i temi più discussi sono l’emergenza a Gaza, l’allarme Ebola, l’orsa Daniza e le energie rinnovabili

    Di Organizzazioni Non-Profit e social media ce ne siamo occupati proprio tre anni fa, grazie allo studio Non Profit Report 2011, l’indagine realizzata da ContactLab in collaborazione con VITA Consulting. E allora sottolineavamo come il rapporto tra le associazione del Terzo Settore e i Social Media fosse ancora tutto da costruire. Ebbene, a distanza di tempo torniamo a parlarne grazie all’interessante indagine di Blogmeter che ci illustra come in effetti questo rapporto è via via diventato più robusto. E grazie a questa indagine sviluppata tra il 1° Giugno e il 19 Ottobre 2014 vediamo come si è sviluppato il passaparola sul web e sui social media, ossia Facebook, Twitter, Blog, News, Forum, Yahoo Answers relativo alle principali 40 organizzazioni non profit italiane, confrontando le performance di queste sui profili ufficiali di Facebook e Twitter.

    Quindi, Legambiente, con oltre 88mila messaggi, è la regina del passaparola online: discussa prevalentemente per via delle sue numerose attività, tra cui la contestazione, portata avanti insieme a WWF e Greenpeace, del decreto sblocca-Italia, accusato di aprire i nostri mari alle trivellazioni indiscriminate delle compagnie petrolifere. Anche Croce Rossa e Caritas sono state molto discusse in merito alla loro attività di sostegno ai migranti giunti sul territorio italiano nell’ambito del programma Mare Nostrum o in merito al conflitto in Ucraina (CRI). Tra i temi più discussi spicca anche l’emergenza a Gaza, dove sono morti 121 bambini in seguito a bombardamenti israeliani: diverse associazioni presenti sul territorio, tra cui Unicef, Medici Senza Frontiere, Save the Children, hanno mobilitato l’opinione pubblica con i loro appelli per la fine dei bombardamenti e con gli aggiornamenti dal campo. Da segnalare anche l’allarme Ebola in Africa occidentale, fronte su cui si sono attivate sia Medici Senza Frontiere, sia Emergency e le violenze perpetrate in Iraq dall’ISIS.

    Su Facebook

    Facebook è il social network dove si discute di più di temi legati alle Organizzazioni Non-Profit, con gli utenti che commentano prevalentemente i post pubblicati dalle pagine ufficiali delle associazioni. Tre su quattro sono donne e prediligono contenuti di stampo animalista. Su Facebook il leader è ENPA che riesce ad ottenere il miglior rapporto tra community coinvolta e interazioni ricevute, mentre il post che registra il maggior numero di interazioni, oltre 82mila tra like, condivisioni, commenti, è quello della LAV relativo all’orsa Daniza, catturata dopo avere attaccato un cercatore di funghi che si era trovato nelle vicinanze dei suoi piccoli e in seguito uccisa.

    A conferma della presa dei post relativi agli animali vi è il fatto che tra le pagine più coinvolgenti in assoluto ci siano quelle della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, quella dell’ENPA e quella del WWF. La pagina con con più fan è invece quella di Emergency, seguita da Medici Senza Frontiere e Greenpeace.

    Su Twitter

    Anche Twitter è molto utilizzato dalle Organizzazioni Non-Profit e si nota in questo caso, a differenza di quanto invece notato su Facebook, una prevalenza di utenti di genere maschile che parteipano alle conversazioni. I temi più discussi sono anche qui legati a #Gaza e #Ebola, ma gli utenti sono molto attivi a condividere le campagne promosse dalle associazioni, come ad esempio #NonFossilizziamoci, promossa da Greenpeace, che vanta il profilo leader per coinvolgimento totale, in favore delle energie rinnovabili, #StopEbola, di Medici Senza Frontiere, #INdifesa, promossa da Terre des Hommes in difesa, appunto, dei diritti delle donne e delle bambine o #IoStoConDaniza della LAV. Tra i profili con le migliori performance spiccano anche Emergency, che ha festeggiato il suo ventennale (per l'occasione trasmettemmo anche noi in diretta il grande concerto in diretta dal Forum di Assago), e Unicef, molto attivo con la campagna #VacciniamoliTutti.

    Comunicazione positiva e Immagini elementi di successo delle campagne

    Sia su Facebook che su Twitter il successo di una campagna è spesso determinato dall’inserimento di immagini dedicate e dalla scelta accurata di testimonial apprezzati e attivi in prima persona. E’ questo il caso della #IceBucketChallenge che ha totalizzato 58 mila tweet postati da oltre 71 mila autori unici, raggiungendo un bacino potenziale di 95 milioni di utenti, anche grazie alla partecipazione di diverse celebrities (da Andrea Agnelli, a Antonio Conte, fino al premier Matteo Renzi). Tra gli altri elementi da considerare per una buona comunicazione sui social, Luca Visone, di Medici Senza Frontiere, ha evidenziato l’importanza di una comunicazione in positivo, che sottolinei i risultati raggiunti e l’impegno degli operatori dell’associazione, coinvolti in prima persona anche nelle attività di comunicazione, per annullare davvero le distanze tra utenti e persone in prima linea.

    Paolo Ferrara, di Terre des Hommes, ha ricordato che anche le piccole-medie associazioni possono ottenere ottime performance puntando sulle proprie storie e su quelle delle persone coinvolte attraverso una comunicazione aperta, trasparente e soprattutto sinergica con le altre attività svolte al proprio interno.

    Dall’indagine emerge anche che gli utenti sono particolarmente esigenti nei confronti dell’operato delle associazioni. Apprezzano molto quando queste condividono i risultati raggiunti, come ad esempio, l’arresto di un pedofilo grazie ad un avatar in 3D creato da Terre des Hommes o la guarigione di pazienti affetti da Ebola grazie ai Medici Senza Frontiere. Non lasciano però correre se fanno qualcosa ritenuto non coerente con la loro mission o, a maggior ragione, con l’etica o le leggi vigenti.

    Ecco questo il resoconto dell'indagine che si può trovare nella sua forma completa a questo link. E voi che ne pensate? Come giudicate voi il modo di comunicare e la presenza delle Organizzazioni Non-Profit sui Social Media?

    non-profit-influenti-online-infografica

  • Il Fashion Blogger più influente in Italia è un uomo [Infografica]

    Il Fashion Blogger più influente in Italia è un uomo [Infografica]

    fashion-blogger-ricerca

    Forse il dato risulterà sorprendente a molti, ma dalla ricerca condotta da Blogmeter sui 40 fashion blogger italiani più seguiti sui social media, emerge la figura di Mariano di Vaio, leader assoluto su Facebook e il più coinvolgente su Twitter. Chiara Ferragni è la fashion blogger con il maggior numero di followers

    Quando si parla di Fashion Blogger, spesso si pensa a blogger appassionate di Moda e di stile. Ma la ricerca di Blogmeter che vi proponiamo ci permette di avere un quadro più completo su questa categoria, in Italia, scoprendo quindi chi sono e come usano i Social Media nella loro attività di blogging. Dalla ricerca, realizzata tra il 1° Luglio e il 14 Settembre 2014, emerge che questi personaggi sono presenti in maniera capillare su tutti i social network più usati come Facebook, Twitter, Instagram, Google+, YouTube e Pinterest. Tendenzialmente i fashion blogger puntano sui contenuti fotografici, mentre per quanto riguarda le strategie prediligono il mix di contenuti fashion e vita quotidiana. E, sebbene la loro presenza sia molto diffusa, in realtà aggiornano più frequentemente Facebook, Instagram e Twitter postando con regolarità contenuti nuovi e originali. Di conseguenza, utilizzano meno YouTube anche per la difficoltà, reale, di montare video interessanti, mentre Google+ e Pinterest risultano per lo più canali di ri-pubblicazione di contenuti già apparsi altrove.

    La ricerca ci svela anche il fashion blogger più influente che non è, come era facile pensare, una donna.

    Il fashion blogger più influente è Mariano Di Vaio, che si conferma leader assoluto su Facebook. Di Vaio, primo sia per engagement che per numero di fan, acquisisce in due mesi e mezzo ben 500.000 fan grazie a post esclusivamente fotografici riguardanti per lo più i suoi viaggi e gli impegni lavorativi in giro per il mondo (ad es. Formentera, New York, Hong Kong).

    Da segnalare, Martina Corradetti (The Fashion Coffee) che coinvolge il suo seguito attraverso frequenti sondaggi su differenti opzioni di outfit e Veronica Ferraro (The Fashion Fruit) che pubblica frequentemente immagini delle sue colazioni e merende con le amiche. La fashion blogger più famosa, Chiara Ferragni, usa invece Facebook come un canale secondario, infatti la sua pagina contiene soprattutto foto importate dal profilo Instagram. In generale su Facebook, oltre alle immagini legate alle sfilate e alle collaborazioni con i brand, piacciono molto i sondaggi del tipo “cosa mi metto?” di The Fashion Coffee e le foto legate alla vita quotidiana di The Fashion Fruit. Su Twitter, invece, Chiara Ferragni è nettamente la blogger più seguita con più di 200.000 followers. La maggior parte dei suoi tweet contiene link al blog o a foto su Instagram o alcuni dei suoi hashtag di riferimento come #theblondesaladneverstops.

    Ma il blogger più coinvolgente, anche su Twitter, resta Mariano Di Vaio, le cui foto che lo ritraggono in vacanza o in costume da bagno sono tra i contenuti più apprezzati in assoluto. In generale, tra gli hashtag più usati dai blogger, emergono quelli legati alle vacanze, ma anche alla Settimana della Moda di New York e all’IceBucket Challenge cui hanno partecipato sia la Ferragni che Di Vaio. Tra le collaborazioni segnalate spiccano #ProjectRunway della Ferragni e #BuonaseraBellezza della Corradetti, mentre l’hashtag brand più utilizzato è #CaiaJewels, realizzato sempre dalla Ferragni, che ha disegnato per loro una collezione.

    In basso l’infografica riassuntiva della ricerca.

    Allora, sorpresi da questi dati? Raccontateci cosa ne pensate.

    fashion-blogger-infografica

  • La popolazione su Internet dal 2000 al 2014 [Infografica]

    La popolazione su Internet dal 2000 al 2014 [Infografica]

    popolazione-internet

    Ecco un’interessante, e massiccia, infografica realizzata da Statista per Forbes. Viene illustrata la popolazione su Internet dal 2000 al 2014. In 14 anni, gli utenti internet sono passati da 394 milioni a 3 miliardi di persone, ossia il 40% della popolazione dell’intero pianeta

    In quanti siamo su Internet? Domanda che spesso ci facciamo, più o meno tutti, e che può sembrare anche banale. Ma non lo è. E siccome raccontiamo qui sul nostro blog quanti italiani vivono la rete, sul web e sui social media, allora ci piace vedere anche quanti sono gli utenti di Internet a livello globale. E per questo intento, ci aiuta molto questa recente infografica, realizzata da Statista per Forbes, che racconta e illustra il percorso di crescita della popolazione su Internet dal 2000 al 2014. Pensate che solo 14 anni la popolazione era di 394 milioni di utenti. Oggi sono 3 miliardi, cioè il 40% dell’intera popolazione globale.

    E se guardiamo il dato dal punto di vista regionale, forse vi stupirete nello scoprire che la zona più rappresentata è l’Asia con il 41% della popolazione su Internet. Segue poi l’Europa con il 26%, il Nord America con il 14%, il Sud America con il 10% della popolazione e chiude il con il 9% la popolazione del Medio Oriente e dell’Africa. Nel 2013 la popolazione dell’Est dell’Asia era di 756 milioni di persone, quella dell’Europa Occidentale era di più di 326 milioni.

    Se guardiamo al consumo, vediamo numeri stratosferici. Nel 2018 si prevede qualcosa come 83.299 petabyte!

    L’infografica ci illustra poi che Internet in Nord America è dominato dall’intrattenimento. Esso rappresenta il 59% del traffico Internet aggregato. E solo nel 2013, il 31,625 era fatto da Netflix. Con solo il 13%, segue poi il web browsing.

    Per quanto riguarda la velocità di connessione, i coreani sono quelli che viaggiano più velocemente di tutti con 23.6 Mbps. E nei primi tre posti troviamo altri due paesi asiatici, Giappone con 14.6 Mbps e Hong kong con 13.3 Mbps. Primo paese europeo è la Svizzera con 12.7 Mbps.

    Altro dato che non ci sorprende, ma che impressiona comunque, è che il 73,4% della popolazione accede a Internet da Mobile. E nel 2017 si prevede che si raggiunga il 90%. In un anno, dal 2013 al 2014, gli americani che accedono a Internet da Mobile sono passati da 11% al 19%. In Europa si è passati dall’8% al 16%, il doppio.

    E se guardiamo le attività che più facciamo sui nostri devices, iOS e Android, si nota che il 32% li usa per giocare, il 28% per accedere ai social network, di cui il 17% per Facebook e 1,5% per Twitter.

    Allora, cosa ne pensate di questi dati? E siete anche voi tra quel 16% europeo che accede a Internet da Mobile? E quali sono le vostre principali attività? Raccontateci la vostra esperienza tra i commenti.

    popolazione-internet-2014-inforgrafica

  • Come seguiamo e come condividiamo le notizie su Mobile [Infografica]

    Come seguiamo e come condividiamo le notizie su Mobile [Infografica]

    notizie-mobile

    News Republic, aggregatore di notizie per mobile, attraverso un sondaggio annuale condotto sulla base di 14 mila utenti provenienti da sei paesi, Italia compresa, ci rivela come  seguiamo e condividiamo le notizie. In generale, si condivide per coltivare nuove relazioni e per sentirsi connessi con il mondo

    Leggere e condividere notizie è una delle attività principali che tutti noi facciamo dai nostri dispositivi mobili, siano essi smartphone o tablet. E noi italiani lo sappiamo bene, essendo grandi fruitori di mobile e di notizie, un mix vincente. E se a questo proposito volete sapere quali sono le app che più usiamo da mobile per consultare le notizie, allora vi consigliamo di dare un’occhiata ai dati raccolti da DataMediaHub. Detto questo, e per capire meglio come seguiamo e come condividiamo le notizie sul Mobile, è utile dare un’occhiata al sondaggio pubblicato ieri da News Republic, agenzia di stampa che diffonde news dei propri partner attraverso app mobile e la più conosciuta è proprio News Republic, usata a livello globale da 12 milioni di utenti. Il sondaggio è annuale e vi hanno preso parte 14 mila utenti, tra cui anche manager d’azienda e studenti, provenienti da Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Italia.

    Da quello che emerge dal sondaggio è che gli utenti condividono notizie per entrare in relazione con altri e sviluppare rapporti, c’è la sensazione di “sentirsi connessi col mondo”. La condivisione delle news funge dunque da elemento di connessione tra le stesse persone. da questo punto di vista notate percentuali elevate dappertutto. L’88% degli italiani esprime questa sensazione.

    notizie-sondaggio-mobile

    Intanto diciamo subito che a livello generale, il 50% degli utenti intervistati condivide le notizie perchè vuole mostrare il suo sostegno all’argomento oggetto della notizia. Il 60% degli intervistati mostra interesse per notizie di natura internazionale. Noi italiani da questo punto di vista siamo in linea con questa tendenza: il 58% degli utenti italiani mostra interesse per notizie internazionali e il 56% è interessato a notizie locali. I più “internazionali” sono i tedeschi, i francesi e gli inglesi. Il 70% dei manager che hanno partecipato al sondaggio leggono notizie da mobile ogni giorno e un terzo di essi trascorre dai 30 ai 60 minuti al giorno consultando news. Anche gli studenti intervistati usano i loro dispositivi per seguire news. Anche in questo caso, il 70% di essi usa applicazioni mobili per leggere le notizie ogni giorno; e il 30% di essi trascorre almeno 30 minuti al giorno facendo questa attività. Il 70% degli utenti tedeschi, francesi e americani concordano sul fatto che seguire le notizie li aiuta a tenere conversazioni più interessanti.

    In tutti i paesi le notizie tech sono più popolari delle notizie business e sport, per esempio.

    Fin qui abbiamo visto dei dati degli utenti a livello generale. Ma nel sondaggio sono emerse alcune differenze.

    Il 60% degli americani dice che seguire notizie li aiuta a prendere decisioni migliori. Per gli spagnoli invece è il 20%. Il 50% degli americani legge notizie per sentirsi più intelligenti. Da questo punto di vista gli spagnoli solo 1 su 50. Il 43% dei francesi condividono le notizie con maggiori probabilità per dimostrare il proprio sdegno per un tema; il 40% degli inglesi lo fa per divertirsi; e il 33% degli americani lo fa per trovare ispirazione. Per quanto riguarda le tecnologie indossabili per seguire le notizie, il 70% degli spagnoli si dice favorevole, mente il 70% dei francesi si dice contrario.

    E ancora, i manager sono quelli che condividono le notizie il doppio di quello che fanno gli studenti intervistati. Un terzo dei lavoratori del settore privato nelle sei nazioni in cui è stato somministrato il sondaggio usa in maniera intensiva gli aggregatori di notizie.

    Infine, dal sondaggio emergono anche delle differenze tra uomini e donne.

    Gli uomini condividono le notizie per aiutare o consigliare un amico o la persona amata in una misura del 30% superiore a quella relativa alle donne. E gli uomini seguono le notizie per evitare la noia, in questo caso la misura è il 40% più alta di quella relativa alle donne.

    Allora, fin qui i dati del sondaggio. Ma raccontateci, anche voi condividete news per sentirci connessi con il mondo? Quali sono le vostre considerazioni su questo sondaggio? Raccontateci, tra i commenti, cosa ne pensate.

    notizie-mobile-infografica

    [divider]

  • Ma i Social Network possono danneggiare la nostra salute? [Infografica]

    Ma i Social Network possono danneggiare la nostra salute? [Infografica]

    social-media-addicted-salute

    Ma possono i Social Network danneggiare la nostra salute? In realtà sono in tanti a misurarsi su questo problema e secondo una ricerca recente dell’Università di Salford, il 50% di coloro che vi hanno partecipato ha dichiarato che la loro vita è peggiorata proprio a causa di Facebook e di Twitter. Ma vediamo insieme questa interessante infografica

    Sul tema se e come i Social Network, e quindi è corretto dire anche i Social Media, possano dare disturbi e provocare danni alla nostra salute si dibatte da un po’. E qui sul nostro blog è un tema che abbiamo affrontato proprio trattando di FOMO, Fear Of Missing Out, cioè la paura di perdersi un evento o qualcosa si importante e questo problema prende piede anche sui Social Network, infatti si parla appunto di Social FOMO. Ma come già detto è un tema che continua ad essere sviluppato e interessa sempre molto per via del crescente uso chedei social network ne facciamo, un uso sempre più crescente. Noi italiani siamo tra i primi in Europa per uso quotidiano in termini di ore, 3 ore di media ogni giorno. E quindi, oggi vogliamo riproporci di nuovo la domanda, alla luce anche di nuove ricerche e di nuovi dati, grazie anche alla chiara infografica realizzata da Rodiola. Allora, i Social Network possono danneggiare la nostra salute?

    Partiamo dalla considerazione che il 65% degli utenti adulti si collega ai social network per un periodo totale di 23 ore per settimana, considerando anche il tempo trascorso con email ed altre forme di comunicazione digitale. Da qui il dato che vi trascorriamo almeno 3 ore al giorno, cioè il 14% della nostra giornata. Comunque, una fetta importante.

    Fatta questa premessa, veniamo all’ultima ricerca ad opera dell’Università di Salford, Manchester (Uk) dalla quale è venuto fuori che, sulla base di 298 partecipanti alla ricerca stessa, il 50% ha dichiarato che la qualità di vita e peggiorata proprio a causa dell’udo di Facebook e di Twitter. Dalla ricerca si evince anche che:

    • il 67% ha paura di perdersi qualcosa di importante se non connesso a sufficienza, e qui ritorniamo al Social FOMO di cui parlavamo prima;
    • il 38% degli utenti di età compresa tra 18-34 anni controllano i loro social network preferiti già appena svegli;
    • il 66% dichiara di addormentarsi con difficoltà proprio a causa di un uso massiccio dei social network;
    • il 25% dichiara di avvertire disagio, o difficoltà, nel non poter controllare il proprio profilo Facebook o la propria casella email.

    Ma anche una ricerca dell’Università di Harvard evidenzia problemi di salute per gli utenti proprio in relazione all’uso dei social network. Infatti da questa ricerca risulta che gli utenti, mentre sono collegati ai propri canali, attivano il “nucleus accubens“, ossia un sistema di neuroni che ha un ruolo importante tante nelle situazioni di piacere, quanto nelle dipendenze. Quindi i Social Network possono diventare una forma di dipendenza e come tale essere dannosi per la nostra salute.

    Ma esiste anche una ricerca, dell’Università della California, che ci dice che un eccesso dell’uso dei Social Network può provocare i seguenti disturbi:

    • Facile irritabilità;
    • Depressione;
    • Voyeurismo;
    • Narcisismo;
    • Schizofrenia;
    • Ansia.

    Insomma, se è vero che i Social Network possono portare dipendenza, è vero anche che possono provocare disturbi tali da essere davvero dannosi per la nostra salute. Ma, ricerche a parte, voi cosa ne pensate? Avete avvertito dei disagi oppure conoscete qualcuno che ha accusato problemi di questo tipo? Raccontateci le vostre esperienze, cercheremo di capirne meglio tutti.

    social-salute-infografica

  • Roma è la Capitale del settore alberghiero [Infografica]

    Un tempo si diceva “Roma, Caput Mundi” e oggi questa espressione la si potrebbe usare ancora dal punto di vista alberghiero. Tra la Pasqua, il Natale di Roma, 25 Aprile, Primo Maggio e Canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e di Papa Giovanni Paolo II, Roma è davvero la Capitale del Mondo. Con Trivago conosciamo qualche dettaglio in più

    Roma si appresta a vivere un periodo impegnativo per tanti eventi che la vedranno assoluta protagonista, vera Caput Mundi, espressione che un tempo si usava per dire che era la capitale del mondo allora conosciuto. Oggi Roma rimane ancora una delle città più visitate al mondo e in questo periodo riesce addirittura avanti alle altre capitali del mondo. Trivago, il popolare motore di ricerca online per alberghi, ha realizzato una interessante infografica che ci dimostra come la Capitale, dal punto di vista alberghiero sia effettivamente all’avanguardia. Gli eventi che stanno per arrivare richiameranno certamente centinaia di migliaia di turisti dall’Italia e la Mondo. E si è iniziato già in questi giorni in prospettiva della Pasqua che si celebra domani, poi sarà la volta delle celebrazioni per il Natale di Roma (21 Aprile); poi Festa di Liberazione (25 Aprile) e Festa del Lavoro (1° Maggio); in mezzo alle ultime due c’è anche la Canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e di Papa Giovanni Paolo II (27 aprile) che richiamerà certamente centinaia di migliaia di fedeli.

    E quindi, dando un’occhiata all’infografica si evince che:

    • Roma è al primo posto al mondo per numero di alberghi prenotabili on-line: 3.447 contro i 2.352 di Parigi, ad esempio;
    • il periodo più economico per visitare la Capitale è la Pasquetta che coincide quest’anno con il Natale di Roma, mentre quello meno economico è la Festa di Liberazione del 25 Aprile che stacca di poco il periodo della Canonizzazione dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II;
    • le zone più ambite per un albergo sono la Stazione Termini, il Centro Storico, Piazza di Spagna e trinità dei Monti, Trastevere e il Colosseo;
    • le ricerche di alberghi arrivano da Germania, Regno Unito, Spagna, Usa e Francia;
    • Roma è la città che ottiene il punteggio più alto in termini di reputazione alberghiera online e fa meglio di Sidney, Rio de Janeiro, Parigi e Londra.

    Insomma, fa piacere che Roma si dimostra essere Capitale del Mondo anche per quanto riguarda gli alberghi online.

    Infografica-Roma-Caput-Mundi-trivago

  • Ecco i migliori strumenti per gestire i Social Media [Infografica]

    Da G2 Crowd, piattaforma di recensione di software per il business, ecco una classifica che elenca quelli che sulla base di 350 recensioni sono risultati essere i migliori strumenti per gestire i Social Media. Leader di questa classifica è Hootsuite, definito anche il miglior strumento per la customer satisfaction

    Gli addetti ai lavori, ma anche semplici utenti, sanno certamente cosa significa gestire i social media, lavoro non facile di certo, ma per fortuna esistono sul mercato validi strumenti che aiutano nella gestione e nelle varie pubblicazioni da trattare. E siccome ne esistono tanti, spesso ci si chiede quale sia quello più affidabile, quello che riesce meglio a soddisfare certe esigenze. Difficile dare una risposta precisa anche perchè molti di questi strumenti hanno raggiunto un livello di qualità e affidabilità molto alto nel tempo, però riuscire ad avere qualche suggerimento, qualche consiglio, come si sa, non fa mai male. E quindi risulta più opportuno sapere che esiste una piattaforma online, in versione beta, che si chiama G2 Crowd sulla quale gli utenti possono recensire vari software orientati al business. Qualche giorno fa G2 Crowd ha rilasciato i risultati, sulla base di 350 recensione degli utenti su The Grid il motore specifico attraverso cui sono state raccolte le recensioni, di quelli che sono stati classificati come i migliori software per gestire i Social Media. I prodotti presi in considerazione erano 13.

    HootSuite, tool che non ha bisogno certo di presentazione, è risultato essere recensito come strumento Leader con una valutazione alta anche per quanto riguarda la customer satisfaction (96% di soddisfazione); poi altro tool ben recensito è TweetDesk, anch’esso menzionato come Leader. Poi ci sono strumenti come Sprout Social (9o%), GroSocial (90%), AgoraPulse (91%) e Sendible (59%) definiti “High Performers“, nel senso che hanno ricevuto alti punteggi di soddisfazione del cliente, ma hanno ricevuto punteggi inferiori su altri livelli di considerazione.

    Come certamente saprete, molti dei tools per gestire i social media offrono anche possibilità di monitoraggio e di analisi dei dati insieme alle funzionalità classiche legate alla pubblicazione di contenuti. E dunque, nel complesso, coloro che hanno recensito i vari tools hanno espresso l‘81% di soddisfazione per quanto concerne le caratteristiche di “social marketing” delle piattaforme di gestione dei social media. Gli utenti hanno poi dichiarato di essere molto soddisfatti per quanto riguarda le funzionalità di condivisione, l’88% ha espresso pareri positivi; mentre sono meno soddisfatti delle funzionalità alla social advertising, lamentando le possibilità ristrette che offrono i tools di gestione presi in esame, solo il 70% sostiene di essere soddisfatto.

    Nell’infografica in basso vedete altri punti evidenziati dalle recensioni e notate che quelli che sono “altamente raccomandabili” sono HootSuite, GroSocial e AgoraPulse.

    E voi quali strumenti utilizzate? Fateci sapere la vostra esperienza in merito e se condividete questo risultati e scriveteci tra i commenti.

    strumenti-social-media-infografica-g2-crowd

    (cliccate l’immagine per ingrandirla)

  • Spotify festeggia il primo anno di musica in Italia, in Infografica

    Spotify festeggia il primo anno di musica in Italia, in Infografica

    spotify-in-italia-primo-anno

    Spotify oggi compie il primo anno di musica in Italia. Sono infatti passati dodici mesi dal lancio ufficiale nel nostro paese del popolare servizio di musica in streaming on demand. E sono oltre 65 milioni le ore di musica ascoltate dagli italiani, pari a qualcosa come 7.500 anni. Più di 15 milioni le playlist create, di cui 340 dedicate all’amore. Daft Punk i più ascoltati

    Sono già passati dodici mesi dal lancio ufficiale di Spotify in Italia, il popolare servizio di musica in streaming on demand, il più usato sulla rete. E per l’occasione Spotify ha raccolto dei dati interessanti su come noi italiani abbiamo usato il servizio, scoprendo gusti e particolarità in musica di tantissimi utenti che ormai quasi non rinunciano più ad ascoltare musica mentre studiano, lavorano o, e soprattutto, durante il tempo libero.

    E allora diciamo subito che la passione italiano per la musica e per Spotify la si capisce già in questo primo dato. Dal momento del lancio a oggi gli utenti italiani hanno ascoltato oltre 65 milioni di ore di musica, l’equivalente a qualcosa come 7.500 anni, e hanno creato oltre 15 milioni di playlist.

    Il successo con cui Spotify è stato accolto in Italia ci ha accompagnati nel corso di tutto il primo anno e siamo entusiasti di avere avuto questa risposta da parte del mercato”, dichiara Veronica Diquattro, Responsabile del Mercato Italiano di Spotify. “Gli utenti italiani, infatti, si sono tuffati nel nostro catalogo di oltre 20 milioni di brani, scoprendo nuova musica, creando playlists e facendo di Spotify la colonna sonora della loro vita.”

    Ma l’arrivo di Spotify in Italia ha dato anche un forte impulso all’industria musicale digitale, come evidenziano i dati FIMI. La musica digitale, infatti, mostra una crescita del 18% con un +182% segnato dai servizi di abbonamento in streaming che rappresentano complessivamente il 18% del segmento digitale.

    Crediamo fortemente che Spotify possa dare un grande contributo al mercato musicale, aiutando a combattere la pirateria e avvicinando sempre più utenti allo streaming e al consumo legale di musica. I dati mostrano chiaramente che in Italia siamo sulla strada giusta”, continua Veronica Diquattro.

    Adesso vediamo nel dettaglio cosa ci piace ascoltare su Spotify.

    Tra gli artisti internazionali più ascoltati dominano i Daft Punk, seguiti da Avicii e Macklemore & Ryan Lewis, mentre tra gli italiani Jovanotti ha la meglio su Fedez e Ligabue.

    Sulla scia del successo internazionale, la canzone più riprodotta è stata Can’t Hold Us di Macklemore & Ryan Lewis – feat. Ray Dalton, seguita da Wake Me Up di Avicii e da Get Lucky dei Daft Punk. Per quanto riguarda gli album, gli utenti hanno premiato un artista di casa nostra: è Fedez con Sig. Brainwash – L’arte di accontentare a vincere la battaglia con l’onnipresente duo francese e il loro Random Access Memories e Night Visions degli Imagine Dragons.

    Per quanto riguarda invece le playlist, i tanti appassionati si sono sbizzarriti nella creazione di 340 mila palylist per “parlare” d’amore, 120 mila sono state realizzate per viaggi e vacanze, 63 mila per rilassarsi, 52 mila per allenarsi; mentre 20 mila sono state dedicate al tema del lavoro.

    Se vi state a questo punto chiedendo quale sia il profilo degli utenti italiani su Spotify, possiamo dire che sono soprattutto innovatori e influencer all’interno del loro mondo social e sono maggiormente propensi a spendere più soldi rispetto alla media per abbigliamento, musica e tecnologia. Inoltre, chi utilizza Spotiy è molto attivo sui diversi social network, accede agli account con una frequenza maggiore e con un maggior numero di interazioni.

    Ora se volete ascoltare tutto ciò che abbiamo ascoltato in questo primo anno di Spotify in Italia, non vi resta che seguire questo link Un anno di Spotify.

     
     
    Spotify-infografica-italia
    [divider]
Contatti