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  • Le Organizzazioni Non-Profit sui Social Media, ecco le più influenti [Infografica]

    Le Organizzazioni Non-Profit sui Social Media, ecco le più influenti [Infografica]

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    Interessante indagine quella che vi proponiamo oggi ad opera di Blogmeter che ci mostra come usano i Social Media le Organizzazioni Non-Profit e quali sono le più influenti. Si distinguono Legambiente, ENPA, Greenpeace ed Emergency e i temi più discussi sono l’emergenza a Gaza, l’allarme Ebola, l’orsa Daniza e le energie rinnovabili

    Di Organizzazioni Non-Profit e social media ce ne siamo occupati proprio tre anni fa, grazie allo studio Non Profit Report 2011, l’indagine realizzata da ContactLab in collaborazione con VITA Consulting. E allora sottolineavamo come il rapporto tra le associazione del Terzo Settore e i Social Media fosse ancora tutto da costruire. Ebbene, a distanza di tempo torniamo a parlarne grazie all’interessante indagine di Blogmeter che ci illustra come in effetti questo rapporto è via via diventato più robusto. E grazie a questa indagine sviluppata tra il 1° Giugno e il 19 Ottobre 2014 vediamo come si è sviluppato il passaparola sul web e sui social media, ossia Facebook, Twitter, Blog, News, Forum, Yahoo Answers relativo alle principali 40 organizzazioni non profit italiane, confrontando le performance di queste sui profili ufficiali di Facebook e Twitter.

    Quindi, Legambiente, con oltre 88mila messaggi, è la regina del passaparola online: discussa prevalentemente per via delle sue numerose attività, tra cui la contestazione, portata avanti insieme a WWF e Greenpeace, del decreto sblocca-Italia, accusato di aprire i nostri mari alle trivellazioni indiscriminate delle compagnie petrolifere. Anche Croce Rossa e Caritas sono state molto discusse in merito alla loro attività di sostegno ai migranti giunti sul territorio italiano nell’ambito del programma Mare Nostrum o in merito al conflitto in Ucraina (CRI). Tra i temi più discussi spicca anche l’emergenza a Gaza, dove sono morti 121 bambini in seguito a bombardamenti israeliani: diverse associazioni presenti sul territorio, tra cui Unicef, Medici Senza Frontiere, Save the Children, hanno mobilitato l’opinione pubblica con i loro appelli per la fine dei bombardamenti e con gli aggiornamenti dal campo. Da segnalare anche l’allarme Ebola in Africa occidentale, fronte su cui si sono attivate sia Medici Senza Frontiere, sia Emergency e le violenze perpetrate in Iraq dall’ISIS.

    Su Facebook

    Facebook è il social network dove si discute di più di temi legati alle Organizzazioni Non-Profit, con gli utenti che commentano prevalentemente i post pubblicati dalle pagine ufficiali delle associazioni. Tre su quattro sono donne e prediligono contenuti di stampo animalista. Su Facebook il leader è ENPA che riesce ad ottenere il miglior rapporto tra community coinvolta e interazioni ricevute, mentre il post che registra il maggior numero di interazioni, oltre 82mila tra like, condivisioni, commenti, è quello della LAV relativo all’orsa Daniza, catturata dopo avere attaccato un cercatore di funghi che si era trovato nelle vicinanze dei suoi piccoli e in seguito uccisa.

    A conferma della presa dei post relativi agli animali vi è il fatto che tra le pagine più coinvolgenti in assoluto ci siano quelle della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, quella dell’ENPA e quella del WWF. La pagina con con più fan è invece quella di Emergency, seguita da Medici Senza Frontiere e Greenpeace.

    Su Twitter

    Anche Twitter è molto utilizzato dalle Organizzazioni Non-Profit e si nota in questo caso, a differenza di quanto invece notato su Facebook, una prevalenza di utenti di genere maschile che parteipano alle conversazioni. I temi più discussi sono anche qui legati a #Gaza e #Ebola, ma gli utenti sono molto attivi a condividere le campagne promosse dalle associazioni, come ad esempio #NonFossilizziamoci, promossa da Greenpeace, che vanta il profilo leader per coinvolgimento totale, in favore delle energie rinnovabili, #StopEbola, di Medici Senza Frontiere, #INdifesa, promossa da Terre des Hommes in difesa, appunto, dei diritti delle donne e delle bambine o #IoStoConDaniza della LAV. Tra i profili con le migliori performance spiccano anche Emergency, che ha festeggiato il suo ventennale (per l'occasione trasmettemmo anche noi in diretta il grande concerto in diretta dal Forum di Assago), e Unicef, molto attivo con la campagna #VacciniamoliTutti.

    Comunicazione positiva e Immagini elementi di successo delle campagne

    Sia su Facebook che su Twitter il successo di una campagna è spesso determinato dall’inserimento di immagini dedicate e dalla scelta accurata di testimonial apprezzati e attivi in prima persona. E’ questo il caso della #IceBucketChallenge che ha totalizzato 58 mila tweet postati da oltre 71 mila autori unici, raggiungendo un bacino potenziale di 95 milioni di utenti, anche grazie alla partecipazione di diverse celebrities (da Andrea Agnelli, a Antonio Conte, fino al premier Matteo Renzi). Tra gli altri elementi da considerare per una buona comunicazione sui social, Luca Visone, di Medici Senza Frontiere, ha evidenziato l’importanza di una comunicazione in positivo, che sottolinei i risultati raggiunti e l’impegno degli operatori dell’associazione, coinvolti in prima persona anche nelle attività di comunicazione, per annullare davvero le distanze tra utenti e persone in prima linea.

    Paolo Ferrara, di Terre des Hommes, ha ricordato che anche le piccole-medie associazioni possono ottenere ottime performance puntando sulle proprie storie e su quelle delle persone coinvolte attraverso una comunicazione aperta, trasparente e soprattutto sinergica con le altre attività svolte al proprio interno.

    Dall’indagine emerge anche che gli utenti sono particolarmente esigenti nei confronti dell’operato delle associazioni. Apprezzano molto quando queste condividono i risultati raggiunti, come ad esempio, l’arresto di un pedofilo grazie ad un avatar in 3D creato da Terre des Hommes o la guarigione di pazienti affetti da Ebola grazie ai Medici Senza Frontiere. Non lasciano però correre se fanno qualcosa ritenuto non coerente con la loro mission o, a maggior ragione, con l’etica o le leggi vigenti.

    Ecco questo il resoconto dell'indagine che si può trovare nella sua forma completa a questo link. E voi che ne pensate? Come giudicate voi il modo di comunicare e la presenza delle Organizzazioni Non-Profit sui Social Media?

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  • Kindle Unlimited, 700 mila libri accessibili a meno di 10 euro

    Kindle Unlimited, 700 mila libri accessibili a meno di 10 euro

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    Amazon ha annunciato oggi Kindle Unlimited che consente l’accesso a 700 mila libri con un abbonamento mensile di 9,99 €. Kindle Unlimited è disponibile sui dispositivi Kindle e sulle applicazioni Kindle gratuite per smartphone e tablet Android, iPad, iPhone, PC e Mac

    Arriva anche in Italia Kindle Unlimited il nuovo abbonamento senza limiti che dopo il debutto negli Usa e dopo quello in Uk lo scorso settembre Amazon ha annunciato oggi disponibile anche per il nostro paese. Il nuovo abbonamento consentirà a tutti di leggere più di 700.000 libri Kindle al costo €9.99 al mese. E 15 mila i titoli in lingua italiana da leggere sui dispositivi Kindle ma anche su iPhone, iPad, smartphone e tablet Android, pc Windows e Mac.

    Kindle Unlimited viene da subito offerto con una modalità gratuita per 30 giorni e include:

    Lettura illimitata: si possono leggere più di 700.000 titoli, inclusi 15.000 in lingua italiana tra cui: best seller come la saga di Harry Potter, Ti prego lasciati odiare di Anna Premoli, Twilight di Stephenie Meyer, Stoner di John Edward Williams, Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni; una selezione di titoli di noti autori come Iréne Némirowsky, Susanna Tamaro, Maurizio de Giovanni; una ricca selezione di classici per adulti e bambini come Guerra e pace, Il ritratto di Dorian Gray, Orgoglio e Pregiudizio, Le più belle fiabe di Andersen, Le avventure di Tom Sawyer e Piccole Donne.

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    • Esclusive Kindle: è possibile scegliere tra migliaia di libri disponibili solo per Kindle, incluse le nuove uscite, e best seller Kindle come l’opera vincitrice del concorso BigJump Il cammino delle parole di Veronica Gussoni, Lost Legion di George Wildramp, Orfani di Dio di Maria Acciaro, Il codice della Fenice di Umberto Lubich e la serie TRI di Lorena Laurenti.
    • Fumetti: con Kindle Unlimited si può scoprire il piacere di leggere fumetti in formato digitale, grazie a titoli come Star Wars 1 di John Jackson Miller, Cronache del Mondo Emerso di Licia Troisi, e i capolavori di Mark Millar, tra cui Kick Ass 1 e Wanted 1.
    • Libri in inglese: è possibile scegliere tra centinaia di migliaia di titoli in inglese e, sulle più recenti versioni di Kindle e Kindle Paperwhite, utilizzare WordWise: questa funzione, per lettori di tutte le età, facilita la lettura e velocizza la comprensione grazie alla visualizzazione automatica di definizioni semplici e brevi sopra le parole complesse. Kindle Unlimited offre la possibilità di leggere, in lingua originale, le opere di grandi autori come Lesley Thomson, Douglas Preston e Lincoln Child, Joe Lansdale, Ellery Queen e prestigiosi classici come L’amante di Lady Chatterley e Tre uomini in barca.
    • Le funzioni Kindle più apprezzate: è possibile utilizzare tutte le funzioni Kindle più amate dai clienti come i dizionari integrati, Whispersync, Evidenziazioni Frequenti, la possibilità di condividere sui social network e le recensioni dei clienti.
    • Leggere ovunque: l’accesso a Kindle Unlimited è disponibile attraverso i dispositivi Kindle e le applicazioni di lettura Kindle gratuite per smartphone e tablet Android, iPad, iPhone, PC e Mac; così è possibile avere tutti i propri libri sempre con sé, senza perdere mai il segno.

    Insomma, un’offerta che segue quelle di Scribd ($ 8.99 per leggere qualsiasi libro) e di Oyster Books.

  • Utilizzare Twitter per l’Ufficio Stampa [Formazione]

    Utilizzare Twitter per l’Ufficio Stampa [Formazione]

    twitter-ufficio-stampa

    Twitter per le notizie è considerato un canale preferenziale, date le sue caratteristiche di dinamicità e di capacità di diffusione. Allora perchè non imparare ad usarlo bene anche per l’attività di Ufficio Stampa? Ecco un corso che si terrà a Bologna il prossimo 19 Novembre

    Twitter e notizie, un legame quasi indissolubile. Per le sue caratteristiche di dinamicità e di capacità di diffusione la piattaforma a 140 caratteri risulta il canale più performante attraverso il quale veicolare informazioni e notizie. Ma allo stesso tempo, Twitter garantisce un livello di fidelizzazione con la propria community di riferimento ideale per questo tipo do attività. E oltre a crearla e a fidelizzarla, Twitter permette di estendere la propria community, grazie ad un’attività costante sulla piattaforma.

    In una strategia di Digital Pr gli strumenti tecnologici hanno un’importanza fondamentale e Twitter è il canale che meglio si presto all’attività di informazione.

    Fatta questa premessa, allora perchè non utilizzare Twitter per attività di Ufficio Stampa? E quindi perchè non imparare ad usare Twitter focalizzandosi proprio su questa attività? In risposta a queste due domande arriva il corso organizzato da Noetica Formazione, sempre attenta a fornire strumenti e basi per usare al meglio gli strumenti digitali. Il corso della durata di 8 ore si terrà il prossimo 19 Novembre presso la sede del centro che si trova in via Rimini 10 a Bologna.

    La giornata fornirà ai partecipanti dunque strumenti per usare al meglio Twitter in un’attività di Ufficio Stampa e per creare un network di giornalisti a supporto della stessa attività.

    Di cosa si parlerà al corso? I temi che saranno trattati sono:

    • Funzioni base di Twitter
    • Perchè un’azienda dovrebbe utilizzare Twitter
    • Come scrivere un tweet efficace e farsi condividere
    • Come utilizzare Twitter per l’ufficio stampa
    • La netiquette su Twitter: errori da evitare e buone abitudini
    • Analisi di case histories di successo.

    Il corso sarà tenuto da un valido docente come Angelo Valenza e per maggiori info vi consigliamo di consultare la pagina dedicata al corso sul sito di Noetica Formazione. E non perdete due promozioni interessanti come che se portate con un amico o un collega la seconda iscrizione è scontata del 50%; e quella dedicata agli ex studenti di Noetica che hanno diritto ad uno sconto del 10%.

  • La Social Intelligence è fondamentale per le aziende che vogliono crescere [Survey]

    La Social Intelligence è fondamentale per le aziende che vogliono crescere [Survey]

    social-intelligence

    Quanto è considerata l’attività di Social Intelligence all’interno di un’azienda? E quanti sono i CEO che la considerano fondamentale? La Social Intelligence è molto importante per un’azienda che vuole crescere. E per scoprire qualche dato concreto, vi invitiamo a partecipare alla survey di Freedata Labs e di Inspire

    La “Social Intelligence” dovrebbe occupare un ruolo di rilievo sul tavolo di un CEO e che gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere integrati all’interno delle funzioni tradizionali di Business Intelligence.

    E’ anche giusto, tutto sommato, dire che la “Social Intelligence” è ancora nella sua “infanzia”. Stiamo tutti imparando come procedere. Se digitiamo “Social Intelligence” su Google notiamo che le prime cinque pagine sono piene di link alle definizioni di ciò che è la “Social Intelligence”, a Tools e fornitori di servizi di “Social Intelligence” e a Blog che spiegano come utilizzare la “Social Intelligence” come parte di una strategia digitale.

    La “Social Intelligence” è in gran parte associata ad altre attività di social marketing come il Search Advertising, la Search Optimization, etc. E, in termini di maturità digitale, è posizionato nelle primissime fasi del Maturity Cycle, dove è più spesso utilizzato per monitorare eventuali crisi emergenti nelle comunicazioni o per monitorare ‘buzz’ intorno a specifiche iniziative tattiche, annunci o campagne. E, per i più esperti di Social Media, in particolare nello spazio B2C, viene incorporato nei processi di Customer Service.

    La “Social Intelligence” è quasi sempre considerata un argomento importante per il Marketing ma non sempre raggiunge i CEO o il resto del consiglio di amministrazione. Ecco questa è un’occasione mancata. E, in un’epoca in cui i CEO sono continuamente alla ricerca degli indicatori migliori per capire come saranno le performance future, è un errore.

    Menzionate la parola “Big Data” ai CEO e il loro interesse si accende. Sanno che i “Big Data” sono una cosa importante e che sono qualcosa che devono conoscere. “Social Intelligence” è un sinonimo di “Big Data Analytics”.  Internet è una delle piattaforme più facilmente accessibili per la ricerca di dati non strutturati. Oggi, la “Social Intelligence” è sotto utilizzata e le vengono destinati pochi investimenti.

    Perché? Perché la “Social Intelligence” è classificata all’interno dell’investimento complessivo sui Social Media di una società, e quest’ultimo, di solito, si trova all’interno del reparto Marketing.

    La “Social Intelligence” è spesso meno attraente rispetto al SEO (Search Engine Optimization) e al SEM (Search Engine Marketing), perché è più difficile correlare direttamente i ricavi generati attraverso attività di ascolto del web.

    E’ più facile misurare il ROI delle prestazioni di SEO e SEM nel breve termine e per questo queste attività sono favorite nelle aree Marketing & Sales. La “Social Intelligence”, al contrario, è considerata un’attività accessoria.  Questo è un comportamento miope e limita le potenzialità di questa attività e la qualità delle informazioni a disposizione dei CEO. La “Social Intelligence” è in grado di fornire una serie di indicatori che offrono alle aziende una guida per comprendere in quale direzione andrà il business in futuro.

    Prendiamo ad esempio un’ipotetica azienda:

    La società ABC è un’azienda che fornisce software. Essi si concentrano sul mercato delle risorse umane e la loro visione è quella di essere la scelta numero uno per la richiesta di software da parte dei professionisti di HR nelle imprese di tutto il mercato mondiale. Quindi, quali sono attualmente i punti sui quali si focalizza il CEO? I ricavi, le vendite, i margini, i canali di vendita, la quota di mercato, il prezzo delle azioni, l’EBITA, forse l’NPS (Net Promoter Score), etc…

    Proviamo invece a pensare in modo nuovo. Quali sono gli indicatori di “Social Expression” che saranno importanti per capire l’andamento futuro dell’azienda? Ad esempio:

    1. Noi siamo i fornitori di software più frequentemente menzionati dai professionisti di HR;
    2. I nostri clienti sono dei leader e degli innovatori nell’area delle pratiche di HR;
    3. I nostri dipendenti sono considerati esperti nel campo delle Risorse Umane;
    4. Noi comprendiamo le necessità del mercato e i nostri prodotti rispondono alle richieste;
    5. Gli Opinion leader che giocano un ruolo chiave in questo campo parlano di noi in modo positivo;
    6. Noi attraiamo e tratteniamo i migliori talenti del mercato;
    7. Abbiamo una solida reputazione e i nostri clienti sono i nostri sostenitori.

    Tutto ciò può essere monitorato e quantificato utilizzando la “Social Intelligence” e varie tecniche di analisi. Non solo rispetto agli obiettivi dell’azienda in questione, ma anche contro la concorrenza attuale e futura. Dando la possibilità al CEO di avere accesso a una dashboard che traduca in tempo reale la “Social Expression” in actionable insights, gli rendiamo possibile avere una prospettiva accurata e profonda della società senza doversi basare solamente sulle metriche interne.

    Questo permette al CEO di agire in tutta l’organizzazione, dallo sviluppo del Prodotto, delle Vendite, del Marketing, del servizio, della Finanza e delle Risorse Umane fornendo obiettivi che incorporano indicatori di “Social Expression” che esprimano il rendimento di ogni funzione. In conclusione, noi crediamo che la “Social Intelligence” sia una funzionalità importante da coltivare per le aziende. Dovrebbe essere considerata una parte fondamentale dell’Intelligence Capability di una società e gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere incorporati nella management dashboard tradizionale.

    Freedata Labs e Inspire stanno aiutando molte società a comprendere come la “Social Intelligence” sia in grado di fornire la direzione strategica, il monitoraggio delle prestazioni e una corretta interpretazione dei dati affinché le informazioni rilevanti divengano fruibili per tutta l’azienda.

    Per questo è stato realizzato un questionario per misurare fino a che punto la “Social Intelligence” è effettivamente utilizzato all’interno delle aziende. Se l’argomento è di tuo interesse ti chiediamo di compilarlo a questo link https://it.surveymonkey.com/s/SocialIntelligence.

    (questo articolo è già apparso sul blog di Freedata Labs)
    (cover image via Fotolia)
  • Il caso Moncler a Report e l’effetto sui Social Media

    Il caso Moncler a Report e l’effetto sui Social Media

    La puntata di ieri di Report ha sollevato un vero e proprio vespaio di polemiche prendendo di mira questa volta Moncler, il brand italiano famoso nel mondo per la produzione di piumini d’oca di lusso. La vicenda ha avuto un effetto immediato sui social media e anche in borsa. Abbiamo voluto verificare l’effetto proprio sui social media con qualche dato

    Ancora una volta una puntata di Report riesce a sollevare un vespaio di polemiche roventi con un effetto immediato su due fronti. La puntata di ieri dal titolo emblematico “Siamo tutti oche” con cui la trasmissione della Gabanelli ha preso di mira Moncler, il brand italiano noto nel mondo per la produzione di piumini d’oca di lusso, indagando e scoprendo il modo in cui l’azienda si approvvigiona delle piume. In sostanza, l’azienda delocalizzerebbe la produzione usando piume di qualità non eccellente. L’aspetto che più ha colpito coloro che hanno seguito la trasmissione è che l’estrazione delle piume avviene quando l’animale è vivo. Per non parlare poi del costo che avrebbe un piumino prodotto per Moncler, ben al di sotto del prezzo abituale.

    Su questo vi invito a leggere il bel resoconto che fa Riccardo Esposito sul tema e le considerazioni di Rudy Bandiera che evidenzia qualche ombra nella stessa indagine di Report. La vicenda ha di certo prodotto due effetti immediati o quasi. Il primo, evidente e per certi versi inevitabile, l’effetto sui Social Media, immediato, con una presa d’assalto dei canali sui cui il brand Moncler è presente, specie la fanpage su Facebook. Già poco prima della mezzanotte sulla bacheca della fanpage di Moncler fioccavano commenti da parte degli utenti, come potete vedere nello screenshot rilevato 10 minuti prima della mezzanotte

    Moncler-FB

    e il tutto è continuato nella giornata di oggi. L’hashtag #Moncler è stabile tra le prime posizioni in trending topics su Twitter. Altro effetto è stato il calo in borsa del titolo “MONC” perdendo il 4,9%. Un effetto che molti non credevano essere possibile, per il fatto che spesso questo tipo di notizie non influiscono particolarmente sull’azienda e sul suo business. E invece in quest caso accade il contrario. Stamattina sulla homepage del sito ufficiale si vedeva questa scritta

    report_moncler

     

    un modo inusuale di rispondere ad una polemica così forte. E invece oggi pomeriggio, forse perchè si è realizzato il tonfo in borsa, Moncler dirama un comunicato ufficiale nel quale mette in chiaro la sua posizione dando “mandato ai propri legali di tutelarsi in tutte le sedi opportune“. La vicenda a quanto pare continuerà ancora per molto. Ma fino al comunicato l’azienda ha dato dimostrazione di chiusura al confronto, mentre invece sarebbe stato meglio agire subito, con una comunicazione che quanto meno contenesse un minimo di spiegazione. Ora, può darsi che Report non sia il solo responsabile del tonfo (pare ci sia alla base anche un outlook negativo sul titolo) ma di certo ha avuto un peso, questo è sicuro.

    Ora fatta questa doverosa premessa, abbiamo voluto indagare, come spesso facciamo in questi casi, sul reale impatto della vicenda sui social media, Twitter in particolare. E con l’aiuto prezioso di Talkwalker abbiamo seguito l’hashtag #Moncler estrapolando un po’ di risultati interessanti. Certo, l’analisi può essere riduttiva, ma quanto meno ci offre uno spaccato misurabile di tutta questa vicenda che, ricordiamolo, non nasce direttamente sui social media (come il caso Barilla ad esempio) ma che sui social media si sviluppa per gran parte sotto forma di proteste da parte degli utenti e dei clienti stessi di Moncler.

    L’hashtag ha raccolto (fino a questo momento) 12.200 risultati così distribuiti: 11.485 tweet (94,4%); 586 contenuti su Instagram (4,8%); 44 notizie (0,4%) ; 21 risultati su flickr (0.2%); 20 risultati su Facebook (0.2%) ; 14 post su Blog (0,1%).

    moncler time

    UPDATE 04/11

    Un aggiornamento sul totale dei risultati rilevati da domenica 2  novembre ad oggi. Ieri ne avevamo rilevati 12.200, oggi (in questo momento) sono 22.200 con questa distribuzione:

    Twitter: 20.874

    Instagram: 1.074

    Notizie: 74

    Facebook: 56

    Flickr: 55

    Blog: 42

    moncler timeline 0411

    Come potete vedere il fenomeno ha avuto due picchi: il primo ieri alle 22 con 1.268 risultati, il secondo oggi alle 14 con 1.413 risultati.

    Diamo adesso un’occhiata alla performance dell’hashtag #Moncler. Come dicevano prima, il buzz che si è scatenato è misurabile in 14.700 risultati, coinvolgendo 12.200 utenti, il punto più alto si è toccato stamattina alle 8

    moncler buzz

    La Reach è di 124,1 milioni, quindi molto alta. è bene su questo punto, spesso molto discusso, fare una precisazione. Il dato non è altro che la somma delle reach raggiunte dalla chiave di ricerca, quello più alto in questo caso è alle 22 e alle 23 di ieri con una reach di, entrambi, 14,3 milioni; altro segmenti alto lo si è avuto oggi alle 12 con 14,28 milioni e poi alle 17 con 11,8 milioni. La somma di tutti i segmenti raccolti nelle ultime ore, praticamente dall’inizio della trasmissione fino a questo momento

    moncler reach

    UPDATE 04/11

    Aumenta di conseguenza anche la Reach che oggi è di 210,8 milioni con un nuovo picco ottenuto oggi alle ore 12 di 20,2 milioni

    moncler reach 0411

    Ora guardiamo gli influencer secondo l’hashtag #moncler, ossia gli account che meglio hanno saputo attrarre l’attenzione degli utenti raccontando cosa stava, e cosa sta ancora, succedendo. In basso una classifica totale (con tutte le fonti di contenuto) stilata per Reach:

    moncler influencer totali

    Questa invece una classifica per engagement

    moncler influencer engagement

    Questa individua i Blog per engagement

    moncler influencer blog engagement

    Infine, questa individua gli account Twitter più coinvolgenti

    moncler influencer twitter engagement

    Questo è poi il sentiment generato dalla vicenda:

    moncler sentiment

    Il 59% è neutro, il 25,8% negativo e il 15,4% positivo. Ci si aspettava forse un dato negativo più pesante.

    Questo un po’ tutto il racconto dei risultati che siamo riusciti ad estrapolare. E’ una vicenda che farà ancora discutere e questi stessi risultati potrebbero subire qualche variazione anche se il picco delle conversazioni è tutto contenuto in questa breve analisi.

    Adesso, come sempre, attendiamo le vostre opinioni a riguardo e raccontateci anche cosa ne pensate della reazione di Moncler.

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  • E’ Antonella Di Lazzaro la nuova Director of Media Partnership di Twitter Italia

    E’ Antonella Di Lazzaro la nuova Director of Media Partnership di Twitter Italia

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    Nuovo ingresso nel team di Twitter Italia. Dopo Salvatore Ippolito come Country Manager, oggi viene ufficializzato l’ingresso di Antonella Di Lazzaro come nuova Director of Media Partnership. La Di Lazzaro proviene da Viacom ed è stata Direttore di Mtv Italia

    Dopo la nomina di Salvatore Ippolito come Country Manager, il team di Twitter Italia continua a crescere. E oggi viene ufficializzata la nomina di Antonella Di Lazzaro come nuova Director of Media Partnership che proviene da Viacom ed è stata Direttore di Mtv Italia.

    Antonella di Lazzaro (@antonella) vanta un’esperienza di oltre 15 anni nel settore televisivo in Italia e all’estero. Dopo essersi laureata in Storia Moderna, Filosofia e Media presso l’università “La Sapienza” di Roma, Antonella ha proseguito i propri studi nel campo dei media conseguendo un Master in giornalismo presso l’università Luiss “Guido Carli” e uno in Image Synthesis e Computer Animation presso l’Universitat de les Illes Balears. La sua carriera professionale è iniziata nel 1998 in Gran Bretagna in qualità di Series Producer presso MTV. Nel 2002 si è trasferita in Italia ricoprendo diversi incarichi di crescente responsabilità per il brand MTV, tra i quali anche quelli legati allo sviluppo delle attività sui social media, fino a giungere alla carica di Vice President MTV Brand presso MTV Italia. La Di Lazzaro ha curato in particolare il lancio di programmi di grande successo come Stylissimo”, “Very Victoria” con Victoria Cabello, “Loveline” con Camila Raznovich, “I Soliti Idioti” con Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, e “Il Testimone” con Pif.

    Antonella Di Lazzaro Twitter

    L’ingresso della Di Lazzaro testimonia l’intento di Twitter di voler investire nel nostro paese e di fare in modo che Twitter si diffonda sempre di più. Impresa ardua, anche alla luce dei recenti dati che hanno rivelato il problema che sta alla base delle difficoltà che l’azienda sta incontrando nel post-Ipo, ossia la crescita lenta, molto lenta, della base utenti. Un problema questo che si presenta ciclicamente, come è ciclico lo stesso rialzo legato ad eventi importanti, pensiamo alla Coppa del Mondo di Calcio, che hanno funzionato bene su Twitter.

    Il team di Twitter Italia è oggi così diviso:

    Il team Media Partnership, guidato da Antonella DI Lazzaro, che si occupa di fornire supporto ai partner italiani per permettere loro di utilizzare al meglio la piattaforma di social broadcasting dal punto di vista organico:

    • Twitter è il luogo in cui le persone possono entrare in contatto con i propri interessi, che si tratti di sport, musica, show televisivi, moda, politica o altro
    • Il team Media Partnership lavora con i partner (emittenti tv, artisti, atleti, redazioni giornalistiche, ecc.) che operano in questi diversi settori per aiutarli a creare e condividere contenuti di interesse per il pubblico, in maniera organica.

    Il team Vendite che aiuta le aziende e i brand italiani nell’amplificare i propri messaggi su Twitter e far crescere la propria audience sulla piattaforma.

    • I brand sono stati presenti su Twitter fin dal primo giorno. Negli anni, i marchi italiani hanno imparato ad usare Twitter per mettersi in contatto con i propri clienti ed aumentare il proprio pubblico online in modo organico
    • Oggi i brand italiani hanno a disposizione strumenti come i Promoted Products, che permettono alle aziende di sfruttare le potenzialità offerte dalla piattaforma per raggiungere un numero maggiore di utenti e per accrescere il loro numero di Follower
    • Tra i Promoted Products ricordiamo i Tweet Sponsorizzati, i Trend Sponsorizzati e gli Account Sponsorizzati.

    Da parte nostra facciamo un grosso un bocca al lupo ad Antonella Di Lazzaro per il grande impegno che l’aspetta.

  • I doodle di Google per Halloween che non vedremo in Italia

    I doodle di Google per Halloween che non vedremo in Italia

    google doodle halloween

    Google non poteva mancare l’appuntamento dei doodle in occasione di Halloween, è quasi una tradizione ormai. Per quest’anno i doodle si moltiplicano, sono stati infatti coinvolti diversi disegnatori, in totale sono sei. Ma anche quest’anno in Italia non li vedremo

    Così come è stato lo scorso anno, anche quest’anno Google decide di non rendere visibile il doodle, anzi i doodle, per festeggiare Halloween nel nostro paese. Dopo quello del 2011, l’Italia non è stata più annoverata tra quei paesi dove visualizzare il doodle per Halloween. In questo momento i doodle sono visibili in gran parte del mondo, restano esclusi, a parte l’Italia, la Norvegia, la Svezia, Medio Oriente e quasi tutta l’Africa.

    Per tutti gli appassionati dei doodle abbiamo pensato di raccoglierli qui e di mostrarveli. E’ vero che non si potranno vedere nel nostro paese, a meno che non c’è, come già successo in altre occasioni, qualche sorpresa dietro l’angolo.

    Come detto in apertura, quest’anno doodle ha pensato di coinvolgere più disegnatori per realizzare i doodle di Halloween e infatti sono sei i doodle che si avvicendano nella giornata di oggi e sono ad opera di:

    Markus Magnusson

    doodle halloween

    doodle halloween

    Olivia Huyhn

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    Taylor Price

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    Come ormai sapete bene, Halloween è una festività di origini celtiche che col tempo, soprattutto con l’evoluzione che la festività ha avuto negli Stati Uniti, si è trasformata in una festività ormai diffusa in tutto il mondo, Italia compresa.

    Per tornare alle origini celtiche della festività, per quelle popolazioni individuate oggi nella terra d’Irlanda, il nuovo anno iniziava il 1° di Novembre, giorno che segnava il passaggio definitivo alla metà oscura dell’anno (per i Celti l’anno si divideva in due stagioni: quella del prevalere della luce e quella del prevalere del buio) e assumeva il nome di Samhain. Nella notte del 31 ottobre, i defunti tornavano a far visita ai loro cari viventi. Si lasciavano offerte a base di pane, latte o qualunque prodotto disponibile nell’alimentazione locale, per essi e per gli esseri sovrumani che, in quella notte, varcata la soglia dei rispettivi mondi, si sarebbero avvicinati agli uomini, in una sorta di danza sacra, un momento magico in cui Vita e Morte, Umano e Super-umano si fondevano armonicamente. Più tardi, col rafforzarsi della cristianizzazione, anche in terra irlandese, nei racconti relativi a Samhain si accentuano i riferimenti alla morte e sembra prevalere un sentimento di paura verso tutto ciò che derivava dalla religione celtica, frutto probabilmente dell’inasprirsi delle campagne dei monaci per lo sradicamento del paganesimo. La religione celtica, infatti, non presenta alcun terrore della morte, che vedeva come un passaggio verso altre vite, da affrontare nel modo più armonioso possibile, nella certezza dell’immortalità dello spirito.

     

  • E-commerce e consegna, uno sguardo in Italia e all’estero

    E-commerce e consegna, uno sguardo in Italia e all’estero

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    E-commerce e consegna, un tema poco conosciuto e poco indagato ma che per gli utenti è di grande importanza. Parliamo quindi di Home Delivery e proviamo a vedere il panorama italiano e quello estero, dove già esistono soluzioni molto innovative. E presto saranno operative anche da noi

    L’E-commerce è un fenomeno in crescita nel nostro paese e di questo ne abbiamo avuto, ancora una volta, conferma dalla presentazioni dei dati relativi al nostro paese elaborati dall’Osservatorio eCommerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm. La crescita continua ed è del 17% se si considerano le vendite da siti italiani, cioè quelle verso consumatori italiani e stranieri, per un valore complessivo di 13,3 miliardi di euro, ed è del 16% se si considerano  gli acquisti dei clienti italiani, cioè quelli da siti italiani e da siti stranieri, per un valore totale di 14,6 miliardi di euro. Numeri importanti che ci danno l’idea di quanto il fenomeno sia cresciuto, pur avendo ancora margini di crescita enormi.

    Quello su cui vogliamo concentrarci oggi è forse ancora un aspetto poco considerato ma che invece per gli utenti, quindi per coloro che effettuano acquisti è di grande importanza. Parliamo delle consegne, quella che si indica col nome di Home Delivery, l’aspetto più importante che un consumatore online considera dopo l’acquisto, sperando sempre che sia puntuale e che non accada nulla ad ostacolarla. Va detto che gli operatori italiani che si occupano di E-commerce cominciano a sfidare i limiti della consegna a casa attraverso l’offerta di servizi a valore aggiunto con la consegna su appuntamento, al sabato o con i lockers (ossia “delivery machines”, postazioni dalle quali ritirare la merce in perfetta autonomia). Dal censimento che è stato condotto sul territorio italiano, su 80 operatori attivi in Italia nel commercio online di prodotti, si evidenzia che la consegna al piano, la consegna in punto vendita e la consegna in un giorno definito sono i servizi più diffusi, adottati da circa il 40% del campione. A seguire, la consegna al sabato, adottata da 1 merchant su 5 prevalentemente nel comparto del Grocery e dell’Informatica ed elettronica di consumo, e la consegna entro le 12 del giorno successivo all’ordine, offerta da poco più del 15% dei merchant del campione, prevalentemente nei comparti del Grocery, Fiori e Lavanderia.

    I parcel lockers, al momento 50 in tutto il paese, cioè sono quelli di E-price in collaborazione con InPost/TNT GE, iniziano a diffondersi anche in Italia e potrebbero costituire una valida alternativa all’home delivery classica, superando il problema della mancata consegna.

    Se diano un’occhiata all’estero,  notiamo che esistono già soluzioni particolarmente innovative offerte da operatori da sempre all’avanguardia. Segnaliamo ad esempio la consegna same day, da operatori come Amazon (in USA, UK e in Spagna a Madrid), Argos e Karen Millen in UK e Flipkart in India. Interessanti sono i servizi di monitoraggio della consegna come il live tracking offerto da Asos in UK, che consente la verifica della posizione del pacco con un ritardo massimo di 30 minuti e il Click&Collect con box termoregolati per consegnare in maniera automatica anche i prodotti surgelati di Waitrose. Sono in fase sperimentale alcuni progetti assolutamente innovativi ma lontani dall’essere applicati, come ad esempio il “roam delivery” ossia la consegna itinerante nel baule dell’auto, proposto da Volvo. Grazie a un meccanismo di chiavi digitali, sarà possibile far aprire il baule della propria auto al corriere che vi potrà lasciare il prodotto ordinato online. Un altro sistema innovativo è il brevetto depositato da Amazon per il predictive shipping, ossia la spedizione preventiva in aree laddove ci si aspetta che vengano ordinati particolari prodotti (perché visti online più volte o messi nella wishlist), nel tentativo di offrire un tempo di consegna più ridotto.

    Ma, tornando a fare riferimento all’Italia, abbiamo raccolto il parere di uno dei maggiori operatori sul mercato italiano, ospite alla tavola rotonda dell’Osservatorio E-commerce B2C organizzato dal Politecnico di Milano:

    Il mondo delle spedizioni è da sempre stato associato ai servizi forniti da corrieri B2B che solamente di recente hanno iniziato a focalizzarsi sulle esigenze del delivery B2C” ha commentato Massimo Pasqual, Chief Commercial Officer Nexive. “ll posizionamento su un solo segmento di delivery non è vincente perché i merchants possono avere esigenze di consegna differenti. Dunque una nicchia di mercato a cui i servizi di spedizioni per grossi volumi al momento non rispondono ancora. È per questo Nexive ha puntato ad un allargamento dell’offering con il lancio nel 2014 di Sistema Espresso, pensato per chi desidera privilegiare la velocità”.

    Quindi anche nel nostro paese si cominciano a vedere soluzioni più rapide ed innovative in virtù della crescita esponenziale del fenomeno E-commerce. E siamo anche convinti che questo è solo l’inizio di tutta una serie di innovazioni che seguiranno man mano che l’E-commerce continuerà a crescere. Non è quindi sbagliato pensare di vedere anche da noi soluzioni che già sono operative in altri paesi, anche in tempi brevi.

    E voi che pensate? Raccontateci la vostra esperienza.

     

  • Ecco 4 trends che determineranno il futuro del Video

    Ecco 4 trends che determineranno il futuro del Video

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    Il fatto che ci troviamo di fronte ad un cambiamento della TV e di come essa viene percepita oggi è evidente. Ed è per questo che vale la pena agganciare alcuni trend per meglio cogliere le opportunità che si troveranno di fronte gli advertiser. Ecco dunque 4 trend che determineranno il futuro del Video

    In un mondo in cui schermi e dispositivi continuano a cambiare, ci viene spesso domandato come si possa descrivere l’attuale panorama dei media. Per dirlo in una sola parola, risponderei “fluido”. Si tratta di un termine che continuo a utilizzare perché la democratizzazione digitale dei media fa sì che ci troviamo a operare in un ambiente realmente fluido in cui sono i consumatori a stabilire l’agenda, e quindi gli advertiser, se vogliono raggiungere il loro pubblico, devono avere sempre ben chiare le nuove modalità di fruizione dei contenuti.  Oggi ci troviamo alle soglie di un cambiamento relativo alla percezione e alla visione della TV da parte degli spettatori. I trend in arrivo nei prossimi anni fanno già sentire la loro presenza, offrendo all’ecosistema pubblicitario l’opportunità esclusiva di non farsi trovare impreparato e sfruttare al massimo la convergenza.

    Trend #1: Il nuovo spettatore TV

    Il profilo dello spettatore televisivo è cambiato. L’audience non fa più parte di un ambiente media caratterizzato dal rapporto “uno a molti”, bensì rientra in uno scenario diametralmente opposto caratterizzato dal “molti a uno”, nel quale dispositivi, piattaforme, contenuti e messaging entrano  in competizione per catturare la nostra attenzione. Grazie al video digitale i consumatori si sono resi indipendenti dalla programmazione e sono in grado di fruire dei contenuti alle loro condizioni.

    In altre parole, siamo passati dalla “nostra TV” a “io e la TV”: un’evoluzione dal “cosa mi mostreranno?” a “quale TV voglio scoprire e guardare?”.

    In tutto il mondo, stiamo assistendo a un incremento della fruizione di video su device differenti. Nella realtà, sia il tempo che si passa a visualizzare video online che il numero delle visualizzazioni stanno aumentando a tutti I livelli.

    Si tratta di una proposta convincente, ma con differenti device e sistemi operativi, è fondamentale comprendere il percorso che effettuano i consumatori tra i diversi contenuti e dispositivi. C’è la necessità di una fusione tra pianificazione televisiva e online per dare vita a piani “smart” in grado di mettere a frutto le migliori qualità di ogni dispositivo.

    Trend #2: La fine del boom del ‘programmatic’

    In parole semplici, per ‘programmatic’ si intende l’utilizzo di tecnologia per automatizzare il processo di acquisto. Può riferirsi all’automazione, basata su dati, del media buying, del pricing o della selezione dell’inventario, ma in definitiva significa l’utilizzo di dati, algoritmi, tecnologie e strumenti per ottimizzare il processo decisionale relativo alle adv e ottenere migliori risultati.

    Prevedo che il mercato del programmatic sarà maturo in pochi anni. E ritengo che dato che stiamo entrando in un’epoca ‘post-programmatic’, a quel punto il programmatic trading sarà universalmente riconosciuto, tanto che non se ne parlerà più come ora, come è successo per la cosiddetta ‘Internet era’. Sarà semplicemente il nostro modo di lavorare.

    I consumatori ci precedono sempre. Scelgono il device, la piattaforma e il contenuto che desiderano e noi dobbiamo trovare un modo per entrare efficacemente in contatto con loro. I livelli di efficienza del programmatic planning in vista del raggiungimento del pubblico appropriato su larga scala rendono la sua scelta scontata.

    Trend #3: I dati diventano il tessuto connettivo per la convergenza

    La cosa migliore relativa al fatto che siamo così di frequente a contatto con gli ambienti digitali è che lasciamo “tracce digitali” ogni volta che questo accade. Ciò contribuisce a creare ricchi set di dati che, uniti a un’analitica rigorosa, consentono all’industria dei media di accedere ai comportamenti dei consumatori e ottenere informazioni preziose dalle tracce che ci lasciamo alle spalle.  Dopo tutto non è la dimensione dei nostri dati ciò che conta, ma è quello che ci facciamo.

    Tramite una ricerca analitica, i dati offrono informazioni preziosi per l’indirizzabilità e il messaging efficace del pubblico, rendendo più efficaci le campagne dal principio. Dato che i comportamenti dei consumatori cambiano,  influenzano direttamente la distribuzione televisiva, e questo circolo è perpetuo. È per questo motivo che dobbiamo affidarci proattivamente alla tecnologia per valutare e comprendere questi comportamenti. Dobbiamo essere in grado di sprigionare il valore dei dati per  comprendere il nuovo spettatore televisivo e mettere a punto soluzioni capaci di soddisfare le esigenze del consumatore – e di conseguenza, dell’intero ecosistema.

    Trend #4: L’avvento della Addressable TV

    Oggi, quando parliamo di piattaforme multiple, facciamo riferimento a TV e set-top box connessi tramite IP già presenti nelle nostre case. Non si può parlare di multi-screen senza tenere in considerazione la cosiddetta addressable TV. L’addressable TV fa ora parte integrante del toolkit media – e diverrà sempre più importante negli anni a venire.  E ora che gli utenti “domestici” sono sempre più online, dobbiamo farci trovare pronti con le tecnologie che verranno adottate da questi ultimi, e sfruttare le loro abitudini a vantaggio dei clienti dell’advertising. Operiamo in un momento particolare nel quale frammentazione e convergenza sono la nuova regola. Ci sono sempre più opportunità perché i content provider, i fornitori di piattaforma, i publisher e gli advertiser possano riunirsi attorno a un set più ristretto e meglio definito di protocolli che potrà tradursi in un business migliore per tutti.

    Ma la corsa è decisamente partita. E’ ora il momento di agire, per avere successo domani. Abbiamo già molti indizi su come sarà il video del futuro; questo è il momento di cominciare a progettare soluzioni best in class in grado di soddisfare i membri dell’ecosistema e l’intera community pubblicitaria. E dato che si tratta di una gara, ognuno deve fare la sua parte. La comunità tecnologica deve consultarsi con ogni player che ha un interesse attivo nel futuro della TV e del video, e creare tecnologia per la sua base clienti di tutti i settori. Dobbiamo collaborare tutti per un futuro migliore.

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  • Facebook continua ad essere il principale social referral

    Facebook continua ad essere il principale social referral

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    Periodo di chiusura delle trimestrali questo e anche Shareaholic fa il punto della situazione sui social network che nell’ultimo trimestre del 2014, il Q3, sono stati in grado di trainare traffico verso i siti. Inutile dire che Facebook è in assoluto il leader incontrastato, segue Pinterest, mentre Twitter continua a perdere terreno. Segnali positivi da Google Plus

    Nuovo rapporto da Shareaholic che nel periodo delle trimestrali, le terze dell’anno, ci offre un quadro su quali sono stati i social network che negli ultimi tre mesi, da giugno a settembre 2014, sono stati in grado di trainare traffico verso i siti di publishers. Il rapporto prende in considerazione due periodi, l’ultimo trimestre, sulla base di 300 mila di siti web monitorati con una audience di oltre 400 milioni di utenti unici mensili, e poi quello su base annua, settembre 2013-settembre 2014, con 200 mila siti web monitorati che hanno raggiunto una audience di 250 milioni di utenti unici per mese. I social network considerati sono Facebook, Pinterest, Twitter, StumbleUpon, Reddit, Google Plus, YouTube, e LinkedIn. Ed è ancora una volta Facebook il leader in assoluto tra i social referral, anche se è calato un pochino, ma niente di importante. Il social network più usato del web riesce a trainare traffico nella misura di quattro volte tanto di quello che riesce a fare Pinterest, il secondo nella classifica a otto. Twitter continua ad essere staccato e anche in relazione all’ultima trimestrale evidenzia che il social network continua ad avere un problema di utenti e un problema relativo al coinvolgimento degli stessi in piattaforma. Ma diamo un’occhiata ai dati nello specifico.

    Traffic referral facebook

    Relativamente ai dati raccolti per l’ultimo trimestre, come potete vedere nel grafico in alto, tutti perdono un po’ di quota, solo LinkedIn e Google+, fanno segnare numeri positivi, rispettivamente +113,43% e +9,52%. Facebook perde un punto percentuale, ma si attesta comunque con una quota maggioritaria del 22,36% del traffico referral; Twitter perde il 14,34% e si ferma ad una quota dello 0,88% del traffico referral; Pinterest perde il 3,53%, fermandosi al 5,52%, in calo dello 0,2 rispetto al Q2 2014; YouTube perde nell’ultimo trimestre il 39,4% di traffico fermandosi ad una quota dello 0,04%. Presi insieme, gli otto social network considerati costituiscono il 29,5% del traffico referral totale (era il 16,4% lo scorso anno), di cui più del 99% è rappresentato da Facebook.

    Traffic referral facebook 2014

    Uno sguardo al dato negli ultimi 13 mesi ci dice, infatti, che sono tre i social network che sono cresciuti e cioè Facebook (115,63%), Pinterest (50,07%) e Google Plus (57,02%). Tutti gli altri sono in calo, YouTube addirittura perde l’87,27%.

    Insomma, volendo tirare qualche conclusione di fronte a questi dati, certamente non sorprendenti, Facebook continua ad essere il social network che più attrae traffico, un dato che alla luce delle ultime trimestrali e delle novità introdotte in questi mesi, pensiamo al click baiting, assume una certa rilevanza. E dietro di lui non c’è nessuno. E quello che sorprende è che ha ancora margini per crescere. Pinterest è saldamente in seconda posizione e con oltre 70 milioni di utenti non è possibile poter pensare di fare meglio, certamente anche in relazione alle tante novità viste in questi mesi, anche in questo caso i margini di crescita sono enormi.

    Resta poi il caso Twitter che continua a perdere terreno e non è in grado di risalire la china. Dalla quotazione in borsa sono tante le problematiche emerse, anche perchè adesso gli investitori vogliono qualcosa di più. Il punto è che a Twitter servono utenti per poter poi innescare tutta una serie di dinamiche, pensiamo alla pubblicità, ma fino a quanto il flusso degli utenti resta legato solo a particolari eventi che Twitter riesce a veicolare meglio, pensiamo alla recente Coppa del Mondo di Calcio, allora il limite sarà sempre difficile da superare. E le ultime trimestrali lo hanno evidenziato bene, con un conseguente crollo del titolo del 10% a Wall Street. Resta da capire quali esiti darà la modifica del nuovo algoritmo, quella per cui la timeline degli utenti potrà visualizzare anche tweet di persone che non si seguono ma che sono in linea con gli interessi, una modifica che ha fatto gridare, ancora una volta, alla “facebookizzazione” di Twitter. Twitter è alla ricerca di un proprio modello che dia margini per crescere, ma la stra da è ancora molto lunga.

    Google Plus, nonostante il dato positivo rilevato,anche se timido, resta ancora un punto interrogativo, anche perchè non è chiaro quale sarà il suo futuro. Da Mountain View non si riesce a decifrare quale strategia adottare per questo “social layer” e il tutto rischia di tramutarsi in un misero “nulla di fatto”. Se è verp che i numeri ci sono, allora sarebbe meglio migliorare o, forse, ripensare la strategia. Tra l’altro, i mezzi non mancano.