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  • Il nuovo profilo Twitter sarà disponibile per tutti dal 28 Maggio

    Il nuovo profilo Twitter sarà disponibile per tutti dal 28 Maggio

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    Adesso è ufficiale, dal prossimo 28 Maggio 2014 tutti i profili su Twitter avranno di default la nuova, e molto discussa, veste grafica. L’annuncio, nell’aria tra l’altro, arriva da Twitter con un tweet che comunica appunto la data. Se prima si pensava di non usarlo, adesso lo avremo tutti comunque

    Lo scorso 23 Aprile avevamo rilanciato la notizia della disponibilità della nuova veste grafica dei profili su Twitter. In pratica da quel giorno Twitter offriva a tutti, quelli già iscritti, la possibilità di usare da subito il nuovo layout (mentre ai nuovi account era già attivo), ma era una scelta che molti, poco convinti e poco affascinati dal nuovo stile, non hanno in realtà fatto. Ebbene, dal prossimo 28 Maggio il nuovo layout sarà di fatto disponibile davvero per tutti.

    Come sapete il dibattito, non ancora cessato del tutto, verte sulle critiche verso il nuovo stile dei profili, molto simile a quello che si vede su Facebook, e questo aspetto ha infatti rallentato molti nella scelta se mantenere il vecchio stile o se invece usare il nuovo da subito. Come già detto in altre occasioni, Twitter sta operando queste sostanziali modifiche proprio nel tentativo di apparire più engaging, ossia più coinvolgente. Il problema che attanagliando Twitter in questo periodo è la crescita ai minimi storici dal punto di vista degli utenti e anche il coinvolgimento degli stessi. Ed è la richiesta che fanno a gran voce gli investitori di Twitter, cioè aumentare il numero di utenti, quella che sta alla base di tutte le prossime operazioni. Questa dei nuovi profili è la prima di una serie che saranno messe in atto nei prossimi mesi, addirittura si parla di eliminare gli hashtag (le parole anticipate dal simbolo #) per rendere il modo di comunicare su Twitter meno geek. Se mai questa notizia avesse un seguito, sarebbe un altro brutto colpo per la piattaforma.

    Comunque sia, a tutti gli utenti che ancora non avete il nuovo profilo, preparatevi quanto segue.

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    Una bella immagine da 1500×500 px per il vostro header; una bella immagine profilo da 400×400 px. Questo per il primissimo kit. Poi da sapere che adesso c’è la possibilità di “fissare” (ma non si poteva trovare un’altra espressione?) un vostro tweet in alto, quindi renderlo più visibile rispetto ad altri, funzione molto apprezzata. Vedrete sulla vostra sinistra i dati che riguardano il vostro account, mentre sulla destra trovate tutti gli altri suggerimenti e anche i trending topics. Altra cosa da sapere è che sulla vostra bacheca (lapsus da Facebook) noterete che alcuni tweets vi sembreranno più grandi di altri, è perchè sono quelli che hanno più condivisioni.

    Bene per adesso questo può bastare, ma fateci sapere come vi sembra!

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  • Facebook è la prima fonte di traffico mobile per i siti di notizie

    Facebook è la prima fonte di traffico mobile per i siti di notizie

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    Da una prossima ricerca di Quantcast, specializzata in misurazione dei dati digitali, è venuto fuori che sulla base di 250 siti di notizie monitorati, Facebook si impone come la principale fonte di traffico, battendo Twitter che si piazza al secondo posto e molto distaccato

    Proprio un po’ di tempo fa analizzando con voi i dati di Shareaholic che davano Facebook come principale fonte di traffico tra i social media, notavamo come questo traffico di fatto arrivasse proprio da Mobile, cioè il 51%. Una conferma della diretta strategia che Facebook ha intrapreso proprio due anni fa, nel tentativo, riuscito a questo punto, di affermarsi anche via Mobile. E oggi, a conferma di tutto questo, vi parliamo della prossima ricerca di Quantcast, leader nella misurazione di dati digitali e nel real time advertising, dal titolo “How Mobile is changing content discovery”, con qualche anticipazione. In pratica Facebook è la principale fonte di traffico mobile per i siti di news e informazione. Gli utenti che vogliono tenersi informati e aggiornati quando usano il proprio dispositivo mobile, lo fanno proprio via Facebook.

    La ricerca ha esaminato le fonti di traffico mobile di 250 siti di informazione, e che ovviamente usano Quantcast come strumento di misurazione, nel corso dell’ultimo anno, fino a Gennaio 2014. La scoperta è stata quella di verificare che da Facebook provenivano la maggior parte dei rinvii, più di tutte le altre piattaforme social media.

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    Come potete vedere dal grafico in alto, il 24% del traffico referral mobile arriva da Facebook. Twitter è secondo con il 7%, quindi molto distaccato. Pinterest è al 2% e da notare, lo certifica la ricerca, che Google+ è praticamente assente.

    Insomma Facebook si è affermato sul Mobile e questo è ormai un dato acquisito, ma ora si impone anche come fonte di traffico rilevante per i siti di informazione e i recenti progetti come Paper o come anche FB Newswire, vanno proprio in questa direzione.

    Sarà interessante vedere il contenuto dell’intera ricerca, ma ci sembrava già molto interessante condividere con voi queste anticipazioni. Allora, che ne pensate? Facebook diventerà una sorta di Google Reader?

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  • Come usare i Social Media nella maniera corretta [Formazione]

    Come usare i Social Media nella maniera corretta [Formazione]

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    Aprire e gestire una pagina Facebook, scrivere un tweet in modo corretto, confezionare un pin accattivante. Saranno questi gli argomenti che verranno trattati nel prossimo- “Social Media Lab, Laboratorio pratico di Facebook, Twitter, LinkedIn e Pinterest”- che si terrà a Bologna il prossimo 15 e 16 Maggio 2014, e che vi consentiranno di usare i Social Media nella maniera corretta

    Molto spesso si pensa, sbagliano, che usare i Social Media sia semplice. Come molto spesso si è portati, ad esempio, a pensare che scrivere un tweet sia una cosa semplicissima. E invece no, anche lo scrivere in 140 caratteri, per quanto possa sembrare banale, facile non è. Questi è solo un esempio di come alle volte si pensa di improvvisare piuttosto che riflettere su un uso corretto che certamente può aiutare a rendere decisamente più efficace ciò che si vuole trasmettere. Altrimenti si rischia solo di sprecare tempo e risorse e di ottenere nulla.

    Ecco che torna utile, ma molto utile, il prossimo Social Media Lab, Laboratorio pratico di Facebook, Twitter, LinkedIn e Pinterest, che si terrà a Bologna in due giornate, 15 e 16 Maggio, presso Noetica, centro di formazione molto attivo su questi temi. Il corso vuole essere un’occasione per affrontare questi temi da un punto di vista pratico, ossia che consenta ai partecipanti di mettere davvero le mani dentro a questi strumenti per imparare ad usarli al meglio. Verranno affrontati dunque tutti gli aspetti che permettono di aprire, gestire e promuovere efficacemente gli spazi aziendali e i profili amministratori, imparando a gestire in maniera professionale i social network.

    Il corso, che si sviluppa in un arco di 16 ore di aula, si rivolge a tutti coloro che desiderano approfondire l’uso, la conoscenza e le funzionalità dei social network. Docente delle due giornate sarà Angelo Valenza, uno dei giovani professionisti più preparati su questi temi.

    Ovviamente ci sarà spazio per le esercitazioni che verteranno su:

    • Analisi di una fan page aziendale
    • Redazione di un post vincente su Facebook
    • Scrittura di un tweet
    • Esercitazioni su Linkedin e Pinterest

    Per le due giornate saranno forniti a tutti i partecipanti le slides del corso, la sitografia e la bibliografica. Per maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione potete seguire questo link. E ricordate che se portate con voi un amico o un collega, la seconda iscrizione è scontata del 50%.

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  • Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

    Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

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    Un articolo apparso su The Atlantic “A Eulogy for Twitter”, “Encomio per Twitter”, sta facendo molto discutere su quale sarà il futuro della piattaforma a 140 caratteri, in evidenti difficoltà. Twitter non sparirà, ma dovrà certamente rivedere subito il suo modello, per non smarrirsi.

    Quando si parla di “encomio” di fatto si narrano e si esaltano le gesta di personalità di fronte ad un vasto pubblico. Ecco, The Atlantic ha fatto l’encomio di Twitter di fronte al grande pubblico che è la Rete con il post “A Eulogy for Twitter“, elencando le gesta, le caratteristiche che hanno reso celebre la piattaforma da 140 caratteri, ma sostanzialmente sostenendo la tesi che Twitter non sia più la piattaforma che tutti abbiamo conosciuto, sta cambiando e rischia di sparire, per come lo abbiamo appunto conosciuto e apprezzato fino ad oggi. Per quello che ci riguarda, non siamo molto d’accordo con questa idea. Twitter non è morto, anzi, come si direbbe in questi casi, “è vivo e lotta insieme a noi!”.

    Tutto il dibattito sul futuro di Twitter, val la pena di riepilogarlo, è nato con lo sbarco della società a Wall Street e con i primi numeri finanziari che si sono succeduti. Numeri che evidenziavano un calo nella crescita degli utenti e un aumento delle perdite, nonostante i ricavi si siano sempre dimostrati superiori alle attese.

    Twitter, è abbastanza evidente, ma anche questo va più volte sottolineato, non è Facebook e, forse non lo sarà mai, nel senso che non riuscirà mai ad emulare la forza del più grande social network che si manifesta in tanti modi. Ma ha comunque una sua forza, una sua specificità che ha reso possibile che un piattaforma basta su 140 caratteri riuscisse addirittura ad arrivare a Wall Street. E il vero problema sta proprio in questo passaggio.

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    Tutti voi ricorderete lo sbarco in borsa di Facebook, grande entusiasmo al debutto, ma nel giro di poche settimane il titolo crollò vistosamente arrivando a toccare anche i 17 dollari per azione, di fatto un fallimento. Inoltre, man mano che si sbloccavano stock di azioni, anche gli stessi manager di Facebook vendevano le proprie azioni. Sembrava una sorta “salviamoci prima che la barca affondi!”. Ma non era così, in effetti.

    Facebook si era messa sul mercato, aveva degli investitori che chiedevano cambio di strategia, di seguire una strada che fosse orientata a marginalizzare prima possibile, senza aspettare troppo. E chiedere questo ad una società che sbarca in Borsa senza un vero modello di business, ma sostanzialmente con un’operazione esclusivamente finanziaria, è al quanto rischioso, quindi suscettibile di variazioni repentine. A quel punto Zuckerberg e i suoi danno ascolto agli investitori, cambiano strategia e i risultati ce li abbiamo di fronte ai nostri occhi, oggi. Titolo oltre il 67 dollari e una capitalizzazione forte da mettere Facebook tra le aziende più potenti del mondo.

    Più o meno la stessa cosa sta succedendo a Twitter. Necessita e subito di una strategia che soddisfi le richieste degli investitori, per chiarirci, sono quelli che ci mettono i soldi, e quindi vogliono vedere i frutti e subito, perchè loro sono abituato così.

    Ma, tornando a quanto si diceva prima, Twitter non è Facebook. Negli ultimi mesi, nel tentativo di rincorrere la strategia ottimale e soddisfare gli investitori, Twitter ha adottato misure che hanno quasi disorientato la (piccola) community, andando verso modelli già visti. Già piccola community, perchè Twitter non ha gli utenti di Twitter. Dagli ultimi dati sono “solo” 255 milioni gli utenti attivi e le visualizzazioni sulla timeline stanno calando.

    Secondo Dick Costolo, CEO di Twitter, “le visualizzazioni risentono delle recenti modifiche“. Bene, allora caleranno di più perché di altre modifiche ci sarà bisogno per cercare di trattenere più a lungo gli utenti sulla piattaforma e invitarli ad essere più attivi, se è vero come è vero che il 44% degli utenti non ha scritto neanche un tweet!

    Per non parlare, anche se di fondamentale importanza, della strategia da sviluppare, e che sta partendo, per aumentare i profitti via advertising. MoPub sarà molto utile via mobile per aumentare le entrate, anche se bisogna davvero vedere se i numeri saranno quelli di cui si parla.

    Twitter è una piattaforma complessa ad un primo sguardo, non è facile orientarsi subito, questo è evidente. non è una piattaforma “generalista”. Ed evidente che, sempre ad un primo sguardo non è facile orientarsi in un fiume in piena come è la timeline, con un flusso di messaggi in 140 caratteri che ti investe e ti trascina via, se non hai un minimo di nozioni su come funzione e su cosa bisogna fare appena arrivati. Molti vedono Twitter come fosse un “notiziario”, arrivano e si limitano solo a leggere le notizie, e poi vanno via. Vanno alla ricerca di piattaforme “più coinvolgenti”.

    È questo che dovrà fare Twitter: essere più coinvolgente, per usare una parola che piace molto ai marketers “be more engaging“, da engagement, la parola d’ordine per eccellenza.

    E come fa una piattaforma come Twitter che ha puntato molto (anche in modo inconsapevole) sulla immediatezza e sulla velocità, a conciliare i tempi per un maggiore engagement? Semplice, rallentando, modificando e adattando tutta la piattaforma a dinamiche più adatte a trattenete gli utenti. Non c’è altra soluzione. Se non quella che vogliono Twitter come già morto! Niente di più falso.

    The Atlantic sostiene che “Twitter ha cambiato il social pubblishing come Aol ha cambiato il modo delle email, solo che ora nessuno ha più un account su Aol”. Di fatto lo ritiene spacciato, ma Twitter non sparirà, anzi, riuscirà a trovare un nuovo modello e saprà rialzarsi. Forse, ne siamo certi, scontenterà qualcuno, ma ricordiamoci che stiamo parlando di aziende che devono fare profitti. Ora più di prima.

  • Ecco come si forma un contenuto virale sui Social Media [Ricerca]

    Un recente studio condotto da alcuni ricercatori della Yale University e della Università di Madrid ha scoperto il modo attraverso il quale un contenuto, un’informazione, diventa virale sui Social Media. Il metodo addirittura permette di prevedere un contenuto di tendenza fino a due mesi prima

    Come si fa a rendere un contenuto virale? Come fa un’informazione ad essere condivisa da migliaia di utenti sui social media, al punto da diventare argomento di tendenza globale? e soprattutto, come si fa ca capirlo prima? Sicuramente questo è uno di quegli argomenti che tutti, siano essi semplici utenti o aziende, vorrebbero sapere per far girare il più possibile le proprie informazioni e raggiungere quindi un elevato numero di persone. Alle volte un contenuto diventa virale perchè ha la suo interno degli elementi i quali purtroppo non sono spesso replicabili e soprattutto non vi è mai l’assoluta certezza che quel contenuto possa davvero poi raggiungere davvero tutti. E allora vale la pena scoprire il metodo elaborato dai ricercatori della Yale University insieme a quelli della Università di Madrid attraverso il quale è possibile anche prevedere fino a due mesi prima la viralità di un dato contenuto. Il metodo può essere davvero utile per comprendere avvenimenti politici, i comportamenti dei consumatori, addirittura potrebbe rivelarsi utile anche in un contesto sanitario.

    Come sappiamo bene, data la grossa mole di informazioni che ad oggi circola sui Social Media ad una velocità sostenuta, è dunque ben difficile riuscire a fare qualche previsione sulla effettiva viralità di un contenuto. I ricercatori hanno concentrato le loro ricerche su un ristretto campione di utenti servendosi di Twitter per meglio individuare quegli utenti, meglio, gruppi di utenti, che fungessero da “sensori”, ossia quegli utenti che sono in grado poi di avviare alla diffusione globale del contenuto. I ricercatori volevano comprendere come il contenuto si sviluppasse verso il centro e come poi lo stesso si diffondesse verso gli altri utenti. Quindi una volta individuati gli utenti, definiti “sensori”, sarebbe poi stato utile monitorare come essi twittavano o conversavano con altri utenti, un procedimento che i ricercatori definiscono “sensor hypothesis“.

    Allora, per sei mesi, nel 2009,  sono stati monitorati contenuti e conversazioni su Twitter. Si è partiti con una rete di utenti di 40 milioni connessa con 1,5 miliardi di “follows”, poi in maniera casuale da questi hanno selezionato piccoli gruppi di utenti centrali, con almeno una persona che li seguisse, e sono stati creati quindi i gruppi di monitoraggio. In sostanza lo studio dimostra il modello dei “piccoli gruppi di amici” è la chiave per l’effettiva diffusione esplosiva di un contenuto e che quindi permette di prevedere la viralità di hashtag, almeno 9 giorni prima. Quindi sono gli individui “sensori” la chiave di tutto. Il modello permette quindi di rilevare che ogni utente ha in media 25 followers che a loro volta hanno 422 followers.

    La ricerca fornisce anche alcuni “prove” a sostegno della effettiva validità di questo modello. Ad esempio, attraverso questo metodo i ricercatori sono stati in grado di prevedere fino a due mesi prima l’effettiva viralità di #Obamacare come tendenza globale su Twitter, e tre mesi prima che diventasse la keyword più ricercata su Google. Il metodo può essere utilizzato anche in tempo reale e implementato anche su diverse aree geografiche.

    Questo metodo a questo punto può risultare di importanza rilevante in una prima analisi degli umori sui social media rispetto ad argomenti di natura politica, economica, sociale, come dicevamo prima utile anche a capire l’atteggiamento dei consumatori. Ma sarebbe utile anche in un contesto sanitario, come per esempio dare delle risposte immediate rispetto a epidemie o altre malattie.

    Insomma, il metodo dei “sensori” ci darà modo di capire l’effettiva portata virale dei contenuti. E voi cosa ne pensate di questa ricerca?

  • Rovio, calano i profitti e i Birds sono davvero Angry!

    Rovio, calano i profitti e i Birds sono davvero Angry!

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    Per Rovio, creatore della celeberrima app Angry Birds, i profitti sono calati del 52%, passando da 56 milioni di € nel 2012 a 27 milioni di € nel 2013. Dalla fredda Finlandia, la saga di Angry Birds aveva fatto scaldare i cuori di milioni di utenti. Ma le vendite tra il 2012 e il 2013 si sono attestate agli stessi livelli, intorno ai 150 milioni di € circa

    Come altre società di cui abbiamo parlato in passato, come King Entertainment e la sua Candy Crush, Rovio è una di quelle nuove realtà che sforna parecchie app all’anno. Poi arriva quella di cui gli utenti si innamorano, quella che accendi nei momenti di noia o per rilassarti prima di andare a letto, insomma quella virale! Ed ecco che ci si costruisce intorno una fortuna, ma forse anche la propria sfortuna. Stiamo parlando ovviamente di Angry Birds.

    Già, perché il mondo del mobile è perennemente in evoluzione e non tenerne il passo vuol dire cedere lentamente al proprio default. Una saga può durare qualche anno e di fatto i primi anni ha trascinato Rovio ad una crescita esponenziale. Ma qualche anno nel mobile è un’era geologica per la terra. Oggi i giochi sono prevalentemente freemium [giochi scaricabili gratis dal play store che hanno poi oggetti o vite acquistabili durante il percorso] e Rovio non è riuscita a seguire questa conversione rapida.

    In pratica, gli ultimi dati riferiti al 2013 ci rivelano che Rovio ha visto calare i profitti tassati in un anno del 52%, passando da 56 milioni di euro nel 2012, a 27 milioni di euro nel 2013. E rimangono sostanzialmente invariate le vendite, sono 156 milioni di euro di ricavi nel 2013 ed erano 152 milioni di euro nel 2012

    Rovio ha cercato di tenere il passo diversificando, con parchi a tema, film nonché il nuovo Angry Birds Go!, gioco free dai contenuti premium di cui parlavamo poc’anzi. Ma purtroppo tutti dalla tematica principale targata Angry Birds.

    È chiaro quindi che le società che fanno  giochi per mobile si rincorrono giorno dopo giorno, per finire in pasto al compratore finale con poco tempo di giocare e molta voglia di svagarsi. Ci vorrà quindi poco affinché i milioni di utenti si stanchino dell’una o dell’altra moda e destinino le loro attenzioni ad altro. Rovio dovrà accelerare la sua diversificazione puntando all’uscita del film su Angry Birds il prima possibile o finirà per vedere sfumare anche gli altri investimenti.

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  • L’ora di punta in cui si fanno acquisti online in Italia e in Europa [Infografica]

    L’ora di punta in cui si fanno acquisti online in Italia e in Europa [Infografica]

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    Idealo, comparatore di prezzi online da alcuni anni presente anche nel nostro paese, ha da poco realizzato uno studio che ci mostra quale sia l’ora di punta in cui gli e-shoppers italiani ed europei si dedicano agli acquisti online. Ebbene, gli italiani amano fare acquisti via web alla sera. Ma vediamo cosa accade negli altri paesi

    Gli italiani amano l’Ecommerce, quindi fare acquisti online e qui sul nostro blog vi raccontiamo spesso di come il fenomeno in Italia, e non solo, sia in forte e costante crescita. Un po’ di tempo fa con una ricerca Ipsos – Webloyalty avevamo visto che il 75,9% degli italiani che utilizzano l’e-commerce è classificabile nella categoria degli “heavy buyer”, cioè tra coloro che hanno effettuato più di 4 acquisti su canali online negli ultimi 6 mesi. E avevamo anche visto che gli umbri erano quelli che più di tutti in Italia facevano più acquisti di tutti. Ma oggi, grazie allo studio effettuato da Idealo, comparatore di prezzi online tedesco ma da qualche anno presente anche in Italia, vediamo quale sia l’ora punta in cui gli italiani e i cittadini di Germania, Francia e Regno Unito fanno i loro acquisti online.

    E si scopre, sulla base dei dati raccolti che fanno riferimento solo alla modalità desktop (ricordiamo che gli acquisti online in Italia sono effettuati per l’89% dei casi da desktop) e al periodo dell’ultimo trimestre del 2013, gli italiani amano dedicarsi ai loro acquisti via web nelle ore pre serali, precisamente l’ora di punta è intorno alle 18, 7,2% di click, (come potete vedere anche dall’infografica in basso) con una buona attività anche verso le 15. Mentre le ore in cui gli italiani vi si dedicano meno sono proprio le ora dei pasti, quindi a pranzo (alle 13) e a cena (alle 20). Situazione simile la si verifica in Francia dove anche gli e-shopper transalpini fanno registrare l’ora di massima attività alle 18 e vi si dedicano meno proprio nelle ore dei pasti (alle 12 e alle 20).

    Ma se guardiamo cosa accade in Germania e in Regno Unito, scopriamo che gli utenti di questi paesi effettuano i loro acquisti proprio nelle ora in cui gli italiani e i francesi li fanno di meno. E quindi, i tedeschi fanno registrare l’ora di punta alle 20 e come potete vedere dal grafico in basso, l’ora di attività minima è tra le 15 e le 16. Anche gli e-shoppers del Regno Unito fanno registrare l’ora di massima attività alle 20 (quando gli italiani sono a cena, appunto).

    Insomma, anche l’attività di ecommerce riesce a darci delle informazioni che solo apparentemente sono banali, ma che possono essere davvero utili in chiave di offerta e di modalità per i retailers online e di conseguenza interpretare bene anche gli atteggiamenti degli utenti nei diversi paesi.

    Ma voi anche voi preferite fare acquisti nelle ore pre e post pasti? Raccontateci se vi va le vostre esperienze di acquisti online.

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  • Pappanoinweb, Antonio Pappano con Orchestra e Coro dell’Accademia di Santa Cecilia

    Pappanoinweb, Antonio Pappano con Orchestra e Coro dell’Accademia di Santa Cecilia

    Secondo appuntamento stasera alle 20:30 con il secondo appuntamento di Pappanoinweb, il progetto nato dalla collaborazione tra Antonio Pappano e Telecom Italia. Protagonista della serata è proprio il Maestro Antonio Pappano che proporrà brani di Beethoven e di Dallapiccola

    Secondo appuntamento imperdibile stasera alle 20:30 con Pappanoinweb, l’iniziativa nata tra il maestro Antonio Pappano e Telecom Italia, che quest’anno giunge alla quarta edizione, un nuovo grande esempio di fondere Cultura e nuove tecnologie. In questo modo le grandi emozioni della Musica sinfonica e da camera possono viaggiare attraverso la Rete e coinvolgere il pubblico degli appassionati e non solo.

    E l’appuntamento di stasera che abbiamo il piacere di trasmettere qui sul nostro blog in live streaming, è assolutamente imperdibile per tutti coloro che amano la Musica classica e la musica in generale. Protagonista del concerto che ha come titolo Prigionia e Libertà, è proprio il Maestro Antonio Pappano che insieme all’Orchestra e al Coro dell’Accademia di Santa Cecilia proporrà brani di Beethoven e di Dallapiccola. Questo il programma:

    Beethoven – Fidelio, scena della prigione
    Dallapiccola – Il prigioniero, opera in un atto
    Beethoven – Sinfonia n.9 III e IV movimento

    Antonio Pappano

    Antonio-Pappano

    Sir Antonio Pappano è Direttore Musicale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dal 1° ottobre 2005; dal settembre 2002 è Music Director del Covent Garden di Londra. In passato ha ricoperto altri incarichi di prestigio: nel 1990 viene nominato Direttore Musicale della Norske Opera di Oslo e dal 1991 al 2002 ricopre lo stesso ruolo al Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles.

    Nato a Londra nel 1959 da genitori italiani, studia pianoforte, composizione e direzione d’orchestra negli Stati Uniti. Fra le tappe più prestigiose della sua carriera sono da ricordare i debutti alla Staatsoper di Vienna nel 1993, al Metropolitan di New York nel 1997 e al Festival di Bayreuth nel 1999. Pappano ha diretto molte tra le maggiori orchestre del mondo, tra cui New York Philharmonic, Wiener Philharmoniker, Berliner Philharmoniker, Concertgebouw di Amsterdam, Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, London Symphony. Nel 2005 è stato nominato “Direttore dell’anno” dalla Royal Philharmonic Society e ha vinto il Premio Abbiati della Critica Musicale Italiana per l’esecuzione dei Requiem di Brahms, Britten e Verdi realizzati con i Complessi Artistici dell’Accademia di Santa Cecilia.

    Con l’Orchestra e il Coro di Santa Cecilia ha inciso diversi cd: due dedicati a Čajkovskij, uno con musiche di Lalo, Dvořák, Glazunov e Saint-Saëns e un altro dedicato alle musiche di Respighi. Nel 2008 ha registrato l’opera Madama Butterfly di Puccini che ha vinto il Gramophone Award e nel 2009 la Messa da Requiem di Verdi “dal vivo”, che ha ricevuto il BBC Music Magazin Awards 2010 (Settore Corale), il premio della critica ai Classical Brits Awards 2010 e il Gramophone Award 2010. Per la DGG ha inciso lo Stabat Mater di Pergolesi (con Anna Netrebko e Marianna Pizzolato). Fra le incisioni EMI più recenti: un cd dedicato a Rachmaninoff (Sinfonia n. 2), lo Stabat Mater e l’opera Guillaume Tell di Rossini, la Sesta Sinfonia di Mahler, la Nona Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” e il Concerto per violoncello di Dvořák, la Petite Messe Solennelle di Rossini, i Quattro pezzi sacri di Verdi e il War Requiem di Britten.

    Il 16 aprile 2007 Sir Antonio Pappano è stato nominato Accademico Effettivo di Santa Cecilia; recentissima la prestigiosa nomina a Cavaliere nella Queen’s New Year’s Honours List e l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

    Allora, non perdete l’appuntamento di stasera e se volete contribuire alla discussione e commentare su Twitter, l’hashtag della manifestazione è #Pappanoinweb. Inoltre potete far “sentire” il vostro applauso agli artisti inserendo anche #bravo. Durante il concerto la musicologa Laura de Mariassevich condividerà con gli utenti le curiosità su musiche, strumenti, autori e musicisti coinvolti.

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  • La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sui Social Media

    La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sui Social Media

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    La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II è stato un evento straordinario per il fatto di avere due papi santi nello stesso giorno canonizzati dai due papi viventi, Papa Francesco e Papa Benedetto XVI. Ma è stata anche la prima canonizzazione raccontata sui Social Media e vediamo insieme qualche dato

    Due papi santi nella stessa giornata è un fatto straordinario, non era infatti mai accaduto. Come non era mai accaduto che a canonizzarli fossero due papi viventi come Papa Francesco e Papa Benedetto XVI. Un evento che da qualsiasi punto di vista lo si guardi è eccezionale. Si stima che oggi in Piazza San Pietro ad assistere alla Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II ci fossero poco meno di 1 milione di persone, una marea di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo arrivata in parte già nei giorni precedenti. Ma quello che vogliamo fare oggi e provare a vedere, come di solito facciamo di fronte a grandi eventi come questi, come sono stati raccontati e visti attraverso i Social Media. A vedere l’esito di questa nostra piccola ricerca e di come ci si è arrivati, non si esagera a dire che questa è stata la prima vera Canonizzazione raccontata anche attraverso i Social Media. Quindi la tecnologia anche in una circostanza come questa è stata utile per permettere ai tanti che volessero raccontare e condividere i momenti più intensi di questa giornata. E lo abbiano in effetti verificato usando la piattaforma Keyhole che ci ha permesso di seguire le conversazioni. Va anche detto che la Diocesi di Roma ha messo in piedi una vero piano di comunicazione sui Social Media usando in particolar modo Twitter, Facebook e Instagram e lanciando l’hashtag ufficiale #2popesaints che farà da colante a tutti gli altri che poi hanno preso coro durante queste giornate, in particolar modo oggi.

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    Per l’evento abbiamo preso in considerazione due tipologie di ricerca la prima vedeva gli hashtag #2popesaints #2papisanti #papisanti (nato nel corso della giornata di oggi), e poi dall’altra abbiamo preso in considerazione #canonizzazione #canonization #canonisation. Da quello che ne è venuto fuori la ricerca guidata da #2popesaints è quella che ha visto  il maggior numeri di tweets e di contenuti condivisi quindi tra Twitter, per la maggior parte dei casi, Instagram, abbastanza, e Facebook, molto poco. Anche per la seconda valgono le stesse proporzioni. Stiamo parlando di un evento che si è prolungato per la maggior parte su due giornate, vissuto e condiviso interamente dalle persone che erano a Roma, quindi questo spiega come il Mobile superi il desktop, ma lo vediamo meglio più avanti.

    Le ricerche le abbiamo avviate nella mattina di ieri e abbiamo visto come con il passare delle ore sui social media aumentava progressivamente il numero dei messaggi e dei contenuti condivisi, un flusso crescente che non si è fermato neanche durante la notte. La prima ricerca ha totalizzato 85.332 tweets (numero che sarà suscettibile di variazioni a seconda dell’inizio della ricerca), da 18.700 utenti, con un reach (il numero di utenti effettivamente raggiunti) di 56.346.000 e con Impressions (il numero di volte in cui il messaggio viene propagato) di 573.863.300. Il picco di tweet lo si è registrato alle 10, precisamente tra le 10 e le 11, proprio nel momento in cui Papa Francesco ha recitato la formula con cui dichiarava santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, momento in cui si sono totalizzati 19.417 tweets. Stesso momento di picco anche per l’altro monitoraggio, quello guidato da #canonizzazione, con 3.852 tweets.

    2popesaints Keyhole picco tweets

    L’altra ricerca ha totalizzato 18.500 tweets da 10,752 utenti con un reach di 45.831.000 e 147.354.000 di impressions. Possiamo pensare di unire i due risultati? La risposta sarebbe sì, in pratica la ricerca è stata divisa anche per il numero limitato a disposizione. Quindi se proviamo a sommare i due ceppi di ricerca il risultato è di 103.832 tweets.

    Dai dati estrapolati, il 51% degli utenti è uomo e il 49% è donna e hanno twittato da Mobile per la maggior parte. Nello specifico, Android 29%, iPhone 26,8% (che insieme fanno già il 55,8%) e 26,3 da desktop.

    Gli account @PCCS_VA (Consiglio Pontificio per la Comunicazione Sociale) e @vaticano_news (Sala Stampa del Vaticano) sono stati molto attivi e piazzano i tweet più condivisi:

    Questo, sempre tra i più condivisi, è quello dell’agenzia AP:

    E ancora:

    Molto attivo anche Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà cattolica”, scrive anche si Wired, che ha raccontato anche la veglia che si è tenuta nella notte tra sabato e domenica nelle chiese di Roma, iniziando con questo tweet:

    Tra i vari tweets non manca certo l’ironia. Eccone alcuni:


    A fine giornata:

    Come abbiamo detto all’inizio, Facebook non produce risultati soddisfacenti e come se non bastasse, nella mattinata di oggi si verifica un nuovo #FacebookDown che blocca le attività sul social network per diverse ore.

    Su Instagram i post sono 3.400 da 1.800 utenti, con 295.000 il reach e 1 milione di impressions. Tra i più condivisi:

    Questo è quanto abbiamo cercato di raccogliere, grazie ancora alla piattaforma Keyhole che ce lo ha permesso, a sottolineare che i Social Media hanno giocato un ruolo importante in questo evento straordinario, di portata storica, comunque la si pensi. Volevamo dare una misura di questa grande portata sui Social Media e di certo questo evento va annoverato tra quelli in cui le nuove tecnologie hanno giocato un ruolo fondamentale. Ovviamente siamo aperti a qualsiasi critica, puntualizzazione  e richiesta su questi dati, ma ci piacerebbe sapere cosa ne pensate voi di questo evento.

    (image cover credits: ansa.it)

  • Ecco le app per seguire la Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

    Ecco le app per seguire la Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

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    L’evento tanto atteso della Canonizzazione di due grandi pontefici come Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, che si terrà domenica 27 Aprile, potrà essere seguito anche attraverso le app ufficiali appena lanciate da IQUII, mobile e digital agency di Roma. Il Vaticano ha voluto così dedicare due app all’evento che coinvolge oltre 1 miliardo di persone

    Mancano pochi giorni ormai alla Canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, due grandi pontefici che hanno segnato in maniera forte il ‘900. E il Vaticano per l’occasione ha voluto dedicare due applicazioni mobili per permettere ai tanti fedeli di poter seguire tutte le tappe dell’evento anche via mobile. Una decisione che evidenzia in maniera chiara il segno dei tempi che stiamo vivendo e la Chiesa ne è consapevole. Ma è anche un segno che segue il modo aperto e coinvolgente che ha contraddistinto il pontificato proprio di questi due pontefici. Giovanni XXIII diventa Papa quando la televisione stava cominciando a diventare fenomeno di massa e proprio attraverso questa figura che la Chiesa si “mostra” agli italiani grazie al potente mezzo di comunicazione. Giovanni Paolo II ha saputo andare oltre, sfruttando le sue enormi capacità comunicative e il suo grande senso carisma. Quindi, da questo punto di vista, non sorprende la decisione di dedicare loro due applicazioni per questo evento così solenne.

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    E il Vaticano ha voluto affidare la progettazione e la realizzazione delle app, John Paul II e John XXIII, a Iquii, brillante mobile e digital agency di Roma, che ha realizzato le app disponibili per iOS e per Android.

    Attraverso le App sarà possibile:

    • conoscere le biografie ufficiali dei Papi, con la storia e i momenti salienti dei pontificati;
    • sfogliare e leggere le encicliche, le lettere e altre pubblicazioni;
    • approfondire le cause di canonizzazione;
    • avere a disposizione tutte le informazioni dell’evento di santificazione, le date, gli orari delle messe e dei momenti di incontro;
    • sfogliare una sezione dedicata alle preghiere per ricordare i Papi;
    • informarsi sulle strutture di alloggio e ristorazione per visitare la Città del Vaticano.

    Le applicazioni sono già disponibili in diverse lingue: Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo, Polacco.

    Il risultato è una soluzione mobile semplice e funzionale che permette ai fedeli di attivare un dialogo diretto con la Chiesa e tenere sempre vicino il ricordo di due uomini che hanno cambiato la storia.

    Le applicazioni sono disponibili per iPhone e Android e possono essere scaricate gratuitamente rispettivamente dall’App Store e dal Google Play Store: http://vaticanapp.iquii.com.

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