Tag: Meta

  • Threads finalmente rilascia le API aperte a tutti

    Threads finalmente rilascia le API aperte a tutti

    Threads di Meta rilascia le API, aprendo nuove possibilità per sviluppatori e puntando a diventare una vera alternativa a X (Twitter). Anche se la strada è ancora lunga.

    Threads, l’app di Meta nata dall’idea di presentarsi come vera alternativa a ciò che fu Twitter, continua il suo percorso di crescita.

    Sebbene non si conoscano nel dettaglio il numero di utenti approdati dall’UE (dopo il lancio del dicembre dello scorso anno), possiamo comunque rilevare che il numero di utenti a livello globale si aggiri intorno ai 150 milioni.

    Statista aggiunge anche che gli utenti giornalieri sarebbero circa 13 milioni. Alcuni potrebbero pensare che siano ancora numeri molto piccoli. Ma intanto la piattaforma regge.

    Di recente è stata anche migliorata la versione desktop dell’app che ricorda molto Tweetdeck. E non è un caso che la ricordi.

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    Threads e il rilascio delle API

    Detto questo, spieghiamo perché si torna a parlare di Threads in queste ore.

    Per il semplice fatto che, finalmente, e dopo una fase di test ristretta, Threads ha rilasciato le API (Application Programming Interface) e saranno disponibili per tutti entro la fine di questo mese.

    Le persone ora possono pubblicare post tramite l’API, recuperare i propri contenuti e sfruttare le nostre capacità di gestione delle risposte per impostare controlli di risposta e citazione, recuperare risposte ai propri post, nascondere, mostrare o rispondere a risposte specifiche“. Sono le parole di Jesse Chen che spiega cosa significa questo rilascio.

    Inoltre Chen chiarisce che la richiesta di maggiori dettagli sui post da parte degli utenti sviluppatori è quella più richiesta.

    Threads e le API, cosa si potrà fare

    La piattaforma consentirà agli sviluppatori, tramite API, di creare le proprie app per pubblicare immagini, video, testo o post carosello personalizzati, analizzare le metriche delle prestazioni, accedere ai follower dati demografici e automatizzare gli strumenti di risposta sui thread.

    Tutte attività che un tempo completavano l’utilizzo di Twitter.

    Meta ha fornito documentazione agli sviluppatori e anche un esempio open source.

    E dunque, dopo i primi accenni dei mesi scorsi e l’avvio del test ad ottobre 2023, Threads rilascia questo importante tassello che potrebbe aiutare a rendere più esteso e interessante l’uso dell’app.

    Threads, le API e il Fediverso

    Da non disdegnare anche l’utilizzo, in questa ottica, della versione dell’app per il Fediverso. Attraverso le API si potrebbe accedere ai post tramite client Mastodon e condividere contenuti sui server di Mastodon. Applicazione pratica che è ancora lontana dall’essere ottimale, ma è comunque un segnale.

    Insomma, Threads si avvia a fare sul serio, in attesa che l’integrazione con il Fediverso sia sempre più concreto.

    Threads e la vera concorrenza con X (Twitter)

    C’è ancora molta strada da fare, e non è una frase fatta. Threads è ancora lontana dall’affermarsi come vera alternativa a Twitter.

    E questo si scontra un po’ con X. Nel senso che fino a quando la piattaforma cavalcherà la vecchia natura della piattaforma, e fino a quando gli utenti la useranno ancora, per Threads sarà sempre più difficile.

    Da quello che sembra, Musk vuole ancora approfittare del fatto che molti utenti usano X come se fosse Twitter. E questo, comunque sia, non potrà durare per sempre.

    E forse, ma forse, a quel punto Threads si troverà a fare i conti con la realtà.

     

  • Meta chiuderà Workplace nato per le aziende, focalizzandosi sulla IA

    Meta chiuderà Workplace nato per le aziende, focalizzandosi sulla IA

    Dopo quasi otto anni, Meta chiude Workplace entro il 2026 per focalizzarsi su AI e Metaverso. E alle aziende consiglia la migrazione a Workvivo di Zoom.

    Dopo quasi otto anni Meta (all’epoca so chiamava ancora Facebook) decide di chiudere Workplace. Lo strumento era nato specificatamente per le aziende.

    Workplace era stato concepito come un luogo dove le aziende potessero dare luogo a maggiori connessioni tra collaboratori e dipendenti. Ma ora c’è la realtà da tenere in considerazione.

    Come sappiamo, Meta ha ormai avviato una politica di snellimento dell’azienda. Una operazione che ha provocato tagli al numero dei dipendenti e tagli a diversi prodotti, tra cui anche Workplace.

    Workplace, motivi della chiusura e tempistiche

    Le fonti, raccolte da TechCrunch e da Axios, sostengono che la piattaforma funzionerà come normalmente fino a settembre 2025. Dopodiché resterà di sola lettura fino a maggio 2026. Fino alla completa disattivazione.

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    I clienti di Workplace, tra cui figurano aziende come Starbucks e Danone, sono state invitate da Meta a utilizzare Workvivo di proprietà di Zoom come alternativa adeguata per la migrazione.

    Workvivo, un’altra piattaforma di comunicazione aziendale, è stata acquisita da Zoom nel 2023.

    Da quelli che sono gli ultimi dati a disposizione, nel 2021 Workplace di Meta contava circa 7 milioni di utenti paganti. Al momento non si conosce il numero preciso di dipendenti che potrebbe essere interessato da questa chiusura.

    Meta abbandona Workplace per puntare sulla IA

    “Stiamo interrompendo Workplace da Meta in modo da poterci concentrare sulla creazione di tecnologie AI e Metaverso che crediamo rimodelleranno radicalmente il modo in cui lavoriamo”, ha affermato Meta in una dichiarazione inviata via e-mail.

    Ecco quindi spiegata la motivazione della chiusura.

    Meta punta ad investire sull’intelligenza artificiale anche per realizzare nuovi prodotti che seguiranno il cambiamento del modo di lavorare.

    Possiamo tranquillamente affermare che, per necessità e per riorganizzazione, Meta sta percorrendo una strategia di riduzione.

    Mentre prima lo scopo era essere ovunque e quindi presentare prodotti sempre più diversificati per essere in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza, adesso tutto cambia.

    La strategia è, adesso, quella di ridimensionare e ricondurre tutto – nel vero senso della parola – all’intelligenza artificiale.

    Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi.

     

  • UE, indagine su Facebook e Instagram per la disinformazione russa

    UE, indagine su Facebook e Instagram per la disinformazione russa

    L’UE ha avviato un’indagine su Facebook e Instagram per il rischio di disinformazione russa in vista delle elezioni europee del 2024. L’indagine si concentra sulle politiche di Meta e anche sulla mancanza di sostituti per Crowd Tangle.

    L’attenzione verso la disinformazione in UE è sempre molto alta, soprattutto in questo periodo.

    Le piattaforme di Meta, Facebook e Instagram, sono finite sono indagine dall’UE. Il motivo di questa indagine è che a Bruxelles si teme che Meta non riesca a eliminare del tutto la disinformazione russa. Un pericolo questo che l’UE non vuole correre in vista delle prossime elezioni dell’8 e 9 giugno 2024.

    L’indagine prende di mira la cosiddetta campagna Doppelganger. Si tratta di un’operazione pro-Russia che tenta di replicare nella forma l’aspetto dei siti di informazione tradizionali. Ma, in realtà, è un modo per creare contenuti a favore delle politiche del presidente russo Vladimir Putin.

    Meta sotto indagine in relazione al DSA

    La Commissione Europea ha dichiarato in una nota che l’indagine, aperta nell’ambito del Digital Services Act, prenderà in esame le politiche e le pratiche che Meta prevede in relazione alla pubblicità ingannevole e ai contenuti politici sui suoi servizi.

    Le potenziali violazioni oggetto di indagine riguardano proprio l’approccio della società di Mark Zuckerberg nell’affrontare le campagne di disinformazione e il “comportamento coordinato non autentico” nell’UE.

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    Questo insieme alla mancanza di strumenti di terze parti efficaci per monitorare l’andamento delle elezioni. Particolare preoccupazione desta il fatto che Meta sta abbandonando Crowd Tangle senza prevedere un sostituto adeguato.


    Cos’è Crowd Tangle

    Crowd Tangle è uno strumento sviluppato da Meta utilizzato principalmente per tracciare le interazioni sui social media. È uno strumento molto utile per giornalisti, ricercatori e professionisti del marketing per analizzare le tendenze, il coinvolgimento e la portata dei contenuti sui social media.

    Di recente, Meta ha annunciato che intende chiudere Crowd Tangle. Questa decisione ha sollevato preoccupazioni tra giornalisti e ricercatori.

    La chiusura di Crowd Tangle potrebbe avere un serio impatto sulla capacità di analisi e monitoraggio delle dinamiche dei social media, specialmente per quanto riguarda la trasparenza e la diffusione delle informazioni.

    Al momento dell’annuncio, non ci sono strumenti alternativi adeguati da parte di Meta che potessero completamente sostituire le funzionalità offerte da Crowd Tangle


    Le preoccupazioni in UE per la disinformazione

    Le preoccupazioni sul monitoraggio elettorale fanno seguito alla richiesta rivolta ai leader politici dell’UE di contrastare “urgentemente e vigorosamente” i tentativi russi di interferire in particolare con le elezioni europee.

    L’indagine valuterà anche il modo in cui Meta modera la pubblicità ingannevole, le politiche che riducono la visibilità dei contenuti politici su Instagram e Facebook. E la funzionalità degli strumenti che consentono agli utenti di segnalare contenuti illegali.

    Come detto, l’indagine si inserisce all’interno del perimetro del DSA.

    Si tratta della nuova norma UE che conferisce nuovi strumenti per agire contro le principali aziende tecnologiche per il modo in cui gestiscono i contenuti sulle loro piattaforme.

    Meta ha 5 giorni di tempo per rispondere all’UE

    L’UE ha concesso a Meta cinque giorni lavorativi per rispondere in relazione alle preoccupazioni sollevate, prima che le autorità decidano di intensificare l’indagine.

    L’indagine segue le dichiarazioni del ministro francese degli Affari europei, Jean-Noel Barrot, che ha avvertito che una campagna di disinformazione, orchestrata dalla Russia, sta cercando di destabilizzare l’opinione pubblica UE, prima del voto di giugno.

    Barrot ha anche aggiunto che, negli ultimi mesi, 25 stati membri dell’unione sono finiti nel mirino della propaganda russa.

     

  • Meta permetterà agli utenti UE di scollegare i propri account

    Meta permetterà agli utenti UE di scollegare i propri account

    Meta annuncia modifiche per gli utenti UE seguendo il Digital Markets Act. Maggiore autonomia nell’uso di servizi come Facebook e Instagram, e nuove opzioni di privacy e pubblicità.

    Nell’ambito del crescente impegno per la conformità alle normative europee, Meta ha annunciato una serie di modifiche per gli utenti dell’UE, dello Spazio Economico Europeo e della Svizzera.

    Queste modifiche, in risposta al nuovo Digital Markets Act (DMA), introdurranno una maggiore flessibilità e scelta per gli utenti nel gestire le loro informazioni attraverso i vari servizi offerti da Meta, tra cui Facebook, Instagram e Messenger.

    Meta e nuove scelte per gli utenti UE

    In vista della conformità al DMA, entro il 7 marzo 2024, Meta comincerà nelle prossime settimane ad offrire agli utenti UE opzioni inedite per gestire le loro esperienze digitali.

    Ciò include la possibilità di scollegare i propri account Instagram e Facebook e di utilizzare Facebook Messenger in maniera autonoma, senza l’obbligatorietà di un account Facebook collegato.

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    Impatto sul Marketplace e Gaming di Facebook

    Gli utenti di Facebook Marketplace e Facebook Gaming avranno l’opportunità di scegliere se utilizzare questi servizi in associazione con le loro informazioni Facebook.

    La scelta di non utilizzare le informazioni dell’account Facebook principale per questi servizi potrebbe comportare una riduzione delle funzionalità offerte. Come specifica Meta.

    Opzioni di Pubblicità e Abbonamento

    In linea con le nuove regolamentazioni, Meta offre agli utenti la possibilità di utilizzare Instagram e Facebook con annunci pubblicitari. Oppure di sottoscrivere un abbonamento per eliminare gli annunci pubblicitari.

    Questa scelta, introdotta a novembre 2023, permette agli utenti di decidere se le loro informazioni vengano utilizzate a fini pubblicitari.

    Che cos’è il DMA e cosa prevede

    Il DMA è una legislazione dell’Unione Europea mirata a regolamentare i mercati digitali. L’obiettivo primario è quello di promuovere la concorrenza equa e l’innovazione, prevenendo comportamenti anti-concorrenziali da parte delle grandi piattaforme online, designate come “gatekeeper”.

    Le aziende designate come “gatekeeper” sono essenzialmente grandi aziende tecnologiche che hanno un impatto significativo sul mercato interno e fungono da intermediari cruciali per gli utenti e le imprese.

    DMA e “gatekeeper”

    I “gatekeeper” sono soggetti a una serie di obblighi e divieti. Questi includono la proibizione di pratiche come il favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti; l’uso di dati raccolti su piattaforme per scopi anti-concorrenziali; e restrizioni sull’interoperabilità con servizi di terze parti.

    Il DMA mira a facilitare l’interoperabilità tra diversi servizi e piattaforme. Consentendo ad esempio che servizi di messaggistica diversi possano comunicare tra loro.

    Le aziende che non rispettano le norme del DMA possono essere soggette a pesanti sanzioni, che possono arrivare fino al 10% del fatturato globale annuo.

    In casi di reiterata non conformità, le sanzioni possono essere ulteriormente incrementate.

    Il DMA, dunque, rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui l’UE regola i mercati digitali. È visto come un passo avanti per garantire un ambiente digitale più equo e aperto, favorendo la concorrenza e l’innovazione.

    Allo stesso tempo, pone nuove sfide per le grandi aziende tecnologiche, che sono chiamate a rivedere molte delle loro pratiche commerciali e strategie di mercato.

    Quali sono le aziende “gatekeeper”

    Ogni azienda designata come gatekeeper è tenuta a presentare una relazione sulla conformità entro sei mesi dalla sua designazione ufficiale. In questo caso, entro il 7 marzo. Questo documento dovrà illustrare in che modo l’azienda si sta adeguando alle regole e agli obblighi imposti dal DMA.

    DMA gatekeeper franzrusso.it
    I gatekeeper designati dal DMA dell’UE

    Successivamente, la Commissione Europea pubblicherà sintesi non riservate di ciascuna relazione di conformità. Questo passaggio garantisce un livello di trasparenza pubblica e permette un esame esterno delle azioni intraprese dai gatekeeper per rispettare le regole del DMA.

    La Commissione Europea ha designato ufficialmente sei aziende come “gatekeeper” secondo il Digital Markets Act (DMA) il 6 settembre 2023. Queste aziende sono:

    • Alphabet Inc.
    • Amazon.com Inc.
    • Apple Inc.
    • ByteDance Ltd.
    • Meta Platforms, Inc.
    • Microsoft Corporation

    DMA e l’impegno di Meta

    Queste modifiche riflettono l’impegno di Meta nel conformarsi alle normative europee per promuovere una maggiore equità e concorrenza nel mercato digitale.

    Meta ha espresso il suo supporto per gli obiettivi del DMA e si è impegnata a garantire che i suoi prodotti nell’UE siano conformi e offrano valore agli utenti.

    Come detto prima, nelle prossime settimane gli utenti riceveranno notifiche che illustreranno le nuove opzioni disponibili.

  • Meta, in UE arrivano Facebook e Instagram anche a pagamento

    Meta, in UE arrivano Facebook e Instagram anche a pagamento

    Meta introduce la versione a pagamento per Facebook e Instagram in UE, permettendo una navigazione senza annunci. Questa mossa risponde alle normative UE e potrebbe segnare un cambiamento nel panorama dei social media.

    Alla fine, dopo settimane in cui se ne è discusso, Meta lancia in UE una versione di Facebook e Instagram a pagamento. Questa formula è un modo per osservare le regole UE e permettere agli utenti di poter usare le piattaforme di Meta senza visualizzare annunci pubblicitari.

    Come abbiamo imparato in questi anni, nell’era digitale, la pubblicità è diventata una costante nella vita degli utenti. Quando scorriamo il feed di Facebook o Instagram, veniamo bombardati da annunci mirati, basati sulle nostre preferenze e comportamenti online. Spesso si è superato il limite, al punto da richiedere un intervento dell’UE. Con l’intento di salvaguardare gli utenti.

    Ma come si è giunti a questa decisione? Vediamo insieme le motivazioni, i costi, le implicazioni che questa mossa di Meta può comportare. Per gli inserzionisti e per i social media in generale.

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    Dalle prime voci alla conferma ufficiale. I costi

    Le prime voci di un possibile cambiamento nelle politiche di monetizzazione di Meta sono di qualche settimana fa. Gli esperti avevano già previsto che con GDPR e Digital Markets Act, sarebbe stato solo questione di tempo prima che Meta prendesse una decisione in merito. E oggi, con l’annuncio ufficiale di Meta, quelle previsioni sono diventate realtà.

    L’abbonamento senza pubblicità sarà disponibile solo per gli utenti di età pari o superiore a 18 anni in UE, EEA e Svizzera. Il costo previsto è di costerà 9,99 €/mese sul web o 12,99 €/mese su iOS e Android.

    Nella prima fase, a partire da novembre, si applicherà su tutti gli account Facebook e Instagram collegati. Anche se Meta alla fine addebiterà un extra per gli account collegati.

    A partire da marzo 2024, ci sarà una commissione aggiuntiva di € 6 da web o € 8 da mobile, iOS e Android, per ogni account collegato.

    L’azienda afferma che finché qualcuno rimane iscritto, i suoi dati non verranno utilizzati per il targeting degli annunci.

    La mossa di Meta: risposta alla UE o strategia di mercato?

    Mentre l’introduzione dell’abbonamento a pagamento può sembrare una risposta diretta alle normative europee, alcuni ritengono che ci sia di più. Con l’aumento della concorrenza nel mondo dei social media e la crescente richiesta di privacy da parte degli utenti, offrire un’opzione senza pubblicità potrebbe essere una mossa strategica per mantenere e aumentare la base di utenti.

    Resta chiaro l’intento di Meta di non abbandonare il modello di business che si poggia sull’advertising. Anzi, questa situazione permette alla società di Zuckerberg di affiancare un nuovo modello, tutto da sperimentare però.

    Le implicazioni per gli inserzionisti Meta

    Con l’introduzione di un’opzione a pagamento, gli inserzionisti potrebbero dover rivedere le loro strategie. Se un numero significativo di utenti dovesse optare per la formula abbonamento a pagamento, senza annunci, questo potrebbe ridurre la portata degli annunci stessi.

    Tuttavia, questa nuova strada potrebbe anche portare a una maggiore qualità degli annunci. Infatti, gli inserzionisti cercheranno di rendere i loro contenuti più pertinenti e coinvolgenti per il pubblico. Potrebbe avere dei risvolti anche per la versione gratuita.

    Il futuro della pubblicità su Facebook e Instagram

    L’abbonamento senza pubblicità, dunque, rappresenta un cambiamento significativo per Meta. Anche se è improbabile che segni la fine della pubblicità su queste piattaforme, come dicevamo prima.

    La pubblicità rimarrà cruciale per Meta e con l’avvento di nuove tecnologie potremmo vedere forse nuove e innovative forme di pubblicità.

    Un passo verso un futuro più personalizzato?

    L’introduzione dell’abbonamento senza pubblicità rappresenta un passo significativo verso un futuro in cui gli utenti hanno maggiore controllo sulla loro esperienza online.

    Resta da vedere come questa mossa influenzerà l’ecosistema dei social media nel suo complesso. Appare chiaro che stiamo entrando in un’era di maggiore personalizzazione e controllo da parte degli utenti.

    Vedremo quante persone saranno davvero disposte a pagare pur di non vedere annunci pubblicitari.

  • Meta esplora opzioni a pagamento per Facebook e Instagram

    Meta esplora opzioni a pagamento per Facebook e Instagram

    Secondo quanto riporta il WSJ, confermando i rumors di un mese fa del NYT, Meta sta considerando l’introduzione di abbonamenti a pagamento su Facebook e Instagram per eliminare la pubblicità personalizzata. E si parla di tariffe per desktop e dispositivi mobili.

    Esattamente un mese fa, in New York Times riferiva della possibilità che Meta potesse pensare di introdurre delle forme a pagamento, per Facebook e Instagram, in modo da non vedere più annunci pubblicitari. A distanza di quattro settimane, quello che poteva sembrare uno dei tanti rumor che affollano il mondo tech e delle aziende social media in realtà sembra essere vero.

    A confermarlo è l’altro grande giornale di New York, il Wall Street Journal che con una notizia esclusiva fa sapere che, di fatto, Meta sta pensando seriamente di introdurre forme a pagamento senza pubblicità.

    E si parla anche di tariffe, a conferma che si tratta di qualcosa di più di una semplice voce di corridoio.

    Se fosse così, e non ci sono motivi per non credere che sia così, anche se Meta non ha commentato queste notizie in via ufficiale, ma ha comunque confermato l’intenzione di trovare soluzioni nel rispetto delle normative vigenti, si tratterebbe di un passaggio storico per l’azienda di Mark Zuckerberg.

    Meta esplora opzioni a pagamento per Facebook e Instagram

    Meta pronta ad adottare soluzioni a pagamento per Facebook e Instagram

    Per essere più chiari, Meta è pronta ad adottare soluzioni a pagamento per le piattaforme social media di sua proprietà per ovviare alla limitazione di visualizzazione degli annunci pubblicitari personalizzati, senza il previo consenso degli utenti, come previsto dalle regole UE.

    In questa ottica, riporta sempre il WSJ, funzionari di Meta nel mese di settembre hanno tenuto diverse riunioni con i regolatori della privacy a Dublino e con i funzionari europei della concorrenza digitale. Il piano è stato condiviso anche con altri regolatori della privacy dell’UE che non hanno fatto mancare il loro contributo.

    Si parla quindi di fatti concreti.

    Meta ha comunicato ai regolatori, con cui ha avuto gli incontri, che spera di implementare il piano, che si chiama SNA (subscription no ads), abbonamento senza annunci – nei prossimi mesi per gli utenti europei.

    Questa formula, come dicevamo prima, darebbe agli utenti la possibilità di scegliere se continuare ad accedere a Instagram e Facebook gratuitamente con annunci personalizzati o pagare per avere la versione senza annunci.

    Da quello che si sa, per come lo riporta sempre il WSJ, il piano comunicato da Meta ai regolatori prevede di addebitare agli utenti circa 10 euro al mese su desktop per un account Facebook o Instagram, e circa € 6 per ogni account aggiuntivo collegato.

    Sui dispositivi mobili il prezzo salirebbe a circa 13 euro al mese, perché Meta terrebbe conto delle commissioni addebitate dagli app store di Apple e Google sui pagamenti in-app.

    Al momento non è chiaro però se questo sarà il piano definitivo oppure se la Commissione UE riterrà di intervenire sui costi. Un tema è proprio quello di non rendere l’accesso alla piattaforma troppo costoso.

    Meta con gli abbonamenti abbandona il suo modello di business

    E, per spiegare meglio il perché questo passaggio prefigura comunque una tappa storica per Meta, l’azienda di Zuckerberg per la prima volta di discosta da quello che è sempre stato il suo modello di business, abbracciando la formula a pagamento.

    La formula che ha sempre adottato Meta è quella della piattaforma accessibile da tutti gli utenti, sorretta dalla pubblicità. Con questo piano, Meta cambia il suo modello, adottando la formula degli abbonamenti a pagamento che potrebbero incidere in maniera significativa sui ricavi totali.

    In attesa di capire come evolverà il piano degli abbonamenti a pagamento di Meta, c’è da dire che comunque l’azienda di Zuckerberg già a inizio di questo anno ha dato il via ad una formula molto simile che è quella legata all’ottenimento alla spunta blu, con tariffe molto vicine a quelle citate in questo articolo.

    In ogni caso, questo di Meta va registrato come un nuovo passo dei social media verso formule a pagamento, già adottate da Snapchat e da X. Anzi, per quanto riguarda la piattaforma di Elon Musk, l’idea sarebbe quella di renderla a pagamento per tutti.

    Finisce quindi l’era delle piattaforme gratuite, ricorderete la frase “Se il prodotto è gratis, allora il prodotto sei tu” che diventerà sempre meno attuale. La frase, nel tempo attribuita a diverse persone, trova origine nel blog di Andre Lewis che scrisse così, nel 2012: “Se non lo stai pagando non sei il cliente, sei il prodotto venduto“.

  • Meta al lavoro per un sistema IA più potente di GPT-4

    Meta al lavoro per un sistema IA più potente di GPT-4

    Meta non ama stare a guardare e si prepara a entrare nel competitivo mondo dell’Intelligenza Artificiale Generativa. Ovviamente si presenta con grandi ambizioni e una strategia unica, consapevole di sfidare OpenAI e Google.

    Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg, sta progettando di entrare nel competitivo mercato dell’intelligenza artificiale generativa. Vediamo insieme qualche dettaglio in più del progetto e le implicazioni per l’industria tecnologica.

    Meta e il suo nuovo progetto IA

    Come riportato dal Wall Street Journal, Meta è attualmente impegnata nello sviluppo di un avanzato sistema di intelligenza artificiale che mira a superare il modello linguistico GPT-4 di OpenAI. L’azienda prevede che il nuovo modello sia pronto per il 2024 e ha l’obiettivo di offrire analisi di testo avanzate e altri servizi alle imprese.

    Obiettivi di Meta nell’IA

    Meta ha ambizioni significative per quanto riguarda l’intelligenza artificiale. L’azienda mira a sfruttare questa tecnologia per potenziare le capacità di analisi del testo e altri servizi aziendali. Ciò include il miglioramento dell’elaborazione del linguaggio naturale, il riconoscimento dei modelli nei dati e l’automazione di attività complesse basate sul testo, come la ricerca, il marketing digitale e l’assistenza clienti.

    Meta al lavoro per un sistema IA più potente di GPT-4

    Come sappiamo bene, Meta non è l’unico attore che punta sull’IA generativa. OpenAI ha già lanciato GPT-4, un modello di intelligenza artificiale avanzato, mentre Google sta sviluppando Gemini, un modello di linguaggio di grandi dimensioni. La competizione è intensa, e ciascuna azienda cerca di dimostrare la superiorità dei propri modelli.

    Per questa nuova iniziativa, Meta può contare su una strategia unica rispetto agli altri competitor. A differenza di OpenAI, che ha utilizzato il cloud computing di Microsoft Azure per distribuire il suo modello, Meta intende addestrare il nuovo sistema utilizzando la propria infrastruttura, compresi i potenti chip di addestramento AI Nvidia H100. Questo approccio potrebbe offrire a Meta un maggiore controllo sulla formazione e le prestazioni del modello.

    Inoltre, Meta ha l’intenzione di rendere il suo modello di intelligenza artificiale open source e gratuito per le aziende, aprendo la strada a una diffusione più ampia. In ogni caso, ci sono preoccupazioni legate a questo approccio, come il possibile uso improprio delle informazioni protette da copyright e la diffusione della disinformazione attraverso sistemi basati sull’IA.

    Meta e il futuro nell’Intelligenza Artificiale generativa

    Questo nuovo progetto di Meta rappresenta un tentativo di Mark Zuckerberg di riaffermare il ruolo dell’azienda nell’ambito dell’intelligenza artificiale, dopo gli investimenti nel metaverso che non hanno ancora prodotto risultati tangibili. Come è noto, l’industria della IA si sta evolvendo rapidamente e Meta non vuole certo restare a guardare, consapevole che dovrà affrontare la concorrenza e le sfide legate all’uso dell’IA generativa.

    In conclusione, il nuovo progetto di Meta nell’ambito dell’intelligenza artificiale generativa mette in gioco nuove sfide e opportunità che l’azienda si appresta affrontare. Il futuro di Meta nell’IA sarà interessante da seguire, poiché l’azienda cerca di ridefinire il proprio ruolo nell’industria dell’IA e compete con giganti come OpenAI e Google. Resta da vedere se Meta riuscirà a realizzare con successo questo ambizioso obiettivo, tenendo conto delle sfide e delle incertezze presenti in questo settore in rapida evoluzione.

    Intanto, segnaliamo che il prossimo 13 settembre si terrà un importante evento negli Usa sulla IA, voluto e organizzato dal senatore Chuck Schumer, a cui parteciperanno tra gli altri anche: il CEO di Google Sundar Pichai e l’ex CEO di Google Eric Schmidt; Mark Zuckerberg, CEO di Meta; Sam Altman, CEO di OpenAI; Satya Nadella, CEO di Microsoft; il CEO di Nvidia, Jensen Huang; e anche Elon Musk, oggi CEO di X, ex Twitter.

  • Meta, i feed cronologici non risolvono la polarizzazione

    Meta, i feed cronologici non risolvono la polarizzazione

    La polarizzazione sui social media è un aspetto ormai persistente. La ricerca Meta su Facebook e Instagram mostra come i feed cronologici in realtà non risolvono il problema.

    I social media, in questo momento alla ricerca di una nuova identità, restano comunque un luogo dove avvengono conversazioni. Gli utenti, specie in questo momento, sono sempre più alla ricerca di luoghi sani, ricerca quanto mai difficile in questo momento per tanti motivi.

    Ma è vero che negli anni recenti i social media sono diventati luoghi di forte discussione, di accesi dibattiti che, in più occasioni, hanno portato ad una evidente polarizzazione delle conversazioni e delle opinioni. E questo avviene perché, alla base di tutto esistono algoritmi che decidono in che modo le conversazioni devono orientarsi. E, spesso, verso una accesa polarizzazione.

    Per comprendere meglio questo aspetto, Meta, la società madre di Facebook e Instagram, e non solo, insieme ad un gruppo di accademici esterni, ha indagato l’impatto di Facebook e Instagram, sul comportamento politico degli utenti durante le elezioni presidenziali del 2020.

    Sono stati prodotti quattro documenti di ricerca che hanno analizzato la polarizzazione all’interno delle piattaforme. Compresa la possibilità di ridurla attraverso l’uso di feed cronologici.

    meta social media polarizzazione 2023 franzrusso.it

    I risultati, molto interessanti, hanno dimostrato che, in realtà, i feed cronologici non risolvono completamente il problema della polarizzazione. E questo è un dato di fatto.

    Meta e i feed coronologici

    Gli studi hanno coinvolto circa 208 milioni di utenti attivi con sede negli Usa, quasi la totalità dei 231 milioni di utenti di Facebook e Instagram a livello nazionale al momento della ricerca. Una delle scoperte più rilevanti è stata che gli utenti con diverse convinzioni politiche hanno visualizzato notizie politiche completamente diverse.

    Il 97% di tutte le notizie politiche classificate come “false” dai verificatori di fatti di terze parti di Meta è stato visto principalmente da utenti conservatori piuttosto che da utenti liberali.

    Per comprendere se i feed cronologici avessero avuto un impatto sulla polarizzazione, i ricercatori hanno sostituito i feed algoritmici di alcuni partecipanti con quelli cronologici per tre mesi tra settembre e dicembre 2020. Un gruppo ha continuato a utilizzare i feed algoritmici come di consueto.

    I feed cronologici non risolvono la polarizzazione sui social media

    In ogni caso, i risultati hanno mostrato che i feed cronologici non hanno affatto risolto il problema della polarizzazione. Dallo studio emerge infatti che i feed cronologici hanno presentato contenuti più “moderati”, ma hanno anche portato a un aumento dei contenuti politici (+15,2%) e delle notizie “inaffidabili” (+68,8%) rispetto ai feed algoritmici.

    Inoltre, la rimozione dei contenuti ricondivisi da Facebook ha portato a una significativa riduzione delle fonti di notizie politiche e inaffidabili nei feed degli utenti. Questa modifica non ha influito sulla polarizzazione, ma ha ridotto la conoscenza complessiva delle notizie degli utenti partecipanti.

    I ricercatori hanno intervistato i partecipanti alla fine dell’esperimento per valutare se i cambiamenti avessero avuto un impatto sulla partecipazione politica degli utenti. Si è constatato che non sono state riscontrate “differenze statisticamente significative” tra gli utenti con feed cronologici e quelli con feed algoritmici.

    Questi risultati hanno importanti implicazioni per il dibattito sulla polarizzazione sui social media.

    I Social Media possono acuire divisioni esistenti

    Da un alto si dimostra che la polarizzazione non ha origine sui social media, dall’altro si nota che i dati suggeriscono che i social media possono contribuire ad acuire le divisioni esistenti. La ricerca in questione evidenzia, dunque, in maniera lampante, la complessità della questione e la necessità di effettuare ulteriori studi per comprendere appieno il ruolo dei social media nella polarizzazione.

    Il presidente degli affari globali di Meta, Nick Clegg, ha accolto i risultati dei ricercatori e ha sostenuto che le piattaforme di Meta svolgono un ruolo minore nella divisione politica. Nonostante tutto, gli accademici che hanno preso parte alla partnership hanno suggerito che la durata degli studi potrebbe essere stata troppo breve per rilevare cambiamenti significativi nel comportamento degli utenti.

    Inoltre, altri fattori esterni, come i media tradizionali, potrebbero influenzare in modo significativo le convinzioni degli utenti.

    Cercando di arrivare alla conclusione, la ricerca evidenzia che i feed cronologici non risolveranno completamente il problema della polarizzazione sulle piattaforme di social media. Un dato che in parte sorprende per il fatto che in tanti ritenevano essere il contrario.

    La questione è complessa, come dicevamo prima, e richiede ulteriori indagini per comprendere appieno come le piattaforme social media contribuiscono ad alimentare il fenomeno della polarizzazione e come affrontare questa problematica in modo efficace e responsabile.

    Anche perché, da qui in avanti, nei prossimi mesi ci si prepara ad eventi di portata politica notevole. Uno su tutti è rappresentato dalle elezioni presidenziali Usa del 2024. Un nuovo, importante, banco di prova per le piattaforme social media, anche se in un momento di particolarmente fluido.

  • Meta regala la sua tecnologia AI per battere ChatGPT

    Meta regala la sua tecnologia AI per battere ChatGPT

    Meta ha reso open-source il suo grande modello linguistico LLaMA 2 ed entra in competizione con ChatGPT. LLaMA 2 è stato addestrato su un dataset di testo e codice molto più grande di ChatGPT.

    Meta ha reso open-source il suo modello linguistico in collaborazione con Microsoft. La società di Mark Zuckerberg ha annunciato che sta rendendo libero il suo modello linguistico chiamato LLaMA 2, rendendolo gratuito per l’uso commerciale e di ricerca e puntando ad entrare in sfida con GPT-4 di OpenAI, che alimenta strumenti come ChatGPT e Microsoft Bing.

    Meta ha annunciato questo momento molto importante per l’azienda in occasione dell’evento Microsoft Inspire, il grande evento di Microsoft dedicato ai partner, sottolineando il suo supporto per Azure e Windows e una “crescente” collaborazione tra le due società.

    Allo stesso tempo, Microsoft ha rivelato maggiori dettagli sugli strumenti AI integrati nella sua piattaforma 360 e quanto costeranno.

    Qualcomm ha anche annunciato che sta lavorando con Meta per portare LLaMA su laptop, telefoni e visori a partire dal 2024 in poi per le app alimentate dall’intelligenza artificiale che funzionano senza fare affidamento sui servizi cloud.

    Meta AI LLaMA 2 open source franzrusso.it

    Il comunicato di Meta spiega la decisione di aprire LLaMA come un modo per dare alle imprese, alle startup e ai ricercatori accesso a più strumenti di intelligenza artificiale, consentendo l’esperimento come comunità. Secondo Meta, LLaMa 2 è stato addestrato su un 40% di dati in più rispetto a LLaMa 1, che include informazioni da “fonti online pubblicamente disponibili“. Dice anche che “supera” altri LLM come Falcon e MPT per quanto riguarda ragionamento, codifica, competenza e test di conoscenza.

    Aprendo LLaMA, Meta ha dichiarato che vuole migliorare la sicurezza e la trasparenza. La società ha affermato che il modello LLaMA 2 è stato “red-teamed”, o testato per la sicurezza generando “richiami ad avversari per facilitare la messa a punto del modello“, sia internamente che esternamente. Meta divulga anche come vengono valutati e modificati i modelli e ha detto anche che il modello LLaMA 2 open-source sarà disponibile tramite la piattaforma Azure di Microsoft.

    La società madre di Facebook ha detto che LLaMA sarà disponibile anche tramite AWS, Hugging Face e altri provider. “Crediamo che un approccio aperto sia quello giusto per lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale odierni, specialmente in quello generativo in cui la tecnologia sta progredendo rapidamente“, ha affermato Meta in una dichiarazione. “L’apertura all’accesso ai modelli di intelligenza artificiale odierni significa che una generazione di sviluppatori e ricercatori può stressarli, identificando e risolvendo i problemi rapidamente, come comunità“.

    Dopo questo annuncio, è naturale aspettarsi che più persone abbiano accesso a LLaMA 2, siamo quindi destinati a vedere nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale costruiti su questo modello. Meta afferma di aver ricevuto già oltre 100.000 richieste da parte di ricercatori per utilizzare il suo primo modello, ma la LLaMA 2 open-source avrà probabilmente una portata ben più alta.

    Meta ha rilasciato LLaMa 2 per la ricerca e l’uso commerciale, in un tentativo di battere ChatGPT, un modello linguistico simile realizzato da OpenAI.

    LLaMa 2 è stato addestrato su un dataset di testo e codice molto più grande di ChatGPT, il che gli conferisce una maggiore capacità di generare testo di qualità umana. Inoltre, LLaMa 2 è stato progettato per essere più sicuro e trasparente di ChatGPT.

    Meta spera che LLaMa 2 diventerà lo standard di fatto per i modelli linguistici, sostituendo ChatGPT e altri modelli simili. Il rilascio di LLaMa 2 è un significativo passo avanti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, e segnerà probabilmente l’inizio di un’era di modelli linguistici più potenti e sofisticati.

  • Threads come Twitter limita il numero di post da vedere

    Threads come Twitter limita il numero di post da vedere

    Meta ha annunciato che limiterà il numero di post che gli utenti possono vedere su Threads, la sua app di social media. Questa decisione è stata presa in risposta all’aumento degli attacchi di spam sulla piattaforma.

    Threads, l’app di social media di Meta che ha un po’ movimentato il panorama dei social media, sembra iniziare a imitare Twitter limitando il numero di post che gli utenti possono vedere.

    Adam Mosseri, CEO di Instagram, lo ha annunciato in un post su Threads, dicendo che “gli attacchi di spam sono aumentati, quindi dovremo essere più severi con le cose come i limiti di frequenza, il che significa che limiteremo inavvertitamente più persone attive (falsi positivi)“.

    Come sapete, Twitter è stato ampiamente criticato per aver limitato, qualche settimana fa, il numero di post che gli utenti potevano visualizzare. In mezzo a quelle critiche, Threads è stato lanciato e in pochi giorni è diventato una delle app di social media più scaricate negli Stati Uniti.

    Ma Threads, nel dare la colpa agli spammer, ha citato la stessa ragione che Twitter ha usato in precedenza quando ha istituito i limiti.

    Elon Musk, il proprietario di Twitter, aveva inizialmente detto che Twitter avesse fato ricorso  ai limiti di frequenza per fermare lo “scraping dei dati”, ma la società ha poi affermato in una dichiarazione che lo scopo era “rilevare ed eliminare i bot e altri attori dannosi che stanno danneggiando la piattaforma“. I limiti di frequenza rigorosi di Twitter sono stati in vigore solo per pochi giorni.

    Nel caso di Threads, non c’è un calendario che preveda quanto tempo i limiti di frequenza su Threads rimarranno in vigore.

    In un tweet di risposta a uno screenshot del post di Mosseri, Musk sembrava divertito, come al suo solito in casi come questi.

    Threads ha raggiunto 100 milioni di utenti la scorsa settimana più velocemente di qualsiasi altra app, solo cinque giorni dopo il suo lancio. Ma deve ancora dimostrare molto per essere un concorrente a lungo termine di Twitter.

    I dati di Google Trends hanno mostrato che l’interesse di ricerca per la piattaforma è diminuito dai primi giorni del suo lancio. Ma oltre a questi ci sono altri risultati che dimostrano come l’engagement sulla piattaforma si sia ridotto, se non addirittura dimezzato.

    I numeri dicono che Threads è sceso a 23,6 milioni di utenti attivi.

    Ricordiamo che Threads non è ancora disponibile per il download in Europa a causa delle normative sulla privacy dei dati dell’Unione Europea.

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