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  • Meta pronta a lanciare Threads, la sua alternativa a Twitter

    Meta pronta a lanciare Threads, la sua alternativa a Twitter

    Meta lancia Threads, la sua alternativa a Twitter, progettato per facilitare la discussione tra comunità. Nonostante le critiche su privacy e sicurezza dei dati, potrebbe imporsi nel panorama dei social media.

    La domanda che tutti si stanno ponendo sulle piattaforme social media è: “ma siamo di fronte ad una nuova svolta?”.

    Ecco, alla luce di quello che è accaduto negli ultimi giorni, a proposito di Twitteralla luce di quello che è accaduto negli ultimi giorni, a proposito di Twitter che ha sospeso la visualizzazione dei tweet agli utenti non loggati e imposto dei limiti, questa domanda potrebbe avere senso.

    Già, perché da domani quello che tante volte é stato paventato come “esodo da Twitter”, mai verificatosi del tutto, potrebbe essere possibile. Anche se non del tutto.

    Ma perché parliamo di domani, 6 luglio 2023?

    Meta lancia Threads, la sua alternativa a Twitter

    Perché sta per arrivare Threads, la tanto attesa risposta di Instagram a Twitter, e dovrebbe debuttare proprio domani, 6 luglio, come indicato dalla scheda dell’app sull’App Store. Questo lancio arriva, come ricordavamo prima, in un momento in cui Twitter sta affrontando diversi problemi tecnici, offrendo a Instagram una potenziale opportunità di rafforzare la propria posizione nel contesto dei social media.

    Threads, al contrario di altre piattaforme emergenti come Bluesky e Post, avrà un vantaggio significativo: gli utenti potranno portare direttamente i loro follower e le persone seguite su Instagram. In questo modo, non dovranno ricostruire la loro comunità da zero, aspetto non di poco conto.

    L’app si descrive come un luogo dove le comunità possono riunirsi per discutere di argomenti di interesse, creare e condividere idee, opinioni e creatività.

    Sebbene Threads sia strettamente connessa a Instagram, sarà una sua app indipendente. Nonostante non siano disponibili molte informazioni sull’App Store, sembra che gli utenti potranno mettere mi piace, commentare, ripubblicare e condividere post. Le schermate dell’App Store mostrano anche che si potrà scegliere l’audience a cui permettere di rispondere ai propri post.

    Update

    L’app è stata lanciata ufficialmente in 100 paesi. Per il momento, non è previsto il lancio nella UE.

    Threads permette di condividere post, della lunghezza di 500 caratteri, immagini e video, della lunghezza massima di 5 minuti.

    Questo lancio non sorprende del tutto, dato che nei mesi scorsi sono trapelate diverse informazioni sull’app. Un portavoce di Instagram ha descritto Threads come “decentralizzata” e sembra che sarà compatibile con Mastodon, che utilizza la rete decentralizzata ActivityPub. Rimane però da capire come questa decentralizzazione si coniugherà con Instagram, un’app,invece, molto centralizzata.

    Nel frattempo, il principale concorrente di Threads, Twitter, ha vissuto giorni piuttosto tumultuosi. Nei giorni scorsi la piattaforma di proprietà di Elon Musk ha bloccato agli utenti non registrati la possibilità di visualizzare i tweet, e ha impostato limiti temporanei per gli utenti registrati che potrebbero bloccarti dopo aver letto centinaia o migliaia di post in un giorno. Queste modifiche hanno causato problemi diffusi, con utenti impossibilitati a navigare nel servizio.

    Di fronte alla notizia del lancio di Threads, Elon Musk ha risposto con sarcasmo alle preoccupazioni sollevate sulla quantità di dati che l’App Store di Meta per Threads potrebbe raccogliere sugli utenti.

    L’arrivo di Threads potrebbe rappresentare una grande occasione per Meta, riuscendo ad imporsi in un contesto dove finora non c’erano mai state occasioni di inserimento.

    Resta da capire se davvero gli utenti vogliono che Meta controlli un altro aspetto della loro esperienza sui social media.

    Threads dovrà da subito registrare un’impressione positiva tra gli utenti, altrimenti rischia di essere uno dei tanti progetti che Meta ha lanciato in questi ultimi anni, senza particolare successo.

    L’obiettivo di Threads è evidente: facilitare la comunicazione e la discussione tra le comunità, avvicinando i creator di contenuti ai loro fan in un modo più diretto e personale rispetto a quanto permesso da altre piattaforme. L’integrazione diretta con Instagram potrebbe rivelarsi un punto di forza, considerando il vasto numero di utenti che potrebbe essere potenzialmente interessato a un’esperienza di social media più focalizzata.

    Ma, l’aspetto critico è la questione della privacy e della sicurezza dei dati. I detrattori, tra cui Elon Musk e l’ex CEO di Twitter Jack Dorsey, hanno espresso preoccupazione per la quantità di dati che Meta, la società madre di Instagram, raccoglie sugli utenti. Questo aspetto potrebbe ostacolare l’adozione di Threads da parte di un’ampia base di utenti preoccupata per la sicurezza dei propri dati personali.

    In ogni caso, Threads, come dicevamo prima, arriva in un momento opportuno. Potrebbe sfruttare le difficoltà di Twitter e cercare di posizionarsi come una valida alternativa. Le dinamiche del mercato dei social media sono in costante evoluzione, e Threads potrebbe giocare la sua parte.

    Domani, dunque, sarà una data importante per i social media e Meta potrebbe ridefinire le regole del gioco, dando vita a una nuova era di interazione social.

    Come sempre, il successo dell’app dipenderà da come gli utenti percepiranno e adotteranno questa nuova piattaforma.

    Anche perché, come abbiamo sempre visto, specialmente in questo ultimo anno, sono sempre gli utenti che decidono il successo di una piattaforma o di una app.

  • Trasferimento dati UE-USA: multa record da 1,2 mld di euro a Meta

    Trasferimento dati UE-USA: multa record da 1,2 mld di euro a Meta

    Meta è stata multata per 1,2 mld dall’UE, si tratta di una multa senza precedenti. Il provvedimento comporta lo stop al trasferimento dei dati degli utenti da Europa agli USA. In attesa dell’accordo definitivo tra Washington e Bruxelles.

    Si tratta di una multa senza precedenti nel suo genere ed è destinata a far discutere perché riguarda Meta, in particolare Facebook, e il tema del trasferimento dei dati degli utenti dall’Europa agli Usa. Tema che prima o poi dovrà essere affrontato in maniera definitiva.

    Secondo quanto riportato inizialmente da Bloomberg, Politico e Wall Street Journal, Meta, la società madre di Menlo Park che è a capo di Facebook, Instagram, WhatsApp, Oculus, è stata multata di 1,2 miliardi di euro (1,3 miliardi di dollari) dal Garante europeo della protezione dei Dati.

    Il Garante europeo ha ordinato a Meta di interrompere il trasferimento verso gli Stati Uniti dei dati di Facebook riguardanti i cittadini dell’UE. L’ente per la protezione dei dati europeo ritiene che questi trasferimenti di dati espongano i cittadini dell’Unione Europea a violazioni della privacy. Il caso fa riferimento ad una denuncia che risale al 2013 e alle rivelazioni dell’informatore Edward Snowden (ricorderete certamente lo scandalo della NSA) sui programmi di sorveglianza di massa operati dagli Stati Uniti.

    meta multa trasferimento dati usa ue franzrusso.it

    La sentenza è stata emessa dalla Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC), specificando che l’attuale quadro giuridico per il trasferimento dei dati verso gli Usa “non affronta i rischi per i diritti e le libertà fondamentali” degli utenti europei di Facebook.

    Come dicevamo all’inizio, si tratta della multa più alta mai comminata prima nel suo genere. Infatti, supera il precedente record europeo di 746 milioni di euro inflitto ad Amazon nel 2021 per analoghe violazioni della privacy.

    Ora, come tutti sappiamo, la faccenda è molto delicata e vede coinvolti Europa e Usa ormai da anni. Sappiamo anche che il trasferimento dei dati negli Stati Uniti è basilare per tutte le operazioni di targeting pubblicitario messe in atto da Meta, che si basano sull’elaborazione dei dati personali dei propri utenti.

    L’anno scorso, Meta dichiarò che avrebbe preso in considerazione la chiusura di Facebook e Instagram nell’UE se non fosse stato possibile inviare dati negli Stati Uniti. Si trattò di una sorta di avvertimento che in Europa venne percepita come una minaccia.

    Ora per cercare di comprendere meglio cosa significa questa multa e qual è il tema in ballo, è utile fare qualche passo indietro.

    In precedenza, questi trasferimenti di dati erano protetti da un patto transatlantico noto come Privacy Shield. Quadro normativo che è stato dichiarato non valido nel 2020, dopo che la Corte suprema dell’UE ha stabilito che non proteggeva i dati dal rischio di essere utilizzati dai programmi di sorveglianza degli Stati Uniti. La sentenza è stata emessa in risposta a un reclamo dell’avvocato austriaco Max Schrems, la cui battaglia legale contro Facebook risale al 2013 e alle prime rivelazioni di Snowden sulla sorveglianza statunitense.

    Ne scrissi su Fanpage, trovate l’articolo qui.

    Nonostante la sentenza ordini a Meta di interrompere il trasferimento dei dati, ci sono alcune situazioni che rischiano di creare un contesto a doppia velocità..

    Per prima cosa, la sentenza si applica solo ai dati di Facebook, non riguarda le società Meta come Instagram e WhatsApp. E ancora, è previsto un periodo di tolleranza di cinque mesi prima che Meta debba interrompere i trasferimenti futuri, periodo di tolleranza che scade il 22 ottobre. Inoltre, l’Unione Europea e gli Stati Uniti stanno attualmente negoziando un nuovo accordo per il trasferimento dei dati che potrebbe entrare in vigore già quest’estate e arrivare a ottobre.

    Dato che la situazione è ancora in divenire, e che un eventuale accordo cambierebbe radicalmente l’intero scenario, al di là della mega multa da oltre 1 miliardo di euro, c’è da dire che comunque la situazione resta ancora sospesa. E l’entità stessa della multa non cambierà molto.

  • Meta non rinnova l′accordo con la SIAE, ecco cosa cambia

    Meta non rinnova l′accordo con la SIAE, ecco cosa cambia

    Meta non rinnova l’accordo con la SIAE. A partire da oggi inizierà la rimozione del catalogo di musica con licenza dell’organismo per la tutela del diritto d’autore da tutte le piattaforme del colosso di Mark Zuckerberg. Ecco cosa cambia.

    La notizia è ormai nota è sta facendo molto discutere. Però cerchiamo di chiarire alcuni aspetti per meglio comprendere cosa accadrà da adesso in poi, fino a quando le cose non cambieranno.

    Stiamo parlando di Meta che ha deciso di non rinnovare l’accordo con la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) l’organismo, fondato nel 1882, che si occupa della tutela del diritto d’autore.

    Un portavoce di Meta ha dichiarato che non si è riusciti ad arrivare ad un accordo con l’organismo. “La tutela dei diritti d’autore di compositori e artisti è per noi una priorità assoluta” – ha continuato il portavoce – “e per questo motivo, a partire da oggi, non potremo più rendere disponibili i brani del repertorio SIAE all’interno della nostra libreria musicale.

    Crediamo che sia un valore per l’intera industria musicale permettere alle persone di condividere e connettersi sulle nostre piattaforme utilizzando la musica che amano. Abbiamo accordi di licenza in oltre 150 paesi nel mondo e continueremo a impegnarci per raggiungere un accordo con SIAE che soddisfi tutte le parti“.

    meta siae mancato accordo 2023 franzrusso

    Quindi esiste un difficoltà sulla ricerca di un accordo ma la porta resta aperta. Meta ha accordi, come sottolineato dal portavoce, anche con altri paesi. Infatti, la società di Mark Zuckerberg ha trovato accordi con gli organismi di tutela dei diritti d’autore in Francia, Spagna e Germania, tanto per citare qualche esempio.

    La posizione della SIAE è piuttosto netta, definendo la scelta di Meta “unilaterale e incomprensibile”

    A SIAE viene richiesto di accettare una proposta unilaterale di Meta prescindendo da qualsiasi valutazione trasparente e condivisa dell’effettivo valore del repertorio. Tale posizione, unitamente al rifiuto da parte di Meta di condividere le informazioni rilevanti ai fini di un accordo equo, è evidentemente in contrasto con i principi sanciti dalla Direttiva Copyright per la quale gli autori e gli editori di tutta Europa si sono fortemente battuti. Colpisce questa decisione, considerata la negoziazione in corso, e comunque la piena disponibilità di SIAE a sottoscrivere a condizioni trasparenti la licenza per il corretto utilizzo dei contenuti tutelati

    L’organismo conclude il comunicato sostenendo che “SIAE non accetterà imposizioni da un soggetto che sfrutta la sua posizione di forza per ottenere risparmi a danno dell’industria creativa italiana“. Una frase piuttosto dura.

    Ma come stanno le cose? Cosa è successo a tal punto da portare ad un mancato accordo?

    Come detto, Meta ha stretto accordi con gli organismi pari a quello della SIAE anche con altri paesi e nel momento in cui si è intavolata la trattativa per un nuovo accordo con la SIAE, ecco che tutto salta.

    E il motivo è che la SIAE chiede a Meta di applicare un tipologia di accordo che prevede la condivisione delle entrate. In sostanza l’organismo italiano vuole che Meta quantifichi il valore generato dai contenuti condivisi dagli utenti sulle piattaforme della casa di Menlo Park e sulla base di quello passare alla condivisione delle entrate. SIAE sostiene che questo è il modello già in essere con altre società come Google per YouTube e ByteDance per TikTok.

    Meta, dal canto suo, non intende modificare la sua tipologia che le ha permesso già di concretizzare accordi in 150 paesi, come ricordava il portavoce della società di Zuckerberg. Da oggi meno uno.

    Cosa succederà quindi per tutte le persone che condivideranno brani musicali coperti da licenza SIAE sulle piattaforme Meta?

    Allora, su Facebook e Instagram si tratta di un cambiamento evidente, visto che gli le persone non potranno più utilizzare brani del repertorio SIAE all’interno di Reels, video e Stories. Meta presto bloccherà tutti i contenuti che utilizzano musica di cui non ha i diritti.

    E poi:

    • I video di Facebook con musiche del repertorio SIAE saranno bloccati. Sarà possibile ricaricarli andando a sostituire il brano musicale.
    • Su Instagram, dove la musica può essere inserita sia nei post con foto che nei Reels, le canzoni saranno silenziate. In ogni caso, gli utenti potranno decidere di sostituire la musica silenziata con un brano del catalogo che non sia musica italiana.
    • Nelle Storie di entrambe le piattaforme, Facebook e Instagram, le musiche del repertorio SIAE verranno silenziate e non saranno più disponibili per futuri contenuti.

    La rimozione del catalogo SIAE dalle piattaforme Meta praticamente partirà già da oggi, ossia giovedì 16 marzo 2023, anche se ci vorrà almeno un paio di giorni perché la stesa rimozione sia applicata.

    Sulla vicenda è intervenuto anche Enzo Mazza, Federazione Industria Musicale Italiana, che sottolinea su LinkedIn come il mancato accordo “rischia di causare gravi danni anche all’industria discografica“.

    Insomma, se non si arriverà ad un accordo, cosa difficile per il momento come è facile da intuire, il mancato accordo avrà un impatto non da poco visto che il 99% della musica italiana è coperto da licenza SIAE.

    [Aggiornamento] Da segnalare che viene silenziata in automatico anche la musica straniera che in Italia viene rilasciata con licenza SIAE. Ecco spiegato perché, inserendo anche musica non italiana, la stessa viene silenziata

  • Meta, nuovi licenziamenti e abbandono di progetti

    Meta, nuovi licenziamenti e abbandono di progetti

    Meta da domani inizierà a licenziare 10 mila dipendenti, si tratta del secondo massiccio licenziamento dopo quello del novembre scorso. Zuckerberg ha scritto su Facebook che questa operazione  porterà a fermare anche progetti, come quello degli NFT.

    La notizia era già nell’aria da qualche giorno, in realtà da quando lo stesso Mark Zuckerberg ha affermato che questo anno sarebbe stato quella della “riduzione dei costi” e che ci sarebbero stati altri licenziamenti. E così è stato, purtroppo.

    In una settimana iniziata con il fallimento della Silicon Valley Bank, quella che per 40 anni era stata il punto di riferimento per startup e venture capitalist, ecco che arriva oggi la notizia di nuovi licenziamenti da parte di Meta, la società madre di Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp.

    Quello che si conosce, in questo momento, è che a partire da domani, mercoledì 15 marzo 2023, Meta inizierà i licenziamenti per un totale di 10 mila persone coinvolte e la chiusura della ricerca di 5 mila posizioni aperte. Si tratta quindi, dopo quella di novembre che portò a licenziare 11 mila dipendenti, di un nuova grande operazione di riorganizzazione dell’azienda.

    Meta licenziamenti 2023 franzrusso

    L’annuncio di Zuckerberg

    In un lunghissimo post su Facebook, Mark Zuckerberg parla di questa operazione che si svilupperà nei prossimi due mesi, con l’obiettivo di mettere in pratica “piani di ristrutturazione incentrati sull’appiattimento delle nostre organizzazioni, sulla cancellazione dei progetti a bassa priorità e sulla riduzione delle assunzioni“, scrive Zuckerberg.

    Sarà dura e non c’è modo di evitarlo. Significherà dire addio a colleghi talentuosi e appassionati che hanno fatto parte del nostro successo“, ha scritto Zuckerberg. “Sosterremo le persone negli stessi modi in cui abbiamo fatto finora e tratteremo tutti con la gratitudine che meritano“.

    Come detto, il contesto è già pesantemente scosso dal fallimento della Silicon Valley Bank e questa nuova ondata di massicci licenziamenti non aiuta a ristabilire un clima tranquillo, anzi.

    Secondo il sito Layoffs.fyi, nel 2022 sono state 1.050 le aziende che hanno licenziato un totale di oltre 160 dipendenti. Nei primi tre mesi del 2023 sono già 483 le aziende che stanno operando licenziamenti e 128.200 le persone che hanno perso il proprio lavoro nel settore tech. Sono numeri impressionanti e che, se le cose dovessero proseguire in questo modo, possono peggiorare ancora.

    E a proposito di progetti che non trovano riscontro concreto, prima che arrivasse la notizia dei nuovi licenziamenti di Meta, in Italia aveva avuto grande risalto la notizia che Meta sta per abbandonare uno dei progetti che avrebbero dovuto trovare riscontro concreto all’interno del grande progetto del Metaverso.

    E stiamo parlando del progetto che avrebbe dovuto abilitare gli NFT su Facebook e su Instagram, abbandonato sulla scia del rallentamento sul macro progetto del Metaverso.

    In tutta l’azienda, stiamo valutando attentamente le priorità per aumentare la nostra attenzione“, ha scritto Stephane Kasriel su Twitter. “Per il momento stiamo eliminando gli oggetti da collezione digitali (NFT) per concentrarci su altri modi per sostenere i creatori, le persone e le aziende“. L’azienda si sta invece concentrando su “aree in cui possiamo avere un impatto su scala“.

    L’anno “dell’efficienza” come dice Zuckerberg prende di mira, dal punto di vista dei progetti, proprio il Metaverso, quello su cui tutta l’azienda aveva puntato molto, a partire dal nome. Non che tutto viene chiuso, ma sicuramente subisce un forte rallentamento.

    Intanto, dal punto di vista dei mercati, Wall Street sembra accogliere positivamente questa mossa di Meta, il titolo guadagna in questo momento oltre il 6,5%.

  • Instagram, nuovi aggiornamenti per proteggere gli utenti

    Instagram, nuovi aggiornamenti per proteggere gli utenti

    Meta punta a rendere le conversazioni più sane su Instagram e a proteggere gli utenti. Da questo punto di vista vanno letti gli aggiornamenti introdotti riguardo al blocco degli utenti e alla funzionalità “Parole nascoste”.

    Anche Meta, l’azienda madre di casa Menlo Park, punta a rendere le conversazioni su Instagram sempre più sane e prevenire gli abusi. Ed è per questo che l’azienda, guidata da Adam Mosseri, ha aggiornato alcune modalità per aumentare la protezione degli utenti.

    Porprio perché si parla di aggiornamenti significa il miglioramento di funzionalità già esistenti ed estese ad un pubblico più vasto. E tra queste c’è la funzionalità del blocco degli account. La novità consiste nel fatto, come comunica Meta, che nel momento in cui un utente procede per il blocco di un altro utente si potrà anche bloccare altri account, esistenti o futuri, rendendo più difficile per loro interagire con altri.

    instagram protezione utenti

    Come scrive empre Meta, questo aggiornamento consente di bloccare anche gli account esistenti di una persona ed è questa la vera novità rispetto alla possibilità, attiva ormai da un anno, di blocccare account futuri. In base ai primi risultati dei test effettuati con questa nuova modifica, l’azienda fa sapere che verranno bloccati circa quattro milioni di account in meno ogni settimana, in quanto da adesso questi account verranno bloccati automaticamente.

    Altro aggiornamento riguarda la funzionallità “Parole nascoste“, lanciata lo scorso anno, impostata di default per i Creator e che oggi è usata da più di una persona su cinque con oltre 10.000 follower. La funzionalità offre uno strumento attraverso cui filtrare in automatico i contenuti dannosi dai commenti e dalle richieste di messaggi. E tra gli utenti, con oltre 10 mila follower, che hanno attivato la funzionalità per i commenti, l’azienda riporta che gli stessi hanno ricevuto il 40% in meno di commenti con parole offensive.

    instagram protezione utenti 2022

    L’aggiornamento di “Parole nascoste” consentirà non solo di nascondere le risposte che riportano parole offensive sotto foto e video, ma, ed è questa una vera novità, anche come commento alle Storie. I testi filtrati andranno a finire nella cartella delle Richieste Nascoste. All’interno di questa sezione, verranno inserite inoltre le richieste di messaggi diretti da parte di sconosciuti, che contengono spam o truffe.

    L’aggiornamento poi prevede un miglioramento del filtraggio per individuare e nascondere un maggior numero di errori di ortografia intenzionali di termini offensivi, ad esempio se qualcuno usa un “1” al posto di una “i”.

    Per visualizzare gli aggiornamenti, ricordate sempre di aggiornare l’app su iOS e Android.

  • Meta, ecco l′interfaccia unica per Facebook e Instagram

    Meta, ecco l′interfaccia unica per Facebook e Instagram

    Nel tentativo di rendere l’esperienza sempre più connessa, Meta sta lanciando un test per rendere unica l’interfaccia di accesso per Facebook e Instagram. Potrebbe essere anche un modo per difendersi dai tentativi di spacchettare le attività di Menlo Park negli Usa.

    Meta, la casa madre delle app di Menlo Park, ha pubblicato un articolo in cui annuncia l’avvio di un test che ha come obiettivo quello di creare una interfaccia unica per accedere a Facebook e ad Instagram. Si tratta di testare una serie di funzionalità che dovrebbero offrire all’utente la possibilità di poter “switchare” velocemente da un account ad un altro. Ovviamente gli account dell’utente devono essere collegati attraverso la gestione dell’account in quello che viene chiamato “Account Center”.

    Così accedendo ad un’app sarà più facile passare all’altra semplicemente con un gesto.

    Meta sostiene che questo dovrebbe semplificare le cose per tutti coloro che passano continuamente da un account all’altro sulle due app o per chi ha molti profili Instagram dividendosi tra vita personale e attività commerciale/professionale. Basterà quindi cliccare sull’icona a sinistra del menù in basso per visualizzare gli account collegati e accedervi con un semplice clic.

    facebook instagram interfaccia unica

    L’intenzione è quindi quella di fare in modo che le due esperienze siano sempre più collegate, agevolando anche la procedura per creare nuovi account. La nuova interfaccia, per ora in fase di test come dicevamo, è disponibile a livello globale su iOS e Android.

    Perché Meta pensa ad una interfaccia unica per le sue app principali (l’idea è quella poi di permettere lo switch semplificato tra tutte le app)?

    La risposta più semplice sarebbe quella di fare in modo che le app della stessa casa madre siano sempre più connesse tra loro, la possibilità di avere una unica interfaccia di accesso è un passo importante verso una completa interoperabilità.

    Questo permettere a Meta di difendersi da un tentativo di dividere le proprie attività come da tempo è richiesto negli Usa, per evitare che il monopolio continui a crescere. Rendere sempre più interconnesse tutte le app renderà più complicate le eventuali operazioni di separazione.

    Un’altra spiegazione da ricercare nel tentativo di aumentare l’engagement sulle piattaforme. Come sappiamo oggi l’esperienza degli utenti è molto frastagliata, si trascorre meno tempo su più piattaforme e qui ritorna sempre il tema TikTok. In questo modo Meta spera di aumentare i livelli di coinvolgimento facendo passare gli accesi da un unico cruscotto, restando sempre all’interno della stessa esperienza. In questo modo potrebbe augurarsi numeri positivi.

    Ovviamente sono tutte cose da dimostrare. Certamente, Meta prova a cerare una unica interfaccia sempre più riconoscibile come Meta, appunto, che offre acceso immediato a diversi strumenti.

    E voi che ne pensate?

  • Instagram annuncia il test per usare gli NFT nel profilo

    Instagram annuncia il test per usare gli NFT nel profilo

    Dopo l’intervento alla SXSW 2022 di marzo, Mark Zuckerberg oggi ha confermato che gli NFT arrivano su Instagram. Il test sarà attivo solo negli Usa e coinvolgerà solo pochi utenti selezionati che potranno usare gli oggetti digitali collezionabili nel proprio profilo.

    Dopo l’indiscrezione svelata nel mese di marzo a SXSW 2022, lo stesso Mark Zuckerberg conferma le voci dei giorni scorsi, dichiarando che su Instagram prende il via il test per poter usare gli NFT, ma solo negli Usa. Già da questa settimana.

    Poco fa il capo di Meta, in un post su Facebook, ha confermato quello che già Coindesk aveva diffuso nei giorni scorsi, e cioè che ormai gli NFT sanno sbarcando su Instagram , così come era stati annunciato qualche mese fa. Il progetto verso il Metaverso sta cominciando a consolidarsi, anche se molti leggono questa accelerazione come un modo per allontanare le perdite registrate nello scorso esercizio trimestrale dal Reality Labs, la sezione di Meta dedicata allo sviluppo delle tecnologie per il metaverso. La perdita è stata di 2,9 miliardi di dollari.

    Instagram supporterà in questa fase di test gli NFT di Ethereum, Polygon, Solana e Flow.

    instagram nft test

    Collegando i propri portafogli digitali, gli utenti selezionati saranno in grado di dimostrare, anche su Instagram, la proprietà di NFT, metterli in mostra sui loro profili e taggare i creator che li hanno realizzati.

    L’annuncio di Zuckerberg e di Adam Mosseri

    L’annuncio dello sbarco degli NFT arriva qualche minuto dopo il tweet di Adam Mosseri che su Twitter scriveva che i “collezionabili digitali” stanno effettivamente arrivando su Instagram, disponibili solo per pochi creator e collezionisti negli Usa, specificando che non ci saranno costi aggiuntivi per la pubblicazione o la condivisione di NFT sulla piattaforma.

    Una specifica che vuole segnare la distanza da Twitter che, sebbene abbia reso disponibile l’uso di NFT all’interno del proprio profilo, collegano il proprio wallet, questa possibilità è circoscritta solo agli utenti di Twitter Blue che, come sapete, è una app stand-alone a pagamento che integra altre funzioni.

    Gli NFT su Facebook e nelle IG Stories

    Zuckerberg nel suo breve post ha scritto anche che presto una possibilità simile verrà estesa anche su Facebook e che gli NFT potranno essere utilizzati anche nelle stories di Instagram attraverso gli effetti creati con Spark AR.

    Spark AR, annunciata durante F8 del 2017, permette ad aziende e utenti di poter creare, gratuitamente, dei propri filtri. La possibilità di utilizzare NFT permetterà di realizzare filtri in realtà aumentata utilizzando oggetti digitali unici.

  • L′accoglienza poco entusiasta di Meta sui social media

    L′accoglienza poco entusiasta di Meta sui social media

    Facebook cambia il nome aziendale in Meta e punta tutto sulla Realtà Virtuale. Ma l’accoglienza del nuovo nome è stata poco entusiasta sui social media, passata in mood ironico o come un modo per mascherare le ultime vicende dell’azienda di Zuckerberg.

    Come tutti sapete ormai, la notizia si è diffusa quando in Italia era la tarda serata, Facebook Inc., quindi l’azienda madre, cambia nome e diventa Meta. Un nome per la verità che già si sapeva, era nell’aria ormai da giorni, e che viene reso ufficiale il 28 ottobre del 2021. Ora, le domande sul perché Facebook, nella persona del suo fondatore e CEO, Mark Zuckerberg, abbia cambiato nome sono tante e anche varie. Ma cerchiamo di individuare quelle che più si fanno strada in questo momento.

    Già dal titolo si comprende che l’accoglienza del nuovo nome non è stata entusiasmante per Facebook e in particolare per Zuckerberg. Il nostro intento era quello di andare a verificare le conversazioni sui social media, e su Twitter in particolare, per cercare di provare a dare un’idea sull’accoglienza e sul perché Facebook cambia nome.

    Da qualche mese Facebook è nell’occhio del ciclone (o da qualche anno ormai) per via della pubblicazione dei “Facebook Files”, e anche “Facebook Papers“, sulle rivelazioni di France Haugen, e a molti è sembrato che questo cambio di nome serva a distrarre l’opinione pubblica e le autorità sui veri problemi che affliggono l’ecosistema Facebook. Sostanzialmente le accuse sono quelle di aver alimentato la disinformazione, e quindi di non aver fatto abbastanza, di aver alimentato un sistema di algoritmi per accrescere coinvolgimento su contenuti molto divisivi. Di essere a conoscenza del disagio dei teenagers provocato dall’uso di Instagram e di non aver fatto abbastanza per limitarlo.

    L’accoglienza poco entusiasta di Meta sui social media

    Non un bel momento, per la verità. E la situazione negli Usa è molto pesante.

    Poi, e questo per dare una risposta più centrata sul business Facebook, non è affatto un’idea nuova che Zuckerberg puntasse alla realtà virtuale. La cosa è be nota ormai dal 2016, da quel famoso momento in cui il fondatore di Facebook parla al Mobile World Congress di Barcellona e, al suo ingresso, la platea guarda da tutt’altra parte perché osservava la scena in realtà virtuale. La sorpresa forse sta nel nome Meta che si rifà al Metaverso coniato da Neal Stephenson nel libro Snow Crash del 1992 libro di fantascienza cyberpunk tra i più amati dai cultori del genere.

    Meta in realtà è il nuovo nome aziendale di Facebook, per fare un esempio è la stessa cosa che fece Google quando si trasformò in Alphabet. Tutte le aziende che fanno capo alle varie piattaforme come Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e il nascente Facebook Reality Labs restano come sono, tutte sotto il cappello Meta. Nome che , nei fatti, rende chiara quale sarà la strada che intraprenderà l’azienda che è quella di far diventare la Realtà Virtuale come momento di relazione e coinvolgimento tra le persone.

    Gli investimenti in questo senso sono di 10 miliardi di dollari con l’assunzione di 10 mila persone in Europa. Un progetto enorme.

    Ora, tutto questo spiegato in estrema sintesi. Ma c’è un aspetto che va colto e sottolineato. Meta viene vista come una operazione di maquillage per Zuckerberg che, in questo modo, potrà passare di mano e lasciare la carica di CEO in maniera ufficiale. Una posizione che permetterebbe all’azienda di superare quello che le autorità Usa vedono come un grande ostacolo. Ed è molto probabile che questo succederà presto.

    Bene, dopo questa doverosa spiegazione, appunto sintetica, vediamo come è stata accolta la notizia del nome Meta sui social media e su Twitter in particolare. Ovviamente, non manca l’ironia sul nome che negli Usa è presto diventato “meat” e in Italia è stato accostato al cantante Ermal Meta. E non è mancata anche l’interazione del nuovo account Twitter @meta.

    http://twitter.com/Charalanahzard/status/1453812064749711373

    https://twitter.com/twittersafety/status/1453825579921420294

    https://twitter.com/aprilaser/status/1453772462731108377

     

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