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  • SpaceX acquisisce xAI, nasce un colosso da 1,25 trilioni di dollari

    SpaceX acquisisce xAI, nasce un colosso da 1,25 trilioni di dollari

    SpaceX assorbe xAI creando un colosso privato da 1,25 trilioni di dollari. Un’operazione che intreccia spazio, AI, piattaforme e istituzioni, ponendo interrogativi su potere, controllo e supervisione.

    SpaceX ha annunciato l’acquisizione di xAI. Non si tratta della solita operazione tra startup della Silicon Valley, ma è qualcosa di diverso. SpaceX, l’azienda che ha rivoluzionato il settore spaziale con i razzi riutilizzabili e che oggi domina il mercato dei lanci orbitali, ha assorbito xAI, la società di intelligenza artificiale che controlla anche X, l’ex Twitter. Il risultato è un’entità privata dal valore stimato di 1,25 trilioni di dollari, destinata a diventare la più grande azienda privata al mondo.

    Elon Musk ha commentato l’operazione parlando di “il motore di innovazione più ambizioso e verticalmente integrato sulla Terra (e fuori)”, un motore di innovazione che combina AI, razzi, internet satellitare e quella che lui definisce “la piattaforma di informazione in tempo reale e libertà di parola più importante al mondo“, cioè X.

    Ma dietro la retorica della visione di Musk, ci sono numeri e fatti che ci mostrano una storia più complessa.

    SpaceX e xAI, i numeri dell’operazione

    SpaceX era stata valutata circa 800 miliardi di dollari nell’ultima vendita secondaria di azioni, a dicembre 2025. xAI aveva raggiunto i 230 miliardi nel round di finanziamento da 20 miliardi chiuso a gennaio 2026, con investitori come Nvidia, Fidelity, il Qatar Investment Authority e il fondo di Abu Dhabi MGX.

    La valutazione combinata dell’entità post-fusione è stimata a 1,25 trilioni di dollari, una cifra che incorpora le aspettative del mercato in vista dell’IPO prevista per metà giugno 2026. Se confermata, sarebbe una delle più grandi quotazioni della storia, superiore al record di Saudi Aramco del 2019.

    I dati fondamentali delle due aziende sono però molto diversi.

    SpaceX ha generato nel 2025 ricavi stimati tra 15 e 16 miliardi di dollari, con profitti intorno agli 8 miliardi secondo Reuters. Starlink conta oltre 9 milioni di clienti e più di 9.000 satelliti in orbita. È un’azienda che funziona. xAI è un’altra storia.

    Secondo quanto riporta Bloomberg, la società brucia circa un miliardo di dollari al mese. Nel terzo trimestre del 2025 ha registrato una perdita netta di 1,46 miliardi, in aumento rispetto al miliardo del primo trimestre. Nei primi nove mesi dell’anno ha consumato 7,8 miliardi di dollari in cassa. I ricavi si attestano a 107 milioni nel Q3 2025, in crescita ma lontani anni luce dai costi.

    SpaceX acquisisce xAI, nasce un colosso da 1,25 trilioni di dollari
    SpaceX acquisisce xAI, nasce un colosso da 1,25 trilioni di dollari

    I fondi QIA e MGX

    Per inciso, il Qatar Investment Authority e il fondo di Abu Dhabi MGX non sono nomi che passano inosservati.

    Il Qatar Investment Authority ha investito 375 milioni di dollari nell’acquisizione di Twitter da parte di Musk nel 2022. È coinvolto anche in xAI all’interno di un investimento, round E, da 20 miliardi.

    Il fondo di Abu Dhabi MGX detiene il 15% di TikTok US, l’app appena varata negli Usa che sostituisce TikTok. Lo stesso MGX, come il Qatar Investment Authority, ha investito anche in xAI in un round E da 20 miliardi. Ha investito anche nel consorzio che ha appena acquistato Aligned Data Centers per 40 miliardi insieme a Nvidia, Microsoft, BlackRock e xAI stessa.

    Il significato di questa acquisizione

    Per comprendere meglio cosa significa questa acquisizione bisogna ricostruire la catena di controllo.

    Nel marzo 2025, xAI ha acquisito X (ex Twitter) con un’operazione all-stock da 33 miliardi di dollari. Da quel momento, la piattaforma social e il chatbot Grok sono diventati parte della stessa entità. Ora xAI viene assorbita da SpaceX.

    Questo significa che SpaceX controlla adesso razzi e lanci orbitali, la costellazione Starlink con i suoi 9.000 satelliti, la piattaforma X con i suoi dati e il suo algoritmo, e Grok, l’intelligenza artificiale che alimenta X e che è integrata nei sistemi del Pentagono.

    Infatti, a gennaio 2026, il Dipartimento della Difesa americano ha annunciato una partnership con xAI per integrare Grok nella piattaforma governativa GenAI.mil. Il contratto, del valore di 200 milioni di dollari, prevede che circa tre milioni di dipendenti militari e civili del Penatgono abbiano accesso a Grok, con la capacità di elaborare “insight globali in tempo reale dalla piattaforma X”.

    Tesla per il momento è fuori

    La Tesla per il momento resta fuori dalla fusione, ma non è estranea alla vicenda. Il 16 gennaio 2026, Tesla ha investito 2 miliardi di dollari in xAI come parte del round Series E.

    L’investimento è stato annunciato nonostante gli azionisti Tesla avessero votato contro una proposta simile a novembre 2025. Il voto non vincolante aveva raccolto più voti favorevoli che contrari, ma le astensioni, trattate come voti negativi secondo lo statuto societario, avevano fatto fallire la proposta. Il board ha proceduto comunque.

    C’è anche una causa in corso. Alcuni azionisti Tesla hanno citato Musk per violazione dei doveri fiduciari, sostenendo che avrebbe dirottato risorse e talenti da Tesla verso xAI, un’azienda privata in cui detiene una quota di controllo maggiore. La causa era già in corso quando Tesla ha effettuato l’investimento.

    Ora quegli stessi 2 miliardi di dollari degli azionisti Tesla sono di fatto confluiti in SpaceX attraverso l’acquisizione. Gli azionisti Tesla possiedono indirettamente una piccola quota di SpaceX, senza aver mai votato per questo.

    C’è chi parla apertamente di una vera e propria operazione di salvataggio. xAI stava bruciando cassa a ritmi difficilmente sostenibili e l’ingresso nell’orbita SpaceX le garantisce l’accesso a un’azienda profittevole e, soprattutto, una possibile via d’uscita per gli investitori in vista di una futura quotazione.

    Non a caso, in molti richiamano il precedente dell’acquisizione di SolarCity da parte di Tesla nel 2016, letta allora, e ancora oggi, come un’operazione di sistema più che come una semplice scelta industriale.

    La visione dei data center orbitali

    Musk giustifica l’operazione con una visione futuristica. Nel comunicato, ha scritto che “la domanda globale di elettricità per l’AI semplicemente non può essere soddisfatta con soluzioni terrestri, nemmeno nel breve termine, senza imporre disagi alle comunità e all’ambiente”. La soluzione di cui Musk ha parlato anche al recente World Economic Forume di Davos, è spostare di data center nello spazio e alimentarli attraverso energia solare costante.

    SpaceX ha già chiesto alla FCC l’autorizzazione per lanciare fino a un milione di satelliti per questo scopo.

    Musk sostiene che “entro 2-3 anni, il modo più economico per generare AI compute sarà nello spazio”. Gli analisti sono scettici. Le sfide tecniche sono enormi, dalla latenza ai danni da radiazioni, dalla manutenzione impossibile all’obsolescenza rapida dell’hardware.

    Il punto, probabilmente, è un altro.

    Legare SpaceX alla crescente domanda di infrastruttura per l’intelligenza artificiale, con la possibilità di considerare xAI come primo grande utilizzatore interno, consente di attribuire a SpaceX una nuova cornice di valutazione e, allo stesso tempo, di iniziare a far percepire l’infrastruttura in orbita come una possibile risposta ai limiti che l’AI sta cominciando a incontrare sulla Terra.

    È una dinamica perfettamente coerente con il modo di pensare di Musk: non presentare soluzioni già compiute, ma rendere un’idea abbastanza concreta da permettere al mercato di iniziare a darle un prezzo.

    Il vero senso di questa operazione

    L’acquisizione di xAI da parte di SpaceX non è una semplice fusione tra due aziende tecnologiche. Ma è la creazione di un’entità che possiamo ben definire senza precedenti, che combina capacità spaziali, infrastruttura di comunicazione globale, piattaforma social, intelligenza artificiale e contratti governativi sensibili.

    Tutto sotto il controllo di una singola persona. Il patrimonio netto di Musk, già il più alto al mondo, supera i 670 miliardi di dollari. Con l’IPO di SpaceX, potrebbe diventare il primo trilionario della storia.

    A questo punto sorge spontaneo chiedersi che tipo di supervisione si possa esercitare su un’entità di questo tipo.

    Ricapitolando: SpaceX lancia i satelliti nello spazio, anche satelliti militari americani; Starlink fornisce connettività ovunque nel mondo, anche alle forze armate in zona di guerra; Grok, tra le altre cose, analizza dati per il Pentagono attingendo ai flussi di X; X, a sua volta, determina quali contenuti hanno visibilità per centinaia di milioni di persone.

    Tutto questo fa capo a un unico proprietario.

    Non è fantascienza, ma è realtà.

  • Meta, 2025 da record verso la superintelligenza personale

    Meta, 2025 da record verso la superintelligenza personale

    I risultati di Meta del Q4 2025 confermano la crescita delle piattaforme social, con oltre 3,5 miliardi di utenti giornalieri. Per il 2026 si prevedono investimenti fino a 135 miliardi di dollari in infrastrutture IA.

    Meta ha rilasciato i risultati finanziari del quarto trimestre e dell’intero anno fiscale 2025. Numeri che superano le aspettative degli analisti finanziari su tutti i principali indicatori.

    Ma al di là dei numeri puramente finanziari, quello che emerge dalla conference call di Mark Zuckerberg è una visione chiara e ambiziosa per il futuro dell’azienda, che passa attraverso l’intelligenza artificiale e una riorganizzazione profonda delle proprie piattaforme.

    Meta numeri del trimestre Q4 2025

    I ricavi del Q4 2025 hanno raggiunto i 59,89 miliardi di dollari, in crescita del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    L’utile netto si è attestato a 22,8 miliardi di dollari con un EPS di 8,88 dollari, superando le stime degli analisti che si fermavano a 8,23 dollari.

    Per l’intero anno fiscale 2025, Meta ha generato ricavi per 200,97 miliardi di dollari, con una crescita del 22% rispetto al 2024.

    La società ha chiuso l’anno con 81,59 miliardi di dollari in liquidità e titoli negoziabili.

    Meta, 2025 da record verso la superintelligenza personale
    Meta, 2025 da record verso la superintelligenza personale

    Le piattaforme Meta: Facebook, Instagram, WhatsApp e Threads

    Sono i numeri delle piattaforme a raccontare la storia più interessante per noi e chi legge InTime Blog.

    Meta ha chiuso il 2025 con oltre 3,5 miliardi di persone che utilizzano almeno una delle sue app ogni giorno. Facebook e WhatsApp hanno entrambe superato i 2 miliardi di utenti attivi giornalieri, mentre Instagram si attesta poco sotto questa soglia.

    Rispetto al Q4 2024, gli utenti attivi giornalieri complessivi sono cresciuti del 7%, raggiungendo i 3,58 miliardi a dicembre 2025.

    Su Instagram, il tempo di visualizzazione dei Reels è aumentato di oltre il 30% anno su anno negli Usa, mentre la prevalenza di contenuti originali è cresciuta di 10 punti percentuali nel Q4, con il 75% delle raccomandazioni che ora proviene da post originali.

    Su Facebook, il tempo dedicato ai video è cresciuto a doppia cifra anno su anno negli USA, con le ottimizzazioni del Q4 che hanno prodotto un aumento del 7% nelle visualizzazioni di post organici nel feed e nei video.

    Threads continua a mostrare una crescita sostenuta, con 150 milioni di utenti attivi giornalieri a fine ottobre 2025 e oltre 400 milioni di utenti attivi mensili.

    Le ottimizzazioni delle raccomandazioni nel Q4 hanno generato un aumento del 20% nel tempo trascorso sulla piattaforma.

    Zuckerberg ha dichiarato che Threads è sulla buona strada per diventare leader nella sua categoria, quella del social testuale di breve formato dove compete direttamente con X.

    Meta AI e la visione della superintelligenza personale

    Meta AI ha superato il miliardo di utenti attivi mensili (erano 600 milioni a ottobre 2025), diventando una delle piattaforme AI a più rapida crescita nella storia.

    Ma Zuckerberg continua a guardare oltre. Durante la conference call ha delineato quella che definisce una “major AI acceleration” per il 2026, con l’obiettivo dichiarato di costruire quella che chiama “personal superintelligence”.

    L’azienda sta lavorando per fondere i modelli linguistici di grandi dimensioni con i sistemi di raccomandazione che alimentano Facebook, Instagram e Threads. Zuckerberg ha spiegato che i sistemi attuali sono primitivi rispetto a quello che sarà possibile a breve, quando l’AI sarà in grado di comprendere gli obiettivi personali unici di ogni utente e personalizzare i feed per mostrare contenuti che aiutino le persone a migliorare la propria vita.

    Nel 2025 Meta ha ricostruito le fondamenta del proprio programma AI, portando Alexandr Wang, CEO di Scale AI, a guidare i Meta Superintelligence Labs attraverso un accordo da 14,3 miliardi di dollari.

    Nei prossimi mesi l’azienda inizierà a rilasciare nuovi modelli AI. Zuckerberg si aspetta che i primi modelli siano buoni, ma soprattutto che dimostrino la rapida traiettoria su cui si trova l’azienda, con l’obiettivo di spingere costantemente la frontiera nel corso dell’anno.

    Meta, investimenti IA fino a 135 miliardi per il 2026

    Per sostenere questa visione, Meta prevede spese in conto capitale tra 115 e 135 miliardi di dollari nel 2026, quasi il doppio rispetto ai 72,2 miliardi spesi nel 2025.

    L’aumento è destinato principalmente agli sforzi dei Meta Superintelligence Labs e al core business. Come ha sottolineato la CFO Susan Li, la domanda continua a superare la capacità disponibile e l’azienda si aspetta di rimanere vincolata dalla capacità per gran parte del 2026 fino a quando le nuove strutture non entreranno in funzione.

    Meta ha anche annunciato un accordo pluriennale fino a 6 miliardi di dollari con Corning per la fornitura di cavi in fibra ottica per i propri data center.

    Nadella e gli altri big del tech stanno correndo tutti nella stessa direzione. Ossia costruire i data center del futuro e accumulare capacità computazionale.

    Reality Labs e gli occhiali Ray-Ban

    Reality Labs ha registrato una perdita operativa di 6 miliardi di dollari nel Q4, ma Zuckerberg ha indicato che si aspetta che questo sia l’anno di picco delle perdite della divisione, che inizieranno a ridursi gradualmente.

    La notizia più interessante riguarda gli occhiali Ray-Ban con AI integrata: le vendite sono più che triplicate nell’ultimo anno. Zuckerberg vede questo come un momento simile all’arrivo degli smartphone, quando era solo questione di tempo prima che tutti i telefoni a conchiglia diventassero smartphone. Gli occhiali, ha detto, sono l’incarnazione definitiva della visione dell’azienda.

    L’IA come strumento di trasformazione interna

    Meta sta anche investendo in strumenti AI per la propria forza lavoro.

    Zuckerberg ha annunciato che l’azienda eleverà i contributori individuali e appiattirà i team. E cioè che quello che oggi fanno molti grandi team può essere realizzato da una singola persona molto talentuosa con l’ausilio dell’AI.

    Meta contava 78.865 dipendenti a fine 2025, in crescita del 6% anno su anno, ma ha anche effettuato 1.500 licenziamenti a Reality Labs a inizio gennaio.

    Meta, le sfide e rischi all’orizzonte

    La società ha segnalato che i venti contrari che arrivano dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti potrebbero avere un impatto significativo sul business. Precisamente per l’UE ci si riferisce all’impianto di norme per regolare la IA e non solo.

    Diversi processi ad alto profilo sui social media inizieranno nel corso dell’anno e potrebbero sfociare in perdite materiali. Ma la fiducia degli investitori resta alta. Infatti, il titolo è balzato di oltre il 10% nell’after-hours dopo l’annuncio dei risultati.

    Secondo Zuckerberg, il 2025 è stato un anno di ricostruzione delle fondamenta mentre il 2026 sarà l’anno dell’accelerazione.

    La domanda da farsi adesso è se la corsa agli armamenti IA tra i giganti tech porterà effettivamente ai benefici promessi per gli utenti, o se rappresenterà principalmente un trasferimento di valore verso i produttori di chip e infrastrutture.

    Meta sembra convinta della prima ipotesi. Vedremo se sarà così.

  • TikTok US al via tra le polemiche, ecco chi gestirà l’algoritmo

    TikTok US al via tra le polemiche, ecco chi gestirà l’algoritmo

    TikTok US ha preso il via e Oracle avrà accesso all’algoritmo. Larry Ellison, stretto alleato di Trump, è quindi al centro dell’operazione. A pochi giorni dall’accordo, già polemiche sulla visibilità dei contenuti politici.

    La data era attesa ed è arrivata. Il 22 gennaio 2026 segna la nascita ufficiale di TikTok US.

    Dopo anni di tensioni – dal 2020 -, proroghe, ordini esecutivi e ricorsi alla Corte Suprema, l’accordo tra Washington e Pechino è stato finalmente finalizzato.

    TikTok ha annunciato la creazione di TikTok USDS Joint Venture LLC, la nuova entità che gestirà le operazioni americane della piattaforma video più discussa degli ultimi anni.

    Donald Trump non ha perso l’occasione per intestarsi il risultato. Su Truth Social il presidente Usa ha ringraziato il suo staff e, soprattutto, il presidente cinese Xi Jinping “per aver lavorato con noi e, alla fine, approvato l’accordo”. Una dichiarazione che segna un cambio di registro notevole, considerando che lo stesso Trump nel 2020 aveva tentato di vietare completamente l’app.

    TikTok US, la struttura dell’accordo

    La nuova società sarà guidata da Adam Presser, mentre il CEO di TikTok Shou Chew siederà nel consiglio di amministrazione. ByteDance mantiene una quota del 19,9%, formalmente minoritaria ma comunque significativa.

    Oracle, Silver Lake e il fondo emiratino MGX detengono ciascuna il 15%, per un totale del 45% nelle mani del consorzio principale.

    Il valore complessivo dell’operazione resta fissato a 14 miliardi di dollari. Una cifra che riflette il peso di TikTok sul mercato americano, dove la piattaforma conta ora oltre 200 milioni di utenti attivi.

    TikTok US al via tra le polemiche, ecco chi gestirà l'algoritmo
    TikTok US al via tra le polemiche, ecco chi gestirà l’algoritmo

    TikTok US, il cuore dell’accordo è l’algoritmo

    Questo è il punto centrale che merita molta attenzione.

    Come già ricordato, Oracle non si limiterà a ospitare i dati degli utenti americani sui propri server. La società di Larry Ellison avrà accesso al codice sorgente di TikTok, quindi avrà accesso all’algoritmo di raccomandazione che ha reso la piattaforma un fenomeno globale.

    La nuova entità dovrà riallenare l’algoritmo utilizzando esclusivamente dati degli utenti americani. L’obiettivo dichiarato è garantire che il feed dei contenuti sia libero da manipolazioni esterne. Ma le implicazioni vanno ben oltre la sicurezza nazionale.

    Chi controlla l’algoritmo di raccomandazione controlla ciò che oltre 170 milioni di americani vedono ogni giorno. E la domanda diventa inevitabile: chi garantisce che il nuovo algoritmo “americano” non venga a sua volta modellato secondo interessi diversi da quelli degli utenti?

    TikTok US e il ruolo di Larry Ellison

    Larry Ellison non è un attore neutrale in questa partita. Il fondatore di Oracle è uno dei principali sostenitori di Trump, con oltre 46 milioni di dollari donati a campagne e comitati repubblicani dal 2012. Ha ospitato eventi di raccolta fondi per Trump nella sua tenuta in California. Nel novembre 2020 ha partecipato a una telefonata con altri alleati del presidente per discutere strategie volte a contestare i risultati delle elezioni.

    La sua vicinanza a Trump si è intensificata negli ultimi anni. A gennaio 2025 era presente alla Casa Bianca per l’annuncio del progetto Stargate, la joint venture per l’intelligenza artificiale con OpenAI e SoftBank. Non solo. Attraverso il figlio David, Ellison controlla ora Paramount Global (che include CBS News) e sta puntando a Warner Bros. Discovery, la società madre di CNN.

    In altre parole, l’uomo che avrà accesso all’algoritmo di TikTok sta costruendo un impero mediatico che potrebbe includere presto anche alcune delle principali testate giornalistiche americane.

    TikTok US e l’algoritmo del proprietario, ancora una volta

    Come ho già osservato in passato, siamo di fronte a un altro caso di quello che definisco “algoritmo del proprietario”. X sotto la gestione di Elon Musk ha già dimostrato come la proprietà di una piattaforma possa influenzarne profondamente i meccanismi di distribuzione dei contenuti.

    Con TikTok US la dinamica sarà diversa, ma il principio resta lo stesso. L’accesso privilegiato all’algoritmo da parte di soggetti vicini al potere politico pone interrogativi legittimi sulla neutralità della piattaforma.

    Oracle potrà isolare infrastrutture e parametri, ricostruire un modello “americano”. E chi ha accesso a questi elementi ha la possibilità di modellare ciò che milioni di persone vedono.

    TikTok US, un compromesso geopolitico

    L’accordo soddisfa parzialmente entrambe le parti. Gli Stati Uniti ottengono il controllo formale sulla piattaforma e sui dati degli utenti americani. ByteDance mantiene una presenza, seppur minoritaria, e continuerà a monetizzare attraverso licenze e attività commerciali.

    Ma restano perplessità. Alcuni esperti osservano, come già fatto mesi fa, che la struttura somiglia più a un accordo di franchising che a una vera dismissione. ByteDance non esce di scena completamente. E il fatto che circa il 30% della nuova società resti in mano ad “affiliati degli investitori esistenti di ByteDance” lascia aperti margini di ambiguità.

    La legge bipartisan del 2024 richiedeva una separazione netta. La struttura negoziata dall’amministrazione Trump sembra aggirare questo requisito. Il Congresso ha già chiesto di visionare i dettagli dell’accordo per verificare la conformità ai requisiti di sicurezza nazionale.

    I primi giorni di TikTok US: segnalazioni e polemiche

    A pochi giorni dalla chiusura dell’accordo, sono emerse le prime segnalazioni da parte di creator e politici americani. Diversi utenti hanno denunciato un crollo improvviso della visibilità sui contenuti politici, con video fermi a zero views nonostante follower nell’ordine delle decine di migliaia.

    Il senatore californiano Scott Wiener ha scritto su X: “TikTok is now state-controlled media”. Un suo video su una proposta di legge è rimasto fermo a zero visualizzazioni. Brian Krassenstein, creator con oltre 125.000 follower, ha segnalato che i suoi post politici ricevono tra 0 e 1000 views da quando gli alleati di Trump hanno preso il controllo della piattaforma.

    Bernie Sanders ha elencato pubblicamente l’impero mediatico che Larry Ellison ora controlla, da TikTok a CBS, MTV, Paramount+, Nickelodeon, Simon & Schuster. E ha concluso: “This is what Oligarchy looks like.”

    TikTok USDS JV ha risposto con un comunicato ufficiale attribuendo i problemi a un’interruzione infrastrutturale nei data center. Secondo la nuova entità, si tratterebbe di un “display error caused by server timeouts” che avrebbe causato temporaneamente zero views e mancati guadagni per i creator.

    La spiegazione tecnica però non ha convinto tutti. E il dibattito sulla neutralità dell’algoritmo americano è destinato a proseguire.

    Una storia iniziata nel 2020

    La vicenda TikTok negli Stati Uniti ha attraversato sei anni di alti e bassi. Dal primo ordine esecutivo di Trump nel 2020, annullato poi da Biden; alla legge bipartisan del 2024, alla conferma della Corte Suprema nel gennaio 2025; al breve blocco dell’app, alle proroghe successive.

    Dopo sei anni quella storia trova un punto di approdo. Non una conclusione definitiva, diciamolo, ma certamente un capitolo nuovo.

    Alla fine, TikTok resta disponibile per oltre 170 milioni di utenti americani e l’algoritmo più potente del mondo passa sotto controllo statunitense, anche se in maniera temporanea.

    Quanto durerà l’equilibrio trovato? La storia recente insegna che, quando si tratta di Trump, di rapporti con la Cina e di piattaforme digitali, nulla è mai davvero definitivo.

  • La UE apre un’indagine su X per le immagini di nudo di Grok

    La UE apre un’indagine su X per le immagini di nudo di Grok

    La Commissione UE ha deciso di aprire un’indagine sulle immagine di nudo generate dall’intelligenza artificiale Grok. L’indagine si estende anche ai sistemi di raccomandazione basati sull’intelligenza artificiale di xAI. X rischia sanzioni fino al 6% del fatturato globale.

    Era una questione di tempo e quel tempo è arrivato oggi. Infatti, la Commissione Europea ha aperto un’indagine formale su X per la diffusione di materiale sessualmente esplicito generato dal chatbot Grok.

    L’indagine viene condotta ai sensi del Digital Services Act, lo stesso regolamento che a dicembre ha portato alla prima multa della storia per X ai sensi del DSA.

    Ma questa volta la posta in gioco è decisamente più alta. Non si tratta più di spunte blu ingannevoli o di registri pubblicitari incompleti. Si parla di deepfake non consensuali che coinvolgono donne e minori; di immagini generate a un ritmo industriale; di una tecnologia rilasciata senza i filtri minimi necessari a prevenirne l’abuso.

    La UE apre un'indagine su X per le immagini di nudo di Grok
    La UE apre un’indagine su X per le immagini di nudo di Grok

    Le parole di Bruxelles non lasciano spazio a interpretazioni

    Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione responsabile per sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia, ha usato parole senza mezzi termini. I deepfake sessuali non consensuali di donne e bambini rappresentano “una forma violenta e inaccettabile di degradazione”.

    E ha aggiunto che l’indagine servirà a determinare “se X ha rispettato i propri obblighi legali ai sensi del DSA, oppure se ha trattato i diritti dei cittadini europei, inclusi quelli di donne e minori, come danni collaterali del proprio servizio”.

    Danni collaterali. È un’espressione che chi segue questa vicenda da settimane sa bene a cosa si riferisce. Perché è esattamente quello che è successo.

    Come avevo illustrato all’inizio di gennaio nell’articolo sulle migliaia di immagini di nudo generate da Grok, le stime indicavano che Grok stava generando circa 6.700 immagini sessualizzate all’ora, un ritmo 84 volte superiore a quello degli altri cinque principali siti specializzati in questo tipo di contenuti. L’85% delle immagini generate era di natura sessuale. E le vittime non avevano alcuno strumento per difendersi.

    L’indagine si allarga ai sistemi di raccomandazione

    C’è un secondo aspetto dell’annuncio di oggi che merita attenzione. La Commissione ha anche esteso un’indagine già in corso, avviata a dicembre 2023, per verificare se X abbia valutato e mitigato correttamente tutti i rischi sistemici legati ai suoi sistemi di raccomandazione.

    In particolare, i regolatori vogliono capire quale sarà l’impatto del passaggio al nuovo sistema basato interamente su Grok.

    Questo è un punto che avevo approfondito analizzando come cambia l’algoritmo di X con Grok nel 2026.

    A ottobre 2025 Musk aveva annunciato che entro poche settimane tutte le euristiche manuali sarebbero state eliminate, lasciando all’intelligenza artificiale il compito di analizzare e raccomandare contenuti. Quel codice è ora pubblico su GitHub, e la transizione è completata. Ma una cosa è pubblicare il codice, un’altra è garantire che il sistema non amplifichi contenuti dannosi o illegali.

    La Commissione ha chiarito che X potrebbe dover affrontare misure provvisorie se non apporterà modifiche significative al proprio servizio. È un avvertimento che non era mai stato formulato in questi termini.

    La risposta tardiva di xAI

    La difesa di X si basa su quanto comunicato a metà gennaio. La società ha dichiarato di aver implementato misure tecniche per impedire all’account Grok su X di consentire la modifica di immagini di persone reali in abbigliamento succinto.

    Ha inoltre limitato la creazione di immagini ai soli abbonati paganti e bloccato la generazione di questo tipo di contenuti nelle “giurisdizioni dove è illegale”, senza però specificare quali siano queste giurisdizioni.

    Come avevo scritto nell’analisi su Grok e la spunta blu che non rende sicura la generazione di immagini, spostare la funzionalità dietro un paywall non è una misura di sicurezza. Significa in buona sostanza, avallare la monetizzazione dell’abuso. La spunta blu non funziona come filtro morale, e i dati lo dimostrano. Lo ricordiamo ancora una volta, l’utente che ha chiesto a Grok di manipolare l’immagine della donna uccisa a Minneapolis era un abbonato verificato.

    Il contesto internazionale si fa sempre più ostile

    Ma l’UE non è la sola a procedere in questa direzione. Anche Regno Unito, India, Malesia e altri paesi stanno conducendo indagini parallele.

    In Francia, la procura di Parigi ha esteso un’indagine su X per includere accuse secondo cui Grok sarebbe stato usato per generare e diffondere materiale pedopornografico. In California, il governatore Newsom ha chiesto al procuratore generale di indagare su xAI.

    E proprio nel Regno Unito, dove il governo UK ha varato la legge contro i deepfake di Grok, si è compiuto un passo decisivo. La nuova norma prevede pene detentive fino a due anni per chiunque generi deepfake intimi non consensuali, a prescindere dall’intento di condividerli. Diventa illegale anche la distribuzione di software di “denudazione”. E le piattaforme rischiano sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo attraverso l’Online Safety Act.

    Il Regno Unito si posiziona così come il primo mercato occidentale a criminalizzare l’intero ciclo di vita del deepfake, dalla progettazione del software alla sua distribuzione, fino alla generazione della singola immagine.

    Cosa succede ora

    L’indagine della Commissione valuterà se X ha correttamente valutato e mitigato i rischi associati all’implementazione delle funzionalità di Grok nell’Unione Europea. Il DSA impone alle piattaforme di grandi dimensioni di identificare, analizzare e mitigare i rischi sistemici derivanti dai propri servizi.

    Se la Commissione dovesse concludere che X ha violato questi obblighi, le sanzioni potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo.

    Assumendo che il fatturato globale 2025 di X è, secondo le stime, di 2,9 miliardi di dollari, il 6% sarebbe in sostanza 174 milioni di dollari. Vale a dire, circa 146,5 milioni di euro.

    Ma c’è di più. La multa di dicembre, 120 milioni di euro, era stata definita dalla stessa Commissaria Virkkunen come “modesta ma proporzionata”. Questa nuova indagine riguarda violazioni di natura completamente diversa.

    Infatti, non si tratta di trasparenza pubblicitaria o di accesso ai dati per i ricercatori, pur sempre temi di una certa rilevanza. Si tratta della diffusione di contenuti che, nelle parole dei regolatori UE, costituiscono “una forma di violenza”.

    La scelta di Musk di posizionare Grok come un’intelligenza artificiale “spicy”, con meno restrizioni, si scontra ora con un ecosistema normativo che non concede più sconti.

    Il vero vantaggio competitivo per chi sviluppa intelligenza artificiale, oggi, non risiede nella libertà assoluta di generare qualsiasi contenuto. Ma risiede nella capacità di costruire sistemi sicuri per design.

    Anche questo concetto, proprio in virtù dell’apertura di queste indagini, è utile ribadire.

    Le aziende che sapranno garantire che la loro tecnologia non possa essere usata come arma di aggressione digitale saranno quelle in grado di operare in un mercato che, da oggi, ha regole molto più stringenti.

    E questa è forse la lezione più importante di questa vicenda. Le conseguenze delle scelte di progettazione ricadono sempre su qualcuno. E quando ricadono sulle vittime, lo Stato interviene.

  • Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare

    Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare

    Meta lancia le ads su Threads a livello globale dopo un anno di test. La piattaforma ha superato i 400 milioni di utenti mensili e ha sorpassato X per utenti giornalieri su mobile.

    Meta ha annunciato l’espansione delle pubblicità su Threads a tutti gli utenti nel mondo. Il rollout inizierà la prossima settimana e sarà graduale, potrebbe richiedere alcuni mesi per completarsi.

    La piattaforma, nata nel luglio 2023 come alternativa a X, ha ora superato i 400 milioni di utenti attivi mensili.

    Il percorso delle ads su Threads, i formati

    Il percorso verso la monetizzazione di Threads è stato metodico. Meta aveva iniziato i test il 24 gennaio 2025 con un gruppo ristretto di brand in Stati Uniti e Giappone. Ad aprile 2025 l’azienda ha aperto la piattaforma pubblicitaria agli inserzionisti globali in mercati selezionati, aggiungendo poi a settembre i formati carousel e catalog ads insieme a un nuovo formato immagine espanso.

    Nel suo comunicato ufficiale, Meta spiega che le ads su Threads rappresentano un modo semplice per gli inserzionisti di estendere la portata delle campagne esistenti.

    I formati supportati includono immagini, video e carousel, tutti integrati nativamente nel feed. La novità è che Threads sarà attivato di default per le nuove campagne che utilizzano Advantage+ o i posizionamenti manuali, con la possibilità di escluderlo manualmente.

    Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare
    Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare

    Threads supera X sugli smartphone

    L’annuncio arriva in un momento particolare per la competizione tra piattaforme. Secondo i dati Similarweb pubblicati qualche giorno fa, Threads ha superato X per utenti attivi giornalieri su mobile a livello globale.

    A inizio del mese di gennaio 2026 Threads contava 141,5 milioni di utenti attivi giornalieri su iOS e Android, contro i 125 milioni di X.

    Il sorpasso non è stato improvviso. Similarweb indica che Threads ha superato X per la prima volta il 5 settembre 2025, con 130 milioni di utenti giornalieri contro 129 milioni. Da allora il divario è cresciuto progressivamente.

    Nel corso dell’ultimo anno Threads è cresciuto del 37,8% su mobile, mentre X ha perso l’11,9% di utenti giornalieri nello stesso periodo.

    La situazione cambia però se consideriamo il web. X mantiene circa 150 milioni di visite giornaliere da browser, mentre Threads raccoglie appena 8,5 milioni di visite tra Threads.com e Threads.net.

    È una differenza sostanziale che riflette la natura mobile-first della piattaforma di Meta.

    La crescita di Threads in numeri

    La traiettoria di crescita di Threads merita qualche attenzione in più.

    Al lancio nel luglio 2023 la piattaforma ha registrato un’impennata iniziale seguita da un calo fisiologico. Ma da allora i numeri hanno continuato a salire con costanza.

    A metà 2024 Threads aveva raggiunto 200 milioni di utenti mensili.

    A gennaio 2025 erano 320 milioni, saliti a 350 milioni ad aprile 2025 e ora a oltre 400 milioni.

    Meta dichiara ufficialmente 150 milioni di utenti attivi giornalieri, una metrica che l’azienda ha iniziato a condividere solo nell’ottobre 2025. Mark Zuckerberg ha più volte indicato l’obiettivo di raggiungere un miliardo di utenti nei prossimi anni.

    Inizialmente Meta aveva suggerito che le ads sarebbero arrivate solo al raggiungimento di quel traguardo, ma la crescita sostenuta ha evidentemente accelerato i piani.

    Cosa cambia per gli inserzionisti

    Per chi già investe in pubblicità su Meta, l’integrazione è pensata per essere il più fluida possibile. Le ads su Threads utilizzano lo stesso sistema pubblicitario basato su intelligenza artificiale di Facebook e Instagram, con lo stesso livello di personalizzazione e profilazione. Gli inserzionisti possono gestire le campagne Threads insieme a quelle per Facebook, Instagram e WhatsApp attraverso le Business Settings.

    Meta ha anche esteso a Threads la verifica di terze parti già disponibile su Facebook e Instagram attraverso i Meta Business Partners. Questo fornisce agli inserzionisti una verifica indipendente sulla brand safety, un elemento rilevante considerando i problemi che il competitor X sta affrontando con la diffusione di deepfake non consensuali generati attraverso Grok.

    L’azienda ha specificato che inizialmente la frequenza delle ads nel feed rimarrà bassa mentre il sistema scala verso la disponibilità globale. È un approccio prudente che mira a non compromettere l’esperienza utente durante la fase di espansione.

    La monetizzazione su Threads arriva nel momento più turbolento per X

    La monetizzazione di Threads avviene mentre X attraversa un periodo turbolento.

    Oltre ai problemi con i contenuti generati dall’AI, la piattaforma di Elon Musk ha visto un calo significativo degli utenti negli Stati Uniti. Secondo Similarweb, gli utenti mobile giornalieri americani di X sono circa la metà rispetto a un anno fa.

    Threads evidentemente beneficia dell’integrazione con l’ecosistema Meta. La piattaforma può fare leva sulla base utenti di Instagram per le promozioni incrociate e sulla sofisticata infrastruttura pubblicitaria che genera la maggior parte dei ricavi dell’azienda.

    È, nei fatti, un vantaggio strutturale che nessun competitor può replicare facilmente.

    Con questa mossa Meta trasforma Threads da esperimento in fonte di ricavi. La domanda ora è quanto velocemente la piattaforma riuscirà a contribuire ai risultati finanziari dell’azienda, considerando anche gli investimenti massicci in infrastruttura AI annunciati per il 2026.

  • Dina Powell McCormick presidente di Meta col favore di Trump

    Dina Powell McCormick presidente di Meta col favore di Trump

    La nomina di Dina Powell McCormick, ex vice consigliera per la sicurezza nazionale Usa, alla guida operativa di Meta dice molto sulla direzione che sta prendendo l’azienda di Menlo Park. Non si tratta solo di competenze finanziarie, ma di un riposizionamento strategico nei confronti della Casa Bianca.

    Mark Zuckerberg ha scelto Dina Powell McCormick come nuova presidente e vice chairman di Meta. La notizia, annunciata nei giorni scorsi, ha immediatamente ricevuto l’applauso pubblico di Donald Trump su Truth Social. Un dettaglio che vale più di qualsiasi comunicato stampa.

    Powell McCormick non è una figura qualsiasi. È stata vice consigliera per la sicurezza nazionale durante il primo mandato Trump e ha ricoperto ruoli di rilievo anche sotto l’amministrazione Bush.

    Sedici anni in Goldman Sachs ai massimi livelli, poi vice presidente di BDT & MSD Partners. Un profilo che combina finanza globale, relazioni istituzionali e vicinanza ai circoli repubblicani. Quello che serve a Mark Zuckerberg in questa fase storica.

    Dina Powell McCormick presidente di Meta col favore di Trump
    Dina Powell McCormick presidente di Meta col favore di Trump

    Il nuovo corso di Meta

    Questa nomina si inserisce in un contesto più ampio. Meta sta costruendo quello che Zuckerberg definisce il modello aziendale e finanziario che alimenterà il prossimo decennio di all’insegna della IA. Data center, sistemi energetici, connettività globale su scala senza precedenti. E per farlo serve qualcuno che sappia parlare con governi e fondi sovrani.

    Powell McCormick avrà proprio questo compito. Il comunicato ufficiale è esplicito su questo punto. La nuova presidente Meta sarà coinvolta nelle relazioni con governi e paesi per costruire, sviluppare, investire e finanziare l’infrastruttura IA di Meta. Non stiamo parlando di pubbliche relazioni, ma di negoziati ad alti livelli del valore di miliardi di dollari.

    Le piattaforme digitali non sono mai neutrali. Riflettono gli interessi, le priorità e le relazioni di chi le controlla. E quando il proprietario di una piattaforma da tre miliardi di utenti nomina come presidente una figura così vicina all’amministrazione in carica, il messaggio è chiaro.

    Del resto, Zuckerberg è uno dei tech leader che un anno fa avevano finanziato con 1 milione di dollari la cerimonia di insediamento della seconda amministrazione Trump. E sedeva sul loggione d’onore insieme a suoi colleghi come Musk o Bezos.

     

    Una strategia che viene da lontano

    La nomina di Powell McCormick non deve sembrare un evento isolato. Nelle ultime settimane Meta ha assunto anche Curtis Joseph Mahoney come chief legal officer, un altro ex funzionario dell’amministrazione Trump. Dana White, CEO della UFC e figura notoriamente vicina al presidente, siede nel board dell’azienda.

    Zuckerberg stesso ha cenato di recente alla Casa Bianca e ha annunciato investimenti per centinaia di miliardi di dollari in infrastrutture sul territorio americano.

    Lo stesso giorno della nomina di Powell McCormick, ha presentato Meta Compute, una nuova iniziativa infrastrutturale per l’intelligenza artificiale che prevede la costruzione di decine di gigawatt di capacità energetica in questo decennio.

    Il percorso è evidente. Meta sta ricostruendo le proprie relazioni istituzionali dopo anni di scontri con la politica americana. E lo sta facendo nel modo più diretto possibile, portando figure dell’amministrazione direttamente nel proprio management.

    Cosa significa tutto questo per l’Europa

    Questo riposizionamento ha conseguenze che vanno oltre i confini americani.

    Se Meta si allinea sempre più strettamente con gli interessi della Casa Bianca, le tensioni con i regolatori europei potrebbero acuirsi ulteriormente.

    Il Digital Services Act, le normative sulla privacy, le regole sulla trasparenza algoritmica: tutto questo potrebbe diventare terreno di scontro ancora più aspro.

    C’è anche un aspetto meno visibile ma altrettanto rilevante.

    Powell McCormick era legata a BDT & MSD Partners, un’azienda il cui nome è circolato nelle trattative per l’acquisizione di TikTok. Esiste ancora un 5% della nuova joint venture americana che non è stato ufficialmente assegnato. Le connessioni tra questi mondi sono più fitte di quanto appaia.

    Cosa comporta questo per gli utenti

    Per chi usa quotidianamente Facebook, Instagram o WhatsApp, queste dinamiche possono apparire distanti. Ma non lo sono.

    Le scelte in termini di governance di una piattaforma determinano quali contenuti vengono amplificati e quali penalizzati; quali funzionalità vengono sviluppate e quali abbandonate; quali mercati vengono privilegiati e quali trascurati.

    Quando Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, definisce Powell McCormick una banchiera migliore di molti CEO della grande finanza, sta descrivendo una persona che sa muoversi in mezzo ad interessi enormi.

    Quegli interessi ora includeranno le decisioni che riguardano miliardi di persone ogni giorno. Ecco perché questa nomina riguarda tutti gli utenti della galassia Meta e riguarda quindi tutti noi.

  • Deepfake, il governo Uk vara la legge contro Grok questa settimana

    Deepfake, il governo Uk vara la legge contro Grok questa settimana

    Il governo Uk ha annunciato l’arrivo in questa settimana di una nuova legge per contrastare il fenomeno deepfake di Grok: 2 anni di carcere per la creazione di deepfake; stop alla distribuzione di software di denudazione; sanzioni per le piattaforme fino al 10% del fatturato globale annuo.

    Il governo del Regno Unito ha deciso di imprimere un’accelerazione decisa alla regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale generativa. Dopo giorni in cui si sono rincorse tante notizie, il governo di Starmer ha optato per la strada regolatoria.

    Secondo quanto riportato BBC, in questa settimana entra in vigore la nuova fattispecie di reato che punisce la sola creazione di deepfake intimi non consensuali. La norma prevede pene detentive fino a due anni di reclusione per chiunque generi tali immagini, a prescindere dall’intento di condividerle o pubblicarle.

    La svolta legislativa, integrata nel Data Use and Access Act, introduce un ulteriore livello di restrizione: il divieto di diffusione.

    Londra si prepara a rendere illegali i software e i servizi di “denudazione”, ovvero gli strumenti progettati per denudare digitalmente attraverso l’uso di immagini di persone reali.

    L’obiettivo è colpire la filiera tecnologica alla radice, rendendo perseguibili non solo gli utenti, ma anche gli sviluppatori e i distributori di tali applicazioni.

    Deepfake, il governo Uk vara la legge contro Grok questa settimana
    Deepfake, il governo Uk vara la legge contro Grok questa settimana

    La pressione su X e i blocchi internazionali

    L’iniziativa di Downing Street giunge in un momento di forte pressione su Grok, l’IA di xAI integrata nella piattaforma X. Nei giorni scorsi, Malesia e Indonesia hanno già provveduto a bloccare l’utilizzo di Grok integrato nella piattaforma X, citando l’assenza di filtri efficaci.

    Il Premier britannico, Keir Starmer, è intervenuto direttamente sulla vicenda con un monito esplicito: “se le piattaforme non dimostreranno di poter controllare i propri strumenti e proteggere i cittadini, lo Stato utilizzerà pienamente i propri poteri coercitivi”.

    Keir Starmer annuncio legge deepfake Regno Unito gennaio 2026
    Keir Starmer annuncio legge deepfake Regno Unito gennaio 2026

    La Technology Secretary, Liz Kendall, ha rincarato la dose definendo questi software “armi di abuso” che “alimentano la misoginia e la violenza sessuale”, confermando che la scelta di X di limitare queste funzioni agli utenti Premium non è considerata una misura di sicurezza valida.

    Liz Kendall, Segretaria di Stato Uk per la Scienza, l'Innovazione e la Tecnologia
    Liz Kendall, Segretaria di Stato Uk per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia

    I numeri dell’emergenza: i dati Ofcom e NPCC

    L’urgenza del provvedimento è dettata da evidenze che hanno alimentato il senso di emergenza:

    • Produzione estesa di deepfake: le stime indicano che tramite Grok vengono generate circa 6.700 immagini pornografiche non consensuali ogni ora, spesso coinvolgendo figure pubbliche e minori.

    • Incremento dei reati: secondo il National Policing Statement 2024 dell’NPCC, la violenza abilitata dalla tecnologia contro donne e ragazze è aumentata del 37% tra il 2018 e il 2023.

    • Sanzioni: l’autorità Ofcom ha ora il mandato per procedere con indagini che possono portare a sanzioni pecuniarie fino al 10% del fatturato globale annuo di X per il mancato rispetto dei doveri di cura stabiliti dall’Online Safety Act.


    Legge Uk colpisce il ciclo deepfake

    Con l’attivazione delle nuove norme, il Regno Unito si posiziona come il primo mercato occidentale a criminalizzare l’intero ciclo di vita del deepfake: dalla progettazione del software alla sua fornitura, fino alla generazione della singola immagine.

    La messa al bando dei servizi di “denudazione” e l’introduzione della responsabilità penale individuale segnano, possiamo dirlo, la fine della fase di autoregolamentazione per le aziende produttrici di IA generativa.

  • TikTok US, ora c’è la firma: il 22 gennaio 2026 sarà operativa

    TikTok US, ora c’è la firma: il 22 gennaio 2026 sarà operativa

    TikTok US prenderà il via il prossimo 22 gennaio 2026. ByteDance e TikTok hanno firmato gli accordi vincolanti per la joint venture americana. Oracle avrà un ruolo cruciale, con accesso all’algoritmo.

    La firma dell’accordo è finalmente arrivata. ByteDance e TikTok hanno firmato, giovedì 18 dicembre 2025, gli accordi vincolanti per la creazione di TikTok US.

    A comunicarlo è stato il CEO Shou Chew in un memo interno ai dipendenti, confermato da diverse testate internazionali.

    Dopo mesi di trattative, proroghe e tensioni diplomatiche tra Washington e Pechino, la piattaforma video più discussa degli ultimi anni entra in una nuova fase. Quella definitiva, almeno sulla carta, relativamente agli Usa ricordiamolo.

    L’accordo segue l’ordine esecutivo firmato da Donald Trump nel settembre scorso, che aveva delineato la struttura della nuova entità americana. Adesso quella struttura ha una data di chiusura prevista per il 22 gennaio 2026.

    TikTok US, la struttura della joint venture

    La nuova entità si chiamerà TikTok USDS Joint Venture LLC. La governance sarà affidata a un consiglio di amministrazione composto da sette membri, a maggioranza americana.

    Sul fronte della proprietà, il consorzio di investitori americani deterrà il 50% della nuova società. Oracle, Silver Lake e MGX, il fondo degli Emirati Arabi, controlleranno ciascuno il 15%. Gli affiliati degli attuali investitori di ByteDance manterranno circa il 30,1%, mentre ByteDance conserverà una quota del 19,9%.

    Il valore complessivo dell’operazione è stimato in circa 14 miliardi di dollari. Una cifra che riflette il peso di TikTok nel mercato americano, dove la piattaforma conta oltre 170 milioni di utenti.

    TikTok US, ora c'è la firma: il 22 gennaio 2026 sarà operativa
    TikTok US, ora c’è la firma: il 22 gennaio 2026 sarà operativa

    Il ruolo di Oracle e la sicurezza dei dati

    Come già ricordato, Oracle assume un ruolo centrale nell’operazione. La società di Larry Ellison, storico sostenitore di Trump, diventa il trusted security partner responsabile dell’audit e della certificazione della conformità ai termini di sicurezza nazionale.

    La joint venture americana sarà responsabile della protezione dei dati degli utenti statunitensi, della sicurezza dell’algoritmo, della moderazione dei contenuti e della garanzia software. Oracle supervisionerà lo storage delle informazioni degli americani, in linea con quanto annunciato dalla Casa Bianca nei mesi scorsi.

    Un passaggio cruciale riguarda l’algoritmo di raccomandazione. La nuova entità dovrà riallenare l’algoritmo sui dati degli utenti americani per garantire che il feed dei contenuti sia libero da manipolazioni esterne. Questo è il cuore della questione sicurezza che ha animato l’intero dibattito su TikTok negli Stati Uniti.

    Le criticità che restano aperte

    Non mancano le perplessità. Molti esperti ed osservatori hanno osservato che l’accordo non interrompe completamente i legami con ByteDance. Secondo queste voci, la struttura somiglia più a un accordo di franchising che lascia la tecnologia core in Cina, piuttosto che a una vera dismissione.

    La legge approvata dal Congresso nel 2024 richiedeva una separazione netta tra TikTok US e ByteDance.

    La struttura negoziata dall’amministrazione Trump sembra aggirare questo requisito, mantenendo ByteDance come licenziante dell’algoritmo e gestore delle attività commerciali globali, inclusi e-commerce, advertising e marketing sulla piattaforma americana.

    Dalla Cina ancora non è stato espresso un comunicato ufficiale sull’approvazione della transazione. Un passaggio non scontato, considerando che Pechino aveva posto il veto alla cessione dell’algoritmo già nel 2020.

    TikTok US e l’algoritmo del proprietario

    Come ho già osservato in passato, siamo di fronte a un altro caso di quello che definisco algoritmo del proprietario. L’accesso di Oracle al codice sorgente di TikTok apre scenari inediti sulla possibilità di modellare l’algoritmo di raccomandazione secondo gli interessi dei nuovi proprietari.

    X, sotto la gestione di Elon Musk, ha già dimostrato come la proprietà di una piattaforma possa influenzarne profondamente i meccanismi di distribuzione dei contenuti. Con TikTok US la dinamica sarà diversa, ma l’accesso privilegiato all’algoritmo da parte di soggetti vicini al governo americano solleva interrogativi legittimi.

    La fine di una storia iniziata nel 2020

    La firma degli accordi segna la conclusione di una saga iniziata nel 2020, quando la prima amministrazione Trump aveva tentato di vietare TikTok con un ordine esecutivo poi annullato da Biden.

    La legge bipartisan del 2024 ha riportato la questione al centro dell’agenda politica, costringendo ByteDance a trovare una soluzione per mantenere la piattaforma operativa negli Stati Uniti.

    Un compromesso che non accontenta tutti

    Il risultato è un compromesso che soddisfa parzialmente entrambe le parti. Gli Stati Uniti ottengono il controllo formale sulla piattaforma e sui dati degli utenti americani. ByteDance mantiene una presenza, seppur minoritaria, e continua a licenziare la tecnologia che ha reso TikTok un fenomeno globale.

    La domanda resta la stessa di settembre.

    Quanto durerà l’equilibrio trovato? In poco più di un mese, anche se c’è la firma, tutto ancora potrebbe succedere.

    La firma dell’accordo resta comunque un punto di non ritorno nella storia di TikTok. E resta un capitolo importante nella storia delle piattaforme digitali alla voce “Sovranità digitale”.

  • Operation Bluebird e il possibile ritorno di Twitter

    Operation Bluebird e il possibile ritorno di Twitter

    Operation Bluebird, startup guidata dall’ex responsabile marchi di Twitter, ha chiesto all’USPTO di cancellare i marchi Twitter e tweet da X Corp per rilanciare la piattaforma con twitter.new.

    È una di quelle notizie che, a prima lettura, sembra quasi paradossale. Ma sicuramente mette di buonumore i tanti nostalgici che dal 2022 sperano in un ritorno.

    Negli anni abbiamo assistito a piattaforme che hanno segnato il tempo, poi scomparse quando gli algoritmi sono diventati più importanti degli utenti. E ora si torna a parlare di Twitter, mai del tutto dimenticato.

    Eppure è tutto vero, e la base legale su cui poggia è tutt’altro che trascurabile.

    Operation Bluebird, una startup con sede in Virginia, ha presentato lo scorso 2 dicembre 2025 una petizione formale all’U.S. Patent and Trademark Office (USPTO) per chiedere la cancellazione dei marchi registrati “Twitter” e “tweet“, attualmente detenuti da X Corp, la società di Elon Musk.

    L’obiettivo è quello di utilizzare quei marchi per lanciare una nuova piattaforma social, chiamata twitter.new, che intende riportare in vita lo spirito originario della “piazza pubblica digitale” che Twitter rappresentava prima dell’acquisizione da parte di Musk nel 2022.

    Operation Bluebird e il possibile ritorno di Twitter
    Operation Bluebird e il possibile ritorno di Twitter

    Chi c’è dietro Operation Bluebird

    La startup non è guidata da improvvisati. Anzi, il team legale conosce molto bene il terreno ispido su cui si muove.

    Stephen Jadie Coates, general counsel di Operation Bluebird, è stato Associate Director for Trademarks, Domain Names and Marketing di Twitter dal 2014 al 2016. È stato lui, di fatto, il primo responsabile marchi assunto dall’azienda, colui che ha costruito da zero la strategia di protezione del brand Twitter. Conosce ogni sfumatura legale di quei marchi perché li ha gestiti in prima persona.

    Al suo fianco c’è Michael Peroff, fondatore di Operation Bluebird, avvocato specializzato in proprietà intellettuale e protezione dei marchi con base nell’Illinois e quasi 15 anni di esperienza nel settore.

    Non si tratta quindi di un tentativo opportunistico di qualche sconosciuto. Chi sta dietro questa operazione ha le competenze tecniche per comprendere esattamente cosa sta facendo e quali sono le probabilità di successo.

    L’argomento legale: l’abbandono del marchio

    La petizione di Operation Bluebird si basa su un principio cardine del diritto dei marchi statunitense. In buona sostanza: se non usi un marchio commercialmente, rischi di perderlo.

    Il Lanham Act (15 U.S.C. § 1127) stabilisce infatti che un marchio si considera “abbandonato” quando il suo uso è stato interrotto con l’intenzione di non riprenderlo.

    Secondo la normativa americana, tre anni consecutivi di non utilizzo creano una presunzione di abbandono. E qui i fatti sono abbastanza chiari:

    • Il logo del celebre uccellino blu (internamente chiamato “Larry Bird”) è stato completamente rimosso.
    • La piattaforma è stata ribattezzata X, con conseguente migrazione dell’interfaccia e del branding.
    • Il 17 maggio 2024, X Corp ha completato l’integrazione finale, reindirizzando definitivamente twitter.com verso x.com.
    • Il termine “tweet” è stato sostituito con “post” in tutta l’interfaccia e nelle comunicazioni ufficiali.

    Come ha dichiarato Coates a Reuters: “X ha abbandonato legalmente il marchio TWITTER“. La questione, secondo lui, è “straightforward”, lineare.

    Il paradosso del rinnovo del 2023

    Un elemento interessante della vicenda riguarda il fatto che X Corp ha effettivamente rinnovato la registrazione del marchio Twitter nel 2023. Ma quel rinnovo è stato approvato mentre l’azienda stava attivamente eliminando ogni traccia del brand dai propri prodotti e servizi.

    Come osservato da esperti di proprietà intellettuale, questa situazione crea un paradosso. Infatti, rinnovare un marchio che si sta pubblicamente demolendo è un po’ come “rinnovare l’abbonamento alla palestra mentre la stai demolendo”.

    Il semplice rinnovo burocratico, in assenza di un uso commerciale effettivo, potrebbe non bastare a proteggere il marchio. Altri esperti, come Mark Lemley, professore di diritto a Stanford ed esperto di diritto dei brand, sostiene che “un uso meramente simbolico non basta a preservare il marchio”.

    Interfaccia twitter.new
    Interfaccia twitter.new

    Il progetto twitter.new

    Operation Bluebird non si limita a chiedere la cancellazione dei marchi. Nei fatti, ha già presentato una domanda di registrazione per “Twitter” e sta costruendo una piattaforma alternativa.

    Sul sito twitter.new è già possibile riservare il proprio username in vista del lancio, previsto potenzialmente per la fine del 2026.

    Il messaggio sulla homepage è programmatico: “The public square is broken, but we still believe in it. One brand tried to fix it, then burned it all down. We are bringing it back – this time with trust” – La piazza pubblica è rotta, ma ci crediamo ancora. Un brand ha provato a sistemarla, poi ha dato fuoco a tutto. La stiamo riportando in vita – questa volta con fiducia.

    Come ha spiegato Peroff ad Ars Technica, l’obiettivo non è solo rilanciare un nome: “Esistono certamente alternative come Threads, Mastodon e Bluesky, ma nessuna ha raggiunto la scala o il riconoscimento del brand che Twitter aveva prima dell’acquisizione di Musk“.

    Ha aggiunto Coates: “Ricordo quando celebrity reagivano ai miei contenuti su Twitter durante il Super Bowl o altri eventi. Vogliamo che quell’esperienza torni, quella piazza pubblica dove tutti eravamo coinvolti insieme“.

    Quali gli scenari che si aprono

    La petizione di Operation Bluebird apre scenari legali interessanti e pone X Corp di fronte a un dilemma strategico. X Corp ha tempo fino ai primi di febbraio 2026 per presentare una risposta formale alla petizione di cancellazione.

    Se X decidesse di difendere i marchi, dovrà dimostrare di utilizzarli ancora commercialmente o di avere intenzione di riprenderne l’uso. Ma questo contraddirebbe le dichiarazioni pubbliche di Musk e le azioni concrete dell’azienda negli ultimi due anni. Difendere un brand che hai pubblicamente “annullato” creerebbe inoltre un paradosso enorme: se Twitter ha ancora valore, perché l’hai abbandonato?

    Se X non difendesse i marchi, Operation Bluebird potrebbe appropriarsi di uno dei nomi più riconoscibili nella storia dei social media. Un brand costruito in oltre 15 anni passerebbe nelle mani di una startup. Per ricominciare a volare.

    C’è però un terzo elemento da considerare. Anche in caso di cancellazione dei marchi registrati, X Corp potrebbe comunque citare in giudizio Operation Bluebird per violazione di marchio basandosi sul concetto di “residual goodwill” (avviamento residuo).

    La domanda che tutti gli esperti, e non solo, si fanno in questo momento: “Ma davvero Musk spenderebbe milioni di dollari per proteggere un brand che ha deliberatamente gettato nella spazzatura?“. In effetti, Operation Bluebird sta scommettendo che la risposta sia no.

    Gli utenti legati ancora a Twitter

    Già a settembre 2023, a pochi mesi dal rebranding, avevo riportato come il 69% degli utenti americani continuasse a chiamare la piattaforma ‘Twitter’.

    Inoltre, i dati più recenti confermano la stessa tendenza.

    Secondo un’analisi di Omnisend su oltre 14.500 email di marketing (luglio 2024), l’89% dei brand a livello globale – con punte del 95% in Italia – continua a riferirsi alla piattaforma con il vecchio nome.

    E secondo YouGov (2024), il 55% degli utenti giornalieri americani la chiama ancora Twitter. Il brand costruito in 17 anni non si cancella con un cambio di logo.

    Le implicazioni più ampie

    Al di là dell’esito specifico di questa controversia del tutto inattesa, il caso Operation Bluebird solleva questioni rilevanti per il mondo corporate e per chiunque si occupi di brand management.

    In primo luogo, evidenzia i rischi di un rebranding totale senza una chiara strategia di gestione dei marchi legacy. Le aziende che cambiano radicalmente identità devono decidere se difendere formalmente i vecchi marchi, cederli in modo controllato, o accettare che possano essere reclamati da altri.

    In secondo luogo, il caso dimostra che marchi iconici non sono immuni dall’abbandono legale. Anche un nome riconosciuto globalmente come Twitter può diventare vulnerabile se il proprietario smette di utilizzarlo in modo sostanziale.

    Infine, la vicenda rappresenta un interessante precedente su come le decisioni di un singolo proprietario possano alterare radicalmente il destino di asset intangibili dal valore inestimabile.

    Musk ha pagato 44 miliardi di dollari per Twitter nel 2022; ma ora qualcun altro potrebbe ottenere il diritto di usare quel nome attraverso una petizione legale.

    Per chiudere, la vicenda Operation Bluebird rappresenta qualcosa di più di una vicenda legale. È un caso che potrebbe stabilire, intanto, un precedente significativo su come le aziende tech gestiscono (o non gestiscono) i propri asset di brand durante processi di rebranding radicale.

    E se tutto dovesse andare bene, permetterebbe all’uccellino blu di tornare a volare. Senza che ci sia di mezzo Elon Musk.

  • L’UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli

    L’UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli

    La Commissione UE multa X, la piattaforma di Elon Musk, per €120 milioni. Si tratta della prima sanzione della storia ai sensi del DSA. Tre le violazioni: spunta blu ingannevole, assenza di trasparenza pubblicitaria, mancato accesso ai ricercatori.

    Dopo oltre due anni di indagini, la Commissione Europea ha inflitto oggi, 5 dicembre 2025, la prima multa della storia ai sensi del Digital Services Act (DSA). A riceverla è X, la piattaforma di Elon Musk.

    La multa ammonta a €120 milioni (circa 140 milioni di dollari) per tre violazioni degli obblighi di trasparenza previsti dal regolamento europeo sui servizi digitali.

    Si tratta di una decisione attesa, che seguo su questo blog da aprile scorso, quando il New York Times anticipò l’imminenza della sanzione, e che si inserisce in un contesto di tensioni crescenti tra Bruxelles e Washington.

    Una decisione che, al di là della cifra, modesta se rapportata al patrimonio di Musk, stimato in oltre 450 miliardi di dollari, segna un precedente storico per la regolamentazione delle piattaforme digitali in Europa.

    L'UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli
    L’UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli

    Le tre violazioni accertate: spunta blu, pubblicità e ricercatori

    La Commissione Europea ha individuato tre specifiche violazioni degli obblighi di trasparenza previsti dal DSA.

    La prima, e forse la più significativa, riguarda il design ingannevole della spunta blu. Quella che un tempo era il simbolo – gratuito – di verifica delle identità ufficiali è diventata, sotto la gestione Musk, un servizio a pagamento. Il problema, secondo i regolatori europei, è che un account con la spunta blu potrebbe non essere più un utente reale, ma un bot. Questo espone gli utenti a truffe e manipolazioni, minando la fiducia nella piattaforma.

    La seconda violazione riguarda l’opacità del registro pubblicitario. Il DSA impone alle piattaforme di mantenere un archivio pubblico di tutte le inserzioni pubblicitarie, con dettagli su chi le ha pagate e a quale pubblico erano destinate. Questo strumento serve a ricercatori e utenti per individuare truffe, pubblicità ingannevoli e campagne di influenza coordinate. Il registro di X, secondo la Commissione, è compromesso da barriere di accesso e eccessivi ritardi nell’elaborazione delle richieste.

    La terza violazione riguarda il mancato accesso ai dati pubblici per i ricercatori. X avrebbe eretto “barriere non necessarie” per impedire agli studiosi di accedere ai dati della piattaforma, ostacolando di fatto la ricerca indipendente sulla disinformazione e sulla manipolazione dell’informazione.

    La posizione della Commissione: “Modesta ma proporzionata”

    A presentare la decisione è stata Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione Europea per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia. La Commissaria si è così espressa: “Ingannare gli utenti con le spunte blu, oscurare le informazioni sulla pubblicità e chiudere le porte ai ricercatori non hanno posto online nell’UE. Con questa prima decisione di non conformità al DSA, riteniamo X responsabile di aver minato i diritti degli utenti e di aver eluso la trasparenza”.

    La Commissaria ha poi risposto alle accuse di censura arrivate dagli Stati Uniti: “È molto importante sottolineare che il DSA non ha nulla a che fare con la censura. Non siamo qui per imporre le multe più alte. Siamo qui per assicurarci che la nostra legislazione digitale venga applicata. Se rispetti le nostre regole, non ricevi multe. È così semplice”.

    La multa, ha precisato Virkkunen, è stata calcolata sulla base della natura delle violazioni, della loro gravità in termini di utenti UE coinvolti e della durata delle inadempienze. Una sanzione “modesta ma proporzionata“, ben al di sotto del massimo previsto dal DSA, che può arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo.

    Le tempistiche: 60 e 90 giorni per adeguarsi

    X ha ora 60 giorni per comunicare alla Commissione come intende risolvere il problema del design ingannevole delle spunte blu, e 90 giorni per presentare un piano per risolvere le criticità del registro pubblicitario e dell’accesso ai dati per i ricercatori.

    Il mancato adeguamento potrebbe comportare ulteriori sanzioni.

    È importante sottolineare che questa decisione riguarda solo una parte dell’indagine su X. Restano aperte altre due procedure. Nello specifico, una sulla gestione dei contenuti illegali e sulle misure per contrastarli; l’altra sull’algoritmo di raccomandazione, con particolare attenzione alla radicalizzazione terroristica e alle campagne elettorali. Su questi fronti, la Commissione non ha ancora raggiunto conclusioni preliminari.

    La reazione del vicepresidente Usa, J.D.Vance

    La tensione tra Washington e Bruxelles si era già manifestata prima ancora che la multa fosse annunciata. Il vicepresidente americano J.D. Vance ha pubblicato su X un post al vetriolo: “Circolano voci che la Commissione UE multerà X per centinaia di milioni di dollari per non aver praticato la censura. L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per spazzatura“.

    Non è la prima volta che Vance si scaglia contro la regolamentazione digitale europea.

    A febbraio di quest’anno, durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, aveva definito i Commissari europei “commissari dell’UE”, evocando la polizia politica sovietica. Un linguaggio che tradisce una visione profondamente diversa del rapporto tra piattaforme digitali, libertà di espressione e responsabilità.

    La decisione, come già altre volte ricordato, arriva peraltro in un momento delicato per le relazioni transatlantiche, già sotto pressione per le questioni commerciali e per la guerra in Ucraina.

    Fonti europee hanno precisato che la politica americana non ha influenzato la decisione, e che il ritardo di due anni nell’arrivare alla sanzione è dovuto alla volontà di costruire un caso giuridicamente solido, anticipando un probabile ricorso da parte di X.

    Il contesto: da Twitter a xAI, la trasformazione di una piattaforma

    Per comprendere il significato di questa sanzione, è utile fare un passo indietro.

    Come ricorderete, lo abbiamo raccontato qui su InTime Blog, Musk ha acquisito Twitter nell’ottobre 2022 per 44 miliardi di dollari, ribattezzandola X e avviando una radicale ristrutturazione. Un ribaltamento totale della piattaforma a suon di tagli massicci al personale, revisione degli algoritmi, monetizzazione della spunta blu.

    A marzo 2025, X è stata acquisita da xAI, la società di intelligenza artificiale fondata da Musk nel 2023. L’operazione, interamente in azioni, ha valutato X 33 miliardi di dollari (45 miliardi, meno 12 miliardi di debito) e xAI 80 miliardi.

    Una fusione che, nelle parole di Musk, punta a “combinare dati, modelli, potenza di calcolo, distribuzione e talento” per costruire “una piattaforma che non si limiti a riflettere il mondo, ma che acceleri attivamente il progresso umano”.

    Questa integrazione rende la multa odierna ancora più significativa. La sanzione è stata emessa nei confronti di Musk e xAI, che ora possiede X. E apre scenari inediti sulla regolamentazione delle piattaforme che integrano social media e intelligenza artificiale.

    Una sanzione che era attesa

    Questa sanzione non arriva inattesa per chi legge InTime Blog.

    Ad aprile, analizzavo gli scenari possibili sulla base delle anticipazioni del New York Times, che parlava di una multa potenziale superiore al miliardo di euro.

    A maggio, raccontavo la lettera di venti eurodeputati alla Commissaria Virkkunen, che dopo 500 giorni dall’apertura dell’indagine chiedevano risposte concrete su bias algoritmico, disinformazione e rischi per la democrazia.

    Oggi quelle risposte, almeno in parte, sono arrivate. La sanzione è inferiore alle previsioni, certo, ma il messaggio dell’UE è chiaro: le regole valgono per tutti. Anche per l’uomo più ricco del mondo.

    In quali paesi del mondo X è effettivamente vietata

    In queste ore, dopo la multa comminata dall’UE a X per la violazione del DSA, come abbiamo visto, in 3 precisi ambiti, è scattata la narrazione secondo cui l’Unione Europea censura la libertà di parola.

    E, ovviamente, non è vero. La multa non c’entra con la libertà di espressione.

    Ma questa è l’occasione per fare chiarezza e per sapere dove al momento X è davvero vietata, e per quale motivo.

    Ecco i paesi in cui X è vietata:

    PAESI IN CUI X È ATTUALMENTE VIETATA

    PaeseData del banMotivazione
    Cinagiugno 2009Controllo politico dopo le rivolte nello Xinjiang. Blocco di tutte le piattaforme social straniere per prevenire influenze estere e contenuti “politicamente sensibili”
    Iran2009Elezioni presidenziali contestate. Blocco per impedire la diffusione del dissenso e controllare la narrativa governativa
    Corea del Nord2016Controllo totale dell’informazione. Accesso a internet limitato a pochi funzionari di alto rango
    Turkmenistan2008Controllo totale dell’informazione. Accesso solo tramite intranet statale “Turkmenet”. Blocca anche Facebook, YouTube, WhatsApp
    Russiamarzo 2022Invasione dell’Ucraina. Roskomnadzor mantiene il blocco perché X non ha rimosso oltre 1.300 contenuti “vietati” (critiche alla guerra, contenuti anti-governativi)
    Myanmarfebbraio 2021Colpo di stato militare. Blocco per reprimere il dissenso e controllare il flusso di informazioni
    Venezuelaagosto 2024Proteste post-elettorali contro Maduro. Ban iniziale di 10 giorni, poi esteso a tempo indefinito. Motivazione ufficiale: “incitamento all’odio, al fascismo e alla guerra civile”

     

    In molti, proprio in queste ore stanno, paragonando l’UE alla Corea del Nord. Solo che alla luce della realtà tutto questo suona come un cortocircuito che spiega molte cose.

    Cosa comporta la multa a X

    Questa prima sanzione ai sensi del DSA rappresenta un test cruciale per la credibilità della regolamentazione europea sulle piattaforme digitali.

    Per la prima volta, l’Unione Europea dimostra di essere disposta a passare dalle parole ai fatti, sanzionando una delle piattaforme più influenti al mondo e sfidando apertamente le pressioni politiche americane.

    La partita, va detto, è tutt’altro che chiusa. Musk ha già annunciato l’intenzione di contestare eventuali sanzioni in tribunale, e le altre indagini su X restano aperte.

    Ma una cosa è certa. Questo passaggio finirà per inasprire le relazioni Usa-UE in un delicato momento storico. Una parte politica americana, molto consistente, spingerà affinché l’amministrazione Trump adotti iniziative in risposta a questa multa.

    Quindi c’è da attendersi, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane una reazione da parte degli Usa che non sarà solo rumorosa.

    Staremo a vedere.

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