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  • Twitter, Elon Musk e il braccio di ferro sui bot

    Twitter, Elon Musk e il braccio di ferro sui bot

    La relazione tra Twitter e Elon Musk è sempre più complicata. Il futuro proprietario della piattaforma sfida in pubblico Parag Agrawal, CEO della società, a dimostrare che i bot siano davvero meno del 5%. Ma il suo vero interesse non è questo.

    Sin dall’inizio di questa storia, abbiamo sempre sostenuto che questa tra Twitter e Elon Musk sarebbe stata una relazione rischiosa. E purtroppo così è.

    Le vicende di questi ultimi giorni e di queste ultime ora, confermano ancora una volta che il destino di Twitter è legato alla sorte di Elon Musk.

    Vale la pena fare comunque un passo indietro e cercare di capire cosa è successo negli ultimi giorni e che significato avranno questi stessi fatti.

    Come certamente ricorderete, Elon Musk qualche giorno fa, riprendendo dei dati già pubblicati da Twitter a inizio del mese di maggio, disse di avere dei dubbi sul fatto che gli account spam/bot su Twitter fossero davvero al di sotto del 5%, facendo pensare che questo potesse costituire un problema.

    Già quella stessa affermazione mise in difficoltà il titolo Twitter in borsa, difficoltà che sono poi seguite nei giorni successivi.

    Twitter Musk bot

    In risposta alle affermazioni del fondatore della Tesla, l’attuale CEO di Twitter, Parag Agrawal, ha voluto fare un chiarimento su Twitter con diversi tweet. Il succo del discorso di Agrawal è che gli account sono meno del 5%, dato noto da almeno otto anni, e che questo stesso dato sarebbe difficile da rilevare da terze parti proprio perché esistono dei dati che non possono essere trasferiti all’esterno. Tra questi il modo in cui Twitter intende riconoscere come attivo un account. Era un ragionamento corretto e, ripetiamo, sufficientemente noto ai più. Figurarsi a chi aspira a diventare il proprietario della piattaforma.

    Per tutta risposta, Elon Musk risponde con la emoji della cacca. Si avete letto bene, quella. A sottolineare la grande statura del personaggio.

    Per tutta risposta, e veniamo al termine di questa nostra breve sintesi, Elon Musk ha sfidato pubblicamente Parag Agrawal a rendere noto il modo in cui la piattaforma sostiene di avere al suo interno meno del 5% di account spam/bot.

    Di fronte a questa “sfida”, sorgono diversi dubbi, anche troppi. Ma restiamo su quelli più evidenti.

    Il primo dubbio riguarda il fatto che è davvero singolare che l’uomo più ricco del mondo, con un patrimonio personale di circa 250 miliardi di dollari, decida di acquisire una piattaforma come Twitter per 44 miliardi di dollari (diventando, così restanti le cose, una delle acquisizione più costose nel panorama dei social media) senza effettuare una doverosa “due diligence”.

    Si intende con il termine due diligence, ci perdoneranno gli esperti se usiamo essere così generici, una valutazione chiara di quelli che sono i rischi e i benefici che comporta la definizione di una acquisizione. Elon Musk decide di comprare Twitter senza fare questa operazione.

    Lui sostiene di aver proceduto all’acquisizione basandosi sui dati depositati presso la SEC, ricordiamolo ancora una volta, la Consob americana.

    Il secondo dubbio riguarda proprio quello che pensava Elon Musk sui bot. La sua acquisizione l’ha portata avanti al grido di “renderò Twitter un posto migliore liberandolo dai bot“. Adesso sembra quasi che il problema gli sia scoppiato tra le mani dopo aver chiuso l’accordo, facendo quasi sembrare che lui non ne sapesse nulla.

    Intanto, la sua strategia per contrastare i bot non è stata mai molto chiara. Ha sempre detto che vuole rendere Twitter una piazza dove regna la libertà di espressione. E in qualche occasione ha aggiunto anche che per lui tutti dovrebbero avere un segno di spunta, differenziando i personaggi pubblici, proprio per individuare meglio i profili bot.

    Elon Musk sapeva benissimo dei bot su Twitter quando ha firmato l’accordo, con una penale da 1 miliardo di dollari e nelle settimane successive alla firma dell’accordo non è successo nulla di nuovo.

    Il suo interesse è quello di abbassare il prezzo di Twitter per pagare meno dei 44 miliardi di dollari offerti, ossia 54,2 per azione.

    Dopo le sue uscite, il titolo adesso vale 37,2 dollari, ben lontano dai 51 dollari dall’inizio della sua scalata. Praticamente Twitter ha perso il 23,2% in meno di 1 mese. Un capolavoro.

    Un tale capolavoro che ha comportato il calo dei 28% del titolo Tesla, sempre nell’ultimo mese, titolo fondamentale per Elon Musk per poter affrontare l’acquisizione.

    Il problema è poi che, a fronte di tutto quello che è successo negli ultimi giorni, il CdA di Twitter ha ribadito che l’accordo resta valido e che Elon Musk deve completare l’acquisizione a 44 miliardi di dollari così come pattuito in fase di definizione dell’accordo.

    Non conviene a Elon Musk portare tutta la vicenda in tribunale, perché la vicenda é piuttosto chiara. Ma lui non perde tempo a confondere le acque e a confondere gli utenti, facendo passare lui come vittima di un raggiro. E in questo, come si sa è bravissimo.

    Solo che stavolta rischia grosso, così come rischia grosso anche Twitter. Purtroppo.

  • Twitter riduce a 400 il numero di account da seguire al giorno

    Twitter riduce a 400 il numero di account da seguire al giorno

    Nel tentativo, avviato ormai da qualche mese, di rendere la piattaforma un luogo sempre più sano, Twitter ha deciso di ridurre a 400 il numero di account da seguire al giorno. Prima il limite era di 1000 circa. Questo per limitare il fenomeno di spam e di bot che genera un corto circuito vanitoso che non porta a nulla.

    Sapevate che Twitter permetteva di seguire 1.000 utenti al giorno? Forse no, anzi molto probabilmente no. Bene, se non lo sapevate prima, dimenticatelo, perché da oggi il limite si riduce a 400 al giorno, meno della metà. Tutto questo per continuare la strategia iniziata ormai qualche mese fa, nel tentativo di rendere Twitter un luogo sempre più sano, libero da spam e da bot che attivano quel corto circuito vanitoso e vacuo che si manifesta sulla piattaforma, e non solo su questa (ogni riferimento a Instagram è puramente voluto!).

    Twitter con questa decisione vuole mettere fine ad un fenomeno che, spesso, “avvelena” la piattaforma. Si parla quindi di quel fenomeno che in tanti attivano, nella speranza di vedere aumentare il numero dei follower, per poi vantarsi di avere tanto seguito. Il trucco, come forse già saprete, è molto semplice: ci comincia a seguire un folto numero di account, prima era appunto di mille al giorno, in attesa che questi poi restituissero il “favore”. E una volta fatto, magari, si leva anche il follow, proprio per mettere in evidenza il proprio seguito. Una pratica che si può definire vanitosa, povera di contenuto, e quindi “spammosa”, fastidiosa, molto.

    twitter bot api

    E come forse già saprete, e questo è il punto che vuole colpire Twitter, esistono poi delle piattaforme, dei bot, che permettono il follow automatico a tappeto, per attivare quella strategia. Pensate che prima questa pratica veniva accompagnata anche dal DM (messaggio privato) contemporaneo. Questa pratica è stata resa inattiva ormai da qualche anno. E’ quindi un modo di fare fastidioso che nulla ha a che fare con l’idea della piattaforma, quella di informarsi, di condividere contenuti per costruire delle Relazioni. No, questo modo di fare ha come scopo solo quello di apparire.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1115308523901079557

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1105912054123106304

    E ora, con questa decisione, viene seriamente ridimensionato. Una decisione che segue quella di un paio di mesi fa, quando Twitter decise di sospendere tre applicazioni che permettevano, appunto, il follow/unfollow selvaggio.

    Anche se, possiamo dirlo, il numero di 400 account che si potrebbero seguire al giorno resta ancora un po’ alto.

    Twitter, attraverso un suo portavoce, ha spiegato a TechCrunch di aver esaminato il comportamento relativo al follow a vari livelli, dopo di che è stato deciso il limite dei 400 account come “ragionevole” che è “in grado di fermare il livello di spam raggiunto, senza danneggiare gli altri account”.

    Quella di Twitter è quindi una strategia di punta alla qualità e non alla quantità, con buona pace di tutti coloro che puntano alla vanità. Giusto?

  • Twitter sospende l’accesso API a tre app di follow/unfollow per spam

    Twitter sospende l’accesso API a tre app di follow/unfollow per spam

    Il fenomeno “follow/unfollow” è molto diffuso sui social media e sicuramente Twitter non è da meno. La piattaforma guidata da Jack Dorsey ha deciso di fare molto sul serio contro lo spam e ha deciso di revocare l’accesso API a tre app: ManageFlitter, Statusbrew e Crowdfire.

    Il fenomeno follow/unfollow è forse uno dei più fastidiosi che riguardano alcune piattaforme in particolare, come ad esempio Instagram e Twitter. Ma, mentre Instagram deve ancora muoversi nella direzione di regolare non solo questo fenomeno del “seguimi-ti seguo-non ti seguo più” ma più in generale il fenomeno dei tanti servizi bot che alimentano solo spam, Twitter invece già da qualche mese ha iniziato a fare sul serio nel contrastare spam e anche il fenomeno degli account fake e bot. Ora la piattaforma guidata da Jack Dorsey fa un passo avanti in più.

    twitter api app

    Come notato da Matt Navarra, e ripreso inizialmente da TechCrunch, Twitter ha deciso di bloccare l’accesso API a tre applicazioni in particolare che permettevano di gestire questo fenomeno del “follow/unfollow”, a pagamento, e stiamo parlando di:

    ManageFlitter: applicazione premium da 12 a 49 dollari al mese, che offre la funzionalità di gestire e monitorare il flusso dei propri follower e di seguire quelli più interessanti in base ad argomenti specifici.

    Crowdfire, applicazione che in passato ha già avuto altri problemi con Twitter, propone agli utenti una modalità a pagamento che, tra le altre cose, permette di gestire e monitorare la propria base utenti. Il fondatore, Nischal Shetty, ha fatto presente a Twitter di aver avuto l’approvazione della funzionalità alla fine del 2017. L’app ha emanato un breve comunicato dove sostanzialmente dice di aver avuto la sospensione da parte di Twitter senza alcun preavviso. Intanto dall’account ufficiale si invita gli utenti a segnalare a @Twitterdev di risolvere il problema.

    Statusbrew, altra applicazione che offre un servizio “follow/unfollow”, forse meno nota ai più. A pagamento, da 25 a 416 dollari mensili, questa app permette anche di controllare la propria base utenti. A differenza degli altri due casi, la società ha pubblicato un post in cui recrimina l’adeguatezza del servizio alle condizioni di Twitter, lamentando, per certi versi, un cattivo utilizzo del servizio da parte degli utenti. Non proprio il massimo.

    Le regole di Twitter contro follow/unfollow

    Ma perchè Twitter decide di revocare l’accesso API a queste applicazioni?

    Semplicemente attenendosi a quelle che sono le condizioni della piattaforma per gli sviluppatori di applicazioni e servizi per la piattaforma, “Developer Agreement and Policy”. In pratica, su Twitter non sono permessi i tweet e i DM automatici, quelli che si usano per il benvenuto dopo aver seguito una persona, sono proibiti dalle regole sui servizi in automazione, Automation Rules. Ancora, non è consentito il rapido “follow/unfollow”, seguire e smettere di seguire in maniera veloce e massiccia non è consentito dalle regole di Twitter, farlo in maniera aggressiva, come spesso avviene purtroppo, viene interpretato da Twitter come una violazione.

    Insomma, il principio per Twitter è quello di intervenire alla radice, ossia individuare quelle applicazioni che permettono quel tipo di servizio e stopparlo, perchè, appunto viola le regole. Di fatto, mettendo a disposizione un servizio come questo agli utenti, nella maggior parte dei casi scatta quasi in automatico il “follow/unfollow” compulsivo. Perchè la motivazione di questi utenti non è quella di utilizzare le piattaforme come Twitter per stringere relazioni e condividere informazioni utili per la propria area di interesse, no. Obiettivo diventa solo quello di accrescere il proprio ego alimentando in maniera subdola la propria base utenti.

    E’ chiaro che dopo Twitter ci si aspetta che anche Instagram cominci a prendere sul serio questo fenomeno.

  • Twitter, la sospensione di 70 milioni di account mette a rischio la crescita della base utenti

    Twitter, la sospensione di 70 milioni di account mette a rischio la crescita della base utenti

    Negli ultimi due mesi Twitter ha intensificato la lotta allo spam, abusi e contenuti violenti. In seguito allo scandalo “Russiagate” che investito Facebook, anche Twitter ha subito molte pressioni. Secondo un rapporto del Washington Post, Twitter ha sospeso 70 milioni di account, un’operazione che potrebbe mettere a rischio la crescita della base utenti, vero punto debole della piattaforma di Jack Dorsey.

    Twitter da sempre ha due grandi problemi che sul nostro blog abbiamo sempre cercato di evidenziare. Il primo riguarda quello del contrasto debole allo spam, agli abusi e ai contenuti violenti; il secondo, la crescita ormai piatta ferma da diverso tempo, inchiodata a poco più di 330 milioni (336 milioni per essere più precisi. Lo scandalo “Russiagate”, quello che ha investito Facebook, non ha risparmiato neanche Twitter, subendo a sua volta molte pressioni. Mettendo insieme il tutto, ancora una volta Twitter dimostrava di essere debole da questo punto di vista. Fino a qualche mese fa, quando ha seriamente intensificato la lotta allo spam e ai contenuti violenti, aggiornando termini di utilizzo e policy. Una strategia che ha portato alla progressiva sospensione di decine di migliaia di account al giorno.

    Ma ora, secondo il nuovo report del Washington Post, si scopre che proprio in questi ultimi due mesi Twitter ha sospeso 70 milioni di account, significa più di 1 milione di account al giorno. Si stima che il tasso di sospensione tra maggio e giugno di quest’anno è il doppio di quello di ottobre 2017.

    twitter spam utenti

    Proprio qualche giorno fa Twitter aveva pubblicato un post sul blog ufficiale presentando i numeri derivanti dalle nuove politiche e termini di utilizzo attive sula piattaforma. Con il risultato di aver “identificato 9,9 milioni di account spam e automatizzati a settimana”.

    Questo sforzo ulteriore da parte di Twitter, con un ritmo di sospensione così alto, potrebbe rivelarsi dannoso. Infatti, la conseguenza principale sarebbe quella di mettere davvero a rischio la crescita della base utenti, complicando le cose più di quanto non lo siano già. Concretamente, questo potrebbe portare ad un calo degli utenti per il secondo trimestre di quest’anno, quando tutti attendono invece un minimo segnale di crescita.

    Si tratta quindi di una situazione particolare che Twitter adesso deve cercare di gestire al meglio. Senza dubbio, è lodevole il contrasto allo spam e ai contenuti di odio e abusi, ma si deve tener conto del fatto che ad oggi la piattaforma non avrebbe la forza di crescere, come dimostrato negli ultimi tre anni.

    A questo punto la considerazione da fare sarebbe quella di intensificare il contrasto a situazioni che minano la credibilità della piattaforma, ma, dall’altro lato e contemporaneamente, attivare innovazioni tali da attirare nuovi utenti sulla piattaforma. Sarebbe l’unico modo per limitare i danni.

    Ma questo ormai lo ripetiamo da anni.

  • Entrano in vigore le nuove regole su Twitter: si rischia la sospensione per Spam

    Entrano in vigore le nuove regole su Twitter: si rischia la sospensione per Spam

    Da oggi entrano in vigore le nuove regole su Twitter e quindi bisognerà prestare molta attenzione su alcuni aspetti. In particolare, bisognerà fare molta attenzione a non pubblicare più contenuti duplicati, menzioni, risposte “su un unico account” oppure creare account duplicati o molto simili. E’ forte il rischio di sospensione per Spam.

    E’ bene che tutti coloro che operano su Twitter, in particolar modo blogger, social media manager, influencer e altri si segnino la data del 23 marzo, perchè da oggi su Twitter le regole cambiano drasticamente. Come sappiamo bene, uno dei grandi vantaggi di Twitter è quello di poter veicolare i propri contenuti in momenti diversi, un modo per agganciare un pubblico sempre più esteso che possa essere interessato a ciò che condividiamo. Un lavoro che farlo manualmente è davvero faticoso. Allora, nella gran parte dei casi, di passa all’operazione di “scheduling“, quindi di programmazione della pubblicazione dei contenuti, facendoci aiutare da app che rendono il tutto molto più semplice.

    Questa è un’operazione che adottano in tanti, blogger e social media manager in primis. In alcuni casi, per rendere il messaggio più condiviso possibile, si passati ad utilizzare lo stesso contenuto, o comunque molto simile, utilizzando uno o più account. Quindi lo stesso contenuto che veniva condiviso da account diversi, in orari e giorni diversi. Utilizzando proprio le app di gestione e programmazione dei contenuti.

    twitter nuove regole account spam

    Bene, fatta questa premessa, doverosa, da oggi tutto questo su Twitter non sarà più possibile, il rischio è la sospensione dell’account per Spam. La regola adesso parla chiaro, infatti nella sezione dedicata proprio allo Spam c’è un punto molto chiaro, questo:

    Ecco alcuni fattori che prendiamo in considerazione per determinare se il comportamento attuato è considerato spam: (…)

    – pubblichi risposte, menzioni o contenuti duplicati (o molto simili) su più account o più aggiornamenti duplicati su un unico account oppure crei account duplicati o molto simili;

    Sembra molto chiaro, se prima Twitter chiudeva un occhio quando si condividevano contenuti anche duplicati sullo stesso account o da account duplicati, da oggi non sarà più possibile. Il rischio di vedersi sospeso l’account per Spam è molto alto. Tra l’altro, qualche giorno fa, il 10 marzo, Twitter ha sospeso per questo motivo decine e decine di account, anche in Italia, anche fino a 48 ore. Badate che stiamo parlando di account che non sono soliti condividere spam, tutt’altro. Il fatto era che l’algoritmo, aggiornato alle nuove regole, “leggeva” e interpretava quel modo di condividere come Spam e, quindi, procedeva alla sospensione.

    Vi è poi un altro punto critico da tenere in considerazione, questo:

    pubblichi più aggiornamenti su un argomento popolare o di tendenza con l’intenzione di sovvertire o manipolare l’argomento per dirottare il traffico o l’attenzione verso account, iniziative, prodotti o servizi non correlati;

    E non manca anche una regole più ferrea per quelli che sono soliti seguire o smettere di seguire account in maniera quasi maniacale, spesso appoggiandosi ad app di terze parti:

    hai seguito e/o smesso di seguire un gran numero di account in un breve lasso di tempo, in particolare avvalendoti di mezzi automatizzati (following o abbandono di follower aggressivo);

    E sono proprio le app di terze parti che in questi giorni stanno allertando gli utenti visto l’importante aggiornamento che da oggi entra in vigore. Parliamo di app come Crowdfire App e simili, come Hooutsuite ad esempio, TweetDeck (l’app di Twitter), ma ci sono anche app che permettono di condividere tweet programmati dal proprio blog (su WordPress) che invitano a fare attenzione, aggiornando l’app alle nuove regole di Twitter.

    Allora, ricapitolando, da oggi, in seguito alle nuove regole di Twitter, non è più consentito pubblicare contenuti identici o sostanzialmente simili su più account. Di conseguenza, tutti i tutti per la gestione dei contenuti non permettono più agli utenti di inviare lo stesso messaggio da più account Twitter.

    Il consiglio, se avete programmato dei contenuti per i prossimi giorni, è quello di cancellare tutti i contenuti identici e tutti i contenuti duplicati da condividere da più account. Fatelo per non rischiare di sospendere l’account Twitter vostro o quello dell’azienda che state seguendo.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte; qualora i leggimi proprietari dei loghi la reputassero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • Facebook, modifiche all’algoritmo per contrastare lo spam

    Facebook, modifiche all’algoritmo per contrastare lo spam

    Facebook continua la sua lotta allo spam e a chi diffonde notizie false e fuorvianti. Le nuove modifiche all’algoritmo hanno l’obiettivo di declassare le notizie false e quindi di renderle meno visibile sul News Feed.

    Non è la prima volta che Facebook interviene sull’algoritmo, il codice che sta alla base della piattaforma che regola il flusso dei contenuti condivisi sulla base degli interessi degli utenti.

    E venerdì scorso Facebook, sul sito ufficiale, ha dato notizia di nuove modifiche che hanno obiettivo, questa volta, di rendere meno visibile i contenuti condivisi dagli spammer. In questo modo, tutti gli utenti che continueranno a condividere notizie false e fuorvianti vedranno progressivamente ridurre la visibilità degli stessi contenuti sul News Feed.

    È una delle tante azioni che Facebook, anche di recente, ha realizzato proprio con l’obiettivo di ripulire la piattaforma di contenuti che spesso traggono in inganno gli utenti.

    Secondo quanto riferisce Facebook, attraverso Adam Mosseri, responsabile del News Feed di Facebook, esiste un grande gruppo di spammers che ogni giorno condivide “ripetutamente condividono grosse quantità di post pubblici ogni giorno“, riempendo di fatto in News Feed di spam.

    E i link condivisi con queste modalità, aggiunge ancora Mosseri, “tendono a comprendere contenuti di bassa qualità, titoli esca, sensazionalismo e disinformazione“.

    facebook algoritmo spam

    Come sottolineato da Mosseri, l’obiettivo è quello di “ridurre l’influenza di questi spammer e declassificare i link che condividono più frequentemente, rispetto a quelli condivisi in modo normale“. Su questo principio, ma non solo, si muoverà l’algoritmo, declassificando i contenuti.

    Nei mesi scorsi, come ricorderete, Facebook aveva diramato le regole per riconoscere le fake news, un modo per ridurre anche la forza economica che questo fenomeno ha acquisito nel tempo, una vera e propria fabbrica di notizie false.

    Nei giorni scorsi abbiamo visto che in questa direzione si sta muovendo anche Twitter che ha attivato una sperimentazione con un bottone che potrebbe essere di aiuto agli utenti per segnalare, sulla piattaforma da 140 caratteri, proprio le fake news.

    Dall’elezione di Trump ad oggi, l’evento che più di tutti ha sottolineato ed evidenziato l’esistenza del problema, tutte le piattaforme di stanno attivando per fare in modo che il fenomeno fake news, e quindi anche spam, sia ridotto il più possibile, per essere via via eliminato del tutto.

    Ci vorrà tempo, certo, se c’è una colpa che le piattaforme oggi hanno è proprio quella di essersi mosse in ritardo, proprio quando il fenomeno stava ormai quasi dominando le piattaforme. L’elezione di Trump ha di fatto suscitato gli animi, ma di avvisaglie ce ne erano state anche prima.

    Vedremo, continuando a monitorare l’evoluzione degli eventi.

  • Lo spam su Facebook vale oltre 200 milioni di dollari l’anno [Ricerca]

    Lo spam su Facebook vale oltre 200 milioni di dollari l’anno [Ricerca]

    Una ricerca tutta italiana, condotta da Andrea Stroppa e Carlo De Micheli, insieme al loro team di collaboratori, ha rilevato che lo spam su Facebook rastrella una cifra pari a 200 milioni di dollari l’anno! Una cifra enorme che ci dà la dimensione del fenomeno sul più grande social network della rete. Il risultato evidenzia che sono 30 mila le pagine da cui viene diffuso lo spam

    Di sicuro i nomi di Andrea Stroppa e Carlo Di Micheli ad alcuni di voi non saranno nuovi, i due ricercatori italiani si sono già fatti notare per le loro competenze e abilità con altre ricerche che hanno riscosso l’attenzione dei media di tutto il mondo. Ora i due ricercatori italiani propongono una nuova ricerca, prima al mondo e pubblicata in esclusiva sul The Guardian, che ci dà la dimensione della relazione che c’è tra lo spam, problema che tutti noi conosciamo, e Facebook, il più grande social network della rete che ha ormai superato la soglia di 1 miliardo di utenti registrati, senza dimenticare i 600 milioni di utenti che vi accedono via mobile. La relazione esiste ed forte, date le dimensioni, a tal punto da valere addirittura 200 milioni di dollari l’anno! Una cifra enorme che ci dà un quadro netto del problema.

    Come sapete, sono proprie le fanpage ad amplificare il fenomeno dello spam per la loro stessa natura “aperta” e non chiusa come invece sono le pagine profilo, limitate ad un masso di 5 mila fans. Ora i due ricercatori insieme al loro team hanno deciso di avviare una ricerca su quello che è ormai a tutti gli effetti un business sotterrano e non regolamentato. E sono poi le pagine amatoriali che sono l’anima, se così possiamo dire, di questo business. Esempi di pagine amatoriali, ossia fanpage non legate ad un brand specifico, è quella di 4chan, oggi “Welcome to the Internet“, con oltre 2 milioni di fans su cui vengono pubblicati post capaci di raggiungere fino a 80 mila likes e centinaia di migliaia di condivisioni. Tanto per fare un esempio che la ricerca evidenzia come tale.

    Molti di voi si saranno certamente imbattuti in esempi di spam su Facebook, ne siamo certi. Ebbene quello che evidenzia la ricerca è che spesso il modo più efficace (per lo spammer, ovvio) è quello di associare al testo un’immagine seguita da uno short url, link accorciati cone servizi come Bit.ly o Tinyurl.com. Così facendo si rende irriconoscibile l’indirizzo verso cui verrete indirizzati. Sei fate un attimo mente locale, quante volte ci è capitato? Moltissime si presume, ma comunque, occhio.

    La ricerca ha anche permesso di scoprire dei siti in cui gli spammer propongono di creare fanpage fake al fine di indurre gli utenti di Facebook a cliccare sui link.

    Ma il dato sorprendente è il valore economico che questo business può realizzare.

    Coloro che pubblicano spam vengono pagati con una media di 13 dollari per post, per quanto riguarda le pagine con circa 30.000 fan, fino a una media di 58 dollari per quanto riguarda le pagine con più di 100.000 fan” ha detto De Micheli al Guardian. “Se consideriamo questi due estremi, le pagine abbiamo analizzato generano un gettito di 18.000 messaggi al giorno, quindi calcolare i ricavi per post – con un range che va da 13 a 58 dollari, per 365 giorni l’anno”

    Questo da vita ad una forbice compresa tra gli 87 milioni di dollari e i 390 milioni di dollari. Di conseguenza facendo una media ponderata della cifra, viene fuori che il giro di affari dello spam su Facebook è di oltre 200 milioni di dollari l’anno.

    Ora il network degli spammer si estende veramente a macchia d’olio. Infatti la ricerca rileva che molti gestori di fanpage, create per la vendita di spam, possono aggiungere altre pagine fan tra i loro preferiti. Di conseguenza, gli spam sellers aggiungono tra le loro pagine preferite altre pagine che vendono spam, o altra pagine gestite da amici conosciuti proprio attraverso forum di spam. A questo punto il circolo vizioso è avviato.

    La ricerca rileva anche che sono state 30 mila le pagine coinvolte nel postare spam e tutti hanno un numero di fans superiore ai 30 mila.

    Ma come si distingue uno spam da un contenuto che non è spam?

    Ecco uno screenshot che evidenzia bene la differenza e quello su cui da oggi dobbiamo fare più attenzione:

    ricerca-Fanpage-Facebook-spam-esempi

    Qui invece vediamo un esempio di spam in una pagina:

    ricerca-Fanpage-Facebook-spam

     

    Infine, vediamo il potenziale per lo spam su Facebook in rapporto ad altra piattaforme.

    ricerca Fanpage Facebook-luoghi-condivisione-spam

    Come vedete dall’immagine in alto, analizzando uno dei tanti url e nello specifico uno che porta ad un programma affiliato a Chacha.com, si nota che i clicks su Facebook sono stati quasi 90,000 rispetto ai 54 su Twitter.

    Tutto lo studio dimostra come in effetti agendo con sistemi veramente poco leciti gestiti con meccanismi in terze parti, su Facebook lo spam oltre che essere eccessivamente invasivo, è anche in grado di generare un volume di affari enorme, anche troppo.

    E’ ovvio che a questo punto Facebook, di fronte a questa ricerca, debba necessariamente fare la sua parte e prendere coscienza del fatto che il fenomeno spam su Facebook esiste eccome. E comunque sia, come abbiamo detto già all’inizio, è bene fare sempre attenzione su quello che si clicca!

    Vedremo cosa accadrà!