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  • Il Deplatforming come barriera alla disinformazione

    Il Deplatforming come barriera alla disinformazione

    Un nuovo studio su Twitter, pubblicato su Nature, mostra che il deplatforming dopo i fatti di Capitol Hill ha ridotto drasticamente la diffusione di disinformazione.

    L’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 ha scosso il mondo. Un evento di cui si parla ancora oggi, per la sua imprevedibilità e per il ruolo che i social media hanno giocato in quell’occasione. Un evento che ha messo in luce il pericoloso potere della disinformazione diffusa proprio attraverso i social media.

    In risposta a quegli eventi, molte piattaforme intrapresero azioni senza precedenti per rimuovere account associati a queste attività. Lo stesso account di Donald Trump venne sospeso da Twitter. E anche dalle piattaforme di Meta.

    Capitol Hill, Trump e i social media

    Torniamo a parlare di questo argomento non solo perché Donald Trump è di nuovo candidato alla presidenza degli Stati Uniti e ha recentemente subito una condanna penale, ma anche perché un recente studio ha evidenziato come il deplatforming può essere una barriera solida alla diffusione di disinformazione.

    Il rischio di una situazione simile a quella di Capitol Hill nel caso in cui Trump non fosse più candidabile ha riacceso il dibattito.

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    Uno studio pubblicato su Nature ha esaminato l’impatto delle azioni di deplatforming, in particolare su Twitter, e ha analizzato le conseguenze sulla diffusione della disinformazione. L’obiettivo principale dello studio era valutare l’efficacia della pratica di deplatforming nel tentativo di ridurre la diffusione della disinformazione.

    Lo studio pubblicato su Nature sul deplatforming

    I ricercatori, guidati dal professor David Lazer, docente di scienze politiche e informatica alla Northeastern University di Boston, si sono concentrati su Twitter, una delle piattaforme più colpite da questa problematica, analizzando i dati prima e dopo la rimozione degli account.

    Gli autori hanno utilizzato un approccio quantitativo per raccogliere e analizzare i dati, esaminando il volume e la portata della disinformazione su Twitter in due periodi distinti: prima e dopo il deplatforming.

    Le metriche analizzate includevano il numero di tweet contenenti disinformazione, il livello di interazione con questi tweet e la velocità con cui si diffondevano.

    Lo studio ha preso in esame un campione di circa 500.000 utenti di Twitter attivi al momento delle rilevazioni, concentrandosi in particolare su 44.734 di questi utenti che avevano condiviso almeno un link a un sito web incluso nelle liste di fonti di notizie false o a bassa credibilità.

    Tra questi utenti, quelli che seguivano account messi al bando dalla eliminazione di QAnon erano meno propensi a condividere tali link dopo la deplatforming rispetto a quelli che non seguivano tali account.

    I risultati dello studio

    Questi i risultati più significativi dello studio:

    • Riduzione del volume di disinformazione: dopo la rimozione di circa 70.000 account legati al movimento radicale di destra QAnon, il numero di tweet contenenti disinformazione è diminuito drasticamente. Questo suggerisce che gli account rimossi erano tra i principali diffusori di tali contenuti.
    • Calo delle interazioni: anche le interazioni con i contenuti che contenevano disinformazione sono diminuite, indicando una minore esposizione del pubblico a questo tipo di messaggi.
    • Effetto spillover: non solo la disinformazione è diminuita tra gli utenti direttamente colpiti dal deplatforming, ma anche tra gli altri utenti di Twitter, provocando un effetto a catena sulla riduzione della disinformazione.
    • Durata dell’effetto: nel tempo, la presenza complessiva di disinformazione su Twitter è continuata a diminuire, mostrando un effetto duraturo del deplatforming.

    I risultati dello studio evidenziano quindi l’importanza delle politiche di moderazione delle piattaforme social.


    Cos’è il Deplatforming

    Deplatforming è il termine utilizzato per descrivere la rimozione o il ban di un individuo o di un gruppo da una piattaforma di social media o da un servizio online. Questo viene fatto generalmente per impedire a queste persone di diffondere disinformazione, incitare all’odio, promuovere violenza o violare altre linee guida della piattaforma.

    Una delle principali critiche al deplatforming riguarda la libertà di espressione. Alcuni che sostengono che bandire account possa limitare il dibattito pubblico e la diversità di opinioni.

    Rispetto poi all’efficacia della pratica, alcuni sostengono che sul lungo periodo gli utenti trovano nuovi modi per aggirare i ban o spostano la loro attività su altre piattaforme.

    DEPLATFORMING franz russo 2024


    La pratica del deplatforming, sebbene controversa, si è dimostrata un metodo efficace per contenere la disinformazione e proteggere l’integrità dei contenuti e delle informazioni condivise.

    Deplatforming e libertà di espressione

    Questo pone una domanda cruciale su come le piattaforme possano bilanciare la libertà di espressione con la necessità di prevenire la diffusione di disinformazione che possono avere conseguenze gravi.

    Kevin M. Esterling, professore di scienze politiche e politiche pubbliche presso l’Università della California a Riverside e coautore dello studio, ha sottolineato che l’effetto spillover ha ridotto la circolazione della disinformazione su tutta la piattaforma.

    David Lazer ha aggiunto che i risultati dello studio rimangono validi anche se si escludono gli effetti della sospensione dell’account di Donald Trump.

    Un nuovo Capitol Hill oggi?

    Ma se oggi si verificasse un evento simile a quello di Capitol Hill, come si comporterebbero le piattaforme? Come si comporterebbe X di Elon Musk?

    Da quando Elon Musk è diventato il proprietario della piattaforma, molti account precedentemente banditi sono stati riabilitati. Inclusi quelli di Donald Trump e Alex Jones.

    Oggi la piattaforma è molto diversa e implementa una policy molto diversa da Twitter. Una pratica di deplatforming come quella del passato sarebbe quasi irripetibile. La disinformazione su X è aumentata, il team di sicurezza precedente è stato smantellato e quasi tutto viene demandato alle “Note della Collettività“.

    Inoltre, non sarebbe più possibile effettuare una ricerca simile a quella di cui stiamo parlando, almeno non nelle stesse modalità.

    X non fornisce più accesso gratuito alla sua interfaccia di programmazione delle applicazioni (API), rendendo l’accesso ai dati molto costoso.

    La ricerca, pur con i suoi diversi limiti, è molto interessante. Fornisce una evidenza del fatto che la rimozione di account dediti alla condivisione di notizie false può significativamente ridurre la diffusione della disinformazione.

    Alla luce di questi dati sarebbe opportuno sviluppare una riflessione più profonda rispetto alle responsabilità delle piattaforme digitali. Riflessione che riguardi anche la loro forza nel proteggere gli utenti dal proliferare di contenuti con informazioni fuorvianti e dannose.

  • X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    Le trasformazioni su X, quella che prima era Twitter, continuano. Presto i Like saranno privati per tutti gli utenti; al momento lo sono solo per gli utenti Premium. E, in tutto questo, cambiano le regole rispetto alla condivisione di contenuti pornografici.

    Le trasformazioni della piattaforma che una volta si chiamava Twitter, e oggi si chiama X, proseguono ormai senza sosta. Questa di cui stiamo per parlare si presta a più di una considerazione. Di base, si tratta di una funzionalità che interessa in maniera diretta il nuovo proprietario Elon Musk. E questo è un dato, neanche tanto celato.

    Iniziamo col dire che si tratta di una funzionalità che è già presente tra le opzioni per gli utenti abbonati Premium. E che presto sarà disponibile per tutti.

    Si tratta della possibilità di rendere i “Like” privati, quindi non più visibili.

    X e i like privati

    Parliamo di quei contenuti a cui spesso mettiamo “Like” e che possono, in alcuni casi, essere lontani da ciò che ci interessa abitualmente, al punto da suscitare perplessità e critiche, anche feroci.

    A dare conferma di questa nuova modifica è l’ingegnere di X, Haofei, in un post: “Sì, stiamo rendendo i ‘Mi piace’ privati.

    I ‘Mi piace’ pubblici stanno incentivando un comportamento sbagliato. Ad esempio, molte persone si sentono scoraggiate dal mettere ‘like’ a contenuti che potrebbero essere ‘taglienti’ per paura di ritorsioni da parte dei troll o per proteggere la propria immagine pubblica.

    Presto potrai mettere ‘Like’ senza preoccuparti di chi potrebbe vederlo. Ti ricordiamo inoltre che più post ti piacciono, migliore sarà il tuo algoritmo ‘Per te’.

    x like privati contenuti per adulti 2024 franz russo

    Per X la privacy è al centro di tutto

    Quindi questa modifica è parte di un’operazione di X che mette al centro la privacy degli utenti, garantendo la sicurezza di potersi muovere sulla piattaforma senza dover subire ritorsioni, che possono derivare dai contenuti apprezzati.

    Di questa modifica si è parlato dopo che era stata scoperta sull’app iOS. E presto sarà disponibile per tutti gli utenti, quindi non solo per gli utenti abbonati.

    Cosa comporta rendere i Like privati

    Nel tentativo di chiarire meglio cosa comporterà questa modifica, sull’argomento è intervenuto anche Enrique Barragan, ingegnere di X, il quale ha chiarito che:

    • si potrà vedere a chi sono piaciuti i propri post;
    • si potrà vedere il numero di “Like” per tutti i post/risposte/commenti;
    • non si vedranno le persone a cui è piaciuto il post di qualcun altro;
    • scomparirà la scheda “Mi piace” degli altri sul loro profilo.

    La sezione “Mi piace” sul proprio profilo ci sarà ancora, ma in alto apparirà una scritta: “I tuoi Mi piace sono privati. Solo tu puoi vederli”. Quindi, come ricordato prima, non sarà più visibile la sezione “Mi piace” all’interno dei profili altrui.

    Sono tantissimi i casi in cui i “Like” hanno destato stupore e perplessità.

    X e alcuni casi di “Mi piace” ad insaputa

    Negli USA, a questo proposito, si ricorda il caso del senatore Ted Cruz che mise “Mi piace” su un video pornografico. In quel caso, il senatore disse che era stato uno dei suoi collaboratori.

    Anche Samuel L. Jackson fu sorpreso ad apprezzare video pornografici. Ammi poi tutti una volta che i suoi follower lo avvertirono che i suoi “Like” erano pubblici.

    E anche lo stesso Musk è stato “sorpreso”. Infatti, il proprietario di X nel 2022 mise “like” a un tweet (allora si potevano chiamare ancora così) ostinatamente transfobico.

    Ora, chiunque si è trovato, in molte situazioni, nella condizione di limitare una sua azione rispetto a un contenuto. Sarà capitato almeno una volta, anche solo per evitare di accendere polemiche o discussioni che, purtroppo, spesso finiscono per aumentare le distanze.

    Ma se davvero qualcuno ha bisogno di sentirsi al riparo con una funzionalità del genere, allora, forse, X non è la piattaforma giusta. O, comunque, non è questo il modo di usare questi strumenti.

    Un’altra considerazione da fare è che questa funzionalità rischia di invalidare lo stesso utilizzo della piattaforma.

    X, i Like e le conseguenze sull’algoritmo

    Non dobbiamo mai dimenticare che l’algoritmo enfatizza anche i contenuti sui quali mettiamo il nostro “like”. Di conseguenza, la sezione “Per te” presenterà contenuti che ci piacciono man mano che aumenta la nostra reazione verso quel tipo di contenuti.

    Se si è alla ricerca di un modo per mettersi al riparo e sentirsi liberi di mettere “like” su contenuti che possono intaccare anche la vostra reputazione, sappiate che poi tutta la vostra timeline sarà piena proprio di quei contenuti.

    Questo per mettere le cose in chiaro.

    X, nuove regole per la condivisione di contenuti pornografici

    E a proposito di questo tema, c’è da rilevare che da poco X permette di pubblicare contenuti per adulti, a “condizione che siano adeguatamente etichettati e non visualizzati in maniera chiara”.

    Secondo le nuove regole di X, gli utenti potranno creare e distribuire materiale relativo a temi sessuali purché sia prodotto e distribuito consensualmente.

    Secondo X, è contenuto per adulti:

    qualsiasi materiale prodotto e distribuito consensualmente che raffigura nudità o comportamenti sessuali di adulti che siano pornografici o destinati a provocare eccitazione sessuale. Ciò vale anche per contenuti generati dall’intelligenza artificiale, fotografici o animati come cartoni animati, hentai o anime. Gli esempi includono raffigurazioni di:

    nudità totale o parziale, compresi primi piani di genitali, glutei o seni;
    comportamento sessuale esplicito o implicito o atti simulati come rapporti sessuali e altri atti sessuali“.

    Tutto questo nonostante le crescenti preoccupazioni riguardo al proliferare di contenuti pornografici sulla piattaforma.

    Contenuti per adulti destinati ad aumentare

    Secondo Reuters, nel 2022 i contenuti a sfondo sessuale sulla piattaforma rappresentavano il 22%. Adesso la percentuale è sicuramente più alta. E, di fronte alle nuove regole, c’è da attendersi che crescerà ancora.

    Ricorderete tutti quando, ad ottobre 2023, l’Australia multò X per non aver fornito informazioni sui contenuti pedopornografici. Più o meno in quello stesso periodo, l’India notificò a diversi social media, incluso X, di rimuovere materiale pedopornografico dalle loro piattaforme.

    Ah, bei tempi quelli in cui al posto del cuore c’era la stella e “stellinare” era sinonimo di segnalibro. Un modo per dire “me lo segno per leggerlo più avanti”. Quello era il vero valore di quell’azione.

    Dimenticavo, il prossimo passaggio è quello di mandare in soffitta i conteggi delle interazioni.

  • Il passaggio a X.com è effettuato, addio a Twitter

    Il passaggio a X.com è effettuato, addio a Twitter

    Elon Musk completa la transizione di Twitter a X, ora su X.com. Si realizza così la sua visione originaria di X.com, con l’obiettivo di renderla una piattaforma in stile WeChat. È l’addio definitivo a Twitter.

    Dopo 10 mesi dal giorno in cui iniziò la fase di rebranding da Twitter a X, oggi la piattaforma di Elon Musk completa la transizione. Da oggi, infatti, il nome Twitter non verrà più visualizzato in alcun URL ancora rimanente.

    Tutti gli URL da Twitter.com adesso sono stati indirizzati a X.com. Si chiude definitivamente la storia di Twitter.

    Sebbene la fine di Twitter fosse già segnata dall’acquisizione di fine ottobre 2022, oggi viene definitivamente sancita con la scomparsa del nome “Twitter” dalla piattaforma.

    Il passaggio a X.com è effettuato, addio a Twitter

    Si compie il disegno di Musk con X.com

    Si compie il grande disegno X.com che Musk avrebbe voluto portare avanti prima che nascesse PayPal.

    X.com nasce nel 1999 come una società di servizi finanziari online e di pagamenti via email. L’obiettivo di Musk era quello di creare una piattaforma bancaria completa su internet. Già allora, Musk aveva una visione chiara: dare vita a un progetto legato a servizi finanziari, simile a quello che è oggi la piattaforma cinese WeChat.

    Dopo la fusione di X.com e Confinity, che in seguito divenne PayPal, Musk continuò a credere nel marchio X.com, anche se la società fu rinominata PayPal nel 2001.

    PayPal è stato acquisito da eBay nel 2002 per 1,5 miliardi di dollari in azioni.

    https://x.com/X/status/1791399086182031741

    Elon Musk e la sua idea di X.com

    La storia ci dice che allora Musk venne estromesso come CEO di X.com nel 2000, ma il concetto di X.com ha continuato a ricoprire una parte significativa della sua visione.

    Nel 2017, Musk ha riacquistato il dominio X.com da PayPal, citando il grande “valore sentimentale”. La mossa di acquistare il dominio dimostrava che Musk aveva un legame particolare con X.com, non solo aziendale, ma anche personale.

    A dimostrazione di questo attaccamento, quando si è posta la possibilità di cambiare nome a Twitter, Musk non ha esitato a imporre X. Perché quel disegno di allora doveva concretizzarsi. E Twitter è servito anche a questo.

    https://x.com/elonmusk/status/1791351500217754008

    Il redirect e qualche problema SEO

    Con il reindirizzamento temporaneo (302) degli URL su X.com si compie l’operazione di trasferimento. Anche se alcuni esperti SEO segnalano che si tratta di un passaggio ancora temporaneo, il successivo passaggio a un reindirizzamento permanente (301) potrebbe causare problemi nel posizionamento dei link. Google potrebbe infatti interrompere la visualizzazione di alcuni link, con un impatto negativo sul traffico verso X.

    Accedendo oggi su X, avrete notato questo banner che trovate qui in basso.

    passaggio da Twitter a X.com franz russo

    Si ricorda infatti che il passaggio a X.com non cambia nulla rispetto alla privacy e alla protezione dei dati che restano immutate.

    Non c’è molto altro da aggiungere. Si chiude definitivamente la storia di Twitter.

    Addio definitivo a Twitter

    X.com continuerà ancora a vivere di rendita, come si dice. Resta ancora un luogo dove gli utenti condividono notizie e informazioni. Ma quella attuale non è minimamente paragonabile alla versione con tanti problemi di Twitter.

    La percezione è che l’algoritmo è attualmente in linea con le idee del suo proprietario che si nasconde dietro il principio della libertà di parola. Ma che in effetti così non è.

    L’algoritmo tende a polarizzare e a evidenziare informazioni e notizie che spesso valicano i già deboli controlli sulla sicurezza dei contenuti. Con il risultato che la piattaforma veicola contenuti legati a disinformazione e malinformazione con estrema facilità.

    Demandare questo ruolo di controllo non è di fatto garanzia di efficacia e imparzialità. E questo è un dato di fatto.

    Ma l’idea di Musk è un’altra. È sempre quella di fare di X.com una sorta di WeChat. E lo farà.

     

  • Su X i nuovi utenti dovranno pagare per scrivere

    Su X i nuovi utenti dovranno pagare per scrivere

    Elon Musk ha proposto una piccola tariffa annuale per i nuovi utenti di X per contrastare i bot. Iniziativa che ha suscitato polemiche e perplessità rispetto alle continue contraddizioni di Musk.

    Sta facendo molto discutere l’ultima uscita di Elon Musk, il proprietario di X. Anche se la cosa era già nell’aria da un po’. In pratica, in risposta a @xDaily, che il post di un account bot sulla possibilità per i nuovi utenti di pagare per scrivere, Musk ha confermato e rilanciato.

    Secondo il proprietario di Xuna piccola tariffa per l’accesso in scrittura dei nuovi utenti è l’unico modo per frenare l’implacabile assalto dei bot. L’attuale intelligenza artificiale (e le fattorie di troll) possono passare facilmente ‘sei un bot’“.

    Musk, in buona sostanza, sostiene che aggiungendo una tariffa minima – più o meno 1 dollaro l’anno – sarebbe l’unico modo per difendersi dall’assalto dei bot.

    1 dollaro l’anno su X per i nuovi utenti

    L’iniziativa, in verità, era stata lanciata qualche mese fa in Nuova Zelanda e Filippine. I nuovi utenti pagando 1 dollaro l’anno possono quindi pubblicare contenuti, mettere “mi piace”, ripubblicare, rispondere, aggiungere ai segnalibri e citare i post. Se non si paga, appena effettuata l’iscrizione, si può soltanto leggere e seguire account.

    In un altro post, Musk specifica che questa iniziativa di pagare 1 dollaro l’anno (anche se la cifra non è stata confermata) svanisce una volta trascorsi 3 mesi.

    Quindi, per evitare di pagare sarebbe sufficiente restare a guardare, quindi leggere, e seguire gli account che si preferiscono per la durata di 90 giorni. Dopo di che, trascorsi i 3 mesi, si potranno effettuare tutte le azioni consentite di base, senza pagare nulla.

    Teniamo in considerazione il fatto che al momento questa è una ricostruzione senza alcuna conferma. Anche se molto vicino a quello che potrebbe effettivamente essere. Situazione che è quasi la normalità tutte le volte che si parla di X.

    Iniziativa contrastante

    Ovviamente tutto questo ha creato molte polemiche. Il dibattito tra gli utenti si è acceso.

    Anche perché, molti di voi forse lo ricorderanno, Musk stava per mandare all’aria l’acquisizione di Twitter proprio perché riteneva che la piattaforma fosse invasa da bot.

    All’epoca Musk riteneva che la quota di bot fosse superiore al 5% del totale degli utenti iscritti su Twitter. E per questo stava per mandare all’aria tutto.

    x nuovi utenti pagamento elon musk franzrusso 2024

    Ricorderete anche quando i risposta ad una serie di tweet di Parag Agrawal, allora CEO, Musk rispose con la emoji della cacca (💩).

    Alla fine, Musk acquisisce comunque Twitter, sapendo bene che la quota di bot era inferiore ma, oltretutto, completa l’acquisizione senza la due diligence.

    X, i bot e l’acquisizione di Musk

    Significa che Musk ha acquisito Twitter senza effettuare una valutazione chiara di quelli che sono i rischi e i benefici che comporta una operazione come quella comportava.

    Ora, da quando Musk è diventato proprietario della piattaforma il fenomeno dei bot è aumentato a dismisura.

    E si tratta di bot che nella maggior parte dei casi hanno la spunta blu. Significa che sono account che hanno aderito ad una tariffa Premium. Di fatto sfruttando tutte le opzioni che lo status consente. Quindi anche maggiore visibilità, soprattutto nelle risposte a post.

    Sembra davvero singolare che Musk credi di contrastare questo fenomeno aggiungendo una piccola tariffa per i nuovi utenti.

    Ci sarebbe da aggiungere anche che buona parte di questi bot sono usati da una parte politica molto vicina allo stesso Musk, e questo non è certamente un mistero.

    Musk e le sue posizioni contraddittorie

    Vuol dire quindi che ora Musk intende guadagnare anche su questo fenomeno?

    E poi, era stato lo stesso Musk a dire, dieci giorni prima, che uno dei modi per contrastare il fenomeno dei bot era proprio l’utilizzo della IA.

    Di certo, da qualsiasi punto si guardi questa vicenda, l’evidenza è chiara a tutti. Nonostante la narrazione esaltante, ed esaltata, dei grandi successi raggiunti dalla piattaforma – che non trovano conferma – la piattaforma naviga in acque non tranquille.

    Non esiste un adeguato controllo sui bot. Non esiste perché X non ha mezzi a sufficienza per contrastare questo fenomeno, avendo licenziato quasi l’80% dei dipendenti della vecchia società.


    Leggi anche:

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

     

    E questo è un dato di fatto, non un’opinione.

    A tutto questo va aggiunto che nei giorni scorsi gli utenti Premium avranno a disposizione Grok, la IA generativa di xAI (altra società di Musk) che presto potrebbe essere usato per realizzare post.

    In UE l’uso di Grok non è ancora abilitato. X stessa ha avanzato la richiesta alle autorità e ancora non ci è alcuna risposta. Probabile che non sarà possibile.

    Ecco, questa vicenda mostra anche i continui capovolgimenti di opinione da parte di Musk. Capace di passare da un parere ad un altro, senza considerare tutto ciò che c’è stato in precedenza. Una modalità che mira a creare confusione invece di aiutare a comprendere meglio.

     

  • Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Dopo un anno e mezzo dall’acquisizione di X da parte di Elon Musk, proviamo a fare il punto della situazione. Cerchiamo di capire quanti sono gli utenti e qual è il livello di coinvolgimento sulla piattaforma.

    Da quando è stata acquisita da Elon Musk non si è mai riuscito ad avere un quadro completo di X. La piattaforma, ricordiamolo, non è più pubblica come lo era Twitter. Il primo atto di Musk fu proprio quello di procedere al delisting di Twitter e trasformare la nascente società X Corp in una società privata.

    Tutto questo ha avuto effetti su quelli che sono i numeri reali della piattaforma. Numeri che fino all’arrivo di Musk venivano resi pubblici come parte della performance trimestrale del titolo in borsa.

    Riuscire ad ottenere un quadro completo e veritiero di X in questo momento è operazione ardua.

    In questa occasione provo a mettere insieme due letture dei dati che sono emerse nei giorni scorsi. La speranza è quella di riuscire ad offrire un quadro completo rispetto al numero di utenti, al tempo trascorso sulla piattaforma, quindi il coinvolgimento. Quello che si suole definire engagement.

    situazione X utenti coinvolgimento franzrusso

    Gli effetti dell’acquisizione di Elon Musk

    Prima di vedere qualche numero, è utile ricordare a chi legge che uno dei tanti problemi che affiggeva Twitter era proprio la crescita del numero degli utenti. Spesso uno dei motivi che impediva l’aumento di utenti era individuato nella “complessità” della piattaforma. Un altro era individuato nella scarsa innovazione della piattaforma.

    Aggiungiamo a questo anche la scarsa leadership nel guidare la società e quindi la piattaforma.

    Per correttezza, iniziamo subito con quelli che sono i numeri diffusi proprio da X. Elon Musk sta continuamente alimentando la narrazione secondo la quale X è in costante crescita.

    Ecco un quadro dei numeri condivisi da X nei giorni scorsi.

    X ha 250 milioni di utenti attivi giornalieri

    X (ancora si chiamava Twitter, sotto la gestione Musk) aveva annunciato di aver già raggiunto 250 milioni di utenti attivi giornalieri nel novembre 2022. Quindi sembra che non si sia registrato alcun dato in crescita degli utenti giornalieri.

    Prima che arrivasse Musk, l’obiettivo per il 2023 era stato fissato a 315 milioni di utenti giornalieri.

    X ha 550 milioni utenti attivi mensili

    A marzo dello scorso anno, Musk aveva dichiarato che X aveva raggiunto un nuovo traguardo di 500 milioni di utenti mensili. Nell’ottobre dello stesso anno aveva poi riportato la stessa identica cifra.

    Adesso, marzo 2024, sono stati aggiunti altri 50 milioni, apparentemente tra ottobre e oggi. Una crescita che equivale a 10 milioni di nuovi utenti al mese.

    Gli utenti trascorrono su X 30 minuti al giorno

    Gli utenti trascorrono in media 30 minuti al giorno su X. In aggiunta, X registra in media oltre 8 miliardi di minuti riferito agli utenti attivi giornalieri nel 2024.

    Numeri particolarmente elevati.

    Nel mese di ottobre, X ha riferito che gli utenti trascorrevano 32 minuti al giorno nell’app. Nei giorni scorsi poi X ha riferito che questo valore è di 30 minuti. X sostiene che il tempo trascorso da mobile è cresciuto del 17%.

    Però, se si fanno conteggi precisi, in realtà i dati non corrispondono.

    Sono 1,7 milioni i nuovi utenti al giorno. Ma dove sono?

    X afferma che sono 1,7 milioni i nuovi utenti che si uniscono alla piattaforma ogni giorno. Considerando questi numeri, significherebbe che sono 51 milioni le persone che si aggiungono al mese.

    Come abbiamo visto prima, X non ha aggiunto alcun nuovo utente giornaliero. E sono solo 10 milioni gli utenti attivi mensili al mese, negli ultimi 5 mesi. Quindi questi nuovi utenti si registrano e poi escono immediatamente. Potrebbe essere una spiegazione.

    Cresce il coinvolgimento coi brand

    X sostiene che gli utenti interagiscono con i brand in maniera notevole. Si parla di +63% in più di Like; +20% di repost (quello che era retweet); +14% di visualizzazioni; +6% di impressioni in più in media.

    Dati che non possono essere confermati o smentiti. Ci sono però dati di applicazioni di terze parti che rilevano che il coinvolgimento su X è leggermente diminuito negli ultimi due anni.

    Crescono le ricerche su X, ma su Twitter erano più alte

    X dichiara che fino ad oggi, nel 2024, ci sono state oltre 59 miliardi di ricerche sulla piattaforma a livello globale.

    Nel 2016, su Twitter avvenivano 2,1 miliardi di ricerche al giorno. Significha che i dati di X non corrispondono.

    Posto che sono trascorsi appena 85 giorni, diviso 59 miliardi fa poco più di 694 milioni di ricerche al giorno. Un dato nettamente inferiore a quello che si verificava anni fa su Twitter.

    Gli spazi su X in realtà non aumentano 

    X dichiara che nel 2024 sono stati già creati più di 5 milioni di spazi. In realtà, anche in questo caso, la realtà ci dice che il numero è ben inferiore. A dicembre 2023 X sosteneva che gli spazi ospitati erano 560.000 a settimana.

    Ora, anche qui, 5 milioni diviso le 11 settimane di quest’anno, fanno 454.545 spazi a settimana. Dato quindi inferiore a pochi mesi fa.

    Questo è solo la parte più cospicua dei dati, la restante parte la potete trovare sull’account @XData.

    In aggiunta a tutto questo, val la pena riportare i dati rilevati da Sensor Tower e riportati da NBC News. Con tanto di contestazione da parte di X. E perché?

    situazione X utenti coinvolgimento 2024 franzrusso

    X e i dati di Sensor Tower

    I dati di Sensor Tower hanno rilevato che sono sempre meno le persone che usano X. E questo vale da quando X ha acquisito la piattaforma. Stiamo parlando da fine ottobre del 2022.

    La società di analisi, che ha sede a San Francisco, ha rilevato che a febbraio di quest’anno, X aveva negli Usa 27 milioni di utenti attivi giornalieri da mobile. Numero in calo del 18% rispetto all’anno precedente

    La base utenti Usa è quindi rimasta stabile o in calo, ogni mese a partire da novembre 2022. Ossia, il primo mese intero in cui Musk è proprietario dell’app. In totale è diminuita del 23% da allora.

    Sono numeri negativi che riguardano in ​​tutto il mondo, poiché gli utenti attivi giornalieri sull’app mobile sono scesi a 174 milioni a febbraio. In calo del 15% rispetto all’anno precedente.

    Numeri negativi a livello globale

    Le altre app social media hanno registrato, nello stesso periodo, aumenti modesti delle loro basi di utenti. Snapchat in crescita dell’8,8%; Instagram del 5,3%; Facebook dell’1,5% e TikTok dello 0,5%.

    C’è da dire che tutte queste app hanno subito un calo negli Usa, ma nessuna ha fatto registrare dati negativi come quelli di X.

    Ora, senza voler essere estremamente critici, ma meramente oggettivi, X non gode di ottima salute. E questo è un dato evidente.

    L’aver voluto forzare Twitter per trasformarla in X non è stata una ottima idea. Sia chiaro, azione assolutamente lecita e ci mancherebbe pure. Ma, vista la resa che ha avuto, forse bisognava agire in modo più rispettoso. Degli utenti e della piattaforma stessa.

    I dati che abbiamo visto ci mostrano il risultato di questa forzatura.

    E voi che ne pensate?

  • Threads, nuove funzionalità e la sfida a X

    Threads, nuove funzionalità e la sfida a X

    Threads, la rivale di X, lancia la funzione di salvataggio post, con la possibilità di attirare utenti. Ecco un veloce raffronto tra le due piattaforme e le sfide che hanno davanti.

    Threads, la piattaforma di Meta approdata in UE nel mese di dicembre scorso, ha recentemente introdotto una funzionalità molto attesa. Vale a dire la possibilità per tutti gli utenti di salvare i post.

    Questa nuova funzionalità consente agli utenti di archiviare contenuti di interesse in una sezione dedicata, accessibile in qualsiasi momento. Questa funzionalità mira a migliorare l’esperienza utente, permettendo una maggiore personalizzazione e organizzazione dei contenuti.

    Su Threads si possono salvare i post

    Inizialmente disponibile solo per un numero limitato di utenti beta, è stata ora estesa a tutti, alimentando la competizione con X di Elon Musk.

    La funzione di salvataggio dei post consente agli utenti di Threads di archiviare i post che considerano interessanti o utili, creando una sorta di collezione personale.

    I post salvati possono essere organizzati in raccolte personalizzate e possono essere facilmente consultati in qualsiasi momento.

    L’introduzione del salvataggio dei post rappresenta un passo importante per Threads. La funzionalità mira a:

    • Migliorare l’esperienza utente. E quindi permettere agli utenti di conservare facilmente i contenuti che apprezzano per consultarli in futuro.
    • Aumentare l’engagement. Nel senso di incentivare gli utenti a esplorare e interagire con la piattaforma, creando un archivio di contenuti di valore.
    • Agevolare la scoperta di contenuti. Vale a dire facilitare la ricerca di post interessanti su una varietà di argomenti.

    Threads salva post franzrusso 2024

    Threads si sta posizionando come piattaforma concreta nel difficile panorama dei social media. Ormai prona a sfidare direttamente piattaforme consolidate come X di Elon Musk.

    Con un’interfaccia intuitiva e funzionalità innovative, Threads sta attirando un numero crescente di utenti.

    La piattaforma sta sperimentando costantemente nuovi aggiornamenti, puntando a una personalizzazione accurata e ad una esperienza utente sempre più fluida e coinvolgente.

    Threads e X, numeri a confronto

    Ma proviamo a fare un veloce raffronto tra le due piattaforme. Ricordiamo che Threads è stata presentata a luglio scorso come alternativa appunto di X. Di conseguenza, appare logico il raffronto con la piattaforma di Musk.

    Sappiamo bene che oggi proprio la piattaforma di Musk rispecchi sempre di più gli umori del suo proprietario. Umori che rivelano, in maniera sempre più evidente, un concetto controverso della libertà di espressione.

    Ma Threads per ora non demorde e va consolidando il suo ruolo di “vera alternativa” a X.

    Sullo sfondo c’è la grande sfida delle elezioni presidenziali americane del prossimo novembre. Un appuntamento che ci dirà se Threads è davvero l’alternativa che tutti aspettavano.

    E ci dirà anche se quell’appuntamento sarà per X la sua fine o la sua consacrazione.

    Passiamo adesso al veloce raffronto a cui facevo riferimento prima.

    Threads salva post confronto X franzrusso 2024

    Threads conta 160 milioni di utenti

    Approdata in UE il 14 dicembre 2023, Threads  ha 160 milioni di utenti (numero di utenti totali). La piattaforma è partita con una crescita molto rapida ma poi rallentata nei mesi successivi.

    Threads ha guadagnato 70 milioni di utenti entro 48 ore dal suo lancio, diventando la piattaforma social cresciuta più rapidamente nella storia.

    Dopo aver raggiunto il traguardo dei 100 milioni di utenti in soli 4 giorni, ha aggiunto solo altri 60 milioni di utenti nei mesi successivi.

    Threads conta 130 milioni di utenti attivi mensili.

    E quindi, Threads ha un totale di 160 milioni di utenti registrati. E 130 milioni di questi utenti sono stati attivi, al mese, sulla piattaforma.

    X oltre 500 milioni di utenti registrati

    Il numero di utenti globali di X, invece, è un argomento complesso e non esiste una risposta definitiva.

    Invece X ha, secondo statistiche recenti, 528,3 milioni di utenti mensili monetizzabili. Le previsioni dicono che può raggiungere i 652,23 milioni entro il 2028.

    In termini di utenti attivi giornalieri monetizzabili, la piattaforma conta 237,8 milioni di utenti.

    Gli Stati Uniti guidano per numero di utenti, con 95,4 milioni di utenti, di cui 41,5 milioni sono utenti attivi quotidiani monetizzabili

    La maggior parte degli utenti di X si concentra nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni, che costituisce il 38,5% del totale degli utenti.

    Tenendo conto della difficoltà nell’avere dati certi rispetto a X, è evidente che la piattaforma di Musk conta su una base utenti più cospicua.

    Threads e X, le sfide per il futuro

    Threads, dal canto suo, può effettivamente insidiare X migliorando la piattaforma, specie dal punto di vista della sicurezza e della protezione da notizie e informazioni false.

    Certo, Threads deve ancora rendere effettivo il progetto di decentralizzazione basandosi sul protocollo ActivityPub, lo stesso di Mastodon.

    Infatti, questo permetterà agli utenti di poter estendere la visibilità dei contenuti attraverso la pubblicazione su altre piattaforme, come appunto Mastodon.

    Si tratta di un passaggio, questo, che al momento Elon Musk non prende minimamente in considerazione.

    Eppure lui aveva preso inizialmente parte, insieme a Jack Dorsey, alla nascita di quel progetto decentralizzato che oggi è Bluesky.

    Ovviamente, a fronte di queste considerazioni, il tutto potrà essere confermato, o meno, dai dati dei prossimi tre mesi di Meta. Quando si avrà un quadro più chiaro del peso degli utenti UE su Threads.

     

  • Su Threads inizia il test sugli argomenti di tendenza

    Su Threads inizia il test sugli argomenti di tendenza

    Dopo mesi di rumors, Threads lancia gli argomenti di tendenza, iniziando un test negli USA. Questa mossa potrebbe trasformare Threads in un’alternativa reale a Twitter, offrendo un racconto più in tempo reale.

    Su Threads arriveranno anche gli argomenti di tendenza, in stile Twitter. Anzi, X (“ex”). E così, va completandosi, e concretizzandosi, l’idea che l’app di Meta possa davvero considerarsi l’alternativa a quello che era Twitter. E da questo punto di vista c’è ancora molto da fare.

    Prima di vedere come funzioneranno i trend bisogna dire che dell’approdo dei trending su Threads si parla ormai da ottobre scorso. E un paio di settimane fa c’era stata una prima conferma del lancio del test.

    Trhreads e i trending topic, l’annuncio di Zuckerberg

    A dare l’annuncio è stato Mark Zuckerberg, CEO e proprietario di Meta, proprio su Threads. “Prende il via un piccolo test sugli argomenti principali di oggi sui Threads negli Stati Uniti. Lo pubblicheremo in più paesi e lingue una volta messo a punto…“. Questo il contenuto del messaggio che arriva, come dicevamo prima, dopo mesi e settimane di rumors.

    A ruota, il CEO di Instagram, Adam Mosseri, confermando quanto annunciato da Zuckerberg, ha spiegato che la funzionalità sugli argomenti di tendenza sarà disponibile nella pagina di ricerca e nel feed “Per te” dell’utente. Quindi la sezione che suggerisce i contenuti sulla base delle persone che si seguono.

    threads argomenti di tendenza franzrusso 2024

    Mosseri ha affermato anche che gli argomenti di tendenza saranno selezionati dai sistemi di intelligenza artificiale di Meta sulla base a ciò su cui le persone sono più coinvolte e verranno mostrate anche le tendenze politiche.

    Su Threads i trend gestiti dalla IA

    Sempre su Threads, Mosseri ha scritto: “Per quelli di voi che hanno richiesto una funzione di tendenza, stiamo lanciando un piccolo test negli Stati Uniti per aiutarvi a trovare argomenti tempestivi di cui le persone parlano. Gli argomenti di oggi nelle discussioni saranno nella pagina di ricerca e nel feed ‘Per te’. Gli argomenti sono determinati dai nostri sistemi di intelligenza artificiale in base a ciò su cui le persone stanno interagendo in questo momento su Threads“.

    I nostri specialisti dei contenuti – ha continuato Mosseri – esamineranno gli argomenti selezionati dai nostri sistemi di intelligenza artificiale per assicurarsi che non siano duplicati o confusi, ma, nel complesso, vogliamo che rappresentino accuratamente ciò che è effettivamente di attualità su Threads. Saranno ammesse le tendenze politiche“.

    In pratica, la scelta degli argomenti di tendenza avviene attraverso un algoritmo di apprendimento automatico che tiene conto di una varietà di fattori. Tra cui quanti utenti parlano di un particolare argomento e quanti utenti hanno interagito con i post sullo stesso argomento.

    Threads e trend, un team di specialisti coadiuva la IA

    Meta fa sapere che un team interno di specialisti sui contenuti garantirà che gli argomenti non violino le “Linee guida” della community del sito e “altre linee guida sull’integrità“.ù La società di Zuckerberg fa sapere anche che il team si assicurerà che non ci siano argomenti duplicati e che i temi presentati non siano “privi di senso o fuorvianti”.

    Gli utenti potranno segnalare contenuti potenzialmente fuorvianti nel caso in cui emerga un argomento che viola le linee guida ma non viene immediatamente rilevato dal team dei moderatori.

    threads argomenti di tendenza franzrusso 2024

    Meta, attraverso un suo portavoce, ha dichiarato nei giorni scorsi che non avrebbe suggerito contenuti politici. Ma la società ha confermato che la restrizione non si applicherà alla sua funzione degli argomenti di tendenza. “Il contenuto politico può essere un argomento”, ha un portavoce di Meta. “Rimuoveremo gli argomenti politici solo se violano le nostre Linee guida della community”.

    Threads e trend, adesso l’app è più vicina a Twitter

    L’introduzione degli argomenti di tendenza, trending topics, avvicina Threads all’idea di un’app che permetta il racconto in tempo reale. Una funzionalità richiesta a gran voce dagli utenti. Proprio per avvicinarsi sempre di più a quella che un tempo era Twitter.

    Su Twitter i trending topics apparvero nel giro di poco dal lancio della piattaforma, nel 2008. Più precisamente nel 2007 e poi l’anno successivo divenne effettiva. Una funzionalità che di fatto, insieme agli hashtag, ha definito al meglio le caratteristiche del racconto in tempo reale. Caratteristica tipica di Twitter.

    Ovviamente, è presto per dire come questa funzionalità potrà impattare su Threads. Ancora lontana dall’essere percepita come una vera alternativa di Twitter. Però, si tratta pur sempre di una funzionalità necessaria al giorno d’oggi.

    Inoltre, vedremo se e come questa funzionalità permetterà a Threads di superare questo 2024, un anno particolare, segnato da tante sfide da affrontare.

     

  • X introduce il supporto alle passkey sulle app iOS

    X introduce il supporto alle passkey sulle app iOS

    X, quella che era Twitter, introduce le passkey nelle app iOS, offrendo un’autenticazione più sicura. Questa tecnologia, adottata anche da Apple, Google e altri, rappresenta un passo avanti nella sicurezza digitale.

    Come sappiamo bene, la sicurezza online è diventata una priorità assoluta. Anche se ancora molti faticano a comprenderlo. Ecco perché la notizia di X (quello che era prima Twitter) che ha introdotto il supporto per le passkey nelle sue app iOS rappresenta, comunque la si pensi, un dato da registrare. Da segnalare che la funzionalità è attiva indipendentemente dal proprio account Premium (quello a pagamento).

    Questa decisione segue l’eliminazione del supporto per l’autenticazione a due fattori (2FA) via SMS per gli utenti non Premium l’anno scorso.

    Verso un futuro senza password

    La decisione di X di adottare le passkey è stata influenzata da una serie di fattori. Il contesto vede  una crescente preoccupazione per le violazioni della sicurezza online. Sappiamo che gli attacchi informatici sono all’ordine del giorno. Dunque è necessario creare un sistema di autenticazione più robusto.

    X passkey ios 2024 franzrusso

    X, come altre piattaforme digitali, ha dovuto affrontare diverse violazioni della sicurezza, inclusa la nota violazione, di qualche settimana fa, dell’account della U.S. Securities and Exchange Commission, che ha messo in luce le vulnerabilità dei sistemi di sicurezza tradizionali.

    Il perché della mossa di X

    L’introduzione delle passkey da parte di X non è solo una risposta alle sfide di sicurezza. Ma potrebbe essere letto anche un tentativo di anticipare le esigenze future degli utenti.

    Le passkey offrono una soluzione più sicura e comoda rispetto alle tradizionali password, integrando metodi di autenticazione biometrica come Face ID o Touch ID. Questo passaggio è in linea con la tendenza dell’industria tecnologica verso sistemi di autenticazione più sofisticati.

    Cosa comporta la scelta delle passkey

    L’implementazione delle passkey da parte di X potrebbe dare luogo a diverse conseguenze.

    Per gli utenti, significa una maggiore facilità d’uso e una sicurezza rafforzata. Per quanto riguarda il grande tema della sicurezza, questo approccio rappresenta un passo avanti verso la riduzione della dipendenza dalle password. Come si sa, notoriamente vulnerabili a tecniche di phishing e altri attacchi informatici.

    Cosa sono le passkey

    Le passkey sono essenzialmente chiavi di accesso digitali che sostituiscono le tradizionali password. Basate sulla tecnologia WebAuthn e sviluppate in collaborazione con enti come la FIDO Alliance, Apple, Google e Microsoft, le passkey generano una coppia di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, per ogni account. Questo metodo riduce significativamente il rischio di accessi non autorizzati e attacchi di phishing, poiché la chiave privata non viene mai condivisa con il servizio online.

    Queste le altre piattaforme su cui sono usate le passkey.

    • Apple: la casa di Cupertino ha introdotto il supporto per le passkey in iOS 16, iPadOS 16.1 e macOS Ventura, permettendo agli utenti di utilizzare questa forma di autenticazione sicura su iPhone, iPad e Mac.
    • Google: il colosso di Mountain View ha implementato le passkey nei suoi servizi e sistemi, inclusi gli account Google, offrendo così un metodo di autenticazione sicuro e conveniente.
    • Microsoft: il colosso di Redmond è un altro attore importante che supporta le passkey, facilitando un accesso sicuro ai propri servizi e applicazioni.
    • PayPal: l’azienda dei pagamenti ha adottato le passkey, permettendo ai suoi utenti di accedere ai servizi di pagamento online in modo più sicuro e senza password.
    • eBay: il colosso di vendita online si è mosso verso l’autenticazione senza password, integrando le passkey per migliorare la sicurezza degli account utente.
    • Dashlane: noto gestore di password, ha implementato il supporto per le passkey, fornendo un ulteriore strato di sicurezza per la gestione delle credenziali.
    • Best Buy: il grande rivenditore di elettronica ha adottato questa tecnologia, consentendo ai clienti di accedere ai propri servizi online in modo più sicuro.

    Altri casi oltre a quello della SEC

    Il caso della SEC su X non è un’isolata eccezione. Altri esempi di violazioni includono attacchi passati alla storia.

    Come quello che coinvolse proprio Twitter nel luglio del 2020 con la truffa dei bitcoin. In quell’occasione vennero violati gli account di personalità come, tra gli altri, Apple, Biden, Obama, Bill Gates e di Elon Musk anche. In quel caso, gli account vennero utilizzati per pubblicare un messaggio che promuoveva l’indirizzo di un portafoglio Bitcoin con la promessa di raddoppiare i pagamenti in cambio.

    Al momento non si sa se, e quando, le passkey approderanno anche sull’app Android di X.

  • X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    Il valore di X (precedentemente Twitter) cala del 71,5% in seguito all’acquisizione di Elon Musk. Lo rileva Fidelity che aveva investito 19,2 milioni di dollari nell’ottobre del 2022. Quali le conseguenze e le sfide impossibili della piattaforma di Musk.

    Comunque la si pensi, l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, nell’ottobre 2022 ha rappresentato un punto di svolta significativo nel panorama dei social media. Ognuno poi, alla luce dei fatti, può formulare la sua opinione su questa svolta.

    Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari, in parte grazie al finanziamento fornito, tra gli altri, da Fidelity​​. L’acquisizione di Twitter da parte di Musk ha segnato l’inizio di una serie di cambiamenti radicali. Sia nella gestione che nella strategia dell’azienda, che hanno avuto un impatto considerevole sul suo valore di mercato. E sulla percezione da parte degli utenti.

    X, oggi Twitter, e il calo del valore

    A proposito del valore di Twitter, divenuta ormai X, Fidelity ha ridotto drasticamente il valore stimato delle sue partecipazioni in X, posseduta da Elon Musk. La valutazione è stata ridotta del 71,5% rispetto al valore originale delle azioni.

    X perde valore oltre 70 percento franzrusso

    In particolare, Fidelity aveva investito 19,2 milioni di dollari in X nell’ottobre 2022. Ma ha poi ridotto la valutazione del 65% nell’ottobre 2023. E ulteriormente del 71,5% nel novembre 2023​​​​.

    Questo significa che la piattaforma vale circa 12 miliardi di dollari. Valeva circa 35 miliardi di dollari nell’aprile del 2022.

    La riduzione di valore di novembre 2023 fa seguito al famoso “go fu@ç yourself” indirizzato da Musk alle aziende che avevano deciso di non investire più in pubblicità sulla piattaforma.

    Come conseguenza, questo calo si traduce in una significativa perdita di fiducia nell’investimento di Fidelity in X.

    Le grande sfide quasi impossibili di X

    Come dicevamo, la piattaforma di Musk ha subito numerosi cambiamenti nell’ultimo anno. Inclusa la nomina di Linda Yaccarino, ex dirigente di NBCU, come CEO. Con l’obiettivo di rendere l’azienda profittevole entro il 2024​​.

    Nonostante ciò, X si trova di fronte a una sfida più che ardua per riconquistare la fiducia degli inserzionisti. Grandi aziende pubblicitarie come Apple, Comcast/NBCUniversal, Disney e Warner Bros si sono ritirate dalla piattaforma a seguito di commenti controversi di Elon Musk e di un suo sostegno a una teoria cospirazionista antisemita​​.

    Musk, inoltre, ha affrontato il boicottaggio pubblicitario con commenti controversi, esprimendo la sua frustrazione e attribuendo agli inserzionisti la responsabilità del declino di X​​.

    Al momento, la strategia di X per affrontare l’impatto del boicottaggio degli inserzionisti include l’attrazione di piccole e medie imprese sulla piattaforma​​. Musk ha inoltre preso decisioni discutibili riguardo al ripristino di utenti precedentemente bannati dalla piattaforma, scatenando ulteriori discussioni e indagini sulle politiche di moderazione dei contenuti di X​​.

    La drastica riduzione della valutazione di Fidelity ha sollevato interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di X. Anche se va detto che forse non ha sorpreso tutti.

    La trasformazione e il futuro di X

    La trasformazione della piattaforma di Musk si inserisce in un panorama di generale cambiamento del settore. E, nelle difficoltà che incontra nel ristabilire la fiducia degli inserzionisti, possiamo dire che la proprietà non aiuta.

    Risulta essenziale un piano accurato per ristabilire la credibilità di X e riconquistare la fiducia degli inserzionisti, costruendo un solido e coinvolgente bacino di utenti e moderando efficacemente i contenuti​​​​.

    Una strategia che, anche alla luce delle ultime esternazioni di Musk sembra sempre più una chimera.

    In conclusione, la valutazione di Fidelity pone in evidenza le enormi difficoltà che X deve affrontare per dimostrare il suo impegno nel sostenere una comunità online davvero sana e sicura. Soprattutto in vista di un anno, come il 2024, che si presenta denso di insidie.

  • Se le aziende fuggono da X, allora investono su LinkedIn

    Se le aziende fuggono da X, allora investono su LinkedIn

    LinkedIn, che proprio nel 2023 ha compiuto 20 anni, registra un notevole aumento di ricavi pubblicitari, ponendosi come un punto di riferimento nel marketing digitale grazie a strategie di targeting uniche e a un ambiente più professionale e salubre. Cosa che non succede più su altre piattaforme.

    La recente svolta di Twitter/X sotto la guida di Elon Musk, caratterizzata da un modello pay-per-use e scelte discutibili, ha creato un clima di incertezza e sfiducia tra le aziende. Queste scelte e i recenti accadimenti hanno danneggiato l’immagine del social, rendendo difficile per i brand associarvi il loro nome.

    Di conseguenza, molte aziende e brand stanno cercando nuove piattaforme digitali, spostando l’attenzione verso ambienti ritenuti più salubri e affidabili per la distribuzione dei loro contenuti. E dei loro investimenti pubblicitari.

    In questo scenario, LinkedIn emerge come una piattaforma di riferimento.

    linkedin aziende pubblicità 2023 franzrusso

    LinkedIn e la crescita dell’advertising

    Secondo quanto riporta il Financial Times, la piattaforma di Microsoft ha registrato un incremento significativo nella pubblicità digitale, con i ricavi pubblicitari annui che hanno raggiunto quasi 4 miliardi di dollari nel 2023, testimoniando una crescita del 10,1% su base annua e una previsione di ulteriore aumento del 14,1% per il 2024​​.

    Sempre dalle informazioni riportate dal quotidiano finanziario, sembra proprio che sia LinkedIn a raccogliere in suo favore le conseguenze della fuga delle grandi aziende da X. Nonostante su LinkedIn quest’anno si sia registrato un aumento dei prezzi dei prodotti advertising del 30%.

    I costi, infatti, restano elevati. In media un’azienda ha afferma di preparare campagne premium di LinkedIn in cui il costo per 1.000 impressioni di un annuncio arriva fino a 300 dollari (circa 270 euro), rispetto a un rispettivo costo compreso tra 10 dollari (9 euro) e 15 dollari (13,5 euro) che si spendono su Meta.

    LinkedIn e le strategie di targeting uniche

    LinkedIn, che proprio nel 2023 ha compiuto 20 anni, vanta oltre 930 milioni di membri e 61 milioni di aziende con una pagina LinkedIn, con un engagement organico forte, dove il 40% dei visitatori interagisce con una pagina ogni settimana. Inoltre, la piattaforma ha dimostrato un’efficacia superiore nel rafforzamento del brand rispetto ad altre piattaforme top per i marchi B2B e B2C​​.

    LinkedIn 930 milioni utenti 2023 franzrusso.it

    La strategia di LinkedIn si concentra su un targeting unico, sfruttando dati relativi alla storia lavorativa e alle intenzioni delle persone. Questo approccio ha portato a un aumento significativo nell’utilizzo di LinkedIn per la distribuzione di contenuti da parte dei marketer B2B, con il 96% che lo ha utilizzato negli ultimi 12 mesi e l’80% che ha pagato per la distribuzione dei loro contenuti sulla piattaforma​​.

    LinkedIn e la sua evoluzione

    LinkedIn si va affermandosi come un attore chiave nel settore della pubblicità digitale, sfruttando un momento di crisi per altre piattaforme e offrendo un ambiente più professionale e rispettoso. Questa tendenza, che vedremo più netta nel 2024 che sta arrivando, sottolinea un importante cambiamento nel panorama dei social media, dove LinkedIn si proietta come un punto di riferimento, offrendo nuove opportunità di crescita e sviluppo in un’era di maggiore consapevolezza e responsabilità sociale.

    Del resto, come già diverse volte sottolineato anche qui sul nostro blog, gli investimenti fatti nel corso di questi ultimi anni hanno trasformato LinkedIn in una vera e propria piattaforma social media. Dopo l’acquisizione da parte di Microsoft, la piattaforma ha sviluppato altre modalità di contenuto, riuscendo ad evolversi e ad andare oltre l’etichetta di piattaforma per il business networking e per la ricerca di lavoro.

    Va detto, la spesa pubblicitaria su LinkedIn resta ancora molto bassa se paragonata a colossi come Meta o Google. Ma certamente si pone come un luogo più sicuro rispetto ad altre piattaforme.