Tag: Twitter/X

  • Indagine formale UE su X per disinformazione

    Indagine formale UE su X per disinformazione

    La Commissione UE indaga su X (ex Twitter) per potenziali violazioni del Digital Services Act, esaminando la diffusione di contenuti illegali e disinformazione.

    La settimana che riguarda il mondo dei social media, ancora coinvolto dall’approdo di Threads in UE, si apre proprio all’insegna dell’UE. Nello specifico, si apre all’insegna della commissione UE che apre la sua prima indagine formale sulla base del DSA – Digital Services Acts.

    E l’apertura dell’indagine formale vede coinvolta la piattaforma di Elon Musk, X (conosciuta prima come Twitter). Come scritto nel comunicato, la commissione ha avviato “procedimenti formali per valutare se X possa aver violato il Digital Services Act (DSA) in aree collegate alla gestione del rischio, moderazione dei contenuti, schemi occulti, trasparenza pubblicitaria e accesso ai dati per i ricercatori“.

    L’apertura del procedimento formale contro X

    L’apertura del procedimento formale segue l’indagine preliminare dalla quale, tra l’altro, emerge la grande preoccupazione. E cioè che X abbia contribuito alla “diffusione di contenuti illegali nel contesto degli attacchi terroristici di Hamas contro Israele”.

    indagine ue X disinformazione franzrusso.it

     

    La commissione fa sapere che esaminerà tentativi di X nel contrastare la diffusione di contenuti illegali sulla sua piattaforma. Ed esaminerà gli sforzi della stessa piattaforma atti a fermare la “manipolazione delle informazioni” tramite il suo sistema di “Note della Comunità” e altre politiche.

    Inoltre, la commissione passerà ad esaminare altre questioni che comprendono “design ingannevole” relativi ai cosiddetti “segni di spunta Blu“; la trasparenza pubblicitaria e l’accesso ai dati per i ricercatori.

    Il DSA e la posizione di X

    Il DSA ha previsto la definizione dei VLOPS, i cosiddetti “Very Large Online Platforms”. E tra questi soggetti figura anche la piattaforma di Elon Musk. Oltre a X, la lista include altre 16 piattaforme e due motori di ricerca. Tra cui Facebook e Instagram di Meta, TikTok, Snapchat, LinkedIn, Amazon, Google Search e l’App Store di Apple.

    L’annuncio dell’indagine formale arriva poco più di due mesi dopo che Breton ha sollevato preoccupazioni iniziali sulla diffusione di “contenuti illegali e disinformazione” su X.

    La società aveva risposto a Breton confermando i suoi sforzi di moderazione. In quella occasione fece notare la rimozione di “centinaia” di account affiliati a Hamas. E di aver rimosso o etichettato “decine di migliaia di pezzi di contenuto“. Va ricordato che richieste simili sono state inviate anche a Meta e TikTok.

    Dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas, ci sono state numerose segnalazioni di disinformazione/misininformazione diffusa su X sul conflitto. Tra cui video e immagini condivise fuori contesto; una rete di propaganda di dozzine di account che condividono contenuti falsi e infiammatori. Di fronte a tutto questo, non sono mancate le segnalazioni riguardo il mancato intervento di X nella rimozione di post che violano le sue stesse regole.

    La risposta di X alla commissione UE

    In risposta alla commissione UE, X ha pubblicato una dichiarazione tramite il suo account ufficiale di Sicurezza, chiedendo che il processo segua la legge e sia “libero da influenze politiche”.

    X rimane impegnata a rispettare il Digital Services Act e sta collaborando con il processo normativo“, si legge nella dichiarazione. “X è focalizzata sulla creazione di un ambiente sicuro e inclusivo per tutti gli utenti sulla nostra piattaforma, proteggendo al contempo la libertà di espressione, e continueremo a lavorare instancabilmente verso questo obiettivo.

    La Commissione afferma che i suoi prossimi passi saranno raccogliere prove e che potrebbe intraprendere anche sanzioni nei confronti X. Non esiste una scadenza legale entro cui procedimenti formali come questo devono essere conclusi.

    Vedremo nelle prossime settimane come evolverà questa situazione.

  • L’atteggiamento di Musk su X costa milioni in pubblicità

    L’atteggiamento di Musk su X costa milioni in pubblicità

    X rischia una perdita di 75 milioni di dollari in pubblicità dopo il post controverso di Musk. E i grandi marchi hanno sospeso le campagne su X. Intanto la visita in Israele non è senza polemiche.

    X, fu Twitter, continua a soffrire dal punto di vista delle entrate pubblicitarie. Ossia, la principale fonte di sostentamento, al momento, per la piattaforma di Elon Musk.

    E dopo il calo registrato a giugno di questo anno potrebbe subire una perdita significativa di entrate pubblicitarie. Si parla di 75 milioni di dollari. Questo a seguito del contraccolpo dovuto alla diffusione di contenuti antisemiti sulla piattaforma.

    Da evidenziare che questa situazione si verifica in un periodo cruciale dell’anno. Ossia il trimestre che porta al periodo natalizio, tradizionalmente è il più redditizio per la pubblicità. Negli ultimi tre mesi del 2021- quindi prima che arrivasse Musk – Twitter aveva registrato entrate per 1,57 miliardi di dollari, di cui quasi il 90 percento proveniva dalla pubblicità.

    X e calo della pubblicità: la reazione dei brand

    Secondo il New York Times, che ha visionato documenti interni dell’azienda, oltre 100 marchi, tra cui Airbnb, Netflix e Microsoft, hanno interrotto o stanno considerando di sospendere le loro campagne pubblicitarie su X. E la motivazione che ha portato a questa reazione deriva dal tweet di Elon Musk che appoggiava una teoria della cospirazione antisemita.

    atteggiamento musk calo milioni pubblicità X franzrusso

    Dopo la pubblicazione del tweet in questione, Media Matters ha pubblicato un report mostrando come contenuti antisemiti siano apparsi vicini a contenuti sponsorizzati. Proprio dei brand che hanno sospeso gli investimenti in advertising.

    La piattaforma X, in risposta al report, ha intentato una causa contro l’organizzazione. L’accusa è di aver fabbricato immagini che rappresentavano annunci di grandi brand a fianco di contenuti estremisti.

    Nonostante la difesa pubblica di X, aziende come IBM, Apple e Disney hanno prontamente ritirato i loro annunci. Anche Lionsgate e Ubisoft hanno sospeso le loro campagne. In riferimento al tweet di Musk come motivo, come già raccontato qui.

    X prova a difendersi

    Il NYT riporta che Airbnb ha sospeso oltre un milione di dollari in pubblicità. Netflix e le filiali di Microsoft hanno ritirato rispettivamente 3 e 4 milioni di dollari in campagne pubblicitarie. Anche Uber e Coca-Cola hanno messo in pausa le loro pubblicità su X.

    X, nella sua difesa, ha dichiarato che le cifre riportate erano obsolete o rappresentavano una valutazione interna del rischio. Secondo l’azienda, le entrate a rischio sarebbero solo di circa 11 milioni di dollari. Con la situazione in continua evoluzione man mano che alcuni inserzionisti ritornano o incrementano la loro spesa pubblicitaria.

    Musk e la visita in Israele, con polemiche

    E proprio in questi giorni Elon Musk si trova in visita in Israele, proprio in virtù delle polemiche sull’antisemitismo.

    Musk è proprietario anche di Starlink, che fornisce servizi Internet satellitari, attraverso la sua società SpaceX. E avrebbe raggiunto un accordo con il governo israeliano per limitare l’uso dell’ISP nella Striscia di Gaza e per implementarlo solo con il permesso del governo israeliano.

    Musk aveva precedentemente affermato che Starlink avrebbe offerto connettività a “organizzazioni umanitarie riconosciute a livello internazionale a Gaza“, dove si sono susseguiti continui blackout di Internet poiché i servizi dei principali operatori erano inattivi a causa della carenza di carburante.

    La visita di Elon Musk ha comunque generato polemiche in Israele. Alcuni media israeliani hanno criticato il primo ministro Benjamin Netanyahu per aver ospitato un uomo che considerano antisemita.

    Difficile da digerire l’accoglienza di qualcuno che solo pochi giorni fa ha sostenuto un luogo comune violentemente antisemita, che si è dilettato per anni nell’antisemitismo e ha trasformato questa piattaforma in un pozzo nero di odio“, ha scritto su X Amy Spiro, una giornalista del Times of Israel.

    Elon Musk “persona non grata in Israele”

    Il miliardario dovrebbe essere “persona non grata in Israele”, ha scritto il caporedattore di Haaretz, Esther Solomon, aggiungendo: “Invece, Netanyahu – esplorando nuove profondità di servilismo amorale – gli regala una visita di pubbliche relazioni nei kibbutz devastati da Hamas. Profani, venali, biliosi, tutti e due”.

  • Elon Musk vuole riattivare i titoli nelle anteprime con link

    Elon Musk vuole riattivare i titoli nelle anteprime con link

    Elon Musk cambia idea in continuazione. Nei giorni scorsi ha annunciato il ritorno dei titoli nelle anteprime con link su X. Solo che non saranno più visibili come prima, ma saranno inseriti nell’immagine che accompagna il contenuto.

    Solo qualche mese fa Elon Musk, oggi proprietario di X (fu Twitter), sosteneva che, per una migliore “estetica del contenuto”, sarebbe stato meglio eliminare i titoli nelle anteprime dei post con link. E così è stato. Infatti, attualmente sul web il link viene incorporato all’interno dell’immagine che accompagna il contenuto. Lo si vede in basso a sinistra sottoforma del dominio del link da cui proviene. Cliccandoci sopra si arriva a leggere il contenuto.

    Elon Musk ama cambiare idea, come sempre

    Ora, sappiamo bene che quando Elon Musk dice una cosa è sempre proprio poi a sostenere il contrario. O quasi.

    Infatti, l’altro giorno in un post ha scritto: “In una prossima release, X sovrapporrà nella posizione superiore dell’immagine di una card con link”. Senza dare ulteriori dettagli sulla tempistica. Musk ha poi confermato che il titolo che accompagna il contenuto apparrà all’interno della card.

    x link titoli immagine franzrusso.it

    Il titolo sarà all’interno della card

    Quindi avremo il link che apparirà in fondo a sinistra e il titolo in alto, sempre nella stessa immagine.

    Evidentemente, il fatto di aver eliminato i titoli all’interno del contenuto nell’anteprima ha cambiato notevolmente l’interazione degli utenti. Si è trattata di una modifica che ha cambiato l’esperienza degli utenti sulla piattaforma. E dato spazio anche a un po’ di confusione.

    Questo perché, non essendo immediata la visualizzazione del titolo, ad un primo sguardo non è facile individuare il link che viene adesso incorporato nell’immagine. E poi, come abbiamo imparato in questi mesi, l’algoritmo di X è impostato per dare sempre meno valore ai contenuti con link. Questo per evitare che gli utenti possano lasciare la piattaforma per approfondire il contenuto.

    Al momento anche i contenuti di questo blog seguono un po’ la tendenza di introdurre all’interno della card il titolo dell’articolo. In verità, è una pratica che veniva adottata anche prima. Ha trovato ancora più valore con le modifiche apportate dall’agosto scorso.

    Nel momento in cui dovesse entrare in vigore questa novità annunciata da Musk converrà attendere prima di decidere se abbandonare la card personalizzata. Ancora non è chiaro come tutto questo si concretizzerà graficamente. Ricordiamo che tutto questo, al momento, vale solo per il web e non per le condivisioni da mobile.

    E non sono mancate le critiche

    Insomma, ancora una volta Elon Musk non smentisce sè stesso. Continua a procedere allo stesso modo. E non sono mancati gli utenti che lo hanno criticato per aver messo mano ad una funzionalità che non avrebbe dovuto essere modificata.

    Da notare che l’annuncio di questa novità è arrivato dopo che lo stesso Musk, circa due ore prima, aveva condiviso un articolo di Reuters. Il post riportava l’immagine, che altro non era che il logo di OpenAI con il contenuto scritto da Musk “Estremamente preoccupante”.

    Senza titolo, senza alcun contesto o considerazione per chiarire il contenuto dell’articolo. Inavvertitamente lo stesso Musk ha dato dimostrazione come l’aver eliminato l’anteprima dei titoli è stata una sciocchezza.

    Vedremo cosa ne verrà fuori. Anche perché Musk al momento dovrebbe essere più preoccupato del fatto che le grandi aziende hanno sospeso gli investimenti in pubblicità sulla piattaforma a causa della diffusione di contenuti antisemiti. E anche a causa della sua recente uscita a sostegno del complotto della sostituzione bianca, del cosiddetto “Piano Kalergi”.

    Elon Musk, come abbiamo ricordato in un altro articolo, dovrebbe cominciare a preoccuparsi di prendere coscienza del proprio ruolo. Dovrebbe prestare attenzione al valore della sua influenza, delle sue parole. Perché ogni parola conta.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

  • Musk e la responsabilità sociale di essere a capo di X

    Musk e la responsabilità sociale di essere a capo di X

    Il recente post di Elon Musk su X, in risposta ad un utente, apre ancora una volta una riflessione sulle conseguenze etiche e commerciali, sull’importanza della responsabilità sociale che il ruolo determina. La reazione di IBM è la dimostrazione che tutto questo conta.

    Nell’era digitale, le figure pubbliche e i leader delle piattaforme social giocano un ruolo cruciale nel modellare le conversazioni pubbliche. Questa responsabilità si estende ben oltre la gestione aziendale. Perché influenza la cultura, l’etica e la società nel suo insieme. Di recente, Elon Musk, proprietario di X (fu Twitter), ha nuovamente catalizzato l’attenzione pubblica e suscitato controversie e pesanti critiche. Una situazione che riguarda l’importanza del suo ruolo nella società. E le sue conseguenze.

    Elon Musk e l’odio

    La situazione si è verificata quando Musk ha risposto a un post di un utente su X, accusando le comunità ebraiche di promuovere l’odio contro le persone bianche, dichiarando “Hai detto la vera verità“. Questa affermazione ha provocato un’ondata di critiche, e di sdegno, per la sua natura divisiva e potenzialmente dannosa. Evidenziando il potere e l’impatto delle parole di figure pubbliche di grande influenza come Musk.

    L’impatto di queste azioni va ben oltre la sfera di Musk. Influenzano la reputazione e l’integrità di X. In relazione a questo pesante episodio, IBM, uno dei principali inserzionisti sulla piattaforma, ha sospeso le proprie pubblicità in risposta a questi eventi, citando la tolleranza zero per l’odio e la discriminazione.

    La risposta di IBM e l’impatto sui brand

    Questa mossa di IBM non è solo una reazione alle parole di Musk. È un chiaro segnale dell’importanza che le aziende attribuiscono ai valori. Come inclusività e rispetto nel decidere dove investire i loro budget pubblicitari.

    musk ibm responsabilità sociale franzrusso

    Il caso di Musk e X solleva interrogativi significativi sulla responsabilità sociale delle piattaforme di social media. In un’epoca in cui la polarizzazione e l’odio online sono in aumento, la responsabilità di moderare e indirizzare il discorso pubblico in modo costruttivo diventa imperativa. Questo non riguarda solo la prevenzione di discorsi di odio o fake news. Ma anche la promozione di un ambiente in cui la diversità di opinioni possa essere espressa in modo rispettoso e produttivo. Paradossalmente è quello che voleva realizzare proprio Musk.

    La reazione delle aziende come IBM è sintomatica di un cambiamento più ampio nel panorama aziendale. Le aziende non sono più disposte a essere associate a piattaforme che non allineano i loro standard etici e valori con quelli dell’azienda. Questo non solo riguarda la responsabilità sociale delle aziende ma anche il crescente desiderio dei consumatori di sostenere marchi che riflettono i loro valori.

    Etica Digitale e Responsabilità Sociale

    D’altra parte, la diminuzione degli investimenti pubblicitari può avere ripercussioni significative sulle piattaforme social. E X, da questo punto di vista, ne sa qualcosa.

    Una riduzione del finanziamento pubblicitario può limitare la capacità delle piattaforme di innovare e migliorare i loro servizi. Può portare a una diminuzione dell’engagement e della crescita dell’utente. Inoltre, può influenzare la percezione pubblica della piattaforma, portando a una possibile diminuzione della fiducia degli utenti e, di conseguenza, a una riduzione dell’uso della piattaforma stessa. Tutte condizioni che si stanno verificando su X.

    Infine, le recenti azioni di Musk sottolineano l’importanza del linguaggio e della rappresentazione sui social media. Le piattaforme social hanno il potere di unire o dividere, di elevare discorsi costruttivi o di alimentare divisioni. La gestione responsabile di queste piattaforme richiede un equilibrio delicato tra libertà di espressione e responsabilità sociale. La direzione futura di X e la sua gestione del discorso pubblico saranno aspetti cruciali, da monitorare.

    Il caso di Musk e IBM offre un importante promemoria. Nella società digitale odierna, i leader delle piattaforme social e le figure pubbliche devono esercitare un elevato grado di responsabilità sociale. Le loro azioni e parole hanno un impatto diretto non solo sulle comunità online. Ma anche sulle relazioni aziendali e sul clima sociale più ampio.

    Le piattaforme come X non sono altro che semplici strumenti di comunicazione. Nel tempo, sono diventate arene pubbliche dove si svolgono dibattiti cruciali per la nostra società. La gestione di tali spazi richiede una comprensione profonda e un rispetto per la diversità e l’inclusività.

    La responsabilità di creare un ambiente sicuro e rispettoso per tutti gli utenti non è solo una questione etica. Diventa anche un imperativo commerciale. Come dimostra la reazione di IBM.

    La reputazione è un bene prezioso nel mondo digitale, costruita con cura e facilmente vulnerabile a danni rapidi e diffusi. Le parole di una figura influente come Musk possono avere ripercussioni immediate non solo sulla sua immagine, ma anche su quella della sua azienda e, in un contesto più ampio, sull’intero ecosistema digitale.

    Le aziende che scelgono di associarsi a piattaforme e figure pubbliche devono essere sempre più consapevoli dell’importanza della responsabilità sociale e della gestione dell’immagine.

    La Governance del futuro digitale

    Il caso di Musk mette in luce il bisogno urgente di una governance più efficace nelle piattaforme di social media. La moderazione dei contenuti e la gestione delle community richiedono un approccio bilanciato. Per proteggere la libertà di espressione pur garantendo un ambiente sicuro e rispettoso per tutti gli utenti.

    Le piattaforme che non riescono a mantenere questo equilibrio possono trovarsi rapidamente isolate. Sia dalla comunità degli utenti, sia dal supporto aziendale.

    Guardando al futuro, è chiaro che il successo delle piattaforme di social media dipenderà sempre più dalla loro capacità di navigare nelle acque complesse della responsabilità sociale. L’esempio di X e la reazione di IBM illustrano perfettamente come le decisioni di leadership possano avere effetti a catena sull’intero ecosistema digitale. Le piattaforme che privilegiano l’etica e la responsabilità sociale saranno quelle che prospereranno, attraendo sia utenti che investitori che condividono questi valori.

    Ogni parola conta

    In conclusione, l’episodio di Musk e IBM sottolinea una verità fondamentale dell’era digitale: nel mondo interconnesso di oggi, ogni parola conta e ogni azione ha un impatto. La responsabilità sociale è più che un obbligo etico. È una necessità strategica per qualsiasi azienda che vuole prosperare nell’ecosistema digitale in rapida evoluzione.

    Le piattaforme e i loro leader devono essere consapevoli dell’importanza della loro voce e della loro influenza, e agire con un senso di responsabilità che rispecchia l’importanza del loro ruolo nella società.

  • X e i numeri in calo dopo un anno con la gestione di Elon Musk

    X e i numeri in calo dopo un anno con la gestione di Elon Musk

    Da quando Elon Musk ha acquisito Twitter, trasformandola in X, la piattaforma ha subito trasformazioni profonde. E la trasformazione ha portato ad un calo del numero degli utenti e dell’utilizzo della piattaforma.

    È passato un anno da quando Elon Musk ha completato l’acquisizione di Twitter, poi trasformata in X a luglio di quest’anno. Eppure, è stato un anno complicato per la piattaforma che, di fatto, ha cancellato definitivamente Twitter, introducendo funzionalità che ne hanno trasformato la forma e la sostanza. E il cambiamento vero lo si nota nel nuovo algoritmo, quello cha ha dato forma alla nuova piattaforma voluta da Elon Musk.

    Questa vuole essere l’occasione per fare qualche considerazione su ciò che è oggi X, la sua percezione, i numeri oggettivi (cioè forniti da società terze) in modo tale da avere una informazione oggettiva, senza pregiudizi o critiche.

    Per inciso, chi scrive non ha mai fatto mancare le sue critiche, a volte anche pesanti, su Twitter che non è mai stata una società perfetta e senza problemi. Per chi volesse, è tutto raccontato qui, su questo blog.

    Ma andiamo avanti.

    L’evoluzione di X sotto il controllo di Musk

    L’anno che X sta festeggiando, giustamente, non è stato tutto rose e fiori. Sono stati 12 mesi molto turbolenti, come turbolento è Elon Musk, l’uomo-impresa che incarca da solo la società, lasciando a Linda Yaccarino il compito di tenere buoni gli investitori. Impresa, come vedremo, assai ardua.

    Di sicuro avrete notato che i festeggiamenti del primo anno della nuova piattaforma X sono coincisi con l’annuncio dell’arrivo delle videochiamate via messaggi diretti. Significa che ormai l’app va sempre più nella direzione tracciata da Musk proprio un anno fa, ossia quella dell’app per qualsiasi cosa.

    X numeri in calo dopo un anno gestione Elon Musk franzrusso.it

    Tempo un anno, o forse meno, e l’app implementerà il sistema di pagamenti. A quel punto il cerchio si chiude e X rappresenterà quello che abbiamo già evidenziato. Diventerà una sorta di WeChat con poche possibilità di poter operare nei paesi UE.

    I numeri di X ad un anno dall’acquisizione

    I numeri diffusi da X, con il post a firma proprio della Yaccarino, dicono questo:

    • X ha oltre 500 milioni di utenti attivi mensili;
    • gli utenti X trascorrono 7,8 miliardi di minuti su X al giorno;
    • l’utente medio trascorre su X più di 32 minuti al giorno;
    • ogni giorno si registrano circa 1,5 milioni di nuovi account;
    • tutte le principali agenzie pubblicitarie ritornano a fare pubblicità su X;
    • 90 dei 100 principali investitori pubblicitari di X di un anno fa hanno ora ripreso le campagne.

    Molti di questi dati sono confutati da analisi di terze parti.

    Ora, se guardassimo i numeri di X, rispetto a quella che è la narrazione fiorente di Musk (senza fornire alcuna fonte dei dati che menziona), ci si accorgerebbe che la realtà sarebbe un’altra. E infatti…

    X ha dichiarato a settembre di avere 245 milioni di utenti attivi giornalieri, un numero inferiore rispetto ai 259,4 milioni del novembre 2022, ma superiore ai 237,8 milioni che l’allora Twitter aveva divulgato per il secondo trimestre del 2022, l’ultima volta che ha presentato pubblicamente i risultati finanziari, prima che Musk rendesse privata la società.

    I dati forniti da società di terze parti, in realtà appunto, sono meno ottimisti. Secondo i dati di Sensor Tower, gli utenti attivi giornalieri di X tramite app mobile sono diminuiti del 16% a settembre rispetto a quando Musk ha assunto il controllo della piattaforma. Si tratta del peggiore dato rispetto alle altre piattaforme “competitor”. Snapchat, ad esempio, cresce più di tutte le altre facendo registra +11%.

    X utenti in calo 2023 WSJ franzrusso

     

    A settembre 2023, X ha 183 milioni di utenti attivi sulla piattaforma, un numero assai inferiore rispetto a quando vuole la narrazione di Musk. Addirittura ben al di sotto dei 315 milioni di utenti attivi giornalieri “monetizzabili” che Twitter si era impegnata a raggiungere entro la fine di quest’anno, prima che intervenisse l’acquisizione di Musk.

    X dopo un anno in calo utenti e download

    Snapchat, visto da Twitter come elemento di comparazione per quanto riguarda il numero di utenti attivi al giorno, ha ormai raggiunto la soglia dei 400 milioni di utenti attivi giornalieri. Sono invece sempre più distaccate da X piattaforme come YouTube, con oltre 2 miliardi di utenti attivi al giorno, e Facebook, con oltre 1,4 miliardi di utenti attivi al giorno.

    Ancora, i dati che offre Sensor Tower rispetto ai download delle app riflettono questo trend al ribasso di X. I download sono calati dopo che Musk ha improvvisamente rinominato la piattaforma X, come dicevamo a luglio di quest’anno. Questo perché le persone in cerca di “Twitter” non sapevano che l’app avesse cambiato nome. Un piccolo pasticcio possiamo dire, dettato dalla fretta di anticipare i tempi per stare al passo con Threads. Stiamo parlando dei tempi del famoso incontro tra Musk e Zuckerberg, quello che si sarebbe dovuto tenere al Colosseo.

    Qualche settimana fa avevamo riportato che il 69% degli utenti statunitensi si riferisce ancora alla piattaforma con il nome “Twitter”.

    X in queste settimane ha affermato di avere registrato uno slancio, segnalando questo mese i propri dati che mostrano che 1,5 milioni di persone si iscrivono a X ogni giorno, in crescita del 4% rispetto allo scorso anno. Dato riportato sopra.

    L’evoluzione di X e il rapporto con gli inserzionisti

    I numeri degli utenti sono importanti per attrarre inserzionisti che vogliano investire in advertising su X. E il compito di attirare nuovi inserzionisti e trattenere quelli attuali è affidato alla CEO di X, Linda Yaccarino. Ebbene, come parte del suo progetto che comprende uno scenario ben più positivo dello stato del business, affermando che il 90% dei primi 100 inserzionisti dello scorso anno sia ritornato, in realtà le cose stanno in modo un po’ diverso. Ricordiamo che la pubblicità fornisce a X la maggior parte delle entrate dell’azienda, sebbene la società di Musk abbia lavorato sulla crescita di entrate da altre fonti, come gli abbonamenti.

    Ma i segnali che arrivano sono molto più deboli, in particolare per quando riguarda mercato pubblicitario degli Stati Uniti, quello più importante per X. Sono tante le agenzie di pubblicità che affermano di dover ancora vedere un ritorno su larga scala a X e che alcuni marchi stanno, davvero, tornando sulla piattaforma, ma spendendo molto meno. Musk ha dichiarato il mese scorso che le entrate pubblicitarie statunitensi di X sono diminuite del 60% dall’acquisizione.

    E poi, c’è un altro tema che in questi mesi ha tenuto banco, e cioè il valore di X rispetto a quello reale. Se è vero che Elon Musk ha chiuso una acquisizione da 44 miliardi di dollari, è però vero che il valore reale si aggira al di sotto della metà. Si parla infatti di un valore di 20 miliardi di dollari rilevato a marzo di quest’anno.

    Ma anche su questo fronte Musk alimenta ottimismo. Si è addirittura sbilanciato a dire che un giorno, senza specificare di quale anno, X potrebbe valere addirittura più di 250 miliardi di dollari.

    Il futuro di X passa anche dall’UE

    Questa è solo una parte del resoconto. Ci sarebbe poi da considerare, i maniera sostanziale, che questi 12 mesi hanno cambiato in maniera basilare l’esperienza utente sulla piattaforma. E questo è un dato evidente che si evince anche dai dati riportati qui.

    Ci sarebbe poi da aggiungere le polemiche che Musk ha alimentato con l’UE a proposito dell’aumento di disinformazione. Ci sarebbe da aggiungere le modifiche apportate che finiscono per danneggiare gli editori, con cui Musk è in polemica quotidianamente.

    Di recente si è paventata la possibilità di eliminare X dall’UE, ipotesi poi smentita ma che in realtà potrebbe verificarsi. Si tratta di uno scenario non proprio lontano dalla realtà.

    Per non parlare del taglio del personale, -75%, taglio che ha finito per coinvolgere anche i dipartimenti legati alla sicurezza della piattaforma. Non sono opinioni queste, sono dati di fatto.

    In conclusione, l’evoluzione di Twitter/X sotto la guida di Elon Musk ha portato a cambiamenti significativi, sia in termini di gestione aziendale che di esperienza utente. Mentre alcune delle decisioni di Musk hanno suscitato polemiche e preoccupazioni, è innegabile che la piattaforma stia attraversando una fase di profonda trasformazione.

    Sarà interessante osservare come X si svilupperà nei prossimi mesi e se riuscirà a realizzare le ambiziose visioni del suo controverso leader. Ciò che è certo è che, indipendentemente dalla direzione in cui si muoverà, X continuerà a essere al centro dell’attenzione, alimentando dibattiti e discussioni nel mondo dei social media e oltre.

  • Cominciano a cadere le prime alternative a X, come Pebble

    Cominciano a cadere le prime alternative a X, come Pebble

    A un anno dall’acquisizione di Twitter – oggi X – da parte di Elon Musk, l’alternativa Pebble, nata come T2, annuncia la chiusura. Nel panorama dei social media, la concorrenza si intensifica e le nuove piattaforme iniziando ad affrontare difficoltà impreviste.

    A distanza di un anno dall’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk dire che la piattaforma, che ora si chiama X, resista ancora appare cosa ovvia. Resiste ancora, ma non certo con la forza che qualcuno si aspettava.

    Con tutto quello che è avvenuto in questo anno, con il pullulare di alternative a Twitter/X, a distanza di 12 mesi possiamo dire che forse qualcosa sta cambiando. E non è detto che questo cambiamento significhi miglioramento.

    Intanto nel grande mare delle alternative a Twitter qualcuna comincia a arenarsi definitivamente. Ed è il caso di Pebble. Il sassolino smette di funzionare.

    Ascesa e caduta di Pebble, ex T2

    La piattaforma nata inizialmente come T2, fondata da ex dipendenti di Twitter, e poi conosciuta come Pebble ha annunciato che smetterà di funzionare a partire dal 1 novembre prossimo. Una notizia che può sembrare una delle tante che si leggono durante il giorno sul web e sui social media, ma che in verità ci dice molte cose.

    Intanto è che la forza propulsiva di andare oltre Twitter/X si è esaurita e chi andava alla ricerca di alternative a Twitter ha trovato il suo luogo dove restare. E poi, questa notizia ci dice anche che X resta ancora forte, grazie comunque al fatto che molti utenti restano all’interno della piattaforma continuando ad usarla come prima, nonostante i cambiamenti introdotti nell’ultimo anno.

    addio pebble franzrusso.it

    E, ancora, che creare una alternativa a Twitter in realtà è quasi impossibile. Perché Twitter resta una esperienza irripetibile, con tutti i suoi difetti.

    Questo lo si vede proprio dalla fine di Pebble. La piattaforma T2 (e forse, come riconosciuto anche dai fondatori, il cambio di nome deciso negli ultimi mesi non ha aiutato) è arrivata in queste ultime settimane ad esaurire tutte le sue forze, facendo segnare circa 3 mila utenti attivi al giorno su 20.000 utenti registrati. Numeri poi arrivati a 1.000 utenti giornalieri dopo il rebranding.

    Eppure, i numeri erano partiti bene con circa il 60% di conversione sulla base delle decine di migliaia di inviti inviati. Un finanziamento inziale di 1,1 milioni di dollari che includeva investitori come l’ex VP di Google, Bradley Horowitz, il co-fondatore di Android, Rich Miner, e l’ex CEO di Wikipedia, Katherine Maher non è bastato.

    L’ipotesi di Pebble era che gli utenti desiderassero un’alternativa a Twitter che desse priorità alla fiducia, alla sicurezza e alla moderazione, fin dall’inizio. Per questo motivo, e fin dall’inizio, il team fondatore (in cui vi è anche Gabor Cselle, Group Product Manager di Twitter) includeva anche Sarah Oh, ex consulente per i diritti umani di Twitter.

    Pebble continua a credere che il suo approccio alla moderazione fosse corretto. Anche se non è stato alla fine un fattore di crescita.

    Siamo immensamente orgogliosi di ciò che il nostro team e la nostra comunità hanno realizzato insieme – scrive Pebble – e ci sentiamo validati dal fatto che la nostra visione per Pebble si sia rivelata vera: una crescita mirata, sostenuta da un profondo impegno per la sicurezza, può favorire una bellissima comunità online piena di autentica connessione umana. La dura realtà, tuttavia, è che non stavamo crescendo abbastanza velocemente per convincere gli investitori che avremmo avuto successo. Unendosi a un mercato affollato di alternative, la salita diventa ancora più ripida. Per continuare a sviluppare Pebble, avremmo avuto bisogno di più investimenti e più tempo”.

    Già il tempo. La variabile che ormai determina il successo o la fine, come abbiamo visto in questo caso, di un progetto che punta a creare nuove strade. E siccome in questo mare si naviga velocemente, con altrettanta velocità bisogna essere bravi ad imporsi con idee chiare sin da subito.

    E poi, il cambio del nome, come dicevo prima, non ha aiutato. Forse per staccarsi da quella “T” che richiamava subito Twitter si è pensato che un nome diverso potesse essere più attraente. Ma così non è stato.

    Il grande mare delle alternative, dunque, comincia a restringersi, a ridursi verso quelle idee che hanno superato questa prima fase che coincide con il primo anno di X a guida Elon Musk. E sicuramente la chiusura di Pebble potrebbe rivelarsi un segnale da non sottovalutare per tutte quelle alternative che ancora riescono ad attrarre utenti in cerca di luoghi sicuri e alternativi a Twitter.

    Lo scenario delle alternative a X e il futuro

    E pensiamo a Mastodon, a Bluesky, a Threads di Meta, tanto per citare quelle che al momento stanno provando a ricavarsi uno spazio proprio.

    Chiaro che tra tutte Threads sembrerebbe avere una marcia in più, che si chiama Meta. Ma il fatto di non essere presente nei paesi UE e anche quello di non avere ben chiaro cosa fare con la condivisione delle notizie, non è detto che riesce il suo intento. Specie se consideriamo che nel giro di poche settimane dal suo lancio perse circa l’80% degli utenti.

    Senza dimenticare Bluesky. Il progetto iniziale di piattaforma decentralizzata voluto da Jack Dorsey, oggi fuori dalla società, con 1,5 milioni di utenti si candida seriamente come valida alternativa a Twitter/X. Anche se resta ancora in versione beta chiusa, cioè ci accede solo con invito.

    Certo, la crescita di valide alternative avrebbe come ricaduta la perdita di appeal di X. Che si troverebbe a dover fare i conti, in maniera seria, con una situazione molto difficile, dove gli utenti sono in calo e dove la raccolta pubblicitario è crollata, a detta dello stesso Musk.

    Insomma, alla luce di tutto questo resta però il fatto che una delle candidate a sostituire Twitter, come idea iniziale, si ferma. Ce ne sarà una prossima?

  • X, per gli utenti il nome della piattaforma è ancora Twitter

    X, per gli utenti il nome della piattaforma è ancora Twitter

    Sono ancora tanti gli utenti che continuano a riferirsi a X chiamandola con il vecchio nome Twitter. Non è solo una sensazione ma è un dato che emerge da un sondaggio di Ad Age negli Usa.

    A quasi un anno di distanza dal passaggio della piattaforma nelle mani di Elon Musk, e a due mesi dal cambio del nome, sono ancora tantissimi gli utenti che si riferiscono alla piattaforma con il vecchio nome “Twitter” e non X, quello voluto appunto da Musk.

    Sono tanti gli account celebri che ancora riportano “Twitter” all’interno della propria bio, come Louis Vuitton, Warner Bros, FBI, l’account di Chrome, ma anche l’account della Biennale di Venezia, della squadra di calcio del Napoli, del Milan e di tanti altri.

    Persino l’account @potus del presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, ha ancora nella sua bio la parola “tweet”.

    Difficile staccarsi da una piattaforma che per 16 anni ha caratterizzato un certo modo di usare i social media, introducendo anche vocaboli diventati, col tempo, parte del lessico quotidiano.

    Al momento, questa non è soltanto una sensazione ma è una impressione supportata anche da dati.

    Gli utenti la chiamano ancora Twitter

    Un recente sondaggio rileva che il 69% degli utenti statunitensi si riferisce ancora alla piattaforma con il nome “Twitter” e ai post come “tweet”. Il sondaggio, che ha coinvolto 1.047 adulti statunitensi di età superiore ai 18 anni, è stato condotto online negli Stati Uniti da The Harris Poll e Ad Age Research dal 6 al 7 settembre.

    Sono sicuro che questo dato troverebbe risultati molto simili anche se fosse condotto in Italia. Risulta ancora molto difficile usare il termine X o usare una definizione anonima come post, già molto usata in generale sui social media, e non solo. Quando, invece, tweet risultava essere un modo autentico e unico per invitare alla brevità e alla sintesi.

    Diciamo che l’operazione di rebranding (perché di questo si tratta, a differenza di ciò che continua a pensare qualcuno) risulta difficile da digerire per molti utenti. La sensazione è che i modi usati da Elon Musk rischiano di allontanare invece di avvicinare gli utenti.

    Dato a margine. Senza fornire alcuna fonte, qualche giorno fa account vicini alla narrazione dei fatti voluta e imposta da Elon Musk condividevano la notizia che sulla piattaforma si è raggiunti il numero di 550 milioni di utenti attivi mensili.

    Operazione di rebranding gestita male

    L’operazione di rebranding poteva essere gestita diversamente, e meglio. Un esempio da citare, restando nel mondo dei social media, è quello di LinkedIn. Microsoft, una volta acquisita la piattaforma, non smantella nulla, anzi. Lascia che la piattaforma resti con la sua impostazione originale, con il suo nome riconosciuto e riconoscibile, realizzando un programma per farla crescere. E così è stato.

    Ma Elon Musk non ha in mente nulla di tutto questo, vuole solo smantellare per non lasciare più alcuna traccia di Twitter. Dal prossimo 29 settembre entreranno in vigore i nuovi termini d’uso che abbandoneranno il nome Twitter e la definizione tweet. Il fatto è che ancora oggi ci sono molte pagine denominate “Twitter” e che riportano ancora la parola tweet.

    Provate a scrivere su Google “linee guida x” e noterete che tra i risultati in prima pagina c’è un link che riporta ad una pagina intestata ancora con “Twitter”.

    Tra l’altro, la stessa descrizione dell’app X, nell’App Store contiene ancora la forma “ex Twitter”.

    Difficile abbandonare Twitter

    Alla luce di tutto questo, risulta difficile per gli utenti abbandonare un logo aperto e amichevole come quello di Twitter e adottare X che, nella maggior parte dei casi, viene associato proprio al senso di chiudere qualcosa. Pensate solo a quando chiudete una pagina del browser, lo fate cliccando su una X. Per niente amichevole o positivo.

    Certo è che Elon Musk e il suo team, nella sua opera di trasformazione della piattaforma verso una “app per qualsiasi cosa“, sta cercando di far passare come nuova metrica di successo quella del tempo trascorso “non angosciato” sulla piattaforma. L’intento è quindi quello di dimostrare che più persone sono soddisfatte mentre usano la piattaforma, per contrastare le affermazioni secondo cui è aumentata la negatività da quando Musk lìha acquistata.

    Da questo punto di vista, anche il sondaggio Harris Poll/Ad Age fornisce alcuni spunti: il 59% degli intervistati che utilizzano X concordano sul fatto che si tratta di “tempo ben speso“. E, allo stesso tempo, il 49% degli utenti di X concorda sul fatto che i contenuti sulla piattaforma sono “generalmente più negativi ora rispetto a prima dell’acquisizione di Elon Musk“.

    Insomma, quasi la metà comunque considera che i contenuti negativi sono più rilevanti rispetto a prima e, di questo passo, sarà davvero difficile far dimenticare Twitter.

  • X aggiorna i termini di servizio e ricorda che i tweet sono post

    X aggiorna i termini di servizio e ricorda che i tweet sono post

    I nuovi Termini di Servizio di X (ex Twitter), che entreranno in vigore il 29 settembre, introducono cambiamenti importanti. Sparisce la parola tweet che viene sostituita da post. E poi ci sono restrizioni sullo scraping e l’ampliamento della raccolta dati. La distanza da Twitter è ormai evidente.

    Chiunque sia entrato oggi all’interno dell’app Twitter/X – che da oggi chiameremo solo X – avrà visto il messaggio in basso che invitata a consultare i nuovi Termini di Servizio (TOS, Terms of Service) che entreranno in vigore dal prossimo 29 settembre.

    Al di là di tutte le cose importanti che questo documento contiene, il messaggio di fondo è che con questi nuovi termini X vuole davvero far dimenticare Twitter. Già all’interno del documento quasi mai viene menzionato Twitter, in luogo di X. Quindi il messaggio è chiaro.

    Anche se esistono ancora link di sottodomini che riportano “twitter.com”.

    Ma X ora punta a cambiare completamente il lessico che Twitter aveva creato nel corso dei 16 anni di vita (intendiamo, dal 2006 fino alla cessione a Elon Musk nel 2022).

    X aggiorna i termini di servizio e ricorda che i tweet sono post

    Nuovi termini di servizio di X, addio al tweet

    Infatti, Twitter era stata l’unica piattaforma social media a creare un insieme di parole che presto sarebbero entrate a far parte del linguaggio comune. Come “tweet”, il contenuto che veniva condiviso sulla piattaforma, prima da 140 e poi da 280 caratteri, usato spesso come un invito ad intervenire brevemente: “dai, dimmelo in un tweet”.

    Dal prossimo 29 settembre tweet non esisterà più, in via ufficiale, esisterà solo l’anonimo “post”, termine usato ormai ovunque sulle diverse piattaforme e diventato di uso comune per “contenuto online”.

    E oltre a tweet cambierà anche la celebre forma “retweet”, che adesso diventa “repost”.

    E poi c’è tutta la parte dedicata allo scraping. Ricordate certamente quando un paio di mesi fa Elon Musk ordinò la limitazione sulle visualizzazioni dei tweet perché sosteneva che la piattaforma era presa d’assalto dai robot crawler dei servizi di intelligenza artificiale generativa. In pratica questi bot visitano diversi siti per poi riportare all’interno del software principale per alimentare i contenuti dell’intelligenza artificiale.

    Adesso è scritto nei TOS di X:

    La scansione dei Servizi è consentita se eseguita in conformità con le disposizioni del file robots.txt, tuttavia, la scansione dei Servizi senza il nostro previo consenso è espressamente vietata“.

    Nelle ultime settimane, X ha anche modificato il suo file robots.txt per rimuovere le istruzioni per tutti i bot crawler, tranne Google.

    Nel 2015, Twitter aveva confermato di avere un accordo con Google per far emergere i tweet nei risultati di ricerca. Adesso non è chiaro se la natura o i termini dell’accordo siano cambiati con la nuova gestione di X.

    X ha anche modificato il file robots.txt per impedire ai crawler di ottenere informazioni come “Mi piace” e “retweet” (quando si chiamavano ancora così) relativi a contenuti specifici. Inoltre, impedisce ai bot di guardare i “Mi piace”, i media e le foto di un account.

    Cos’è il file robots.txt

    Per chi non è avvezzo a termini un po’ più tecnici, un file robots.txt è un piccolo documento utilizzato dai siti web per comunicare con i motori di ricerca e altri robot che esplorano il web, come quelli utilizzati da social media e motori di ricerca.

    Questo file dice a questi robot quali parti del sito possono essere esplorate e indicizzate (rese disponibili nei risultati di ricerca) e quali parti dovrebbero essere evitate. In poche parole, è come una “mappa” che dice ai robot dove sono consentiti e dove non sono benvenuti sul tuo sito web. Questo aiuta a controllare quali pagine di un sito vengono mostrate nei risultati di ricerca e protegge le informazioni sensibili o private, se dovesse essere necessario.

    Tornando allo scraping che X non permetterà più sulla propria piattaforma, sarà difficile ottenere il consenso richiesto, sempre qualche settimana fa, all’interno di uno spazio live, uno Spaces, Elon Musk disse che xAI, società di intelligenza artificiale da lui fondata a luglio, utilizzerà dati pubblici come i post della piattaforma per addestrare i suoi modelli. Ecco spiegato il divieto per le altre piattaforme di intelligenza artificiale generativa.

    Inoltre, aspetto certamente non secondario, la nuova versione dei termini di servizio afferma che X amplierà il volume di dati raccolti sugli utenti, inclusi dati biometrici e anche la storia lavorativa.

    Insomma, X vuole farci dimenticare Twitter e mai come adesso, con questi nuovi termini, la distanza tra le due piattaforme è così ampia.

    Se preferite, potete consultare e scaricare i nuovi termini di servizio di X anche in pdf.

  • Ecco come Elon Musk ha davvero acquisito Twitter, oggi X

    Ecco come Elon Musk ha davvero acquisito Twitter, oggi X

    Nei prossimi giorni arriverà nelle librerie la nuova biografia di Walter Isaacson su Elon Musk. E lo stesso Isaacson, dalle pagine del Wall Street Journal, si sofferma sul momento dell’acquisizione di Twitter. Situazione utile per capire meglio il personaggio.

    Come molti di voi sanno, sin dall’inizio della storia, ho cercato di raccontare qui, su InTime Blog, l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. Questo perché da sempre Twitter è stato il canale che più di ogni altro mi ha permesso di far conoscere meglio i miei contenuti, grazie alle tantissime Relazioni che sono riuscito a creare, prima in 140 caratteri e poi in 280. E anche perché un personaggio come Musk, sempre dipinto come geniale, infallibile, visionario, stesse dimostrando, in realtà, un aspetto del suo personaggio che i più non conoscevano.

    Trovate ancora tutti gli articoli su questo blog dedicati a quasi tutte le fasi, dall’inizio fino all’acquisizione, conclusasi poi a fine ottobre del 2022.

    Ma, vorrei ritornare su questo argomento perché nei prossimi giorni, precisamente il 12 settembre in Italia, uscirà una nuova biografia dedicata a Elon Musk, dopo quella di Ashlee Vance del 2015 “Elon Musk – Tesla, SpaceX e la sfida per un futuro fantastico“. Questa volta porta la firma di Walter Isaacson, noto per le biografie dedicate a Steve Jobs, Einstein, Leonardo da Vinci. La biografia si intitolerà semplicemente “Elon Musk” e ci aiuta a capire molto del personaggio di oggi e, sicuramente, molto del progetto che riguarda l’acquisizione di Twitter, come tutti sappiamo oggi diventato X.

    Solo la frase iniziale della presentazione del libro, nella versione italiana, ci fa capire molte cose di Elon Musk: “Quando Elon Musk era ragazzino, in Sud Africa, veniva picchiato regolarmente dai bulli. Un giorno un gruppo lo spinse giù per una scalinata di cemento e lo prese a calci fino a ridurgli la faccia gonfia come un pallone“.

    Elon Musk X franzrusso.it 2023

    Due righe iniziali che ci fanno comprendere un aspetto della vita di Musk certamente noto, ma non a tutti, che finirà per plasmare tutta la sua vita, senza dimenticare l’influenza del padre. Sempre dalla presentazione del libro si legge del padre di Musk, “ingegnere, disonesto e carismatico. L’influenza del padre sarebbe durata a lungo. Musk è diventato un uomo-bambino duro e vulnerabile al tempo stesso, incline a bruschi sbalzi d’umore alla dottor Jekyll e mister Hyde, con un’elevata propensione al rischio e un senso epico per le missioni che intraprende e porta avanti con intensità maniacale e talvolta distruttiva“.

    Ora la biografia è molto interessante e vale la pena leggerla. Il motivo di questo articolo è che nei giorni scorsi proprio Isaacson sulle pagine del Wall Street Journal ha scritto una breve anticipazione del libro, soffermandosi proprio sul momento dell’acquisizione di Twitter.

    L’ho sempre pensato – ma sono sicuro di non essere il solo a pensarlo adesso – che l’acquisizione alla fine avesse come obiettivo quello di ristabilire un’idea che Musk aveva in testa ormai da anni. Musk si è visto privato della possibilità di poter nominare la sua prima creatura con X.com, quella che sarei poi diventata PayPal, proprio perché quel nome evocava sentimenti poco positivi (glielo dissero chiaramente i suoi ex soci), e ha deciso che Twitter, perché lui trovava l’app interessante e tra le cose da salvare per il suo disegno, dovesse essere tutto quello che non è stato X.com.

    Sempre avendo in mente la libertà di parola che, secondo lui, su Twitter non esisteva più. Per via di un sistema che a furia di essere “anti” ha finito per privare a tutti la possibilità di  esprimersi liberamente. Senza freni e senza regole.

    Elon Musk nell’aprile del 2022 stava vivendo un momento d’oro. Le sue aziende andavano bene e sentiva il bisogno di, mettiamola semplice, “levarsi uno sfizio”, ossia di provare a vedere se c’erano le condizioni, dopo aver verificato quelle finanziarie, per avere la sua creatura che più di ogni altra dovesse somigliare alla sua idea iniziale.

    Lo abbiamo sempre sostenuto, ma alla fine Musk gestisce Twitter in maniera “impulsiva e irriverente”.

    È un parco giochi che crea dipendenza per lui – scrive Isaacson su WSJ -. Ha molti degli attributi del cortile di una scuola, tra cui la provocazione e il bullismo. Ma nel caso di Twitter, i ragazzi intelligenti conquistano follower; non vengono spinti giù dai gradini e picchiati, come faceva Musk da bambino. Possederlo gli avrebbe permesso di diventare il re del cortile della scuola“.

    Isaacson racconta tutti i momenti che hanno portato all’acquisizione. Fondamentale il momento in cui il fratello gli disse che sarebbe stato meglio avere una nuova società social media che includesse i pagamenti. E quale società era proprio Twitter.

    Ricordate quando abbiamo commentato i tweet, a tratti deliranti, di Musk che erano a cavallo di un momento molto difficile per Twitter, sempre sul filo del fallimento. Ecco, quei tweet, sempre impulsivi e imprevedibili, servivano a Musk per rimettere ordine alle sue idee e lo faceva in pubblico.

    E poi ci sono personaggi che abbiamo intercettato in quei mesi frenetici. Come Larry Ellison, fondatore di Oracle, il primo tra gli investitori che risponde alla chiamata di Musk con 1 miliardi di dollari. O anche il mancato ruolo di Sam Bankman-Fried, il fondatore dell’exchange di criptovalute FTX, poi caduto in malora. Bankman-Fried avrebbe voluto investire 5 miliardi di dollari nella nuova avventura di Musk e si sarebbe dovuto occupare di sviluppare il progetto legato alla blockchain, così come Kimbal Musk aveva consigliato al fratello. Ma a Musk non piaceva l’idea della blockchain e non gli piaceva neanche Sam Bankman-Fried.

    Vi è poi un passaggio decisivo, fondamentale anch’esso per spiegare come ragiona Musk, ed è quando il capo della Tesla, ormai a capo di Twitter, entra nella sede della società co-fondata da Jack Dorsey e lì entra in contatto con la filosofia della società.

    Twitter era una società aperta, amichevole, inclusiva e molto attenta alle esigenze dei suoi collaboratori. All’interno dell’organizzazione del lavoro, c’era molta attenzione alla salute dei propri collaboratori. Era stata istituita la giornata del riposo mentale ogni mese e una delle parole chiavi di Twitter era proprio “sicurezza psicologica”. Parole che generarono in Musk una risata amara, come riporta Isaacson. “Le vacanze, l’equilibrio tra lavoro e vita privata e i giorni di “riposo mentale” non facevano per lui“.

    E poi, sempre durante la prima visita al palazzo che ospitava Twitter, rimase negativamente impressionato dal fatto che tutti gli ambienti era tappezzati all’iconico logo di Twitter, dall’uccellino Larry. E di fronte a tutto questo, Musk disse la frase che era già nota ai più: “Tutti questi dannati uccelli devono andarsene“.

    In conclusione, l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk rappresenta, comunque la si pensi, un capitolo significativo nella storia dei social media. La sua decisione di “riprendersi” Twitter e trasformarlo in X sembra essere guidata da una missione personale di ripristinare la sua idea di libertà di espressione e di eliminare il caos che afferma di aver trovato sulla piattaforma. Una visione che rischierà di scontrarsi con la realtà dei fatti e cioè che esistono già regole chiare a cui lo stesso Musk deve adeguarsi.

    La biografia di Walter Isaacson offre uno sguardo approfondito sulla complessità di Musk come persona, dalle sue esperienze giovanili alle sue imprese imprenditoriali. Indipendentemente da come si possa valutare questa sua operazione, è ormai chiaro che Elon Musk continuerà a essere una figura fortemente polarizzante sulla scena dei social media e non solo.

    Una cosa è certa, Twitter è definitivamente morto e sarà difficile farlo rivivere da qualche altra parte. X diventerà una piattaforma sempre più estesa, ingloberà nuove funzionalità che poco hanno a che fare con l’idea originale della piattaforma.

    Ma forse, quello su cui bisognerà interrogarsi nei prossimi mesi, e nei prossimi anni, è il segno che lascerà una figura come Elon Musk all’interno dei social media e come influenzerà il panorama digitale.

  • Il traffico da Twitter/X è in continuo calo per gli editori

    Il traffico da Twitter/X è in continuo calo per gli editori

    Il nuovo Twitter/X di Elon Musk sta cambiando in maniera radicale la piattaforma con evidenti conseguenze per l’esperienza utente. E gli editori non ne sono immuni visto che il traffico in entrata dalla piattaforma vero i loro siti è in continuo calo.

    Il traffico verso gli editori che arriva da Twitter/X, oggi la piattaforma appunto X acquisita da Elon Musk, è in continuo calo. Un dato che viene rilevato in maggiore evidenza proprio in questo ultimo e, evidentemente, ha molto a che fare con il nuovo algoritmo che gestisce i contenuti sulla piattaforma.

    A rilevare questo calo è stata Automattic, l’azienda fondata da Matt Mullenweg e proprietaria, tra le altre, della piattaforma di blogging WordPress. L’azienda ha analizzato un insieme di 25 editori, tra grandi e piccoli, rilevando che il traffico proveniente da Twitter/X è diminuito, in media, del 24% dalla prima metà del 2022 alla prima metà del 2023.

    Ricorderete, qualche giorno fa, quando il Washington Post con un suo report scoprì quello che stava accadendo ormai da giorni, ossia che il traffico verso siti come il New York Times, su tutti, e di altre testate giornalistiche poco simpatiche a Musk, veniva rallentato di 5 secondi. Si tratta di un lasso di tempo enorme che può provocare danni economici rilevanti per il mancato traffico.

    twitter x traffico calo editori franzrusso.it

    E, nonostante quanto successo, il New York Times, pur non avendo ricevuto alcuna informazione ufficiale da parte della società di Musk che è oggi proprietaria della piattaforma, X Corp., non ha nessuna intenzione di lasciare la piattaforma.

    Ma torniamo ai dati rilevati dall’indagine di Automattic.

    Il 75% degli editori presi in esame dall’indagine ha registrato un calo del traffico proveniente da X. L’intervallo della diminuzione di traffico per gli editori andava dall’1% fino al 60%.

    Un’analisi di Similarweb rileva che il traffico organico globale da Twitter/X è diminuito in maniera rilevante per 10 grandi editori, da mese di luglio 2022 al luglio 2023:

    traffico editori calo twitter x franzrusso.it

    • BBC in calo del 20%
    • BuzzFeed in calo del 70%
    • CNN in calo del 41%
    • Fox News in calo del 39%
    • Il Guardian in calo del 29%
    • NBC News in calo del 38%
    • New York Times in calo del 35%
    • Reuters in calo del 67%
    • Wall Street Journal in calo del 42%
    • Washington Post in calo del 48%

    Ecco, questi sono numeri che spiegano che il problema tra la piattaforma e gli editori esiste.

    Ma, come qualcuno ha fatto notare, non si tratta solo di un fenomeno nato con la gestione di Elon Musk, che certamente ha contribuito ad acuire. Il fenomeno si è presentato già nel 2018.


    LEGGI ANCHE:

    Ecco come funziona il nuovo algoritmo di Twitter/X

    Chartbeat, società molto attenta ad analisi dedicate agli editori, aveva rilevato che il traffico referral da Twitter, che rappresentava l’1,9% del traffico complessivo verso i 1.350 siti di editori analizzati nell’aprile 2018, era sceso all’1,2% nell’aprile di quest’anno. Un dato che comunque rileva una flessione verso il basso che, con la gestione di Elon Musk della piattaforma si è acuita.

    È quindi del tutto evidente che le continue modifiche alla piattaforma, volute da Musk, come quella di eliminare i titoli dai link condivisi nei tweet, rischiano di cambiare in maniera significativa l’esperienza degli utenti che sono sempre più portati, dall’algoritmo, a mantenere l’interazione dentro la piattaforma.

    Così come è evidente, alla luce di questi dati, che gli editori devono rivedere con attenzione le proprie strategie di diffusione dei contenuti. Valutare con attenzione Twitter/X certamente, anche solo per il fatto di non perdere quando realizzato in questi anni e per considerare il fatto che, comunque, secondo gli ultimi dati pubblici della fine del 2022, sulla piattaforma ci sono ancora 280 milioni di utenti giornalieri. E secondo Musk sarebbero addirittura 541,5 milioni di utenti.

    E gli editori devono prestare anche molta attenzione verso le altre piattaforme, specie in un momento di continuo cambiamento. Bisogna valutare bene questa fase per garantire da un lato la propria presenza online e la propria reputazione e, dall’altro, fare in modo che nuove strategie possa rendere stabile il traffico in entrata.

    Per gli editori è un momento non facile, senza dubbio, ma è anche un momento per cambiare e affrontare le sfide/opportunità che si presenteranno.