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  • X, la sua evoluzione attuale e tutto ciò che c’è da sapere

    X, la sua evoluzione attuale e tutto ciò che c’è da sapere

    X potrebbe tornare a valere 44 miliardi di dollari. La situazione della piattaforma di Elon Musk potrebbe evolvere, in virtù del contesto che è cambiato dall’elezione di Trump. Ecco un approfondimento sulla piattaforma che fotografa in modo dettagliato il momento attuale.

    È innegabile, la piattaforma X di Elon Musk è sicuramente con il vento in poppa, come si dice, dall’insediamento di Trump. Un dato che corrisponde all’inizio del mandato di Musk da ministro dell’Efficienza Governativa dell’amministrazione Trump.

    La piattaforma sta vivendo un momento apparentemente positivo. E forse non sorprende più di tanto. Infatti, tutto questo è un effetto di tante azioni che Musk ha messo in campo nei mesi scorsi.

    X potrebbe essere sul punto di mettersi alle spalle alcune difficoltà economiche grazie a nuove manovre finanziarie, e spinge sempre più sull’integrazione dell’intelligenza artificiale e sulla monetizzazione dei contenuti.

    In ogni caso, in questo contesto che volge al positivo, le preoccupazioni sull’imparzialità della piattaforma e sulla sua influenza politica restano più evidenti che mai.

    Quello che segue è un dettagliato resoconto della situazione di X in questa fase. Un momento fare il punto sulla piattaforma, sulla strategia di Musk e sulla integrazione sempre più stretta con la IA.

    Strategia che al momento sta portando le aziende a investire con nuove inserzioni.

    In tutto questo, è di assoluta rilevanza il fatto che oggi Musk non è solo il proprietario della piattaforma, ma è anche a capo del Dipartimento dell’Efficienza Governativa dell’amministrazione Usa e uno degli uomini più vicini proprio al presidente Donald Trump.

    Un ruolo questo che non può non generare delle conseguenze.

    X, la sua evoluzione attuale e tutto ciò che c'è da sapere
    X, la sua evoluzione attuale e tutto ciò che c’è da sapere

    Utenti e abbonamenti

    X mantiene una base utenti ampia ma la quota di abbonati paganti è molto limitata. La piattaforma conta oltre 580 milioni di utenti attivi mensili nel mondo.

    In ogni caso, gli utenti abbonati ai servizi Premium (inclusi i livelli Premium e Premium+) rappresentano solo una piccolissima frazione. Si stima che gli abbonati a pagamento siano nell’ordine delle centinaia di migliaia – ad esempio circa 650.000 utenti a inizio 2025 – ossia meno dello 0,2% degli utilizzatori totali. Persino analisi più ottimistiche (TechCrunch/AppFigures, fine 2023) indicavano circa 1,3 milioni di abbonati, pari allo 0,3% degli utenti, confermando in ogni caso che meno di 1 utente su 100 paga per i servizi premium. Di conseguenza, oltre il 99% degli utenti di X utilizza solo la versione gratuita.

    Nel tentativo di aumentare gli abbonamenti, X ha introdotto da fine 2023 tre livelli di abbonamento (Basic, Premium e Premium+) con prezzi crescenti (rispettivamente $3, $8 e $16 mensili all’esordio).

    Solo gli ultimi due livelli includono la spunta blu di verifica e funzionalità avanzate. A dicembre 2024 X ha annunciato un forte rincaro dei prezzi del piano Premium+ (fino a +37% in alcune aree): ad esempio negli USA il costo è passato da $16 a $22 al mese, nell’UE da 16€ a 21€.

    In Italia, dopo gli adeguamenti e le commissioni dei negozi mobile, Premium+ costa circa 46,36 € al mese via web e 58 € via mobile (abbonamenti tramite app hanno un sovrapprezzo). Il piano Premium base da $8 (9,76€ da web e 11€ da mobile) è rimasto invece invariato.

    La maggior parte degli abbonati resta sul livello Premium standard, mentre solo una minoranza opta per il più costoso Premium+ (che offre zero pubblicità e funzioni extra). In sintesi, gli utenti paganti sono pochissimi rispetto al totale, anche se X sta cercando di aumentarne il numero offrendo più servizi esclusivi (e alzando i prezzi dei tier più alti).

    X, la situazione economica

    Dal punto di vista finanziario, X vive una fase delicata. Dopo l’acquisizione di Musk, il fatturato pubblicitario è crollato: a metà 2023 Musk ha rivelato un calo di quasi 50% dei ricavi pubblicitari rispetto al periodo pre-acquisizione​. Questo, unito agli ingenti debiti contratti per l’acquisto, ha mantenuto il flusso di cassa negativo nel 2023.

    Twitter/X ha accumulato circa 13 miliardi di dollari di debito dall’operazione di leveraged buyout, con interessi annui stimati in 1,5 miliardi che rappresenta un peso notevole sui conti.)

    Come noto, Musk ha tagliato drasticamente i costi (personale ridotto da ~7.500 a ~1.000 dipendenti, spese operative annuali tagliate da $4,5 mld a $1,5 mld​) ma non è bastato, ancora, a riportare subito l’azienda in utile.

    Nel 2024 la nuova CEO Linda Yaccarino ha lavorato per riconquistare inserzionisti e stabilizzare i ricavi, con qualche segnale positivo ma risultati ancora inferiori al passato.

    Ricavi e inserzionisti: secondo analisi di terze parti, nel 2024 X ha generato circa $1,4 miliardi di ricavi pubblicitari negli Stati Uniti, in calo del 28% rispetto ai quasi $2 miliardi del 2023​. A livello globale, si stima che il fatturato 2024 di X sia ben al di sotto dei circa $5 miliardi annui che Twitter realizzava prima di essere acquisito.

    Nonostante il calo dei ricavi, il numero di inserzionisti attivi sulla piattaforma è addirittura aumentato: nel 2024 c’è stato un +15% di aziende che hanno investito in pubblicità su X rispetto all’anno precedente​. Questo dato suggerisce che, dopo l’esodo iniziale di molti grandi sponsor nel 2022, X ha attirato nuovi inserzionisti (spesso medio-piccoli) per rimpiazzarli​. Ad esempio, a fine 2024 ben 46 dei 100 top spender su X USA erano nuovi clienti che non investivano nel 2022​.

    In ogni caso, questi nuovi inserzionisti spendono mediamente meno dei grandi brand che hanno abbandonato: la spesa media per inserzionista è scesa, frammentando di più gli introiti. Il principale inserzionista su X nel 2024 (il colosso e-commerce cinese Temu) ha rappresentato solo il 3% della spesa pubblicitaria totale USA, mentre in passato singoli grandi clienti (es. automobili, tech) coprivano quote maggiori.

    Elon Musk Donald Trump Casa Bianca 2025
    Elon Musk Donald Trump Casa Bianca 2025

    In sintesi, X sta recuperando inserzionisti in numero, ma con budget medi più bassi, il che mantiene i ricavi pubblicitari sotto i livelli pre-Musk. Le aziende tradizionali restano caute: secondo stime Kantar, nel 2024 solo il 12% dei responsabili marketing globali si fidava delle ads su X, complice il timore per controversie e moderazione più blanda, e molte hanno ridotto la spesa.

    A fronte di tutto questo, per compensare la debolezza dell’advertising, X sta puntando su nuove fonti di ricavo – abbonamenti (X Premium), dati e servizi finanziari – ma al momento la pubblicità rappresenta ancora circa 75% dei ricavi di X​.

    Gli abbonamenti Premium hanno contribuito per decine di milioni di dollari nel 2023, una cifra piccola rispetto alle perdite di introiti pubblicitari. Nel complesso, gli osservatori stimano che X abbia chiuso il 2023 in forte perdita operativa.

    Verso fine 2024, Musk ha sostenuto (citando dati interni) che la società stava migliorando la redditività (EBITDA adjusted) rispetto al periodo precedente​, grazie ai tagli di costi e alle nuove iniziative, ma senza fornire numeri precisi.

    Va ricordato che X essendo una società privata non pubblica più bilanci ufficiali; le informazioni finanziarie trapelano solo tramite fonti secondarie o dichiarazioni dei vertici. Un indicatore del valore attuale percepito è dato da Fidelity (fondo investitore in X), che a dicembre 2023 ha svalutato la sua partecipazione in X di oltre il 60-70% rispetto al 2022​, segnalando aspettative di valore molto ridotte.

    Ma non è tutto qui, perché la situazione di X cambia radicalmente a cavallo tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Poche settimane in cui si rende più chiara la nuova amministrazione Usa, in cui Musk gioca, e giocherà, un ruolo di primissimo livello.


     


    X e le trattative per nuovi finanziamenti

    Elon Musk è attualmente impegnato nel tentativo di rafforzare la posizione finanziaria di X cercando nuovi investitori. Secondo Bloomberg, nel febbraio 2025 X è in trattative per raccogliere capitali freschi proponendo una valutazione di circa 44 miliardi di dollari​, cioè la stessa cifra pagata da Musk per acquisire Twitter nell’ottobre 2022.

    In pratica Musk punta a convincere nuovi partner a investire nella società senza sconti rispetto al prezzo originale di due anni fa. Si tratterebbe del primo round di finanziamento esterno da quando Musk ha preso il controllo di Twitter e l’ha portata fuori dalla Borsa​.

    Le trattative però non sono scontate. Da un lato, alcuni investitori vedono del potenziale non sfruttato in X: la recente vicinanza di Musk alla politica statunitense (ad esempio il suo allineamento con il candidato repubblicano Elon Musk, e il ruolo di X come piattaforma favorevole a posizioni conservatrici) avrebbe migliorato la percezione di X presso certi finanziatori, che sperano Musk possa spingere gli interessi delle sue aziende con l’aiuto del nuovo clima politico​.

    Questo “fattore Trump” ha generato un rinnovato ottimismo sulle prospettive di X, inducendo Musk a tentare la raccolta fondi proprio ora.

    Collocazione del debito di X

    Di recente, le banche finanziatrici dell’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk hanno venduto oltre 5,5 miliardi di dollari del debito legato a quell’operazione, liberandosi così di gran parte dell’esposizione.

    In particolare, agli inizi di febbraio 2025 un consorzio guidato da Morgan Stanley ha collocato 5,5 miliardi di dollari in prestiti (parte dei 13 miliardi originari) presso investitori.

    Questa tranche di debito (un prestito a termine garantito) è stata venduta al 97% del valore nominale, offrendo agli acquirenti un rendimento iniziale intorno all’11%​.

    Il fatto che sia stato piazzato appena sotto la pari (90-95 centesimi attesi, ma chiuso a 97) indica che le banche sono riuscite a limitare le perdite e, anzi, “probabilmente a vendere in profitto” rispetto al valore di carico​. Tra gli acquirenti di questo debito figurano grandi investitori istituzionali come Pimco e Citadel, segno di un rinnovato interesse del mercato creditizio verso X.

    Elon Musk Donald Trump
    Elon Musk Donald Trump

    A questi 5,5 miliardi si è aggiunta pochi giorni dopo la vendita di un’ulteriore tranche da 4,74 miliardi di prestiti garantiti con scadenza 2029, collocati al 100% del nominale e a tasso fisso (~9,5% di interesse)​. Dopo queste operazioni, alle banche rimane in bilancio solo una porzione residua di circa 1,3 miliardi in prestiti non garantiti, la cui futura collocazione è ancora incerta​.

    Effetti sulla stabilità finanziaria di X

    La riuscita collocazione del debito di X segnala un miglioramento della fiducia degli investitori nella solidità e nelle prospettive finanziarie dell’azienda. Inizialmente, le banche erano rimaste “incagliate” con quei prestiti per quasi due anni, poiché le drastiche scelte di Musk (licenziamenti massicci e un approccio permissivo alla moderazione dei contenuti) avevano spaventato gli inserzionisti e fatto calare i ricavi, aumentando il rischio di default e deprimendo il valore di mercato del debito (si parlava di offerte intorno al 60% del nominale a fine 2022)​.

    La situazione è cambiata a fine 2024: l’elezione di Donald Trump e il nuovo ruolo di Musk nell’amministrazione hanno alimentato ottimismo sugli affari di X, tanto che i finanziatori si sono detti più fiduciosi di trovare compratori per il debito.

    Come abbiamo visto in precedenza, il collocamento quasi integrale dei 13 miliardi di dollari (a prezzi vicini alla pari) riflette dunque una maggiore stabilità finanziaria percepita: X oggi viene considerata meno a rischio di insolvenza, grazie alle prospettive di ricavi in miglioramento e alla presenza di investitori disposti a scommettere sul suo rilancio​.

    Va notato, nonostante tutto, che il costo del debito per X rimane molto elevato (si parla di cedole intorno al 9-11%), il che pesa sui conti aziendali.

    In sintesi, la vendita del debito ha alleggerito le banche da un fardello rischioso e rappresenta un voto di fiducia del mercato verso X, pur lasciando l’azienda con oneri finanziari significativi.

    X e l’impatto di Grok 3 sulla piattaforma

    Una delle mosse strategiche di Musk per rilanciare X è l’integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno della piattaforma, tramite il chatbot Grok sviluppato dalla sua startup xAI.

    Grok 3 è l’ultima versione di questo modello di AI generativa (LLM) e rappresenta il tentativo di Musk di competere direttamente con chatbot come ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic e Gemini di Google.

    Durante la presentazione di qualche giorno fa, Musk ha definito Grok-3 “l’AI più intelligente della Terra”, sostenendo che supera i modelli rivali (GPT-4, Google Gemini, DeepSeek V3, ecc.) in vari benchmark matematici, scientifici e di codifica​.

    Il modello Grok 3 vanta una capacità computazionale oltre 10 volte superiore al suo predecessore e introduce nuove funzionalità di “ragionamento” avanzato.

    Ad esempio, è stato presentato un motore di ricerca interno chiamato DeepSearch, che consente al bot di analizzare in profondità le domande e cercare informazioni mirate prima di fornire la risposta​.

    L’obiettivo di Musk è posizionare Grok come un’alternativa potente e “estremamente veritiera, utile e curiosa” (queste le parole chiave di xAI) ai chatbot esistenti​, integrandolo nell’ecosistema X per differenziarlo dagli altri social network.

    In pratica, X sta diventando anche una piattaforma di AI conversazionale, sfruttando Grok come valore aggiunto esclusivo per i suoi utenti paganti.

    Integrazione su X e lancio app stand-alone

    Grok 3 è stato inizialmente reso disponibile all’interno di X per gli utenti Premium+. A partire da novembre 2023 (con Grok 1 e 2 in beta) fino a febbraio 2025 (Grok 3), gli abbonati Premium+ su X hanno accesso anticipato al chatbot avanzato direttamente dall’app X​. Va detto che una versione beta è disponibile anche per gli utenti non abbonati.

    Contestualmente, xAI ha deciso di espandere la portata di Grok lanciandolo anche come applicazione stand-alone separata da X. Da qualche giorno è stata rilasciata la app mobile di Grok per iPhone (iOS) su App Store, inizialmente in beta chiusa e poi aperta al pubblico​.

    L’app consente di utilizzare Grok anche a chi non è su X, tramite un abbonamento dedicato chiamato SuperGrok. Elon Musk ha annunciato che Grok sarà presto disponibile anche come app autonoma per macOS e Windows (per desktop)​.

    Al momento, la versione Android dell’app è in pre-registrazione (con coming soon sul Play Store)​. Va notato che, per questioni normative (GDPR), l’app di Grok non è ancora utilizzabile in Europa.

    xAI sta adeguando le policy privacy prima di lanciarla nell’UE​. In Italia, ad esempio, l’app di Grok 3 non è disponibile, sebbene sia possibile pre-registrarsi sugli store per essere avvisati quando sarà accessibile​.

    Questa strategia multi-piattaforma (integrazione su X + app dedicate) indica la volontà di Musk di fare di Grok un prodotto a sé stante oltre che un servizio per arricchire X.

    Elon Musk presentazione Grok 3
    Elon Musk presentazione Grok 3

    Impatto economico e modello di business

    L’introduzione di Grok 3 su X potrebbe avere implicazioni economiche di rilievo. Innanzitutto, Grok funge da leva per aumentare il valore degli abbonamenti Premium+. L’accesso completo alle funzionalità avanzate di Grok 3 (risposte più approfondite, modalità “Think” e “DeepSearch”, utilizzo illimitato, modalità voce in arrivo, ecc.) è riservato agli utenti Premium+ (il livello più alto di X)​.

    Questo significa che per sfruttare appieno l’AI di Musk all’interno di X, un utente deve sottoscrivere l’abbonamento più costoso.

    Non a caso, l’aumento di prezzo di Premium+  è stato giustificato da X proprio con “la necessità di finanziare nuovi servizi per gli abbonati Premium+ e rendere il tier completamente senza pubblicità” – e tra questi nuovi servizi rientra evidentemente Grok.

    Attualmente, un abbonamento Premium+ dà diritto all’uso illimitato di Grok su X senza costi aggiuntivi, mentre gli utenti gratuiti di X hanno accesso solo a Grok 2 (versione precedente) o a funzionalità limitate.

    In parallelo, xAI ha lanciato il piano SuperGrok (separato da X) al costo di circa $30 al mese​ per chi desidera utilizzare Grok 3 tramite l’app stand-alone senza passare da X.

    Dunque, Grok apre una nuova linea di ricavi per l’ecosistema di Musk: sia direttamente (abbonamenti all’app Grok per non-utenti X), sia indirettamente (maggiore attrattiva del piano Premium+ di X).

    Nel breve termine, Musk sta promuovendo aggressivamente Grok 3 per stimolare l’adozione. Sempre qualche giorno fa, xAI ha annunciato che Grok 3 è disponibile gratuitamente per tutti, “per un breve periodo”​.

    Ciò significa che, per qualche settimana, anche gli utenti non abbonati possono provare la versione più avanzata dell’AI sia su X (selezionandola nel menu del chatbot) sia scaricando l’app dedicata, senza pagare.

    Si tratta evidentemente di una mossa promozionale temporanea per far conoscere le capacità del chatbot e invogliare poi gli utenti a pagare per continuare ad usarlo. Terminata la promozione, solo i clienti paganti avranno pieno accesso: come ribadito da Musk, gli abbonati X Premium+ (46€ al mese da web e 58€ da mobile) o i sottoscrittori di SuperGrok (30$/mese) godranno di “accesso aumentato” a tutte le feature di Grok 3, comprese quelle future come la modalità voce​.

    Dunque l’impatto economico atteso dall’introduzione di Grok 3 è di rafforzare gli introiti ricorrenti di X: spingendo più utenti a fare l’upgrade a Premium+ nonostante il prezzo elevato (in virtù dell’AI esclusiva), e aprendo al contempo un flusso di entrate aggiuntivo tramite gli abbonamenti standalone all’AI per utenti esterni al social.

    I primi effetti già si vedono: grazie anche a funzioni come Grok, le entrate da abbonamenti mobile di X nel 2024 sono più che raddoppiate (+128%) rispetto al 2023​.

    L’AI generativa è un tema caldo e molti utenti curiosi hanno pagato per provarla: l’offerta di nuovi tier (Basic/Premium+) e l’integrazione di Grok hanno reso l’abbonamento a X più attraente per chi cercava un’alternativa a ChatGPT, contribuendo a far salire i ricavi da utenti paganti.

    In prospettiva, se Grok 3 dovesse affermarsi come tecnologia valida, X potrebbe ritagliarsi un posizionamento nel mercato: non più solo social network, ma piattaforma ibrida social+AI.

    Ciò potrebbe attirare una nuova categoria di utenti e inserzionisti interessati all’intelligenza artificiale, oltre a giustificare prezzi premium per gli abbonati.

    Ovviamente resta da vedere se la qualità di Grok sarà all’altezza dei concorrenti e se gli utenti saranno disposti a pagare cifre elevate (oltre 500€ l’anno) per queste funzionalità. Per ora, Musk sta investendo su Grok come asso nella manica per dare a X un vantaggio competitivo e una nuova fonte di reddito.

    Se l’operazione dovesse avere successo, l’impatto economico potrebbe manifestarsi rilevante. Più abbonamenti Premium+ (quindi entrate stabili mensili maggiori) e una diversificazione del business di X oltre la sola pubblicità.

    In caso contrario, rimarranno i costi di sviluppo dell’AI e il rischio che gli utenti continuino a preferire le alternative gratuite o più popolari (come ChatGPT). In sintesi, Grok 3 è sia un fattore di innovazione che una scommessa economica per X: nel breve termine sta aiutando a giustificare aumenti di prezzo e a spingere nuovi abbonamenti, mentre nel lungo termine punta a trasformare X in una piattaforma social/AI integrata, con benefici finanziari se il numero di utenti paganti dovesse crescere di conseguenza​.

    Elon Musk CPAC 2025
    Elon Musk CPAC 2025

    Ritorno degli inserzionisti su X

    Gli inserzionisti stanno davvero ritornando su X?

    Dopo l’ondata di abbandoni pubblicitari seguita all’acquisizione di Musk, si osservano segnali di ritorno dei grandi brand su X.

    Ad esempio, Amazon ha ripreso a investire in pubblicità sulla piattaforma: a gennaio 2025 il colosso e-commerce ha notevolmente aumentato il budget pubblicitario su X, dopo averlo ridotto al minimo per oltre un anno a causa di timori legati ai discorsi d’odio​.

    Anche Apple, che nel 2023 aveva sospeso completamente le proprie campagne su Twitter/X, sta ora valutando un rientro: la società di Cupertino è in trattative per sperimentare nuovamente inserzioni sulla piattaforma​.

    In generale, diverse aziende tecnologiche, media e agenzie che avevano sospeso la pubblicità (in seguito a episodi controversi, come l’endorsement di Musk a un post antisemita nel 2023) stanno riavviando le campagne.

    Tra i grandi marchi dell’intrattenimento, Disney – assieme ad altri come IBM, Comcast, Warner Bros. Discovery e Lionsgate – ha ripreso gli investimenti pubblicitari su X dopo circa un anno di boicottaggio​.

    Secondo diverse fonti, Disney e e le altre aziende hanno gradualmente riallocato budget su X verso la fine del 2024, in quello che viene visto come un “ritorno cauto” sulla piattaforma.

    Lo stesso Elon Musk ha confermato e accolto con favore questo trend: a novembre 2024 ha dichiarato di “apprezzare enormemente” il ritorno dei grandi brand e ha ringraziato la CEO di X Linda Yaccarino e il suo team per aver ricostruito la fiducia e assicurato che la pubblicità venga mostrata in contesti sicuri per i marchi​.

    Andamento degli investimenti pubblicitari

    Nonostante alcuni segnali positivi, il quadro generale degli introiti pubblicitari di X rimane complesso e in evoluzione. La fuga iniziale degli inserzionisti dopo l’ottobre 2022 ha causato un crollo significativo delle entrate: ogni mese del 2023 la piattaforma ha registrato incassi pubblicitari in USA inferiori di oltre il 55% rispetto all’anno precedente​. Musk stesso ha ammesso che un boicottaggio protratto degli advertiser avrebbe potuto portare X alla bancarotta, evidenziando quanto fosse critica la situazione.

    Nel corso del 2024 la tendenza sembra essersi parzialmente invertita: nuove aziende hanno iniziato a comprare spazi su X e alcune grandi imprese sono tornate, contribuendo ad ampliare la base di inserzionisti.

    Un’analisi di Sensor Tower rivela che nel gennaio 2025 ben 46 dei 100 maggiori spender pubblicitari su X negli Stati Uniti erano marchi che non investivano affatto nel 2022, segno che la piattaforma sta attirando nuovi clienti pubblicitari per rimpiazzare (in parte) quelli persi​.

    Molti di questi nuovi inserzionisti appartengono a settori come l’e-commerce (ad esempio la già citata cinese Temu, risultata il primo advertiser nel 2024 con il 3% della spesa totale USA) o i servizi finanziari e di intrattenimento digitale (es. Robinhood, DraftKings, NFL, ecc.)​. Amazon stessa è rientrata nella top 10 degli investitori pubblicitari su X a inizio 2025​, evidenziando come alcuni grandi spender storici stiano riaprendo i rubinetti.

    Va detto, dal punto di vista dei ricavi totali, la ripresa è ancora parziale: stime indipendenti indicano che X ha chiuso il 2024 con circa 1,4 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari negli USA, in calo di circa 28% rispetto al 2023​ (anno che a sua volta aveva già visto un forte declino rispetto all’era pre-Musk).

    In breve, X è riuscita a diversificare gli inserzionisti (più account attivi, +15% nel 2024 rispetto all’anno precedente​), ma gli importi medi per inserzionista sono più bassi – complici budget ridotti e prezzi scontati – e il volume d’affari complessivo rimane distante dai livelli pre-acquisizione.

    Fiducia del mercato nei confronti di X

    La percezione di brand safety e affidabilità della piattaforma da parte degli inserzionisti sta migliorando solo gradualmente ed esistono ancora timori evidenti.

    Da un lato, il ritorno di aziende del calibro di Disney, Amazon, Apple e altri suggerisce una rinnovata fiducia di alcuni grandi adv spender, favorita anche dagli sforzi di X nel garantire maggiore controllo sui contenuti accanto ai quali compaiono gli annunci (come testimoniato dall’attenzione pubblicamente espressa da Musk per “assicurarsi che la pubblicità appaia solo dove i brand lo desiderano”​).

    Inoltre l’ascesa politica di Musk e la vittoria di Trump hanno creato un clima percepito come più favorevole da determinati inserzionisti: alcuni nuovi inserzionisti potrebbero essersi avvicinati alla piattaforma proprio in seguito a questi eventi​.

    Dall’altro lato, molti marketer restano cauti.

    In sintesi, il mercato pubblicitario sta dando a X segnali da decifrare: da un lato riconosce i progressi (con un lento ritorno dei budget e nuovi attori interessati), dall’altro continua a monitorare con prudenza l’evoluzione delle politiche di contenuto e l’atmosfera sul social, prima di impegnare risorse paragonabili a quelle di un tempo.

    Ruolo politico di Elon Musk e impatto su X

    All’indomani delle elezioni USA del 2024 Elon Musk ha assunto un ruolo ufficiale nell’amministrazione Trump, venendo incaricato di guidare il nuovo Dipartimento dell’Efficienza Governativa (in inglese Department of Government Efficiency).

    Questo organismo – creato dal Presidente Donald Trump nel quadro delle sue iniziative di governo – ha la missione dichiarata di eliminare gli sprechi e ottimizzare la spesa federale, con l’obiettivo ambizioso di tagliare 2 trilioni di dollari dal bilancio pubblico​.

    Musk, in qualità di capo di questo dipartimento (soprannominato con ironia “DOGE” dall’acronimo inglese), è diventato a tutti gli effetti un consigliere influente della Casa Bianca e uno degli uomini chiave del nuovo esecutivo Trump​.

    Si tratta di un fatto senza precedenti: un imprenditore tecnologico ai vertici di un’iniziativa governativa di questa portata. La nomina riflette la reciproca stima tra Trump e Musk – Trump beneficia dell’immagine di innovatore e “tagliatore di costi” di Musk, mentre Musk ottiene un ruolo istituzionale di alto profilo – e segnala una stretta vicinanza politica tra i due.

    Secondo osservatori finanziari, l’”ascesa politica” di Musk a braccio destro del Presidente ha avuto ricadute positive sulle aspettative per X: molti investitori hanno interpretato questa alleanza come un segnale che X potrebbe trarre vantaggi (in termini di traffico utente e allentamento delle pressioni normative), contribuendo a migliorare i ricavi della piattaforma​.

    Musk, DOGE e il rapporto coi brand

    La situazione attuale mostra che i brand potrebbero iniziare a percepire un ambiente più stabile o propizio – forse perché vedono Musk più responsabilizzato e impegnato ad evitare ulteriori controversie che potrebbero riflettersi negativamente sul suo ruolo pubblico.

    Non a caso, Musk negli ultimi tempi è apparso più attento alle istanze degli inserzionisti: ad esempio ha lodato pubblicamente il lavoro di Linda Yaccarino nel ricostruire relazioni di fiducia e nel garantire maggior controllo sulla posizione degli annunci, ringraziando “il team per aver fatto in modo che i contenuti pubblicitari compaiano solo dove gli inserzionisti vogliono”​.

    Ma questa linea collaborativa indica che Musk – pur rimanendo un sostenitore della “libertà di parola” a suo modo – riconosce l’esigenza di compromessi operativi (come strumenti di brand safety e dialogo con gli advertiser) per mantenere vivi i ricavi pubblicitari.

    In altre parole, il suo nuovo ruolo istituzionale dovrebbe averlo spinto a moderare certe posizioni e a sostenere politiche più vicine alle aspettative dei grandi sponsor, nell’interesse di salvaguardare la salute finanziaria di X.

    Anche se, a ben veder alcune uscite recenti (specie quelle legate al sostegno di AfD in Germania e la continua denigrazione della stampa), tutto questo rischia di essere solo un miraggio.

    Va considerato che l’associazione stretta tra X, Musk e l’amministrazione Trump potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio nelle relazioni con alcuni brand.

    La piattaforma rischia di essere percepita come politicizzata o schierata, il che potrebbe alienare inserzionisti più attenti a mantenere neutralità (soprattutto quelli i cui valori o pubblico mal tollererebbero un legame con ambienti trumpiani).

    Alcune aziende potrebbero temere che eventuali politiche o dichiarazioni controverse di Musk in ambito politico si riflettano negativamente sull’ecosistema di X, riaccendendo preoccupazioni di brand safety.

    Un esempio pre-nomina fu l’episodio in cui Musk attaccò pubblicamente gli inserzionisti “in fuga”, dicendo loro di *“andare a farsi ***, gesto che destò scalpore​.  ragionevole aspettarsi che, con le nuove responsabilità governative, Musk eviterà uscite simili che metterebbero in imbarazzo sia X che l’amministrazione.

    Finora, l’effetto della nomina sembra positivo sulle relazioni aziendali: la leadership di Yaccarino e l’attenzione di Musk a non compromettere il rapporto con gli sponsor hanno portato a un cauto ritorno di investimenti pubblicitari su X. I grandi brand stanno osservando se questa nuova fase “istituzionale” di Musk si tradurrà in maggiore stabilità e sostenibilità nella gestione di X.

    In definitiva, se Musk riuscirà a bilanciare il ruolo politico con quello imprenditoriale, mantenendo un clima più consono ai grandi investitori pubblicitari, X potrebbe continuare a riconquistare quote del mercato adv.

    Diversamente, eventuali derive polemiche o politiche potrebbero di nuovo incrinare la fiducia – forse – recuperata.

    La situazione attuale vede Musk utilizzare la sua influenza politica per rilanciare X (ad esempio riportando sulla piattaforma figure e pubblico vicini all’amministrazione Trump, con benefici in termini di traffico e coinvolgimento)​, e questo appare ormai evidente.

    Le prossime mosse di Musk – sia sul palco politico che su quello dei social media – saranno determinanti per capire se i grandi brand continueranno a investire su X con convinzione o se rimarranno sulla soglia, pronti a correggere il tiro al primo segnale di incertezza.


    Elenco delle fonti consultate, la sitografia:

    Vendita del debito di X


    Situazione finanziaria di X e andamento degli inserzionisti


    Ritorno degli inserzionisti su X


    Ruolo politico di Elon Musk nell’amministrazione Trump e impatto su X


    Posizionamento e impatto economico di Grok 3


    Prezzi e strategie di abbonamento di X Premium e Premium+


    [L’immagine di copertina è stata realizzata da Franz Russo usando il modello di IA generativa Grok 3]

     

     

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    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    Meta elimina il fact-checking e adotta il modello delle Community Notes, ispirate a X di Elon Musk. Una svolta che potrebbe ampliare la libertà di espressione, ma aumentare il rischio di disinformazione.

    Le iniziative di Meta, mentre si avvicina all’insediamento di Donald Trump, come nuovo presidente Usa, continuano. E questa tempistica indica un progressivo allineamento da parte della società di Mark Zuckerberg verso la parte politica che sostiene Donald Trump.

    Se qualche giorno fa era chiara questa tendenza con la nomina di Joel Kaplan al posto del dimissionario Nick Clegg, quello che stiamo per vedere ne è solo la chiara conferma.

    Meta, l’azienda madre di Facebook e Instagram, ha annunciato di aver preso una decisione che potrebbe ridisegnare ancora di più il panorama della moderazione dei contenuti online, e dei social media in generale.

    Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Meta, ha dichiarato l’intenzione di smantellare il programma di fact-checking negli Stati Uniti, introducendo un nuovo modello che si rifà direttamente alla filosofia di libertà di espressione promossa da Elon Musk su X (ex Twitter). L’esempio è per rendere più chiaro il concetto di cosa si sta parlando.

    Una scelta che apre interrogativi su come verrà gestito il fenomeno della disinformazione e sulla strada che intende percorrere da oggi Meta.

    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X
    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    La fine di un modello: dal fact-checking al controllo delle community

    Introdotto nel 2016, il programma di fact-checking di Meta era stato pensato per contrastare la disinformazione attraverso la collaborazione con oltre 90 organizzazioni indipendenti in più di 60 lingue.

    Un modello che non è stato privo di casi eclatanti, ma che in realtà si affidava a realtà certificate.

    Zuckerberg ha invece evidenziato i limiti del sistema, criticandone l’inefficacia e l’eccessiva censura dei contenuti. La nuova strategia che Meta intende adottare prevede l’adozione di “Community Notes”, un sistema ispirato a quello di X, che consente agli utenti di aggiungere contesto ai post potenzialmente fuorvianti.

    Questa svolta è stata giustificata con la necessità di “tornare alle nostre radici sulla libertà di espressione”.

    L’obiettivo è ridurre le restrizioni su temi controversi come l’immigrazione e l’identità di genere, affidando alla comunità il compito di moderare e contestualizzare i contenuti. Ma può una strategia del genere garantire la creazione di un ambiente informativo affidabile?

    Il trasferimento in Texas: un cambio di prospettiva

    Parallelamente, Meta ha annunciato il trasferimento del team dedicato alla moderazione dei contenuti dalla California al Texas. Questo spostamento riflette una scelta non solo logistica, ma anche simbolica.

    La California, tradizionalmente associata a una cultura progressista e alla regolamentazione tecnologica, lascia il posto al Texas, uno stato noto per le sue posizioni più conservatrici.

    Zuckerberg mira a dissipare le percezioni di parzialità politica nella moderazione dei contenuti. Ma non solo.

    Questa mossa è stata interpretata da molti come un ulteriore passo verso un allineamento con l’approccio di Elon Musk, che ha trasformato X in una piattaforma più permissiva e meno vincolata da regole rigide. E, guarda caso, anche Musk ha trasferito i suoi team da San Francisco al Texas, proprio a sottolineare il contrasto alle politiche portate avanti dall’attuale governatore Gavin Newsom.

    Lo stesso Musk ha aspramente criticato Newsom la scorsa estate proprio su X.

    Libertà di espressione o disinformazione?

    L’allineamento con il modello di X porta inevitabilmente a un confronto.

    Da quando Musk ha adottato una filosofia di libertà di espressione pressoché illimitata su X, la piattaforma è stata oggetto di critiche per la diffusione di disinformazione e discorsi d’odio.

    Ora Meta sembra avviarsi su un percorso simile, cercando di bilanciare libertà di parola e responsabilità sociale.

    Il sistema “Community Notes” si propone come un’alternativa partecipativa al fact-checking tradizionale, ma presenta rischi molto elevati.

    Affidarsi soltanto a quella che possiamo definire “saggezza collettiva” potrebbe amplificare i bias e aprire la porta a manipolazioni, specialmente su argomenti politicamente divisivi. Che è praticamente quello che si vede su X, accompagnato da una corposa modifica dell’algoritmo in questo senso.

    Questo nuovo modello rappresenta una scommessa per Meta, che rischia di compromettere la fiducia degli utenti in nome di una libertà di espressione più ampia e, paradossalmente, poco garantita.

    Il video di Zuckerberg e il “ritorno alle radici”

    In un video pubblicato il 7 gennaio 2025, Zuckerberg ha dichiarato:

    • Ritorno alle radici della libertà di espressione: nel video Zuckerberg ha sottolineato l’intenzione di “tornare alle nostre radici e concentrarci sulla riduzione degli errori, semplificando le nostre politiche e ripristinando la libera espressione sulle nostre piattaforme”.
    • Sostituzione dei fact-checker con Community Notes: il CEO di Meta ha annunciato che i fact-checker saranno sostituiti con “Community Notes” simili a quelle utilizzate su X, a partire dagli Stati Uniti.
    • Critica ai fact-checker esistenti: Zuckerberg ha affermato che i fact-checker erano diventati “troppo politicamente di parte” e che c’erano “troppi errori e troppa censura”.
    • Riferimento al panorama politico: il fondatore di Facebook (il vecchio nome di Meta) ha menzionato le recenti elezioni, sostenendo che queste rappresentano un “punto di svolta culturale” verso una nuova libertà di parola.

    Questi cambiamenti riflettono un allineamento con l’approccio di Elon Musk su X, enfatizzando una maggiore libertà di espressione e riducendo le restrizioni sui contenuti.

    Una scelta che ha il sapore di strategia politica

    La nomina recente di Joel Kaplan, noto per le sue affiliazioni al Partito Repubblicano, a capo degli Affari Globali di Meta, offre ulteriori indizi sulla direzione strategica dell’azienda.

    Kaplan, vicino all’amministrazione Trump, potrebbe guidare Meta verso un’apertura alle posizioni conservatrici, rafforzando l’idea di una piattaforma meno regolamentata e più allineata alle dinamiche politiche statunitensi attuali.

    Quali saranno i nuovi scenari

    L’abbandono del fact-checking tradizionale da parte di Meta rappresenta un cambiamento che avrà ripercussioni non solo sull’ecosistema dei social media, ma anche sull’informazione digitale globale.

    In uno scenario in cui piattaforme come X e Meta si allontanano da politiche di moderazione stringenti, si rischia di assistere a un aumento della polarizzazione e della disinformazione, mettendo alla prova la capacità degli utenti di distinguere il vero dal falso.

    Molti sostengono che questa strategia potrebbe anche stimolare una maggiore partecipazione della comunità, spingendo gli utenti a diventare parte attiva del processo di moderazione.

    Ma resta da vedere se questa libertà di espressione ampliata sarà in grado di convivere con la necessità di garantire un ambiente digitale sano e informato.

    Ricordiamoci che Meta, a differenza di X, conta oltre 3 miliardi di utenti solo su Facebook e di oltre 2 miliardi di utenti su Instagram. Stiamo parlando di due delle piattaforme più usate al mondo, da giovani e da meno giovani. Si tratta di due piattaforme dalle quali gli utenti si informano su ciò che accade, tanto nel mondo quanto vicino casa.

    Conclusione

    La decisione di Meta di smantellare i team di fact-checking e abbracciare un modello simile a quello di X rappresenta una svolta che potremmo definire “epocale”, senza esagerazione.

    Tra promesse di maggiore libertà e rischi di disinformazione dilagante, il futuro dell’informazione sui social media si preannuncia quanto mai incerto.

    Zuckerberg ha scelto di percorrere una strada nuova, che lo pone in rotta di collisione con sfide enormi. Si intende sotto il profilo della fiducia da parte degli utenti e da parte delle aziende che investono sulle piattaforme. Elemento non da poco quest’ultimo.

     

  • Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    Elon Musk decreta la fine degli hashtag su X. Ecco una breve analisi della loro storia e del loro impatto. In questo si decreta definitivamente l’addio a Twitter, dando vita ad una piattaforma in netto contrasto col passato.

    Elon Musk, proprietario di X (quella che un tempo era Twitter), ha dichiarato che gli hashtag sulla piattaforma non funzionano più. Li ha definiti “brutti” e inutili, segnando così – senza esagerazione – la fine di un’era.

    Si tratta, infatti, di una scelta che non è solo tecnica, ma rappresenta un cambiamento radicale nella filosofia stessa di una piattaforma che deve il suo successo proprio agli hashtag.

    La rivoluzione degli hashtag nel 2007

    La storia degli hashtag è parte integrante di quella di Twitter. Era il 23 agosto 2007 quando Chris Messina propose l’uso del simbolo “#” per raggruppare discussioni e conversazioni.

    Un’idea semplice, ma rivoluzionaria: offrire agli utenti un modo per creare connessioni tematiche immediate e aggregare conversazioni globali su eventi, movimenti sociali e interessi condivisi.

    Nel tempo, gli hashtag sono diventati un linguaggio universale. Dai grandi eventi sportivi come i Mondiali di calcio, alle battaglie sociali come #BlackLivesMatter, gli hashtag hanno avuto un ruolo centrale nella comunicazione online.

    Hanno permesso alle voci individuali di unirsi in coro, dando visibilità a temi spesso ignorati dai media tradizionali.

    Tutto su Twitter.

    Da Twitter a X, il passato in frantumi

    Con il rebranding di Twitter in X, Elon Musk ha intrapreso una trasformazione che mira a smantellare l’identità storica della piattaforma.

    La rimozione degli hashtag è solo l’ultimo tassello di una strategia che punta a ridefinire X come qualcosa di diverso da una piattaforma social media. La visione di Musk, come si è sempre detto, è quella di una “applicazione totale”, una super app che dovrebbe integrare funzionalità di pagamento, e-commerce e intrattenimento.

    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito
    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    In questa visione, gli strumenti storici di partecipazione e connessione sembrano essere considerati superflui o addirittura d’intralcio.

    Già ad agosto 2023, un mese dopo l’operazione di rebranding di X, avevo segnalato la progressiva opera di smantellamento degli hashtag. L’occasione per fare chiarezza su come lavora l’algoritmo di X.

    Cosa significa eliminare gli hashtag

    Ma cosa significa eliminare gli hashtag? Non si tratta solo di perdere una funzionalità tecnica. Gli hashtag rappresentavano un simbolo di partecipazione, uno strumento che permetteva a chiunque di contribuire a una conversazione globale.

    Un modo prezioso per seguire e risalire a conversazioni di interesse; per comprendere tanti eventi e tanti fatti.

    In un’ottica aziendale, come più volte ho sottolineato qui, gli hashtag erano elementi di personalizzazione della comunicazione di un’azienda.

    La loro scomparsa segna la fine di Twitter come lo conoscevamo: una piazza digitale dove ognuno poteva far sentire la propria voce.

    Ma segna anche la fine di un certo modo di intendere le piattaforme digitali.

    Vero, su altre piattaforme esistono ancora. Ma, per struttura e tipologia delle piattaforme diverse da quello che era Twitter, gli hashtag non troveranno mai lo stesso spazio.

    Le conversazioni cambiano su X

    Eliminare gli hashtag significa anche cambiare il modo in cui le conversazioni vengono scoperte e organizzate. La scoperta dei contenuti su X sarà sempre più affidata a algoritmi proprietari, togliendo agli utenti il controllo diretto sulla visibilità dei propri messaggi. Questo porta a una piattaforma più chiusa, dove le interazioni sono mediate da scelte proprietarie che privilegiano certi tipi di contenuti rispetto ad altri.

    E qui emerge un tema più ampio: Musk vuole che X diventi uno spazio chiuso dove le conversazioni sono animate da evidente polarizzazione senza mai sfociare in un confronto. L’idea di base è polarizzare, chiudere la piattaforma depotenziando i link verso l’esterno, e fare in modo che tutto rimanga all’interno di X.

    Obiettivo è quello, si spera, di incrementare il più possibile il tempo di permanenza sulla piattaforma.

    Questo approccio contrasta nettamente con la filosofia originale di Twitter, che puntava sulle conversazioni e sulla capacità degli utenti di creare trend. Puntava poi sulla condivisone di notizie e informazioni in modo organico.

    Ricordiamo che gli hashtag erano elementi essenziali per seguire le conversazioni in termini analitici. A questo mi riferivo quando ho scritto della personalizzazione della comunicazione.

    Gli hashtag venivano creati per fare in modo che tutte le conversazioni potessero aggregarsi dietro a quella parole preceduta dal simbolo “#”.

    Gli strumenti di analisi partendo da quel hashtag potevano risalire ad informazioni preziose. Sulle persone che condividevano, da dove condividevano, quante volte, e via dicendo.

    Prima di depotenziare gli hashtag ricordiamo che Musk ha riformulato gli accessi alle API, rendendo così complicata l’attività di analisi, ad esempio.

    Cosa perdiamo con la fine degli hashtag

    Perdiamo molto. Gli hashtag non erano solo strumenti tecnici: erano diventati simboli culturali.

    Rappresentavano la capacità della rete di connettere persone attraverso confini geografici, linguistici e culturali. Erano il cuore pulsante delle campagne sociali, e non. E dei grandi movimenti a livello globale, dalla Primavera Araba a #MeToo.

    Erano anche strumenti di leggerezza, capaci di unire milioni di persone in momenti di ironia collettiva.

    Senza gli hashtag, X perde una parte importante di quella che era l’anima della piattaforma precedente. Diventa una piattaforma che parla sempre meno il linguaggio degli utenti e sempre più quello delle strategie del suo proprietario.

    Mi permetto di ricordare qui quando diedi vita a #cinemavoto, l’hashtag che creai nel 2018 in occasione delle allora elezioni politiche. Un successo strepitoso che poi aprì la strada alle innumerevoli versioni fatte con #cinema. A dimostrazione di quanto fosse gli hashtag fossero utili per coinvolgere gli utenti.

    Addio hashtag, addio Twitter

    La fine degli hashtag segna anche la fine di Twitter.

    Quella piazza globale dove ogni hashtag rappresentava un’idea, un momento di condivisione, è ormai un ricordo.

    X si dirige verso un futuro diverso, in netta contrapposizione col passato.

    Cosa avrebbe fatto Elon Musk di Twitter era ormai cosa nota. Prendere una piattaforma esistente, con dati, utenti e relazioni attive per trasformarla in altro. In questo consiste la spesa di 44 miliardi di dollari, a volte giudicata spropositata.

    La fine dell’hashtag non è che il capitolo finale di una storia che ne decreta l’inizio di un’altra. E non per questo più interessante.

     

     

  • IA e possibili rischi di disinformazione, il caso Grok

    IA e possibili rischi di disinformazione, il caso Grok

    L’IA generativa offre opportunità straordinarie ma solleva anche enormi rischi di disinformazione. Grok, l’intelligenza artificiale di X, disponibile per tutti, rappresenta al momento un esempio emblematico.

    Negli ultimi anni, come abbiamo più volte sottolineato qui su InTime Blog, l’intelligenza artificiale generativa ha fatto passi da gigante, offrendo strumenti potenti per creare contenuti visivi, testuali e multimediali.

    A fronte di tutto questo, la crescente accessibilità di queste tecnologie sta sollevando nuove domande sulla loro sicurezza e sull’impatto sociale.

    Un esempio emblematico, per cercare di essere più chiari, è dato da Grok, il chatbot IA sviluppato da xAI, ora disponibile gratuitamente sulla piattaforma X. Grazie a funzionalità avanzate come la generazione di immagini, Grok apre infinite possibilità creative, ma anche scenari inquietanti di disinformazione.

    IA e Grok, l’esperimento che fa riflettere

    Immaginate una fotografia apparentemente innocua: Elon Musk, Giorgia Meloni e Donald Trump ritratti insieme in un contesto formale. Nulla di più normale, se non fosse che quell’immagine è completamente falsa, generata con l’ausilio di strumenti di IA come Grok.

    In pochi minuti è possibile creare contenuti visivi realistici che, se non analizzati con attenzione, potrebbero essere scambiati per veri.

    Questo semplice esperimento evidenzia un rischio significativo: la capacità dell’IA di manipolare la realtà, alimentando potenzialmente la disinformazione su larga scala.

    Non è un caso isolato. Di recente, un breve video mostrava Elon Musk e Giorgia Meloni intenti a baciarsi, apparentemente durante la riapertura della basilica di Notre Dame a Parigi. Sebbene il video fosse stato creato partendo da una fotografia reale, la scena del bacio era completamente artefatta.

    donald trump immagini grok IA disinformazione franzrusso

    Molti utenti, tuttavia, hanno creduto che il video fosse autentico, dimostrando come sia facile trasformare un contesto reale in un fatto inesistente e dargli credibilità proprio grazie al legame con elementi reali.

    Facilità d’uso e rischi disinformazione 

    Un ulteriore esperimento è stato condotto da me, con l’intento di dimostrare la facilità con cui si possono generare contenuti di questo tipo.

    Utilizzando Grok, infatti, sono stato in grado di creare ben 15 immagini che ritraggono Elon Musk e Giorgia Meloni insieme, senza incontrare alcuna barriera o limitazione.

    immagine grok fake Musk Meloni franz russo 2024
    Uno degli esempi di immagine generate con Grok con Elon Musk e la presidente Giorgia Meloni

    Sebbene le immagini includessero un watermark visibile, ciò non ha impedito di creare contenuti in serie che, decontestualizzati, possono facilmente alimentare disinformazione.

    Inoltre, rimuovere il watermark con un comune programma di editing risulta un’operazione semplice e alla portata di chiunque, rendendo invisibile di fatto uno dei pochi elementi di riconoscimento della natura artificiale di queste immagini.

    Questo per dimostrare quanto sia immediato passare da un utilizzo creativo a uno che alimenta potenziali distorsioni della realtà. La possibilità di creare immagini realistiche in serie, senza alcun filtro o controllo, alimenta ulteriormente il rischio di disinformazione e di perdita di fiducia nei contenuti digitali.

    Grok, strumento IA all’avanguardia

    Grok è uno strumento all’avanguardia, senza dubbio, progettato per rispondere a domande, analizzare immagini e persino generare contenuti visivi. Da poco reso disponibile anche per gli utenti non abbonati alla piattaforma X, Grok si pone come alternativa a chatbot più noti come ChatGPT o Gemini.

    Per gli utenti non abbonati a Premium+ sono previste alcune limitazioni:

    • Richieste: si possono inviare fino a 10 richieste ogni due ore.
    • Analisi immagini: la capacità di Grok di interpretare e rispondere a domande su immagini caricate dagli utenti.
    • Generazione di immagini: fino ad un massimo di 3 immagini al giorno.

    La sua caratteristica distintiva? Un approccio informale e talvolta ironico che riflette la personalità del suo creatore, Elon Musk. Ma la facilità con cui si possono creare immagini credibili, senza particolari restrizioni, solleva interrogativi sulla necessità di regolamentare questi strumenti.

    IA e disinformazione: un problema reale

    La possibilità di generare immagini e contenuti testuali altamente realistici rappresenta un rischio elevato, soprattutto in un periodo storico come quello che stiamo vivendo.

    In un contesto dove i contenuti vengono condivisi e consumati in pochi secondi, distinguere il reale dal falso diventa sempre più complesso.

    immagine grok fake Musk Meloni franz russo 2024
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni

    L’IA generativa, se utilizzata in modo improprio, può creare narrazioni ingannevoli, alterare il dibattito pubblico e minare la credibilità delle fonti affidabili.

    Le conseguenze di questo fenomeno sono già evidenti.

    Dai deepfake che manipolano video di figure pubbliche (quello citato prima tra Musk e la Meloni a Parigi), alle immagini che alimentano teorie complottiste, il rischio è che la disinformazione diventi ancora più difficile da arginare.

    Inoltre, piattaforme come X, che puntano su questi strumenti per attrarre e coinvolgere gli utenti, hanno la responsabilità di garantire un utilizzo etico e trasparente della tecnologia.

    In relazione proprio a X, questo è ancora più necessario. Proprio perché Grok si alimenta dei contenuti condivisi sulla piattaforma. E poi, di recente, la piattaforma ha cambiato le condizioni di utilizzo della piattaforma specificando che i post degli utenti serviranno ad alimentare proprio strumenti di IA con un accordo tacito, senza possibilità di scelta.

    Opportunità e sfide dell’IA generativa

    Non tutto, però, è negativo.

    L’intelligenza artificiale generativa offre anche opportunità straordinarie. Può essere un alleato nella creazione di contenuti educativi, nel supporto alla creatività artistica e persino nella ricerca scientifica.

    Ma come ogni tecnologia potente, necessita di regole chiare e di un utilizzo consapevole. L’equilibrio tra innovazione e sicurezza è una sfida cruciale per il futuro.

    Un passo fondamentale è sensibilizzare gli utenti. Sapere che un’immagine o un testo possono essere generati dall’IA è il primo passo per approcciare questi contenuti con spirito critico.

    Inoltre, le aziende che sviluppano queste tecnologie dovrebbero puntare su sistemi più sofisticati di riconoscimento dei contenuti artificiali, dato che il semplice watermark, come dimostrato, è facilmente rimovibile con strumenti di editing comuni, riducendo la sua efficacia come deterrente.

    E anche provare a migliorare e rafforzare i limiti di utilizzo, evitando situazioni sensibili. Questo per evitare che si possa ricorrere a questi strumenti per creare fake news e disinformazione.

    Oltre a questo, le aziende dovrebbero intensificare i controlli e intervenire immediatamente nel momento in cui ci si accorge che certi contenuti (come quello di Musk e Meloni a Parigi) sono usati sulle piattaforme con l’intendo di disorientare il pubblico.

    Serve una maggiore consapevolezza

    Questa riflessione non vuole demonizzare l’IA generativa, ma piuttosto invitare a un uso responsabile e consapevole.

    La tecnologia in sé non è il problema: è l’uso che se ne fa a determinare il suo impatto. Strumenti come Grok hanno un potenziale enorme, ma è fondamentale istruire gli utenti e introdurre norme che ne regolino l’utilizzo.

    Viviamo in un’epoca in cui la realtà digitale si intreccia sempre più con quella fisica. Essere informati, critici e consapevoli è la chiave per affrontare le sfide di un mondo in continua evoluzione.

    Perché, alla fine, il vero potere dell’intelligenza artificiale risiede nella nostra capacità di governarla con saggezza.

    [Tutte le immagini presenti in questo articolo sono state realizzate usando l’intelligenza artificiale Grok, con evidente watermark sulle stesse immagini]

  • Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Elon Musk alla fine c’è riuscito: ha trasformato X in uno strumento di potere politico. Quelli che prima erano strumenti di interazione, da oggi diventano strumenti di potere. Una breve riflessione sul futuro dei social media e sul ruolo di noi utenti in questa trasformazione.

    C’è qualcosa di profondamente diverso in ciò che sta accadendo a X, la piattaforma che conoscevamo come Twitter. Non si tratta solo di un cambio di gestione, né di un semplice “fallimento” economico o di un adattamento tecnologico.

    Si tratta di un passaggio che segna la fine di un’era dei social media. Quella in cui abbiamo sempre creduto in quegli strumenti nati per connettere le persone e dare vita a Relazioni. Oggi la realtà ci mostra il loro lato rimasto in ombra: il potere.

    Elon Musk sta portando avanti un suo progetto che nulla ha a che fare con i profitti finanziari. Un disegno che ruota intorno all’influenza politica e sociale. E che potrebbe ridefinire per sempre ciò che intendiamo per piattaforma digitale.

    Ma che ruolo abbiamo noi utenti in tutto questo?

    Il piano di Elon Musk

    Quando Musk ha acquistato Twitter per 44 miliardi di dollari, molti hanno pensato che fosse un investimento destinato a rilanciare una piattaforma in difficoltà.

    In realtà, quei miliardi non sono mai stati un investimento, ma il prezzo da pagare per qualcosa di molto più grande: l’accesso a una leva di potere che va oltre il mondo economico.

    Musk non ha mai avuto intenzione di recuperare quella cifra, e poco gli importa del caos che ha generato sulla piattaforma.

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Il suo vero obiettivo non è costruire un social media migliore, ma trasformarlo in uno strumento che potesse offrirgli l’occasione di esercitare la sua influenza politica e sociale. L’allineamento con Trump e i suoi adepti ne è la dimostrazione più lampante.

    X, (o meglio, Twitter) un tempo luogo di dibattito e di confronto aperto, è diventato un megafono per un racconto sempre più distorto della realtà. La disinformazione non è un effetto collaterale, ma uno strumento ben inserito all’interno di una strategia.

    Ogni decisione, dalla moderazione dei contenuti al restyling della piattaforma, risponde a un solo obiettivo: consolidare un potere che non si misura in denaro, ma in capacità di influenzare il discorso pubblico.

    L’effetto sugli utenti e il panorama dei social media

    Personaggi come Stephen King, con i suoi milioni di follower, hanno abbandonato X, insieme a molti altri utenti, organizzazioni e aziende.

    Ma Musk non sembra preoccupato. Per lui, ogni utente che se ne va rappresenta un passo avanti verso una nuova identità della piattaforma.

    X non sarà mai più Twitter, ma una sorta di “Truth Social” su scala globale, dove la disinformazione trova terreno fertile e il dibattito aperto e civile viene progressivamente soppiantato dalla polarizzazione estrema dei contenuti.

    Questa trasformazione sta spingendo molti utenti a cercare alternative come Threads o Bluesky, piattaforme che cercano di ricreare quell’atmosfera di conversazione e confronto che un tempo era il cuore pulsante di Twitter.

    Ma queste piattaforme, per quanto promettenti, hanno ancora limiti evidenti. E, soprattutto, non risolvono la questione di fondo: cosa stiamo cercando davvero nei social media?

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    Cosa erano i social media e cosa sono oggi

    Quando ho iniziato ad usare Twitter nel 2009, non avrei mai immaginato che una piattaforma digitale potesse cambiare così tanto la mia vita. Mi ha permesso di conoscere persone straordinarie, di condividere idee, di creare relazioni autentiche. Era uno spazio che favoriva la crescita personale e professionale, un luogo dove le connessioni avevano un valore reale.

    Oggi, questo sembra quasi un ricordo lontano.

    Passiamo da una piattaforma all’altra senza fermarci a riflettere su cosa significhi davvero condividere i nostri dati, il nostro tempo, la nostra attenzione.

    E in questo continuo migrare, rischiamo di dimenticare una verità fondamentale: i social media non sono altro che uno specchio di ciò che siamo.

    Se li riempiamo di disinformazione, paura e rabbia, questo è ciò che rifletteranno.

    Elon Musk ha dimostrato che una piattaforma digitale può diventare molto più di un semplice luogo di interazione sociale: può essere uno strumento per esercitare il potere.

    Ma questo non significa che dobbiamo accettare passivamente questa realtà. Al contrario, è un richiamo a riflettere su come utilizziamo questi strumenti e su cosa possiamo fare per preservarne il valore.

    Non possiamo più illuderci che il prossimo social media sarà la soluzione perfetta.

    Bluesky, Threads, o qualsiasi altra piattaforma emergente avrà i suoi pregi e difetti. Ma la vera soluzione siamo noi.

    Siamo noi a decidere che tipo di contenuti condividere, che tipo di conversazioni alimentare, che tipo di comunità costruire.

    I social media siamo noi, non il contrario. E se non lo capiamo oggi, rischiamo di trovarci di nuovo, tra qualche anno, al punto di partenza.

  • Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    La Corte Suprema brasiliana riporta X online dopo che Elon Musk accetta le sue condizioni. Quindi rispetto delle leggi locali su disinformazione e incitamento all’odio. Questa vicenda, alla fine, mostra che anche per Musk il rispetto delle leggi non è censura.

    La vicenda che ha riguardato X in Brasile, con lo scontro diretto tra Elon Musk e Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si è chiusa così come si doveva chiudere, sin dall’inizio.

    Elon Musk, dunque, accetta tutte le condizioni poste dalla Corte Suprema Federale del Brasile e paga una multa. In questo modo, X torna ad essere visibile in tutto il Paese.

    Le condizioni soddisfatte riguardano il blocco degli account finiti sotto inchiesta per diffusione di informazioni errate e incitamento all’odio, nonché la nomina di un rappresentante legale locale, richiesta dal tribunale per garantire il rispetto della legge brasiliana.

    Le condizioni accettate da X

    X ha anche provveduto a pagare la somma relativa alle multe comminate, ossia 5,24 milioni di dollari, sebbene la multa effettiva fosse di 3,28 milioni di dollari. Un errore di pagamento ha rallentato il ritorno online di X in Brasile, poiché l’importo era stato trasferito alla banca sbagliata. Alla fine, X ha spostato l’intera somma presso la banca corretta, risolvendo così la questione.

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Dunque, Musk, con un’inversione di tendenza, ha deciso di rispettare il volere della Corte Suprema Federale del Brasile, dopo un’estate trascorsa a condurre una campagna contro la stessa Corte, accusata inizialmente di censura di stato.

    Ora che le leggi sono state rispettate, sarà difficile convincere coloro che hanno sostenuto le tesi di Musk.

    I danni che ha subito X in Brasile

    Cosa ha prodotto questa vicenda per X in Brasile? Solo danni. Sia in termini di pubblicità e introiti mancati, sia dal punto di vista della reputazione. A questo si aggiunge il fatto che molti utenti sono migrati verso altre piattaforme. In queste settimane, Bluesky ha raggiunto il traguardo dei 10 milioni di utenti grazie al blocco di X in Brasile.

    Ma cosa ci insegna questa vicenda alla fine?

    Questa è una lezione importante su diversi fronti, in particolare riguardo al rispetto delle leggi nazionali e al concetto di libertà di espressione.

    Cosa insegna questa vicenda

    Nonostante la narrazione avversa portata avanti da Elon Musk, che ha denunciato pubblicamente le decisioni della Corte Suprema brasiliana come atti di “censura” e autoritarismo, la realtà dei fatti ci mostra che le autorità brasiliane stavano semplicemente cercando di far rispettare la legalità.

    La Corte Suprema, nella figura del giudice Alexandre de Moraes, ha agito in conformità con le leggi brasiliane, chiedendo che X si conformasse ai provvedimenti giudiziari riguardanti la moderazione dei contenuti e la lotta alla disinformazione.

    Questi requisiti, come la rimozione di account che diffondevano fake news e odio, non erano volti a censurare la libertà di espressione, ma piuttosto a salvaguardare l’integrità del discorso pubblico e a prevenire l’incitamento all’odio.

    Nessuna piattaforma è immune

    Questa storia ci insegna che nessuna piattaforma, neanche se posseduta da una figura di spicco come Elon Musk, può dichiararsi immune dalle leggi di un Paese.

    Anche X, alla fine, ha dovuto piegarsi alle richieste della Corte, accettando di rispettare le norme nazionali e pagando le sanzioni per le infrazioni precedenti.

    E dunque, il concetto di libertà di espressione non può essere utilizzato come pretesto per evitare la responsabilità legale o per diffondere disinformazione. Al contrario, il rispetto delle leggi è necessario proprio per garantire che tale libertà si svolga entro confini che tutelano i diritti di tutti.

    In sintesi, questa storia sottolinea come il rispetto delle leggi non equivalga a censura, ma rappresenti invece il tentativo di mantenere uno spazio di espressione pubblica che sia sicuro e conforme alle norme di una società democratica.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso con un modello di IA generativa]

  • Su Bluesky aumentano gli utenti dopo il divieto di X in Brasile

    Su Bluesky aumentano gli utenti dopo il divieto di X in Brasile

    Il divieto di X in Brasile ha spinto circa 3 milioni di utenti verso Bluesky, che ha visto una crescita della base utenti del 50% in una settimana. Arrivando a superare i 9 milioni in totale.

    È una storia che si ripete. Ogni qual volta una piattaforma si trova in crisi, o in disservizio, o, addirittura, vietata da qualche parte, si presenta il fenomeno della migrazione. Vale a dire di uno spostamento degli utenti di quella piattaforma alla ricerca di altri lidi che possano soddisfare le loro esigenze di condivisione.

    In passato li abbiamo visti spesso fenomeni come questi, per lo più legati a momenti effimeri. Ma quello che sta accadendo in questi giorni non è effimero. E per alcune piattaforme potrebbe portare a qualcosa di più.

    Ovviamente il riferimento di tutto questo corollario è per ciò che sta accadendo a X in Brasile. Come raccontato, la piattaforma di Elon Musk è stata messa al bando nel paese guidato da Lula per non aver collaborato con le autorità.

    bluesky utenti brasile franz russo

    3 milioni di nuovi utenti su Bluesky

    Il divieto di utilizzo della piattaforma, reso ancora più rigido con multe salate per gli utenti che verranno trovati ad aggirare il divieto, sta provocando, appunto, il fenomeno della migrazione degli utenti brasiliani di X verso altre piattaforme più affini.

    Ebbene, da quello che si sa, alla giornata di venerdì scorso Bluesky ha visto crescere la sua piattaforma di altri nuovi 3 milioni di utenti. Portando così la piattaforma a superare i 9 milioni di utenti totali.

    this morning we crossed THREE MILLION new users!that brings our total size to over 9 million people. welcome everyone! we're so glad you're here 🫶 (and yes, video is coming soon)

    Bluesky (@bsky.app) 2024-09-06T22:14:04.605Z

    In sostanza, la base di utenti della piattaforma social è cresciuta di circa il 50% nella settimana, più o meno.

    E l’app che si era presentata come vera alternativa a Twitter ha fatto sapere che l’85% dei nuovi utenti proviene da Brasile.

    What a week! In the last few days, Bluesky has grown by more than 2.6 million users, over 85% of which are Brazilian.Welcome, we are so excited to have you here!Here are answers to some common questions about Bluesky:

    Bluesky (@bsky.app) 2024-09-04T17:26:11.424Z

    L’app presentata come alternativa a Twitter

    L’app nata come progetto decentralizzato, finanziato anche da Jack Dorsey con 13 miliardi di dollari, prima che Musk acquisisse Twitter per trasformarla in X, a novembre 2023 contava 2 milioni di utenti. Questo perché fino ad allora la possibilità di accedere sulla piattaforma era su invito.

    Da febbraio di quest’anno Bluesky è accessibile senza vincoli. A maggio di quest’anno gli utenti erano circa 6 milioni.

    Molti erano convinti che Bluesky potesse davvero rimpiazzare Twitter, e X. Ma, nei fatti questo non è successo, non lo è ancora.

    E sarà difficile che accada in tempi brevi. Certo, le difficoltà riscontrate da X in Brasile incentivano gli utenti alla ricerca di nuove piattaforme. Ma la migrazione verso Bluesky è stata ancora minima.

    Ma Bluesky è una vera alternativa?

    Gli utenti brasiliani su X pare siano circa 22 milioni. Ora, se dei 3 milioni l’85% arriva dal Brasile, vale a dire quindi oltre 2,5 milioni, c’è da chiedersi dove siano i restanti 19.450.000 utenti.

    Da quello che si sa buona parte di essi è traslocata verso Threads, l’app di Meta. Solo che al momento la società di Mark Zuckerberg non ha ufficializzato nulla in merito.

    Bluesky, dal canto suo, non vuole sprecare questa occasione. E ha promesso che presto si potranno caricare anche i video. Vedremo.

     

  • Su X pubblicità in calo, gli investitori continuano a fuggire

    Su X pubblicità in calo, gli investitori continuano a fuggire

    Il rapporto Media Reactions 2024 di Kantar mostra il continuo declino di X (ex Twitter) dal punto di vista dell’advertising. I marketer riducono la spesa pubblicitaria a causa di scarsa fiducia e sicurezza ormai compromessa.

    In un contesto relativo all’advertising digitale in crescita, in cui i consumatori ora sembrano essere più ricettivi, non sembra una vera notizia dire che X arranca.

    In effetti, questo è un dato che è stato già rilevato nei mesi scorsi, con la fuga dei grandi investitori in pubblicità dalla piattaforma oggi di proprietà di Elon Musk.

    Eppure, se ne torna a parlare. Infatti i dati rilevati da Kantar all’interno del suo Media Reactions 2024 segnano dati ancora più negativi per la piattaforma che una volta era Twitter.

    Il Media Reactions di Kantar, una delle agenzie più conosciute e stimate al mondo, è sempre molto atteso dai marketers per dati su tendenze relative al mondo dell’advertising e del marketing. Un rapporto utile per capire in quale direzione vanno i consumatori e gli addetti ai lavori.

    Il rapporto ha visto coinvolti circa 18.000 consumatori in 27 mercati e 1.000 senior marketer a livello globale.

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    I marketers abbandonano X

    Ebbene, diciamo subito che per X il 2025 non sarà un anno positivo dal punto di vista delle entrate pubblicitarie. Questo perché, come rileva il rapporto di Kantar, il 26% dei marketers prevede di ridurre ulteriormente la spesa in pubblicità sulla piattaforma.

    Si tratta del dato più basso mai rilevato dal report rispetto a qualsiasi altra piattaforma digitale rilevante.

    Come già raccontato anche qui su InTime Blog, la fuga degli investitori si è intensificata con l’arrivo di Elon Musk. E, ad onor di cronaca, non a caso è scritto “intensificata”. La fuga era iniziata già da prima che arrivasse Musk, quando Twitter faticava ad attivare la crescita degli utenti. E, nonostante quell’annoso problema, i ricavi della piattaforma si aggiravano, a circa 5 miliardi di dollari nel 2021.

    Quest’anno i dati più rosei indicano ricavi per circa 1,2 miliardi di dollari.

    Elon Musk e la fuga degli investitori

    La fuga si è quindi intensificata con Musk e lo stesso proprietario ha fatto praticamente nulla per evitarlo. Anzi, ha lasciato che gli investitori fossero sempre più esposti a contenuti di odio e disinformazione non moderata.

    E quando questo era abbastanza evidente, lo stesso Musk si è preso la briga di mandare tutti gli investitori a quel paese. Lo ricorderete tutti.

    Atteggiamento che per un’azienda significa scarsa possibilità di poter investire per ottenere una riconoscibilità adeguata, e meno tossica, del proprio marchio. Le aziende si sentono poco al sicuro e non si riconoscono con il nuovo corso dettato da Elon Musk.

    La fiducia dei marketer riguardo a X, storicamente bassa, è ulteriormente diminuita sotto la guida di Elon Musk. Si è passati dal 22% rilevato nel 2022, al 12% del 2024.

    Solo il 4% dei marketer interpellati dal rapporto crede che le pubblicità su X forniscano sicurezza del marchio.

    X sempre più in basso per i marketers

    Google si piazza al primo posto per sicurezza del marchio con il 39%.

    E rispetto a tutto questo, X si colloca al di fuori della top ten globale in termini di fiducia e percezione. Un dato che contrasta con TikTok, quello che è ormai l’editore pubblicitario più innovativo per il quinto anno consecutivo. E YouTube, ritenuto dai marketer il più affidabile.

    x pubblicità calo 2024

    Questo significa che il 2025 per X, e per Elon Musk, sarà un vero banco di prova. I fatti recenti come il divieto in Brasile, il calo del valore dell’aziende rilevato nuovamente da Fidelity e ora l’addio di Nick Pickles, vicepresidente degli affari globali di X preparano il campo ad un anno difficile. E comunque, da superare, c’è lo scoglio delle prossime elezioni presidenziali americane di novembre.

    Come noto, Elon Musk è a capo di una lista di personaggi a sostegno di Donald Trump, garantendogli più di 40 milioni di dollari al mese.

    E poi, lo stesso Musk è ormai impegnato a condividere contenuti chiaramente falsi, spesso realizzati con la sua IA, per deridere e offendere Kamala Harris, candidata alle elezioni novembre per il partito democratico. Ma è impegnato a condividere, oltre alla disinformazione, anche teorie di suprematismo, razzismo, di gender.

    Insomma, Elon Musk fa di tutto per fare in modo che le aziende investitrici si sentano a disagio e insicure su X. Ed è per questo che fuggono.

     

     

  • Musk ha deciso di finanziare Trump, quali effetti su X

    Musk ha deciso di finanziare Trump, quali effetti su X

    Elon Musk, nonostante precedenti dichiarazioni, ha deciso di donare 45 milioni di dollari al mese all’America PAC per sostenere la campagna di Donald Trump. Una scelta che avrà ripercussioni anche su X.

    Il Wall Street Journal sostiene, citando fonti, che Elon Musk è ormai pronto a donare 45 milioni di dollari al mese al “America PAC”, un comitato politico che sostiene la candidatura presidenziale di Donald Trump.

    Si tratta di una cifra considerevole, la più alta promessa fino ad ora. Anche se al momento non si trova nella lista ufficiale dei donatori, tra questi figurano: Joe Lonsdale, fondatore di Palantir; i gemelli Winklevoss (Cameron e Tyler); Antonio Gracias, attuale direttore del consiglio di amministrazione di SpaceX ed ex Tesla; Ken Howery, uno dei co-fondatori di PayPal.

    La donazione è degna di nota perché solo quattro mesi fa Musk sosteneva che non avrebbe donato denaro alla campagna di Trump né a nessun altro candidato presidenziale.

    Da rilevare che, a suo modo, Musk ha cercato di smentire le notizie riportate dal WSJ.

    Elon Musk e le donazioni ai candidati

    Forse non tutti sanno che in realtà Musk ha sempre fatto donazioni ai candidati presidenziali, sia che fossero repubblicani sia che fossero democratici.

    Di fatto non è mai stato un sostenitore dei finanziamenti elettorali, anche se in più di un’occasione in passato ha dichiarato che qualora lo avesse fatto sarebbe stato per avere un chiaro tornaconto.

    musk campagna trump x franz russo

    Ed evidentemente per lui il 2024 è l’anno giusto.

    Proprio perché è considerato uno degli uomini più ricchi al mondo, e alla guida di aziende come Tesla e SpaceX, solo per citarne un paio, le sue posizioni politiche hanno un certo peso. E lui ne è consapevole. Forse in passato non tanto, ma adesso ne è assolutamente consapevole.

    In passato Musk ha donato anche ai democratici

    Come detto, in passato Musk ha donato soldi a repubblicani e democratici. Ha finanziato Barack Obama, nel 2007. Anche se poi non ha effettuato donazioni  a Trump o a Hillary Clinton nella campagna presidenziale del 2016.

    Nel 2015 Musk in realtà si diceva molto scettico su Trump. Addirittura nell’ottobre 2015 sosteneva che sarebbe stato “imbarazzante” se Trump avesse vinto la nomination del GOP.

    Ma poi c’è stato un cambio di rotta notevole.

    Nel 2017 Musk ha cominciato a dirottare le sue donazioni verso i repubblicani, anche se le sue posizioni rispetto al clima era molto più vicine a quelle della Clinton e in contrasto con Trump.

    Elon Musk e l’avvicinamento ai repubblicani

    La convinzione di Musk verso il partito repubblicano arriva poi nel 2022, quando dichiara di aver votato per la prima volta un candidato repubblicano in Texas. Arrivò anche a dichiarare che sarebbe stato pronto a sostenere Ron DeSantis come futuro candidato presidenziale.

    E sempre nel 2022 Musk decide di iniziare la scalata verso Twitter, la piattaforma che lui ha sempre apprezzato e che in quel momento, da tempo ormai, versava in una condizione complicata e vulnerabile.

    La storia recente ci dice che dopo un lungo tira e molla, fatto di accuse reciproche, di tribunali e sentenze, Musk acquisisce Twitter. Poi la trasforma in X, la piattaforma attuale.

    Ma forse vale la pena sottolineare una motivazione che ha spinto Musk a fare quel passo.

    E in questo c’entra anche Twitter

    Ovviamente, meglio acquisire una piattaforma come Twitter che pensare di costruirne una da zero. Poi con tutti i dati che quella piattaforma conteneva (e contiene ancora) rappresentava una vera occasione per Musk.

    Ma forse c’è di più. Si tratta di un pensiero che ho già espresso ma che è necessario ribadire oggi.

    Acquisendo Twitter, Musk voleva dimostrare al mondo il suo peso. Voleva sedersi al tavolo dei grandi media e far sentire la sua voce e far valere la sua influenza.

    La donazione cospicua a Trump è la dimostrazione che X diventa un media a servizio di un pensiero politico dichiarato.

    E questo può avere un duplice effetto.

    Gli effetti della donazione su X

    Da un lato attrarre ancora di più gli indecisi, quelli che sono affascinati da Musk e che lo seguirebbero anche rispetto alle sue idee politiche. Questo ovviamente a tutto vantaggio di Trump. E ovviamente a vantaggio suo (il tornaconto a cui ci si riferiva prima).

    Dall’altro lato potrebbe allontanare chi non si ritrova nelle idee della destra americana, e dell’estrema destra che spesso Musk cavalca liberamente.

    In tutto questo, nel mezzo ci sono gli investitori della piattaforma. Solitamente un indirizzo politico netto può allontanare le aziende che vogliono investire su una piattaforma, proprio perché il tema politico di per sé è divisivo. Quindi un rischio per le aziende che vogliono tenersi lontane dalla politica.

    Di fronte a questo scenario, gli utenti potrebbero perdere fiducia verso una piattaforma schierata e di parte. E questo potrebbe portare ad un calo degli utenti.

    A proposito di questo, qualche segnale già c’è.

    Il tempo medio giornaliero che non torna

    Come sapete, X non è più un’azienda quotata in borsa (come era Twitter), di conseguenza non è più obbligata a fornire informazioni dettagliate sul numero degli utenti.

    Quindi ci si affida ad una narrazione che spesso cade in contraddizione. Ed è il caso degli ultimi dati diffusi da Musk.

    Elon Musk nelle scorse ore dando notizia dell’aumento di utilizzo della piattaforma che si è registrato nei giorni scorsi, ha parlato di “417 miliardi di secondi utente a livello globale”. Un numero che messo così fa decisamente impressione. Ma, a guardar bene, si tratta di un calo rispetto a quello che sosteneva qualche mese fa.

    A marzo di quest’anno Musk sosteneva che la durata media per utente di permanenza su X era di 30 minuti. Ebbene 417 miliardi di secondi utente corrispondono a 27,5 minuti. E questo tempo viene registrato nonostante i grandi eventi che su X vengono comunque raccontati e discussi.

    Inoltre, 417 miliardi di secondi utente corrispondono a 6,95 miliardi di minuti, un dato inferiore a quello di marzo quando i minuti giornalieri di utilizzo erano 8 miliardi.

    Forse si è trattato di un errore e comunque non si tratta di un record.

    Il fatto è che evidentemente i dati relativi agli utenti e al tempo di utilizzo non sono così elevati come si vuol far credere. Ed è per questo che vuole dare enfasi prima ai minuti di utilizzo e adesso anche ai secondi.

    È indubbio che X stia godendo di quella che era la caratteristica principale di Twitter. Ossia di una piattaforma sulla quale raccontare in tempo reale gli eventi e condividere notizie di prima mano. Ma i dati che vengono diffusi, seppure ancora elevati, denotano che qualcosa sta cambiando.

    E, dopo questa cospicua donazione potrà cambiare ancora.

    Tra gli effetti, una maggiore polarizzazione

    Perché un altro effetto che provocherà questa donazione sarà una maggiore polarizzazione della piattaforma. Più di quanto non lo sia adesso.

    Ora, tutto questo per dire che, al netto del fatto che Musk può legittimamente fare ciò che crede, le piattaforme non sono isole poco frequentate. Ma sono luoghi di condivisione dove tutti cercano, attraverso la condivisione di contenuti, di costruire qualcosa.

    Come il proprio spazio digitale, il proprio spazio professionale, dove condividere notizie informazioni in diversi ambiti. E proprio perché molto frequentate, sarebbe opportuno fare in modo che restino neutrali per dare modo a tutti di esprimersi e confrontarsi liberamente. Sempre nel rispetto delle regole.

    Le scelte politiche si possono condividere o meno, possono dare luogo a conversazioni accese. Ma non devono mai trasformarsi in pretesto per creare spazi che abbandonano il confronto civile, per fare spazio alle offese, a contenuti d’odio, alle minacce.

    Ci auguriamo che X resti comunque un luogo dove sia ancora possibile condividere e conversare in modo civile. Un augurio che al momento sembra quasi un miraggio, ma speriamo diventi concreto.

  • Commissione UE: X viola il DSA con le spunte blu

    Commissione UE: X viola il DSA con le spunte blu

    L’UE ha formalmente avvisato X, la società di Elon Musk, che il sistema di verifica della spunta blu viola il DSA. La società rischia una multa fino la 6% del fatturato globale annuale. Intanto il numero degli account abbonati è davvero esiguo, ma molto spinto dall’algoritmo.

    L’UE ha informato, in maniera formale, X, la società di Elon Musk, che il sistema di verifica in atto su X vìola il DSA (Digital Services Act). Il commissario europeo, Thierry Breton, con un post su X, ha precisato che le “spunte blu”, un tempo utili per indicare l’affidabilità delle informazioni condivise, siano sempre più “ingannevoli” per gli utenti.

    In aggiunta a questo, l’attuale sistema che permette di ottenere la spunta blu, aderendo ad una delle versioni Premium, rappresenta una violazione delle norme del DSA.

    A seguito dell’indagine portata avanti dalla Commissione UE, è emerso che X non sta rispettando gli obblighi di trasparenza in materia di pubblicità e di fornitura di dati pubblici ai ricercatori.

    Come sappiamo bene, una delle prime mosse che Musk ha portato avanti da nuovo proprietario di Twitter è stata quella di stravolgere il senso della spunta blu.

    La spunta blu indicava autorevolezza

    Come scritto da Breton, prima era utilizzata come modalità per rendere gli account di personalità pubbliche e rilevanti. Come personalità politiche, imprenditori, giornalisti, personaggi del mondo dello sport, delle arti e dello spettacolo. Autentici e quindi affidabili.

    Un sistema che, allo stesso tempo, rendeva autentico e genuino l’account di una personalità. Per dire, era una sorta di bollino di affidabilità. Questo era il messaggio che trasmetteva.

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    Abbiamo poi raccontato qui su InTime quali sono state le vicissitudini. E come è cambiato anche il sistema di assegnazione delle spunte blu nel tempo.

    Fatto sta che Musk, appena arrivato, ha cominciato ad instillare il pensiero che quel sistema fosse “corrotto” e non affidabile.

    La spunta blu e lo stravolgimento di X

    Da quel momento la spunta blu veniva assegnata attraverso l’abbonamento alla versione Premium. Senza presentare alcun documento di riconoscimento, cosa necessaria nel vecchio sistema. Quello che Musk aveva bollato come “corrotto”.

    Associare la spunta blu alla versione a pagamento voleva dire una sola cosa. Fare in modo che chiunque potesse abbonarsi e fare cassa.

    Tutto questo senza alcun tipo di controllo.

    Ricorderete il caso di Lilly, quando un account con spunta blu si spacciò per l’azienda americana sostenendo che l’insulina sarebbe diventata gratis per tutti producendo un danno enorme in termini finanziari.

    Il sistema quindi è cambiato, chiunque può ottenere la spunta blu con requisiti di accesso minimi. E i risultati sono questi che in tanti avevamo già notato ma che ora la Commissione UE mette in evidenza. In quanto questo sistema ha provocato un numero di account verificati, senza alcun controllo, che spesso diffondono disinformazione.

    UE: spunta blu ingannevole

    Nel suo richiamo formale, la Commissione rileva che il sistema attuale è ingannevole per gli utenti.

    Poiché chiunque può abbonarsi per ottenere tale status “verificato”, ciò incide negativamente sulla capacità degli utenti di prendere decisioni libere e informate in merito all’autenticità degli account e ai contenuti con cui interagiscono. Vi sono prove di attori malevoli motivati che abusano dell’ “account verificato” per ingannare gli utenti.

    Si tratta della prima volta che un’azienda viene richiamata formalmente per una violazione del DSA. E non è un caso che questa azienda sia proprio X.

    Solo meno di una settimana fa la stessa Commissione UE aveva già avvisato la piattaforma di Musk del rischio di una multa in seguito all’apertura dell’indagine sulla gestione dei contenuti dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.

    Il rischio della multa fino al 6%

    Il rischio per X è quello di vedersi comminata una multa fino al 6% del fatturato globale annuo.

    Ovviamente X non è la sola ad essere stata messa sotto inchiesta dalla Commissione europea. Ci sono anche TikTok e Meta. Ma, come ricordato prima, è la prima volta che una società viene richiamata in maniera formale di fronte ad una violazione del DSA.

    A questo punto gli scenari prevedono che, nel caso in cui il parere della Commissione venisse confermato, X si uniformi con il pagamento della multa e l’adozione di misure di correzione del sistema di assegnazione della spunta blu.

    Una decisione di non conformità può anche far scattare un periodo di vigilanza rafforzato per garantire il rispetto delle misure che il fornitore intende adottare per porre rimedio alla violazione. La Commissione può inoltre imporre penalità di mora per costringere una piattaforma a conformarsi.

    Quante sono le spunte blu su X

    Immagino che a questo punto vi stiate chiedendo “ma quante saranno mai queste spunte blu su X?”. La domanda è lecita e pertinente.

    In pratica, per il fatto di essere diventata una società privata X non rilascia mai un dettaglio sul numero di utenti. Spesso su questo viene intavolata una narrazione, da Musk e dal suo entourage, che risulta abbastanza lontana dalla realtà.

    Ma ammettiamo che i risultati diffusi qualche giorno fa siano veritieri, e cioè che gli utenti registrati sono ad oggi 570 milioni, purtroppo non è dato sapere il dettaglio sugli utenti abbonati a Premium.

    Attenzione, con il sistema attuale per avere la spunta blu ci si deve abbonare almeno a Premium.

    Ebbene, qualcuno ha comunque provato a verificare che a fine anno scorso gli abbonati Premium erano 650 mila. Questo quando la piattaforma aveva 540 milioni di utenti.

    Ora, provando ad applicare l’incremento registrato per arrivare a 570 milioni attuali, si potrebbe ipotizzare che gli abbonati siano circa 690 mila. Vale a dire, lo 0,12% sul totale.

    Una percentuale bassissima. E lo sarebbe anche se questi dati avessero un coefficiente di errore molto ampio.

    Un sistema non sostenibile per X

    Un sistema che difficilmente può rendere sostenibile la piattaforma dopo che gli investitori, quelli grandi e importanti, hanno abbandonato la piattaforma.

    E allora, come si spiega che una percentuale così piccola risulta, in pratica, così rilevante.

    Semplice, l’algoritmo tende a spingere verso l’alto gli account Premium (non tutti!) e, di conseguenza, risulta facile intercettarli. Specie se questi account diffondono disinformazione che, nella maggior parte dei casi, si presentano come contenuti polarizzanti. E, per questo motivo, molto visibili.

    Al momento nè Musk e nè X ha risposto ufficialmente al richiamo della Commissione UE. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni.

    UPDATE – La risposta di Musk

    In realtà la risposta è arrivata quando l’articolo stava per essere pubblicato.

    E il proprietario dimostra che non l’ha presa bene e neanche di fronte ad una situazione come questa decide di mantenere un profilo collaborativo. Tutt’altro.

    In risposta a Margrethe Vestager scrive: “Il DSA è disinformazione”.

    Ma non è tutto. Citando lo stesso post della Vestager fa un’affermazione che avrà sicuramente un seguito.

    Musk infatti sostiene che la Commissione avrebbe proposto a X un accordo “segreto illegale”. In pratica, censurare i contenuti senza dirlo a nessuno per evitare la multa.

    “Le altre piattaforme hanno accettato l’accordo”, chiude Musk.

    La decisione della Commissione UE di richiamare formalmente X per violazione del DSA segna un punto di svolta importante nella regolamentazione delle piattaforme digitali.

    Il sistema di verifica di X, nato dalle modifiche introdotte da Elon Musk, si trova ora al centro di un dibattito che va oltre la semplice assegnazione di una spunta blu.

    Piattaforme digitali e regole, adesso tutto è cambiato

    Questa situazione solleva importanti questioni sulla trasparenza, l’affidabilità delle informazioni online e la responsabilità delle grandi piattaforme tecnologiche. Il caso di X potrebbe diventare un precedente cruciale per il futuro della moderazione dei contenuti e della verifica dell’identità sui social media.

    La palla ora passa a X: saprà adeguarsi alle richieste dell’UE mantenendo allo stesso tempo il suo modello di business? O assisteremo a un nuovo capitolo nella sempre più complessa relazione tra i giganti tech e i regolatori?

    Una cosa è certa. Il mondo dei social media sta cambiando, e con esso le regole del gioco.