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  • WhatsApp, prima campagna pubblicitaria dopo il pasticcio sulla privacy

    WhatsApp, prima campagna pubblicitaria dopo il pasticcio sulla privacy

    WhatsApp ha lanciato la sua prima campagna pubblicitaria, una scelta quasi obbligata dopo il grande pasticcio sulla privacy delle scorse settimane. Al via in Germania e in Uk, non senza polemiche.

    WhatsApp era nata nel 2009 con l’obiettivo di garantire la privacy degli utenti, senza mai ricorrere a campagne di marketing o pubblicitarie. Ebbene, possiamo dire, oggi, che tutto quello che avevano pensato Brian Acton e Jan Koum è stato ampiamente superato. Il perché lo spiegheremo più avanti.

    La notizia del giorno, sempre all’interno di questo contesto ovviamente, è che WhatsApp, di proprietà di Facebook, ha lanciato ieri, 14 giugno 2021, una campagna pubblicitaria globale per chiarire meglio la situazione dopo il grande, e grave, pasticcio proprio sulla privacy, quello che doveva essere l’incontrastato fiore all’occhiello dell’applicazione.

    Come vi abbiamo raccontato, sin dall’inizio, la vicenda si è rivelata un pasticcio, perdonate la ripetizione, con continui cambi di fronte e di scenario, mandando letteralmente in confusione gli utenti, che da quel momento hanno cominciato a guardarsi intorno e a considerare le alternative offerte da Telegram e da Signal.

    whatsapp privacy prima campagna franzrusso.it

    WhatsApp e l’impegno sulla privacy

    La campagna prende il via in Germania e in Regno Unito ed è stata progettata affinché WhatsApp possa ribadire al mondo “il suo impegno per la privacy”.

    Come affermato da Will Cathcart, il capo di WhatsApp, proprio l’incidente di inizio anno, quello generato dall’aggiornamento della privacy, in modo unilaterale, ha portato alla creazione di una campagna su come viene garantita la privacy sulla piattaforma che prevede una campagna di pubblicità online, una campagna su radio e Tv e anche una campagna di digital outdoor.

    L’idea è quella di comunicare alle persone i vantaggi della privacy e della crittografia direttamente” – ha dichiarato Cathcart. “Quello che stiamo davvero cercando di fare qui è prendere la crittografia end-to-end, che è un termine astratto, e aiutare a tradurlo alle persone“.

    https://twitter.com/WhatsApp/status/1404470234774450180

    Campagna non senza polemiche

    La campagna però ottiene subito un primo effetto molto polemico, che mette al centro il grande dibattito tra autorità e app sulla crittografia End-To-End. Da una parte WhatsApp vorrebbe che le autorità degli stati spingessero di più verso la crittografia, dall’altro le stesse autorità vogliono frenare WhatsApp perché la stessa crittografia rischierebbe di tramutarsi in un “rifugio” per chi volesse commettere degli illeciti.

    Infatti, Priti Patel, Ministra degli Interni Uk, ha descritto l’uso della crittografia end-to-end come “inaccettabile” nella lotta contro la condivisione di contenuti illegali, criticando anche l’intenzione di Facebook di voler estendere la crittografia anche alle altre app, come Instagram e Messenger. La ministra Patel ritiene anche che la crittografia possa costituire un grave rischio per i minori e “un nascondiglio” per i criminali.

    L′imbarazzante tira e molla di WhatsApp sulla privacy

    In merito alla campagna di WhatsApp, il Ministero degli Interni Uk si dice a favore di un sistema di crittografia che protegga gli utenti da danni e rischi online, ma si dice preoccupata che la tecnologia adottata da Facebook possa costituire un ostacolo per le forze dell’ordine ad accedere ai contenuti.

    Dobbiamo lavorare insieme” – ha detto la ministra Priti Patel – “per trovare un modo reciprocamente accettabile al fine di proteggere la sicurezza pubblica, senza compromettere la privacy degli utenti”.

    Da dibattito a scontro

    Il dibattito rischia di trasformarsi in uno scontro, come sta già avvenendo in India, dove le autorità hanno chiesto a WhatsApp di ritirare l’aggiornamento della privacy perché contrarie alle leggi locali.

    Prima del lancio dello spot video, visibile appunto in Germania e in Uk, l’account Twitter di WhatsApp aveva twittato una serie di contenuti a sostegno della crittografia dell’app.

    WhatsApp è costruito per proteggere i tuoi messaggi privati con la crittografia end-to-end. Così, solo le persone a cui hai inviato i messaggi possono leggere o ascoltare la tua conversazione“, si legge nel primo tweet che avvia il thread. E si conclude con: “Oltre 100 miliardi di messaggi personali al giorno sono crittografati end-to-end per impostazione predefinita su WhatsApp. Quindi sei tu a decidere cosa dire, come dirlo e con chi condividerlo. Sei tu che hai il controllo“.

    Insomma, WhatsApp cerca di spingere con la crittografia per recuperare in termini di immagine rispetto al grande pasticcio fatto nelle scorse settimane.

    Se vi ricordate, avevamo trattato in post apposito il modo in cui WhatsApp applica la sua tecnologia che è la medesima di Signal. Infatti il protocollo in uso è Open Whisper Systems, ma non vengono crittografati i metadati delle conversazioni, sempre accessibili dalle autorità. E quindi venire a conoscenza di chi ha scritto quel messaggio e a che ora.

  • L′imbarazzante tira e molla di WhatsApp sulla privacy

    L′imbarazzante tira e molla di WhatsApp sulla privacy

    WhatsApp ritorna ancora una volta sui suoi passi dall’inizio dell’anno, a proposito dell’aggiornamento delle regole sulla privacy. Nessuna limitazione per chi non lo accetterà, l’esatto contrario di quanto affermato pochi giorni fa. Una gestione della vicenda imbarazzante.

    Il tira e molla di WhatsApp va avanti ormai da mesi ed è diventato ormai imbarazzante. Certo, forse imbarazzante può essere fuori luogo, ma è l’unico aggettivo che viene in mente dopo aver visto come la piattaforma di messaggistica, di proprietà di Facebook, ha gestito il delicato momento dell’aggiornamento delle regole sulla privacy.

    Imbarazzante perché quello che viene fuori in questi ultimi due giorni è l’esatto contrario di quello che era stato scritto, sempre da WhatsApp, appena due settimane fa, sempre sulla stessa pagina di supporto.

    Come sapete bene, lo avete letto anche negli articoli che abbiamo riservato alla vicenda, WhatsApp all’inizio di quest’anno ha modificato i termini d’uso e le regole sulla privacy. Il tema centrale era la richiesta di aggiornamento unilaterale verso gli utenti, una sorta di prendere o lasciare. Tutto questo sarebbe dovuto accadere il 15 maggio di quest’anno. Il termine iniziale era l’8 febbraio.

    WhatsApp tira molla imbarazzante privacy franzrusso.it

    Nel corso dei mesi WhatsApp ha dovuto cambiare più volte atteggiamento per via delle polemiche che scaturivano da ogni tentativo di spiegazione riguardo la vicenda. Ricordiamo il tema centrale, ossia il passaggio dei dati degli utenti a Facebook, quindi verso le aziende che investono sula piattaforma, che coinvolge di più i paesi extra europei (grazie al nostro GDPR e alle direttive europee in materia) e al modo in cui questo aggiornamento è stato proposto. Appunto, in modo unilaterale, senza possibilità di scelta per l’utente.

    Solo due settimane fa, a ridosso della data del 15 maggio, WhatsApp aveva specificato nella pagina di supporto che gli utenti che non avessero accettato le modifiche avrebbero via via perso funzionalità nell’usare l’app di messaggistica. Limitazioni ben specifiche, che abbiamo riportato qui sul nostro blog, che avrebbero finito per rendere inutile l’app.

    Ebbene, due giorni fa WhatsApp ha di nuovo cambiato idea e, in un comunicato, ha scritto:

    “Date le recenti discussioni con varie autorità ed esperti di privacy, vogliamo chiarire che attualmente non abbiamo intenzione di limitare la funzionalità di  WhatsApp per coloro che non hanno ancora accettato l’aggiornamento. Invece, continueremo a ricordare l’aggiornamento agli utenti di tanto in tanto”.

    Quindi, nessuna limitazione per nessuno. Un vero pasticcio, l’esatto contrario di quanto scritto in precedenza.

    Nella pagina di supporto adesso si legge che “la maggior parte degli utenti ha accettato l’aggiornamento“.

    A tutto questo bisogna aggiungere che l’India qualche giorno fa aveva chiesto a WhatsApp di ritirare l’aggiornamento, in quanto in violazione con le leggi del paese. La risposta di Facebook alle autorità indiane è stata quella di garantire che nessuno avrebbe perso funzionalità nell’usare l’app.

    WhatsApp, tra conseguenze per gli utenti e la crescita delle app concorrenti

    E anche la Germania, nonostante il GDPR, si era mossa in maniera perentoria con l’autorità della privacy locale che aveva ordinato a Facebook, qualche giorno prima del 15 maggio, il divieto di trattare i dati degli utenti tedeschi proprio in relazione all’aggiornamento di WhatsApp.

    Anche il Garante italiano si era espresso sulla vicenda, sostenendo che quell’aggiornamento avrebbe finito per “confondere” gli utenti”.

    Insomma, è molto probabile che WhatsApp si sia trovata costretta a rivedere la sua strategia pasticciata anche in relazione alle proteste di tante autorità dei paesi in cui l’app è usata. Sintomo che la vicenda della privacy degli utenti è stata trattata con estrema leggerezza e senza la dovuta cautela. Un atteggiamento sorprendente da parte di Facebook che sa bene quanto sia rilevante il tema privacy e quante contestazioni le sono state mosse nel corso di questi anni. Basterebbe solo citare il caso Cambridge Analytica e tutto quello che ne è conseguito. Ecco perché riteniamo che tutta questa vicenda sia stata trattata in modo imbarazzante.

    Per non parlare del grande dibattitto su come questa vicenda abbia finito per far crescere app come Telegram e Signal.

  • WhatsApp, tra conseguenze per gli utenti e la crescita delle app concorrenti

    WhatsApp, tra conseguenze per gli utenti e la crescita delle app concorrenti

    WhatsApp, a proposito del famigerato aggiornamento delle policy sulla privacy, nelle FAQ spiega quali limitazioni scatteranno per chi non le accetta. E intanto Telegram e Signal hanno conosciuto il loro momento d’oro.

    Sicuramente ricorderete la controversa azione di WhatsApp di qualche mese fa, quando rese disponibile la nuova policy sulla privacy, offrendo all’utente una sola possibilità di scelta. Dopo il mare di polemiche che quest’azione sollevò, WhatsApp fece un lieve passo indietro, indicando il 15 maggio come data limite per l’approvazione. Possiamo tranquillizzare gli utenti che la data del 15 maggio non vale più, mentre vale tutto il resto. La data è stata cancellata lo scorso 7 maggio.

    E qui arriviamo al punto.

    WhatsApp permetterà a tutti di avere più tempo per pensarci, anzi lo ha già fatto e lo sta già facendo, dopo aver inviato una nuova notifica informativa. Solo che, a differenza di quello che si pensava, le conseguenze, nel caso in cui non si dovessero accettare le nuove condizioni, ci saranno, eccome!

    Intanto, come si era pensato qualche settimana fa, anche se non si dovessero accettare le nuove condizioni, l’account non verrà rimosso. Questo era un po’ il timore che era serpeggiato, ma almeno su questo siamo sicuri.

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    In ogni caso, le conseguenze per chi non dovesse accettare le nuove condizioni sulla privacy sono descritte nelle FAQ dell’app. E quindi, non accettando le condizioni, gli utenti non potranno accedere alla lista delle chat, potendo comunque rispondere alle chiamate e alle videochiamate in entrata.

    Altra conseguenza è la progressiva limitazione della ricezione delle notifiche, nel giro di qualche settimana e, altrettanto progressivamente, non si potranno più inviare messaggi e fare chiamate. Di fatto, WhatsApp sarà praticamente limitata.

    Tutto questo è scritto proprio da WhatsApp:

    “Non potrai accedere all’elenco delle chat, tuttavia potrai rispondere alle chiamate e alle videochiamate in arrivo. Se hai abilitato le notifiche, potrai toccarle per leggere o rispondere ai messaggi, o richiamare in caso di chiamata o videochiamata persa.
    Dopo alcune settimane con funzionalità limitate, non potrai ricevere chiamate in arrivo o notifiche e WhatsApp interromperà l’invio di messaggi e chiamate al tuo telefono.”

    Insomma, la questione di WhatsApp sulle nuove condizioni sulla privacy, aperta lo scorso 8 febbraio di quest’anno, trova il suo epilogo in quello che molti credevano non potesse avvenire. WhatsApp, ricordiamo di proprietà di Facebook, alla fine è rimasta ferma sulla posizione, una strategia che ha finito, come vedremo, per alimentare la crescita delle altre app concorrenti.

    Sensor Tower, società di analisi che abbiamo imparato a conoscere bene, ha certificato che i download a livello globale, sui market App Store e Google Play, sono calati, nel periodo gennaio-aprile di quest’anno, del 43%. Un dato interessante che, considerato che parliamo dell’app di messaggistica più usata al mondo, potrebbe mettere in allarme. Anche se, rileva sempre Sensor Tower, i download sono stati 172,3 milioni, un numero sempre più alto relativamente alle altre app concorrenti.

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    E, ovviamente, a guadagnare da tutta questa situazione sono le due principali concorrenti dell’app di casa Facebook, ossia Telegram e Signal. Telegram, nello stesso periodo di osservazione, quindi da gennaio ad aprile 2021, ha visto crescere i download del 98% (161 milioni), mentre Signal ha visto lievitare, letteralmente, i suo download del 1.192% (64,6%).

    Telegram a gennaio di quest’anno ha raggiunto il livello di 63,5 milioni di download, 283% in più, rispetto ai 16,6 milioni dello stesso periodo del 2020. Signal dal canto suo ha fatto registrare una notevole impennata, infatti a gennaio 2021 i download sono del 5.001% in più rispetto al mese di gennaio del 2020, quando i download erano stati 992 mila.

    Il mese di gennaio è stato quindi il mese d’oro per Telegram e per Signal, nei mesi successivi si è registrato comunque un calo fisiologico riguardo le due app, restando comunque molto scaricate dai due principali app market.

    Cosa succederà allora nei prossimi giorni e nelle prossime settimane per quanto riguarda WhatsApp?

    Molto probabilmente vedremo dei cambiamenti ulteriori, su questi peserà ovviamente l’evoluzione della pandemia, in molte parti del mondo si sta ripartendo, e anche l’evoluzione dello smart working. Di sicuro una parte degli utenti continueranno a cercare la propria alternativa a WhatsApp e non si fermeranno solo a Telegram o Signal, che rappresentano solo due esempi.

    Si tratta quindi ancora di un tema in continua evoluzione e le prossime settimane saranno decisive.

    E voi che ne pensate?

  • WhatsApp, ecco le audio e video chiamate da desktop

    WhatsApp, ecco le audio e video chiamate da desktop

    WhatsApp, provando a mettere da parte le polemiche dei giorni scorsi, ha lanciato le audio e video chiamate da desktop.

    WhatsApp prova a tenersi buoni gli utenti, viste le polemiche delle scorse settimane per via dell’introduzione delle nuove condizioni d’uso, e lancia una funzionalità che, per la verità, era molto attesa. Stiamo parlando della possibilità di fare audio e video chiamate anche da desktop.

    La funzionalità, annunciata oggi dall’account Twitter ufficiale di WhatsApp, è attivabile solo attraverso l’app desktop dell’app, per Windows (Windows 10 64-bit versione 1903, e più recenti), e macOS 10.13 (e più recenti) e non per la versione web dell’applicazione. Quindi, se non lo avete già fatto, è meglio scaricare l’app per il vostro sistema operativo e lo potete fare da questo link: whatsapp.com/download.

    social media logo sanremo 2021 franzrusso.it

    WhatsApp ci tiene a specificare che anche per le audio e video chiamate da desktop vale la crittografia ened-to-end che già copre tutte le conversazioni che avvengono sull’app.

    Da specificare subito che per ora si tratta di chiamate, ribadiamo audio e video, solo one-to-one, l’azienda fa sapere comunque che presto sarà possibile fare anche le chiamate di gruppo. E a quel punto WhatsApp andrebbe ad inserirsi nel settore delle videochiamate che praticamente ormai tutti facciamo ogni giorno, da almeno un anno a questa parte, con intensità sempre crescente.

    WhatsApp, che ad oggi conta più di 2 miliardi di utenti, della famiglia Facebook è la seconda dopo la piattaforma madre, a capodanno di quest’anno ha fatto registrare qualcosa come 1,4 miliardi di chiamate in un solo giorno. Di conseguenza questo dato è destinato a salire, se consideriamo l’uso che si fa do WhatsApp solitamente, in aggiunta a quello che potrebbe essere con l’arrivo delle audio e video chiamate anche da desktop. L’assalto a Zoom o a Teams è praticamente dichiarato.

    WhatsApp, come fare una audio o video chiamata da desktop

    Come per tutte le app che permettono chiamate da desktop, anche per WhatsApp è necessario di accedere al microfono e alla webcam del proprio pc. Messo al sicuro questo, aprite la chat con la persona con cui volete iniziare una audio o video chiamata, cliccando sulla rispettiva icona.

    Il gioco è abbastanza semplice ed è molto probabile che WhatsApp, nonostante tutte le polemiche farà registrare un vero boom.

    E voi che ne pensate? Avete già scaricato l’app?

  • WhatsApp, se non accetti le modifiche usi l’app solo a metà

    WhatsApp, se non accetti le modifiche usi l’app solo a metà

    WhatsApp invece di migliorare la situazione, rischia di comprometterla ulteriormente. Dopo il 15 maggio, gli utenti che non accettano le modifiche ai termini d’uso utilizzeranno l’app solo a metà.

    Eppure WhatsApp, dopo il dietro front sulle modifiche ai termini d’uso e privacy, prima previsti per l’8 febbraio di quest’anno e poi rinviati al 15 maggio, aveva garantito che avrebbe spiegato meglio il senso di quella decisione, per non creare ulteriore sconcerto e panico tra gli utenti. Infatti, sarebbe dovuto essere così, ma siamo sicuri che la vicenda rischia di gonfiarsi ancora.

    TechCrunch, dopo aver visto una mail inviata da WhatsApp ad alcuni partner commerciali, riporta che la società di proprietà di Facebook sta lavorando in vista di quello che accadrà dopo il 15 maggio, prevedendo che chi non si adeguerà alle modifiche finirà per usare l’app solo a metà.

    WhatsApp modifiche metà app franzrusso.it

    WhatsApp, cosa accadrà dopo il 15 maggio

    La mail, che è assolutamente verificata, al suo interno contiene un link che riporta al Centro Assistenza dell’app, ad una pagina specifica dal titolo “Che cosa succede il giorno dell’entrata in vigore?“. Ed ecco cosa si legge nella pagina:

    Per poter dare ai nostri utenti il tempo necessario per rivedere le modifiche secondo i propri tempi, abbiamo posticipato la data di entrata in vigore al 15 maggio. Se non accetterai i termini entro questa data, WhatsApp non eliminerà il tuo account. Tuttavia, non avrai a disposizione tutte le funzionalità dell’applicazione finché non accetti. Per un breve periodo di tempo, potrai ancora ricevere chiamate e notifiche, ma non potrai leggere o inviare messaggi dall’applicazione“.

    Sì avete letto bene, se non si accettano i termini, quegli stessi termini che erano stati proposti senza possibilità di scelta, non si potranno leggere o inviare messaggi dall’applicazione.

    In altre parole, rispetto a quanto era stato proposto inizialmente, non è cambiato assolutamente nulla, anzi!

    WhatsApp prende tempo e rinvia l’aggiornamento al 15 maggio

    Inoltre, sempre dall’app si legge che i profili degli utenti “generalmente cancellati dopo 120 giorni di inattività“. Sarà questo il caso? Quindi, se non l’utente non accetta le modifiche si troverebbe ad usare l’app per metà delle sue possibilità, rischiando di vedere il suo profilo cancellato. Questo perché non è stato ancora quantificato quanto dovrebbe durare “il breve periodo“.

    Per cercare di essere sintetici e chiari, WhatsApp condivide già i metadati con Facebook, vale a dire numero di telefono degli utenti e da quale dispositivo usano l’app. Quello che viene chiesto ora, ossia la condivisione dei dati riferiti alle transazioni e ai pagamenti (non ancora possibili nel nostro paese) per offrire annunci pubblicitari più precisi, fa parte del progetto di unificazione dell’operabilità tra le due app, che tra l’altro coinvolgerà anche Instagram e Messenger. Queste ultime due negli Usa e in Canada sono già unificate per quanto riguarda i servizi di messaggistica, lasciando la possibilità agli utenti di poter massaggiare alla stessa persona usano le due app.

    Ora, di fronte a tutto questo, non si notano toni concilianti e tanto meno tranquillizzanti. Il rischio, stavolta, è che davvero si possa verificare un passaggio verso altre app, come Telegram o Signal. A meno che non ci si ravveda per tempo.

    E voi che ne pensate?

  • Telegram, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Telegram, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Dopo il grande interesse sull’articolo relativo alle differenze tra Signal e WhatsApp, in questa occasione vediamo quelle tra Telegram e l’app di Facebook.

    Dopo il grande interesse suscitato dal nostro articolo sulle differenze che esistono tra Signal, l’app di messaggistica del momento, e WhatsApp, sono state tante le richieste riguardo ad un raffronto anche con Telegram.

    Quell’articolo era stato pensato proprio per fare un breve raffronto tra le due app in quel momento molto discusse, vuoi anche per il grande edorsement che Elon Musk ha fatto a Signal. Non era previsto un raffronto anche con Telegram, in quella occasione, che invece vogliamo fare qui, rispondendo appunto alle richieste che ci sono arrivate.

    Allora, partiamo subito col dire che, come Signal (che tra l’altro in questi giorni sta incontrando diversi problemi proprio per l’alto numero di iscritti), anche Telegram trova il suo grande punto di forza proprio sula gestione della privacy, anche se è un gradino più in basso. E comunque è più avanti rispetto a WhatsApp.

    telegram whatsapp differenza franzrusso.it 2021

    La differenza sostanziale è che Telegram garantisce una crittografia end-to-end (E2E), come le altre due app, ma solo per le chat segrete. Quindi, se usate la normale chat, sappiate che quella non è crittografata. provando a spiegarla meglio, significa che i messaggi sono criptati sul vostro dispositivo e vengono poi decriptati sul server di Telegram. Le conversazioni sono quindi conservate attraverso i backup sui server dell’applicazione. WhatsApp effettua i backup su cloud, di fatto è considerato il sistema meno sicuro.

    Rispetto alla crittografia, quindi quella che copre le chat segrete, il sistema utiizzato da Telegram si chiama MTProto ed è una tecnologia nativa, che molti considerano non sicura come Open Whisper Systems, utilizzato da Signal. Infatti, quello di Telegram è un sistema chiuso, mentre quello di Signal è un sistema open source. Gli esperti sostengono che il sistema di Signal sia migliore in quanto monitorabile.

    Un punto a sfavore per Telegram è che le chat di gruppo non sono crittografate, lo sono solo le chat segrete tra due utenti. E poi, la versione desktop dell’app non supporta la crittografia E2E su qualsiasi piattaforma, a differenza di macOS.

    Uno dei punti di forza di Telegram è certamente quello che riguarda le funzionalità. Se è vero che WhatsApp offre tante funzionalità, allora Telegram non è da meno, e addirittura rilancia.

    Signal, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Su tutte, la possibilità di poter aprire un gruppo sull’app che può raccogliere fino a 200 mila, mentre WhatsApp si ferma a 256. E poi ci sono i canali (qui il nostro che vi invitiamo a seguire https://t.me/InTimeBlog), bot, quiz, e davvero tanto altro da rendere l’app una forma di intrattenimento, oltre che di comunicazione e informazione.

    Telegram consente l’autodistruzione dei messaggi, una funzionalità molto apprezzata dagli utenti che non vogliono che quel dato messaggio resti nel dispositivo del destinatario. Si possono inviare anche immagini o video non compressi. Da tenere in considerazione il fatto che l’app permette l’invio di file fino a 1,5 Gb. E sì, l’app supporta anche le videochiamate.

    Per quanto riguarda le origini dell’app, Telegram viene lanciata nel 2013 dai fratelli Durov: Nikolai, il maggiore, e Pavel, il minore. L’app ha saputo imporsi da subito come alternativa a WhatsApp, incontrando non poche difficoltà sulla sua strada. La crescita però è stata costante, anche perché l’app immediatamente incontrato il favore degli utenti, come anche in questo periodo.

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Come nell’altro articolo in cui abbiamo paragonato Signal e WhatsApp, mettendo in luce le differenze, anche in questo caso la scelta dell’app da usare deve rispondere sempre a ciò di cui avete davvero bisogno. Dopo questo raffronto più completo, è chiaro che Signal è quella che dal punto di vista della privacy e della sicurezza offre di più. Come già ricordato, il livello di crittografia E2E di WhatsApp è buono, ma resta il nodo delle condizioni d’uso.

    Tuttavia, Telegram, nonostante non supporti un livello di sicurezza come quello di Signal, resta comunque una valida alternativa a WhatsApp in fatto di funzionalità offerte.

    Insomma, resta sempre valido il suggerimento di scegliere l’app in base alle proprie esigenze, pur consapevoli dei rischi.

    Allora, quale app scegliete?

  • WhatsApp prende tempo e rinvia l’aggiornamento al 15 maggio

    WhatsApp prende tempo e rinvia l’aggiornamento al 15 maggio

    WhatsApp, dopo le polemiche e le discussioni dei giorni scorsi, comunica, con un articolo sul blog ufficiale, di rinviare l’aggiornamento, previsto per l’8 febbraio, al 15 maggio 2021. “Troppa disinformazione”.

    Evidentemente le troppe polemiche e discussioni che sono scaturite dall’annuncio dell’aggiornamento delle condizioni d’uso, previste per l’8 febbraio, hanno costretto WhatsApp a fare un passo indietro. Forse, questa scelta è stata anche motivata dall’aumento di iscritti verso le app concorrenti, come Telegram e Signal.

    Ricordiamo che Telegram in 72 ha visto aumentare di ben 25 milioni il numero degli utenti e Signal, con il grande endorsement da parte di Elon Musk ha avuto un effetto simile, visto che mentre scriviamo l’app risulta ancora avere problemi tecnici da diverse ora. Probabilmente per l’elevato numero di iscritti.

    WhatsApp 15 maggio

    Ma, torniamo alle motivazioni cbe hanno costretto WhatsApp a fare un passo indietro. Le modifiche, unilaterali, aenza alcuna possibilità di scelta, avrebbero permesso il passaggio dei dati degli utenti verso Facebook, che poi li avrebbe messi a disposizione delle aziende inserzioniste. Un passaggio questo che di fatto metteva gli utenti di fronte ad un bivio: accettare o smettere di usare l’app.

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Questo, comunque, non sarebbe avvenuto per gli utenti europei, in virtù delle leggi vigenti e grazie al GDPR. Negli Usa, e negli altri paesi dove non esiste una normativa simile, questo passaggio sarebbe stato effettivo.

    Signal, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Di fronte alle polemiche e alla crescita repentina delle app dirette concorrenti, WhatsApp ha deciso di rivedere l’aggiornamento e rinviarlo.

    C’è stata molta disinformazione” – si legge nell’articolo pubblicato sul blog ufficialearticolo pubblicato sul blog ufficiale – “che ha causato preoccupazione e vogliamo aiutare tutti a capire i nostri principi e i fatti”.

    Quindi, l’aggiornamento verrà rimandato al 15 maggio 2021 per meglio informare gli utenti e per aggiornarli rispetto a nuove indicazioni future sempre in chiave commerciale. Prima di quella data, gli utenti riceveranno di nuovo una notifica che dovrebbe, si spera essere più chiara ed esaustiva.

    Alla luce di tutto questo, ci permettiamo di dire che, in maniera del tutto rispettosa, se vi è stato un errore è stato proprio nella comunicazione. Aver in programma di rilasciare un aggiornamento così importante, senza una spiegazione esaustiva, ecco che non si fa un buon servizio agli  utenti. E questo non può essere fatta passare come “disinformazione”. Se le informazioni sono poco chiare, se la comunicazione non è esaustiva e, cosa più importante, se all’utente non viene data la possibilità di scelta, ecco che le conseguenze non possono essere quelle che abbiamo visto in questi giorni.

    Della vicenda si è occupato anche il Garante per la Privacy italiano, dichiarando che avrebbe agito rapidamente per avere più chiarezza. Sarà interessante vedere gli sviluppi anche da questo punto di vista.

    Infine, non sottovalutiamo il fatto che questo passo indietro potrebbe essere anche tardivo.

  • Signal, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Signal, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Dal momento in cui Elon Musk ha suggerito di usare Signal, sono tantissimi gli utenti che stanno scaricando questa app di messaggistica, anche in Italia. Ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp.

    Dal giorno in cui WhatsApp ha annunciato la modifica alle condizioni d’uso, che entreranno in vigore il prossimo 8 febbraio, è successo quello che molti prevedevano. Anzi, diciamo che se non fosse stato per l’invito, esplicito, di Elon Musk a scaricare Signal, forse il fenomeno di abbandonare WhatsApp sarebbe stato più velato. Già successo in altre occasioni, ma stavolta la situazione si fa più seria.

    Va detto subito, come del resto abbiamo scritto qui sul nostro blog, che le modifiche, ossia il passaggio dei dati degli utenti all’azienda madre (Facebook) in modo tale che le aziende abbiano l’opportunità di affinare sempre di più i propri annunci pubblicitari, non dovrebbe valere per noi europei. Ma intanto, val la pensa di sottolinearlo, Facebook già da tempo ha avviato questa fase di passaggio di dati da una piattaforma all’altra, sempre della famiglia di Menlo Park. Quello che ha, però, scontentato tutti, in aggiunta a tutto il resto, è che non vi era scelta.

    signal vs whatsapp franzrusso.it 2021

    Malcontento negli USA

    Negli Usa, dove non vigono le stesse regole europee, il malcontento è altissimo e si sta verificando quello che già sappiamo. E cioè che molti utenti stanno cominciando ad usare anche altre app di messaggistica, come Signal appunto. Ma anche Telegram che proprio ieri ha annunciato una crescita di 25 milioni di utenti in sole 72 ore.

    Non siamo in grado ancora di poter parlare di “fuga”, al momento è improprio usare questo termine, lo useremo qualora verrà certificato il calo degli utenti di WhatsApp nello stesso periodo in cui le altre app concorrenti sono invece cresciute. Quindi ci vorrò qualche mese prima di averne eventuale notizia.

    Chiaro che utenti che in questo momento stanno usando WhatsApp, stanno anche cominciando ad usare anche Signal o Telegram, per verificare se queste app sono altrettanto valide. E, ovviamente, lo sono.

    Il nostro intento, in questa occasione, è quello di fare un piccolo raffronto tra Signal, l’app che proprio Elon Musk ha suggerito di usare, e WhatsApp, subito dopo l’annuncio delle modifiche da parte dell’app di messaggistica più usata al mondo. Un tweet, quello del fondatore di Tesla e SpaceX che ha dato una spinta notevole a Signal che, fino a qualche giorno fa, non era molto conosciuta nel nostro paese.

    WhatsApp è la più scaricata in Italia

    E invece, da Google Play, l’app store del colosso di Mountain View, notiamo che nella categoria “Comunicazione”, l’app è la più scaricata in Italia. Tanto per fare un esempio. Evidentemente l’influenza di Elon Musk ha fatto centro anche nel nostro paese. Ma lo stesso fenomeno si è registrato anche in altri paesi come Germania, Francia, Austria, Finlandia, Hong Kong, Svizzera.

    Ma perché, così come fece Edward Snowden, il fondatore di Tesla ha suggerito proprio Signal? I due hanno sicuramente motivazioni diverse. Musk lo ha fatto d’impulso, semplicemente perché non ama Facebook e tutte le app della famiglia che fa capo a Mark Zuckerberg. Snowden fece il suo “invito” quando ancora non era molto conosciuta, lodando la protezione della privacy che questa app riesce a garantire.

    WhatsApp aggiorna i termini d’uso e condivide i dati con Facebook

    Diciamo subito che anche WhatsApp garantisce una crittografia end-to-end (E2E), vale a dire che i server non potrebbero essere visualizzati neanche da Facebook stessa, quindi la garanzia della privacy sui messaggi è garantita. I messaggi vengono letti solo dai due utenti che prendono parte ad una conversazione. Proprio come fa Signal, o anche Telegram.

    E allora perché consigliare Signal? Che differenza c’è con WhatsApp?

    Ecco, se cercate le differenze più evidenti sono quelle che andiamo ad elencare di seguito.

    Signal batte WhatsApp sulla sicurezza

    WhatsApp garantisce la crittografica E2E, quindi i messaggi sono impenetrabili, come già detto. Il protocollo in uso è Open Whisper Systems, “un gruppo software no profit che sviluppa progetti open source collaborativi”, e uno dei progetti sviluppati da questo gruppo è proprio Signal. Ora il fatto che WhatsApp utilizzi lo stesso protocollo è sicuramente un punto a favore dell’app di Facebook.

    Vero che questa crittografia non permette a WhatsApp nemmeno di fare dei backup delle conversazioni, nè in locale e nè sul cloud, ma è anche vero che, e qui veniamo ad una grande differenza con Signal, comunque non sono crittografati i metadati delle conversazioni. E che significa? Significa che le autorità, nel caso in cui ce ne fosse bisogno, possono venire a conoscenza di chi ha scritto quel messaggio e a che ora. Informazioni comunque importanti.

    Signal, invece, ha nella sicurezza il suo vero punto di forza, uno dei principali, che l’hanno portata ad essere così scaricata in questi ultimi giorni. Come anticipato, Signal utilizza il protocollo Open Whisper Systems per la crittografia E2E e, a differenza di WhatsApp, questa copre, oltre che qualsiasi tipo di contenuto sviluppato all’interno dell’app, anche i metadati delle conversazioni. Va detto che Signal non memorizza alcuna informazione dell’utente, riducendo davvero al minimo le informazioni degli utenti. Infatti, l’app non memorizza “non memorizza un record dei vostri contatti, il grafico sociale, la lista di conversazione, la posizione, l’avatar dell’utente, il nome del profilo dell’utente, le appartenenze al gruppo, i titoli del gruppo o gli avatar del gruppo”.

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Ma poi con l’app si può bloccare lo schermo con la biometria e con un codice; ma c’è anche l’autenticazione a 2 fattori (2FA), l’opzione per bloccare gli screenshot all’interno dell’app e della schermata recente. Si possono anche sfumare i volti prima di inviare un’immagine (funzionalità che si trova anche su Telegram). Sono criptate anche le chiamate di gruppo, aggiunte di recente. Insomma, da questo punto di vista, Signal è superiore a WhatsApp, senza dubbio.

    WhatsApp offre più funzionalità di Signal

    L’anello debole, se vogliamo definirlo tale, di Signal è nelle funzionalità, nel senso che paragonata a WhatsApp ne offre di meno. Anche se, di default, offre messaggi, audio e video chiamate, anche di gruppo, tutte crittografate. E non è poco. Ma certo, WhatsApp permette l’invio di file anche con il desktop mirroring, cosa che è comunque possibile anche con Signal, si trasforma in uno strumento alternativo anche alle mail. Su Signal, ad esempio, si possono creare gruppi ma non si possono mandare messaggi a più contatti contemporaneamente, e non è un male.

    Su Signal, come da poco su WhatsApp, ci sono i messaggi a scomparsa e anche la possibilità di inviare un’immagine una sola volta.

    E poi, funzionalità che può tornare davvero utile, c’è “Note Personali“, uno spazio dove ognuno può annotare pensieri, scrivere qualcosa da ricordare, qualcosa che si è visto online e riportarla lì per averla a portata di mano. Insomma, una funzionalità davvero utile.

    Con Signal è possibile anche inoltrare le chiamate vocali ai suoi server in modo che l’identità dell’utente rimanga nascosta ai contatti. L’app offre anche un’opzione integrata per nascondere l’indirizzo IP. Inoltre, è possibile abilitare la tastiera in incognito mentre si digita su Signal, applicare la modalità oscura, cancellare i vecchi messaggi in un colpo solo, e, come già accennato prima, sfumare i volti e le informazioni private dalle immagini utilizzando l’editor interno dell’app.

    Signal e WhatsApp, come sono gestite?

    Come sappiamo bene, WhatsApp è di proprietà di Facebook e la società di Zuckerberg ha scopo di lucro attraverso la vendita di pubblicità. L’origine dell’app era però diversa, i fondatori Jan Koum e Brian Acton, che oggi non fanno più parte della società, era quello di realizzare un’app che avesse rispetto della privacy degli utenti, senza vendere pubblicità. Ed è questo il nodo che ha portato Koum e Acton poi ad uscire dalla società. Acton è sempre stato inflessibile verso Facebook, qualche anno fa, nel pieno dello scandalo Cambridge Analytica, lanciò #deleteFacebook, riscuotendo grande consenso.

    Ebbene, proprio Brian Acton gestisce la Fondazione, senza scopo di lucro, che è a capo di Signal, insieme a Moxie Marlinspike. L’app vive attraverso donazioni e sovvenzioni, queste sono le uniche forme di entrata.

    Dicevamo prima di Snowden e Elon Musk, tra i grandi personaggi che “sponsorizzano” Signal, ma c’è anche l’attuale CEO di Twitter, Jack Dorsey, l’apprezza molto.

    Signal vs WhatsApp: verdetto

    Insomma, le differenze tra le due app sono evidenti e Signal è certamente quella che assicura una migliore gestione della privacy per gli utenti. Quindi il suggerimento è che se avete a cuore questo aspetto, allora Signal è l’app di messaggistica che fa al caso vostro. Se, invece, siete alla ricerca di più funzionalità, allora WhatsApp può essere una alternativa valida, grazie alla crittografia E2E, ma resta il nodo del passaggio dei dati, l’aggiornamento delle nuove condizioni d’uso potrebbe poi costituire un problema.

  • WhatsApp aggiorna i termini d’uso e condivide i dati con Facebook

    WhatsApp aggiorna i termini d’uso e condivide i dati con Facebook

    WhatsApp aggiorna i termini d’uso e l’informativa sulla privacy. In sostanza, l’aggiornamento prevede la condivisione dei dati con Facebook, fino ad ora rimandata. I nuovi termini entreranno in vigore il prossimo 8 febbraio, senza possibilità di scelta.

    Alzi la mano chi stamattina ha letto per davvero la notifica di aggiornamento dei nuovi termini di WhatsApp prima di cliccare su “Accetta”, per altro unica possibilità lasciata all’utente. Provando ad indovinare, pochissimo avete alzato la mano perché nella maggior parte dei casi si è cliccato sul tasto verde, senza leggere, come quasi sempre accade con qualsiasi altra app. Solo che stavolta leggere prima di andare avanti era davvero prezioso. Perché?

    La risposta è semplice. Perché dal prossimo 8 febbraio 2021, giorno in cui entreranno in vigore i nuovi termini di utilizzo e l’informativa sulla privacy di WhatsApp i dati degli utenti verranno condivisi con Facebook.

    whatsapp aggiornamento termini informativa privacy 2021 franzrusso 2021

    È probabile anche che tutto questo non vi sorprenda, del resto resta tutto in famiglia. Invece questo aggiornamento è importante per un paio di motivi in particolare.

    Il primo è sicuramente legato al fatto che WhatsApp ha da sempre sostenuto che la condivisione dei dati personali a Facebook, che in sostanza servirà alle aziende che investono a migliorare l’offerta dei propri prodotti e servizi, non sarebbe mai avvenuta, è invece è successo. Il secondo motivo è che questo aggiornamento, importante, non lascia molta scelta all’utente, mettendolo di fronte al fatto di continuare, e quindi accettare, oppure abbandonare l’app.

    L’unica cosa che può fare l’utente è quella di ritardare l’aggiornamento e magari attendere l’8 febbraio prima di accettare in maniera compulsiva e riflettere se sia il caso, a queste condizioni, di continuare ad usare l’app.

    I dati che verranno condivisi includono, dall’8 febbraio, anche le informazioni sui pagamenti e sulle transazioni.

    whatsapp aggiornamento-termini informativa privacy

    Raccogliamo informazioni sulla tua attività sui nostri servizi, come informazioni relative ai servizi, alla diagnostica e alle prestazioni. Ciò include informazioni sulla tua attività (incluse le modalità di utilizzo dei nostri Servizi, le impostazioni dei Servizi, il modo in cui interagisci con gli altri utenti che utilizzano i nostri Servizi (anche quando interagisci con un’azienda) e l’orario, la frequenza e la durata delle tue attività e delle tue interazioni), i file di log e i log e i rapporti su diagnostica, crash, sito web e prestazioni.

    Ciò include anche informazioni su quando ci si è registrato per utilizzare i nostri Servizi; le funzioni che si utilizzano come la nostra messaggistica, le chiamate, lo stato, i gruppi (compreso il nome del gruppo, la foto del gruppo, la descrizione del gruppo), i pagamenti o le funzioni aziendali; la foto del profilo, le informazioni “about”; se si è online, quando si è utilizzato i nostri Servizi per l’ultima volta; e quando si è aggiornato l’ultima volta le informazioni “about”“.

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Questo è quello che si legge all’interno delle condizioni.

    Un aggiornamento che alla fine non fa altro che portare vantaggio a Facebook, e, a guardare bene, non poteva essere diversamente.

  • La settimana sui Social Media durante le elezioni Usa

    La settimana sui Social Media durante le elezioni Usa

    La settimana che sta per terminare è stata sui social media caratterizzata, ovviamente, dalle elezioni Usa. Non ci sono grandi novità quindi, a parte quella di WhatsApp, il contatore dei follower per i creator su Snapchat, la “soffiata” che riguarda Instagram e il nuovo layout di LinkedIn.

    Settimana caratterizzata dalle elezioni Usa (di cui ancora, a distanza di quattro giorni non si conosce il nome del 46° presidente degli Stati Uniti d’America) quella che sta per terminare sui Social Media. Ovviamente in questo frangente le piattaforme sono state al centro del dibattito e hanno svolto, come sempre del resto, il ruolo informativo che gli compete.

    social media settimana

    E per questo ruolo, anche per evitare gli errori fatti nel 2016, Facebook e Twitter in particolare hanno messo in campo una serie di strumenti per evitare la diffusione di disinformazione e di notizie false, per evitare, quindi, che le piattaforme si trovassero ancora una volta a fungere da megafono per tutti coloro che avessero interessa ad usarle in questo senso.

    Facebook pubblicherà il nome del presidente con una notifica

    La notizia si in questi giorni e ha a he fare proprio con il ritardo che sta caratterizzando le operazioni di conteggio dei voti, soprattutto in quelli che sono definiti gli stati chiave, dove appunto il divario dei candidati è molto ridotto. Facebook pubblicherà il nome del presidente eletto nella parte alta dell’app, con una notifica. Lo stesso avverrà su Instagram. La pubblicazione del nome del nuovo presidente Usa si baserà su delle fonti specifiche, come ABC News, CBS News, Fox News, NBC News, CNN, The Associated Press e Reuters.

    Twitter alle prese con i deliri di Steve Bannon e di Donald Trump

    Anche per Twitter questa non è stata una settimana semplice. Più volte la piattaforma è dovuta intervenire nell’apporre l’etichetta grigia ai vari tweet di Donald Trump, etichetta che viene apposta nel momento in cui il contenuto viene ritenuto controverso e fuorviante. In questo modo, il tweet non può essere condiviso come qualsiasi altro tweet, ma può solo essere retwittato con citazione obbligatoria. Ossia, chi volesse condividerlo in questo unico modo, si prende la responsabilità di diffondere disinformazione. E non compare il numero delle volte in cui il tweet viene condiviso.

    La piattaforma è intervenuta anche per evidenziare le varie disinformazioni che dall’account di Donald Trump sono state twittae mentre il presidente ribadiva, in sostanza, di non voler concedere la vittoria a Biden e di continuare a parlare di brogli e truffa senza averne le prove. Ed intervenuta anche per disattivare l’account di Steve Bannon che aveva incitato alla violenza, scrivendo di voler “tagliare la testa” al dottor Fauci, consulente per il Covid-19 della amministrazione Trump. Lo stesso ha fatto YouTube chiudendo il suo account.

    I messaggi effimeri arrivano su WhatsApp

    Nel corso di questo mrse sara possibile attivare i messaggi effimeri su WhatsApp. Si tratta di messaggi che, se attivati, scompariranno nel giro di 7 giorni:

    WhatsApp, ecco i messaggi effimeri che scompaiono entro 7 giorni

    Il contatore dei follower per i creator di Snapchat

    Snapchat per la prima volta offre ai suoi creator a possibilità di pubblicare un dato numerico, ed è quello che riguarda il numero dei follower. Il dato può essere attivato, o disattivato, direttamente dallo stesso creator dalle impostazioni dell’app.

    I profili creator sono stati lanciati dall’app nel mese di settembre di quest’anno, un modo per permettere gli utenti di poter gestire la propria area al fine di lavorare con le aziende. Di conseguenza, il dato del numero dei follower è diventato fondamentale, utile per i creator per dimostrare il loro “peso” alle aziende.

    Il nuovo layout di LinkedIn arriva in Italia

    Annunciato a settembre di quest’anno, dopo qualche settimana il nuovo layout di LinkedIn è visibile anche per gli utenti italiani. Un layout che si apprezza forse più da nobile he da desktop, con un blu che strizza l’occhi ad altre piattaforme. Però, c’è da dire che l’esperienza utente è migliorata, specie, per quello che abbiamo notato, per la sezione ricerca. Adesso più ordinata e intuitiva, divisa per sezioni.

    LinkedIn oggi conta 700 milioni di utenti, quella italiana è una delle prima dieci community al mondo, dove ogni minuto 3 persone trovano una opportunità professionale. E poi, sono già 2,5 milioni gli utenti che hanno adottato all’interno del loro profilo “Open to Work”, un modo per evidenziare di essere alla ricerca di lavoro, una modalità che ha permesso agli utenti di ricevere il 40% di messaggi da reclutatori e il 20% in più di messaggi dalla community.

    Instagram prova dare vita alle interazioni nelle Stories senza messaggi

    Diciamolo subito, non ci sono conferme ufficiali rispetto a questa che, più che novità, va considerata come una “soffiata”. E quindi non vi è certezza che possa vedere la luce un giorno sull’app.

    Ci riferiamo alla possibilità di poter interagire con le Stories su Instagram, ma senza per forza passare dai DM, come avviene adesso. In pratica, Instagram potrebbe lasciare la possibilità agli utenti di interagire con le Stories cliccando sull’icona delle faccine che potrebbe comparire prima di quella dei DM. In questo modo, l’interazione non andrebbe ad incanalarsi in una conversazione privata, ma sarebbe pubblica. E in che modo questo influirà sulla visibilità del contenuto? L’algoritmo considererà quindi il maggior numero di faccine ottenute per evidenziare una Storia? Ovviamente sono solo alcune domande che sorgono spontanee. E voi che ne pensate?

    Ecco, questo era il nostro piccolo resoconto della settimana sui social media per come l’abbiamo vista noi. Se avete altre segnalazioni, noi siamo qui oppure segnalatele attraverso i nostri canali social media.