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  • Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    L’analisi di Arcadia evidenzia l’impatto della live tra Weidel e Musk su X: boom di follower, interazioni record e crescita della leader di AfD sui social media. La campagna elettorale tedesca si gioca sempre più sulle piattaforme digitali.

    A un mese dalle elezioni politiche in Germania, i social media emergono come un terreno strategico per l’acquisizione di consenso e la mobilitazione degli elettori.

    L’ultima analisi di Arcadia – “Arcadia Mood Über alles”, condotta attraverso Fanpage Karma e Digimind, mette in luce il ruolo predominante delle piattaforme digitali nell’orientare il dibattito politico e nell’influenzare le dinamiche di engagement.

    Il boom di follower di Alice Weidel

    Dai dati raccolti nel periodo tra il 26 dicembre 2024 e il 23 gennaio 2025, emerge con chiarezza che Alice Weidel, leader dell’AfD (Alternativa per la Germania), ha registrato il più alto incremento di nuovi follower.

    Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    • X (ex Twitter): +318.000 nuovi follower, con un picco di 135.000 il 9 gennaio 2025, data della live promossa da Elon Musk. Il dibattito tra Musk e Weidel, trasmesso in diretta su X, ha amplificato la visibilità della candidata dell’ultradestra tedesca, generando un’ondata di nuovi sostenitori sulla piattaforma.
    • TikTok: +112.000 follower, nonostante un calo del 16% rispetto al periodo precedente.
    • Instagram: +69.000 follower (+39%) con un massimo di 5.900 in un solo giorno.

    A seguire troviamo Robert Habeck, leader dei Verdi, che ha ottenuto una crescita significativa su Instagram con 82.000 nuovi follower (+26%). Friedrich Merz, capo della CDU, si distingue su X con un incremento di 15.000 follower.

    arcadia analisi follower weidel

    Interazioni sui social: il divario tra Weidel e Scholz

    Alice Weidel primeggia anche per il numero di interazioni raccolte:

    • X: 159 post con 2,6 milioni di interazioni (+130%).
    • Instagram: 38 post con 948.000 interazioni (-35%).

    L’effetto della live su X con Musk si riflette anche nel coinvolgimento degli utenti, con un picco di interazioni nei giorni successivi alla trasmissione.

    In confronto, Robert Habeck ha raccolto 978.000 interazioni su Instagram, mentre Friedrich Merz si ferma a 151.000 su X.

    La performance peggiore è quella del cancelliere Olaf Scholz, il cui account su X ha generato appena 23.000 interazioni. L’assenza di Scholz dalle classifiche di crescita dei follower e di engagement conferma la sua limitata influenza sui social media rispetto agli avversari.

    arcadia analisi interazioni scholz

    Il peso dell’engagement: Habeck e Weidel in testa

    L’analisi dell’engagement, ossia il rapporto tra follower e interazioni, premia ancora Robert Habeck e Alice Weidel:

    • Robert Habeck: 49% di engagement su un account da 11.000 follower.
    • Alice Weidel: 20% su X, con 407.000 follower.

    Ancora una volta, il cancelliere Scholz si distingue per la sua assenza tra i leader con maggiore capacità di coinvolgimento, evidenziando una difficoltà nel generare interesse rispetto agli avversari politici più attivi sulle piattaforme digitali.

    arcadia analisi engagement germania

    Le menzioni online: l’effetto Musk

    Il monitoraggio delle menzioni mostra come Elon Musk abbia influenzato la campagna elettorale tedesca. La diretta attraverso uno space su X con Alice Weidel del 9 gennaio 2025 (ben al di sotto delle aspettative in termini di audience in diretta) ha coinciso con un picco di discussioni online e ha contribuito all’aumento della sua esposizione digitale.

    • Alice Weidel: 213.000 menzioni.
    • Robert Habeck: 93.000 menzioni.
    • Friedrich Merz: 38.000 menzioni.
    • Olaf Scholz: 26.000 menzioni.

    La crescita dell’AfD nei social media suggerisce che la strategia digitale di Alice Weidel, supportata dall’attenzione ricevuta su X grazie a Musk, stia avendo un impatto significativo sul dibattito elettorale.

    L’aumento esponenziale di follower e interazioni, incentivato dalla visibilità ottenuta con Musk, sta rafforzando la presenza dell’AfD nel discorso pubblico, consolidando il consenso attorno alla sua figura e alle sue posizioni politiche.

    Questi dati ci mostrano come la campagna elettorale tedesca si giochi sempre più sui social media.

    La capacità di generare engagement e interazioni può fare la differenza.

    La centralità di X e Instagram, insieme all’influenza di figure esterne come Elon Musk, segnano un cambio di passo rispetto al ruolo delle piattaforme digitali.

    La polarizzazione del dibattito si manifesta con un aumento delle interazioni altamente divisive, il consolidamento di bolle informative e una radicalizzazione delle posizioni espresse dagli utenti, specialmente in risposta ai contenuti dei leader politici.

  • Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    Meta elimina il fact-checking e adotta il modello delle Community Notes, ispirate a X di Elon Musk. Una svolta che potrebbe ampliare la libertà di espressione, ma aumentare il rischio di disinformazione.

    Le iniziative di Meta, mentre si avvicina all’insediamento di Donald Trump, come nuovo presidente Usa, continuano. E questa tempistica indica un progressivo allineamento da parte della società di Mark Zuckerberg verso la parte politica che sostiene Donald Trump.

    Se qualche giorno fa era chiara questa tendenza con la nomina di Joel Kaplan al posto del dimissionario Nick Clegg, quello che stiamo per vedere ne è solo la chiara conferma.

    Meta, l’azienda madre di Facebook e Instagram, ha annunciato di aver preso una decisione che potrebbe ridisegnare ancora di più il panorama della moderazione dei contenuti online, e dei social media in generale.

    Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Meta, ha dichiarato l’intenzione di smantellare il programma di fact-checking negli Stati Uniti, introducendo un nuovo modello che si rifà direttamente alla filosofia di libertà di espressione promossa da Elon Musk su X (ex Twitter). L’esempio è per rendere più chiaro il concetto di cosa si sta parlando.

    Una scelta che apre interrogativi su come verrà gestito il fenomeno della disinformazione e sulla strada che intende percorrere da oggi Meta.

    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X
    Meta, addio al fact checking e abbraccia il modello di X

    La fine di un modello: dal fact-checking al controllo delle community

    Introdotto nel 2016, il programma di fact-checking di Meta era stato pensato per contrastare la disinformazione attraverso la collaborazione con oltre 90 organizzazioni indipendenti in più di 60 lingue.

    Un modello che non è stato privo di casi eclatanti, ma che in realtà si affidava a realtà certificate.

    Zuckerberg ha invece evidenziato i limiti del sistema, criticandone l’inefficacia e l’eccessiva censura dei contenuti. La nuova strategia che Meta intende adottare prevede l’adozione di “Community Notes”, un sistema ispirato a quello di X, che consente agli utenti di aggiungere contesto ai post potenzialmente fuorvianti.

    Questa svolta è stata giustificata con la necessità di “tornare alle nostre radici sulla libertà di espressione”.

    L’obiettivo è ridurre le restrizioni su temi controversi come l’immigrazione e l’identità di genere, affidando alla comunità il compito di moderare e contestualizzare i contenuti. Ma può una strategia del genere garantire la creazione di un ambiente informativo affidabile?

    Il trasferimento in Texas: un cambio di prospettiva

    Parallelamente, Meta ha annunciato il trasferimento del team dedicato alla moderazione dei contenuti dalla California al Texas. Questo spostamento riflette una scelta non solo logistica, ma anche simbolica.

    La California, tradizionalmente associata a una cultura progressista e alla regolamentazione tecnologica, lascia il posto al Texas, uno stato noto per le sue posizioni più conservatrici.

    Zuckerberg mira a dissipare le percezioni di parzialità politica nella moderazione dei contenuti. Ma non solo.

    Questa mossa è stata interpretata da molti come un ulteriore passo verso un allineamento con l’approccio di Elon Musk, che ha trasformato X in una piattaforma più permissiva e meno vincolata da regole rigide. E, guarda caso, anche Musk ha trasferito i suoi team da San Francisco al Texas, proprio a sottolineare il contrasto alle politiche portate avanti dall’attuale governatore Gavin Newsom.

    Lo stesso Musk ha aspramente criticato Newsom la scorsa estate proprio su X.

    Libertà di espressione o disinformazione?

    L’allineamento con il modello di X porta inevitabilmente a un confronto.

    Da quando Musk ha adottato una filosofia di libertà di espressione pressoché illimitata su X, la piattaforma è stata oggetto di critiche per la diffusione di disinformazione e discorsi d’odio.

    Ora Meta sembra avviarsi su un percorso simile, cercando di bilanciare libertà di parola e responsabilità sociale.

    Il sistema “Community Notes” si propone come un’alternativa partecipativa al fact-checking tradizionale, ma presenta rischi molto elevati.

    Affidarsi soltanto a quella che possiamo definire “saggezza collettiva” potrebbe amplificare i bias e aprire la porta a manipolazioni, specialmente su argomenti politicamente divisivi. Che è praticamente quello che si vede su X, accompagnato da una corposa modifica dell’algoritmo in questo senso.

    Questo nuovo modello rappresenta una scommessa per Meta, che rischia di compromettere la fiducia degli utenti in nome di una libertà di espressione più ampia e, paradossalmente, poco garantita.

    Il video di Zuckerberg e il “ritorno alle radici”

    In un video pubblicato il 7 gennaio 2025, Zuckerberg ha dichiarato:

    • Ritorno alle radici della libertà di espressione: nel video Zuckerberg ha sottolineato l’intenzione di “tornare alle nostre radici e concentrarci sulla riduzione degli errori, semplificando le nostre politiche e ripristinando la libera espressione sulle nostre piattaforme”.
    • Sostituzione dei fact-checker con Community Notes: il CEO di Meta ha annunciato che i fact-checker saranno sostituiti con “Community Notes” simili a quelle utilizzate su X, a partire dagli Stati Uniti.
    • Critica ai fact-checker esistenti: Zuckerberg ha affermato che i fact-checker erano diventati “troppo politicamente di parte” e che c’erano “troppi errori e troppa censura”.
    • Riferimento al panorama politico: il fondatore di Facebook (il vecchio nome di Meta) ha menzionato le recenti elezioni, sostenendo che queste rappresentano un “punto di svolta culturale” verso una nuova libertà di parola.

    Questi cambiamenti riflettono un allineamento con l’approccio di Elon Musk su X, enfatizzando una maggiore libertà di espressione e riducendo le restrizioni sui contenuti.

    Una scelta che ha il sapore di strategia politica

    La nomina recente di Joel Kaplan, noto per le sue affiliazioni al Partito Repubblicano, a capo degli Affari Globali di Meta, offre ulteriori indizi sulla direzione strategica dell’azienda.

    Kaplan, vicino all’amministrazione Trump, potrebbe guidare Meta verso un’apertura alle posizioni conservatrici, rafforzando l’idea di una piattaforma meno regolamentata e più allineata alle dinamiche politiche statunitensi attuali.

    Quali saranno i nuovi scenari

    L’abbandono del fact-checking tradizionale da parte di Meta rappresenta un cambiamento che avrà ripercussioni non solo sull’ecosistema dei social media, ma anche sull’informazione digitale globale.

    In uno scenario in cui piattaforme come X e Meta si allontanano da politiche di moderazione stringenti, si rischia di assistere a un aumento della polarizzazione e della disinformazione, mettendo alla prova la capacità degli utenti di distinguere il vero dal falso.

    Molti sostengono che questa strategia potrebbe anche stimolare una maggiore partecipazione della comunità, spingendo gli utenti a diventare parte attiva del processo di moderazione.

    Ma resta da vedere se questa libertà di espressione ampliata sarà in grado di convivere con la necessità di garantire un ambiente digitale sano e informato.

    Ricordiamoci che Meta, a differenza di X, conta oltre 3 miliardi di utenti solo su Facebook e di oltre 2 miliardi di utenti su Instagram. Stiamo parlando di due delle piattaforme più usate al mondo, da giovani e da meno giovani. Si tratta di due piattaforme dalle quali gli utenti si informano su ciò che accade, tanto nel mondo quanto vicino casa.

    Conclusione

    La decisione di Meta di smantellare i team di fact-checking e abbracciare un modello simile a quello di X rappresenta una svolta che potremmo definire “epocale”, senza esagerazione.

    Tra promesse di maggiore libertà e rischi di disinformazione dilagante, il futuro dell’informazione sui social media si preannuncia quanto mai incerto.

    Zuckerberg ha scelto di percorrere una strada nuova, che lo pone in rotta di collisione con sfide enormi. Si intende sotto il profilo della fiducia da parte degli utenti e da parte delle aziende che investono sulle piattaforme. Elemento non da poco quest’ultimo.

     

  • IA e possibili rischi di disinformazione, il caso Grok

    IA e possibili rischi di disinformazione, il caso Grok

    L’IA generativa offre opportunità straordinarie ma solleva anche enormi rischi di disinformazione. Grok, l’intelligenza artificiale di X, disponibile per tutti, rappresenta al momento un esempio emblematico.

    Negli ultimi anni, come abbiamo più volte sottolineato qui su InTime Blog, l’intelligenza artificiale generativa ha fatto passi da gigante, offrendo strumenti potenti per creare contenuti visivi, testuali e multimediali.

    A fronte di tutto questo, la crescente accessibilità di queste tecnologie sta sollevando nuove domande sulla loro sicurezza e sull’impatto sociale.

    Un esempio emblematico, per cercare di essere più chiari, è dato da Grok, il chatbot IA sviluppato da xAI, ora disponibile gratuitamente sulla piattaforma X. Grazie a funzionalità avanzate come la generazione di immagini, Grok apre infinite possibilità creative, ma anche scenari inquietanti di disinformazione.

    IA e Grok, l’esperimento che fa riflettere

    Immaginate una fotografia apparentemente innocua: Elon Musk, Giorgia Meloni e Donald Trump ritratti insieme in un contesto formale. Nulla di più normale, se non fosse che quell’immagine è completamente falsa, generata con l’ausilio di strumenti di IA come Grok.

    In pochi minuti è possibile creare contenuti visivi realistici che, se non analizzati con attenzione, potrebbero essere scambiati per veri.

    Questo semplice esperimento evidenzia un rischio significativo: la capacità dell’IA di manipolare la realtà, alimentando potenzialmente la disinformazione su larga scala.

    Non è un caso isolato. Di recente, un breve video mostrava Elon Musk e Giorgia Meloni intenti a baciarsi, apparentemente durante la riapertura della basilica di Notre Dame a Parigi. Sebbene il video fosse stato creato partendo da una fotografia reale, la scena del bacio era completamente artefatta.

    donald trump immagini grok IA disinformazione franzrusso

    Molti utenti, tuttavia, hanno creduto che il video fosse autentico, dimostrando come sia facile trasformare un contesto reale in un fatto inesistente e dargli credibilità proprio grazie al legame con elementi reali.

    Facilità d’uso e rischi disinformazione 

    Un ulteriore esperimento è stato condotto da me, con l’intento di dimostrare la facilità con cui si possono generare contenuti di questo tipo.

    Utilizzando Grok, infatti, sono stato in grado di creare ben 15 immagini che ritraggono Elon Musk e Giorgia Meloni insieme, senza incontrare alcuna barriera o limitazione.

    immagine grok fake Musk Meloni franz russo 2024
    Uno degli esempi di immagine generate con Grok con Elon Musk e la presidente Giorgia Meloni

    Sebbene le immagini includessero un watermark visibile, ciò non ha impedito di creare contenuti in serie che, decontestualizzati, possono facilmente alimentare disinformazione.

    Inoltre, rimuovere il watermark con un comune programma di editing risulta un’operazione semplice e alla portata di chiunque, rendendo invisibile di fatto uno dei pochi elementi di riconoscimento della natura artificiale di queste immagini.

    Questo per dimostrare quanto sia immediato passare da un utilizzo creativo a uno che alimenta potenziali distorsioni della realtà. La possibilità di creare immagini realistiche in serie, senza alcun filtro o controllo, alimenta ulteriormente il rischio di disinformazione e di perdita di fiducia nei contenuti digitali.

    Grok, strumento IA all’avanguardia

    Grok è uno strumento all’avanguardia, senza dubbio, progettato per rispondere a domande, analizzare immagini e persino generare contenuti visivi. Da poco reso disponibile anche per gli utenti non abbonati alla piattaforma X, Grok si pone come alternativa a chatbot più noti come ChatGPT o Gemini.

    Per gli utenti non abbonati a Premium+ sono previste alcune limitazioni:

    • Richieste: si possono inviare fino a 10 richieste ogni due ore.
    • Analisi immagini: la capacità di Grok di interpretare e rispondere a domande su immagini caricate dagli utenti.
    • Generazione di immagini: fino ad un massimo di 3 immagini al giorno.

    La sua caratteristica distintiva? Un approccio informale e talvolta ironico che riflette la personalità del suo creatore, Elon Musk. Ma la facilità con cui si possono creare immagini credibili, senza particolari restrizioni, solleva interrogativi sulla necessità di regolamentare questi strumenti.

    IA e disinformazione: un problema reale

    La possibilità di generare immagini e contenuti testuali altamente realistici rappresenta un rischio elevato, soprattutto in un periodo storico come quello che stiamo vivendo.

    In un contesto dove i contenuti vengono condivisi e consumati in pochi secondi, distinguere il reale dal falso diventa sempre più complesso.

    immagine grok fake Musk Meloni franz russo 2024
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni

    L’IA generativa, se utilizzata in modo improprio, può creare narrazioni ingannevoli, alterare il dibattito pubblico e minare la credibilità delle fonti affidabili.

    Le conseguenze di questo fenomeno sono già evidenti.

    Dai deepfake che manipolano video di figure pubbliche (quello citato prima tra Musk e la Meloni a Parigi), alle immagini che alimentano teorie complottiste, il rischio è che la disinformazione diventi ancora più difficile da arginare.

    Inoltre, piattaforme come X, che puntano su questi strumenti per attrarre e coinvolgere gli utenti, hanno la responsabilità di garantire un utilizzo etico e trasparente della tecnologia.

    In relazione proprio a X, questo è ancora più necessario. Proprio perché Grok si alimenta dei contenuti condivisi sulla piattaforma. E poi, di recente, la piattaforma ha cambiato le condizioni di utilizzo della piattaforma specificando che i post degli utenti serviranno ad alimentare proprio strumenti di IA con un accordo tacito, senza possibilità di scelta.

    Opportunità e sfide dell’IA generativa

    Non tutto, però, è negativo.

    L’intelligenza artificiale generativa offre anche opportunità straordinarie. Può essere un alleato nella creazione di contenuti educativi, nel supporto alla creatività artistica e persino nella ricerca scientifica.

    Ma come ogni tecnologia potente, necessita di regole chiare e di un utilizzo consapevole. L’equilibrio tra innovazione e sicurezza è una sfida cruciale per il futuro.

    Un passo fondamentale è sensibilizzare gli utenti. Sapere che un’immagine o un testo possono essere generati dall’IA è il primo passo per approcciare questi contenuti con spirito critico.

    Inoltre, le aziende che sviluppano queste tecnologie dovrebbero puntare su sistemi più sofisticati di riconoscimento dei contenuti artificiali, dato che il semplice watermark, come dimostrato, è facilmente rimovibile con strumenti di editing comuni, riducendo la sua efficacia come deterrente.

    E anche provare a migliorare e rafforzare i limiti di utilizzo, evitando situazioni sensibili. Questo per evitare che si possa ricorrere a questi strumenti per creare fake news e disinformazione.

    Oltre a questo, le aziende dovrebbero intensificare i controlli e intervenire immediatamente nel momento in cui ci si accorge che certi contenuti (come quello di Musk e Meloni a Parigi) sono usati sulle piattaforme con l’intendo di disorientare il pubblico.

    Serve una maggiore consapevolezza

    Questa riflessione non vuole demonizzare l’IA generativa, ma piuttosto invitare a un uso responsabile e consapevole.

    La tecnologia in sé non è il problema: è l’uso che se ne fa a determinare il suo impatto. Strumenti come Grok hanno un potenziale enorme, ma è fondamentale istruire gli utenti e introdurre norme che ne regolino l’utilizzo.

    Viviamo in un’epoca in cui la realtà digitale si intreccia sempre più con quella fisica. Essere informati, critici e consapevoli è la chiave per affrontare le sfide di un mondo in continua evoluzione.

    Perché, alla fine, il vero potere dell’intelligenza artificiale risiede nella nostra capacità di governarla con saggezza.

    [Tutte le immagini presenti in questo articolo sono state realizzate usando l’intelligenza artificiale Grok, con evidente watermark sulle stesse immagini]

  • Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Elon Musk alla fine c’è riuscito: ha trasformato X in uno strumento di potere politico. Quelli che prima erano strumenti di interazione, da oggi diventano strumenti di potere. Una breve riflessione sul futuro dei social media e sul ruolo di noi utenti in questa trasformazione.

    C’è qualcosa di profondamente diverso in ciò che sta accadendo a X, la piattaforma che conoscevamo come Twitter. Non si tratta solo di un cambio di gestione, né di un semplice “fallimento” economico o di un adattamento tecnologico.

    Si tratta di un passaggio che segna la fine di un’era dei social media. Quella in cui abbiamo sempre creduto in quegli strumenti nati per connettere le persone e dare vita a Relazioni. Oggi la realtà ci mostra il loro lato rimasto in ombra: il potere.

    Elon Musk sta portando avanti un suo progetto che nulla ha a che fare con i profitti finanziari. Un disegno che ruota intorno all’influenza politica e sociale. E che potrebbe ridefinire per sempre ciò che intendiamo per piattaforma digitale.

    Ma che ruolo abbiamo noi utenti in tutto questo?

    Il piano di Elon Musk

    Quando Musk ha acquistato Twitter per 44 miliardi di dollari, molti hanno pensato che fosse un investimento destinato a rilanciare una piattaforma in difficoltà.

    In realtà, quei miliardi non sono mai stati un investimento, ma il prezzo da pagare per qualcosa di molto più grande: l’accesso a una leva di potere che va oltre il mondo economico.

    Musk non ha mai avuto intenzione di recuperare quella cifra, e poco gli importa del caos che ha generato sulla piattaforma.

    Social media, da luoghi di interazione a strumenti di potere

    Il suo vero obiettivo non è costruire un social media migliore, ma trasformarlo in uno strumento che potesse offrirgli l’occasione di esercitare la sua influenza politica e sociale. L’allineamento con Trump e i suoi adepti ne è la dimostrazione più lampante.

    X, (o meglio, Twitter) un tempo luogo di dibattito e di confronto aperto, è diventato un megafono per un racconto sempre più distorto della realtà. La disinformazione non è un effetto collaterale, ma uno strumento ben inserito all’interno di una strategia.

    Ogni decisione, dalla moderazione dei contenuti al restyling della piattaforma, risponde a un solo obiettivo: consolidare un potere che non si misura in denaro, ma in capacità di influenzare il discorso pubblico.

    L’effetto sugli utenti e il panorama dei social media

    Personaggi come Stephen King, con i suoi milioni di follower, hanno abbandonato X, insieme a molti altri utenti, organizzazioni e aziende.

    Ma Musk non sembra preoccupato. Per lui, ogni utente che se ne va rappresenta un passo avanti verso una nuova identità della piattaforma.

    X non sarà mai più Twitter, ma una sorta di “Truth Social” su scala globale, dove la disinformazione trova terreno fertile e il dibattito aperto e civile viene progressivamente soppiantato dalla polarizzazione estrema dei contenuti.

    Questa trasformazione sta spingendo molti utenti a cercare alternative come Threads o Bluesky, piattaforme che cercano di ricreare quell’atmosfera di conversazione e confronto che un tempo era il cuore pulsante di Twitter.

    Ma queste piattaforme, per quanto promettenti, hanno ancora limiti evidenti. E, soprattutto, non risolvono la questione di fondo: cosa stiamo cercando davvero nei social media?

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    Cosa erano i social media e cosa sono oggi

    Quando ho iniziato ad usare Twitter nel 2009, non avrei mai immaginato che una piattaforma digitale potesse cambiare così tanto la mia vita. Mi ha permesso di conoscere persone straordinarie, di condividere idee, di creare relazioni autentiche. Era uno spazio che favoriva la crescita personale e professionale, un luogo dove le connessioni avevano un valore reale.

    Oggi, questo sembra quasi un ricordo lontano.

    Passiamo da una piattaforma all’altra senza fermarci a riflettere su cosa significhi davvero condividere i nostri dati, il nostro tempo, la nostra attenzione.

    E in questo continuo migrare, rischiamo di dimenticare una verità fondamentale: i social media non sono altro che uno specchio di ciò che siamo.

    Se li riempiamo di disinformazione, paura e rabbia, questo è ciò che rifletteranno.

    Elon Musk ha dimostrato che una piattaforma digitale può diventare molto più di un semplice luogo di interazione sociale: può essere uno strumento per esercitare il potere.

    Ma questo non significa che dobbiamo accettare passivamente questa realtà. Al contrario, è un richiamo a riflettere su come utilizziamo questi strumenti e su cosa possiamo fare per preservarne il valore.

    Non possiamo più illuderci che il prossimo social media sarà la soluzione perfetta.

    Bluesky, Threads, o qualsiasi altra piattaforma emergente avrà i suoi pregi e difetti. Ma la vera soluzione siamo noi.

    Siamo noi a decidere che tipo di contenuti condividere, che tipo di conversazioni alimentare, che tipo di comunità costruire.

    I social media siamo noi, non il contrario. E se non lo capiamo oggi, rischiamo di trovarci di nuovo, tra qualche anno, al punto di partenza.

  • La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    E la strada di X è segnata e segue quella di Elon Musk. Aumentano gli utenti che abbandonano la piattaforma verso altre app in particolare verso Bluesky ma anche verso Mastodon e Threads.

    Il recente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, rieletto il 5 novembre 2024, ha avuto un impatto anche sui social media. Si potrebbe dire quasi inevitabile.

    X, quella che una volta era conosciuta come Twitter, ha visto aumentare in modo evidente l’abbandono da parte degli utenti. Un fenomeno che era già iniziato sotto la gestione di Elon Musk. Che ora sembra aver preso un’accelerazione senza precedenti.

    Fenomeno che poi si è sempre verificato in conseguenza di azioni o di affermazioni da parte del proprietario. Basti pensare al “caso Brasile”.

    X: da luogo di conversazione a luogo di scontro

    Da luogo d’aggregazione e conversazione, Twitter si è trasformato con la nuova gestione di Musk in un ambiente che amplifica, e talvolta incoraggia, contenuti estremi. Per molti utenti, X è diventato un simbolo di forte polarizzazione e continua tensione, dove problemi già noti di disinformazione, discorsi d’odio e teorie complottiste sono stati elevati quasi a nuovi “valori” della piattaforma.

    Quello che prima era una debolezza di Twitter è diventato per X una sorta di “caratteristica”: un luogo dove le regole appaiono più fluide, i confini tra libertà d’espressione e incitamento all’odio più sottili.

    La gestione di Musk, con il suo stile provocatorio e irriverente, ha contribuito a fare di X un ambiente che attira e amplifica contenuti controversi. Fino a costituire un vero terreno fertile per la diffusione di ideologie estremiste.

    Molti di voi che seguono questo blog (che da poco ha compiuto 16 anni), e che ringrazio, sanno quante volte è stato raccontato qui delle difficoltà di Twitter. Piattaforma che ha saputo costruire un forte rapporto con le notizie in tempo reale, al punto da diventare punto di riferimento per le informazioni.

    La fuga da X e crescita delle altre app: come chiudere l’account in sicurezza

    Quando Twitter era il centro delle notizie

    Sono tantissimi i casi in cui le notizie sono arrivate prima da Twitter e poi altrove. Su tutti, la morte di Osama Bin Laden.

    Ma, al tempo stesso, la piattaforma nel corso degli anni si è trovata spesso di fronte a contenuti di odio, di razzismo, di violenza. E di non saperli affrontare in maniera adeguata.

    Questo per non voler risolvere il dilemma relativo alla libertà di parola per evitare di scontentare qualcuno.

    Alla fine, con Jack Dorsey che ha saputo cucinare per bene il piatto, Elon Musk si è trovato di fronte la tavola bandita e un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Per portare a compimento il suo disegno.

    Musk è stato scaltro quindi ad approfittare dei tanti problemi lasciati in sospeso su Twitter. E trasformarli in funzionalità vitali su X. La libertà di espressione, il free speech, a copertura e giustificazione di tutto.

    Ed è quello che abbiamo sotto gli occhi ormai.

    Solo che, di fronte a tutto questo, di fronte ad una piattaforma che somiglia sempre più a 4chan o a Truth (e lo diventerà chiaramente ormai), molti utenti iniziano a guardarsi intorno, per cercare di fuggire a questa piattaforma sempre più intrisa di contenuti violenti e di disinformazione.

    È in questo contesto che molti utenti stanno cercando nuove alternative, approdando su piattaforme come Mastodon, Bluesky e Threads.

    La crescita di Mastodon, Bluesky e Threads

    Mastodon

    Con l’esodo da X, Mastodon è riuscito a distinguersi per un modello che non risponde alla logica centralizzata tipica dei social media per come li conosciamo.

    Passata da 3,5 milioni di utenti nel 2022 a quasi 9 milioni nel 2024, Mastodon attrae utenti alla ricerca di una piattaforma davvero decentralizzata. Su Mastodon, l’assenza di un algoritmo centralizzato evita che i contenuti vengano promossi in modo artificiale: ciò permette agli utenti di costruire le proprie reti senza pressioni, stabilendo connessioni che privilegiano affinità reali.

    Questa modalità, pur richiedendo un piccolo investimento iniziale per comprendere il sistema delle “istanze” (i diversi server che compongono Mastodon), rappresenta per molti un ritorno all’essenza stessa della socialità online.

    Bluesky

    L’app fenomeno del momento –  ora è accessibile a tutti, si sta posizionando come una piattaforma pubblica completa e pronta ad accogliere gli utenti alla ricerca di un’alternativa a X.

    Bluesky ha registrato un incremento impressionante di 700.000 nuovi utenti in una settimana, raggiungendo un totale di 14,5 milioni di iscritti subito dopo l’elezione di Trump.

    Bluesky punta su un ambiente trasparente e su strumenti che consentono agli utenti di personalizzare la loro esperienza. Le funzionalità di Bluesky riflettono questa visione: non una piattaforma unica, ma un ambiente dove ogni utente ha un controllo diretto e la possibilità di plasmare il proprio spazio digitale. E speriamo sia così.

    Threads

    Anche Threads, l’app di Meta, ha registrato una crescita rilevante, posizionandosi come un’opzione intuitiva per chi vuole migrare da X ma desidera un ambiente più accessibile rispetto alle logiche decentralizzate di Mastodon. Nell’ultimo mese ha superato il traguardo dei 275 milioni di utenti a livello globale.

    Threads ha costruito un modello che richiama le dinamiche di X, con un’interfaccia familiare. La piattaforma è rapidamente diventata un approdo per chi cerca stabilità, gestita da un colosso come Meta. Solo che, al momento, continua ad evitare il contenuto politico proprio per non essere polarizzante, dando, però, spazio a contenuti che latitano dal punto di vista del valore.

    Le motivazione della fuga da X

    La fuga da X è molto più di una scelta pratica; riflette una profonda insoddisfazione verso la direzione che la piattaforma ha preso.

    Per molti, X non è più uno spazio di discussione aperta, ma un luogo in cui le voci moderate e i contenuti equilibrati rischiano di essere sepolti sotto il peso di continue ed estenuanti narrazioni polarizzate.

    Come riportato da altri, la piattaforma non solo permette la diffusione di contenuti estremi, ma sembra addirittura incoraggiarli, trasformando quelli che una volta erano considerati “problemi” in elementi distintivi della sua identità.

    In un ambiente in cui l’incitamento alla violenza e la disinformazione trovano una visibilità crescente, molti utenti, incluse figure pubbliche e professionisti, sentono di non poter più restare. La scelta di abbandonare X è quindi una ricerca di coerenza, il desiderio di essere presenti su piattaforme che rispettino principi etici condivisi e che riflettano una visione positiva del confronto e della socialità online.

    Ma l’uscita da X ha tuttavia anche le sue sfide: ricostruire le reti sociali, adattarsi a nuove interfacce e comprendere i meccanismi delle diverse piattaforme richiede impegno. Va detto anche che molti utenti considerano questo passaggio come un investimento per un futuro digitale più in linea con i loro valori.

    E allora come fare per lasciare X? E farlo in maniera adeguata? Certo, non basta cancellare tutto e andare via. Di seguito, vediamo alcuni semplici passaggi da compiere prima.

    Guida pratica alla chiusura sicura dell’account X

    Se hai deciso di abbandonare X, è importante fare questo passaggio in modo sicuro, evitando di rivelare a tutte le persone, anche a quelle a cui non lo vorresti far sapere, dove ti trasferirai. Ecco i passaggi chiave:

    Impostare l’account come privato

    Prima di chiudere definitivamente l’account, è necessario passare alla modalità privata. In questo modo, solo i tuoi follower potranno vedere i contenuti e potrai avvisare i contatti di fiducia senza esporre pubblicamente i tuoi nuovi riferimenti. Certo, se sei un account con un seguito molto ampio, l’operazione diventa quasi superflua. Forse meglio prima fare una bella selezione e poi passare alla modalità privata. Impostazioni e Privacy > Privacy e sicurezza > Pubblico, media e tag > Proteggi i tuoi post.

    Scaricare l’archivio dei propri dati

    Nelle impostazioni di X è possibile richiedere una copia dei propri dati, un passaggio essenziale per conservare tweet, messaggi e altre informazioni utili. Questo ti permetterà di mantenere una memoria del tuo tempo sulla piattaforma e, se necessario, di recuperare i tuoi contatti. Impostazioni e privacy > Il tuo account > Scarica un archivio dei tuoi dati>Richiedi Archivio

    Procedere alla disattivazione

    Attraverso la sezione “Account” delle impostazioni, troverai l’opzione per disattivare il profilo. La disattivazione completa avviene dopo 30 giorni, durante i quali è possibile riattivare l’account. Questo periodo di transizione può essere utile per riflettere e valutare la scelta definitiva. Impostazioni e privacy Il tuo account > Disattiva account

    Evitare di annunciare pubblicamente la migrazione

    Per proteggerti da attenzioni indesiderate, evita di condividere su X il nome della piattaforma verso cui ti sposterai. Comunica i tuoi nuovi riferimenti soltanto a persone fidate, magari tramite messaggi diretti o altri canali privati.

    Come già accaduto in passato, pensiamo ad apps toriche come MySpace o a FriendFeed, anche stavolta gli utenti si trovano a dover fronteggiare un cambiamento importante. Un cambiamento indotto, non voluto, e ancora più complesso da affrontare.

    Questo per il fatto che orma sono trascorsi 20 da quando i social media hanno fatto la loro apparizione e le dinamiche sono molto più chiare e concrete.

    Passare da X (Twitter) a un’altra piattaforma non è solo cambiare app. Significa abbandonare dinamiche costruite nel tempo che adesso si è costretti ad abbandonare. Forse ad alcuni tutto questo sembrerà anche eccessivo, ma per chi ha dedicato tempo a queste piattaforme per la costruzione di un proprio spazio digitale, vi assicuro che non lo è.

    Ben vengano altre piattaforme, altre esperienze, sapendo però che tutto sarà più frastagliato e complesso.

     

  • X pagherà i Creator in base alle interazioni Premium

    X pagherà i Creator in base alle interazioni Premium

    Come anticipato, X da oggi rivoluziona i pagamenti ai creator, puntando sull’engagement degli utenti Premium. Una mossa che potrebbe portare ad un notevole abbassamento della qualità dei contenuti. Oltre a scontentare i creator.

    Come avevamo già scritto qualche settimana fa, X, da oggi, 8 novembre 2024, cambia notevolmente il modo di remunerare i creator.

    I pagamenti su X verranno riconosciuti sulla base delle interazioni che i creator riusciranno ad attrarre. Non si conosce il numero esatto di interazioni necessarie per ottenere i pagamenti, ma è noto che le condizioni di accesso devono essere sempre soddisfatte, come l’obbligo di essere abbonati a Premium.

    È importante notare che l’engagement (risposte, repost e “like”) deve essere registrato nei 3 mesi e vale solo quello realizzato tra account Premium. Le interazioni tra account non abbonati non sono conteggiate.

    Questa modifica avrà due conseguenze principali:

    • Riduzione del pubblico di riferimento: solo le interazioni da parte degli utenti Premium vengono considerate valide per il pagamento, restringendo così la platea potenziale dei creator.
    • Incentivo all’engagement di qualità: i creator sono spinti a pubblicare contenuti che stimolino discussioni attive anziché semplici visualizzazioni. Resta incerto se questo apporterà benefici alla qualità dei contenuti; molto probabilmente, la qualità potrebbe risultare inferiore.

    È confermata la soglia minima di pagamento di 50 dollari.

    X pagherà i Creator in base alle interazioni Premium

    Con questo aggiornamento del programma Creator Revenue Sharing, X sposta l’attenzione verso i contenuti. In passato, l’obiettivo era semplicemente ottenere visualizzazioni, trasformando ogni post in una sorta di annuncio. Ma con i cambiamenti attuali, questo potrebbe non bastare per migliorare la qualità dei contenuti.

    Il rischio è che, per attrarre interazioni, si creino contenuti divisivi e polarizzanti. Infatti, l’algoritmo sembra sempre più orientato a incentivare questa direzione.

    Inoltre, ricevere pagamenti sarà ora più complicato, poiché la platea su cui fare affidamento si restringe notevolmente. Parliamo infatti di engagement limitato agli account abbonati a Premium, che rappresentano appena lo 0,25% degli utenti totali, Vale a dire circa 1,4 milioni di utenti a livello globale.

    X sembra quindi costretta a cambiare rotta per ridurre i pagamenti. La piattaforma è in difficoltà finanziaria, poiché molti inserzionisti rilevanti si sono allontanati da un anno.

    Al contrario, tutte le altre piattaforme, come TikTok e quelle del gruppo Meta, continuano a remunerare i propri creator tenendo in considerazione le visualizzazioni.

    Questa modifica rischia di scontentare molti creator, che speravano in un modello diverso. Il pericolo concreto è che la qualità dei contenuti diventi ancora più polarizzante.

    Staremo a vedere.

  • Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    La Corte Suprema brasiliana riporta X online dopo che Elon Musk accetta le sue condizioni. Quindi rispetto delle leggi locali su disinformazione e incitamento all’odio. Questa vicenda, alla fine, mostra che anche per Musk il rispetto delle leggi non è censura.

    La vicenda che ha riguardato X in Brasile, con lo scontro diretto tra Elon Musk e Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si è chiusa così come si doveva chiudere, sin dall’inizio.

    Elon Musk, dunque, accetta tutte le condizioni poste dalla Corte Suprema Federale del Brasile e paga una multa. In questo modo, X torna ad essere visibile in tutto il Paese.

    Le condizioni soddisfatte riguardano il blocco degli account finiti sotto inchiesta per diffusione di informazioni errate e incitamento all’odio, nonché la nomina di un rappresentante legale locale, richiesta dal tribunale per garantire il rispetto della legge brasiliana.

    Le condizioni accettate da X

    X ha anche provveduto a pagare la somma relativa alle multe comminate, ossia 5,24 milioni di dollari, sebbene la multa effettiva fosse di 3,28 milioni di dollari. Un errore di pagamento ha rallentato il ritorno online di X in Brasile, poiché l’importo era stato trasferito alla banca sbagliata. Alla fine, X ha spostato l’intera somma presso la banca corretta, risolvendo così la questione.

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Dunque, Musk, con un’inversione di tendenza, ha deciso di rispettare il volere della Corte Suprema Federale del Brasile, dopo un’estate trascorsa a condurre una campagna contro la stessa Corte, accusata inizialmente di censura di stato.

    Ora che le leggi sono state rispettate, sarà difficile convincere coloro che hanno sostenuto le tesi di Musk.

    I danni che ha subito X in Brasile

    Cosa ha prodotto questa vicenda per X in Brasile? Solo danni. Sia in termini di pubblicità e introiti mancati, sia dal punto di vista della reputazione. A questo si aggiunge il fatto che molti utenti sono migrati verso altre piattaforme. In queste settimane, Bluesky ha raggiunto il traguardo dei 10 milioni di utenti grazie al blocco di X in Brasile.

    Ma cosa ci insegna questa vicenda alla fine?

    Questa è una lezione importante su diversi fronti, in particolare riguardo al rispetto delle leggi nazionali e al concetto di libertà di espressione.

    Cosa insegna questa vicenda

    Nonostante la narrazione avversa portata avanti da Elon Musk, che ha denunciato pubblicamente le decisioni della Corte Suprema brasiliana come atti di “censura” e autoritarismo, la realtà dei fatti ci mostra che le autorità brasiliane stavano semplicemente cercando di far rispettare la legalità.

    La Corte Suprema, nella figura del giudice Alexandre de Moraes, ha agito in conformità con le leggi brasiliane, chiedendo che X si conformasse ai provvedimenti giudiziari riguardanti la moderazione dei contenuti e la lotta alla disinformazione.

    Questi requisiti, come la rimozione di account che diffondevano fake news e odio, non erano volti a censurare la libertà di espressione, ma piuttosto a salvaguardare l’integrità del discorso pubblico e a prevenire l’incitamento all’odio.

    Nessuna piattaforma è immune

    Questa storia ci insegna che nessuna piattaforma, neanche se posseduta da una figura di spicco come Elon Musk, può dichiararsi immune dalle leggi di un Paese.

    Anche X, alla fine, ha dovuto piegarsi alle richieste della Corte, accettando di rispettare le norme nazionali e pagando le sanzioni per le infrazioni precedenti.

    E dunque, il concetto di libertà di espressione non può essere utilizzato come pretesto per evitare la responsabilità legale o per diffondere disinformazione. Al contrario, il rispetto delle leggi è necessario proprio per garantire che tale libertà si svolga entro confini che tutelano i diritti di tutti.

    In sintesi, questa storia sottolinea come il rispetto delle leggi non equivalga a censura, ma rappresenti invece il tentativo di mantenere uno spazio di espressione pubblica che sia sicuro e conforme alle norme di una società democratica.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso con un modello di IA generativa]

  • Su Bluesky aumentano gli utenti dopo il divieto di X in Brasile

    Su Bluesky aumentano gli utenti dopo il divieto di X in Brasile

    Il divieto di X in Brasile ha spinto circa 3 milioni di utenti verso Bluesky, che ha visto una crescita della base utenti del 50% in una settimana. Arrivando a superare i 9 milioni in totale.

    È una storia che si ripete. Ogni qual volta una piattaforma si trova in crisi, o in disservizio, o, addirittura, vietata da qualche parte, si presenta il fenomeno della migrazione. Vale a dire di uno spostamento degli utenti di quella piattaforma alla ricerca di altri lidi che possano soddisfare le loro esigenze di condivisione.

    In passato li abbiamo visti spesso fenomeni come questi, per lo più legati a momenti effimeri. Ma quello che sta accadendo in questi giorni non è effimero. E per alcune piattaforme potrebbe portare a qualcosa di più.

    Ovviamente il riferimento di tutto questo corollario è per ciò che sta accadendo a X in Brasile. Come raccontato, la piattaforma di Elon Musk è stata messa al bando nel paese guidato da Lula per non aver collaborato con le autorità.

    bluesky utenti brasile franz russo

    3 milioni di nuovi utenti su Bluesky

    Il divieto di utilizzo della piattaforma, reso ancora più rigido con multe salate per gli utenti che verranno trovati ad aggirare il divieto, sta provocando, appunto, il fenomeno della migrazione degli utenti brasiliani di X verso altre piattaforme più affini.

    Ebbene, da quello che si sa, alla giornata di venerdì scorso Bluesky ha visto crescere la sua piattaforma di altri nuovi 3 milioni di utenti. Portando così la piattaforma a superare i 9 milioni di utenti totali.

    this morning we crossed THREE MILLION new users!that brings our total size to over 9 million people. welcome everyone! we're so glad you're here 🫶 (and yes, video is coming soon)

    Bluesky (@bsky.app) 2024-09-06T22:14:04.605Z

    In sostanza, la base di utenti della piattaforma social è cresciuta di circa il 50% nella settimana, più o meno.

    E l’app che si era presentata come vera alternativa a Twitter ha fatto sapere che l’85% dei nuovi utenti proviene da Brasile.

    What a week! In the last few days, Bluesky has grown by more than 2.6 million users, over 85% of which are Brazilian.Welcome, we are so excited to have you here!Here are answers to some common questions about Bluesky:

    Bluesky (@bsky.app) 2024-09-04T17:26:11.424Z

    L’app presentata come alternativa a Twitter

    L’app nata come progetto decentralizzato, finanziato anche da Jack Dorsey con 13 miliardi di dollari, prima che Musk acquisisse Twitter per trasformarla in X, a novembre 2023 contava 2 milioni di utenti. Questo perché fino ad allora la possibilità di accedere sulla piattaforma era su invito.

    Da febbraio di quest’anno Bluesky è accessibile senza vincoli. A maggio di quest’anno gli utenti erano circa 6 milioni.

    Molti erano convinti che Bluesky potesse davvero rimpiazzare Twitter, e X. Ma, nei fatti questo non è successo, non lo è ancora.

    E sarà difficile che accada in tempi brevi. Certo, le difficoltà riscontrate da X in Brasile incentivano gli utenti alla ricerca di nuove piattaforme. Ma la migrazione verso Bluesky è stata ancora minima.

    Ma Bluesky è una vera alternativa?

    Gli utenti brasiliani su X pare siano circa 22 milioni. Ora, se dei 3 milioni l’85% arriva dal Brasile, vale a dire quindi oltre 2,5 milioni, c’è da chiedersi dove siano i restanti 19.450.000 utenti.

    Da quello che si sa buona parte di essi è traslocata verso Threads, l’app di Meta. Solo che al momento la società di Mark Zuckerberg non ha ufficializzato nulla in merito.

    Bluesky, dal canto suo, non vuole sprecare questa occasione. E ha promesso che presto si potranno caricare anche i video. Vedremo.

     

  • Su X pubblicità in calo, gli investitori continuano a fuggire

    Su X pubblicità in calo, gli investitori continuano a fuggire

    Il rapporto Media Reactions 2024 di Kantar mostra il continuo declino di X (ex Twitter) dal punto di vista dell’advertising. I marketer riducono la spesa pubblicitaria a causa di scarsa fiducia e sicurezza ormai compromessa.

    In un contesto relativo all’advertising digitale in crescita, in cui i consumatori ora sembrano essere più ricettivi, non sembra una vera notizia dire che X arranca.

    In effetti, questo è un dato che è stato già rilevato nei mesi scorsi, con la fuga dei grandi investitori in pubblicità dalla piattaforma oggi di proprietà di Elon Musk.

    Eppure, se ne torna a parlare. Infatti i dati rilevati da Kantar all’interno del suo Media Reactions 2024 segnano dati ancora più negativi per la piattaforma che una volta era Twitter.

    Il Media Reactions di Kantar, una delle agenzie più conosciute e stimate al mondo, è sempre molto atteso dai marketers per dati su tendenze relative al mondo dell’advertising e del marketing. Un rapporto utile per capire in quale direzione vanno i consumatori e gli addetti ai lavori.

    Il rapporto ha visto coinvolti circa 18.000 consumatori in 27 mercati e 1.000 senior marketer a livello globale.

    x calo advertising fuga marketers franz russo

    I marketers abbandonano X

    Ebbene, diciamo subito che per X il 2025 non sarà un anno positivo dal punto di vista delle entrate pubblicitarie. Questo perché, come rileva il rapporto di Kantar, il 26% dei marketers prevede di ridurre ulteriormente la spesa in pubblicità sulla piattaforma.

    Si tratta del dato più basso mai rilevato dal report rispetto a qualsiasi altra piattaforma digitale rilevante.

    Come già raccontato anche qui su InTime Blog, la fuga degli investitori si è intensificata con l’arrivo di Elon Musk. E, ad onor di cronaca, non a caso è scritto “intensificata”. La fuga era iniziata già da prima che arrivasse Musk, quando Twitter faticava ad attivare la crescita degli utenti. E, nonostante quell’annoso problema, i ricavi della piattaforma si aggiravano, a circa 5 miliardi di dollari nel 2021.

    Quest’anno i dati più rosei indicano ricavi per circa 1,2 miliardi di dollari.

    Elon Musk e la fuga degli investitori

    La fuga si è quindi intensificata con Musk e lo stesso proprietario ha fatto praticamente nulla per evitarlo. Anzi, ha lasciato che gli investitori fossero sempre più esposti a contenuti di odio e disinformazione non moderata.

    E quando questo era abbastanza evidente, lo stesso Musk si è preso la briga di mandare tutti gli investitori a quel paese. Lo ricorderete tutti.

    Atteggiamento che per un’azienda significa scarsa possibilità di poter investire per ottenere una riconoscibilità adeguata, e meno tossica, del proprio marchio. Le aziende si sentono poco al sicuro e non si riconoscono con il nuovo corso dettato da Elon Musk.

    La fiducia dei marketer riguardo a X, storicamente bassa, è ulteriormente diminuita sotto la guida di Elon Musk. Si è passati dal 22% rilevato nel 2022, al 12% del 2024.

    Solo il 4% dei marketer interpellati dal rapporto crede che le pubblicità su X forniscano sicurezza del marchio.

    X sempre più in basso per i marketers

    Google si piazza al primo posto per sicurezza del marchio con il 39%.

    E rispetto a tutto questo, X si colloca al di fuori della top ten globale in termini di fiducia e percezione. Un dato che contrasta con TikTok, quello che è ormai l’editore pubblicitario più innovativo per il quinto anno consecutivo. E YouTube, ritenuto dai marketer il più affidabile.

    x pubblicità calo 2024

    Questo significa che il 2025 per X, e per Elon Musk, sarà un vero banco di prova. I fatti recenti come il divieto in Brasile, il calo del valore dell’aziende rilevato nuovamente da Fidelity e ora l’addio di Nick Pickles, vicepresidente degli affari globali di X preparano il campo ad un anno difficile. E comunque, da superare, c’è lo scoglio delle prossime elezioni presidenziali americane di novembre.

    Come noto, Elon Musk è a capo di una lista di personaggi a sostegno di Donald Trump, garantendogli più di 40 milioni di dollari al mese.

    E poi, lo stesso Musk è ormai impegnato a condividere contenuti chiaramente falsi, spesso realizzati con la sua IA, per deridere e offendere Kamala Harris, candidata alle elezioni novembre per il partito democratico. Ma è impegnato a condividere, oltre alla disinformazione, anche teorie di suprematismo, razzismo, di gender.

    Insomma, Elon Musk fa di tutto per fare in modo che le aziende investitrici si sentano a disagio e insicure su X. Ed è per questo che fuggono.

     

     

  • Il blocco di X in Brasile: impatto su utenti e piattaforme

    Il blocco di X in Brasile: impatto su utenti e piattaforme

    Il blocco di X in Brasile, che dovrebbe completarsi in questi giorni, solleva questioni su disinformazione e libertà di espressione a livello globale. Un precedente rischioso per le piattaforme digitali e per Musk.

    La vicenda del Brasile che riguarda X può portare ad epiloghi imprevisti. Fino, addirittura, alla messa al bando della piattaforma“.

    Lo scrivevo in aprile e, in verità, non credevo che sarebbe poi successo. Ovviamente non lo scrissi solo io, ma pur avendo ipotizzato un epilogo estremo, credevo che fosse quasi impossibile.

    E invece è successo. Anzi, per la precisione, sta per completarsi in queste ore.

    La vicenda che riguarda X e il blocco in Brasile non nasce ovviamente questa estate, come avrete sicuramente modo di leggere ovunque. Inizia infatti qualche mese addietro e, per la sua evoluzione, rappresenta una situazione inedita. E un pericoloso precedente per la storia della piattaforma di Elon Musk.

    La vicenda sulla libertà di espressione

    Questa vicenda ci mostra chiaramente come non si possa più considerare X come un “semplice” social network. E come la libertà di espressione, sacrosanta all’interno di una democrazia, non debba sconfinare e legittimare il diritto a dire e fare tutto senza rispettare le regole. Perché questo è il punto su cui si discute e sui cui Elon Musk poggia, ormai, tutto il suo pensiero.

    x divieto brasile de moraes elon musk franz russo

    Come scritto anche qui su InTime Blog, la vicenda inizia ad aprile, giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si rivolge a X con la richiesta di sospendere alcuni account di utenti brasiliani. Questa richiesta è motivata dall’esistenza di una vasta indagine contro la disinformazione operata attraverso il web e i canali social media.

    Gli account coinvolti dal caso X in Brasile

    Gli account su cui si concentrava l’indagine del giudice de Moraes, la cui identità è stata rivelata nei giorni scorsi, riguardavano ex deputati federali, imprenditori, giornalisti, blogger e influencer alleati dell’ex presidente Jair Bolsonaro.

    Tutti sospettati di diffondere notizie false e attaccare le istituzioni brasiliane. Si tratta, secondo la magistratura brasiliana di persone facenti parte delle cosiddette “milizie digitali”.

    La situazione precipita con la richiesta di chiusura della sede brasiliana di X e la successiva richiesta di nominare un nuovo rappresentante.

    Elon Musk ha sempre definito la richiesta di sospendere gli account individuati come una violazione delle leggi brasiliane, e della libertà di espressione. E, dunque, si è sempre opposto di rispettare la richiesta del giudice de Moraes, verso il quale ha scatenato una campagna d’odio, senza mezzi termini.

    La mancata nomina di un rappresentante legale della sede brasiliana ha fatto scattare la messa al bando di X in Brasile.

    La messa al bando di X in Brasile

    Messa al bando che è stata confermata, all’unanimità, dalla Corte Suprema del Brasile, due giorni fa. E che adesso si appresta a diventare effettiva. Nel senso che la richiesta del giudice de Moraes deve essere osservata dalle aziende telefoniche operanti in Brasile nelle 24 ore successive, o al massimo entro giorni dal provvedimento.

    Anatel, l’agenzia governativa che sovrintende alle telecomunicazioni in Brasile, ha il compito di far rispettare il blocco su scala nazionale. E alla richiesta si associa anche Starlink, la società di Musk che offre servizi internet, i cui beni brasiliani sono stati congelati in virtù della stessa richiesta di messa al bando di X.

    La stessa società di Musk si sta appellando ad un tribunale Usa, dove l’azienda ha la sua sede, per fare ricorso contro la decisione di de Moraes.

    Questa la vicenda in estrema sintesi, e non è facile davvero riassumerla in questo modo. Spero sia una sintesi chiara per tutti.

    In tutto questo, il dibattito il Brasile è molto accesso.

    X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    Dibattito acceso in Brasile e multe salate

    Va aggiunto che la richiesta di messa al bando di X viene affiancata dal divieto di usare qualsiasi sistema VPN per aggirare il divieto di usare X. La multa è pesante: circa 8 mila euro per gli utenti che violeranno la regola.

    Il presidente del Brasile, Lula, si schiera a favore di de Moraes e aggiunge che “non siamo obbligati a tollerare tutto ciò che fa Musk solo perchè molto ricco“.

    La destra brasiliana è un subbuglio. L’ex presidente Bolsonaro attacca de Moraes e la Corte brasiliana, parlando di “dittatura” (come fa lo stesso Musk). E ha indetto una grande manifestazione per il 7 settembre a San Paolo.

    Il dibattito in Brasile resta accesso e nonostante il vasto sostegno alla decisione di de Moraes c’è chi sostiene che comunque sia stata una scelta estrema presa troppo velocemente.

    X in Brasile, l’impatto su utenti e imprese

    È evidente che tutto questo avrà effetti sugli utenti e sulle imprese brasiliane.

    Musk a fronte di tutto questo decide di dire addio a oltre 22 milioni di utenti, un numero enorme in momenti particolarmente difficile per X. Il Brasile è il quarto paese con il numero di utenti più alto.

    Per non parlare delle conseguenze che questa decisione avrà sulle imprese del brasile.

    E pensare che solo qualche anno fa gli utenti brasiliani di Twitter erano quasi 40 milioni. La fuga degli utenti, come altrove, è poi iniziata ad essere più sostenuta con l’arrivo di Musk. E ora rischia di intensificarsi.

    Situazione che avvantaggia Bluesky e Threads

    Le piattaforme che al momento stanno giovando di questo divieto su X in Brasile sono Bluesky con +2 milioni di nuovi utenti e Threads, di cui non si conoscono numeri in dettaglio.

    X non è quindi più il luogo che rappresentava Twitter, con tutti i suoi limiti per carità.

    Twitter era il luogo rappresentato per lo più da politici, giornalisti, celebrity. Era il luogo dell’informazione in tempo reale anche per il Brasile. Adesso resta un luogo dove le opinioni accese, estreme fino alla condivisione di teorie razziste, suprematiste e negazioniste vengono spacciate per libertà di espressione.

    Quello che ormai da giorni, mesi, fa Elon Musk dal suo profilo. Tengo a precisare che questo non è un giudizio soggettivo, ma una constatazione oggettiva.

    Prima di chiudere, vale la pena soffermarsi un attimo su un ultimo aspetto.

    X, che prima era Twitter, viene bloccato in un paese universalmente riconosciuto come democratico. Ed è questo un tassello enorme che caratterizza questo come un precedente che peserà sulla storia stessa di X.

    I paesi dove X è già bloccato

    E va anche ricordato che X, nel recente passato, ha invece rispettato le richieste governative che venivano mosse, ad esempio, dall’India per citarne uno.

    Ma va ricordato che X è tuttora vietato in: Russia; Cina; Iran; Corea del Nord; Turkmenistan; Myanmar; Pakistan; Venezuela.

    Rispetto a questi divieti, Elon Musk non ha mai parlato di censura e dittatura.

    Una seria riflessione sulle piattaforme e digital governance

    Questa vicenda deve necessariamente aprire una seria riflessione sul ruolo che oggi hanno le piattaforme digitali, perché di questo si parla. Piattaforme utilizzate per veicolare messaggi e influenzare l’opinione pubblica senza alcuna moderazione, se non di parte, aumentata da un algoritmo proprietario, realizzato per alimentare polarizzazione.

    Il caso del Brasile potrebbe presto verificarsi altrove. Basti pensare all’UE e alla sfida di Musk contro un sistema di regole europee chiare e salde.

    E nella seria riflessione sulle piattaforme non dimentichiamo quindi il grande tema della governance digitale. Tema mai affrontato seriamente e adesso se ne vedono le conseguenze.

     

     

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