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[Im]possible Living, gli edifici abbandonati rivivono col crowdsourcing

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Franz Russo
Franz Russo
Franz Russo, fondatore, nel 2008, del blog InTime, ho collaborato con grandi aziende nazionali e internazionali, come consulente per strategie di comunicazione e come divulgatore. Da sempre impegnato nella comunicazione digitale, cerco di unire sempre una profonda passione per l’innovazione tecnologica a una visione olistica dell’evoluzione dei social media e degli strumenti digitali. Il mio percorso professionale in questo campo, iniziato nel 2007, è stato caratterizzato da un costante impegno nel raccontare e interpretare i cambiamenti nel panorama digitale. Il mio approccio si basa su un mix di analisi strategica, creatività e un profondo impegno per il racconto e la divulgazione.

Il crowdsourcing si sta diffondendo sempre di più e oggi vi parliamo di un nuovo e interessante esempio. Si tratta di [Im]possible Living, progetto tutto italiano, che ha lo scopo di rivalutare in chiave sostenibile tutti gli edifici abbandonati. E lo fa attraverso il crowdsourcing

[im]possible livingPeople have the Power” cantava Patti  Smith alla fine degli anni ‘80. Chissà se è la stessa cosa che ha pensato Jeff Howe quando ha iniziato a ragionare sul concetto di Crowdsourcing. L’amore, la passione e la devozione verso un particolare interesse, così come il tempo libero e la voglia di voler condividere con gli “amatori” sono gli ingredienti base di questo concetto.  Alcune persone, infatti, mettono a disposizione il proprio sapere ed il proprio tempo libero per fare qualcosa che si ama fare: questa è la forza del crowdsourcing.

Se vogliamo darne una definizione più specifica, più tecnica, che guarda meno al fattore umano, possiamo citare le parole dello stesso Howe:

Crowdsourcing è quando un’azienda prende il lavoro, di solito svolto da impiegati, e lo esternalizza ad un ampio gruppo indefinito di persone, nella forma di una call aperta, generalmente tramite internet”

Ci sono moltissimi esempi di come le persone si aggreghino spontaneamente attorno ad una passione, a volte per il puro piacere di imparare e contribuire alla conoscenza su un determinato argomento, altre per dare sfogo alla propria creatività. Wikipedia, I-Stock Photo, Zoopa ne sono la prova.  Ma ciò che ha catturato la mia attenzione in questi giorni è stato [Im]possible Living.

L’idea è semplice ed è quella di rivalutare in modo sostenibile il patrimonio mondiale degli edifici abbandonati attraverso il crowdsourcing: “the first global community born to map and give new life to abandoned buildings”. Italiana, che mastica benissimo l’inglese, la piattaforma web [Im]possible Living è stata fondata da Daniela Galvani, di professione architetto, e da Andrea Sesta, ingegnere, accompagnati da un team di giovani creativi.

La community, composta da fotografi, architetti, cittadini e appassionati, ha lo scopo di mappare gli edifici abbandonati del mondo, facendo una catalogazione per località e descrizione. Si parte dalla creazione di  una scheda del luogo/edificio abbandonato, con la possibilità di inserire foto ed informazioni sulla struttura. Online da dicembre 2011, la piattaforma è però ancora in fase beta.

app_launch_ [im]possibleIn futuro ogni scheda potrà avere una sezione dedicata alla storia di ciascun luogo/edificio, ma si potranno inserire anche progetti ed idee per riqualificare l’area o l’impianto, il tutto in un ottica di sostenibilità. È previsto anche lo sviluppo di un’applicazione per smartphone, sia per Apple  che Android, dalla quale sarà possibile fotografare l’edificio abbandonato, scrivere un breve commento e geolocalizzarlo direttamente sul sito. Un uso decisamente utile e costruttivo della geolocalizzazione dunque.

[Im]possible Living si presenta come un valido strumento a disposizione di tutti per avere maggior cura delle aree urbane in cui viviamo. Un modo più profondo di essere cittadini, una partecipazione attiva che può contribuire a lasciare alle generazioni future un ambiente più ospitale.

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