Autore: Franz Russo

  • YouTube Music disponibile in Italia anche nella versione Premium. Si apre la sfida a Spotify

    YouTube Music disponibile in Italia anche nella versione Premium. Si apre la sfida a Spotify

    YouTube lancia la sfida a Spotify e da oggi YouTube Music e YouTube Music Premium sono disponibili anche in Italia. Dopo il lancio del mese scorso in Usa e in altri quattro paesi, il servizio di musica in streaming, quindi non solo in video, viene reso disponibile in altri 11 paesi. YouTube Music è disponibile nella versione gratuita e in quella a pagamento a partire da 9,99 euro al mese.

    Questo è un giorno importante per YouTube e Google in generale. Annunciato il mese scorso, e disponibile solo per alcuni utenti negli Usa e in altri quattro paesi, il colosso di Mountain View lancia la sua sfida a Spotify, leader incontrastato della musica in streaming, da pochi mesi quotato anche in borsa, con YouTube Music. E da quello che si vede, questa sembra essere davvero una piattaforma che potrebbe rosicchiare qualche utente all’app di Daniel Ek.

    Per YouTube si tratta di una svolta importante, per la prima volta la piattaforma video più grande e seguita al mondo (in termini di utilizzo è la piattaforma più usata in italia) punta anche anche lo streaming della musica in audio, quindi non solo in video. E’ un modo per agganciare sotto un altro profilo quella fascia di utenti che preferisce non solo “vedere” la musica, ma ascoltarla. YouTube Music può essere una carta vincente per Google per il fatto che la piattaforma in sè è già molto seguita dai giovani, basti ricordare i recenti dati di Pew Research che danno Facebook sempre meno usato dagli utenti più giovani che preferiscono proprio YouTube e Instagram. E poi, YouTube Music è vincente per l’offerta musicale che può mettere in campo, forse più completa e più varia di Spotify, avendo la possibilità di offrire agli utenti anche versioni diverse di uno stesso brano.

    youtube music italia

    Prima di passare a vedere come funziona e quali le proposte per il pubblico italiano, bisogna dire che ilmodo in cui Google è riuscita ad arrivare a YouTube Music non è stato certo semplice. Da Mountain View hanno faticato non poco, ricorderete certamente l’esperienza non felicissima con YouTube Red, adesso sostituito proprio da YouTube Music Premium.

    Bene, fatta questa doverosa premessa e presentazione del contesto, passiamo a vedere un po’ meglio come funziona YouTube Music.

    Il servizio è presente da oggi anche in Italia e in altri 11 paesi, lo scorso mese era stato lanciato negli Usa e in altri 4 paesi, ma solo per pochi utenti. Oggi il lancio ufficiale della piattaforma ci permette di scoprire anche il modo con cui si presenta il servizio.

    youtube music italia android franzrusso.it 2018

    YouTube Music ad un primo sguardo ricorda molto Spotify, le categorie “Buonumore”,”Ricarica Musicale”, “Tendenze” e altre, riprendono molto lo schema dell’app di musica in streaming più usata (ancora per il momento). In più esiste la categoria “Performance dal vivo” che potrebbe trasformarsi in uno dei punti di forza della piattaforma.

    Il servizio si presenta quindi con un’app mobile, per iOS e per Android, e una versione desktop, e due versioni:

    • la versione gratuita con annunci pubblicitari;
    • una versione YouTube Music Premium a 9,99 euro al mese;
    • una versione YouTube Music Premium Family (fino a 6 utenti) a 14,99 euro al mese.

    Come vedete l’offerta è altamente competitiva. Inoltre, per la versione YouTube Music Premium è possibile avere da subito 3 mesi gratis. Gli utenti che già sono iscritti a Google Play Music possono già da subito usare YouTube Music Premium.

    Google promette poi di ottimizzare YouTube Music con l’Intelligenza Artificiale che renderà più semplice per l’utente la ricerca di brani correlati e la scoperta di nuova musica.

    Allora, il consiglio è quello di scaricare l’app o usare da subito la versione desktop e di raccontarci le vostre impressioni.

  • La sfida delle aziende passa dall’Innovazione Sostenibile

    La sfida delle aziende passa dall’Innovazione Sostenibile

    Le aziende per essere competitive devono investire in Innovazione e Ricerca sostenibile, è questa la grande sfida che si pone di fronte ad esse. E Unipol è, in Italia, una di quelle aziende che prima di altre ha cominciato a farlo, per creare valore condiviso.

    Le aziende oggi devono investire in Innovazione e Ricerca sostenibile per essere competitive e per essere più credibili. I modelli che vedevano al centro lo sviluppo economico senza curarsi dell’aspetto sociale, ambientale è un modello che non funziona più. Oggi serve costruire modelli aziendali che rispettino valori sociali, economici e ambientali, che siano capaci di costruire una maggiore consapevolezza, condivisa.

    Unipol, azienda bolognese con oltre mezzo secolo di storia, è una delle aziende italiane che sta investendo in questa direzione, creando non solo consapevolezza, ma un vero valore condiviso. Il faro da seguire per raggiungere un livello di sviluppo economico efficace è l’”Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile” istituita dalle Nazioni Unite nel 2015. Obiettivo è quello di raggiungere, entro il 2030, un modello di sviluppo sostenibile che soddisfi i 17 obiettivi, quelli che sei definiscono SDGs (Sustainable Development Goals).

    L’azienda bolognese ha presentato il bilancio di sostenibilità 2017 all’interno del Festival dello Sviluppo Sostenibile, manifestazione che si è sviluppata con tanti appuntamenti in tutta Italia organizzata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS). All’interno della meravigliosa cornice del Museo della Musica della città felsinea, il 29 maggio Unipol ha presentato il suo Bilancio Integrato 2017 in seno all’evento “Prospettive. Investire nel futuro per una crescita sostenibile”.

    innovazione sostenibile

    L’incontro è stata l’occasione per un confronto che istituzioni, rappresentati dal sindaco di Bologna, Virginio Merola, e dal presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini; con pensatori come Jay Mitra, con le imprese.

    Il concetto che ha tenuto sottolineare Marisa Parmigiani, Responsabile Sostenibilità del Gruppo Unipol, è quello che di fronte all’esigenza di innovare aziende, modelli, bisogna aver chiaro di non creare altri bisogni indotti, ma è necessario soddisfare i bisogni reali.

    La Parmigiani parla anche dei 12 rischi emergenti, quelli che stanno affacciandosi sempre di più in seguito ai cambiamenti climatici recenti. Anche questa è una sfida che si supera, ha tenuto a precisare la Parmigiani, solo attraverso un processo di innovazione che sia collaborativo, che coinvolga tutti gli attori chiamati a prendere decisioni. Innovare e Collaborazione sono parole chiavi che appartengono ormai al DNA di Unipol.

    E c’era molta attesa per la lectio di Jay Mitra su “Innovare per i nuovi bisogni”. Mitra è “Professor of Business Enterprise and Innovation” presso l’Università di Essex (Regno Unito) e ha esordito con “Make Innovation great again”, chiaro riferimento allo slogan di Donald Trump. Il pensiero di Mitra gira intorno al fatto che, in un contesto sociale in continuo cambiamento, il valore umano assume un significato sempre più importante: La società in cui viviamo oggi, ha continuato Jay Mitra nel suo intervento, è sempre più connessa attraverso miliardi di dispositivi. Ecco, da qui l’importanza dei Big Data, dei dati che condividiamo perchè “anche noi ne siamo proprietari”. Il pensiero di Mitra è che l’Innovazione ha un forte impatto sulla società e sul welfare, è da qui che passa a crescita di una società. Il nostro paese, da questo punto di vista, ha ancora molto da fare, come ci ha mostrato proprio il professor Mitra.

    Ma se oggi Innovazione significa collaborazione, molto importante è risultato il messaggio di Pierluigi Stefanini, presidente di Unipol, che ha voluto porre l’accendo sulla condivisione e sulla sensibilizzazione dei valori dello sviluppo sostenibile con chi in azienda ricopre ruoli manageriali, come i CEO. Un aspetto importante questo perchè solo dalla condivisione dei valori, a tutti i livelli, si possono raggiungere risultati.

    Unipol si conferma quindi azienda italiana che fa dello sviluppo sostenibile un vero e proprio valore condiviso, aperto a tutti.

    [Articolo sponsorizzato]

     

  • L’E-commerce in Italia nel 2018 cresce del 15% e vale 27 miliardi di euro

    L’E-commerce in Italia nel 2018 cresce del 15% e vale 27 miliardi di euro

    L’E-commerce in Italia continua a crescere a doppia cifra anche nel 2018. I dati presentati al recente Netcomm Forum 2018 ci dicono che quest’anno il commercio online crescerà del 15% raggiungendo un valore di 27 miliardi di euro, 3,6 miliardi in più rispetto allo scorso anno.

    Gli italiani confermano di apprezzare sempre di più l’E-commerce, di anno in anno questo apprezzamento si manifesta a doppia cifra. I dati presentati al recente Netcomm Forum, l’evento più importante dedicato al fenomeno in Italia, ci dicono che il commercio online cresce in Italia del 15%, raggiungendo un valore di 27 miliardi di euro, 3,6 miliardi in più rispetto al 2017. Sono dati assolutamente positivi che, comunque, fanno ben sperare per una crescita ulteriore. Sì perchè, nonostante questo ritmo di crescita, il mercato e-commerce italiano deve ancora svilupparsi e maturare, e questo lo si nota se lo paragoniamo agli altri mercati europei, dove Regno Unito, Francia e Germania vantano un livello di maturazione più alto.

    Gli italiani acquistano per lo più prodotti in una modalità che è superiore di 4 volte l’acquisto online di servizi, una scelta che trova la motivazione principale sul fatto che i prezzi sono più convenienti (in Uk si predilige la comodità e in Germania e Francia l’assortimento). E poi lo smartphone diventa sempre più importante negli acquisti online degli italiani, un terzo di questi sono effettuati appunto dal dispositivo mobile che ad oggi è diventato l’estensione della nostra esistenza.

    e-commerce italia 2018

    Dato rilevante, che ci sembrava giusto sottolineare, è che nel 2018 la penetrazione dell’e-commerce raggiunge la quota del 6,5% sul totale dei consumi reali, un dato molto interessante anche se è ancora inferiore ai dati a due cifre che si riscontrano in Uk o in Francia. Anche se c’è da dire che aumenta gradualmente: lo scorso anno era del 5,6% ed era del 5% nel 2016.

    Cosa acquistano gli italiani online nel 2018?

    Le previsioni per il 2018 rivelano che la domanda e-commerce sarà trainata dai prodotti e in particolare da quei settori ormai definiti storici che crescono con un ritmo più vicino alla media: Informatica ed Elettronica (+18%) con 4,6 miliardi di euro, Abbigliamento (+21%) che passa da 2,4 miliardi nel 2017 a circa 3 miliardi nel 2018, l’Editoria (+25%) con 1 milione di euro. I settori che da qualche anno vengono connotati come emergenti segnano, invece, performance superiori: Food & Grocery (+34%) che passa da 0,83 miliardi di euro del 2017 a 1,1 miliardi, Beauty (+29%) con quasi 430 milioni, Arredamento e home living (+44%) a quota 1,26 miliardi, Auto e Ricambi (+26%) che sfiorano i 610 milioni.

    Lo sviluppo prosegue anche per quanto riguarda i Servizi, seppur a ritmi meno sostenuti: sia il settore Turismo e Trasporti (9,7 miliardi di euro) che quello delle Assicurazioni (oltre 1,3 miliardi di euro) crescono del 5%.

    paesi e-commerce 2017

    Italia, e-commerce e Mobile

    Il mobile sarà sempre più centrale anche nello sviluppo dell’omnicanalità, in una nuova fase in cui l’offerta d’acquisto supera la dicotomia fisico-virtuale a favore di un’integrazione sempre maggiore tra online e offline. Il negozio rimane essenziale nel processo d’acquisto e il personale dovrà sviluppare la capacità di fare da ponte tra il mondo digitale e quello fisico, mettendo al centro le informazioni sul prodotto e sulle sue disponibilità. Il consumatore è la figura chiave di questa evoluzione e la sua esperienza di “onlife commerce“, in cui l’acquisto rappresenta soltanto una parte di un processo conversazionale più ampio con il brand e il venditore, sarà resa ancora più personale dai big data e da algoritmi intelligenti che riconoscono i comportamenti e permettono di creare offerte coerenti a essi, soddisfacendo appieno le crescenti aspettative dell’utente.

    Secondo i dati diffusi di recente da Criteo, il fenomeno del Mobile Commerce in Italia è cresciuto del 31,5% e i dati presentati a Netcomm Forum 2018 ci dicono che ad oggi gli acquisti effettuati via smartphone hanno un peso pari a un terzo dell’intero mercato e-commerce, ossia del 31%. Anche perchè il 23% degli utenti usa lo smartphone prima per fare la sua ricerca del prodotto.

     

  • Netcomm Forum 2018, momento formativo e di networking per sfruttare l’e-commerce

    Netcomm Forum 2018, momento formativo e di networking per sfruttare l’e-commerce

    Netcomm Forum 2018 si conferma essere in Italia l’evento più importante dedicato all’e-commerce. Ma l’evento è diventato nel corso degli anni un grande momento formativo e di networking per le aziende che intendono sfruttare il commercio online per crescere.

    Il 30 e 31 maggio si terrà a Milano, presso il MiCo, la tredicesima edizione del #NetcommForum 2018, l’evento più importante in Italia interamente dedicato all’e-commerce. L’evento si caratterizza per essere l’occasione per conoscere l’evoluzione del nostro paese rispetto al commercio elettronico, da punto di vista degli utenti e dal punto di vista delle aziende, ma anche l’occasione per apprendere, attraversi i tanti momento formativi previsti, tecniche e dinamiche su come prepararsi al meglio per cogliere le opportunità che offre l’e-commerce.

    Per la due giorni si prevede la partecipazione di 12.000 imprese, 195 sponsor, 3 convegni, 180 relatori e 90 workshop per un evento che è orientato al business, alla formazione e al networking con l’obiettivo di far crescere le imprese. L’Italia è un paese che potrebbe sfruttare l’e-commerce come leva di crescita per tutte quelle aziende che operano nei settori di eccellenza come food, turismo, servizi alle imprese e all’utenza. La possibilità di poter offrire agli utenti nuove possibilità di acquisto, più veloci e dinamiche, attraverso il digitale, mantenendo intatti il servizio e la qualità che contraddistingue le aziende italiane, darebbe vita ad un mix vincente che porterebbe benefici estesi a tutti.

    netcomm forum 2018

    L’e-commerce cresce in Italia, anno su anno, a dimostrazione che il commercio elettronico può essere per le imprese italiane un volano per la crescita. Da questo punto di vista Netcomm Forum 2018 dimostra di essere l’occasione per approfondire, conoscere e imparare a sfruttare le enorme potenzialità. Il programma delle due giornate prevede 3 convegni, 180 relatori e 90 workshop per confrontarsi a 360° sulle tematiche connesse al commercio elettronico attraverso focus dalla logistica al payment dal marketing al omichannel retail, dall’export alle piattaforme. L’evento è aperto a tutti coloro che vogliono approfondire le proprie conoscenze sull’intera filiera del digital retail e dello shopping online, offrendo spunti di riflessione sul contesto nazionale e internazionale grazie al coinvolgimento di ospiti e speaker di rilievo.

    Netcomm Forum 2018 è anche occasione di aggregazione unica per le professionalità della filiera digitale, grazie a un’area espositiva ospitante oltre 190 aziende ed alle iniziative di networking che si susseguono durante l’intera durata dell’evento.

    Netcomm Forum 2018 è quindi un imperdibile momento per conoscere trend e insights sull’e-commerce, a livello italiano e internazionale, è un grande momento formativo ed è una grande occasione di networking, dove la condivisione di esperienze può diventare anche momento di crescita.

    Ecco perchè vi invitiamo da subito a consultare il programma delle due giornate e a cogliere l’opportunità del codice promo neTcoMM2018 con cui ottenere l’accesso scontato a 122€, invece che 158,6€ (IVA 22% inclusa).

    [In collaborazione con Netcomm]

  • Machine Learning Solutions, la startup innovativa di Teleskill e La Sapienza

    Machine Learning Solutions, la startup innovativa di Teleskill e La Sapienza

    “Machine Learning Solutions” è la startup innovativa di Teleskill e l’Università La Sapienza, una startup creata per supportare le aziende in progetti di machine learning. Ne abbiamo parlato con i due fondatori Emanuele Pucci, di Teleskill, e Massimo Panella, docente di Elettrotecnica e di Intelligenza Computazionale proprio presso La Sapienza.

    Il machine learning è un tema di grande attualità per gli immensi vantaggi che può portare in azienda e in ogni settore dell’attività dell’impresa: marketing, commerciale e vendita, ricerca e sviluppo, benessere organizzativo, formazione e tanto altro ancora. Ed è proprio per assistere e supportare le aziende in progetti di machine learning che è diventata operativa, molto di recente, Machine Learning Solutions, la startup innovativa creata a seguito della collaborazione tra Teleskill, azienda di innovazione digitale guidata da Emanuele Pucci, e il prof. Massimo Panella, docente di Elettrotecnica e di Intelligenza Computazionale presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni dell’Università di Roma “La Sapienza”. La società nasce, infatti, nell’ambito del progetto “New Machine Learning Solutions for Data Mining and Multimedia Signal Processing”, per l’Avviso Pubblico POR FESR Lazio 2014-2020 “Pre-seed Spin Off” in cui Machine Learning Solutions è risultata una delle aziende vincitrici.
    Intervistiamo i due fondatori, Emanuele Pucci e Massimo Panella, per capire il loro punto di vista sul tema.

    machine learning teleskill Sapienza AC OK

    Come nasce Machine Learning Solutions?
    Emanuele Pucci: Machine Learning Solutions è un esempio vincente di quanto possa essere fruttuosa la collaborazione, lo scambio di esperienze, la sinergia tra Università e Azienda. Nel nostro caso il prof. Panella realizza all’interno del suo Dipartimento la parte di ricerca, mentre Teleskill si occupa da sempre della fase di sviluppo. Ricerca e Sviluppo, attività da sempre molto curate in Teleskill, hanno così raggiunto una sintesi, anche imprenditoriale, con la creazione della start up innovativa Machine Learning Solutions.

    Quali sono gli obiettivi della nuova società?
    Emanuele Pucci: Il machine learning sta emergendo velocemente e interessa un sempre maggior numero di soggetti. L’obiettivo primario di Machine Learning Solutions è fornire servizi innovativi, basati sul paradigma del machine learning, tramite attività di ricerca, sviluppo e consulenza personalizzata caso per caso. Teleskill ha ormai un’esperienza ventennale nel settore e-learning e, da parte mia, vedo concrete possibilità di sviluppo in quest’area. Il machine learning applicato all’e-learning ne amplia enormemente l’efficacia permettendo, ma sono solo alcuni esempi, di creare formazione personalizzata per individuo o per gruppi, di migliorare l’offerta formativa customizzandola in tempo reale sull’utente e sui suoi comportamenti e azioni, di migliorare la learning retention, di prevedere i singoli gap formativi degli utenti, di analizzare in modo automatico ed adattivo i dati di fruizione e i risultati formativi in genere, di studiare il comportamento durante un collegamento in videoconferenza live o la fruizione di un learning object, di applicare logiche di deep learning con ad esempio lo speech recognition e quindi di massimizzare l’efficacia dell’apprendimento e l’ottimizzazione delle risorse formative da fornire al singolo discente e quindi il tempo per formarsi, aumentando di fatto il ROI del progetto e-learning.
    Sono convinto inoltre che applicare logiche di machine learning in percorsi formativi possa far aumentare molto anche la motivazione (engagement) di chi studia in quanto vengono somministrati programmi formativi personalizzati e non generici.
    Massimo Panella: Aggiungo che il machine learning è strategico per le imprese italiane interessate a innovazione di prodotto e di processo al tempo di Industria 4.0. Di grande interesse, a mio parere, sono anche i settori applicativi delle soluzioni progettate: sicurezza; multimedialità; logistica e mobilità sostenibile; gestione dell’energia e delle fonti rinnovabili; sanità elettronica e telemedicina; domotica; fruizione e valorizzazione dei beni e attività culturali.

    Che tipologia di servizi potrà offrire Machine Learning Solutions?
    Massimo Panella: Machine Learning Solutions svilupperà nuove tecnologie su tre aree principali: riconoscimento biometrico e comportamentale; Pattern Recognition e Data Mining; Data Analytics e Decision Support System.
    Il riconoscimento biometrico garantisce la certezza dell’identità del discente ed è una caratteristica sempre più richiesta in molti ambiti, non solo nel settore educational. Inoltre il riconoscimento comportamentale (behavioural analysis) attiene alle analisi delle sue reazioni durante l’evento formativo sia in corsi registrati che in diretta live. Più in concreto, si tratta di avere informazioni in tempo reale sul livello di attenzione e il grado di apprendimento che si va concretizzando durante l’attività di formazione online. Questa sfida si basa sulla realizzazione di algoritmi innovativi per l’elaborazione intelligente dei flussi multimediali audio/video e l’estrazione d’informazioni mediante tecniche di pattern recognition e data mining. Questi algoritmi saranno peraltro sviluppati da Machine Learning Solutions anche in altri campi applicativi, come per esempio quello ingegneristico, biomedico o sociale, utilizzando l’esperienza ventennale nella ricerca sulle reti neurali artificiali e, più in generale, sui sistemi di calcolo a imitazione biologica.
    Per quanto riguarda la terza area, si tratta di sviluppare sistemi per l’analisi dei dati, l’estrazione di contenuti informativi di alto livello e la realizzazione di sistemi di supporto alle decisioni nei contesti dove i segnali e soprattutto i Big Data derivano da molteplici sorgenti informative distribuite nello spazio e nel tempo, come nel caso delle reti di sensori, delle smart grid, dell’Internet-of-Things (IoT), dei mercati finanziari, dei dati biomedicali, delle reti veicolari, del crowdsourcing, della multimedialità.

  • Facebook migliora l’autenticazione a 2 fattori senza il numero di telefono

    Facebook migliora l’autenticazione a 2 fattori senza il numero di telefono

    L’autenticazione a due fattori è un sistema di autenticazione, per l’accesso a siti e servizi online, più sicuro e Facebook ha deciso di migliorarlo senza per forza dover registrare il proprio numero di telefono. Attivarlo adesso è molto più semplice con Google Autenthicator o Duo Mobile.

    Come sapete, ne abbiamo parlato anche qui sul nostro blog, Facebook di recente ha migliorato molto la gestione della privacy per gli utenti, dando un maggiore controllo. Certo, complice l’ormai imminente GDPR, che entrerà in vigore da domani 25 maggio, che sancisce il principio di un maggiore controllo dei dati personali in mano ai legittimi proprietari, ossia gli utenti. E per questo, Facebook, all’interno di questo miglioramento continuo, sopratutto dal punto di vista dell’esperienza di consultazione (vi ricordate come era difficile prima solo cercare la sezione privacy?), ha deciso di migliorare l’autenticazione a 2 fattori adesso attivabile senza, per forza, registrare il proprio numero di telefono.

    autenticazione a 2 fattori facebook screen

    L’autenticazione a 2 fattori, recentemente attivata anche su Twitter, è un ulteriore sistema per rendere più sicura l’app ed è stato migliorato molto il processo di attivazione. E la grande novità, a differenza di quanto accadeva prima, è che non è più necessario registrare il proprio numero di telefono su cui ricevere il codice di attivazione, ma lo si può fare con due app di terze parti a scelta, Google Authenticator e Duo Mobile.

    Come attivare l’autenticazione a 2 fattori su Facebook senza numero di telefono

    L’attivazione è molto semplice, basta andare su “Impostazioni e privacy” (da mobile) => “Collegamenti rapidi alla privacy” => “Usa l’autenticazione a 2 fattori”. Una volta che inserite la password vi compare una schermata con la richiesta di “aggiungere un ulteriore livello di sicurezza”, cliccate su “Inizia“. A questo punto scegliete il metodo “App di autenticazione“, quindi Google Authenticator o Duo Mobile. Meglio scaricare prima una delle due app in modo che Facebook rilevi subito la presenza dell’app. Un consiglio potrebbe essere quello di usare l’app di Google. Quindi, una volta aggiunta Facebook, il sistema vi rilascia subito un codice che dovrete inserire su Facebook nella sezione specifica (vedi galleria in alto). A questo punto il gioco è fatto e l’autenticazione a 2 fattori su Facebook, senza numero di telefono, è attiva.

    In passato attivando il sistema di autenticazione attraverso l’SMS molti utenti sono stati bersagliati da avvisi di accesso non richiesti e poi, aspetto non secondario, l’SMS è spesso preso di mira da hacker che provano a forzare l’accesso attraverso il numero di telefono. Una app come Google Authenticator offre un livello di sicurezza maggiore, generando dei codici che hanno una durata breve, trascorsa la quale ne viene generato un altro e così via.

    Attivatela subito e fateci sapere cosa ne pensate.

  • Anche Instagram sta maturando, ecco perchè sarà possibile silenziare i post

    Anche Instagram sta maturando, ecco perchè sarà possibile silenziare i post

    Entro poche settimane anche su Instagram, dopo Facebook, sarà possibile “silenziare” i contenuti (post e Stories) degli utenti senza che gli stessi lo sappiano. E’ un modo per personalizzare meglio il proprio feed, mettendo “in pausa” alcuni contenuti che possono lo possono “sporcare”. Instagram sta maturando, è evidente.

    Dopo qualche mese dall’attivazione di Snooze su Facebook, la funzionalità che permette di silenziare amici, gruppi e pagine per un periodo massimo di 30 giorni (rinnovabile finché si vuole), anche su Instagram presto verrà attivata una funzionalità molto simile. Annunciata alla recente conferenza per gli sviluppatori F8, entro poche settimane gli utenti della piattaforma potranno “silenziare” alcuni post (e anche le Stories) degli utenti con la funzionalità “Mute”. Tutto questo sarà possibile senza che l’utente, di cui si silenzierà il contenuto, riceva alcuna notifica e senza che il rapporto venga interrotto. E’ un modo quindi per cercare di personalizzare e migliorare il proprio feed, il luogo dove scorrono tutti i contenuti e che ci permette di visualizzare i contenuti degli utenti con cui siamo in relazione.

    Ma può capitare, alle volte, che alcuni utenti condividano contenuti non sempre graditi, allora, per evitare di non seguire più quel particolare utenti con “Mute” sarà possibile “silenziare” il contenuto e mantenere la relazione. E’ più o meno la stessa cosa che è già possibile fare su Facebook “mettendo in pausa” gli utenti per 30 giorni.

    Come funzionerà Mute che sarà presto attiva per tutti gli utenti Instagram?

    Attivare la funzionalità “Mute” è molto semplice. Una volta che si visualizza un post sul proprio feed, sarà sufficiente cliccare sui tre puntini a destra che si vedono alla destra, sulla stessa riga dove si vede il nome dell’account (che appare a sinistra). Fatto questo, apparirà l’opzione “Mute”, sarà interessante qui vedere la traduzione in italiano se sarà simile a quella di Facebook che ha preferito usare la formula “Metti in pausa”. Se si volesse invece riattivare il contenuto, si dovrà ripetere l’operazione cliccando, stavolta, “Riattiva post”.

    instagram mute silenziare post stories

    Dopo aver annunciato la funzionalità che ci mostrerà quanto tempo staremo sull’app, ecco che questa altra funzionalità va nella direzione di migliorare il nostro rapporto con l’app stessa. Spieghiamoci meglio.

    I social media maturano e quindi maturano le Relazioni, come su Instagram

    Come sapete, e lo raccontiamo spesso qui sul nostro blog, i social network crescono sempre di più, e Instagram è proprio una di quelle piattaforme che sta mostrando una crescita superiore alle altre. E’ anche una piattaforma che sta delineando una personalità sempre più marcata, è riduttivo infatti definirla una semplice applicazione, è a tutti gli effetti una piattaforma che dispone di tante opzione per gli utenti e che guarda anche al business mettendo a disposizione servizi specifici per professionisti e aziende. E’ una piattaforma che sta maturando e, con essa, sta maturando la relazione tra gli utenti. Diventa quindi normale che ad un certo punto si senta il bisogno di rendere più pulito il proprio feed da contenuti spesso ripetitivi e, in alcuni casi, anche fuori luogo rispetto alla nostra idea di piattaforma che ciascuno di noi vuole costruire. E’ quindi un modo per mantenere una certa personalità della propria piattaforma, pur salvaguardando la relazione.

    E voi che ne pensate? Avete già idea di quali contenuti silenziare? Raccontateci la vostra esperienza.

  • L’Intelligenza Artificiale è necessaria per elaborare i dati, anche nello Sport

    L’Intelligenza Artificiale è necessaria per elaborare i dati, anche nello Sport

    SAS Forum Milan si conferma un appuntamento tra i più interessanti in Italia per quanto riguarda l’Innovazione e la Tecnologia. Il tema di questa edizione era il rapporto tra Uomo e Macchina, un rapporto che sta prendendo diverse forme grazie all’Intelligenza Artificiale e al Machine Learning. Ma alla base di tutto, serve una modellazione matematica come ci dicono Adriano Bacconi e Ottavio Crivaro.

    SAS Forum Milan si conferma un appuntamento tra i più interessanti in Italia per quanto riguarda l’Innovazione e la Tecnologia. Il tema di questa edizione era il rapporto tra Uomo e Macchina, un rapporto che sta prendendo diverse forme grazie all’Intelligenza Artificiale e al Machine Learning. E quello che oggi ci sembra “straordinario”, in realtà non sarà altro che l’”ordinario” in un futuro non proprio lontanissimo. Un futuro davvero vicino e sul palco centrale della sala plenaria del MiCo di Milano lo abbiamo visto scorrere con tante applicazioni concrete. Lo straordinario che alimenta tecnologie ed innovazioni “possibili”.

    sas forum milan 2018 intelligenza artificiale franzrusso.it 2018

    L’intelligenza Artificiale sarà sempre più parte delle nostre vite, ma, come ha giustamente ricordato Marco Icardi, Regional Vice President SAS e CEO SAS Italy, “oggi tutti ne parlano, ma nessuno sa come farla davvero”. E per vedere degli esempi concreti, e di successo, di AI (Artificial Intelligence) bisognava essere infatti al SAS Forum Milan 2018. Un aspetto che ha tenuto a sottolineare Marco Icardi è che, a differenza di quello che si è portati (erroneamente) a credere, l’Intelligenza Artificiale non porterà nuova disoccupazione, ma, anzi, farà emergere nuove competenze che faranno nascere nuove figure professionali. E’ un cambiamento, una trasformazione che porterà nuovi e diversi benefici.

    Sullo sfondo, come ha sottolineato il professor Marco Zorzi dell’Università di Padova, il Machine Learning oggi è più maturo e lo sarà sempre di più. Di conseguenza, non si parla di una sfida tra Uomo e Macchina, ma di Collaborazione, perchè l’Intelligenza Umana sarà sempre necessaria per interpretare i risultati.

    SAS Forum Milan è stata l’occasione per ascoltare in Italia Hannah Fry, matematica inglese famosa per il suo studio sulle relazioni e il dating e anche per la formula matematica che regola le relazioni. La Fry, in sostanza, ci ha dimostrato chiaramente che un modello di Intelligenza Artificiale basato su Machine Learning ha bisogno, alla base, di un modello matematico. Non serve generare solo un algoritmo per rilevare i dati, serve un modello ampio che dia una visione ampia di risultati. Un approccio che la Fry ha dimostrato e raccontato, illuminando la platea del MiCo con oltre 2 mila partecipanti tra manager, esperti e imprenditori.

    E’ stata l’occasione per ascoltare Bibop G. Gresta, chairman di Hyperloop Transportation Technologies, la società che sta lavorando su un sistema di trasporto Hyperloop che si basa su un’idea di Elon Musk (fondatore della Tesla) del 2013. Gresta, in un modo assolutamente coinvolgente, ha spiegato al SAS Forum Milan come oggi i trasporti siano una grande perdita di tempo, non sostenibili dal punto di vista economico e dal punto di vista ambientale. La capsula, quello che è alla base del progetto e che presto diventerà realtà, viaggerà ad oltre 1.200 Km/h (Milano-Roma in mezz’ora!) con massimo 40 passeggeri.

    Ma quello che ci ha incuriosito molto è stato l’intervento di Adriano Bacconi, allenatore ed esperto di match analysis, e Ottavio Crivaro, fondatore di Moxoff, che hanno portato la loro piattaforma che si serve proprio dell’Intelligenza Artificiale per fare in modo che gli allenatori delle squadre di calcio possano ottimizzare le proprie strategie di gioco.

    Adriano Bacconi è stato uno dei primi a portare il concetto della match analysis in Italia, ha cominciato a “dare i numeri” con Massimo Caputi all’epoca di Telemontecarlo (TMC, diventata poi La7), fino ad arrivare alla “Domenica Sportiva” sulla Rai, portando l’analisi delle partire e i dati relativi agli spostamenti dei giocatori a conoscenza del grande pubblico. Tante poi le collaborazioni con i club di serie A e di serie B (l’ultima proprio con il Palermo). Dati che, estrapolati e gestiti in maniera corretta, possono essere fondamentali per migliorare la strategia di gioco.

    “Oggi non serve più caricare gli allenatori e i loro collaboratori di dati e numeri che in realtà dicono poco, serve invece elaborare una strategia di analisi in modo da ottenere informazioni più specifiche da quei numeri. Quello che interessa oggi all’allenatore non è solo in numero dei passaggi fatti, dei cross, dei tiri in porta, ma del perchè in quel momento il giocatore non ha passato la palla in una direzione specifica, del perchè non ha compiuto quell’azione che avrebbe aiutato di più la squadra. Ecco, è questo l’elemento nuovo che cerchiamo di trasmettere agli allenatori e ce ne sono tanti, soprattutto, i nuovi, quelli emergenti che hanno se non altro una mentalità più aperta, riescono a cogliere il senso di una strategia di elaborazione come questa. Parlo di allenatori giovani, come De Zerbi tanto per fare un nome, che hanno capito che l’ammasso dei dati come si faceva 20 anni fa, oggi non serve più. Hanno una mentalità analitica, forse non hanno gli strumenti, hanno la curiosità, l’apertura mentale“.

    Esiste poi un problema decisionale, come sottolinea Ottavio Crivaro, “perchè poi tutta la metodologia e le decisioni vengono prese dall’allenatore, in Premier League invece c’è una organizzazione delle società diversa, con persone che si occupano della match analysis. E’ un approccio culturale diverso. Provate a pensare alla pallavolo, sport fatto di dati, le grandi squadre non sanno dove risiedono i propri dati ad esempio”.

    “C’è da dire” – afferma Bacconi – “che oggi anche in Italia i grandi club stanno cominciando a lavorare con un’impostazione diversa, pensiamo alla Juventus ma anche all’Inter. Ma poi tutto parte dagli allenatori. Di nuovo, De Zerbi, come anche Nicola, pur con idee di gioco differenti, hanno compreso le opportunità di questo sistema che gli permette di codificare certi comportamento dei propri giocatori e di impostare una certa strategia. Perchè poi quello che interessa, come dicevamo prima, è perchè il giocatore non ha passato in quel momento, oppure se un giocatore perde la palla perchè gli altri non la recuperano. In questo modo ogni allenatore crea il suo modello, ci mette la sua filosofia di gioco“.

    L’aspetto più interessante è proprio l’elaborazione della piattaforma che si muove, appunto su un principio diverso. “Bisogna andare oltre la misura del dato” – sottolinea Crivaro – “si deve passare ad una logica di estrapolare, da una enorme mole di dati, delle risposte. Esiste, come già detto, un approccio culturale che deve fare la differenza. E’ fondamentale comunque focalizzarsi sul fatto che oggi si parla di Intelligenza Artificiale, ma parliamo di integrazione tra una modellazione matematica e algoritmi di Machine Learning. Non è un sofismo, ma è un aspetto fondamentale. Non ci si può più basare solo sui dati, gli algoritmi di Machine Learnig servono a tirar fuori informazioni dati e simulazioni. Il modello matematico ti aiuta a rappresentare quello che sarebbe stato l’atteggiamento del giocatore. Per arrivare a fare queste elaborazione ci vorrebbero tantissimi dati, al punto che non ce la si potrebbe fare, ecco che l’integrazione di un modello matematico insieme agli algoritmi di Machine Learning ti aiutano a fare questo. E’ quello che in sostanza ha dimostrato Hannah Fry nel suo intervento“.

    Ecco, questo un esempio eccellente di cosa significa oggi collaborazione tra Uomo e Macchina, collaborazione che, come dimostrato, non può prescindere oggi da una modellazione matematica.

  • Ecco #5azioni, la prima social academy sulla salute. Segui la diretta

    Ecco #5azioni, la prima social academy sulla salute. Segui la diretta

    #5azioni, la prima Social Academy sul diabete e sulla salute sviluppata su Facebook e su Twitter con il supporto di esperti del settore. Segui la diretta con noi dalla Comunità di San Patrignano (Rimini). Parteciperanno, tra gli altri, anche Paolo Iabichino e Barbara Sgarzi.

    Ci sono eroi che ogni giorno combattono la propria battaglia. E lo fanno con coraggio, con determinazione, perseveranza. Come Claudio Pelizzeni che nel 2014, a 33 anni, ha lasciato il lavoro in banca per seguire il suo sogno: riuscire a fare il giro del mondo senza prendere neanche un aereo. Con un compagno di viaggio: il diabete.
    Claudio ha deciso di documentare ogni giorno la sua esperienza online attraverso il video blog Trip Therapy. Perché condividere, fare rete grazie al digitale, può aiutare tutti quegli eroi che combattono la propria battaglia quotidiana, qualunque essa sia.

    Secondo il Diabetes Web Report 2017, il diabete è ai primi posti tra i temi di salute più cliccati sul web in Italia. Il 51% delle menzioni proviene da risorse web, mentre il 49% dai social media. La ricerca rivela un interesse maggiore per i contenuti pubblicati da altre persone con diabete piuttosto che dai siti “più tradizionali”. E ciò che è più rilevante notare è che le persone navigano su internet e utilizzano i social network per trovare informazioni che avvalorano le loro convinzioni.

    #5azioni social academy salute

    #5azioni, la prima social academy sulla salute

    Per consigliare come condividere esperienze e informazioni utilizzando al meglio la rete e i social media, Sanofi ha deciso di creare #5azioni, la prima Social Academy sul diabete e sulla salute sviluppata su Facebook e su Twitter con il supporto di esperti del settore.
    Il progetto sarà presentato oggi, martedì 15 maggio alle ore 19 in diretta web dalla Comunità di San Patrignano (Rimini) sulla fanpage Sanofi Italia e sulla fanpage #5azioni durante l’incontro #MeetSanofi “Gli eroi del quotidiano”. Potete seguire la diretta qui sul nostro blog.
    Interverranno: Piero Prenna e Laura Rossi (Comunità di San Patrignano), Paolo Iabichino (Ogilvy, autore di “Scripta volant” per Codice Edizioni), Barbara Sgarzi (Sissa, autrice di “Social media journalism” per Apogeo), Enzo Bonora (Diabetologia Università di Verona), Paolo Di Bartolo (Rete Clinica Diabetologica AUSL Romagna), Daniela D’Onofrio (Portale Diabete) e Rita Lidia Stara (Federazione Diabete Emilia Romagna). Modererà Giampaolo Colletti. ​
  • Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Dal prossimo 25 maggio Klout non esisterà più. Lithium, la società che ha acquisito la startup nel 2014, ha deciso di chiudere il servizio che assegnava un “punteggio” agli utenti in relazione alla loro presenza sui social media. Un numero limitato e impreciso che aveva la presunzione di stabilire l’autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Ma sarà davvero la sua fine o risorgerà in altre forme?

    Dal prossimo 25 maggio diremo addio al Klout, il famigerato e tanto discusso Klout, tanto odiato e anche tanto amato, al punto che alcuni utenti includevano il famoso punteggio all’interno della foto profilo sui vari social. Lithium, la società che nel 2014 aveva acquisito la startup di San Francisco per 200 milioni di dollari, ha deciso di fermare il servizio che assegnava un punteggio agli utenti sulla base della loro presenza e autorevolezza sui vari canali social media: Twitter, Facebook, Instagram, YouTube ecc…

    Non appena, due giorni fa, si è diffusa la notizia, molti hanno reagito con espressioni come “Il Klout??? Ma perchè esiste ancora???“. In realtà, solo fino a pochi anni fa c’era la gara a chi mostrava il punteggio (da 1 a 100) più alto, con tanto di condivisioni sui social, mettendo in bella mostra quel numero che aveva la pretesa, e la presunzione, di racchiudere il livello di autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Sì, quel punteggio che in molti hanno amato, scatenando un fenomeno di “celolunghismo” esasperato che adesso vogliono dimenticare in fretta, non esisterà più. Finisce l’era dello score condensato su cui aziende, agenzie si sono basati per selezionare gli influencer da coinvolgere sulle varie campagne dei loro clienti.

    addio klout

    Brevemente, il Klout, nato 10 anni fa, teneva conto del network dell’utente sui social media, misurando il livello di interazione rispetto ai contenuti condivisi. Il meccanismo era che più un utente condivideva un contenuto rispetto ad un dato argomento, più questo veniva indicato come “autorevole” attraverso un punteggio, ma no cera la misurazione della reale competenza. Questo in estrema sintesi, anche se in realtà non si è mai chiarito come fosse determinato qual numero. Agli inizi, quel numero ebbe una certa rilevanza per le agenzie HR, quelle di selezione e reclutamento di risorse umane, che lo usavano come riferimento per misurare il livello di competenze su un dato settore del candidato. E si narra che certe agenzie avessero indicato come livello minimo di punteggio 71, al di sotto del quale il candidato non veniva considerato. Non si è mai saputo se fosse vero, ma è certo che molte agenzie lo usassero.

    Col passare del tempo, è poi diventato un “distintivo” che l’influencer di turno si attaccava sul petto, nel corso del tempo è diventato un numero da esibire, ma che in realtà non poteva garantire una perfetta misura di quale fosse il livello di competenza e il livello di utilizzo dei canali social da parte di un utente. Non era difficile ritrovarsi di fronte a persone di comprovata esperienza che condividevano contenuti di valore avere uno score molto più basso di persone di comprovata inesperienza che si limitavano invece a ricondividere i contenuti di quello bravo. Un contro senso enorme. Eppure era così.

    Per non parlare dell’imprecisione con cui Klout determinava le aree di competenza di un utente. Chi vi scrive per lungo tempo era individuato esperto di “food”!

    Quale sarà il futuro? Lithium ha dichiarato che il Klout non rientra più nella strategia di business dell’azienda a lungo termine, ma è anche vero che la stessa azienda, proprio grazie al Klout, ha sviluppato sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale. E’ quindi probabile che Klout possa risorgere sotto altre vesti con un sistema di scoring, utilizzando l’Intelligenza Artificiale, basato su Twitter. Non ci sono conferme ed è tutto da veder, restano comunque un’idea probabile.

    Vedremo se ci sarà un eventuale strumento basato sull’Intelligenza Artificiale, ma il risultato non sarà molto diverso da quello del vecchio Klout. A meno che non si voglia arrivare ad una forma di scoring come quella vista nel primo episodio della terza serie di Black Mirror, “Caduta libera”, interpretato da Bryce Dallas Howard, e cioè che la reputazione di utente sui social media possa dipendere dai punteggi che riesce ad accumulare per accedere a dei “privilegi”. Speriamo di no!

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte; qualora i legittimi proprietari dei loghi la reputassero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]