Autore: Franz Russo

  • 3 italiani su 10 ammettono di essere dipendenti dalla Tecnologia

    3 italiani su 10 ammettono di essere dipendenti dalla Tecnologia

    Un recente studio di GFK, condotto a livello globale, mette in evidenza quanto in realtà siamo dipendenti dalla tecnologia, più di quanto immaginiamo. Dalla ricerca emerge infatti che il 29% degli italiani intervistati ammette di essere dipendente dalla tecnologia. A livello globale il dato sale al 34%.

    La tecnologia ormai ha invaso le nostre vite, il nostro lavoro, le nostre relazioni. Tutto, o quasi tutto, quello che ci circonda ha a che fare con la tecnologia. Basti pensare allo smartphone, il dispositivo che tutti gli italiani posseggono, e c’è pure ch ne ha due, che ormai è diventato il prolungamento della nostra esistenza. Con questo dispositivo lavoriamo, restiamo in contatto con i nostri amici e i nostri cari, facciamo anche la spesa. Insomma, hai voglia a parlare di “digital detox“, in qualche modo la tecnologia e il digitale sono sempre più parte della nostra esistenza, anche quando vorremmo “staccare un po’”. Ma staccare da cosa?

    1 italiano su 3 dipendente tecnologia smartphone franzrusso.it 2017

    La ricerca di GFK, condotta i 17 paesi nel mondo, Italia compresa, sulla base di 22 mila interviste ci dice che sono in tanti quelli che non riescono a fare a meno della tecnologia, cioè quelli che ammettono di esserne dipendenti: il 34% a livello globale e il 29% degli intervistati italiani, in pratica 3 su 10.

    I dati italiani della ricerca di GFK

    Per intenderci bene, quel 29% di italiani che ammette di essere dipendente dalla tecnologia, in pratica afferma che ha difficoltà a stare lontano da smartphone, pc, tv, tablet e altri dispositivi, anche quando sa, in cuor suo, che potrebbe tranquillamente farlo.

    Le risposte degli italiani sono in linea con quelle che GFK ha rilevato nel resto del mondo, con alcune particolarità interessanti. Come abbiamo già ricordato, nel nostro paese, la percentuale di chi ammette di avere problemi di dipendenza da tecnologia è del 29%, mentre il 20% dichiara di non avere nessun problema.

    Anche in Italia, come nel resto dei paesi coinvolti nell’indagine, non ci sono differenze significative tra uomini e donne nel livello di dipendenza dalla tecnologia. La situazione però cambia se guardiamo i dati per reddito e fasce d’età emergono alcune particolarità tipicamente italiane.

    Innanzi tutto, nel nostro paese la fascia d’età maggiormente dipendente dalla tecnologia è quella dei trentenni (37%) e non i teenager (35%), come succede nel resto del mondo. Al terzo posto ci sono i quarantenni con il 34% mentre la fascia 20-29 anni è solo al quarto posto con il 32%. Come succede anche a livello internazionale, le persone con più di 60 anni sono quelle che hanno meno problemi in assoluto (18%) con la dipendenza da tecnologia. Sono quindi molto tranquilli.

    Anche guardando al reddito, l’Italia presenta dei risultati diversi rispetto alla media internazionale. Nel nostro paese le persone che fanno più fatica a mettere in pratica la “digital detox” sono quelle a reddito medio-alto (32%) e basso (31%), mentre la fascia ad alto reddito è quella che ha meno problemi in assoluto (27%). L’esatto contrario di quello che succede nel resto del mondo.

    1 italiano su 3 dipendente tecnologia smartphone

    I dati internazionali della ricerca di GFK

    Se vogliamo dare uno sguardo ai dati che riguardano gli altri paesi, notiamo che è la Cina il paese con la più altra percentuale di persone che dichiarano difficoltà a stare lontano dalla tecnologia: il 43%. A seguire, America latina (Brasile 42%, Argentina 40%, Messico 38%) e Stati Uniti (31%). Al contrario, la Germania ha la percentuale più alta (35%) di persone fortemente in disaccordo con l’idea che sia difficile fare una pausa dalla tecnologia. Seguono in classifica i Paesi Bassi (30%), il Belgio (28%), Canada e Russia (entrambi con il 27%).

    A differenza di quanto succede in Italia, a livello internazionale gli adolescenti (15-19 anni) sono la fascia d’età con più problemi di dipendenza da tecnologia: poco meno della metà (44%) dichiara di avere difficoltà a staccarsi, anche quando è consapevole di doverlo fare. Seguono nella classifica dei più dipendenti i ventenni (41%) e i trentenni (38%). Al contrario, i gruppi di età più maturi soffrono meno di dipendenza da tecnologia e la percentuale più bassa in assoluto (15%) si registra tra le persone con più di 60 anni. Da punto di vista del reddito, si nota come le persone ad alto reddito siano quelle più dipendenti dalla tecnologia: ne è convinto il 39% degli intervistati. Al contrario, la fascia a reddito più basso è anche quella che ha meno problemi a prendersi una pausa dalla tecnologia.

    Ecco questi i dati che ci dicono che in effetti, ma questo lo sapevamo bene, siamo molto legati allo smartphone come ad altri dispositivi, al punto da esserne dipendenti. E’ evidente che questo dato può innescare una riflessione proprio in relazione all’altro tema, che fa un po’ da rovescio della medaglia, del “digital detox“. In realtà, ho sempre pensato che bisogna saper gestire bene gli spazi e i tempi, ma ormai questi dispositivi fanno parte della nostra esistenza. E’ difficile starne lontani, ma deve essere la regola non farsi “intrappolare” al punto da non poter più resistere alla lontananza da essi.

    E voi come vivete la vostra relazione con la tecnologia e il digitale? Vi ritrovate in questi dati?

     

  • Cybercrime: in Italia il fenomeno dei reati informatici è cresciuto del 51% in 5 anni

    Cybercrime: in Italia il fenomeno dei reati informatici è cresciuto del 51% in 5 anni

    In 5 anni il fenomeno del Cybercrime, reati informatici, in Italia è cresciuto del 51%. E’ quanto emerge da un’analisi condotta da DAS. In rapporto alla popolazione, il fenomeno è più diffuso in Liguria mentre la Puglia è la regione con la più bassa densità di reati di questo tipo.

    Una ricerca condotta da DAS, compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale, evidenzia come il fenomeno del Cybercrime, i reati informatici, sia cresciuto in Italia, in 5 anni (dal 2010 al 2015), del 51%. La ricerca permette anche di conoscere quanto il fenomeno abbia colpito le nostre regioni. E quindi, la Liguria, con una denuncia all’autorità giudiziaria (per “truffe e frodi informatiche” e delitti “informatici”) ogni 246 abitanti, è la regione italiana con la più elevata frequenza di reati informatici, seguita da Molise (con 1 denuncia ogni 290 residenti) e Valle d’Aosta (1/294).

    cybercrime reati informatici italia

    Tra le regioni dove la densità di reati informatici rispetto alla popolazione è superiore alla media nazionale ci sono anche Campania, con una denuncia ogni 328 residenti, Piemonte  (1/343), Friuli Venezia Giulia (1/349), Emilia-Romagna (1/358), Toscana (1/378) e Lazio (1/386).

    fenomeno cybercrime italia

    Dall’analisi di DAS emerge anche che Puglia (1 denuncia all’autorità giudiziaria ogni 503 abitanti), Sicilia (1/496) e Basilicata (1/483) sono le regioni con la più bassa frequenza di reati informatici.

    La ricerca della compagnia ha rilevato che tra il 2010 e il 2015 il numero assoluto di reati informatici è cresciuto in modo rilevante in tutte le regioni. Il fenomeno del cybercrime è più che raddoppiato in Friuli Venezia Giulia (+133,8%), Umbria (+102,3%) e Liguria (+101,6%) ma percentuali elevate di crescita si sono registrate anche in Molise (+99,1%), Trentino Alto Adige (+90,2%) e in misura minore in Basilicata (+69,4%). Le regioni dove il fenomeno dei reati informatici sembra essere cresciuto meno negli ultimi 5 anni sono Campania (+17,1%), Valle d’Aosta (+19,5%) e Puglia (+34,5%).

    Allora, che ne pensate di questi dati?

  • Le aziende oggi lo spazio sui Social Media se lo devono guadagnare

    Le aziende oggi lo spazio sui Social Media se lo devono guadagnare

    Del fatto che le aziende hanno bisogno dei Social Media si è detto, e si continuerà a farlo come è giusto che sia, molto. Ma forse, in questo contesto, vale mettere in evidenza un principio troppe volte dato per scontato, ma mai chiarito del tutto. E cioè che oggi le aziende lo spazio sui Social Media se lo devono guadagnare.

    L’era dei Social Media che stiamo vivendo ha di fatto ribaltato il paradigma della comunicazione, da verticale a orizzontale, nel senso che oggi gli utenti possono partecipare ad una conversazione diretta, come mai prima. Se guardiamo il fenomeno dei Social Media in relazione alle aziende, è proprio questo quello che risalta prima di tutto. Le aziende hanno la possibilità di creare un coinvolgimento diretto con i propri utenti e, di conseguenza, gli utenti possono entrare in relazione diretta con i brand di riferimento. E’ sufficiente dare un’occhiata ad una recente analisi su come gli utenti usano i social media oggi per accorgervi che una delle principali attività è proprio quella di usare questi strumenti per entrare in contatto con in brand che piacciono si più. Un elemento nuovo questo, nella relazione tra utente e azienda/brand.

    Fin qui abbiamo parlato di concetti che sono, bene o male, noti a tutti. Non c’è nulla di nuovo in tutto questo. Vero?

    aziende social media guadagnare spazio

    Ma forse c’è qualcosa che spesso, e volentieri, la si dà come scontata, sbagliando. Nel considerare la costruzione di una presenza sui social media per un’azienda, impostando una strategia, pianificando tutti i passaggi che occorrono, è facile che ad un certo punto l’azienda stessa cominci ad usare un approccio non proprio in linea con quanto pianificato. Succede ancora troppo spesso. Allora, si lavora riesaminando la strategia, mettendo in evidenza tutte le esigenze, verificandole di nuovo, con l’obiettivo di renderla più chiara. Con l’obiettivo, come abbiamo più volte evidenziato, di puntare ad una strategia volta alla costruzione di una Relazione con gli utenti, l’aspetto che spesso manca. Manca perchè non viene percepito ancora come il vero obiettivo su cui puntare attraverso i Social Media.

    E allora, perchè parlare di cose forse sono già note a tutti. Per il semplice motivo che forse quel principio che spesso viene dato come scontato vale la pena di evidenziarlo, di metterlo come primo punto. E cioè che oggi le aziende lo spazio sui Social Media se lo devono guadagnare, non comprare. 

    Le aziende hanno da subito approcciato ai Social Media nella maniera sbagliata, pensando di usarli come avevano usato prima i giornali, la radio, la televisione. Strumenti dove compravano i propri spazi, di conseguenza la comunicazione attraverso questi media avveniva con dei filtri, gli strumenti stessi.

    Con i Social media tutto questo decade, non ci sono più i filtri che mettono “a riparo l’azienda” che a fanno sentire più al sicuro. No, non più. I Social Media non sono dei luoghi dove comprare lo spazio e attendere che accada qualcosa. Tutt’altro. Con questo non si vuole instaurare un clima di terrore, sia chiaro. Ma per le aziende l’idea di comunicare “senza un filtro”, spesso diventa elemento di distrazione.

    Il principio basilare è che stavolta le aziende lo spazio se lo devono guadagnare. E come? Condividendo contenuto, originale, che sia capace di trasmettere Valore agli utenti, al fine di costruire una Relazione.

    Condividere, Contenuto, Valore, Relazione – sono queste le parole chiavi.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook, modifiche all’algoritmo per contrastare lo spam

    Facebook, modifiche all’algoritmo per contrastare lo spam

    Facebook continua la sua lotta allo spam e a chi diffonde notizie false e fuorvianti. Le nuove modifiche all’algoritmo hanno l’obiettivo di declassare le notizie false e quindi di renderle meno visibile sul News Feed.

    Non è la prima volta che Facebook interviene sull’algoritmo, il codice che sta alla base della piattaforma che regola il flusso dei contenuti condivisi sulla base degli interessi degli utenti.

    E venerdì scorso Facebook, sul sito ufficiale, ha dato notizia di nuove modifiche che hanno obiettivo, questa volta, di rendere meno visibile i contenuti condivisi dagli spammer. In questo modo, tutti gli utenti che continueranno a condividere notizie false e fuorvianti vedranno progressivamente ridurre la visibilità degli stessi contenuti sul News Feed.

    È una delle tante azioni che Facebook, anche di recente, ha realizzato proprio con l’obiettivo di ripulire la piattaforma di contenuti che spesso traggono in inganno gli utenti.

    Secondo quanto riferisce Facebook, attraverso Adam Mosseri, responsabile del News Feed di Facebook, esiste un grande gruppo di spammers che ogni giorno condivide “ripetutamente condividono grosse quantità di post pubblici ogni giorno“, riempendo di fatto in News Feed di spam.

    E i link condivisi con queste modalità, aggiunge ancora Mosseri, “tendono a comprendere contenuti di bassa qualità, titoli esca, sensazionalismo e disinformazione“.

    facebook algoritmo spam

    Come sottolineato da Mosseri, l’obiettivo è quello di “ridurre l’influenza di questi spammer e declassificare i link che condividono più frequentemente, rispetto a quelli condivisi in modo normale“. Su questo principio, ma non solo, si muoverà l’algoritmo, declassificando i contenuti.

    Nei mesi scorsi, come ricorderete, Facebook aveva diramato le regole per riconoscere le fake news, un modo per ridurre anche la forza economica che questo fenomeno ha acquisito nel tempo, una vera e propria fabbrica di notizie false.

    Nei giorni scorsi abbiamo visto che in questa direzione si sta muovendo anche Twitter che ha attivato una sperimentazione con un bottone che potrebbe essere di aiuto agli utenti per segnalare, sulla piattaforma da 140 caratteri, proprio le fake news.

    Dall’elezione di Trump ad oggi, l’evento che più di tutti ha sottolineato ed evidenziato l’esistenza del problema, tutte le piattaforme di stanno attivando per fare in modo che il fenomeno fake news, e quindi anche spam, sia ridotto il più possibile, per essere via via eliminato del tutto.

    Ci vorrà tempo, certo, se c’è una colpa che le piattaforme oggi hanno è proprio quella di essersi mosse in ritardo, proprio quando il fenomeno stava ormai quasi dominando le piattaforme. L’elezione di Trump ha di fatto suscitato gli animi, ma di avvisaglie ce ne erano state anche prima.

    Vedremo, continuando a monitorare l’evoluzione degli eventi.

  • Il mito del Vinile rivive grazie anche all’e-commerce

    Il mito del Vinile rivive grazie anche all’e-commerce

    Secondo i dati di idealo, il mito del Vinile comincia a rivivere grazie all’e-commerce in Europa e anche in Italia. L’interesse verso il vinile negli ultimi anni è cresciuto dell’80%, mentre quello per i giradischi del 28%. In Italia l’interesse da metà 2016 è cresciuto del 70%. E intanto la Sony, dopo 30 anni, aprirà una nuova fabbrica nel 2018.

    Che il Vinile stesse riapparendo era cosa abbastanza nota, ma non certo con i numeri e i dati che stiamo per conoscere. Il fenomeno che si credeva defunto con l’avanzare dei CD e con la crescita del fenomeno digitale in realtà sta riprendendosi nuovamente, proprio grazie a Internet e, in particolare, all’e-commerce.

    Il 2016, dal punto di vista del mercato, è stato un anno che ha chiuso in positivo, con streaming in continua corsa, cd e download che calano e vinile che acquista maggior importanza in alcuni paesi, soprattutto in Europa. Interessanti sono a questo punto i dati raccolti da idealo, piattaforma internazionale di comparazione prezzi per gli acquisti digitali, che ha analizzato i dati sul tema dai suoi principali portali europei per fotografare la situazione dal punto di vista del consumo online e capire se davvero si può parlare di una ripartenza in questi ultimi anni. I dati raccolti tracciano un quadro che racconta dell’impatto delle nuove abitudini di acquisto dei consumatori digitali, e dei nuovi canali di vendita offerti dall’e-commerce, nel rilancio di un supporto tradizionale che attrae appassionati, nostalgici, puristi e “cultori della vera musica”.

    vinile e-commerce

    Secondo i numeri analizzati, tra il 2015 e il 2016 l’interesse è aumentato circa dell’80%. Non solo, se il trend si mantenesse costante, questo numero, entro fine anno, potrebbe arrivare ad un +110%, se confrontiamo l’anno appena trascorso con il 2017. idealo ha voluto indagare anche sui generi che più di altri alimentano la cosiddetta “vinil-mania”. Da questo punto di vista il rock emerge come genere più diffuso, con il 33,1% sul totale dei vinili disponibili. Segue il pop, con il 19,1%; buon piazzamento anche per il genere alternative, con l’8,7%; quote più basse per il jazz, attorno al 6%; troviamo poi i dischi per gli amanti di metal & hard rock (5,3%), di musica classica (3,9%), di elettronica & dance (3,5%) e di hip hop & rap (3,4%). Percentuali più basse per gli ultimi posti della classifica, occupati da blues e musica country (rispettivamente con il 2,9 e il 2,7%).

    Interessano di più i vecchi album o quelli di artisti più vicini nel tempo? Secondo idealo, la top 3 dei dischi più gettonati vede, al primo posto, gli album che si rifanno all’universo musicale degli anni Ottanta (con il 29,4%); a seguire, le produzioni quasi contemporanee, del primo decennio del 2000 (con il 26,3%); terzo posto per quelle che fanno riferimento agli Anni Settanta, con il 13,5%.

    vinile 2017

    La diffusione del Vinile è anche data dal fatto che i giradischi, da sempre, sono considerati come supporti in grado di riprodurre “un suono più caldo”. Infatti, il giradischi sta generando un interesse sempre maggiore nei consumatori digitali. Per il periodo 2015-2016 si parla di un trend positivo, in Europa, del + 28,2%. Questa tendenza sembra essere in continua crescita e i numeri mostrano una situazione particolarmente interessante per l’Italia: se il paragone tra lo scorso anno e quello in corso mostra, sempre a livello europeo, un +18%, nella sola penisola italiana l’interesse verso i giradischi sembra essere aumentato del 70,10% dalla metà del 2016 ad oggi. È interessante osservare poi come, sia per i vinili, sia per i giradischi, si registrino picchi di interesse di una certa importanza soprattutto nel periodo pre-natalizio.

    Le ultime cifre rivelate dall’indagine riguardano il “B-side” del tema, ovvero gli shop che mettono a disposizione vinili sui portali europei di idealo. Anche il loro numero è aumentato del 10,5% tra il 2015 e il 2016. Se si considera poi la quantità di negozi attivi nei primi sei mesi del 2016 a confronto con il numero di quelli attivi da inizio 2017 ad oggi, l’aumento appare ancora più significativo, visto che sfiora il +27%.

    E dopo quasi 30 anni la Sony Music torna a produrre vinili in proprio, aprirà infatti una fabbrica in Giappone nel marzo 2018. La multinazionale aveva smesso la produzione casalinga del supporto nel 1989 dopo l’avvento dei cd. La decisione è stata presa per tenere proprio il passo della crescente richiesta di vinili. Secondo i dati della Bpi, l’industria di settore inglese, nel 2016 le vendite di vinili hanno raggiunto i livelli di prima del 1991.

    Allora, anche voi state ritornando al vinile? Cosa ne pensate di questi dati?

  • Twitter sta sperimentando un bottone per segnalare fake news

    Twitter sta sperimentando un bottone per segnalare fake news

    Il tema delle fake news riguarda anche Twitter, una delle grandi problematiche che la piattaforma da 140 caratteri ha fin qui lasciato irrisolta. Ma, secondo quando segnalato dal Washington Post, sulla piattaforma sarebbe iniziata una fase di test che prevede un bottone attraverso il quale l’utente potrà segnalare notizie false o fuorvianti.

    Il tema delle fake news è uno dei grandi temi degli ultimi mesi. Certo, è un problema che esisteva già prima, ma le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti hanno, senza dubbio, rivelato una dimensione ancora più grande del problema. Come sapete, l’elezione di Donal Trump sarebbe stata “influenzata” dalle notizie false condivise sui social media, in particolare su Facebook. Ma questo è un tema che riguarda anche altre piattaforme, come Twitter, luogo ideale su cui condividere informazioni e notizie, e anche questo lo sappiamo bene.

    twitter fake news trump

    Ora, da quanto segnalato dal Washington Post, anche Twitter starebbe studiando una modalità per dare modo agli utenti di segnalare notizie false, facendo sì che altri utenti, nel momento in cui dovessero imbattersi su quella notizia, sappiano già che quella è una notizia falsa. Il quotidiano di Jeff Bezos riporta la notizia secondo cui Twitter starebbe iniziando una fase sperimentale che prevede l’uso di un bottone attraverso cui gli utenti possono segnalare notizie false e fuorvianti. Al momento però non è ancora chiaro come avverrà di fatto la fase di segnalazione e la fase di valutazione della veridicità della notizia stessa. Se volessimo avanzare qualche ipotesi, anche guardando a quanto fatto da altri, Facebook in particolare (ma anche Instagram), allora Twitter potrebbe pensare ad una soluzione che preveda l’uso dell’Intelligenza Artificiale che potrebbe individuare le notizie false. 

    Il problema è se effettivamente Twitter è in grado di pensare ad una soluzione che coinvolga l’Intelligenza Artificiale. Twitter non ha la stessa “forza” di Facebook in termini di infrastrutture, però questa potrebbe essere la strada più veloce da percorrere. L’altra sarebbe quella di prevedere una redazione di persone, specifica che lavori sulle segnalazioni. Questa più alla portata, se vogliamo, ma più difficile da gestire. Vedremo quale sarà la soluzione in relazione a questo test.

    Quello che c’è da dire è che Twitter fa bene a pensare ad una soluzione che dia agli utenti la possibilità di segnalare notizie false, sarebbe anche un modo per richiamare persone ad usare la piattaforma con più fiducia. Sarebbe un modo per far crescere anche il numero degli utenti sulla piattaforma.

  • Come la strategia Data Driven completa la Digital Transformation

    Come la strategia Data Driven completa la Digital Transformation

    Il processo di Digital Transformation che sta investendo tutte le aziende induce ad un cambiamento radicale e il ruolo dei Dati in questa fase è fondamentale. Il prossimo 27 giugno si terrà a Milano il Data Driven Customer Journey, un’occasione per comprendere come l’approccio Data Driven sia il completamento del processo di digitalizzazione.

    Il processo di Digital Transformation abilita l’accesso ai Dati, quegli stessi Dati che ci permettono di costruire una migliore esperienza per gli utenti e i clienti. La strategia non viene più guidata da intuizioni o da esperienza personali, l’approccio data driven comporta che la strategia sia trainata dai dati, quindi molto più pragmatica e concreta. Ma come migliorare l’esperienza degli utenti? Questo in sintesi il messaggio che sta alla base dell’evento, in programma il prossimo 27 giugno a Milano.

    La trasformazione digitale cambia il modo di essere e fare impresa. La Digital Transformation è un cambiamento radicale che vede nei dati la sua spinta propulsiva. Non c’è azienda che non sia impegnata oggi, con propri tempi e modalità, nella digitalizzazione dei processi di business per ridefinire l’esperienza del cliente.

    data driven sas italy evento-27-giugno

    Durante l’evento Data Driven Customer Journey, in programma il 27 giugno a Milano presso il Vodafone Theatre, i partecipanti avranno la possibilità di testare la potenza di un approccio data driven, approfondire i temi principali del mondo marketing e capire come costruire una customer experience unica e personalizzata per i propri clienti, attraverso l’esperienza di manager ed esperti.

    L’analisi e la gestione sistematica dei dati rappresenta la chiave per interagire nel momento e nel canale preferito dal cliente. Non si tratta di collezionare dati, ma di ottenere informazioni per offrire al cliente la migliore esperienza desiderata. Intercettare il consumatore nel momento opportuno, capirne le esigenze in anticipo, farsi trovare pronti: solo così i marketer possono sorprenderlo dandogli la migliore esperienza di acquisto.

    data driven sas italy evento 27 giugno 2017

    L’evento organizzato da SAS, Data Driven Customer Journey, con la testimonianza di aziende ed esperti, si focalizza sui 3 passi necessari ad attuare una strategia di marketing ‘guidata’ dai dati, spostando il focus dei marketer da un approccio esclusivamente multi-canale, ad uno orientato al reale customer journey di ogni singolo cliente.

    data driven sas italy evento

    All’evento saranno presenti:

    • Marco Icardi, Amministratore delegato di SAS Italy;
    • Matteo Maggiorini, responsabile della funzione Piani Retail (Retail Planning) di BancoPosta;
    • Francesca Nieddu, Direzione Customer Experience e CRM, Gruppo Intesa Sanpaolo;
    • Stefano Pinzani, Acquisition & Retention Manager in Kiko;
    • Jochen Schlosser, Chief Strategy Officer in Adform;
    • Max Ardigò, Customer Intelligence solutions, SAS Italy; Rene van der Laan, Director Global Practice, Customer Intelligence di SAS;
    • Riccardo Scandellari, Blogger, digital marketer e giornalista.

    A questo link potete registrarvi gratuitamente, fino alle 18 del 23 giugno 2017.

  • E’ Katy Perry la prima a raggiungere i 100 milioni di follower su Twitter

    E’ Katy Perry la prima a raggiungere i 100 milioni di follower su Twitter

    E’ Katy Perry la prima persona al mondo a raggiungere il traguardo dei 100 milioni di follower su Twitter. Un traguardo raggiunto in 8 anni e con oltre 8.500 tweet con cui l’artista ha raccontato tutti i momenti più importanti della sua carriera.

    E’ Katy Perry la prima persona al mondo a raggiungere il traguardo dei 100 milioni di follower su Twitter. I fan di Katy si sono dimostrati forti e appassionati fin dal 2009, l’anno in cui Katy Perry si è unita a Twitter con il primo di più di 8.500 Tweet. Da allora, tutti i momenti più importanti della carriera di Katy sono passati su Twitter, dalla nascita del fenomeno culturale pop #LeftShark, ai suoi Tweet di amore e supporto nei confronti dei suoi colleghi e amici, come Niall Horan, Ariana Grande e Justin Bieber, fino al numero infinito di canzoni, video e annunci che la cantante ha svelato in anteprima su Twitter.

    katy perry

    Per celebrare questo traguardo, Twitter ha raccolto tutti i momenti top di Katy in 140 caratteri:

    Il giorno che ha registrato la conversazione più ampia su Katy Perry:

    • 2 Febbraio 15 – 2015 Super Bowl – Il giorno della nascita di #LeftShark

    https://twitter.com/Twitter/status/875730516783185920

    I Tweet più Ritwittati:

    • 132.000 RT: “If One Direction doesn’t perform on the VMA’s I am gonna jump off this ledge”
    • 112.000 RT: “@NiallOfficial “congratulations, you didn’t let me down! Xo”
    • 97.000 RT: “We are Beliebers!”
    • 72.000 RT: “Praying for everyone at @ArianaGrande’s show”
    • 67.000 RT: Hillary GIF
    • 67.000 RT: “Time, the ultimate truth teller”
    • 67.000 RT: “The new song Skyscraper by @ddlovato is pure perfection. Her voice is one of the BEST undiscovered beauties. Can’t wait for the full record”.

    Le Emoji più usate nelle conversazioni su Katy Perry:

    • ❤️
    • 🎵
    • 😘
    • 👀
    • 😍

    Alcuni degli hashtag più utilizzati nelle conversazioni relative a Katy Perry:

    • #roar
    • #KatyCats
    • #Prism
    • #ChainedToTheRhythm
    • #Rise

    E sempre per questa occasione, Twitter lancia #LoveKaty, l’hashtag con l’emoji personalizzata per la Perry.

    E Katy Perry ringrazia Twitter:

    E allora, dopo Katy Perry, chi sarà il prossimo account a superare i 100 milioni di follower su Twitter?

  • Ecco FreeJourn, la prima piattaforma crowdsourcing per giornalisti freelance

    Ecco FreeJourn, la prima piattaforma crowdsourcing per giornalisti freelance

    E’ stata presentata ieri FreeJourn, la prima piattaforma crowdsourcing per giornalisti freelance. La piattaforma ha già vinto il primo bando per l’innovazione nell’editoria di Google e si pone come obiettivo quello di valorizzare il giornalismo che vuole approfondire con ricerche e inchieste.

    E’ stata presentata ieri FreeJourn, la prima piattaforma crowdsourcing per giornalisti freelance. La presentazione ufficiale coincideva con la messa online della piattaforma. FreeJourn ha già vinto il primo bando per l’innovazione nell’editoria di Google e si pone come obiettivo quello di valorizzare il giornalismo che vuole approfondire con ricerche e inchieste. La presentazione si è tenuta presso il BASE di Milano alla presenza della giornalista Gea Scancarello, che ha ideato la piattaforma, Paolo Madron, CEO di News 3.0, la società che gestisce la piattaforma, Emanuele Colli, Head of Global Partnership di Google. C’è stato anche l’intervento in video di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, che ha dato il benvenuto a FreeJourn e anche il saluto di Fabio Vaccarono, country director di Google in Italia.

    freejourn

    Il claim di FreeJourn dice già tutto: “Build the Journalism you want to read“.

    Testimone di eccezione è stata Milena Gabanelli, storica conduttrice di Report, giornalista d’inchiesta per eccellenza. La Gabanelli ha tenuto a sottolineare che “fare inchieste richiede libertà, tempo e determinazione”. Un messaggio chiaro ai tanti giornalisti che troveranno in FreeJourn l’occasione per far conoscere i propri lavori.

    Gea Scancarello ha guidato la presentazione della piattaforma, soffermandosi anche nei dettagli su come usarla. Ma prima è necessario, per comprendere meglio il contesto in cui si presenta FreeJourn, dire quello che in sostanza ha sostenuto anche Paolo Madron, e cioè che questa è una piattaforma che si presenta in un momento in cui il giornalismo non se la passa benissimo e che vuole dare una mano a tutti quei giornalisti che spesso non hanno i mezzi per portare avanti le proprie ricerche e le proprie inchieste. E Google in questo contesto gioca un ruolo importante. Da sempre Google ha riposto molta attenzione al giornalismo, alla diffusione delle notizie, e per questo ha creato anche il Google Digital News Initiative il cui Fondo per l’Innovazione di fatto finanzia progetti che possono far crescere il giornalismo. Come ha sostenuto Emanuele Colli, “la Tecnologia e l’Innovazione possono far bene a progetti come questi e noi vogliamo sostenerli perchè fanno crescere il settore”.

    FreeJourn vuole offrire ai giornalisti freelance nuove opportunità economiche, ai lettori la possibilità di essere parte attiva del processo informativo e alle aziende editoriali un bacino qualificato di idee, storie e profili professionali con cui arricchire i propri prodotti. La piattaforma si sostiene con un sistema di revenue share trattenendo il 10% di quanto viene finanziato sulla piattaforma. Tale quota può salire al 20% nel caso di specifici progetti espressamente commissionati da media partner.

    I freelance possono contattare colleghi ovunque nel mondo, lavorare su progetti locali o transnazionali in base alle proprie competenze e alla zona in cui si trovano. Possono, inoltre, entrare in contatto con media tradizionali interessati ai loro percorsi professionali. Al momento dell’iscrizione, sottoposta a un vaglio qualitativo, per garantire la professionalità degli associati, i freelance specificano l’area del mondo in cui si trovano e le proprie competenze cosi che lettori e partner (testate, associazioni, Ong, aziende interessate a sponsorizzare progetti) possano cercare all’interno del sistema giornalisti e temi a cui sono interessati, per stabilire un contatto. Il funzionamento di FreeJourn prevede un sistema di crowdfunding a soglie, pensato per garantire il massimo tasso di successo dei progetti, al quale potranno partecipare anche i lettori suggerendo spunti che vorrebbero approfondire oppure sostenendo i progetti presenti più votati. Tutti i lavori realizzati attraverso il crowdfunding saranno pubblicati su FreeJourn magazine, terzo pilastro della piattaforma. I progetti possono essere storie scritte, video e fotoreportage, ma anche contenuti audio o di data journalism.

    Al momento sono presenti due progetti molto interessante di cui uno e “Carte False“, un viaggio nel mondo delle certificazioni dei macchinari industriali. Un’indagine che vale la pena di leggere.

    Come ci si registra? La registrazione è molto semplice, basta seguire questi passaggi:

      1. Accedere al sito www.freejourn.com/it e cliccare in alto a destra su Registrati
      2. Selezionare l’opzione Freelance,
      3. Compilare tutti i campi, tenendo a mente che:
        – l’opzione visibilità permette che non appaiano nome e cognome nelle ricerche (utile quando si lavora in zone in cui la professione del giornalista comporta un rischio per l’incolumità personale); per interessi si intendono i settori di competenza .
      4. Una volta confermata la registrazione al link che ti avremo spedito via mail, puoi continuare e creare la tua pagina personale.

    Per essere attivi la pagina va completata interamente, indicando:

    • foto profilo
    • interessi
    • geolocalizzazione
    • una breve bio
    • portfolio (link ad articoli, foto, progetti e lavori precedenti)
    • integrazione del profilo Twitter (se sei interessato a mostrare la tua presenza online).

    Questo processo è fondamentale per dimostrare cosa si è in grado di fare a chi vorrà scegliere di finanziare i progetti che si propongono: dare un volto alle persone aiuta a fidarsi di loro e, quindi, a sostenerle; poter leggere (o vedere) quello che hanno fatto aiuta a testarne la professionalità.

    Il lettore può registrarsi selezionando l’opzione Standard e indicando le aree di interesse, mentre i Partner possono iscriversi selezionando, appunto, l’opzione “Partner”. I Brand possono invece inviare una mail a team@freejourn.com.

    L’invito è quello di andare sul freejourn.com e consultare la piattaforma.

    Con FreeJourn il giornalismo ha l’opportunità di vivere una nuova dimensione, di arrivare al lettore in maniera nuova e diversa. E’ l’occasione per conoscere tutti quei fatti che altrimenti non si saprebbero. Fare giornalismo resta uguale, con FreeJourn cambia solo il modo di arrivare ai lettori. Più diretto.

  • Twitter, il nuovo aggiornamento grafico non è quello che serviva davvero

    Twitter, il nuovo aggiornamento grafico non è quello che serviva davvero

    Twitter da ieri ha rilasciato un aggiornamento grafico tra i più importanti da quando l’app è stata creata. Ma resta comunque solo un aggiornamento grafico e non aggiunge nulla di sostanziale rispetto all’uso e al miglioramento generale della piattaforma. Serve ben altro.

    Twitter da ieri ha rilasciato un aggiornamento grafico della piattaforma che comprende sia la versione web desktop che l’app mobile. si evidenzia un miglioramento, appunto grafico, sia per quanto riguarda la pagina profilo che per quanto riguarda il contenuto stesso, i tweet. Ora è presente un bel po’ di grassetto per evidenziare i titoli, aspetto che si coglie di più dalla versione mobile. Sono state sostituite un po’ di icone che di fatto non aiutavano l’utente, specialmente la risposta ad un tweet. Adesso l’icona della freccia a sinistra viene sostituita da una nuvoletta che ricorda in effetti quella dei commenti, delle conversazioni.

    twitter aggiornamento grafico app mobile desktop

    Delle novità avete sicuramente già letto ovunque, a partire dal blog ufficiale che ha annunciato l’aggiornamento. Quello che possiamo dire è che si tratta solo di un aggiornamento grafico, nulla di più. Per alcuni piacevole, per altri meno, ma resta solo un miglioramento grafico, necessario certo, ma resta solo quello. A differenza di quello che sostiene Twitter, quando dice di “aver ascoltato attentamente i suggerimenti degli utenti“. Ma non è vero, Perchè se davvero avesse voluto ascoltare i suggerimenti degli utenti, allora ieri ci saremmo aspettati il modifica tweet, tanto per citare uno dei suggerimenti che tanti, in coro, da tempo stanno chiedendo. A fine 2016 è stato lo stesso Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, a chiedere agli utenti che cosa vorrebbero da Twitter. Ovviamente la maggior parte ha chiesto il modifica tweet. Da quello che sembrava l’orientamento del CEO, questa funzionalità potrebbe essere introdotta entro l’anno. Siamo a giugno e, forse, l’occasione poteva essere questo importante aggiornamento grafico. Significa che ci toccherà attendere ancora. Purtroppo.

    twitter aggiornamento

    L’aggiornamento non è piaciuto molto, per la verità. Addirittura su Motherboard sostengono che sia qualcosa di già visto. In effetti, a guardar bene, non ci si è inventati nulla. Ma sapete a cosa lo paragonano? A Google Plus. Forse non ve lo ricordate, magari lo usate poco, ma il profilo circolare in effetti ricorda proprio Google Plus. Ora, questo non sembra proprio un bell’auspicio. Ma, scherzi a parte, l’aggiornamento non convince.

    Lo scorso anno, lo ricorderete, Twitter aveva avviato una campagna per spiegare al mondo cosa è davvero Twitter. Una bella iniziativa per trasmettere il concetto che Twitter è il luogo dove le notizie accadono, una “finestra sul mondo”. Quello che serviva sapere ai tanti utenti, oltre 1 miliardo, che visitano twitter.com, ma poi ne restano registrati appena 320 milioni.

    Gli utenti vogliono usare Twitter, ma vogliono che sia più facile da comprendere, vogliono anche nuove funzionalità, come il modifica tweet, per usarlo al meglio. Vogliono usare la piattaforma in sicurezza.

    L’aspetto grafico, in questo contesto, per quanto piacevole, non aggiunge nulla di più.