Autore: Franz Russo

  • Su Facebook arrivano gli articoli correlati per contrastare le fake news

    Su Facebook arrivano gli articoli correlati per contrastare le fake news

    Dopo diversi mesi di test, Facebook è pronta a lanciare la funzionalità degli articoli correlati, per ora solo negli Usa, Paesi Bassi, Francia e Germania. Lo scopo è quello di aiutare gli utenti a capire se la notizia condivisa sia una fake news, offrendo una serie di notizie correlate all’argomento.

    Facebook continua la sua azione di contrasto verso le fake news e sta rilasciando in queste ore una funzionalità che forse qualcuno di voi già conosce per il fatto che è stata lanciata in fase di test nei mesi scorsi. Si tratta della funzionalità degli articoli correlati, una modalità molto semplice ma molto efficace, che potrà essere di aiuto per gli utenti a capire se la notizia che si sta condividendo sia in odore di fake news. Il rilascio ufficiale per il momento riguarda pochi paesi, in attesa che si possa arrivare presto ad un rilascio globale. I paesi individuati per il rilascio sono gli Usa, i Paesi Bassi, la Francia e la Germania.

    facebook algoritmo spam articoli correlati

    A scoprire il rilascio di questa funzionalità è stato il Wall Street Journal. Il vero scopo degli articoli correlati è quello di mostrare agli utenti più articoli sullo stesso argomento, in modo tale da avere la possibilità di confrontarli e comprendere se ci si trova davanti ad una fake news. La modalità, dal nostro modo di vedere trova la sua base, evidentemente, sul decalogo che Facebook ha diffuso nell’aprile scorso, le dieci regole attraverso le quali individuare le notizie false. Ecco, seguendole proprio in questo tipo di confronto il tutto potrebbe tornare utile. Resta sempre il problema del tempo da dedicarvi, nel senso che molto spesso si condivide in maniera veloce e l’utente è poco propenso a fare questa attività di verifica. Ecco perchè gli articoli correlati possono dare una grossa mano.

    facebook articoli correlati

    Facebook fa sapere che dalla fase di test sono emersi dati interessanti e positivi, nel senso che gli utenti hanno trovato nella modalità degli articoli correlati un aiuto effettivo nel distinguere se quella notizia che si vorrebbe condividere sia vera o falsa. Qualche settimana fa Mark Zuckerberg aveva infatti dichiarato che Facebook non avrebbe intrapreso la strada della censura, ma si sarebbe impegnata nel contrastare le fake news offrendo modalità aggiuntive. E così è stato.

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    Approfondisci

    Vedremo se questa funzionalità si renderà utile nell’abbattere il fenomeno delle fake news e attendiamo che questa venga attivata anche nel nostro paese.

    E voi che ne pensate?

  • Instagram Stories, a distanza di un anno Instagram ha vinto la sua scommessa

    Instagram Stories, a distanza di un anno Instagram ha vinto la sua scommessa

    Instagram Stories compie un anno, la funzionalità gemella delle Stories di Snapchat venne infatti lanciata il 2 agosto del 2016. E oggi si conosce qualche dato in più. La funzionalità è usata per 32 minuti al giorno di media dagli under 25, mentre gli over 25 anni la usano per 24 minuti. L’hashtag più usato dell’anno è #GOODMORNING.

    E’ passato un anno da quando Instagram lanciò Instagram Stories, la funzionalità gemella delle Stories di Snapchat ed è quindi il momento di tirare un po’ di somme. Sul blog ufficiale di Instagram ci sono tutti i dati, ma prima di vederli è il caso di fare qualche considerazione. Partiamo proprio da quello che scrivemmo un anno fa, e cioè che in effetti Instagram Stories si è rivelata una buona mossa. Una mossa azzeccata, al punto da mandare in crisi, proprio sul punto forte di Snapchat, l’app di Evan Spiegel nell’anno della quotazione in borsa. Un risultato non scontato quello raggiunto da Instagram, una bella scommessa, oggi vinta, su cui molti in realtà dubitarono.

    Il dibattito di 12 mesi fa ruotò molto sul fatto che Instagram aveva copiato e che forse per questo non sarebbe stata una buona idea. Invece, grazie anche ai numeri che Instagram può vantare (diciamolo), Instagram Stories si rivela la carta vincente per raggiungere l’obiettivo che Facebook si era prefissato. E cioè fare in modo che quel pubblico solitamente attratto da Snapchat, quindi un pubblico molto giovane, cominciasse ad usare Instagram grazie proprio alle Stories.

    Non è un caso che, dai dati diffusi oggi proprio da Instagram, si scopre che sono proprio gli under 25 ad usare di più la funzionalità Instagram Stories con un tempo medio, al giorno, di 32 minuti. Ecco la scommessa vinta, già da questo dato. Un anno fa la fascia più presente su Snapchat era quella 18-24 anni che costituiva il 37% sul totale. Ora, come abbiamo visto nel corso di questo ultimo anno, Snapchat è andato in crisi proprio su questo, con un calo delle visualizzazioni, delle Stories, dal 15% fino al 40%, il calo del 20-30% è stato poi nel periodo che va da agosto 2016 a gennaio 2017. Insomma, Instagram un anno dopo può dire che la mossa è stata azzeccata è che la mossa è stata vinta. E ad oggi gli utenti complessivi sono 250 milioni.

    instagram stories un anno dopo

    Bene, adesso vediamo qualche dato riguardo a Instagram Stories in questo primo anno di vita.

    Intanto Instagram rivela che le Stories cominciano ad interessare anche le aziende, in questo ultimo mese oltre il 50% delle imprese presenti su Instagram ha prodotto una Stories.

    Le Location più taggate nel corso del primo anno sono state:

    • Jakarta, Indonesia
    • San Paolo, Brasile
    • New York
    • Londra, Regno Unito
    • Madrid, Spagna

    Gli hashtag più utilizzato nelle Instagram Stories in questo primo anno sono stati:

    • #GOODMORNING
    • #WORK
    • #GOODNIGHT
    • #MOOD
    • #HAPPYBIRTHDAY
    • #TBT
    • #LOVE
    • #HOME
    • #BOMDIA (“ciao” o “buongiorno” in portoghese)
    • #RELAX

    Gli sticker più usati sono stati:

    • Vibrant Location
    • Digital time
    • “Like”
    • Hashtag
    • Weather

    E, infine, i “face filters” più usasi sulle Instagram Stories sono stati:

    • Orecchie da cucciolo
    • Faccia di sonno
    • Orecchie da coniglio
    • Amore con freccette a forma di cuore
    • Orecchie di Koala

    Allora, avete usato anche voi le Instagram Stories in questo anno? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Ecco le 10 squadre di Calcio che sanno usare meglio i Social Media

    Ecco le 10 squadre di Calcio che sanno usare meglio i Social Media

    In un interessante report TOK.tv e Talkwalker hanno analizzato le performance sui social media delle 20 squadre di Calcio più blasonate al mondo. Da qui la classifica delle 10 migliori squadre che si distinguono su Facebook, Twitter e Instagram.

    Calcio e Social Media sono da sempre un binomio vincente, specie in questo momento in cui la maggior parte dei campionati sono in pausa estiva con le squadre che stanno allestendo i loro team. Basta solo “affacciarsi” su Twitter per capire come sta andando il calcio mercato e scoprire gli ultimi colpi da parte delle grandi squadre. Si sa, il Calcio proprio su Twitter è uno degli argomenti più seguiti, tantissimi sono gli appassionati e tifosi che vogliono restare aggiornati seguendo le loro squadre del cuore anche sui Social Media. E se un paio di anni fa circa TOK.tv cominciava a delineare il modo in cui le squadre di calcio usavano proprio questi potenti strumenti di comunicazione, oggi abbiamo l’opportunità di vedere come questo utilizzo è evoluto proprio grazie al report tra TOK.tv e Talkwalker. Un interessante report che ha analizzato le performance delle 20 squadre più blasonate per arrivare a stilare la classifica delle 10 migliori squadre sui Social Media. Di seguito vedremo insieme i dati più rilevanti del report, ma l’invito è quello di scaricarlo e consultarlo per intero. Lo trovate a questo link.

    Nel report vengono riportati numeri, tanti numeri, ma soprattutto si cerca di approfondire per spiegare numeri incredibili, come quelli del Real Madrid che ha superato 106 milioni di interazioni in soli tre mesi. Tra i dati raccolti ci sono anche gli hashtag più usati su Twitter e poi come i brand riescono ad entrare in contatto con i Millennials, la fascia di età più corposa tra coloro che sono abituati a seguire le vicende delle squadre del cuore direttamente dal loro smartphone.

    calcio social media talkwalker tok.tv

    Cominciamo col dire che è proprio il Real Madrid uno dei club più seguiti sui Social Media, specialmente su Twitter dove ha un seguito di oltre 24,5 milioni di follower, con una crescita dell’11,5% nel secondo trimestre del 2017. C’è da notare, da questo punto di vista, che il tasso di crescita tra l’ultimo trimestre del 2016 e il secondo del 2017 lo fa registrare la Juventus con 21,1%, seguita dal Manchester United con il 20%. E in fatto di coinvolgimento, l’engagement, il Real Madrid si dimostra ancora leader con 8,72 milioni di persone coinvolte su una reach di 36,05 miliardi. Dopo il club spagnolo, molto coinvolgente risulta il Manchester United con 7,56 milioni di persone coinvolte su una reach di 26,6 miliardi. La Juventus è la prima squadra italiana con 2,7 milioni di persone coinvolte su una reach di 19,7 miliardi.

    Tra i temi più discussi in questo periodo, nei primi sei mesi del 2017, troviamo due hashtag classici delle rivali spagnole – #HalaMadrid e #ForçaBarça – tra i più usati, mentre per Juve trionfa #ItsTime rispetto al tradizionale #finoallafine. Interessante anche il peso di #MUFC: Il Manchester United, infatti, pur non vincendo la Premier League, mantiene salda la sua posizione in termini di top engaging team della lega inglese.

    Questo il tweet più condiviso nei primi sei mesi dell’anno ed è, ovviamente il tweet che celebra la dodicesima Champions League vinta dal Real Madrid lo scorso 3 giugno a Cardif:

    Su Facebook, dalle 40 statistiche contenute nel report, vediamo che le prime 4 fan page al mondo sono quella di Cristiano Ronaldo, Real Madrid CF, Shakira (che è sposata con Piquè del Barcelloba) e FC Barcelona. Su questa piattaforma le dinamiche sono molto diverse da quelle di Twitter ad esempio. Sulla piattaforma di Zuckerberg gli utenti cercano più informazioni e sono più interessati a quello che i calciatori fanno fuori dal campo. Non è un caso, come avrete già notato, che la pagina di Cristiano Ronaldo sia più seguita della pagina del suo club di appartenenza. Ma anche su Facebook il Real Madrid si conferma il numero 1. Il club dei “merengues” è quello che cresce di più negli ultimi 6 mesi per numero di fans (+11,4%) superando il Barcellona, e si conferma primo club anche per quanto riguarda il coinvolgimento.

    Lione Messi e Cristiano Ronaldo sono, indiscutibilmente, le vere star sui social media, i più citati in assoluto. E, come visto prima su Twitter, anche su Facebook il post sulla finale di Champions League vinta a Cardiff lo scorso 3 giugno è quello più condiviso, con oltre 1,4 milioni di like.

    https://www.facebook.com/RealMadrid/photos/a.74265819952.19583.19034719952/10151287434429953/?type=3&theater

    Su Instagram la ricerca ha evidenziato caratteristiche interessanti, già note ma comunque importanti rilevarle anche in un contesto come questo. E cioè che, nonostante  la frequenza di pubblicazione di contenuti sia minore rispetto a Facebook e a Twitter, il livello di engagement ottenuto invece è molto più alto. Questo lo si spiega per il fatto che non c’è nulla di più “emozionante di uno scatto ben studiato che immortala i campioni della propria squadra nei momenti più importanti della stagione”. In termini di crescita di nuovi followers in questi primi sei mesi del 2017 il Real Madrid è quello che cresce di più (+18,9%), anche se è il Barcellona il club più seguito. I blaugrana sono anche i più bravi in termini di coinvolgimento (252,22 milioni) e reach (16,17 miliardi).

    Insomma, i due club spagnoli sono quelli che meglio di altri altri riescono ad usare questi strumenti, riuscendo a sviluppare un grande livello di coinvolgimento da un grande seguito. Cosa che, invece, non è riuscita al Paris SG, ad esempio, un esempio di come grande seguito non sia sinonimo, come spesso si tende a pensare, di coinvolgimento. Per quello ci vuole una strategia, un livello di cura adeguato, altrimenti i risultati non arriveranno mai.

    Questo è un breve resoconto di questo interessante report che vi invitiamo a scaricare e a consultare, questo il link, all’interno troverete ancora altri dati molto interessanti, utili a capire come i club di calcio usano i Social Media. E, ovviamente, fateci sapere cosa ne pensate.

    infografica calcio social media talkwalker tok.tv franzrusso.it 2017

     

  • Facebook vale più di 500 miliardi di dollari

    Facebook vale più di 500 miliardi di dollari

    Facebook ha superato il valore di 500 miliardi di dollari, un traguardo finora toccato solo da altre tre aziende, del settore tech quotate a Wall Street, prima, come Google (oggi Alphabet), Apple, Amazon (anche se per poco tempo) e Microsoft. Solo a novembre 2015 Facebook valeva 300 miliardi di dollari.

    Che prima o poi accadesse era chiaro, era solo una questione di tempo. E così è stato, Facebook entra a far parte del ristrettissimo gruppo di aziende, del settore tech, quotate in borsa che hanno raggiunto e superato il traguardo dei 500 miliardi di valore. Per Facebook è la prima volta che succede e pensare che solo a novembre 2015 l’azienda fondata da Mark Zuckerberg valeva 300 miliardi di dollari. Il traguardo raggiunto dall’azienda di Menlo Park è stato ottenuto quasi contemporaneamente da Amazon che mercoledì aveva superato il 500 miliardi di dollari. Solo che poi i dati dell’ultima trimestrale, con il calo dei profitti del 77%, hanno poi riportato il valore dell’azienda di Jeff Bezos sotto i 500 miliardi di dollari (475,45 miliardi di dollari dopo la chiusura di ieri). Lo stesso Bezos per un giorno era stato l’uomo più ricco del mondo, superando Bill Gates, fondatore di Microsoft, salvo poi ritornare dietro il creatore di Windows per lo stesso motivo.

    Il risultato di Facebook (che in un anno a Wall Street ha guadagnato più del 40%), così come quello di Amazon, sono la dimostrazione che proprio Wall Street sia stata la sede dove queste aziende hanno dimostrato tutta la loro carica euforica, è proprio così. Teniamo presente che Facebook è stata fondata nel 2004, ed è quindi una delle aziende più giovani del gruppo delle aziende da 500 miliardi di valore. Amazon è stata fondata nel 1994, Google è stata fondata nel 1998, Microsoft è stata fondata nel 1975 e la Apple è stata fondata nel 1976. Il vero fenomeno è quindi l’azienda di Zuckerberg che in soli 13 anni raggiunge un traguardo prima inimmaginabile. Anzi, a voler essere più precisi, Facebook raggiunge questo traguardo in 5 anni, dall’anno in cui si è quotata in borsa, ossia il 2012.

    facebook 500 miliardi di valore

    Facebook è ancora un’azienda che può sorprendere, nonostante tutti comincino a pensare (ma è da un po’ che lo si fa) che stia ormai esaurendo la sua vena in termini di business. Come dimostrato dall’ultima trimestrale, la scelta di puntare, proprio 5 anni fa sul mobile, ha pagato, e non è un caso che e due più importanti acquisizioni fatte da Zuckerberg riguardino proprio due realtà legate al mobile, come Instagram (acquisita nel 2012) e WhatsApp (acquisita nel 2014). Il social network di Zuckerberg ha contribuito alla creazione del fenomeno web 2.0 (è nato poi lo stesso anno, nel 2004) e ha di fatto contributi a rivoluzionare il modo di comunicare e il modo di relazionarsi coi brand. E poi c’è ancora tutto il fenomeno della realtà virtuale su cui Zuckerberg sta puntando molto, basti pensare a Spaces.

    Lo stesso Amazon ha rivoluzionato il modo di acquistare con il suo e-commerce. Per citare un episodio su tutti, l’ultimo Amazon Prima Day ha fatto segnare il 60% in più rispetto al 2016, ottenendo un grande successo anche nel nostro paese.

    Se a novembre 2015 Facebook valeva per 15 volte il valore di Twitter, a distanza di poco più di un anno e mezzo questo divario si è esteso ancora. Oggi l’azienda di Zuckerberg vale bel 41 volte il valore di Twitter, fermo a 12,2 miliardi di dollari.

    Il prossimo ad entrare nel club dei 500 miliardi di dollari di valore? A parte la questione di Amazon, che in breve tempo recupererà valore, la prossima azienda sarà certamente Alibaba, l’e-commerce cinese di Jack Ma, che oggi ha un valore di oltre 400 miliardi di dollari, presente a Wall Street dal 2014.

  • Twitter: ecco una versione a pagamento per inserzionisti a 99 dollari

    Twitter: ecco una versione a pagamento per inserzionisti a 99 dollari

    Nella giornata di venerdì Twitter, dall’account Twitter for Business, ha inviato una mail ad alcuni utenti in cui annuncia il lancio di una versione beta indirizzata a piccoli inserzionisti, a 99 dollari. In pratica, l’idea è quella di chiedere una quota mensile per poi lasciare a Twitter la promozione dei tweet, più o meno 10 al giorno.

    I dati dell’ultima trimestrale, con il calo dell’8% delle entrate pubblicitarie, hanno portato a Twitter ad agire immediatamente. Infatti, nella casella di posta stamattina noto una mail dall’account “Twitter for Business“. Apro con molta curiosità e infatti all’interno c’era una proposta inattesa. In pratica, Twitter sta per lanciare una modalità di abbonamento per gestire la promozione dei tweet. La promozione in pratica le gestisce direttamente Twitter dietro il pagamento mensile di 99 dollari. Nella mail infatti c’è scritto: “twitta come solitamente fai; i tuoi tweet e il tuo profilo vengono promossi automaticamente”. Ogni settimana Twitter appronterà un report con tutti i dati che servono, impressions, reach, follower, coinvolgimento.

    twitter pubblicità inserzionisti 99 dollari

    In un primo momento ho pensato che fosse una “bufala” (visto il periodo), poi ho cliccato ho completato l’adesione e ora sono in attesa di ricevere nuove informazioni sul lancio di questa nuova modalità. I primi 30 giorni sono gratuiti.

    Questa che vedete è la mail che ho ricevuto stamattina:

    email twitter inserzionisti 99 dollari

    Quello che spinge a fare Twitter con questa modalità, probabilmente rivolta solo a piccoli inserzionisti, è quella di dedicarsi al contenuto, dedicarsi alla condivisione dei tweet e “alla promozione ci pensiamo noi”. Insomma, come idea non sarebbe male e potrebbe portare, effettivamente, qualche “soldo” in più nelle casse di Twitter. Nella fase di lancio si può scegliere di promuovere i tweet in relazione ad una categoria specifica oppure promuoverli all’interno di un’area geografica più idonea. Per il resto gli inserzionisti avranno poco spazio di azione.

    Il passaggio a questa modalità di auto promozione gestita da Twitter, dietro il pagamento di un abbonamento, farà cessare l’accesso alla piattaforma di advertising di Twitter.

    Ora, a voler fare delle veloci considerazioni, l’idea in sè non è male. C’è solo da chiedersi se sia efficace il fatto di lasciare il controllo della promozione a Twitter. Ovviamente, sta tutto nel modo di usare Twitter, questa è infatti una modalità che si rivolge a piccoli inserzionisti, piccole imprese che non vogliono impelagarsi nella creazione di campagne, con tutto quello che comporta, e vogliono uno strumento che possa promuovere i loro contenuti in modo efficace, senza troppi pensieri.

    Se si sceglie queste modalità, è chiaro per quel mese bisognerà fare molta attenzione ai contenuti che si condivideranno, sarà necessario fare una buona programmazione di ciò che si vuole comunicare e condividere, perchè il controllo sui contenuti lo avrà Twitter.

    Ci sarà modo di fare valutazioni più approfondite, certo è che Twitter si muove nella direzione di monetizzare, e subito.

    E voi avete ricevuto la mail? Che ne pensate?

  • Twitter non sa più crescere ed è nuovo tonfo a Wall Street

    Twitter non sa più crescere ed è nuovo tonfo a Wall Street

    Twitter non sa più crescere, è evidente. I dati trimestrali del Q2 2017 evidenziano, ancora una volta, che l’azienda guidata da Jack Dorsey non riesce più ad attrarre nuovi utenti. A livello globale, gli utenti rilevati nel secondo trimestre di quest’anno sono uguali al primo: 328 milioni. Le entrate pubblicitarie calano dell’8% in un anno. Inevitabile tonfo a Wall Street.

    Twitter non sa più crescere, è ormai evidente. La base utenti rimane ormai stagnante. I dati pubblicati in anticipo (rispetto alla chiusura della giornata, quindi dopo il suono della campanella) relativi al secondo trimestre del 2017, il Q2, rivelano che gli utenti complessivi al 30 giugno 2017 sono 328 milioni: lo stesso numero del primo trimestre. E’ crescita piatta e in tre mesi non vi è stato alcun movimento. Resta solo un +5% rispetto allo scorso anno, che rappresenta tutto il guadagno che Twitter può aspettarsi in questo momento. E a risentirne sono anche le entrate pubblicitarie, in calo dell’8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari a 489 milioni di dollari (erano 535 milioni di dollari nel Q2 2016). La società dichiara 574 milioni di dollari di entrate totali, in calo del 5% rispetto ad un anno fa. Dati che si sono tradotti, inevitabilmente, in un nuovo tonfo a Wall Street. In apertura il titolo è arrivato a -13%, salvo poi recuperare qualcosa e attestarsi intorno al -10/12% (nel momento in cui scriviamo) per un valore di capitale di 12,6 miliardi di dollari.

    twitter crescita zero q2 2017 franzrusso.it

    L’unica nota positiva è che gli analisti si aspettavano dati ancora più negativi rispetto alle entrate, e comunque Twitter è riuscita a peggiorare il dato sulla base utenti, infatti gli analisti erano stati comunque ottimisti con almeno 329 milioni di utenti. Ma niente, neanche quelli.

    Eppure nel primo trimestre c’erano stato segnali positivi, con una crescita di 9 milioni di utenti in tre mesi, passando da 319 a 328 milioni di utenti. Ma evidentemente non basta.

    E non è bastato, ancora, l’aumento degli utenti, da 45 a 55 milioni, che hanno visualizzato 1.200 ore di contenuti video, erano 900 ore nel primo trimestre di quest’anno e 600 ore nell’ultimo trimestre del 2016. Quindi, rispetto alla fine dell’anno scorso, sono raddoppiate le ore di contenuto video trasmesse, ma da questo flusso non è arrivata la crescita utenti che si sperava.

    Un dato positivo vero c’è, ed è quello a cui Twitter si aggrappa pur di mantenere un certo ottimismo, ed è il dato del +12% del coinvolgimento giornaliero sulla piattaforma (era +14% nello scorso trimestre). Nonostante questo dato, Twitter ancora non rivela il numero di utenti attivi giornalieri sulla piattaforma, sarebbe davvero interessante conoscerlo.

    twitter crescita utenti q2 2017 franzrusso.it

    Eppure, Twitter in questi ultimi mesi ha lavorato molto sulla sicurezza, uno dei grandi problemi che attanaglia la piattaforma e qualche giorno fa erano stati diffusi dei dati positivi che facevano immaginare un’inversione di tendenza proprio in relazione alla crescita della base utenti. Ma evidentemente serve di più.

    #UPDATE

    Twitter chiude questa lunga e brutta giornata a Wall Strett con -14,13% con il titolo giù a 16,84 dollari.

    Per crescere, e lo ripetiamo ormai da due anni, Twitter ha bisogno di rinnovare il prodotto. Rinnovare non stravolgere. Mentre tutte le altre piattaforme hanno introdotto nel corso del tempo innovazioni in grado di rendere sempre appetibile la piattaforma, Twitter è l’unica a mantenere, sostanzialmente ferma a undici anni fa la sua piattaforma a 140 caratteri. Non si tratta di caratteri in più o in meno, si tratta di rendere più attraente una piattaforma che di certo non è catalogabile come un “normale” social network.

    Twitter è diverso, è uno strumento dinamico, veloce, con cui condividere contenuti e stringere relazioni di valore. Ma ha bisogno di una revisione, tanto nella forma quanto nella sostanza. Per intenderci, e non essere banali, una modalità per modificare il contenuto, andrebbe nella direzione di dimostrare di rinnovare il prodotto e (provare) ad attrarre nuovi utenti.

  • Su WhatsApp ci sono 1 miliardo di utenti al giorno

    Su WhatsApp ci sono 1 miliardo di utenti al giorno

    Su WhatsApp ci sono 1 miliardo di utenti al giorno. Un traguardo del genere era riuscito solo a Facebook a novembre 2016. L’app di messaggistica istantanea, che gli utenti italiani amano tanto, è passata in un anno da 1 miliardo di utenti al mese ad 1 miliardo di utenti al giorno.

    Qualche giorno fa riportavamo la ricerca di Vincenzo Cosenza sulle app di messaggistica istantanea più usate in Italia e notavamo, senza poi tanta sorpresa, che WhatsApp è quella più amata e usata da 22 milioni di utenti, con un tempo di utilizzo mensile di 11 ore e mezza. Ebbene, ieri Facebook, dopo il suono della campanella, ha presentato i dati trimestrali del Q2 2017 e ha rivelato che WhatsApp ha raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti al giorno. Un traguardo del genere era stato toccato proprio da Facebook a novembre 2016. Ed è interessante notare che il traguardo del miliardo di utenti giornalieri arriva dopo quello di un anno fa, quando 1 miliardo di utenti erano gli utenti mensili dell’app. E proprio Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, ha voluto celebrare questo importante traguardo.

    whatsapp 1 miliardo utenti giorno

    WhatsApp si conferma quindi l’app per messaggiare più usata e continua a crescere a ritmi elevati. I numeri cominciano ad essere quindi interessati e chissà che, prima o poi, non arrivi l’advertising anche su WhatsApp. Ipotesi non tanto remota. Se ricordate, nel mese di marzo si parlava proprio di una fase di test che WhatsApp sta portando avanti con alcune startup per inserire annunci pubblicitari all’interno delle chat.

    https://www.facebook.com/zuck/posts/10103921337100811?pnref=story

    Gli altri dati relativi a WhatsApp ci dicono che:

    whatsapp q2 2017

    • gli utenti mensili sono 1,3 miliardi
    • 55 miliardi sono i messaggi inviati ogni giorno
    • 4,5 miliardi sono le foto condivise ogni giorno sull’app
    • 1 miliardo sono i video condivisi ogni giorno
    • 60 le lingue supportate ad oggi sull’app.

    E, se vogliamo completare tutte le notizie che riguardano WhatsApp diffuse dopo la pubblicazione dei dati trimestrali del Q2 2017, c’è da aggiungere a questi dati che sono 250 milioni gli utenti che ad oggi utilizzano, ogni giorno, la modalità Status, ossia l’equivalente delle Stories su Instagram.

    Allora, che ne pensate?

  • Google dopo 7 anni dice addio a Google Instant per una ricerca più fluida

    Google dopo 7 anni dice addio a Google Instant per una ricerca più fluida

    Era il 2010 quando Google introduceva Instant Search, la modalità con cui il motore era in grado di prevedere la chiave di ricerca dell’utente. La scelta di abbandonarlo, ha spiegato Google a Search Engine Land, è dovuta al fatto che oggi più della metà delle ricerche sono effettuate da mobile, dove Instant non ha molto senso di esistere.

    Forse molti di voi ricorderanno quando Google lanciò Instant Search, era il 2010 e quella funzionalità apparve come fondamentale. Bastava digitare poche lettere di ciò che si voleva ricercare e Google riusciva a prevedere cosa in effetti stavamo cercando. Ne scriviamo al passato, come notate, perchè da oggi Google ha deciso di disattivare questa modalità per fare in modo che la modalità di ricerca sia una esperienza univoca sia da desktop che da mobile.

    E pensare che con Instant si otteneva un “risparmio notevole di tempo nella ricerca, dai 2 ai cinque secondi” con “risultati dinamici, che compaiono all’atto della digitazione; testo intuitivo, i suggerimenti dati dal sistema mentre si inseriscono i termini da cercare; scorrimento dei risultati, tramite cursore, dei suggerimenti evidenziati e parallelamente dei risultati conseguenti”.

    google instant search

    In realtà, come spiegato a Search Engine Land, che ha dato per primo la notizia, Google fa notare che oggi oltre il 50% delle ricerche viene effettuato da mobile e sui dispositivi mobili Instant Search non ha nessun motivo di esistere.

    Abbiamo lanciato Google Instant nel 2010 con l’obiettivo di offrire agli utenti le informazioni nel più breve tempo possibile, anche digitando le ricerche da desktop. Da allora, molte ricerche sono state effettuate da mobile con modalità differenti, compresi i vincoli dello schermo. Per questo abbiamo deciso di rimuovere Google Instant, in modo da rendere la ricerca più veloce e fluida su tutti i dispositivi”.

    Ora i risultati di ricerca consigliati verranno visualizzati nel menù a tendina che apparirà in basso e non saranno più visualizzati in tempo reale.

    Google Instant Search fu lanciato da Marissa Mayer, quando si occupava del Search di Google e dell’esperienza utente con il ruolo di Vice Presidente, e la presentò come una modalità che illustrava come sarebbe dovuto essere il futuro del search. Non aveva forse previsto come il fenomeno mobile avrebbe potuto cambiare quella visione. Infatti il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi e cioè che Google riconosce il ruolo del mobile anche nella ricerca, disattivando una funzione che di fatto aveva molto senso solo da desktop.

  • Ecco Qwant, il motore di ricerca che rispetta la privacy degli utenti

    Ecco Qwant, il motore di ricerca che rispetta la privacy degli utenti

    Qwant è il primo motore di ricerca europeo con l’obiettivo di difendere la privacy degli utenti attraverso tre principi fondamentali: difesa della privacy, no cookies, neutralità. Al Campus Party abbiamo incontrato Alberto Chalon, direttore generale di Qwant, che ci ha spiegato meglio come funziona e dove vuole arrivare questo nuovo motore di ricerca in questa intervista.

    Il settore del search engine, dei motori di ricerca, è ormai da qualche anno presidiato da un unico grande leader che è Google, motori di ricerca che nel corso degni anni è cresciuto fino a diventare una vera galassia, oggi di nome Alphabet. Se guardiamo il market share a livello globale, scopriamo che Google oggi detiene una quota del 92% (StatCounter); se poi guardiamo qualche dettaglio, vediamo che negli Usa la quota è dell’87%, in Italia è del 93,7%, in Uk è 89,3%, in Canada 90,6%, in India 94,3%. Insomma, il mercato è saldamente nelle mani di Google e piccole quote di mercato restano ad altri motori di ricerca come Bing, Yahoo! (oggi di proprietà di Verizon), Yandez ed altri.

    qwant motore ricerca privacy

    Ma nell’era dei social media, delle informazioni che girano a velocità sostenuta su più piattaforme, nell’era in cui la privacy è quanto mai il vero tema principale da tenere in considerazione, proprio in un contesto così esteso, in termini di spazi su cui condividere. Ebbene, da un po’ di tempo, in un settore così difficile a muovere un po’ le acque e, soprattutto, a fare della difesa della privacy il vero motivo di esistere, ci prova Qwant, motore di ricerca francese che viene lanciato nel 2013 e che oggi sta crescendo molto, con tre principi basilare: no cookies, rispetto per la privacy, neutralità. Certo non è il primo, ma forse l’idea di Qwant offre qualcosa di più. Dopo la Francia, la società fondata da Éric Leandri, è presente in Germania e, entro poche settimane, sarà presente anche in Italia.

    In occasione della prima edizione italiana del Campus Party, abbiamo avuto il piacere di incontrare Alberto Chalon, direttore generale di Qwant, che ci aiutato a conocsere e a capire meglio Qwant con questa intervista.

    Perchè nasce Qwant?

    Qwant nasce verso la fine del 2011, da un’idea di Éric Leandri, periodo che coincide nel momento in cui Google decide di non voler più essere solo un motore di ricerca ma di voler essere un ecosistema, e annuncia il lancio di Google Plus. In questo momento Leandri capisce che, per la prima volta, c’è un’opportunità di potersi proporre sul mercato europeo, unico mercato che presenta l’anomalia di avere un unico player ad oltre il 95% di quota di mercato, forza che non si manifesta allo stesso modo negli Usa; l’altra opportunità era quella di poter studiare come sfruttare la forza dei social network in modo da dare risposte contestualizzate, recuperando tutto ciò che è reso pubblico sui social media. In relazione proprio a questo, con l’intenzione di voler aprire Google Plus, la stessa Google non avrebbe avuto più modo di poter recuperare le conversazioni, pubbliche, da Twitter o Facebook, diventando quindi loro competitor. L’idea di Qwant, affinata nel corso delle varie fasi e dei brevetti depositata è quella di rilasciare informazioni contestualizzate dai social senza mai rivelare chi l’ha condivisa. Qwant oggi è un motore di ricerca che rispetta la privacy ed è perfettamente in linea con i principi delle norme europee sulla materia della privacy.

    alberto chalon qwant

    Che tipo di riflessioni avete fatto quando è stato creato Qwant? Avevate già chiara l’idea che questo dovesse essere il motore di ricerca in difesa delle privacy?

    Oggi ci troviamo in una situazione in cui la privacy è un valore enorme da difendere, specie in un momento in cui la tecnologia sta mettendo a dura prova la difesa stessa della privacy degli utenti, specialmente in Europa. Qwant vuole essere una vera alternativa per gli utenti europei proprio nel rispetto della privacy. L’idea che abbiamo noi è che nel momento in cui un utente effettua una ricerca in un certo qual modo si sta aprendo, è giusto quindi che si instauri un rapporto diretto che le informazioni non vengano condivise con tutti gli e-commerce del tuo paese, ad esempio. Quello che succede adesso è che se un utente effettua una ricerca, l’informazione viene condivisa con un editore e poi finisce che lo stesso di ritrova l’oggetto della ricerca un po’ ovunque. Non troviamo che tutto questo sia rispettoso e giusto.

    Qwant si presenta come il motore rispettoso della privacy, no cookies e neutralità. Ce ne puoi parlare meglio?

    Di privacy abbiamo già parlato. La neutralità è l’effetto causa della Privacy, perchè nel momento in cui non conosco chi tu sia devo dare dei risultati neutri. Ad una stessa richiesta, noi diamo gli stessi risultati. Nel momento in cui questi due valori sono rispettati, lo stesso trattamento dei dati viene fatto nel rispetto delle leggi europee. Per quanto riguarda i social media, siamo molto attenti a recuperare solo informazioni pubbliche. Ma dirò di più su questo, se un’informazione viene pubblicata e cancellata dopo dieci minuti, noi aggiorniamo i nostri server e quel risultato non verrà più fuori.

    principi qwant

    Come lavora Qwant e quindi come fate a proteggere la privacy degli utenti?

    Quando un utente arriva su Qwant e fa una ricerca, noi cancelliamo subito il suo indirizzo IP e il suo user ID Agent e assegniamo un numero univoco e irricostruibile. Da quel momento sappiamo che quello per noi è solo un numero, non sappiamo chi sia l’utente, di conseguenza non siamo in grado di fare alcuna associazione su quanto farà sul motore di ricerca. Per quanto riguarda l’indicizzazione, abbiamo una tecnologia proprietaria per cui in base ai nostri algoritmi siamo in grado di dare dei risultati assolutamente in linea con la concorrenza.

    Qual è, a questo punto, il business model di Qwant?

    Qwant fa pubblicità contestualizzata, siamo convinti che la pubblicità debba essere molto pertinente, e attinente, con la ricerca che si effettua e deve essere evidenziato che ci sia lo scopo pubblicitario. Sul fatto che il primo o il secondo risultato possano essere dei link sponsorizzato in effetti non vi è niente di male, ma su Qwant quella sponsorizzazione resta valida solo su quella ricerca contestualizzata. A differenza di quanto fanno gli altri motori di ricerca, Qwant non trasmette le informazioni a nessun altro (quindi, per fare un esempio concreto, uscendo da Qwant e andando su un altro sito dove sono presenti dei banner, non vi ritroverete la pubblicità che abbia ad oggetto la ricerca precedentemente effettuata, ndr). La seconda fonte di ricavi per Qwant è lo shopping, nel senso che, in relazione alla ricerca di un prodotto, offriamo una esperienza più ampia in una sezione dedicata dove l’utente può trovare altre informazioni, anche il prezzo, e poi decidere dove andare a comprare il prodotto. Si tratta quindi, come dicevo, di pubblicità contestualizzata che infatti aiuta l’utente, senza “perseguitare” l’utente su tutti i siti che si troverà a consultare da quel momento in avanti. E se l’utente dovesse usare Qwant per un mese noterà che i banner presenti sugli altri siti faranno girare solo annunci casuali, non in linea con quanto ricercato sul motore. Alle ricerche che gli utenti faranno su Qwant non vi sarà allegato alcun cookie.

    Quali sono gli ambiti su cui state lavorando maggiormente?

    In questo momento stiamo lavorando molto sul prodotto, qwant.com, migliorando i verticali che abbiamo a disposizione. E cioè: Junior (dedicato ai giovanissimi), Games (dedicato agli appassionati gamers) e Music (cercando artisti o gruppi Qwant rilascia sezioni complete con tante informazioni aggiornate e la possibilità di accedere direttamente a siti di streaming). Stiamo lavorando molto sulla mappa e sulla mail, molto richiesti dai nostri utenti. Crediamo che questi due strumenti daranno un grande slancio a Qwant che andranno a completare l’esperienza del motore di ricerca.. Per quanto riguarda la mappa, la tranciabilità nel tempo e dei percorsi che l’utente ha fatto nel corso di un dato periodo, garantendo la cancellazione delle informazioni sui percorsi entro un tempo molto breve. Per la mappa, ovviamente, dobbiamo comunque disporre di informazioni sulla geolocalizzazione dell’utente, ma solo nel tempo minimo indispensabile. Per quanto riguarda le mail, garantiremo il fatto che nessun potrà leggere quelle email, se non l’utente stesso. La pubblicità in questo caso non sarà contestuale, ma si baserà su categorie del sociale. Forse meno efficace, ma molto meno intrusiva. Per i tempi di realizzazione, prevediamo qualche mese.

    E poi, grazie ai capitali raccolti, 18,5 milioni di euro di aumento di capitale e 25 milioni di prestito dalla Banca Centrale Europea, faremo, oltre a sviluppare il prodotto e ad aumentare le tecnologie, anche degli investimenti in direzione del marketing cercando di far conoscere sempre di più in nostro marchio. Tra qualche settimana, dopo Francia e Germania, saremo presenti con una nostra sede anche in Italia. Il nostro obbiettivo dal 2020/2021 è quello di avere dal 5 al 10% di market share sul mercato europeo. E’ un progetto molto ambizioso ma ci crediamo molto con un prodotto valido.

    no cookie qwant

    E il ruolo dell’Italia in questo vostro progetto?

    Il Campus Party per noi è stata un’occasione di pre-lancio ufficiale, abbiamo voluto essere qui proprio per i giovani, siamo convinti che loro saranno il motore digitale dell’Italia di oggi e di domani. La qualità dei giovani che abbiamo incontrato in questi giorni è stata altissima, sia di quelli che hanno partecipato al nostro contest sia quelli che sono venuti a trovarci nel nostro stand, per capire e per condividere. Sono giovani molto evoluti, sensibili ai problemi e aperti a nuove alternative. A settembre ci sarà poi un lancio istituzionale, la sede italiana verrà aperta già nei primi giorni del mese, abbiamo un country manager che ci raggiungerà e si occuperà dello sviluppo commerciale in Italia. E faremo anche investimenti importanti in Italia sul marketing, sia sul digitale che sulla televisione. E ci auguriamo che gli italiani apprezzino la nostra idea e ci aiutino a crescere. Siamo aperti sempre a consigli, suggerimenti, critiche, richieste.

    Nell’intervista Alberto Chalon accennava al prestito di 25 milioni di euro da parte della BEI (Banca Europea di Investimenti), ma in Qwant ha investito anche Axel Springer, il grande gruppo editoriale tedesco, con 3,5 milioni di euro. Dalla Cassa Depositi e Prestiti francese sono arrivati invece 15 milioni di euro. Nel 2016 le richieste effettuale sul motore di ricerca sono state 2,6 miliardi, 32 milioni sono stati gli utenti unici e 26 le lingue con cui ci si è interfacciati sul motore di ricerca.

    Al momento Qwant è disponibile anche su mobile con una app dedicata. Il motore di ricerca si presenta davvero molto interessante, forse uno dei tentativi più interessanti in tema di rispetto della privacy a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni. Certo, come tutte le cose, ha bisogno di tempo e ha bisogno di crescere. Intanto, provatelo e fateci sapere cosa ne pensate.

  • Premio GammaDonna: premio per donne e giovani che fanno innovazione

    Premio GammaDonna: premio per donne e giovani che fanno innovazione

    Il Premio GammaDonna giunge alla nona edizione, riconoscimento che da 14 anni premia storie di innovazione poco conosciute portandole alla ribalta. Il premio si rivolge a imprenditrici di ogni età e a giovani imprenditori under 35. E’ possibile iscriversi entro il 19 settembre, novità di questa edizione è il QVC Next Award per il prodotto più innovativo.

    Torna il Premio GammaDonna, premio che, giunto alla nona edizione, da 14 anni premia storie di innovazione poco conosciute portandole alla ribalta. Di fronte ad uno scenario futuro che prevede un aumento esponenziale del fenomeno della robotica, al punto da fagocitare 1,2 miliardi di posti di lavoro (rapporto McKinsey, maggio 2017), la creatività, l’intelligenza emotiva, la capacità di analisi sembrano essere gli ingredienti giusti per affrontare il momento. In altre parole, si parla di re-skilling, ossia riqualificarsi con nuove competenze. Il Premio Gamma Donna si muove quindi in questa direzione.

    Il Premio si rivolge a imprenditrici di ogni età e a giovani imprenditori under 35 che si siano distinti per aver introdotto innovazioni di prodotto/servizio, processo o mindset all’interno della propria azienda, costituita entro il 31 dicembre 2014. Piccole imprese che hanno saputo adattarsi con successo alle nuove e mutevoli esigenze del mercato, adottando gli strumenti tecnologici a disposizione e sperimentando attività, ruoli e modelli organizzativi nuovi.

    Tutte le candidature ritenute idonee avranno uno spazio sulla piattaforma GammaDonna che, dal 2004, racconta e diffonde storie di innovazione, leadership, visione. Una rosa di 6 finaliste aprirà il GammaForum – Forum Nazionale dell’Imprenditoria Femminile e Giovanile, in programma il prossimo 16 Novembre a Milano con il titolo “Intelligenze e competenze nuove per fare impresa nell’era digitale”.

    Premio GammaDonna 2017

    Una giuria formata da personaggi di spicco del mondo dell’impresa, del venture capital e dell’innovazione digitale decreterà il vincitore del Premio GammaDonna, chiarendo le proprie scelte durante un dibattito aperto. In palio:

    • un Master della 24Ore Business School
    • un percorso d’incubazione in Polihub – Politecnico di Milano
    • sei mesi di mentoring affiancati da un manager selezionato ValoreD.

    Anche quest’anno, tra le candidature sarà assegnato il Giuliana Bertin Communication Award, speciale riconoscimento per eccellenze nel campo della   comunicazione on/offline (in premio, un Master della 24Ore Business School).

    Tra le novità dell’edizione 2017, il QVC Next Award per il prodotto più innovativo, finalizzato alla semplificazione o al miglioramento della vita quotidiana. L’impresa vincitrice di questo Award si aggiudicherà un percorso di mentoring con un Senior Buyer QVC e l’ammissione all’edizione 2018 del QVC Next Lab, percorso di formazione dedicato a startup al femminile con forte focus sulla fase del go-to-market, promosso dalla piattaforma multimediale di shopping TV, e-commerce e social media QVC. Il Lab nasce a seguito del lancio, nel 2016, del programma QVC Next a sostegno delle imprese appena nate, piccole e medie, con particolare attenzione a quelle femminili.

    Candidature entro il 19 settembre 2017. Info e regolamento sul sito www.gammaforum.it.