Autore: Franz Russo

  • Twitter, il nuovo approccio contro abusi e troll sta funzionando

    Twitter, il nuovo approccio contro abusi e troll sta funzionando

    Nel mese di gennaio Ed Ho, responsabile ingegneri di Twitter, aveva annunciato un “nuovo approccio” contro abusi e troll per rendere più sicura la piattaforma. A distanza di sei mesi, Twitter dice che quell’approccio sta funzionando: gli account sospesi generano il 25% di tweet offensivi in meno; il 65% degli account sospesi subisce questa restrizione solo una volta.

    Come più volte ricordato, uno, dei tanti, problemi che affliggono Twitter è proprio quello legato alla sicurezza, ossia ai continui abusi e contenuti offensivi da parte di certi account. Una situazione che ha di fatto creato un problema di accesso sulla piattaforma, e, in alcuni casi, anche un problema di permanenza. Molti account, soprattutto quelli legati ai personaggi pubblici e alle celebrities, hanno abbandonato la piattaforma per questo motivo. Uno degli ultimi abbandoni che ha fatto molto discutere è stato quello di Ed Sheeran, ad esempio, ma elencarli tutti sarebbe operazione molto ardua. Di fronte a questo problema, Twitter ad inizio anno aveva annunciato un “nuovo approccio” per contrastare il problema legati agli abusi e ai troll. Uno dei punti che prevedeva questo nuovo approccio era quello di intervenire sugli account che usano la piattaforma solo con questo scopo e prendere dei provvedimenti. Un atteggiamento tardivo, per la verità, ma a quanto pare i frutti, a distanza di qualche mese, stanno arrivando.

    nuovo approccio twitter sicurezza troll abusi franzrusso.it 2017

    Twitter fa sapere che il “nuovo approccio”, annunciato ad inizio anno da Ed Ho, il capo degli ingegneri di Twitter, sostenuto da lì a poco dal CEO, Jack Dorsey, ha portato ogni giorno ad intervenire contro un numero 10 volte maggiore di account offensivi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Twitter sta anche limitando la funzionalità degli account ritenuti offensivi e, addirittura, sospendendo migliaia di account al giorno. Sono molti gli utenti che ne creano di nuovi anche dopo essere stati sospesi o bloccati. Grazie al “nuovo approccio”, soltanto negli ultimi 4 mesi, ha permesso a Twitter di rimuovere il doppio di questo tipo di account. Oltre ad utilizzare la tecnologia, il team di Twitter monitora costantemente e ogni giorno i contenuti della piattaforma e lavora per migliorare le nostre policy di sicurezza.

    Twitter in questi mesi ha lavorato molto anche sulla comunicazione in relazione a contenuti violenti e offensivi. Gli account che mostrano comportamenti abusivi vengono limitati per un periodo di tempo, restando comunque aggiornati sul motivo di tale limitazione. Gli account che vengono inseriti in questa momentanea limitazione delle funzionalità generano il 25% in meno di Tweet abusivi e il 65 % di questi account rimangono in questa funzione solo una volta.

    Twitter ha introdotto nuove modalità di personalizzazione dell’esperienza, come per esempio la possibilità di applicare filtri alle notifiche e di inserire in modalità “mute” determinate keyword. Il Quality Filter ha aiutato ad avere meno interazioni indesiderate: i blocchi posti dopo le @mention da parte di persone non seguite dall’utente sono scese del 40%.

    Inoltre, Twitter ha stabilito specifiche definizioni e policy per la protezione dalle molestie, che vengono applicate a tutti gli utenti. Le persone definiscono gli abusi in maniera differente, quindi, grazie all’utilizzo di questi nuovi strumenti, ogni utente ha adesso il controllo su quello che vede e vive su Twitter.

    Per il futuro, Twitter promette di lavorare insieme al Trust & Safety Council, gli esperti del settore e ai ricercatori per mantenere alto e costante il livello di feedback. Obiettivo è quello di rendere Twitter un luogo ancora più sicuro dove chiunque possa sentirsi libero di esprimersi senza problemi.

    Staremo a vedere quale saranno gli sviluppi e, soprattutto, visto che tra qualche giorno, il prossimo 27 luglio, saranno resi noti i dati relativi al Q2 2017, sarà interessante vedere la reale conseguenza del “nuovo approccio” sulla crescita della base utenti.

  • Al via Campus Party, quattro giorni dedicati all’Open Innovation

    Al via Campus Party, quattro giorni dedicati all’Open Innovation

    Prende il via domani la prima edizione italiana di Campus Party. Dal 20 al 23 luglio 2017 saranno 4 le giornate dedicate all’Open Innovation con e aree tematiche (Arena, Experience, Camping) e ben 400 ore di contenuti. Tanti i protagonisti del calibro di Roberto Saviano, Federico Faggin, Neil Harbisson, Anna Frosi.

    Prende il via domani la prima edizione italiana di Campus Party, l’evento internazionale più grande al mondo sul talento e sull’innovazione, dedicato ai giovani talenti dai 18 ai 28 anni. Appuntamento alla Fiera Milano Congressi (MiCo) dal 20 al 23 luglio 2017 con oltre 2.000 campuseros (ossia i partecipanti di Campus Party) attesi alla prima edizione italiana del festival internazionale dedicato a business, coding, creativity, entertainment, technologies, science.

    Campus Party coinvolge non solo giovani talenti, ma anche università, aziende, istituzioni e community. Per l’edizione italiana sono previsti: 4 giorni, 24 ore su 24, oltre 400 ore di contenuti: speech e workshop con relatori di spicco del panorama nazionale ed internazionale fra i quali Federico Faggin (fisico, inventore del Microchip, del Touchpad e del Touchscreen),Roberto Saviano (scrittore), Neil Harbisson e Moon Ribas (primi cyborg al mondo), Chance Glasco (co-fondatore di Doghead Simulations, ex co-fondatore di Infinity Ward – Call of Duty), Anna Frosi (ingegnere spaziale) e CPHack, esclusivo format per gli hackathon e le call for ideas di Campus Party. Non mancherà, inoltre, la possibilità di provare le nuove tecnologie in un’area dedicata.

    campus party 2017 italia

    #CPIT1 è l’hashtag dell’evento con cui potrete interagire su Twitter e anche si Instagram.

    I numeri della prima edizione italiana sono già molto interessanti:

    • 4 giorni, 24h
    • 3 aree (Arena, Experience, Camping)
    • 400 ore di contenuti
    • 2.000 campuseros (+15.000 visitatori giornalieri)
    • 6 temi principali (Business, Coding, Creativity, Entertainment, Technologies, Science)

    Le aree invece:

    • Experience, dove poter toccare con mano il futuro e le tecnologie innovative – droni, robot, VR, simulatori, ma anche makers. Aziende, Istituzioni e Università, inoltre, esporranno soluzioni e progetti all’avanguardia.
    • Arena, sei palchi, per ospitare 400 ore di contenuti, tra talk, panel, demo, BarCamp, interviste e workshop, con relatori di spicco nel panorama nazionale ed internazionale. È anche il luogo dove i campuseros lavoreranno insieme, dove le menti più brillanti parteciperanno ai CPHack e le community avranno la possibilità di incontrare i propri membri ed organizzare i propri eventi.
    • Camping, il luogo di riposo dei campuseros  che permette, a chi desidera vivere l’esperienza di Campus Party a 360°, di alloggiare in tenda all’interno della Fiera per tutta la durata della manifestazione.

    Campus Party è quindi un evento da non perdere se si vuole avere la possibilità di entrare in contatto con chi l’innovazione e lo sviluppo lo fa tutti i giorni. Noi di InTime saremo lì per seguire un po’ l’evento e siamo anche attratti da alcune realtà di cui vi parleremo più approfonditamente nei prossimi giorni. Una di queste è sicuramente Qwant, il motore ri ricerca europeo che protegge la privacy degli utenti. Ecco, cercheremo di capire in che modo.

  • Enel Focus On, la Mobility oggi va intesa come un Servizio

    Enel Focus On, la Mobility oggi va intesa come un Servizio

    “La Mobility oggi va intesa come un servizio”. E’ questo il pensiero di Gabe Klein durante l’ultimo “Enel Focus on” organizzato a New York in occasione della tappa americana della Formula E, il gran premio della auto da corsa con motori elettrici, che si è corsa nel quartiere Red Hook di Brooklyn.

    Viviamo in una società che sta affrontando una vera Rivoluzione, ossia un cambio di paradigma generale che sta portando ad un cambiamento radicale dei nostri assetti. Questo vale a livello generale, certo il Digitale è il fenomeno che più di tutti sta rivoluzionando il nostro modo di vivere. Qui sul nostro blog cerchiamo da sempre di raccontare questo cambiamento che si manifesta nella comunicazione, nel marketing, ma questo cambiamento abbraccia anche altri settori. Ad esempio il modo in cui viviamo, il modo in cui ci muoviamo. Ecco, proprio su questo aspetto c’è molto fermento perchè negli ultimi anni il mondo della mobility è stato quello più dinamico. La tecnologia e l’innovazione degli ultimi anni ha portato alla nascita di uno stile di vita sempre più “smart”, ossia veloce, dinamico, ma attento all’ambiente, alle risorse, alla collaborazione. La nascita delle “Smart City” va proprio in questa direzione, le città cambiano, mutano, adottando nuovi sistemi che permettono ai cittadini di vivere in un contesto che sia dinamico, che contempli l’energia come una risorsa del futuro e non come una fonte di spreco.

    enel focus on 2017

    Questa doverosa premessa è il modo per presentarvi l’ultimo “Enel Focus On” che si è tenuto lo scorso fine settimana a New York, in occasione della tappa americana della Formula E, il gran premio delle auto da corsa a motore elettrico. Enel è “Global Power Partner” del Gran Premio e coglie l’occasione per approfondire i temi che stanno alla base delle smart city, ma soprattutto temi che stanno alla base del suo impegno verso un modo nuovo di intendere l’energia.

    Nella grande location del moderno “Brooklyn Cruise Terminal”, situato nel quartiere Red Hook di Brooklyn, New York, con un sfondo mozzafiato come lo skyline di Manhattan, Enel ha organizzato un nuovo appuntamento all’interno di “Enel Focus On”, dopo quelli di Roma, Londra e San Francisco, allo scopo di comprendere quale sia la direzione della Mobility oggi e quale sarà il trend del futuro da questo punto di vista.

    Intanto bisogna sottolineare l’impegno di Enel nel cercare di cambiare il concetto di mobility attraverso la nuova tecnologia V2G (vehicle to grid), un progetto pilota di car sharing elettrico aziendale con colonnine di ricarica V2G. Con questa tecnologia le auto elettriche vengono viste come delle “batterie con le ruote”, cioè in grado di accumulare e reimmettere in rete l’energia non utilizzata, offrendo così servizi di bilanciamento di rete ai gestori della rete elettrica in cambio di una remunerazione per il proprietario dell’auto. Una vera rivoluzione che sta alla base di quel principio di “cambio di paradigma” di cui ha parlato anche Ernesto Ciorra, Direttore Funzione Innovazione e Sostenibilità di Enel.

    Il momento più interessante è stato l’intervento di Gabe Klein, esperto in mobility alternativa urbana, già commissario del Transport Department di Chicago e Washington, autore di “Start-Up City – Inspiring Private & Public Entepreneurship, Getting Projects Done, anche having fun“. Klein da sempre so occupa di rendere la mobilità un concetto diverso, non più centrato sulla possesso, ma cercando di farla diventare un servizio: “Mobility as service“. Il principio che ha accompagnato proprio le sue esperienze in città come Chicago e Washington, introducendo sistemi di mobilità che portassero i cittadini a muoversi in modo nuovo. Un principio che ha portato, a Washington, l’88% dei nuovi proprietari di case a non possedere più l’auto, ma a spostarsi con servizi alternativi.

    Se fino ad oggi il concetto di “mobility” è andato di pari passo con il progresso, basti pensare a come di sono evolute le nostre città portando lo spostamento attraverso l’auto come quello esclusivo, oggi è arrivato il momento di pensare ad un sistema che sia l’interpretazione dei tempi che stiamo vivendo. Quello che sostiene Klein è che oggi la mobilità cresce attorno ai bisogni delle persone, da qui il concetto di “mobility as service”.

    Siamo in un momento storico in cui l’energia e la mobilità hanno un forte impattano sul nostro stile di vita. Klein dimostra come, in effetti, questo nuovo modo di intendere la mobilità abbia effetti molto positivi sulle nostre vite, migliorando la salute in generale. Nuovo sistema di mobility, nuovo stile di vita più salutare e nuove città più vivibili. Volendo riassumere in modo sintetico, è questo il principio di cui ci ha parlato Klein. E da questo fenomeno non possono essere escluse le auto a guida autonoma, che “contribuiranno a risolvere il problema del traffico e altre problematiche”, dice Klein.

    Siamo di fronte quindi ad un fenomeno che di fatto renderà migliori le nostre vite, siamo di fronte ad una rivoluzione che cambierà le nostre città e il nostro stile di vita. Ed Enel in questo contesto di fa portatore di valori e di tecnologia, proprio con Enel Focus On e con la partecipazione, come sponsor, ad eventi come la Formula E.

    La gara di New York è stata vinta da Sam Bird della DS Virgin, la scuderia del patron della Virgin, Richard Branson.

  • Amazon Prime Day 2017, +60% rispetto al 2016 e grande successo in Italia

    Amazon Prime Day 2017, +60% rispetto al 2016 e grande successo in Italia

    Amazon Prime Day è stato un grande successo, anche in Italia. Dalle notizie diffuse dal colosso di Seattle, si è registrato un volume di affari del 60% superiore a quello dell’anno scorso. Sono stati più di 100 mila i prodotti acquistati nel negozio pc e l’oggetto consegnato più velocemente è stato un Samsung Galaxy S8, 16 minuti il tempo di consegna.

    Amazon Prime Day è stato un grande successo. Secondo i dati diffusi dal colosso di Seattle, si è registrato un volume di affari del 60% superiore a quello del 2016. Le vendite dell’11 luglio hanno superato a livello globale quelle del Black Friday e del Cyber Monday messe insieme. E il successo si è registrato anche in Italia, gli italiani non si sono fatti sfuggire le tante occasione della giornata di ieri. Ovviamente i prodotti più acquistati a livello globale, ma anche in Italia, sono stati quelli tecnologici. Nel nostro paese, infatti, la categoria più acquistata è stata quella del “negozio pc” con oltre 100 mila prodotti venduti.

    Già lo scorso anno Amazon Prime Day negli Usa si era avvicinato molto ai valori commerciali di due altri grandi fenomeni di acquisto come il Black Friday e il Cyber Monday. Lo scorso anno, infatti, il Cyber Monday negli Usa aveva fatto registrare un volume di affari pari a 59,2 milioni di dollari, mentre Amazon Prime Day era arrivato a 49,3 milioni di dollari.

    amazon prime day vs cyber monday

    Restando nel nostro paese, il prodotto consegnato più velocemente ieri è stato un Samsung Galaxy S8, recapitato in 16 minuti dall’ordine, a Milano. Ma i prodotti in promozione più acquistati in Italia sono stati Finish All in One Max 110 Lemon pastiglie per lavastoviglie e Caffè Vergnano 1882. Oltre a questi, sono stati tra i più venduti anche Oral-B Pro CrossAction 2000 Spazzolino Elettrico Ricaricabile, Braun Silk-Épil Wet & Dry, Harry Potter Collezione Completa (8 Blu-Ray).

    amazon prime day

    I clienti Prime hanno anche acquistato: oltre 50.000 prodotti nella categoria fai-da-te, per iniziare nuovi progetti; i cuochi amatoriali hanno acquistato oltre 70.000  utensili e gadget per la cucina; i più sportivi hanno acquistato quasi 100.000 articoli  nella categoria sport.

    Altra curiosità, nelle prime sei ore di Prime Day, il 10 luglio, sono stati venduti: tanti barbecue da poter grigliare più di 2 tonnellate di hamburger contemporaneamente; tante confezioni di Oreo da poter offrire un biscotto a tutti gli abitanti di Messina. Inoltre, sono stati venduti tanti dvd di Tim Burton da poter riempire tutte le sale cinematografiche italiane.

    Mentre, durante le prime 12 ore del giorno 11 luglio sono state vendute tante schede SD da poter contenere un foto-ritratto di ciascun residente in Italia, tante Goleador da poter offrire una caramella a tutti gli spettatori del Gran Premio di Monza di Formula 1. Infine, entro le ore 17:30 dell’11 luglio sono stati venduti tanti estrattori di succo che messi uno sopra l’altro supererebbero l’altezza dell’Empire State Building e abbastanza Capsule del caffè da poterne servire una tazzina a tutti gli spettatori dello Stadio San Siro e dell’Olimpico di Roma nello stesso momento.

    Che gli italiani amino acquistare online e il caffè lo si vede anche da questi dati.

    Allora, anche voi avete fatto acquisti? Raccontateci il vostro Amazon Prime Day 2017.

     

  • LMS e videoconferenza. Ecco quali software scegliere e perché

    LMS e videoconferenza. Ecco quali software scegliere e perché

    L’esigenza di una formazione continua per i professionisti e il boom dei Master hanno spinto la diffusione delle piattaforme online per i corsi; le tecnologie mobili e virtuali oggi permettono a chiunque di apprendere ovunque e in qualsiasi momento. Per queste ragioni i software LMS subiscono costanti evoluzioni in fatto di semplicità di utilizzo e multifunzionalità e le possibilità di scelta diventano molteplici. La videoconferenza inoltre è sempre più spesso integrata in queste piattaforme al fine di migliorare l’apprendimento dei discenti.

    Tra le diverse piattaforme disponibili oggi, vi proponiamo 4 piattaforme proprietarie.

    DOCEBO

    Docebo è tra le soluzioni più complete per l’e-learning, una piattaforma nata per la progettazione di corsi formali e percorsi di docenza più informale. Ai corsi online “classici”, infatti, Docebo affianca una suite di servizi che vanno dalla possibilità di comunicare direttamente con il coach aziendale, alla condivisione in community online di risultati e aggiornamenti, in un contesto di formazione continua a 360° che ubbidisce al motto “Learn, Coach & Share”.
    La semplicità è uno dei punti forti di questo LMS, dimostrata dai molti strumenti a disposizione per assistere sia chi eroga o progetta sia l’utente a cui viene somministrato il corso: Docebo mette a disposizione guide, whitepaper e business case, organizza periodici webinar per spiegare come usare la piattaforma e per dare consigli su quali caratteristiche deve avere il corso, offre canali di helpdesk tecnico e formativo di primo livello.
    La doppia natura dei corsi online “didattici” e business è invece garantita dalla scalabilità, che permette di adattare corsi a classi di ogni dimensione. A questo proposito va aggiunto che Docebo non dimentica il singolo, il quale deve poter accedere al corso (o modificarlo) in qualsiasi luogo e momento: la piattaforma è, infatti, configurata per le tecnologie mobili Android e Apple; un cloud dedicato assicura il corretto funzionamento dell’aspetto “mobile” della piattaforma, oltre ad accelerare le pratiche di installazione.
    Integra i principali software di videoconferenza, come ad esempio Adobe Connect, BigBluButton, Webex, Skymeeting e Teleskill Live. L’integrazione consiste nella creazione della sala di videoconferenza e nell’iscrizione degli utenti già iscritti alla piattaforma LMS.

    TALENT LMS

    Proprio il biglietto da visita di Talent, la sua homepage, sembra indicare l’utenza specifica a cui è indirizzato, vale a dire le aziende: si parla, infatti, di un LMS cloud per “dipendenti, partner e clienti”.
    Il messaggio della professionalità dei corsi è veicolato da Talent con gli strumenti dell’empatia. Da una parte si parla di grafica friendly dei corsi, di “mal di testa” destinati a sparire, di customizzazione quasi totale e di un utilizzo mobile pronto nell’immediato, mentre dall’altra si leggono di importanti case che hanno utilizzato o utilizzano Talent per la formazione interna, i tipi di servizio sono suddivisi in base al prezzo (c’è una versione “Start” gratuita) e le soluzioni sono presentate in base alla tipologia merceologica dell’azienda.
    Velocità e semplicità, dunque, ma l’aspetto peculiare di Talent sembra l’attenzione per il corso nel suo complesso. Talent menziona, infatti, volentieri i propri “percorsi” di apprendimento, superando la metafora della lezione frontale, mette a disposizione strumenti per la valutazione in itinere dell’allievo e soprattutto tool per costruire survey, dati fondamentali per le aziende.
    Integra solamente due software di videoconferenza, ovvero GotoMeeting e BigBluButton. Anche in questo caso l’integrazione consiste nella creazione della sala di videoconferenza e nell’iscrizione degli utenti già iscritti alla piattaforma LMS.
    Pur con modi giocosi e amichevoli Talent è una piattaforma che fa della formazione interna aziendale il suo core business.

    LMS videoconferenza

    BLACKBOARD

    Una lavagna, questa è la metafora che sta dietro al LMS Blackboard, un concetto che riassume semplicità ed essenzialità ma anche austerità. A differenza della giocosità e immediatezza di Talent, infatti, il sito che ci presenta Blackboard è molto freddo il che potrebbe costituire un ostacolo nella scelta: se è vero che trasmette autorevolezza, è altresì dimostrabile che in ambito web la poca empatia non paga e che il design di presentazione di Blackboard tende a nascondere le call to action e i download link.
    È proprio sugli aspetti più “ufficiali” che Blackboard punta maggiormente. L’obiettivo è quello di fornire una formazione di livello superiore e una parte consistente dei programmi ha come campo di applicazione il governo. Approfondendo, nella sezione Government si trovano tutti i casi in cui Blackboard è stato efficacemente scelto in contesti politici e militari (soprattutto USA), il che suggerirebbe un’attenzione particolare alla sicurezza dei dati in rete e una predisposizione del software a procedure formative organizzate e collaudate.
    Tuttavia Blackboard dispone anche di un set di applicativi per la parte Business suddivisi in Association, Small Business e Corporate dove è possibile usufruire del servizio di Web conferencing, anche Mobile.
    Non si parla di webinar e questo è un limite, seppur dichiarato: Blackboard è il software pensato per erogare lezioni frontali, arricchite di tutte le possibilità dell’online. Integra il proprio sistema Blackboard Collaborate, sistema per fare webconference e riunioni telematiche.

    TELESKILL LMS – Web Academy

    La piattaforma Teleskill Web Academy, rappresenta una vera e propria Accademia di formazione, totalmente in Cloud. Al suo interno offre differenti Plug-in, come ad esempio le comunità di apprendimento virtuali integrate, che consentono l’apprendimento collaborativo ad aree verticali di utenti (classi, brand o BU aziendali), Webroom, Wiki Experience, Gamification, Gare per acquisizione badge, motore di ricerca documentale, che consente di ricercare parole o combinazioni di parole all’interno di un documento, dashboard delle attività che consente all’utente di avere un comodo pannello di controllo e altri. Integra il proprio software proprietario di videoconferenza Teleskill live, che permette, oltre alla creazione della stanza di videoconferenza e all’iscrizione degli utenti già iscritti alla piattaforma LMS, anche il tracciamento della presenza in videoconferenza (aula virtuale) e il tracciamento delle risposte ai questionari sottoposti in diretta, calcolando già le percentuali di risposte che consentono di superare l’obiettivo della propedeuticità in un determinato percorso formativo predisposto in piattaforma. Un’integrazione pensata per gestire un percorso formativo e-learning di tipo sia asincrono che sincrono. Previsto un canale dedicato di assistenza per ogni Cliente di assistenza e di consulenza continuativa e dedicata, anche di primo livello, attivabile in ogni momento e con tempi di risposta rapidi, sia per la piattaforma sia per videoconferenza. È possibile prevedere una personalizzazione funzionale della piattaforma in base alle reali esigenze espresse in fase di start-up progettuale.

  • Widiba, la prima banca al mondo che abbraccia la realtà virtuale

    Widiba, la prima banca al mondo che abbraccia la realtà virtuale

    Widiba ha il concetto di innovazione e di tecnologia praticamente dalla sua nascita, nel 2014, rivoluzionando il concetto di banca. E dopo il motore di ricerca, Widiba da oggi diventa la prima banca in realtà virtuale con Widiba Home e, grazie alla partnership con Microsoft, con Widiba Dialog grazie agli HoloLens con cui vivere la mixed reality.

    Quando si parla di Widiba non si parla di una banca in senso tradizionale, ma si parla di una banca che in realtà ha rivoluzionato il mondo di concepire la banca. Praticamente Innovazione e Tecnologia sono i due elementi portanti del suo DNA, e ancora una volta oggi ne ha dato dimostrazione. Se lo scorso anno vi avevamo parlato del motore di ricerca che in effetti “rivoluzionava” e lanciava la banca del futuro, l’annuncio fatto oggi presso la Fondazione Feltrinelli a Milano conferma Widiba come una realtà bancaria che fa innovazione per davvero. Dal suo lancio, avvenuto nel 2014, ad oggi Widiba conta già 175 mila clienti e continua ad investire in Innovazione e Tecnologia: saranno infatti 80 miliardi di euro gli investimenti entro il 2025.

    Widiba oggi diventa ancora più vicina ai propri clienti, portando direttamente la banca a casa loro. E lo fa, ovviamente, in modo innovativo e, allo stesso tempo rivoluzionario.

    cardamone widiba home

    Widiba Home

    L’annuncio dato dal CEO di Widiba, Andrea Cardamone, è che la banca oggi abbraccia la realtà virtuale per dare ai propri clienti il senso della banca tradizionale le tecnologie di ultima generazione. Questo è Widiba Home. Sono stati consegnate oggi le prime 252 filiali, per poi arrivare a 3 mila entro fine anno. Comandi oculari e vocali anche accompagnati dalla presenza di un umanoide restituiranno un modello di relazione semplificato e immediato. Scaricando l’app e indossando solo un paio di “occhiali”, da metà novembre sarà possibile entrare nella filiale Widiba, un’agenzia vera e propria riprodotta virtualmente in ogni suo particolare di arredo.

    Il cliente potrà vivere una nuova prossimità della banca e avere un servizio praticamente ininterrotto: 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per 365 giorni all’anno. Sempre. In questo modo non ci si porrà più il problema legato al luogo (la sede della filiale da raggiungere) e l’ora (orario di apertura della filiale). All’utente sarà sufficiente voltare la testa per vedere ciò che accade intorno a sé e comunicare vocalmente con l’umanoide per poter effettuare le disposizioni che desidera. Ancora una volta Widiba sviluppa un progetto di cui è proprietaria dell’idea strategica così come dello sviluppo. Widiba Home riproporrà la stessa user experience anche attraverso questa modalità.

    Widiba Dialog

    Ma le novità non finiscono certo qui, perchè Widiba ha lanciato oggi un altro interessante progetto che si chiama Widiba Dialog con cui l’utente vivrà una esperienza di mixed reality. Grazie alla partnership con Microsoft per l’utilizzo di HoloLens, Widiba lancia il primo computer olografico al mondo in grado di dare forma a una realtà mista, in cui il mondo reale si fonde con ologrammi virtuali. Una modalità che consentirà ai consulenti finanziari, sia di condividere informazioni, sia di accedere a strumenti e report di consulenza globale. Un arricchimento del dialogo, da cui il nome della piattaforma (Dialog), tra consulente e cliente per rendere incisiva la relazione attraverso un’esperienza immersiva.

    Grazie alla visiera trasparente degli HoloLens il consulente finanziario potrà proiettare ad esempio il report sull’analisi dei bisogni, così come la situazione del portafoglio o una nuova proposta di consulenza. Il cliente, sfruttando la capacità di HoloLens, di comprendere i movimenti, potrà confermare la proposta elaborata tramite la piattaforma “Wise” di “robo for advisor”. Un sistema che trasforma le password dispositive in gesti rendendo ancora più immediata la fruizione della parte transazionale della banca. Inoltre, il cliente, sempre negli uffici dei consulenti finanziari, potrà utilizzare il device per accedere in modalità self service ed effettuare anche disposizioni bancarie con un mix di comandi vocali e gestuali supportati da un assistente virtuale, nuovo “partner” a supporto dei consulenti per consolidare il livello di servizio verso i loro clienti.

    Widiba Street

    Ultimo elemento di questo processo di profonda innovazione ad opera di Widiba, che sarà più concerto vero la fine del 2018, è Widiba Street, un mezzo itinerante all’interno del quale fruire della banca a 360°, dal prelievo dei contanti alla componente informativa e dispositiva tramite mixed reality. Widiba utilizzerà il suo datamart per creare segmenti dinamici in base ai bisogni che vengono osservati in una determinata zona. Questo consentirà a Widiba di essere presente là dove c’è maggior esigenza e concentrazione di utenti minimizzando i tempi di delivery.

    Insomma, con Widiba la banca non davvero più la stessa.

  • WhatsApp è sempre l’app di messaggistica più amata, ma il boom lo fa Telegram

    WhatsApp è sempre l’app di messaggistica più amata, ma il boom lo fa Telegram

    Come sempre interessante l’analisi che fa Vincenzo Cosenza a proposito delle app di messaggistica più usate dagli italiani. WhatsApp resta l’app più usata dagli italiani, la usano 22 milioni di utenti con +19% in un anno. Ma è Telegram a fare il boom: è usata da 3,5 milioni di italiani con +150% in un anno.

    Gli italiani amano le app di messaggistica istantanea e amano WhatsApp, un fenomeno che è andato avanti, in crescendo ormai dal 2013. E a questa conclusione è giunto anche Vincenzo Cosenza con la sua interessante analisi su quali applicazioni di messaggistica istantanea usano gli italiani per messaggiare. L’avanzata di queste app è po’ uno dei segni dei tempi che viviamo, ormai i messaggi si inviano sempre di più da app di questo tipo e sempre meno attraverso gli SMS. Ed è un po’ anche la conseguenza del fatto che gli italiani, in generale, sono appassionati proprio di Mobile, e quindi le due cose sono di fatto cresciute sempre insieme.

    app messaggistica istantanea whatsapp telegram-italia

    Allora, cominciamo a vedere qualche dato nel dettaglio.

    Come dicevamo prima, WhatsApp, secondo i dati raccolti da Vincenzo Cosenza, è usata in Italia da 22 milioni di italiani con un tasso di crescita del 19% rispetto al 2016. La media di tempo di utilizzo al mese dell’app è di 11 ore e mezza e conta una base utenti molto ampia che include fasce più giovani e meno giovani. Anche se la fascia 15-24 anni resta la più attiva.

    Facebook Messenger, l’app di messaggistica di Facebook che dal 2014 è diventata un’app stand-alone, è usata da 15 milioni di italiani e fa registrare una crescita del 25% rispetto al 2016. Il tempo di utilizzo medio al mese degli utenti italiani è di 1 ora. Tempo quindi decisamente ridotto rispetto a WhatsApp e c’è da dire che Messenger è l’unico modo poi per poter leggere un messaggio privato che arriva da Facebook. Quindi, per poter leggere un messaggio è necessario scaricare l’app sul proprio dispositivo mobile.

    app messaggistica istantanea whatsapp telegram italia 2017

    Di seguito,  in termini di numero di utenti, troviamo Skype, usata da 8 milioni di utenti ed è l’app che fa segnare il segno meno. Infatti perde il 16% nel 2016, un dato che non sorprende in realtà.

    Ed eccoci arrivati alla vera sorpresa dell’analisi di Vincenzo Cosenza. Dopo Skype troviamo Telegram, l’app di messaggistica che viene sempre indicata come una valida alternativa di WhatsApp per il fatto che le conversazioni sono più protette, grazie alla crittografia dei messaggi tra Client e Server. Per non parlare poi del Bot che aiutano ad automatizzare l’invio dei messaggi. Gli italiani che usano Telegram sono 3,5 milioni (nel mondo sono 100 milioni) con un tempo medio al mese di 2 ore e mezza e il tasso di crescita è la vera sorpresa di questa analisi: +150% in un anno, un vero boom.

    Tra le app di messaggistica più usate dagli italiani, Cosenza rileva anche Viber, usata da 1 milione di utenti con un calo del 40% rispetto allo scorso anno. Il tempo medio al mese è di 1 ora e 50 minuti.

    Infine troviamo WeChat, l’app di messaggistica cinese usata da 280 mila italiani, in calo del 25% con un tempo di utilizzo medio mensile di 5 ore, e Windows Live Messenger, usato da 150 mila utenti italiani con un tempo medio mensile di 5 minuti.

    Insomma, questi sono tutti i dati raccolti dall’analisi. E voi che ne pensate? Quali app di messaggistica usate di più?

  • Apple Pay è disponibile anche per Banca Mediolanum

    Apple Pay è disponibile anche per Banca Mediolanum

    Dopo il lancio avvenuto in Italia nel mese di maggio, Apple Pay da oggi è disponibile per tutti i clienti di Banca Mediolanum. Per l’occasione è stato girato uno spot che andrà in onda da domani dove, per la prima volta, compaiono insieme Ennio e Massimo Doris, diretti dal regista Giovanni Veronesi.

    Apple Pay è disponibile in Italia da poco tempo, dal mese di maggio, dopo essere stato rilasciato il 9 settembre del 2014. Il sistema che sta rivoluzionando il modo di pagare, come sapete, è utilizzabile su iOS con dispositivi come l’iPhone, dall’iPhone 6 in avanti, oppure utilizzando Apple Watch o superiori, iPad Air 2 o superiori e anche su Mac con macOS Sierra o versioni successive. E da oggi Apple Pay è disponibile anche per tutti i clienti di Banca Mediolanum, quindi una delle prime banche italiane ad adottare questo sistema di pagamento, dopo quelle con cui Apple aveva stretto una partnership per il lancio nel nostro paese.

    banca mediolanum apple pay

    Sicurezza e privacy sono alla base di ApplePay, come avevamo già ricordato in occasione del lancio in Italia. Quando si utilizza una carta di pagamento con Apple Pay il numero della carta non viene memorizzato nel dispositivo e nemmeno nei server di Apple. Viene assegnato, invece, un numero virtuale di carta criptato, il Device Account Number, conservato in maniera sicura nel Secure Element del dispositivo. Ogni transazione viene autorizzata con un codice di sicurezza usa e getta, valido solamente per quella specifica operazione. Apple Pay può essere utilizzato da oggi dai clienti di Banca Mediolanum presso gli oltre 20 milioni di POS contactless nei Paesi dove Apple Pay è già disponibile.

    Per l’occasione è stato girato uno spot, che sarà on air da domani, 9 luglio 2017, dove, per la prima volta, compaiono insieme Ennio, che ritorna in pubblicità, e Massimo Doris, diretti dal regista Giovanni Veronesi.

    Il filmato, ambientato dapprima in un ristorante e successivamente all’interno di un taxi, prevede il divertissement che si innesca tra i due banchieri, padre e figlio, i quali seppur rappresentino due generazioni a confronto, scelgono entrambi Apple Pay, il nuovo modo di pagare facile, sicuro e riservato, oltre che comodo e veloce. Per far scattare l’incontro ironico tra i due e per trovare quelle espressioni che rendano efficace e contemporaneamente leggero lo spot, si è scelto un regista di successo della commedia italiana, quale è appunto Giovanni Veronesi, il quale ha abilmente cucito insieme gli sguardi in un tone of voice divertito. Qui in basso potete vedere il video dello spot in anteprima.

    Queste invece sono le foto che ritraggono i protagonisti, insieme al regista Veronesi, durante il backstage dello spot.

    Ed Ennio Doris, Presidente di Banca Mediolanum, ha così voluto commentare:

    Oggi si traccia un solco nella storia della tecnologia, la cui fruizione diviene così semplice da cambiare tutte le nostreabitudini. Basta il proprio iPhone, nient’altro. Sono orgoglioso che Banca Mediolanum possa offrire Apple Pay e il mio ritorno in pubblicità insieme a Massimo vuole sottolineare l’importanza di questo momento topico e vuole dare il via a questa nuova era, in cui la tecnologia rendedi immediato utilizzo i servizi per tutti i nostri clienti.

    Queste invece le parole di Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum:

    Apple Pay è un servizio alla portata di tutti. Non c’è bisogno di essere nativi digitali per utilizzare questa innovativa e rivoluzionaria modalità di pagamento. Per questo, mio padre e io, abbiamo voluto essere entrambi protagonisti di questo spot. Ricordiamo il 2006 come il momento in cui il cellulare diviene smartphone e allo stesso modo ricorderemo il 2017 come l’anno in cui Apple Pay rivoluziona i sistemi di pagamento in Italia.

    E questo il commento del regista, Giovanni Veronesi:

    La commedia si basa su piccoli toni di recitazione, fatti di sguardi, sorrisi e ammiccamenti che solitamente riescono con facilità ad attori consumati, ma potrebbero essere ardui se i protagonisti sono due banchieri. In questo caso non è stato così. La vera soddisfazione, per me, è riuscire a far recitare persone che non sono dei professionisti perché significa che le indicazioni che stai fornendo loro funzionano. Il divertimento di questo spot si basa su un meccanismo molto semplice e scaturisce dal fatto che prima il padre e poi il figlio si contendano il primato in tecnologia.

    Il flight televisivo sarà in onda dal 9 al 29 luglio con oltre 7.000 spot nel formato da 30” pianificati sulle reti Mediaset, Rai, Sky, Mediaset Premium, Discovery, Cielo e Canali 8 e 9. In affiancamento allo spot tv, dal 10 al 28 luglio sarà on air anche una campagna radiofonica che vedrà il coinvolgimento di emittenti nazionali con audience elevata e con un target profilato, quali Rtl 102.5, RDS, Radio 24, Radio Deejay, Radio 105, Virgine RMC.

    A completamento del media mix è stata pianificata la presenza di annunci pubblicitari sui principali quotidiani e periodici nazionali nel formato pagina intera su 18 differenti testate e su internet attraverso la pubblicazione di banner e annunci in posizioni dominanti sui principali portali di news e di informazione e sui social media come Facebook e YouTube. Dal 16 al 30 luglio è prevista, infine, una campagna di affissioni che vedrà l’installazione di alcuni grandi formati nelle città di Milano e Roma.

  • Una ricerca scopre 4 profili su Facebook. E tu in quale ti riconosci?

    Una ricerca scopre 4 profili su Facebook. E tu in quale ti riconosci?

    Uno studio della Brigham Young University, “I love FB”, ha scoperto che su Facebook esistono quattro profili che si distinguono fra i 2 miliardi di utenti che popolano il social network. C’è l’urlatore, l’osservatore, quello attento alle relazioni e quello attento invece ai “like” e commenti.

    Su Facebook ci sono ormai 2 miliardi di utenti, mediamente al giorno ce ne sono 1,28 miliardi, 30 milioni sono gli utenti italiani. Poi, una recente ricerca ha rilevato che il tempo medio trascorso sulla piattaforma da ciascun utente è di 35 minuti. Ebbene, la domanda che ormai ci si pone da qualche anno, almeno 10 per la verità. Ma perchè gli utenti frequentano Facebook? Come lo usano e chi sono? A domande come queste, più o meno, ha risposto una recente ricerca della Brigham Young University, “I love FB”, guidata da Tom Robinson e pubblicata su International Journal of Virtual Communities and Social Networking.

    Robinson e il suo team hanno cercato di indagare su come gli utenti usano Facebook, cercando quindi di costruire i profili che più si distinguono tra i 2 miliardi di utenti, sottoponendo un sondaggio composto da 48 affermazioni alle quali si poteva rispondere con affermazioni come “del tutto diverso da me” oppure “proprio come me”. Da queste risposte sono emersi 4 profili che caratterizzano gli utenti su Facebook, quattro profili nei quali, in un modo o nell’altro, possiamo riconoscerci o potete riconoscerne qualcuno.

    facebook 4 profili piattaforma

    I profili degli utenti che emergono dalla ricerca sono: l’urlatore, l’osservatore, quello attento alle relazioni e quello attento invece ai “like”.

    Il profilo dell’utente “urlatore”

    Sotto questo profilo si riconoscono quegli utenti che condividono link di notizie su grandi eventi, ma raramente pubblicano aggiornamenti legati alla vita personale. Utilizzano quindi la piattaforma solo per condividere news piuttosto che usarla nello stile “social”. Per questi utenti il confine tra reale e virtuale esiste ed è molto marcato.

    Il profilo dell’utente “osservatore”

    L’osservatore viene citato nella ricerca come “window shopper“, in pratica chi ama stare alla finestra e sapere tutto di tutti. E’ quell’utente a cui piace sapere tutto degli atri, scorrere la bacheca degli altri utenti, sfogliare l’album delle foto. Li possiamo tranquillamente definire dei “ficcanaso”, per rendere meglio il concetto.

    facebook 4 profili

    Il profilo dell’utente “costruttore di relazioni”

    In questa categoria si riconoscono gli utenti che usano Facebook quasi come fosse un’estensione della loro “vita reale”. Pubblicano post, rispondono ai post dei loro amici, scrivono messaggi agli stessi proprio per mantenere forte il legame che esiste anche al di fuori di Facebook. Sono quegli utenti identificabili con questa affermazione: “Facebook mi aiuta ad esprimere amore verso la mi famiglia e permette alla mia famiglia di esprimermi amore”.

    Il profilo dell’utente “attento ai like”

    In questa categoria di riconoscono tutti quegli utenti che pubblicano immagini e foto non per costruire relazioni, ma solo per ricevere apprezzamento e piacere per sè. Si preoccupano di ricevere commenti e like piuttosto che delle relazioni. E per questo tipo di utenti Facebook è la piattaforma ideale. Sono quindi quegli utenti che si preoccupano solo della loro immagine, anche se quella immagine che vogliono condividere non appartiene alla realtà. L’affermazione che li caratterizza meglio è: “più ottengo like e commenti e più sono considerato“.

    Ecco in questi quattro profili è possibile associare buona parte degli utenti con cui siamo in contatto su Facebook. Questa ricerca in pratica ci mette in evidenza che spesso gli utenti non hanno molta consapevolezza di quello che condividono, un aspetto questo riscontrabile in tante situazioni. Ma anche che questa piattaforma viene, in alcuni casi, utilizzata solo allo scopo di compiacersi, indipendentemente dalla realtà.

    Diciamo anche un’altra cosa, non esiste più la distinzione tra ciò che è reale e ciò che è virtuale. Sono in tanti ancora a crederlo, ma questo concetto non ha più motivo di esistere. Per il fatto che Facebook non è un mondo a sè. Quello che facciamo sulla piattaforma produce anche delle conseguenze sulle nostre vite. Conseguenze che sono in linea con il modo in cui usiamo la piattaforma. Ecco perchè questa ricerca ci è sembrata molto interessante.

    E voi che ne pensate? State già pensando a quale profilo associare i vostri contatti di Facebook?

  • Quora, la piattaforma di domande e risposte, è disponibile in italiano

    Quora, la piattaforma di domande e risposte, è disponibile in italiano

    E’ stata lanciata oggi la versione italiana di Quora, la piattaforma di domande e risposte più usata al mondo. Fondata nel 2009 da Adam D’Angelo, ex CTO di Facebook, Quora ha come obiettivo quello di condividere e far crescere la conoscenza nel mondo. Dopo la fase beta, la versione italiana è aperta a tutti.

    Molti di voi conosceranno già Quora, la piattaforma di domande e risposte, Q&A, la più usata al mondo, e forse già molti di voi in qualche modo ha avuto modo di imbattersi alla ricerca di una risposta ad una specifica domanda. Ebbene, da oggi Quora è anche in italiano, sarà quindi molto più facile per gli utenti italiani usare la piattaforma, ponendo domande e cercando risposte, condividere la propria conoscenza e imparare dagli altri. Già perchè Quora nasce nel 2009, fondata da Adam D’Angelo, ex CTO di Facebook, con l’obiettivo di condividere e far crescere la conoscenza nel mondo. La piattaforma oggi conta 200 milioni di utenti, in crescita rispetto ai 100 milioni dell’anno precedente. Più della metà degli utenti provengono da paesi diversi dagli Usa, e molti sono gli utenti italiani.

    Quindi, dopo il grande riscontro ottenuto nei giorni scorsi con il rilascio della versione beta, Quora da oggi è tutta in italiano raggiungibile a questo link: https://it.quora.com/.

    quora italiano

    Da quando è stata lanciata, Quora ha attirato personalità di spicco ed esperti che hanno risposto a ogni genere di domanda posta dagli utenti della community e hanno messo a disposizione conoscenze che prima non erano disponibili. Tra questi, persone famose come Hillary Clinton, la scrittrice Gloria Steinem, l’ex Ministro dell’Economia greco Yanis Varoufakis o Sheryl Sandberg, COO di Facebook.

    Il CEO di Quora Adam D’Angelo è stato il primo Chief Technology Officer di Facebook, ma ha deciso di lasciare l’azienda nel 2008 per fondare Quora e seguire la sua vision: creare un luogo dove le persone potessero condividere online il loro sapere ed entrare in contatto con coloro cui questo servisse.

    Adam D'Angelo Quora
    Adam D’Angelo, fondatore e CEO di Quora

    La nostra mission è quella di condividere e accrescere la conoscenza del mondo. Stiamo costruendo una piattaforma dal contenuto di alta qualità ed è meraviglioso vedere le persone registrarsi e contribuire da Paesi diversi dagli Stati Uniti. Ci sono molti utenti che parlano italiano e utilizzano Quora in inglese, per questo sapevamo che lanciare Quora in italiano avrebbe contribuito ad accrescere la partecipazione ancora di più”, ha commentato Adam D’Angelo, CEO e Co-Founder di Quora.

    A maggio, Quora ha lanciato la versione beta in italiano con una piccola community di utenti attivi. In soli pochi mesi la piattaforma è cresciuta attraverso contenuti di qualità offerti da personalità di diversi settori come scienziati, insegnanti, executive, giornalisti e politici. Tra gli altri ci sono Claudia Boscolo, insegnante e saggista a Trento; Nicola Catena, CEO di Square; Marco Brando, giornalista; Francesca Tibaldi, campionessa di Ironman.

    In questi mesi  sono stati aperti thread di conversazione su argomenti diversi come i posti più belli da visitare nel Montenegro, la sicurezza dei veicoli a guida autonoma dalla prospettiva di un ex dipendente Tesla, come l’Italia può risolvere il debito pubblico, un software engineer ha parlato delle differenze tra i linguaggi di programmazione e molto altro.

    Ecco come funziona Quora

    Su Quora, gli utenti possono fare domande su qualsiasi argomento. Poi la piattaforma le pone alle persone che hanno la possibilità di fornire risposte di qualità e utili, basate sulla loro competenza ed esperienza relative all’argomento. Più una persona utilizza Quora scrivendo risposte, seguendo argomenti e utenti, più Quora è in grado di personalizzare la sua esperienza sulla piattaforma.

    Quora può offrire risposte utili alle domande basandosi sulla qualità degli autori che rispondono sulla piattaforma, sui feedback che ricevono dagli altri utenti della community e sulle funzionalità del prodotto che assicurano credibilità. Inoltre, grazie alla policy che indica di utilizzare il proprio nome reale su Quora, il livello di integrità e fiducia che le persone hanno nelle risposte aumenta. Le identità su Quora sono un’estensione di chi si è nel mondo reale.

    Quora mobile italiano

    Quora vanta anche la policy “Be Nice Be Respectful” (sii gentile, sii rispettoso) che richiede un livello minimo di educazione quando si utilizza la piattaforma. Attraverso la tecnologia, machine learning, natural language processing e pattern-matching, la piattaforma rileva e rimuove elementi che non rendono piacevole l’esperienza dell’utente come lo spam, il plagio e il trolling. 

    Nel mese di aprile Quora ha rievuto un finanziamento di 85 milioni di dollari da Collaborative Fund e Y Combinator, un finanziamento che ha fatto crescere il valore dell’azienda a quasi 2 miliardi di dollari.

    E’ possibile registrarsi all’indirizzo https://it.quora.com oppure scaricare l’app mobile Quora.