Autore: Franz Russo

  • Online e offline, il fallimento come momento per crescere e imparare

    Online e offline, il fallimento come momento per crescere e imparare

    Il Fallimento è concepito generalmente come qualcosa di negativo: la paura di Fallire può portarci a paralizzare le nostre azioni e renderci psicologicamente vulnerabili. Almeno finché non ci rendiamo conto che Fallire è una condizione comune per lo sviluppo e la crescita personale e lavorativa e non è affatto un opposto del Successo, ma un suo requisito.

    “Soltanto chi fa, sbaglia”. Parto da un vecchio detto che non vuole giustificare con superficialità gli errori, ma comprenderli in una visione molto più ampia.
    Sono moltissimi gli aforismi sull’importanza di Fallire per imparare e per crescere, e indubbiamente, quello che io preferisco di più è quello di Samuel Becket: “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio”.
    La concezione del Fallimento come elemento positivo nel percorso di creazione non è certo un concetto nuovo.
    Se ne parla spesso.
    Eppure tutti noi conviviamo (o abbiamo convissuto) con questa paura: sbagliare e rovinare il proprio lavoro e la propria immagine.
    Ciò che si è costruito con fatica: soprattutto la Reputazione di noi stessi creata in molto tempo.
    Rovinare tutto in un attimo, perché sbagliare è facilissimo. E il Fallimento può arrivare da un apparente minuscolo errore che si amplifica a dismisura, soprattutto sul Web, dove la comunicazione pubblica viaggia in tempo reale.

    successo fallimento

    Convivere con una paura è una condizione sicuramente critica per la nostra psiche, ma non è detto che sia del tutto negativa.
    Ci pone in costante allarme, ci fa stare all’erta, amplifica i nostri sensi e il nostro intuito e potenzia concentrazione, percezione e attenzione.
    Quindi, paradossalmente, la paura stessa può essere una leva su cui fare forza per spingerci più in alto.
    E’ lo stimolo che continuamente ci ricorda che non possiamo arrenderci, sederci sugli allori, e che siamo più o meno costantemente sotto esame.
    C’è un limite oltre il quale la paura, però, non può più essere utile. Anzi, si trasforma nel peggior nemico.
    Questo succede quando prende il sopravvento sulla nostra volontà, sui ogni pensiero, sul livello di sopportazione, e allora è capace di bloccare ogni nostra azione, paralizzarci, renderci impotenti e psicologicamente vulnerabili e infelici.
    Questo limite è assolutamente individuale: sta nella capacità che ognuno di noi ha di gestire le proprie emozioni.
    Ancora una volta, quindi, entra in gioco il concetto illuminante di Intelligenza Emotiva, ovvero la capacità di riconoscere, accettare e gestire il nostro mondo emotivo.
    Più maturiamo e sviluppiamo la nostra Intelligenza Emotiva, più alta sarà la soglia della sopportazione dello stress, più grande sarà la capacità di convivere con la paura e accettare che il Fallimento possa avere risvolti estremamente positivi.
    Perché stress, paura e fallimento diventano importanti sfide che accettiamo di raccogliere per metterci in gioco e migliorarci.

    Ci sono senz’altro emozioni dentro di noi che non sono affatto semplici da accettare, da ammettere di provare. E proprio questo è il punto più critico nello sviluppo dell’Intelligenza Emotiva.
    Pensiamo all’invidia, alla gelosia, al senso di rivalsa o vendetta, al sentimento di antipatia: tutte emozioni assolutamente normali da provare, ma che è necessario imparare a gestire al meglio per poter avere relazioni interpersonali felici e poter lavorare.
    Ecco: la paura di fallire è esattamente una emozione scomoda, che tormenta, che ci rende deboli, fino al momento in cui non la accettiamo e non impariamo a pensarla e viverla come una grandissima sfida per migliorare se stessi.
    Ed è più facile di quanto si pensi: un fallimento si tramuta velocemente in un’opportunità nuova di successo, e indubbiamente la strada di qualsiasi successo è lastricata di fallimenti.
    Troviamo insieme, allora, il percorso per arrivare al successo …continuando a fallire.

    Il primo passo da compiere, indubbiamente, è quello di capovolgere la visione comune del concetto di fallimento.
    E’ necessario imparare a pensare che il fallimento non è un mancato successo e che successo e fallimento non sono opposti fra loro.
    Fanno parte entrambi del percorso umano di crescita personale e professionale, e non esisterebbe successo se non ci fosse fallimento.
    La dote della Resilienza – la capacità di rialzarsi più forti di prima dopo un evento traumatico – è sicuramente un aiuto fondamentale, ma non è necessario fare “passi da gigante”.
    Quando si sbaglia – e si fallisce – si cade e ci si fa male: si possono creare ferite gravi e si può provare molto dolore.
    Ecco: l’indispensabile è lasciare tempo a questo dolore per emergere e sfogarsi.
    Qualsiasi dolore ha bisogno del suo tempo per guarire, e questo tempo va rispettato.
    E’ in questo tempo di maturazione del dolore che impariamo anche a volerci più bene: ad avere cura e stima dei nostri desideri, degli sforzi fatti, dell’impegno che dedichiamo al nostro lavoro.
    Solo prendendo questa Coscienza di Sé potremo davvero superare la delusione con la migliore predisposizione mentale.
    E convincerci finalmente che il fallimento non è una sconfitta che si oppone al successo, ma un vero e proprio requisito del successo.

    Il secondo passo da compiere è capire quali sono davvero le nostre ambizioni. La difficoltà dei risultati che ci prefiggiamo di raggiungere e la misura del realismo delle nostre aspettative.
    Si tratta di riformulare i propri progetti, dopo aver superato la delusione dell’insuccesso, per capire dove può essere nato l’errore che ha dato vita al fallimento e ricominciare a lavorare esattamente da lì.
    Chi non ha mai osato, sicuramente, non ha fallito mai.
    E questo non vuol dire che le nostre aspettative devono essere irrealistiche e troppo elevate, ma che il cammino deve continuare con maggior determinazione, consapevolezza e fierezza di sé.
    Un esercizio mentale importante può essere, allora, quello di visualizzare il raggiungimento completo del progetto, il progetto compiuto, e successivamente porsi tutti gli interrogativi sui possibili ostacoli a tale raggiungimento.
    E ancora: qualsiasi aspettativa ci poniamo può essere realistica, basta che suddividiamo in piccole parti il problema da risolvere.
    Può darsi, infatti, che affrontando un compito estremamente difficile, falliamo perché non facciamo “un passo alla volta”, una picola ma solida conquista alla volta.
    Prendere coscienza del nostro personale modo di affrontare i problemi della vita o del lavoro è già in se stesso un successo.
    E questo significa comprendere che ogni “no” è un passo in avanti per capire come arrivare al “sì”.
    Se capiamo i motivi del nostro insuccesso, abbiamo vinto su tutto.

    E se non ne capissimo i motivi o i motivi non dipendessero affatto da qualcosa che possiamo governare?
    Probabilmente questa è la situazione più comune.
    Eppure il processo di crescita personale è il medesimo.
    Lasciare alla nostra mente – e anche al nostro corpo – il tempo sufficiente per maturare la delusione o la ferita del fallimento, ricominciare a camminare sulla medesima strada con una mente diversa, una visione diversa dei nostri obiettivi, o scegliere di cambiare strada e ricominciare da capo.
    Raccogliere la sfida con rinnovata energia.
    In qualsiasi casi, è un successo: perché avremo vinto la paura di fallire e, forse, avremo capito realmente che ogni vera vittoria passa attraverso le mille sconfitte.

  • Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    I rumors si rincorrono ormai da mesi, in estate c’era stata una continua fuga di notizie, ma ieri si è verificata un’improvvisa accelerazione. Twitter è in vendita e in pole position, per acquisire l’azienda guidata dal CEO e co-fondatore Jack Dorsey, ci sono Google e Salesforce. Ma cosa comporterebbe per questi colossi acquisire una piattaforma come Twitter?

    Sono mesi che si parla di Twitter in vendita, anzi un anno almeno, ossia da quando la crescita della base utenti ha cominciato a stagnare sempre di più. La conseguenza diretta è stata che gli investitori di Twitter hanno cominciato a lamentare che la piattaforma non avesse il giusto appeal per competere sul mercato. Le performance comunque non sono mai state in grado di tranquillizzarli, una base utenti più ampia degli attuali 320 milioni di utenti attivi (nonostante siano 800 milioni gli utenti che gravitano attorno alla piattaforma ogni mese) permetterebbe a Twitter di dormire sonni più tranquilli. Ma non è stato così, fino ad ora.

    In questi mesi Twitter ha introdotto tutta una serie di novità e strumenti per rendere la piattaforma più facile da utilizzare, già perché un problema sentito dagli utenti, e anche dagli inserzionisti stessi, è che Twitter a 140 caratteri è difficile da usare come un qualsiasi social network. Ma, come sappiamo e come abbiamo imparato in questi anni, Twitter non è un social network qualsiasi, Dorsey lo ha sottolineato spesso in queste settimane. E da poco è stata anche organizzata una campagna video per sottolineare proprio questo aspetto: Twitter è una finestra sul mondo, dalla quale osservare tutto ciò che accade nel mondo.

    twitter vendita salesforce

    Twitter in vendita, lo scenario possibile

    Nel mese di agosto i due maggiori azionisti, cioè il principe saudita Alwaleed bin Talal e Steve Ballmer (ex CEO di Microsoft) si erano uniti nell’intento di vendere l’azienda. La loro posizione era condivisa da buona parte del consiglio di amministrazione, meno che da Dorsey stesso e dagli altri co-fondatori. Nelle scorse settimana una riunione avrebbe in effetti dato il via libera alla vendita, anche se il CEO e tutto il management fosse contrario.

    Ieri CNBC annuncia che Twitter è in vendita (il titolo TWTR a Wall Street ha chiuso a +21% ieri) e che in pole per l’acquisizione ci sono due colossi come Google e Salesforce. Due nomi non certamente nuovi per chi segue questa vicenda da mesi, ne avevo parlato anche al DigitalicX del dicembre 2015 sostenendo che entro l’anno (questo) Twitter sarebbe stata acquisita dal colosso di Mountain View (qui il video).

    Ci sarebbero altre aziende interessate, come Verizon, al momento “scottata” dalla vicenda Yahoo! per via dei 500 milioni di utenti violati e starebbe rivedendo al ribasso la prima offerta di quasi 5 miliardi di euro per acquisire ll’azienda di Sunnyvale; ma ci sarebbe anche Microsoft, guidata oggi da Satya Nadella, che di recente ha acquisito anche LinkedIn.

    Lo scenario che si starebbe paventando sarebbe questo, più o meno. Come riportavano i media Usa ieri, si è in attesa di offerte formali (si vocifera di un’offerta da parte di Google vicina ai 30 miliardi di dollari). Ma quali vantaggi potrebbe portare Twitter per queste due aziende? Proviamo a vederne solo alcuni.

    I vantaggi per Google nell’acquisire Twitter

    E cominciamo da Google. Al netto del grande desiderio di Google di riuscire ad entrare in maniera forte e solida sul mercato dei social media (cosa non riuscita con G+, progetto azzeccato comunque in chiave business), Google, in sintesi, avrebbe un grande vantaggio ad acquisire Twitter per meglio integrare all’interno dei motori di ricerca i tweet; potrebbe in questo modo migliorare il motore di ricerca interno alla piattaforma di 140 caratteri (un sogno!) e, di conseguenza, incrementare le possibilità di advertising per gli inserzionisti. Ma c’è anche un altro grosso vantaggio che potrebbe prevalere su tutti, e cioè le news. Se è vero che Google ha puntato molto in questi anni su Google News, è anche vero che Google ha realizzato soluzioni orientate ai publisher e al mondo dei media proprio per avere il predominio di un settore che coinvolge sempre più gli utenti. Basti pensare al Google News Lab, al potenziamento di Google Trends. Immaginate allora cosa sarebbe tutto questo con la possibilità di integrare in questi servizi anche la potenza di Twitter, vero strumento per essere informati in tempo reale e in modo assolutamente dinamico. Le soluzioni editoriali che potrebbero scaturire da questa acquisizione permetterebbero a Google di mettersi in seria competizione con Facebook.

    I vantaggi per Salesforce nell’acquisire Twitter

    In vantaggi per Salesforce non sarebbero meno evidenti. Azienda fondata nel 1999 da Marc Benioff, oggi anche CEO e chairman dell’azienda di San Francisco, nata come cloud company, con un fatturato dal oltre 6 miliardi di dollari generato soprattutto dal suo potente software CRM (Customer Relationship Manager). L’azienda quindi potrebbe integrare (cosa che per altro già fa) Twitter all’interno della sua piattaforma, sfruttando i 140 caratteri anche in chiave CRM. Va detto che Salesforce era inizialmente l’azienda che aveva mostrato più interesse ad acquisire LinkedIn, poi finita nelle mani di Microsoft. L’interesse per Twitter nasce dall’idea di estendere il raggio d’azione dell’azienda, avendo a disposizione la liquidità necessaria per affrontare questo investimento.

    Questo il tweet di Vala Afshar, Chief Digital Evangelist di Salesforce, ieri, solito a manifestare il suo amore per Twitter, ma ieri questo tweet a molti è sembrato voler dire altro, oltre a confermare l’interesse di Salesforce.

    Resta da capire come si svolgeranno le cose e, soprattutto, bisogna attendere la presentazione formale delle proposte. dal nostro punto di vista, Google appare più avanti. Sarebbe un’occasione da non perdere dopo aver perso per poche migliaia di euro Instagram.

    E voi che ne pensate?

  • Instagram, gli inserzionisti attivi in un mese sono 500 mila

    Instagram, gli inserzionisti attivi in un mese sono 500 mila

    Instagram, il servizio di photo sharing di proprietà di Facebook, ha annunciato che gli inserzionisti attivi in un mese sono 500 mila. Un nuovo traguardo dopo quello di febbraio scorso quando vennero ufficializzati 200 mila advertisers attivi. E sono più di 1,5 milioni le aziende che sono passate ai nuovi profili business lanciati la scorsa estate.

    Instagram, la piattaforma di photo sharing di proprietà di Facebook, continua a crescere anche dal punto di vista business e advertising. Del resto era uno degli obiettivi che Zuckerberg e Systrom (CEO e co-fondatore di Instagram). L’annuncio di oggi è che gli inserzionisti attivi sono arrivati ad essere 500 mila, attivi nel senso del numero di advertiser che ha effettuato campagne promozionali sulla piattaforma in un dato mese. Più del doppio del numero di advertiser che vennero annunciati nel mese di febbraio di quest’anno, quando ne vennero annunciati 200 mila.

    instagram advertiser inserzionisti

    Un’altra notizia che ci evidenzia e sottolinea l’orientamento verso il business della piattaforma è che dal lancio dei nuovi profili business, avvenuto questa estate, sono già 1,5 milioni le aziende che sono passate ai nuovi profili aziendali. L’aspetto rilevante è che quindi Instagram si avvia a diventare una piattaforma dove le aziende non solo possono lanciare campagne creative, aspetto non di poco conto per una piattaforma come questa, ma che possono anche lanciare campagne per vendere i propri prodotti. Dal lancio del nuovo programma di advertising sulla piattaforma l’advertising su Instagram ha provocato un miliardo di azioni da parte degli utenti. Va aggiunto anche, afferma Instagram, che gli ads trainerebbero anche il 2% di vendite off-line.

    Quindi sembra che in effetti ci sia una correlazione tra l’attività svolta sulla piattaforma e un effettivo riscontro in termini di vendite e di azioni offline. Sono ancora poca cosa, ma è quello che poi misura il vero successo si una campagna. Ben inteso, stiamo parlando si una piattaforma dove i brand che possono arrivare ad ottenere risultati in questa direzione sono quelli che appartengono al mondo del fashio, per lo più, del beauty e del food. Ed quello che si augura Instagram stessa che evidenzia come le aziende oggi non mirino più ad ottenere solo followers, ma puntano ad azioni concrete.

    E a quanto pare questa è la direzione.

    E voi che ne pensate?

  • Immagino, il servizio di GS1 che digitalizza le immagini e le informazioni dei prodotti

    Immagino, il servizio di GS1 che digitalizza le immagini e le informazioni dei prodotti

    Immagino è il servizio di GS1 che digitalizza le immagini e le informazioni dei prodotti, proprio quelle che si vedono sui volantini o sugli scaffali digitali dei siti e-commerce. Sono ormai oltre 65 mila i prodotti fotografati e sono oltre 1.000 i produttori utilizzano questo servizio. Tra i rivenditori online figura anche Amazon. Siamo andati a vedere come funziona e questo è il nostro racconto.

    Chissà quante volte vi sarete chiesti guardano l’immagine di un prodotto su un volantino di quelli dei supermercati o su un sito di e-commerce: “ma come le fanno?”. Una domanda che mi sono posto tante volte anch’io. E armato di curiosità ho voluto, come qualche volta faccio, “vederci chiaro”, nel senso di cercare di scoprire e vedere da vicino come questo processo avviene e, soprattutto, chi lo fa. Le aziende stesse? Qualcuno per loro?

    Nel tentativo di saperne di più, scopro che oggi esiste un metodo, abbastanza recente, è stato infatti lanciato nel 2014, di digitalizzare le immagini e le informazioni di un prodotto, tutto italiano, ed è, tra l’altro, unico al mondo. Ecco, questo è un esempio di quelli che vanno sotto la categoria “lo facciamo solo noi” e di cui si dovrebbe andare fieri. Siamo primi con un servizio così importante e necessario, e forse lo sanno ancora in pochi.

    immagino studio fotografico

    Il servizio di cui vi parlo si chiama Immagino ed è un progetto di GS1 Italy, l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo e che si occupa della definizione degli standard per l’etichettatura dei prodotti. Immagino è un servizio di “digital brand content management” che ha come obiettivo quello di semplificare, tra produttori e distributori, il processo di realizzazione, digitalizzazione delle immagini e allineamento delle informazioni che riguardano i prodotti stessi. Un servizio essenziale per le aziende che vogliono illustrare i propri prodotti nella maniera più adeguata, con le informazioni in linea e strutturate, affinché il consumatore, da supporto cartaceo o da supporto digitale, possa accedervi e procedere così con il suo acquisto.

    E sono già tantissime le aziende che hanno avuto modo di servirsi di questo servizio, tra cui si annoverano grandi player del mondo della GDO, come Esselunga, Carrefour, Conad, Coop Italia, Coralis, Despar (sono 21 le catene che hanno aderito) e poi ci sono oltre 1.000 produttori di beni di consumo. Ma ci sono anche i rivenditori online dei quali non si può non citare Amazon. Ecco, le foto dei prodotti che voi acquistate da Amazon (forse lo state facendo anche adesso mentre state leggendo) sono realizzate proprio attraverso Immagino di GS1 Italy.

    E come funziona Immagino?

    Per sapere come funziona Immagino di GS1 Italy la cosa migliore da fare era quella di andare a vederlo da vicino, in questo modo si comprende come funziona il servizio. La sede di GS1 Italy dedica a questo servizio due piani della propria sede a Milano, un servizio dunque in cui si crede molto.

    Tutto parte dal piano inferiore dove arrivano campioni di prodotti. Qui i prodotti vengono misurati, pesati, catalogati, insomma viene tracciata una prima raccolta di informazioni su ognuno di essi. I prodotti possono essere di varia natura e siccome ci sono prodotti di consumo freschi, in questo spazio allestito per la raccolta di informazioni sono presenti anche dei frigoriferi. Subito dopo gli stessi prodotti vengono inseriti in apposite ceste, pronti per essere fotografati. Non è esagerato definirlo come un vero e proprio set di photo shooting: il servizio Immagino ha, tra gli altri, questo come punto di forza. Un servizio che viene molto apprezzato dalle aziende.

    Saliti al piano superiore si arriva in una grande sala con tanti piccoli set fotografici: le postazioni sono 14, all’interno dei quali vengono posizionati i prodotti per essere fotografati in ogni angolazione; per le bottiglie esiste una posizione specifica. All’interno di questo ampio spazio vi lavorano 7 fotografi che scattano immagini con apparecchiature all’avanguardia.

    Di fianco a questo spazio esiste un ufficio dove ci sono 5 persone che lavorano al controllo qualità. Si occupano del controllo delle immagini precedentemente scattate e di tutte le informazioni contenute sulle etichette dei prodotti inserite da una dozzina di persone che, in un laboratorio in Bosnia, si occupano del data entry. In questa fase di controllo qualità, avviene lo scambio di informazioni con i produttori attraverso un sistema interno (a cui si accede con credenziali) nel quale i produttori possono visionare il risultato del processo e, eventualmente, fare qualche osservazione.

    Ecco questo è il riassunto di un percorso davvero straordinario che ci spiega come queste informazioni vengono concepite e realizzate. Sono appunto informazioni con cui noi consumatori ci troviamo ad essere in diretto contatto tutti i giorni, sia nel momento in cui sfogliamo un volantino per la scelta dei prodotti da acquistare, sia nel caso in cui stiamo selezionando dal sito dove siamo soliti acquistare i prodotti per la nostra spesa online.

    Qualche dato per farvi comprendere delle dimensioni delle informazioni che Immagino tratta fino a questo momento. Ad oggi sono stati fotografati oltre 65 mila prodotti, con un ritmo di 700/1.200 referenze alla settimana.
    Ma alla fine di questo percorso, vi starete chiedendo: “ma quei prodotti alimentari di cui parlavamo prima, freschi e no, che fine fanno alla fine di questo processo?”. Semplice! Vengono consegnati direttamente al Banco Alimentare, la onlus che si occupa della raccolta di generi alimentari e del recupero delle eccedenze alimentari. Questi prodotti (ne sono stati consegnati ad oggi oltre 25 mila), grazie alla collaborazione tra GS1 Italy e Banco Alimentare vengono poi distribuiti alle mense caritatevoli. Un esempio di come abbattere lo spreco alimentare, assolutamente da seguire.

  • Google con un doodle ci ricorda che oggi inizia l’Autunno

    Google con un doodle ci ricorda che oggi inizia l’Autunno

    Se credevate ancora che l’Autunno fosse iniziato ieri, allora ricredetevi. L’Equinozio d’Autunno inizia oggi, precisamente dalle 16 e 21 di oggi 22 settembre 2016. E Google non poteva mancare nel ricordare questa giornata che corrisponde anche all’inizio della Primavera nell’emisfero australe. E vediamo anche come la Musica ha celebrato questa stagione.

    Tra qualche ora daremo il benvenuto all’Autunno, la nuova stagione che inizia oggi. Già, siamo sempre lì a credere ala tradizione che ci dice che è il 21 settembre l’inizio della nuova stagione, ma poi la realtà ci mostra che l’Equinozio d’Autunno inizia oggi, 22 settembre 2016, alle ore 16 e 21. A quell’ora il Sole si troverà nello Zenit dell’Equatore, praticamente perpendicolare. Questo avrà come conseguenza che il giorno e la notte avranno la stessa durata e cominceremo a notare una progressiva riduzione della luce nelle ore diurne, le giornate si accorceranno. Lo scorso anno l’Equinozio d’Autunno si registrò il 23 settembre.

    google doodle autunno 2016

    E Google, come fa di solito, non ha voluto mancare nel ricordarci questa giornata con un doodle animato sulla home. Il doodle rappresenta le classiche foglie arancioni che cominciano a cadere, tipico scenario della stagione che sta per iniziare, aggiungendo alcuni sassi che si animano.

    Negli ultimi due anni abbiamo considerato due momenti per l’Autunno, il primo era come la poesia ha trattato il tema Autunno e il secondo, come l’arte ha visto nella storia l’Autunno. Quest’anno invece vogliamo vedere insieme a voi come la Musica ha cantato la stagione, indicandovi alcuni brani e, ovviamente, attendiamo anche qualche vostra segnalazione.

    google doodle autunno musica 2016

    Impossibile non iniziare con:

    • “Autunno” di Francesco Guccini;
    • “Ballata d’autunno” di Mina;
    • “Autunno dolciastro” di Carmen Consoli;
    • “Autunno” degli Stadio;
    • “Pioggia di novembre” di Vinicio Capossela;
    • “Settembre” di Cristina Donà;
    • “Autunno a Milano” di Piero Ciampi;
    • “Impressioni di Settembre” della PFM.

    Ma anche,

    • “November rain” dei Guns N’ Roses;
    • “Autumn in New York” della mitica Billie Holiday;
    • “October” degli U2;
    • “Autumn” di Paolo Nutini;
    • “Autumnsong” dei Manic Street Preachers;
    • “Autumn Leaves” Ed Sheeran.

    Ci siamo dimenticati di qualcuno? Scriveteci nei commenti la vostra canzone d’Autunno.

  • Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo spoiler sul Web e sui Social Media è considerato decisamente negativo, perché la news è sacra e chi la conosce per primo “vince”. Studi universitari, tuttavia, rivelano che l’anticipazione delle notizie aumenta l’attenzione e la concentrazione.

    Il termine Spoiler si traduce generalmente in italiano come Anticipazione, ed è usato in qualsiasi contesto online e offline, dalla rivelazione della trama di un film o di un libro, a quella di un videogioco e, soprattutto, di una notizia o di un’informazione riguardo al lancio di nuovi prodotti o di eventi.
    Sul Web è frequentissimo sentirne parlare: post sui Social Media, forum, gruppi di Facebook e blog hanno ormai quasi tutti una Netiquette per evitare che chiunque scriva eviti lo spoiler o – nel caso lo dovesse fare – lo dichiari prima.
    Lo Spoiler sul Web e sui Social Network fa paura, si evita. 

    Perché la news è sacra, perché chi arriva per primo a scrivere di una notizia vince, perché nel mondo dell’overload di informazioni in cui viviamo se acconsentissimo anche anticipazioni varie finiremmo per non capire più nulla, per non sapere più quali sono le fonti originali e affidabili, e anche chi è il vero Influencer che ha la notizia pronta.
    Spoilerare non vale.
    E’ come rivelare chi è l’assassino a una persona che ha appena iniziato a guardare un thriller.
    Semplicemente, non si fa. E’ uno sgarbo, rovina la sorpresa, toglie il gusto stesso del film.
    Eppure siamo sicuri che lo Spoiler – dall’inglese “to spoil”: rovinare, guastare – rovini veramente un’esperienza o la circolazione e la condivisione di una notizia?

    spoiler

    Una ricerca condotta dall’Università della California a San Diego nel 2011, e durata ben cinque anni, dimostra che, al contrario di quanto sia il pensiero comune, anticipare il finale di una trama – film, serie tv, romanzo, fumetto – o rivelare prima del tempo una notizia non ne rovina affatto l’effetto.
    Anzi, addirittura, lo migliora.
    Nicholas Christenfeld, uno dei professori di psicologia che hanno guidato la ricerca, sostiene che gli spoiler, quelli che online e sui Social Network tutti odiano, non sono poi così nocivi: non cambiano l’apprezzamento della notizia e l’impatto che la notizia ha, nonostante venga meno il “fattore sorpresa”.
    A suo parere, il cervello umano ragionerebbe in modo opposto: avere qualche accenno agli elementi chiave di una novità arricchisce e potenzia la curiosità e migliora l’attenzione.
    Come se la notizia anticipata esaltasse quello che verrà raccontato o sperimentato successivamente.

    Christenfeld arriva a questa conclusione alla fine della ricerca, divulgata poi su Psychological Science.
    All’Università di San Diego sono state raggruppate alcune persone, e – all’interno di ciascun gruppo – a una sola persona è stata rivelata un’importante anticipazione.
    Il risultato è apparso il medesimo per ogni gruppo: l’individuo che non ha vissuto la suspense poiché sapeva già l’informazione chiave ha pienamente goduto dell’esperienza riportando, anzi, un livello maggiore di concentrazione.
    Si sviluppa, in altre parole, un fenomeno veramente significativo: sapere in anteprima la news è un po’ come aumentare la responsabilità e l’impegno.
    Si ascolta meglio, si impara di più, ci si addentra più approfonditamente nella conoscenza.

    E non è poi così strano, se si pensa a quante volte si è letto il proprio libro preferito o visto il film che ci appassiona di più.
    In altre parole, conoscere già la news – la trama o la fine di un film – permette al cervello umano di organizzare e attivare al meglio tutti i processi della memoria, riuscire a percepire e porre attenzione a particolari che normalmente verrebbero trascurati, assimilare meglio ogni nozione, godendo anche di più della conoscenza che si fa.
    Un processo, questo, molto simile al fenomeno della Fluenza Cognitiva, secondo cui una persona valuta sempre prima la difficoltà di compito. Si tratterebbe di una valutazione percepita, quindi soggettiva, ma indubbiamente se un’attività viene percepita come facile, viene anche associata a emozioni positive, favorevoli, disponibili ad un maggior coinvolgimento (Vaughn, 2010).

    Allora torniamo a chiederci: da dove nasce tutta questa paura degli spoiler?
    E viene naturale rispondere che il timore dipende proprio dai meccanismi insiti nella Comunicazione sul Web, dove la vera paura è quella di non riuscire a “stare dietro” a tutte le informazioni.
    Se le ricerche dimostrano che la mancanza del “fattore sorpresa” non è discriminante nella scrittura di un post o nell’uso dei Social Network, si conferma l’ipotesi che la negatività del concetto di Spoiler stia esattamente nella velocità e nel sovraccarico di informazioni che girano in Rete.
    La rivelazione anticipata di una news viene vissuta come un tradimento, perché può facilissimamente sfuggire anche al miglior blogger o esperto di Web.
    Quindi, semplicemente, viene bandita.
    Chi bandisce lo spoiler tacitamente ammette che ci sia qualcuno di più bravo e veloce di lui, nel lavoro in Rete.

    Ad essere discriminante, dunque, non è la rivelazione della news, ma il fattore temporale.
    E la paura dello Spoiler rivela lo stato di una situazione sociale, lavorativa ed emozionale in cui, oggi, la velocità della tecnologia ha ribaltato tutta la nostra concezione e percezione del tempo.
    Lo spoiler è un messaggio che arriva dal futuro, ma questo futuro è già qui.
    E non c’è più tempo.
    Rimane solo il tentativo inutile di negare l’evidenza, cercando di rallentare i processi temporali di cui ormai, oggi, è immersa tutta la nostra vita.

  • Twitter conferma, da oggi i tweet sono più lunghi di 140 caratteri

    Twitter conferma, da oggi i tweet sono più lunghi di 140 caratteri

    Come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, Twitter conferma che da oggi sarà possibile scrivere di più in 140 caratteri per il fatto che foto, video, GIF, sondaggi e citazioni non saranno più conteggiati. Resta quindi il limite testuale, ma sarà più facile allegare immagini ai video per renderli più coinvolgenti, senza perdere spazio.

    Molti da oggi stanno attendendo questa notizia, anche noi per la verità. Così come anticipato qualche giorno fa qui sul nostro blog, abbiamo la conferma che da oggi foto, video, GIF, sondaggi e citazioni non saranno più conteggiati. Quindi sarà più facile esprimersi in 140 caratteri allegando immagini o video, o anche gif oppure sondaggi e citazione, senza però, come appunto accadeva fino ad oggi, perdere spazio in caratteri.

    Resta quindi il limite dei 140 caratteri, ma allegando un contenuto multimediale o citando, in risposta gli @handle, si avrà qualche carattere in più da usare per scrivere.

    twitter 140 caratteri

    Si tratta per la piattaforma a 140 caratteri di una vera e proprio svolta, è la prima modifica sostanziale da quando venne fondata nel 2006.

    Così come ricordato nel momento in cui anticipavamo la notizia, da oggi sarà più facile allegare immagini o video per rendere il nostro contenuto più coinvolgente. Pensiamo a chi lavora in modalità live, ad esempio, da oggi allegare immagini o video non ruberà più spazio. Pensiamo a tutte quelle aziende che vogliono sfruttare questa possibilità per lanciare campagne video con qualche carattere in più da utilizzare.

    https://twitter.com/TwitterItalia/status/777916740789497856

    Ci sarà in questo modo un fiorire di tweet con allegate immagini? Probabile, non lo si può escludere. Certamente ci sarà la possibilità di essere un po’ più esaustivi.

    Questa novità chiude (almeno per ora) il discorso sull’estensione del limite dei 140 caratteri iniziato proprio con l’iniziare del 2016. Più volte Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha escluso che questo possa avvenire, escludendo un nuovo limite a 10 mila caratteri. Ma sarà davvero molto interessante vedere che tipo di conseguenza apporterà alla piattaforma questa novità. Dal nostro punto di vista rappresenta un giusto compromesso nel mantenere fede al limite dei 140 caratteri e dare il giusto spazio ai contenuti allegati.

    E voi che ne pensate?

  • HITalk SuperDigital, quando il digitale rivoluziona il mondo reale

    HITalk SuperDigital, quando il digitale rivoluziona il mondo reale

    HITalk SuperDigital è l’evento che si terrà lunedì 19 settembre 2016 presso la LUISS ENLABS  a Roma alle ore 19. Sei eccellenze in 12 minuti racconteranno il loro “percorso digitale”. Tra i protagonisti, Elena Midolo e Clio Zammatteo (ClioMakeUp), Giorgia Abeltino (Google Italia) e Paolo Barberis.

    Il Digitale ormai ha rivoluzionato tutti gli aspetti della nostra società, oggi chiunque, grazie alla Rete, può realizzare un’idea, un progetto, un sogno e farlo diventare il lavoro del futuro.

    Questo hanno fatto le 6 eccellenze italiane speaker dell’HITalk SuperDigital che racconteranno il loro “percorso digitale” per 12 minuti dal palco di LUISS ENLABS il prossimo 19 settembre. Protagonisti di questa edizione speciale Elena Midolo (CEO Clio Makeup) e Clio Zammatteo (Co-Founder & Talent ClioMakeUp), Giorgia Abeltino (Director Public Policy Google Cultural Institute e Public Policy Italy), Paolo Barberis e Alessandro Sordi (Nana Bianca, Fondatore, consigliere per l’innovazione del Presidente del  Consiglio dei Ministri. Co Fondatore di Nana Bianca, DADA); Davide D’Atri (Soundreef, Amministratore Delegato); Matteo Stifanelli (AirBnB, General Manager Italia); Carlo Tursi (Uber, General Manager Italia). Obiettivo Ispirare, Motivare e Far Riflettere giovani, universitari, studenti, startupper, professionisti, comunicatori, imprenditori.

    hitalk superdigital 2016

    HITalk SuperDigital è il primo evento di storytelling sul digitale, pensato e realizzato per creare un momento di networking esclusivo durante il quale entrare in contatto con le eccellenze nel campo del digitale in Italia e nel mondo. Creare sinergia e collaborazione. Raccontare la storia di chi sta cambiando la nostra vita e l’esperienza che ne facciamo in modo innovativo, energico e informale. Raccontate la storia di chi è alla costante ricerca di nuovi orizzonti.

    Il digitale che rivoluziona la vita reale è “una visione che ha guidato dal 1994 la storia di Dada, una delle prime Internet Company italiane. Legata fortemente alla Rete prevedeva un confronto stretto fra la vita Digitale e quella Fisica. La nostra convinzione era che quando il layer della vita di Rete si fosse sovrapposto perfettamente alla vita reale, la rivoluzione digitale sarebbe stata compiuta” commenta Paolo Barberis tra i fondatori di Dada, oggi un’azienda internazionale.

    Pensare di fare una fila in banca o aspettare di uscire dal lavoro per acquistare un biglietto per un viaggio in treno “sono sovrastrutture al mondo reale ormai in disuso e completamente rimpiazzate da gesti semplici e intuitivi. Quando questo avverrà in tutti i settori la rivoluzione sarà fatta, e poi sicuramente ne partirà una nuova” riflette Alessandro Sordi, altro co-founder di Dada.

    “Quando ho iniziato a fare video su Youtube nel 2008, nessuno guadagnava facendo la make up artist digitale e all’inizio per me era solo una spesa. Il primo anno ho messo da parte solo 200 dollari, credo” racconta Clio Zammatteo, 33 anni, Co-Founder & Talent per ClioMakeUp. Paradossalmente per lei, che del digitale ha fatto la sua casa, “i primi soldi sono arrivati con il libro cartaceo, pubblicato con Rizzoli”. Per Clio il plus è stato costruire una squadra vincente. “Quando mi chiedono come ho fatto a farcela io rispondo: “Perché ho una squadra che ha i miei stessi obiettivi!””. Pilastro del suo staff la CEO Elena Midolo, la quale afferma che “il digitale con investimenti irrisori ti cambia la vita, se hai l’idea giusta e fai le mosse giuste”.

    Ma quale sarà il lavoro l’evoluzione del lavoro futuro? Lo ascolteremo dalle parole degli 8 ospiti del primo HITalk SuperDigital  lunedì 19 settembre nella nuova sede di LUISS ENLABS in via Marsala 29H, alle 19.

  • NFL su Twitter, buona la prima con oltre 2 milioni di utenti

    NFL su Twitter, buona la prima con oltre 2 milioni di utenti

    Giovedì scorso è stata trasmessa su Twitter la prima di dieci partite della NFL e a vedere i risultati diffusi proprio dalla lega americana la prima è andata più che bene: 2,1 milioni di persone hanno seguito la diretta su Twitter con una media ti tempo di 22 minuti. Un investimento riuscito per Twitter, anche per operazioni future.

    Quando Twitter diede l’annuncio lo scorso aprile di aver investito 10 milioni di dollari per trasmettere 10 partite della NFL in molti, forse, non si aspettavano il risultato ottenuto giovedì scorso. E si può ben dire “buona la prima!”. A vedere i dati che ha diffuso proprio la NFL, la prima partita che gli americani hanno potuto seguire su altre piattaforme, quindi anche su Twitter è andata molto bene.

    twitter nfl tnf

    Su Twitter (TNF.twitter.com) sono stati 2,1 milioni gli utenti che hanno seguito in diretta sulla piattaforma il match tra Buffalo Bills e New York Jets (vinta di Jets per 37-31). La media che si è registrata su Twitter è stata di 243 mila utenti, a fronte della media di 15 di americani che l’hanno vista in tv (in totale 48 milioni). L’utente medio ha trascorso su Twitter in media 22 minuti, a fronte dei 25 minuti della media vista in tv.

    Questi numeri relativi a Twitter possono sembrare bassi se paragonati a quelli della tv, ma in realtà sono davvero un grande successo per Dorsey & Co. perchè da questa esperienza possono nascere altre occasioni simili per riportare attenzione sulla piattaforma. I commenti dei media americani, specializzati e non, entusiasti, vuol dire che questa può tramutarsi in un’esperienza, non solo da ripetere, ma dalla quale possono nascere nuove opportunità. Anche se alcuni lamentano la modalità di visualizzazione dei tweet, e su questo ci lavoreranno anche in base ai feedback di questa prima esperienza. Senza dimenticare l’alto valore coinvolgente che questa esperienza offre. E cioè: uno degli sport più amati e seguiti negli Usa, da un lato; la modalità video sula piattaforma che è quanto di più coinvolgente ci possa essere in questo momento.

    twitter nfl apple tv tnf


    Qualche giorno fa Twitter ha anche annunciato un altro passo avanti nella direzione di coinvolgere attraverso i video, con la possibilità di poter visualizzare l’app di Twitter anche su Apple TV, Amazon Fire TV e Microsoft’s Xbox One. Un annuncio finalizzato anche questo alla NFL, infatti gli utenti avevano la possibilità di seguire il match, della Thursday Night Football Game, anche in tv.

    Il prossimo match è quello del 22 settembre tra Houston Texans e New England Patriots.

    Twitter da questa esperienza ha molte opportunità per crescere.

  • Spotify, gli utenti abbonati sono 40 milioni a livello globale

    Spotify, gli utenti abbonati sono 40 milioni a livello globale

    Spotify, la startup che offre il servizio di musica in streaming on demand, ha superato i 40 milioni di utenti abbonati a livello globale. L’annuncio è stato dato dal CEO e founder, Daniel Ek. Negli ultimi 6 mesi gli utenti sono poi cresciuti di 10 milioni.

    Spotify, la startup che offre il servizio di musica in streaming on demand, ha superato il traguardo dei 40 milioni di utenti abbonati, quindi utenti che usano il servizio con la sottoscrizione di un abbonamento. L’annuncio è stato dato da Daniel Ek, fondatore e CEO di Spotify, tra l’altro convolato da poco a nozze sul Lago di Como con ospite Mark Zuckerberg.

    L’annuncio arriva dopo che tre mesi fa era stato annunciato il traguardo dei 100 milioni di utenti globali che utilizzano il servizio. Mentre sei mesi fa gli utenti paganti erano 30 milioni. A questo risultato ha contribuito anche l’estensione dell’abbonamento famiglia passato adesso da 5 a 6 membri e abbassando il costo dell’abbonamento da 30 a 15 dollari.

    A gennaio 2015 gli abbonati erano 15 milioni, ci sono voluti quindi un anno e due mesi prima di raddoppiarli, anche se poi la crescita è infatti cresciuta in modo più spedito. Un tasso di crescita che potrebbe portare a 50 milioni di utenti il prossimo marzo 2017.

    daniel ek spotify

    Quindi, ad oggi, più o meno il 40% degli utenti totali di Spotify utilizza la piattaforma di musica in streaming in abbonamento e che il più utilizzato è quello da 10 euro. Un dato che spiega come le persone alla fine sono sempre più intenzionate a pagare per avere a disposizione una vasta scelta di musica da ascoltare. Anche questo è uno specchio dei tempi che viviamo e che spiega bene quale sia lo stato della musica oggi.

    Va detto anche che non tutti i musicisti sono felici di servizi come questi, basti pensare alla lotta che ha intrapreso Taylo Swift con tutti i servizi analoghi, Apple Music compreso.

    E a proposito del servizio di musica in streaming della casa di Cupertino, la settimana scorsa sono stati ufficializzati i numeri del servizio che dicono che ad oggi gli abbonati sono 17 milioni.

    E voi usate Spotify in abbonamento? Raccontateci la vostra esperienza.