Autore: Franz Russo

  • Il doodle di Google è per Antoni van Leeuwenhoek, padre della microbiologia

    Il doodle di Google è per Antoni van Leeuwenhoek, padre della microbiologia

    Il doodle che vediamo oggi online sulla home di Google è dedicato ai 384 anni dalla nascita di Antoni van Leeuwenhoek, considerato essere il padre della microbiologia e del microscopio. Fu il primo scienziato a “vedere” i batteri.

    Il doodle che vediamo oggi online sulla home di Google è dedicato ai 384 anni dalla nascita di Antoni van Leeuwenhoek, considerato essere il padre della microbiologia e del microscopio. Il doodle raffigura proprio quello di cui si è occupato con i suoi studi.

    google doodle antoni van leeuwenhoek

    Antoni van Leeuwenhoek era un ottico di Deft, un paese della provincia dell’Olanda Meridionale, ma con una grande passione per la chimica. Passione che nel 1673 si concretizza con una memoria inviata alla Royal Society di Londra, pubblicata sulla Philosophical Transactions of the Royal Society, rivista scientifica a cura della Società, riguardante alcune osservazioni sugli organi visivi, sulla bocca e sul pungiglione dell’ape, sul pidocchio, e altre analisi microscopiche sulla muffa.

    microscopio antoni van leeuwenhoek

    Il suo interesse per gli studi lo portò a modificare e a migliorare i primi rudimentali microscopi, si costruiva le lenti da sè, fino a realizzare un microscopio capace di vedere più a fondo. E quindi, grazie a questo strumento, capace di ingrandire fino a 200 volte, Antoni van Leeuwenhoek fu il primo ad osservare l’esistenza dei batteri, quelli di cui parlava proprio nella lettera alla Royal Society di Londra. Ma il nome di Antoni van Leeuwenhoek è legato anche alla scoperta degli spermatozoi, quelli che lui definì “animalculi”, “piccoli animali” dotati di testa e coda. Ma lo studioso aveva osservato anche le fibre muscolari, i capillari, e tante altre cose che oggi conosciamo proprio grazie a lui.

  • Responsabilità: tra impegno e libertà una scelta Reale e Virtuale

    Responsabilità: tra impegno e libertà una scelta Reale e Virtuale

    C’è una parola forte e impegnativa che non crea distinzioni tra il Reale e il Virtuale: la Responsabilità. E’ un concetto talmente vasto da non esaurirne mai il significato, con la consapevolezza, tuttavia, che non è possibile nessun’altra declinazione se prima di tutto non viene a mancare la Responsabilità Verso Se Stessi. Fino a parlare della Responsabilità nel Marketing Emozionale.

    Scrivere e riflettere su un tema tanto vasto come quello della Responsabilità può risultare parecchio difficile.
    Perché la Responsabilità permea qualsiasi nostro comportamento e, dunque, qualsiasi nostra comunicazione.
    Nel Reale e nel Virtuale non si riesce tanto a distinguerne i confini, poiché quello che siamo – rispetto al concetto di Responsabilità – è talmente potente da non accettare classificazioni.
    Se non siamo persone responsabili nella nostra vita, non potremo mai riuscire a riflettere sul Web e sui Social Media un’immagine affidabile di noi. A essere credibili.

    responsabilita web social media

    Per incominciare ad avere le idee più chiare, proviamo insieme a stabilire quali sono i campi in cui la Responsabilità è più significativa.
    Partiamo da quello fondamentale, senza il quale ogni altro ambito della Responsabilità verrebbe a cadere. Semplicemente, non ha avrebbe senso nemmeno parlarne.
    Si tratta della Responsabilità verso se stessi.
    Egoistica? Certo che no.
    Individualista? E’ solo il punto di partenza.
    Avara? Sarebbe come dire che la felicità personale è sterile.
    In realtà, stiamo parlando proprio della condizione più difficile che l’essere umano può realizzare nella sua vita.
    E anche il più indispensabile.

    E’ il tempo che Tu hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante – diceva il Piccolo Principe.

    Questo tempo è Impegno, è Fatica, è Scelta di Donare.
    Il Piccolo Principe certo non se ne lamentava: aveva scelto lui di farlo. Di essere artefice della sua vita a tal punto da Amare, e quindi da sacrificare il suo Tempo per la cosa amata.
    Non c’è relazione tra la rosa – in se stessa – e il peso che il Piccolo Principe sente sulle sue spalle e che lo riporterà da lei.
    E’ solo lui che ha scelto, mettendosi in discussione.
    Ecco. Essere Responsabili di sé significa decidere per la propria vita.
    E decidere spaventa.
    Avere la libertà di scelta spaventa.
    Anche, e soprattutto, perché sappiamo benissimo che quelle scelte le dobbiamo portare avanti.
    Coerentemente.
    E questo non può che riflettersi in tempo reale sull’immagine che diamo di noi in Rete e sui Social Network.
    Non c’è confine tra Vita Reale e Vita Digitale.
    La cura del nostro caro Personal Branding parte proprio da qui: sei affidabile, attendibile, coerente?
    E’ qui che lo devi dimostrare.

    Scegliere di essere responsabili nei confronti di se stessi, certo, vuol dire anche prendersi cura di sé, non delegare queste cure agli altri.
    Quindi, è indispensabile una precedente presa di coscienza di cosa sappiamo fare e di cosa vogliamo fare di noi.
    Per non trovarsi poi senza remi in mezzo al mare e farsi trascinare dagli eventi
    Senza dover all’improvviso trovare delle scuse – anche ottime – per non essere se stessi.
    Commetteremo errori, andremo incontro a fallimenti, ci rialzeremo con le ginocchia sbucciate.
    E saremo, probabilmente proprio allora, più fieri di noi

    Essere Responsabili di se stessi ha anche significati meno poetici.
    Significa accettare quali sono i propri punti deboli, le proprie fragilità: malattie, insicurezze, complessi di inferiorità, timori, paure.
    Ognuno di questi (e altri) limiti va in qualche modo salvaguardato.
    Perché è tutto e solo nelle nostre mani. La Responsabilità che abbiamo nei nostri confronti è di chiedere aiuto, di farci curare, di imparare dagli altri percorsi di vita più adatti.
    Siamo solo Noi a decidere di noi. Noi a distinguere qual è la strada migliore da attraversare per la realizzazione delle nostre potenzialità.

    E quando vinciamo?

    Cioè, quando riusciamo a realizzare in pieno le nostre potenzialità e gli obiettivi che ci eravamo proposti?
    Vinciamo per diventare più forti, più capaci, più profondi, più colti, più abili.
    Eppure, non vinciamo per noi.
    Vinciamo per insegnare agli altri come abbiamo fatto a vincere. 
    E’ proprio questa l’ottica della Responsabilità verso se stessi.
    La sfida più bella che la vita ci possa donare.
    Nella Vita Digitale come nella Vita personale.

    A seguire, viene piuttosto logico pensare alla Responsabilità nelle Relazioni col Prossimo.
    E qui si può spaziare dall’occuparsi di Volontariato, per un senso sociale e umano consapevole, fino al coltivare ogni giorno le proprie amicizie, come piantine che crescono solo grazie al nostro amore.
    In Rete, prima di tutto, dove mancando il contatto fisico si fanno più importanti le emozioni di empatia e riconoscimento del nostro prossimo.
    Si tratta, in ogni caso, di decidere per l’Impegno, per la Fatica e per la Scelta di Donare.
    Direi che la domanda principale da porsi – senza la tanta retorica di cui è pieno il mondo – sia semplicemente: siamo e saremo capaci di donare il nostro tempo agli altri senza sentire che è tempo perduto?
    Magari, sì ben venga, sporcandoci le mani.
    Magari, sì anche, mettendo a rischio la propria reputazione. Quella che con fatica abbiamo costruito sul Web.
    Perché in fin dei conti quella reputazione non vale nulla se non la mettiamo alla prova.
    Ah. Dimenticavo: prendesi cura degli altri perde di valore se ne parliamo troppo in giro.
    E’ – e deve rimanere – una Responsabilità del tutto privata.

    E la Responsabilità Sociale?

    In psicologia, esistono studi conclamati che hanno dimostrato come l’appartenenza a un Gruppo – la Società in genere, in questo caso – condizioni potentemente il nostro senso di Responsabilità Individuale.
    Esiste, infatti, una dinamica precisa, che si chiama “Diffusione di Responsabilità” e già solo questa concezione basterebbe a capire perché decidiamo di essere un “Io” o un “Noi”.
    In parole semplici, quando la nostra identità si mischia e si tende a disperdere in un’identità più ampia – quella del Gruppo, appunto – non è più possibile essere “beccati” con le proprie mani nel vaso della marmellata.
    Nel Gruppo non è quasi impossibile riconoscere chi – come individuo – ha avuto un comportamento irresponsabile.
    Perfino incivile o pericoloso.
    Il Gruppo nasconde perfettamente i gesti irresponsabili dei singoli.
    E per questo tutta la Psicologia Sociale ruota intorno all’importanza di appartenere a un Gruppo.

    Le implicazioni e i significati della parola Responsabilità non si esauriscono, tuttavia, certo qua.
    Esiste una Responsabilità alla Formazione e all’Insegnamento;
    esiste una Responsabilità nell’Educazione;
    esiste – anche se certamente non è il mio campo – una Responsabilità Culturale e Storica. 
    E poi, esiste una grandissima Responsabilità che riguarda il settore dell’Informazione, della Diffusione delle Notizie.
    Quest’ultima, certo, è indissolubilmente legata Web, al problema dell’affidabilità delle fonti, all’uso consono dei Social Media.
    Alla Responsabilità che chiunque lavori sul Web ha di essere trasparente, onesto, autentico.
    Anche, e soprattutto, nei momenti in cui la Cronaca si fa tesa e critica.
    E più seguito abbiamo più alta è la nostra Responsabilità: i famosi Influencer hanno un “obbligo” più forte di essere comunicatori efficaci, di risvegliare la coscienza sociale senza allarmare inutilmente la marea di follower che li seguono.
    Usare i Social Network – nella concezione di Responsabilità all’Informazione – non è certo un giochino.
    Chiunque naviga in Rete da un po’ ricorda episcfail ed strafalcioni su emergenze nazionali che hanno decisamente fatto del male al mondo delle Notizie, ai soggetti singoli di tali eventi di cronaca così come alla comune coscienza sociale.

    Ultima, ma non certo ultim per importanza, esiste una sempre più forte Responsabilità del Marketing.
    L’integrazione con gli studi delle Neuroscienze hanno messo in luce quanto sia necessario e potente, nel processo di vendita, assumersi la Responsabilità dell’andamento di un business.
    Intendo un business sempre più corredato e corroborato da aspetti umani ed esperienze emozionali.
    Un approccio, quindi, alla vendita che sia prima di tutto essenzialmente responsabile.
    Facile a dirsi?
    No, difficile forse uscire dagli schemi del “vecchio marketing” non umanizzato.
    Il Cliente oggi cerca prima di tutto una cosa essenziale: essere ascoltato, poter esprimere ogni dubbio, ogni personale preoccupazione.
    E se noi sapremo mettere in secondo piano la fretta di vendere, regalando Tempo e Accoglienza al cliente, potremo fargli vivere quell’esperienza unica che riflette tutti i suoi desideri, e che è prima di tutto un’esperienza emozionale.

    Avremo certo nelle nostre mani la Responsabilità della trattativa: venderemo perché avremo fatto emozionare, venderemo perché abbiamo messo la Persona umana prima di ogni altra cosa, venderemo perché ci siamo assunti perfino la Responsabilità delle Emozioni dei nostri Clienti.

  • Attacco hacker negli Usa, colpiti anche Twitter e Spotify

    Attacco hacker negli Usa, colpiti anche Twitter e Spotify

    Un vasto attacco hacker ha colpito negli Usa diversi siti tra cui Twitter, al momento non utilizzabile in Italia, e anche Spotify, i siti di Vox Media di cui fa parte The Verge, Amazon. Si tratta di un attacco DDoS alla internet company Dyn e ha colpito la parte Est degli Stati Uniti.

    Pesante attacco hacker negli Usa oggi, un nuovo attacco di tipo DDoS ha colpito la società Dyn con la conseguente messa fuori uso di decine di siti web. Tra questi anche Twitter, infatti gli effetti dell’attacco si stanno propagando proprio adesso anche in Italia con problemi ad usare la piattaforma da 140 caratteri, sia da desktop che da mobile. L’attacco ha colpito la parte Est degli Usa.

    Le notizie che si hanno fino a questo momento dicono che l’attacco è durato circa due ore e che sarebbe già risolto, ma al momento per quanto riguarda Twitter la soluzione resta problematica. Ad essere stati danneggiati anche i siti di Spotify, CNN, eBay, AirBnb, Financial Times, New York Times, Reddit, Netflix, Vox Media di cui fa parte anche The Verge.

    twitter attacco hacker

    L’attacco ha quindi provocato un sovraccarico di traffico, come spesso accade in situazioni simili, rendendo impossibile l’utilizzo dei siti. Un’operazione che viene portata avanti da un ingente gruppo di persone con il preciso scopo di mettere fuori uso il servizio.

    E’ quindi molto probabile che nel nostro paese gli effetti si propagheranno ancora per qualche ora, specie per quel che riguarda Twitter.

    In caso di altre notizie vi aggiorneremo.

    #Update

    Questa la lista dei siti colpiti dall’attacco alla Dyn negli Usa:

    • ActBlue
    • Basecamp
    • Big cartel
    • Box
    • Business Insider
    • CNN
    • Cleveland.com
    • Esty
    • Github
    • Grubhub
    • Guardian.co.uk
    • HBO Now
    • Iheart.com (iHeartRadio)
    • Imgur
    • Intercom
    • Intercom.com
    • Okta
    • PayPal
    • People.com
    • Pinterest
    • Playstation Network
    • Recode
    • Reddit
    • Spotify
    • Squarespace Customer Sites
    • Starbucks rewards/gift cards
    • Storify.com
    • The Verge
    • Twillo
    • Twitter
    • Urbandictionary.com (lol)
    • Weebly
    • Wired.com
    • Wix Customer Sites
    • Yammer
    • Yelp
    • Zendesk.com
    • Zoho CRM
    • Credit Karma
    • Eventbrite
    • Netflix
    • NHL.com
    • Fox News
    • Disqus
    • Shopify
    • Soundcloud
    • Atom.io
    • Ancersty.com
    • ConstantContact
    • Indeed.com
    • New York Times
    • Weather.com
    • Mashable
    • WSJ.com
    • time.com
    • xbox.com
    • dailynews.com
    • Wikia
    • donorschoose.org
    • Wufoo.com

    #Update 1

    Twitter sta cominciando lentamente a tornare alla normalità in Italia, sia da mobile che da desktop.

  • L’innovazione del futuro secondo Eni alla Maker Faire 2016

    L’innovazione del futuro secondo Eni alla Maker Faire 2016

    La Maker Faire 2016 di Roma, che cresce di anno in anno, è stata l’occasione per vedere da vicino come anche le grandi aziende sono sempre più convinte che l’approccio da “makers” sia fondamentale nella fase che stiamo vivendo. E’ il caso di Eni che ha portato 3 progetti “concept” molto interessanti.

    La Maker Faire cresce anche nelle dimensioni, infatti la quarta edizione si è tenuta presso la Nuova Fiera di Roma, una location adatta ad un appuntamento europeo che accoglie makers dall’Italia e dall’estero. Cresce quindi la manifestazione, cresce l’interesse verso questo tipo di manifestazione, da parte della gente comune, desiderosa di scoprire e, soprattutto, da parte della grandi aziende, sempre più convinte che il legame, o comunque l’approccio da makers, sia fondamentale nella fase che stiamo vivendo.

    La tecnologia oggi mette a disposizione di tutti strumenti per ideare e progettare, quello che invece hanno le grandi aziende è la possibilità di realizzare idee e progetti che siano davvero utili e utilizzabili da tutti. Quindi progetti in grado di essere pronti all’uso, ma allo stesso tempo in grado di risolvere o soddisfare esigenze che prima non conoscevamo.

    eni maker faire 2016

    In questo contesto Eni ha voluto partecipare attivamente alla Maker Faire 2016 di Roma, con il suo spazio “Innovation for Energy”, presentando 3 nuovi progetti concepiti con lo spirito dei makers, offrendo soluzioni concrete a problemi ed esigenze che oggi tutti conosciamo. E parliamo di progetti che si rifanno all’idea che Eni ha lanciato sotto il nome di Digital Energy Life.

    I progetti che abbiamo avuto modo di conoscere sono “Digital Employee“, “Digital Home” e “Digital Earth“, tre innovazioni che puntano a dare una risposta a esigenze concrete e ai bisogni di oggi.

    eni maker faire digital employee

    Digital Employee è un progetto pensato per i lavoratori, specialmente a quanti svolgono le loro mansioni al di fuori del proprio paese. Il progetto vede la realizzazione di un braccialetto elettronico con identificativo personale che ha lo scopo di consentire ai soccorritori, in caso di incidente, di conoscere tutte le informazioni sull’identità del lavoratore. Il dispositivo al suo interno contiene un chip NFC che contiene il link con tutte le informazioni sotto forma di QR code. Una volta che uno smartphone legge il codice, ecco che compaiono tutte le informazioni mediche del lavoratore con la possibilità di poter contattare subito l’assistenza.

    Con Digital Earth Eni vuole consolidare il suo impegno nei paesi dove opera, mettendo in pratica quelli che sono i principi dell’Internet delle Cose. Il progetto presentato alla Maker Faire 2016 dimostra che alcuni problemi complessi, in paesi dove sono evidenti le difficoltà, possono essere risolti grazie ai dispositivi connessi. Come il dispositivo a tre (o più) sensori, in grado di fare una prima analisi dell’acqua dal punto di vista della purezza. Un progetto che potrebbe tornare molto utile per migliorare le condizioni di vita dei residenti nei paesi africani dove opera l’azienda italiana. I dati raccolti permettono di dare alle popolazioni un primo riscontro delle condizioni dell’acqua, comprese le informazioni di geolocalizzazione. Un’idea che potrebbe essere utilizzata in luoghi dove é difficile anche controllare i pozzi per via della distanza. Molto interessante.

    E poi Digital Home, il progetto che rappresenta al meglio cosa si intende oggi per Internet delle Cose e la voglia degli italiani di avere una casa sempre più “smart”. Si tratta infatti di un progetto che permette di digitalizzare alcune operazioni che porteranno un grande vantaggio in termini di risparmio energetico. Altra caratteristica importante, rispetto a soluzioni simili sul mercato, è che questa soluzione può essere usata con tutti gli elettrodomestici che si hanno in casa. Il sistema riconosce la persona che entra in casa, attraverso il riconoscimento con delle telecamere e permette quindi la personalizzazione dell’accensione degli apparecchi. Nel momento in cui si esce da casa il sistema li spegne. Nel caso in cui ci dovessero essere situazioni particolari, come l’allagamento del bagno o il superamento dell’energia a disposizione, un segnale acustico e visivo farà in modo che il sistema intervenga subito. Digital Home è un sistema a basso costo ma con un elevato livello di efficienza e non è difficile prevedere che, una volta realizzato nella sua pienezza, riscontrerà grande successo.

    Eni con queste soluzioni, e con tutto il suo progetto Innovation for Energy, prova ad interpretare le esigenze del futuro con un approccio da makers. E poi si tratta di un futuro non troppo lontano.

     

  • Comunicazione sul Web: la Felicità a tutti costi e il Cinismo senza senso

    Comunicazione sul Web: la Felicità a tutti costi e il Cinismo senza senso

    La Comunicazione sul Web e in particolare sui Social Media tende ancora a farci cadere nella trappola dell’esibizionismo. Da una parte la Felicità a tutti i costi, dall’altra il Cinismo senza senso. E’ ora di cambiare: l’Era Digitale ci presenta piattaforme che oggi sono mature per poter confrontarsi e dialogare realisticamente per come siamo.

    Dopo alcuni mesi dal post di Franz Russo sul legame tra foto profilo e personalità torniamo a riflettere sulle tipologie di caratteri che si interfacciano sul Web.
    Abbiamo rivelato nel post precedente come dalla foto profilo – l’immagine di noi scelta per rappresentarci in Rete – emergano ben cinque caratteri distinti.
    L’Estroversione di una persona, che ama il confronto ed è aperta al dialogo; l’Amicalità, che si riconosce per l’allegria e la ricerca dell’accordo; la Coscienziosità, propria delle persone sorridenti, sì, ma con cautela; la Stabilità – ovvero la mancanza di Stabilità – propria di chi anche in foto difficilmente sa nascondere i suoi difetti e lati negativi; l’Apertura Mentale, che rivela un carattere stravagante, inusuale, ricco di emozioni contrastanti.

    Una ricerca recentissima della University of California Berkeley ha rivelato, ancora più in profondità, quanta e quale sia la disposizione e la tendenza dei soggetti a dimostrarsi “forzatamente felici” quando scrivono sul Web e, in particolar modo, sui Social Network.
    Lo studio universitario è avvenuto in questo modo: gli studenti sono stati fatti dividere in due gruppi.
    Al primo è stato fatto leggere un racconto dal finale felice e successivamente è stato fatto vedere anche un film dall’happy ending, mentre al secondo gruppo è stato fatto vedere solo il film.
    Il risultato della ricerca sembra paradossale: le persone che hanno letto anche il racconto felice hanno riportato emozioni – scrivendo poi sui Social Network i loro stati d’animo –  meno felici di quelle delle persone che avevano visto soltanto il film.

    comunicazione felicita cinismo

    Gli autori della ricerca hanno tratto le seguenti conclusioni: più si cerca la felicità, meno la si prova.
    Più la felicità è un’emozione forzata, più è falsa e va in contro ad aspettative inattese.
    E la ragione per cui avviene questo sta nell’inconscio umano: più la persona è forzata e si pone la felicità come obiettivo primario, meno facilmente la raggiungerà.
    Qui siamo arrivati a parlare di inconscio, ma le considerazioni sociali sono altrettanto preziose e valide.

    Società e Individuo si intrecciano fortemente in questo campo di analisi e vale sicuramente la pena soffermarsi a comprendere cosa voglia dire avere un’Aspettativa. Certo ne esistono di consce e di inconsce.
    Quelle consapevoli sono i nostri desideri, sono i nostri obiettivi, ciò a cui puntiamo.
    Quelle inconsce sono immagini che il nostro mondo interiore crea e che possono trarci fortemente in inganno.
    Sono percezioni fortemente legate al mondo emotivo, attraverso cui – come una lente focale – senza rendercene conto valutiamo noi stessi e il mondo.
    Spesso con pregiudizi, tramandati più o meno socialmente, o solo per ambizioni e pulsioni interiori all’individuo.
    Difficile e forse impossibile districare quello che è proprio solo del mondo interiore da tutto ciò che, fin da bambini, ci viene insegnato, mostrato, inculcato.
    In ogni caso, avere Aspettative è perfettamente naturale, anzi, rivela un carattere sano. E’ il limite di queste Aspettative che può farci ammalare, o renderci – in questo caso – infelici.
    A chi soffre di infelicità a causa di frustrazione per il mancato raggiungimento delle proprie aspettative, il consiglio migliore è sempre lo stesso: vivere nel presente. Accettare le emozioni che si provano. Accogliere fallimenti e successi in maniera il più possibile realistica.

    Se nella Comunicazione Sul Web e, soprattutto, sui Social Media, il nostro desiderio – la nostra Aspettativa – è quella di comparire motivati, sorridenti, amanti delle sfide, coraggiosi, positivi a qualunque costo, l’immagine che si proietta è certamente – almeno nel breve tempo – quella di una persona felice.
    Talmente felice da provocare invidia.
    I “Felici del Web” sono quelli che il lunedì mattina devono condividere sui Social Media la loro forza di spirito, l’entusiasmo e la buona volontà di cominciare una nuova settimana, che sicuramente sarà bellissima perché ogni nuova sfida è un’opportunità meravigliosa.
    A loro si oppongono Quelli del No. Quelli che non si vogliono svegliare, quelli che odiano tutto e tutti proprio perché è lunedì, e non ha molta importanza che obiettivi abbiano sul serio, quanto creare un coro di opposizione e di negatività.

    Certo questo è solo un banale esempio, ma se da un lato i Social Network stimolano moltissimo l’espressione della felicità – nelle sue forme più stravaganti: immagini, selfie, aforismi – dall’altro ecco che compare come protagonista anche il Cinismo.
    Ed è naturale che compaia: è la risposta inevitabile individuale e sociale, una presa di posizione spontanea tra i tanti cuoricini.

    Il Cinismo, per definizione, è l’atteggiamento di ostentata indifferenza e disprezzo nei confronti di valori morali e sociali.
    E già solo queste parole ci fanno riflettere: “ostentata”, esattamente come la Felicità a tutti i costi.
    Socialmente parlando, tuttavia, l’individuo cinico è considerato più forte di quello positivo e felice.
    Retaggi? Indubbiamente.
    Può essere sicuramente un atteggiamento di maggior forza se spinge l’individuo a guardare la realtà nuda e cruda e, partendo da questa visione, sviluppare soluzioni realistiche e innovative a problemi anche quotidiani.
    Molto più frequentemente, tuttavia, è un alibi dietro cui ci si nasconde.
    E diventa sarcasmo sterile che non produce interazione né alcun genere di confronto.
    Anche se – non possiamo nasconderlo – uno status che esprime “presa in giro” postato su Facebook è sicuramente più divertente da leggere, soprattutto alla fine di una giornata dura, perché diventa un gioco capace di ribaltare le regole del buon senso.

    Chi non è cinico è ingenuo? Molti lo pensano, anche senza dirlo.
    Eppure molti pensano anche che il cinismo sia uno manifesto modo di esporsi, di farsi vedere a tutti i costi, di essere esibizionisti.
    Esattamente come i “Felici a tutti i costi”.
    Allora la domanda essenziale sorge spontanea: sono Web e Social Network a portarci ad estremizzare così gli stati d’animo che condividiamo?
    Saremmo un po’ ipocriti nel dire di no.
    La velocità dell’espressione di sé, sui Social Media in particolare, contribuisce moltissimo a far risaltare le caratteristiche così marcate della comunicazione.
    E allora cosa ci può “salvare” nel nostro esprimerci e conversare su queste piattaforme?
    Cosa può salvaguardare la nostra reale voglia di comunicare?
    Una forma di realismo della nostra persona, una spontaneità che troppo spesso viene strozzata, un fermarsi a riflettere prima di scrivere o un non scrivere affatto.

    E se tornassimo indietro?
    Se tornassimo un attimo indietro nel nostro modo di comunicare sui Social Network, in realtà, faremmo un’enorme passo avanti.
    Tutti insieme.
    Perché nell’Era Digitale le conversazioni ormai sono mature a sufficienza da non aver bisogno di cadere in stereotipi.
    Siamo di fronte a nuove tecnologie digitali che avranno un impatto profondo prima di tutto sul lavoro e sull’Interazione Uomo-Macchina.
    I Social Network – come strumenti di comunicazione – oggi sono maturi a sufficienza per lasciare spazio a confronti di pareri spontanei, di caratteri diversi, di opinioni differenti e perfino opposte.
    Senza forzare la mano da nessuna delle parti.
    Nel Digitale vince la spontaneità.
    Siamo di fronte ad una rivoluzione che porterà a breve una produzione automatizzata e interconnessa.
    Vince l’essere se stessi confrontandosi con l’Intelligenza Artificiale e tutte le novità che verranno.
    Vince la non prevaricazione, la non forzatura: “Felicità a tutti i costi” e “Cinismo senza senso” perdono di valore come un soufflé che si smonta da sé.
    Semplicemente perché non sono veritieri.

  • Twitter, è giunta l’ora di puntare su un nuovo management

    Twitter, è giunta l’ora di puntare su un nuovo management

    Un paio di settimane fa, quando si concretizzò la voce che Twitter fosse in vendita, tre grandi aziende avevano manifestato interesse ad una possibile acquisizione. Solo che dopo la rinuncia di Google e Disney, oggi anche Salesforce, l’unica azienda rimasta, non presenterà un’offerta di acquisto. E il titolo vede un nuovo tracollo a Wall Street. E’ il momento di puntare su un nuovo management.

    La vicenda di Twitter e di una possibile acquisizione sembra oggi arenarsi definitivamente e quindi, nel giro di pochi giorni, lo scenario si capovolge nuovamente, ponendo, a questo punto, un un problema serio. In realtà le voci di una possibile vendita dell’azienda co-fondata da Jack Dorsey, oggi CEO di Twitter, si rincorrono ormai da mesi e che oggi sembra chiudere un capitolo (un primo capitolo, forse).

    Twitter e le pretendenti

    Nei giorni scorsi, dopo il concretizzarsi delle voci di vendita, si erano manifestati gli interessi di alcune aziende, tra queste le più interessate erano sembrate Google e Salesforce, in un secondo momento si era aggiunta anche Disney (Dorsey è consigliere di amministrazione della The Walt Disney Company e amico di Bob Iger, attuale CEO). Qualche giorno fa, lo scorso giovedì, è bastato che Google, prima, e Disney, dopo, annunciassero di non voler procedere alla presentazione di una possibile offerta di acquisizione, per vedere il titolo TWTR perdere oltre il 20% a Wall Street. Restava ancora in corsa Salesforce, azienda che qualche mese fa si era vista soffiare sotto il naso LinkedIn (tra l’altro si è anche opposta in seguito).

    twitter nuovo management franzrusso.it 2016

    Twitter, si ritira anche Salesforce

    Ma ieri è avvenuto un altro episodio. E cioè che Salesforce non presenterà alcuna offerta di acquisto e tale decisione sarebbe stata presa proprio dagli azionisti di CRM che avrebbero fatto pressione affinché l’azienda non acquisisse Twitter. Al momento questo stop verrebbe ad essere visto come una “sospensione”, nel senso che per ora Salesforce non considera un’acquisizione di questo tipo. E quindi, così come accaduto con Google, è bastato che sui mercati si diffondesse la notizia per far perdere al titolo TWTR un altro 11,5% portando il presso per azione a 17,5 dollari. Per Salesforce invece è stato il contrario, il titolo CRM ha guadagnato ieri a Wall Street quasi il 6%.

    Insomma, Twitter adesso si trova a dover trovare presto una soluzione che faccia uscire la società da un possibile pantano, una situazione che non potrebbe essere che dannosa. Adesso serve ben altro. Ma cosa?

    Twitter deve puntare su sè stessa, con un nuovo management

    Twitter deve puntare proprio su Twitter stessa, su una piattaforma a 140 caratteri che ha ancora tutte le potenzialità intatte. In questi ultimi due anni sono stati fatti diversi passi avanti per rendere l’utilizzo dell strumento più semplice e di facile intuizione. Sono stati introdotti nuovi strumenti e nuove funzionalità per consentire un maggiore utilizzo dei 140 caratteri per raccontare cosa succede nel mondo in tempo reale, per costruire relazioni mirate in maniera dinamica e diretta. Twitter è tutto questo e non solo.

    jack dorsey twitter nuovo management franzrusso it 2016
    Jack Dorsey, CEO di Twitter

    Negli ultimi mesi Twitter ha scommesso molto sui video, ha potenziato la relazione con Periscope, ma, soprattutto, sta puntando molto sui live video, sulle dirette di eventi che è possibile seguire direttamente sulla piattaforma. Basti pensare all’investimento fatto per le 10 partite della NFL e per i risultati che sta raccogliendo con oltre 2 milioni di utenti per il primo match. Questo genera coinvolgimento degli utenti, visualizzazioni maggiori e, perchè no, anche la crescita della base utenti. La strada è segnata, ma ancora una volta manca qualcosa che purtroppo, con la mancata possibilità di essere acquisita da un’altra grande azienda, non si è verificata. E che cosa manca?

    Manca un management competente e capace di condurre Twitter verso la strada dei live video e verso nuovi traguardi. In poche parole, tutto il management, a partire da Jack Dorsey, attuale CEO e co-fondatore di Twitter (insieme a Evan Williams e Biz Stone), deve cambiare. Serve nuova linfa per traghettare l’azienda verso questa situazione che rischia di diventare sempre più pesante.

    Del resto, l’idea di un nuovo management è quello che da due anni chiedono gli investitori. Adesso è giunta l’ora di agire perchè Twitter è ancora vivo.

  • Ecco Facebook Workplace, la soluzione di Facebook pensata per le aziende

    Ecco Facebook Workplace, la soluzione di Facebook pensata per le aziende

    Come preannunciato qualche giorno fa, ieri Facebook ha presentato a Londra la soluzione pensata per le aziende, quella che era indicata come “Facebook at Work”. La piattaforma per le aziende quindi si chiama Facebook Workplace ed è il primo servizio di Facebook a pagamento: le aziende pagheranno in base al numero di utenti attivi sulla piattaforma.

    Qualche giorno fa avevamo anticipato che Facebook avrebbe presentato proprio il 10 ottobre 2016 una nuova piattaforma pensata esclusivamente per le aziende, un progetto a cui l’azienda di Menlo Park in realtà stava lavorando da un paio di anni con il nome di “Facebook at Work“. E ieri la presentazione è effettivamente avvenuta, a Londra, una novità assoluta anche questa che di fatto sancisce la prima volta che Facebook presenta un nuovo servizio al di fuori degli Stati Uniti. La piattaforma ha lasciato il suo nome in codice per diventare Facebook Workplace, “luogo di lavoro”, e rappresenta la prima soluzione che Facebook rilascia per le aziende, un social network tutto per loro. Non solo, rappresenta anche la prima volta che Facebook cerca di monetizzare in maniera alternativa alla pubblicità.

    facebook worplace

    Il progetto era già in uso presso qualche organizzazione in versione beta, infatti si scopre che le aziende sono già più di 1.000 (come Starbucks, Danone e Campbell) e che su Facebook Workplace esistono già più di 100 mila gruppi attivi. Cinque sono i paesi che usano la piattaforma più si altri e sono India, Stati Uniti, Norvegia, Regno Unito e Francia. In sintesi Workplace è un luogo dove le aziende possono permettere una maggiore connessioni tra collaboratori e dipendenti, avendo a disposizione un proprio newsfeed, con la possibilità di fare anche chiamate in audio e in video. Rappresenta quindi la risposta a soluzione che già esistono sul mercato, di fatto Workplace non è una novità. E’ la sfida che Facebook lancia a LinkedIn, ma anche a Yammer o a Slake.

    facebook workplace profilo

    Come detto, Facebook Workplace è un servizio a pagamento e il costo che le aziende pagheranno sarà calocato in base al numero effettivo di utenti attivi, quindi non sarà un abbonamento mensile. E il costo per utente sarà così composto:

    • fino a 1.000 utenti: 3 dollari per utente;
    • da 1.001 a 10.000 utenti: 2 dollari per utente;
    • da 10.001+ : 1 dollaro per utente.

    Inoltre, per testare il servizio, le aziende possono usare Facebook Worplace gratis per i primi 3 mesi.

    Alcune caratteristiche di Facebook Workplace:

    facebook workplace chat live video

    • gruppi e gruppi multi-aziendali – caratteristica mutuata da Facebook e qui sarà possibile condividere, oltre documenti, immagini, anche i video live; ci sarà anche la possibilità di creare gruppi multi-aziendali;
    • chat di lavoro – un’applicazione che sembra essere simile a Messenger con la possibilità di fare call di gruppo o individuali;
    • streaming dei Live Video – uno dei punti di forza di Facebook Workplace è la possibilità di condividere live video con i dipendenti di un’azienda, una possibilità che potrebbe essere sfruttata in diversi ambiti; un elemento che pone la piattaforma davanti alle concorrenti non ancora in grado di fornire questa possibilità.

    Facebook Workplace è senza pubblicità e non sarà collegato a Facebook, quindi non ci sarà alcuna relazione tra l’utente registrato sul social network e lo stesso utente che a sua volta usa Workplace, il login sarà quindi separato.

  • Facebook lancia Events, l’app specifica per seguire gli eventi da mobile

    Facebook lancia Events, l’app specifica per seguire gli eventi da mobile

    Facebook lancia Events, un’applicazione dedicata agli eventi per ora solo disponibile per iOS, in seguito sarà rilasciata anche la versione per Android. Ogni giorno 100 milioni di utenti consultano l’app Eventi con centinaia di milioni di feste, incontri e altro condivisi. Motivo per cui viene rilasciata un’app stand-alone, ossia una nuova opportunità di business.

    Facebook con oltre 1,7 miliardi di utenti è capace di raccogliere e creare esperienze verso molteplici interessi. Uno di questi riguarda proprio gli eventi. Come sapete esiste un’app interna a Facebook che permette agli utenti di condividere eventi di ogni tipo con i propri contatti. Facebook fa sapere che questa app vede coinvolti ogni giorno 100 milioni di utenti e centinaia di milioni sono gli eventi condivisi. Tutto questo spiega la scelta di lanciare una applicazione stand-alone, quindi dedicata, per ora solo su iOS (presto ci sarà il lancio della versione per Android), che permetterà di navigare direttamente dal proprio dispositivo mobile tutti gli eventi che si svolgono nella propria città.

    facebook events eventi ios app mobile

    L’app permette di visualizzare in un feed gli eventi che avvengono nella città in cui ci si trova mostrando anche le persone che parteciperanno e anche quelle interessate. Nello stesso feed compariranno anche gli eventi che condivideranno i brand. Facebook Events segnala eventi anche in base ai propri interessi attraverso una ricerca e la mappa interattiva. Potete anche segnarvi gli eventi in anticipo che avverranno nella città che visiterete per un breve soggiorno.

    All’interno dell’app esiste anche un calendario in cui potete importare anche gli eventi che vi siete segnati sul vostro Google Calendar o sul vostro iCloud.

    Ovviamente dietro questo lancio risiede una precisa strategia che è quella di far crescere applicazioni interne per poi lanciarle in modalità stand-alone una volta che si sono i numeri per farlo. Da qui la possibilità di fare crescere nuove opportunità di business per il social network. Una strategia che abbiamo visto proprio con il lancio di Messenger, oggi diventata un’applicazone di utilità in grado di fornire molteplici servizi agli utenti, con la possibilità di acquistarli direttamente in-app.

    Questo significa che Facebook Events potrebbe sviluppare servizi specifici per gli eventi, come la possibilità di vendere anche i biglietti dei singoli eventi. Significa quindi creare partership specifiche con vendor specializzati, come TicketOne, ad esempio.

    Immaginate, riferendoci a quanto accaduto in questi giorni, se i biglietti dei Coldplay fossero stati venduti proprio attraverso questa app. Uno scenario non proprio lontano.

  • Twitter, ecco la settimana dedicata al Food – #ItalyFoodWeek

    Twitter, ecco la settimana dedicata al Food – #ItalyFoodWeek

    Con il patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Twitter annuncia la prima edizione della settimana dedicata al cibo e alla qualità italiana, #ItalyFoodWeek. Per 7 giorni, dal 14 al 20 ottobre 2016, aziende, esperti e appassionati del mondo Food potranno utilizzare Twitter per condividere informazioni, opinioni e diventare protagonisti.

    Twitter, con il patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, è lieta di annunciare la prima edizione della #ItalyFoodWeek l’iniziativa che, da venerdì 14 a giovedì 20 ottobre, celebrerà le eccellenze del Made in Italy agroalimentare. Per sette giorni, aziende ed esperti del mondo Food, ma anche semplici appassionati di cibo, animeranno su Twitter conversazioni legate al tema.

    La #ItalyFoodWeek si orienterà su tematiche legate al cibo e all’alimentazione, dai prodotti tipici o a chilometro zero, dal vino alla cucina stellata, passando per argomenti di interesse comune ed attualità, quali le conoscenze nutrizionali o la lotta agli sprechi alimentari. Da oggi fino alla data di inizio il 14 ottobre, chiunque potrà prepararsi per partecipare alla conversazione per conoscere, chiedere, condividere o dire la propria, entrando in contatto con aziende, professionisti del settore e altri appassionati di cibo in tutta Italia.

    Ringraziamo Twitter Italia per questa iniziativa – afferma il Ministro Maurizio Martina – perché raccontare l’agroalimentare italiano e le sue eccellenze, valorizzarle e promuoverle nel mondo, significa anche saper sfruttare al meglio le potenzialità dei social network. È proprio questa la forza del nostro sistema: sapersi rinnovare nella tradizione, mantenendo ben salde le proprie radici. Abbiamo incredibili esperienze nella filiera agroalimentare che sono un patrimonio assoluto e possono esprimere tutto il loro valore attraverso la rete.”

    Siamo entusiasti di creare, attraverso questa iniziativa, una piazza virtuale che consenta di celebrare le eccellenze del cibo Made in Italy in una settimana in cui già si svolgeranno in tutto il mondo eventi legati al tema del cibo e dell’alimentazione – ha dichiarato Livia Iacolare, Head of Media Partnership di Twitter Italia – L’#ItalyFoodWeek permetterà di creare un dialogo su tematiche importanti legate all’alimentazione e potrà coinvolgere – grazie alle caratteristiche della nostra piattaforma – chiunque vorrà prenderne parte. Non vediamo l’ora di scoprire le conversazioni e i contenuti che nasceranno da queste giornate”.

    #italyfoodweek

    Temi e hashtag della #ItalyFoodWeek

    La settimana sarà scandita ogni giorno da un tema specifico, definito da un hashtag diverso per ogni giorno della #ItalyFoodWeek:

    Venerdì 14 ottobre, #zerosprechiFW  – In occasione della celebrazione alla FAO della Giornata mondiale dell’Alimentazione, sarà possibile condividere sulla piattaforma contenuti su un tema di grande importanza: lo spreco alimentare e le strategie per combatterlo.

    Sabato 15 ottobre – #kmzeroFW – Un approfondimento dedicato alla filiera corta: caratteristiche, produzioni, riflessi sull’ambiente.

    Domenica 16 ottobre – #apranzoinsiemeFW – Cibo e condivisione: un appuntamento per scoprire tanti modi per stare insieme mangiando. Durante la giornata un focus sarà dedicato sull’Agrogeneration: giovani e start up agroalimentari.

    Lunedì 17 ottobre – #prodottitipiciFW – Una giornata dedicata ai prodotti italiani di qualità certificata Dop e Igp: storia, tradizioni, ricette e curiosità.

    Martedì 18 ottobre – #vinoFW – Vini e cantine: un incontro su etichette e produttori che portano in alto il nome dell’Italia nel mondo.

    Mercoledì 19 ottobre – #cucinaFW – Cucina e chef: dalle ricette di famiglia a quelle dei più grandi cuochi d’Italia per raccontare l’amore per la tavola.

    Giovedì 20 ottobre – #ciboesaluteFW – Nutrizione e salute: dalla spesa alla tavola, passando per i fornelli.

    I Tweet e le conversazioni della settimana si arricchiranno con l’Emoji dedicata, che comparirà semplicemente utilizzando l’hashtag #ItalyFoodWeek o uno degli altri hashtag ufficiali delle diverse giornate. Inoltre il sito www.italyfoodweek.it e un canale Periscope dedicato all’iniziativa permetteranno a produttori, aziende, esperti ed appassionati di essere costantemente aggiornati e assistere agli collegamenti in diretta dei protagonisti e degli altri utenti in live streaming.

    Molte le personalità del mondo Food che hanno già espresso la loro volontà di partecipare all’iniziativa e che Twitteranno durante la settimana, tra cui per citarne alcuni, gli Chef stellati Bruno Barbieri e Rosanna Marziale, Riccardo Casiraghi e Stefano Paleari fondatori di GNAMBOX, la vincitrice della quinta edizione di MasterChef Italia Erica Liverani e i finalisti Alida Gotta e Lorenzo De Guio, Francesca Romana Barberini conduttrice di Alice Club, il club della buona tavola, il vincitore della seconda stagione di Hell’s Kitchen Italia Mirko Ronzoni e il “Cuoco Contadino” Pietro Parisi.

    Questi invece alcuni consigli per prendere parte alle conversazioni su #ItalyFoodWeek

    1. Usa gli hashtag! Ricordati sempre di utilizzare l’hashtag dell’iniziativa #ItalyFoodWeek, ma soprattutto quello legato al tema del giorno per prendere parte alla conversazione.
    2. Immagini, video e streaming Periscope sono sicuramente un modo per rendere i tuoi Tweet ancora più interessanti e coinvolgenti. In particolare i contenuti in streaming su Periscope saranno molto visibili perché sarà attivo un canale dedicato.
    3. Se sei un’azienda, un produttore o un ristoratore avrai sicuramente da raccontare qualcosa dei tuoi prodotti che li rende unici e inimitabili: il processo o il luogo di produzione, una particolare varietà di materia prima, ricette uniche e creative… Rendi questo parte del tuo racconto!
    4. Appassionati, esperti di settore e altre figure pubbliche sono su Twitter. Crea delle liste per raccoglierli tutti, menziona il loro @username nei tuoi Tweet o taggali nelle tue immagini per attirare la loro attenzione. Interagisci con loro per rendere la conversazione ancora più coinvolgente.
    5. Lasciati ispirare! Scopri quello che viene detto dagli altri su Twitter per trovare spunti che si adattino anche al tuo racconto o Tweet con i quali vorresti interagire.

    Allora, preparatevi ad una settimana decisamente appetitosa a 140 caratteri!

  • Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    L’indagine di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, svolta su 70.000 consumatori a livello globale, evidenzia che il 26 % degli utenti dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dai brand; in Italia la percentuale è del 24%. Lo studio certifica la crescita di Snapchat e Instagram, sottolineando il valore degli influencer nel veicolare la percezione del brand.

    La ricerca globale di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, sulla base di 70 mila consumatori di 57 paesi (età compresa tra i 16 e i 65 anni) mette in fila tutta una serie di dati molto attuali, di quelli che vengono discussi molto in questo periodo. E cioè come i brand possano sfruttare al meglio i Social Media per creare coinvolgimento, come sfruttare piattaforme in crescita come Instagram e Snapchat (in un’altra ricerca si era evidenziato proprio il ruolo di Instagram come punto di riferimento) e come creare una relazione con influencer e celebrità vista la loro capacità nel veicolare i messaggi e contribuire ad una migliore percezione del brand da parte degli utenti e consumatori. Temi di cui si parla molto oggi e di conseguenza i dati di questa ricerca, che si riferiscono anche al nostro paese, assumono una valore importante.

    L’indagine di KANTAR TNS evidenzia che il 26% dei consumatori dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dalle marche, un dato significativo, cioè: 1 utente su 4. Il dato peggiore, da questo punto di vista, lo si riscontra nei paesi scandinavi, dove il 57%  dei rispondenti, sia in Svezia che in Danimarca, aveva dichiarato di ignorare i contenuti condivisi dalle marche. All’estremità opposta della scala solo il 15% dei rispondenti in Arabia Saudita e il 19% in Brasile avevano dichiarato di non essere interessati a contenuti brandizzati. In Italia, così come in Cina, il dato rilevato è molto vicino alla media globale con il 24%.

    Un dato, questo rilevato, che viene a confrontarsi con un altro dato interessante. E cioè che crescono ancora le piattaforme come Snapchat e Instagram, un dato che si conosceva certo, ma che vale la pena di verificare anche con questi numeri. La popolarità delle due piattaforme è cresciuta negli ultimi due anni in risposta alla richiesta di contenuti veri, personali, e istantanei, “in the moment” secondo lo studio dell’istituto globale di ricerca KANTAR TNS. Quasi un quarto degli utenti (23%) internet è ora su Snapchat, un grande salto rispetto al 12 % di due anni fa. Una situazione che si risconta anche nel nostro paese: in Italia il 25% degli utenti internet ora attivi sulla piattaforma, rispetto al 15% del 2015. In altre zone, come l’America Latina assistiamo ad un balzo dal 12 (2014) al 38% (2016).

    social media influencer brand infografica

    Anche Instagram ha acquisito popolarità, con un livello di utilizzo globale che oggi è al 42% dal 24% del 2014. In Italia, è sulla piattaforma il 51%, con una crescita del 15% negli ultimi due anni.

    Le marche, dunque, dovranno affrontare non poche difficoltà nel tentativo di coinvolgere i consumatori, dal momento che questi ultimi si sentono bombardati dalla presenza dei brands sulle piattaforme social, con il 34% in Italia (in linea con il dato Global, mentre a livello Europa, siamo addirittura al 39%) che dichiara addirittura di sentirsi “costantemente seguito” dalla comunicazione online.

    E tornando a quanto dicevamo all’inizio di questo post, uno dei temi che si affronta ogni giorno, all’interno della sfera del Social Media Marketing, è il ruolo che giocano, in maniera sempre più crescente, gli influencer e le celebrità. Da questo punto di vista, la ricerca KANTAR TNS ha evidenziato come gli influencer e le celebrità abbiano un ruolo chiave nell’influenzare la percezione sulle marche da parte delle persone. In pratica, 2 utenti su 5 (40 % nel mondo – il 32% in Italia) di età compresa tra i 16 e i 24 anni, dichiarano di avere più fiducia in quello che le persone dicono online a proposito del brand che sulle informazioni trovate sui canali ufficiali come giornali, siti o pubblicità TV.

    Come si sa, e come evidenzia anche la ricerca, giovani sono i più grandi utilizzatori dei social media, su tutte le piattaforme, ma è da notare che anche i più adulti si stanno aprendo alle novità del momento: 1 utente su 5, di età compresa tra i 55 e i 65 anni ora utilizza Instagram (un aumento del 47 % rispetto all’anno scorso nello stesso periodo). L’Italia sembra in linea con il dato globale, mentre per esempio nei Paesi del Sud America un 35% degli utenti in questa fascia accede alla piattaforma e ad Hong Kong addirittura il 44%. Anche su Snapchat in queste fasce d’età, la tendenza a condividere foto istantanee sta crescendo: il 9 % degli user globali è di età compresa tra i 55-65 anni ( era il 3 % nel 2015).

    E’ evidente che l’aumento degli user in tutte le fasce d’età rappresenta un’opportunità per i brand che possono creare contenuti condivisibili e coinvolgenti. Peraltro, con il 30 % dei rispondenti (il 35% in Italia) che ha dichiarato di essere contrario all’idea di vedere i propri comportamenti online tracciati dalla pubblicità, emerge la necessità di muoversi con attenzione.

    Di fronte a questi dati, forse sarebbe utile per le aziende qualche consiglio, e cioè:

    • concentrarsi e migliorare la creazione di contenuti che possano essere utilizzati su diversi canali, valutandone le specificità;
    • cercare di coinvolgere gli influencer coinvolgendoli nella creazione di contenuti, considerandoli come fonti attendibili di informazioni e consigli. Le partnership sono un’ottima opportunità per generare un genuino e autentico contenuto, che è quello che le persone vogliono;
    • puntare su ciò che in effetti emoziona i consumatori. La realtà oggi è che non sono più solo i teenagers coloro che utilizzano questi canali.

    Allora, che ne pensate di questi dati e se pensate che ci sia bisogno di qualche altro consiglio?