Snapchat sta diventando per gli altri social network una vera fonte di ispirazione. Quindi dopo Facebook e Instagram, adesso è la volta (ancora) di Twitter a rilevare una funzionalità già in uso sull’app del momento. Su Twitter sono in arrivo i QR Code per i profili, già visti anche su Facebook Messenger.
Il mondo dei social network e delle app è in continuo fermento in termini di funzionalità da attivare, per rendere l’esperienza degli utenti sempre più coinvolgente. Ma capita, spesso,che alcune piattaforme riprendano (in alcuni casi, copiano) funzionalità viste da altre parti. Un fenomeno che non può essere biasimato più di tanto, capita perchè stiamo parlando di fenomeni (i social network) che prima non esistevano, è quindi facile che ci sia questa continua fase di ripresa di ciò che funziona meglio da altre parti. E questo stesso fenomeno andrà avanti fino a quando non si raggiungerà una certa stabilità, ancora lontana dall’essere prevista.
Quindi, fatta questa premessa, in tema di “questa funzionalità l’ho già vista da qualche altra parte“, Twitter (di nuovo) trova ispirazione guardando a Snapchat. Dopo Facebook e Instagram (stiamo parlando della stessa casa) anche la piattaforma a 140 caratteri, in un momento particolare della sua vita, introduce i QR Code sui profili. Al momento si tratta di una funzionalità non ancora attiva per tutti, ma lo sarà presto, per iOS e Android.
Come attivare il QR Code sul profilo Twitter per Android e iOS
In pratica, attivare il QR Code su Twitter (Android) è molto semplice, da mobile è sufficiente cliccare sul vostro profilo fino ad arrivare a cliccare su “Codice QR”. Immediatamente vi appare il lettore QR dalla vostra camera e quindi andrete a leggere la vostra foto profilo. Automaticamente il sistema vi tirerà fuori un’immagine come questa che vedete in basso.
Ogni qual volta poi richiamate l’immagine dal vostro account (cliccando i tre pallini verticali in alto a destra) lo sfondo del vostro profilo in QR Code cambierà colore. Operazione simile anche per iOS, da click su ingranaggio si apre il menù fino a visualizzare “Code QR”, per poi proseguire con l’operazione appena descritta.
Bene, visto come attivare il QR Code su Twitter, la domanda sorge spontanea: ma a che serve?
In effetti non è ben chiaro il perchè si sia resa necessaria l’introduzione del QR Code sui profili. Questa è una funzionalità che ha lo scopo di metter in relazione account nel momento in cui questa operazione non sia possibile sulla piattaforma. Vedi Snapchat infatti, dove il QR Code serve proprio a questo. Ma su Twitter invece è possibile entrare in relazione con altri utenti in tanti modi. Allora che risposta si può dare? Semplice, Twitter ha introdotto una funzionalità che può piacere anche ai più giovani, proprio perchè è già in uso su piattaforme come Snapchat.
Enel, il più importante gruppo energetico del nostro paese, continua la sua azione di rebranding. Dopo aver rinnovato il logo, oggi è la volta del nuovo sito web che diventa, nella strategia digitale del gruppo, un fondamentale luogo dove reperire informazioni in modo facile e dinamico. Ed essere parte di un racconto insieme all’azienda.
Enel è il più importante gruppo energetico in Italia, uno dei più importanti in Europa e nel mondo, e da circa un anno ha iniziato una grande attività di rebranding. L’azienda fondata nel 1962 ha iniziato un percorso che ha come obiettivo quello di essere presente sul digitale in maniera più diretta, raccontando la propria realtà in Italia e all’estero, e soprattutto coinvolgendo i propri clienti. A questi principi si ispira il nuovo sito web, lanciato ufficialmente nella giornata di ieri, che vede una grafica più moderna e attuale, è stata migliorata l’esperienza dell’utente che adesso ha a portata di mano tutte le informazioni che desidera.
E’ un sito responsive (cosa non da poco) che permetterà all’azienda di raccontarsi e farsi raccontare. Sì perchè il carattere predominante del nuovo sito è che questo è orientato allo storytelling, ossia alla possibilità che gli utenti stessi raccontino le proprie storie, le proprie esperienze, grazie proprio a Enel. Le parole chiavi nel nuovo corso di storytelling dell’azienda sono: sostenibilità e innovazione.
Il nuovo sito afferma la leadership di pensiero di Enel e le sue importanti attività in Italia, concentrate sul superamento del tradizionale rapporto fra utility company e grande pubblico. Le sfide su smart grid, smart mobility ed efficienza energetica sono temi portanti della nostra visione per un Paese sempre più green, produttivo e connesso. In Italia, Enel porta avanti l’impegno sulla produzione da fonti rinnovabili e propone una vasta gamma di soluzioni evolute e accessibili: una catena di valore che copre tutte le applicazioni dell’energia e prepara la strada per il futuro.
Enel è oggi, nonostante la liberalizzazione del mercato dell’energia che ha visto la comparsa di nuovi players, un marchio e un’azienda autorevole e il principale produttore di energia. Enel Italia, che conta complessivamente oltre 67 mila dipendenti, è anche parte di una più grande organizzazione internazionale, che vive un grande momento di cambiamento, e di questo insieme multinazionale è la parte storicamente più autentica, vera e propria casa madre.
Il nuovo sito, che vi invitiamo a visitare a questo link, enel.it, è colorato, dinamico, disponibile in italiano e in inglese.
Twitter nei giorni scorsi ha annunciato un piano di ristrutturazione che porterà alla riduzione del 9% della forza lavoro. Un piano che investirà anche le sedi locali dell’azienda. Questo comporterà la chiusura della sede di Milano, la sede di Twitter Italia srl nata nel 2014 con la nomina di Salvatore Ippolito come country manager. E ora che succederà?
La notizia era cominciata a circolare già qualche giorno prima della presentazione della terza trimestrale del 2016, Bloomberg aveva infatti dato la notizia che Twitter avrebbe dato il via, nei giorni successivi, ad un piano di ristrutturazione. Piano che comporterà la riduzione del 9% della forza lavoro dell’azienda, ossia circa 300 dipendenti. Non è la prima volta che Twitter si trova di fronte all’adozione di un piano del genere, già esattamente lo scorso anno Jack Dorsey come prima azione del suo mandato aveva dato il via ad un piano di licenziamenti, soprattutto ingegneri. In questo caso, il piano di ristrutturazione riguarderà anche le sedi locali dell’azienda di San Francisco.
E di conseguenza questo piano di ristrutturazione riguarderà anche il nostro paese. La notizia quindi è che dopo due anni chiuderà la sede di Milano, quella che era stata avviata con la nomina di Salvatore Ippolito come country manager di Twitter Italia.
Il comunicato ufficiale di Twitter
La chiusura della sede italiana riguarderà i 16 dipendenti della sede che vedranno la propria posizione regolata dalle trattative sindacali che hanno iniziato il proprio iter. A conferma di questa notizia, c’è un comunicato ufficiale di Twitter che riportiamo per intero:
Twitter ha recentemente annunciato una riduzione del 9% della forza lavoro. L’annuncio, e la modalità in cui potrà impattare gli uffici locali, sono soggetti alle leggi dei singoli Paesi, così come ai processi regolatori e di consultazione con Sindacati, autorità e altre strutture rappresentative a livello locale. Il nostro scopo è di assicurare che qualsiasi proposta riguardante il futuro dell’ufficio italiano sia pienamente discussa come parte essenziale dei processi di consultazione previsti”.
E’ dunque la conferma di tutto, ossia delle difficoltà in cui riversa l’azienda, costretta a rivedere il suo piano di sviluppo locale con l’obiettivo di risparmiare nei costi.
Twitter Italia, il lavoro di due anni
Ma la chiusura di Twitter in Italia ha un significato più ampio. In questi due anni Twitter in Italia, attraverso la sede italiana, ha conosciuto un momento di riconoscibilità locale assolutamente da non sottovalutare. Il lavoro fatto dalla sede italiana è stato enorme, nonostante tutte le difficoltà del caso. Molte aziende, e anche molti utenti, si sono avvicinati alla piattaforma proprio perchè vedevano una presenza fisica anche in Italia. Tante iniziative belle e interessanti sono state fatte in Italia, da ultima proprio quella dedicata al nostro paese come #ItalyFoodWeek con oltre 7 milioni di tweet, un risultato che ha visto una grande partecipazione di aziende e utenti. E tantissime le iniziative che Twitter Italia ha contribuito a fare crescere in questi due anni, inclusa una grande attività di divulgazione su come usare la piattaforma in vari settori.
Insomma, la chiusura della sede di Milano non porta nulla di buono, questo è inutile negarlo, e sarà per Twitter ancora più difficile gestire questo bacino di utenti, soprattutto dal lato business, che è poi quello più importante per attirare nuovi clienti. Sarà molto diverso gestire il mercato italiano dall’estero.
Non sarà sfuggito a molti di voi il ritorno in voga dell’hashtag #quandotwitterchidera, dove molti utenti nei giorni scorsi hanno riversato tutti i propri pensieri nell’eventualità che Twitter dovesse mai chiudere, cosa che non succederà.
Tutte le 17 persone che sono in Twitter Italia sono dei talenti che non troveranno difficoltà a ricollocarsi, ed è questo il nostro augurio per loro, ma per Twitter questa chiusura non ci voleva. Speriamo che un giorno possa riaprire presto, perchè significherà che le cose hanno ripreso ad andare per il verso giusto.
#LoveTwitter.
[l’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, nel caso i proprietari dei loghi lo richiedessero verrà rimossa immediatamente; chiunque volesse condividerla, è pregato di citare l’autore dell’immagine]
Blogmeter ha realizzato un’analisi sui social media dalla quale emerge che la grande maggioranza degli utenti che si esprimono online, il 63%, boccia la riforma costituzionale proposta dal Premier Renzi. Ad un mese dal voto sul Referendum, il dibattito entra nel vivo anche in rete.
Manca esattamente un mese al voto del 4 dicembre 2016 per il Referendum Costituzionale per approvare, o rigettare, le modifiche della Costituzione. L’analisi condotta da Blogmeter, dal 24 settembre al 2 novembre 2016, dimostra quale sia l’orientamento degli italiani che usano il web e i social media riguardo al quesito referendario. Dalla partecipazione che si sta formando in queste settimane, visto che ormai ci si avvia sempre più verso la data del voto, emergono delle indicazioni interessanti.
L’analisi di Blogmeter, durante il periodo di monitoraggio, ha raccolto oltre 1,6 milioni di messaggi pubblici lasciati da più di 373.000 utenti, che hanno generato 8,1 milioni di interazioni sui social media (like, retweet, commenti, visualizzazioni, ecc…) e 218 milioni di visualizzazioni uniche. Il 56% dei messaggi è stato condiviso su Twitter, il 34% su Facebook, il 6,6% dai siti di notizie e il restante è frammentato tra altre piattaforme. Se invece si guarda alle interazioni generate si scopre una maggiore polarizzazione: infatti il 74% di esse è avvenuto su Facebook, il 12% su Twitter, il 10% su YouTube, il 4% su Instagram. Facebook ancora una volta dimostra di essere una piattaforma dove approfondire, mentre Twitter è il luogo dove diffondere e condividere.
Blogmeter è stata anche in grado di indagare le opinioni di voto chiaramente espresse dagli italiani, contenute in oltre 700.000 messaggi. Ebbene, il 63,7% degli utenti che parlano del referendum hanno espresso la volontà di votare NO, mentre il 34% ha dichiarato la propria preferenza di voto per il SI, a fronte di un 2,4% di astenuti. Per quanto riguarda il fronte del SI, il 73% dei votanti è di sesso maschile, mentre il 27% è donna. Proporzioni simili si riscontrano anche nel campo avverso: il 70% dei votanti NO è uomo e il 30% è donna.
Questi i leader politici, appartenenti ai due schieramenti, che hanno ottenuto più interazioni. Per il NO sono Matteo Salvini e Alessandro Di Battista, che producono molti post sul tema referendario. Mentre le interazioni a favore sono stimolate soprattutto dalla pagina Facebook del Comitato per il SI e da quella di Matteo Renzi. Per quanto riguarda i contenuti più virali in rete, da segnalare quello del deputato del Movimento 5 Stelle Giorgio Sorial, che raccoglie oltre 1,3 milioni di visualizzazioni, e l’appello di Silvio Berlusconi con oltre 900.000 visualizzazioni.
Su YouTube, territorio dei più giovani, spopola il video “Il referendum costituzionale riassunto e spiegato semplicemente” dello “youtuber” Alessandro Masala, che ha generato oltre 300.000 visualizzazioni. Una dimostrazione di come le persone sentano il bisogno di spiegazioni chiare e non partigiane.
E voi vi siete fatti un’opinione sul Referendum? Qual è il vostro orientamento, per il SI o per il NO?
Facebook continua a crescere e il Mobile ormai fa da traino. I dati relativi alla nuova trimestrale evidenziano la crescita della base utenti, ora di 1,8 miliardi, e della base di utenti che accede alla piattaforma da dispositivi mobili: 1,09 miliardi ogni giorno, in crescita del 22% in un anno. Bene i ricavi: 7,01 miliardi di dollari, +55,8% in un anno.
Facebook non sembra conoscere rallentamenti di sorta. I dati dell’ultima trimestrale, Q3 2016, evidenziano l’ottimo stato di salute della piattaforma e dell’azienda fondata e guidata da Mark Zuckerberg. A fare da traino alla crescita è sicuramente il Mobile che ormai risulta essere, da quattro anni a questa parte, l’asse su cui Facebook ha organizzato tutta la strategia. E i frutti si vedono. I ricavi crescono del 55,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, arrivando ad essere 7,01 miliardi di dollari (erano 6,4 miliardi di dollari nella scorsa trimestrale, Q2 2016). I ricavi dall’advertising sono 6,8 miliardi di dollari (+59% in un anno) e il Mobile Advertising equivale all’84% sul totale, in crescita rispetto al 78% dello scorso anno.
Un ottimo stato di forma quindi che si riflette anche sui dati che riguardano la base utenti, ora arrivata ad essere 1,8 miliardi di persone. Il traguardo dei 2 miliardi è sempre più vicino. Per quanto riguarda gli utenti che accedono sulla piattaforma ogni giorno, complessivamente sono 1,18 miliardi con una crescita del 17% rispetto allo stesso periodo del 2015. Ma i dati più significativi di questa nuova trimestrale riguardano la base utenti che usa Facebook da Mobile.
Ebbene, viene superato la soglia del miliardo di utenti che usano la piattaforma ogni giorno da dispositivi mobili, sono oggi 1,09 miliardi di utenti: +22% in un anno. Gli utenti attivi al mese da mobile sono 1,66 miliardi, in crescita del 20% rispetto al 2015. Sono poi 1,05 miliardi gli utenti che usano Facebook esclusivamente da Mobile.
Quindi Facebook supera il muro del miliardo di utenti da Mobile e i ricavi da mobile riflettono questo dato. Vuol dire che cresce il numero di inserzionisti che vuole investire sul Mobile, e Facebook, ovviamente, ringrazia. In questo modo l’azienda di Zuckerberg si trova, sul mercato, in una posizione quasi privilegiata. “Quasi” è d’obbligo, essendo Google l’altra azienda sul mercato. Come già detto in altre occasioni, si sta sempre di più profilando uno scontro a due.
E i dati positivi sono stati salutati con favore anche da Zuckerberg che ha espresso la sua soddisfazione in un post su Facebook (e dove se no?):
I dati che snocciola Zuckerberg riguardano poi Facebook Live, sui cui Facebook ha investito molto, gli utenti sono cresciuti di 4 volte rispetto al maggio scorso. E a tre mesi dal lancio di Instagram Stories sono 100 milioni gli utenti che utilizzano la nuova feature che tanto ha fatto discutere, soprattutto per la somiglianza con la stessa modalità in uso già su Snapchat. Inoltre, Zuckerberg annuncia il prossimo lancio di una nuova macchina fotografica, staremo a vedere.
Quello che forse immaginavamo succedesse primo o poi è effettivamente accaduto. StatCounter rileva che per la prima volta l’accesso a Internet da Mobile supera il desktop: 51,3% contro il 48,7% a livello globale. Un dato che riflette il crescente uso dei dispositivi mobili e alcune scelte strategiche come quella impressa da Google. Da oggi cambierà l’approccio ai contenuti web.
Tutti attendevano questo momento e, forse tutti, ci aspettavamo che accadesse un po’ più avanti. Invece è accaduto nel mese di ottobre 2016. StatCounter ha infatti rilevato che per la prima volta l’accesso a Internet da Mobile supera il desktop: 51,3% contro il 48,7% a livello globale. Un dato che segna un momento storico certamente, perchè da qui deve nascere un nuovo modo di approcciare ai contenuti web. Solitamente si è sempre portati a pensare che l’ottimizzazione dei contenuti web e social media dovesse essere privilegiata per il desktop e poi per il Mobile. Ebbene, di fronte a questi dati, l’approccio oggi si inverte. Aziende e produttori di contenuti devono cominciare a pensare di ottimizzare prima per il Mobile e poi per il desktop.
Il grafico diffuso da StatCounter è inequivocabile: si è passati da una percentuale di accesso a Internet da desktop di poco meno del 100% a meno del 50% in soli 7 anni. E l’accelerazione di questo passaggio cresce dal 2012 in poi, un dato che riflette un crescente aumento dell’accesso a Internet da Mobile. Il 2012 è lo spartiacque per Internet, è l’anno in cui cresce il numero di dispositivi in circolazione, come mai prima, ma è l’anno in cui le aziende cominciano ad investire di più sul Mobile. Un esempio su tutti. Il 2012 è l’anno in cui Facebook si quota a Wall Street e dopo un primo momento di entusiasmo il titolo comincia ad andare in crisi, fino a scendere a 17 dollari per azione. Il tracollo sembrava vicino, ma Zuckerberg trovò il modo per rilanciare il titolo e tranquillizzare gli investitori e la strategia era “semplice”: puntare tutto sul Mobile. Da lì l’acquisizione di Instagram e tutto quello che sappiamo oggi. Una scelta che si è rivelata assolutamente vincente.
L’accesso a Internet da Mobile a livello globale sale quindi al 51,3% segnando un sorpasso storico. Un dato che è figlio, per certi versi, della decisione recente di Google (la ricorderete certamente) quando decise di spingere il posizionamento verso l’alto delle pagine web che fossero “mobile-friendly“. Ecco, da qui bisogna interpretare cosa si intende per nuovo approccio verso i contenuti web, privilegiando l’ottimizzazione per i dispositivi mobili. Ci sono ancora aziende (tante tra l’altro) che non sono ancora dotate, nel 2016, di siti web mobile friendly o responsive.
E l’Italia da questo punto di vista non è da meno, anche nel nostro paese si è registrato negli ultimi anni un crescente accesso a Internet da Mobile. Gli ultimi dati di Audiweb ci dicono che sono 25 milioni gli italiani che accedono a Internet da Mobile e 18,5 milioni sono gli italiani che accedono a Internet da Mobile nel giorno medio, contro i 9 milioni da desktop.
Questi i dati relativi al nostro paese rilevati da StatCounter: 64,3% accesso da desktop e 35,7 da Mobile (30,03% da smartphone e 5,65% da tablet).
StatCounter riporta anche i dati relativi ad altri paesi, ad esempio negli Usa si arriva al 42% di accesso a Internet da Mobile contro il 58% da Mobile; mentre in Uk si registra il 44,6% da Mobile e il 55,6% da desktop. L’India è uno dei paesi con il dato più alto: 75% accede da Mobile. Un dato che riflette anche la scarsa infrastruttura di banda larga nel paese ed è questo uno dei motivi per cui il progetto Internet.org di Zuckerberg ha puntato proprio sull’India per garantire accesso a Internet gratuito (con login da Facebook).
Twitter, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, continua a potenziare il servizio di DM in ottica di social caring. Per questo oggi annuncia l’introduzione dei messaggi di benvenuto e delle risposte rapide. Un modo per rendere ancora più immediato il rapporto tra azienda e cliente.
Per migliorare la relazione con i clienti e per garantire un primo approccio in ottica di assistenza, le aziende da oggi posso impostare dei messaggi di benvenuto. Un esempio è quello che si vede nel video che introduce la funzionalità, il cliente entra in contatto via DM con l’azienda e compare un messaggio del tipo che vediamo in basso: “Bevenuto @handle, grazie per averci contattato attraverso Twitter. Seleziona una delle opzioni in basso…”. Questo è un esempio di messaggio per fare in modo che il cliente abbia da subito la possibilità di entrare in contatto con l’azienda, senza dover attendere troppo tempo che qualcuno risponda, e prima che un agente possa intervenire. Il tipo di opzione che il cliente sceglierà sarà poi utile per l’azienda per comprendere come intervenire subito.
Le risposte rapide
Anche questo è una opzione che può aiutare il cliente a formulare meglio al propria richiesta e all’azienda l’occasione di seguire un flusso di risposte grazie alle possibilità offerte al cliente stesso. Mettendo insieme tutti i punti viene più facile individuare la risposta più efficace, e quindi più rapida. Al cliente viene presentato una lista di opzioni dalla quale scaturirà la risposta rapida. Avete presente quando usate un bancomat? Ecco, il servizio si presenta molto simile a quello.
Come sapete, Facebook Messenger da qualche mese rende possibile l’invio di messaggi automatici, il servizio attraverso i bot, quindi una gestione delle richieste automatica. Ecco, quello che cerca di fare Twitter oggi, con l’introduzione di queste due nuove funzionalità, è quello di rendere il servizio una via di mezzo tra automatismo e intervento umano. Una considerazione che certamente darà modo a Twitter di porsi come piattaforma sempre più adatta all’attività di social caring.
Come sapete, Twitter ha deciso che nei prossimi mesi provvederà a chiudere Vine, l’app acquisita nel 2012. E mentre i tanti utenti utenti (un po’ meno in Italia) chiedono che non venga chiusa, arriva in loro soccorso Giphy offrendo uno strumento per trasferire i video sulla piattaforma di GIF animate.
Twitter ha deciso che nei prossimi mesi procederà alla chiusura di Vine, l’app dei video della durata di 6 secondi acquisita nel 2012 (quando il CEO era Dick Costolo). Una decisione che ha sorpreso la base utenti che ormai da due giorni sta chiedendo di rivedere questa decisione. Vine non ha mai avuto un grande successo nel nostro paese, dove non ha neanche un grande seguito. Ma in altri paesi risulta molto usata e per questo, dal giorno in cui è stata resa ufficiale la notizia, sono nati due capitoli sulla piattaforma, al momento i più condivisi, cioè #ripVine e #saveVine, con gli utenti che manifestano la loro delusione.
A differenza di quello che è stato il primo annuncio di Twitter, il sito non verrà completamente chiuso, ma resterà come una forma di archivio in cui gli utenti potranno comunque conservare i propri contenuti video. Ma agli utenti potrebbe non bastare. Ed ecco che in soccorso arriva Giphy, la piattaforma di GIF che sta ottenendo un grande successo. E’ di un paio di giorni fa la pubblicazione del report “The State of the GIF 2016” dove si scopre che gli utenti attivi sulla piattaforma sono 100 milioni (1 miliardo sono le GIF create sulla piattaforma) e che il sito oggi (fonte WSJ) vale ben 600 milioni di dollari. Uno degli investitori che ha provveduto ad un nuovo investimento, insieme ad altri, da 72 milioni di dollari, è Alphabet, l’azienda proprietaria di Google.
Come importare i video Vine su Giphy
Ebbene, Giphy mette a disposizione degli utenti Vine la possibilità di importare i propri contenuti sulla piattaforma. Per fare questo è necessario creare un account su Giphy. Sarà poi sufficiente incollare il link Vine su Giphy per importare i video, una mail confermerà poi l’avvenuto trasferimento. In video loop da quel momento vivranno come GIF. I suoni saranno comunque salvati, separatamente, assicura Giphy in un breve comunicato, per non perdere i dati del video. E’ comunque possibile si studi una possibilità per permettere la condivisione della GIF insieme all’audio originale.
Questo significa per Giphy poter estendere ancora di più il proprio servizio con la possibilità di allargare ancora la base utenti. Da tenere presente che le ultime stime dicono che gli utenti complessivi su Vine sono più di 200 milioni, un bacino molto interessante per una piattaforma che sta conoscendo un momento di grande crescita.
YouTube Pulse 2016 è l’evento più importante che Google organizza in Italia per mostrare il meglio della piattaforma. Nella cornice dello Spazio Antologico di Milano sono stati assegnati i Gold Play Button. Per l’occasione abbiamo intervistato Paola Marazzini, Director of Agency and Strategic Clients Google Italia: “YouTube è un piattaforma matura”.
YouTube Pulse2016 è l’evento più importante che la piattaforma dedica ai suoi protagonisti in Italia e ieri sera, presso lo Spazio Antologico di Milano, è stata l’occasione per fare una grande festa con gli yuoutubers che hanno raccontato un po’ la loro esperienza. A condurre la serata c’erano Willwoosh (Guglielmo Scilla) e DanieleDoesn’tMatter (Daniele Sempitella), affiancati per l’occasione dalla cantante Noemi che ha deliziato il pubblico la sua sua stupenda voce.
Durante la serata sono stati assegnati 5 nuovi Gold Play Button, il riconoscimento con cui YouTube premia i canali che hanno raggiunto il milione di iscritti. A ricevere il premio sono stati il canale YouTube di Warner Music Italia, la prima etichetta musicale ad ricevere il Gold Play Button; il duo The Show, all’anagrafe Alessandro Tenace e Alessio Stigliano; il canale di fumetti Scottecs (Sio); il duo Matteo Pelusi e Valentino Bisegna, in arte Matt&Bise; J0k3r, youtuber romano con una grande passione per i videogiochi. Nomi quindi che si aggiungono agli youtubers che già hanno raggiunto l’ambito traguardo, come CutiePieMarzia, Pulcinio Pio, FavijTV, I Pantellas, Frank Matano, Dexter, St3pny, Cicciogamer89, Anima, SurrealPower e YoTobi.
Ma YouTube Pulse 2016 è anche l’occasione per sapere come la piattaforma è utilizzata in Italia. A questo proposito abbiamo anche avuto modo di poter fare qualche domanda a Paola Marazzini, Director of Agency and Strategic Clients Google Italia, che gentilmente ci ha risposto:
Paola Marazzini, ci può presentare la serata? Qual è lo stato dell’arte oggi di YouTube?
La serata è uno show ma è l’occasione per fare il punto sulla piattaforma. Google acquisisce YouTube nel 2006 (un anno dopo essere stata fondata da Steve Chen, Jawed Karim e da Chad Hurley), dal 2008 abbiamo cominciato a lavorarci e da allora è stato un crescendo fino a diventare la piattaforma di riferimento per quanto riguarda i video.. E’ cresciuta a tal punto che possiamo oggi considerarla come una piattaforma adulta che ospita sia contenuti e video di tipo istituzionali, sapete tutti che viene utilizzata dal presidente USA, dalla Regina Elisabetta II, dal Papa. Ma soprattutto ci sono contenuti di qualità come i Giochi Olimpici, per esempio, che hanno conosciuto una seconda vita sulla piattaforma, con una declinazione in 79 lingue per 88 paesi, ma anche lo sport con il calcio. In questi anni sono cresciuti tantissimi, parlando proprio dell’Italia, gli youtubers che sono i protagonisti di questo evento.
Quanto sono gli utenti italiani sulla piattaforma e quale la fascia di età più presente?
La piattaforma ormai vede stabilmente, secondo gli ultimi dati, 19 milioni di utenti unici in Italia. Il dato a mio parere interessante è che il 39% dei fruitori della piattaforma ha più di 45 anni. YouTube è quindi una piattaforma che risulta essere attualmente interessante per gli investitori che hanno a disposizione un valore in pià, cioè un pubblico complementare al target commerciale, quindi di persone che guardano poca tv. Ma YouTube è una piattaforma che riesce a creare un ponte con il pubblico che è necessario per far passare i messaggi i messaggi dei brand. Viviamo in un’epoca affollata di messaggi e i brand devono creare una modalità per esaltarli e il modo migliore è quello di incontrare gli interessi delle persone. YouTube questo lo riesce a fare molto bene, grazie agli utenti e all’interazione con gli stessi, e anche alla possibilità di fare spettacolo, uno show come quello che vediamo stasera.
Cisco di recente ha rilevato che entro il 2020 l’80% dei contenuti, come vede il ruolo di YouTube in questo contesto?
Si, confermo sono dati che conosciamo anche noi. Già oggi la fruizione dei video è la terza attività dopo il dormire e lavorare a livello globale. La previsione che entro il 2020 la principale forma di intrattenimento video sarà sull’online. Questo è il trend che YouTube ha cavalcato in questi anni ed è un trend che è destinato a crescere, è quindi una grande opportunità ma anche una grande sfida. E’ evidente che stiamo parlando di un panorama che negli ultimi tempi si è affollato di competitor in maniera molto importante, con competitor molto qualitativi. Quindi quello che YouTube ha fatto in questi anni, se ci pensate, è di cavalcare le innovazioni che la Tecnologia ha messo a disposizione, per evolvere. Penso si alle innovazioni per caricare contenuti: se prima era soprattutto webcam, poi diventata digital camera, poi smartphone che ha dato opportunità a tanti di produrre contenuti, ora parliamo di VR a 360° e di contenuto sempre più professionale. E’ cambiato anche il modo di costruire il contenuto, pensiamo che agli inizi veniva usato soprattutto il desktop come modalità privilegiata, per poi passare alla mobilità, quindi tablet e, soprattutto, smartphone. Infatti è il dispositivo che registra il maggior tasso di crescita con un 200%.
Paola Marazzini in questa intervista ci ha anticipato qualche dato della ricerca “Gli italiani e YouTube – Studio sul profilo e il comportamento degli utenti“, commissionata da Google a Kantar TNS. Dalla ricerca emerge che YouTube si afferma sempre più come un punto di contatto importante per la relazione con i brand, per la ricerca di prodotti e per le scelte d’acquisto. Come anticipato da Paola Marazzini, YouTube è ormai una piattaforma matura. Livelli di coinvolgimento alto si riscontrano in tutte le fasce di età e in persone con ambiti di interesse diversi: il 42% degli utenti ha tra i 24 e i 44 anni, mentre il 39% ha più di 45 anni. Di questi ultimi, nella fascia 45-55, 1 su 3 va su YouTube quotidianamente, mentre nella fascia 55+ è 1 su 4 ad accedere alla piattaforma almeno una volta al giorno.
Dato assolutamente interessante è che il 63% degli utenti accede a YouTube da smartphone e il 32% lo utilizza anche fuori casa in assenza di wi-fi. A spingere gli italiani su YouTube sono prevalentemente la musica (58%), la cucina (27%), lo sport (22%), i tutorial e fai-da-te (21%), la tecnologia e i gadget (19%).
Guardano YouTube in rapporto alla televisione, la ricerca rileva che, se è vero che una persona su due accede a YouTube tutti i giorni, questa percentuale cresce per i light TV viewers, ossia coloro che guardano meno di 3 ore di televisione al giorno, arrivando a 2 persone su 3 che usano quotidianamente la piattaforma. Il 63% degli intervistati dichiara poi di guardare YouTube mentre è davanti alla TV e, in questo caso, nel 77% dei casi l’utilizzo non ha correlazioni con il programma trasmesso. Il 23% degli utenti nella fascia 25-44, infine, afferma di guardare YouTube più spesso della televisione.
YouTube si conferma anche una vetrina di eccellenza per i brand, che grazie a YouTube possono stabilire una connessione autentica e di valore con gli utenti. Secondo la ricerca, infatti, la piattaforma è ampiamente utilizzata come punto di riferimento prima di un acquisto: il 45% degli utenti ha guardato un video prima di comprare un prodotto, sia online che offline. I settori principalmente impattati da questo momento decisionale sono: prodotti tecnologici, beauty, retail, auto e viaggi. YouTube inoltre facilita il word of mouth. Il 34% delle persone che usano YouTube ogni giorno parla abitualmente dei brand preferiti che vede sulla piattaforma.
[Grazie a Seidigitale per il video, un grazie speciale ad Andrea Tadioli e all’amico Claudio Gagliardini]
“Destinazione Lavoro” è il progetto di Gi Group che replica il successo dell’anno scorso con oltre 1.600 partecipanti e circa 300 professionisti di Gi Group. Workshop, consigli, colloqui individuali, perché cambiare lavoro significa prima di tutto cambiare vita.
Un’iniziativa più che preziosa quella che Gi Group – la prima multinazionale italiana del lavoro, nonché una delle principali realtà a livello mondiale nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro – ha realizzato sabato 22 ottobre in circa 40 filiali dislocate su tutto il territorio nazionale.
E non solo: numerose altre sedi scolastiche hanno aderito aprendo le porte dalle 9.00 alle 13.00 di sabato scorso, proprio per parlare di lavoro. “Destinazione Lavoro”, il progetto che replica il successo dell’anno scorso con oltre 1.600 partecipanti e circa 300 professionisti di Gi Group.
Workshop e consigli: un dialogo libero tra gli esperti aziendali e gli studenti che si affacciano al mercato del lavoro, per lo più giovani che stanno concludendo il loro percorso universitario. Ma non solo. Colloqui individuali anche per chi il lavoro lo ha già, ma vuole cambiarlo. Perché cambiare lavoro significa prima di tutto cambiare vita, e di questo tutti noi dobbiamo essere pienamente coscienti.
Non solo cambiano le mansioni, non solo cambiano gli orari, ma cambia la modalità di esprimere professionalmente se stessi, quindi una realizzazione che può avvenire più facilmente se si è accompagnati nel cambiamento.
L’iniziativa di Corporate Social Responsability di Gi Group, completamente gratuita, ha permesso a quasi 2000 iscritti – tra studenti e lavoratori – di spaziare in tutto il settore del mercato del lavoro, approfondendo temi anche completamente differenti tra loro.
Si è parlato, ad esempio, di come rendere più efficace il proprio CV.
Ecco: i dati personali devono essere scritti con precisione e prima di ogni altra cosa.
La foto? Non è detto che serva.
Un CV efficace si deve poter adattare al tipo di lavoro ambito, alla candidatura.
Se si sono fatte esperienze lavorative contemporaneamente, più spesso in gioventù, non è buona pratica confondere le date di inizio e fine del rapporto lavorativo.
Meglio non essere troppo “creativi”.
Si ci pone, però, poi una domanda chiave: è ancora utile il CV cartaceo al giorno d’oggi?
In un’Era del tutto Digitale lentamente si sono imposti altri canali sia per la ricerca che per l’offerta del lavoro. In primo luogo l’utilizzo dei Social Network e in particolare di LinkedIn.
Anche se ormai LinkedIn non è più soltanto un Curriculum Vitae, ma una vera e propria piattaforma di pubblicazione di post e di discussione tra i gruppi – quindi ha finalmente acquisito un carattere molto meno statico – il recruiter ha la possibilità come e quando vuole di reperire notizie sulla formazione del candidato, sui suoi interessi, sui gruppi cui aderisce.
Così come, d’altro canto, il candidato può usare al meglio questa piattaforma per esprimere al meglio tutte le sue potenzialità.
Un campo sottovalutato, per lo più, è quello delle cause sociali d’interesse e soprattutto delle attività di Volontariato svolte.
Un dato, questo, che parla e dice molto della persona che si cerca di assumere.
E naturalmente non esiste solo LinkedIn: pensiamo a qualsiasi cosa scriviamo sui nostri account in rete. La maggior parte delle cose che pubblichiamo è leggibile anche dai recruiter e ne consegue un dato fondamentale.
Nell’Era Digitale, a contare più di ogni altra cosa non sono più le “raccomandazioni” di una volta, o il “passaparola”, ma la credibilità che costruiamo di noi nel tempo: la coerenza o meno della nostra immagine, la cura del nostro Personal Branding – ovvero come ci mostriamo agli occhi pubblici della Rete in quanto professionisti.
Un consiglio utile: parlare delle attività extralavorative che più ci appassionano, degli hobby cui dedichiamo il nostro tempo. Sono anche queste informazioni che arricchiscono la nostra immagine, ci rendono più genuini e incuriosiscono i recruiter.
Stiamo parlando, quindi, della Web Reputation che oggi è forse il dato più rilevante per il successo di un colloquio di lavoro.
Già, perché il colloquio di lavoro comunque arriva. Arriva il giorno in cui ci si incontra davanti ad un tavolo, con o senza CV cartaceo.
E allora. Come vincere l’ansia?
L’ansia è una molla efficacissima per farci parlare al meglio davanti ad un recruiter, purché sia controllata e non diventi eccessiva.
E il segreto perché questo non avvenga è, semplicemente, nel dire la verità.
Un esempio: il livello di conoscenza delle lingue straniere. Inutile barare: la domanda del recruiter sarà in lingua straniera e non capiremmo niente.
Un sano “Non lo so” o “Questo non lo so fare, ma posso impararlo” risultano molto più utili di trucchetti che finiscono per danneggiarci gravemente.
C’è, tuttavia, qualcosa di più importante, anzi di essenziale che porta il candidato facilmente ad ottenere il posto di lavoro.
Si sta parlando della Motivazione. Quel motore essenziale che scalda qualsiasi nostra facoltà intellettiva e che può conquistare qualsiasi persona ci ascolta o ci guarda.
Possiamo anche non aver fatto gli studi consoni alla posizione di lavoro richiesta, possiamo anche dovercela mettere tutta per imparare nuove mansioni e assumerci la sfida di cambiare vita, ma non possiamo assumerci la responsabilità di un lavoro se non ne siamo motivati.
Motivati a migliorarci, motivati a crescere, motivati a dare ogni giorni di più, motivati perfino a realizzare le ambizioni più alte: è la nostra Auto-Realizzazione che conta davvero.
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