Autore: Franz Russo

  • L’Aggressività sul Web: quando c’è e non si fa sentire

    L’Aggressività sul Web: quando c’è e non si fa sentire

    L’Aggressività è una caratteristica innata, nessuno ne è esente. Diventa particolarmente pericolosa, tuttavia, quando viene repressa, non sfogata in maniera consona, ribaltata sul prossimo per non assumersene la responsabilità. Ne deriva un comportamento dannoso soprattutto nella Comunicazione in Rete, dove lo scambio e il confronto si tramutano in ambigua violenza.

    L’Aggressività è una caratteristica innata di ogni essere vivente.
    Un istinto fondamentale con cui nasciamo e di cui possiamo solo, nel tempo, imparare a governarne la potenza e indirizzarne la strada.
    Senza necessariamente attenersi alle teorie di Sigmund Freud – il primo che la ipotizzò come pulsione sessuale e di autoconservazione – tutti noi cresciamo con questo elemento distintivo.
    L’Aggressività è una dinamica estremamente complessa, che ha basi biologiche e psichiche, e che in qualità di istinto primario viene chiamato in causa in ogni manifestazione di conflitto o violenza.
    Tutti noi, certamente, siamo stati vittime di un qualsiasi genere di comportamento aggressivo, e tutti noi, certamente, possiamo riconoscere nei nostri stessi gesti manifestazioni di aggressività, rabbia, rancore, desiderio di vendetta o cattiveria.
    Nessuno ne è esente.
    Tuttavia, la violenza che nasce se l’Aggressività non è controllata può anche non essere palese e diretta. Può essere un’Aggressività Passiva.

    aggressività web

    In Rete, l’Aggressività non esplicita è un ostacolo frequentissimo e particolarmente difficile da superare.
    Esistono molte forme per “fare del male” ai nostri interlocutori o ai nostri competitor, addirittura ai colleghi che non ci risultano, per così, dire simpatici.
    Le vittime di questa subdola forma di Aggressività avvertono con certezza l’ostilità e la cattiveria, senza per altro riuscire a difendersi. Non ci si può rivolgere direttamente a nessuno, non si capisce il motivo di una tale ritorsione e il risultato è sempre una disastrosa perdita di Autostima e di produttività.

    Analizziamo insieme come possa nascere e svilupparsi – addirittura rinforzarsi e auto-giustificarsi – questa forma di violenza a cui è tanto difficile sottrarsi.
    Nella Psicopatologia riconosciuta universalmente è descritto il Disturbo di Personalità Passivo-Aggressivo, in cui i soggetti appaiono tipicamente incapaci e remissivi, ma tale passività è messa in atto proprio per nascondere il desiderio di violenza ed evitare qualsiasi genere di responsabilità.
    Secondo il DSM-IV e V, il comportamento passivo-aggressivo si rende evidente attraverso la procrastinazione dello sfogo della rabbia e attraverso continue lamentele.
    Si nasconde l’ostilità, si arriva perfino a negarla e a rendersi agli occhi esterni vittime di accuse ingiustificate.
    La tensione sviluppata dalla componente aggressiva non trova sfogo, anzi, viene rimandata nel tempo e può finire per esercitarsi su soggetti del tutto ignari, perfino dopo mesi e anni.
    Come tutto ciò che provoca eccitazione ma non ha sfogo, l’Aggressività Passiva conduce a un’esasperazione di tutti i sentimenti ad essa legati: rabbia, rancore, macchinazione e inganno, attivazione di gesti e comportamenti violenti e/o cattivi.

    Uno degli aspetti più comuni nei Soggetti Passivo-Aggressivi è, quindi, proprio il gusto marcato per la vendetta, evitando tuttavia sempre di mostrarsi violenti.
    E si tratta sempre di una vendetta che spiazza: la persona che la subisce non comprende il perché di quest’atto aggressivo, dal momento che la rabbia è stata tenuta per tanto tempo repressa e nascosta sotto false spoglie.
    Tali soggetti riescono perfino egregiamente a calarsi nei panni della vittima stessa che, come tale, deve essere compatita.
    Da qui nasce la continua lamentela e la vittimizzazione costante.

    Naturalmente è pressoché impossibile collaborare o semplicemente confrontarsi a livello professionale con soggetti di questo tipo, perché la violenza repressa li rende particolarmente pericolosi per la loro sfuggevolezza e ambiguità.
    E dal momento che la Rete diffonde in tempo reale qualsiasi genere di comunicazione è particolarmente importante essere coscienti del loro comportamento.
    Saperli riconoscere.
    Sì, ma come?
    Innanzi tutto, non accettando o raccogliendo alcun tipo di provocazione.
    I soggetti che esprimono in maniera passiva la propria Aggressività sono particolarmente abili nel ribaltare le risposte che ottengono in offese, di cui loro stessi appaiono vittime, creando così un conflitto inspiegabile.
    Apparentemente inspiegabile. Poiché la causa di questo conflitto – come abbiamo visto – ha radici lontane: in una violenza repressa mai direttamente sfogata.

    Un altro tratto di personalità che ci fa riconoscere i soggetti Passivi-Aggressivi è il loro stile di comunicazione contraddittorio.
    E non solo contraddittorio.
    Nel loro linguaggio – nella loro scrittura – compaiono o sono implicite espressioni come: “Ma io scherzavo”, “Pensavo che lo sapessi”, “Sì, ma…”, “E’ quello che sto facendo”, “Non è certo colpa mia”, “Aspettavo te…”, etc.
    Sono espressioni che alludono ad omissioni, a colpe altrui, al desiderio di creare ansia negli altri, a un sarcasmo dallo sfondo offensivo, alla necessità di procrastinare nel tempo l’assunzione di qualsiasi responsabilità.
    L’inconcludenza sul lavoro e l’autodifesa esasperata – autodifesa per altro non richiesta – tradiscono anch’esse questo disturbo caratteriale

    L’Aggressività Passiva è un comportamento particolarmente “conveniente” rispetto a quello di assumersi la responsabilità di un’onesta discussione, che può provocare reali distacchi e prese di posizione.
    E proprio qui si trova il punto fondamentale.
    La capacità o meno di prendere decisioni, di esprimere opinioni, di scegliere.
    Perché una persona che mette in atto atteggiamenti Passivo-Aggressivi è indubbiamente una persona che non vuole scegliere, almeno non nell’immediato, almeno non per prima.
    Non si vuole esporre in prima persona, non vuole manifestare direttamente quello che pensa e che vuole.
    Tenta in tutti i modi di fare in modo che siano gli altri ad assumersi le sue responsabilità di giudizio e le sue azioni.
    E nel mondo odierno digitale, in cui il confronto di opinioni e la comunicazione è immediata, pubblica, trasparente come quella sul Web e sui Social Media, nulla c’è di più conveniente di non esporsi mai.
    Magari di metterla sempre sul ridere pur di non esprimere la propria opinione.

    Attenzione: non è affatto necessario – e non è mai richiesto per forza! – un confronto o un parere personale.
    La bellezza della comunicazione digitale sta nella libertà di esprimersi e di interagire, creando forme di collaborazione e regalandosi reciprocamente spunti di riflessione.
    Qualcosa che i soggetti che esprimono passivamente la loro Aggressività non sanno neanche cosa sia veramente.
    E, allora, per chi frequenta il Web ogni giorno – ma anche nella vita reale – scaturisce un interrogativo naturale.
    Tutta questa paura di manifestare qualcosa di sano e naturale come l’Aggressività non riconduce ad una esasperata forma di Debolezza caratteriale?

    L’Aggressività si può esprimere ogni giorno, in quanto nostro istinto innato, in infinite forme di comportamento civile, di confronto di idee e di comunicazione.
    In Rete, ancora più facilmente dal momento che la comunicazione è pubblica e gli interlocutori possono sommarsi l’un l’altro ciascuno con le proprie opinioni.
    E’ il soggetto che non ha alcuna forma di stima personale, di forza caratteriale, di struttura psichica interiore che, in realtà, necessita di rendersi vittima e carnefice insieme.
    E’ la Debolezza del suo carattere ciò che determina il mancato sfogo della sua Aggressività.
    E a causa di questa Debolezza, il soggetto reprime i sentimenti negativi per la paura di rimanerne schiacciato. Di restarne sconfitto. Di essere socialmente reietto.

    Come tutte le forme di comportamento ambiguo, anche il comportamento Aggressivo-Passivo è determinato da un’estrema insicurezza interiore.
    Ecco perché l’Aggressività non sfogata fa paura: non perché sia qualcosa di negativo in sé, ma perché diventa distruttiva reprimendosi nel tempo, e perché nasconde una debolezza con cui non sappiamo confrontarci.

    Un’ultima riflessione la lascio a voi, come un interrogativo.
    Secondo voi, esistono davvero le Persone Cattive?
    Non è che la Cattiveria è, per la maggioranza dei casi, una forma ambigua di Debolezza Umana?

  • WhatsApp, nuove funzionalità della fotocamera e emoji su foto e video

    WhatsApp, nuove funzionalità della fotocamera e emoji su foto e video

    WhatsApp ha annunciato nuove funzionalità che riguardano l’uso della fotocamera sull’app. In particolare, da oggi sarà possibile disegnare, scrivere e aggiungere emoji alle foto e ai video. Viene anche aggiunto uno zoom per la registrazione dei video.

    WhatsApp annuncia novità per quel che riguarda l’uso della fotocamera sull’app. Niente di non già visto, ma evidentemente, forte del grande potenziale che arriva dalla base utenti di oltre 1 miliardo, WhatsApp non vuole certo restare indietro rispetto a quanto già mettono a disposizione app come Snapchat, permettendo di personalizzare le foto e i video che gli utenti condividono.

    Da oggi sarà quindi possibile disegnare, scrivere e aggiungere emoji alle foto e ai video che realizzeremo attivando la fotocamera dall’app. Gli strumenti di modifica compariranno in maniera automatica ogni qual volta scatterete una nuova foto o farete un video, oppure quando condividerete uno contenuto già presente sul vostro telefono. Inoltre, la fotocamera frontale adesso supporta anche il flash, quindi c’è tutto per il selfie perfetto.

    whatsapp fotocamera emoji

    Viene anche aggiunto zoom per la registrazione dei video, sarà sufficiente far scorrere il dito verso l’alto e verso il basso per ingrandire e rimpicciolire.

    Le nuove funzionalità saranno già disponibili da oggi su Android, mentre per iPhone saranno attive a breve.

    Dopo Messenger, che supporta queste funzionalità ormai da un paio d’anni, dopo le Stories attive su Instagram, Facebook adesso spinge anche WhatsApp verso questo tipo di comunicazione che effettivamente riscuote molto successo, soprattutto tra i giovanissimi. Anche Twitter permette l’aggiunta di emoji sulle immagini e le foto che si condividono in 140 caratteri.

    whatsapp fotocamera emoji android

    Una scelte che però sorprende, soprattutto per il fatto che negli anni (e questa è stata la chiave del suo successo) WhatsApp è sempre stata vista come un’applicazione per comunicare in maniera diretta, senza fronzoli. Esattamente, come abbiamo più volte dimostrato, in sostituzione degli SMS.

    Forse con queste funzionalità ci vuole dotare l’app di più strumenti per non essere da mento rispetto alla concorrenza. Sapendo però la caratteristica di WhatsApp è diversa. Questi sono strumenti che hanno ragione di esistere su altre app, dove in effetti riscuotono più successo.

    E voi che ne pensate?

    [l’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso. Qualora il legittimo proprietario del logo visibile la ritenesse inoppportuna, verrà immediatamente rimossa]

  • Olympiads, come i brand comunicano e pianificano i grandi eventi

    Olympiads, come i brand comunicano e pianificano i grandi eventi

    Ipsos ha presentato i risultati di una ricerca, “OlympiADS”, condotta in Italia per misurare la performance delle pubblicità televisive trasmesse durante le Olimpiadi di Rio 2016. Ne è venuto fuori uno spaccato interessante su come i brand comunicano e pianificano i grandi eventi.

    Come comunicano i brand durante i grandi eventi? E come li pianificano dal punto di vista dell’advertising? A queste domande ha dato risposte molto esaustive una interessante ricerca di Ipsos, leader mondiale nel settore delle ricerche di mercato, presentata nei giorni scorsi a Milano, Olympiads, una ricerca per osservare come le aziende ha approfittato di un grande evento come le ultime Olimpiadi di Rio 2016, tra l’altro uno degli eventi sportivi più social di sempre. Da questo punto di vista in Italia ha totalizzato sui social media 1 milione di commenti e 16 milioni di interazioni.

    olympiads ipsos 2016

    La ricerca ha preso in esame, durante le due settimane di programmazione dei giochi olimpici, 48 comunicazioni televisive di 28 marche ottenendo più di 4.000 valutazioni singole su un campione di oltre 1.400 persone.  Dalla ricerca Ipsos emerge che le marche che hanno scelto di sviluppare delle creatività attorno agli atleti olimpici hanno ottenuto un potenziale di successo significativamente superiore rispetto alle altre comunicazioni. Allo stesso tempo però le creatività che hanno sviluppato temi sportivi, alcune direttamente collegate alle olimpiadi altre invece che parlano dei valori legati allo sport che non mostrano gli atleti, hanno ottenuto una performance simile alla media.

    olympiads ipsos 2016 atleti

    olympiads ipsos 2016 creatività

    L’utilizzo di atleti olimpionici è stato un modo per ottenere più potenzialità di successo ma non è una garanzia. Infatti, tra tutte le comunicazioni testate, nelle prime 10 posizioni per indice di performance ci sono 4 comunicazioni con atleti olimpionici ma anche 3 comunicazioni che non fanno riferimento né alle olimpiadi né allo sport.

    Le comunicazioni che giocano sulla leva del coinvolgimento e delle emozioni mostrano delle performance significativamente superiori.

    Le olimpiadi sono un evento che genera un forte coinvolgimento e dove viene posta una grande attenzione alle emozioni. Per questo motivo i grandi brand attraverso le loro campagne di comunicazione cercano di associare il proprio brand con i valori di globalità, sportività, uguaglianza e solidarietà”, commenta Jennifer Hubber, CEO Ipsos, che continua:” In un contesto del genere, è evidente che le comunicazioni che giocano sulla leva del coinvolgimento e delle emozioni mostrino delle performance significativamente superiori, come ad esempio la pubblicità di P&G #GrazieDiCuoreMamma o quella di Samsung in cui si racconta il viaggio verso Rio 2016 di Margret Rumat Rumat Hassan, prima atleta sud sudanese a partecipare alle olimpiadi.”

    Anche le comunicazioni che hanno utilizzato gli atleti olimpionici in modo sinergico alla marca hanno ottenuto un’ottima performance in termini di rilevanza e differenziazione. Un esempio, è la comunicazione di Omega, in cui si vedono vari campioni che diventano gli ambasciatori della marca.

    olympiads ipsos 2016 performance

    Tuttavia, la scelta di creare una comunicazione utilizzando atleti olimpionici può essere rischiosa se il ruolo che gli viene dato non è sinergico e strettamente legato a quello della marca. In questo senso, il brand linkage diventa un’area a cui prestare grande attenzione.

    Notare che comunque l’evento ha realizzato una performance anche più alta di quella realizzata per i mondiali di calcio.

    Da questa ricerca nascono quindi dei suggerimenti importanti che i brand devono tener presente in presenza di grandi eventi.

    E voi che ne pensate?

  • Carrefour Italia lancia il suo e-commerce con #OreSpeseBene

    Carrefour Italia lancia il suo e-commerce con #OreSpeseBene

    Carrefour Italia lancia il suo nuovo servizio e-commerce e accedendo a carrefour.it in pochi click sarà possibile fare la spesa online, con la possibilità di ritirarla presso un punto vendita oppure farsela consegnare a casa. Il concetto che sta alla base del lancio è che facendo la spesa online si ha tempo per dedicarsi al tempo libero, ecco perchè #OreSpeseBene.

    Carrefour Italia lancia il suo nuovo servizio e-commerce e da oggi accedendo a carrefour.it in pochi click sarà possibile fare la spesa online comodamente da casa. Il servizio vuole cambiare volto al modo di fare la spesa, sfruttando questa possibilità si ha l’occasione, quindi, di potersi anche dedicare ad altro. E’ questo il messaggio che Carrefour Italia vuole trasmettere con il lancio del nuovo servizio attraverso l’hashtag #OreSpeseBene che esprime perfettamente l’idea che sta alla base di questo nuovo modo di fare la spesa online.

    Il servizio consente ai propri clienti di ritirare il proprio ordine presso il punto vendita più vicino oppure farselo consegnare comodamente a casa propria. Punto di forza del nuovo servizio e-commerce è la forte integrazione dei contenuti on line con il servizio di e-commerce che consente, ad esempio, di aggiungere facilmente al carrello tutti gli ingredienti della ricetta che l’utente sta consultando nella sezione “magazine” di carrefour.it. Quindi mentre consultate il sito potete direttamente acquistare.

    carrefour.it e-commerce

    Il servizio e-commerce di Carrefour Italia permette ai propri clienti di scegliere on line tra oltre 20 mila prodotti dei migliori brand, prodotti locali, prodotti a marchio Carrefour, Terre d’italia, Carrefour bio e Viversano, ma offre anche la possibilità di ordinare tra un’ampia selezione, il sushi preparato fresco direttamente in punto vendita, oltre alla possibilità di ordinare, a Milano e Roma, la propria vaschetta di gelato Grom con i gusti preferiti.

    Il servizio consente ai clienti di scegliere se ricevere a domicilio la propria spesa, in uno degli oltre 370 CAP attivi in tutta Italia, già a partire da tre ore dopo l’invio dell’ordine, gratuitamente per ordini superiori ai 70€; o se ritirarla, già a partire da un’ora dopo l’invio dell’ordine, senza alcun costo aggiuntivo, presso uno degli oltre 230 punti vendita Carrefour (tra Ipermercati, Market e Express abilitati al servizio) dislocati in ben 130 Comuni del territorio nazionale.

    E visto che il messaggio è quello di fare la spesa online con la possibilità di potersi sfruttare al meglio il proprio tempo libero, #OreSpeseBene, Carrefour Italia ha pensato anche che per chi farà la spesa online su carrefour.it, ci sarà un contest on line con cui è possibile  vincere una tra numerose esperienze pensate da Carrefour, dal viaggio in elicottero all’attività total wellness.

    Grazie all’integrazione della piattaforma di e-commerce e del sito carrefour.it” – ci dice Enrico Fantini, Responsabile e-commerce Carrefour Italia – “miriamo a garantire ai nostri clienti un’esperienza di navigazione e di acquisto sempre più facile ed ingaggiante. Con un solo click, ad esempio, è possibile ordinare tutti gli ingredienti necessari per realizzare la ricetta che si sta consultando sul magazine on line di carrefour.it. Prestiamo ovviamente particolare attenzione alle tendenze di mercato più vicine al target dei nostri clienti e-commerce” – continua Fantini – “ed è per questo che stiamo sperimentando alcune interessanti innovazioni dell’offerta. Ad esempio la possibilità di ordinare on line il sushi fresco preparato direttamente in punto di vendita, e riceverlo a casa con il resto della spesa. Per noi di Carrefour, comodità, flessibilità e qualità sono le parole d’ordine”.

    In occasione del lancio del nuovo servizio Carrefour ed Essense hanno pensato di realizzare un’apposita installazione visibile lungo i Navigli a Milano o in Piazza Gnoli a Roma. I passanti infatti verranno sorpresi da un centinaio di delivery boy, intenti ad arrampicarsi sugli edifici delle vie per portare la spesa direttamente a casa delle persone. Gli omini, realizzati attraverso una stampa 3D, portano con sé un sacchetto della spesa Carrefour e indossano vestiti reali. E sulle pettorine c’è scritto “Ghe pensi mi”, per i milanesi, e “Nun te scomodà”, per i romani, a rimarcare il messaggio, ossia: “Goditi il tempo risparmiato, alla spesa ci pensa Carrefour”.

  • Facebook at Work, il lancio è previsto per il 10 ottobre a Londra

    Facebook at Work, il lancio è previsto per il 10 ottobre a Londra

    Facebook prova ad estendere il suo raggio d’azione preparandosi a lanciare una piattaforma rivolta a business dal nome Facebook at Work. E oggi si sa che il lancio ufficiale avverrà il prossimo 10 ottobre 2016 a Londra. Zuckerberg lancia la sfida a piattaforme come LinkedIn o Slack e non sarà certo facile.

    Facebook sta per concretizzare un progetto che in realtà porta avanti da un po’ di tempo, e cioè quello di realizzare un servizio che possa permettere alle aziende di usare le dinamiche del social network in chiave business, con funzionalità mirate. Il servizio si chiama “Facebook at Work” ed è in fase di test dal 2014 in alcune aziende come la Royal Bank of Scotland. E oggi si sa che il lancio ufficiale del nuovo servizio business di Facebook è fissato per il 10 ottobre a Londra, come riporta TechCrunch. E è la prima volta in assoluto che Facebook presenta un nuovo servizio al di fuori degli Stati Uniti.

    Si tratta di una svolta importante per Facebook che prova ad inserirsi in un settore, come quelle delle piattaforme business, di certo non facile, ma visti i grandi numeri che ha dalla sua parte è una carta assolutamente da giocare.

    facebook at work

    Si è detto da subito che Facebook at Work sarà un servizio che andrà direttamente in competizione con LinkedIn, ma forse i diretti competitor sono servizi come Slack, servizi di comunicazione e collaborazione prettamente aziendale. Ci sono, in questa sfera anche Yammer di Microsoft e anche Salesforce. Tra l’altro ieri proprio Slack e Salesforce hanno annunciato una maggiore integrazione tra i loro servizi. Queste piattaforme vengono usate superando l’utilizzo di email e altri strumenti di lavoro, puntando molto sulle applicazioni mobili.

    Facebook at Work funzionerà in maniera molto simile alle piattaforme appena citate, offrendo alle aziende un servizio a pagamento che verrà misurato in base al numero di dipendenti effettivamente attivi sulla piattaforma, quindi una formula diversa alle piattaforme che presentano una tariffa mensile per l’utilizzo dei servizi. Comunque da ieri si parla di cifre che vanno da 1 a 5 dollari al mese per utente.

    facebook at work

    Le cifre e tutti gli altri dettagli verranno presentati quindi a Londra il prossimo 10 ottobre 2016 e a presentare l’evento ci sarà Nicola Mendelsohn, vice presidente EMEA di Facebook, insieme ad altri dirigenti. Non è chiaro se ci sarà anche il CEO e fondatore Mark Zuckerberg.

    Facebook si prepara ad una nuova sfida, una sfida che è maturata nel tempo e che per certi versi è anche naturale. Come detto all’inizio, Facebook at Work si inserisce in un settore molto difficile, ma del resto Facebook ha tutta una serie di tool e funzionalità che altri non hanno. E questo può fare davvero la differenza.

  • Google dedica il doodle a László Biro, inventore della penna a sfera

    Google dedica il doodle a László Biro, inventore della penna a sfera

    Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google è quello dedicato ai 117 anni dalla nascita László Biro, giornalista ungherese, passato alla storia per essere stato l’inventore della mitica penna a sfera, quella che in tutto il mondo chiamano appunto “biro”.

    Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google è quello dedicato ai 117 anni dalla nascita László Biro (Budapest, 29 settembre 1899), giornalista ungherese, passato alla storia per essere stato l’inventore della mitica penna a sfera, quella che in tutti il mondo chiamano appunto “biro“. La penna che chissà quanti milioni di volte abbiamo usato è stata inventata proprio da questo giornalista che verso la fine degli anni ’30 inventò con la collaborazione di suo fratello, György, un chimico.

    google doodle biro

    Il doodle che ha realizzto Google per l’occasione è proprio dedicato a questa grande invenzione illustrando proprio il meccanismo che sta alla base della penna sfera.

    ladislao jose biro 117 anni nascita google doodle

    Come è nata la biro?

    Intanto consideriamo il contesto, siamo negli anni ’30 e allora si scriveva con penne stilografiche che effettivamente lasciavano molte macchie per il fatto che l’inchiostro non si asciugava rapidamente. Sulla base di questa che era ormai vista come un’esigenza da risolvere, László Biro si ispira alle rotative che stampano i giornali con l’idea di sostituire l’inchiostro con quello usato per la stampa dei quotidiani, che si asciugava rapidamente. Per rendere la distribuzione più omogenea, Bíró pensò che fosse il caso di aggiungere alla punta della penna una sfera che permettesse di distribuire l’inchiostro. Nacque così la “biro” che conosciamo oggi.

    La penna fu inventata il 15 luglio del 1938, nel 1943 László Biro insieme a suo fratello aveva depositato il suo brevetto. I costi di produzione erano però piuttosto elevati e la penna a sfera risultava essere un prodotto d’élite. I fratelli Biro allora cedettero il brevetto al barone italiano, naturalizzato francese, Marcel Bich (quello che fondò nel 1945 la Bic in Francia, l’azienda che ancora oggi produce la celebre penna a sfera), che riuscì a produrre una penna abbattendo i costi del 90% e la commercializzò in tutto il mondo. La prima penna a sfera era stata presentata al grande pubblico nel 1945, in Argentina, col marchio Eterpen, ma fu successivamente associata al nome di Bich, che divenne ricchissimo.

    Biro morì, invece, povero a Buenos Aires il 24 ottobre 1985. Tra le sue invenzioni, la biro rimase la più famosa. In Argentina si festeggia il “giorno degli inventori” il 29 settembre, giorno del compleanno di Biro.

  • E finalmente Twitter Momenti è disponibile anche in Italia

    E finalmente Twitter Momenti è disponibile anche in Italia

    Dopo aver annunciato lo scorso agosto che Twitter Moments sarebbe stato aperta a tutti, ecco che Twitter da oggi rende disponibile Twitter Momenti anche in Italia. Da oggi quindi gli utenti potranno creare le proprie storie, raccontando news e fatti con tweet ed opinioni correlate.

    L’attesa è durata un anno dal lancio ufficiale di Twitter Moments, il lancio infatti è avvenuto nell’ottobre del 2015. Ma da oggi Twitter Moments è disponibile anche in Italia. Un annuncio che si attendeva proprio in queste settimane dopo che ad agosto era stato annunciato che la funzionalità sarebbe stata aperta a tutti. Quello che era definito inizialmente come “Project Lightning”, per via dell’iconcina del fulmine che lo contraddistingue, da oggi finalmente arriva anche in Italia.

    Come sappiamo, anche perché abbiamo seguito molto da vicino Twitter Momenti proprio attendendo questo annuncio, all’inizio il servizio veniva gestito da una redazione interna a Twitter, la quale selezionava i “momenti” attraverso un’attività di content curation, scegliendo i temi e quindi i contenuti correlati, ossia tweet, immagini, video da Periscope e Vine. Ma l’obiettivo, come appunto è stato dichiarato lo scorso 9 agosto, era sempre stato quello di rendere Twitter Moments aperto a tutti, nel senso che ogni utente potesse liberamente raccontare le proprie storie e come le stesse si sviluppano.

    twitter moments momenti

    Come creare storie con Twitter Momenti

    Per iniziare a creare dei Momenti, basta cliccare il bottone “Altro” su un Tweet, quello che si vede in basso contrassegnato dai tre pallini orizzontali, selezionare “Nuovo Momento” per aggiungere il Tweet a un nuovo Momento e creare la propria storia su Twitter. Ogni Momento completato o in bozza sarà salvato nella sezione Momenti all’interno propria pagina profilo su Twitter.com.

    I Momenti permettono al agli utenti, ai brand e ai creatori di contenuti in generale, di creare e vivere storie ancora più ricche, raccogliendo una molteplicità di Tweet diversi che, insieme, rendono Twitter uno strumento così potente.

    Ecco alcuni dei Momenti creati dai partner e brand che hanno testato questa funzionalità in Italia nei mesi passati:

    Rai Sport – Il beach volley italiano entra nella storia

    Grande Fratello Vip – #GFvip, Best Moments – Week 1

    Trash Italiano – Maria Express – Ritorno agli Elios

    Samsung Italia  – #GalaxyS7RioStories

    Suggerimenti per creare storie con Twitter Momenti

    Questi invece i suggerimenti su come creare i propri Momenti:

    1. I Momenti sono un modo per raccontare storie su Twitter tramite una collezione di Tweet.
    2. Le storie migliori hanno un inizio, una metà e una fine. E così dovrebbe essere il tuo Momento.
    3. Fai un titolo breve, ma descrittivo.
    4. Usa la descrizione per dare un assaggio di quello che la gente troverà nel tuo Momento.
    5. Dai vita al tuo Momento con foto, GIF, video e Vine.
    6. Non troppo lungo, non troppo corto. Rendi veloci i Momenti con circa 10 Tweet.
    7. Rendi i tuoi Momenti mobile friendly usando solo la parte rilevante delle immagini e tagliando il resto.
    8. I tuoi Momenti possono includere i Tweet di chiunque — i tuoi, dei tuoi amici o del ragazzo della porta accanto.
    9. La tua foto di copertina è come la copertina di un libro. Scegline una a cui le persone non riescano a resistere!
    10. Quando stai creando un Momento, trova facilmente altri Tweet scorrendo la pagina verso il basso.
    11. Non fare troppo affidamento sui link. Prova a raccontare tutta la storia dentro il tuo Momento.
    12. Top Tweet della settimana? Miglior GIF del giorno? Sono alcuni suggerimenti per grandi Momenti.

    Twitter Momenti viene oggi lanciato in tutto il mondo e per ora sarà possibile utilizzarlo solo su twitter.com, presto sarà disponibile anche sull’app mobile di Twitter.

    Allora, siete pronti anche voi ad utilizzare questa nuova modalità?

  • Italiani sempre più connessi grazie a smartphone, Facebook e WhatsApp

    Italiani sempre più connessi grazie a smartphone, Facebook e WhatsApp

    Il 13° Rapporto Censis sulla Comunicazione conferma che gli italiani sono sempre più digitali e connessi. Il 73,7% accede a Internet, il 65% degli italiani possiede uno smartphone e il 56,2% degli italiani usa Facebook. Boom di WhatsApp usato oggi dal 61,3% degli italiani.

    Il 13° Rapporto Censis sulla Comunicazione fotografa un’Italia sempre più digitale e connessa. Una conferma del racconto che cerchiamo di fare qui sul nostro blog e che quindi non sorprende. Come non sorprende il dato relativo agli smartphone, gli italiani sono da sempre grande estimatori ed utilizzatori di dispositivi mobili, lo sono stati con i telefoni cellulari e lo sono ancora, più di ieri, con gli smartphone. Una dato questo che è strettamente collegato al fatto che gli italiani sono sempre più connessi grazie proprio agli smartphone che, in alcuni casi, sono il modo più veloce (se non l’unico) e diretto per accedere alla rete. Tutto questo porta dietro di sè i dati che stiamo per vedere, sempre interessanti, che testimoniano come oggi gli italiani siano sempre più digitali anche nel modo di comunicare. I social network sono oggi strumenti di comunicazione alla portata di tutti e quindi molto usati, proprio grazie (anche) alla diffusione degli smartphone. Non sorprende che WhatsApp sia molto usato dagli italiani, soprattutto dai più giovani. Ma, detto questo, vediamo insieme i dati più interessanti del 13° Rapporto Censis.

    italiani facebook whatsapp

    Aumentano gli italiani connessi, oggi il 73,7%

    Uno dei dati più rilevanti è che crescono gli utenti che accedono alla Rete, oggi il dato è che il 73,7% degli italiani accede a Internet con un aumento di quasi il 3% in un anno. E sono più le donne che gli uomini: 74,1% contro il 73,2% degli uomini. La totalità degli italiani sotto i 30 anni accede a Internet, sono infatti il 95,9%. La crescita complessiva dell’utenza del web nel periodo 2007-2016 è stata pari a +28,4%: nel corso degli ultimi dieci anni gli utenti di internet sono passati da meno della metà a quasi tre quarti degli italiani, infatti erano il 45,3% nel 2007.

    Continua la crescita degli smartphone

    E a fronte di una diminuzione degli utenti di telefoni cellulari basic (-5,1% nell’ultimo anno), cioè quelli in grado solo di telefonare e inviare sms, continua la crescita impetuosa degli smartphone, utilizzati dal 64,8% degli italiani (e dall’89,4% dei giovani di 14-29 anni). Si registra dunque una crescita di utenza complessiva in un anno pari al 12%, una crescita superiore a quella di qualsiasi altro mezzo.

    Gli italiani nell’ultimo decennio, contrassegnato da una crisi economica e da una rivoluzione digitale sempre più forte, non hanno smentito il loro amore per il digitale e la tecnologia che oggi invade anche aspetti più comuni della vita di tutti i giorni. Infatti questo amore si evidenzia negli acquisti tecnologici che crescono del 190% tra il 2007 e il 2015. Un periodo in cui i consumi generali calavano del 5,7%. E’ quindi decollata la spesa per acquistare apparecchi telefonici (+191,6%, per un valore di 5,9 miliardi di euro nell’ultimo anno) e computer (+41,4%), seppure i servizi di telefonia si riassestavano verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-16,5% negli otto anni, per un valore però superiore a 16,6 miliardi di euro), e infine la spesa per libri e giornali si riduceva del 38,7%.

    Tra i social network, Facebook è il più usato; boom di WhatsApp

    Ultimo (ma certamente non ultimo) aspetto che ci riguarda da vicino è quello dei social network. La ricerca del Censis rileva che Facebook è il social network più popolare: è usato dal 56,2% degli italiani (il 44,3% nel 2013), raggiunge l’89,4% di utenza tra i giovani under 30 e il 72,8% tra le persone più istruite, diplomate e laureate. L’utenza di YouTube è passata dal 38,7% del 2013 al 46,8% del 2016 (fino al 73,9% tra i giovani). Instagram è salito dal 4,3% di utenti del 2013 al 16,8% del 2016 (e il 39,6% dei giovani). E WhatsApp, acquisito nel 2014 da Facebook, è quello che ha conosciuto un vero e proprio boom: nel 2016 è usato dal 61,3% degli italiani (l’89,4% dei giovani).

    Allora, che ne pensate di questi dati?

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    Leggi anche:

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  • Tanti Auguri a Google che compie oggi 18 anni

    Tanti Auguri a Google che compie oggi 18 anni

    Oggi, 27 settembre 2016, Google diventa maggiorenne. Il motore di ricerca più utilizzato del web compie oggi 18 anni. Larry Page e Sergey Brin fondarono Google il 4 settembre del 1998, ma dal 2005 si celebra la data del 27 settembre per ricordare il record di pagine indicizzate.

    Quando oggi accederete sulla home del vostro motore di ricerca che più usate, come fate più o meno ogni giorno, troverete un doodle animato a festa. Eh sì, stavolta Google celebra se stessa, perchè oggi compie 18 anni e diventa dunque maggiorenne. L’azienda fu fondata da Larry Page e Sergey Brin il 4 settembre del 1998, quando erano due studenti della Stanford University. Ma poi dal 2005 si decise di celebrare il 27 settembre, una data convenzionale per ricordare il record di pagine indicizzate toccato proprio nel 1998.

    Anche se sulle date i fondatori di Google hanno giocato parecchio al punto da creare quasi un mistero su quale fosse la vera data da tenere di riferimento per la sua fondazione. Prima era il 4 settembre, giorno in cui fu inoltrata la richiesta; poi divenne il 7 settembre, il giorno in cui venne effettivamente fondata; poi ancora il 15 settembre, giorno in cui venne registrato il dominio; e poi si arriva al 27 settembre, la data che da undici anni indica la nascita di Google.

    google 18 anni

    L’origine del nome Google

    Sapete perchè si chiama Google? Il termine venne coniato da Milton Sirotta, nipote di Edward Kasner, noto matematico americano. La storia narra che Kasner avesse chiesto a suo nipote di dare un nome ad un numero molto grande, ossia 1 seguito da 100 zeri. Durante una passeggiata quando lo zio Kasner chiese al nipotino Milton se avesse qualche idea, il bimbo suggerì “googol”. Il termine comparve in un libro divulgativo di Kasner, “Mathematics and the Imagination”, del 1940. Divenne poi Google, come lo conosciamo tutti oggi, quando nel 1998 Larry Page e Sergey Brin decisero di dare questo nome al loro progetto, con l’intenzione che stesse ad indicare le infinite possibilità di ricerca.

    E in effetti e così. Sono passati 18 anni e Google, oggi parte di una grande galassia di nome Alphabet, ha cambiato radicalmente la rete e il modo con cui oggi ci interfacciamo con Internet. E’ un progetto che col tempo è cresciuto, si è evoluto e oggi Google è una delle aziende più potenti del mondo.

    Allora buon compleanno Google!

  • Premio Cuore Digitale, l’incontro delle abilità straordinarie

    Premio Cuore Digitale, l’incontro delle abilità straordinarie

    Si terrà il 29 e il 30 settembre 2016, presso il Press Point di “Roma per il Giubileo”, la seconda edizione di Premio Cuore Digitale, quest’anno in una nuova veste, quella di hackathon inclusivo dedicato alle disabilità visive, organizzato dall’Associazione Cuore Digitale in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Roma.

    Da un’idea di Gianluca Ricci, presidente dell’Associazione Cuore Digitale, lo scorso anno nasce il “Premio Cuore Digitale”. Un premio istituito non solo per offrire un riconoscimento al talento di numerosi “inventori digitali”, impegnati nella realizzazione di soluzioni tecnologiche volte a migliorare la qualità di vita di persone con disabilità motorie e sensoriali ma anche per favorire l’incontro tra loro. Un incontro per nulla scontato, essenziale però per rendere efficace lo sviluppo di qualsiasi idea che possa trovare reale e utile applicazione tra le persone disabili e possa pertanto ritenersi innovativa.

    Locandina evento Premio Cuore DigitaleNella sua prima edizione “Premio Cuore Digitale” ha centrato in pieno il suo obiettivo, accogliendo il favore dei talenti digitali e delle principali Associazioni di categoria.
    Ora è quindi tempo di passare dalle parole ai fatti ed è così che per la seconda edizione del Premio, l’Associazione Cuore Digitale ha organizzato un hackathon inclusivo, dedicato allo sviluppo di soluzioni tecnologiche a favore di persone con disabilità visive. La collaborazione preziosa dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Roma permetterà ai team partecipanti di avere il continuo supporto e il riscontro di persone non vedenti e ipovedenti, che spiegheranno loro le proprie reali esigenze e li aiuteranno quindi a sviluppare al meglio le soluzioni tecnologiche ideate.

    Un hackathon che vedrà coinvolti 7 team che potranno scegliere di sviluppare soluzioni software o hardware e avranno per questo il supporto dei due principali partner dell’evento, la Fondazione IBM Italia e Intel Italia “Code for Good”.

    Fondazione IBM Italia metterà a disposizione IBM Bluemix®, la piattaforma cloud di IBM per lo sviluppo di app, e tutor a supporto dei partecipanti; tra i team anche le ragazze di “Progetto NERD? (Non E’ Roba x Donne?)”. La Fondazione, durante lo svolgimento dell’evento, terrà inoltre un corso sullo sviluppo di app con IBM Bluemix® ad un gruppo di ragazze e ragazzi con disabilità visive.

    Intel Italia fornirà invece delle schede di sviluppo Intel® Edison e dei tutor specializzati per permettere ai maker partecipanti di realizzare in breve tempo i loro prototipi.

    Oltre a Fondazione IBM Italia e Intel Italia sono tante le realtà che credono in Premio Cuore Digitale e che hanno sposato la “formula hackathon”:
    Google Italia, Ricoh Italia, Microsoft Italia, Fondazione Mondo Digitale, Elis, Link Campus University, Roma Makers, Eurizon Solutions Lab, Universitas Mercatorum, BCC Roma e le associazioni amiche di Cuore Digitale, FIABA onlus, Techsoup Italia e ItaliaCamp.

    L’evento ha inoltre l’onore di avere il patrocinio del Senato della Repubblica, di Roma Capitale, di Roma per il Giubileo e dell’Università di Tor Vergata.

    Elenco patrocini e partner evento Cuore Digitale 2016

    Non mancherà un momento di riflessione su temi quali il cyberbullismo e la violenza di genere, problemi gravi ed urgenti per la cui risoluzione l’Associazione Cuore Digitale vuole dare il suo contributo.

    Molte altre informazioni, come l’elenco degli ospiti e dei membri della giuria di qualità, potete trovarle sul sito web dell’associazione www.cuoredigitaleroma.org.

    Lo scorso anno Premio Cuore Digitale mi conquistò da “spettatore”, fui attirato da questa iniziativa che univa la tecnologia al sociale, due temi a cui tengo molto da sempre. La tecnologia utile è a mio avviso una priorità, in un mondo che ormai soffre di bulimia digitale, che va avanti concentrato sulla soddisfazione di bisogni indotti. Temevo che questo Premio potesse essere l’ennesimo evento “istituzionale”, che non portasse a nulla di concreto ma andai ad assistervi pieno di curiosità e nonostante il diluvio che caratterizzò quella giornata. Fu un evento di grande livello, non solo istituzionale; oltre alla Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica conferita al presidente dell’Associazione Gianluca Ricci, alla lettera di incoraggiamento e Benedizione Apostolica inviata da Papa Francesco, c’era il meglio dell’innovazione italiana, persone che dedicano il loro impegno e le loro competenze allo sviluppo di soluzioni tecnologiche che possano migliorare la qualità di vita di disabili e ammalati, tutto senza proclami ma con grande determinazione.

    Oggi in questa iniziativa sono coinvolto anch’io dopo aver conosciuto Gianluca Ricci, ideatore e presidente dell’Associazione, e i ragazzi che si impegnano con lui, con umiltà e senza secondi fini; si chiamano Pietro D’Amore, Massimiliano Vando e Pasquale Russo. Ragazzi splendidi con cui per me è un onore collaborare.

    In forza a Cuore Digitale c’è ora anche Maria Francisca Gutiérrez Milesi e insieme cercheremo di raccontarvi al meglio quello che accadrà il 29 e il 30 settembre. Seguiteci e partecipate su Facebook, dove faremo anche delle dirette streaming, e su Twitter seguendo l’hashtag #CuoreDigitale e l’account @CuoreDigitale.
    Vi aspettiamo!