Autore: Franz Russo

  • Museum Week 2016: 3.500 istituti e un successo da 664 mila tweet

    Museum Week 2016: 3.500 istituti e un successo da 664 mila tweet

    La Museum Week 2016 è stato certamente un successo e adesso ci sono anche i numeri a confermalo. Più di 3.500 gli istituti che vi hanno preso parte e 640 mila i tweet complessivi della settimana. Da segnalare la splendida performance dei musei italiani con Massaciuccoli Romana il più attivo in assoluto. E nei primi cinque ci sono altri due musei italiani.

    La terza edizione della Museum Week, il più importante evento culturale su Twitter, è stata certamente un nuovo grande successo. Durante tutta la settimana, dal 28 marzo al 3 aprile scorso, si è registrata una grande partecipazione di istituti e organizzazioni culturali che non hanno voluto mancare questo appuntamento che coniuga in maniera perfetta il concetto di condivisione della cultura, attraverso i social media. E del grande successo adesso parlano anche i numeri.

    #museumweek museum week 2016

    Al termine della settimana sono stati più di 3.500 gli istituti che hanno preso parte alla Museum Week 2016 e complessivamente i tweet sono stati 664 mila, facendo registrare così, rispetto all’edizione dello scorso anno, un incremento di oltre il 10%. Infatti nell’edizione della Museum Week 2015 i tweet erano stati 600 mila. Altro dato rilevante della Museum Week 2016 è quello relativo alle visualizzazioni complessive che evidenziano la grande partecipazione di pubblico: 294 milioni di visualizzazioni, anche qui in aumento rispetto al 2015 quando furono 237 milioni.

    Qui in basso la mappa dei tweet durante tutta la settimana:

    E sicuramente questa è stata l’edizione degli istituti e delle organizzazioni italiane che non hanno voluto mancare questo grande appuntamento, e si sono fatti notare. Massaciuccoli Romana (@MassaciuccoliRo) è il museo più attivo in assoluto della Museum Week 2016. Nella classifica a 5 troviamo anche Museo Corona Arrubia, in seconda posizione davanti al Louvre, e il Museo Setificio Monti in quinta posizione, dietro al British Museum.

    #museumweek 2016 classifica musei museum week

    Come sapete, la settimana era organizzata in modo tale che oggi giorno ci fosse un hashtag che dettasse il tema da twittare. Ebbene, così come lo scorso anno, anche quest’anno l’hashtag più twittatto è stato #architectureMW, seguito da #HeritageMW e #LoveMW.

    #museumweek 2016 classifica hashtag museum week

    Di seguito, invece, alcuni dei tweet più condivisi durante la settimana:

    https://twitter.com/vine/status/714929014360653826

    Questi alcuni dei più condivisi in Italia, grazie all’aiuto di Talkwalker:

     

     

    https://twitter.com/MuseoBarberini/status/716217067528196096

     

    E voi come avete vissuto la vostra #MuseumWeek 2016? Raccontateci la vostra esperienza.

    [L’immagine di copertina è stata liberamente realizzata da @franzrusso, qualora i detentori dei loghi lo ritenessero, verrà rimossa immediatamente]

  • Twitter, da mobile è più facile condividere tweet in DM

    Twitter, da mobile è più facile condividere tweet in DM

    Twitter ha rilasciato un nuova funzionalità, per Android e iOS, che facilita la condivisione dei tweet direttamente in DM. Il pulsante messaggio che appare in basso al tweet permette una condivisione più facilitata. Il rilascio è giustificato dall’aumento, nel 2015, del 60% dei messaggi privati e del 200% dei tweet condivisi in DM.

    Alcuni di voi hanno già cominciato a visualizzare la nuova funzionalità che Twitter sta rilasciando in queste ore per quel che riguarda l’app su mobile, quindi su Android e iOS. La novità riguarda la possibilità di condividere in maniera più diretta e facilitata i tweet in DM (Direct Message). Twitter, nell’annunciare la novità, fa sapere che l’operazione è giustificata dal fatto che, si è notato, nel 2015 si è registrato un aumento del 60% dell’invio di DM sulla piattaforma a 140 caratteri e del 200% della condivisione di tweet attraverso messaggi privati, già nel secondo semestre dello scorso anno.

    tweet messaggi DM android ios

    Come forse già saprete, non si tratta di una vera e propria novità, infatti già da un paio di anni era possibile condividere i tweet in DM, era possibile con “Condividi tramite messaggio diretto“. Solo che adesso, a fronte dei dati citati prima, Twitter ha pensato bene di rendere l’azione ancora più semplice. E quindi da oggi comparirà sotto ad ogni tweet, ricordiamo solo da mobile, il “tasto messaggio“, questo bottone che una volta cliccato rimanda alla modalità di invio dei DM. Basta quindi scegliere l’account a cui inviare il tweet e il gioco è fatto.

    twee DM android ios

    Twitter, che da pochi giorni ha compiuto 10 anni, sta puntando quindi verso la modalità dei messaggi privati e questa è una novità che segue quella più importante della scorsa estate, ossia l’abbandono del limite dei 140 caratteri per i DM. A questo punto se si è registrato un aumento del 60% questo dato è stato comunque raggiunto dopo l’estensione dei caratteri. Abbastanza evidente.

    E sembra che questa sia la strada che Twitter vuole intraprendere a tal punto che si comincia a pensare che Twitter debba dare vita ad una propria app di messaggistica, separata dalla piattaforma dunque. Una strada questa che al momento sembra non facilmente percorribile. Chiaro, non conosciamo tutti i dati è evidente, ma è sufficiente dare un’occhiata alla concorrenza per comprendere che al momento non ci sono i presupposti. Poi chissà.

    Ma se Twitter eliminasse il limite dei 140 caratteri anche per i tweet otterrebbe un incremento di invio così come avvenuto con i DM? No, perchè se fosse così, allora è il caso di pensarci.

  • Facebook rende la piattaforma accessibile davvero a tutti

    Facebook rende la piattaforma accessibile davvero a tutti

    Facebook punta a rendere sempre più accessibile la piattaforma anche alle persone non vedenti o con seri problemi alla vista. E lo fa introducendo il “testo alternativo automatico”, automatic alt text, che genera in automatico la descrizione di un’immagine adatta agli strumenti di riconoscimento degli oggetti. Per ora il lancio è solo su dispositivi iOS.

    Ma tutta questa tecnologia che utilizziamo ogni giorno è davvero accessibile a tutti? Certamente no, esiste una larga fetta di utenti che per problematiche differenti non riesce ad avere un accesso adeguato alla loro condizione, di conseguenza sono tagliati fuori da tutta questa Innovazione. Sarebbe il caso che le stesse aziende protagoniste di questa innovazione tecnologica comincino a considerare anche quest’aspetto. E un esempio ce lo fornisce proprio Facebook. E di oggi l’annuncio che verrà introdotto una funzionalità che renderà facile l’utilizzo della piattaforma a 39 milioni di persone non vedenti e a 246 milioni di persone con gradi problemi alla vista. Un annuncio importante che va nella giusta direzione di rendere fruibile la piattaforma davvero a tutte le persone.  E pensate che ogni giorno gli utenti tra Facebook, Instagram e WhatsApp condividono più di 2 miliardi di foto.

    testo alternativo automatico facebook accesibile

    Ogni giorno milioni di persone interagiscono con i contenuti condivisi su Facebook, contenuti fruibili non per tutti. Facebook introduce oggi il testo alternativo automatico, automatic alternative text oppure automatic alt text, una funzionalità attiva per ora solo su dispositivi iOS che rilascerà in automatico una descrizione di fianco all’immagine condivisa, descrizione che sarà adattata agli strumenti per il riconoscimento degli oggetti. Quindi gli utenti che utilizzano gli screen reader potranno ascoltare la descrizione strisciando lo strumento sull’immagine postata su Facebook. Fino ad oggi attraverso l’uso dello screen reader l’utente aveva solo la possibilità di sentire il nome della persona che aveva condiviso l’immagine, seguito dalla parola “foto”. Mancava quindi l’aspetto più importante che è quello della descrizione, oggi possibile con il testo alternativo automatico. Dietro questa operazione c’è Matt King, il primo ingegnere cieco di Facebook.

    E la descrizione è possibile grazie ad una rete neurale di composta da miliardi di parametri, senza dimenticare che questa funzionalità è stata già testata su milioni di esempi.

    Per ora il testo alternativo automatico, come già ricordato, è solo per dispositivi iOS e in lingua inglese, ma Facebook fa sapere che è già in programma l’estensione ad altre lingue e ad altre piattaforme.

    Ecco questo è un esempio che rappresenta al meglio l’idea di cosa significa chiamare in causa le aziende all’avanguardia in fatto di innovazione tecnologica, ossia realizzare strumenti che favoriscano la fruizione di questa tecnologia davvero per tutti, nessuno escluso. E Facebook realizzando questa funzionalità dimostra che questa è la strada da seguire.

  • Web e Social Media: l’Ascolto vuole Interazione

    Web e Social Media: l’Ascolto vuole Interazione

    L’Ascolto è prima di tutto un’apertura al dialogo e all’interazione. Un processo difficile perché richiede empatia e capacità di non giudicare, anzi, di apprendere quello che ascoltiamo mettendo a tacere i nostri schemi mentali. Quando questo avviene, nasce il vero rapporto umano e la vera Innovazione, sul Web e nella vita reale.

    E’ esperienza comune: camminiamo per strada e incontriamo una persona conosciuta.
    “Ciao! Come stai?” – “Bene, grazie. E tu?”
    Ascoltiamo veramente la sua risposta? No.
    O meglio, solo se ci sono rapporti di amicizia vera.
    Altrimenti la sentiamo, magari reagiamo alle sue parole, mostriamo partecipazione, ma la nostra testa è altrove. Si tratta banalmente di un Non-Ascolto.
    Mancano Attenzione e apertura al Dialogo.
    Ovvero, l‘intenzione di dare il via a un’Interazione e a un Confronto.
    Questo è un semplicissimo esempio per dimostrare quanto sia complessa, in realtà, l’attività mentale dell’Ascolto.

    ascolto social media web

    Riflettiamo insieme.
    Se dovessimo, così, su due piedi, dare una definizione di Ascolto lo definiremmo molto probabilmente come un’attività statica.
    A sé stante. Meglio dire unidirezionale.
    Una persona parla, l’altra ascolta.
    E non c’è assolutamente nulla di superficiale in questo processo.
    L’Ascolto realizza uno dei nostri cinque sensi, fondamentale per conoscere, apprendere e tradurre la realtà percepita in emozioni e nozioni. Intelletto e sentimento.
    Se stiamo seguendo un corso che ci interessa molto – ad esempio – siamo fortemente concentrati e ascoltiamo in silenzio. Non è il momento di fare domande, non è il momento di abbassare la soglia dell’attenzione.

    Quello che, tuttavia, ci sfugge spesso è il fatto che, nonostante inizi in maniera unidirezionale, l’Ascolto è un processo nato per interagire.
    Comunichiamo ai nostri neuroni quello che sentiamo e, in questo modo, diamo vita a un processo creativo e interattivo con la realtà. Tra orecchio e neuroni avviene un fulmineo scambio di informazioni: l’Ascolto è il primo approccio col mondo esterno, insieme alla vista.
    La percezione di noi stessi si sviluppa tramite questo apprendimento.
    Attraverso l’Ascolto impariamo il linguaggio, senza il quale l’interazione con l’ambiente è assai difficoltosa.
    “Per imparare la parola mamma, il bambino sente il suono mamma, per esempio “vieni dalla mamma”. Usando sempre questa frase, vede il movimento delle labbra e l’oggetto mamma.
    Lui non associa subito il significato di mamma con la realtà, ma lo fa la con la ripetizione degli eventi.” – da Wikipedia.

    Se è attraverso l’Ascolto che apprendiamo il linguaggio e, progressivamente, formiamo la nostra Identità, sostenere che non si tratti di un’attività esclusivamente passiva è fondamentale.
    Certo Ascoltare vuol dire lasciare tempo e modo all’Altro di parlare. Comporta umiltà e comporta rispetto. Concentrazione sul mondo al di fuori di sé.
    Silenzio.

    Sul Web e sui Social Network in particolare scrivere (parlare) ha senso solo se si viene letti (ascoltati).
    Qualsiasi persona lavori in Rete ha, tuttavia, uno scopo bene preciso: creare relazioni.
    Ci si aspetta, quindi, che dopo la fase iniziale segua una fase di comprensione, di metabolizzazione delle informazioni ricevute. E che si ottenga poi una risposta. Un feedback.
    E’ esattamente quella risposta, e il ciclo di interazioni che comincerà, la vera natura di ciò che si chiama Ascolto Attivo.
    I feedback degli altri sono essenziali per capire se si è stati compresi. Se siamo riusciti a esprimerci in maniera adeguata, abbastanza bene perché – appunto – l’ascolto generi spontaneamente un commento e un dialogo.

    Il filosofo J. Krishnamurti, a questo proposito, sottolinea come la nostra comunicazione si limiti troppo facilmente.
    “Se nell’ascoltare chi vi parla interpretate le parole secondo le vostre simpatie e antipatie, le parole diventano quella prigione in cui la maggior parte di noi sfortunatamente resta intrappolato“.
    Significa che è necessaria un’apertura all’Ascolto che non ricalchi i propri schemi mentali già definiti, ma sia capace e pronta a modellarsi su nuove emozioni e nozioni.

    Davanti a chi ascoltiamo dobbiamo svuotare i nostri pensieri, i nostri convincimenti definiti dalle esperienze individuali pregresse: solo se siamo liberi di comprendere quello che veramente il nostro interlocutore dice, allora, Ascoltare acquisiste un reale significato.
    Possiamo non essere d’accordo con l’interlocutore, naturalmente, e questo a volte è un bene perché dà spontaneamente vita a una discussione in cui entrambe le parti, alla fine, avranno appreso qualcosa.
    La condizione necessaria rimane quella di spogliarci dalle convinzioni iniziali.

    A questo punto risulta chiaro quanto L’Ascolto Interattivo sia difficile.
    Anzi, si tratta di uno dei processi psichici più difficili dell’essere umano.
    Tuttavia, l’Ascolto Interattivo è anche una delle forme più intelligenti ed efficaci di comunicare, soprattutto sul Web, dove vengono a mancare le percezioni di orecchie e occhi e tutte le informazioni del Linguaggio Non Verbale.
    Eppure, i feedback che chi ascolta sa dare a chi parla costituiscono una realtà essenziale per la crescita personale, lo sviluppo della produttività sul lavoro e la nascita di nuove forme di Innovazione.
    Perché nasce Innovazione dove c’è spazio per l’incontro di opinioni, cervello libero e creativo.

    Parliamo, infine, dell’Ascolto Empatico.
    Tutt’altro che unidirezionale.
    E’ ciò che che ci permette di metterci nei panni altrui, di condividerne le sensazioni, creando un circolo virtuoso in cui chi parla si sente una persona migliore solo perché è apprezzato e chi ascolta apprende preziose informazioni ed emozioni.
    La nemica maggiore dell’Ascolto Empatico è l’istintiva tendenza dell’ascoltatore a pensare subito a cosa rispondere, invece di accogliere veramente ciò che l’altro dice.
    Sul Web e sui Social Media, questo assomiglia tanto a chi commenta un post senza averlo letto! 
    E’ una mancanza di umiltà e una tendenza a giudicare, sempre e comunque, ciò che ci impedisce di leggere e/o ascoltare prima di rispondere.
    A venirci incontro è l’Intelligenza Emotiva. La capacità di riconoscere, accogliere, utilizzare e gestire tutto il mondo delle emozioni umane per evolverci, superare le difficoltà e risolvere la gran parte dei problemi che si instaurano tra gli individui all’interno di un’Interazione.

    Non saper ascoltare ci rende aridi.
    Un pericolo ben maggiore di quello di metterci alla prova accettando di Ascoltare Attivamente ed Empaticamente il nostro interlocutore senza preconcetti.
    E di sapergli rispondere o inviargli feedback di comprensione tali da far nascere e crescere un vero rapporto umano.

  • Twitter lancia First View in Italia con Sky e Samsung

    Twitter lancia First View in Italia con Sky e Samsung

    Twitter da oggi lancia anche in Italia First View, il nuovo formato che pubblicitario che permette ai brand di attirare maggiore visibilità sui loro video. Il nuovo formato viene inaugurato da Sky per il Legends Weekend di Sky Sport targato #SkyLegendsWE e da Samsung per la campagna Galaxy S7 edge.

    Dopo averlo rilasciato in altri paesi nelle scorse settimane, in maniera graduale, Twitter lancia First View anche in Italia da oggi. First View è il nuovo formato che pubblicitario che permette ai brand di attirare maggiore visibilità sui loro video. Le aziende da oggi hanno uno strumento in più per poter raggiungere in tempo reale il proprio pubblico di riferimento, attraverso i prodotti sponsorizzati. First View agisce quindi in combinazione con i Promoted Trend, di conseguenza i brand possono aumentare in maniera significativa la portata delle loro campagne beneficiando di un posizionamento pubblicitario esclusivo per un periodo di 24 ore. E infatti, quando un utente si connette per la prima volta all’app Twitter o a twitter.com, la prima pubblicità a cui sarà esposto sarà un Promoted Video del brand inserzionista, mentre il Promoted Trend apparirà in cima alla lista delle Tendenze.

    twitter advertising first view

    First View si candida quindi a diventare la soluzione migliore per soddisfare gli obiettivi di visibilità delle campagne delle aziende, che si tratti del lancio di un prodotto, di un evento live, di sponsorizzazioni e progetti speciali o della sincronizzazione con uno spot TV. Da tenere quindi in forte considerazione.

    twitter first view

    E il nuovo formato viene inaugurato in Italia da @SkySport, per il Legends Weekend di Sky Sport, #SkyLegendsWE, e @SamsungItalia per la campagna Galaxy S7 edge. 

    Nel lancio negli Usa la prima azienda ad inaugurarlo è stata la 20th Century Fox con il trailer del nuovo film che vede come protagonista Zac Efron, Mike and Dave Need Wedding Dates, che arriverà nelle sale americane il prossimo 8 luglio, con l’hashtag #MikeAndDaveNeedYou.

  • Gli italiani e il video on demand, 1 su 3 lo apprezza

    Gli italiani e il video on demand, 1 su 3 lo apprezza

    Secondo una recente ricerca, la “Global Video on Demand Survey” di Nielsen, gli italiani apprezzano il video on demand, il VOD, cioè la modalità che consente di vedere video in qualsiasi momento. Il 36% usufruisce di servizi a pagamento, percentuale comunque bassa rispetto alla media europea del 50% o rispetto a quella globale del 65%.

    Negli ultimi mesi si è molto parlato proprio di video on demand con l’arrivo in Italia di Netflix avvenuto lo scorso ottobre, un avvenimento che ha di certo contribuito a migliorare il mercato italiano, anche dal punto di vista dell’offerta. E a quanto pare gli italiani apprezzano il video on demand, anche se questo apprezzamento va considerato in un contesto in cui il mercato deve ancora svilupparsi per poter essere in linea con altri paesi dove il fenomeno è sicuramente più diffuso. E su questo andrebbero fatte altre considerazioni. Ma oggi parliamo di video on demand perchè qualche giorno fa Nielsen ha pubblicato i dati di una interessante ricerca, la “Global Video on Demand Survey”, condotta in 61 paesi, Italia inclusa, che ha coinvolto un campione di intervistati di 30 mila utenti. Diamo un’occhiata ai risultati.

    video on demand

    1 italiano su 3 usa servizi di video on demand a pagamento

    Il 36% degli italiani utilizza servizi di video on demand a pagamento, quindi 1 su 3, un dato interessante che dimostra l’apprezzamento degli italiani verso questo nuovo fenomeno. Anche se è comunque sensibilmente più basso quando lo paragoniamo con la media europea del 50% e con la media globale del 65%.

    Il 48% accede a questi contenuti dal proprio smartphone, il 38% vi accede dal proprio tablet, anche se poi gli utenti ritengono che la visione di video da schermi più grandi è sicuramente più coinvolgente. Ma questo dato evidenzia al meglio la caratteristica principale del video on demand, ossia quella di essere fruita in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, e lo smartphone di fatti permette proprio questo. Mediamente la fruizione avviene attraverso 2 o 3 dispositivi.

    La ricerca evidenzia anche il fatto che il video on demand va molto d’accordo con i social media, infatti il 39% degli italiani ama dialogare sui social media mentre sta guardando un video, una modalità di interazione che permette di conversare e approfondire il video che si sta guardando grazie al contributo di altri utenti. Ma, anche in questo caso, il dato è inferiore alla media europea che è del 49%.

    Altri dati interessanti che emergono dalla ricerca è che il 50% degli utenti che utilizzano servizi di video on demand vi accedono almeno tre volte alla settimana, quindi non è un uso quotidiano. Al livello globale questo dato è del 65%, mentre la media europea di allinea a quella italiana.

    Video on demand, le motivazioni e cosa guardano gli italiani

    Ma quali sono le motivazioni che spingono gli italiani a scegliere il video on demand? A questa domanda gli utenti rispondono che con il VOD è possibile fruire di un “palinsesto personalizzato“, quindi una programmazione costruita in base alle proprie esigenze di orario (69%) che dal punti di vista di poter fruire di un’intera serie in sequenza (67%). Inoltre il 46% degli italiani apprezza il VOD per il fatto che consente ai membri di una famiglia di poter fruire contenuti diversi da dispositivi diversi, anche nello stesso tempo. La media globale è del 66%. Un dato che di fatto cancella quell’immagine della tv come “focolare” familiare, tutti intorno allo schermo per vedere un programma o un film. Adesso ognuno ha più libertà di scelta.

    Ma cosa vedono gli italiani con il video on demand? Il 75% risponde film, il 41% risponde serie tv e il 33% documentari. Ad oggi in Italia solo il 5% utilizza player alternativi, come Netflix appunto, per accedere ai video su richiesta, la media europea è dell’11%, mentre quella globale è del 26%.

    Infine, il 53% degli utenti italiani si dice disposto a guardare pubblicità mentre guarda programma di interesse, il 39% ritiene poi che i messaggi pubblicitari siano d’aiuto per meglio guidare la propria scelta. Si registra quindi un atteggiamento positivo verso la pubblicità sul video on demand.

    video on demand mobile netwflix

    Le piattaforme di video on demand in Italia

    Per concludere, un rapido sguardo sulle piattaforme video on demand attive in Italia, ad oggi. E tra le più usate, tra acquisto, noleggio e abbonamento, vi indichiamo:

    Infinity – piattaforma in abbonamento che permette anche il noleggio;

    Tim Vision – piattaforma in abbonamento che consente il noleggio e anche l’acquisto;

    Sky online – piattaforma in abbonamento;

    Netflix – piattaforma in abbonamento;

    Chili – piattaforma che permette l’acquisto e il noleggio;

    Google Play Film – piattaforma che permette l’acquisto e il noleggio;

    Wuaki tv –  piattaforma che permette l’acquisto e il noleggio;

    Mymovies Live –  piattaforma in abbonamento che permette l’acquisto e il noleggio.

    E a voi piacciono i video on demand? Vi ritrovate nei risultati di questa ricerca? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Tok.tv chiude un finanziamento di serie A di 5 milioni di dollari

    Tok.tv chiude un finanziamento di serie A di 5 milioni di dollari

    Tok.tv, la startup con cuore italiano e sede a San Francisco, ha annunciato oggi di aver chiuso un round di finanziamento di Serie A di 5 milioni di dollari. Il social network ufficiale di Real Madrid, Barcellona e Juventus conta oggi 8 milioni di utenti che condividono ben 2,5 milioni di selfie.

    Tok.tv, la startup dal cuore italiano con sede a San Francisco, ha annunciato oggi di aver chiuso un finanziamento di Serie A di 5 milioni di dollari. Questo finanziamento permetterà alla compagnia di far crescere ancora la piattaforma puntando agli Usa e a nuovi mercati. Tra gli investitori figurano Angel Lab, Techstars, Social Starts, XG Ventures, U-Start Club (Opea e Anya Capital), IAG, JetVentures, TEEC Angel Fund e Heyi Capital. Tanto per citarne uno, Techstars è uno dei più importanti startup accelerator del mondo, solo l’1% delle richieste da parte di startup vengono solitamente accettate. Nel 2011 lanciò Global Accelerator Network con 22 programmi da portare in giro per il mondo e a lanciarlo fu il presidente Usa, Barack Obama.

    tok.tv finanziamento 5 milioni di dollari

    Come certamente saprete, Tok.tv è un vero e proprio social network che consente agli utenti che vi partecipano di condividere insieme eventi sportivi. La condivisione non si limita solo alla visione di un evento ma consente anche la condivisione di selfie tra gli utenti. Per darvi qualche numero, gli utenti ad oggi sono 8 milioni che ha visto in un solo anno una crescita vertiginosa, quando erano 500 mila. E i selfie che gli utenti condividono oggi sono 2,5 milioni. Per non parlare del fatto che oggi Tok,tv è il social ufficiale di team mondiali come Barcellona, Real Madrid e Juventus.

    Il prossimo fine settimana va in scena il “clasico” tra Real Madrid e Barcellona, i tifosi di entrambe le squadre usano Tok.tv e condivideranno cori da stadio e ovviamente anche tanti selfie. Questo video rende bene l’idea di cosa accadrà.

    Tok.tv integrato all’interno di app già esistenti dei team più importanti al mondo come quelli già citati ha permesso di estendere l’esperienza degli utenti, di renderla più coinvolgente anche durante le stesse partite. I team sono quindi in grado di gestire meglio il coinvolgimento dei propri utenti tifosi, offrendo anche ai brand la possibilità di creare campagne più mirate.

    Emanuela Zaccone, Marketing Manager di Tok.tv, ci dice:

    Questo importante finanziamento servirà e espanderci sul mercato Usa – che è già il secondo per provenienza utenti – e a puntare anche su quello cinese.

    tok.tv finanziamento 5 milioni di dollari app

    Fabrizio Capobianco, CEO di Tok.tv, ha dichiarato:

    Negli ultimi 12 mesi abbiamo avuto una crescita, grazie proprio alla partnership con i miglior team del mondo. Siamo entusiasti di portare la nostra esperienza negli Usa, dove ha sede la nostra azienda. Sappiamo che la nostra piattaforma si adatta perfettamente agli sport americani, anche perchè qui abbiamo effettuato i primi test: i giochi, per definizione, sono social e ci sono grandi opportunità per fare pubblicità durante le pause. Non vediamo l’ora di collaborare con i team e le leghe americane, in modo che possano far godere i loro match ai propri tifosi anche quando sono lontani”.

    Da parte nostra non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo a tutto il team di Tok.tv per le nuove ed importanti sfide che si troverà davanti. E noi, come quasi sempre facciamo, saremo qui a raccontarvele.

  • WhatsApp: ecco come aggiungere corsivo, grassetto e barrato

    WhatsApp: ecco come aggiungere corsivo, grassetto e barrato

    L’ultima versione di WhatsApp, sia per iOS che per Android, permette di formattare il testo aggiungendo il corsivo, il grassetto e il barrato. Dopo la funzionalità che permette di inviare file in pdf, WhatsApp aggiunge una nuova funzione che la rende sempre più una piattaforma sempre più completa.

    WhatsApp continua il percorso di aggiornamento arricchendo l’app di nuove funzionalità. Quella che vi segnaliamo oggi è stata rilasciata con il nuovo aggiornamento dell’app, sia per iOS che per Android, e permette di formattare il testo. Si, WhatsApp, dopo aver introdotto la possibilità di inviare file in pdf, introduce con l’ultimo update anche la possibilità di formattare il testo aggiungendo il corsivo, il grassetto e il barrato. L’app di messaggistica istantanea, da oltre 1 miliardo di utenti oramai, diventa una piattaforma sempre più completa e questa nuova funzione può incrementare l’utilizzo. In effetti, resta sempre una app di messaggistica istantanea, ma va sempre più nella direzione di allargare i propri orizzonti. Non solo messaggi veloci, ma anche la possibilità di evidenziare la comunicazione aggiungendo uno stile per sottolineare alcuni passaggi.

    Come aggiungere corsivo, grassetto e barrato su WhatsApp

    E come si possono aggiungere questi stili?

    whatsapp formattare corsivo testo

    Prima di tutto è necessario effettuare l’aggiornamento dell’applicazione, fatto questo passaggio è sufficiente:

    • aggiungere prima e dopo la parola o la frase * (asterisco) per ottenere il grassetto;
    • aggiungere prima e dopo la parola o la frase _ (underscore) per ottenere il corsivo;
    • aggiungere prima e dopo la parola o la frase ∼ (tilde) per ottenere il barrato;
    • è anche possibile aggiungere più stili insieme inserendo *_ prima e dopo la parola, o la frase per ottenere un grassetto in corsivo.

    In questo aggiornamento trovate anche la possibilità modificare lo sfondo avendo a disposizione più scelta. Da Impostazioni>Chat>Sfondo. E anche la possibilità di poter condividere i vostri file direttamente da Google Drive.

    Facebook punta a differenziare WhatsApp e Messenger

    Facebook quindi punta a potenziare in maniera differente, almeno così sembra, le due app di messaggistica istantanea di casa Menlo Park. WhatsApp che va nella direzione di diventare sempre più piattaforma di condivisione sempre più estesa, mente Messenger sta diventando sempre più una piattaforma di utilità, con la continua introduzione di strumenti di utilità allo scopo di offrire diverse tipologie di servizi sempre in-app: dai pagamenti, alla prenotazione di un’auto con Uber, al monitoraggio del proprio volo con KLM, per non parlare dell’assistenza clienti che apre nuovi scenari nella relazione cliente/azienda.

    Forse è questa la strategia con cui Facebook punta a differenziare le due app, solo in apparenza simili, ma che stanno via via prendendo una fisionomia sempre più chiara e distinta.

  • Periscope compie un anno con 200 milioni di live broadcast

    Periscope compie un anno con 200 milioni di live broadcast

    Periscope, l’app di Twitter per il live broadcasting ha compiuto in questi giorni il suo primo anno di età. E nei primi 12 mesi i live degli utenti sono stati ben 200 milioni per un totale di tempo trascorso per osservarli pari a 110 anni. Diamo un’occhiata all’andamento dei download su iOS e Android in questi 12 mesi.

    Periscope, l’applicazione di proprietà di Twitter per i live broadcasting, disponibile per iOS e Android, ha compiuto il suo prima anno di età. Fece infatti il suo debutto il 26 marzo del 2015 solo per la versione iOS, due mesi dopo, il 26 maggio dello stesso anno fu resa disponibile anche per Android. Sin dal suo debutto abbiamo sempre seguito con molta attenzione l’evoluzione dell’applicazione che, nonostante un avvio molto lento, ha avuto sicuramente il merito di sdoganare completamente il live broadcasting via app. Come più volte abbiamo sottolineato, Periscope avrebbe meritato un supporto maggiore specie da parte di Twitter, inteso come piattaforma, avrebbe sicuramente giovato ad una espansione maggiore dell’utilizzo dell’app.

    periscope un anno

    Il team di Periscope per l’occasione ha diffuso alcuni dati relativi ai primi 12 mesi dell’app e di come gli utenti l’anno usata. Il dato più rilevante è che i live su Periscope nel primo anno sono stati ben 200 milioni e il tempo trascorso a guardarli, da iOS e da Android, è pari alla durata di 110 anni. Oltre un secolo di dirette.

    Il primo fine settimana dell’app lo scorso anno fu spumeggiante, infatti dopo pochi giorni dal lancio i live erano già 100 mila, il 28 marzo si toccò il picco di 58 mila live. Ad agosto del 2015 gli utenti erano già 10 milioni. Oggi abbiamo il dato relativo ai live totali anche se non si conosce ancora il dato relativo agli utenti complessivi che utilizzano l’app.

    periscope 200 milioni live un anno

    Noi, come già abbiamo fatto in altre occasioni, ci siamo basati sui dati del download dell’app, ossia i dati che conteggiano l’evoluzione dell’espansione dell’app tra gli utenti. E, come possiamo vedere, dai dati che abbiamo rilevato grazie ad App Annie, per quanto riguarda iOS si osserva un evoluzione calante. Il 5 aprile del 2015 l’app è al top essendo la quarta applicazione più scaricata in assoluto poi un calo altalentante, fino al minimo toccato il 2 gennaio scorso quando era la 23° app più scaricata nella categoria Social Networking, la 356° in assoluto. Come potete notare dal grafico, si è registrata una risalita proprio nelle ultime settimana, lo scorso 18 marzo era la 7° app più scaricata nella categoria Social Networking e la 54° in assoluto, salvo poi ricadere di nuovo.

    periscope italia ios un anno

    Questo invece il grafico che ci evidenzia l’evoluzione di Periscope su Android sin dal suo debutto, avvenuto il 26 maggio scorso. Anche in questo caso potete notare, dopo un avvio sfrecciante, una evoluzione in calo. Il 3 giugno, quindi dopo pochi giorni dal debutto, l’app era la 3° app più scaricata nella categoria Social, la 36° in assoluto da Google Play. Il punto minimo lo si tocca il 15 dicembre scorso quando era la 18° app più scaricata della categoria Social, la 537° in assoluto. Il 20 marzo scorso, quindi pochi giorni prima del compleanno, c’è stata una risalita, diventando la 14° più scaricata della categoria Social e la 285° in assoluto, per poi ricadere di nuovo.

    periscope italia android un anno

    Questi dati ci indicano, ripetiamo, l’andamento dei download dell’app, quindi quante volte viene scaricata e come viene posizionata dai market di riferimento. Ci offre quindi un dato dal punto di vista dell’interesse verso l’app.

    A distanza di 12 mesi Periscope è ancora un’app viva, da poco i live sono stati inglobati nei tweet e ora Twitter sembra voler puntare molto su questa app. L’osservazione che possiamo fare però è che questo impegno magari sarebbe stato più vantaggioso qualche mese fa. Uno dei meriti, o svantaggi (a seconda dei punti di vista) di Periscope è quello di aver aperto il mercato, non è un caso infatti che anche Facebook abbia deciso in questi mesi di puntare al live broadcasting lanciando i suoi Live Video, supportati direttamente dalla piattaforma, quindi non facendoli vivere come app separata. E non è un caso che anche Google adesso voglia introdursi nel mercato con YouTube che da poco permette di realizzare i video dal vivo.

    Periscope deve quindi adesso giocare la sua partita sapendo che il vantaggio competitivo, l’essere arrivata (quasi) prima non è stato sfruttato. Però adesso ha una community molto più forte e i 200 milioni di live lo dimostrano. Twitter ovviamente dovrà fare la sua parte.

    Staremo a vedere. E voi la utilizzate?

  • Le Top Twitter Campaigns di febbraio sono di Ceres e Ford Italia

    Le Top Twitter Campaigns di febbraio sono di Ceres e Ford Italia

    L’Osservatorio di Blogmeter ha diffuso i dati che riguardano le Top Twitter Campaigns, le migliori campagne a 140 caratteri, del mese di febbraio 2016. La migliore è quella di Ceres, #SanremoCeres, seguita da quella di Ford Italia, #FordSocialR.

    L’Osservatorio di Blogmeter ha diffuso in questi giorni le Top Twitter Campaigns, le migliori campagne a 140 caratteri, del mese di febbraio 2016. L’analisi delle campagne è stata effettuata tenendo conto di oltre mille campagne hashtag monitorate nel periodo. E dall’analisi viene fuori che la migliore campagna a 140 caratteri è stata quella di Ceres, il famoso brand che utilizza per la sua comunicazione online un tono molto ironico e irriverente: #SanremoCeres. Con questa campagna il brand danese aveva invitato i suoi utenti a seguire il Festival di Sanremo promettendo di stendere i tweet più divertenti dal balcone di fianco al Teatro Ariston. La campagna ha generato 36.600 tweet da 10 mila autori unici e l’account di Ceres è risultato il più retwittato del mese. Sulla base dei risultati in termini di visibilità e interazioni emerge che per ottenere gli stessi risultati si sarebbero dovuti investire 36 mila euro.

    Al secondo posto si piazza la campagna di Ford Italia, #FordSocialR, con 20.600 tweet che hanno generato un numero enorme di visualizzazioni: 122 milioni. Gli autori unici sono stati 2.500. Per ottenere i risultati di questa campagna, si sarebbero dovuti spendere 29 mila euro.

    Terzo posto invece per #MilluminoDiMeno, la campagna di sensibilizzazione al risparmio energetico lanciata dal programma di Radio 2 Caterpillar, che ha generato 11.000 tweet, la maggior parte dei quali pubblicati il 19 febbraio, in occasione della Giornata del risparmio energetico. Gli autori unici sono stati 6.100 e il costo della campagna, per ottenere questi risultati, sarebbe di 18 mila euro.

    campagne twitter febbraio 2016 grafico

    Scorrendo la classifica delle migliori campagne su Twitter nel mese di febbraio 2016, vediamo che al quarto e quinto posto si piazzano due campagna con a tema San Valentino e sono quelle di #BacioDautore, la campagna social con cui Libreriamo ha chiesto agli utenti di esprimere il proprio amore per la cultura attraverso opere d’arte, fotografie d’autore, libri e scene cinematografiche: 8.500 tweet, 3.200 autori unici e costo della campagna di 13 mila euro. Segue poi la campagna di Baci Perugina, #UnBacioMagnifico, per celebrare San Valentino attraverso la limited edition di cartigli contenenti frasi di canzoni e tatuaggi di Fedez, con il risultato di 7.000 tweet e 3.500 autori unici, che ha pubblicato anche il tweet più ritwittato di questa edizione di Top Twitter Campaigns. Costo della campagna sarebbe di 10 mila euro.

    Da segnalare anche la campagna dell’Unicef Italia, #TuttiGiùPerTerra, per dire basta alle morti di piccoli innocenti in mare, con 8.500 tweet da 2 mila autori unici e 10 mila euro il costo della campagna. E quella di Amnesty Italia, #VeritàperGiulio, per chiedere chiarezza sull’omicidio di Giulio Regeni, con 5.100 tweet da 2.500 autori e un costo della campagna che sarebbe di 7 mila euro.

    E voi che ne pensate?

    campagne twitter febbraio 2016 infografica