Autore: Franz Russo

  • UE 2024, ecco le linee guida per aziende tech e social media

    UE 2024, ecco le linee guida per aziende tech e social media

    L’UE ha rivelato le direttive per rafforzare la sicurezza delle elezioni europee del 2024. Enfatizzando la moderazione dei contenuti e la lotta ai deepfake sulle piattaforme digitali.

    Con l’avvicinarsi delle elezioni europee – 6-9 giugno 2024 -, l’Unione Europea ha annunciato un nuovo progetto normativo per sensibilizzare le principali piattaforme digitali riguardo a questo fondamentale appuntamento elettorale.

    L’UE ha rivelato un progetto di direttive per garantire la sicurezza nelle elezioni, rivolto alle piattaforme digitali con almeno 45 milioni di utenti mensili attivi a livello regionale.

    Queste piattaforme, regolate dal Digital Services Act (DSA), sono obbligate a contrastare rischi sistematici come la creazione di deepfake politici, garantendo allo stesso tempo i diritti fondamentali come la libertà di espressione e la privacy.

    L’impatto del DSA sulle elezioni europee 2024

    Le piattaforme coinvolte dal provvedimento comprendono Facebook, Google, Instagram, LinkedIn, TikTok, YouTube e X.

    L’Unione Europea ha identificato le elezioni come un momento critico nell’ambito dell’applicazione del DSA per le grandi piattaforme online (VLOP) e i motori di ricerca online (VLOSE).

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    Queste aziende sono chiamate ad individuare e a limitare rischi sistematici, inclusa la manipolazione delle informazioni che potrebbero influenzare i processi democratici. Sempre nel rispetto dell’intera normativa sulla moderazione dei contenuti e sulla governance digitale.

    Richiamo ai colossi tecnologici per i processi democratici

    Secondo le direttive dell’UE sulla sicurezza elettorale, ci si aspetta che i colossi tecnologici rafforzino le loro misure di protezione dei processi democratici. Questo include l’impiego di risorse per la moderazione dei contenuti in tutte le lingue ufficiali dell’UE

    Inoltre si richiede la disponibilità di personale sufficiente per rispondere efficacemente ai rischi emergenti dalle informazioni sulle loro piattaforme.

    Oltre a rispondere alle segnalazioni dei fact-checker indipendenti.

    In caso di mancato rispetto, potrebbero incorrere in ingenti sanzioni.

    L’importanza della moderazione dei contenuti

    Le piattaforme dovranno bilanciare attentamente la moderazione dei contenuti politici, distinguendo tra satira, che dovrebbe restare libera come forma di libertà di parola, e la disinformazione politica nociva, che potrebbe influenzare gli elettori e alterare il risultato delle elezioni.

    I contenuti che rientrano nella categoria di rischio sistemico devono essere rapidamente identificati e mitigati. L’UE richiede misure di mitigazione “ragionevoli, proporzionate ed efficaci” per i rischi legati ai processi elettorali, nonché il rispetto di altre norme pertinenti.

    Le linee guida, elaborate dalla Commissione e soggette a consultazione il mese scorso, rispondono all’urgenza delle imminenti elezioni del Parlamento europeo a giugno.

    Stress test per le piattaforme digitali

    È previsto uno stress-test sulle piattaforme il mese prossimo. Questo per dimostrare che l’UE non intende lasciare nulla al caso per ciò che riguarda la conformità delle piattaforme.

    Uno degli aspetti chiave è la richiesta alle piattaforme di offrire agli utenti scelte significative riguardo ai sistemi di raccomandazione basati su algoritmi e intelligenza artificiale. Per consentire agli utenti di avere controllo sui contenuti visualizzati.

    I sistemi di raccomandazione dovrebbero includere misure per limitare la disinformazione mirata alle elezioni e adottare misure di mitigazione contro la diffusione di disinformazione generata da intelligenza artificiale. Come sono appunto i deepfake a sfondo politico.

     


    Cosa si intende per deepfake

    Con deepfake si intende il risultato di tecniche avanzate di intelligenza artificiale e apprendimento automatico, in particolare le reti neurali generative avversarie (GANs).

    Queste reti sono addestrate con ampi set di dati di immagini o video reali per produrre nuove immagini o video che sembrano realistici, ma sono in realtà artificiali.

    In pratica, i deepfake sono spesso usati per sovrapporre il viso di una persona su un altro corpo in un video, o per manipolare l’audio e il video in modo che una persona sembri dire o fare qualcosa che non ha mai detto o fatto.

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    Innovazione e trasparenza

    L’UE sottolinea l’importanza della trasparenza nella progettazione e nel funzionamento di questi sistemi. Raccomanda poi test di resistenza e simulazioni per aumentare l’efficacia nel rilevare e mitigare i rischi.

    Inoltre, le piattaforme devono concentrare risorse interne su minacce elettorali specifiche, come i prossimi eventi elettorali, e dare vita a processi di condivisione delle informazioni. Oltre che procedere all’analisi sui rischi.

    Le risorse devono possedere competenze locali per una moderazione dei contenuti efficace e una comprensione approfondita dei contesti nazionali e regionali.

    Per ogni evento elettorale, si raccomanda la creazione di un team interno dedicato, con competenze locali e in settori rilevanti, come la moderazione dei contenuti e la verifica dei fatti.

    Invito a collaborare tra le piattaforme

    Le piattaforme sono invitate a collaborare con esperti esterni, come l’Osservatorio europeo sui media digitali (EDMO) e organizzazioni indipendenti di fact-checking.

    Le piattaforme devono attivare misure di mitigazione attive da uno a sei mesi prima del periodo elettorale e continuarle per almeno un mese dopo le elezioni. Questo periodo è critico per affrontare rischi come la disinformazione mirata ai processi di voto.

    L’UE consiglia anche alle piattaforme di ispirarsi ad altre linee guida esistenti, come il Codice di condotta sulla disinformazione e il codice sulla lotta all’incitamento all’odio, per identificare le migliori pratiche.

    È fondamentale che gli utenti abbiano accesso a informazioni ufficiali sui processi elettorali e che le piattaforme contrastino contenuti illegali che possano influenzare il dibattito democratico.

    Trasparenza verso la pubblicità politica

    In termini di pubblicità politica, le piattaforme sono indirizzate verso le future norme di trasparenza in questo settore. Con l’invito a prepararsi adottando misure conformi ai requisiti previsti.

    Le piattaforme sono inoltre invitate a collaborare con le autorità di controllo ed esperti della società civile. Oltre che a collaborare tra loro per condividere informazioni sui rischi per la sicurezza elettorale.

    L’UE raccomanda inoltre di istituire meccanismi interni di risposta agli incidenti ad alto rischio e di condurre revisioni post-elettorali dei risultati.

    Rischio di multe fino al 6% del fatturato

    Sebbene le linee guida sulla sicurezza elettorale non siano obbligatorie, le piattaforme che scelgono un approccio diverso devono dimostrare che il loro metodo rispetta gli standard dell’UE.

    In caso contrario, rischiano di essere considerate in violazione della DSA, con possibili sanzioni fino al 6% del fatturato annuo globale.

    Le linee guida includono raccomandazioni specifiche per le prossime elezioni del Parlamento europeo e, sebbene al momento siano ancora una bozza, si prevede l’adozione formale da parte della Commissione ad aprile.

  • Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Dopo un anno e mezzo dall’acquisizione di X da parte di Elon Musk, proviamo a fare il punto della situazione. Cerchiamo di capire quanti sono gli utenti e qual è il livello di coinvolgimento sulla piattaforma.

    Da quando è stata acquisita da Elon Musk non si è mai riuscito ad avere un quadro completo di X. La piattaforma, ricordiamolo, non è più pubblica come lo era Twitter. Il primo atto di Musk fu proprio quello di procedere al delisting di Twitter e trasformare la nascente società X Corp in una società privata.

    Tutto questo ha avuto effetti su quelli che sono i numeri reali della piattaforma. Numeri che fino all’arrivo di Musk venivano resi pubblici come parte della performance trimestrale del titolo in borsa.

    Riuscire ad ottenere un quadro completo e veritiero di X in questo momento è operazione ardua.

    In questa occasione provo a mettere insieme due letture dei dati che sono emerse nei giorni scorsi. La speranza è quella di riuscire ad offrire un quadro completo rispetto al numero di utenti, al tempo trascorso sulla piattaforma, quindi il coinvolgimento. Quello che si suole definire engagement.

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    Gli effetti dell’acquisizione di Elon Musk

    Prima di vedere qualche numero, è utile ricordare a chi legge che uno dei tanti problemi che affiggeva Twitter era proprio la crescita del numero degli utenti. Spesso uno dei motivi che impediva l’aumento di utenti era individuato nella “complessità” della piattaforma. Un altro era individuato nella scarsa innovazione della piattaforma.

    Aggiungiamo a questo anche la scarsa leadership nel guidare la società e quindi la piattaforma.

    Per correttezza, iniziamo subito con quelli che sono i numeri diffusi proprio da X. Elon Musk sta continuamente alimentando la narrazione secondo la quale X è in costante crescita.

    Ecco un quadro dei numeri condivisi da X nei giorni scorsi.

    X ha 250 milioni di utenti attivi giornalieri

    X (ancora si chiamava Twitter, sotto la gestione Musk) aveva annunciato di aver già raggiunto 250 milioni di utenti attivi giornalieri nel novembre 2022. Quindi sembra che non si sia registrato alcun dato in crescita degli utenti giornalieri.

    Prima che arrivasse Musk, l’obiettivo per il 2023 era stato fissato a 315 milioni di utenti giornalieri.

    X ha 550 milioni utenti attivi mensili

    A marzo dello scorso anno, Musk aveva dichiarato che X aveva raggiunto un nuovo traguardo di 500 milioni di utenti mensili. Nell’ottobre dello stesso anno aveva poi riportato la stessa identica cifra.

    Adesso, marzo 2024, sono stati aggiunti altri 50 milioni, apparentemente tra ottobre e oggi. Una crescita che equivale a 10 milioni di nuovi utenti al mese.

    Gli utenti trascorrono su X 30 minuti al giorno

    Gli utenti trascorrono in media 30 minuti al giorno su X. In aggiunta, X registra in media oltre 8 miliardi di minuti riferito agli utenti attivi giornalieri nel 2024.

    Numeri particolarmente elevati.

    Nel mese di ottobre, X ha riferito che gli utenti trascorrevano 32 minuti al giorno nell’app. Nei giorni scorsi poi X ha riferito che questo valore è di 30 minuti. X sostiene che il tempo trascorso da mobile è cresciuto del 17%.

    Però, se si fanno conteggi precisi, in realtà i dati non corrispondono.

    Sono 1,7 milioni i nuovi utenti al giorno. Ma dove sono?

    X afferma che sono 1,7 milioni i nuovi utenti che si uniscono alla piattaforma ogni giorno. Considerando questi numeri, significherebbe che sono 51 milioni le persone che si aggiungono al mese.

    Come abbiamo visto prima, X non ha aggiunto alcun nuovo utente giornaliero. E sono solo 10 milioni gli utenti attivi mensili al mese, negli ultimi 5 mesi. Quindi questi nuovi utenti si registrano e poi escono immediatamente. Potrebbe essere una spiegazione.

    Cresce il coinvolgimento coi brand

    X sostiene che gli utenti interagiscono con i brand in maniera notevole. Si parla di +63% in più di Like; +20% di repost (quello che era retweet); +14% di visualizzazioni; +6% di impressioni in più in media.

    Dati che non possono essere confermati o smentiti. Ci sono però dati di applicazioni di terze parti che rilevano che il coinvolgimento su X è leggermente diminuito negli ultimi due anni.

    Crescono le ricerche su X, ma su Twitter erano più alte

    X dichiara che fino ad oggi, nel 2024, ci sono state oltre 59 miliardi di ricerche sulla piattaforma a livello globale.

    Nel 2016, su Twitter avvenivano 2,1 miliardi di ricerche al giorno. Significha che i dati di X non corrispondono.

    Posto che sono trascorsi appena 85 giorni, diviso 59 miliardi fa poco più di 694 milioni di ricerche al giorno. Un dato nettamente inferiore a quello che si verificava anni fa su Twitter.

    Gli spazi su X in realtà non aumentano 

    X dichiara che nel 2024 sono stati già creati più di 5 milioni di spazi. In realtà, anche in questo caso, la realtà ci dice che il numero è ben inferiore. A dicembre 2023 X sosteneva che gli spazi ospitati erano 560.000 a settimana.

    Ora, anche qui, 5 milioni diviso le 11 settimane di quest’anno, fanno 454.545 spazi a settimana. Dato quindi inferiore a pochi mesi fa.

    Questo è solo la parte più cospicua dei dati, la restante parte la potete trovare sull’account @XData.

    In aggiunta a tutto questo, val la pena riportare i dati rilevati da Sensor Tower e riportati da NBC News. Con tanto di contestazione da parte di X. E perché?

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    X e i dati di Sensor Tower

    I dati di Sensor Tower hanno rilevato che sono sempre meno le persone che usano X. E questo vale da quando X ha acquisito la piattaforma. Stiamo parlando da fine ottobre del 2022.

    La società di analisi, che ha sede a San Francisco, ha rilevato che a febbraio di quest’anno, X aveva negli Usa 27 milioni di utenti attivi giornalieri da mobile. Numero in calo del 18% rispetto all’anno precedente

    La base utenti Usa è quindi rimasta stabile o in calo, ogni mese a partire da novembre 2022. Ossia, il primo mese intero in cui Musk è proprietario dell’app. In totale è diminuita del 23% da allora.

    Sono numeri negativi che riguardano in ​​tutto il mondo, poiché gli utenti attivi giornalieri sull’app mobile sono scesi a 174 milioni a febbraio. In calo del 15% rispetto all’anno precedente.

    Numeri negativi a livello globale

    Le altre app social media hanno registrato, nello stesso periodo, aumenti modesti delle loro basi di utenti. Snapchat in crescita dell’8,8%; Instagram del 5,3%; Facebook dell’1,5% e TikTok dello 0,5%.

    C’è da dire che tutte queste app hanno subito un calo negli Usa, ma nessuna ha fatto registrare dati negativi come quelli di X.

    Ora, senza voler essere estremamente critici, ma meramente oggettivi, X non gode di ottima salute. E questo è un dato evidente.

    L’aver voluto forzare Twitter per trasformarla in X non è stata una ottima idea. Sia chiaro, azione assolutamente lecita e ci mancherebbe pure. Ma, vista la resa che ha avuto, forse bisognava agire in modo più rispettoso. Degli utenti e della piattaforma stessa.

    I dati che abbiamo visto ci mostrano il risultato di questa forzatura.

    E voi che ne pensate?

  • Indagine UE su Apple, Meta e Google ai sensi del nuovo DMA

    Indagine UE su Apple, Meta e Google ai sensi del nuovo DMA

    La Commissione UE avvia indagini su possibili violazioni del Digital Markets Act da parte di colossi tech come Apple, Google e Meta.

    La Commissione UE esprime preoccupazione riguardo al modo in cui i colossi tech stanno agendo. Una preoccupazione che trova, adesso, fondamenta all’interno del nuovo DMA, Digital Markets Act.

    Il DMA mira a regolamentare il mercato digitale instaurando condizioni eque tra tutti i player del settore.

    La notizia di oggi è che la Commissione apre 5 indagini per “non conformità” al DMA che riguardano in primo luogo Apple, Google e Meta sul modo in cui stanno osservando le nuove regole sulla concorrenza.

    La Commissione sospetta, e da qui la necessità dell’indagine, che le soluzioni fornite dalle società in questione ai propri utenti non siano pienamente aderenti alle regole del DMA.

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    Le preoccupazioni della Commissione UE

    Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva responsabile della politica di concorrenza, su X (ex Twitter) ha espresso preoccupazione su questa questione, scrivendo: “Oggi apriamo le prime indagini ai sensi della #DMA. Siamo preoccupati Alphabet, Apple e Meta non rispettano i loro obblighi, ad esempio: Apple e Alphabet addebitano ancora commissioni ricorrenti agli sviluppatori di app; Meta non offre agli utenti una vera scelta per disattivare la combinazione di dati”.

    In particolare, la Commissione intende indagare sulle cosiddette regole “anti-steering” di Google e Apple adottate all’interno dei loro app store.

    Cosa si intende per regole “anti-steering”.

    Le regole “anti-steering” sono misure normative o politiche attuate in alcuni settori, in particolare nel settore tecnologico e digitale, per prevenire pratiche commerciali che indirizzino o “guidino” (da cui il termine “steering”) i consumatori verso prodotti o servizi specifici, in modo potenzialmente anticoncorrenziale.

    Nel contesto dei marketplace digitali, ad esempio, una regola anti-steering può vietare a un fornitore di piattaforme, come un app store, di limitare gli sviluppatori dal dirigere gli utenti verso metodi di pagamento alternativi.

    La situazione di Apple, Google e Meta

    E poi, intende verificare se Google sia colpevole di pratiche, definite di auto-preferenza, per spingere i propri servizi all’interno del suo motore di ricerca.

    Sotto indagine è anche la schermata di scelta del browser di Apple per iOS, così come il “modello di pagamento o consenso” di Meta per il targeting degli annunci. Modello introdotto lo scorso autunno.

    Oltre a queste indagini, la Commissione UE fa sapere di avere una raccolta di informazioni che riguardano Amazon, per scoprire se spinge i suoi prodotti all’interno del suo market, e Apple per quanto riguarda la struttura tariffaria.

    Indagine di 12 mesi e eventuale sanzione

    In una conferenza stampa la Commissione ha dichiarato che intende concludere le indagini entro i prossimi 12 mesi.

    In caso di violazione, la Commissione può imporre sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale totale dell’azienda. Tali sanzioni possono arrivare fino al 20% in caso di recidiva.

    Una breve considerazione riguardo a quanto descritto.

    È bene specificare che il DMA, e queste indagini lo dimostrano, rappresenta un modello quasi pioneristico nel contesto digitale attuale. L’obiettivo è quello di creare un mercato che offra condizioni più eque tra le grandi aziende e i piccoli attori del mercato.

    L’approccio dell’UE al regolamento digitale si sta affermando come un modello normativo, in tutti i sensi- Finendo per influenzare legislazioni simili in altre giurisdizioni.

    Il DMA pioniere come il GDPR

    Se volessimo provare a fare un parallelo, il DMA può essere paragonato al General Data Protection Regulation (GDPR), che ha rivoluzionato il modo in cui le aziende trattano i dati degli utenti.

    Da una parte il GDPR ha posto l’accento sulla privacy e la protezione dei dati; dall’altro, il DMA si concentra sulla promozione della concorrenza e sulla limitazione delle pratiche anticoncorrenziali.

    Sebbene altre regioni, come gli Stati Uniti, abbiano adottato un approccio più cauto nei confronti della regolamentazione del settore tecnologico, le mosse dell’UE con il DMA potrebbero spingere verso una maggiore armonizzazione delle regole a livello globale. Come successe proprio con il GDPR.

  • Threads lancia la versione beta per il Fediverso

    Threads lancia la versione beta per il Fediverso

    Threads, l’app di Meta, sbarca nel Fediverso, un universo digitale federato di server indipendenti. Si tratta di una versione beta disponibile solo in pochi paesi. Vediamo insieme i vantaggi e gli svantaggi del Fediverso e il suo potenziale per il futuro dei social media.

    Threads ha finalmente annunciato la versione beta dell’app che permetterà l’accesso al Fediverso. Per il momento questa possibilità è limitata agli utenti di Usa, Canada e Giappone, ma rappresenta un momento importante per l’app di Meta.

    Cosa significa questo? In pratica gli utenti avranno la possibilità, attivando l’apposita funzione, di condividere post su diverse piattaforme del Fediverso, come Mastodon.

    Per Threads questo rappresenta un punto importante che permette agli utenti di ampliare il proprio raggio d’azione e di connettersi con nuove comunità online.

    Mark Zuckerberg, contestualmente all’annuncio, ha condiviso un post che era visibile contemporaneamente su Threads e su Mastodon.

    Nel successivo, sempre condiviso attraverso interoperabilità tra le due piattaforme, ha scritto:

    Stiamo facendo progressi nell’integrazione di Threads nel fediverso e nel lancio di una versione beta in alcuni paesi che consente alle persone di scegliere di federare i propri post. Se vedi questa opzione e la attivi dal tuo profilo, vedrai i Mi piace delle piattaforme federate apparire sui tuoi post qui.

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    Come attivare la funzione Threads per entrare nel Fediverso

    L’operazione per entrare nel Fediverso da Threads è abbastanza semplice.

    Basterà andare nelle Impostazioni del proprio account Threads e selezionare “Condivisione Fediverse” (Beta). E poi, da lì, seguire le istruzioni.

    L’opzione per attivare l’accesso al Fediverso permette quindi la condivisione con Mastodon, la piattaforma con cui Threads condivide lo stesso protocollo AcitivityPub.

    Come precisa Meta, per accedere al Fediverso da Threads sarà necessario avere un profilo pubblico, e non privato, e un’età minima di 18 anni.

    Una volta attivata l’opzione per il Fediverso, come spiega Meta, gli utenti su altri server potranno “cercare e seguire il tuo profilo, visualizzare i tuoi post, interagire con i tuoi contenuti e condividere i tuoi contenuti con chiunque all’interno o all’esterno del proprio server“.

    Ma trattandosi di versione ci sono ancora dei limiti.

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    La versione beta, infatti, attualmente non consente agli utenti di visualizzare le risposte e i follower del Fediverso. Inoltre, Meta ancora non è in grado di garantire che quando si elimina un post federato su Threads, questo verrà eliminato anche sulle altre piattaforme su cui è stato condiviso.

    Fin qui ho scritto la parola “Fediverso” dieci volte (compresa l’ultima). Forse è arrivato il momento di spiegare – ci provo – che cos’è il Fediverso.

    Che cosa si intende per Fediverso

    Intanto diciamo che Fediverso è un concetto relativamente nuovo nel panorama dei social media. La parola deriva dall’unione tra Federated e Universe. Da qui Fediverso.

    Lo possiamo immaginare simile a una vasta rete interconnessa di server indipendenti.

    A differenza delle piattaforme di social media che abbiamo imparato a conoscere, controllate da una singola azienda, il Fediverso è decentralizzato.

    Ciò consente agli utenti un maggiore controllo sui propri dati e sulle proprie interazioni. Un esempio di una di queste piattaforme in questo momento è Mastodon, che è stato uno dei pionieri di questo movimento in crescita.

    Volendo provare ad essere ancora più chiari, possiamo immaginare il Fediverso come un universo digitale federato, composto da una miriade di server indipendenti che interoperano tra loro.

    Vantaggi e svantaggi del Fediverso

    Un ecosistema aperto e decentralizzato, in contrapposizione ai social media tradizionalmente controllati da grandi aziende.

    La tecnologia chiave che alimenta il Fediverso è il protocollo ActivityPub, basato su standard open source. Questo protocollo permette la comunicazione e la condivisione di contenuti tra diverse piattaforme, creando un’esperienza fluida e senza barriere.

    I vantaggi del Fediverso

    Quali sono i vantaggi del Fediverso?

    • Decentralizzazione: il potere non è nelle mani di un’unica azienda, ma distribuito su una rete di server indipendenti.
    • Maggiore controllo: gli utenti hanno più controllo sui propri dati e sulla propria privacy.
    • Libertà di espressione: il Fediverso offre un ambiente più aperto e libero rispetto ai social media tradizionali.
    • Interoperabilità: gli utenti possono comunicare e condividere contenuti tra diverse piattaforme.

    Gli svantaggi del Fediverso

    Quali sono gli svantaggi del Fediverso?

    • Minore visibilità: le piattaforme del Fediverso hanno generalmente un bacino d’utenza minore rispetto ai social media tradizionali.
    • Complessità: la struttura decentralizzata può risultare più complessa da utilizzare per alcuni utenti.
    • Mancanza di moderazione: la moderazione dei contenuti è affidata alle singole comunità, con possibili rischi di disinformazione e contenuti offensivi.
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    Una rappresentazione del Fediverso

    Fediverso e futuro dei social media decentralizzati

    Ecco, spero che queste oche righe possano essere state esaustive nella comprensione del Fediverso. Concetto che, come è evidente, torneremo di continuo.

    Di certo, l’approdo di Threads del Fediverso, come detto all’inizio, rappresenta un momento importante. Da sottolineare.

    Segna l’accesso ad un futuro dei social media sempre più decentralizzato e, si spera, più interconnesso.

    Un futuro in cui gli utenti avranno maggiore controllo sui propri dati e sulla propria esperienza online. E in cui la condivisione di idee e contenuti sarà libera, nei limiti del consentito, ovviamente

    E quindi decentralizzazione e interoperabilità saranno le parole chiavi che caratterizzeranno i social media nel prossimo futuro.

  • Ecco cosa serve per fare podcast nel 2024

    Ecco cosa serve per fare podcast nel 2024

    Il podcast è in crescita in Italia, con 12 milioni di ascoltatori che lo scelgono per intrattenimento, informazione e apprendimento. Ecco cosa serve per iniziare a creare il proprio podcast.

    Con il senno di poi, sembra tutto abbastanza ovvio. Lettori MP3, come l’iPod di Apple, in molte tasche, software di produzione audio economici o gratuiti e blogging ormai una parte consolidata di Internet. Ci sono tutti gli ingredienti per un nuovo boom della radioamatorialità.

    Ma come chiamarlo? Audioblog? Podcasting? GuerillaMedia?

    Le parole che avete appena letto sono l’incipit dell’articolo che, a distanza di 20 anni, diede vita a termine podcasting. In quell’articolo sul Guardian il giornalista Ben Hammersley si chiedeva come definire il fenomeno degli MP3 disponibili attraverso dispositivi mobili come gli iPod.

    In pratica stava nascendo la possibilità di poter costruire il proprio palinsesto e bisognava dare un nome a tutto questo. E fu così che da allora si usò progressivamente la parola podcasting, da cui deriva la parola podcast. Una parola per definire un programma o un singolo episodio in audio.

    Pensate che già nel 2005 il dizionario americano New Oxford dichiarò podcasting come parola dell’anno.

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    Il fenomeno podcast

    Dopo un periodo di transizione, il fenomeno dei podcast è poi esploso negli ultimi tre o quattro anni. Riuscendo a coinvolgere sempre più persone e ad attirare sempre più nuovi podcaster.

    Questo perché realizzare un podcast è relativamente semplice. È sufficiente un buon microfono, delle cuffie, un software per la registrazione. E poi, grazie ai servizi di streaming che hanno contribuito enormemente alla diffusione del formato audio, è semplice poter mettere in piedi il proprio programma.

    Il successo del podcasting può essere attribuito a diversi fattori chiave:

    1. Accessibilità: disponibili con un semplice click su smartphone o computer, i podcast rendono facilmente accessibili la conoscenza e l’intrattenimento;
    2. Diversità di contenuti: che si tratti di politica, scienza, arte o intrattenimento, esiste orma un podcast per ogni interesse;
    3. Legame emotivo: il formato audio stimola l’immaginazione e crea un legame emotivo tra il narratore e l’ascoltatore;
    4. Flessibilità di formato: i podcast variano da brevi aggiornamenti di pochi minuti a serie narrative approfondite, soddisfacendo ogni esigenza di ascolto.

    Ora, prima di vedere insieme cosa serve, a livello di attrezzatura, per realizzare il proprio podcast, ed entrare a fare parte del fenomeno podcasting, vediamo alcuni dati.

    Fenomeno podcast, alcuni numeri

    La crescita del fenomeno podcasting è pressoché inarrestabile.

    Secondo un report di Edison Research, nel 2023 il numero di ascoltatori regolari di podcast ha raggiunto nuove vette, con un incremento del 27% rispetto al 2022.

    Questo fenomeno non è limitato a una nicchia di entusiasti; è diventato un comportamento di massa, con oltre 160 milioni di ascoltatori solo negli Stati Uniti.

    La percentuale di coloro che preferiscono i podcast ad altri media è salita al 43%, una testimonianza della loro crescente popolarità.

    Ascoltatori podcast in Italia, quasi 12 milioni

    In Italia, il 39% degli utenti tra i 16-60 anni ascolta podcast. Stiamo parlando di circa 12 milioni di persone. E il dato è in crescita rispetto al 36% dell’anno precedente.

    Il fascino dei podcast risiede nella loro flessibilità. Uno studio di Podcast Insights ha rivelato che la maggior parte degli ascoltatori predilige i podcast mentre è in viaggio, sfruttando il tempo in auto, in treno o in aereo.

    Altri momenti popolari includono l’esercizio fisico e le attività domestiche, dove i podcast offrono un accompagnamento informativo ed istruttivo.

    L’ascolto dei podcast in Italia passa attraverso lo smartphone, nel 75% dei casi; ma cresce anche l’ascolto da desktop, 33%; e tablet, 23%.

    podcast luogo momento ascolto 2024 franzrusso

    L’immagine qui sopra ci mostra luoghi e momenti di ascolto dei podcast da parte degli utenti italiani. Sono dati di una ricerca NielsenIQ (NIQ) per Audible del 2023.

    Ebbene, osserviamo che gli italiani amano ascoltare i podcast anche a casa; subito dopo il luogo preferito è in macchina. Notiamo il 12% di chi li ascolta mentre fa sport e il 9% di chi li ascolta in ufficio.

    Dove si ascoltano i podcast

    Per quanto riguarda i momenti, è evidente che tanti li ascoltano mentre rientrano a casa dal lavoro; oppure la sera prima di addormentarsi. Interessante anche la quota di chi li ascolta nel fine settimana.

    E ora, sperando di aver suscitato interesse rispetto ai podcast, qualche piccolo suggerimento, nel caso vi fosse venuta voglia di fare un vostro podcast dopo la lettura di questo articolo.

    Intanto vi segnalo il mio, al momento fermo, ma conto di ripartire a breve.

    Cosa serve per iniziare a fare podcast

    Cosa serve per dare vita al proprio progetto podcast?

    Sicuramente un bel microfono. Solo che la scelta è molto vasta e non sempre si riesce a centrare subito l’obiettivo. Intanto da sapere che esistono microfoni USB, più duttili e facili da usare plug-in, e XLR, di qualità superiore ma non duttile come il primo formato.

    Necessarie poi le cuffie, strumento che non deve mancare nella dotazione. Le cuffie sono utili per monitorare l’ascolto della voce. Sia in fase di registrazione che in fase di editing.

    Serve poi un software di registrazione. Anche se sono presenti online molti servizi per la registrazione, il consiglio è quello di dotarsi di un software fisico, utilizzabile sul proprio pc. Questo per prendere dimestichezza con l’utilizzo e, soprattutto, l’editing del file audio.

    Necessario un progetto per il proprio podcast

    Necessario avere un progetto di editoriale di contenuti da sviluppare. Focalizzatevi sull’idea che volete portare avanti e poi create il vostro piano editoriale. Costruite il piano iniziando a dare dei titoli agli episodi e, successivamente per ognuno, iniziate a comporre i contenuti.

    Sulla durata degli episodi si potrebbe discutere molto. L’importante è riuscire a stare all’interno di una durata di circa 15 minuti per episodio. Anche se ormai sono molto diffusi gli episodi della durata massima di 5 minuti. Formato molto difficile da gestire, ma non impossibile.

    Molto dipende dall’idea che si vuole sviluppare.

    La scelta dell’attrezzatura podcast

    E adesso veniamo ai suggerimenti pratici.

    La scelta del microfono

    La scelta del microfono è fondamentale.

    • Blue Yeti X – microfono a condensatore USB, estremamente valido per qualità e facilità di utilizzo.
    • Rode NT USB – altro microfono eccellente per qualità e facilità di uso.
    • Rode Podmic XLR – forse uno dei più usati dai podcaster per la qualità eccellente che riesce a fornire.
    • Shure MV7X XLR – microfono della storica azienda Shure, anche questo eccellente. Da segnalare anche SM7B, ma con un prezzo più elevato.

    La scelta delle cuffie

    Adesso passiamo alla cuffie, altro elemento indispensabile:

    • Sony MDR-7506 – chiarezza e profondità del suono davvero eccellenti. Risulta anche comoda e resistente.
    • Beyerdynamic DT 770 PRO – queste sono le cuffie da studio, eccellenti per la registrazione. Per certi versi quasi un must.
    • Audio-Technica ATH-M50x – estremamente valide per chiarezza del suono e per comodità.
    • AKG k92 – cuffie leggere, ma fanno egregiamente il proprio lavoro e poi AKG è sempre una garanzia.

    L’asta per il microfono

    Ora passiamo a suggerire anche qualche asta per il microfono:

    Il pannello pop

    Può essere utile anche un pannello fonoassorbente, che aiuta a isolare la registrazione. Ce ne sono di diversi e di diversi formati. Se avete la possibilità potete anche posizionare pannelli come questi per un risultato davvero da studio.

    Audacity per la registrazione

    Come dicevamo all’inizio, la scelta di un software può aiutare a prendere dimestichezza con i file audio. E da questo punto divista la scelta migliore in assoluto resta Audacity. Software all’apparenza complesso, ma mano mano risulta sempre più semplice da usare. Interamente gratuito.

    Suggerimento aggiuntivo.

    La scelta eventuale del mixer

    Potrebbe essere molto di aiuto dotarsi anche di un mixer, necessario nel caso si scelga di dotarsi di un microfono XLR. Sul mercato esistono soluzioni più o meno alla portata di tutti.

    Per eccellenza anche in questo caso si guarda al RØDECaster Pro II, una vera e propria stazione di produzione audio. Davvero eccellente.

    Ma sento di suggerire anche un’altra soluzione, un po’ più abbordabile. Sto parlando di Maono AM 100. Con 2 attacchi XLR e due jack per cuffie, oltre che la possibilità di personalizzare suoni e modalità di registrazione. Ideale per registrazione singola o in coppia.

    Direi che per il momento c’è tutto.

    Segnalo che la scelta dei prodotti è fatta sulla base della diretta esperienza. Per trasparenza, comunico che se acquistate dai link suggeriti l’autore dell’articolo potrebbe ricevere una commissione di affiliazione.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3


     

     

  • Come mantenere in sicurezza il proprio account Instagram

    Come mantenere in sicurezza il proprio account Instagram

    La cronaca di questi giorni porta all’attenzione il tema della sicurezza sui social media. In particolare su Instagram. Ecco alcune semplici regole da seguire.

    La cronaca di questi giorni ci riporta all’attenzione di quanto sia importante mantenere in sicurezza il proprio account sui social media. In realtà questa attenzione dovrebbe essere sempre alta. Ma, a volte, questi casi eclatanti possono aiutare ad apporre la giusta attenzione.

    Il riferimento è all’incidente che ha riguardato la premier Giorgia Meloni, il cui account Instagram è stato violato un paio di giorni fa. Un episodio, poi subito rientrato senza conseguenze. Ma che porta all’attenzione quanto sia importante rendere più sicuro il proprio account.

    Prima di procedere ad indicare alcune regole base da seguire, proviamo insieme a dare uno sguardo su altri casi simili.

    Violazioni social media, casi eclatanti

    Un caso di violazione, seppur breve, lo ha subito anche l’attuale presidente Usa, Joe Biden. A maggio dell’anno scorso. La violazione riguardò anche l’account su X.

    come mantenere sicurezza account Instagram 2024 franzrusso

    Si ricorda anche il caso della violazione di Downing Street, la sede del premier inglese, in quel caso c’era Boris Johnson, era l’aprile del 2022. Una violazione portata avanti attraverso il software di hacking Pegasus. Si tratta di un software in grado di trasformare un telefono in un dispositivo di ascolto remoto.

    E poi, da annoverare nei grandi casi di violazione più recente, quello che riguardò Twitter nel luglio del 2020. Un caso che portò alla violazione di account di gente come Joe Biden, Bill Gates, Elon Musk, Warren Buffett, Kanye West, Michael Bloomberg, Uber, Jeff Bezos e anche Barack Obama. Gli account di queste personalità furono violati per far girare una truffa sui bitcoin.

    Uno screenshot di truffa attraverso bitcoin è quello che è stato pubblicato dopo la violazione dell’account Instagram della presidente Giorgia Meloni.

    Violazioni e social media, alcuni dati

    Di casi eclatanti ce ne sono stati tanti purtroppo. E l’attenzione non deve mai essere abbassata da questo punto di vista.

    Da mettere in chiaro, gli hacker possono attaccare chiunque, nessuno è escluso. Ecco perché l’attenzione deve essere sempre molto alta da parte di tutti. Soprattutto poi da chi ha responsabilità molto grandi da gestire.

    Un recente studio di Google ha affermato che ormai oltre il 20% degli account social media è destinato ad essere violato. E il fenomeno è in crescendo. Nonostante siano sempre più affinate le tecnologie di difesa.

    Ci sono alcuni studi recenti che rilevano il fatto che ormai, mediamente 1,4 miliardi di account sui social media vengono violati ogni mese. Si tratta di un numero che continuerà ad aumentare, all’aumentare del numero di persone che usano i social media.

    Violazioni e social media, fenomeno in crescita

    Dal 2021 al 2022 il numero di account di social media che sono stati dirottati ha registrato un aumento del 1.000%.

    Nel 2023, il fenomeno delle violazioni e degli attacchi hacker sui social media ha continuato a essere significativo.

    A guardare Instagram nello specifico, è stato rilevato che un account IG viene hackerato ogni 10 minuti, con oltre 50.000 account Instagram compromessi all’anno​​.

    Da sapere che la piattaforma più violata al momento e Facebook. Instagram è la seconda.

    Solo Facebook riceve circa 70 mila richieste di recupero di account, su Instagram sono circa 36 mila.

    Alcune regole da seguire per mettere in sicurezza l’account Instagram

    Fermiamoci qui, perché ci terrei molto a ricordare qui le regole che sarebbe meglio seguire per evitare – quantomeno ci si prova – che il nostro account venga violato.

    1 – Scegliere una password robusta.

    • la password deve essere lunga almeno 12 caratteri e includere una combinazione di lettere maiuscole e minuscole, numeri e simboli.
    • non utilizzare la stessa password per altri account online.
    • cambiare la password regolarmente, almeno ogni 3-6 mesi.

    2 – Attivare l’autenticazione a due fattori (2FA)

    • la 2FA aggiunge un ulteriore livello di sicurezza richiedendo un codice di verifica oltre alla password per accedere al tuo account.
    • si può attivare la 2FA nelle impostazioni di Instagram, scegliendo tra SMS o app di autenticazione, come ad esempio Google Authenticator.

    Regole da non sottovalutare mai

    3 – Prestare attenzione a link sospetti

    • non cliccare su link ricevuti da DM, email o post di persone che non conosci.
    • fare attenzione a siti web che imitano l’interfaccia di Instagram per rubare le tue credenziali.
    • se non si è sicuri di un link, meglio prima passare sopra con il mouse per verificare l’URL completo e controllare che sia affidabile.

    4 – Controllare l’attività di accesso

    • dalle impostazioni di Instagram, è possibile vedere da quali dispositivi è stato effettuato l’accesso al proprio account.
    • se si notano accessi sospetti da dispositivi o località che non si conoscono, o che non ci sembrano familiari, meglio modificare immediatamente la password e revocare l’accesso ai dispositivi non autorizzati.

    Importante aggiornare l’app Instagram

    5 – Aggiornare regolarmente l’app Instagram

    • gli aggiornamenti dell’app includono spesso patch di sicurezza per proteggere da vulnerabilità note.
    • assicurarsi di avere in dotazione l’ultima versione di Instagram installata sul proprio dispositivo.

    6 – Proteggi le tue informazioni personali

    • non condividere informazioni sensibili come il proprio numero di telefono o l’indirizzo di casa sul proprio profilo Instagram.
    • prestare attenzione alle informazioni che vengono rese pubbliche attraverso la condivisione di storie e post.

    Seguire i consigli di Instagram sulla sicurezza

    7 – Seguire i consigli di sicurezza di Instagram

    • Instagram fornisce diverse risorse per aiutare gli a proteggere il proprio account.
    • consultare la sezione “Sicurezza” nelle impostazioni dell’app o visitare il Centro sicurezza di Instagram per saperne di più.

    Regole aggiuntive:

    • usare un gestore di password per creare e memorizzare password complesse per i propri account online.
    • essere particolarmente cauti quando ci si connetti a reti Wi-Fi pubbliche.
    • installare un software antivirus e anti-malware sul proprio dispositivo.

    Sicurezza e social media, serve Consapevolezza

    Seguire queste regole di base potrebbe aiutare a garantire un’esperienza sui social media un po’ più sicura e protetta. E vale anche su su Instagram.

    In un’epoca in cui la nostra identità digitale è davvero preziosa, proteggere i nostri account sui social media non è solo una buona pratica, diventa una necessità imprescindibile.

    Ricordiamoci che, dietro ogni schermo, si nascondono rischi che richiedono la nostra attenzione, ogni giorno.

    Agiamo sempre con consapevolezza e adottiamo misure di sicurezza efficaci. In questo modo possiamo difendere la nostra identità digitale e continuare a usare il digitale e tutti i suoi strumenti con maggiore serenità e sicurezza.

     

  • Grok, l’intelligenza artificiale di xAI è open source

    Grok, l’intelligenza artificiale di xAI è open source

    Grok, l’intelligenza artificiale di xAI, è ora disponibile open-source. Il modello base, con 314 miliardi di parametri, permette di generare testo, tradurre lingue e rispondere a domande. Il codice di addestramento non è incluso, ma il rilascio open-source mira a favorire la collaborazione e l’innovazione.

    Elon Musk lo aveva promesso nei giorni scorsi. E così da oggi Grok, l’intelligenza artificiale di xAI, società del proprietario di X, è disponibile open source.

    I tempi di rilascio previsti a novembre scorso sono stati rispettati. Grok-1 è ora disponibile su Github per sviluppatori e ricercatori.

    Grok-1, la nuova IA open-source

    Un post sul sito di xAI spiega che la versione open source di Grok-1 include i “pesi del modello base e l’architettura di rete” del “modello Mixture-of-Experts da 314 miliardi di parametri“.

    Grok-1 viene rilasciato in licenza Apache License 2.0, che ne consente l’uso commerciale.

    Da rilevare che il rilascio non comprende codici di addestramento. Significa che il codice reso pubblico non include la parte fondamentale che permette al modello di funzionare correttamente.

    Non è presente, quindi, il codice utilizzato per “addestrare” il modello su un’enorme quantità di dati, permettendogli di acquisire le sue capacità di generazione di testo, traduzione e risposta a domande.

    grok 1 IA open source franzrusso

    Grok-1, di conseguenza, non può essere sfruttato al massimo delle sue potenzialità.

    L’assenza dei codici di addestramento è certamente data dalla complessità del modello. Al momento Grok-1 può essere usato da sviluppatori e ricercatori con competenze elevate.

    Grok-1, la scelta open-source

    Perché Grok-1 è in open-source e cosa significa?

    Grok-1 è disponibile in modalità open-source perché xAI vuole incoraggiare la collaborazione e l’innovazione del modello. Gli sviluppatori possono quindi contribuire al miglioramento del modello. Mentre le aziende e gli istituti di ricerca possono esplorare nuove applicazioni e usi per l’IA.

    Questo tipo di approccio collaborativo è fondamentale per l’evoluzione rapida e sostenibile delle tecnologie di intelligenza artificiale.

    Quando si parla di intelligenza artificiale open-source, ci si riferisce a software o piattaforme di intelligenza artificiale i cui codici sorgente sono accessibili pubblicamente e possono essere liberamente modificati e distribuiti.

    IA open-source, vantaggi

    Questo tipo di approccio all’IA offre diversi vantaggi:

    Innovazione collaborativa: poiché chiunque può contribuire al progetto, l’innovazione e lo sviluppo possono avvenire a un ritmo più veloce rispetto al software proprietario. Questo aspetto permette una continua evoluzione delle tecnologie grazie al contributo di una comunità globale.

    Trasparenza: avere accesso al codice sorgente permette agli utenti e agli sviluppatori di comprendere esattamente come funziona l’algoritmo, contribuendo a una maggiore fiducia e comprensione del software.

    Accessibilità: l’open-source abbassa le barriere all’entrata, permettendo anche a piccole aziende o singoli sviluppatori di accedere a strumenti potenti senza il bisogno di grandi investimenti.

    Personalizzazione: gli utenti possono adattare il software alle proprie esigenze specifiche, modificandolo per soddisfare requisiti particolari che potrebbero non essere coperti dal software commerciale.

    Formazione e ricerca: per i ricercatori e gli studenti, l’IA open-source rappresenta una risorsa inestimabile per l’apprendimento e la sperimentazione.

    IA open-source, alcuni esempi

    Esempi di progetti di IA open source:

    TensorFlow: libreria di machine learning sviluppata da Google, utilizzata per la ricerca e lo sviluppo di applicazioni di IA.

    PyTorch: framework di apprendimento automatico versatile e ampiamente utilizzato.

    OpenAI Gym: piattaforma per la sperimentazione e lo sviluppo di algoritmi di apprendimento automatico reinforcement learning.

    Hugging Face: libreria di modelli linguistici pre-addestrati per diverse applicazioni, come la generazione di testo e la traduzione automatica.

    Allora, ricapitolando.

    Grok è un modello di intelligenza artificiale di grandi dimensioni (LLM) sviluppato da xAI, la società di Elon Musk dedicata all’intelligenza artificiale etica. Grok si basa su un’architettura “Mixture-of-Experts” con 314 miliardi di parametri, che gli permette di svolgere una varietà di compiti con un’elevata abilità.

    A cosa serve Grok-1

    A cosa serve?

    Grok è progettato per essere un’intelligenza artificiale versatile, in grado di:

    • Generare testo realistico e creativo in diversi stili e formati
    • Tradurre lingue diverse con precisione e fluidità
    • Rispondere a domande in modo accurato e informativo
    • Riassumere testi lunghi in modo conciso e chiaro
    • Completare compiti complessi su richiesta

    Caratteristiche tecniche:

    • Architettura: Mixture-of-Experts
    • Parametri: 314 miliardi
    • Capacità: Generazione di testo, traduzione, risposta a domande, riassunto, completamento di compiti.

    Grok-1 e i suoi competitor

    Al momento le IA direttamente competitor di Grok-1 possono essere:

    GPT-3 (175 miliardi di parametri):

    Sviluppato da OpenAI
    Generazione di testo realistico e creativo
    Ampia varietà di applicazioni
    Non open source

    LaMDA (137 miliardi di parametri):

    Sviluppato da Google AI
    Focalizzato sul dialogo e la risposta a domande
    Capacità di ragionamento e apprendimento
    Non open source

    BLOOM (176 miliardi di parametri):

    Sviluppato da Hugging Face e BigScience
    Multilingue e multimodale
    Generazione di testo, traduzione, risposta a domande
    Rilascio del modello base come open source

    WuDao 2.0 (1.75 trilioni di parametri):

    Sviluppato dall’Accademia Cinese delle Scienze
    Modello in lingua cinese
    Generazione di testo, traduzione, risposta a domande
    Non open source

    IA Parametri Sviluppatore Funzionalità Open source
    Grok 314 miliardi xAI Generazione di testo, traduzione, risposta a domande, riassunto, completamento di compiti Base
    GPT-3 175 miliardi OpenAI Generazione di testo realistico e creativo No
    LaMDA 137 miliardi Google AI Dialogo, risposta a domande, ragionamento, apprendimento No
    BLOOM 176 miliardi Hugging Face e BigScience Multilingue, multimodale, generazione di testo, traduzione, risposta a domande Base
    WuDao 2.0 1.75 trilioni Accademia Cinese delle Scienze Cinese, generazione di testo, traduzione, risposta a domande No

     

    Grok-1 e GPT-4 Turbo

    Se poi volessimo paragonare Grok-1 a GPT-4 Turbo, il risultato sarebbe questo:

    IA Parametri Sviluppatore Funzionalità Open source
    Grok 314 miliardi xAI Generazione di testo, traduzione, risposta a domande, riassunto, completamento di compiti Base
    GPT-4 Turbo 1 trilione (stimato) OpenAI Generazione di testo avanzata, traduzione, risposta a domande, ragionamento, apprendimento No

     


    [L’immagine di copertina è stata realizzata con Bing Image Creator con tecnologia Dall-E 3]

  • Il valore della libertà di parola e i social media nel 2024

    Il valore della libertà di parola e i social media nel 2024

    La libertà di parola è sempre più al centro del dibattito in rete e sui social media. Il caso che riguarda Don Lemon e Elon Musk è solo uno dei tanti esempi che rappresenta questo grande tema. Noi tutti dobbiamo impegnarci per un dialogo sempre costruttivo e rispettoso.

    Viviamo un momento storico in cui la libertà di parola è sempre più al centro di qualsiasi dibattito. Specialmente sui social media.

    Questo perché negli ultimi anni, in particolar modo negli ultimi due, ci siamo accorti che questi strumenti, i social media, possono essere strumenti di grande valore. Ma anche strumenti che, se adoperati nel modo sbagliato, possono ledere principi basilari. Come appunto la libertà di parola.

    Libertà di parola e social media oggi

    Con l’avvento del digitale e dei social media questo concetto si è ampliato. Siamo entrati in un territorio in cui le linee tra espressione personale, disinformazione, discorso d’odio e censura diventano nebulose.

    Il grande tema che abbiamo scoperto tutti con Internet è dove finisce la libertà di parola e dove inizia la censura.

    Come spesso ricordato, per libertà di parola non si intende, in maniera sintetica, libertà di poter dire qualsiasi cosa impunemente. Tutt’altro. La libertà di parola consente a chiunque di esprimersi liberamente nel rispetto delle norme vigenti. E questo vale anche sui social media e su Internet in generale.

    libertà parola social media franzrusso

     

    Di libertà di parola poi ne parla continuamente Elon Musk, ormai proprietario della piattaforma X, che prima era Twitter. Per Musk questo principio è basilare. Solo che lo interpreta nella sua accezione più estesa, ossia senza limiti. E spesso con una forte interpretazione personale. Vale a dire: “puoi esprimerti liberamente, ma solo se piace a me”.

    Musk e la libertà di parola

    Questa considerazione non è campata in aria. Elon Musk ha un evidente problema con la libertà di parola. Appena insediatosi in quella che prima era Twitter si è adoperato molto a ripristinare account che erano stati banditi per contenuti d’odio. Un esempio su tutti Donald Trump o ancora il ripristino dell’account di Alex Jones.

    Musk sa benissimo che non sarà mai un paladino e strenue difensore della libertà di parola in senso esteso e nobile. Non lo sarà mai perché è a capo di una società privata e, questa condizione, lo porta a discernere in modo differente cosa è lecito condividere sulla sua piattaforma e cosa non lo è.

    Musk, come proprietario di X, ha il potere di decidere chi può e chi non può avere una voce sulla piattaforma. Questo evidenzia il crescente potere dei giganti dei social media e la necessità di una maggiore regolamentazione.

    Perché mi soffermo sul valore della libertà di parola e i social media?

    Il caso Don Lemon – Elon Musk

    Perché nei giorni scorsi è avvenuto un ennesimo esempio di ciò che si intende per potere dei giganti di queste piattaforme nel momento in cui decidono cosa può andar bene e cosa non deve andare bene.

    Il caso eclatante riguarda, ancora una volta, Elon Musk e l’ex giornalista della CNN, Don Lemon.

    libertà parola don lemon elon musk franzrusso 2024
    Sulla sinistra, Don Lemon | sulla destra, Elon Musk

    Come sapete, X sta cercando di posizionarsi anche come piattaforma video. E quindi sta estendendo ancora una volta la modalità di creazione di contenuti. Per alimentare nuovi video, ha pensato bene di coinvolgere giornalisti, intrattenitori, influencer a tenere i propri show sulla piattaforma.

    Uno dei primi show avviati su X è stato quello di Tucker Carlson, ex giornalista di Fox News, apertamente di destra. Per chi non lo conoscesse, lo avrete sicuramente sentito nominare di recente per la sua intervista a Vladimir Putin al Cremlino.

    E qualche mese fa Elon Musk, per cercare di equilibrare gli show, aveva invitato anche Don Lemon.

    Lo show di Lemon, “Don Lemon Show”, avrebbe dovuto prendere il via in questi giorni, proprio con un’intervista a Elon Musk. Avrebbe, perché proprio Elon Musk ha deciso che lo show non sarebbe stato più ospitato da X, così come era stato concepito inizialmente.

    E perché questa decisione? Semplice, Elon Musk annulla la messa in onda dello show perché non gli è piaciuta l’intervista.

    Censura o libertà di parola?

    L’intervista verteva su diversi temi di attualità e riguardava anche alcune considerazioni che Musk aveva condiviso sulla sua piattaforma.

    Lemon ha chiesto a Musk di commentare un tweet in cui definiva il capo dell’intelligence artificiale di Google, Blaise Agüera y Arcas, un “pazzo”.

     

    La risposta di Musk è stata stizzita: ha accusato Lemon di essere “un giornalista di parte” e di avergli rivolto domande “a senso unico”. Di lì a poco, ha annunciato la cancellazione della sua partecipazione al programma, previsto per il giorno successivo.

    “Mancava di autenticità”, ha aggiunto Musk. Sostenendo anche come Lemon rivolgesse le domande suggeritegli da Jeff Zucker, ex presidente della CNN. Questa considerazione è figlia del fatto che Musk considera la CNN “un media allo sbando”.

    L’equilibro e la libertà di parola

    Insomma, un brutto episodio che ci riporta a quello che sostenevo all’inizio. Ossia al fatto che Musk considera la libertà di espressione solo quando gli fa comodo. Più o meno è così.

    Questa vicenda ci mostra come i social media esercitano un ruolo fondamentale nell’esercizio della libertà di parola.

    La vicenda in questione ci pone di fronte a domande come queste:

      • Qual è il ruolo delle piattaforme social nel moderare i contenuti?
      • Come bilanciare libertà di parola e protezione da contenuti dannosi?
      • Come evitare che i social media dividano e polarizzino la società?

    La vicenda Lemon-Musk ci invita a riflettere su queste domande e a trovare soluzioni che tutelino la libertà di parola e favoriscano un dialogo costruttivo e rispettoso.

    Interventi sulla libertà di parola e conseguenze

    Ma oltre alle domande da porci, ci sono anche alcuni elementi da considerare. Questa vicenda in effetti ha:

      • danneggiato ulteriormente la reputazione di X, accusata di non tollerare il dissenso.
      • rafforzato la posizione di Musk come figura controversa e polarizzante.
      • contribuito ad accendere un nuovo dibattito pubblico sulla libertà di parola e sul ruolo dei social media nella società.

    Le conseguenze a lungo termine sono ancora incerte.

    Ma è evidente che la vicenda ha avuto, e avrà, un impatto considerevole sui social media e continuerà a far discutere.

    Teniamo anche in considerazione il fatto che questi luoghi non sono agorà pubbliche. Mi viene in mente, proprio adesso che lo scrivo, che a parlare di “agorà” fu addirittura un ex CEO di Twitter, Dick Costolo.

    Le piattaforme social sono proprietà privata e stabiliscono le proprie regole e come moderare i contenuti.

    Libertà di parola e controllo degli strumenti digitali

    Il tema della libertà di parola non è solo una questione di diritti individuali. È una questione anche di potere e controllo sui canali di comunicazione digitali.

    Inoltre, pone in risalto l’importanza della trasparenza e dell’equità da parte delle piattaforme che gestiscono questi strumenti.

    È di fondamentale importanza essere consapevoli dei propri pregiudizi e di come influenzano le nostre opinioni online.

    Tutti noi dobbiamo impegnarci a coltivare un dialogo costruttivo e rispettoso online, anche con persone che hanno opinioni diverse dalle nostre.

    La libertà di parola sui social media è un diritto prezioso che va difeso. È importante esercitarlo con Responsabilità e Consapevolezza, tenendo conto dei diritti e degli interessi degli altri.

    Solo così possiamo creare un ambiente online sicuro, inclusivo e democratico, dove tutti possono esprimersi liberamente e senza timore.

  • Vodafone-Swisscom: nuovo gigante telecom in Italia

    Vodafone-Swisscom: nuovo gigante telecom in Italia

    L’accordo da 8 miliardi tra Vodafone e Swisscom segna una svolta per il mercato delle telecomunicazioni italiano. La fusione dà vita un potente operatore e lancia la sfida a TIM.

    L’accordo da 8 miliardi di euro (8,7 miliardi di dollari) tra Vodafone Group Plc e Swisscom AG per la cessione delle attività italiane di Vodafone rappresenta un tassello importante nella trasformazione europea del gruppo sotto la guida dell’amministratore delegato Margherita Della Valle.

    La fusione di Vodafone Italia con la controllata di Swisscom, Fastweb SpA, promette di rivoluzionare il panorama competitivo del mercato italiano delle telecomunicazioni.

    Nuovo gigante della telefonia in Italia

    Con la fusione di Vodafone Italia e Fastweb, nascerà un nuovo colosso con un fatturato combinato di circa 7 miliardi di euro annui.

    Questo nuovo operatore si posizionerà come secondo solo a TIM, l’ex monopolio telefonico italiano. La concorrenza nel settore dei servizi aziendali, uno dei pochi segmenti in crescita in Italia, si intensificherà notevolmente.

    Vodafone swisscome fastweb franzrusso

    Quale impatto sul mercato mobile?

    L’unione di Vodafone Italia e Fastweb potrebbe non modificare significativamente le dinamiche competitive del mercato della telefonia mobile.

    Secondo alcuni analisti, come Claudio Campanini di Kearney, sarebbe necessaria una fusione con Iliad per ottenere un vero cambiamento nel settore.

    L’accordo dovrebbe concludersi nel primo trimestre del 2025. Gli istituti Deutsche Bank, ING Groep NV e UniCredit SpA sono i sottoscrittori principali del finanziamento del debito.

    E Vodafone riacquisterà circa 4 miliardi di euro in azioni.

    L’operazione si inserisce nel quadro di una strategia più ampia che ha visto Vodafone realizzare circa 12 miliardi di euro dalla vendita delle sue unità italiane e spagnole, con piani per un riacquisto di azioni del valore di 4 miliardi di euro.

    Le azioni di Vodafone a Londra hanno registrato un incremento del 4,3%, mentre quelle di Swisscom a Zurigo sono cresciute del 3%.

    Il riassetto di Vodafone

    La vendita delle attività italiane rientra nel piano di riorganizzazione di Vodafone in Europa, volto a focalizzare l’azienda sui mercati in crescita con posizioni di forza.

    L’obiettivo è ottenere una crescita più prevedibile e robusta. In quest’ottica, Vodafone ha già ceduto la sua divisione spagnola e progetta di fondere le attività britanniche con CK Hutchison Holdings Ltd.

    Il futuro di TIM

    L’acquisizione di Vodafone Italia da parte di Swisscom rappresenta una nuova sfida per TIM, che si trova a dover competere con un operatore ancora più forte nel segmento dei servizi aziendali.

    La recente cessione della sua rete fissa rende la posizione di TIM ancora più vulnerabile.

    L’accordo tra Vodafone e Swisscom rappresenta un evento di grande portata per il mercato italiano delle telecomunicazioni.

    Le implicazioni a lungo termine sono ancora incerte, ma è chiaro che il settore è destinato a un periodo di grande cambiamento. La competizione si intensificherà e i consumatori potrebbero trarne beneficio dal punto di vista dell’offerta commerciale e dell’innovazione.

  • TikTok verso il divieto negli Usa ma il destino è incerto

    TikTok verso il divieto negli Usa ma il destino è incerto

    La Camera del Congresso USA ha votato a grande maggioranza per un possibile divieto di TikTok. La palla adesso passa al Senato dove il destino è molto incerto. Sorgono problemi di costituzionalità e non è detto che si arrivi al divieto o alla vendita.

    La House del Congresso USA ha approvato a grande maggioranza il disegno di legge che potrebbe portare al divieto di TikTok negli USA. Ora la palla passa al Senato, anche se il suo destino sembra alquanto incerto.

    Il voto della Camera su TikTok

    Con 352 voti a favore, e 65 contrari, il destino di TikTok adesso sembra essere legato al Senato. Dove, da quello che merge in queste ore, non è certo che la camera alta segua il voto della House.

    Infatti, il senatore repubblicano Rand Paul ha evidenziato un problema procedurale della proposta che andrebbe a confliggere con i dettami costituzionali.

    La situazione per la verità non è affatto tranquilla. Proprio in queste ore si scopre che TikTok abbia spinto gli utenti americani, circa 170 milioni, a fare pressione sul Congresso. Alcuni utenti hanno ricevuto un messaggio alert con queste parole: “Fai sapere al Congresso cosa significa TikTok per te e di loro di votare NO”.

    Un’azione che non è piaciuta ai sostenitori della proposta di legge e che, comunque, non ha avuto riflessi sul voto alla Camera.

    tiktok ban usa 2024 franzrusso

    Le proteste degli utenti e delle PMI americane

    Ma nel paese la protesta degli utenti si è fatta sentire. Tante sono state le manifestazioni a contrarie alla proposta di legge. Alcune hanno visto anche la partecipazione di tante piccole e medie imprese che grazie a TikTok hanno potuto evitare la chiusura definitiva delle loro attività.

    Uno scenario questo che non può essere ignorato.

    Cosa succede adesso?

    Come dicevo prima, la proposta deve essere votata in Senato con uno scenario incerto.

    Il passaggio al Senato è incerto

    Se dovesse ottenere un voto favorevole delle medesime proporzioni ottenute alla Camera, allora ByteDance (la società cinese che ne detiene la proprietà) avrà 180 giorni di tempo per vendere la piattaforma. In alternativa dovrà prepararsi ad affrontare il divieto all’interno degli store di Apple e Google e dei servizi di web hosting negli USA.

    Il presidente Joe Biden ha detto che trasformerà la legislazione in legge se verrà approvata dal Congresso.

    Tutto ebbe inizio con Trump

    Già nel 2020, a seguito dell’ordine esecutivo di Donald Trump, si era arrivati ad uno scenario simile. Ordine che fu poi annullato dal successore di Trump, appunto Biden, e la cosa finì lì. Per il momento.

    In realtà la vicenda TikTok negli Usa non si è mai sopita del tutto. Ma i dirigenti di TikTok stessi credevano che si fosse un attimo superato quel vento contrario all’app.

    Tanto è vero che nella domenica del Super Bowl proprio Joe Biden aveva annunciato il suo approdo su TikTok. Nessuno credeva che da lì a poco si sarebbe rianimato tutto. Tanto meno con queta velocità.

    Va registrato, in questa breve sintesi, il cambio di casacca proprio di Trump. L’ex presidente Usa ora si dice contrario alla proposta di legge che potrebbe portare al divieto di TikTok. Proprio lui che ha dato il via a tutto questo.

    Perché TikTok è un problema negli USA

    Perché negli Usa l’app TikTok viene vista come un problema?

    TikTok è diventato un bersaglio orma da qualche anno. Molti parlamentari, esperti di sicurezza vedono l’app come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale Usa. All’interno di un contesto di relazioni complicate tra Washington e Pechino.

    E il voto di oggi rischia di compromettere ancora di più queste relazioni. Specie se le si guarda all’interno di uno scenario internazionale che vive un momento molto delicato.

    ByteDance ha più volte dichiarato, anche in diverse audizioni al Congresso, di non aver mai condiviso i dati degli utenti statunitensi con le autorità cinesi. Una spiegazione che non ha mai convinto del tutto i legislatori americani che sottolineano, invece, che la società potrebbe essere tenuta a fornire informazioni al governo secondo la legge cinese.

    In un’audizione nel marzo 2023 davanti alla Commissione per l’Energia e il Commercio della Camera, il CEO di TikTok, Shou Zi Chew, aveva affermato che TikTok “in quanto società statunitense costituita negli Stati Uniti, è soggetta alle leggi degli Stati Uniti” compiendo diversi sforzi per affrontare la preoccupazione delle autorità americane “sul patrimonio di TikTok”.

    Consentitemi di affermarlo senza equivoci: ByteDance non è un agente della Cina o di qualsiasi altro paese“, aveva aggiunto Shou Zi Chew.

    Il futuro di TikTok appeso ad un filo

    Il percorso parlamentare potrebbe portare comunque ad un esito auspicato dalla gran parte dei deputati Usa.

    Ma, come accennato prima, potrebbe poi scontrarsi con una realtà ancora più complessa. La quale potrebbe dare vita ad un fiume di ricorsi per incostituzionalità della stessa proposta.

    Insomma, la situazione è tutt’altro che chiusa. E, in ogni caso, il contrasto a TikTok non solo potrebbe poi estendersi ad altre app, ma potrebbe portare ad ulteriori conseguenze nelle relazioni internazionali.

    Vedremo come andrà a finire.