Autore: Franz Russo

  • Su Threads inizia il test sugli argomenti di tendenza

    Su Threads inizia il test sugli argomenti di tendenza

    Dopo mesi di rumors, Threads lancia gli argomenti di tendenza, iniziando un test negli USA. Questa mossa potrebbe trasformare Threads in un’alternativa reale a Twitter, offrendo un racconto più in tempo reale.

    Su Threads arriveranno anche gli argomenti di tendenza, in stile Twitter. Anzi, X (“ex”). E così, va completandosi, e concretizzandosi, l’idea che l’app di Meta possa davvero considerarsi l’alternativa a quello che era Twitter. E da questo punto di vista c’è ancora molto da fare.

    Prima di vedere come funzioneranno i trend bisogna dire che dell’approdo dei trending su Threads si parla ormai da ottobre scorso. E un paio di settimane fa c’era stata una prima conferma del lancio del test.

    Trhreads e i trending topic, l’annuncio di Zuckerberg

    A dare l’annuncio è stato Mark Zuckerberg, CEO e proprietario di Meta, proprio su Threads. “Prende il via un piccolo test sugli argomenti principali di oggi sui Threads negli Stati Uniti. Lo pubblicheremo in più paesi e lingue una volta messo a punto…“. Questo il contenuto del messaggio che arriva, come dicevamo prima, dopo mesi e settimane di rumors.

    A ruota, il CEO di Instagram, Adam Mosseri, confermando quanto annunciato da Zuckerberg, ha spiegato che la funzionalità sugli argomenti di tendenza sarà disponibile nella pagina di ricerca e nel feed “Per te” dell’utente. Quindi la sezione che suggerisce i contenuti sulla base delle persone che si seguono.

    threads argomenti di tendenza franzrusso 2024

    Mosseri ha affermato anche che gli argomenti di tendenza saranno selezionati dai sistemi di intelligenza artificiale di Meta sulla base a ciò su cui le persone sono più coinvolte e verranno mostrate anche le tendenze politiche.

    Su Threads i trend gestiti dalla IA

    Sempre su Threads, Mosseri ha scritto: “Per quelli di voi che hanno richiesto una funzione di tendenza, stiamo lanciando un piccolo test negli Stati Uniti per aiutarvi a trovare argomenti tempestivi di cui le persone parlano. Gli argomenti di oggi nelle discussioni saranno nella pagina di ricerca e nel feed ‘Per te’. Gli argomenti sono determinati dai nostri sistemi di intelligenza artificiale in base a ciò su cui le persone stanno interagendo in questo momento su Threads“.

    I nostri specialisti dei contenuti – ha continuato Mosseri – esamineranno gli argomenti selezionati dai nostri sistemi di intelligenza artificiale per assicurarsi che non siano duplicati o confusi, ma, nel complesso, vogliamo che rappresentino accuratamente ciò che è effettivamente di attualità su Threads. Saranno ammesse le tendenze politiche“.

    In pratica, la scelta degli argomenti di tendenza avviene attraverso un algoritmo di apprendimento automatico che tiene conto di una varietà di fattori. Tra cui quanti utenti parlano di un particolare argomento e quanti utenti hanno interagito con i post sullo stesso argomento.

    Threads e trend, un team di specialisti coadiuva la IA

    Meta fa sapere che un team interno di specialisti sui contenuti garantirà che gli argomenti non violino le “Linee guida” della community del sito e “altre linee guida sull’integrità“.ù La società di Zuckerberg fa sapere anche che il team si assicurerà che non ci siano argomenti duplicati e che i temi presentati non siano “privi di senso o fuorvianti”.

    Gli utenti potranno segnalare contenuti potenzialmente fuorvianti nel caso in cui emerga un argomento che viola le linee guida ma non viene immediatamente rilevato dal team dei moderatori.

    threads argomenti di tendenza franzrusso 2024

    Meta, attraverso un suo portavoce, ha dichiarato nei giorni scorsi che non avrebbe suggerito contenuti politici. Ma la società ha confermato che la restrizione non si applicherà alla sua funzione degli argomenti di tendenza. “Il contenuto politico può essere un argomento”, ha un portavoce di Meta. “Rimuoveremo gli argomenti politici solo se violano le nostre Linee guida della community”.

    Threads e trend, adesso l’app è più vicina a Twitter

    L’introduzione degli argomenti di tendenza, trending topics, avvicina Threads all’idea di un’app che permetta il racconto in tempo reale. Una funzionalità richiesta a gran voce dagli utenti. Proprio per avvicinarsi sempre di più a quella che un tempo era Twitter.

    Su Twitter i trending topics apparvero nel giro di poco dal lancio della piattaforma, nel 2008. Più precisamente nel 2007 e poi l’anno successivo divenne effettiva. Una funzionalità che di fatto, insieme agli hashtag, ha definito al meglio le caratteristiche del racconto in tempo reale. Caratteristica tipica di Twitter.

    Ovviamente, è presto per dire come questa funzionalità potrà impattare su Threads. Ancora lontana dall’essere percepita come una vera alternativa di Twitter. Però, si tratta pur sempre di una funzionalità necessaria al giorno d’oggi.

    Inoltre, vedremo se e come questa funzionalità permetterà a Threads di superare questo 2024, un anno particolare, segnato da tante sfide da affrontare.

     

  • La UMG inizia a ritirare la musica da TikTok

    La UMG inizia a ritirare la musica da TikTok

    La disputa tra Universal Music Group e TikTok è arrivata al culmine, con la rimozione da TikTok di brani di artisti come Taylor Swift e Drake.

    La vicenda ricorda molto quella abbastanza recente che vide scontrarsi, proprio sui diritti musicali, la SIAE e Meta. Solo che adesso lo scontro nasce direttamente tra la più grande etichetta discografica del mondo, la Universal Music Group, UMG, meglio conosciuta col nome Universal, e TikTok, la piattaforma social media molto apprezzata dagli utenti più giovani. Apprezzamento che si basa proprio sulla possibilità i usare la musica all’interno dei propri video brevi.

    La notizia è che ormai TikTok, proprio per il mancato accordo, ha iniziato a ritirare la musica targata Universal.

    Cosa è accaduto tra i due colossi?

    La disputa tra UMG e TikTok

    Ebbene, solo due giorni fa la disputa tra le due società si è accesa in modo quasi sorprendete per i più. Ma, in realtà, le trattative per il rinnovo dell’accordo andavano avanti da settimane. Trattative che avevano come scopo un accordo che potesse essere in continuità con quello, poi scaduto, sancito nel febbraio 2021.

    tiktok umg musica franzrusso 2024

    Lo scontro si concentra su questioni come: una compensazione più adeguata per gli artisti e autori di canzoni e la protezione dagli effetti dell’uso dell’intelligenza artificiale. Questi i due temi della trattativa, poi arenatasi.

    La posizione di UMG e le su richieste

    Universal accusa TikTok di voler costruire attività basate sulla musica senza pagare un valore equo per gli artisti. Infatti, l’etichetta discografica sostiene che TikTok ha proposto di pagare artisti e autori di canzoni a una tariffa che rappresenta solo una parte di quella che viene pagata da altre piattaforme sociali media.

    Inoltre, UMG ha sollevato preoccupazioni sull’invasione della piattaforma da parte di registrazioni generate attraverso l’intelligenza artificiale, sostenendo che questo rappresenta un ostacolo e un problema per le royalties degli artisti.

    La posizione di TikTok

    Dal canto suo, TikTok ha replicato accusando UMG di mettere la propria avidità al di sopra degli interessi degli artisti e degli autori delle canzoni. TikTok ha sottolineato comunque di essere riuscita a raggiungere accordi con gli artisti di altre etichette discografiche. In buona sostanza, la critica mossa dalla società controllata da ByteDance è che così facendo la Universal non sta curando gli interessi degli artisti, degli autori delle canzoni e anche dei fan.

    Come dicevamo, il primo accordo tra UMG e TikTok è stato siglato nel febbraio 2021. Tale accordo consentiva agli utenti TikTok di incorporare clip dal catalogo musicale di UMG nei loro video. Il valore di tale accordo risiedeva nel fatto che rendeva legalmente disponibile una vasta gamma di musica pop per la creazione di contenuti sulla piattaforma TikTok, contribuendo all’engagement e alla popolarità dell’app.

    TikTok vale per UMG solo l’1%

    C’è anche da sapere che TikTok rappresenta solo circa l’1% del fatturato totale di UMG. Un dato che indica, in effetti, il valore esiguo con cui TikTok compensa artisti e autori di canzoni, nonostante la sua crescente base di utenti.

    Ora, ritirare la musica Universal da TikTok significa togliere la musica di Taylor Swift e Drake, tanto per citare due nomi di artisti la cui musica è spesso usata all’interno dei video brevi. Questo perché Taylor Swift, in particolare, ha un accordo con Republic Records, che fa parte del gruppo Universal Music. Mentre Drake pubblica la sua musica attraverso Young Money Entertainment e Cash Money Records, che sono distribuite da Republic Records, anch’esse parte di UMG.

    Gli artisti coinvolti

    Gli effetti di tale decisione sono evidenti. I video con brani di proprietà di UMG verranno disattivati ​​e gli utenti avranno la possibilità di scegliere un nuovo brano per la colonna sonora dei propri contenuti.

    Questo significa che gli utenti di TikTok, poco più di 1 miliardo, dovranno trovare alternative alle canzoni di artisti come i già citati Taylor Swift, Drake e anche di Bob Dylan. Ammesso che qualcuno abbia mai usato canzoni di “strummer”.

    Ma questa disputa potrebbe avere effetti anche su Sanremo. Questo perché tra gli artisti italiani che fanno parte della etichetta Universal ci sono anche alcuni che si apprestano a prendere parte dal Festival. Come Alessandra Amoroso e Il Volo.

  • La decisione di New York sui social media e possibili conseguenze

    La decisione di New York sui social media e possibili conseguenze

    La decisione di New York di etichettare i social media come pericolo per la salute pubblica fa molto discutere. Vediamo insieme come ci si è arrivati, reazioni e impatto sui giovani. Con il parere della psicologa Barbara Collevecchio.

    I social media hanno trasformato il modo in cui comunichiamo, interagiamo e ci informiamo. Ormai ricoprono un ruolo sempre più importante nella nostra vita quotidiana. Sappiamo anche che i social media, in quanto strumenti di comunicazione, rappresentano una vera rivoluzione per quel che riguarda la comunicazione digitale. Rivoluzione che, spesso, non siamo stati in gradi di gestire.

    Una rivoluzione che non è priva di conseguenze. Specialmente per quanto quando i social media sono messi in relazione alla salute mentale. E veniamo al motivo di questo articolo.

    Sta facendo molto discutere la decisione della città di New York che ha preso una posizione decisa. Ha dichiarato i social media un “pericolo per la salute pubblica” e una “tossina ambientale“.

    Vediamo insieme allora il perché di questa scelta, le reazioni che ha suscitato e le possibili implicazioni future.

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    La decisione del sindaco di New York

    Il sindaco di New York, Eric Adams, ha annunciato che i social media rappresentano un pericolo per la salute pubblica, equiparandoli ad altri noti pericoli come il tabacco e le armi. Questa mossa è nata dalla crescente preoccupazione per l’impatto negativo dei social sulla salute mentale, soprattutto tra i giovani​​​​.

    La decisione è stata presa in risposta all’aumento dei problemi di salute mentale tra i giovani, compreso un incremento del 42% nei sentimenti di disperazione tra gli studenti delle scuole superiori dal 2011 al 2021.

    Studi recenti hanno dimostrato un legame sempre più stretto tra l’uso eccessivo dei social media e vari problemi di salute mentale. Tra cui ansia, depressione e bassa autostima. Questa correlazione è particolarmente preoccupante per i giovani, che trascorrono una parte significativa del loro tempo online.

    Adams ha specificatamente criticato piattaforme come TikTok, YouTube e Facebook per la loro progettazione che incentiva l’uso compulsivo e presenta caratteristiche pericolose. L’obiettivo principale di questa iniziativa è proteggere i giovani dai pericoli che i social media possono rappresentare per la loro salute mentale.

    In risposta a questi timori, diverse piattaforme social media, come TikTok, Instagram e YouTube, hanno introdotto nuove funzionalità per dare ai genitori più controllo sull’attività online dei loro figli e limitare il tempo trascorso online.

    Eric Adams, sindaco NY
    Eric Adams, sindaco NY

    Cosa dicono gli studi sui social media

    Come dicevamo, studi recenti mostrano un uso significativo dei social media tra gli adolescenti e i giovani adulti.

    Secondo il Pew Research Center, circa il 58% degli adolescenti usa TikTok quotidianamente, inclusi il 17% che lo usa quasi costantemente. YouTube rimane la piattaforma più popolare, con circa il 70% degli adolescenti che lo visitano quotidianamente e il 16% che lo utilizza quasi costantemente. Circa la metà degli adolescenti usa Snapchat e Instagram ogni giorno.

    Un altro studio del 2023, di Gallup, evidenzia che i giovani trascorrono in media 4.8 ore al giorno sui social media, con un incremento del tempo trascorso in base all’età: dai 4.1 ore al giorno per i 13enni fino a 5.8 ore per i 17enni. Le ragazze trascorrono quasi un’ora in più sui social media rispetto ai ragazzi, con una media di 5.3 ore contro 4.4 ore.

    Da una prospettiva globale, il rapporto di DataReportal riporta che gli utenti di social media tra i 16 e i 24 anni utilizzano in media 7.7 piattaforme al mese, mentre quelli tra i 25 e i 34 anni ne utilizzano 7.9. In termini di tempo speso su piattaforme specifiche, gli utenti di TikTok a livello mondiale trascorrono quasi un giorno intero al mese utilizzando l’app mobile, che equivale a circa 17 giorni svegli all’anno.

    Social Media e giovani, i dati in Italia

    Nel 2023, l’utilizzo dei social media in Italia ha mostrato alcuni dati interessanti. Secondo DataReportal, Facebook aveva una portata pubblicitaria equivalente al 47,4% della popolazione totale, con il 52,9% degli utenti idonei (età 13+) che lo usavano. YouTube era ancora più popolare, raggiungendo il 74,5% della popolazione totale, equivalente all’86,4% degli utenti internet.

    Instagram aveva 26,20 milioni di utenti, con una portata pubblicitaria che rappresentava il 44,4% della popolazione totale e il 49,6% degli utenti idonei. TikTok aveva 17,15 milioni di utenti adulti, con una portata pubblicitaria che raggiungeva il 34,3% degli adulti e il 33,8% degli utenti internet.

    Reazioni alla scelta del sindaco di New York

    La decisione di New York ha suscitato un ampio dibattito.

    Da una parte, vi sono esperti e psicologi che plaudono all’iniziativa, ritenendo che possa aumentare la consapevolezza sui pericoli dei social.

    Dall’altra, alcuni critici sostengono che questa mossa potrebbe essere vista come un eccesso di regolamentazione e un potenziale limite alla libertà di espressione.

    Sebbene i dettagli delle misure adottate non siano stati ancora completamente definiti, si prevede che includeranno raccomandazioni per un uso più consapevole e limitato dei social media, simili a quelle già viste in ambito di consumo di tabacco e alcol.

    Inoltre, si prevede un maggiore coinvolgimento delle autorità nella regolamentazione delle pratiche delle società di social media, in particolare per quanto riguarda la protezione dei più giovani.

    Il parere della psicologa Barbara Collevecchio

    Rispetto a questo grande tema, diventa essenziale capirne di più anche attraverso il parere degli esperti, come la psicologa Barbara Collevecchio.

    Sono d’accordo che i contenuti, commenti, discordi d’odio scatenati sui social media facciano male alla salute mentale soprattutto dei giovani, lo vedo anche nella mia pratica clinica. Il problema è che l’incremento di contenuti d’odio su queste piattaforme ha come effetto l’aumento della percezione che il mondo fuori sia tutto pieno di odio. E i ragazzi, rispetto a questo, si sentono molto più vulnerabili. Ma questo accade anche agli adulti.

    Quindi esiste una vulnerabilità, per via di questa amplificazione della sensazione che tu sia piccolo e vulnerabile. Accompagnata dalla sensazione che fuori ci sia un modo terribile, pronto a criticarti e a metterti al pubblico vilipendio. Questo è vero. Ma, fare solo uno statement, quindi un annuncio senza offrire gli strumenti alle persone per come difendersi e per come capire la loro psiche, secondo me, non è sufficiente. C’è una mancanza in questa proposta“.

    Barbara Collevecchio: “servono strumenti adeguati”

    E cosa serve fare allora? Quali strumenti servono?

    Barbara Collevecchio, psicologa clinica
    Barbara Collevecchio, psicologa clinica

    Nel caso della città di NY c’è una proposta e cerchi di regolamentare queste piattaforme attraverso la censura – continua la dottoressa Collevecchio -. Ma non dai gli strumenti psicologici alle persone per difendersi e noi sappiamo che solo attraverso l’indipendenza e l’auto-empowerment, e il fare pensiero, possiamo difenderci da certe cose. Quindi, credo sia molto più importante che di fianco a questo lavoro di regolamentazione delle piattaforme sia molto importante creare pensiero. Far sì che ci sia uno spazio mentale e un cuscinetto mentale di pensiero, diciamo tra la pancia e il cervello, che possa mediare questa sensazione di solitudine, di abbandono e di paura scatenata da alcune reazioni al mondo dei social media.

    Se noi non puntiamo tutto sul filtro del pensiero di poter governare noi stessi, e quindi se lavoriamo coi giovani e con la loro capacità di fare pensiero e non solo di sollecitare la pancia, purtroppo rischiamo di guardare solo il dito e non il percorso attraverso il quale arrivare alla luna“.

    Rischi e benefici per i social media e i giovani

    Quali benefici

    Volendo provare a definire quelli che sono i rischi e i benefici derivanti da una decisione del genere, possiamo dire che partendo dai benefici, la decisione del sindaco di New York potrebbe:

    • portare a una maggiore regolamentazione dei social media, in particolare riguardo alla protezione dei giovani utenti;
    • stimolare iniziative educative rivolte ai giovani e alle loro famiglie sull’uso responsabile dei social media;
    • aumentare ancora di più la pressione sulle aziende tecnologiche affinché migliorino la sicurezza e la privacy sulle loro piattaforme;
    • innescare un dibattito pubblico più ampio sull’impatto dei social media sulla società.
    • diventare da modello per altre città nel considerare misure simili.

    Quali rischi

    Al contrario, i rischi derivanti da una scelta di questo tipo potrebbero generare:

    • un tentativo di limitare la libertà di espressione, sollevando preoccupazioni per i diritti civili;
    • avere l’effetto contrario, spingendo soprattutto i giovani a utilizzare di più i social media per ribellione o curiosità;
    • dare luogo ad una regolamentazione dei social media complessa, di difficile attuazione senza che venga soffocata l’innovazione che questi strumenti portano con sé;
    • avere conseguenze economiche negative per le aziende che operano nel settore dei social media;
    • comportare rischi per la privacy e la sicurezza degli utenti;
    • creare divisioni sociali, con opinioni fortemente polarizzate su questo tema.

    È evidente che questa decisione si inserisce in un dibattito globale sull’impatto dei social media nella società di oggi. Diversi paesi stanno valutando come bilanciare i benefici offerti da queste piattaforme con la necessità di proteggere la salute mentale dei cittadini. Un dibattito che, forse, andrà ancora avanti per molto.

    In conclusione, la decisione di New York potrebbe rappresentare un punto di svolta nella percezione dei social media come potenziali pericoli per la salute pubblica. Una percezione che finora non era mai stata resa così chiara da parte delle istituzioni.

    Entra nel vivo il dibattito sui social media in relazione alla salute

    Indipendentemente dalle misure specifiche che saranno adottate, questo annuncio ha già avuto l’effetto di aumentare la consapevolezza sull’argomento e potrebbe spingere altre città e nazioni a considerare azioni simili. La strada da percorrere è ancora lunga e complessa. La mossa di New York apre un importante dibattito sulla responsabilità sociale delle aziende di tecnologia e sul ruolo dei social media nella società moderna.

    In conclusione, mentre il mondo si adatta alla realtà sempre più pervasiva del digitale, l’equilibrio tra innovazione e salute pubblica rimane un tema cruciale che richiede un’attenzione costante e considerata.

    E, come ci ricordava la dottoressa Barbara Collevecchio, oltre agli annunci serve fare un passo successivo e cominciare a fornire gli strumenti adeguati.

  • Come si prepara Apple alla prova del DMA dell’UE

    Come si prepara Apple alla prova del DMA dell’UE

    Apple si adegua al DMA dell’UE, introducendo diverse novità e nuove API. Restano le preoccupazioni per privacy e sicurezza. Vediamo quali sono le conseguenze per utenti e sviluppatori.

    Apple, in qualità di “gatekeeper”, deve adattarsi alle normative del Digital Markets Act (DMA) dell’Unione Europea. Dopo Google e Meta, dunque anche il colosso di Cupertino si adegua entro la data del 6 marzo. In seguito all’approvazione del DMA, si sta delineando uno scenario che potrebbe ridisegnare il panorama del digitale in Europa.

    Vediamo insieme quelle che sono le mosse strategiche di Apple; le loro implicazioni per gli utenti e gli sviluppatori nei paesi UE; e il contesto più ampio in cui queste si inseriscono.

    Un cambio di passo notevole per Apple

    Apple ha sempre mantenuto un controllo ferreo sull’ecosistema delle sue applicazioni. L’App Store, sin dalla sua nascita, è stato il custode esclusivo delle app per dispositivi iOS.

    Tuttavia, il DMA dell’UE impone un nuovo paradigma: apertura e flessibilità. Apple risponde con oltre 600 nuove API e opzioni di pagamento e distribuzione per le app iOS, consentendo agli sviluppatori di sfruttare store di terze parti. Questa è una rivoluzione per un’azienda che ha costruito il proprio successo su un ecosistema chiuso e controllato.

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    Sicurezza e privacy: le preoccupazioni di Cupertino

    Nel corso di un intricato gioco di equilibri tra innovazione e sicurezza, Apple ha espresso preoccupazioni del tutto legittime. L’apertura di App Store a terzi solleva questioni di sicurezza: come può Apple garantire che le app scaricate da questi nuovi canali siano sicure e prive di malware?

    La risposta di Apple è un nuovo sistema di “notarizzazione”. Una combinazione di controlli automatici e revisione umana, un passo necessario ma che solleva interrogativi sull’efficacia di tale sistema nel preservare l’esperienza utente tradizionalmente sicura e fluida di iOS.

    Per intenderci. Il sistema di “notarizzazione” serve ad attribuire ad un qualsiasi documento la garanzia di inalterabilità, attribuendogli data e paternità certa. Quando si notarizza, si scrive all’interno del database immodificabile della blockchain l’impronta digitale del documento.

    La notarizzazione serve quindi a mantenere standard elevati di sicurezza e qualità delle app. Anche al di fuori dell’App Store ufficiale di Apple.

    L’interpretazione del DMA e il dialogo con la UE

    La risposta di Apple al DMA non è stata priva di controversie. L’UE, nel suo intento di promuovere un mercato digitale più equo e aperto, potrebbe non considerare le misure di Apple sufficientemente incisive. La persistenza di commissioni sulle app anche al di fuori dell’App Store potrebbe essere vista come un tentativo di mantenere il controllo sul mercato. In contrasto con lo spirito di apertura del DMA.

    Come si muovono gli altri gatekeeper

    Non solo Apple, ma tutti i cosiddetti “gatekeeper” digitali dell’UE sono chiamati a rispondere al DMA. Google, Meta, e altri giganti del tech stanno rivedendo le proprie politiche per allinearsi a queste nuove normative.

    Mentre ci avviciniamo al 6 marzo 2024, data limite per l’adeguamento, assistiamo a una vera e propria corsa contro il tempo per adeguarsi a un contesto normativo in rapida evoluzione.

    Google: il colosso di Mountain View sta adeguando le sue politiche, specialmente riguardo al Play Store e alle sue politiche pubblicitarie. Potrebbero introdurre maggiore flessibilità nella scelta degli store di app e dei servizi di pagamento per gli sviluppatori.

    Meta: la società di Zuckerberg sta focalizzandosi sulla conformità in termini di dati e interoperabilità delle piattaforme, in linea con le normative del DMA. Nei giorni scorsi Meta ha fatto sapere che presto gli utenti potranno scollegare i propri account da Facebook o da Instagram.

    Amazon: la piattaforma e-commerce di Bezos potrebbe dover modificare le sue pratiche riguardo all’uso dei dati dei venditori e all’accesso equo al suo marketplace.

    Microsoft: il colosso di Redmond potrebbe dover apportare cambiamenti a livello di software e cloud services per garantire una maggiore interoperabilità e accesso ai suoi prodotti e servizi.

    Cosa cambia per gli sviluppatori

    Gli sviluppatori possono scegliere se aderire ai nuovi termini commerciali nell’UE oppure attenersi ai termini dell’‌App Store‌, così come sono oggi. Quelli che scelgono di mantenere lo status quo pagheranno le tariffe che pagano ora, ossia: una commissione dal 15 al 30%.

    Gli sviluppatori che scelgono di adeguarsi ai termini commerciali aggiornati pagheranno commissioni ridotte, avranno accesso ad app store alternativi e saranno soggetti anche alla Core Technology Fee.

    È inoltre prevista una commissione facoltativa del 3% sull’elaborazione dei pagamenti per coloro che scelgono di continuare a utilizzare il sistema di pagamento integrato di Apple, anziché un sistema di pagamento alternativo. Questo secondo i nuovi termini.

    Le conseguenze del DMA per gli utenti

    Queste trasformazioni segnano una nuova era nel digitale europeo (UE, si intende).

    Per gli utenti, si aprono scenari di maggiore scelta e potenziale calo dei prezzi. Per gli sviluppatori, nuove opportunità di mercato e sfide tecniche. In ogni caso, il nodo centrale resta di come bilanciare l’apertura del mercato con la salvaguardia della sicurezza e della privacy degli utenti.

    L’adattamento di Apple al DMA non è una semplice risposta a un obbligo normativo; è un segno dei tempi, un riflesso del dinamismo e della complessità del settore tecnologico.

    Mentre l’UE spinge verso un mercato digitale più aperto e competitivo, Apple e altri gatekeeper solo alla ricerca di nuove soluzioni, cercando di preservare la propria identità e modello di business in un contesto che cambia rapidamente.

    Il futuro del digitale in UE è in piena evoluzione, e tutti gli occhi sono puntati su come queste potenze tecnologiche si adegueranno, o sfideranno, le nuove regole del gioco.

  • BeReal prova a rilanciarsi con brand e influencer

    BeReal prova a rilanciarsi con brand e influencer

    BeReal, dopo il primo successo resiste ancora. E registra crescita con 23 milioni di utenti. Introduce RealPeople e RealBrands, sperando di rilanciarsi. Ma basterà?

    Se vi state chiedendo che fine abbia fatto BeReal, allora eccoci qui ad offrire qualche risposta.

    Intanto, diciamo subito che l’app resiste. Anche se per la verità in Italia non ha trovato grande risconto, come invece avvenuto altrove. Certo, sono lontani i momenti di quando l’app cresceva al ritmo di +315%, ma l’app continua ad andare avanti.

    E adesso siamo qui a parlarvi delle novità che riguardano proprio BeReal, net tentativo di provare a rilanciarsi.

    BeReal cresce, anche se di poco

    Recentemente, l’app ha registrato un aumento degli utenti attivi giornalieri. Passando da 20 a 23 milioni in pochi mesi, un segno di crescita costante che testimonia il costante interesse da parte degli utenti.

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    Ora, la novità è che su BeReal, dal prossimo 6 febbraio verrà lanciato due nuove categorie: RealPeople, un feed di aggiornamenti da parte di utenti importanti; RealBrands, account ufficiali del marchio che mostreranno promozioni e offerte nell’app.

    L’aggiornamento è un’espansione del feed RealPeople, che BeReal sta testando da maggio dello scorso anno. La piattaforma prova a smuovere maggiore interesse dimostrando che le celebrità sono “proprio come te e me”.

    BeReal con RealPeople e RealBrands

    RealPeople: questa categoria è stata creata per includere celebrità e figure pubbliche sulla piattaforma. L’idea dietro a “RealPeople” è quella di permettere agli utenti di BeReal di seguire persone famose, offrendo loro una finestra sulla vita quotidiana di queste celebrità.

    A differenza di altre piattaforme social, dove il contenuto delle celebrità è spesso altamente curato e prodotto professionalmente, BeReal incoraggia una condivisione più autentica e meno filtrata. Ciò significa che i follower potrebbero vedere celebrità in momenti ordinari o casuali della loro vita, promuovendo un senso di connessione più umana e reale.

    RealBrands: allo stesso modo, “RealBrands” è una categoria pensata per i brand. Questo permette alle aziende di avere una presenza ufficiale su BeReal. L’obiettivo è di offrire ai brand un modo di interagire con gli utenti in un contesto “più genuino e personale”. ù

    I brand che aderiscono a questa categoria potrebbero condividere momenti del dietro le quinte, la vita quotidiana dei propri collaboratori, o aspetti meno conosciuti della loro attività. Questo approccio mira a costruire un rapporto più autentico e trasparente tra i brand e la propria audience.

    BeReal e il futuro, qualche considerazione

    Volendo trarre qualche considerazione veloce, stando a queste informazioni, allora sarà molto difficile che BeReal possa riscontrare di nuovo il successo assaporato al debutto.

    Non dimentichiamoci che BeReal conobbe il suo momento più alto sulla scia della pandemia, quando era forte l’interesse per gli utenti di una certa intimità nelle connessioni, nelle condivisioni. Alla ricerca anche di un qualcosa che facesse riflette sul senso del reale e meno dell’arftefatto.

    Ricorderete anche che BeReal si era candidata a diventare l’anti-Instagram.

    Ecco, non è andata proprio così e sarà difficile suscitare interesse anche con queste novità.

    BeReal sembra più una funzionalità

    BeReal, a dirla tutta, ha più le caratteristiche di essere una funzionalità più che una piattaforma a sè stante. E già questa sensazione non aiuta l’utente.

    Utente che ormai è sempre più abituato a certi modalità di utilizzo delle piattaforme social media e ha già costituito il suo menù. All’interno del quale difficilmente troverà un posto stabile BeReal.

    Lo stesso discorso potrebbe valere per le aziende che hanno sempre più bisogno di accedere ad audience più ampie. Sebbene l’idea di una relazione più vera non sia del tutto male. Ma quello che non convince sono le modalità.

    BeReal attira l’attenzione solo per pochi momenti al giorno, non sufficienti per attrarre un’azienda su questa piattaforma.

    Ma non è detto che BeReal possa riuscirci. Solo che è molto difficile, di questi tempi.

     

  • X introduce il supporto alle passkey sulle app iOS

    X introduce il supporto alle passkey sulle app iOS

    X, quella che era Twitter, introduce le passkey nelle app iOS, offrendo un’autenticazione più sicura. Questa tecnologia, adottata anche da Apple, Google e altri, rappresenta un passo avanti nella sicurezza digitale.

    Come sappiamo bene, la sicurezza online è diventata una priorità assoluta. Anche se ancora molti faticano a comprenderlo. Ecco perché la notizia di X (quello che era prima Twitter) che ha introdotto il supporto per le passkey nelle sue app iOS rappresenta, comunque la si pensi, un dato da registrare. Da segnalare che la funzionalità è attiva indipendentemente dal proprio account Premium (quello a pagamento).

    Questa decisione segue l’eliminazione del supporto per l’autenticazione a due fattori (2FA) via SMS per gli utenti non Premium l’anno scorso.

    Verso un futuro senza password

    La decisione di X di adottare le passkey è stata influenzata da una serie di fattori. Il contesto vede  una crescente preoccupazione per le violazioni della sicurezza online. Sappiamo che gli attacchi informatici sono all’ordine del giorno. Dunque è necessario creare un sistema di autenticazione più robusto.

    X passkey ios 2024 franzrusso

    X, come altre piattaforme digitali, ha dovuto affrontare diverse violazioni della sicurezza, inclusa la nota violazione, di qualche settimana fa, dell’account della U.S. Securities and Exchange Commission, che ha messo in luce le vulnerabilità dei sistemi di sicurezza tradizionali.

    Il perché della mossa di X

    L’introduzione delle passkey da parte di X non è solo una risposta alle sfide di sicurezza. Ma potrebbe essere letto anche un tentativo di anticipare le esigenze future degli utenti.

    Le passkey offrono una soluzione più sicura e comoda rispetto alle tradizionali password, integrando metodi di autenticazione biometrica come Face ID o Touch ID. Questo passaggio è in linea con la tendenza dell’industria tecnologica verso sistemi di autenticazione più sofisticati.

    Cosa comporta la scelta delle passkey

    L’implementazione delle passkey da parte di X potrebbe dare luogo a diverse conseguenze.

    Per gli utenti, significa una maggiore facilità d’uso e una sicurezza rafforzata. Per quanto riguarda il grande tema della sicurezza, questo approccio rappresenta un passo avanti verso la riduzione della dipendenza dalle password. Come si sa, notoriamente vulnerabili a tecniche di phishing e altri attacchi informatici.

    Cosa sono le passkey

    Le passkey sono essenzialmente chiavi di accesso digitali che sostituiscono le tradizionali password. Basate sulla tecnologia WebAuthn e sviluppate in collaborazione con enti come la FIDO Alliance, Apple, Google e Microsoft, le passkey generano una coppia di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, per ogni account. Questo metodo riduce significativamente il rischio di accessi non autorizzati e attacchi di phishing, poiché la chiave privata non viene mai condivisa con il servizio online.

    Queste le altre piattaforme su cui sono usate le passkey.

    • Apple: la casa di Cupertino ha introdotto il supporto per le passkey in iOS 16, iPadOS 16.1 e macOS Ventura, permettendo agli utenti di utilizzare questa forma di autenticazione sicura su iPhone, iPad e Mac.
    • Google: il colosso di Mountain View ha implementato le passkey nei suoi servizi e sistemi, inclusi gli account Google, offrendo così un metodo di autenticazione sicuro e conveniente.
    • Microsoft: il colosso di Redmond è un altro attore importante che supporta le passkey, facilitando un accesso sicuro ai propri servizi e applicazioni.
    • PayPal: l’azienda dei pagamenti ha adottato le passkey, permettendo ai suoi utenti di accedere ai servizi di pagamento online in modo più sicuro e senza password.
    • eBay: il colosso di vendita online si è mosso verso l’autenticazione senza password, integrando le passkey per migliorare la sicurezza degli account utente.
    • Dashlane: noto gestore di password, ha implementato il supporto per le passkey, fornendo un ulteriore strato di sicurezza per la gestione delle credenziali.
    • Best Buy: il grande rivenditore di elettronica ha adottato questa tecnologia, consentendo ai clienti di accedere ai propri servizi online in modo più sicuro.

    Altri casi oltre a quello della SEC

    Il caso della SEC su X non è un’isolata eccezione. Altri esempi di violazioni includono attacchi passati alla storia.

    Come quello che coinvolse proprio Twitter nel luglio del 2020 con la truffa dei bitcoin. In quell’occasione vennero violati gli account di personalità come, tra gli altri, Apple, Biden, Obama, Bill Gates e di Elon Musk anche. In quel caso, gli account vennero utilizzati per pubblicare un messaggio che promuoveva l’indirizzo di un portafoglio Bitcoin con la promessa di raddoppiare i pagamenti in cambio.

    Al momento non si sa se, e quando, le passkey approderanno anche sull’app Android di X.

  • Meta permetterà agli utenti UE di scollegare i propri account

    Meta permetterà agli utenti UE di scollegare i propri account

    Meta annuncia modifiche per gli utenti UE seguendo il Digital Markets Act. Maggiore autonomia nell’uso di servizi come Facebook e Instagram, e nuove opzioni di privacy e pubblicità.

    Nell’ambito del crescente impegno per la conformità alle normative europee, Meta ha annunciato una serie di modifiche per gli utenti dell’UE, dello Spazio Economico Europeo e della Svizzera.

    Queste modifiche, in risposta al nuovo Digital Markets Act (DMA), introdurranno una maggiore flessibilità e scelta per gli utenti nel gestire le loro informazioni attraverso i vari servizi offerti da Meta, tra cui Facebook, Instagram e Messenger.

    Meta e nuove scelte per gli utenti UE

    In vista della conformità al DMA, entro il 7 marzo 2024, Meta comincerà nelle prossime settimane ad offrire agli utenti UE opzioni inedite per gestire le loro esperienze digitali.

    Ciò include la possibilità di scollegare i propri account Instagram e Facebook e di utilizzare Facebook Messenger in maniera autonoma, senza l’obbligatorietà di un account Facebook collegato.

    Meta DMA utenti UE 2024 franzrusso.it

    Impatto sul Marketplace e Gaming di Facebook

    Gli utenti di Facebook Marketplace e Facebook Gaming avranno l’opportunità di scegliere se utilizzare questi servizi in associazione con le loro informazioni Facebook.

    La scelta di non utilizzare le informazioni dell’account Facebook principale per questi servizi potrebbe comportare una riduzione delle funzionalità offerte. Come specifica Meta.

    Opzioni di Pubblicità e Abbonamento

    In linea con le nuove regolamentazioni, Meta offre agli utenti la possibilità di utilizzare Instagram e Facebook con annunci pubblicitari. Oppure di sottoscrivere un abbonamento per eliminare gli annunci pubblicitari.

    Questa scelta, introdotta a novembre 2023, permette agli utenti di decidere se le loro informazioni vengano utilizzate a fini pubblicitari.

    Che cos’è il DMA e cosa prevede

    Il DMA è una legislazione dell’Unione Europea mirata a regolamentare i mercati digitali. L’obiettivo primario è quello di promuovere la concorrenza equa e l’innovazione, prevenendo comportamenti anti-concorrenziali da parte delle grandi piattaforme online, designate come “gatekeeper”.

    Le aziende designate come “gatekeeper” sono essenzialmente grandi aziende tecnologiche che hanno un impatto significativo sul mercato interno e fungono da intermediari cruciali per gli utenti e le imprese.

    DMA e “gatekeeper”

    I “gatekeeper” sono soggetti a una serie di obblighi e divieti. Questi includono la proibizione di pratiche come il favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti; l’uso di dati raccolti su piattaforme per scopi anti-concorrenziali; e restrizioni sull’interoperabilità con servizi di terze parti.

    Il DMA mira a facilitare l’interoperabilità tra diversi servizi e piattaforme. Consentendo ad esempio che servizi di messaggistica diversi possano comunicare tra loro.

    Le aziende che non rispettano le norme del DMA possono essere soggette a pesanti sanzioni, che possono arrivare fino al 10% del fatturato globale annuo.

    In casi di reiterata non conformità, le sanzioni possono essere ulteriormente incrementate.

    Il DMA, dunque, rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui l’UE regola i mercati digitali. È visto come un passo avanti per garantire un ambiente digitale più equo e aperto, favorendo la concorrenza e l’innovazione.

    Allo stesso tempo, pone nuove sfide per le grandi aziende tecnologiche, che sono chiamate a rivedere molte delle loro pratiche commerciali e strategie di mercato.

    Quali sono le aziende “gatekeeper”

    Ogni azienda designata come gatekeeper è tenuta a presentare una relazione sulla conformità entro sei mesi dalla sua designazione ufficiale. In questo caso, entro il 7 marzo. Questo documento dovrà illustrare in che modo l’azienda si sta adeguando alle regole e agli obblighi imposti dal DMA.

    DMA gatekeeper franzrusso.it
    I gatekeeper designati dal DMA dell’UE

    Successivamente, la Commissione Europea pubblicherà sintesi non riservate di ciascuna relazione di conformità. Questo passaggio garantisce un livello di trasparenza pubblica e permette un esame esterno delle azioni intraprese dai gatekeeper per rispettare le regole del DMA.

    La Commissione Europea ha designato ufficialmente sei aziende come “gatekeeper” secondo il Digital Markets Act (DMA) il 6 settembre 2023. Queste aziende sono:

    • Alphabet Inc.
    • Amazon.com Inc.
    • Apple Inc.
    • ByteDance Ltd.
    • Meta Platforms, Inc.
    • Microsoft Corporation

    DMA e l’impegno di Meta

    Queste modifiche riflettono l’impegno di Meta nel conformarsi alle normative europee per promuovere una maggiore equità e concorrenza nel mercato digitale.

    Meta ha espresso il suo supporto per gli obiettivi del DMA e si è impegnata a garantire che i suoi prodotti nell’UE siano conformi e offrano valore agli utenti.

    Come detto prima, nelle prossime settimane gli utenti riceveranno notifiche che illustreranno le nuove opzioni disponibili.

  • Threads permette ora di nascondere “Mi piace” e condivisioni

    Threads permette ora di nascondere “Mi piace” e condivisioni

    Threads introduce la funzione per nascondere i “Mi piace” e condivisioni. Il tentativo è quello di spostare l’attenzione dalla quantità alla qualità dei contenuti. E al benessere mentale degli utenti eliminando lo stress dei like.

    I social media stanno vivendo un momento particolare, e non è iniziato adesso. La frammentazione è cominciata ormai mesi fa e sta mettendo in evidenza tante problematiche. Come lasciarsi trasportare dal numero di like, come se fossero l’unico metro di misura della propria esistenza. Un atteggiamento eccessivo.

    Ed ecco che le stesse piattaforme da tempo hanno cominciato ad attivare iniziative volte a superare la logica dei like e delle condivisioni.

    Una di queste è proprio portare attenzione al benessere degli utenti. Cominciando ad allentare la pressione che deriva dall’essere dipendenti dal numero dei like e dalle condivisioni.

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    L’”economia dei like“, come la avevamo definita, ha generato stress, ansia, insoddisfazione. Allora, è sempre positivo mettere in evidenza, anche piccole, ma significative, che provano a superare questi problemi.

    La novità di Threads

    Da qualche giorno Threads, piattaforma approdata in UE nel dicembre scorso, ha introdotto una funzionalità che permette agli utenti di nascondere i conteggi dei “Mi piace” e delle condivisioni sui propri post.

    Questa mossa è da vedersi nel solco delle iniziative a cui facevamo riferimento prima. E quindi fare in modo che gli utenti interagiscano sui social media in maniera più salutare. E spingere verso un’esperienza online più controllata – da parte degli utenti – e personalizzata.

    In merito ai disagi provocati da un uso ossessivamente orientato all’apparire sui social media, e quindi legando la propria esistenza a fattori numerici, val la pena offrire qualche dato.

    I social media e la salute mentale

    Sono diversi gli studi che hanno evidenziato gli effetti potenzialmente dannosi dell’uso dei social media sulla salute mentale. Questi includono l’insoddisfazione dell’immagine corporea, il rischio di dipendenza e il coinvolgimento nel cyberbullismo. Comportamenti di “phubbing” (ignorare gli altri a favore del cellulare) e impatti negativi sull’umore.

    L’uso eccessivo ha portato ad un aumento della solitudine, alla paura di perdere qualcosa (FOMO – Fear Of Missing Out). E anche ad una ridotta soddisfazione e benessere soggettivo della vita. Gli utenti a rischio di dipendenza dai social media spesso segnalano sintomi depressivi e bassa autostima.

    Nonostante alcuni benefici attraverso interazioni sociali online gratificanti, è necessario sensibilizzare sui rischi associati all’uso eccessivo dei social media. Questi possono influenzare negativamente la salute degli utenti.

    È importante promuovere un uso più sano dei social media orientato a rendere più evidenti i rischi, al fine di generare esperienze sempre più bilanciate, sicure e salutari su queste piattaforme.

    Threads, approccio verso l’Utente

    Come dicevamo, Threads ha rilasciato di recente una funzione che consente agli utenti di nascondere i “Mi piace” e le condivisioni su ogni post. Questa opzione, estesa giàai post su Instagram, indica una tendenza emergente nell’industria dei social media: il passaggio da un ambiente dominato da metriche pubbliche a uno più focalizzato sul benessere dell’utente.

    Contesto: cambiamenti nel panorama dei social media

    Nel 2019, Instagram ha iniziato a rilasciare, sotto forma di test, l’opzione per permettere agli utenti di nascondere il contatore dei “Mi piace”, un esperimento che ha rivelato segnali positivi nel ridurre la pressione sociale e migliorare l’esperienza dell’utente.

    Una situazione che ha poi incoraggiato l’implementazione di funzionalità simili in altre piattaforme. E ora è il turno di Threads, restando sempre in casa Meta.

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    Trovate la funzionalità andando su Impostazioni>Privacy>Nascondi numero di “Mi piace e condivisioni”>Nascondi “Mi piace”.

    Threads e l’impatto sul benessere degli utenti

    La rincorsa ai like, sempre più ossessiva; l’esibizione ostentata di numeri ha finito per concentrare l’attenzione sulla quantità piuttosto che sulla qualità dei contenuti. Questo ha provocato come effetto l’impoverimento stesso del contenuto e, di conseguenza, della stessa relazione.

    Elemento spesso poco considerato è che la stessa metrica, il conteggio dei like, non ha molto valore perché non garantisce l’effettivo coinvolgimento da parte degli utenti. Rappresenta solo un insieme di numeri che, per quanti alti siano, non rispecchiano appieno l’azione in sé.

    Threads e Instagram: sinergia sempre più stretta

    Ora, sapendo che Threads si basa su Instagram, ci crea anche in questa occasione un legame sempre più stretto tra le due piattaforme. Gli utenti possono ora gestire la visibilità dell’engagement in modo coerente su entrambe le piattaforme, garantendo una maggiore coerenza nell’esperienza di condivisione.

    Threads prova a diventare piattaforma autentica

    Il passaggio a un ambiente più centrato sull’utente e meno focalizzato sui numeri rappresenta un cambiamento ormai necessario nella nostra interazione con gli altri, all’interno delle piattaforme social media.

    Con l’introduzione di questa funzionalità, Threads conferma le indicazioni generali della piattaforma madre. Anche se si tratta di due piattaforme diverse, è opportuno che anche Threads si ponga come luogo libero da schemi orientati alla esaltazione dell’immagine.

    Questo perché Threads è il luogo del contenuto, o prova ad esserlo. E ciò diventa ancora più vero se questa piattaforma si pone ancora come alternativa a Twitter.

  • Aziende e IA generativa nel 2024 alla prova del marketing

    Aziende e IA generativa nel 2024 alla prova del marketing

    Nel 2024, l’IA generativa trasformerà il marketing. Diversi dati mostrano già un’adozione del 60% da parte delle aziende. In rilievo la personalizzazione, le sfide sulla privacy e la formazione.

    Nel 2024, il settore del marketing si appresta a vivere una trasformazione senza precedenti grazie all’avvento dell’Intelligenza Artificiale (AI) generativa. Una ricerca di Deloitte Digital ha rivelato che nel 2023, il 26% dei professionisti del marketing aveva già adottato l’AI generativa, con un ulteriore 45% che pianificava di farlo entro la fine del 2024.

    Questo cambiamento si deve all’aumento del 54% nel volume dei contenuti necessari. E alle sfide poste dalla crescente domanda da questo punto di vista.

    L’IA generativa, un tempo nicchia tecnologica, sta rapidamente diventando una forza trainante nel marketing, lo sappiamo. Con un ROI significativo del 12% riportato dai primi utilizzatori, l’IA generativa si sta dimostrando non solo efficiente dal punto di vista del risparmio di tempo, ma anche nel potenziamento delle strategie di marketing.

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    L’evoluzione dell’IA generativa nel Marketing

    Nel 2024, le previsioni di Gartner suggeriscono che l’80% dei professionisti creativi incorporerà l’AI generativa nel loro flusso di lavoro quotidiano. Dando vita a una nuova ondata di creatività  sempre più strategica.

    Una delle applicazioni più interessanti dell’IA generativa nel marketing è la capacità di portare la personalizzazione a un nuovo livello. Dalle campagne email iper-personalizzate ai chatbot, l’IA sta trasformando l’esperienza del cliente.

    IA generativa e personalizzazione nel Marketing

    L’analisi predittiva, guidata dall’IA, sta emergendo come uno strumento chiave nel marketing. Si stima che il mercato globale per l’analisi predittiva raggiunga i 28 miliardi di dollari entro il 2027. Una crescita significativa rispetto ai 10,5 miliardi del 2022. Questa tecnologia è impiegata per la segmentazione dei clienti, la valutazione dei lead e l’ottimizzazione delle campagne, offrendo previsioni sempre più accurate e approfondite.

    Una recente ricerca di Capgemini rivela che quasi il 60% delle organizzazioni sta implementando o esplorando le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale (AI) generativa nel settore del marketing. Secondo la maggioranza dei dirigenti di area marketing (62%), l’AI generativa potrebbe significativamente potenziare la creatività umana, arricchendo le principali qualità come intuizione, emozioni e comprensione del contesto.

    IA e Marketing, farsi trovare pronti

    Le organizzazioni che investono in AI generativa per il marketing stanno dedicando circa il 62% del loro budget tecnologico a questa innovazione, vedendola come un catalizzatore per la creatività e l’innovazione nel settore.

    Il report del Capgemini Research Institute sottolinea che la metà delle organizzazioni ha già stanziato budget specifici per l’AI generativa nel marketing, e quasi la metà (47%) ha team dedicati all’implementazione della stessa.

    Con l’aumento dell’adozione dell’AI generativa, le aziende stanno investendo in modo proattivo nella governance e nella conformità dell’AI. Questo include il controllo dell’utilizzo dell’AI da parte dei dipendenti e la preparazione per le normative governative proposte o già in vigore.

    Entro il 2027, Gartner prevede che il 20% dei marchi si distinguerà scegliendo consapevolmente di non utilizzare l’AI nei propri prodotti e servizi. Questa strategia mira a soddisfare i mercati di nicchia che valorizzano i metodi tradizionali e l’elemento umano.

    Gartner prevede che entro il 2028, il traffico organico dei siti web subirà una diminuzione del 50% o più. A causa dell’ascesa delle ricerche potenziate dall’AI generativa.

    I modelli multimodali, che combinano diversi tipi di dati, sono in rapida ascesa. Google, con l’introduzione di Gemini, ha mostrato cosa possono offrire questi modelli in futuro. Parallelamente, si assiste a una proliferazione di modelli open source.

    IA generativa e Marketing, le sfide sulla formazione

    L’impiego dell’AI generativa anche nel marketing presenta delle sfide.

    Una delle principali è la gestione dei dati e la privacy. Con l’incremento della raccolta dati per alimentare gli algoritmi di AI, le aziende devono assicurarsi di rispettare le normative sulla privacy e garantire la sicurezza dei dati dei clienti.

    Un’altra sfida è l’autenticità del contenuto generato dall’AI. C’è il rischio che i contenuti creati automaticamente possano apparire impersonali o non completamente allineati con il messaggio del brand.

    Infine, una sfida significativa è rappresentata dall’adattamento delle competenze professionali: il personale di marketing deve acquisire nuove competenze tecnologiche per poter utilizzare efficacemente gli strumenti di AI generativa, un processo che richiede tempo e investimenti in formazione.

    E a proposito di formazione, è utile citare di nuovo la ricerca di Capgemini. Secondo quest ricerca, la maggior parte delle organizzazioni (il 63%) è consapevole del fatto che la domanda di competenze relative all’IA generativa nel marketing superi di gran lunga l’offerta.

    Per colmare questo gap di competenze e sfruttare appieno il potenziale dell’IA generativa nel marketing, le aziende stanno implementando strategie interne ed esterne. In media, il 53% delle organizzazioni sta pianificando di offrire formazione sull’AI generativa ai propri team di marketing nei prossimi sei mesi, con le aziende di Paesi Bassi, India, Australia e Stati Uniti più propense a implementare queste iniziative.

    Anche settori come quello dei media, assicurativo, automobilistico e life science mostrano un impegno superiore alla media nell’offrire formazione sull’AI generativa ai loro team di marketing.

    IA generativa e Marketing, la sfida del futuro

    Affrontare queste sfide sarà cruciale per le aziende che desiderano sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’AI generativa nel marketing.

    L’IA generativa sta trasformando il panorama del marketing in modi inimmaginabili solo pochi anni fa. Dai modelli multimodali e open source alla personalizzazione estrema e alla governance dell’AI, le aziende devono navigare in questo nuovo paesaggio con cautela e innovazione.

    La sfida per i marketer sarà quella di rimanere al passo con queste rapide evoluzioni, adottando strategie che sfruttino al meglio le potenzialità dell’AI generativa, mantenendo al contempo un impegno etico e responsabile verso i consumatori e la società.

  • Addio Artifact, chiude dopo meno di un anno l’app di notizie su IA

    Addio Artifact, chiude dopo meno di un anno l’app di notizie su IA

    Artifact, l’app di notizie basata su intelligenza artificiale creata dai fondatori di Instagram, chiude dopo meno di un anno, sollevando domande sul futuro dell’informazione digitale.

    Artifact, l’app di notizie alimentata da intelligenza artificiale, chiude dopo poco meno di anno dal suo lancio. Alla luce di tutto, forse l’app è stata lanciata con ambizioni elevate.

    Ideata dai cofondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, mirava a rivoluzionare il modo in cui consumiamo le notizie. Facendo affidamento sull’intelligenza artificiale. Infatti, sono stati implementati algoritmi sofisticati, simili a quelli di TikTok.

    L’annuncio della chiusura è stato dato da Kevin Systrom sul blog ufficiale di Artifact: “Abbiamo creato qualcosa che piace a un gruppo ristretto di utenti, ma abbiamo concluso che l’opportunità di mercato non è abbastanza grande da giustificare un investimento continuo in questo modo“.

    Artifact prometteva un’esperienza di lettura personalizzata, selezionando contenuti basati sul tempo trascorso dall’utente su determinati argomenti.

    Artifact tra ambizioni e innovazione

    L’app combinava le funzionalità di un social network con quelle di un aggregatore di notizie. Offrendo un feed di notizie personalizzato.

    Artifact chiude dopo meno di un anno franzrusso.it

    La sua IA si adattava alle preferenze di lettura degli utenti, aprendo nuovi orizzonti nel campo dell’informazione digitale. Si distingueva per l’assenza di clickbait, concentrandosi invece sulla qualità e sull’affidabilità dei contenuti, proponendo una varietà di prospettive politiche.

    Artifact e gli algoritmi

    Gli algoritmi di Artifact erano stati progettati per apprendere dalle interazioni degli utenti, adattando il feed di notizie in base agli interessi mostrati.

    Questo significava che più un utente leggeva articoli su un certo argomento, più l’app proponeva contenuti simili. Creando un’esperienza di lettura altamente personalizzata.

    L’IA prendeva in considerazione le preferenze dell’utente per offrire un feed di notizie sempre più affine ai suoi gusti personali, sfruttando tecnologie avanzate come il sistema Transformer di Google per elaborare i testi in modo indistinguibile da quello umano

    Si trattava quindi di un approccio diverso dai modelli basati su clic o interazioni superficiali. Puntando invece su un engagement profondo e sostenuto.

    La nascita di Artifact e il suo reale impatto

    La creazione di Artifact si inseriva in un contesto di crescente sfiducia verso i media tradizionali e la diffusione di fake news.

    L’intento di un feed curato da IA e personalizzato, in base agli interessi autentici degli utenti, rappresentava un’innovazione significativa rispetto alle dinamiche spesso critiche dei social network tradizionali.

    La sua apparizione sugli app store di Apple e Google ha suscitato interesse e attenzione, particolarmente nel campo giornalistico.

    Artifact e le motivazioni della chiusura

    Nonostante l’iniziale entusiasmo, meno di un anno dopo il suo lancio, i fondatori hanno annunciato la chiusura di Artifact.

    Secondo Systrom, l’app aveva conquistato un gruppo ristretto di utenti ma non aveva raggiunto una sufficiente ampiezza di mercato per giustificare ulteriori investimenti. Questa decisione rifletteva una dura realtà nel mondo delle startup tecnologiche, dove anche le idee più innovative possono fallire per motivi di mercato.

    La visione di Artfact

    L’intento di Artifact era di creare un nuovo paradigma per le piattaforme di notizie.

    Si proponeva di contrastare la polarizzazione e la disinformazione, offrendo una selezione bilanciata e di qualità. Il progetto ambiva a essere un punto di riferimento per un pubblico alla ricerca di un’informazione affidabile e diversificata, lontana dalle logiche spesso divisive e sensazionalistiche di altre piattaforme.

    Kevin Systrom Mike Krieger-co-fondatori Instagram Facebook
    Kevin Systrom e Mike Krieger

    Artifact e casi simili come Vine e Quibi

    Possiamo paragonare la situazione di Artifact a quella di altre startup innovative che hanno affrontato sfide simili.

    Ad esempio, Vine. Nonostante la sua popolarità, Vine ha incontrato difficoltà nella monetizzazione e nel mantenimento dell’interesse degli utenti.

    Quibi, d’altra parte, nonostante un lancio altamente pubblicizzato e investimenti significativi, ha chiuso dopo solo sei mesi a causa di una base di utenti e di un interesse del mercato inferiore alle aspettative.

    Questi casi evidenziano come, nonostante l’innovazione e un inizio promettente, il successo a lungo termine nel settore tecnologico dipenda da una serie di fattori complessi, inclusa la capacità di attrarre e mantenere un ampio pubblico​

    Il Futuro dell’Informazione

    La vicenda di Artifact evoca il tema più ampio del modo in cui reperire le informazioni in un’epoca di grande trasformazione digitale.

    La sua chiusura solleva interrogativi sulla sostenibilità di piattaforme innovative in un mercato dominato da giganti come Facebook o Google.

    Tuttavia, l’esperimento di Artifact rimane una testimonianza dell’incessante ricerca di nuove vie per un’informazione più equilibrata e personalizzata, un obiettivo ancora più rilevante nell’attuale panorama mediatico.

    Ma, restando per un attimo in più sulle parole di Systrom, sorge un’altra piccola riflessione.

    Sono parole che evocano la parola “fallimento”, senza mai pronunciarla del tutto. Tra l’altro questa parola fa parte del lessico della Silicon Valley e meno del nostro modo di pensare il business.

    Questo è un altro discorso.

    Artifact e il senso del fallimento

    Però Systrom dice chiaramente che le startup, per certi versi, difficilmente si pongono questi temi. E che spesso agiscono senza considerare che forse non è il caso di andare avanti quando il mercato ti lancia dei segnali.

    Nello specifico, le parole di Kevin Systrom sulla chiusura di Artifact sottolineano un aspetto cruciale nel mondo delle startup tecnologiche e delle app: l’importanza di un’ampia opportunità di mercato.

    Nel caso di Artifact, nonostante il gradimento da parte di un gruppo ristretto di utenti, la mancanza di un ampio mercato target ha reso insostenibile un ulteriore investimento nel progetto.

    Questo si può tradurre in vari fattori:

    Numero di utenti: se un’app non attrae un numero sufficientemente grande di utenti, il suo potenziale di crescita e di generazione di reddito resta limitato.

    Monetizzazione: senza un ampio mercato, diventa difficile monetizzare l’app tramite pubblicità, abbonamenti o altre forme di reddito.

    Investimenti e sviluppo: mantenere e sviluppare un’app richiede risorse finanziarie consistenti. Senza una prospettiva di ritorno economico adeguato, gli investitori sono riluttanti a sostenere ulteriormente il progetto.

    Concorrenza: in un mercato digitale affollato, dominato da grandi piattaforme come Google o Facebook, competere per attirare l’attenzione degli utenti è una sfida costosa.

    In conclusione, il caso di Artifact evidenzia come, nonostante l’innovazione e la qualità, il successo di un’app dipende fortemente dalla sua capacità di raggiungere e coinvolgere un ampio pubblico in un mercato altamente competitivo.