Autore: Franz Russo

  • Twitter acquisisce Breaker e scommette sulle chat audio

    Twitter acquisisce Breaker e scommette sulle chat audio

    Twitter crede nelle chat room audio e per sviluppare Spaces acquisisce l’app di podcasting Breaker. Ancora una volta, dopo Vine e Periscope, si trova a gestire un vantaggio competitivo. Ma finirà come le altre volte? Di certo l’impresa non è facile da gestire.

    A fine anno scorso vi avevamo dato notizia che Twitter aveva deciso di lanciare, sotto forma di test, Spaces, la chat audio che si appresta a diventare la vera rivale di Clubhouse.

    E Twitter adesso fa un passo in più, deciso, che è la conferma che la società guidata da Jack Dorsey voglia scommettere nel 2021 sulle chat audio. Il passo ulteriore è l’acquisizione di Breaker, app molto nota tra i podcaster, infatti si tratta di una applicazione di podcasting che ha introdotto le dinamiche tipiche dei social media. Nata nel 2016 quando i podcast non erano ancora molto diffusi, ha conosciuto il suo momento di massima diffusione quando, durante il lockdown, molti si sono accorti, e hanno scoperto, i contenuti in audio.

    twitter acquisisce breaker

    Al momento, non si conoscono i dettagli dell’operazione che, secondo alcuni, non dovrebbe essere stata molto costosa. Di certo si sa che il team di Breaker, così come spiegato dal CEO, Erik Berlin, e dalla CTO, Leah Culver, confluirà nel team Spaces di Twitter per continuare a sviluppare la funzionalità e che l’app chiuderà i battenti il prossimo 15 gennaio.

    La considerazione che si può fare, come già rilevata nelle occasioni, recenti, in cui vi abbiamo parlato di Spaces, è che Twitter stavolta vuole investire in un formato nuovo, che va oltre la sua stessa natura dei 280 caratteri. Dopo aver abbracciato il contenuto effimero sotto forma di Fleets, altra forma che va oltre la natura della piattaforma, adesso è il turno delle chat room in audio, ponendosi come diretta rivale di Clubhouse.

    Ora, di fronte a questa scommessa, resta comunque la perplessità espressa nelle altre occasioni. E cioè, questa funzionalità avrà successo se Twitter sarà davvero in grado di superare il grande problema legato alla sicurezza delle conversazioni e a come tenere a bada troll e hate speech. In poche parole, resta l’arduo compito di preservare le conversazioni in audio, che si svilupperanno nelle varie stanze, anche di gruppo. Impresa ardua.

    Si chiama Spaces, la chat audio di Twitter avviata in test

    Ma Twitter vuole scommetterci, in un momento in cui il fenomeno podcasting sta conoscendo il suo momento più alto e, soprattutto, in un momento in cui cui, a parte Clubhouse, nessuna piattaforma social ha ancora investito su questa forma di contenuto.

    Twitter, potremmo quasi dire, si trova tra le prime a dover sperimentare, con non poco coraggio, in una impresa che è quasi sconosciuta. E non è la prima volta che questo accade.

    Come certamente ricorderete, è capitato con Vine, quando i video brevi non era affatto usati come oggi, ed è successo con Periscope, quando il live broadcasting non si era ancora diffuso come oggi.

    Due situazioni in cui Twitter si trovò a gestire un vantaggio competitivo notevole rispetto alle altre piattaforme sociale. Un vantaggio, col tempo, gestito male. Al punto che le due app sono state poi chiuse definitivamente.

    Ecco, Space nasce con i buoni auspici, ma la storia di Twitter è inclemente quando si tratta di essere in vantaggio. Vedremo come andrà questa volta.

  • Cloud Computing, perché è il vero partner per le aziende nel 2021

    Cloud Computing, perché è il vero partner per le aziende nel 2021

    Il 2020 è stato l’anno della pandemia da Covid-19 ma è stato anche l’anno in cui il Digitale, e l’Innovazione in generale, hanno giocato un ruolo primario per superare la crisi che ne è conseguita. Il Cloud Computing è emerso in maniera decisa e sarò il vero partner delle aziende nel 2021.

    Il 2020 è stato l’anno della pandemia da Covid-19, e lo ricorderemo tutti, ma è stato anche l’anno in cui il Digitale, e l’Innovazione in generale, hanno giocato un ruolo primario per superare la crisi che ne è conseguita. Si dice che il digitale abbia permesso alle aziende di fare un salto in avanti, che di solito si riesce a fare in un decennio almeno, in pochi mesi. Per le aziende la parola d’ordine è diventata subito cambiamento, vale a dire adottare strumenti e strategie che permettessero alle aziende di continuare a fare business, nonostante lo scenario non fosse più quello di prima.

    E già di per sé questo cambio di scenario non è stato facile, sono state fondamentali le grandi capacità di cambiamento e di adattamento alle tecnologie, quelle che hanno permesso alle aziende di guardare al futuro.

    E tra queste tecnologie, ovviamente, il ruolo principale lo ha giocato il Cloud Computing.

    Cos’è il Cloud Computing

    Volendo provare a dare una definizione, allora non si può non considerare le parole di colui che tra i primi ha parlato di Cloud Computing nel 2006, ossia Eric Schimdt, che ci dava questa definizione: “un modello ibrido di sfruttamento delle risorse offerte dalle reti di computer, Internet principalmente, che supera il vecchio schema client/server che lo ha caratterizzato ed in parte dominato sino ad oggi. La premessa basilare consiste nell’assumere che in questa nuova architettura i data service (servizi hardware) e le funzionalità offerte (servizi software) dovrebbero risiedere prevalentemente sui server web (le ‘nuvole’) piuttosto che ‘diffusi’ sui singoli computer connessi in rete“. In questa definizione c’è il concetto del Cloud Computing, e cioè la capacita di sfruttare gli strumenti di cui disponiamo oggi per agganciarci alla “nuvola giusta” e lavorare con tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno, da qualsiasi luogo.

    microsoft azure cloud computing franzrusso.it 2020

    [Imprese e manager chiedono servizi cloud affidabili? Scopri come e cosa rispondere grazie alla piattaforma Cloud Champion di Microsoft Italia. Impara oggi e gestisci il business del futuro, qui tutti i dettagli]

    In buona sostanza, il cloud computing è la fornitura di servizi informatici on-demand, dalle applicazioni allo storage e alla potenza di elaborazione, direttamente via internet. Quindi le aziende possono avere a disposizione tutto quelle che serve per il proprio business, senza per forza dotarsi di una infrastruttura fisica o un proprio data center.

    Il 2020 è stato l’anno in cui gli italiani hanno scoperto lo smart working. Ebbene, in un anno di è passati da 570 mila smart workers a oltre 6,5 milioni e la maggior parte di essi, circa 5 milioni, non tornerà più al solito posto di lavoro. Ecco, di fronte ad uno scenario come questo, il Cloud Computing è per le aziende il miglior alleato, da qualsiasi punto di vista guardiamo lo scenario.

    Basti pensare, per citare un esempio più vicino a tutti, che oggi tutti i fornitori di software si servono della tecnologia cloud, abbandonando il dispositivo fisico che serviva per accedere ai servizi. Tutto si fa dalla “nuvola”.

    Una ricerca di IDC ha rilevato che oggi le aziende destinano un terzo delle risorse per elaborare tutta l’infrastruttura a sostegno del Cloud Computing, osservando come la spesa tradizionale IT vada sempre più riducendosi. Gartner poi prevede che entro il prossimo anno la metà delle aziende globali agirà interamente su Cloud.

    Il Mercato Cloud in Italia

    Si tratta di un trend che si consolida sempre di più e che nel 2020 ha conosciuto il suo momento più importante. In Italia il mercato Cloud vale 3,3 miliardi di euro facendo registrare una crescita del 21%. Sono numeri forniti dall’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, e sono numeri che vedremo crescere ancora di più nel prossimo anno.

    Le aziende per crescere devono in fretta trovare una “nuova normalità” che altro non è che velocizzare il processo di digitalizzazione della propria organizzazione, quindi trasformarsi in chiave digitale per abbracciare le occasione del futuro. E questo vale oggi più che mai.

    La soluzione: Microsoft Azure

    E tra i grandi player del mercato Cloud in Italia, non possiamo non citare Microsoft, il colosso di Redmond che ad oggi è uno dei più importanti player del mercato a livello globale.

    La soluzione che offre Microsoft è “Microsoft Azure“, la soluzione Cloud Computing che in questa fase storica per le aziende diventa un partner eccellente per il proprio business.

    Attraverso Micosoft Azure vengono erogati questi servizi:

    • risorse di elaborazione
    • archiviazione e memorizzazione dati
    • trasmissione dati e interconnessione di reti
    • analisi
    • intelligence
    • apprendimento automatico sicurezza e gestione delle identità
    • monitoraggio e gestione
    • servizi per lo sviluppo di applicazioni.

    E questa serie di servizi può essere poi classificata in tre aree, che sono: Infrastructure-as-a-Service (IaaS), Platform-as-a-Service (PaaS) ed e Software-as-a-Service (SaaS). La piattaforma di Cloud Computing del colosso di Redmond fornisce anche servizi di mBaaS (mobile Backend as a Service).

    Si tratta quindi di una delle piattaforme più complete e fornite del mercato, con milioni di clienti in tutto il mondo e in Italia. Ma c’è un elemento che proprio in questa fase storica è emerso in tutta la sua importanza, ed è quello delle competenze. Microsoft da sempre ha a cuore il tema delle competenze, dello sviluppo delle skill adeguate per abbracciare il futuro. E per questo, mette a disposizione tutta la sua esperienza per offrire ai suoi clienti la migliore formazione al fine di usare al meglio i propri servizi. E Microsoft Azure rientra in questa strategia. Un percorso di training al fianco di personale altamente specializzato a supporto delle aziende è quanto di meglio si possa avere per cogliere le opportunità del Cloud Computing e Microsoft in questo è imbattibile.

    [In collaborazione con Microsoft Italia]

  • Eni, Boston Consulting e Google per una piattaforma digitale aperta

    Eni, Boston Consulting e Google per una piattaforma digitale aperta

    Si chiamerà Open-es ed è la piattaforma digitale che Eni, Boston Consulting e Google stanno per realizzare insieme, per valorizzare le informazioni ESG e crescere sulle dimensioni della sostenibilità.

    Open-es è la piattaforma digitale che Eni, Boston Consulting e Google stanno per realizzare insieme, al fine di fornire un concreto supporto a tutte quelle realtà che fanno parte della filiera energetica, e che sono impegnate nella transizione energetica sostenibile. Si tratta quindi di una piattaforma aperta, che consentirà a tutti gli attori coinvolti nel settore, e lungo tutta la catena del valore, di valorizzare le proprie informazioni ESG (Environmental, Social and Governance) e crescere sulle dimensioni della sostenibilità.

    Non capita spesso di vedere tre colossi unirsi per dare vita a progetti comuni, si tratta di un grande esempio di collaborazione sinergica. Ognuna delle tre aziende prenderà infatti parte al progetto portando in dote il proprio know-how, proprio per arricchire reciprocamente questa collaborazione.

    Eni BCN google open es

    Eni darà il suo contributo per quanto riguarda la qualità della propria supply chain e il commitment strategico verso una transizione energetica equa e sostenibile. Boston Consulting Group porterà la propria vista strategica sugli obiettivi ESG, sullo sviluppo del modello di valutazione e crescita e la value proposition della piattaforma. Google Cloud contribuirà infine con le proprie tecnologie e competenze di eccellenza in ambito cloud, big data e artificial intelligence.

    Come dicevamo all’inizio, Open-es è una piattaforma aperta e accessibile a tutti i player del settore energetico e delle filiere industriali, grandi gruppi, piccole e medie imprese, startup e tutti i service provider interessati ad accelerare il percorso di transizione energetica. Ogni azienda potrà agire sulla piattaforma sia come fornitore che come cliente, a seconda del ruolo giocato nella filiera industriale. Sarà anche una piattaforma indipendente e libera, con uno sviluppo iniziale powered by Eni, che sarà resa disponibile a tutte le aziende adottando modelli di certificazione sviluppati da enti autonomi. Open-es consentirà a ciascuna impresa di rendere disponibili le proprie informazioni ed esperienze in modo controllato e sicuro, permettendo l’accesso solo a soggetti espressamente autorizzati.

    Questo è l’approccio che adotterà Open-es:

    • Centralità dell’informazione, con l’obiettivo di diventare un unico punto di condivisione delle informazioni di sostenibilità, nonché una fonte informativa di riferimento per benchmark e statistiche.
    • Mappatura filiera ed ecosistema: le informazioni saranno accessibili e visibili lungo tutti i livelli della supply chain.
    • Apertura e integrabilità: la piattaforma sarà aperta a tutti coloro che vorranno contribuire alla sostenibilità della catena di fornitura
    • Meccanismi incentivanti: sono previste logiche di collaborazione tra i diversi attori per un miglioramento continuo delle prestazioni di sostenibilità.

    Con riferimento agli obiettivi del programma JUST (Join Us in a Sustainable Transition) lanciato da Eni, la piattaforma Open-es consentirà un’ulteriore accelerazione del percorso strategico di coinvolgimento dei fornitori all’interno del processo di decarbonizzazione della società.

    Eni dimostra ancora una volta di essere un passo avanti, e la speranza è che sia di esempio ad altre realtà del settore energetico e non solo.

    [In collaborazione con Eni]

     

  • Ecco il 2020 degli italiani su TikTok, guardando al 2021

    Ecco il 2020 degli italiani su TikTok, guardando al 2021

    Il 2020 è stato per tutti gli italiani un anno particolare e questo emerge anche dall’indagine di YouGov, commissionata da TikTok. Gli italiani si sono scoperti più resilienti, più legati alle comunità e anche più aperti a sperimentare cose nuove. Nei prossimi giorni anche in Italia sarà disponibile “Year on TikTok”.

    Il 2020 non lo scorderemo facilmente, è stato un anno particolare che ci ha messo a dura prova. E come abbiamo avuto occasione di scrivere qui sul nostro blog, i social media ci hanno aiutato molto, ci hanno permesso di restare in contato con i nostri cari, i nostri amici e colleghi e ci hanno hanno aiutato a sperimentare cose nuove. A vivere esperienze nuove.

    L’indagine di YouGov, commissionata da TikTok fotografa proprio questo. Gli italiani nel 2020, in un anno difficile come mai negli ultimi 70 anni, hanno dimostrato di essere resilienti, hanno messo in evidenza il loro grande spirito di comunità e hanno sperimentato cose nuove.

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    Presto anche in Italia Year on TikTok

    L’indagine viene pubblicata in concomitanza con il lancio di Year on TikTok, funzione della piattaforma che dà la possibilità di rivivere il proprio anno su TikTok. Year on TikTok, disponibile in Italia nei prossimi giorni, mostrerà agli utenti la compilation dei loro video, trend, creator ed effetti creativi preferiti e permetterà di scoprire le top vibe dell’anno, in base ai contenuti che gli utenti hanno amato di più.

    La compilation, inoltre, metterà in evidenza come creator e trend hanno conquistato l’immaginazione della community di TikTok nell’anno appena trascorso e come hanno intrattenuto, supportato, affascinato e formato gli utenti. Inoltre, è l’occasione per scaricare il video-riassunto del proprio 2020 sull’app e condividerlo, su TikTok e non solo.

    Ma vediamo insieme qualche dato in più a proposito della ricerca di YouGov per TikTok, che ha coinvolto 2.168 adulti, con interviste online tra il 30 novembre e il 3 dicembre di quest’anno.

    Gli italiani i più resilienti in Europa

    Come dicevamo prima, gli italiani si sono mostrati, in questo 2020, molto resilienti. Due italiani su cinque (45%) ritengono di avere imparato a essere più resilienti nel 2020 e la metà (50%) crede di avere imparato a utilizzare più risorse personali rispetto agli anni precedenti, ad esempio trovando nuove soluzioni per la gestione dei figli o individuando nuove fonti di reddito.

    Nel confronto europeo, la ricerca YouGov indica che il nostro Paese si posiziona fra i tre più resilienti e inventivi, davanti a Regno Unito, Francia e Germania. L’inventiva degli italiani consiste anche nello scoprire, approfondire o cimentarsi con nuove abilità e attività.

    Le attività degli italiani nel 2020

    Quasi due italiani su cinque (il 38%) affermano di avere vissuto il 2020 a un ritmo più lento e di avere apprezzato questo cambiamento. Secondo la ricerca, il periodo di lockdown ha regalato al 45% degli intervistati più tempo per fare cose che ama o che normalmente non ha mai tempo di fare (per es. leggere, fare decoupage, ecc.).

    Il 23% degli intervistati è riuscito, anche, a esplorare il proprio lato creativo e iniziare
    nuove attività e hobby come, per esempio, la pittura o la fotografia. In particolare, sono state le giovani generazioni ad aver scelto un nuovo hobby, ben un terzo dei rispondenti tra i 18 e i 24 anni (33%), rispetto al 19% di quelli tra i 45 ei 54.

    Il 25% delle persone intervistate ha dichiarato, inoltre, che i contenuti visti sulle piattaforme e/o sui social network sono stati di ispirazione e stimolo per provare, nel tempo libero a disposizione, nuove cose (per es. cucinare, ballare, fare attività fisica, suonare ecc).

    Nel 2020 in Italia le attività più popolari – svolte e apprese – sono state cucinare e preparare dolci (49%), leggere (43%), fare attività fisica (31%), dedicarsi al giardinaggio o alle piante di casa (26%). Interessi che si riflettono in alcuni degli hashtag e video più rappresentativi visti nascere su TikTok nel 2020, come è stato #iorestoacasa con 3.1 miliardi visualizzazioni.

    Ed ecco il racconto dei mesi di lockdown:

    • #imparaconTikTok (3.9 miliardi di visualizzazioni), nato ufficialmente a maggio, il trend è cresciuto in parallelo alla popolarità dei contenuti informativi disponibili sulla piattaforma andando a rappresentare un nuovo modo di apprendere e condividere conoscenze, competenze e interessi;
    • #ActivePlank (21.4 milioni di visualizzazioni), che ha preso il via con una sfida lanciata da @melissasatta, e #PalestraACasa (36,1 milioni di visualizzazioni);
    • #museoacasa (59.2 milioni di visualizzazioni) per sentirsi in un museo anche a casa propria;
    • #aCenaCon (63.1 milioni di visualizzazioni) un invito virtuale per una cena con i nostri creator. Tra una ricetta e una confidenza durante dei Live streaming molto seguiti;
    • #Cucinasenzasprechi (110.9 milioni di visualizzazioni), nato da una sfida lanciata da Unione Nazionale Consumatori che invitava a cucinare un piatto delizioso solo con gli avanzi. Ha partecipato anche @bruno.barbieri;
    • #giardinaggio, #pianta, #piante hanno raggiunto complessivamente i 19.3 milioni di visualizzazioni;
    • Le difficoltà della didattica a distanza e alternativi modi di imparare la pronuncia inglese;
    • La riscoperta della musica, in tutte le sue varianti, dalla più alla meno classica.

    Gli italiani hanno riscoperto il senso di comunità

    Per quanto riguarda il 2021, oltre la metà degli intervistati prevede di continuare a mettere a frutto questa ritrovata creatività e l’82% ritiene che dedicherà più tempo ai propri hobby.

    Nonostante le sfide, separazioni e difficoltà causate dalla pandemia, i risultati rivelano che in Italia un terzo degli intervistati (32%) si sente più vicino che mai ai propri cari, mentre il 58% afferma di essersi reso conto, grazie a questa crisi, dell’importante ruolo che gli amici, la famiglia e le comunità rivestono nella propria vita. Un dato ancora più elevato per i Millennial (25-34 anni): il 67% si dichiara d’accordo con questa affermazione.

    @chiaraferragni

    😅 #leoneluciaferragni

    ♬ 嗚咿嗚啊啊 – 晨彥👋逼

    @giorgiamalerba0

    ❤️

    ♬ electric love – favsoundds

    Gli affetti vanno ben oltre la famiglia e i propri cari. Gli Italiani infatti hanno scoperto e riscoperto il senso di comunità. Un terzo degli italiani che hanno preso parte all’indagine (32%) afferma, infatti, di essersi sentito più vicino alla propria comunità nel 2020, sia online che offline. Un quarto di essi (26%) ha scoperto nuove realtà esplorando la Rete, più tra i 25-34enni (31%) che gli over 55 (22%).

    Il senso di comunità, online viene riscoperto non solo attraverso supporto a cause comuni e importanti ma anche grazie allo scambio di consigli e questo si riflette anche su TikTok. E infatti, tra gli hashtag che si sono distinti, troviamo:

    • #ConsiglidiViaggio (120.5 milioni di visualizzazioni)
    @cheviaggitifai

    Reply to @laledep74 amanti di Harry fatevi sentire – qual è il vostro incantesimo preferito? 😍 #consiglidiviaggio #harrypotter

    ♬ Harry Potter – The Intermezzo Orchestra

    • #ConsiglidiModa (64.3 milioni di visualizzazioni)
    @uffizigalleries

    Fashion time travelling💫✨ #shoes #fashion #fashionweek #tiktokfashion

    ♬ nhạc nền – Ngoc Trinh – Ngoc Trinh

    • #grazieavoi (52M visualizzazioni), un grazie alla comunità medico sanitaria
    • #distantimauniti (795M visualizzazioni) una catena che ha abbracciato tutti gli italiani a sostegno all’OMS
    • Menzione speciale anche agli Sticker per le donazioni, una nuova funzionalità in-app presentata ad aprile, attraverso la quale, le persone su TikTok hanno mostrato il loro supporto verso numerose organizzazioni e cause, prima fra tutte quella a favore della Croce Rossa Italiana raccontata con l’hashtag #tuttifratelli.

    “Il 2020 è stato un anno molto difficile, ma gli italiani – come sempre – hanno trovato un modo per essere creativi e resilienti”, ci dice Paul Marvucic, Head of Creator & Product Marketing, Europe di TikTok.

    “La ricerca di YouGov ha messo in luce l’incredibile livello di resilienza dimostrato in Italia dalle persone: i risultati indicano che il 2020 è stato anche l’anno in cui in molti hanno scoperto nuove comunità e affetti. Con “Year on TikTok”, la nuova funzione che siamo felici di presentare, gli utenti potranno ‘riguardare’ il loro anno e ricordare i momenti in cui hanno ispirato o si sono fatti ispirare dalla creatività e hanno condiviso allegria.

    Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da scoprire su TikTok, e la nostra community di creator in costante crescita continuerà a dettare questo trend, nel 2021 e oltre.”

    Ecco, questo era il nostro resoconto su questa interessante ricerca. In basso anche l’infografica che riassume tutta l’indagine di YouGov.

    TikTok Ricerca YouGov Infografica

  • Digitale e Mobilità, i due settori in rapido Cambiamento

    Digitale e Mobilità, i due settori in rapido Cambiamento

    La pandemia da Covid-19 ha sicuramente spinto molti settori al Cambiamento. Il digitale, sono aumentate le attività online, e, soprattutto la Mobilità, cambia il concetto di mobility. Vediamo insieme in quale direzione.

    Non c’è più alcun dubbio sul fatto che la pandemia abbia cambiato le carte in tavola, soprattutto in due settori: quello del digitale e quello della mobilità. L’emergenza Covid-19 ha stravolto le abitudini quotidiane delle persone ma anche la frequenza e gli scopi di fruizione del digitale, che per diversi mesi ha rappresentato la finestra sul mondo attraverso la quale informarsi sui fatti di cronaca, fare la spesa, ordinare una pizza, contattare gli affetti più cari. Di conseguenza, il tempo speso dagli utenti online è aumentato notevolmente a partire da marzo 2020, e sembra che questo trend non voglia arrestarsi.

    Secondo lo studio condotto dal ConsumerLab di Ericsson, il 93% degli utenti in Italia ha aumentato il numero di attività svolte online durante l’emergenza sanitaria, mentre il 23% ha sperimentato nuove attività digitali come fare la spesa, partecipare a videocall e lavorare da remoto. 6 intervistati su 10, inoltre, affermano che continueranno ad usare servizi online anche dopo la pandemia.

    flee mobilità digitale

    Mobilità: scendono car sharing e mezzi pubblici

    L’emergenza sanitaria ha cambiato le regole anche nel settore della mobilità, che come tanti altri servizi si è dovuto trasferire sul web per continuare a raggiungere i consumatori: ecco, quindi, che con un’app ora puoi prenotare la tua visita in concessionaria, preordinare l’auto che ti verrà consegnata direttamente a casa e noleggiare un qualsiasi veicolo approfittando di offerte esclusive. Lo smart working ha portato gli utenti della strada ad essere più sedentari e a ridurre drasticamente l’utilizzo dell’auto privata a favore di soluzioni pay per use: secondo il report 2020 di Oil&NonOil il lavoro agile ha impattato per il 50% sulla mobilità e ha fatto registrare un calo medio del consumo di carburante del 60%.

    Allo stesso tempo, il distanziamento sociale ha contribuito a svuotare i mezzi pubblici a vantaggio di quelli ad uso esclusivo. Il car sharing, mobility service promettente che nel 2019 ha ricevuto 2 milioni e mezzo di iscrizioni, nel primo semestre del 2020 ha registrato un crollo verticale che si attesta sull’85%, a cui è seguita una timida ripresa solo durante il periodo estivo (Fonte: Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility).

    Novità dal mondo della mobilità: il caso Flee

    In questo contesto di stravolgimento dei trend che si credevano ormai affermati, la multinazionale AON, Gruppo Leader, in Italia e nel mondo, nei servizi di risk management ha deciso di cavalcare l’onda del cambiamento e di scommettere su un servizio di mobilità agile, digitale ed esclusivo.

    Flee, è il nome del brand che è stato da poco lanciato sul mercato, nasce come servizio di noleggio a lungo termine a consumo ma aspira ad ampliare la propria offerta per diventare un collettore di servizi di mobilità. La sua peculiarità sta nella rata flessibile, composta da una rata fissa per il noleggio dell’auto e da una variabile – pay per use per assicurazione e servizi – che si paga solo se si guida (quando l’auto resta ferma, la parte di costo variabile è pari a zero e l’auto rimane sempre protetta). Altro elemento innovativo è l’esperienza digital, che parte dall’acquisto e accompagna il cliente anche durante il viaggio.

    Dal sito web è possibile attivare il noleggio a lungo termine online, a partire dalla richiesta preventivo fino alla consegna dell’auto che può avvenire direttamente a casa. Inoltre, nell’area riservata MyFlee è possibile monitorare i consumi, consultare la mappa dei centri convenzionati e richiedere aiuto attraverso il Servizio Clienti.

    Un business model questo sicuramente e ci piaceva segnalarvelo. In un mercato come quello del noleggio a lungo termine, già molto ricco in termini di offerta, questo si fa sicuramente notare.

    [In collaborazione con Flee]

  • Il doodle per la grande congiunzione tra Saturno e Giove

    Il doodle per la grande congiunzione tra Saturno e Giove

    Il 21 dicembre 2020 è il giorno del solstizio d’inverno che segna l’inizio della stagione più fredda. Ma verrà ricordato per un evento che non accade da 800 anni: la grande congiunzione tra Saturno e Giove. E a questo evento Google dedica un doodle animato.

    Ricorderemo il 21 dicembre, giorno che segna l’inizio dell’inverno (dalle ore 11), la stagione più fredda dell’anno. Si tratta del giorno in cui vivremo la notte più lunga, quindi del mattino più breve. Ma questa giornata la ricorderemo per un altro grande evento, storico, visto che non avviene da 800 anni. E parliamo della grande congiunzione tra Saturno e Giove. Proprio a questo evento Google dedica un doodle animato che vediamo oggi in tutto il mondo in due versione. nell’emisfero nord lo vediamo innevato e si vede anche nell’emisfero sud, dove da oggi, invece, inizia l’estate con il solstizio d’estate.

    google doodle grande congiunzione inverno

    L’evento astronomico che si verificherà oggi, dalle 17.30 alle 18.30 il clou del fenomeno, è davvero un evento straordinario perchè i due più grandi pianeti della nostra galassia, Saturno e Giove appunto, si uniscono quasi a sembrare un grande unico pianeta, oppure una grande stella. Infatti, come suggeriva Giovanni Keplero, grande astronomo contemporaneo di Galileo, potrebbe essere stata proprio la grande congiunzione tra questi due pianeti a guidare i Re Magi verso Gesù bambino, appena nato.

    In effetti quella che si vedrà oggi nel cielo è una grande stella (fu Giotto a creare l’immaginario della “cometa”), sarà la più luminosa dopo la luna, e la si vedrà verso sud-ovest da dopo il tramonto sopra l’orizzonte, ripetiamo, per la durata di circa un’ora. Un appuntamento quindi da non perdere, visibile ad occhio nudo, ma sarebbe meglio approfittare di un telescopio.

    Per essere precisi, Saturno e Giove si avvicinano ogni 20 anni, ma la grande congiunzione come quella odierna è tale per cui l’avvicinamento farà sembrare i due pianeti come un copro unico, dalla Terra ovviamente.

  • Si chiama Spaces, la chat audio di Twitter avviata in test

    Si chiama Spaces, la chat audio di Twitter avviata in test

    Twitter alla fine ha ceduto e ha lanciato, ancora in fase di test, la sua chat audio in stile Clubhouse e si chiama Spaces, solo per un ristretto gruppo di persone e solo su iOS. Ma la sfida vera è sulla moderazione.

    Se vi ricordate, ne avevamo scritto a novembre e ora Twitter sembra più decisa a proseguire sulla strada delle chat audio. La notizia è che da un paio di giorni Twitter ha avviato “Spaces”, la chat in audio, i fase di beta testing. Da quanto affermato dalla società di Jack Dorsey, attraverso una conversazione avviata dal neo account @TwitterSpaces, questa fase sarà avviata solo su iOS attraverso qualche centinaio di utenti selezionati. Come già anticipato il mese scorso, Twitter intende avviare la fase di test nel tentativo di superare lo scoglio sicurezza.

    Sempre il mese scorso, avevamo scritto che questa modalità di chat audio somiglia molto a Clubhouse, l’app in versione beta, che è strutturata proprio in “stanze” all’interno delle quali invitare persone e conversare. Il problema è che, nonostante Clubhouse sia ancora attiva solo su invito, l’app è già stata al centro di gravi problemi legati all’hate speech, a contenuti violenti e alla disinformazione. Tutto questo questo mette al centro il vero problema che è quello della moderazione, difficile in questi casi.

    twitter spaces chat audio franrusso.it

    Come usare Spaces di Twitter

    Per avviare una chat audio su Twitter, e quindi creare uno “spazio”, bisognerà tenere premuto il tasto “Compose”, in basso a destra, oppure si potrà crearlo attraverso Fleet. Si possono invitare utenti attraverso DM oppure condividendo il link della conversazione, anche su altre applicazioni.

    Si potranno esprimere reazioni attraverso emoji, anche se comunque la versione in prova resta ancora lontana da quella definitiva che dovrebbe prevedere maggiori strumenti di moderazioni per coloro che attivano la chat audio. Al momento sono attive l funzioni di blocco e di segnalazione.

    Allo studio la possibilità della trascrizione automatica dei tweet e anche la condivisione in Spaces dei tweet.

    esempio spaces twitter

    Ora, Twitter negli ultimi due anni ha incontrato un enorme problema proprio legato ai contenuti violenti, hate speech, disinformazione riuscendo a gestire il tutto con evidenti difficoltà. Non si capisce adesso come tutto questo possa essere moderato all’interno di Spaces. E, quindi, si comprende perché Twitter voglia iniziare la fase di test della funzionalità con poche persone in contesti difficili. Vuole testare la sua capacità nel moderare situazioni complicate? Allora, visto che l’obiettivo è questo, possiamo dire che le difficoltà saranno tante. Si tratta, in ogni caso, di una sfida difficile.

    E voi che ne pensate?

  • Come lavorare in smart working migliorando la memoria

    Come lavorare in smart working migliorando la memoria

    Ricorderemo questo anno anche per l’esplosione del fenomeno dello smart working e del relativo fenomeno delle videoconferenze, spesso non con la qualità che meritano. Eppure, è tutta questione di memoria.

    La pandemia da Covid-19 ha provocato cambiamenti e accelerazioni dalle quali sarà difficile tornare indietro. E, tra i cambiamenti che hanno caratterizzato questo 2020, non possiamo non citare lo smart working, il fenomeno che ha subito una accelerazione notevole e che continua ancora a registrare una grande adesione.

    Va detto, nella prima prima fase le aziende sono state colte impreparate e la stragrande maggioranza ha sperimentato problemi legati alla sicurezza. Il repentino passaggio al lavoro da casa ha esposto le aziende a molti rischi, non avendo adottato, nel tempo, le opportune accortezze per una eventualità come questa. Un passaggio che ha poi portato i lavoratori a lavorare da casa e a diventare responsabili di processi, spesso con scarsa preparazione.

    lavorare smart working sicurezza-memoria kingston franzrusso

    Il fenomeno smart working

    A distanza di mesi, il fenomeno è in continua crescita e gli ultimi dati ci dicono che gli smart workers in Italia sono 6,5 milioni, quando un anno fa erano appena 570 mila, facendo registrare un balzo del 1.050%. E buona parte di questi non tornerà più indietro.

    Il fenomeno dello smart working porta con sè anche il crescente utilizzo della videoconferenze. Un fenomeno che non ha risparmiato anche il nostro paese, anzi. L’Italia, avendo sperimentato per primo il lockdown, è stato uno dei paesi che ha fatto registrare un aumento esponenziale delle videochiamate per lavoro.

    Ora, chissà quante volte, in questi mesi, vi sarà capitato di prendere parte ad una videoconferenza e di rendervi conto che la vostra qualità video non fosse così perfetta. Proviamo ad immaginare, tante volte. Nella maggior parte dei casi siamo soliti pensare che sia solo un problema di rete, certo, il più delle volte è così. Ma avete provato a pensare che ci fossero altri fattori come la memoria del vostro dispositivo?

    Ecco, questo è uno di quegli aspetti che, in casi come questi, consideriamo meno, ma la memoria del nostro dispositivo gioca un ruolo importante in quel momento. La memoria, infatti, è una parte integrante del sistema e concorre a definire la qualità delle nostre video-call. Inoltre, concorre a determinare l’effettiva capacità del sistema di compiere più attività nello stesso momento, come condivisione dello schermo, di immagini e di altro materiale usato durante le presentazioni, attività queste a cui si ricorre quasi sempre quando si lavora da casa in smart working.

    Videoconferenze ovunque

    Ora, e app e i software per le videoconferenze hanno approcci diversi da questo punto di vista. Mentre Microsoft Teams adatta e rapporta il proprio assorbimento della memoria alla configurazione del sistema e alle funzionalità attive, altre applicazioni, invece, funzionano in maniera più statica, finendo per assorbire tutta, o quasi, la memoria a disposizione. Con il risultato di una pessima qualità video nella videochiamata.

    Come si può superare questo problema, ripetiamo, spesso poco considerato? Semplice, aggiungendo memoria aggiuntiva, al fine di garantire il funzionamento ottimale di tutto il sistema. Ma come?

    Provate ad immaginarvi un attimo di fronte al vostro pc, quello che usiamo spesso per le nostre videoconferenze. Nel momento che siete in modalità live, avete sicuramente aperto il vostro browser Chrome (nella maggior parte dei casi, il vostro client per le email, qualche altro software per le immagini, per la scrittura e chissà cos’altro. Tutti strumenti di lavoro utili ma che ala fine rubano memoria e che finirà per condizionare la nostra videoconferenza.

    Migliorare la memoria con Kingston Technology

    La soluzione ce la offre Kingston Technology, leader mondiale nella produzione di schede di memoria, fondata nel 1987 a Fountain Valley, in California. Da sempre Kingston significa memoria, potremmo quasi dire che nel nostro immaginario “Kingston” è ormai un sinonimo di “memoria”, grazie alla sua affidabilità e alla sua esperienza in oltre 30 anni di attività.

    Per ottenere migliori prestazioni, anche in fase di videoconferenza, il suggerimento è quello di potenziare la memoria del vostro sistema, così da ottenere prestazioni migliori. A questo link potete effettuare la ricerca del vostro dispositivo (anche se fuori produzione) e avere subito la soluzione al vostro problema di memoria, sia come modulo DDR o come SSD.

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    Insomma, se volete migliorare, e di molto, la vostra qualità delle videochiamate in conferenza, allora non dimenticate di fare attenzione alla vostra memoria e la soluzione la trovate qua.

    [In collaborazione con Kingston Technology]

  • Wwworkers Camp 2020, il Digitale come scommessa per il Futuro

    Wwworkers Camp 2020, il Digitale come scommessa per il Futuro

    Torna Wwworkers Camp 2020 che quest’anno mette al centro il Digitale come scommessa per il Futuro. Appuntamento oggi, 18 dicembre 2020, alle 14 con la presentazione della ricerca Restart Italia che ha interrogato piccole e medie aziende, professionisti, artigiani e agricoltori.

    La scommessa del digitale per provare a ripensare il lavoro. Prodotti, soluzioni ed esperienze riletti grazie alla spinta dell’e-commerce, del delivery, delle app di servizi a valore aggiunto. C’è un’Italia fatta di storie di micro-imprenditorialità che ha continuato a dare il massimo, rispettando le restrizioni normative imposte dall’emergenza Coronavirus. E lo ha fatto ideando soluzioni innovative e ripensando il proprio business attraverso le leve del digitale, sfruttando un alleato oggi ancora più prezioso: internet.

    La maratona con le ricette digitali

    Per aiutare il commercio di prossimità, tre giovani innovatori hanno creato a Monteverde Daje Shop, un piccolo Amazon di quartiere ora esteso anche ad altre zone di Roma. Mentre dal suo Mulinum in pietra a San Floro in Calabria Stefano Caccavari ha risposto online alla domanda improvvisa di farina degli italiani inviando pacchi in tutta Italia senza spese di spedizione e con lievito madre in regalo. E a Torino il maestro gelatiere Alberto Marchetti ha mantenuto la relazione con la propria clientela lanciando il servizio di Videobottega. Mentre a Barile in provincia di Potenza Vigne Mastrodomenico ha organizzato degustazioni virtuali arrivate fino oltreoceano.

    “In questo anno segnato che riscrive abitudini e relazioni il digitale diventa un moltiplicatore di opportunità, non più un elemento accessorio. Un valore aggiunto nel fare impresa, centrale nella riorganizzazione della filiera, nella ridefinizione dei processi, nella riscrittura di narrazioni, nel ripensamento dei mercati. Anche perché nel nuovo tempo del distanziamento sociale gli smartphone diventano nuovi compagni di viaggio e di acquisto“, spiega Giampaolo Colletti fondatore della job community dei lavoratori della rete Wwworkers.it.

    wwworkers camp 2020

    Il programma del Wwworkers Camp 2020

    Trenta storie di eccellenza dell’Italia che lavora puntando sul digitale si racconteranno durante il Wwworkers Camp 2020 in live streaming venerdì 18 dicembre dalle ore 14 su Wwworkers.it, sulla pagina Facebook e sul canale Youtube della community.

    Ad aprire la maratona saranno: Antonio Palmieri (Intergruppo Parlamentare Innovazione), Giampaolo Colletti (giornalista e fondatore Wwworkers.it) e Antonio Perdichizzi (Ceo Tree). A seguire gli inspiring speech di Sonia Peronaci (imprenditrice digitale e fondatrice Soniaperonaci.it), Marco Carvelli (Head of New Business Edison), Daniele Lago (Ceo Lago), Riccardo Barberis (Amministratore Delegato ManpowerGroup Italia) e Luca Valotta (Ceo Virgin Active), intervallati dai barcamp con le storie di eccellenza dei piccoli imprenditori che hanno scommesso sul digitale. Spazio poi al confronto con la politica e le piattaforme hi-tech. Moderati da Eleonora Chioda (capo-redattrice Millionaire) interverranno: Enza Bruno Bossio (Partito Democratico), Antonio Palmieri (Forza Italia), Luca Carabetta (MoVimento 5 Stelle), Alessandro Fusacchia (Misto), Federico Mollicone (Fratelli d’Italia), Federica Zanella (Lega), Luciano Nobili (Italia Viva), Ottavia Marotta (Head of Government Relations eBay), Diego Ciulli (Senior Public Policy Manager – Google) e Angelo Mazzetti (Head of Public Policy – Facebook). Qui il programma completo.

    La settima edizione del Camp, che ogni anno riunisce i lavoratori italiani della rete, è organizzata dalla communiti Wwworkers.it con l’Intergruppo Parlamentare Innovazione e il sostegno di Google, eBay, Facebook, Edison e ManpowerGroup.

    #RestartItalia, la fotografia dell’Italia che lavora col digitale

    Durante la maratona anche la presentazione della ricerca Restart Italia che ha interrogato piccole e medie aziende, professionisti, artigiani e agricoltori fotografando la risposta del sistema produttivo dei global microbrand al contesto emergenziale e critico.

    Lo tsunami abbattutosi sulle piccole imprese ha generato una pluralità di risposte all’emergenza: il 31% ha mantenuto soltanto alcune linee di produzione, il 16% ha riconvertito con uno specifico prodotto o servizio la propria filiera generando un cambio del modello di business. Ma a fronte di un 24% che non ha subito cambiamenti, spicca un 27% che ha dovuto chiudere l’azienda, adeguandosi alle restrizioni normative.

    Oltre il 70% degli imprenditori intervistati è concorde nel ritenere che innovazione e digitalizzazione sono gli ingredienti fondamentali che hanno permesso alla loro azienda di fronteggiare l’emergenza. Ciò che emerge è un cambio di utilizzo dei canali di comunicazione. E di riflesso di vendita. Così è stato per il 42% degli intervistati, con la scelta prevalente di abbracciare i social media (87%).

    A seguire l’e-commerce (39%), la relazione sulle chat di instant messagging WhatsApp, Telegram, Facebook Messenger (32%), la creazione di video su YouTube (16%) o di video in live streaming (32%). E in sparuti casi l’implementazione di progetti legati alla realtà virtuale (2%) o alla gamification (1%). I sentimenti prevalenti sono stati in modo analogo quelli di opportunità (33%) e disorientamento (27%). Ma nelle sfumature ci sono anche coraggio (14%), ansia (11%), paura (9%). Micro-imprese che dialogano con la comunità territoriale di riferimento, offrendo anche risposte: la maggioranza ha promosso azioni per sostenere e tranquillizzare i collaboratori (64%), oltre la metà ha intrapreso attività a favore della sua comunità (51%).

  • Huawei Italia e Politecnico di Milano insieme per i giovani ricercatori

    Huawei Italia e Politecnico di Milano insieme per i giovani ricercatori

    La collaborazione tra il Politecnico di Milano e Huawei Italia, che va avanti ormai da oltre 10 anni, continua e si rafforza con l’istituzione di borse di studio per giovani ricercatori nell’ambito delle “Wireless Communications”.

    Durante il nostro ultimo incontro con Huawei Italia, tenutosi a a luglio di quest’anno, avevamo conosciuto il centro di ricerca per il 5G del colosso cinese, che ha sede a Segrate. In quell’occasione avevamo avuto l’occasione di venire a conoscenza del fatto che il centro di ricerca punta molto sui giovani ricercatori. E il 75% proviene da atenei con cui Huawei Italia già collabora. Infatti, il colosso cinese punta a creare “Joint Lab”, delle collaborazioni strette con gli atenei su 5 anni, con l’obiettivo di portare avanti un programma specifico. Tra questi atenei figura anche il prestigioso Politecnico di Milano.

    Questa premessa doverosa per dire che la collaborazione tra il Politecnico di Milano e Huawei Italia, che va avanti ormai da oltre 10 anni, continua e si rafforza con l’istituzione di borse di studio per giovani ricercatori nell’ambito delle “Wireless Communications”.

    huawei italia politecnico milano giovani ricercatori

    La partnership tra il Politecnico e Huawei è culminata nel giugno dello scorso anno, proprio con la nascita del Joint Lab, all’interno del quale studenti e dottorandi dell’Ateneo possono sviluppare le loro tesi sotto la supervisione dei docenti del Politecnico e dei ricercatori di Huawei per favorire il loro approccio al mondo aziendale.

    Il Joint Lab tra Huawei e Politecnico, sotto la direzione di Umberto Spagnolini, Professore ordinario del Politecnico di Milano, ha riscosso grande successo con una decina di progetti già attivati e 30 persone coinvolte tra professori, dottorati, ricercatori e studenti.

    Umberto Spagnolini, è stato inoltre insignito da Huawei del titolo di Huawei Industry Chair, che gli consente di fare ricerca congiunta per i prossimi 10 anni su argomenti di alto valore industriale oltre che scientifico. In particolare, il prof. Spagnolini sarà impegnato nella ricerca per sistemi wireless beyond 5G ad alta frequenza.

    “Il corso di studi in Ingegneria delle Telecomunicazioni” – racconta il Prof. Spagnolini – “avrà, attraverso questa donazione, la possibilità di offrire a giovani eccellenze l’opportunità di svolgere l’attività di didattica e ricerca nell’ambito dei sistemi 5G/6G con borse di studio e posizioni di ricercatore. Questa nuova linfa permetterà un’ulteriore crescita di competenze e innovatività nell’ambito del Joint Lab tra Politecnico di Milano e Huawei”.

    “Anche da ex alunno del Politecnico, sono entusiasta di questa donazione di Huawei con la quale l’azienda intende esprimere il suo grande apprezzamento per le attività di ricerca e didattiche che una così prestigiosa Istituzione offre ai propri studenti e partner di ricerca. E’ la conferma che ancora una volta Huawei riconosce nell’Italia un terreno fertile per coltivare valide risorse nel campo della ricerca scientifica.” Afferma Renato Lombardi, Direttore del Centro di Ricerca Huawei di Milano.

    L’intenzione comune è di scommettere sulle nuove generazioni e offrire loro competenze e preparazione per le sfide tecnologiche del futuro.