Autore: Franz Russo

  • Generali e Accenture insieme per la trasformazione digitale del gruppo assicurativo

    Generali e Accenture insieme per la trasformazione digitale del gruppo assicurativo

    Generali e Accenture si alleano per la trasformazione digitale del gruppo assicurativo, dando vita a GOSP – Group Operations Service Platform per accelerare la strategia di innovazione e digitalizzazione del gruppo assicurativo puntando sul Cloud.

    Generali e Accenture si alleano per la trasformazione digitale del gruppo assicurativo. Un’alleanza tra due colossi che in questi ultimi anni hanno lavorato molto per la Digital Transformation.

    Nel concreto, Generali e Accenture hanno costituito una joint-venture (GOSP – Group Operations Service Platform) per accelerare la strategia di innovazione e digitalizzazione del Gruppo attraverso il Cloud e le piattaforme condivise. Accenture, oltre a partecipare con una quota azionaria pari al 5%, metterà a disposizione un team di 40 risorse dedicate, con know-how specifico di trasformazione, change management e innovazione e con un focus su cloud, intelligenza artificiale e big data.

    generali accenture trasformazione digitale

    GOSP realizzerà progetti e soluzioni volti ad accelerare la digitalizzazione dei processi aziendali e l’adozione di un modello centrato sul Cloud, in grado di migliorare la collaborazione all’interno dei diversi ambiti del Gruppo – distribuzione (agenzia), direzionali (sistemi di portafoglio) e interni (sistemi di gestione) – anche attraverso un’infrastruttura comune e un know-how condiviso.

    Le innovazioni introdotte da GOSP, tra cui una governance più centralizzata, permetteranno di conseguire importanti risultati operativi ed economici per il Gruppo, in particolare sinergie di costo e il miglioramento dei principali livelli di servizio, in linea con le aspettative digitali di clienti, agenti e dipendenti.

    Il modello adottato da GOSP è quindi quello “cloud first”, come spiega Jean-Marc Ollagnier, CEO Accenture Europe: “Adottando un modello cloud-first, Generali sarà in grado di innovare rapidamente e su larga scala. Collaborando fianco a fianco, aiuteremo il Gruppo a creare velocemente ed in modo efficiente prodotti e servizi assicurativi innovativi, ideati per adattarsi alle esigenze attuali dei clienti del mercato italiano e internazionale. Oltre a supportare Generali nella trasformazione digitale del business, attraverso questa partnership, favoriremo anche l’evoluzione della forza lavoro attraverso un programma di
    aggiornamento e perfezionamento delle competenze. È un esempio di come possiamo fornire valore a 360 gradi per i nostri clienti, per il loro target di business e per i propri dipendenti”.

    Questa tra Generali e Accenture di fatto rappresenta una partnership unica, come ha sottolineato Ottorino Passariello, Head of Group Operations & Processes del Gruppo
    Generali: “GOSP rappresenta una nuova modalità di governo della tecnologia. Siamo orgogliosi di avviare una partnership unica, caratterizzata da una formula societaria innovativa nell’ambito dell’Information Technology e della trasformazione digitale, nel settore assicurativo. Saremo in grado di dare un ulteriore importante impulso allo sviluppo innovativo dei processi digitali delle reti agenziali e dei dipendenti di Generali, con indiscutibili benefici anche per i nostri clienti”.

    E questa alleanza va nella direzione dello spirito di collaborazione che questa epoca di cambiamento richiede, come evidenziato da Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia: “In un momento di grande cambiamento come quello attuale, il Cloud e le nuove tecnologie rappresentano un’enorme opportunità in termini di agilità, di
    resilienza e di efficienza operativa sul quale poter costruire un vero differenziale competitivo. Collaborare con un grande player come il Gruppo Generali ci consentirà di costruire un’eccellenza per l’intera Industry, sia a livello nazionale che internazionale, in grado di far leva sulla piena valorizzazione delle capability di Accenture, sviluppate nei 60 anni di presenza in Italia e attraverso un network globale di centri d’innovazione e di eccellenza”.

    Si tratta quindi di una alleanza importante che vede coinvolti due grandi gruppi che possono, al tempo stesso, essere da esempio, in un momento particolare come questo, mettendo al centro il digitale come leva per crescere e per programmare il futuro.

  • Twitter ripristina il vecchio retweet dopo il calo delle interazioni

    Twitter ripristina il vecchio retweet dopo il calo delle interazioni

    Twitter rispristina il vecchio modo di fare retweet, senza citazione quindi, messo in pausa in vista delle elezioni presidenziali negli Usa. E la decisione deriva dal fatto che i retweet negli ultimi due mesi sono calati del 20 percento.

    A differenza di quanto avessimo prospettato, due mesi fa, Twitter ritorna sui suoi passi e ripristina il vecchio modo di fare retweet, quindi abbandonando la citazione. La modifica era stata decisa dalla società di Jack Dorsey per dare un freno alla disinformazione in occasione delle elezioni presidenziali Usa e, quindi, frenare la condivisione “automatica” di contenuti, imponendo un momento di lettura e riflessione. Qualora l’utente avesse voluto retwittare, avrebbe dovuto soffermarsi un attimo e, se lo desiderava, procedere al retweet con citazione.

    A noi sembrava una soluzione ideale per fermare la disinformazione, ma avevamo sottolineato che questa modalità avrebbe messo a repentaglio l’interazione. E così è stato.

    twitter ripristina vecchio retweet franzrusso.it 2020

    Infatti Twitter, nel dare notizia del ripristino del vecchio modo di fare retweet, precisa che in queste ultime settimane le citazione sono aumentate, solo che il 45 percento aveva solo una parola e il 70 percento aveva meno di 25 caratteri.

    Inoltre, ed è questa la notizia più importante, i retweet sono calati del 20 percento. Ecco il motivo, quindi, per cui Twitter si è vista costretta a ritornare sui propri passi e a ripristinare la vecchia modalità.

    Twitter fa sapere di lavorare a nuove modalità per cercare di rendere la condivisone sempre più significativa e utile, ma resta il fatto che quella poteva essere una buona strada.

    Il vero problema è che Twitter al momento non è in grado di assumere decisioni poco popolari, non ne ha la forza. Deve quindi trovare un equilibrio nel tentativo di assecondare gli utenti, che non vedevano di buon occhio il retweet con citazione (e lo hanno dimostrato), frenare la disinformazione sulla piattaforma e tenere buoni gli investitori che vogliono vedere la piattaforma crescere ogni giorno.

    Twitter cambia temporaneamente il modo di fare ritweet in vista delle elezioni USA

    Insomma, la ricerca di questo equilibrio, ancora molto lontano, fa presagire che ci vorranno ancora molti mesi, se non anni. Intanto, però, le occasioni sprecate aumentano, come quella di abbandonare Periscope, l’applicazione di broadcasting lanciata nel 2015, quando ancora Facebook Live non esisteva.

  • Ecco come cambia oggi la Customer Experience

    Ecco come cambia oggi la Customer Experience

    La location degli acquisti diventa sempre più digitale e cambia l’attenzione verso il cliente. La Customer Experience diventa centrale e quindi, per garantire una esperienza sempre coinvolgente, bisogna analizzare i dati. SAS Italy in un ebook spiega come fare.

    Il 2020 è stato un anno in cui le aziende hanno subito una forte accelerazione in termini di approccio al digitale e all’innovazione. Un’accelerazione dovuta al momento difficile che abbiamo vissuto, ma che certamente costituisce una grande opportunità da cogliere.

    Il cambiamento repentino porta nuove consapevolezze e mette al centro non più il servizio, ma il cliente, le persone. Il cambio di paradigma non deve essere visto come la negazione di tutto quello che vi è stato prima, ma come una evoluzione. Il cliente adesso ha possibilità che solo fino a pochi mesi fa non erano state espresse del tutto.

    Come riuscire a cogliere queste nuove opportunità?

    Una risposta può essere quella di arricchire l’esperienza utente, la cosiddetta Customer Experience (CX). Da un po’ di tempo a questa parte, infatti, abbiamo imparato che l’esperienza è l’elemento più importante per il cliente, che nel corso del tempo è diventato sempre più esigente e preparato. La sfida allora diventa quella di trovare la chiave giusta per migliorare e rendere memorabile la sua esperienza.

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    Lo confermano anche i dati recentemente condivisi all’interno del report SAS Experience 2030 che evidenziano nome:

    • il 34% dei consumatori dichiara che smetterebbe di acquistare presso un’azienda con cui ha avuto un’esperienza negativa;
    • il 65% sarebbe disposto a pagare di più̀ i prodotti di quelle aziende che, nel periodo del Covid-19, sono riuscite a garantire agli utenti una buona Customer Experience.

    In un’epoca in cui la location degli acquisti diventa sempre più digitale, gli utenti hanno bisogno di raggiungere quello di cui necessitano in maniera rapida, veloce ma anche coinvolgente. La sfida del marketer di oggi è quella di riuscire offrire la migliore esperienza nel momento giusto, nel momento in cui il cliente lo sta richiedendo.

    Bisogna quindi, in parte, ripensare il Customer Journey dell’utente, ossia tutto il processo che porta il cliente all’acquisto, sapendo bene che oggi quel processo nasce e spesso finisce in una dimensione digitale che permette, attraverso diversi canali, di indirizzare gli utenti sul sito web aziendale.

    Ecco, ripensare il Customer Journey e ottimizzare la Customer Experience comporta, oggi più che mai, l’analisi di una massa di dati ancora più ampia. L’analisi di quei dati ci permette di conoscere come il cliente si muove all’interno della location digitale, quali sono le azioni che compie, quali sono le motivazioni per cui abbandona una determinata azione, e via dicendo.

    Il percorso per arrivare all’azione finale, come può essere quella di acquistare un prodotto all’interno di un e-commerce, non è più lineare, ma è un processo fatto di tanti segmenti, tutti importanti e fondamentali.

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    Per questo, vi segnaliamo la lettura di questo utile ebook di SAS Italy, “Il Futuro della Customer Experience”, che evidenzia 3 passaggi fondamentali:

    • Ottimizzare le conversioni sul sito web grazie all’A/B test
    • Recuperare i carrelli abbandonati in maniera tempestiva e rilevante
    • Personalizzare in tempo reale le comunicazioni digitali

    L’ebook condivide con i lettori insight interessanti e linee guida importanti per riuscire a cogliere le opportunità del digitale e rendere il proprio messaggio memorabile. Una lettura utile per il futuro della Customer Experience.

    [In collaborazione con SAS Italy]

  • L′Italia è un paese sempre più vecchio e sempre più istruito

    L′Italia è un paese sempre più vecchio e sempre più istruito

    Istat dal 2018 ha avviato i Censimenti Permanenti, una modalità di rilevazione della popolazione su base annua. Il dato che emerge oggi è che la popolazione italiana al 2019 è più vecchia. Siamo poi più istruiti, ma sono davvero pochi i ricercatori: solo lo 0,4%.

    Dal 2018, l’Istituto Nazionale di Statistica, Istat, ha introdotto i Censimenti Permanenti, una modalità di rilevazione su base annuale, abbandonando quella decennale che aveva caratterizzato le rilevazioni sino a quel momento. Ebbene, oggi, 15 dicembre 2020, abbiamo una rilevazione, di questo nuovo corso, che ci offre un quadro dell’Italia che tornerà utile per spiegare tante cose.

    Il primo ciclo dei nuovi Censimenti Permanenti riguarda gli anni 2018-2021 e prevede due indagini annuali sul territorio (una basata sulle liste anagrafiche e l’altra su un campione areale di indirizzi), condotte su un campione di circa 2.800 comuni (di cui circa 1.100 coinvolti sistematicamente ogni anno e circa 1.700 che effettuano le rilevazioni con rotazione annuale).

    Ma passiamo a vedere i dati, li trovate tutti qui su censimentigiornodopogiorno.it, che riguardano Popolazione, Istruzione, Borghi e Stranieri.

    Censimenti Permanenti – La popolazione italiana nel 2019

    Al 31 dicembre 2019, la popolazione italiana era di 59.641.488 di residenti, con una leggera flessione di circa 175mila persone in meno rispetto all’anno precedente, pari a -0,3%. Risulta sostanzialmente stabile se paragoniamo il dato al2011 (anno dell’ultimo censimento di tipo tradizionale), quando si contarono 59.433.744 residenti (+0,3%, per un totale di +207.744 individui). E restando sempre al paragone con i dati del 2011, notiamo che diminuisce la popolazione nel Sud del paese e nelle Isole (-1,9% e -2,3%), e aumentano nell’Italia Centrale (+2%) e al Nord (+1,6% nell’Italia Nord orientale e +1,4% nell’Italia Nord-occidentale). Un andamento questo che conosciamo, ma che continua ancora in maniera lenta e inarrestabile.

    I dati ci mostrano anche che il lieve aumento della popolazione è dato dalla presenza lungo di stivale di stranieri. I cittadini stranieri sono aumentati di circa 1 milione (+25,1%), nel periodo 2011-2019, senza considerare che sono più di 1 milione le acquisizioni di cittadinanza nel periodo 2012-2019.

    Censimenti Permanenti – Italiani sempre più vecchi

    Ma gli italiani sono sempre più vecchi. Da i dati Istat dei Censimenti Permanenti, al 2019 emerge che:

    censimenti permanenti istat popolazione 2019

    • 63,8% ha un’età compresa tra 15-64 anni;
    • 23,2% oltre 65 anni;
    • 13% ha un’età compresa tra 0-14 anni.

    Pensate che nel 1951 si rilevava la presenza di 1 anziano per bambino, mentre nel 2019 si segnalano 5 anziani per bambino (era 3,8 nel 2011). L’indice di vecchiaia (dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e quella con meno di 15 anni) è poi passato dal 33,5% del 1951 a quasi il 180% del 2019 (148,7% nel 2001).

    Ad alleggerire l’età media degli italiani contribuiscono gli stranieri, infatti l’età media degli stranieri è più bassa di 11,5 anni rispetto a quella degli italiani (34,7 anni contro 46,2 anni nel 2019).

    Censimenti Permanenti – Gli italiani e l’istruzione

    Un atro dato, rilevante, che ha destato la nostra attenzione è quello relativo all’Istruzione.

    censimenti permanenti istat istruzione 2019

    Dal grafico si vede che gli analfabeti totali in Italia, al 2019, sono il 4,6% della popolazione, quelli privi di titolo di studio sono il 4%. Possiamo dire che gli italiani sono sempre più istruiti. Nel 2019 il 35,6% degli italiani possiede un diploma di scuola secondaria di secondo grado o una qualifica professionale.

    Ma c’è un dato preoccupante, che in epoca di pandemia da Covid-19, come quella che stiamo vivendo ha il suo peso, ed il dato relativo ai ricercatori. Ebbene, solo lo 0,4% degli italiani possiede un dottorato di ricerca, ossia 232.833 italiani. Davvero pochi, considerando poi che la maggior parte di essi è costretta ad andare via dall’Italia.

    Ci aspettiamo che questo dato, nel 2020 e negli anni a venire, cresca di più, perché vorrà dire che anche nel nostro paese si incomincerà ad intensificare investimenti sulla ricerca in maniera stabile. Dalla ricerca deriva il futuro di un paese, e se guardiamo al nostro, sempre più vecchio, ecco che questa è la strada per uscirne migliori anche dopo questa pandemia.

    Censimenti Permanenti – Donne sempre più occupate

    Aumenta la quota di donne occupate, dato assolutamente rilevante. Se nel 2011 la componente femminile rappresentava il 41,8% degli occupati (9.621.295), nel 2019 sale al 42,4%. La maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro è confermata dalla variazione intercorsa tra il 2011 e il 2019 che è stata per gli uomini pari a +1,7% (+233.895 unità) e per le donne di +4,3% (+410.736).

    Censimenti Permanenti – I Borghi d’Italia

    censimenti permanenti istat borghi

    Nel 2019, sono 307 i comuni che appartengono all’associazione dei Borghi più belli d’Italia. Essi hanno una popolazione complessiva pari a poco più di 1,3 milioni di abitanti, due terzi dei quali vivono in Borghi fino a 10mila abitanti. Tra questi comuni, 104 hanno tra mille e 3mila abitanti, ma la quota più significativa di popolazione si osserva nei 66 comuni tra 5mila e 10mila abitanti dove vivono più di 470mila persone (vale a dire più di un terzo della popolazione dei comuni in esame). Il 93% di coloro che sono residenti nei borghi sono italiani, mentre il 7% sono stranieri

  • Hyundai prende il controllo di Boston Dynamics

    Hyundai prende il controllo di Boston Dynamics

    Secondo Bloomberg, Hyundai sta per assumere il controllo di Boston Dynamics. L’accordo dovrebbe portare il costruttore di auto sud-coreano al controllo dell’80% dell’azienda di robotica che produce Spot, il robot quadrupede.

    Sarebbe il caso di dire che Spot ha una nuova casa. In effetti, la realtà non è proprio così lontana. La notizia che ha lanciato Bloomberg con il suo interessante report, è che Hyundai, il grande produttore di auto sud-coreano, che tutti noi conosciamo, sta per assumere il controllo di Boston Dynamics, nome che a qualcuno dice molto.

    Sì, perché Boston Dynamics è l’azienda che ha conosciuto forse il suo momento di visibilità massima con la produzione di Spot, il robot quadrupede che proprio nel giugno di quest’anno è stato messo in vendita per la cifra di 74.500 dollari.

    hyundai boston dynamics

    Ebbene, Hyundai è ormai pronta ad acquisire il controllo, acquisendo l’80%, di Boston Dynamics che ha un valore di circa 1,1 miliardi di dollari, ciò significa che l’azienda coreana sborserà una cifra pari a 880 milioni di dollari. Il restante 20% resterà in mando di SoftBank.

    Se vi state chiedendo cosa se ne fa un’azienda come Hyundai di un’azienda come Boston Dynamics, allora la risposa la troviamo proprio da quando affermato da Hyunday. L’acquisizione permetterà all’azienda di sviluppare robot per la logistica, ovviamente, per la guida autonoma e per altri scopi più vicini al business dell’azienda, ma anche per la produzione di robot più umanoidi per l’assistenza ai pazienti negli ospedali.

    Hyundai va incontro quindi a quella che al momento sembra essere una grande emergenza, vista la crisi pandemica che stiamo vivendo, e con questa acquisizione è pronta ad offrire una soluzione adeguata al momento, ad un’esigenza che proprio in questi mesi è emersa in maniera prepotente.

    Ricordiamo che Boston Dynamics nasce nel 1992 come spin-off del MIT di Boston. Nel 2003 viene acquisita da Google mettendola sotto la direzione di Andy Rubin. Nel 2017 vendette l’azienda al gruppo giapponese SoftBank. E oggi la maggior parte passa sotto il controllo di Hyundai.

    Sembra chiaro che il progetto di Hyundai possa partire da Spot, il robot “cane” che sicuramente avrete visto in qualche video su YouTube o in qualche servizio al telegiornale. Il robot è stato sperimentato in tantissime situazioni, anche come “cane” da pascolo, ma è soprattutto l’esperienza fatta da assistente sanitario in questa pandemia che sarà preziosa per il gruppo sud-coreano.

  • Maker Faire Rome 2020 è all digital e porta l’Innovazione a tutti

    Maker Faire Rome 2020 è all digital e porta l’Innovazione a tutti

    Maker Faire Rome – The European edition si farà, dal 10 al 13 dicembre 2020, e sarà tutta “all digital”, per arrivare davvero a tutti in maniera gratuita. Anche questa edizione particolare sarà ricca di eventi e di makers che stanno davvero plasmando il futuro.

    In questo anno davvero particolare, caratterizzato dalla pandemia da Covid-19, non poteva mancare Maker Faire, uno degli eventi più importanti e seguiti, dove i makers si mettono in mostra per plasmare il futuro. L’edizione Maker Faire Rome – The European edition 2020 sarà “all digital”, per tutti e in forma gratuita. Dal 10 al 13 dicembre 2020 l’edizione tech più attesa dell’anno avrà luogo su una piattaforma digitale innovativa, divisa per aree tematiche, con la conduzione di Diletta Parlangeli e Rudy Zerbi che guideranno il viaggio verso l’innovazione di tutti i partecipanti.

    Come dicevamo, la piattaforma è divisa in diverse aree tematiche dedicate ai principali argomenti di Maker Faire e un canale Main, sempre live, dal quale verranno raccontate nei giorni della manifestazione tante storie d’innovazione. Sarà quindi operativo un vero e proprio studio televisivo presso gli spazi dell’ex gazometro a Roma dal quale, in diretta, andremo ad incontrare i protagonisti nazionali e internazionali del mondo dell’innovazione là dove lavorano o sperimentano. Tra i tanti collegamenti in diretta, due sono davvero imperdibili: quelli con l’Antartide e l’Artide grazie al Cnr e al neo Istituto di Scienze polari sul tema dei cambiamenti climatici e delle ricerche scientifiche che vengono svolte in quegli ambienti particolari. Ci saranno poi collegamenti con i tanti laboratori universitari e si potrà incontrare i tanti inventori potendoli osservare proprio all’opera.

    maker faire 2020 opening conference

    Maker Faire Rome – The European edition 2020 è promossa e organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.

    Prima di vedere tutti i temi, è importante indicare come è possibile partecipare. Niente di più facile, sarà sufficiente accedere alla piattaforma, nei giorni della manifestazione, con una semplice registrazione, tutte le informazioni le trovate sul sito della manifestazione: makerfairerome.eu/it. Basterà creare un proprio profilo esprimendo preferenze sui temi e le attività che ci si aspetta di trovare nel corso dell’evento. Si riceveranno suggerimenti e notifiche in linea con i propri interessi.

    Durante la navigazione, si potranno assegnare like, condividere contenuti, chattare con i maker e gli espositori, porre domande o partecipare agli incontri live “Meet the Exhibitor“, per conoscere meglio i progetti esposti. E, come sempre, è stato allestito un ricco calendario di eventi live, talk, webinar, workshop e conferenze sui principali temi dell’innovazione, e anche su nuovi argomenti che la pandemia ci suggerisce di approfondire. Tutto questo grazie anche al prezioso contributo dei tanti innovatori che hanno risposto alle nostre call: “for Makers”, “for Schools”, “for Universities and Research Institutes”. E grazie ai tanti partner, pubblici e privati, che ancora una volta hanno riconosciuto le potenzialità dell’evento ed eletto Maker Faire Rome come lo spazio ideale di conversazione sul presente più innovativo e sul futuro che stiamo progettando.

    Maker Faire 2020: Opening Conference da non perdere il 10 dicembre

    Appuntamento da non perdere è quello della Opening Conference di #MFR2020, l’evento di apertura della manifestazione che si terrà giovedì 10 dicembre dalle ore 18 alle 20, dal titolo “Re:Make the World, together“, che sarà condotto da Riccardo Luna, giornalista e grande eserto di Innovazione. Ospiti istituzionali saranno Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri Cooperazione Internazionale, e Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca.

    E saranno presenti, tra i tanti, Oussama Khatib (direttore del prestigioso Laboratorio di Robotica all’Università di Stanford, vero ambasciatore della robotica mondiale), Bernie Roth (fondatore e direttore accademico della prestigiosa d.School dell’Università di Stanford, autore del bestseller “The achievement habit” tradotto in 15 lingue), Jeffrey Sachs (economista e saggista statunitense di fama internazionale, esperto e appassionato di questioni climatiche e sostenibilità, dal 2002 al 2016 direttore dell’Earth Institute alla Columbia University), Barbara Caputo (Professoressa di Ingegneria Informatica al Politecnico di Torino e senior researcher all’Istituto Italiano di Tecnologia), Anouk Wipprecht (olandese, stilista, designer e innovatrice, pioniera del fashion tech), Francesca Zarri (Director Technology, R&D & Digital di Eni).

    “Maker’s Response” sarà poi lo spazio dedicato anche alle esperienze dei maker italiani, africani e statunitensi in questi mesi di pandemia: invenzioni e attività per affrontare la malattia e aiutare i sistemi sanitari e di sicurezza. Sentiremo anche le preziose testimonianze, dall’America all’Africa, di Gui Cavalcanti, fondatore e co-direttore esecutivo Open Source Medical Supplies e June Madete, Ingegnere biomedico, ricercatore in Bioingegneria e docente senior Kenyatta University, Nairobi, Kenya con il suo studente di Ingegneria elettrica ed elettronica Fidel Makatia Omusilibwa.

    Non mancheranno i collegamenti con tanti maker italiani tra cui Enrico Bassi (coordinatore Opendot Fab Lab), Martina Ferracane, Antonio Cosimati, Davide Mariani, operativi su tutto il territorio nazionale. E, come sempre, a dare avvio al nostro viaggio ci sarà Massimo Banzi, cofounder di Arduino.

    maker faire rome 2020

    Maker Faire 2020 e Intelligenza Artificiale

    Con la collaborazione dell’l’Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti (I-Rim) e il Laboratorio nazionale di Intelligenza Artificiale del Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica), l’Intelligenza Artificiale sarà il tema principe della manifestazione.

    Tanti i prototipi che saranno presentati dal Laboratorio di Soft Robotics dell’Istituto Italiano di Tecnologia che si occupa in particolare della progettazione e del controllo della prossima generazione di robot, del Politecnico di Milano, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dell’Università di Bologna, l’Università di Siena, dell’Università Federico II di Napoli e il Campus Biomedico di Roma.

    Maker Faire 2020 è anche Maker Art e Maker Music

    Dopo il grande successo dello scorso anno, torna a #MFR2020 MakerArt, la sezione dedicata alla relazione tra arte contemporanea e nuove tecnologie. Cresce il numero di artisti presenti, oltre 40 e provenienti da tutto il mondo con progetti inediti, sperimentali e coinvolgenti fra i quali: Antoni Abad, Elena Bellantoni, Juan Cortes, Rä di Martino, Ken Goldberg, Claudia Hart, Steve Lambert, Miltos Manetas, MASBEDO, Donato Piccolo, Signe Pierce, Quayola, Michel Reilhac, Jakob Kudsk Steensen, Celine Tricart, Anouk Wipprecht e fra i talk quelli di Lev Manovich, Christiane Paul e Asher Remy Toledo, direttore dell’Hyphen Hub, onlus che esplora e promuove l’utilizzo di nuove forme d’arte integrate alla tecnologia.

    A Maker Faire 2020 si parla di Agrifood

    Maker Faire 2020 presenta un programma ricchissimo dedicato alla Sostenibilità e al tema Agrifood. Con la collaborazione Crea, il Cnr, l’Enea, oltre al mondo universitario e a una selezione di imprese private impegnate nel mondo dell’innovazione. Complessivamente saranno presentate oltre 60 innovazioni per l’agricoltura e l’ambiente.

    Il Santa Chiara Lab, Centro di innovazione dell’Università di Siena, è content partner dell’iniziativa per il settore agrifood e animerà il padiglione digitale sulla sostenibilità, contribuendo sui temi dell’innovazione per l’agricoltura sostenibile: quattro eventi in programma con dibattiti e presentazione di soluzioni e casi concreti per il futuro sostenibile dell’agroalimentare italiano.

    Sono molti i nomi e le personalità che il Lab porterà a Maker Faire: oltre a Angelo Riccaboni,  Presidente del Centro, parteciperanno Jeffrey Sachs, Presidente del Sustainable Development Solutions Network (SDSN), Rino Rappuoli, Direttore Scientifico GlaxoSmithKline Vaccines, Luigi Galimberti, fondatore dell’azienda agricola “Sfera”, la più grande serra idroponica europea, Paolo Glisenti, Commissario Generale per l’Italia a Expo 2020 Dubai, Marta Antonelli, Direttore di Ricerca della Barilla Center for Food and Nutrition Foundation, il sociologo Aldo Bonomi, Rosanna Mazzia, sindaco di Roseto Capo Spulico e 50  imprese ed esperti della ricerca e innovazione nazionale.

    Vi invitiamo a non perdere questa edizione Maker Faire Rome – The European edition 2020 che comunque resterà nella storia per il suo format che stavolta, per davvero, porterà l’Innovazione a tutti. Condividete e conversate sui social media usando #MakerFaireRome e #MFR2020.

    [In collaborazione con Maker Faire Rome]

    maker faire rome logo

  • Huawei Italia, un ecosistema 5G per sviluppare le smart city

    Huawei Italia, un ecosistema 5G per sviluppare le smart city

    Quale sarà il futuro delle smart city nella fase post Covid-19? Grazie al 5G, Huawei Italia  intende realizzare un ecosistema per potenziarle, come ha ricordato Massimo Mazzocchini, Deputy General Manager dell’azienda presente in Italia da più di 15 anni.

    Quale futuro per le #smartcity nella fase post Covid?

    Le città connesse, grazie al 5G, possono essere un modello da seguire, specie in questa fase. La strategia del colosso cinese parte dalle ragioni, stipulando collaborazioni con gli enti pubblici e puntando su sette pilastri che vengono poi ad essere al centro dell’azione e implementati a seconda delle caratteristiche e delle esigenze del territorio, e sono: sanità, istruzione, energia, porti, servizi pubblici, trasporti e turismo.

    5G, IoT, blockchain, Big Data, cloud e Intelligenza Artificiale sono le tecnologie chiave che guidano la trasformazione digitale e accelerano le smart city, secondo Huawei.

    Huawei ha deciso di investire in Italia, ne è un esempio la Smart Operation Platform (SOP) realizzata nel Joint Innovation Center di Regione Sardegna, Huawei e CRS4, che rende Cagliari un modello avanzato di smart city, come ha ricordato al 5G Italy 2020 Massimo Mazzocchini, Deputy General Manager di Huawei Italia, disponendo di tecnologie avanzate, come AI e 5G, per la gestione dei parcheggi, la sicurezza e anche la gestione del porto (cosa che avviene anche a Barcellona) per la gestione del traffico all’interno del porto stesso e la sicurezza di tutti gli operatori.

    huawei italia 5g smart city franzrusso.it

    Mazzocchini ha anche ricordato come Huawei ha dato il suo contributo nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria in Cina. A Wuhan ha realizzato una struttura ospedaliera altamente tecnologica ad-hoc e ha anche implementata una tecnologia che grazie all’AI alla voce è in grado di individuare lesioni polmonari in un paziente dall’analisi della voce.

    Quello che punta a fare Huawei, nella fase post pandemia, è la realizzazione di un ecosistema, ponendosi come partner per attori pubblici e privati e come punto di riferimento per startup e PMI per lo sviluppo di app specifiche.

    Tutta l’azione di Huawei riguardo alle smart city si basa su un vasto progetto di investimenti puntando sulle nuove tecnologie e sulla sicurezza, quindi la privacy dei cittadini. E poi puntare sullo sviluppo dell’energia “green” con l’obiettivo, anche in questo contesto, di costituire un ecosistema che metta in relazione cittadini, aziende, partner pubblici.

    Chi è Massimo Mazzocchini, Deputy General Manager Huawei Italia

    massimo mazzocchini huawei italia
    Massimo Mazzocchini – Deputy General Manager Huawei Italia

    Romano, laureato in Ingegneria Elettronica con specializzazione in Telecomunicazioni presso l’Università La Sapienza di Roma, Massimo Mazzocchini vanta ormai un’esperienza ventennale nel mondo delle telecomunicazioni. Inizia la sua carriera nel 2001 in Siemens e da allora ha ricoperto una vasta gamma di ruoli in ambiti quali vendite, con responsabilità di sviluppo sia business che partnership, e gestione aziendale. Dopo essere stato Vice President per l’area Mediterranea con funzione di Amministratore delegato di Nokia Italia per oltre 5 anni, da ottobre di quest’anno approda in Huawei Italia come Deputy General Manager di Huawei Italia, responsabile quindi dello sviluppo business di Huawei Italia tramite le relazioni con il mercato e le sinergie tra le diverse Business Unit, dell’allineamento delle strutture globali di Huawei per i rapporti istituzionali, del coordinamento delle iniziative di cyber security e dello sviluppo delle relazioni con gli stakeholder nazionali.

    [In collaborazione con Huawei Italia]

    Huawei italia collaborazioni

  • L’Innovazione nella Salute passa anche dal Dialogo

    L’Innovazione nella Salute passa anche dal Dialogo

    È nei momenti di difficoltà che si prendono iniziative per interpretare il futuro. Quello che ha fatto Novartis Italia, avviando una fase di Ascolto e Dialogo con i propri stakeholder dalla quale sono emersi temi prioritari, come Innovazione, la Salute al Centro e Sostenibilità.

    Si dice che nei momenti di difficoltà si vede il carattere delle persone, ossia quella capacità di prendere iniziative e decisioni tali da permettere di leggere meglio i tempi e di mettere in pratica nuove iniziative. Il periodo che stiamo vivendo, caratterizzato dalla pandemia da Covid, impone anche alle aziende di superare questo particolare momento di difficoltà provando a mettere in campo azioni capaci di attivare nuovi progetti.

    Ma come si fa in questo momento ad attivare nuovi progetti? La risposta è tanto semplice quanto non scontata. Ed è quella dell’Ascolto e del Dialogo, cioè provare ad ascoltare chi con l’azienda opera e chi guarda all’azienda come riferimento. Significa andare da tutte quelle persone che hanno fiducia nell’azienda e ascoltare cosa si aspettano da qui in avanti, sapendo bene cosa l’azienda ha fatto fino ad oggi.

    novartis italia dialogo conta

    Questo è quello che, in sintesi, ha fatto una grande azienda come Novartis Italia, uno dei colossi farmaceutici che nel nostro paese ha un grosso impatto in termini di valore aggiunto al PIL italiano, in termini di posti di lavoro creati e di innovazioni. Ed è altresì importante che un’azione come questa arrivi da una grande azienda perché possa fungere da esempio per tutte le altre.

    percorso novartis

    Novartis opera nel settore della salute, un settore che da sempre è uno dei pilastri del nostro paese, in termini economici e, soprattutto, per il grande ruolo sociale. Ad inizio di quest’anno, nel mese di gennaio, quando ancora non si parlava in modo globale dell’emergenza Covid-19, quando ancora il nostro paese non era stato colpito dal virus, Novartis mette in campo un’azione di ascolto, gestita attraverso 230 collaboratori, che ha portato al coinvolgimento di 500 stakeholder, quindi di tutti quei soggetti che partecipano direttamente, e indirettamente, alla vita dell’azienda, con interviste e workshop che hanno portato ad un Dialogo continuo.

    Una grande azione di Ascolto e di Dialogo, portata avanti con il supporto metodologico di The European House – Ambrosetti, che è stata presentata durante un evento all digital, la quale ha permesso all’azienda di individuare le priorità su cui concentrarsi per contribuire al futuro della salute nel nostro paese:

     

    Re-immaginare la medicina. È un obiettivo da perseguire attraverso una sempre più spinta trasformazione digitale del sistema salute, investimenti in Ricerca & Sviluppo, orientata a incrementare e migliorare l’accesso alle cure, ricorso stabile all’open innovation, nonché modelli di pricing di accesso alle cure coerenti con il beneficio dimostrato in termini clinici e di sostenibilità economica e sociale.

    La salute al centro. La priorità è contribuire a rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale, riequilibrando i gap tra aree geografiche e promuovendo la continuità tra ospedale e territorio per migliorare tempi delle diagnosi e percorsi terapeutici. Determinante lo sviluppo dei servizi al paziente, indirizzati alla prevenzione e a una corretta informazione sanitaria e sostenuti da un esteso intervento di alfabetizzazione scientifica.

    Fare la cosa giusta. Pre-condizione per contribuire allo sviluppo del Paese è rinsaldare un rapporto di fiducia tra azienda farmaceutica e collettività, attraverso un rinnovato impegno alla trasparenza e all’etica dei comportamenti, oltre che all’uso sostenibile delle risorse, in linea con gli ambiziosi obiettivi green definiti a livello internazionale.

    temi prioritari

    Questo lavoro deriva dalla elaborazione della Matrice di Materialità, un lavoro che ha finito poi per individuare le priorità da tenere in considerazione nella fase post Covid-19. Da questa analisi sono stati individuati i temi prioritari e al primo posto troviamo tecnologia e servizi innovativi, poi ricerca e sviluppo, disponibilità dei farmaci, educazione a stili di vita sani e prevenzione, rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale, uso delle risorse in modo sostenibile.

    matrice materialità novartis

    L’analisi offre a Novartisi gli ambiti in cui agire nei prossimi anni per approfondire quegli aspetti che avranno un impatto significativo per quanto riguarda l’aione economica dell’azienda e l’impatto sociale e ambientale. Un’analisi, dunque, che in un periodo come questo si rivela essere uno strumento prezioso per interpretare al meglio il presente per programmare il futuro. E tutti gli attori che operano intorno all’azienda, ma anche i pazienti, gli operatori sanitari, sapranno che Novartis opera in funzione di una maggiore innovazione dei servizi, nell’ottica di porre al centro la Salute dei cittadini, per un futuro migliore e sostenibile.

    La presentazione dei risultati di questa importante analisi è stata anche l’occasione per Pasquale Frega, Country President e Amministratore Delegato di Novartis Italia, per annunciare un grande piando di investimenti in Ricerca e Sviluppo da 250 milioni di euro per i prossimi tre anni.

    “La collaborazione con gli stakeholder del settore salute è sempre stato un elemento fondante delle nostre strategie. Ma con questo progetto di dialogo siamo andati oltre, avviando un percorso trasparente di ascolto e confronto, con l’obiettivo di massimizzare il nostro contributo al Paese, e costruire una road-map di progetti ‘condivisi’ per i prossimi anni. Con 250 milioni di euro di investimenti in ricerca clinica previsti per i prossimi tre anni e un valore generato dalle attività in Italia per oltre 5.300 milioni di euro – prosegue Pasquale Frega – abbiamo la responsabilità non solo di individuare criteri nuovi e sostenibili per rafforzare il sistema Paese, ma anche di misurarli e rendicontarli nel percorso di partnership con i nostri stakeholder”.

    Ci piaceva raccontare questa grande azione di Novartis che costituisce un grande esempio di come l’azienda sfrutta il Dialogo, e l’Ascolto, per migliorarsi e guardare al futuro, sapendo bene che Innovazione e Sostenibilità sono i due valori portanti di tutta la strategia.

    A questo link potete consultare l’intero rapporto.

    [In collaborazione con Novartis Italia]

  • Salesforce acquisisce Slack per un nuovo modo di lavorare

    Salesforce acquisisce Slack per un nuovo modo di lavorare

    Salesforce, la piattaforma CRM più conosciuta, acquisisce Slack, il servizio di chat per lavoro, per 27,7 miliardi di dollari. Oltre ad essere una delle più grandi acquisizioni tech, la si può considerare come una operazione che guarda al post Covid-19.

    La notizia è di quelle importanti, soprattutto per il fatto che questa la si può considerare come una diretta conseguenza del periodo che stiamo vivendo.

    Salesforce, la piattaforma CRM più conosciuta e tra le più usate al mondo, acquisisce Slack, il servizio di chat per il lavoro, per 27,7 miliardi di dollari. Si tratta di una delle acquisizioni tech più grandi mai realizzate. Ma, oltre a questo dato, che vedremo più avanti in raffronto con altre acquisizioni storiche, questa è una operazione figlia del momento che stiamo vivendo.

    Con le persone che lavorano sempre più da casa, quindi con il fenomeno smartworking che sta dilagando ovunque, anche nel nostro paese, Salesforce aveva la grande occasione di provare ad allargare il proprio raggio di azione, entrando in un business particolarmente florido in questo momento. E la cifra, alta, ma non altissima, dimostra che si tratta di un affare che per Marc Benioff, CEO e fondatore di Salesforce, era da prendere o lasciare. Molto probabile che a spingere verso un rilancio, arrivando ad un’offerta molto alta per un’azienda tutto sommato non messa benissimo, è stata l’ombra di Microsoft che aveva provato ad inserirsi provando a fare l’en-plein. Sta di fatto che adesso Benioff ha la possibilità di competere direttamente con Microsoft e quindi con Teams, il software che ha finito per mettere quasi in crisi proprio Slack.

    Solo che sulla carta la sfida a Teams appare piuttosto ardua, per il fatto che ad oggi Slack conta circa 12,5 milioni di utenti, mentre il prodotto di Microsoft ha già superato i 100 milioni di utenti, ricevendo un grande rilancio proprio durante questa pandemia.

    Insomma, si sta profilando uno scenario molto interessante e il duo Salesforce & Slack darà vita ad un prodotto che non sarà da meno rispetto agli altri competitor. Anche perché Benioff sa benissimo dell’accordo, un “join commitment“, che era stato stipulato tra Slack e Zoom qualche mese fa, per collaborare sul futuro della comunicazione. Ecco, questo è il futuro, con l’inserimento di Salesforce che potrebbe contare anche su Zoom.

    Forse ricorderete che tra i tanti interessati ad acquisire Twitter qualche anno fa c’era proprio Salesforce, ed era una delle strade più concrete tra tutte le altre. E poi è finita che non se ne è fatto nulla.

    Ecco le grandi acquisizioni tech aggiornata al 2020

    Ma parlavamo prima di grandi acquisizione nel mondo tech. Ebbene, questa di Salesforce che acquisisce Slack va ad inserirsi nella top-ten, andando a scalzare proprio Microsoft con l’acquisizione di LinkedIn per 26 miliardi di dollari nel 2016. Esce dalle prime 10 proprio Salesforce, quando nel 2019 acquisiì Tableau per 15,7 miliardi di dollari, ed entra l’acquisizione di Slack:

    10. Facebook acquisice WhatsApp – 19 miliardi di dollari (2014)

    9. Microsoft compra LinkedIn – 26 miliardi di dollari (2016)

    8. Salesforce acquisice Slack – 27,7 miliardi di dollari (2020)

    7. SoftBank acquisisce ARM – 32,3 miliardi di dollari (2016)

    6. HP acquisisce Compaq – 33,6 miliardi di dollari (2001)

    5. IBM acquisisce RedHat – 34 miliardi di dollari (2018)

    4. AMD acquisice Xilinx – 35 miliardi di dollari (2020)

    3. Avago acquisisce Broadcom – 37 miliardi di dollari (2015)

    2. Nvidia acquisice ARM (da Softbank) – 40 miliardi di dollari (2020)

    1. Dell acquisisce EMC – 67 miliardi di dollari (2015)
  • Il futuro dei social media è nelle community, non nella funzionalità

    Il futuro dei social media è nelle community, non nella funzionalità

    Ultimamente tutte le piattaforme social media sembrano rincorrersi proponendo sempre la stessa funzionalità che esiste già altrove. Sembra che la spinta innovativa si sia esaurita. Ma il futuro è nella community e non nell’ultima feature.

    Come vi sarete certamente accorti, da qualche anno a questa parte, almeno dal 2016 ad oggi, tutte le piattaforme social media sembrano proporre, più o meno, le stesse funzioni. Alle volte, passando da una piattaforma all’altra, si fa fatica a capire dove ci si trova, se non fosse per i colori o il layout leggermente diverso ad avvisarci di trovarci su Facebook e non su Instagram, tanto per fare un esempio.

    Perché parliamo di questo tema oggi? Per il fatto che in questi giorni, la piattaforma che fino ad oggi risultava essere la più “copiata”, quella da cui tutti hanno tratto ispirazione per lanciare i propri contenuti effimeri, e parliamo di Snapchat ovviamente, ha lanciato una funzionalità che altro non è che riportare TikTok all’interno della sua piattaforma. La funzionalità si chiama Spotlight e serve a mettere in evidenza i video più virali in una modalità, a scroll, tipica di TikTok.

    Ora, se anche Snapchat ricorre a qualcosa di già visto e di già usato, questo impone un minimo di riflessione che vogliamo fare con voi.

    social media funzionalità simili 2020 axios

    Partiamo da questo grafico che vedete qui sopra, realizzato da Axios all’interno di un articolo che mette in evidenza come oggi le piattaforme social media siano, più o meno tutte uguali. Tralasciando piattaforme come Reddit o Twitch, quasi tutte hanno le stesse funzionalità. Nessuna offre qualcosa di unico, eppure queste piattaforme nascono, in origine, con obiettivi precisi. Obiettivi che poi, negli anni, si sono sempre più affievoliti, lasciando spazio, invece, ad una corsa ad accaparrarsi gli utenti, indipendentemente se quella funzionalità fosse utile o meno.

    Ecco, forse il punto è proprio questo, ossia queste piattaforme sono nate, ognuna con le sue peculiarità, offrendo caratteristiche particolari, attorno alle quali si andavano costruendo delle community. Un concetto che via via si è sempre più sbiadito.

    Nel 2016 Kevin Systrom, co-fondatore di Instagram (oggi interamente proprietà di Facebook), presentando le Instagram Stories, un format di contenuto effimero lanciato per la prima volta su Snapchat, sosteneva che quello non fosse altro che uno strumento che andava ad arricchire l’esperienza d’uso di Instagram. La piattaforma da sola non poteva bastare, bisognava aggiungere altro. Due anni dopo, nel 2018, Evan Spiegel, fondatore di Snapchat, diceva che a lui non lo preoccupava il fatto che tutti copiassero le sue Stories, perché l’unicità di Snapchat era sempre salva.

    social media funzionalità 2020 community franzrusso.it-2020

    Se badate bene, i due sostengono, a distanza di due anni, più o meno la stessa cosa. E nel 2020 però la realtà è ben altra. E cioè che anche Snapchat, alla fine, cede un po’ della sua unicità per andare incontro ad un pubblico più ampio, nel tentativo di competere con quello che al momento sembra essere il diretto concorrente, cioè TikTok.

    Tutte offrono le stesse funzionalità e tutte, con modalità più o meno diverse, mirano allo stesso obiettivo. Perdendo il vero scopo originale che stava alla base di ogni piattaforma.

    E cioè che oggi la vera Innovazione per una piattaforma è quella di guardare alle proprie community. Sulla base delle proprie caratteristiche, dare agli utenti di quella piattaforma, strumenti relativi a quelle caratteristiche, che non sono le stesse che si trovano altrove. Questo è il vero punto.

    Dare agli utenti una nuova funzionalità nel senso di offrire strumenti in linea con quello che è la caratteristica della piattaforma stessa.

    Per essere più chiari, facciamo un esempio pratico che certamente, forse, avete sentito altrove. Tra tutte queste piattaforme, prendiamo LinkedIn, la più “anziana” (essendo stata fondata nel 2003 quando ancora non si parlava di social network), che da sempre ha caratterizzato la sua piattaforma come luogo d’incontro, di scambio e di condivisione tra aziende e professionisti. Questa stessa caratteristica già di per sé caratterizza la piattaforma. Nel senso che la Conversazione che viene attivata all’interno della piattaforma non è la stessa di quella che si potrebbe portare avanti su Facebook (tanto per fare un esempio di piattaforma generalista). Se uso LinkedIn è perché parlo tra colleghi e non parlo tra familiari, è perché voglio interagire con quel professionista/azienda e non perché voglio parlare con il mio amico per organizzare la partita di calcetto del sabato pomeriggio (quando si poteva ancora fare). Vero, anche LinkedIn cede un po’ alla visione generalista ed introduce le Stories. Ma le stesse Stories vengono usate al modo di LinkedIn.

    LinkedIn sin dalle sue origini ha sempre mantenuto esplicito che quello è un luogo paragonabile ad un grande ufficio, dove il tema era già definito da chi lo frequentava. E lo fa ancora oggi.

    Altra regola che abbiamo sempre imparato ovunque e che tutti, o quasi, abbiamo sempre più disatteso. E cioè che non serve pubblicare contenuti copia-incolla su tutte le piattaforme, perché la reazione non sarà la stessa ovunque e perché ogni piattaforma è diversa dall’altra.

    Quello che si vuole sostenere è che nei prossimi anni la corsa all’ultima funzionalità dovrebbe esaurirsi, non è più quello il focus. La corsa dovrà invece riguardare a come meglio gestire e far crescere le proprie community di riferimento, le proprie nicchie.

    Il focus principale per ogni piattaforma sarà quindi quello di lanciare la nuova funzionalità per meglio legarla alla propria community.