Autore: Franz Russo

  • Huawei e il 5G, l’Italia al centro della strategia del colosso cinese

    Huawei e il 5G, l’Italia al centro della strategia del colosso cinese

    Huawei è presente in Italia da ormai 15 anni e con il 5G punta decisamente sul nostro paese. La connessione veloce abiliterà lo sviluppo di progetti orientati alla crescita del business di aziende e PMI, ma anche all’espansione di progetti smart city.

    Huawei è un colosso cinese, fondato a Shenzhen (Guangdong, la provincia situata sulla costa meridionale della Cina) nel 1987, ed è oggi uno dei leader del mercato degli smartphone, sempre più sulla strada per diventare il primo produttore al mondo. Ma Huawei è altro, anzi forse è soprattutto altro, non solo smartphone o altri dispositivi. L’azienda cinese, presente ormai in Italia dal 2004, quindi una presenza lunga ormai 15 anni, è leader di mercato per quanto riguarda le nuove tecnologie di comunicazione 5G, quella che sta arrivando in effetti è una vera rivoluzione per gli effetti che sprigionerà in ogni ambito. Un futuro che per Huawei è già presente.

    Una giornata passata nel quartier generale di Milano è servita per prendere contatto e conoscere da vicino questo colosso che è ormai ben radicato nel nostro paese. E l’Italia, all’interno di una strategia orientata fortemente alla diffusione e allo sviluppo delle tecnologie 5G, è assolutamente al centro.

    huawei italia 5G franzrusso 2019

    Huawei in Italia è presente con due quartier generali, uno a Milano Lorenteggio e l’altro a Roma e complessivamente contano oltre 800 dipendenti, di cui l’85% italiani. Ma, forse per spiegare il grande successo di Huawei in questi ultimi anni, val la pena dare risalto al fatto che in 10 anni, dal 2008 al 2018, il colosso cinese ha investito 75 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo. Un investimento tale che ha permesso all’azienda di Shenzhen di imporsi sul mercato degli smartphone e, soprattutto, di imporsi come leader assoluto per quando riguarda il 5G.

    Huawei 5G, l’Italia al centro della strategia

    L’Italia dal punto di vista del 5G, nella strategia di Huawei ricopre un ruolo di primo piano, possiamo dire, senza esagerazione, che ne è al centro. Intanto vanno ricordati casi belli e concreti come quello del “progetto 5G Bari Matera” portato avanti con il Ministro dello Sviluppo Economico, progetto che attraverso l’uso di tecnologie 5G permette di sperimentare tante soluzioni che si rifanno alla smart city, in modo da rivalutare, salvaguardare e promuovere il territorio. Altri progetti come questi sono allo studio, ma è un esempio che vogliamo mettere in risalto perchè si trova al Sud.

    E se guardiamo la cartina dello stato dell’arte del 5G in Italia, dopo l’avvio in città come Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, a breve saranno anche altre città del Sud ad essere avviate alla connessione veloce come appunto Bari, Matera, L’Aquila. E poi ancora Verona, Firenze e Prato.

    Huawei e la rivoluzione 5G nelle aziende

    Il 5G porterà quindi una rivoluzione, non è esagerato dire neanche questo, nel senso che abiliterà tutta una serie di azioni che finora non era possibile fare. Si potranno attivare progetti che apporteranno un concreto sviluppo per i territori e anche per le aziende che potranno sperimentare soluzioni di realtà virtuale e aumentata applicata all’industria come quello di Isotta Fraschini, una piattaforma che consente, attraverso speciali visori, di fornire formazione e assistenza remota agli addetti impegnati nelle attività di montaggio e di smontaggio di un motore navale.

    Ma c’è spazio anche per il gaming, grazie proprio al 5G il nostro smartphone diventerà una vera e propria console di gioco che permetterà di giocare anche alla tv, proprio come una normale console. Anche questo è un passaggio epocale.

    Huawei, no il 5G non fa male

    Forse la domanda che più riecheggia quando si parla di 5G è sempre: “Ma il 5G fa male? Provoca malattie incurabili?”. In realtà, attorno a questi argomenti, spesso e volentieri vengono generate fake news allo scopo di confondere e di montare notizie artefatte, nascondendo quella che è una verità tra l’altro conclamata, senza bisogno di fare uno sforzo particolare.

    Anzi, l’occasione della visita al quartier generale di Huawei ci ha permesso di approfondire un po’ di più questo aspetto, per dare delle risposte più concrete. Intanto si può ben affermare che il 5G non fa male e che non provoca malattie, al pari di tutte le altre tecnologie precedenti. Semplicemente perché, come già fatto in riferimento del 2G/3G/4G ci sono delle norme a livello europeo e locali che limitano il range delle onde elettromagnetiche (EM).

    Nel caso specifico italiano, siamo ben al di sotto della soglia consentita, tra l’altro uno dei paesi in Europa con un livello  molto basso, e, di conseguenza si può dire che al momento sono più che rispettati i parametri di legge. Certo, man mano che il 5G si estenderà, il livello di onde EM aumenterà, ma resterà sempre al di sotto dei valori di legge. Di conseguenza non è corretto parlare di rischi altissimi quando questi non sono rilevabili con i dati alla mano.

    E’ chiaro che, aumentando la sperimentazione e i casi di utilizzo del 5G aumenteranno anche i rischi di eventuali “data breach”, anche questo tema molto discusso. Huawei è ben consapevole di questi rischi, come è altrettanto consapevole che questi rischi vanno affrontati e risolti, lavorando su nuovi sistemi di difesa e rafforzandoli. E gli sforzi stanno andando in questa direzione.

    Infine, ma non è certamente ultimo caso in termini di interesse, Huawei sta collaborando con alcune città italiane per portare avanti progetti di smart city, per sperimentare progetti smart safety, di smart parking. Per dare una migliore organizzazione al territorio, una migliore sorveglianza e una migliore efficienza anche dal punto di vista energetico. Uno dei casi più belli su cui sta lavorando il colosso cinese è quello della città di Cagliari, ma altri ne arriveranno a breve.

    Insomma, Huawei dimostra di meritare il ruolo di leader nel settore del 5G e dimostra chiaramente come il nostro paese sia davvero importante in questa fase storica. E siamo sicuri che da questa collaborazione verranno fuori grandi benefici per tutti.

    [In collaborazione con Huawei Italia]

  • Twitter rimuove la localizzazione precisa dei tweet, attiva solo attraverso la fotocamera

    Twitter rimuove la localizzazione precisa dei tweet, attiva solo attraverso la fotocamera

    Qualche giorno fa Twitter ha fatto sapere di aver rimosso la possibilità di localizzazione precisa dei tweet, una opzione poco usata dagli utenti, secondo Twitter. La possibilità, però, resta ancora attiva solo attraverso la nuova fotocamera interna, di recente aggiornata.

    Era il 2009, quindi tre anni dopo la sua fondazione, quanto Twitter diede la possibilità di localizzare i tweet, una possibilità, allora, resa possibile per “incrementare le conversazioni locali“. Solo che a distanza di dieci anni Twitter ha deciso di rimuovere questa possibilità e l’annuncio lo ha fatto qualche giorno fa con un tweet (e come, se no?). Un annuncio, per la verità, che non ha attirato la giusta attenzione, ma che invece merita.

    La spiegazione ufficiale è quella di “semplificare” l’esperienza degli utenti rimuovendo una funzionalità che, comunque, nel corso di questi anni è rimasta poco usata dagli utenti. Come certamente ricorderete, questa opzione era “opt-in”, bisognava attivarla proprio per evitare di diffondere informazioni di localizzazione nel momento in cui non si voleva condividere questa informazione. Va detto anche che questa modalità è stata ritenuta per certi versi poco precisa, poco attendibile. Salvo poi scoprire, qualche anno fa, che le informazioni sulla geolocalizzazione era invece molto precise e che erano accessibili anche via API.

    tweet localizzazione

    Eppure, dare una connotazione locale ad un tweet era molto utile, soprattutto per tutti coloro che usano Twitter da un punto di vista più professionale, per raccontare gli eventi. Pensiamo quindi ai blogger, ai giornalisti che per dare una connotazione più dettagliata all’informazione e al contenuto potevano anche localizzare il tweet.

    Twitter ha comunque tenuto a precisare che la possibilità di localizzare il tweet resta possibile solo all’interno della fotocamera della piattaforma, che da poco è stata aggiornata e resa più smart.

    Forse, a pensarci bene, riflessione magari già fatta, i tempi sono cambiati e gli utenti sono diventati più attenti a diffondere le loro informazioni. E’ quindi un tema che i lega molto alla privacy verso la quale è cresciuta una consapevolezza che non è paragonabile a quella di dieci anni fa, quando, per certi versi, sembrava quasi “normale” far sapere agli altri la localizzazione precisa anche di un tweet.

    Ma oggi gli utenti sono cambiati, condividono le loro informazioni, come la localizzazione, ma in contesti e su piattaforme sempre più private e meno pubbliche. Basti pensare a WhatsApp, Messenger, Telegram, sono questi i luoghi in cui adesso si condividono le proprie informazioni più precise.

    Twitter, così facendo, ha preso atto che sono cambiati i tempi.

    [Image credits: CASEY CHIN; GETTY IMAGES]

  • Amazon Prime Day 2019, 15 e 16 luglio con tante occasioni da non perdere

    Amazon Prime Day 2019, 15 e 16 luglio con tante occasioni da non perdere

    L’atteso evento, diventato ormai una tradizione, sta per arrivare e per la prima volta durerà due giorni: il 15 e 16 luglio sono i giorni di  Amazon Prime Day 2019. Una grande occasione per approfittare di tantissime offerte su TV, dispositivi per la casa intelligente, cucina, alimentari, giocattoli, moda, arredamento e tanto altro.

    Amazon Prime Day 2019 sta per arrivare. L’atteso evento, ormai diventato una tradizione, in fatto di popolarità è ormai secondo solo al Black Friday, sta per arrivare. Dalla mezzanotte del 15 luglio, fino alla mezzanotte del 16 luglio, tutti i clienti Amazon Prime, per la prima volta, avranno 48 ore per cogliere le migliori opportunità di shopping, risparmio e intrattenimento. Gli iscritti a Prime potranno beneficiare di oltre un milione di offerte a livello globale durante questa nuova edizione di Prime Day, con sconti ancora maggiori, offerte a tempo limitato, possibilità di intrattenimento inedite e lanci esclusivi.

    Sarà anche possibile accedere alle offerte Prime Day più convenienti di sempre sui dispositivi Amazon. Gli iscritti a Prime in Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Singapore, Paesi Bassi, Messico, Lussemburgo, Giappone, India, Germania, Francia, Cina, Canada, Belgio, Austria, Australia e – novità di quest’anno – Emirati Arabi Uniti, potranno fare acquisti durante i due giorni di offerte non-stop. Chiunque può iscriversi a Prime o iniziare un periodo gratuito di 1 mese all’indirizzo amazon.it/primeday per partecipare al Prime Day.

    amazon prime day 2019

    Il 15 e 16 luglio, gli iscritti a Prime potranno beneficiare di due giorni delle offerte migliori su TV, dispositivi per la casa intelligente, cucina, alimentari, giocattoli, moda, arredamento, e potranno anche fare scorta di prodotti essenziali per la vita di tutti i giorni.

    Le novità di Amazon Prime Day 2019

    Grandi opportunità e grandi sorprese che coinvolgeranno alcune famose star internazionali, queste le grandi novità di questo Amazon Prime 2019.

    Durante il Prime Day saranno disponibili oltre un milione di deal a livello globale, tra cui le Offerte WOW. Questi deal includeranno prezzi davvero convenienti sui marchi di punta. Data la natura di queste offerte, molte avranno quantità limitate e potrebbero esaurirsi rapidamente, quindi suggeriamo agli iscritti a Prime di tornare frequentemente per visualizzare le nuove offerte che saranno disponibili nel corso delle 48 ore. Le Offerte WOW includeranno alcuni dei prodotti più interessanti dell’anno.

    Collaborazioni stellari, offerte e Lanci esclusivi: vale la pena di restare connessi per scoprire tutte le collaborazioni con i migliori marchi, che includono le Novità Prime Day e tante offerte esclusive. Grandi marchi in tutto il mondo hanno scoperto che Prime Day è un’occasione perfetta per offrire anticipazioni o prodotti mai visti prima, e hanno deciso di lanciarli in modo unico. Le Novità Prime Day sono disponibili su migliaia di prodotti in tutto il mondo con ulteriori novità in arrivo.

    Oltre alle Offerte WOW, ci saranno anche le Offerte in evidenza, che dureranno per tutte le 48 ore e sono facilmente visibile nella parte alta della pagina dedicata all’evento; Offerte Lampo, sono le offerte che durano davvero poco tempo e bisognerà, quindi, prestare molta attenzione; e poi ci sono le promozioni per i membri, promozioni attive già qualche giorno prima.

    Gli iscritti a Prime possono sostenere le piccole e medie imprese durante questo Prime Day facendo acquisti sulla vetrina Amazon Made in Italy, Amazon Handmade, Amazon Launchpad e altre sezioni. Durante l’ultimo Prime Day, le piccole e medie imprese che vendono i loro prodotti attraverso i negozi di Amazon hanno superato 1,5 miliardi di dollari in vendite nel mondo e hanno offerto centinaia di migliaia di sconti.

    Come diventare cliente Amazon Prime

    Come già descritto in altre occasioni, iscriversi è facilissimo ed è davvero molto conveniente.

    Per 36 euro l’anno i clienti iscritti ad Amazon Prime possono beneficiare di:

    • Consegne in 1 giorno lavorativo su oltre 1 milione di prodotti senza costi aggiuntivi
    • Consegne in 2 giorni lavorativi senza costi aggiuntivi per le aree non coperte dalla consegna in 1 giorno
    • Prime Photos: spazio di archiviazione illimitato per le foto
    • Twitch Prime
    • Prime Reading
    • Prime Music (40 ore mensili di ascolto)
    • “Consegna il giorno dell’uscita” senza costi aggiuntivi, per ricevere film, musica, videogiochi il giorno della loro uscita ufficiale
    • Accesso anticipato alle Offerte lampo su Amazon.it 30 minuti prima del loro inizio
    • Streaming illimitato di film e serie TV con Prime Video.

    Grazie a Prime Now, i clienti Prime di Roma e Milano e hinterland possono acquistare decine di migliaia di prodotti e riceverli con consegne entro un’ora o all’interno di finestre di 2 ore. I clienti Amazon Prime di Milano e Roma possono inoltre usufruire della Consegna Oggi, senza costi aggiuntivi, su oltre 1 milione di prodotti. L’abbonamento ad Amazon Prime è disponibile anche a €3,99 al mese e comprende un periodo di uso gratuito di 30 giorni per i nuovi iscritti.

    [Articolo sponsorizzato]

  • Garante Privacy, multa a Facebook da 1 mln di euro per Cambridge Analytica

    Garante Privacy, multa a Facebook da 1 mln di euro per Cambridge Analytica

    Lo scandalo Cambridge Analytica continua a tenere banco, per gli effetti e per la sua gravità. Il Garante per la Privacy italiano ha fatto sapere di aver comminato a Facebook una multa da 1 milione di euro “per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso ‘Cambridge Analytica’”.

    Lo scandalo Cambridge Analytica continua a tenere banco, per gli effetti e per la sua gravità. Il Garante per la Privacy italiano ha fatto sapere di aver comminato a Facebook una multa da 1 milione di euro “per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso ‘Cambridge Analytica’”. Lo scandalo, nato nel 2016 in occasione delle elezioni presidenziali Usa, venne scoperto nel 2017, quando Facebook ammise che i dati di 87 milioni di utenti vennero trafugati attraverso l’utilizzo di un’applicazione, scaricabile dal social network, “Thisisyourdigitallife“. La multa, in base al vecchio Codice Privacy, fa seguito al provvedimento del Garante del gennaio scorso con cui l’Autorità aveva vietato a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani. Dalle indagini, in seguito alla scoperta dello scandalo, venne fuori che l’applicazione aveva poi acquisito i dati di ulteriori 214.077 utenti italiani, senza che questi l’avessero scaricata, mentre furono 57 gli utenti italiani che la scaricarono.

    Dopo la multa di mezzo milione di sterline da parte del Garante Privacy Uk a Facebook per lo scandalo Cambridge Analytica, comminata nell’ottobre del 2018, arriva anche la multa del Garante per la Privacy italiano. L’Autorità italiana ha reso noto in una nota di aver comminato la multa di 1 milione di euro alla società di Mark Zuckerberg “per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso ‘Cambridge Analytica”.

    facebook multa garante privacy

    La multa fa seguito al provvedimento del Garante del gennaio di quest’anno con il quale l’Autorità aveva vietato a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani. Il Garante aveva infatti accertato che 57 italiani avevano scaricato l’app “Thisisyourdigitallife” attraverso la funzione Facebook login e che, in base alla possibilità consentita da questa funzione di condividere i dati degli ‘amici’, l’applicazione aveva poi acquisito i dati di ulteriori 214.077 utenti italiani, senza che questi l’avessero scaricata, fossero stati informati della cessione dei loro dati e avessero espresso il proprio consenso a questa cessione. La comunicazione da parte di FB dei dati alla app ‘Thisisyourdigitallife’ era dunque avvenuta in maniera non conforme alla normativa sulla privacy. I dati non erano comunque stati trasmessi a Cambridge Analytica.

    Già nel mese di marzo di quest’anno il Garante aveva contestato a Facebook le violazioni della mancata informativa, della mancata acquisizione del consenso e del mancato idoneo riscontro ad una richiesta di informazioni ed esibizione di documenti. Per queste violazioni Facebook si è avvalsa della possibilità di estinguere il procedimento sanzionatorio mediante il pagamento in misura ridotta di una somma pari a 52.000 euro.

    La sanzione di 1 milione trova fondamento nel fatto che le violazioni su informativa e consenso erano state commesse in riferimento ad una banca dati di particolare rilevanza e dimensioni, situazione per cui non è ammesso il pagamento in misura ridotta. La somma tiene conto, oltre che della imponenza del database, anche delle condizioni economiche di Facebook e del numero di utenti mondiali e italiani della società.

  • Twitter, da oggi nasconderà i tweet di personaggi pubblici che vìolano le regole

    Twitter, da oggi nasconderà i tweet di personaggi pubblici che vìolano le regole

    Twitter negli ultimi mesi è stata spesso criticata per non essere mai intervenuta su contenuti, ad opera di personaggi pubblici, politici e altro, che spesso violavano le regole della piattaforma. Da oggi i tweet di personalità che violeranno tali regole verranno segnalati e nascosti, ma non cancellati.

    Negli ultimi mesi Twitter è stata spesso criticata per non essere mai intervenuta a censurare quei tweet, ad opera di personaggi pubblici, spesso eminenti politici, che violavano chiaramente le regole della piattaforma, contenente toni incitanti all’odio. Oggi la piattaforma di Jack Dorsey fa un importante annuncio e cioè che a partire da subito i tweet che contengono contenuti d’odio, violenza, verranno resi ben visibili, in modo da essere riconoscibili dagli utenti, ed essere progressivamente “nascosti”. Ciò significa che la reach di quel contenuto verrà via via ridotta, non compariranno più nei risultati di ricerca del motore interno. Si tratta, per chiarire questo punto, di un’azione che riguarda account di personalità pubbliche, artisti, account verificati con oltre 100 mila follower.

    Ad individuare i contenuti che sono in palese violazione delle condizioni della piattaforma, e quindi ad intervenire ove servisse è un team di persone che, una volta verificato l’”interesse pubblico” del contenuto applicherà una etichetta grigia poco sopra il tweet, a segnalare a tutti gli utenti che si tratta di un contenuto che vìola le regole.

    twitter trump contenuti nascosti

    Il tweet, come avrete notato, non viene cancellato del tutto, ma verrà solo “nascosto”, vale a dire che perderà tutta la sua forza nel tentativo di evitare che possa raggiungere un numero altissimo di utenti.

    Twitter, con questa mossa, risponde ai tanti che avevano criticato il fatto che le regole valessero per tutti tranne che per i politici in primis. Fu lo stesso Dorsey, per la verità, che in un’occasione disse che non era possibile, ad esempio, censurare un tweet del presidente Donald Trump, proprio per il suo ruolo pubblico. Il problema è che proprio il modo di utilizzare Twitter da parte del 45° presidente degli Usa è stato spesso al centro di polemiche, per la violenza e l’odio che in alcuni casi i tweet contenevano. Twitter risponde quindi ai tanti utenti che attendevano un segnale in questo senso, ma risponde anche ai tanti manager interni che hanno spinto per arrivare almeno a questo tipo di iniziativa.

    twitter segnalazioni tweet

    In tweet che verrà segnalato allora non comparirà più nel motore di ricerca, come ricordavamo prima; non comparirà nelle pagine degli eventi; non comparirà nei Top Tweet; non comparirà nelle notifiche dei tweet raccomandati; nella scheda delle notifiche e, infine, nel tab Esplora.

    Purtroppo, questa decisione non avrà effetto retroattivo, cioè non verrà applicata a tutti quei contenuti che sono stati spesso indicati in violazione delle regole, ma verrà applicata a partire proprio da oggi e quindi è molto probabile che passerà del tempo prima di vederne qualcuno con l’etichetta grigia.

    Twitter, come è normale che sia, si aspetta di usare raramente questa nuova funzionalità. Per quel che ci riguarda, era ora che si intervenisse in questo senso perché, proprio per la natura pubblica di questi account non intervenire su contenuti violenti significava permettere loro di veicolare messaggi pericolosi e sbagliati che potevano trovare un grado seguito proprio per la loro capacità in “influenzare”.

    [L’immagine di copertina è di Getty Images]

  • Fieldbox e BeeData vincono Alperia Startup Factory

    Fieldbox e BeeData vincono Alperia Startup Factory

    Alperia Startup Factory è il progetto di Alperia, provider di servizi energetici, per le startup, PMI e giovani talenti lanciato lo scorso anno, mirato a individuare le idee più innovative nel campo della green economy. Un bel progetto che ha visto trionfare Fieldbox.ai e BeeData che si sono affermate su 142 candidature arrivate da tutta Europa.

    Come sempre, qui su InTime, ci piace parlare e farvi conoscere progetti nuovi che possono trovare anche il vostro interesse pratico, e ci piace anche raccontarvi la loro evoluzione. Come nel caso di Alperia Startup Factory, progetto che Alperia, provider di servizi energetici, aveva lanciato lo scorso anno, rivolto a startup, PMI e giovani talenti lanciato lo scorso anno, mirato a individuare le idee più innovative nel campo della green economy.

    E a trionfare sono state due startup, Fieldbox.ai e BeeData, che si sono affermate su 142 candidati provenienti da tutta Europa con progetti inediti rivolti al mondo della Green Energy ma anche ai settori Smart Mobility, Smart Home&Building Automation, Public Lighting, Hydropower e Call-center Optimization.

    Alperia startup contest

    FieldBox.ai, specializzata in soluzioni per l’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito industriale, ha presentato “Hydrobox”, un dispositivo digitale per il monitoraggio delle deformazioni delle condotte forzate: un progetto frutto di anni di R&S che rende possibile la trasmissione di informazioni preziose che contribuiscono a migliorare la produttività ed aumentare la sicurezza dei siti industriali.

    Beedata opera nel settore data analytics del mercato energetico in Europa e, con il progetto “BeeTeam,” mette a punto bollette energetiche con l’aggiunta di informazioni puntuali basate su analisi sofisticate dei dati per avvicinare le società energetiche agli utenti finali sulla base di bisogni reali.

    “Con Alperia Startup Factory vogliamo offrire a tutte queste proposte visionarie e coraggiose la possibilità di presentarsi e crescere con un programma di accelerazione e sviluppo”, afferma Johann Wohlfarter, CEO di Alperia. “Dopo il successo della call lanciata lo scorso dicembre, vogliamo ora avviare una collaborazione attiva con le due start up vincitrici che, sicuramente, offriranno un importante contributo alla nostra azienda e ai nostri clienti.”

    Dopo aver trascorso gli ultimi mesi insieme ai finalisti per realizzare i prototipi e per testarne la fattibilità di commercializzazione, il team Alperia ora è pronto ad entrare nel vivo della fase di sviluppo per supportare concretamente le due start up nella realizzazione dei propri progetti.

    La giuria di Alperia Startup Factory, costituita dal top management dell’azienda, ha ritenuto validi ed interessanti per un’implementazione anche le proposte di Enterprise.Bot, specialista nel campo chatbot, e Alperia1000, l’idea presentata da ICEGateway, provider di soluzioni smartcity.

    Alperia ha messo a punto il contest Startup Factory insieme a WhatAVenture, una giovane impresa che supporta le aziende nell’implementazione di innovazioni e nuove idee.

  • Ecco Libra, la criptovaluta di Facebook da usare su WhatsApp e Messenger

    Ecco Libra, la criptovaluta di Facebook da usare su WhatsApp e Messenger

    Facebook presenta la sua criptovaluta, si chiama Libra ed è disponibile dal prossimo anno. A differenza dei bitcoin, questa è una valuta stabile che permetterà trasferimenti di denaro tra utenti e acquisti sui social network. A sostegno viene attivata una piattaforma alla quale parteciperanno 27 aziende, tra cui Visa, Mastercard, Vodafone, PayPal e eBay.

    Se ne parlava da tempo e, per certi versi, era logico che un’azienda come Facebook ci arrivasse, per chiudere il cerchio, come si dice. Facebook lancia la sua criptovaluta, l’annuncio ufficiale ci sarà oggi, che sarà disponibile nel 2020, si chiama Libra. Si tratta, a differenza dei bitcoin, valuta speculativa, di una valuta stabile, detta proprio “stablecoin“, una criptovaluta creata allo scopo di mantenere stabile il suo valore grazie al supporto di banche e società di e-commerce. Infatti, tutto il progetto vedrà una serie di attività supportate da un consorzio di aziende, un’associazione senza scopo di lucro, ben 27, tra le quali figurano aziende come Visa, Mastercard, Vodafone, PayPal e eBay, solo per citarne alcune. E come le altre monete elettroniche, si baserà sulla tecnologia “blockchain”.

    Obiettivo è quello di creare una vera e propria moneta tradizionale crittografata, vale a dire una forma di pagamento globale decentralizzata che è stabile come il dollaro, che può essere usata per comprare quasi tutto e che può supportare un’intera gamma di prodotti finanziari, come prestiti e altro.

    libra facebook criptovaluta

    Facebook, Libra come moneta alternativa

    Facebook vuole quindi lanciare una moneta che, se avrà successo (difficile che non sia così, anche se gli analisti sono dubbiosi), potrebbe costituire davvero un’alternativa alla situazione bancaria di oggi. Un modo per legare, anche, la vita degli utenti sulla piattaforma. E’ chiaro che questa forma di moneta potrà avere grandi effetti sui paesi in via di sviluppo, o come si suole definirli oggi “economie emergenti”, ma alla lunga avrà grandi effetti su tutti gli altri paesi. Da un lato c’è il grande tema dell’inclusione finanziaria, ma dall’altro c’è un altro grande tema che è quello dell’abbattimento del contante a favore delle monete digitali.

    Calibra, il digital wallet di Facebook

    A completamente di tutto questo, Facebook ha messo su il suo “digital wallet” chiamato Calibra, a capo del quale si trova Kevin Weil, ex responsabile di prodotto Twitter e poi Instagram e oggi responsabile del progetto blockchain di Facebook Calibra per il momento vivrà all’interno di Facebook Messenger e WhatsApp, ma successivamente verrà lanciata anche un app stand-alone per iOS e Android. Sarà quindi possibile fare acquisti perché Calibra permetterà a chiunque di trasferire denaro in ogni parte del mondo in maniera semplice e istantanea, come si manda un messaggio, a costi tendenti a zero. I servizi finanziati che Facebook ha in programma di lanciare nei prossimi mesi avranno tutti come base proprio Calibra.

    Solo la notizia ieri ha permesso al titolo FB a Wall Street di guadagnare oltre il 2%, in una giornata in cui anche i bitcoin avevano ripreso a volare.

    Siamo di fronte ad un grande e importante passaggio, da non sottovalutare.

  • Instagram, al via il test per recuperare account violato

    Instagram, al via il test per recuperare account violato

    Instagram inizia a mettere in campo delle misure che permetteranno agli utenti di recuperare l’account hackerato. Per ora si tratta di un test, secondo quanto riferisce Motherboard, disponibile solo per iOS. L’invio di un codice a sei cifre permetterà all’utente di rientrare in possesso del proprio account.

    Instagram ha avviato in questi giorni un test che renderà felici molto utenti, soprattutto quelli che hanno avuto la sventura di trovarsi di fronte alla violazione del proprio account e non sapere cosa fare per riappropriarsene. Quante volte è successo di persone che scrivevano di aver perso il proprio account perché violato e di non sapere come fare, situazione che, spesso, ha portato lo stesso utente a perdere tutto e riaprirne uno nuovo, complice anche un’assistenza non presente a dovere.

    Ebbene, tutto questo sembra essere ormai alle spalle perché, secondo quanto riportato da Motherboard, Instagram ha messo in moto una funzionalità, per ora solo in fase di test su iOS, che permette di rientrare in possesso del proprio account e di tutto quanto si trovi al suo interno. E’ da considerarsi una risposta ai tanti, come dicevamo prima, che pur di riappropriarsi di quello che potrebbe essere un semplice account, ma che di fatto, per alcuni, rappresenta molto ma molto di più, si sono rivolti agli hacker “buoni”.

    instagram strumento account violato

    In pratica viene messo a disposizione degli utenti un tool che, una volta inserito il proprio numero di telefono o indirizzo e-mail, permetterà all’utente di ricevere un codice a sei cifre, codice che servirà ad entrare in possesso del proprio account. Instagram, sempre secondo quanto riporta Motherboard, rassicura che il processo sarà garantito anche nel caso in cui la mail o il numero telefono siano ancora appannaggio degli hacker, con l’aggiunta di strumenti aggiuntivi.

    instagram account violato

    Il nuovo strumento, ricordiamo ancora una volta in fase di test, permette di recuperare il profilo anche se le informazioni, come ad esempio il nome utente, sono state modificate da un hacker. “L’obiettivo nei prossimi mesi – precisa Instagram – è quello di consentire agli utenti di recuperare l’account direttamente dall’applicazione, senza bisogno di ulteriore supporto da parte del nostro Community Operation team. Vogliamo assicurarci che l’username sia al sicuro per un determinato periodo di tempo dopo aver apportato modifiche all’account, il che significa che non può essere richiesto da qualcun altro se perdi l’accesso al tuo account”. Questo strumento è disponibile per tutti gli utenti Android ed è attualmente in fase di rilascio su iOS.

    Insomma, se siete tra quelli che si sono disperati per aver perso il proprio account, perché violato da un hacker (basterebbe non cliccare su qualunque link che arrivi, ma questa è un’altra storia), da oggi potere tirare un bel sospiro di sollievo.

  • Italiani e Social Media, più del 30% degli utenti guarda le Stories

    Italiani e Social Media, più del 30% degli utenti guarda le Stories

    Nuova edizione della ricerca di Blogmeter, “Italiani e Social Media”, che ci offre uno spaccato su come gli italiani usano questi strumenti di comunicazione. Elemento molto interessante che emerge dalla survey è che più del 30% degli utenti guarda le stories su Facebook e su Instagram.

    Sempre molto interessante la ricerca di Blogmeter, “Italiani e Social Media“, giunta alla terza edizione, che ci offre uno spaccato su come gli utenti italiani usano questi strumenti di comunicazione. Lo scorso anno avevamo evidenziato un elemento che ci aveva molto colpito, ossia quello relativo al fatto che gli italiani fanno fatica a distinguere la pubblicità dai contenuti. L’elemento interessante invece dell’edizione di quest’anno è che gli italiani amano le stories: più del 30 percento le guarda su Facebook e su Instagram. La ricerca tiene in considerazione i dati sulla survey racconti da 1.510 interviste ad utenti italiani iscritti ad almeno un social network.

    Fatta la doverosa premessa, passiamo a vedere i risultati della ricerca.

    Come abbiamo avuto già modo di vedere lo scorso anno, la ricerca distingue tra social di cittadinanza e social funzionali. Quelli di cittadinanza sono i più usati dagli utenti italiani più volte a settimana e che contribuiscono a definire le nostre identità di relazione. Sono quelli che hanno come rappresentante principale Facebook seguito da YouTube e Instagram. Pinterest oltre a confermare i propri trend di crescita in termini di diffusione si caratterizza sempre più come social di cittadinanza. Non solo i social propriamente detti, ma anche i servizi di messaggistica come WhatsApp, Messenger e Telegram rientrano in questa categoria, in quanto vengono utilizzati più volte al giorno dagli utenti.

    italiani social media 2019 funzionali

    I social funzionali, tra cui TripAdvisor e Skype sono quelli che vengono utilizzati saltuariamente poiché soddisfano un bisogno specifico. I social più orientati giovani come TikTok, Snapchat e WeChat, pur avendo una buona penetrazione nella popolazione generale, non hanno ancora una connotazione fortemente di cittadinanza o funzionale. Sarà interessante valutare la loro evoluzione nel tempo.

    Italiani e Social Media, perchè li usano

    Come già visto negli anni scorsi e come già avuto modo di osservare nel corso di altra analisi, la principale ragione che spinge gli italiani a utilizzare i social media è leggere i contenuti altrui: il 43% degli intervistati, infatti, dichiara di servirsi dei social unicamente per questo motivo, mentre il 12% li utilizza con il solo scopo di scrivere post originali. A sorprendere è la percentuale relativa alla fascia d’età: il 69% di coloro che si limitano a utilizzare i social per leggere contenuti scritti da altri rientra nella fascia di età 15-24 anni, ovvero la Generazione Z. Nello specifico Facebook, il più citato dagli intervistati, viene utilizzato prevalentemente per informarsi, condividere momenti e leggere o guardare recensioni; YouTube risulta essere il canale preferenziale per svago e per trovare stimoli e idee; mentre Instagram si conferma anche quest’anno il più amato per seguire le celebrities.

    italiani social media 2019

    Nel 2018 Blogmeter ha introdotto nella survey un capitolo interamente dedicato all’advertising sui social, al fine di determinare quanto risulti utile o disturbante per gli utenti. Lo scenario dello scorso anno evidenziava quanto la pubblicità su YouTube risultasse interruttiva per il 75 percento degli intervistati, mentre neutra su Facebook e Instagram (rispettivamente per il 33 percento e il 34 percento).

    A distanza di un anno la situazione risulta mutata: la percezione di utilità è cresciuta per tutti e tre i canali analizzati (+19 percento per Facebook, +7 percento per Instagram e +10 percento per YouTube) a dimostrazione che una targhettizzazione sempre più mirata risulta molto utile.

    Italiani e e-commerce

    Per il terzo anno consecutivo le abitudini di shopping online rimangono invariate, confermando una forte predisposizione degli italiani all’acquisto di prodotti e servizi tramite e-commerce: il 90  infatti dichiara di aver comprato online il 50% di voler acquistare di più l’anno prossimo.

    I canali preferenziali per informarsi prima di effettuare un acquisto risultano essere i motori di ricerca e i siti di vendita online e anche i siti di recensioni e i forum specializzati. I canali emergenti, come Facebook, Instagram e YouTube sono utilizzati soprattutto dagli utenti “addicted”, cioè quelli che possiedono più di 7 profili social.

    italiani social media 2019 funzione

    Italiani e le Stories

    La novità della edizione 2019 di “Italiani e Social Media” è l’introduzione della sezione dedicata a stories su Facebook e Instagram. Dalla ricerca emerge che il 32 percento degli italiani preferisce guardare stories anziché leggere un post, percentuale ancora più alta nella fascia 15-24 anni, raggiungendo il 52 percento. Quando si parla di stories non si può fare non fare riferimento agli influencer, grandi utilizzatori di questa forma di contenuto effimero. Gli intervistati dichiarano di seguire le personalità social perché parlano di argomenti di loro interesse e perché sono simpatici e spontanei.

    Anche quest’anno è stato chiesto agli intervistati di nominare una persona divenuta famosa grazie ai social e di cui sono follower. Non sorprende che i più citati siano i protagonisti del matrimonio più social dell’anno: i Ferragnez, ovvero la coppia composta da Chiara Ferragni e Fedez. La fondatrice del blog The Blonde Salad stacca di parecchio il marito rapper che si posiziona secondo. Dopo di loro il calciatore della Juventus, Cristiano Ronaldo che strappa per un soffio la Top 3 a Clio Zammatteo (la famosa ClioMakeUp).

    Quindi, dagli interessanti dati che emergono da questa ricerca viene fuori, soprattutto dagli ultimi relativi alle stories, che stiamo andando verso una direzione che ci porta sempre di più ad un contenuto istantaneo, sempre aggiornato e coinvolgente. Difficile mettere insieme un alto grado di coinvolgimento insieme alla velocità, vuol dire che la discriminate diventa la spontaneità.

    Certo, i giovani leggono meno, attratti da una forma di contenuto sempre più effimera, questo è l’elemento su cui si dovrebbe aprire una riflessione più approfondita.

  • Il doodle di Google è per Elena Cornaro Piscopia, prima donna al mondo a laurearsi

    Il doodle di Google è per Elena Cornaro Piscopia, prima donna al mondo a laurearsi

    Google, in occasione dei 373 anni dalla sua nascita, omaggia con un doodle Elena Cornaro Piscopia, filosofa e teologa, conosciuta in tutto il mondo per essere stata la prima donna della storia a conseguire una laurea.

    In un momento storico come questo, è particolarmente apprezzabile l’omaggio di Google a Elena Cornaro Piscopia, la prima donna della storia a conseguire una laurea. L’occasione è data dai 373 anni dalla sua nascita, la filosofa e teologa italiana è nata il 5 giugno del 1646 a Venezia. Sin da giovanissima si mostra molto appassionata allo studio e si dedica a studiare il greco e il latino, imparò l’ebraico, lo spagnolo, il francese e l’arabo, mentre studiava il clavicembalo, il clavicordo, l’arpa e il violino. Si dedicò anche allo studio della matematica e dell’astronomia, anche se i suoi interessi erano per la filosofia e la teologia.

    Si iscrive all’Università di Padova per studiare teologia, ma, in qualità di cancelliere dello Studio di Padova, il cardinale Gregorio Barbarigo rifiutò nel 1678 di concedere la laurea in teologia a Elena Lucrezia Cornaro, affermando che sarebbe stato “uno sproposito dottorar una donna” e avrebbe significato “renderci ridicoli a tutto il mondo“.

    doodle google Elena Cornaro Piscopia

    Fatto sta che nel 1678, all’età di 32 anni, Elena Cornaro Piscopia ottenne la laurea in filosofia, anche se, propri perché donna, non potè esercitare l’attività di insegnamento. Nonostante questo grande risultato, la laurea di Elena Cornaro Piscopia non fu una spinta verso la parità del diritto allo studio, per quello di dovette aspettare il 1732 quando a Bologna si laureò Laura Bassi, quindi la seconda donna italiana a laurearsi nella storia, ma fu la prima a intraprendere una carriera accademica e scientifica e la prima al mondo a ottenere una cattedra universitaria.

    La vita di Elena si interruppe quando lei aveva solo 38 anni, ma l’omaggio di oggi le fa onore perchè è stata la prima donna al mondo a sottolineare una netta disparità nel godere di un diritto, come quello del diritto allo studio. Un omaggio, che come dicevamo, ha un valore importante ancora oggi quando sono circa 130 milioni le bambine a cui questo diritto viene negato e sono oltre mezzo miliardo le donne nel mondo che non sanno ancora leggere. E’ un tema che porta al centro anche un altro di cui si sta discutendo da tempo, di recente in particolare, ossia quello della parità di retribuzione, di accesso al lavoro.

    Insomma, l’omaggio ad una grande donna come Elena Cornaro Piscopia deve essere l’occasione per riflettere su questi temi, coinvolgendo le giovani generazioni, molto sensibili a questi argomenti.